Dagli amici

E’ inevitabile ormai… Chi mi conosce, di persona o anche solo in questo mondo virtuale, se andando in giro vede delle pecore, spesso pensa a me. Per fortuna molti, oltre al pensiero, attivano anche una macchina fotografica o un cellulare.

(foto I.Rivoiro)

Ringrazio così Irene: “…appena tornata dallo Yorkshire, in Inghilterra, la patria delle pecore, lana e mulini. Ho pensato molto al tuo blog e le notizie che pubblichi e ho pensato ti facesse piacere vedere questi paesaggi con pecore ovunque. Un tipo di allevamento diverso. Lì i prati verdi sono ovunque, sicuramente non devono spostarsi per cercare l’erba!

(foto A.Malacarne)

 

Il Nordest continua a collaborare attivamente con questo blog. In attesa di riuscire ad organizzarmi per fare un “tour” da quelle parti, incontrare pastori e scattare foto, mi appoggio a quelle degli amici. Qui Celestino Froner e il suo gregge ritratto da Adolfo Malacarne.

Passiamo poi ad alcuni dei tantissimi scatti che ci manda costantemente Leopoldo Marcolongo. In Valsugana, dai fratelli Fronza, questa volta con la “nursery”, il gregge delle pecore degli agnelli.

Ecco il nostro amico insieme al giovanissimo pastore.

Ricordo infine agli amici che abitano in Svizzera che domani sera, 26 marzo 2015, sarò ad Acquarossa in Val di Blennio (Canton Ticino). Ore 20.00, presso l’Aula Magna Scuole Medie, quarta serata su “il futuro del primario”. Introduce il prof. Luca Battaglini, dell’Università degli Studi di Torino, con proiezione del film “Tutti i giorni è lunedì”, che presenta la figura del pastore sulle Alpi piemontesi. In seguito presentazione del mio libro “Pascolo vagante 2004-2014″.                  

Nel giorno dell’eclissi

Era l’equinozio di primavera, e quest’anno coincideva pure con un’eclissi (qui solo parziale) di sole. Purtroppo la giornata non era meteorologicamente delle migliori. Quando sono partita da casa, addirittura piovigginava.

Per fortuna tra le colline c’era quasi un timido sole. Il gregge era già nel recinto, i pastori stavano stringendo le reti. Perchè confinare gli animali quando sarebbe stata l’ora di metterli al pascolo? In realtà avevano già pascolato prima, quel mattino era atteso l’arrivo dei veterinari per procedere con il “risanamento”.

Agnelli e capretti più piccoli sono stati messi da parte in un recinto apposito, per impedire che vengano pestati e schiacciati nella calca. Anche qualcuno di quelli già un po’ più grossi viene preso e tolto dal recinto, visto che continua ad infilarsi nella rete, rischiando di tirare via tutto e aprire il gregge. C’è la corrente nelle reti, ma non sempre è sufficiente, specie se gli animali sono così allo stretto e innervositi dal trambusto.

Una volta all’anno le greggi vaganti sono sottoposte a questo controllo sanitario. Se passa qualche contadino mentre i veterinari sono all’opera, vengono sempre lanciati sguardi sospettosi. I pregiudizi fanno sì che si tema sempre e comunque il gregge vagante come veicolo di malattie, quando in realtà questi allevamenti sono controllati forse più degli altri! Quindi, quando si vede un assembramento di veterinari intorno ad un gregge, non è “successo qualcosa”, ma semplicemente si controlla affinchè nulla di male succeda in futuro!

I prelievi di sangue vengono effettuati “a campione” e non sull’intero gregge, dato che la brucellosi ormai non è più un reale pericolo nel territorio piemontese. Vengono controllati tutti i montoni, una certa percentuale di pecore e le capre. Caso mai ci fosse qualche problema, qualche caso dubbio, allora si effettuerebbero analisi più approfondite e si prenderebbero gli opportuni provvedimenti.

Il gregge non è immenso ed in un paio d’ore, anche meno, il lavoro è fatto. Ricordo una decina di anni fa giornate interminabili e squadre di veterinari per prelevare il sangue a TUTTI gli animali di greggi il cui numero di capi superava anche le duemila unità.

Il cielo, velato, poco per volta assume una luce strana e l’aria si fa più fredda. Non è solo autosuggestione, nell’ora del culmine dell’eclissi c’è un’atmosfera strana, come sospesa, e chi non è impegnato a prendere gli animali in mezzo al gregge, indossa una maglia o una giacca per ripararsi dal freddo.

Terminato il lavoro, i veterinari ripartono, gli animali vengono aperti verso il pascolo, ma non sono così affamati, infatti si coricano nell’erba. I piccoli vengono ridati alle mamme per la poppata, quindi o rimarranno con loro per andare al pascolo, o verranno caricati nel furgone, quando il gregge partirà alla ricerca di altri prati tra le colline.

L’ultimo soffio di inverno?

Doveva nevicare fino in pianura, qualche fiocco misto pioggia è arrivato, ma per il resto è stata soprattutto pioggia. Passate un paio di settimane da quel giorno, ormai si respira aria primaverile, anche se stamattina faceva freddo, e ieri qui si è avuto il primo temporale di stagione.

Caricati gli agnelli e raccolte le reti, ci si mette in cammino. Non lontano c’è un altro gregge, purtroppo da queste parti ci si “pesta i piedi” a vicenda, tutti alla ricerca di pascoli, così finisce che il cammino di greggi e pastori si incroci e si intersechi, talvolta con un po’ di nervosismo.

Ma adesso le strade si dividono, questo gregge si è messo in marcia verso altri pascoli, altri paesi. E’ una domenica mattina e non c’è troppo traffico, ma è sufficiente attraversare una strada principale presso un semaforo per far formare una coda impaziente.

La neve è scesa a quote basse, fin quando non arriverà il sole o le temperature si alzeranno, le prime montagne che si ergono dalla pianura hanno quella spruzzata grigiastra sugli alberi. Cade anche qualche goccia di pioggia, ma le previsioni sono buone. Ci si ferma qualche istante a brucare un po’, ma bisogna proseguire.

I cani sono irrequieti, non c’è molto per cui farli lavorare, lungo la strada non ci sono campi, spesso addirittura si passa tra muri e cancellate. Nonostante si tratti di una stradina secondaria, c’è sempre qualche automobilista che si lascia andare a strani gesti. Le mamme chiamano i bambini seduti dietro perchè guardino il gregge, ma un uomo agita le braccia come a dire che non è possibile dover incrociare addirittura delle PECORE sulla strada asfaltata.

Si passa nei pressi di una zona artigianale/industriale, ovviamente deserta nel giorno festivo. I cani continuano ad avere poco lavoro, qui non c’è nulla che patisca la brucatura delle pecore. L’asfalto è in pessime condizioni, le buche sono pozzanghere guardate con sospetto dalle pecore, che cercano di aggirarle.

Si arriva in prossimità di un paese. Non ci sono alternative, bisogna passare nel centro abitato. Nessuno dovrebbe protestare. Il gregge avanza, per gli animali l’unica certezza è che i pastori li condurranno a pascolare altra erba.

Anche in paese non sembra esserci molta gente, in quella mattinata fredda ed umida. Il gregge procede tranquillo diretto verso la piazza, i cani annusano negli angoli dei muri, non ci sono nemmeno siepi o aiuole da salvare dal passaggio delle pecore.

Quei pochi pedoni già in giro alla domenica mattina osservano stupiti e meravigliati il gregge. Per qualcuno è immenso… Ma da queste parti non è mai passato un gregge di quelli veramente imponenti. Le domande sono le solite, la gente chiede quante bestie ci sono, dove si va, da dove si proviene.

Ecco dove erano tutti, in chiesa! Non so se la Messa fosse finita o dovesse iniziare, ma per qualche istante il gregge di pecore e quello dei fedeli si fiancheggiano, tra le esclamazioni della gente. Qualche attimo di confusione sulla strada, poi il cammino del gregge procede su vie secondarie e ci si ferma anche a pascolare un prato tra le case.

Si torna in un paesaggio più agreste. Prati, campi, cascine, ma è inevitabile avere strade da attraversare. Intanto il tempo sta cambiando, e la meta è sempre più vicina.

Poco per volta arriva il sole, il cielo si pulisce, l’aria si riscalda. Serviranno però alcuni giorni prima che il terreno torni asciutto, specialmente in queste zone di pianura. Il gregge avanza lungo la strada secondaria, poi percorrerà qualche centinaio di metri  su asfalto e infine arriverà nei prati. Si è partiti con un clima invernale, ma all’arrivo sembra proprio primavera, il sole è davvero caldo e i prati, tutt’intorno, brillano di un bel verde.

Un inverno non così duro

Quest’anno, anche con qualche spruzzata di neve, il maggior problema per il pascolo vagante non è stato quello classico dell’inverno, fatto di gelo, di poca erba, di timore di dover fermare le pecore.

Al massimo ci si lamenta per il fango, per i prati che non possono essere pascolati perchè troppo molli. Il fango sulle strade di campagna, anche dopo giorni in cui non piove e non nevica. Dipende dalle zone, ci sono certe aree della pianura in cui il terreno trattiene di più l’acqua. Erba buona, dice il Pastore, ma appena fa due gocce…

Greggi qua e là per la campagna se ne incontrano tanti. Qualcuno lo vedi anche passando sulla tangenziale, poco prima di infilarsi in mezzo alla città. Chissà quanti notano la presenza delle greggi intorno a loro?

Insieme al gregge c’è tutto il contorno di avifauna che lo segue costantemente, vivendo quasi in simbiosi con le pecore. Un gregge, per questi aironi, per le ballerine e per altri uccelli, vuol dire maggiori garanzie di nutrimento, tra insetti, vermi nel terreno pascolato, ecc ecc. A volte anche qualche rapace pure qui da noi (sulla Svizzera vi avevo parlato l’altro giorno).

Le giornate iniziano ad allungarsi sensibilmente, le serate hanno più luce, il sole tramonta più tardi. Passata la metà di febbraio la neve fa sempre meno paura. Da queste parti in pianura è arrivata e se n’è andata quasi subito, lasciando per l’appunto solo fango, nemmeno tanto ghiaccio, visto che le temperature non si sono mai abbassate sensibilmente.

Adesso le greggi pascolano ancora nei prati, in quelli che non sono stati concimati dai contadini. C’è all’incirca un mese di tempo, poi toccherà trovare pascoli altrove, l’erba sarà poi quella che garantirà la fienagione di maggio. Nei boschi delle colline, lungo i fiumi, nei pioppeti, diversamente dagli altri anni c’è però già del verde, grazie alle temperature miti ed all’umidità.

Ogni pastore ha la sua zona, il suo metodo di lavoro. Ecco qui un gregge di pecore “degli agnelli” che rientra in cascina per la notte. Altri pastori vaganti invece tengono tutti gli animali insieme e si spostano continuamente. Ma questo pastore è da solo e si organizza così per non tribolare troppo.

Girando qua e là, ecco un gregge vagante un po’ diverso dal solito. Due soci hanno unito gli animali per il pascolo in pianura, così oltre alle Biellesi vedete anche un po’ di pecore Roaschine, quelle che un tempo erano le protagoniste del pascolo vagante dalle vallate alpine fin giù alla Lomellina.

Le previsioni annunciano ancora qualche nevicata fino in pianura, ma non dovrebbe impensierire i pastori, non in quest’inverno mite e con tanta erba. Forse è anche questo uno dei motivi per cui si vedono pecore ovunque… Qualche anno fa un mio amico diceva che serviva qualche inverno “come si deve” per scremare un po’ i pecorai, che oggi troppo si improvvisavano, che la pastorizia è una cosa seria e solo nei momenti davvero critici si vede chi è il vero pastore.

Troppe pecore nella stessa zona?

Nelle scorse settimane ho avuto modo di andare un paio di volte in Canavese, a far visita ad amici pastori. Forse lì più che altrove, è evidente la sensazione che il pascolo vagante sia “in pericolo”, ma la causa va ricercata forse, soprattutto, tra alcuni di quelli che lo praticano. Anche in altre parti del Piemonte c’è ormai un’alta concentrazione di greggi, più o meno vaganti, ma mi sembra che i problemi siano meno gravi, grazie forse ad un maggiore rispetto da parte dei singoli pastori e… al fatto che la gran parte dei pascoli viene pagata.

Un tempo il pascolo non si pagava. Il pastore passava, pascolava, dava un agnello, un pezzo di formaggio… Aumentata la concorrenza, per accaparrarsi il diritto di mangiare l’erba, qualcuno ha iniziato ad offrire soldi, oppure sono i contadini che hanno cominciato a chiedere denaro, non so. Un’amica in Canavese comunque mi raccontava la fatica nel difendere i propri pascoli, anche di proprietà, dove fa pascolare il suo “piccolo” gregge. “Arriva il tal pastore con 2000 e più pecore, mi dice che passa solo… Ma come resta il mio prato dopo che passano tutti quegli animali? Io con le mie faccio qualche giorno, loro passano e in 10 minuti hanno spianato tutto.

Qualcuno ha ridotto il numero degli animali. Ricordo che, durante una chiacchierata, Giovanni diceva: “Chi era abituato ad un altro modo di pascolare, adesso non si trova più… Anche tra di noi: ci si incontrava alla sera, si mangiava e si cantava. Adesso vedi che passa un altro pastore, conosci magari la macchina, ma non ci si parla più.” Pastori d’altri tempi, pastori che oggi continuano per “malattia”, pastori abituati ad avere buoni rapporti con la gente, essere salutati ed accolti lungo il loro cammino.

E’ quasi sera, le auto sfrecciano sulla statale senza rallentare. Essere lì al pascolo fa venire i brividi: per gli agnelli, per i cani, per come possa bastare un attimo di distrazione.  Anche questo pastore parla della “concorrenza”: per il momento è abbastanza vicino a casa, ma verrà il giorno anche per lui di scendere dove arrivano e passano greggi più grosse, dove “fioriscono” i divieti di pascolo.

Una giornata di sole e di vento, un altro gregge, un altro pastore. Anche qui i discorsi sono simili. In una certa zona è passato il tale e non c’è più nulla. In quel Comune non puoi più andare, hanno messo i divieti di pascolo, non puoi entrare nemmeno se i contadini a te concederebbero il pascolamento. Se lo fai, vieni multato.

Sono zone in cui non mancherebbero i pascoli, ci sarebbe forse anche spazio per tutti, ci si rispettasse per prima cosa a vicenda. Ovviamente però la base sarebbe rispettare i proprietari dei prati! Parla con uno, parla con l’altro, i nomi dei responsabili sono poi sempre gli stessi, ma le conseguenze le vengono a pagare tutti allo stesso modo. Anzi… le pagano di più gli onesti, che finiscono per rispettare i divieti, mentre i responsabili continuano quasi come se niente fosse. Un pastore, il cui gregge è ormai estremamente ridotto, mi raccontava che uno di questi personaggi è arrivato al punto di mangiargli tutta l’erba intorno alla cascina che lui affitta come base per l’inverno. In un giorno il gregge è passato ed andato, lui ne aveva per diverse settimane.

Purtroppo anche questo è pascolo vagante, una storia però che non si vorrebbe dover raccontare. In Canavese sono anni che, periodicamente, escono anche articoli sui giornali, si fanno riunioni per questo “problema”, sollecitate dai privati, dai proprietari dei fondi. I responsabili però continuano e per gli altri, per i veri pastori, la vita si complica.

E quando si attraversa una strada?

La nevicata era stata di breve durata, nella notte le temperature si erano abbassate e il terreno, al mattino, era tutto gelato.

Il primo sole stava arrivando tra le colline, lassù a ridosso del bosco il gregge era già al pascolo, mentre il pastore stava finendo di raccogliere le reti e imbastare gli asini. La neve scrocchiava sotto gli scarponi e, nel fango, le impronte delle centinaia di unghie, erano cristallizzate.

Qui bisogna iniziare presto, al mattino. Gli ordini del capo sono precisi, quando arriva il sole, gli animali devono già mangiare e dev’essere tutto pronto per muoversi. La giornata sembrava promettere bene, ma le previsioni annunciavano comunque altra neve per il pomeriggio/sera.

Non è facile far spostare queste pecore. Anche chiamandole, non partono subito al seguito del pastore. Come vi ho già detto, mandando i cani si “richiudono” a mucchio. L’unica soluzione è il sacchetto del pane secco, che attira il montone castrato, con la campanella al collo, guida designata del gregge.

Così lentamente ci si avvia verso i prati a ridosso del paese. Non c’è più molto da pascolare, bisognerà attraversare la strada cantonale. Ancora una volta, le pecore brucano svogliatamente, l’erba non è di loro gradimento, quindi non si indugia troppo a lungo e si riparte.

Per passare la strada, occorre fare un lungo giro, sia per attraversare il canale, sia per non pestare un campo seminato. Il sole scalda, il terreno inizia a sgelare, tutto un altro clima rispetto al giorno precedente. Su alcuni prati in pendenza la neve è addirittura già sciolta.

Qui non occorre agitarsi, quando c’è da spostare il gregge anche attraversando una via trafficata! Per prima cosa, gli automobilisti rispettano scrupolosamente i limiti di velocità, per cui in prossimità dei centri abitati viaggiano ai 50 km/h. Inoltre rallentano quasi sempre già solo nel vedere il gregge al pascolo di fianco alla strada. Se poi questo sta salendo sull’asfalto, si fermano a decine di metri di distanza, spegnendo il motore. Ecco perchè basta un unico pastore per muoversi con un gregge di quasi mille pecore!

Dopo esser passati in mezzo ad alcuni capannoni, il gregge torna in aperta campagna. C’è la pista ciclabile che passa di lì, poi tutta una fitta rete di stradine tra campi e prati, curate alla perfezione, con tanto di segnaletica e, periodicamente, panchine, cestini con i sacchetti per gli escrementi dei cani…

Sembra ci sia un’infinita distesa di prati, da quella parte, ma il pastore confessa di non saper bene se basteranno per la giornata. Erba vecchia, erba sporca di liquami, erba di cattiva qualità. Ha già fatto un giro il giorno precedente, adesso lascia che il gregge si allarghi e pascoli quel che può, poi lo sposterà ancora, sempre avanti fino a trovare dei pascoli come si deve.

Dal mattino fino a notte, questa è la giornata di chi fa questo mestiere. Nel cuore del giorno, spesso il pastore chiude il gregge in due reti e va avanti a piedi a vedere dove trova pascoli, poi ritorna e riprende a far mangiare gli animali. La sera, chiuso il recinto, sfamato i cani, tolto il basto, torna a piedi a recuperare il proprio furgone, con cui poi raggiungerà le prossimità del gregge, trascorrendo anch’egli lì la notte. La mia breve permanenza presso questa realtà è terminata, ma vi racconterò ancora qualcosa su alcuni aspetti del territorio svizzero nei prossimi giorni.

Un assaggio di inverno vero

Il film “Hiver nomade” aveva aggiunto dettagli a quello che già avevo sentito dire sull’inverno per i pastori vaganti in Svizzera. Quest’anno anche da quelle parti le temperature non sono ancora state esageratamente fredde, c’era un po’ di neve, ma senza esagerare.

Dopo la giornata di pioggia, nella notte aveva nevicato ed al mattino il problema principale era il ghiaccio. Quando raggiungo il gregge, il pastore stava rifacendo il basto all’asino. L’animale era scivolato sulla strada ghiacciata, cadendo a terra per fortuna senza conseguenze, ma nel rialzarsi, il carico si era spostato e bisognava rimettere tutto a posto. C’era vento freddo e la neve passava quasi in orizzontale.

Il gregge pascolava incurante delle condizioni meteo. Le pecore erano tutte ben allargate e mangiavano come se niente fosse. Neve al suolo non ce n’era molta e le temperature non erano così basse, ma il vento faceva percepire un freddo più intenso di quello segnato dal termometro.

Finito di pascolare il primo prato, il gregge viene fatto spostare in un altro grosso appezzamento appena sopra la stradina. Qui finalmente si trova quello che il pastore desidererebbe avere sempre, cioè un ottimo pascolo. Le pecore si fermano, letteralmente incollate al terreno. Mangiano senza camminare, mentre il vento fa turbinare i fiocchi di neve ed esce persino un po’ di sole.

Quel prato dura davvero a lungo. Il gregge pascola in modo completamente diverso rispetto al giorno prima, quando invece spiluccava solo le punte dell’erba, o le pecore si sedevano a ruminare, attendendo che il pastore le conducesse in un nuovo pezzo. Comunque sia, bisognerà poi trovare ancora altri prati per concludere la giornata e, via di lì, la situazione sembra di nuovo esser critica.

Qui vedete meglio come sia possibile, anche con la neve, che gli animali pascolino. Spostano la neve con le zampe e con il muso, raggiungendo l’erba. Ovviamente, se il prato fosse pulito, mangerebbero meglio e di più, ma non muoiono certo di fame, contrariamente a quello che potrebbe pensare chi non è abituato a vedere gli animali all’aperto d’inverno.

Quando però tutto il prato è stato bene o male mangiato, è ora di ripartire. Il gregge come sempre si incammina compatto, non ci sono agnelli piccoli (per legge, non possono nascere agnelli all’aperto durante la transumanza invernale) e nemmeno animali zoppi. Il pastore mi ha spiegato che, periodicamente, può esserci una visita da parte del veterinario cantonale, che controlla lo stato di salute del gregge e verifica appunto che non vi siano bestie zoppe. Se ne vede una, questa deve già esser stata medicata e, sul registro, dev’essere stato segnato l’orecchino, la data e l’eventuale prodotto usato per il medicamento.

I prati attraversati successivamente non incontrano il gusto del gregge. Ci sono anche alcune stoppie di mais, da noi considerate uno dei pascoli principali per le greggi vaganti, ma qui, tra che il gelo ha “bruciato” le infestanti, tra che le pecore devono ingrassare, non si prende nemmeno in considerazione questi appezzamenti.

Il vento è temporaneamente calato, c’è il sole, ma non si può dire che faccia davvero caldo. Gli strati di abbigliamento sono numerosi e le estremità ben protette. Facesse il vero freddo dell’inverno svizzero, non ci sarebbero fango e pozzanghere di neve sciolta, resti della pioggia del giorno precedente. Spero questa immagine serva a tranquillizzare gli amici pastori da queste parti, anche in Svizzera si pesta fango!!

Il meteo quel giorno è estremamente variabile. Il sole svanisce e il cielo torna a farsi grigio. Le pecore hanno di nuovo un bel pezzo di prato nuovo da pascolare, mangiano quiete ed ogni tanto qualcuna si scuote, facendo suonare la campana. Un segnale di neve in arrivo…

Prima della neve arrivano però ancora diversi visitatori, a vedere il gregge, salutare il pastore e portare un caffè caldo con i biscotti. Dizionario alla mano, da una casa un gentilissimo signore chiede in Italiano se vogliamo mangiare qualcosa di caldo. Più tardi, quando è ormai buio e sta nevicando, da un’altra casa arriva un uomo con un cartoccio. Warm pizza per il pastore, ma il pastore è lassù vicino alla wald a fare il recinto per le pecore… Accidenti, bisognerebbe imparare il Tedesco!

La neve arriva proprio, inizia con il calare della sera, ma ormai le pecore hanno pascolato e, con il recinto già pronto, si aspetta che venga notte per chiamarle nel pezzo lassù vicino al bosco di abeti. Le piante serviranno come ricovero per i cani e gli asini, oltre a riparare anche il gregge dalla tormenta. Nel bosco c’è una quiete inaspettata, fa fin “caldo”, paragonato all’aria tagliente che per tutto il giorno ha imperversato.

Tutta l’erba a disposizione, ma…

In molti mi stanno chiedendo dettagli su quello che ho visto in Svizzera, anche i pastori delle mie parti sono molto curiosi, sia per quello che riguarda gli animali, sia il lavoro del loro amico/collega, sia… per i pascoli! L’erba del vicino è davvero più verde?

Quel mattino pioveva. Nella notte era caduta un po’ di neve, ma le temperature si erano rialzate. Bisognava andarsene al più presto da quel prato. Le reti erano già state raccolte e caricate sugli asini. Come funziona il pascolo vagante lì in Svizzera? Ogni pastore ha una sua zona, quindi in quel territorio non c’è concorrenza di altre greggi.

Praticamente tutti i prati possono essere pascolati, solo alcuni contadini vengono a dire al pastore di non entrare in un certo pezzo, ma si tratta quasi di eccezioni. Non c’è la necessità di andare “a chiedere l’erba”, ma ci si sposta via via durante la giornata.

Apparentemente, a parte qualche campo coltivato a cereali o a colza, entrambi da evitare, il resto sembrerebbe tutto da pascolare. Il pastore però ovviamente sa distinguere le differenze. Ci sono i prati vecchi, molti dei quali poco appetiti da queste pecore, vuoi per la qualità dell’erba, vuoi perchè molti sono già stati concimati con liquami. Poi ci sono i prati “di copertura”, ma anche lì il foraggio non è un granché. Ciò che si cerca, sono i prati nuovi.

Quindi spesso sembra di avere intorno distese quasi infinite da pascolare, ma quando sposti il gregge da un pezzo all’altro, gli animali non abbassano nemmeno la testa per mangiare, così sai che devi proseguire oltre. A volte il pastore cerca di insistere, quando nel pezzo c’è tanta erba, ma se le pecore sentono l’odore del liquame, anche se sparso mesi prima, pascolano di malavoglia.

Invece il gregge deve mangiare sempre, gli animali devono ingrassare!! Mentre si cercano buoni pascoli intorno al paese, è un continuo via vai di visitatori. Mamme con bambini, bambini da soli, signore di mezza età che portano pacchetti di pane duro, biscotti secchi da dare agli animali. Via via durante i giorni in cui sono rimasta là, ho visto un susseguirsi di episodi simili, persone che vengono a salutare il pastore, chiedono quante sono le pecore e portano chi il caffè ed i biscotti, chi addirittura il pranzo caldo.

Mentre il gregge mangiucchia un pezzo meno peggio degli altri, il pastore va a fare un giro per rendersi conto di cosa c’è sotto la neve. E’ il secondo anno che passa da queste parti, quindi inizia a conoscere il territorio, ma comunque bisogna andare a vedere che erba c’è nei prati, capire dove invece sono campi, e con la neve le cose si complicano, anche se adesso ce n’è poca e piove pure. Dopo si riparte, per vedere se ci sarà qualcosa che incontrerà maggiormente i gusti del gregge.

Si passa a fianco di una grossa stalla, con annessa villa/residenza degli allevatori. Si allevano capre e vacche. Impossibile non notare l’ordine, la pulizia, la bellezza delle strutture. Nonostante i trattori parcheggiati sul retro, non c’è nemmeno fango sull’asfalto e sul cemento davanti all’azienda. Per non parlare della totale assenza di ciò che, ahimè, molto spesso circonda le cascine in Italia: pezzi di macchinari, cose che restano lì “perchè possono sempre servire”, nylon, bidoni…

Si passano numerosi prati, tutti di qualità non eccezionale, intanto non smette di piovere. Il pastore continua ad andare a vedere più avanti, da una parte e dall’altra tra le colline, per scovare uno di quei “prati nuovi” in cui le pecore finalmente possano riempirsi la pancia a dovere. Non che siano digiune, altrimenti non starebbero così ferme. Spiluccano, qualcuna rumina, gli agnelloni giocano, ballano sulla pista pedonale e ciclabile.

Il pastore torna dal giro in avanscoperta poco soddisfatto. Non ha trovato cosa cercava, ma comunque ha deciso quale direzione prendere. Si lasciano perdere alcuni pezzi in una valletta laterale tra le colline, inutile andare in là senza certezze che gli animali mangino poi come si deve.

Si passano velocemente alcuni prati, poi ci si sposta ancora. Fa quasi impressione, pensando a quanto invece starebbero ferme delle pecore nostrane in spazi così estesi. Qui la finalità non è il mantenimento, ma ingrassare gli animali.

Finalmente, verso sera, in una valletta tra le colline, sempre sotto la pioggia, si trova IL prato, quello che consentirà di concludere in modo soddisfacente la giornata. Gli animali si fermano, abbassano la testa e brucano senza guardarsi intorno. Ciò è un sollievo per il pastore… che può andare appena più avanti a preparare il recinto per la notte.

Quando ritorna, vado a fare due passi. Il gregge è sempre là che pascola, io cammino veloce (per scaldarmi) sulle stradine asfaltate e, in parte, sterrate che attraversano le colline, uniscono le cascine isolate ai paesi e sono percorse da numerose persone. Chi corre, chi porta a spasso il cane, chi fa una passeggiata mano nella mano, chi sale e scende in bici, in un clima di generale rilassatezza, anche sotto la pioggia, senza ombrello, bambini e anziani.

Volevo infine mostrarvi i tubi, ancora presenti sui prati, che tagliano diagonalmente i pendii. Laddove non si può passare con il trattore e la botte a spandere i liquami, i mezzi si fermano sulle strade e il concime viene distribuito attraverso questi tubi. La speranza è che non sia ancora stato fatto ovunque questo lavoro… Il meteo annuncia neve per la notte e per il giorno successivo.

L’inverno scorre via

Poca nebbia, poco freddo, quasi niente neve. Certo, è inverno, il termometro va anche sotto zero, ma non è il vero freddo di un tempo, quando giornate del genere erano la norma.

Gli anni passano, ma già solo quand’ero bambina ricordo interminabili giornate di nebbia, dal mattino alla sera, anche a casa mia, che proprio in pianura non è. La nebbia che iniziava in autunno e proseguiva in inverno, a volte fittissima.

Quel giorno il gregge doveva spostarsi. Le pecore vengono fatte pascolare fino alla tarda mattinata, poi ci si mette in cammino costeggiando l’antico muro di un palazzo in decadenza. Nebbia, freddo ed umidità, ma muovendosi insieme al gregge ci sarà da scaldarsi.

Il clima è adatto allo spostamento di quel giorno. Sono parecchi i chilometri da percorrere, lunghi tratti in mezzo a campi e prati. Con il terreno gelato, anche se qualche animale esce dalla strada e cammina a lato, non farà alcun danno alle coltivazioni. Comunque, con i cani si lavora continuamente per evitare il più possibile che ciò accada.

C’è qualche strada da attraversare, ma, con la nebbia, questo richiede maggiore attenzione ed anche l’aiuto di qualcuno che aspetti il gregge facendo segnalazioni agli automobilisti in arrivo. Per ferrovie e strade più importanti invece fortunatamente ci sono sottopassi o cavalcavia.

La nebbia però pian piano prende a dissolversi, lasciando filtrare i primi raggi di sole. Il gregge sta continuando il suo spostamento nella campagna, passando accanto a cascine, per poi percorrere lunghi tratti tra prati e campi, senza incontrare quasi nessuno.

Via via il sole inizia a scaldare e l’aria si fa meno pungente. Camminare insieme alle pecore comunque aveva già scacciato il freddo, specialmente dovendo continuamente badare che gli animali non fuoriescano nei seminati. Corrono i cani, ma anche le persone fanno la loro fatica.

Non ci sono molte occasioni per fermarsi a pascolare. In alcuni posti sono già passate altre greggi, molte stoppie sono state trinciate o addirittura già arate. Poi ci sono campi di cereali o prati in cui il contadino non concede il pascolamento, o l’ha promesso a pastori che devono ancora arrivare.

Strade secondarie tra la campagna, alcune asfaltate, molte sterrate. Bisogna studiarsi bene il percorso prima di affrontarlo con il gregge. Uomini, animali, anche i cani iniziano ad essere stanchi. Anche se affamate, le pecore iniziano ad andare più piano, non dovrebbe mancare molto alla meta. Per fortuna la nebbia si è dissolta, i raggi del sole sono già più bassi verso l’orizzonte e si intravvedono le prime colline.

La giornata è stata lunga, quando finalmente si arriva in vista della destinazione finale il sole sta per tramontare. A fine dicembre si diceva che l’inverno era solo all’inizio, che poteva ancora fare di tutto. Adesso che siamo a fine gennaio, i pastori dicono che ha ancora tempo a venire giù neve a febbraio, ma intanto pensano con gratitudine al fatto che, fino ad ora, non c’è stato da preoccuparsi troppo.

Al pascolo con gli amici

Per i pastori non esistono giornate festive. Durante quelle che per molti però sono le “vacanze natalizie”, ho fatto visita ad amici in un’altra regione. Amici pastori.

Non ero mai stata da quelle parti. Siamo arrivate dal gregge partendo da casa a piedi e la mia amica via via mi mostrava tutti i prati che il gregge aveva pascolato nelle settimane, nei giorni precedenti. Praticamente prati quasi adiacenti che il pastore aveva potuto far mangiare andando di seguito, senza dover lasciare indietro nulla. Altro che in queste zone, dove un prato non lo pascoli perchè il contadino non vuole, un altro perchè passa poi un altro gregge, ecc.

Lì invece ogni pastore ha, o dovrebbe avere, una sua zona. Purtroppo ultimamente c’è chi non rispetta più queste antiche consuetudini, facendo nascere problemi sia tra pastori, sia con i contadini o comunque i residenti, che si lamentano per qualche danno, per qualche problema. Per fortuna invece, in quella mattinata del giorno di Santo Stefano, problemi non ce n’erano, la gente del paese veniva a vedere lo spettacolo e qualcuno ha anche portato un panettone o un pandoro ai pastori.

Finito di pascolare, dopo aver caricato i più piccoli tra i tantissimi agnelli, il gregge si mette in cammino verso un altro prato. Si attraversa una zona residenziale, tra muri, cancellate, siepi e strade laterali da cui può sbucare fuori un’auto. Lo spostamento è breve, ma nelle retrovie sono gli agnelli a far sudare non poco. Qualcuno si ferma, qualcun altro pensa bene di scappare all’indietro a tutta velocità e non è affatto semplice bloccarlo, catturarlo e recuperare la coda del gregge.

Nuovo prato, confinante con boschi e case ben protette da cancellate. Poi altri prati dall’altra parte del rigagnolo. E’ una zona di colline, verso il basso si intravede il blu del lago, intorno al quale il gregge è già stato. Meglio però allontanarsi dalle zone “cittadine” e soprattutto dalla popolazione cittadina, che si lamentava per escrementi delle pecore sulla pista ciclabile/pedonale che gira intorno al lago. I pastori hanno ai piedi gli scarponi, invece chi passeggia o corre, calza sgargianti scarpette multicolore che non intende assolutamente imbrattare di fango o… peggio ancora!

Non fa caldo, non fa freddo. E’ prevista neve per il giorno successivo, ma i dati sono discordanti sui centimetri che cadranno. Il gregge pascola tranquillo, anche per i pastori e i cani c’è un po’ di relax. Ognuno ha il suo metodo e i suoi orari nel gestire il gregge, per esempio in questo caso le pecore, sazie, vengono messe nel recinto prima ancora che venga notte. Il tutto ovviamente è favorito dal fatto che non si sia perso troppo tempo negli spostamenti, non c’è stato da tirare e togliere reti e i pezzi erano uno di fianco all’altro. Inoltre il pastore ha iniziato il lavoro al mattino molto presto.

Il giorno successivo in effetti l’aria della neve c’era ed in alcune zone è caduta, ma su quel gregge si sono solo visti pochi fiocchi che si sono poi dissolti rapidamente, senza causare disagi al lavoro dei pastori.

La neve stava appena iniziando a cadere quando, in un’altra zona, abbiamo incontrato questo gregge così variegato e variopinto. Pecore e bovini, tra questi vacche di razza Galloway e addirittura alcuni yak, che sicuramente non patiscono né il freddo, né la neve.