Dopo tanti sacrifici, sono riuscito a realizzare il mio sogno

Continuiamo il viaggio tra gli allevatori di capre. Fabio lo conosco da qualche anno, adesso ci racconta come è riuscito a realizzare il suo sogno di aprire una sua azienda agricola.

(foto F.Tonelli)

Vivo a Verrès, in Valle d’Aosta. Ho un allevamento di circa 50 capre da latte che, oltre ad essere una passione, sono anche fonte di sostentamento in quanto, dopo tanti sacrifici, sono riuscito finalmente a realizzare il mio sogno: aprire un’azienda agricola tutta mia. E’ stato piuttosto difficoltoso per diversi motivi. Sono orgoglioso di essermi costruito ciò che ho, partendo completamente da zero (non sono figlio d’arte, i miei genitori fanno tutt’altro) e fare di questa passione il mio lavoro! A parte la mia famiglia, non ho avuto aiuti da nessuno. Abbiamo fatto i salti mortali ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Allevo capre Camosciate delle Alpi. Prima di scegliere questa razza mi sono informato bene e ho visitato diverse aziende. Sono molto rinomate per la loro produzione di latte e sono una razza tutto sommato abbastanza rustica, che si adatta bene al nostro territorio, al clima e soprattutto rispecchiano il tipo di allevamento su cui volevo puntare io.

(foto F.Tonelli)

La mia prima capra l’ho avuta in regalo da mia nonna quando ero bambino. Era una capretta nana molto mansueta e graziosa con cui avevo instaurato un bellissimo rapporto: era la mia ombra, era come un cagnolino che mi seguiva ovunque andassi. Con il passare degli anni ho avuto la conferma che questa era la mia strada e ho così deciso di mettere anima e corpo per gli animali, dedicando la mia vita a loro e seguendo questo cammino, tanto pieno di sacrifici quanto ricco di soddisfazioni. Casa mia è uno zoo… Fin da bambino, grazie alla preziosa collaborazione dei miei genitori, ho avuto la fortuna di poter tenere una marea di animali. Ancora oggi, gli animali sono tanti! Alcuni sono solo da contorno e non c’entrano nulla con l’attività… Li ho perché mi piacciono, è più forte di me! Ho smesso di andare alle Fiere perché se no ogni volta arrivo a casa con qualcosa. Altri invece sono parte integrante dell’azienda come le mie galline “felici”. Le definisco così perché secondo me lo sono. Tante persone vengono a trovarmi per comprare le mie uova e mi fa piacere accontentare chi ama ancora i prodotti della terra, chi ci tiene a sapere cosa mangia e preferisce rifornirsi direttamente in azienda piuttosto che sugli scaffali della grande distribuzione.

(foto F.Tonelli)

Al contrario di quel che si possa pensare, le capre sono animali estremamente intelligenti! Le ho scelte perché fin da piccolo mi hanno incuriosito e appassionato… Inoltre, essendo solo a gestire l’azienda avevo bisogno di una tipologia di allevamento che mi permettesse di cavarmela con le mie forze e allo stesso tempo mi permettesse di guadagnarmi da vivere. E poi le capre… Non so nemmeno come spiegare, mi piacciono e basta! Della capra mi piace tutto! E’ un animale simpatico e intelligente, a tratti buffo. Le mie sono abituate al contatto con l’uomo perché mungendole mattino e sera sono domestiche. Non c’è bambino che venga a trovarmi che non resti contento di vederle. Sono graziose e mansuete, adorano le coccole e sono molto curiose.

(foto F.Tonelli)

Momenti difficili… Tanti, forse troppi! Credo che i momenti difficili servano a farti apprezzare quelli belli. E credo sia proprio in quei momenti che ti accorgi se questa è davvero la tua strada. E’ facile andare avanti quando tutto va bene, ma la vera forza sta nell’andare avanti anche quando le cose non vanno come vorresti! Un aneddoto che ricordo con piacere è successo quando ero piccolo ed ho visto per la prima volta come nascevano i capretti. E’ una cosa che mi è rimasta impressa, ogni volta mi emoziona. E’ sempre speciale vederli nascere. Ogni anno me ne nascono tantissimi, ma ogni volta è come la prima. E’ bello vederli nascere per poi essere accuditi dalla loro mamma, vederli alzare a fatica e dopo poche ore correre come matti nei box. E’ bello vederli crescere e diventare adulti per dire “ti ricordi quello com’era piccolo” oppure “questo è figlio della mia preferita” o ancora “la mamma di questo era un fenomeno”.

(foto F.Tonelli)

Per la mungitura ho costruito artigianalmente un palchetto sul quale faccio salire gli animali due volte al giorno. Ogni giro ce ne otto, sanno che una volta su trovano il mangime e quindi salgono volentieri. Vengono poi bloccate in maniera da poter essere munte. In questo modo ogni animale assume la giusta razione di mangime e viene munto bene e nel pulito. Il latte lo conferisco ad un caseificio qui vicino, di cui sono socio. Non lo lavoro in azienda principalmente perché non sarebbe fattibile come tempo. Lavorare il latte, produrre formaggi, seguirli e poi venderli mi occuperebbe un sacco di tempo, nel periodo in cui per altro ci sono tanti lavori da svolgere in campagna. Essendo solo diventerebbe complicato e rischierebbe di ripercuotersi sul prodotto finale, il formaggio appunto. E poi c’è da fare un discorso economico. Vendendo il latte, conferisco l’intera quantità che produco, non ho scarto e a fine mese arriva il bonifico. Un domani che i miei genitori saranno in pensione e potranno darmi una mano, chi lo sa, magari si potrà pensare ad un punto vendita. Ad oggi i miei genitori svolgono altri lavori e hanno una stabilità lavorativa che non metterei mai a rischio per farli venire in azienda con me! Operai non ne voglio, al giorno d’oggi non è facile. La maggior parte delle volte ti porti in casa persone demotivate che non hanno voglia di fare niente e pensano in un’azienda agricola si trascorra tutto il giorno a guardare gli animali che pascolano ma non è così! Quindi, meglio solo che male accompagnato!

(foto F.Tonelli)

Mi occupo della stalla e in estate, pur non avendo tanti terreni, faccio un po’ di fieno. Inoltre svolgo altre piccole attività annesse all’azienda che mi permettono di guadagnare qualcosa in più. Ho scelto di non pascolare più. Allevando capre destinate alla produzione di latte ci va un occhio di riguardo con l’alimentazione. Trovo che dando solo fieno si mantenga un prodotto regolare, sia come quantitativo sia a livello di analisi. Non avrei comunque abbastanza terreni e pensare di pascolare un periodo per poi ritirarle di nuovo a fieno e successivamente ri-pascolare sarebbe controproducente al massimo. Ho ridotto drasticamente parassitosi, mastiti e altre problematiche legate al pascolo. Le capre in inverno trascorrono alcuni mesi in stalla, hanno un box che permette loro di muoversi anche nei periodi più delicati come quelli del parto, di mangiare e di abbeverarsi quando vogliono attraverso l’uso di apposite mangiatoie e coppe. In estate hanno un recinto fisso e possono entrare o uscire dalla stalla a loro piacimento.

(foto F.Tonelli)

Secondo me le capre sono animali incantevoli. Sanno trasmettere tanto e sono in grado di percepire un sacco di cose sulla persona che hanno davanti. Sentono se hai paura, se sei intimorito da loro oppure se sei a tuo agio e si comportano di conseguenza. La mia vita è cambiata parecchio da quando ho le capre. Avendo molti animali da accudire non mi posso allontanare di casa. Le ferie sono ormai un ricordo lontano, da otto anni a questa parte non vado più in vacanza ma non mi pesa. Sono contento perché faccio un lavoro che mi piace e mi rende orgoglioso ogni giorno. Non rimpiango i sacrifici che faccio per i miei animali perché loro sono la mia vita, senza di loro non avrebbe senso stare al mondo, non mi immagino un futuro senza di loro. Con questo lavoro si sa, non si diventa ricchi. Personalmente penso che la ricchezza non sia solo quella economica. La vera ricchezza è la felicità. Se uno ha la salute e un po’ di felicità, ha tutto! Se qualcuno vuole iniziare con le capre gli direi di pensarci bene: se è davvero convinto fa bene! Gli animali riescono a trasmetterti tanto, a volte molto più delle persone.

(foto F.Tonelli)

Capre da compagnia, perché no! Per chi vuole tenere alcuni animali come hobby non mi sembra una cattiva idea, anzi. Gli animali sono davvero speciali e se uno ha il posto e il tempo per tenerli ben venga. Diversi studi hanno dimostrato l’importante aiuto svolto dagli animali nella vita dell’uomo. Molto diffusa recentemente la Pet Therapy, ovvero l’uso di animali per creare dei legami con pazienti in difficoltà come bambini disabili o anziani.
Dalle mie parti ci sono parecchi allevatori di capre. Con qualcuno è difficile andare d’accordo. Credo che vedere un ragazzo poco più che ventenne che si sta costruendo passo dopo passo un’azienda susciti un po’ di rivalità in qualcuno. Credo che un po’ di invidia sia dovuta al fatto che, tutto sommato, me la stia cavando benone! Va detto che la crisi che colpisce il settore agricolo certo non aiuta, anzi. Si sta creando una “guerra dei poveri” che in molti casi da vita ad atteggiamenti abbastanza spiacevoli. Ma non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ci sono anche tante persone buone. Credo in questi momenti difficili sia meglio aiutarsi e sostenersi piuttosto che ostacolarsi il lavoro, già abbastanza duro di suo. Fortunatamente ho tanti amici in questo settore che la pensano come me, su cui so di poter contare.

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Non riesco neanche a spiegarlo: è un amore troppo grande!

Ancora un’intervista ricevuta via internet. Stavo però controllando sulle mappe e… penso che ci siano buone probabilità di conoscere Gloria molto presto, dato che mi hanno contattata da un paese vicino al suo per presentare i miei libri nel mese di aprile durante una manifestazione zootecnica che è in via di organizzazione. Ma veniamo alla storia, all’entusiasmo e alla grande passione di questa giovane amica.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Mi chiamo Gloria e sono del 1998. Vivo a Barchi in Val Trebbia tra Genova e Piacenza. Ho un piccolo allevamento di capre per passione ma mi piacerebbe continuare e riuscire ad avere un bel gregge. Adesso ne ho una quindicina, principalmente incroci, camosciate/saanen ma mi sto attivando per comprare qualche capra di razza. Mi piacerebbe avere delle Frise, Valdostane o delle Alpine. Queste perché sono molto belle, rustiche, e comunque si prestano ai miei territori.  La mia prima capra l’ho comprata nel 2011, si chiamava Polifema perché aveva un occhio solo. L’avevo presa per far compagnia al cavallo e da quel giorno è scattata la malattia. Qualche mese dopo ne avevo già un’altra e da lì in poi non mi sono più fermata.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

La passione per gli animali l’ho sempre avuta, sono il mio mondo, a partire dai cani, passando ai cavalli fino ad arrivare alle capre. La mia famiglia ha le bestie da generazioni, ce l’ho nel DNA! Io personalmente adesso ho solo le capre ma appena finisco la scuola ho intenzione di acquistare di nuovo i conigli e un cavallo. Mio zio invece ha un centinaio di vacche e una decina di cavalli.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Le capre le ho scelte perché sono delle bestie fantastiche: molto intelligenti ma anche dispettose… “O le ami o le odi” e io ho scelto la prima opzione. Il bello delle capre è che se riesci a farle affezionare a te, non ti lasciano più. Sono particolari, fanno un sacco di dispetti ma tengono anche puliti gli spinai e nessun animale pulisce come loro. Non riesco neanche a spiegarlo: è un amore troppo grande! L’unica cosa che non mi piace è l’odore del becco nel periodo del calore: quello proprio non lo sopporto.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

I momenti difficili capitano a chiunque. Ho avuto una capra morta di parto, una morsicata da una vipera, una uccisa dal lupo, un becco ammazzato da un montone, capretti vari ecc.  Inoltre non sono potuta andare in stalla per alcuni mesi per due operazioni al polso. Non mancano mai i compaesani che si lamentano giustamente per i danni e tanti altri avvenimenti, ma fa tutto parte del gioco, non si deve mai mollare!

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Le maggiori soddisfazioni me le hanno date le capre che ho comprato selvatiche e che dopo alcuni mesi sono diventate come cagnolini. La nascita dei capretti la considero la più grande emozione che io possa provare: è inspiegabile l’agitazione che hai prima di entrare in stalla quando sei nel periodo delle nascite.
Per adesso non mungo anche perchè sarebbe un impegno troppo grande per me che vado ancora a scuola, e arrivo a casa alle 16. Solo in estate se hanno troppo latte e il capretto non lo ciuccia tutto allora dopo averlo munto lo dò alla mia mamma o alla nonna che lo mischiano a quello delle vacche e fanno i caprini misti. Loro sono le incaricate a fare il formaggio infatti quello di vacca lo facciamo per tutto l’anno, insieme a ricotte e burro.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Siamo una grande famiglia! Mio zio e i miei cugini si occupano delle vacche e del fieno, mio papà fornisce i mezzi (ha un’impresa edile con trattori ecc.), la nonna e la mamma, come ho detto prima, fanno i formaggi e ora si sta appassionando alla caseificazione anche mia sorella mentre mio fratello che è ancora un po’ piccolino dà una mano a me, in stalla e nei recinti estivi. Infatti, in primavera e autunno le mollo al pomeriggio e ci sto dietro stando attenta che non combinino qualcuna delle loro mentre in estate le tengo nelle reti che sposto quasi tutte le settimane nelle sponde da pulire. Certe volte ci sto delle ore nel recinto con loro, mi siedo lì e le osservo semplicemente, per soddisfazione personale: mi piace guardarle mangiare e giocare con i capretti.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Quando finisco la scuola ho intenzione in estate di portarle su nei pascoli dove pascolano le vacche di mio zio e tenerle su per buona parte dell’anno. Sono ettari ed ettari di pascolo dove non basterebbero 500 capre per tenerli tutti puliti! Le aprirei al mattino e alla sera le rimetterei di nuovo dentro alla baracca che abbiamo su. Sono obbligata per colpa dei lupi. Ne girano molti dalle mie parti e farebbero un banchetto se le lasciassi libere di notte. Non posso neanche prendere i cani antilupo perché passano troppi turisti e si sa come andrebbe a finire.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Il mio punto di riferimento è il mio papà! E’ un uomo eccezionale e anche se non se ne occupa di prima persona mi dà consigli e mi aiuta soprattutto nel fornirmi le strutture. Quest’anno ad esempio, mi ha fatto una stalla nuova in modo da rendermi il più autonoma possibile. E’ il primo a darmi “un calcio nel culo” se ce n’è bisogno ma è anche il primo a darmi una mano.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Le capre, come tutte le altre bestie, sono una GRANDISSIMA risorsa! E va agevolata. Non di sicuro come fa lo Stato rendendoti la vita impossibile con tutta la burocrazia con cui ti fanno scontrare ogni giorno.  Molti allevatori di capre attualmente sono donne. Secondo me perchè sono animali facilmente gestibili al contrario delle vacche con cui magari serve più prestanza fisica, quindi si concentrano più su questo genere. A me personalmente le vacche non piacciono di per sé perchè sono più tonte rispetto alle capre. Da quando ho le capre la mia vita è più incasinata perchè naturalmente sono un impegno costante, ogni giorno dell’anno, sono un lavoro assicurato, anche quando vorresti non uscire di casa magari durante una nevicata o quando vorresti andartene in vacanza. Ma ho la fortuna di avere un sacco di persone su cui poter contare e qualche giorno libero riesco sempre ad averlo. Nonostante tutto ciò la mia vita è più ricca: ricca di emozioni, di risate, di orgoglio e anche di problemi ma ne vale pena!

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Se qualcuno mi dicesse che vorrebbe iniziare a tenere le capre sarei molto contenta. Mi piacerebbe molto avere qualcuno con cui parlarne e magari trattare qualche esemplare. Qui le abbiamo in pochissimi.
Il Mondo dell’allevamento, soprattutto in città, adesso è visto in modo molto superficiale, se non, purtroppo, trascurato del tutto. Vige un’ ignoranza generale da far gelare il sangue. Secondo i pensieri odierni, chi alleva è ignorante e sfigato. Il problema è che non capiscono che se tutti noi smettessimo il pianeta non potrebbe andare avanti. Ma vaglielo a spiegare ai vegani che spopolano su Facebook. E’ una battaglia persa! Certo è che se un giorno scoppierà qualcosa, noi sapremo sopravvivere, loro no.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Ogni mia capra ha un nome come lo hanno avuto tutte quelle che sono passate nella mia stalla. E’ una tradizione di famiglia: anche le vacche di mio zio hanno un nome e ne avrà avute quasi un migliaio in tutti questi anni. Certi nomi ti vengono d’istinto, in base alle caratteristiche dell’animale mentre per altri è più difficoltoso.
Il mio prossimo acquisto sarà il cane da pastore. Sogno di riuscire ad addestrarlo nei migliori dei modi ed essere un tutt’uno con lui e le capre. Oramai io ho un legame con gli animali. In qualsiasi parte del mondo io andrò loro saranno la prima cosa che noterò. Senza di loro, sono vuota. La passione non la puoi gestire, fa parte di te.

Emozioni

Come molti di voi sapranno, dal novembre del 2015 sono anch’io “un’allevatrice”. Che parolona! Però le normative esigono che, indipendentemente dal numero di animali allevati, si seguano certe procedure. Così, prima di portarle a casa, ho dovuto ottenere un codice di stalla per la struttura che le avrebbe ricoverate, un numero identificativo del mio allevamento. Sta poi a me scegliere se averne due, dieci, cinquanta o più!

Le capre erano quattro, sono diventate cinque quest’autunno, grazie ad un regalo. Non sono per me un mestiere, sono un passatempo (un piacevole impegno!), una passione, una fonte di ispirazione letteraria e fotografica e molto altro ancora. Prendersi cura di qualsiasi animale insegna molte cose, aiuta a crescere, è uno stimolo in determinate situazioni. Ciascuno vive questa “esperienza” a modo suo, ma raccogliendo interviste e testimonianze per il mio prossimo libro, ho anche avuto modo di confrontare il mio rapporto con questi animali e quello delle persone che via via incontravo.

La scorsa settimana, esattamente nei giorni attesi, c’è stato il periodo dei parti. Erano tre le capre gravide, di cui due al primo parto. L’anno scorso invece solo una capra era gravida, mi aspettavo la nascita per una data e invece era avvenuta quasi una settimana prima, così me l’ero addirittura persa, ero arrivata a casa quando il capretto era già in piedi, quasi asciutto e con la pancia piena. Tutto bene, ma meglio essere presenti in questi momenti delicati! Nel caso della prima nata della stagione, la madre ha iniziato ad avere comportamenti “anomali” nel pomeriggio. Alla sera ancora nulla. Dopo un’ultima visita notturna in stalla sono andata a dormire, puntando la sveglia ben prima dell’alba. Sono arrivata al pelo per salvare questa piccolina, appena nata. Infatti la madre l’aveva appena partorita e stava cercando di ucciderla a testate. Ho dovuto allontanarla dopo averle pulito il muso per esser sicura che potesse respirare, poi ho spostato la madre, ho cercato di tranquillizzarla e, con molta attenzione, le ho fatto “accettare” il capretto. C’è voluto un po’ di tempo, ma finalmente ha smesso di picchiarlo ed ha iniziato a leccarlo. Oggi è la più amorevole delle madri.

Ciò comunque ha contribuito a rendermi più apprensiva in attesa dei due parti successivi, che erano previsti dopo alcuni giorni. Fortunatamente entrambi sono avvenuti nel primo pomeriggio. Un conto è leggere sui manuali, un conto è osservare dal vivo come si comporta la capra nelle ore precedenti. Non ha voluto seguire le altre al pascolo ed è tornata alla stalla. E’ entrata ed ha cominciato a scavare con le zampe una “tana” nelle foglie della lettiera. Poi comunque ogni animale ha il suo comportamento. Bisou ha partorito senza coricarsi, il capretto era molto grosso, così ho dovuto aiutarla.

Come tutti gli erbivori, che in natura devono essere in grado di sfuggire al più presto ai possibili predatori, stimolato dalle leccate della mamma, dopo poco tempo il capretto era già in piedi. E’ fondamentale che succhi il colostro già nelle prime ora di vita, sia perché è il primo alimento che gli darà forza ed energia, sia perché così assimilerà gli anticorpi che che costituiranno le sue difese immunitarie.

L’ultimo parto era previsto per il giorno dopo, e così è stato, nuovamente nel pomeriggio. Si trattava della capra più vecchia del gregge, in teoria quella per cui bisognava preoccuparsi meno rispetto alle primipare, invece ho dovuto chiamare un amico per aiutarmi. Il travaglio andava per le lunghe e temevo il capretto potesse essere mal posizionato o soffocare. Forse se l’avrebbe fatta da sola, alla fine, ma è stato meglio così. Anche in questo caso è nato un capretto grosso e… di un colore totalmente inaspettato! La mia stagione dei parti era quindi terminata e potevo iniziare a godermi i capretti. Non potevo però non pensare a chi di animali ne ha molti molti di più! La mole di lavoro, l’impegno, la stanchezza a fine giornata…

Per chi questo è un mestiere, c’è comunque l’attesa per il periodo delle nascite, ma le emozioni sono differenti. C’è chi non perde il legame con il singolo animale, chi vive con apprensione ogni singolo momento, poi con gioia, soddisfazione (o anche dolore e rabbia quando qualcosa non va per il verso giusto). Ovviamente io posso permettermi di godermi di più tutto il contorno. Nell’immagine vedete le due primipare, Chocolat e Bisou, che escono per la prima volta al pascolo insieme con i loro capretti. Si annusano, quasi debbano ristabilire i contatti e ridefinire le gerarchie.

Che dire poi delle “sorprese”? Conosci il colore delle mamme, sai qual era il becco… ma poi la genetica fa i suoi scherzi e nasce un capretto di un colore totalmente imprevedibile! Per chi alleva capre di razza, manca questo aspetto: le Saanen devono essere bianche, le Camosciate marroni con la striscia nera e così via. Con la Valdostana, le colorazioni del mantello sono quattro (castana, nera, serenata e cannellata), ma vi possono essere variazioni intermedie. Queste possono anche far escludere una capra da un’eventuale iscrizione al libro genealogico, ma non tutti puntano a questo obiettivo. Nel mio caso, quel che conta è la bellezza!

Parliamo poi del carattere. La capra, pur essendo un animale sociale che vive in gregge, soffre se costretta a stare da sola, ha comunque un suo carattere individuale ben marcato. Questo si è evidenziato in maniera particolare dopo il parto. Chocolat, che inizialmente voleva uccidere il suo capretto, adesso trascura la sua alimentazione al pascolo per non perdere mai d’occhio la piccola (che le da filo da torcere, essendo la più vivace e intraprendente del trio dei nuovi nati). Non la lascia mai sola, la controlla nei suoi giochi, la annusa, la lecca di continuo, la spinge con il muso. Guai se si allontana o se non la vede più. In quel caso, decide che il cane sia colpevole e lo insegue a gran carriera, lui fugge mugolando, mentre intanto la capretta dorme sotto una radice!

Hiver aveva già partorito altre volte: dov’era prima i capretti non venivano lasciati con le mamme tutto il tempo, ma solo per la poppata. Così lei non è particolarmente apprensiva o materna mentre è al pascolo. Quando le faccio uscire dalla stalla, lei va a cercare da mangiare. Solo quando è sazia allora può anche capitare che chiami la figlia. Questa così si trova a dover cercare compagnia altrove, ricevendo gran cornate dalle altre capre, che senza tanti complimenti, la scacciano in quanto la vedono come come una possibile ladra di latte destinato invece ai loro capretti. Nemmeno quando grida perché le fanno male sua madre si preoccupa di andarla a cercare. La povera Pastis segue me o il cane, ma comunque non resta mai indietro e, quando lo ritiene opportuno, sua madre la allatta senza farle mancare il cibo.

Per me il bello di avere le capre è anche poter godere di tutto questo. Emozioni, soddisfazioni, piacere personale, istanti di gioia e divertimento. Che dire del momento in cui Joli coeur si è prestata a fare la zia (lei quest’anno non ha partorito) ed ha sopportato per alcuni minuti i giochi e le capriole di Etoile sulla sua schiena? Ogni tanto si girava e si grattava con un corno la schiena, come se vi fosse stato un insetto fastidioso e non una capretta vivace.

Anche i capretti mostrano già i segni del loro carattere. Il maschio, Biscuit, mangia, dorme e ogni tanto gioca. Qui lui e Pastis stanno simulando una battaglia, a dimostrazione di come questo comportamento sia innato. Pastis sembra voler diventare una capra battagliera, aveva tre giorni di vita e già tirava indietro le orecchie, drizzava il pelo sulla schiena e affrontava il mio pugno come se si fosse trattato di un’avversaria. Meglio che non prenda troppo questo vizio con chi non è un suo simile, o potrebbe farmi passare dei guai dolorosi, quando sarà cresciuta!

Etoile ha l’argento vivo addosso. E’ la più dispettosa, giocherellona, salterina. Ogni rilievo è suo: un bidone, un tronco tagliato, un mucchio di terra, salta e corre fin quando non è stanca e allora si cerca un posto comodo e riparato dove dormire, con gran disperazione della mamma, come già detto. Con quel musetto non può non suscitare simpatia e pare aver capito di essere in un certo senso la preferita.

E così perché non approfittarne? Se io mi siedo a leggere mentre sono al pascolo, ecco che arriva di corsa e mi salta in braccio. Prima mi sale sulle spalle, mordicchia i capelli, annusa le orecchie, poi alla fine si accomoda in grembo e dormirebbe pure, non ci fosse la madre a belare e darle colpetti con il muso. Certo, le sto viziando, ma il bello è anche questo. Non terrei le capre, se non potessi passarci del tempo insieme in questo modo. Solo averle in stalla, andare mattino e sera a dar da mangiare in modo “meccanico” non fa per me. Le ho per godermele! Le capre sono animali che si prestano ad essere viziate e sono loro stesse a cercare il contatto con l’uomo. Meglio capre viziate e un po’ noiose, ma che si possono prendere in qualsiasi momento, per medicarle o per mungere, piuttosto che capre a cui non puoi nemmeno andar vicino in mezzo al gregge.

Ciascuno però resta al suo posto: non sono le grattatine ad un capretto a sovvertire l’ordine delle cose. Sono animali, dormono in stalla, mangiano fieno ed erba, vivono una vita da capre, mai mi porterei un capretto in casa (a meno di gravi problemi di tipo sanitario ed esigenze particolari). Sono capre e mi piace godermele come capre! Anche se non allevo capre come attività principale, so che verrà il momento in cui dovrò vendere degli esemplari: il maschio innanzitutto, spero di trovargli un posto come riproduttore in autunno, dopo la stagione d’alpeggio, altrimenti bisognerà castrarlo e poi macellarlo. Niente di sconvolgente, semplicemente uno degli aspetti dell’allevamento. Se non lo accettiamo, non dovremmo nemmeno iniziare ad allevare certi animali.

I miei genitori mi hanno trasmesso questa passione

Le bozze del libro sono sul tavolo dell’editore, o meglio, sono nel suo computer. Adesso mi dedico alla scelta delle foto, lavoro non da poco, visto l’immenso archivio che ho! Spero di potervi dare presto notizie rassicuranti sulla pubblicazione. Intanto, continuo a pubblicare le storie che ho ricevuto dal web. Nel caso di Davide, a dire il vero lo conosco anche personalmente, lui e la sua famiglia, avendoli incontrati più volte in occasione di rassegne e battaglie delle capre.

(foto D.Cattelino)

(foto D.Cattelino)

Abito nelle Valli di Lanzo, ho 20 capre e 20 pecore. Ho delle Valdostane (che porto alle battaglie delle capre), poi Fiurinà e Sanen, perché mi piacciono entrambe le razze. La mia prima capra è stata una capra Tibetana regalata da mio padre e mia madre (che anche loro insieme a mio fratello condividono questa mia passione) e avevo 12 anni. Oltre alle capre ho anche le pecore e qualche animale da cortile. Ho scelto le capre perché ho seguito le orme dei miei genitori che mi hanno trasmesso questa passione.

(foto D.Cattelino)

(foto D.Cattelino)

Della capra mi piace tutto, a parte quando scappano e mi fanno correre su per le montagne. La cosa più bella è stare al pascolo immerso nella natura. Le capre secondo me sono una gran risorsa perché mantengono il territorio pulito e in ordine. E’ un animale intelligente, furbo, affettuoso. I momenti più difficili incontrati in questi anni sono stati quando ho avuto una predazione da parte del lupo. Mi occupo io delle capre e, quando ce n’è bisogno, c’è anche la mia famiglia ad aiutarmi. Quando mi reco al lavoro e loro sono al pascolo le metto dentro al filar (le reti), quando invece sono a casa le pascolo in diverse zone sorvegliate da me e da Leda (il cane).

(foto D.Cattelino)

(foto D.Cattelino)

In questa immagine del 2015, a cui Davide tiene particolarmente, si vede tutta la famiglia alla premiazione della sua capra che, ad Usseglio, aveva conquistato il titolo di Regina. “Le mie giornate con le capre sono molto più piene ma molto più gratificanti. Se qualcuno mi dice che vuole inizare a tenere capre, gli rispondo che è una buona idea, però ci vuole molto impegno. Qui in valle ci sono diversi allevatori di capre, siamo in buoni rapporti, si organizzano le rassegne e le battaglie. Ogni capra ha un nome accuratamente scelto in base alla razza, al colore, alla simpatia e alla bellezza.

Meglio le capre degli uomini che bisticciano in tribunale!

Le bozze del libro hanno preso forma, si sono arricchite di tutti i contributi, le notizie, le interviste. Anche se sarebbe molto bello poter ascoltare sempre nuove storie, pian piano mi devo avviare alla conclusione della mia opera, inserendo anche i contributi ricevuti on-line. Invito quindi tutti coloro che si erano fatti mandare il questionario ad inviarmelo via e-mail, altrimenti pubblicherò la vostra storia solo qui e non sul libro.

Oggi cedo la parola a Fabrizio da Vasia (IM). “Tengo le capre per passione ne ho solo una decina. Soprattutto i miei genitori si sono chiesti molte volte da dove avessi preso questa passione, visto che loro non l’hanno mai avuta. O meglio, mio padre ha sempre avuto una capra, mia madre da bambina aveva anche la mucca, ma certamente non per passione. In paese un tempo ogni famiglia aveva animali, ogni famiglia faceva il fieno e viveva nei campi. Ora tutto è abbandonato, solo io ho questo piccolo allevamento e “faccio notizia”!! Quando ero bambino andavo dall’unica signora che aveva le pecore. Possedeva anche due capre ed io ero affascinato da loro. Andavo ogni pomeriggio all’ora della mungitura e provavo… poi la signora mi dava un po’ di latte per la colazione. Alcuni anni dopo mia sorella ha sposato il figlio di quella signora e quindi sono diventato uno di loro. Ogni domenica, quando l’impegno della scuola prima e dell’università dopo me lo permetteva, andavo al pascolo con lei o a raccogliere foglie nel bosco per usare da lettiera. Abbiamo recuperato alcuni prati e comprato l’imballatore per farci il fieno. Con gli anni l’allevamento ha cambiato un po’ le sue caratteristiche. Le pecore le abbiamo date via, a me non piacevano un granché. Ho aumentato invece il numero delle capre, ora ne ho nove.
Mi piacciono molto gli erbivori in genere: il mio sogno sarebbe tenere una mucca ma credo sia troppo difficile da gestire, visto anche il fatto che ho una famiglia con tre bimbi e dunque a volte si va in vacanza… Le capre posso lasciarle a mia sorella ma la mucca proprio no.  Allevo anche i conigli, sempre per passione!

(foto F.Viani)

(foto F.Viani)

Una passione che porta a fare delle scelte. “Ho fatto l’università a Genova, giurisprudenza. Ho anche fatto la scuola specialistica per avvocati, compresi i due anni di praticantato… Poi ho abbandonato con gioia questa strada: meglio le capre degli uomini che bisticciano in tribunale! Lavoro in una amministrazione pubblica. Ho una piccola azienda olivicola e coltivo gli ulivi per amore, così come tengo le capre. Concimo le piante con il loro letame. Con mia moglie abbiamo anche aperto un piccolo agriturismo: mia suocera cucina, io servo ai tavoli. Insomma, non ci facciamo mancare nulla!!!  Per noi la capra è una risorsa: grazie a loro tengo puliti i prati che faticosamente ho sottratto all’abbandono, così come alcuni uliveti. Mungo il latte due volte al giorno e faccio il primo sale e la ricotta. Al mattino alle 5 vado in stalla e poi porto il latte fresco ai miei tre bimbi per la colazione. Amano il latte, ma non il formaggio, preferiscono quello di mucca. Ovviamente non vendo il formaggio, mi capita di regalarlo a qualche mio amico, quando mi rimane buono!

(foto F.Viani)

(foto F.Viani)

Mi ricordo un anno eccezionale per i parti: tre capre dieci capretti!!! Due capre hanno partorito tre capretti ciascuna, una ne ha fatto quattro!!! Tutti in splendida salute. Non è mai più successo!!! La cosa più originale per me è come una vecchia signora del piccolo paesino in cui abito possa aver influito così tanto sulla mia vita. Quando ero piccolo non vedevo l’ora di andare da lei in stalla, non mi interessava del pallone o degli altri bambini. Volevo andare dalle capre e basta. E poi la casualità a fatto si che questa signora sia entrata nella mia famiglia… questo è fantastico! Con lei ho condiviso un sacco di cose, è come una seconda mamma! Qui non ci sono altri allevatori di capre. Mi sono cercato alcuni contatti con altri appassionati. Grazie al tuo sito “Pascolo vagante” sono rimasto amico di Marta e Luca di Sambuco, andiamo spesso a trovarli e sono in contatto con loro! 

Grazie a Fabrizio per la sua testimonianza, mi aveva già scritto tempo fa per raccontarmi la sua passione, ben prima che iniziassi le ricerche per il libro. Aspetto le vostre ultime storie, devo chiudere le bozze al più presto per i tempi tecnici necessari alla pubblicazione…

Come una volta, ma fino a quando?

Devo ancora completare il racconto delle mie giornate (ed incontri) nel Nord Piemonte. Prima di rientrare a casa, ero passata da una delle tante piccole aziende tradizionali che ci sono a Trasquera. Gli animali sono lì, appena sopra alla strada, poi esce Marina.

Ha un sacco con del pane e la prima ad accorrere è una coppia di pecore vallesane. Il villaggio è praticamente deserto, ma si vedono e sentono animali al pascolo un po’ ovunque.

Dopo arrivano le capre, che stavano brucando un po’ più in alto. Ci sono delle Vallesane e delle Sempione, queste ultime (bianche a pelo lungo) molto rare, si tratta di una razza quasi estinta. “Qui capre ce ne sono sempre state, prima di me le aveva mia mamma, mia nonna, abbiamo sempre avuto le vallesane. Il nonno, il bisnonno, tutti avevano capre. Lavorando, per me è un hobby. Vado a lavorare in Svizzera, il confine è poco lontano, qui tanti vanno a lavorare fuori. Qui c’è solo un’azienda che ne ha più di cento (non vallesane), loro lo fanno per mestiere, tutti gli altri invece fanno altri lavori. Si tengono più che altro per passione.

Adesso le metto in stalla di sera, perché stanno per partorire, altrimenti le tengo dentro solo se nevica, al massimo stanno in stalla due mesi. In estate le tengo giù fino ad agosto, perché le mungo, poi le metto su in alto, ma vado una volta alla settimana a vederle, altrimenti vengono troppo selvatiche. Aumentasse la presenza del lupo… come si fa? Non si può pascolarle con le reti, d’estate fossero giù come adesso che girano tra le case, la gente si lamenterebbe, ma comunque il lupo, se c’è, arriva anche qui, non è che non viene perché ci sono le case.

Marina mi spiega che la frazione è abitata da 11 persone, sono tre famiglie, tutti parenti, nessuno si lamenta per gli animali che girano tra le case. Una gestione diversa sarebbe impensabile: così tutto funziona, sia per il tempo da dedicare agli animali, sia per il loro benessere. La presenza stabile del lupo farebbe scomparire interamente questa realtà. “I giovani non hanno più tanto la passione, i più giovani sono quelli della mia età, i giovanissimi no, perché non è un mestiere redditizio. Forse se lo fai con tante, ma devi proprio avere l’azienda, attrezzarti, fare spese. Siamo duecento persone in tutto il comune. L’Associazione degli allevatori ha 15 aziende, ci sono anche allevatori di Varzo, l’abbiamo fatta per gestire i soldi che il Comune ci da per organizzare la festa che facciamo ad ottobre.

Prima di lasciare Trasquera, incontro ancora altri animali che si spostano liberi tra le case. Sembra che ogni gregge abbia un suo territorio e non vada a mescolarsi con gli altri. Si sentono campanelle un po’ ovunque.

Nei prati (allora ancora senza neve), c’è qualcuno che sta rastrellando foglie. E’ Simona, anche lei alleva capre, ma le sue non sono nè quelle che ho incontrato sulla strada, nè quelle che si vedono più a valle. Il paesaggio, grazie alla presenza di tutti questi appassionati allevatori, è bello, pulito, curato. Prati sfalciati, poi pascolati, concimati. Foglie raccolte, portate via per essere utilizzate come lettiera in stalla.

Nel “centro” del paese, l’unica bottega, poco sopra, in pascoli ancora al sole, trova di che sfamarsi un gregge di pecore. Non si vede molta gente in giro, anche i turisti sono pochi, forse la maggior parte è nell’altro vallone, a San Domenico. Qui si può approfittare delle giornate insolitamente miti e della scarsa neve per fare escursionismo lungo i percorsi segnalati.

Poco più in là, ecco altre capre. Che silenzio ci sarebbe, senza tutti questi animali, che senso di vuoto. Non potessero essere lasciati liberi, a questa stagione sarebbero in stalla, dato che non c’è abbastanza da mangiare per tirare delle reti entro cui metterli al pascolo. Girando a piacimento invece si sfamano, un po’ nei boschi, un po’ nei prati.

Le giornate sono corte, la valle è stretta, il sole tramonta presto. E’ raro ormai trovare ancora realtà del genere, dove sopravvivono forme di gestione che altrove sono impossibili da attuare a causa dei predatori. Solo la presenza di queste piccole greggi libere al pascolo può garantire un paesaggio tanto pulito e curato, a questa stagione.

Continuando a scendere, prima di lasciare Trasquera, faccio ancora altri incontri. Un piccolo gregge mi attraversa la strada con tutta calma, un altro è fermo a ruminare nei prati ormai all’ombra.

Anche prima di arrivare a Varzo ci sono altri piccoli gruppi di pecore e di capre. Una volta era così un po’ dappertutto, ma ormai nella maggior parte delle valli non è più possibile tenere così gli animali. Visto che sono solo tutti allevamenti di appassionati, se dovessero aumentare le spese e il tempo da dedicarvici per cercare di difenderli dai predatori, probabilmente la gran parte di queste greggi verrebbe venduta.

Due facce della stessa passione

La tappa successiva l’ho fatta a Pieve Vergonte, dove sapevo già che avrei incontrato degli amici. Non sapevo che, a loro volta, mi avrebbero portata da altri allevatori. Razze diverse e forme di allevamento diverso, stessa passione di fondo.

Da Rosalba e Lino (Azienda Valtoppa) ero già stata un paio di anni fa. 40 capre saanen, un punto vendita di formaggi: “Abbiamo iniziato nel 2005, prima avevamo le vacche. Ci sono stati dei dissidi con il collega della latteria turnaria, eravamo rimasti solo in due, così abbiamo cambiato, la stalla c’era. Io lavoro come operaio e il “tempo libero” è tutto dedicato alle capre. I soldi del mio lavoro servono anche per mandare avanti l’attività. Rosalba è entrata in questo mondo quando ci siamo sposati. Per non buttare via tutto, la stalla ecc, abbiamo deciso di cambiare così. Abbiamo preso le saanen perché dicevano che il latte era meno forte, il cliente non vuole il formaggio che “sappia di capra”.

La capra saanen, allevata in questo modo, ricade nella tipologia che, sui manuali, viene definito intensivo, anche se il numero di capi è ridotto. Capre sempre in stalla, mai al pascolo. “Per pascolare serve tempo… e il posto, così non le mettiamo mai al pascolo. Il fieno è tutto autoprodotto, poi diamo integrazioni. Per forza, altrimenti producono poco latte. Quest’anno il fieno di primo taglio è stato fatto con l’erba vecchia, pioveva sempre e non si riusciva a tagliare, così non lo mangiano. Se uno nasce con questa malattia… è passione! Facendo selezione, c’è stato un anno che eravamo il quinto allevamento in Italia come produzioni. A me piace far selezione, almeno quello come soddisfazione!

Poi Lino mi accompagna a piedi verso un’altra parte del paese, vuole farmi incontrare due fratelli, anche loro allevatori. Prima passiamo accanto al loro gregge, ancora all’aperto in quei giorni ancora esageratamente miti. La gran parte delle capre invece è in stalla.

Anzi, in tante piccole stallette, perchè sembra che dietro ogni porta in legno ci siano belati. Entriamo in un paio di porte e vediamo capre, capre di tutti i colori, dal pelo lungo, corto, con e senza corna.

Oppure con quattro corna, come in questo caso. I fratelli Piranda, Giuliano e Agostino, sono al lavoro per sistemare tutti gli animali e dar loro da mangiare. Sono appena scesi, o meglio, sono appena stati fatti scendere dalle ripide montagne sovrastanti, una decina di capi  è ancora “dispersa”. Non sono scesi con il grosso del gregge (una novantina di capi in totale), ma sono già stati avvistati.

Questa è la più antica e tradizionale forma di allevamento caprino, che persiste solo grazie al fatto che il lupo non si è ancora stabilizzato da queste parti. “Avevamo anche mucche, poi le abbiamo vendute, abbiamo tenuto le pecore e le capre. Le lasciamo libere in montagna, da maggio fino a fine dicembre, dipende dalla neve. Affittiamo un posto, ma poi le capre vanno dove c’è erba. Come reddito, si vende il capretto. Una volta le mungevo. Qui il lupo non c’è ancora, ci fosse non si potrebbe più fare così.

Nostro zio lo chiamavano “Giovannino del lupo”, perché è stato quello che ha ucciso l’ultimo lupo nel 1927, è stato attaccato mentre era al pascolo e gli ha sparato. Ho ancora la pagina, gli avevano dedicato la copertina su “La domenica del corriere”. Una volta ce n’erano tante capre, adesso gli anziani non ci sono più, siamo solo più pochi che le teniamo.

In casa una specie di museo, tra vecchie foto e campane, uno degli “aspetti collaterali” della passione per l’allevamento.

L’esperto di cani è Agostino, è lui che li “fa”. “Per tirarle giù da in montagna si usa il cane, adesso si fatica più di una volta, perché le lascio tanto libere. Una volta andavo a vederle spesso, adesso lavoro come manovale edile e non sempre nel fine settimana si riesce, così restano più selvatiche. Fare il cane non è semplice, dovresti sempre averlo sotto a lavorare. Deve avere l’indole, ma non basta, bisogna starci insieme per farli lavorare bene.

 

Penso sia stato un colpo di fulmine tra me e questi animali

Storie di capre e caprai… Un mondo particolare, quello delle persone che si “innamorano” delle capre. Tra di loro c’è anche Debora, da Migiondo una frazione del comune di Sondalo in Valtellina, operaia in un’azienda di tecnologia medica, ma allevatrice per hobby di 40 capre  di razza Frisa (e alcuni incroci). Lei li definisce animali “da compagnia”, ma quaranta capre sono un’impegno non da poco, oltre una compagnia!

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Ho scelto questa razza perché è la capra che è nata proprio nelle mie zone, originaria di qui.. e poi l’ho scelta per la forza e la struttura e la bellezza e l’eleganza che questa capra possiede. La mia prima capra mi fu regalata quando avevo 6 anni, era una tibetana, le altre sono arrivate quando avevo 9 anni… Erano 5 frise, che mio papà ha dovuto comprare per poter costruire un fienile… e da li è nata la mia passione.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Ho un paio di pecore, un cavallo, e un pastore tedesco. Ho scelto le capre per l’amore che riescono a trasmettermi, perché non è un animale comune, non è il solito gatto o il solito cane o pesce rosso che sia, penso sia stato un colpo di fulmine tra me e questi animali. Sono scelte di vita, le capre mi hanno aiutato a crescere e a diventare ciò che sono ora.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Mi piace tantissimo in tutto perché tutto sommato è un animale favoloso e completo, non mi piacciono molto le capre senza corna, perché penso che le corna su una capra siano la cosa più bella. Secondo me è un animale poco apprezzato e considerato stupido, cosa sbagliata, essendo a contatto con loro da anni posso testimoniarlo e dimostrarlo. Momenti difficili? Tanti… soprattutto durante i parti, qualche brutta complicanza, quest’anno alcune hanno mangiato anche del veleno, per mia fortuna con qualche puntura per aiutarle a vomitare ce l’ho fatta a salvarle.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

L’aneddoto più bello è stato quest’anno, 4 gemelli dalla stessa capra, sembrava non finisse più di partorire. Ho fatto alcuni formaggi, ma non lo faccio per quello, io tengo le capre più per passione e hobby, perché il mio lavoro non mi permette molta libertà. In azienda mi aiuta mio zio, quando faccio i turni c’è lui fortunatamente.  Avere animali è vita, una vita più grande, perché sai che dovrai pensare anche a loro. Riesco a staccare l’estate quando vanno sulle cime delle montagne. Ci sono molte cose da raccontare, ma penso che mandarti alcune foto sia la cosa migliore, così capirai il rapporto tra me e le mie capre.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Mi occupo di tutto in stalla, per la fienagione ho un aiuto anche da parte dei miei genitori. Pascolo all’aperto, ma i miei animali d’estate vanno a 2700 metri di altitudine da soli, non esistono pastori qui che le vegliano, si autogestiscono da maggio a ottobre.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

La loro semplicità, mi è sempre piaciuto il loro carattere, diciamo che pur non avendo niente, loro mi danno tutto. Preferisco vendere le mie capre piuttosto che macellarle e fortunatamente, tramite internet ho un bel giro di clienti. Le capre sono una risorsa sicuramente, penso che bisognerebbe tornare a far fare questi lavori alla nuova gioventù di “risvoltinati”.  

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Le capre possono essere animali “da compagnia”, a me personalmente danno molta compagnia, io le vedo come dei cani,perché sono talmente docili e attaccate a me! Le mie capre hanno tutte un nome, appena nascono riesco a capire subito come le chiamerò, altre invece hanno il nome delle mie colleghe di lavoro!!

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Ci sono molti allevatori di questa razza, c’è molta rivalità,qui si fanno le mostre del paese, ci si invidia a vicenda per la capra più bella.” Anche quest’anno, alcuni giorni fa, a Grosio, Debora si è aggiudicata dei premi per i suoi animali. Se anche voi volete raccontarmi la vostra storia (che verrà anche utilizzata nel libro dedicato alle capre), scrivetemi e vi manderò il questionario da compilare.

Donne con la passione per le capre

Sta finendo la stagione delle rassegne, delle fiere, delle manifestazioni zootecniche in generale. Dovrebbe arrivare l’inverno, se le stagioni faranno ancora il loro corso come una volta, periodo in cui si stava a casa, si sistemavano gli attrezzi, si facevano mille lavoretti in attesa del riprendere le attività all’esterno. Era così un tempo, oggi sono cambiate tante cose. Non c’è più la coltre di neve che, per mesi, imponeva un “riposo” quasi forzato. E poi, chi alleva, spesso non fa soltanto quello, magari svolge attività di tutt’altro tipo, per vivere.

Nel corso delle ultime rassegne delle capre a cui ho partecipato, ho visto e incontrato anche delle donne: ragazze giovani, soprattutto. Altrimenti questo mi sembra un mondo un po’ maschile, specialmente poi quando si parla di battaglie delle capre. Ma è proprio così? Non del tutto, visto che nella finale di Locana è proprio stata una capra di Alessia, la ragazza nell’immagine, ad aggiudicarsi il titolo di regina.

Alle rassegne (qui siamo ieri a Vico Canavese) le allevatrici portano i loro animali per avere un riconoscimento del loro lavoro, della loro passione. Si sceglie, all’interno del proprio gregge, l’animale che si reputa il migliore e lo si sottopone all’esame degli esperti, che premieranno quelli che più rispondono agli standard di razza.

A Locana ho intervistato Eleonora, che ho poi ritrovato proprio a Vico, suo paese d’origine. “Prima le capre le aveva mia nonna, le ha sempre avute. Lei teneva le ciucche (senza corna) perchè le piacevano e poi per il latte, ne hanno di più. Quando io e la mia gemella eravamo piccole, ce ne ha comprate due, una a testa.

La nonna era famosa per i formaggi a Vico, non bastavano mai. Io adesso mungo solo un po’ in primavera, poi le mando via in montagna, a Felice in Val Soana. Lavoro al Bennet a Castellamonte, le capre sono solo una passione. A volte arrivo a casa dal lavoro alle 17, ma comunque le pascolo fino alle 19. Mio marito Giuseppe ha 60 pecore, ma anche lui fa altro, lavora in fabbrica. Quando le pecore sono giù, se ne occupa anche mio suocero. Le capre le porto alle rassegne di Locana e Vico Canavese.

A me le capre piacciono soprattutto colorate. E’ proprio solo una passione, perchè se uno guardasse tutto… andrebbe a fare altro!” Una soddisfazione, così come è una soddisfazione venire alla rassegna con i propri animali e ricevere anche un riconoscimento. Anche se la soddisfazione maggiore è il momento delle nascite, mi racconta Eleonora.

Ad entrambi gli appuntamenti c’era anche Marcella, ma lei alla passione per l’allevamento, unisce quella delle battaglie delle capre. “Io le capre le ho da due anni e mezzo, ma mio papà le ha sempre avute. Prima lavoravo in fabbrica, adesso sono disoccupata. Le ho prese perchè mi piacciono tanto.  Mi piace portarle alle battaglie, ho cominciato per gioco, un amico mi ha detto di portarle anche se era lontano da dove sto io, abito nel Biellese. Ne ho portata una a Carema lo scorso anno e si è subito qualificata per la finale di Locana. Avevo solo quella e si è qualificata. È stata una soddisfazione, venivano da me a complimentarsi gli allevatori che ne avevano tante!

Le capre le ho comprate. Loro sanno darti affetto. Io le vizio tanto. Quando faranno i capretti, le femmine sarà dura venderle perchè mi affeziono troppo. Mio papà dice che non è il lavoro per me, perchè mi dispiace poi dover dar via degli animali o mandare al macello i capretti. Vengo a queste manifestazioni anche per scambiare idee. Quello delle battaglie è un mondo soprattutto maschile, a parte qualche ragazzina giovane. A Locana ce n’erano due, Alessia e Sara. Io sono io… non c’è nessuno che mi aiuta! Probabilmente tanti uomini vengono alle battaglie, ma a casa le mogli badano alle bestie che restano in stalla. L’uomo così ha più tempo per queste cose. Ma se si ha tutti e due la passione, dovrebbe esserci la parità, essere presenti tutti e due insieme.

Ci va la passione comunque, anche allevando in questo modo

Dopo una realtà altamente tradizionale, dove l’allevamento è passione e quasi non comporta reddito, seguendo la mia guida, mi sposto di pochi chilometri per visitare un’azienda molto diversa. Lasciamo le pendici di Monte Bracco e ci inoltriamo nella bassa Valle Po, area ormai quasi totalmente frutticola. Meli, kiwi, piccoli frutti. E’ proprio tra i frutteti che c’è la stalla di Giuliano, nel comune di Revello.

Il titolare è appena arrivato da una riunione. Guardandolo non potrei definirlo un “pastore”, ma piuttosto un imprenditore. “Ho iniziato nel 2014 con le capre. Qui prima l’azienda era solo frutticola, ma mio nonno e mio papà erano margari, sono anche sposato con una margara. Qualche bestia per passione c’è sempre stata. Nell’azienda avevo un ricovero per gli attrezzi che era sovradimensionato, così ho deciso di fare un allevamento intensivo di capre. È stata una sfida per differenziare l’azienda, prima di iniziare ho visitato allevamenti di capre in tutta Italia.

Questo è un allevamento di capre da latte, la razza è la Camosciata delle Alpi. Non ci sono pascoli intorno alla stalla, gli animali mangiano fieno ed altri alimenti conservati. “Da giugno 2016 siamo certificati bio, tutta l’alimentazione è certificata, non usiamo mangimi OGM. Siamo anche un allevamento indenne CAEV e Scrapie. Questo è importante per la vendita di caprette ad altre aziende. Noi le prime quaranta le abbiamo comprate a Pavia, poi altre da Luisella Rosso a Bibiana.

L’obiettivo è di arrivare a 200, di più la stalla non può tenerne. Mungiamo e vendiamo il latte. Sono vestito così perchè oggi sono andato dal notaio. Con un’altra azienda caprina del Saluzzese abbiamo creato una cooperativa, la Biancoviso, abbiamo firmato proprio oggi l’atto costitutivo, per la vendita di latte di capra UHT biologico. I negozi dicono che c’è richiesta, ma fin quando non usciamo a gennaio con il prodotto, non si può dire. Vogliamo immetterlo nella grande distribuzione locale, dove adesso siamo già presenti con la frutta.

Una stalla moderna, animali di alta genealogia, ben tenuti, dotati di tutti i confort! Ma anche un modo totalmente diverso di concepire l’allevamento rispetto a molte altre realtà che ho visitato in questi mesi.  “Se abbastanza intensivo, era una forma di allevamento che dava un reddito più facile delle vacche da latte, per uno che deve iniziare totalmente da zero. Bisogna fare grossi investimenti, non ho problemi a dire le cifre. Già solo per la sala mungitura, ho speso 30.000 euro, mentre per un impianto per le vacche ce ne sarebbero voluti 100.000, per quello base. Solo di strutture, più di 200.000 euro di spese.

È un’altra concezione di allevatore, forse il tradizionale ha meno grattacapi di me, qui ti esponi tanto. Abbiamo diversi operai nell’azienda e uno si occupa solo delle capre. A lavorare così ti passano tutte le poesie, ma l’allevamento deve essere redditizio. Guardi la genealogia, la mammella, la resa. Ovviamente in un certo senso mi scontro con il mondo tradizionale, sono visto come un blageur (uno sbruffone)  ma a me tocca vestirmi da festa ben sovente per andare a gestire la mia azienda. Adesso con altri allevatori andremo in aereo in Francia a Capr’Inov, un salone esclusivamente dedicato alla filiera della capra da latte, una fiera specializzata. In Francia un allevamento come il mio è considerato piccolo.

Fuori dalla stalla, un appezzamento coperto di pannelli fotovoltaici, con pecore Ouessant ad occuparsi della “manutenzione” e dello “sfalcio”. “Le pecore mangiano gli avanzi di fieno delle capre e pascolano sotto ai pannelli. Ho anche delle Suffolk, sono ancora in montagna. Qualche animale in azienda comunque l’ho sempre avuto anche prima. La passione per le capre è un qualcosa di innato, ci va la passione comunque, anche allevando in questo modo. L’altra sera ho fatto la cena dei coscritti per i quarant’anni,  quando ho detto quel che facevo, una compagna delle elementari mi ha detto che già da bambino dicevo che volevo avere le capre!