Nei panni del turista (con cane)

Ormai tutti gli alpeggi sono occupati: mandrie e greggi sono salite in quota e vi resteranno fino alla fine di settembre, metà ottobre, raramente più a lungo. E’ quasi inutile che vi ripeta ancora una volta che l’alpeggio è un luogo, un territorio di lavoro. Chi segue questo blog dovrebbe esserne più che consapevole.

Sappiamo però altrettanto bene che molti frequentatori della montagna ritengano questo spazio un luogo essenzialmente di svago, senza porsi troppe domande su come e perchè ci siano anche gli animali al pascolo. Invito ancora una volta tutti al reciproco rispetto (di animali, infrastrutture, persone) e, a tal proposito, volevo parlare di chi fa la gita in montagna con il proprio cane. Fateci caso: quanta gente c’è che si fa accompagnare dagli amici a quattrozampe? Senza avere stime o dati sottomano, direi che sono decisamente in aumento. In questi anni ho avuto modo di vedere il fenomeno dalla parte di chi in montagna lavora, è lì con il bestiame, al pascolo o presso le baite. Oggi vi parlo nel ruolo del turista-escursionista.

Arrivata al Moncenisio, dopo aver visto alcune vacche al pascolo nel recinto delimitato dai fili, scorgo in lontananza un gregge di pecore. E’ inevitabile pensare che vi sia anche un patou, un cane da guardiania a sorvegliarle. Sono necessari un paio di minuti per arrivare vicino al gregge, che mi appare davanti all’improvviso dietro ad una curva della mulattiera militare. E il cane bianco inizia subito ad abbaiare rabbiosamente, portandosi davanti alle pecore. Ci osserva e ci studia, per valutare se siamo un pericolo potenziale o reale.

Avevo con me il mio cane, che è un soggetto un po’ particolare, avendo comunque l’abitudine a lavorare con il bestiame (specialmente pecore e capre). Per lui gli animali sono… attività, quindi la sua tendenza è quella di guardare me in attesa di eventuali ordini. I cani da guardiania per lui significano “colleghi di lavoro”, pertanto la sua tendenza è quella di andare loro incontro scodinzolando. Tutto va bene quando c’è il pastore e i cani già si conoscono, ma in situazioni differenti cosa potrebbe accadere?

Succede che lo lego immediatamente al guinzaglio, fin dal momento in cui ho visto le pecore in lontananza. Lui obbedisce al mio richiamo, ma è meglio non rischiare. Quando il patou si accorge di noi, le pecore stanno finendo di attraversare la mulattiera. Ci fermiamo e il patou abbaia con forza. Poi si volta, vede che il gregge si è spostato, salendo verso l’alto, così gira le spalle e risale pure lui.

Riparto per la mia strada e, a distanza di sicurezza, libero il mio cane dal guinzaglio sempre solo perchè so che non si allontana e anche perchè so che, più a monte, non troveremo altri animali al pascolo liberi. Il piccolo gregge si è fermato a pascolare lì in basso, man mano che si sale l’erba è ancora indietro e ci sono nevai, non è ancora tempo per le pecore o per altri animali. Ovviamente, anche se non ci sono appositi cartelli e normative (come nelle zone di parco, riserva naturale, ecc), il cane va tenuto al guinzaglio se ha la tendenza ad allontanarsi, correre dietro alla fauna selvatica, ecc. E’ questione di buonsenso e rispetto.

Sulla via del ritorno, c’è una mandria libera. Come vi dicevo, il mio cane sa come lavorare con gli animali al pascolo, ma nessuno può sapere quale reazione avranno questi animali nel vedere un cane, specialmente un cane estraneo. Prima regola, da seguire sempre (pecore o vacche che siano, con o senza cane da guardiania), non passare in mezzo al gregge/mandria. Gli animali potrebbero spaventarsi, non tanto per la vostra presenza, quanto per quella del cane. Ovviamente tenetelo al guinzaglio, perchè non si sa mai quali comportamenti potrà avere vicino agli animali.

In generale comunque gli animali al pascolo possono agire come questi, tutti uniti in gruppo contro l’intruso! Se il vostro cane è libero, potrebbe scappare in mezzo a loro, magari mettersi ad abbaiare per paura/difesa, causando scompiglio, magari facendo correre gli animali verso un punto pericoloso. L’invito quindi è quello di fare sempre molta attenzione, tenere i vostri cani legati almeno dove ci sono baite e/o animali al pascolo ed evitare di passare tra di loro. Tutto ciò sempre ricordandosi che non siete in un luogo di svago, ma in un luogo di lavoro, regolarmente concesso in affitto agli allevatori che lo utilizzano.

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Neve e ricordi

Più tardi spero di riuscire ad andare a fare qualche foto nella pianura pinerolese, per farvi vedere come vanno le cose ai pastori vaganti nella neve. La precipitazione qui è stata meno abbondante che in altre parti del Piemonte, ma adesso la paura è che venga il gelo, formando una bella crosta. Le previsioni per i prossimi giorni sono incerte, prima freddo, poi forse altra neve, poi rialzo delle temperature, pioggia… Si vedrà, il tempo fa quel che vuole, tocca adattarsi, magari tribolando.

Ieri sera gli amici di Facebook imprecavano contro la neve. Qualcuno aveva le pecore fuori, qualcuno pensava ai pascoli ancora da mangiare, ma era felice di avere le bestie in stalla! Questa foto l'ha pubblicata Claudio Bosonin, siamo in Val d'Aosta, per le capre è ora di andare in stalla e mangiare dalla greppia.

Questa bellissima foto, sempre da Facebook e sempre in Val d'Aosta, ritrae Davide Ronc quando è sceso con le bestie. Neve di qualche settimane fa, ma oggi mi sembrava la giornata adatta per pubblicarla. Il fotografo è il fratello di Davide. Immagini belle da vedere, ma per chi le vive… la faccenda è un po' differente.

Da quando vivo più o meno in prima persona il mondo dei pastori, non riesco più a gioire della neve come un tempo! In attesa di avere foto attuali delle greggi in queste giornate di fine autunno, che però sanno già di inverno, abbandoniamoci ai ricordi d'estate con alcune delle tante foto che aspettano di essere pubblicate. Qui siamo al Moncenisio con Clà, che anche quest'anno è andata a far visita ai pastori da quelle parti.

Un altro scatto del gregge con gli epilobi fioriti in primo piano. Quelle pecore le ho viste l'altro giorno mentre ero in viaggio nella pianura, erano al pascolo in una stoppia di mais. Ma adesso sta uscendo un po' di sole. C'è chi dice che avremo un altro inverno come nel 2008-2009, c'era chi già lo preannunciava guadando alcuni "segnali", chi attende con preoccupazione la giornata di domani, "giorno di marca". Comunque adesso sta uscendo il sole e la neve cade dagli alberi.

Il tacchino, il cioban ed una bella storia

Ogni tanto c’è qualche bella storia da raccontare: storie positive, storie che parlano del futuro, di chi ha provato ad andare avanti e ci sta riuscendo. Ma è anche una storia che, bene o male, esiste anche grazie a questo blog. Ma andiamo con ordine… vi ricordate quegli amici di cui avevo parlato qui? Silvia ed Andrea… Era il mese di gennaio quando avevo fatto loro visita ed avevamo parlato del sogno di andare in alpeggio, dei problemi che viveva la loro azienda, stretta in una zona residenziale. Bene. La segnalazione di Sergio, altro amico del blog, aveva fatto sì che questi amici riuscissero a trovare l’alpe e farselo assegnare. Così, a fine maggio, la transumanza, la prima!!!!

Salgo in alpeggio sabato, spinta anche da questo articolo comparso su "La Stampa" qualche giorno fa e che non è sfuggito pure a molti di voi. Trovo ad accogliermi un tacchino innamorato che quel giorno sta facendo la corte a tutti gli esseri umani presenti nel cortile dell’alpe. Non ero ancora venuta qui, pur essendomelo ripromesso più volte, per motivi… geografici, diciamo così. Svoltare a Susa imboccando la strada per il Moncenisio fa ancora male ed è inevitabile farsi assalire dai ricordi. Troppi ricordi, troppe ferite che si riaprono. Cerco di tenere a bada i pensieri e mi appresto ad incontrare Silvia.

Lei è alle prese con gli ultimi lavori nel caseificio. C’è ancora da fare la ricotta. E’ tutto lindo e pulito, Silvia mi racconta della fatica fatta per riportare alla luce… il bianco! Idropulitrice, olio di gomito, acqua calda e ripetute passate per far sì che tutti i locali fossero degni di essere utilizzati. Le strutture sono belle, ma… c’era davvero bisogno di una bella pulizia. Gli sforzi vengono ripagati: la pubblicità fatta dall’articolo, ma soprattutto il passaparola della gente. E così tome, burro, ricotta, formaggi di pecora, tutto viene venduto nel punto vendita qui in alpeggio. L’indomani poi sono attesi al mercatino nella frazione Bar Cenisio, in occasione della festa.

Silvia ha studiato Scienze Forestali, come me. La sua famiglia ha sempre avuto bestie e poi c’è stato il matrimonio con Andrea, le successive decisioni e scelte di vita… Adesso eccoli qui in alpeggio! "Ho fatto dei corsi di caseificazione a Moretta, devo ancora imparare tante cose, ho anche chiesto a vari marghè come fanno, ma certe cose non te le dicono, sono gelosi dei loro segreti." Prova, cerca di migliorarsi, Silvia, e dalla sua ci sono anche le conoscenze teoriche dei corsi di studi, unite alla pratica, alla tradizione.

Si parla, si chiacchiera, mi racconta la difficile transumanza, le vacche non abituate a salire sui camion. Intanto la ricotta sale ed ogni tanto lei deve anche andare a servire i clienti di là nel punto vendita. Per fortuna ci sono i nonni a badare ai due piccolini. Andrea invece è dovuto scendere in pianura per sistemare varie cose, tra burocrazia, commissioni e scadenze.

All’esterno, oltre al tacchino innamorato, alle oche, alle galline… incontro anche Tigro. Ed ho un colpo al cuore, tanta è forte la rassomiglianza con Birba. Un po’ più alto, ma… potrebbe essere suo fratello gemello! "Ci siamo innamorati dei cani d’Oropa guardando le tue foto sul blog. Abbiamo cercato in internet, abbiamo trovato il sito, siamo andati a scegliere un cucciolo, l’abbiamo preso da un veterinario."

Pravaren è una casa dove non manca nulla, di certo non uno di quegli alpeggi dimenticati dove parlare di comfort è eccessivo, al più si può sperare di avere un riparo ed un angolo dove scaldare qualcosa. E’ anche accessibile comodamente in auto (grazie alla perfetta segnalazione lungo la strada non ci si perde), quindi il via vai di acquirenti è continuo, in questa bella giornata di agosto. "Tutti ci aiutano, il Consorzio… e poi gli articoli, prima su Luna Nuova e poi La Stampa!". E’ quasi incredula, Silvia, perchè in fondo loro non stanno facendo nulla di eccezionale. O forse sì?

Andrea però vuole che io veda il gregge e così, quando è ormai quasi sera, saliamo a portare il sale ed il cibo per i cani. Lungo il cammino troviamo i resti di una delle pecore che sono state uccise dal lupo. "Adesso c’è un ragazzo che sta sempre su, dorme anche vicino al recinto, non ci fidiamo a lasciarle sole, nemmeno di notte. Avevamo provato a prendere un cucciolo di maremmano, ma con quello non ha funzionato, seguiva troppo i turisti, aveva paura delle pecore, scappava. Ne cercheremo un altro. Il primo che avevamo quest’inverno invece mangiava gli agnelli…"

Il panorama lo conosco bene, guardo da lontano i pascoli che oggi mi sono negati. Il destino vuole che proprio in quel momento ci sia un contatto telefonico tra il pastore che sorveglia il gregge dall’altra parte della vallata ed Andrea. Il caso, le coincidenze… Il gregge qui invece è ancora lontano, lassù sui ripidi pendii scivolosi. Erba cattiva, montagna dritta! "Fin dove una volta facevano il fieno, c’è tutto questo schifo di keirel. Ma anche erba buona, guarda quanto trifoglio. Adesso che sono su alto le pecore stanno venendo proprio belle." Ed Andrea mi espone i suoi progetti per migliorare il pascolo, mi parla delle vacche da latte giù in basso, delle Piemontesi in alto: "Stanno diventando sempre più selvatiche!"

Tramonta il sole. "Cioban! Abbassa ‘ste pecore!!!!!", urla Andrea. Il ragazzo rumeno ride, le fa alzare ancora di più… ma poi tornano indietro e finalmente vediamo il gregge. "Tutte queste Suffolk davanti…". Sono pecore prese in guardia, le pecore da latte di Andrea sono lì mescolate al resto degli animali. Ed il pastore mi racconta le sue idee i suoi progetti. "Mi dicevano che ero matto, a mungere le pecore. E invece… il formaggio va via come niente! Una meraviglia!"

Come nasce tutto questo? Il Torinese Andrea e la sua malattia per la pastorizia… "Forse è stato da bambino, ero alle elementari. Ci avevano portato in gita alla Mandria e, in una cascina che c’è là, ci hanno fatto vedere le capre. Le hanno munte, ci hanno dato da asseggiare il latte. Si vede che mi è rimasto dentro qualcosa di latente!". Sono da tre anni che Andrea ha il gregge. Prima delle capre: "Bianche… perchè a casa di mio suocero dev’essere tutto bianco! Le vacche, le capre… Ma erano bestie di stalla, non andavano bene. Ne ho prese altre da Riccardo, ho iniziato a girare, sentire. E poi l’idea delle pecore da mungere, ma adesso devo prenderne altre. Trovarle!!"

Quella che ascolto lassù sembra una storia incredibile. "Adesso basta, voglio lasciar perdere tutti gli altri miei lavori, fare solo il pastore. Anche oggi… erano due giorni che non vedevo le pecore, avevo bisogno di essere qui." Lo capisco, eccome se lo capisco! Parliamo di pastori, di alpeggi, di come valorizzare i prodotti. Andrea e Silvia sono forse il futuro di questo mondo, tradizione e radici che si mescolano con l’innovazione e la voglia di fare. "Ho portato delle pecore al macellaio, mi sono fatto fare dei salami. Una meraviglia, piacciono a tutti. Adesso vorrei far fare delle mocette, dei violini di capra. Magari un sito su internet per vendere i prodotti, voglio anche sentire dei gruppi di acquisto." Passione per le bestie e sguardo al futuro. Una bella storia da raccontare qui.

Andrea chiacchiera e scherza con il suo giovane aiutante. E’ bello anche il rapporto che c’è tra di loro, di vera parità ed amicizia. "E’ un pastore di tradizione, ho da imparare, a stare con lui. Dopo vedrai cosa si è fatto portare… Allora, Cioban, come va su di qui? Chi sta meglio di te? Io giù con tutte le donne… La moglie, la suocera, la figlia… Ma la prossima settimana ti do il cambio, da lunedì vengo su io e vai giù tu!!"

Ma Andrea mi parla anche dei limiti assurdi che ci sono nel suo paese per l’ampliamento dell’estensione delle superfici fabbricate agricole. Pertanto, adesso che hanno più animali, dovrebbero cercare qualcos’altro. Dove? "Io lì intorno ho la mia zona di pascolo, ormai me la sono "costruita". Però con le vacche non ci stiamo più e poi dobbiamo fare un caseificio per lavorare il latte anche giù! Invece non ci lasciano." Chissà se, dopo l’alpeggio, riesco a trovare anche la cascina? Ci proverò!

Prima di scendere, fotografiamo il giovane pastore con il tradizionale mantello che si è fatto portare dalla Romania. Non vuole una roulotte, gli va bene la sua "grotta" che si è attrezzato e… questo mantello caldissimo e morbido. Non sono andata all’est, questa foto l’ho scattata in Val Cenischia, ve lo giuro! Mentre il ragazzo sorride e ci porta a vedere una bella stella alpina che ha scovato tra le rocce continuo a pensare a mille cose, ai miei sogni che non si sono realizzati, all’entusiasmo di questi amici, ai progetti a cui lavorerò in futuro per la valorizzazione della pastoria. E’ quello il mio destino o prima o poi sarò anch’io su in montagna, su qualche alpeggio, con un mio cane, un mio gregge?

ps: Cioban significa "pastore" in Rumeno

Video da vedere e commentare

Oggi un po’ di video, per partecipare più attivamente al mondo della pastorizia, delle transumanze… e non solo. Mi aspetto anche un po’ di commenti, specie agli ultimi due che ho intenzione di mostrarvi.

Qui è un momento di questa transumanza, quando il gregge aveva ormai lasciato i pascoli del Moncenisio è stava scendendo verso valle.

Questa invece è la partenza della mandria dai pascoli di Bardonecchia, ultimi istanti prima di salire sui camion e scendere in pianura.

Veniamo adesso ad un video scoperto per caso in rete (guardo poco la TV e mi sono persa l’originale): di solito trovo interessanti le inchieste di Striscia la Notizia, ma questa volta non sono daccordo! Fortunati i bambini che vedono le pecore al parco giochi e… non mi vengano a dire che questi animali li spaventano, perchè altrimenti… povera Italia davvero! Piuttosto dovrebbero cercare di fare in modo che gli animali non vadano a sporcare i giochi, anche se dubito che il montone vada sullo scivolo o sulla giostra.

Quest’ultimo invece è il trailer di un film: avevo già sentito parlare di questa ragazza, Cheyenne, avevo visto delle sue foto in un libro. Mi chiedo una cosa, però. Conosco tante donne che fanno le pastore, anche da sole e non affiancando mariti e compagni. Guarda caso il film lo vanno a girare dove c’è una pastorella giovane e carina… A parte questo, ben venga qualsiasi cosa positiva che aiuti a far parlare di pastorizia!

A proposito di film, vi segnalo il blog di Manuele Cecconello, che sta girando tra i pastori del Biellese. Ho visto il trailer di "Sentire l’aria", che avrà per protagonista il giovane Andrea e… non vedo l’ora di vedere l’opera conclusa.

Signori si scende!

Ormai il gregge è in pianura, la stagione del pascolo vagante è ricominciata. Quel che vi narro però fa sempre un passo indietro… e così torniamo a venerdì mattina, quando il cielo era grigio, piovigginava e, in tangenziale, la coda infinita avanzava a passo di lumaca.

Il gregge, in proporzione, camminava molto più velocemente del serpentone di auto imbottigliate… I pastori si erano già messi in marcia e stavano affrontando la discesa delle Scale del Moncenisio. Pioveva ed il clima era tipicamente autunnale, anche se non freddo come ci si poteva aspettare per la stagione.

Quel giorno i passi da fare erano tanti, ma in realtà la vera fatica sarebbe stata quella del giorno successivo, caricare i camion e scaricarli nuovamente in pianura. In fondo uno spostamento su strada non era che l’allenamento per gli infiniti giorni di pascolo nomade che stavano per ricominciare.

I colori erano quelli dell’autunno ed anche il cielo grigio stava proprio ad indicare che era effettivamente ora di scendere. D’altra parte, tra le nebbie che andavano e venivano, sembrava di scorgere una spolverata di neve fresca caduta nella notte, lassù. Ma ormai le porte della baita erano state chiuse ed il gregge scendeva verso il fondovalle. Una sosta per far passare qualche auto rimasta in coda, e poi via di nuovo.

Albino guidava il gregge, anche se ogni tanto le capre cercavano di prendere il sopravvento. Quante transumanze, nella vita del pastore? Forse però per lui è una cosa normale, sono più gli altri a filosofeggiare su questa giornata particolare. Per il pastore vagante, ogni giorno è transumanza, così sarà difficile vederlo vestito a festa per l’occasione e nemmeno i suoi animali hanno qualche addobbo particolare.

Qualche auto c’è, ma il traffico è veramente poco. E dire che le atmosfere odierne, quelle di un’umida giornata d’autunno, sono molto più affascinanti di un’assolata domenica di agosto. E il gregge prosegue il suo cammino, padrone della strada, mentre la pioggia si è trasformata in uno spray leggero.

A Bar Cenisio ci si fermerà per una tappa, mentre persino il sole decideva di far capolino. E’ vero, gli uomini si erano svegliati presto ed avevano già fatto mille cose… ma erano soprattutto gli animali ad aver bisogno di pascolare.

Il Valico del Moncenisio è ormai lontano, tra non molto magari la strada sarà persino chiusa al traffico, per neve. E’ arrivato il momento di svoltare e raggiungere dei pascoli per sostare qualche ora. Gli animali sembrano saperlo e guardano la strada giusta prima ancora che il pastore la imbocchi.

Il gregge è come un fiume che risale controcorrente la stretta strada tra le case ed il torrente. Ogni tanto si incontra qualcuno che saluta il pastore, ammira le pecore: "Che belle bestie, che schiene!". Un cercatore di funghi ci raggiunge ed offre persino un bicchiere di vino. Ci si saluta pensando già al prossimo anno, ad una nuova salita, ad una nuova stagione, perchè anche la transumanza è una di quelle cose cicliche che speri sempre di vedere ancora ed ancora, simbolo del mondo che va avanti.

Le pecore finalmente possono pascolare tranquille, sotto un cielo che ora sembra rasserenarsi, ora sembra portare nuova pioggia. Il prato, qua e là tagliato, oppure pascolato precedentemente dalle vacche, ha un bel colore verde ed erba ricresciuta grazie alle precipitazioni delle scorse settimane. Ma il pastore pensa già all’erba che ci sarà giù in pianura.

Sono giorni di nascite, questi, ed anche il quella breve pausa della transumanza nascono dei nuovi agnelli. Guai per il pastore se non capitasse, ma in giornate particolari come quelle delle lunghe transumanze, forse ne farebbe anche a meno. Per adesso intanto proprio lì vicino c’è già un recinto dove sono state riunite le pecore che hanno partorito in quegli ultimi giorni di alpeggio.

I colori autunnali stanno iniziando a macchiare qua e là la montagna, anche se il verde è ancora il colore prevalente. Quando i larici saranno gialli ed arancioni, nessun gregge, nessun pastore sarà più in montagna. Che senso ha, rimanere lassù con poca erba a disposizione, quando invece in pianura quest’anno sembra essercene in abbondanza?

Pranzano anche i pastori, e poi si rimettono in marcia. Questa tappa della transumanza porterà fin giù nel fondovalle, dove l’indomani arriveranno i camion a caricare gli animali. Albino si incammina, chiama il gregge, e questo non tarda a riunirsi alle sue spalle, una grande isola bianca che si allarga e si restringe a seconda dello spazio a disposizione. Bisogna però fare attenzione a cancellate, guard-rail, muretti, evitare che le pecore vadano dove non devono… ed anche a quelle fioriere con ancora qualche piantina che resiste in questo tiepido autunno.

Più avanti, nuovamente sulla strada principale, il gregge si incanala nel cantiere eredità dell’alluvione del maggio 2008. In tutta l’estate nessuno ha ripreso i lavori… Adesso tutte le case sono chiuse, forse qualcuno si affaccerebbe alle finestre fosse di sabato o di domenica. Montagna spopolata, montagna di seconde case.

Ancora un tratto di asfalto e poi il gregge inizierà a scendere tra boschi e radure, seguendo vecchie strade, antiche mulattiere quasi scomparse. Quando la sede viaria tornerà libera, defluirà la coda di auto che si era già formata. Anche i pastori si dividono, qualcuno scende a valle per preparare il recinto, iniziare a portar giù i mezzi, prima che venga notte.

Al ritorno, il gregge è ancora per la strada, fermo in una radura a pascolare tra l’erba secca. Ormai più nessuno qui taglia il fieno, nessuno ha degli animali per cui quegli spazi potrebbero essere preziosi. Poco per volta il bosco invaderà tutto e forse non ci sarà nemmeno più una via per la transumanza del gregge?

Il pastore riparte, la sera si sta avvicinando ed il cammino nel bosco è ancora lungo. Ci si divide ancora, bisogna andare a spostare il recinto alle pecore degli agnelli e così, nel frattempo, la transumanza arriva a destinazione, là dove c’è già il recinto preparato. E’ ormai notte, qualcuno del paese è venuto a scambiare quattro chiacchiere, a curiosare. I pastori sono stanchi, una cena veloce e poi si dormirà lì vicino al gregge, pronti a riprendere le attività la mattina successiva, quando arriveranno i camion per caricare tutti gli animali…

Prima la nebbia, e poi…

Già dal mattino si capiva che non sarebbe stata una bella giornata. Qualche lembo ancora azzurro e qualche raggio di sole potevano regalare l’illusione di un miglioramento, ma invece…

Giusto il tempo per vedere che su in alto le cime sono ormai innevate, ma poi la nebbia scende di nuovo, avvolge tutto, si sposta, ritorna. Non sarà una bella giornata, non sarà una giornata facile. La stagione si avvia velocemente verso la fine e non si può far nulla, si può solo sperare che ci sia "solo" la nebbia a disturbare questi ultimi giorni, queste ultime settimane.

Dove c’è il gregge, inizialmente il tempo sembra un po’ più bello, ma il lago pare un calderone in ebollizione, da cui si alzano cumuli di vapore. Ma non fa sicuramente caldo, quassù. Gli animali sono ancora nel recinto, anche se un paio di pecore la sera prima è rimasto fuori dalle reti. La nebbia era così fitta che… come fai a vedere tutti gli animali? A loro sorveglianza, il pastore aveva lasciato i due cani maremmani. Per fortuna, non è successo nulla.

Il gregge contrasta contro la nebbia, ed allora si capisce che il colore della lana non è propriamente bianco. Ma quante sono? Certo, viste così sembrano un’infinità. Dopo la transumanza ci sarà inevitabilmente la tosatura… Che montagna di lana che verrà fuori! Materiale di scarto, fa male al cuore pensare che ormai è così che vanno le cose.

Se guardi il gregge da più lontano, gli animali sembrano meno, molti meno, una chiazza bianca tra i pascoli, quasi che fosse un nevaio dimenticato quassù dall’estate ormai terminata. Intanto, il cielo azzurro sta scomparendo dietro alle nuvole, che si fanno via via più compatte.

Adesso le pecore sembrano di nuovo un infinito mare di schiene, gambe, orecchie. I pascoli paiono ormai brulli, ma di erba ce n’è ancora. La pioggia caduta nei giorni scorsi e quella che ancora cadrà di lì a poco non serve più a far crescere nuova erba, la stagione è finita, si pascola solo più quel che c’è di verde, quel le pecore trovano ancora di appetibile tra le foglie ingiallite.

I pastori si aggirano nel gregge, valutano le pecore, le scelgono con occhio esperto e con la conoscenza frutto della convivenza costante con gli animali. Quella sì, quella no. Quella è brava, quella continua a non partorire, ma è bella, diamole ancora un possibilità. Quella è già un po’ vecchia, quell’altra… Nonostante tutto, sembra sempre incredibile come facciano a riconoscerle, a ricordarsi se sono solite partorire gemelli oppure no, se al momento del parto sono delle brave madri, oppure hanno la tendenza ad abbandonare l’agnello.

Ormai la stagione dei parti è iniziata, anche quel mattino infatti c’è un paio di pecore da far scendere in basso, per trasportarle dove ci sono le altre madri, al pascolo tra le reti con i loro piccoli. Una delle due ha una coppia di agnelli che sorveglia attentamente, mentre questi cercano di muovere i primi passi incerti.

Le due madri mi seguono senza problemi, per fortuna, così si riesce a raggiungere la strada e l’auto, dove verranno caricate. Ma non sempre le cose filano così lisce… Da quel momento in poi, la giornata è un susseguirsi di nebbia fitta e di pioggia, che a tratti cade a scrosci, rendendo la strada per l’alpeggio fangosa ed instabile. La macchina fotografica è un impiccio e resta all’asciutto nella macchina. Anche se, a fine giornata, di asciutto c’è più poco ed, alla sera, non si saprà più dove stendere ad asciugare giacche, ombrelli, maglie…

Aria di neve, lassù

Se mai ci sono stati dei veri giorni di relax, adesso uno già non se li ricorda più. Certo, delle giornate meno impegnative, quelle in cui ci si poteva anche permettere un riposino al pomeriggio, non si può negare di averle avute. Ma quel che avverrà da adesso in poi cancellerà la loro memoria. Settembre, tempo di migrare? Si spera che sia ottobre, ma comunque, la macchina si sta mettendo in cammino.

Gli agnelli hanno cominciato a nascere e bisogna separarli dal resto del gregge, portandoli in un posto dove possono stare al sicuro con le loro madri, senza dover camminare al seguito degli altri animali. La nebbia va e viene ed ogni tanto cade anche un po’ di pioggia. L’aria è fredda, è quella dell’autunno, ormai.

Forse allora l’ultimo resto della slavina nel canalone del Lamet non se ne andrà. Sembrava impossibile che potessero bastare quei due, tre mesi per sciogliere tutta la neve che c’era ancora a fine giugno, quella che era stata tagliata con le ruspe per liberare la strada verso l’alpeggio. Eppure il caldo del mese di agosto è stato intenso anche qui e così questo è ciò che resta di tutta quella neve.

Spostato il recinto, gli agnelli cercano un posto dove stare, mentre le madri già brucano la nuova erba. Ovviamente, non è detto che il posto sia quello più comodo a disposizione. Uno di questi due poco dopo lo scatto della foto scivolerà lungo la pietra e si fermerà appena sotto, incredulo. Sgambettando, si rimetterà in piedi e farà una nuova prova, poi chiamerà la madre e si avvierà al suo seguito.

La nebbia va e viene, il freddo è tale che viene da pensare che su in alto stia già nevicando. Di erba ce n’è ancora, la transumanza è già nei pensieri di tutti, ma non è prevista nell’immediato, specie dalla gran parte dei pastori. I margari, con le vacche, invece generalmente scendono prima.

La rete ha qualche picchetto rotto ed il pastore li sostituisce. Pare incredibile esser stati in pianura il giorno prima, a sudare e lavorare sotto il sole, nella polvere, mentre adesso qui fa freddo e bisogna già essere vestiti come d’inverno. Laggiù, in cascina, tutto è pronto per il rientro degli animali, sono state ammassate anche le ultime scorte di foraggio per l’inverno, nella speranza che se ne consumi la minor parte possibile, non come lo scorso inverno, quando era stato neccessario "fermare" anche le pecore.

Stamattina la nebbia si era dissolta e la pioggia aveva lasciato pozzanghere un po’ ovunque, ma sulle cime le ultime nuvole scoprivano una spruzzata di neve fresca. D’ora in poi, il timore della neve sarà una costante. "Servirebbe che piovesse in giù, da far venire una bella erba per quando si scende!". Intanto, in questi giorni iniziano la loro transumanza tutte quelle madri mogli e compagne di margari e pastori, i cui figli devono iniziare la scuola. Per loro sono terminati i giorni in alpeggio, anche se gli uomini restano ancora lassù.

Una sera oltreconfine

Un tempo il Moncenisio era italiano e sui suoi pascoli si producevano formaggi rinomati, famosi e ricercati. I pascoli restano ottimi, ma ormai il confine passa più a valle, il latte va in gran parte al caseificio coperativo e…

L’altra sera comunque siamo andati in un alpeggio, l’unico, dove si parla ancora Italiano. O meglio, si parla Piemontese, più che altro! Era quella giornata di nebbia di cui vi ho già parlato ed il lago aveva dei colori meravigliosi, nelle ultime luci del tramonto. Per la maggior parte della gente quello era stato il giorno conclusivo delle ferie, così a quell’ora non c’era quasi più nessuno, lassù. La montagna tornava ai suoi abitanti, ai suoi ritmi, ai suoi suoni e silenzi.

Le vacche erano ancora legate nella stalla, mentre tutti erano intenti alle varie operazioni di mungitura. Adesso si mungono ancora circa 50 animali, ma ad inizio stagione erano 85. Per fortuna ci sono le mungitrici e non bisogna far tutto a mano… Già così si finisce alle nove di sera (e c’è poi ancora da fare il formaggio), se ci fosse ancora da usare secchio e sgabello…

Solo per qualcuna si torna alla vecchia maniera, come questa vacca zoppa che fatica a spostarsi ed entrare nella stalla. Luciano allora procede alla moda vecchia, perchè anche se ci sono le macchine, bisogna saperne fare a meno. Non si sa mai quello che può capitare, da queste parti. Intanto scende la sera e l’aria è decisamente fredda. Siamo ad oltre 2000 metri nel vallone del Piccolo Moncenisio.

Vicino alla stalla scorrazzano due vitelli: sono gemelli, un maschio ed una femmina, nati qualche settimana prima. Giocano, corrono, saltano e vengo ad osservare gli estranei, curiosi, ma scappano non appena uno cerca di avvicinarsi troppo. Vengono poi fatti avvicinare alla madre, in modo che possano succhiare il latte.

Piero vuol farsi fotografare vicino al toro, ma l’animale non vuol saperne di stare fermo o di girarsi dalla parte giusta. Alla fine, il massimo che si riesce ad ottenere, è questa foto un po’ sghemba, con l’animale visibilmente infastidito dall’operazione.

Intanto nella stalla si continua a mungere. Fuori ormai è notte e, quando gli animali vengono fatti uscire, in cielo brilla la luna. Io sono lì fuori nell’oscurità argentea, mentre le vacche escono ad una ad una. Dentro gli uomini le slegano e c’è una parola per ciascuna di loro, un incitamento che segue in nome della bestia. Escono Veleno, Granata, Fioca… Và ‘d ‘nans! Sembra di essere in un film, vorrei registrare almeno i suoni di questa serata in alpeggio, perchè sono così antichi, così autentici, così belli e musicali che sarebbe un peccato non poterli sentire più. La poesia poi finisce e c’è la stalla da pulire, mentre sotto le ragazze iniziano a scaldare il latte per fare il formaggio. C’è ancora da far cena, la giornata qui finisce molto tardi, a notte inoltrata, e probabilmente inizia molto presto al mattino.

Piccola transumanza

Non è che, una volta arrivati in alpeggio, tutto finisca lì e non ci si muova fino al momento della discesa autunnale. Per chi sale con una mandria di bovini, questo può in parte essere vero, al più vengono fatti piccoli spostamenti altitudinali, talvolta anche utilizzando baite diverse. Ma, per i pastori vaganti, il nomadismo non finisce mai. E così, anche nel bel mezzo dell’estate, ci si mette in cammino verso altri pascoli.

Quel mattino, una volta aperto il recinto, il gregge iniziò a defluire come un torrente tra le vecchie baite del Lamet. C’era ancora erba da pascolare, lì intorno, ma veniva tenuta per la fine della stagione, quando ogni giorno c’è poi il rischio di vedere le cime innevate. Meglio allora andare "lontano", a pascolare ancora ad alta quota per qualche tempo.

Possibilmente, si cerca di evitare la strada, per non rovinarla: inevitabilmente, gli animali sconfinano verso le sponde, facendo cadere terra e sassi. Il gregge così avanza in ordine sparso, allargandosi dopo il passaggio obbligato nel torrente. L’accumulo della slavina che pareva immenso ad inizio stagione è ormai quasi del tutto sciolto, restano pochi lembi qua e là, più in alto. Il caldo degli ultimi giorni ha colpito anche quassù, a 2000 metri di quota.

La gran parte del cammino verrà coperta nel tardo pomeriggio, per adesso si va ancora al pascolo. Il caldo non è così insopportabile, eppure gli animali stanno con la testa bassa gli uni accanto agli altri, ansimando, e brucano svogliatamente. "Sognate, sognate! Poi magari stasera rimpiangerete di non aver mangiato!!"

Invece di lasciare il gregge libero, i pastori decidono di tirare le reti e chiudere gli animali nel recinto, per potersi così tranquillamente recare alle baite e consumare il pranzo senza affanni. C’è così anche il tempo di scambiare quattro chiacchiere con degli amici in visita, ma poi verrà il momento di partire.

Aperte le reti, il gregge viene lasciato pascolare ancora per qualche tempo, mentre un pastore va avanti per allontanare le manze ed assicurarsi che il passaggio sia libero, per evitare spiacevoli incidenti. Quindi si lancia il richiamo e gli animali si incamminano dietro alla loro guida, fiduciosi di essere condotti ancora una volta verso pascoli migliori.

Qui è inevitabile seguire la strada, che in questo tratto taglia i ripidi pendii che cadono a picco sul fondovalle. Il gregge si allunga in un serpentone infinito, che solleva nuvole di polvere sotto il sole del tardo pomeriggio. Passo dopo passo, anche oggi saranno chilometri, così come accade spesso in pianura nel resto dell’anno.

Il vento mescola la foschia che sale dal caldo fondovalle con la polvere sollevata dal gregge: alla sera, tutti coloro che camminavano dietro alle pecore saranno come incipriati. Capelli, viso, braccia, la polvere si è posata dappertutto, ma per lo meno non c’è quel calore che accompagna analoghe transumanze polverose in pianura.

Il tratto più brutto della strada è alle spalle e si entra nei pascoli delle manze, con il lago laggiù sullo sfondo. Il cammino è ancora lungo, gli animali avanzano ordinatamente senza sconfinare, disegnando una grande S nel verde. Ancora avanti, e presto questa transumanza non sarà più un "segreto".

Il gregge entra nella strada trafficata del sabato pomeriggio ed all’improvviso anche i turisti del fine settimana e gli stranieri in vacanza si trovano coinvolti dal pascolo vagante. Il pastore alla sera raccontava poi che una ragazza francese gli è venuta incontro tutta sorridente dicendo qualcosa sui moutons, "…ma non capivo cosa diceva. Comunque mi ha fatto piacere! Sai, era anche una ragazza giovane, carina. Non come le Italiane, che magari si chiudono in macchina e tirano su il finestrino: <<Che puzza!>>."

La transumanza prosegue ed il gregge lascia libera la strada deviando accanto al gabbiotto della gendarmeria. I turisti filmano, fotografano, salutano, per fortuna l’atmosfera è più rilassata rispetto ad un analogo passaggio nello stesso posto, anche se nella direzione opposta, avvenuto all’incirca due mesi fa, di notte.

Il gregge però non è ancora giunto a destinazione. Con la barriera della diga a chiudere l’orizzonte, si fiancheggia il villaggio abbandonato. Ci sarà da camminare ancora per oltre un’ora, prima che finalmente gli animali raggiungano i pascoli che li accoglieranno e sfameranno per qualche settimana.

Poco per volta si riprende a salire contro il versante della montagna, attraversando una fitta boscaglia di ontani, fiancheggiati dal rosa degli epilobi fioriti. Non fa più caldo come prima, il vento soffia più forte, gli animali continuano la loro marcia ed il pastore si pente di non aver pensato a mettere in macchina una bottiglia d’acqua.

Dopo una breve sosta, ci si rimette in cammino fino a raggiungere, finalmente, i pascoli. Da una certa quota in poi, le vacche non sono arrivate, quindi tutta l’erba è per le pecore. Mentre gli animali possono abbassare la testa e mangiare a volontà, i pastori raccolgono manciate di mirtilli e tirano il fiato, anche se la lunga giornata non è ancora terminata.

Si prepara il recinto e si lascia che gli animali pascolino ancora un po’. Mentre scende la sera si fa entrare il gregge tra le reti. Il cammino però non è ancora concluso, perchè adesso bisogna salire in auto e ripercorrere tutta la strada fino alle baite… ed ormai si rientra sempre quand’è notte fonda, così come accade d’inverno, quando il gregge cammina ogni giorno alla ricerca di pascoli.

Transumanze, video, appuntamenti…

Un po’ di spazio a voi che non vi limitate a leggere, ma scrivete, partecipate, segnalate… Ed allora cominciamo con Gianni, che nel suo blog ha incontrato una mandria in Valsesia qui, ma anche un gregge nel Biellese qui e un altro ancora (parliamo del mese di febbraio) qui (e possiamo riconoscere il pastore Quintino). Complimenti per le bellissime foto!

Poi c’è Andrea, che gira per le montagne cuneesi: ha scattato qualche foto che ci invia. Purtroppo non quelle della transumanza a Limone Piemonte… ma comunque abbiamo queste greggi in Valle Stura. Qui capre di varie razze ed incroci.

Un gregge ancora nella rete, con le capre che osservano curiose…

Sempre da quelle parti, un gregge dove si vede anche una capra Girgentana, che ha riscosso l’interesse e la curiosità di Andrea.

Con le pecore, qui c’è anche un cavallo massiccio: chissà se il pastore lo cavalcherà per salire a sorvegliare il gregge, quando gli animali saranno più a monte, oppure lo userà per trasportare le reti o i sacchi di sale?

Alla transumanza dell’altro giorno c’era anche Clà, che invece di limitarsi a fotografare pecore e pastori, ha pensato bene di immortalare anche me, in versione intermedia tra reporter e pastorella!

Questi invece sono i due video che ha realizzato Clà durante lo scarico delle pecore.

Qui non mi vedete, perchè ero corsa avanti a cercare di fermare le pecore, che si erano infilate nel retro dell’ex dogana. Abbiamo faticato non poco a farle tornare indietro da questo collo di bottiglia!

Qualche lavoretto non appena il gregge si è tolto dalla strada: questi due capretti erano in attesa della poppata, ma la mamma sembrava un po’ troppo ansiosa di andare al pascolo, quindi bisogna trattenerla.

Segnaliamo, grazie ad un’e-mail di Alessandro Midulla un’iniziativa che si terrà domani e sabato in Valle Po: "Ëncà isù!". Qui il programma della manifestazione, tra arte, cultura e prodotti tipici sul cammino della transumanza.

Torniamo in terra biellese con Laura ed affrontiamo con lei la transumanza avvenuta il 12 giugno scorso. Una partenza notturna, per non patire troppo il caldo della giornata…

Quando fa giorno ed arriva il primo sole, la mandria è già in alto e la pianura è alle spalle, nella foschia.

Finalmente in montagna! Ci troviamo nella zona sopra ad Oropa, all’alpe Giassit (che fortunatamente si raggiunge anche in auto, ci dice Laura).

Questi uomini però sono saliti a piedi insieme agli animali e questa immagine la dice lunga sulla stanchezza che subentra alla fine della transumanza… Sarà anche un momento di festa, ma…