Cosa ne pensate delle piste?

Il post di oggi nasce sotto lo stimolo delle riflessioni di alcuni amici che, casualmente e senza conoscersi tra di loro, mi hanno scritto chiedendomi sia il mio punto di vista sia, più ampiamente, quello delle persone che, come loro, seguono questo blog (allevatori, appassionati di montagna, curiosi). L’argomento è quello delle piste agro-silvo-pastorali, in particolare quelle che raggiungono gli alpeggi. Forse ne ho già parlato in passato, ma riprendo volentieri la questione e vi sottoporrò anche un sondaggio.

(Val di Susa)

Avendo io frequentato la montagna sotto diversi aspetti (come semplice turista/escursionista/ciclista, ma avendo anche vissuto la vita d’alpeggio), proverò a dirvi cosa ne penso. In linea di massima sono favorevole alle piste che raggiungono gli alpeggi. Però… c’è una serie di considerazioni da fare, perché il discorso non può essere semplicemente liquidato con un sì o un no.

(Val Pellice)

(Val Pellice)

Prima di continuare con il mio punto di vista, vi inviterei a leggere, sul blog dei Camoscibianchi, la posizione di Werner Bätzing, un’analisi approfondita sulla situazione nelle Valli di Lanzo. “Per una gestione moderna e durevole delle Valli di Lanzo è necessario e irrinunciabile che frazioni, alpeggi e boschi siano raggiungibili con autoveicoli e piste, ma ciò non significa che, per questo motivo, ogni nuova pista agrosilvopastorale debba per forza essere costruita.” Condivido questo punto di vista, perché è inutile realizzare opere faraoniche, spesso anche mal fatte, laddove non ve ne sia la necessità o dove queste piste servono solo per “depredare” il territorio, senza portare alcun beneficio.

(Bassa Engadina)

(Bassa Engadina)

Non è detto che la pista debba per forza deturpare l’ambiente. Ovviamente, nel momento della sua realizzazione questa sarà una “ferita” nel paesaggio, ma occorre distinguere tra lavori ben fatti e scempi che permangono anche a distanza di anni. Il lavoro deve prevedere non soltanto la tracciatura del percorso, ma anche la manutenzione e la rinaturalizzazione del territorio circostante, con apposite opere.

(Madonna di Campiglio)

(Madonna di Campiglio)

Inutile tracciare delle “autostrade”: una pista che sale ad un alpeggio non sarà una strada trafficata. Anzi, a mio parere queste opere devono essere chiuse ai non aventi diritto (come peraltro già accade nella maggior parte dei casi). La pista serve a chi deve recarsi in alpeggio per lavoro, per portare o andare a prendere materiali, ecc. Verrà utilizzata anche dagli escursionisti a piedi e da chi pratica la mountain-bike. Nella documento che vi ho indicato prima, si parla della perdita/distruzione degli antichi percorsi preesistenti nel momento in cui vengono realizzate le piste.

(Val Pellice)

(Val Pellice)

E’ vero, questo talvolta accade, anche perchè è inevitabile intersecare sentieri e mulattiere, però altre volte le antiche e le nuove vie hanno esigenze diverse di raggio e di pendenza, quindi si possono mantenere anche gli antichi percorsi. Sta poi al pubblico degli escursionisti scegliere quale seguire. Mi è già successo di vedere che, nel momento in cui c’è la pista, il sentiero viene quasi totalmente abbandonato, anche qualora sia stato mantenuto intatto.

(Engadina)

(Engadina)

Le piste “si vedono da lontano”. E’ vero, anche se ben fatte, specialmente nel primi anni, il loro tracciato può essere individuato anche a distanza. Lo ripeto, bisogna farle bene, senza che siano degli squarci nella montagna. Poi anche una strada asfaltata può divenire parte del paesaggio alpino. Non mi dite che non siete mai saliti in auto ad uno dei tanti passi alpini che ci permettono di passare in Francia, o non sognate guardando in TV i tornanti su cui si inerpicano i ciclisti durante il Giro d’Italia o il Tour de France.

(Val d'Aosta)

(Val d’Aosta)

Certo, potreste anche dire che quelle strade ormai ci sono e non occorre aprirne altre. Che i valloni “incontaminati” devono restare tali. Vero? Falso? Pensate all’ambiente o pensate a voi stessi quando fate un’affermazione di questo tipo? Salite sempre a piedi in montagna, o dove c’è una strada percorribile la utilizzate per avvicinarvi il più possibile alla partenza per la vostra meta?

(Valli di Lanzo)

(Valli di Lanzo)

Riporto ora la testimonianza di una delle persone che mi hanno stimolato queste riflessioni. Così scrive Gianni: “Avendo io vissuto l’infanzia in una frazione di montagna dove portavo gli zoccoli, per andare all’asilo ed a scuola mi facevo più di mezz’ora di mulattiera ripida, per lavarmi la faccia dovevo andare a prendere l’acqua alla fontana con i secchielli agganciati sul bastone a spalla, con la gerla portavo legna, erba, fieno e letame, sapevo mungere la mucca e le pecore ed ero molto in difficoltà con i miei compagni che giù in paese già andavano tranquillamente in bicicletta, mentre io sempre a piedi e quando finalmente dopo tante traversie anche alla mia frazione è giunta una pista, la nostra vita è decisamente cambiata in meglio. La pista era stata fatta bene e con i dovuti criteri poiché se non era così i montanari (cervello fino) non avrebbero mai accettato lavori improvvisati.
Trovo pertanto poco democratico il no assoluto ed intransigente contro le iniziative di miglioramento, avanzato da chi vorrebbe quelle zone destinate solo ed esclusivamente alla contemplazione ambientale, quale sfogo saltuario di evasione dalla città.

(Val Pellice)

(Val Pellice)

Sì alle piste fatte bene, piste fatte seguendo criteri ben precisi, piste utili, piste realizzate e utilizzate con buon senso. Potreste anche obiettare che le priorità sono altre, che vi sono migliaia di persone che abitano in luoghi dove la viabilità è danneggiata, strade a rischio di frane, strade crivellate dalle buche, che vengono percorse quotidianamente, mentre una pista per un alpeggio serve al massimo un paio di famiglie per pochi mesi all’anno. E’ vero, ma secondo me entrambe le cose sono necessarie, una non deve annullare l’altra. Prima di chiedervi il vostro punto di vista con un sondaggio, voglio ancora farvi riflettere su alcuni aspetti della vita d’alpeggio.

(Val Pellice)

(Val Pellice)

Non possiamo pretendere che nelle “terre alte”, molto alte in questo caso, si debba per forza continuare a vivere come uno o due secoli fa. Il mondo è cambiato, chi siamo noi per decidere che qualcuno invece debba rimanere indietro perché a noi non piacciono le piste? E poi comunque sono cambiate anche le esigenze e le modalità lavorative anche di chi pratica questo antico mestiere.

(Val Pellice)

(Val Pellice)

Non si può più scendere con il mulo, le tome e il burro nelle gerle come un tempo, l’asl avrebbe qualcosa da ridire in proposito! Asini e muli si usano ancora dove la strada non c’è per il giorno della transumanza, ma capirete anche voi che non possono sostituire completamente il bagagliaio di un fuoristrada. Poi oggigiorno anche il margaro o il pastore in alpeggio devono poter scendere in giornata, vuoi per motivi burocratici, vuoi per altre incombenze che cento anni fa non esistevano.

(Val Pellice)

(Val Pellice)

Può essere pittoresca una scena del genere, ma i diretti interessati ne farebbero anche a meno, se possibile. Pensate poi se quella transumanza avesse dovuto aver luogo in un giorno di maltempo! Le cose da portare in alpeggio e da riportare a valle a fine stagione sono molte, legate al mestiere e alla vita quotidiana dell’allevatore e della sua famiglia.

(Val Chiusella)

(Val Chiusella)

Già, la famiglia… Un tempo si saliva ad inizio stagione e si scendeva in autunno, uomini e bestie, tutti insieme. Oggi ci sono allevatori con mogli che fanno un altro mestiere e che raggiungono i mariti solo nel fine settimana. Salgono portando viveri freschi, vestiti puliti, le auto stipate di tutto quel che serve. Se non si può fare diversamente, ci si adatta e ci si sacrifica, ma ben venga la possibilità di fare una vita un leggermente migliore. Se si hanno dei figli giovani, magari hanno anche voglia di scendere una sera e incontrare gli amici, una volta terminati i lavori. Non pensiate che chi fa l’allevatore sia solo un sognatore filosofo votato alla solitudine, che tragga soddisfazioni sufficienti dallo stare con gli animali e dagli splendidi scenari che l’alpeggio offre!

(Val Chiusella)

(Val Chiusella)

Le piste servono a portare le attrezzature di cui non si può fare a meno: fili, picchetti e batterie, reti per le pecore, sale, cibo per i cani. Una volta come si faceva? Una volta c’erano meno animali, più gente e si lavorava diversamente. Provate a pensare che, al posto del filo e dei picchetti, c’erano anche bambini piccoli che andavano da soli al pascolo degli animali con un tozzo di pane duro in tasca o una fetta di polenta da far durare fino a sera.

(Val d'Aosta)

(Val d’Aosta)

Ci saranno alpeggi dove probabilmente mai verrà costruita una strada: perchè utilizzati per poche settimane all’anno, perchè lassù non si munge e caseifica, perchè tanto non c’è una famiglia, ma solo un operaio che sorveglia gli animali. Certi alpeggi verranno abbandonati, perchè non c’è la strada. E’ già successo: nei valloni più impervi, alle quote maggiori, vi sarà capitato di vedere alpeggi crollati e pascoli non più utilizzati.

(Valle Stura)

(Valle Stura)

Oppure, mancando una pista, quelle montagne verranno caricate con animali in asciutta, manze, vacche con vitelli lasciati incustoditi o soggetti a sorveglianza saltuaria da parte dell’allevatore o di un suo incaricato. Certamente, se viene realizzata una pista di servizio per l’alpeggio e se questo è comunale, il Comune può mettere nei regolamenti clausole ben precise, per esempio riguardo la manutenzione dei pascoli, il loro utilizzo, l’attività di caseificazione e così via. Insomma, richiedere che la montagna venga gestita opportunamente, sia una risorsa di cui può beneficiare anche il turista.

(Val d'Aosta)

(Val d’Aosta)

Ci saranno irriducibili che continueranno ad alpeggiare anche laddove non ci sono le strade, specialmente con greggi, come si è sempre fatto. Non che loro non abbiano esigenze, ma si sacrificheranno. Magari c’è anche qualche allevatore che preferisce così, quindi in quel caso il problema non si pone  e saranno tutti contenti, gli ambientalisti, i turisti, i pastori. Ma quanti ne conosciamo, di questi casi?

Ecco infine il sondaggio, potete dare risposte multiple. E’ solo un modo per capire come la pensate, poi ovviamente potete commentare sotto l’articolo per esprimere in maniera più approfondita le vostre opinioni.

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Sfiorando il centro del paese

Era venuto il momento di spostare il gregge e scendere sotto al paese, ultimi giorni di pascolo prima di cambiare zona e attendere il momento della transumanza verso le montagne.

Ci si mette in cammino con il sole. Si riattraversa il bosco, poi si scende lungo una stradina asfaltata dove i boscaioli stanno lavorando per tagliare gli alberi abbattuti dal vento dei mesi scorsi. C’è da fare uno spostamento più lungo, quel giorno, con una tappa intermedia. Dopo settimane tra le borgate più esterne al paese, bisognerà “invadere” strade trafficate.

Per fortuna gli operai quel giorno non stavano lavorando nel cantiere dopo il ponte, così il gregge riesce a passare senza problemi. Poi subito dopo si sbucherà sulla strada, infatti per quel giorno il Pastore ha cercato qualche aiutante in più per compiere questo spostamento, bloccare il traffico e condurre l’auto con sopra le reti e gli agnelli.

Ed ecco il gregge che scende verso il paese. Sono sufficienti pochi minuti per percorrere questo tratto di asfalto, ma chi arriva in macchina non pensa di trovare degli animali che occupano l’intera carreggiata. Le pecore sono attirate sul lato sinistro della strada dall’edera che scende dal muro ed è impossibile tenerle solo da una parte della strada. Ma il tratto è talmente breve…

I prati vicini sono destinati alla fienagione, ma questo invece è abbandonato e la sua proprietaria già un paio di settimane prima si era raccomandata che il gregge si fermasse a pascolarlo. Bisogna solo fare attenzione alla strada, soprattutto per quanto riguarda i cani, che non sanno quanto sia pericoloso saltar fuori dalla rete con un balzo, come fanno normalmente quando oltre però vi è solo un prato o una pista sterrata.

Al fondo del prato, scendendo verso il torrente, una sorpresa. Sento i cani da guardiania che ringhiano l’uno verso l’altro, è chiaro che abbiano trovato qualcosa da mangiare. La sorpresa è scoprire cosa sia. I resti di una carcassa di capriolo perfettamente spolpata. La firma è molto chiara, si tratta del lupo. A pochi passi, lo stomaco con l’erba non ancora digerita, la pelle perfettamente pulita. Non siamo in montagna, siamo a 350 metri di quota, il centro del paese è lì a due passi.

Le pecore vanno a fare la siesta all’ombra, il prato ormai è stato mangiato, ma non si ripartirà che nel pomeriggio, quando farà meno caldo. Gli animali sono tranquilli, possono ancora andare a bene e pian piano finiranno di mangiare l’erba avanzata.

Si riparte, ma non si passerà nel centro del paese. Per evitarlo, bisogna fare un giro che allunga un po’ il cammino, ma magari non tutti gradirebbero lo spettacolo del gregge in piazza. Chissà…

Ormai, dopo qualche anno, non è più una completa novità veder passare le pecore da queste parti. C’è comunque gente che si affaccia e che saluta, ma non c’è tempo per chiacchierare, bisogna seguire le pecore e arrivare a destinazione.

Si scende, si risale, si percorrono strade e stradine tra le case, sempre cercando di dare meno fastidio possibile al traffico. Per fortuna di auto a quell’ora ce ne sono poche, le pecore camminano tutte di buon passo e i pochi agnelli piccoli sono al sicuro nel furgone, quindi non è uno spostamento difficile o faticoso.

Si imbocca una strada tra le case, il gregge avanza veloce, c’è poco da brucare lungo la via, solo muri e cancellate, qualche siepe che sporge. Non manca molto a raggiungere una zona di prati dove il gregge potrà di nuovo sostare per qualche giorno.

Ed ecco gli animali a destinazione. Il Pastore aveva già tirato le reti tutto intorno, ci sono vigneti e frutteti da proteggere. Il cielo si sta di nuovo oscurando e si teme altra pioggia. Erano i giorni precedenti la tosatura, che infatti sarebbe avvenuta di lì a poco, fortunatamente senza essere disturbata dal maltempo.

Rientro in valle

Di greggi , in certe zone, ce n’è un’alta concentrazione. Grosse greggi vaganti che passano e vanno oltre, piccole greggi semi stanziali, greggi di varie dimensioni che fanno un po’ di pascolo vagante comprando l’erba dai contadini, ma senza spingersi a grandi distanze.

Sono andata a seguire il rientro in valle di una di queste greggi. L’erba in pianura era finita, così i pastori riportano il gregge a casa, dove starà in stalla a mangiare fieno fin quando la primavera non arriverà davvero. Sul calendario era appena iniziata, ma quel giorno il cielo era in battaglia, con nuvole e poco sole, aria non ancora tiepida.

Raccolte le reti e caricati alcuni animali non in grado di seguire il gregge per tutto il cammino, si può partire. Il giorno prima i pastori avevano affrontato la prima tappa, quel giorno si sarebbe arrivati a destinazione. Entrambi i pastori hanno altri animali a casa, così si parte quando tutti gli altri lavori sono stati portati a termine. Ci sarà da camminare per tutto il pomeriggio.

Per quanto possibile, si cerca di evitare le strade trafficate, muovendosi tra strade secondarie sui versanti della valle, anche se questo comporta numerosi saliscendi, allungando sicuramente il tragitto.

Ad un certo punto occorre fare una tappa in una stoppia di mais, non tanto per pascolare, quanto per evitare di incrociare il cammino con un altro pastore che sta spostando il suo gregge proprio in contemporanea al passaggio di questi animali. In questa valle la zootecnia è ancora molto praticata, anche dai giovani, come i protagonisti di questa transumanza.

Si continua a risalire la vallata facendo degli zig-zag tra i centri abitati, rimandando il più possibile la “discesa” sulla strada principale. Da queste parti comunque non è inusuale veder passare transumanze. Non manca poi così tanto al giorno in cui si metteranno tutti in cammino verso i pascoli di mezza quota e poi per l’alpeggio.

Quello che non può essere evitato è Torre Pellice, se ci si trova da questa parte del fiume. In qualsiasi giorno, a qualsiasi ora, basta poco per far sì che si formi la coda di macchine in entrambi i sensi. Alcuni automobilisti salutano, sono amici e conoscenti dei pastori, ma altri sgommano via quando ancora ci sono i cani e gli agnelli nella strada.

Purtroppo il tratto di strada da percorrere è abbastanza lungo. Il gregge non è immenso, ma chi è in coda alle spalle deve avere pazienza. Bisogna superare tutto il centro prima di poter svoltare nuovamente su vie secondarie. Ci sarebbe stata un’alternativa, ma i pastori mi spiegano che avrebbe comportato un giro troppo lungo.

Sono i pastori i primi ad essere sollevati quando possono deviare. Il percorso prosegue lungo strade asfaltate, ma sono vie secondarie dove il gregge non sembra infastidire nessuno. Anzi, quasi tutti quelli che incontriamo scambiano dei saluti con chi sta accompagnando la transumanza.

In un incrocio, i pastori fanno fermare il gregge. Ci sono delle pecore da dividere, sono state con quelle dei pastori fino ad ora, una guardia lunga che si è protratta ben oltre la stagione d’alpe. I padroni le cercano tra il gregge, completata la divisione, si può ripartire.

Ancora un po’ di cammino e poi è di nuovo ora di dividere pecore. I due soci “dell’inverno” terminano la loro avventura. Per l’estate, ciascuno salirà su di un diverso alpeggio. Paolo si ferma alla stalla con le sue Roaschine, Ivan risale ancora un tratto di vallata insieme alle sue Biellesi. Essendo di razze diverse, è facile individuare gli animali, un po’ meno semplice convincerli ad entrare nella stalla.

Il gregge si è rimpicciolito, si continua il cammino senza grosse difficoltà. Si sale ancora, poi la strada prosegue a mezza costa, quasi in piano, per poi ridiscendere. La primavera quassù non è ancora arrivata, l’abito è ancora abbastanza invernale, poco verde, molti colori scuri.

Si scende verso il fondovalle attraversando borgate e facendo abbaiare tutti i cani dietro ai cancelli. Si è fatto tardi, il pomeriggio avanza, non hanno ancora cambiato l’ora e la sera non tarderà ad arrivare. Ormai però il gregge è quasi a destinazione.

C’è ancora un breve tratto di strada da percorrere, ma si è già in alta valle. Durante la settimana non ci sono turisti, specie a quest’ora e in una giornata come questa, quindi chi passa dovrebbe essere abbastanza abituato a vedere greggi o mandrie che si spostano.

Villar Pellice è lì sullo sfondo, ma il gregge si ferma prima. Il pastore chiama le pecore giù per una stretta stradina che scende verso il torrente. Ormai il cammino è quasi concluso. E’ chiaro però che, per qualche tempo, le pecore non pascoleranno ancora all’aperto.

Salutiamo Ivan mentre il gregge passa il torrente, per fortuna con non troppa acqua. Queste pecore nei prossimi giorni dovranno anche essere tosate, poi… Si aspetterà che la primavera risalga la valle, che spunti l’erba, che si possa andare al pascolo. Le montagne sono ancora innevate, ma tra meno di due mesi inizieranno a passare le transumanze verso gli alpeggi più bassi…

E quando si attraversa una strada?

La nevicata era stata di breve durata, nella notte le temperature si erano abbassate e il terreno, al mattino, era tutto gelato.

Il primo sole stava arrivando tra le colline, lassù a ridosso del bosco il gregge era già al pascolo, mentre il pastore stava finendo di raccogliere le reti e imbastare gli asini. La neve scrocchiava sotto gli scarponi e, nel fango, le impronte delle centinaia di unghie, erano cristallizzate.

Qui bisogna iniziare presto, al mattino. Gli ordini del capo sono precisi, quando arriva il sole, gli animali devono già mangiare e dev’essere tutto pronto per muoversi. La giornata sembrava promettere bene, ma le previsioni annunciavano comunque altra neve per il pomeriggio/sera.

Non è facile far spostare queste pecore. Anche chiamandole, non partono subito al seguito del pastore. Come vi ho già detto, mandando i cani si “richiudono” a mucchio. L’unica soluzione è il sacchetto del pane secco, che attira il montone castrato, con la campanella al collo, guida designata del gregge.

Così lentamente ci si avvia verso i prati a ridosso del paese. Non c’è più molto da pascolare, bisognerà attraversare la strada cantonale. Ancora una volta, le pecore brucano svogliatamente, l’erba non è di loro gradimento, quindi non si indugia troppo a lungo e si riparte.

Per passare la strada, occorre fare un lungo giro, sia per attraversare il canale, sia per non pestare un campo seminato. Il sole scalda, il terreno inizia a sgelare, tutto un altro clima rispetto al giorno precedente. Su alcuni prati in pendenza la neve è addirittura già sciolta.

Qui non occorre agitarsi, quando c’è da spostare il gregge anche attraversando una via trafficata! Per prima cosa, gli automobilisti rispettano scrupolosamente i limiti di velocità, per cui in prossimità dei centri abitati viaggiano ai 50 km/h. Inoltre rallentano quasi sempre già solo nel vedere il gregge al pascolo di fianco alla strada. Se poi questo sta salendo sull’asfalto, si fermano a decine di metri di distanza, spegnendo il motore. Ecco perchè basta un unico pastore per muoversi con un gregge di quasi mille pecore!

Dopo esser passati in mezzo ad alcuni capannoni, il gregge torna in aperta campagna. C’è la pista ciclabile che passa di lì, poi tutta una fitta rete di stradine tra campi e prati, curate alla perfezione, con tanto di segnaletica e, periodicamente, panchine, cestini con i sacchetti per gli escrementi dei cani…

Sembra ci sia un’infinita distesa di prati, da quella parte, ma il pastore confessa di non saper bene se basteranno per la giornata. Erba vecchia, erba sporca di liquami, erba di cattiva qualità. Ha già fatto un giro il giorno precedente, adesso lascia che il gregge si allarghi e pascoli quel che può, poi lo sposterà ancora, sempre avanti fino a trovare dei pascoli come si deve.

Dal mattino fino a notte, questa è la giornata di chi fa questo mestiere. Nel cuore del giorno, spesso il pastore chiude il gregge in due reti e va avanti a piedi a vedere dove trova pascoli, poi ritorna e riprende a far mangiare gli animali. La sera, chiuso il recinto, sfamato i cani, tolto il basto, torna a piedi a recuperare il proprio furgone, con cui poi raggiungerà le prossimità del gregge, trascorrendo anch’egli lì la notte. La mia breve permanenza presso questa realtà è terminata, ma vi racconterò ancora qualcosa su alcuni aspetti del territorio svizzero nei prossimi giorni.

Attraversando la pianura

Riprendiamo il cammino nel nuovo anno con una giornata di pascolo vagante avvenuta qualche tempo fa.

C’era da compiere un lungo tratto di strada, per cui era necessario partire presto, far mangiare le pecore e spostarsi, per arrivare a destinazione possibilmente prima che facesse buio. Soprattutto bisognava superare il ponte al momento giusto. Però, ormai dovreste saperlo tutti, un conto è sapere come occorrerebbe fare, un altro è affrontare i tanti piccoli imprevisti del cammino. Non si può mettere un timer al gregge!

Quando la giornata prende il via, prima ancora di aprire le reti si fanno tanti bei progetti, mentre si caricano gli agnelli più piccoli sull’asino e quelli più grandicelli, ma per i quali il cammino è troppo lungo, sul furgone al seguito. E così la giornata sarà sicuramente lunga, con tappe per pascolare e molti chilometri di cammino.

Ci si avvia nella campagna aperta, per fortuna non c’è nebbia e, come spesso accade in questa stagione un po’ strana, il sole non tarda a scaldare. Per alcuni tratti il cammino è più semplice, tra stoppie e campi arati, mentre quando lungo la strada ci sono prati, loietto di un bel verde brillante o campi dove il grano ha già le sue foglioline, bisogna far lavorare i cani che parino il gregge sui fianchi.

Ai bivi, lungo queste strade di campagna, si vedono anche piccoli cartelli che indicano un percorso di pellegrinaggio religioso. Non c’è tempo di leggerli, dopo un po’ se ne perdono le tracce, mentre il gregge transita attraverso le frazioni di pianura, tra cascine, case, cappelle e piloncini.

Il sole scalda, arriva il mezzogiorno, ma prima delle persone, devono mangiare le pecore. Si tenta una tappa in una stoppia di mais, verde di erba infestante, ma arrivano subito i contadini. Prima dicono ai pastori di sloggiare, poi, quando i cani già stanno girando le pecore, dicono che, se le pecore mangiano solo l’erba, potevano restare ancora. Cosa pensavano che mangiassero? La terra?

Quando finalmente c’è un prato dove il gregge può pascolare tranquillo, anche i pastori fanno pranzo. Le ore sono passate, il ponte da attraversare è ancora lontano. Adesso c’è il sole, l’aria quasi tiepida, l’unica preoccupazione sono le auto che sfrecciano tra le due strade entro cui è compreso il prato, ma è abbastanza ampio affinchè le pecore possano allargarsi e pascolare. Con l’inverno alle porte, tra l’erba spicca il giallo dei fiori del tarassaco, nemmeno fossimo nel mese di marzo.

Saziato il gregge, si riparte cercando di evitare il più possibile il traffico. Qua e là la campagna offre strade e piste tra campi e boschetti. C’è gente che taglia la legna e si entusiasma a veder passare le pecore: per una volta qualcuno che apprezza e non solo le solite esclamazioni di chi si impietosisce, come se la vita degli animali all’aperto meriti compassione, invece di essere quella migliore possibile. “Poverine, poverine! Povere bestie” è una delle esclamazioni più frequenti. Sentire invece dire: “Ma che belle, che spettacolo, che meraviglia!” è tutt’altra musica.

Purtroppo qualche strada trafficata da attraversare c’è. Sali sull’asfalto prima, fai segnali, fermi le auto e il gregge inizia a sfilare. Non bisogna nemmeno spingere troppo gli animali, visto che la sponda è ripida e potrebbero ammucchiarsi. Il momento peggiore però è quando quasi tutte le pecore sono transitate, quando al fondo restano gli ultimi animali, magari qualche agnello un po’ spaesato e, soprattutto, i cani. Gli automobilisti fremono e, appena il gruppo compatto è uscito dall’asfalto, fanno già rombare i motori e ripartono, senza tenere conto che un cane o un agnello ignorano il pericolo rappresentato dalle auto e basta un istante per finire sotto le ruote. Devo letteralmente piazzarmi davanti ad un’auto per evitare che la cucciola bianca al seguito del gregge finisca investita.

La cittadina è lì, in auto basta poco per percorrere la circonvallazione, ma a piedi si costeggiano altri campi, stoppie, terreni arati e si pascola un piccolo pioppeto verde di erba. C’è da passare il ponte sul fiume, il pastore ha già avvisato in Comune, verrà il vigile a fermare il traffico. L’arrivo del gregge coincide però con la fine dell’orario scolastico e così tocca attendere che la guardia municipale sia libera dall’impegno di sorvegliare l’uscita degli alunni.

Le giornate sono corte, passano i minuti, così quando finalmente ci si incammina sulla strada, il sole sta tramontando. Questo è il punto più critico di tutto il percorso. Basta pochissimo perchè si formi una lunga coda al seguito delle pecore, poi ci sono auto che arrivano in senso contrario ed è pericoloso per gli animali, soprattutto per i cani che vorrebbero contenere le pecore.

Quando finalmente si raggiunge il ponte, il vigile ha fermato il traffico. Non c’è visibilità e sarebbe troppo pericoloso incrociare delle auto. In questo modo invece si passa in completa sicurezza, godendosi anche il contrasto tra la modernità dell’opera e il fascino antico del gregge in cammino.

Sull’altra sponda del fiume, una lunga coda di auto, ma nessuno osa protestare, dal momento che c’è un uomo in divisa ed una macchina con il lampeggiante blu. Un saluto al vigile, un grazie e ci si augura buone feste, ma il cammino del gregge prosegue. Appena dopo finalmente si svolta di nuovo tra i campi, lontani dal traffico.

Il sole è ormai tramontato, alle spalle del gregge il cielo si tinge di rosso, arancio, giallo, viola e madreperla. E’ bello da vedere, ma ciò significa che l’ultima parte del cammino avverrà con l’oscurità. Sarà quella mezz’ora di attesa prima del ponte, sarà che comunque le pecore dovevano pascolare, sarà che le giornate a questa stagione sono corte, ma la notte incombe.

Per quanto le giornate siano brevi, intese come ore di luce, questa è comunque stata lunga. I chilometri percorsi a piedi sono stati parecchi, la stanchezza si fa sentire, un passo dopo l’altro, e bisogna ancora arrivare a destinazione.

L’ultima luce porta alla frazione, dove già è accesa l’illuminazione stradale, poi l’oscurità accompagna l’ultimo tratto di cammino. Sono quei momenti particolari, quell’ora della sera in cui il tempo sembra rallentare, rimanere sospeso. In lontananza si illuminano le luci delle strade, le case, si intravvede ancora il profilo delle montagne e degli alberi. Il gregge sparisce nell’oscurità, manca poco alla destinazione, poi si accenderanno le pile per vedere gli agnelli, scaricarli dal furgone e dall’asino, riconsegnarli alle mamme.

Strade e pecore

Chi frequenta questo blog sa cosa vuol dire vedere un gregge sulla strada. Se lo fate per mestiere (cioè se siete pastori), conoscete il misto di emozioni, preoccupazione, incredulità e persino rabbia che può cogliervi mentre camminate con il gregge lungo una strada asfaltata.

L’orgoglio, l’emozione di camminare davanti al gregge magari attraversando un paese con la transumanza. La gente che esce a vedere, qualcuno saluta. La soddisfazione di essere lì con un bel gregge, pecore che fanno bella figura. Anche questo è essere pastori. Però non è che uno lo faccia “apposta”: capita di dover passare lì, nel centro del paese, perchè l’unica strada è quella. Perchè devi farlo, per raggiungere dei pascoli, per evitare strade più trafficate, per andare o tornare dall’alpeggio. Nelle valli di montagna forse ci sono meno problemi, ma in pianura…

(foto V.Battellini)

Le riflessioni di questo post sono nate dopo aver letto gli oltre 100 commenti lasciati dalla gente comune sotto a questa foto su Facebook. E’ stata pubblicata sulla pagina del “Messaggero Veneto” con questa didascalia “Un gregge con oltre un migliaio di pecore mentre attraversava questa mattina intorno alle 7 il ponte della Delizia sul fiume Tagliamento tra il comune di Codroipo e Valvasone. (Foto inviata dal lettore Vittorio Battellini)“. Una bellissima foto scattata per caso, come confessa lo stesso autore. E il pubblico si è scatenato: moltissimi apprezzano la bellezza e lo spettacolo, qualcuno teme di essere tra gli ultimi a poter godere di una scena simile, ma sono anche numerose le considerazioni negative. “E vai di zecche!“, “Bello un c****, han bloccato il traffico“, “Vorrei vedere se a non poter passare fosse l’ambulanza con un tuo caro dentro…. lo troveresti ancora così spettacolare??“, “Gli animali son i pastori che trattano di schifo le bestie due settimane fa a Sacile e lo scorso anno in Carnia ho assistito a cattiverie verso cani e pecore e agnelli appena nati. Capisco sia un lavoro poco gratificante ma le bestie che colpa hanno?“.

Lo sapete, ben volentieri si passerebbe sempre e solo nei boschi, lungo sentieri e piste quasi dimenticate… L’altro giorno però, cercando una di queste piste (che dicono essere un’antica strada del sale) abbiamo trovato alberi messi di traverso e tanti tanti rovi. Passata l’ultima pecora, si riusciva abbastanza a camminare, ma i pastori e la testa del gregge hanno faticato non poco.

Dove poi ci sono comodi percorsi alternativi, come un ponte ferroviario dismesso, capita che vengano trasformati in ciclostrada e pure qui non si vorrebbe più il transito di greggi e mandrie. Non so se ricordate la polemica degli anni scorsi, finita con niente di ufficiale, dopo lettere e incontri in municipio.

Pensate che persino sugli argini fluviali la legge non vorrebbe il passaggio delle greggi (e soprattutto il pascolamento). Ma dall’argine, dove non dai fastidio a nessuno e fai chilometri fuori da strade, traffico, paesi, poi devi anche uscire, ogni tanto. E ricominciano i problemi, gli insulti, quelli che suonano il clacson. Alla fine ti ricordi più tutti questi che gli altri, quelli che scattano foto o che semplicemente si godono la vista del gregge.

Quando la strada di grande traffico la devi “solo” attraversare, è meno complicato. C’è chi passa e va, chi cerca qualcuno che vada davanti al gregge con giubbotto fosforescente e bandiera per segnalare, specialmente se c’è una curva, se è quasi sera o se è un tratto dove, nonostante i limiti, le auto sfrecciano a tutta velocità. Non è per niente bello essere lì e vedere l’auto che arriva senza accennare a fermarsi, specie quando le prime pecore, ma soprattutto i cani davanti a loro, stanno già mettendo i piedi oltre la linea bianca!

Non piace essere qui, non vedi l’ora di toglierti di lì, perchè sai di essere “fuori posto”, anche se le tasse le paghi e dovresti avere lo stesso diritto di chiunque altro che lavora di poterlo fare anche sulla strada. Qualcuno dice che il gregge dovrebbe essere scortato e si dovrebbero mettere i cartelli (sic!) come per una gara ciclistica! Ma chi parla così ignora tempi e modi della pastorizia. Non sai mai come e quando ti muovi, c’è l’imprevisto, il tempo, il caldo, il parto di una pecora…

Sei sicuramente più rilassato quando ti muovi altrove, ma sappiamo bene che il nostro territorio non è più a misura di agricoltura o allevamento. Cascine circondate da zone residenziali o strade di grande percorrenza, case ovunque (e poi la gente si lamenta… vanno a vivere in campagna, ma poi ci sono le mosche, il gallo che canta e… le pecore che passano!). Quanti controsensi, quanta ignoranza e soprattutto quante pretese e mancanza di rispetto!

Io vorrei che tutti i pastori, che tutti gli allevatori potessero continuare a spostare le loro greggi anche sulle strade. Non temete, se arriva un’ambulanza, piuttosto le buttiamo nel campo di mais e poi paghiamo i danni al contadino! Quando si sale in montagna, difficilmente ci sono strade parallele e vi chiediamo di avere pazienza, ci spiace creare un disagio, ma per godere della vista delle greggi e delle mandrie al pascolo, per mangiare formaggio, burro e ricotta, bisogna fare anche questo. E dove essere felici se, invece di costosi e inquinanti automezzi, la transumanza avviene ancora a piedi!

Sole e temporali

Quando puoi, cerchi di non complicarti la vita. Non sempre il pastore vagante può muoversi come vuole, deve rispettare mille vincoli imposti dagli altri, ma comunque cerca sempre di mettere prima di tutto il benessere dei suoi animali.

Così i piani fatti al mattino via via vengono modificati. Vengono suggerite strade alternative che permettono di evitare strade più trafficate e anche una gara ciclistica di cui si ignorava l’esistenza fino a poco prima. Verificata la fattibilità del percorso e caricati gli agnelli nati nella notte, finalmente si può partire. Il tempo è incerto, variabile, ma il sole già caldo, l’aria quasi afosa.

La “nuova” strada porta tra prati e campi, ma per fortuna ci sono i cani per tenere le pecore ben incanalate. E comunque, mentre si verificava il percorso, il gregge ha potuto ben pascolare, così non è troppo difficile contenerlo anche laddove, lungo il cammino, ci sono tante tentazioni per le bocche fameliche.

Si sale e si ridiscende dalla collina, passando in mezzo alle ville antiche. Il sole è alto in cielo e fa caldo, presto gregge e pastori si concederanno una tappa per riposare e rifocillarsi. Ancora una volta bisogna cambiare itinerario rispetto a quanto previsto, ma questa volta la ragione è legata alla presenza di altri animali lungo il cammino e a pascoli a loro destinati.

Così il gregge “fa il turista” e si transita nei pressi della chiesa che è un po’ il simbolo della cittadina. Dopo si sfiorano altri punti ed edifici che parlano di storia, letteratura… altri tempi, quando però magari era meno inconsueto veder transitare delle pecore da queste parti!

Finalmente si arriva al punto di sosta. Nonostante le nuvole verso le montagne, il sole batte sulle schiene degli animali che, dopo aver un po’ pascolato, vanno a cercare l’ombra. Anche i pastori mangiano pranzo, poi cercano di capire come muoversi nelle ore successive. Inizialmente si pensava di attraversare la città nelle ore centrali, quelle di minor traffico, ma questo significherebbe costringere il gregge a camminare sull’asfalto proprio nelle ore più calde.

Così si attende, ma si riparte comunque con il sole. C’è ancora l’idea di raggiungere una certa destinazione, senza però scartare l’opzione di una tappa intermedia. Nonostante il giorno festivo, c’è comunque traffico, ma per un certo tratto è impossibile far passare chi è in coda alle nostre spalle. Si svolta, poi alla prima occasione (un incolto accanto ad un parcheggio) ecco il momento giusto per evitare che la gente si innervosisca troppo.

Di nuovo in cammino e di nuovo caldo. Il cielo si è rasserenato, invece di coprirsi. Sarà un tratto molto difficile, davanti gli animali camminano veloci, ma hanno la bocca aperta. Quelli che faticano di più sicuramente saranno in coda al gregge. Per adesso si va, anche perchè non si sa dove potersi fermare. Per fortuna però a volte il caso aiuta i pastori.

Nel dirigere il gregge verso un altro parcheggio in disuso per una piccola sosta ad uso scorrimento del traffico, ecco l’improvvisa scoperta di un’area abbandonata e ombrosa dove, tra rottami e mucchi di materiali, le pecore possono brucare, risposarsi ed anche scendere al fiume per bere. la sosta via via si prolunga, si abbandona l’idea di una meta più lontana. Meglio camminare senza troppo sole, visto che i chilometri di asfalto da percorrere sono ancora parecchi.

Quando si riparte, altrove sta già tuonando rumorosamente. Il fronte del temporale incombe e ci si domanda se arriverà fino a noi. Le pecore sono riposate e hanno di nuovo ben pascolato, quindi possono affrontare anche questa parte del cammino tra via secondarie e, ahimè, un lungo tratto su asfalto.

Se alle spalle il cielo è nero, anche di fronte non si vede più l’azzurro, ma qualche raggio di sole colpisce ancora il gregge. L’aria però non è più afosa, arriva già una brezza rinfrescata dai temporali, così si cammina velocemente senza troppi problemi. Vista l’ora, ci sarà giusto il tempo di arrivare e mettere le pecore nel recinto, prima che venga notte.

Il cielo si scurisce ovunque, un po’ per la sera, un po’ per il maltempo che ormai interessa tutte le montagne. Sembra però che la pioggia riesca a risparmiare il cammino del gregge e… il caldo è ormai dimenticato! Bisognerà velocemente recuperare maglie e camicie nelle auto, appena a destinazione.

Ecco il pascolo dell’arrivo, una stoppia che fortunatamente non è ancora stata arata. Sarà pascolo serale, luogo di riposo e pascolo per la prima parte del giorno successivo, quando poi verrà il momento di mettersi di nuovo in cammino per la tappa successiva. Il temporale? Alla fine ha colpito solo altrove e non sulla schiena di pecore e pastori!

Quel giallo che non è siccità

Quest’anno non c’è il problema dell’erba. Anzi… l’erba “viene vecchia”, le greggi tribolano a pascolarla tutta, cresce, le graminacee mettono la spiga e le pecore non “puliscono” i prati come sarebbe logico all’inizio di aprile. Già, perchè sembra quasi di essere a maggio! Quell’erba che tanto serve ai pastori per alimentare le loro greggi invece infastidisce altri.

Ti sposti lungo le strade ogni giorno ed inizi ad avere gli incubi. Hai paura che qualcuno abbia buttato sostanze chimiche lungo il tuo cammino. Che si tratti di strade tra i campi, vie tra le case, strade di grande traffico, a questa stagione incombe il pericolo dei disseccanti/diserbanti. Le pecore, mentre si spostano, qualche boccone qua e là lo brucano sempre.

Quando vedi la fascia già secca, ormai non c’è quasi più pericolo. Il problema è transitare dove quei prodotti sono stati gettati da poco: non hanno ancora avuto effetto e l’erba pare verde. Le pecore (ma anche le vacche) brucano e dopo succede l’irreparabile. Vedi un animale che sta male, guarda fisso, non mangia. Alcuni abortiscono, altri deperiscono per mesi, altri ancora muoiono dopo poche ore.

E così, la primavera degli alberi in fiore, del pericolo scongiurato di dover fermare le pecore, del dover interrompere il pascolo vagante perchè non c’è erba a sufficienza… ha anche lei i suoi lati negativi. Ma questo accade solo per colpa dell’uomo. L’uomo che non usa più la falce, l’uomo che non ha più bisogno di ogni singolo ciuffo d’erba, ma vede “erbacce” che disturbano il suo vigneto, il suo frutteto, l’orto o anche solo il cortile o lo spazio davanti al cancello.

Io, a prescindere dal discorso legato all’allevamento, mai e poi mai getterei queste sostanze chimiche al piede del melo di cui poi mangerò i frutti! Meno che meno nel cortile dove gira il mio cane o dei bambini giocano liberamente! Di questo problema avevo già parlato in passato e, addirittura dagli uffici della Provincia, mi avevano risposto che sono prodotti innocui. Sta di fatto che, se una pecora bruca erba trattata con disseccanti, ne patisce conseguenze più o meno gravi. Ma tanto questo non interessa a nessuno e quindi si continuano ad impiegare tanto nell’orto famigliare quanto nella grande produzione agricola.

Punti critici

Nel suo spostamento vero un’altra zona di pascolo, il gregge doveva attraversare una cittadina. C’è un momento giusto per affrontare questo tratto di strada? Si ha un bel dire: “Bisognerebbe passare di domenica, bisognerebbe…“. Alla fine passi quando ti viene bene, quando hai finito l’erba da una parte e devi andare oltre.

Per lo meno si cerca di passare al mattino presto. Così si parte all’alba dal luogo dove le pecore avevano passato la notte. Sarebbe stato meglio essere ancora più vicini alla cittadina, ma non tutto quello che si vorrebbe è possibile da realizzare. Fa in fretta a venire giorno…

Il primo sole coglie il gregge sul ponte che porta verso il centro. Qui la strada è larga, con un po’ di pazienza e qualche rischio per i cani, si cerca di contenere il gregge nella mezzeria e far defluire il traffico. Non ci sono moltissime auto a quest’ora, ma comunque si forma subito un po’ di coda. E’ un sabato mattina, non è giornata lavorativa per tutti, ma comunque c’è anche il mercato a richiamare gente.

Tutto fila liscio, anche quando si sente in lontananza una sirena dei vigili del fuoco, che per fortuna sfrecciano lungo un’altra strada. Transitando non lontano dalle caserme, si sente suonare la sveglia… Nella via principale, che occorre percorrere per un paio di centinaia di metri, il traffico è quasi inesistente. Si potrà però tirare il fiato quando anche l’ultimo agnello avrà svoltato nella strada secondaria che porterà definitivamente fuori dall’asfalto.

Una tappa per far pascolare gli animali, mentre gli uomini si dividono tra vari compiti. Alcuni se ne vanno, sono venuti a dare una mano solo per questo tratto più pericoloso e difficile. Servono un paio di ore per risistemare tutto, raccogliere le reti del recinto, portare avanti auto e materiale verso il luogo di arrivo, andare a controllare altri animali già a destinazione, che non affronteranno la transumanza a piedi. Poi di nuovo in cammino, dopo che anche i pastori si sono rifocillati. Fortunatamente una leggera velatura copre il cielo, ma soprattutto il sole.

Si risale la collina e si passa in una zona residenziale, tra ville storiche e nuove abitazioni. C’è molta gente nei giardini alle prese con potature e sistemazioni varie, contrariamente agli anni scorsi, quando il passaggio invernale avveniva quasi senza testimoni. Da un balcone, una signora commenta con gioia e sorpresa la presenza di uno stambecco (sic!) tra le pecore.

La giornata è lunga, il cammino pure, così qua e là si compatta il gregge, un po’ disperso e disordinato dopo la salita, ma soprattutto la discesa nei boschi. Nel frattempo si pascola pure. Gli animali devo arrivare a destinazione “pieni”, già quasi sazi, ma soprattutto non devono avere troppa fame quando si percorrerà una stretta strada tra prati e, ancor più grave, campi di grano.

Quando si può, si scelgono percorsi non troppo difficili, ma ormai la stagione è avanzate e restano giusto i campi di mais ancora da seminare. Il cielo continua ad essere grigio, così uomini e animali non patiscono troppo il caldo, specialmente quando c’è da camminare sull’asfalto.

Ci sono ancora brevi tratti di strade da percorrere o vie trafficate da attraversare, ma il peggio è alle spalle. Inoltre, anno dopo anno, questo spostamento sembra meno complicato rispetto a quando lo si è intrapreso per la prima volta. Ormai si conoscono i punti critici, poco per volta si perfeziona il cammino scovando qualche scorciatoia o qualche passaggio che permette accorciare il cammino o di evitare campi coltivati.

Quando il grano era sia a destra che a sinistra della strada non scattavo fotografie… C’era da avere 100 occhi e soprattutto sperare che i cani facessero il loro lavoro! Il gregge comunque, dopo aver ben pascolato, camminava in modo abbastanza disciplinato, senza uscire troppo dal percorso asfaltato. Ogni tanto anche qui si intralciava il traffico, visto che questa strada è dedicata alle biciclette ed ai mezzi agricoli… In un sabato pomeriggio tiepido di gente in bici ce n’era eccome!

Forse questo era l’ultimo punto davvero complicato, dove gli animali potevano decidere di non affrontare la curva, ma per fortuna si sono comportati bene, tanto quanto l’anno precedente quando la campagna era tutta imbiancata dalla neve. Il cammino è ormai quasi concluso, c’è ancora un doppio attraversamento di una strada molto trafficata.

Mentre il gregge attende nella stoppia che anche gli ultimi animali abbiano completato il primo attraversamento, sulla strada si forma una lunga coda. Gli ultimi automobilisti forse non capiranno nemmeno il perchè di quella sosta! Poco dopo si attraversa di nuovo e il gregge è ormai arrivato nel comune di destinazione.

Il tratto da percorrere ormai è breve, se si pensa a tutti i chilometri di cammino già affrontati. Qui la strada è piena di pecore, non si incrociano quasi auto, ci si rilassa e anche i cani forse non hanno più tanta voglia di correre sui lati del gregge. Arrivati al punto dove ci si era fermati lo scorso anno, qualche animale si ferma e gira la testa, ma bisogna camminare ancora.

E così si conclude la giornata. La partenza era avvenuta con le prime luci dell’alba e l’arrivo coincide con un tramonto che colora il cielo. Per il gregge c’è una stoppia ricca d’erba. Una piccola parte si pascola ancora come “cena”, il resto sarà per il giorno successivo.

Giorno… e notte!

Ricevo una serie di articoli e comunicazioni dal Veneto che riguardano sì la pastorizia nomade, ma non sono belle notizie. Nonostante da zone limitrofe avessimo apprezzato questo video che faceva pensare al futuro, riguardando dei giovani pastori vaganti, il cammino delle greggi incontra sempre nuovi ostacoli.

Guardate questa ordinanza del comune di San Giorgio in Bosco (PD). E’ scritta in piccolo, ma vi faccio un rapido riassunto. Visto che il Comune non dispone di “adeguati territori da adibire a pascolo” e, dato che il transito delle pecore crea tutta una serie di problemi (“ostacoli alla circolazione, imbrattamento delle strade, problemi di natura igienico sanitaria dovuti ai parassiti ed agli escrementi degli animali, danni alle proprietà private con frequenti lamentele dei cittadini, danneggiamento e scorticamento (sic!!) delle sponde dei canali di scolo delle acque con conseguente franatura degli stessi in caso di abbondanti piogge, danni ai volatili ed alla selvaggina messa a dimora per il ripopolamento delle specie“), il Comune VIETA IL PASCOLO E LA SOSTA delle greggi su tutto il territorio comunale.

Anche i giornali si sono occupati della faccenda, ma su internet troviamo notizie contrastanti. Che dire di questo articolo dove si parla di scena bucolica? Tra l’altro leggo che il corso d’acqua è il Bacchiglione, tristemente diventato famoso in tutt’Italia per via di una recente alluvione. Vuoi vedere che sia stata tutta colpa delle pecore??? Continuiamo però a leggere l’ordinanza (qui la vedete tutta), dove viene detto che l’unica cosa che si consente è (bontà loro) il transito. Non è ben chiaro però come questo debba/possa avvenire, dato che prima si parla di “se non con eventuali mezzi di trasporto“, ma poi resta uno spiraglio aperto, perchè il transito a piedi potrà avvenire: “…previa richiesta, da inoltrare al Sindaco almeno 15 giorni prima…“, ecc ecc ecc. Bisognerà allegare il nulla osta al pascolo vagante, ma questo è concesso dal Comune, e quindi il pastore che farà?

Non finisce qui, perchè si dice anche che il transito degli animali dovrà avvenire “nel più breve tempo possibile” e solo tra le 23:00 e le 6:00. Io ho fatto una transumanza interamente in notturna per raggiungere l’alpeggio, perchè la strada è una sola e trafficata, in quel periodo dell’anno. Ma soprattutto perchè d’estate la salita su asfalto è un’agonia per animali e uomini. Ma se poco per volta sempre più Comuni inizieranno a comportarsi così, ditemi un po’ voi come faranno i pastori!

Anche chi non è del mestiere ormai, leggendo da anni queste pagine, dovrebbe aver imparato che la giornata del pastore è molto lunga. Oltre al lavoro costante e quotidiano, a mano a mano che le giornate si allungano, aumentano anche le ore di lavoro e, specialmente in primavera, si finisce di lavorare a tarda sera, rientrando a casa stanchi ed assonnati. Come si fa ad andare al pascolo e fare tutti gli altri lavori di giorno e poi spostarsi di notte? Toccherà fare i turni, una squadra di pastori diurna ed una notturna? Scherzi a parte…

Mi può star bene che ci sia quel particolare luogo dove attraversi al mattino presto per evitare il traffico, ma è anche vero che, di notte, aumentano i pericoli per uomini ed animali. Le strade ormai sono piste da corsa per automobilisti in perenne ritardo, che sfrecciano incuranti di tutto e tutti. Di giorno dovrebbero vederti, ma di notte… Hai un bel usare pile, giubbini fosforescenti, lampeggianti, ma io penso anche ai cani che sgusciano tra le pecore, all’agnello che scarta all’improvviso… Già di giorno fa paura, di notte è anche peggio. E allora, come si conciliano il bucolico paesaggio delle pecore al pascolo ed il loro transito? E poi, tutti quegli escrementi!!!! Il Signor Sindaco di San Giorgio in Bosco evidentemente non apprezza de Andrè: “…dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…“. Io preferisco che sotto casa mi passi uno, dieci, cento greggi, piuttosto che un ugual numero di tir puzzolenti e fumosi. Per contro, leggete anche questo articolo, di cui però non è indicata la data di pubblicazione. Vi consiglio anche questo post, dove si parla di cose che gli amici di questo blog già conoscono.