Quel giallo che non è siccità

Quest’anno non c’è il problema dell’erba. Anzi… l’erba “viene vecchia”, le greggi tribolano a pascolarla tutta, cresce, le graminacee mettono la spiga e le pecore non “puliscono” i prati come sarebbe logico all’inizio di aprile. Già, perchè sembra quasi di essere a maggio! Quell’erba che tanto serve ai pastori per alimentare le loro greggi invece infastidisce altri.

Ti sposti lungo le strade ogni giorno ed inizi ad avere gli incubi. Hai paura che qualcuno abbia buttato sostanze chimiche lungo il tuo cammino. Che si tratti di strade tra i campi, vie tra le case, strade di grande traffico, a questa stagione incombe il pericolo dei disseccanti/diserbanti. Le pecore, mentre si spostano, qualche boccone qua e là lo brucano sempre.

Quando vedi la fascia già secca, ormai non c’è quasi più pericolo. Il problema è transitare dove quei prodotti sono stati gettati da poco: non hanno ancora avuto effetto e l’erba pare verde. Le pecore (ma anche le vacche) brucano e dopo succede l’irreparabile. Vedi un animale che sta male, guarda fisso, non mangia. Alcuni abortiscono, altri deperiscono per mesi, altri ancora muoiono dopo poche ore.

E così, la primavera degli alberi in fiore, del pericolo scongiurato di dover fermare le pecore, del dover interrompere il pascolo vagante perchè non c’è erba a sufficienza… ha anche lei i suoi lati negativi. Ma questo accade solo per colpa dell’uomo. L’uomo che non usa più la falce, l’uomo che non ha più bisogno di ogni singolo ciuffo d’erba, ma vede “erbacce” che disturbano il suo vigneto, il suo frutteto, l’orto o anche solo il cortile o lo spazio davanti al cancello.

Io, a prescindere dal discorso legato all’allevamento, mai e poi mai getterei queste sostanze chimiche al piede del melo di cui poi mangerò i frutti! Meno che meno nel cortile dove gira il mio cane o dei bambini giocano liberamente! Di questo problema avevo già parlato in passato e, addirittura dagli uffici della Provincia, mi avevano risposto che sono prodotti innocui. Sta di fatto che, se una pecora bruca erba trattata con disseccanti, ne patisce conseguenze più o meno gravi. Ma tanto questo non interessa a nessuno e quindi si continuano ad impiegare tanto nell’orto famigliare quanto nella grande produzione agricola.

Tutto ciò che sta intorno alla tosatura

Arriva la stagione e… inizia il solito valzer della tosatura. Come e quando tosare? Guardare la luna, guardare i costi, guardare il meteo e dipendere dagli altri. Iniziamo però a dire che BISOGNA tosare le pecore. Più si va avanti, più c’è progresso e più la gente ammattisce. Non che non lo sapessi, ma preparando questo post ho voluto vedere un po’ cosa si dice in giro della tosatura… C’è chi fa di tutto per recuperare e valorizzare la lana e chi addirittura consiglia di utilizzare le fibre sintetiche perchè tosare sarebbe maltrattamento.

Prendiamo fiato e vediamo un po’ quel che si dice in giro. Quando inizia a fare caldo, in primavera, i pastori tosano le pecore. O meglio, così fanno quelli che le pecore le tengono al pascolo tutto l’anno. Chi invece le chiude in stalla, solitamente le tosa nel cuore dell’inverno, magari a gennaio o febbraio, di modo che abbiano la loro lanetta quando usciranno a mangiar erba e che non abbiano troppa lana quando sono dentro. Le temperature, nelle stalle con un numero giusto di animali, anche in pieno inverno infatti sono gradevoli se non calde!

Se le pecore non venissero tosate, starebbero male. Il caldo, certo, ma poi parassiti, infezioni della pelle, rami e rovi che si impigliano… Sporcizia che favorisce lo svilupparsi di infezioni. Guardate il posteriore di questa pecora non tosata dopo il parto. Ogni tanto capitano delle diarree e lo sporco resta attaccato nella lana anche per lungo tempo, formando quelle che, nella pagella della qualità della lana consegnata a chi ce la ritira, sono state definite “caccole”. Queste possono anche essere pesanti e sicuramente fastidiose per l’animale, quando si sposta e sfregano contro le gambe.

Ormai non si tosa per reddito, tosare è un costo, ma lo fai proprio per il benessere dell’animale.  Così chi può magari se le tosa con l’aiuto di amici. Avendo tempo, attrezzatura e la capacità di farlo. Ma avendo anche il luogo adatto per riuscire a tosare e saziare il gregge nello stesso tempo. Una faticaccia, un impegno (ecco perchè non ho più aggiornato il blog ultimamente!) e pure un certo costo per i macchinari impiegati. Ma i pastori, tutti, comunque le pecore le tosano, una o due volte all’anno. Certi vaganti che scendono presto dall’alpe infatti tosano pure in autunno per evitare che, lungo i fiumi, negli incolti, troppi semi, rovi, spine restino aggrovigliati nel vello.

Chi il mondo della pastorizia non lo conosce, eppure lo giudica duramente, arriva a dire che tosare è maltrattamento. Leggete questo articolo e soprattutto i commenti dei lettori: c’è da rimanere ancora una volta allibiti nel sapere cosa pensa certa gente. Fermo restando che sono contraria al mulesing (qui in Italiano), una pratica in vigore in Australia e Nuova Zelanda su pecore merinos per ridurre le infezioni da parte delle larve di mosche (ma che consiste nello scuoiamento dell’area perianale), per tutto il resto… ma questa gente sa come si lavora in un allevamento in Italia o, più in generale, in Europa? Sul Sud America sono informati, ecco cosa scrivono: “La lana merino argentina è, ad esempio, condizionata dalle condizioni climatiche della Patagonia, con grandi differenze di temperatura tra estate e inverno e tra giorno e notte e con molto vento: è, quindi, una lana molto più arricciata di quella australiana, che protegge, appunto gli animali dalle intemperie. Per lo stesso motivo non ci sono mosconi e non c’è nemmeno la problematica del mulesing, anche se, anche in questo caso, quando gli ovini iniziano a produrre meno lana sono destinati al macello.

No alla lana e sì al sintetico! “Indossare lana significa, quindi, indossare violenza e morte. Ma indossare lana non è necessario. La lana può essere sostituita da tessuti, altrettanto caldi e morbidi, come il pile, il velluto, la microfibra, la ciniglia, il caldocotone, il cotone felpato, l’acrilico, la spugna di cotone; in particolare, nella trama del cotone invernale (caldocotone) si trovano microscopiche camere d’aria che isolano perfettamente dal freddo. Oltre ai materiali citati ve ne sono numerosi altri senza crudeltà, vegetali o sintetici, come, ad esempio, il lino, la viscosa, l’acrilico, la canapa, il fustagno, il goretex, il nylon, il poliestere, il thinsulate, il polarguard, il fibrefill e la cordura.” Meglio l’inquinamento, meglio le sostanze non naturali, i derivati dal petrolio… Pur di non avere a che fare con le sostanze animali, non considerano nemmeno le campagne sulla non sostenibilità del cotone. Ad ognuno la sua guerra… Io guardo le pecore al pascolo e dico che, per la loro forma di allevamento naturale, ciò che deriva da loro è più che mai sostenibile!

Tosare un piccolo gregge senza aiuti esterni può essere fattibile, ma quando superi i 2-300 animali le cose si complicano. Così, se arriva in zona una squadra di tosatori, alla fine ti affidi a loro. E inizia in balletto… Domani, no dopo-domani. Non hai mai certezze. C’è di mezzo il meteo, le attrezzature che a volte si inceppano, così si inizia a rimandare e tu non sai bene come fare sia per cercare gente che venga a dare una mano (c’è da tirare pecore, da insaccare lana), sia per essere nel “posto giusto”. Sei lì che aspetti di sapere e scopri che si rimanda ancora…

Allora ti rimetti in cammino per trovare un altro posto adeguato per l’indomani, sperando che sia davvero la volta buona. Sposta il gregge, sposta il recinto già allestito… All’imprevidibilità del pascolo vagante, con la tosatura si aggiunge sempre quell’incertezza in più e non è facile gestire tutto. Magari hai già preparato da mangiare o ti domandi se alla fine sarà un pranzo “sul campo” o una cena, da offrire alla squadra e a chi ti aiuterà. Ammesso di trovare qualcuno, così all’improvviso, in settimana.

Un’altra variabile è quella del tempo. I tosatori dicono che la pioggia non li spaventa, ma lo scorso anno la lana praticamente non ci è stata pagata, avendo tosato ed imballato con la pioggia. Già normalmente non c’è da guadagnarci, ma almeno prendere quel qualcosina… Nuvole in cielo, aria umida, previsioni molto incerte.

Si pascola più che si può, l’indomani le pecore dovranno attendere, per riprendere a brucare a piacimento. Ma comunque il disagio della tosatura finisce qui, qualche ora di “digiuno”, a cui il pastore farà seguire un pascolamento prolungato fino a notte inoltrata per recuperare il tempo perso. La fatica della giornata richiederebbe un riposo anticipato per l’uomo, e invece, tanto le pecore i pastori le maltrattano, anche in questa occasione si sacrificano loro stessi per il benessere del gregge.

Alla fine ecco la squadra al lavoro. Solo questa foto, perchè poi non ho più avuto modo di prendere in mano la macchina, con tutto il lavoro di raccolta ed insaccamento della lana. Si è lavorato a ritmo serrato tutto il mattino, con le nuvole incombenti. Qualche goccia è poi caduta, ma solo a lavoro ultimato, per fortuna! Questa volta, dopo Francesi, Spagnoli, Neozelandesi, Polacchi e non so cos’altro, i tosatori erano Italiani, dalla provincia di Rieti. “Nostro padre e nostro nonno prima di lui venivano anche qui in Piemonte a tosare, fino al 1993… Noi adesso nel Nord Italia tosiamo soprattutto in Veneto.

E così ecco il gregge pronto per la primavera. Quando sarà ora di salire in montagna, sulle schiene ci sarà già quel dito di lana a proteggere gli animali dall’aria più fine e dal sole estivo. Tosatura è benessere anche perchè, appena liberate dal vello, ecco le pecore muoversi veloce, alimentarsi più avidamente (che fatica per i pastori star loro dietro, i primi giorni) e… sì, anche riprodursi! Non è uno scherzo, venite a vedere come aumenta l’attività dei montoni appena dopo la tosatura!

Per chi volesse leggere altri articoli con notizie tendenziose e errate (almeno per la nostra realtà) legate alla tosatura, eccone alcuni: La lana è vegan? Come vivere un inverno caldo e cruelty free: no alla lana. Cosa non va nella lana? (in quest’ultimo articolo almeno si raggiunge il meglio con queste affermazioni: “Le povere pecore di routine sono prese a calci, pugni e tagliate durante il processo di tosatura.“)

PS: La nostra lana va a finire qui e di conseguenza qui, Biella The Wool Company.

Star bene dentro o fuori?

Dopo l’inverno mite, ecco un inizio di primavera decisamente incerto. E pensare che, gli anni passati, solo adesso si iniziava a tirare il fiato, sapendo che d’ora in avanti non ci sarebbero più stati problemi di erba…

Quest’anno invece l’erba “è già vecchia”. Mette la spiga, gli animali non la brucano più tanto volentieri e “non puliscono bene” i prati. Però meglio così che non avere l’ansia di non sapere dove portare al pascolo il gregge! Clima mite, piante in fiore, sembrava proprio che la primavera iniziasse in anticipo e nel migliore dei modi.

Quando però ormai il calendario aveva appena superato il 21 marzo, ecco un’aria gelida, nuvole pesanti e cupe, vento, pioggia ed un improvviso scoppio di tuono. Un temporale in piena regola, con raffiche di acqua a cui, improvvisamente, si sostituisce la grandine. Lunghi, interminabili minuti di chicchi grossi anche come nocciole che si abbattevano sugli albicocchi in fiore, sui giardini, sui prati e sugli orti. Che cambiamento di panorama (e di temperatura) dopo!

C’è di nuovo bisogno del maglione, dopo. E si sospende l’idea di proseguire la tosatura, poichè adesso la lana non è più un fastidio, sul dorso delle pecore. Non è facile indovinare il giusto momento per quest’attività. La stagione è quella giusta, ma va a finire che, se tosi a marzo, poi piove. Se aspetti aprile, piove e fa freddo lo stesso…

Chi ha gradito gli accumuli di grandine (che in certi luoghi sono rimasti fino a due giorni dopo il temporale) è stata ad esempio Mirka. Con buona pace degli animalisti, di chi vede ad ogni costo il “maltrattamento degli animali”… Eccola che, in una giornata fredda e ventosa, scava ben bene nel mucchietto di ghiaccio e ci si corica con grande soddisfazione.

Marzo pazzerello, e così ecco anche il ritorno del sole, insieme all’aria frizzante e al cielo limpido. Ogni tanto c’è qualcuno che chiede se gli animali non patiscono, a star fuori. Ma possibile che il dentro-fuori sia l’unico parametro di benessere per l’uomo moderno? Un essere vivente che associa al “fuori” il malessere, il disagio. Chi cerca la vita all’aria aperta è uno “strano”, un alternativo. Così non ci rendiamo conto che gli animali, specie quelli autoctoni, sono fatti per vivere all’aperto nel clima del posto.

Così la gente ti chiede dove le porti, quando incontra il gregge lungo la strada. Ti guardano un po’ strano quando rispondi: “A pascolare!“, come se quella fosse l’ultima delle cose che pensava di sentire in qualità di destinazione. Ci sono dei momenti in cui mi sento un po’ un alieno a camminare alla testa di un gregge lungo una strada! E’ proprio vero che dovresti sempre stare il più lontano possibile dal resto del mondo, perchè nella nostra società sembra che si capisca sempre meno tutto ciò che riguarda la terra, l’agricoltura, l’allevamento.

Quando piove, sono “poverine” le pecore, non il pastore che le guida e magari salta persino il pranzo per far pascolare loro. Solo ieri un signore, affondando la mano nel vello, esclama: “Adesso ho capito perchè non patiscono sotto la pioggia o la neve!“.  Toccare per credere…

Viene voglia di non vedere più nessuno, di non dover far sempre le stesse parole. Ti stufi a dover spiegare le stesse cose giorno dopo giorno, specialmente quando vedi che la gente non vuole capire e se ne va con la sua idea in testa. Quelli che stanno “dentro”, ti dicono che è rilassante vedere fuori il tuo gregge al pascolo e ti invidiano. Tu a volte daresti non so cosa per fermarti un paio d’ore a riposare, perchè la pastorizia non è affatto rilassante, quando la pratichi e non solo quando la guardi.

Per non parlare poi di quando, per far sì che le pecore mangino abbastanza, decidi di spostarle ancora quando è ormai sera. Loro sono soddisfatte, tu concludi la tua giornata ancora più tardi, la sera. Le pecore stanno bene quando hanno mangiato a sazietà. Fuori brucano liberamente anche sotto la pioggia, dentro attendono che qualcuno venga a riempire la mangiatoia…

La mela guasta… alla fine fa marcire tutta la cassetta!

Mentre in Francia ci si prepara all’uscita di questo film sulla pastorizia, da noi le pecore in TV o sono macchie di colore, un po’ di folklore, qualcosa di bello da vedere in un’Italia rurale che forse non esiste nemmeno più… O sono da demonizzare. Più che loro, i pastori che le conducono.

A Striscia la Notizia l’altra sera è andato in onda un servizio sui pastori vaganti. Per denunciare alcuni fatti molto gravi, innanzitutto. Sono state infatti trovate pecore morte e alcuni agnelli gettati in un pozzetto. Non erano cadute, perchè erano state tolte le marche auricolari di identificazione… E qui termina la parte “giusta” del servizio. Perchè questo fatto è un’illegalità (le carcasse si smaltiscono attraverso un sistema adeguato), un pericolo per la salute pubblica, ecc. Ma poi il solito Stoppa è andato ad indagare a modo suo presso il gregge e l’accampamento dei pastori.

(foto L.Marcolongo)

Questi servizi, ormai lo sappiamo, presentano una realtà di cui sono soltanto loro a dare una spiegazione/interpretazione. Tutti i pastori ricoverano in un trailer, un rimorchietto, gli agnelli più piccoli. Può capitare che, tra questi, ve ne siano alcuni in condizioni di salute non ottimale per uno dei molteplici motivi che portano chiunque, uomo o animale, ad ammalarsi. Qualcuno dopo qualche giorno, curato opportunamente, si riprende. Qualcun altro invece non ce la fa, ma non è da demonizzare nessuno per questo no? Anche negli ospedali, nonostante le cure migliori, le persone muoiono… E l’agnello con la gamba “ingessata” con il nastro? Certo, il gesso sarebbe la cosa più idonea, ma mentre sei al pascolo non puoi metterti lì a scaldare l’acqua e preparare l’ingessatura, così ti arrangi come puoi sempre per il bene dell’animale. Garantisco che funziona benissimo anche il nastro (sotto si mettono dei legnetti e degli stracci a far da imbottitura).

(foto L.Marcolongo)

Nel servizio poi vengono intervistati gli aiutanti rumeni dell’allevatore (non presente con il gregge, viene raggiunto a casa, ma rifiuta di parlare). Questi si lamentano per le condizioni di vita e di lavoro, ma… Signori, è la pastorizia! E in Romania, a quanto posso vedere da immagine pubblicate su facebook da pastori rumeni che ancora vivono e lavorano nella loro terra, molte volte non c’è nemmeno la roulotte, ma solo il mantello di pelli di pecora. E ci sono anche molti pastori italiani che vivono così, come possiamo vedere dalle immagini mandateci dal Veneto dall’amico Leopoldo. Se fai il pastore nomade, non puoi aspettarti l’alloggio arredato, le otto ore di lavoro. Non lo scopri dopo, sai già prima che è così. Vorrei tanto che il sig. Stoppa venisse da noi in alpe… Vorrei sapere se si indignerebbe altrettanto nel sapere che un Comune ci affitta un alpeggio con una baita dove vivere civilmente è impossibile.

(foto L.Marcolongo)

I cattivi pastori rovinano l’immagine a tutti… Guardate però questo pastore ed i suoi aiutanti. Mi sembra che il rapporto sia paritario e ci sia armonia tra di loro. Condanno il pastore che maltratta i suoi garzoni, ma il più delle volte quando siamo alle prese con un vero pastore e non con “uno che ha le pecore e le fa portare in giro dagli operai” nel fango e nella polvere si è tutti allo stesso modo e la giornata è lunga lo stesso numero di ore.

Leopoldo ci scrive ancora una volta per mostrarci i pastori del Nord Est e raccontarci di storie di divieti, di multe, di litigi. A dire il vero però lui ci tiene soprattutto a mostrarci il lato positivo della pastorizia. Come l’incontro con questa famiglia di pastori e del loro gregge di 6-700 pecore. “Mi hanno anche offerto il caffè“, ci racconta.

(foto L.Marcolongo)

Non basta il sorriso che ci strappa questa immagine per dimenticare un’altra vicenda, quella di un gregge entrato abusivamente in un  fondo e successivamente “investito” dal trattore del proprietario. Versioni discordanti sulla dinamica dei fatti, ma comunque c’è da riflettere su di un evento simile. Solo l’esasperazione può portare a tanto, credo.

Una mia omonima mi manda un articolo che riguarda il suo compagno, pastore, vittima di un’aggressione. “Qua siamo solo in due gli altri sono spariti tutti… qui nessuno vuole più le pecore sporcano fanno rumore una cosa da pazzi… Si lamentano che non ci sono giovani che fanno questo lavoro e noi che vogliamo crescere i nostri bambini è un macello… li vedono in mezzo alle pecore e mandano gli assistenti sociali per maltrattamento…“. Per quanto riguarda “l’incidente”, il pastore sarebbe stato malmenato dal proprietario che “non voleva più vedere le pecore“. Avrà pagato per altri passati prima di lui che avevano arrecato danni oppure all’improvviso tutti hanno la puzza sotto il naso e lo sporco delle pecore sulle strade non lo vogliono più?

(foto L.Marcolongo)

Non conosco direttamente quelle realtà, ma grazie ai contributi che continuo a ricevere, ultimamente mi è capitato spesso di parlarne. Come dicevo anche qui, la ragione sta nel mezzo, quindi ci deve essere qualche fondamento a giustificare l’intolleranza verso i pastori e le pecore.

(foto L.Marcolongo)

Leopoldo ha nuovamente incontrato Fabio a Piazzola sul Brenta e l’ha invitato a cena a casa propria.

(foto L.Marcolongo)

Con lui c’era anche Luca: “… il suo aiutante della Valle dei Mocheni, mi ha detto che ha partecipato al film “La prima neve” di Andrea Segre, dove ha fatto una piccola parte giocando alla morra.

(foto L.Marcolongo)

Questo gregge, del pastore “Pacu” di Cavalese, è composto da un certo numero di pecore di razza Tingola, in via di estinzione, oggetto di un progetto di recupero da parte della Provincia di Trento.

(foto L.Marcolongo)

L’altro giorno mi è capitato di tenere una conferenza nell’ambito di un corso; parlavo di pastorizia in Piemonte, poi nello specifico di pastorizia nomade. terminata la “lezione”, dopo le domande pubbliche, alcuni ragazzi provenienti dal Trentino sono venuti a chiacchierare con me in privato. “Da noi con i pastori nomadi è una guerra. Se ne fregano dei tuoi pezzi. Noi anche abbiamo bestie, tagliamo l’erba, facciamo andare i campi, loro passano e spianano tutto. Hanno greggi grosse, fanno una vita di m. che io non farei, ma si fanno anche dei bei soldi. Tanto dove fanno mangiare le pecore non pagano mai niente! Per fortuna i giovani che stanno venendo su adesso sono un po’ meglio, hanno più rispetto. Ma c’è una generazione, quella intermedia sui 40-50 e più anni che invece… Qualcuno di loro ogni tanto vende tutte le pecore, poi ne prende altre…“.

(foto L.Marcolongo)

Credo quindi che il problema sia composto da vari fattori: nei centri abitati, vale di più l’opinione di chi ha la macchina pulita o di chi si lamenta perchè la capra ha brucato, passando, un bocciolo di rosa che sporgeva da una siepe. Ma nelle campagne effettivamente c’è un malessere dovuto alla mancanza di rispetto e a danni effettivi. Perchè anch’io mi arrabbierei se qualcuno entrasse in una mia proprietà, anche se incolta, anche se non mi fa nessun danno. Perchè chiedere costa sempre molto poco… A maggior ragione mi arrabbio se viene fatto un danno ad una coltura. Quindi le speranze per il pascolo vagante da quelle parti sono legate ad un radicale cambiamento nell’atteggiamento dei pastori. E’ lo stesso da queste parti: basta uno a non rispettare e in zona fioriscono divieti, tutti sono prevenuti contro le pecore in generale. Dove invece tutti rispettano e lavorano onestamente, di anno in anno continui ad arrivare con il tuo gregge, pascolare ed essere benvoluto.

Punti critici

Nel suo spostamento vero un’altra zona di pascolo, il gregge doveva attraversare una cittadina. C’è un momento giusto per affrontare questo tratto di strada? Si ha un bel dire: “Bisognerebbe passare di domenica, bisognerebbe…“. Alla fine passi quando ti viene bene, quando hai finito l’erba da una parte e devi andare oltre.

Per lo meno si cerca di passare al mattino presto. Così si parte all’alba dal luogo dove le pecore avevano passato la notte. Sarebbe stato meglio essere ancora più vicini alla cittadina, ma non tutto quello che si vorrebbe è possibile da realizzare. Fa in fretta a venire giorno…

Il primo sole coglie il gregge sul ponte che porta verso il centro. Qui la strada è larga, con un po’ di pazienza e qualche rischio per i cani, si cerca di contenere il gregge nella mezzeria e far defluire il traffico. Non ci sono moltissime auto a quest’ora, ma comunque si forma subito un po’ di coda. E’ un sabato mattina, non è giornata lavorativa per tutti, ma comunque c’è anche il mercato a richiamare gente.

Tutto fila liscio, anche quando si sente in lontananza una sirena dei vigili del fuoco, che per fortuna sfrecciano lungo un’altra strada. Transitando non lontano dalle caserme, si sente suonare la sveglia… Nella via principale, che occorre percorrere per un paio di centinaia di metri, il traffico è quasi inesistente. Si potrà però tirare il fiato quando anche l’ultimo agnello avrà svoltato nella strada secondaria che porterà definitivamente fuori dall’asfalto.

Una tappa per far pascolare gli animali, mentre gli uomini si dividono tra vari compiti. Alcuni se ne vanno, sono venuti a dare una mano solo per questo tratto più pericoloso e difficile. Servono un paio di ore per risistemare tutto, raccogliere le reti del recinto, portare avanti auto e materiale verso il luogo di arrivo, andare a controllare altri animali già a destinazione, che non affronteranno la transumanza a piedi. Poi di nuovo in cammino, dopo che anche i pastori si sono rifocillati. Fortunatamente una leggera velatura copre il cielo, ma soprattutto il sole.

Si risale la collina e si passa in una zona residenziale, tra ville storiche e nuove abitazioni. C’è molta gente nei giardini alle prese con potature e sistemazioni varie, contrariamente agli anni scorsi, quando il passaggio invernale avveniva quasi senza testimoni. Da un balcone, una signora commenta con gioia e sorpresa la presenza di uno stambecco (sic!) tra le pecore.

La giornata è lunga, il cammino pure, così qua e là si compatta il gregge, un po’ disperso e disordinato dopo la salita, ma soprattutto la discesa nei boschi. Nel frattempo si pascola pure. Gli animali devo arrivare a destinazione “pieni”, già quasi sazi, ma soprattutto non devono avere troppa fame quando si percorrerà una stretta strada tra prati e, ancor più grave, campi di grano.

Quando si può, si scelgono percorsi non troppo difficili, ma ormai la stagione è avanzate e restano giusto i campi di mais ancora da seminare. Il cielo continua ad essere grigio, così uomini e animali non patiscono troppo il caldo, specialmente quando c’è da camminare sull’asfalto.

Ci sono ancora brevi tratti di strade da percorrere o vie trafficate da attraversare, ma il peggio è alle spalle. Inoltre, anno dopo anno, questo spostamento sembra meno complicato rispetto a quando lo si è intrapreso per la prima volta. Ormai si conoscono i punti critici, poco per volta si perfeziona il cammino scovando qualche scorciatoia o qualche passaggio che permette accorciare il cammino o di evitare campi coltivati.

Quando il grano era sia a destra che a sinistra della strada non scattavo fotografie… C’era da avere 100 occhi e soprattutto sperare che i cani facessero il loro lavoro! Il gregge comunque, dopo aver ben pascolato, camminava in modo abbastanza disciplinato, senza uscire troppo dal percorso asfaltato. Ogni tanto anche qui si intralciava il traffico, visto che questa strada è dedicata alle biciclette ed ai mezzi agricoli… In un sabato pomeriggio tiepido di gente in bici ce n’era eccome!

Forse questo era l’ultimo punto davvero complicato, dove gli animali potevano decidere di non affrontare la curva, ma per fortuna si sono comportati bene, tanto quanto l’anno precedente quando la campagna era tutta imbiancata dalla neve. Il cammino è ormai quasi concluso, c’è ancora un doppio attraversamento di una strada molto trafficata.

Mentre il gregge attende nella stoppia che anche gli ultimi animali abbiano completato il primo attraversamento, sulla strada si forma una lunga coda. Gli ultimi automobilisti forse non capiranno nemmeno il perchè di quella sosta! Poco dopo si attraversa di nuovo e il gregge è ormai arrivato nel comune di destinazione.

Il tratto da percorrere ormai è breve, se si pensa a tutti i chilometri di cammino già affrontati. Qui la strada è piena di pecore, non si incrociano quasi auto, ci si rilassa e anche i cani forse non hanno più tanta voglia di correre sui lati del gregge. Arrivati al punto dove ci si era fermati lo scorso anno, qualche animale si ferma e gira la testa, ma bisogna camminare ancora.

E così si conclude la giornata. La partenza era avvenuta con le prime luci dell’alba e l’arrivo coincide con un tramonto che colora il cielo. Per il gregge c’è una stoppia ricca d’erba. Una piccola parte si pascola ancora come “cena”, il resto sarà per il giorno successivo.

Cammina cammina

Quest’anno il non-inverno ha fatto sì che non ci fossero problemi nel trovare erba, quindi forse questa “transumanza” si poteva anche evitare. Ma ormai il gregge era atteso, si erano presentate le domande di pascolo vagante anche in quei comuni e allora anche quest’anno il gregge è ripartito.

Rispetto alla prima volta che si sono lasciati i posti noti per i “pascoli ignoti”, c’era molta meno tensione, anche se l’incertezza che regola la vita del pastore ha fatto sì che la data di questo spostamento fosse più e più volte rimandata. Poi alla fine c’è stata la partenza, dopo aver sistemato un po’ di cose e aver ben fatto pascolare il gregge.

L’ideale sarebbe avere tutti percorsi secondari da seguire, lontani sia dal traffico delle auto, sia da campi e prati, dove bisogna far lavorare i cani affinchè contengano le pecore ed evitino danni alle colture. Così si camminerebbe rilassati e sarebbe meno faticoso per gli uomini e gli animali stessi. Ma purtroppo questi tratti sono un’eccezione.

La primavera è decisamente in anticipo e il sole scalda così tanto da gradire già la poca ombra laddove le conifere schermano i suoi raggi. Tutto intorno è così verde! Gli anni precedenti era sì un altro momento (tanto da compiere questo percorso con la neve), ma sicuramente non ci si aspettava tanto verde. Il calore è quasi come quando si tornava indietro lo scorso anno a fine aprile!

A causa di un cantiere che interrompe la strada secondaria, per non passare sulla trafficata statale, ecco che il gregge per un breve tratto imbocca la ferrovia… ormai dismessa! Si potrebbe continuare lungo questo tracciato, ma porterebbe il gregge in centro alla città e quindi meglio tornare sulla “solita” strada in corrispondenza del passaggio a livello.

Per un tratto tocca condividere il percorso con le auto. E’ una strada che, fortunatamente, prevede numerose possibilità di deviazione, ma non tutti gli automobilisti probabilmente le conoscono, quindi è inevitabile che, alle spalle del gregge, si formi una colonna di auto. Per fortuna nessuno si lamenta eccessivamente e il gregge alla fine abbandonerà anche questa strada.

La prima tappa così si conclude felicemente quando è quasi sera, con la luna già alta nel cielo. Il cammino è stato inframmezzato da tappe per far pascolare il gregge, perchè in questa stoppia dove gli animali riposeranno c’è poco da pascolare e poi comunque è già ora di tirare le reti per il recinto notturno. L’indomani si ripartirà alle prime luci dell’alba…

Perchè non aggiorno (sempre) il blog

Lo so, una volta ero molto più presente qui on-line, mentre da qualche tempo la mia presenza è saltuaria: vi ho già spiegato le ragioni, da una parte vi sono le “fasi finali” per la realizzazione del nuovo libro, dall’altra i lavori connessi all’attività pastorale.

Oltre a tutto il resto, in questi giorni sono arrivati loro… Quest’anno la stagione delle nascite è posticipata o meglio, non si è concentrata tutta in un periodo e ci sono stati parti prima e dopo quella che dovrebbe essere “la norma”. Capre e capretti mi portano via diverse ore al giorno, anche perchè con quell’epidemia che c’è in giro (vedi qui) è meglio starci dietro in modo da poter intervenire subito ai primi sintomi.

Poi c’è il gregge e gli spostamenti. Ormai bisogna andarsene dai prati di pianura, poco per volta i contadini non vogliono più il gregge a pascolare, l’erba è da destinare alla prima fienagione che quest’anno potrebbe avvenire in anticipo, visto l’andamento stagionale. Mi fa “ridere” sapere che tizio o caio non vogliono che pascoli i loro prati o hanno paura che, passando di fianco, tu causi dei danni. Poi l’indomani sono lì che vanno avanti e indietro sull’erba alta già più di una spanna con i loro trattori, a buttar sopra letame. Ma non era meglio lasciarla pascolare prima????

Altra riflessione sullo stato dei nostri boschi, dove alberi crollano anche sulle piste e nessuno si premura di far niente. Le pecore sulle strade sporcano e danno fastidio, ma dove le auto non passano quotidianamente, nessuno fa nulla per la viabilità… Magari un giorno arriveranno anche qui con i trattori potenti e allora stravolgeranno tutto. Ma fino a quel momento, la pianta schiantata resterà lì e passeranno agevolmente solo le formiche! Pecore, escursionisti e ciclisti faranno fatica e non poca.

Qualcosa di positivo? Quest’inverno ormai quasi agli sgoccioli anche sul calendario non ci ha visti alle prese con le lamentele per l’erba. Il timore di non sapere dove andare, la paura di dover “fermare” il gregge. Fango sì, tanto, ma il pascolo non è mai mancato e già adesso, ai primi di marzo, c’è erba in abbondanza ed è primavera a tutti gli effetti.

Ancora dal Nord Est

Dalla terra in cui molti vorrebbero vietare il pascolo vagante (e parecchi Comuni già lo fanno), mi arrivano però numerose immagini scattate da chi invece ama veder passare le greggi o da amici di pastori.

(foto M.Meneghini)

Tezze sul Brenta (VI) è passato davanti  a casa mia il pastore Teodoro Da Prà di Val di Rabbi (TN), pastore transumante nel triveneto, il suo gregge è dimezzato. E’ demoralizzato, mi racconta che ogni anno che passa le difficoltà aumentano, troppo cemento pochi pascoli e molte ordinanze comunali, che recano ancora più difficoltoso il spostamento del gregge.

Ecco infatti una multa di per i pastori: “Vicenza Montecchio Precalcino, la scia di escrementi e fango lasciata da 1200 pecore, ha fatto andare su tutte le furie il sindaco. Entrambi i proprietari degli animali sono stati sanzionati con una multa di 41 euro ciascuno. Portano le pecore a pascolare in campi privati senza chiedere il permesso a nessuno, distruggono gli orti delle case che si trovano sul loro tragitto. Questo non è il primo episodio e, nonostante i miei richiami, la situazione non è cambiata. Dai prossimi giorni sarà attivo il divieto. Queste parole sono portate nel quotidiano dal sindaco di Montecchio…“, ci racconta Marianna.

(foto M.Meneghini)

(foto M.Meneghini)

Tezze sul Brenta, Vicenza. Sono andata a trovare il pastore Zwerger Fabio da Trento, pascolava il gregge lungo il fiume Brenta, si è già preso 3 multe perchè ci sono pastori molto educati, (vivi e lascia vivere).

(foto L.Marcolongo)

Questa serie di immagini invece ce le invia Leopoldo. Perchè pecore su di un camion questa stagione? Perchè questo pastore ha venduto il suo gregge…

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

Passando per caso a Piazzola sul Brenta (PD) la settimana scorsa, ho visto un camion che caricava un gregge. Mi sono fermato… Questo è il pastore che sabato mattina ha venduto 300 pecore (le ultime) per cessata attività. Il viso non mi sembrava nuovo, mi ha detto che si chiama “Trifase”. Si tratta del pastore Ganz di Falcade.

Poi verrà il sole

Da domani cambierà tutto. O meglio, cambierà il tempo, così ci dicono in modo unanime le previsioni meteo. Con il sole molte cose sembreranno diverse. Di sicuro si faticherà meno, si potrà guarire dei vari malanni legati all’umidità che è entrata fin nelle ossa, si lavorerà meglio. Resteranno tutti gli altri problemi, ma se non altro migliorerà l’umore.

Quest’inverno la neve qui in pianura non è arrivata, almeno non dalle nostre parti. Però, dal mese di novembre in avanti, si sono susseguite le perturbazioni e le giornate di pioggia più o meno forti. Chi lavora all’aperto ne ha patito le conseguenze ben più di chi, al massimo, si lamentava per il traffico più caotico del mattino o della sera…

Quando all’improvviso un giorno arriva il sole sembra già primavera avanzata. Non c’è il secco degli inverni freddi, ma prati verdi e erba che cresce a vista d’occhio con i caldi raggi che colpiscono la terra. Terra fradicia, inzuppata, che al mattino “fuma”, facendo evaporare un po’ dell’umidità presente.

Le montagne sono coperte di neve e in parte nascoste da soffici nuvole primaverili. Il sole non durerà, il cielo si sta già coprendo, ma verso la pianura le temperature sono davvero miti e anche gli animali, dopo essersi saziati, si godono il tepore. I giorni precedenti, e soprattutto le notti, sono state difficili da affrontare per tutti.

Una delle maggiori difficoltà è trovare il posto giusto dove farle dormire. Deve essere un terreno il più possibile sano, dove l’acqua non ristagni. Ma in questi giorni è praticamente impossibile! Allora si cerca almeno un luogo dove non si faccia danno al prato. L’ideale sarebbe una stoppia o un gerbido.

Il sole è stata una parentesi molto breve. Il giorno dopo piove di nuovo, piove a dirotto. Trovare il posto dove portare le pecore a pascolare è sempre più difficile. Bisogna andarsene,  cambiare zona, ma c’è così tanta acqua e soprattutto fango vischioso lungo la pista che porta al recinto da impedire l’accesso con l’auto. Sotto la pioggia battente bisogna raccogliere reti e picchetti, poi portare tutto a spalle fino alla cascina dove arriva la strada asfaltata.

In cammino, dopo aver trovato un prato in pendenza ed aver avuto il permesso dal proprietario. Solo una tappa, prima di raggiungere un incolto dove farle pascolare e dormire la sera. Sono le 15:00 quando finalmente si riesce a mangiare un rapido pranzo in piedi, sotto gli ombrelli, i piedi negli stivali, l’umidità penetrata ormai dappertutto.

Finalmente a destinazione, lì almeno non c’è fango, solo tanta acqua e altra continua a caderne incessantemente dal cielo. Dicono che verrà il sole, presto. Però intanto ci saranno ancora altre ore di pioggia battente, neve in montagna, tanto fango in pianura. Chi sogna di fare questo mestiere certe giornate non le mette in conto. O magari sì, ma fin quando non le vivi, non ti rendi conto di cosa vuol dire davvero.

Bisognava andare nel Monferrato!

Procede lentamente a piccole tappe il lavoro per il film sui pastori. Ci mancavano le immagini invernali, quelle con la neve, tanto suggestive per il pubblico quanto sgradite ai pastori, ma quest’anno il meteo non ci ha davvero aiutati (a beneficio della pastorizia!). Quindi ci siamo recati nel Monferrato in una “normale” giornata di questo strano inverno.

Era comunque una tappa obbligata, quella tra le colline. Il Monferrato infatti da sempre è la terra dove greggi e pastori andavano a svernare. Solo che quest’anno i prati ondulati non sono gialli, bruciati dal gelo come spesso capitava in questo periodo dell’anno. I colori ricordano maggiormente quelli che si vedevano nel mese di marzo.

La troupe si lascia “incantare” dai tanti piccoli/grandi momenti che possono essere filmati in mezzo al gregge. Dopo la tappa con la transumanza in Val Chisone, questa è la seconda volta che facciamo visita a questo pastore vagante. Quanti chilometri sono passati, dalla vallata alpina a queste colline a pochi passi da Asti!

Con un gregge del genere e in un panorama così vario ogni istante c’è da scattar foto o far riprese. Il pastore cerca di convincere il gregge a pascolare in un prato più povero, in attesa di tornare in un prato “nuovo”, con bella erba verde e succosa. Il problema di questi giorni è stata la pioggia e il fango prima, poi il terreno ancora inzuppato dopo. Il buon pastore, che rispetta la proprietà privata e il lavoro dei contadini, sa che certe zone sono off limits, quando troppo fangose: “Ho lasciato indietro tanta di quell’erba… ma come si faceva? Sai com’è la terra qui…

C’era anche un altro valido motivo per incontrare proprio in questi giorni Fulvio. La presenza della figlia Milena, che studia e abita in Inghilterra, ma approfitta di tutte le vacanze per rientrare in Piemonte e stare un po’ con il papà e gli amati animali. Non è stato immediato riuscire ad intervistarla, ma poi poco per volta si è “sciolta”, rivelandoci sogni e progetti. “Dovessi prendere io una decisione, farei una stalla dove mettere le pecore quando partoriscono, per i primi tempi, in modo che non ci sia da portarsi dietro gli agnelli. Ma non qui ad Asti, qui non mi piace, non mi è mai piaciuto. Preferisco la zona di Pinerolo. Sarà perchè sono nata lì…

E l’archivio di belle scene di pascolo si allunga quando il gregge si sposta. La giornata non è delle migliori, ma almeno non sta piovendo, nonostante le previsioni avessero annunciato qualche precipitazione. Per quel giorno il gregge è abbastanza “fermo”, nel senso che ci si sposta di prato in prato, ma senza dover “far strada” e andare altrove.

Il pastore ha degli aiutanti, ma uno in particolare ha una storia da raccontare. Cerchiamo di convincerlo e così poi ci ritroviamo ad ascoltare una storia di emigrazione, difficoltà e passione per la pastorizia. Anche Fulvio parla del suo braccio destro: “Un vero pastore. Di lui mi fido ciecamente. Quando l’anno scorso ho avuto problemi di salute, lui e suo fratello gestivano il gregge, io andavo solo a spostare la macchina e il rimorchio. Oltre a saperci fare con le pecore, ci sa fare con la gente, con i contadini.” E Costel è riconoscente per la fiducia accordatagli da Fulvio, che per lui non è un padrone, sicuramente non come il primo incontrato al suo arrivo in Italia… “Se poi la figlia dovesse andare avanti lei, io la aiuterò. Io ormai sono tre anni che sto con Fulvio, ho imparato tanto.” E l’intesa è evidente, il pastore ed il suo aiutante si capiscono anche solo con un gesto, uno sguardo.

Ogni incontro, nel mondo della pastorizia, è una storia che può anche essere commuovente, toccante. Vorremmo tornare da Fulvio per assistere e riprendere le operazione di carico degli animali sui camion, nel momento della transumanza di fine primavera. Speriamo in quell’occasione di avere da parte sua una di quelle frasi memorabili che servano a “chiudere” l’episodio. Lì tra le colline un contadino alla guida di un trattore che trinciava rovi e un boscaiolo più lontano, con la sua motosega, ci hanno rovinato l’atmosfera.

Il gregge in movimento è una sottile linea bianca, in questa campagna dai colori ancora tenui. Il cielo è grigio di nuvole primaverili, gli alberi sono ancora spogli, i campi che hanno patito meno la pioggia sono di un bel verde… ma non è quel verde squillante che tingerà le colline di qui a un mese o poco più.

C’è un colore anomalo, il giallo di certi campi di grano. Qui se ne vede solo una striscia, ma altrove la quasi totalità dei campi di questo cereale sono gialli per la troppa umidità. Sotto la neve pane, sotto la pioggia fame… “Il contadino ha detto di provare a pascolarli, se asciuga un po’, perchè magari così la pianta ributta da sotto. Ma quel colore lì non le attira nemmeno!