Notizie e foto

Inizio con una notizia che interessa gli appassionati di capre. Domenica 28 giugno la rassegna/confronto prevista a Lemie si terrà invece ad Usseglio (TO), stessa vallata, ma un po’ più a monte. Resta confermato a Lemie l’incontro con me & con il mio libro fotografico “Pascolo vagante 2004-2014″, venerdì 26 giugno, ore 21:00, presso il Bar della Pace.

Gaia ci segnala, per questo fine settimana (27-28 giugno), il Festival delle Alpi 2015 all’Alpe Prelobbia, Macugnaga (VB). Qui potete scaricare l’intero programma e le informazioni necessarie.

Per il mese di luglio, inizio ad anticiparvi “La Transumanza” ad Ardesio (BG), a cui parteciperò. Si tratta del gregge del pastore Renato Zucchelli, reso famoso dal film “L’ultimo pastore”. Qui il programma.

(foto M. Mahlknecht)

Un po’ di foto adesso. Markus lo scorso inverno ha lavorato in Veneto: “La mia fortunata esperienza con il “baio” nelle pianure venete mi ha indicato come si può “lavorare” con animali in modo naturale senza perdere il contatto con la terra. Auguro una buona estate e quesť anno sembra che siamo per la prima volta online in alpe…vediamo… Queste pecore sono le “sconosciute” della famosa transumanza vicino őtzi, val Senales.

(foto M. Mahlknecht)

La foto è della Val Silandro in val Venosta, dove ho fatto scavi archeologici e il pastore. Questi ometti in pietra sembrano essere stati marcature nel paesaggio per gli antichi pastori di pecore…

(foto L.Marcolongo)

Arretrati, molti arretrati! Per chi sta soffrendo il caldo, una carrellata di immagini invernali dell’amico Leopoldo. “Non so se ti avevo inviato queste foto. Sono del 30 gennaio 2010, dietro a casa mia (io sono di San Giorgio in Bosco-PD). Non so il nome del pastore perché, a quel tempo, non conoscevo bene i pastori.

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

Rimaniamo in inverno, ma senza neve, e rimaniamo nel Nord Est con il nostro amico…

Gennaio 2015: “Ho trovato Michele Laner, con la sorella Angela, a Grantorto (PD).

Vi ricordo che le immagini dei vostri animali, di greggi e mandrie incontrate in giro, degli animali di amici, di manifestazioni a tema, sono sempre le benvenute qui sul blog.

Ultimi giorni in pianura

Il Pastore sperava che fossero gli ultimi tempi da trascorrere in pianura. La stagione era avanti, l’erba veniva “grossa e dura”, gli animali pascolavano male. Sarebbero stati molto meglio in montagna a pascolare erba bassa e tenera. Se invece su fosse cresciuta, avrebbero pascolato malamente anche là.

Era finito il giro dei pascoli lì in quel comune. Ancora un paio di giorni in alcuni appezzamenti che erano stati pascolati oltre un mese prima, quando il gregge era arrivato in zona, e poi ci si sarebbe rimessi in cammino.

C’era di nuovo aria di pioggia e nuvole basse, in effetti le previsioni non erano buone. Il gregge era tosato di fresco, ma per fortuna non faceva freddo, anche se a tratti cadeva un po’ di pioggerella. La peggior preoccupazione, in caso di pioggia, era per far pascolare adeguatamente gli animali. “Con l’erba alta che c’è… se ancora piove, è un disastro!

Per fortuna, oltre ai prati, c’erano anche tanti boschi intorno, così si riescono a far passare ancora quei pochi giorni, un po’ qua, un po’ là. Infatti dalla montagna arrivano cattive notizie, non viene ancora concesso il premesso per la monticazione, nemmeno per la metà del mese di maggio.

Il giorno stabilito per la partenza, è caldo e soleggiato fin dal mattino. Solo qualche nuvola verso le montagne, ma da queste parti non sono annunciati nemmeno temporali. Bisognerebbe aspettare il tardo pomeriggio, mettersi in cammino quando il sole si abbassa, ma non sempre è possibile fare come si vuole, si fa come si può!

Gli aiutanti per spostare il gregge arriveranno verso le 14:00, quindi poco prima si iniziano a far scendere le pecore nel bosco, fino al punto stabilito per l’incontro. Bisogna far piano, senza fretta, senza spingere, basta poco perchè si possa verificare un incidente.

Prima della partenza, ancora uno “spuntino” nel vecchio campo sportivo abbandonato. Fa veramente molto caldo, sarà dura per uomini e animali mettersi in cammino sotto il sole, ma gli aiutanti ci sono in quel momento, più tardi dovranno occuparsi dei loro animali, quindi si decide di partire all’ora prevista, senza indugiare oltre. Le pecore hanno mangiato, non dovrebbero dare problemi, ma comunque, tra prati e, soprattutto, campi di mais, è meglio che ci sia anche sempre qualcuno su ambo i fianchi, con un cane.

Senza correre, si parte. Le capre davanti come sempre, poi via via tutto il gregge. Fa davvero caldo, gli animali camminano a bocca aperta fin dall’inizio, i cani ogni tanto spariscono in un fosso o in un torrente, a bere e rinfrescarsi. Quanti sono i chilometri da percorrere? Forse sette, forse otto…

All’incirca a metà strada si fa una tappa nel bosco lungo il torrente. Gli animali possono bere, stare all’ombra e pascolare un po’, ma più che altro si riposano. Fin qui è andato tutto bene, in molti prati si stava tagliando il primo fieno, quindi un problema in meno per passare con le pecore. I campi saranno più avanti, ma sono già stati presi provvedimenti.

Questo è ciò che uomini e animali devono riuscire a fare. La doppia curva tra prati e campi si ottiene solo con pecore sazie, pastori e cani posizionati nei punti giusti. Un altro punto delicato è stato superato, adesso c’è ancora una strada da attraversare e un lungo rettilineo in mezzo alla campagna.

Per evitare incidenti, quel mattino il Pastore aveva tirato numerose reti a protezione dei campi di mais. Le piantine sono ancora basse, ma molto delicate, basta poco per spezzarle, sia che si tratti di una pecora che esce dalla strada per pascolare, sia il passaggio di corsa di un cane mandato a contenere il gregge. Con le reti certamente c’è da lavorare a toglierle e metterle, ma alla fine si è tutti sereni e soddisfatti.

Finalmente il gregge è a destinazione. C’è un grosso incolto che sfamerà il gregge quella sera e parte del giorno dopo. Poi il Pastore cercherà di “far passare il tempo”, faticando a pascolare nell’erba ormai troppo alta di quei prati di collina su cui ha il permesso di portare le pecore. Il guaio è che, intanto, l’erba viene alta e dura anche in montagna…

Sfiorando il centro del paese

Era venuto il momento di spostare il gregge e scendere sotto al paese, ultimi giorni di pascolo prima di cambiare zona e attendere il momento della transumanza verso le montagne.

Ci si mette in cammino con il sole. Si riattraversa il bosco, poi si scende lungo una stradina asfaltata dove i boscaioli stanno lavorando per tagliare gli alberi abbattuti dal vento dei mesi scorsi. C’è da fare uno spostamento più lungo, quel giorno, con una tappa intermedia. Dopo settimane tra le borgate più esterne al paese, bisognerà “invadere” strade trafficate.

Per fortuna gli operai quel giorno non stavano lavorando nel cantiere dopo il ponte, così il gregge riesce a passare senza problemi. Poi subito dopo si sbucherà sulla strada, infatti per quel giorno il Pastore ha cercato qualche aiutante in più per compiere questo spostamento, bloccare il traffico e condurre l’auto con sopra le reti e gli agnelli.

Ed ecco il gregge che scende verso il paese. Sono sufficienti pochi minuti per percorrere questo tratto di asfalto, ma chi arriva in macchina non pensa di trovare degli animali che occupano l’intera carreggiata. Le pecore sono attirate sul lato sinistro della strada dall’edera che scende dal muro ed è impossibile tenerle solo da una parte della strada. Ma il tratto è talmente breve…

I prati vicini sono destinati alla fienagione, ma questo invece è abbandonato e la sua proprietaria già un paio di settimane prima si era raccomandata che il gregge si fermasse a pascolarlo. Bisogna solo fare attenzione alla strada, soprattutto per quanto riguarda i cani, che non sanno quanto sia pericoloso saltar fuori dalla rete con un balzo, come fanno normalmente quando oltre però vi è solo un prato o una pista sterrata.

Al fondo del prato, scendendo verso il torrente, una sorpresa. Sento i cani da guardiania che ringhiano l’uno verso l’altro, è chiaro che abbiano trovato qualcosa da mangiare. La sorpresa è scoprire cosa sia. I resti di una carcassa di capriolo perfettamente spolpata. La firma è molto chiara, si tratta del lupo. A pochi passi, lo stomaco con l’erba non ancora digerita, la pelle perfettamente pulita. Non siamo in montagna, siamo a 350 metri di quota, il centro del paese è lì a due passi.

Le pecore vanno a fare la siesta all’ombra, il prato ormai è stato mangiato, ma non si ripartirà che nel pomeriggio, quando farà meno caldo. Gli animali sono tranquilli, possono ancora andare a bene e pian piano finiranno di mangiare l’erba avanzata.

Si riparte, ma non si passerà nel centro del paese. Per evitarlo, bisogna fare un giro che allunga un po’ il cammino, ma magari non tutti gradirebbero lo spettacolo del gregge in piazza. Chissà…

Ormai, dopo qualche anno, non è più una completa novità veder passare le pecore da queste parti. C’è comunque gente che si affaccia e che saluta, ma non c’è tempo per chiacchierare, bisogna seguire le pecore e arrivare a destinazione.

Si scende, si risale, si percorrono strade e stradine tra le case, sempre cercando di dare meno fastidio possibile al traffico. Per fortuna di auto a quell’ora ce ne sono poche, le pecore camminano tutte di buon passo e i pochi agnelli piccoli sono al sicuro nel furgone, quindi non è uno spostamento difficile o faticoso.

Si imbocca una strada tra le case, il gregge avanza veloce, c’è poco da brucare lungo la via, solo muri e cancellate, qualche siepe che sporge. Non manca molto a raggiungere una zona di prati dove il gregge potrà di nuovo sostare per qualche giorno.

Ed ecco gli animali a destinazione. Il Pastore aveva già tirato le reti tutto intorno, ci sono vigneti e frutteti da proteggere. Il cielo si sta di nuovo oscurando e si teme altra pioggia. Erano i giorni precedenti la tosatura, che infatti sarebbe avvenuta di lì a poco, fortunatamente senza essere disturbata dal maltempo.

Un po’ di fango

Dopo quel giorno di forte pioggia era ritornato il sole e il cielo limpido. Sembrava che il mondo fosse stato “lavato” e brillasse di nuova luce.

Per molte persone, quelle che non devono lavorare all’aperto, era semplicemente tornato il bel tempo. Il Pastore invece al mattino aveva mandato il gregge a pascolare nel bosco, perchè sarebbe stato inutile “dare il pezzo” nel prato. Erba alta e bagnata, gli animali l’avrebbero pestata senza pascolarla a dovere. Solo nella tarda mattinata gli animali vengono fatti entrare tra le reti e si spera che bruchino in modo da pulire il prato e da saziarsi.

Più tardi ci si sposta. Lassù, sulla montagna, le pietre luccicano ancora. Mi è sempre stato detto di guardare quelle pietre per capire le evoluzioni meteo: quando brillano dopo una pioggia, le precipitazioni non sono finite e il maltempo tornerà a breve.

Dopo il passaggio del gregge, la pista nel bosco è viscida di fango. Il terreno non ha ancora assorbito tutta l’acqua caduta il giorno prima. L’avanzata degli animali è lenta, attardata dalle condizioni della strada. Inutile anche far abbaiare il cane, le pecore si fermano, gli agnelli cercano vie alternative.

Il primo pezzo che si pensava di pascolare è letteralmente allagato, anche se in pendenza. L’acqua scorre come una specie di pellicola, gli scarponi sprofondano, è inutile fermarsi lì. Si pascola velocemente tra alberi e depositi di legname, ma anche qui gli animali mangiano male e malvolentieri. Il Pastore decide di tornare indietro, il prato abbandonato dove ha deciso di far dormire il gregge ha erba a sufficienza per sfamare il gregge, per quella sera.

Rientrare per la stessa strada dell’andata è davvero un problema: per due volte le pecore si fermano e il gregge si divide. Una parte, con le capre, arriva nel prato, dietro non c’è verso di farle avanzare in alcun modo. Il Pastore torna indietro, le chiama, ma passa “lungo” tempo prima che finalmente la situazione si sblocchi e tutti gli animali riprendano a camminare. L’indomani bisognerà ancora una volta percorrere quel tratto nel bosco, poi si cambierà totalmente zona di pascolo.

Foto dal Nord-Est

Oggi un po’ di spazio ad alcune tra le tantissime foto che l’amico Leopoldo mi invia sempre. Prima però volevo ricordarvi un appuntamento. “Pascolo vagante 2004-2014″ sarà ospite al Festival della Montagna di Cuneo. Vi aspetto venerdì 29 maggio, ore 18:30, presso il Salone d’Onore del Palazzo Comunale per la presentazione del mio libro fotografico.

Passiamo alle immagini dal Nord-Est. Sono vergognosamente in ritardo, tant’è vero che questi sono addirittura scatti invernali. Così scriveva Leopoldo: “Sono andato a trovare Fabio Zwerger ieri mattina (28 dicembre 2014, ndA). La neve non è stata tanta, ma in questi giorni fa molto freddo e Fabio ha molti agnellini nati in questi giorni. Anche gli altri pastori sono tutti scesi dalla Valsugana e sono in pianura. I problemi dei sindaci con i divieti di pascolo, purtroppo, persistono.

Per le prossime foto, cambiamo gregge e pastore. Matteo Froner a Ramon di Loria (TV), sempre immagini di Leopoldo Marcolongo.

Le ultime due immagini riguardano un parto difficile e, per la cronaca, Leopoldo ci racconta che in seguito la pecora è stata portata via, probabilmente in un luogo adatto per essere ricoverata affinchè si riprendesse.

E l’erba cresce sempre di più

Sono rimasta un po’ indietro con le vicende del gregge qui nel mio paese. Iniziano le prime transumanze e io vi devo ancora raccontare tante cose. Vedrò di fare un riassunto e “riportarmi alla pari”.

Un giorno, per esempio, il gregge è stato invitato in una villa. Con una certa soggezione si va a perlustrare prima di entrare con gli animali. Erba ce n’è, bisognerà proteggere gli arbusti ornamentali e… non sarà un problema sporcare il viale di accesso? Assolutamente no! E così ecco le pecore che salgono nel giardino.

Tanto tutta quest’era dovrà essere trinciata… E allora ben vengano le pecore. Ci sono diversi pezzi di prato intorno alla villa sulla collina e, per fortuna, si riesce anche ad uscire senza dover ripassare nel viale. I padroni sono felicissimi, si godono lo spettacolo e offrono il caffè al pastore…

Il gregge poi si sposta in frazioni più a monte. Con belle giornate di sole e aria limpida, sembra già quasi di essere in montagna! Le montagne sono sullo sfondo e la neve sta scomparendo, “mangiata” dal sole, dall’aria. Però c’è ancora da aspettare prima di poter salire.

In questa stagione, a bassa quota, giorno per giorno l’erba cresce e si fa dura. Le pecore pascolano male, soprattutto dove le graminacee sono già spigate. In certi prati sarebbe quasi meglio nemmeno entrare, perchè il rischio è quello di pestare l’erba e… lasciarla lì, schiacciata al suolo!

Alcuni lo sanno e capiscono, specie se anziani (che, nella loro vita, qualche animali al pascolo l’hanno visto), altri sognano pecore come decespugliatori, che fanno tabula rasa di tutto, erba, rovi, infestanti, qualunque cosa!!

Si cambia zona e si sale ancora. Il sole scalda, ma il tratto di asfalto da percorrere è breve, poi si attraverseranno i boschi. Non c’è molto movimento nelle borgate, la maggior parte della gente lavora via, c’è solo qualche muratore che sistema degli edifici.

Sotto gli alberi si trova anche da pascolare, poi le pecore scendono al fiume per bere. Il cammino prosegue, per la sera si raggiungeranno dei prati da pascolare nei giorni successivi. Il sottobosco è verde e gli animali pascolano più volentieri queste erbe che non quelle dei prati.

Per fortuna questo prato, più fresco rispetto ad altri, viene ancora ben brucato dal gregge. Giorno per giorno diventerà sempre più difficile sfamare gli animali. Quest’anno non ci si è mai lamentati d’inverno perchè “non c’era erba”, ma ci si lamenta ora per l’erba troppo dura.

L’indomani mattina infatti si pascola qualche ora sotto le piante, dove c’è una bella erbetta fresca, verde, un po’ di foglie, e solo dopo il gregge verrà portato nell’altro pezzo di prato. Non di rado capita che un animale bela… e tutti gli altri iniziano un coro di fastidiosi belati. Non è solo che “chiamino il sale”, è proprio che vorrebbero cambiare pascolo, perchè non soddisfatti.

Per il pomeriggio e la sera però c’è ancora erba a sufficienza in questo bel pianoro. Tutti prati non più utilizzati, i padroni cercano chi glieli pulisca, prima pascolando (come nel caso del gregge), poi tagliando il fieno d’estate. Giorno dopo giorno, continua il cammino del gregge, e l’erba cresce…

Passate tutte le volte che volete

Fare il pastore vagante significa, il più delle volte, essere a casa d’altri. In alpeggio il pastore affitta i pascoli, nel resto dell’anno “gira”. Se si comporta in modo corretto ed onesto, chiede sempre il permesso ai proprietari dei fondi in cui conduce gli animali.

In alcuni casi l’erba viene acquistata, in altri vige ancora il reciproco scambio erba/pulizia-concimazione naturale, in altri ancora si porta un pezzo di formaggio. Anche nelle zone in cui non viene più fatta la fienagione, è buona norma chiedere ai proprietari il consenso, di anno in anno. Non sempre è facile individuarli, ma con il tempo ogni pastore instaura una propria rete di contatti.

Si viene a conoscere gente di tutti i tipi. C’è chi ti fa pascolare fino in giardino, c’è il ragazzino che scappa nelle pecore quando vede arrivare il gregge, e per qualche giorno stare in casa a fare i compiti è più faticoso del solito!! C’è chi viene con piacere ad incontrare i pastori che pascolano i suoi prati, si informa sull’attività, vuole capirne di più sui prodotti, sulle problematiche. “…e comunque, passate tutte le volte che volete!! E’ un piacere!

Poco per volta si conosce il territorio, i confini, i punti delicati di ogni appezzamento, le strade principali e tutti i passaggi secondari. A questa stagione, rispetto quando un altro gregge pascolava qui, ogni pezzo “dura di più”, c’è più erba e si fatica meno.

Sono delle belle giornate di sole caldo e cielo limpido. Viene già quasi da dire che servirebbe un po’ di pioggia, altrimenti l’erba resta “bruciata” e non ricaccia dove il gregge è passato qualche settimana prima. Si pensa di fare un secondo passaggio almeno in qualche punto, prima di spostarsi verso altre zone.

Tanta bella erba fresca nei punti meno esposti. Il vento comunque ha asciugato la terra, il sole scalda, sono delle belle giornate in cui non si fatica troppo. Servirebbe quel paio d’ore di pioggia, magari di notte, ma forse è chiedere troppo!!

Nei boschi in primavera

La primavera certi anni arriva a poco a poco, altre volte scoppia all’improvviso, sorprendendoci. Un giorno ci svegliamo con un’altra luce, i colori cambiano, tutto fiorisce, c’è un’altra aria.

Anche se dei segnali c’erano stati, una volta la brina, una volta l’aria fredda, un’altra ancora le nuvole e le pioggia, per me la vera primavera è arrivata in quei due giorni. Cielo limpido e sole, caldo, colori vivi.

A questa stagione, si va al pascolo anche nei boschi. Boschi che si stanno appena “muovendo”, con le prime foglie che escono dalle gemme, ma nel sottobosco inizia ad esserci tanta erba fresca, che gli animali brucano volentieri. La legge vieta il pascolamento in bosco, ma chi l’ha scritta lo sa che, da una certa data in poi, i proprietari dei prati non vogliono le greggi, visto che vorranno poi ricavare fieno, da quell’erba? Inoltre, se questa cresce troppo e viene “dura”, non è nemmeno più adatta per essere pascolata dalle pecore. Certo, non bisogna tenere gli animali troppo a lungo sotto le piante, per evitare scortecciamenti…

L’indomani anche quei luoghi che vedi tutti i giorni brillano di una luce particolare. Nel giro di poche ore le gemme si sono aperte, le foglie tenere luccicano nella brezza. I ciliegi sono in piena fioritura, l’erba è di un bel verde e le pecore la brucano voracemente.

Quella è proprio una giornata di primavera. A parte i boschi, si possono pascolare questi “prati” dove i proprietari altrimenti passano con i mezzi a trinciare l’erba per tenere pulito, per impedire che il bosco avanzi a soffocare tutto.

Quando inizia a fare caldo, il bosco serve anche per il riposo degli animali. Dopo aver mangiato, sazi, cercano l’ombra per coricarsi e ruminare. Riprenderanno a pascolare più tardi, ma è comunque soprattutto la sera che mangiano volentieri, senza star lì a “scegliere” troppo l’erba facendo le schizzinose.

Si sale tra i boschi, si raggiungono altre borgate, le si attraversa e ci si sposta verso altri prati, pascolando qua e là piccole aree tra incolti, vecchi frutteti, rovi che avanzano.

Si arriva ad un grosso prato “magro” dove il gregge si allarga a pascolare. Mi viene da chiedermi fino a quando ci saranno queste superfici: verso le colline e la montagna, in assenza di animali “stabili”, avanza il bosco e i cespugli. Dove l’accessibilità è migliore, poco per volta si espandono le case…

Pascolando nelle “feste”

Pasqua, Pasquetta, giornate come ogni altre per i pastori o comunque per tutti quelli che hanno animali, che non possono “abbandonarli” completamente.

Dopo un po’ di pioggia e cielo nuvoloso, arrivano splendide ,. C’è bisogno di un po’ di caldo che “muova” la primavera, che venga erba ovunque, anche nei boschi. Le montagne sono ancora brulle, si vedono le prime chiazze verdoline, le prime macchie bianche dei ciliegi fioriti.

I fiori ci sono fuori dalle ville e bisogna riuscire a passare senza fare dei danni. Dietro, gli animali dovrebbero arrivare tutti da soli, agnelli piccoli al seguito non ce ne sono, così io e il cane ci mettiamo in posizione a “parare” fiori e cespugli ornamentali.

Poi si riprende a seguire il gregge, diretto verso un bel prato. Sono tutti prati poveri, magri, che non vedono concime da chissà quanto tempo, prati dove il gregge fa pulizia e risparmia ai proprietari tempo, fatica, denaro per tagliare l’erba.

Qui il gregge è sempre un bel vedere. La giornata è primaverile, ma l’aria è comunque frizzante. Ci sono da pascolare alcuni pezzi adiacenti e così, una volta tirate le reti a protezione di frutteti e vigne, ci si può anche rilassare un po’.

Nei boschi c’è ancora poco, iniziano appena le prime foglie sugli alberi, anche a terra c’è poca erba. Qui solo piante di pervinca in piena fioritura, che corrono sul terreno.

Il giorno successivo, al mattino, fa ancora più freddo e c’è persino la brina. Il cielo però è terso e limpido, il sole splende. Bisogna cambiare zona di pascolo e ci si mette in cammino.

Da qualche anno, anche da queste parti il gregge inizia a non essere più una novità. Rispetto al primo anno, è diminuita l’affluenza dei curiosi e di quelli che fanno cento domande. “Sono arrivate le pecore, ci sono le pecore” sta diventando un dato di fatto, una di quelle cose che accadono una volta all’anno, un fatto stagionale.

Un piccolo tratto di strada, prima di “scomparire” per qualche giorno nei boschi. Il sogno sarebbe avere spazi immensi dove il gregge non attraversa mai strade, dove non c’è mai da tirare una rete, ma purtroppo solo per pochi pastori c’è questa possibilità.

Si arriva in un prato circondato interamente dai boschi, residuo di tempi in cui qui sicuramente c’erano prati e coltivazioni. E’ a pochi passi da casa mia, per tutto l’inverno ci sono passata guardando quell’erba che nessuno pascolava… E invece alla fine anche quest’anno ecco un gregge che tiene vivo e pulito anche questo “angolo”.

Terminato di brucare, si scende e si pascola tutto il versante sotto la borgata. A questa stagione di erba ce n’è e, per la gente, è un problema tenerla indietro. E così avanza la stagione, è passata la Pasqua, si susseguono i giorni e il pastore quasi quotidianamente pensa a quanto manca per partire verso la montagna…

Pascolando con la primavera che avanza

Dopo il forte vento, splendeva il sole, ma le temperature si erano abbassate e la vegetazione sembrava essersi fermata. Nella nuova zona di pascolo però era tutto “intero” e non c’era da preoccuparsi. Ormai si andava sempre più verso la primavera.

La cosa migliore, per il gregge e per i pastori, è quando ci si può spostare da un pezzo all’altro senza dover andare per strada. Qui è l’ideale, si pascola nei boschi e ci si sposta lungo piste sterrate, strade da trattori.

I prati sono tutti abbandonati, il passaggio del gregge significa, per i proprietari, evitare almeno un taglio dell’erba con mezzi meccanici. “Passate poi ancora!“, chiede la gente.

Il Pastore non conosce ancora bene i posti, i passaggi, i confini, così sarò io a condurre il gregge. Per fortuna le capre non si fanno pregare troppo e mi accettano come guida, trascinando dietro di loro tutta la massa bianca delle pecore. Avanziamo lentamente tra gli alberi, inizia ad esserci erba nel sottobosco, ma anche i rovi sono ancora indietro. Davvero una strana annata nel clima e nella vegetazione.

Il sole sparisce, un mattino ci si sveglia con un po’ di pioggerella e le montagne ancora una volta imbiancate fino a quote abbastanza basse. Il gregge, ancora da tosare, pascola tranquillamente.

C’è un prato con molta erba verde in mezzo alle case, gli animali la strappano a grossi bocconi, la gente esce a guardare lo spettacolo delle pecore, ammirarne la bellezza. Si scambiano quattro chiacchiere, come sempre c’è chi si stupisce di quanto riescano a mangiare questi animali in così poco tempo.

In punta al prato c’è un mucchio di rami tagliati che, le capre, sembrano addirittura preferire all’erba. Prima ne mangiano in abbondanza, poi li usano come materasso. Certo, la giornata del pastore è lunga, inizia al mattino presto e finisce la sera, ma in questi giorni non si sta faticando particolarmente. C’è da tirare le reti per proteggere siepi, fiori, frutteti, ma c’è tanta erba e gli animali pascolano bene.