Quasi senza parole

Avrei molto da dire, ma quasi non so come dirlo. C’è stata una terribile alluvione. Localizzata, ma c’è stata. Due sono state le aree più colpite del Piemonte: prima la montagna (inizialmente le valli Monregalesi, poi quelle del Pinerolese, soprattutto la Val Chisone, ma anche Val Pellice, Valle Po e zone limitrofe, con smottamenti e frane un po’ ovunque) e poi la pianura dove i vari fiumi, torrenti, bealere e fossi ingrossati hanno dato sfogo a tutta quell’acqua che non riuscivano più a contenere. Non ho immagini mie, me ne sono rimasta a casa a temere che succedesse qualcosa di grave anche qui, invece fortunatamente c’è solo stata paura, preoccupazione, tanta acqua, disagi.

(foto dal web)

(foto dal web)

Se n’è parlato poco, pochissimo. La gente qui ha avuto l’impressione di contare poco-nulla, soprattutto la gente di montagna, i protagonisti loro malgrado, quelli colpiti in prima persona, danneggiati negli affetti, nelle cose, nelle attività. Persino il TG3 Regionale ha detto che il simbolo di questa alluvione erano i due battelli fluviali che, per la piena del Po a Torino, hanno rotto gli ormeggi e sono andati a sbattere contro un ponte. Uno si è poi inabissato. Non un’immagine della Val Chisone, della Val Germanasca, dove le strade sono interrotte e la gente è isolata. Altri TG hanno dato qualche notizia, mostrato qualche immagine, ripreso video dal web, ma un minimo di attenzione dalla sede di Torino ce la saremmo aspettata tutti.

(foto da Facebook, Simone Curti) Val Chisone

(foto da Facebook, Simone Curti) Val Chisone

Di immagini e video se ne trovano a centinaia sul web, in particolare sui social, dove adesso si diffondono anche gli appelli per andare a dare una mano a spalare fango. Per la viabilità interrotta ci vorrà più tempo. E’ morto anche un uomo in Val Chisone, cercava di andare a mettere in salvo i suoi cavalli. Di fronte a queste catastrofi (si veda pure il terremoto), gli allevatori sono ancora più in pericolo, perchè non abbandonano i propri animali, anzi… rischiano persino la vita per loro!

(foto da facebook, Massimo Bosco) Val Chisone

(foto da facebook, Massimo Bosco) Val Chisone

Quella montagna che tanto spesso vi mostro, che vi ho mostrato sotto forma di villaggi abbandonati, territori abbandonati… quella montagna è ferita gravemente. La precipitazione è stata senza dubbio eccezionale nella quantità, concentrata in poco tempo, così come spesso è accaduto negli ultimi anni. E’ facile dire dopo cosa bisognava fare. Un amico (allevatore, residente in una delle valli colpite) ieri mi diceva: “Divento pazzo a vedere i lavori che ci sarebbero da fare. Ma sul territorio che occupa oggi la nostra azienda, una volta c’erano da 15 a 20 famiglie e ora siamo in quattro gatti, con tutti gli animali da accudire. Con tutta la buona volontà… ma cosa vuoi fare? In più c’è il cambiamento che sta facendo il territorio, il tempo. Però c’è anche tanta gente che avrebbe il tempo per fare piccole opere. Uno stava guardando i fiumi e mi fa “oggi c’è solo da stare alla susta“, il giorno dopo toglievo dei suoi materiali incagliati nei tubi di un ponticello. Un altro si lamenta che la strada è distrutta, ma non ha manco la zappa dietro per deviare l’acqua!

(foto da Facebook, Massimo Bosco) Val Chisone

(foto da Facebook, Massimo Bosco) Val Chisone

A volte non si fa perchè sembra di essere quasi stupidi, una goccia nel mare dell’abbandono… Io pulisco il mio tratto di fosso, ma a monte e a valle nessuno lo fa, quindi… Comunque, ormai è successo. In tanti mi avete scritto chiedendo come stanno i pastori. Non bene, immagino. Ho sentito qualcuno quando ormai aveva smesso di piovere, perchè in quei momenti lì o sei tu a chiamare gli amici per chiedere aiuto, o non hai tempo di stare al telefono. Se la sono vista brutta, si sono allontanati dai fiumi e dai torrenti. Adesso cercheranno posti dove andare o daranno fieno fin quando prati e stoppie saranno di nuovo praticabili.

(foto da Facebook, Cooperativa il Trifoglio Cascina a Carignano

(foto da Facebook, Cooperativa il Trifoglio) Cascina a Carignano

Se la sono vista brutta anche quelli che stanno in pianura, con gli animali in stalla, anzi, per loro il peggio è arrivato dopo. Gli amici che stanno in questa cascina specificano che gli animali stanno bene e sono al sicuro, i danni si valuteranno dopo, quando l’acqua si abbasserà di livello.

(foto da facebook, Claudio Bonifazio) None (TO)

(foto da facebook, Claudio Bonifazio) None (TO)

Ecco altre immagini della pianura. Campi allagati, strade impraticabili, case e cascine allagate. Per fortuna ieri ha smesso di piovere, lentamente l’acqua defluirà e si cercherà di tornare alla normalità.

(foto da facebook)

(foto da facebook)

Quasi nessuno ha avuto tempo, modo e voglia di mettere su facebook le immagini di quel che stava succedendo ai propri animali. Ci sono altre priorità. Magari ha scattato un’immagine un amico che è andato a dare una mano ad evacuare la stalla, poi in seguito l’ha pubblicata come testimonianza.

(foto da Facebook, Mario Manzon)

(foto da Facebook, Mario Manzon)

Tra i miei contatti, ecco un margaro che ci mostra quello che cosa è successo alla sua cascina. Qua e là tra le pagine, di fronte ad immagini simili, c’è chi dice di portar via le bestie. Dove? Quando è tutto allagato, ma ha smesso di piovere e sai che la situazione non peggiorerà ulteriormente, non puoi fare altro che aspettare.

Per un rapporto completo sull’alluvione, l’articolo di Daniele Cat Berro su Nimbus qui.

Non sto a dire che auspicherei che adesso si lavori velocemente per ridare almeno i collegamenti essenziali alle persone isolate in montagna, senza far troppe parole e polemiche. Ma so già che non sarà così, perchè parole e polemiche già ne sto sentendo tante. La montagna è un territorio difficile, tanti, troppi, vorrebbero che fosse solo un piacevole sfondo per momenti di svago o una risorsa. Invece no… è un ambiente con tante contraddizioni, nel bene e nel male. Ciascuno oggi si starà rimboccando le maniche in prima persona, a partire dagli amministratori di piccoli e piccolissimi comuni, ed è così che bisognerebbe fare sempre nel quotidiano, con tanti piccoli gesti. E’ vero che paghiamo le tasse e quindi vogliamo attenzioni, ma non possiamo pretendere che qualcuno venga a pulire il fosso dietro casa (o, d’autunno, durante un’alluvione, che il Comune mi venga quotidianamente a togliere le foglie cadute dalle piante del viale davanti al negozio, osservazione ascoltata ieri nel mio paese). Se ciascuno facesse dei piccoli gesti, sarebbe più semplice intervenire in caso di necessità.

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Questi giorni sul web

I tempi cambiano, nessuno una volta, dalla pianura, immaginava neanche lontanamente cosa accadesse lassù in montagna. Nei testi dove sono raccolte testimonianze del passato, sono innumerevoli i racconti delle transumanze in mezzo alla neve. Erano davvero altri tempi, quando non si conoscevano in anticipo le previsioni meteo. Oggi si sa sia che arrivano le perturbazioni, sia… Tutto ciò che accade, in tempo reale, viene messo in rete. La gente continua a non immaginare quale sia la vita di pastori e margari, ma grazie ad internet ha maggiori possibilità di vedere qualche immagine!

(foto S.Basso)

E così ieri, comodamente seduti davanti ai nostri computer, spaziavamo da transumanze innevate a transumanze sotto la pioggia, un po’ in giro per tutto il Piemonte e non solo. La perturbazione di questi giorni ha costretto la maggior parte di quelli che erano ancora in alpeggio a scendere. In pochi resistono ancora, soprattutto con le pecore. Qui la prima neve ad Elva (CN) il 29 settembre, gregge di Simone Basso.

(foto G.Cairus)

Altro gregge, altra valle. Sempre il 29 settembre, alla Conca del Prà, Val Pellice (TO). Di lì ieri sono scese le vacche. Gianpaolo invece diceva: “E’ tornata la neve…“.

(foto G.Martini)

(foto G.Martini)

Qualcuno è sceso appena in tempo. Giusi mi ha mandato un paio di immagini della discesa dall’alpeggio, avvenuta giovedì 1 ottobre ad Acceglio (CN).

(foto A.Cucciola)

Ieri qualcuno diceva che era ora di scendere, ma fortunatamente non aveva ancora la neve fuori dalla porta della baita. Questa bella immagine arriva dalla Valsesia e l’ha pubblicata, sempre su Facebook, Alessia. Il gregge in questi giorni tornerà a valle e domenica parteciperà alla Fiera di Campertogno (VC).

(foto D.Anderlini)

Scendeva invece in Val Formazza (VB) il gregge di Ernestino e Renza, accolto da un benvenuto alla frutta molto gradito dagli animali. Dorina come sempre testimonia il passaggio degli animali e dei loro pastori. Pioveva e continua a piovere anche stamattina, la speranza è che il tempo sia più clemente oggi pomeriggio per la festa a Cadarese (Tempo di Migrar).

(foto R.Cilenti)

Pioveva anche in Val d’Ayas (AO), sulla transumanza di Andrea. Roberto, grande appassionato di fotografia, ha pubblicato dei magnifici scatti del cammino del gregge.

(foto M.Allione)

Altrove invece nevicava, eccome se nevicava! La famiglia Allione doveva scendere il giorno prima dalle Grange Tibert (Valle Maira – CN), ma nebbia e maltempo avevano impedito di trovare tutti gli animali. Così… ieri queste erano le condizioni in cui si affrontava la transumanza.

(foto P.Richard)

Pierina, da Bellino (Val Varaita – CN), ci dice: “Noi per quest’anno salutiamo l’alpeggio…

(foto M.Tribolo)

(foto A.Tribolo)

A Pragelato, Alpe Chezal (Val Chisone – TO) i fratelli Tribolo postano foto della mandria nella neve. “Risveglio nella neve“, scrive Massimo. “Oggi va così“, completa Aurelio.

(foto I.Zomer)

Si scende dal Piccolo Moncenisio (Francia) verso la Val di Susa con la famiglia Listello. Gli amici vanno a dare una mano, Ilaria scatta le foto e le pubblica on-line: “Luciano, Lucia e Luca tornano a casa… E la famiglia Gulli non può mancare…“.

(foto G.Agù)

(foto G.Agù)

Si scende anche dalle alte quote di Valfredda (Bardonecchia – TO), in un paesaggio decisamente invernale. Nonostante le cattive condizioni meteo, Giovanni e famiglia non hanno rinunciato ai rudun! Altrimenti non è una vera transumanza! “Ciao Valfredda, arrivederci al prossimo anno…“.

Queste immagini sono uno dei motivi per cui ritengo che i social network, se utilizzati correttamente, sono utili e davvero favoriscono i contatti tra le persone, tra “mondi” diversi. Stamattina leggevo commenti alle foto e c’era chi si stupiva che avesse nevicato, chiedeva ragguagli sul posto, come se fosse un fenomeno impossibile, a questa stagione. Adesso probabilmente le temperature risaliranno, magari ci sarà un autunno mite, ma ormai chi è sceso… la montagna la rivedrà la prossima primavera!

La fiera di Balboutet

Andare o non andare a Balboutet per la fiera? Gli anni scorsi era andata sempre più in declino, per quello che riguarda la presenza degli animali. Quest’anno però dovevano esserci e allora… Si parte, anche se il tempo è brutto e le previsioni sono anche peggiori. Su per la Val Chisone piove, pioviggina, le nuvole si abbassano. La sorpresa è scoprire che fanno pagare tre euro (non uno, tre!!!) per ogni auto. Vuoi andare su? Paghi… e paghi anche se non raggiungi proprio la frazione, ma decidi di parcheggiare lungo la strada per poi andare via prima e non rimanere imbottigliato. Mah… La cosa non è affatto piaciuta, anche perchè non c’era nessun “servizio” che potesse compensare questa spesa.

Per fortuna che almeno la gran parte delle bancarelle era presente. Certo, non era facile lavorare con quel tempo... E nemmeno girare tra i banchi, con gli ombrelli aperti. Solitamente a questa fiera c’è un bel sole, ma quest’anno le cose sono andate diversamente. Non vedi nemmeno le persone, siamo tutti nascosti dagli ombrelli.

Si può acquistare di tutto, dai formaggi al miele, dall’abbigliamento all’artigianato, dal vino agli scarponi, ma anche gli acquisti sono meno invitanti, con la pioggia. Per fortuna sembra smettere un po’, però le speranze di veder uscire il sole sono pressochè nulle. Non resta altro da fare che completare il giro prima che ricominci a piovere forte.

Dal momento che quest’anno la fiera cade di domenica, di gente ce n’è parecchia, nonostante il tempo. Di certo, con il sole, si sarebbe assistito ad un gran pienone. Quelli che sono venuti fin quassù o dovevano proprio acquistare qualcosa in particolare, o sono coloro che non si perdono una fiera per niente al mondo! I curiosi, quelli per cui sarebbe stato solo un passatempo, non si sono mossi di casa, anche perchè proprio caldo non fa.

Gli animali effettivamente ci sono, i commercianti hanno portato un po’ di vacche, se qualcuno volesse fare acquisti, la scelta c’è. Solo che smette di piovere e cala la nebbia, non si vede più nulla… Clima autunnale! Chissà se qualcuno ha fatto affari, oppure quelli che devono comprare aspetteranno Pragelato il 14 settembre?

Si prosegue tra le bancarelle, incontrando qua e là qualche conoscente, ma non ci si può quasi fermare a parlare, nell’ingorgo di ombrelli. Giornata non facile anche per gli espositori, l’umidità non fa bene alla merce e nemmeno alle persone!!

E la nebbia sembra diventare ancora più fitta: sono le 11 del mattino e pare sia notte! Nella parte alta della fiera, qualche espositore non ha montato il banco, ma in generale di posti vuoti ce ne sono pochi. La fiera comunque c’è ed è bella da vedere e da girare. Di lì si scende poi verso il centro della frazione.

Con il sole sarebbe stato bello andare a scoprire angoli particolari, fontane, murales, meridiane… Anche il maltempo ha un suo fascino, ma non invita alla lunga sosta o ai tradizionali pic-nic nei dintorni. E’ piacevole entrare nel forno della borgata, acceso e funzionante, dove fanno cuocere le pizze.

Quest’anno non c’erano i figuranti a rappresentare gli antichi mestieri, non so se per colpa del tempo o per scelta, comunque si potevano ammirare dal vivo alcuni scultori. Nelle piazzette di Balboutet poi vi erano numerosi artigiani con i loro lavori artistici.

Purtroppo la tregua della pioggia è stata di breve durata e ricomincia più intensa di prima. E’ l’ora delle premiazioni, poi sarebbe tempo per il pranzo, ma nel mio caso preferisco ridiscendere a valle. Accanto ad una bancarella dove si vendono attrezzature e campane, ci cono questi due Francesi, indecisi sulla scelta. Noi andiamo a vedere le fiere in Francia e loro, giustamente, vengono qui…

Piove proprio forte, le capre e il becco si aggirano nervosi nel recinto dove erano stati messi “in mostra”, proprio i primi animali che si vedevano arrivando alla fiera. Speriamo per le prossime… che il tempo accompagni!!! D’ora in poi infatti tutti i fine settimana ci saranno, qua e là, manifestazioni legate ai prodotti (formaggi d’alpeggio…) o rassegne zootecniche. Ve ne parlerò e vi segnalerò quelle di cui sono a conoscenza.

In alpeggio in Val d’Aosta

Come vi avevo anticipato, ho ricevuto alcuni inviti per visitare realtà dei nostri “vicini” valdostani. In compagnia di una coppia di amici, per iniziare questo “tour” sono stata ospite di un loro amico in alpeggio a Gignod. Purtroppo il meteo non ci è stato molto propizio, ma vita e lavoro in alpeggio proseguono nonostante quello, ovviamente.

In alpeggio ci sono bovini, una mandria di vacche di razza… valdostana, ovviamente! Arriviamo oltrepassando numerosi altri alpeggi, ciascuno con gli animali al pascolo. Anzi, quella è l’ora in cui vengono fatti rientrare in stalla dopo il pascolo mattutino. La strada, prima asfaltata, poi sterrata, risale passando tra i prati (la fienagione è in ritardo, per colpa del maltempo), boschi, radure, pascoli.

Questo è il primo alpeggio, poi man mano animali e uomini si sposteranno più in quota, fino all’ultimo tramuto lassù al fondo del vallone. Il bosco sembra circondare i pascoli e mi spiegano che qui intorno era anche peggio, ma negli anni passati è stata fatta un’imponente opera di bonifica, recuperando un po’ di spazio intorno all’alpeggio. E’ ora di pranzo per gli allevatori, le vacche vengono fatte entrare in stalla e legate, poi si passa in cucina.

A tavola si chiacchiera, mentre fuori il tempo è tendente al variabile. I miei amici conoscono Renè da anni, la mia presenza stimola le domande reciproche: come vanno le cose in Piemonte, come vanno in Val d’Aosta. Anche qui sono stati problemi con gli speculatori che hanno affittato i pascoli per i contributi, i nomi sono i medesimi usciti sui giornali in provincia di Torino e Cuneo: mi fanno vedere l’articolo sul giornale locale… Ma non c’è solo il problema degli speculatori, c’è un sistema che sta andando in crisi anche in una realtà che, vista dall’esterno, sembrava avere il settore agricolo in primo piano.

Mentre gli uomini vanno a riposare (qui gli orari sono vincolati dalle due mungiture quotidiane, quella ben prima dell’alba e quella pomeridiana), facciamo quattro passi fino a raggiungere un altro alpeggio vicino che svolge anche attività di accoglienza/rifugio. Per ora è ancora chiuso, presto la mandria salirà, è una di quelle che abbiamo visto più a valle mentre salivamo al mattino.

Al pomeriggio in stalla inizia la seconda mungitura (a macchina), il latte viene ritirato dal caseificio, solo nei tramuti più a monte viene lavorato direttamente in loco (2 volte al giorno) per fare le fontine. La mungitura è un’operazione che, nonostante non venga più fatta a mano come un tempo (almeno qui, non dappertutto c’è la corrente elettrica), richiede comunque un certo tempo. Terminata questa incombenza, gli animali vengono fatti uscire e riportati a pascolare per qualche ora, mentre all’alpeggio c’è da lavare tutte le attrezzature del latte e pulire la stalla.

Il tempo si sta sempre più guastando, ormai sta piovendo un po’ tutt’intorno. La mandria è stata fatta scendere in un pascolo sotto all’alpeggio, parzialmente delimitato dai fili nella parte sottostante e laterale. Continuano le chiacchiere, un po’ commentando gli animali, un po’ sulle “questioni generali”. Chissà se il giorno successivo si riuscirà a salire all’ultimo tramuto riuscendo a godere di un po’ di panorama?

Renè e il suo amico Bruno chiacchierano di conoscenti comuni, poi ovviamente c’è da commentare lo stato di salute delle varie bestie, specialmente le Reines, le vacche da battaglia. Ciascuna ha un nome e una storia, ma soprattutto conta il palmares, le vittorie, i risultati conseguiti nei vari incontri tenutisi nel corso degli anni. Passione nella passione, forse questo è un elemento che spinge molti ad andare avanti nonostante tutto, nonostante le mille difficoltà e i mille problemi che anche questa realtà sta fronteggiando in questi anni.

Il rientro serale avviene con la pioggia, che continuerà a cadere nel corso della serata e della notte, fino al mattino successivo. Le vacche vengono fatte rientrare in stalla, dove verranno nuovamente legate, ciascuna al suo posto. Nella baita la stufa è accesa, si cena e si chiacchiera, ma senza far troppo tardi che per chi qui lavora la sveglia suona molto presto. Alcuni discorsi sono gli stessi che puoi ascoltare in una realtà simile in Piemonte, tra lupi, effetti della crisi, scarsa redditività del lavoro. Poi si parla di chi sta andando a fare le stagioni in Svizzera, per portare a casa qualche soldo mentre i suoi animali sono affidati ad altri in alpeggio, si parla degli uffici pubblici, di quanta gente sia andata a lavorare lì, in questa regione a statuto speciale. Ma si sta facendo tardi e le chiacchierate riprenderanno l’indomani.

Le piogge improvvise

Continuo con le “puntate arretrate” di pastorizia mentre per il gregge si avvicina sempre più il momento di salire verso la montagna. Oggi vi racconto di alcune giornate di maltempo, meno intenso di quello che ha flagellato alcune aree della provincia di Torino recentemente.

Giornate di normale brutto tempo: cielo grigio, aria umida. Meglio se non fosse arrivata la pioggia, dato che gli animali avrebbero sprecato l’erba già alta e dura. Ma il tempo fortunatamente non può essere comandato a piacimento dagli uomini. Così si cerca di pascolare il prato abbandonato mentre ancora non piove, lasciando i boschi per l’eventuale peggioramento meteo.

Nuvole ancora più basse, ma non dovrebbe cadere pioggia, quel giorno. Il pastore porta il gregge più in alto, dove gli è stato detto di pascolare intorno a due case abbandonate. Il “prato” viene lasciato per la sera quando, tirate le reti del recinto, gli animali pascolano anche l’erba più dura e meno gradita.

Ancora una volta il gregge si trova a far pulizia dove l’uomo non va più. La villa è circondata dal bosco, la recinzione intorno è parzialmente crollata, i cinghiali hanno rivoltato le zolle nel prato. Un po’ nei boschi, un po’ nell’erba, il gregge anche per quel giorno dovrebbe riuscire a saziarsi. Pioverà? Non pioverà? E’ per il giorno successivo che le previsioni sono pessime.

Infatti iniziava a gocciolare già al mattino, quando il gregge si mette in marcia. Faceva caldo, l’umidità dell’aria era elevata, le nuvole si stavano abbassando sempre di più. Si ripercorre in discesa parte della strada che aveva portato il gregge in queste borgate, poi si passa un ponte e si risale verso altre zone.

Il cielo viene più scuro, l’aria cambia e inizia davvero a piovere. Scrosci più o meno forti, ma sono le temperature ad abbassarsi bruscamente. Mentre il gregge pascola, anche i pastori consumano un rapido pranzo al riparo di alberi e cespugli, dove ancora non cade tanta acqua. Poche ore prima si sudava e adesso è il freddo a dar fastidio, le mani bagnate rapidamente diventano insensibili. Pare di essere in alta montagna in quelle giornate di tormenta!

Ci si sposta ancora, da una casa chiedono di pascolare un piccolo prato tra le ville e il bosco, poi la pioggia aumenta improvvisamente quando ormai il gregge è tra le piante. Scende acqua da ogni luogo, le strade si trasformano in torrenti dove, dopo ogni scroscio più violento, arrivano ondate miste a terra e foglie. Le pecore si immobilizzano, stanno ferme tra le piante, smettono persino di pascolare.

Ci si sposterà poi nel tardo pomeriggio, dopo che le piogge saranno un po’ diminuite. Il cammino è lento, gli animali avanzano mal volentieri, ma non bisogna spingerli troppo, il passaggio sul ponticello è delicato. Perchè l’avanzata è così lenta?

Da una parte sono spaventate dal fragore del torrente. Un rigagnolo solitamente tranquillo, nel giro di poche ore si è trasformato in un corso d’acqua impetuoso e rabbioso, che pare voler trascinare via qualunque cosa. Sotto il ponte si crea una specie di cascata e le pecore sono intimorite dal rumore.

Anche la stradina allagata rallenta il cammino. Gli agnelli evitano le pozzanghere, ma qui c’è acqua ovunque, quindi tutto il gregge aveva esitato a percorrere questo tratto. La pioggia continuerà poi nella notte, ma l’indomani sarebbe tornato il sole. Quella era stata una giornata in cui, la sera, sei felice di tornare a casa, toglierti sovrapantaloni e giacca impermeabile, sfilare gli stivali, cambiarti tutti gli abiti e mangiare qualcosa di caldo.

Si inizia a salire

Ha piovuto, è arrivato il caldo, chi ha alpeggi che iniziano da quote non troppo elevate… se può, inizia a salire. Inutile star giù e tribolare a pascolare dove l’erba è troppo alta, troppo dura, già con le spighe, mentre in montagna è dell’altezza giusta. Se si tarda troppo, viene vecchia pure su, così gli animali continueranno a pascolare male.

Quel giorno piovigginava e il cielo era gonfio di nuvole. Il pastore me l’aveva detto che avrebbe attaccato i rudun, e infatti era all’opera fin dal mattino presto. Il gregge era stato chiuso in un recinto più stretto, man mano il mucchio delle campane diminuiva, ma c’era ancora lavoro per un bel po’ di tempo.

Le pecore a cui attaccare le campane vengono scelte una ad una dal pastore. Il bimbo e la bimba sono felici di aiutare il papà in questo lavoro. Un’attività che potrebbe sembrare assurda, visto che porta via molto tempo (e fatica) ad inizio e fine giornata. Ma per nulla al mondo si rinuncerebbe alla colonna sonora della transumanza!

Pioviggina appena appena quando si sale sulla strada e si parte. Ci saranno da percorrere alcuni tratti di strada in mezzo al traffico, ma per fortuna la Val Chisone offre comunque due opzioni come vie di comunicazione, quindi per tutti è possibile trovare strade alternative a quella interessata dalla transumanza.

Il meteo non è certamente dei migliori, l’umidità è elevata e fa caldo, nonostante le nuvole. Il pastore però ha affermato che, con un sole battente, sarebbe stato molto peggio. I chilometri da affrontare sono tanti, non si possono fare tappe intermedie, perla sera bisogna raggiungere un posto dove ci sia da pascolare. Il gregge non arriverà ancora “in alpeggio” alla fine della giornata, ma quella tappa sarà sicuramente una di quelle più lunghe, che lo porterà dall’inizio della valle fin quasi ai piedi di quelli che saranno i pascoli estivi.

Si sale abbastanza velocemente, le pecore tengono un buon passo, il suono dei rudun contribuisce a mantenere l’andatura. La fila è lunga, si passa attraverso paesi, si costeggiano prati dove sarebbe ora di tagliare il fieno, ma la pioggia ha schiacciato a terra l’erba.

Si fa una breve tappa, un po’ per far defluire il traffico, un po’ per far riposare e pascolare gli animali. C’è però nervosismo, le auto sfrecciano incuranti della presenza delle persone, dei cani, dei bambini. Fermarsi così vicino ad una strada trafficata non è molto salutare. Come sempre, la gente non capisce che gli animali non sono in grado di comprendere il luogo più sicuro in cui stare, basta un attimo di disattenzione perchè un cane, un agnello, una pecora siano sull’asfalto proprio mentre arriva qualcuno a tutta velocità.

Così il cammino riprende, una vera sosta che servirà anche ai pastori per fare pranzo verrà effettuata più tardi. Credo che sia la prima transumanza che passa su per la valle, questa. La gente osserva, qualcuno saluta. Non è uno spettacolo inusuale, da queste parti, dove sono numerose le greggi e anche le mandrie che salgono e scendono a piedi.

Le montagne si avvicinano. Ha ricominciato a piovere, le nuvole si sono abbassate a nascondere le cime e le vallate che si dividono. Il gregge sta avanzando verso Perosa Argentina, che dovrà inevitabilmente essere attraversata nella via centrale. Il pastore mi suggerisce di riprendere proprio in mezzo alle case il video della transumanza, per sentire poi meglio il suono dei campanacci.

Appena fuori del paese c’è un posto dove poter fermare il gregge per un paio di ore. Mentre gli animali pascolano, si può fare pranzo, un tipico pranzo da transumanza, adattandosi sul cassone del pick up, un po’ in piedi, un po’ appoggiati alle auto, nella speranza che almeno non ricominci a piovere. “Fin qui comunque siamo arrivati…“, e al pastore viene dato anche un altro pezzetto da pascolare poco sopra.

Poi viene il momento di passare il ponte e andare su verso il centro del paese. La transumanza è la transumanza, ma c’è quel pizzico di eccitazione in più quando il gregge sfila tra le case in un contesto decisamente “non agricolo”. La avvertono specialmente i più piccoli, ma in questa transumanza l’età media è comunque abbastanza bassa, quindi ci si incammina con allegria e spensieratezza.

Quando proprio si è nel centro, i campanacci risuonano tra le case e il lungo fiume bianco invade completamente la strada. La gente si affaccia, si ferma a guardare, qualcuno scatta foto, altri filmano con il telefonino.


Ecco un video con vari spezzoni della transumanza, tanto per rendere meglio l’idea di cosa significhi, anche dal punto di vista sonoro.

Appena fuori dal centro, si devia per evitare un pezzo di strada e lasciare che la lunga colonna di mezzi subito formatasi alle spalle del gregge possa riprendere il viaggio verso l’alta valle. Per un tratto non ci saranno strade alternative, le valli si sono separate, il fondovalle è più stretto e solo una strada sale, accogliendo mezzi ed animali.

C’è ancora un bel tratto di cammino da percorrere. Per fortuna ha smesso di piovere, ma il clima caldo umido rende faticosa la transumanza, mescolato ad un po’ di stanchezza per i chilometri già percorsi, il camminare sull’asfalto, l’orario della sveglia e molto altro ancora. Per tutti questa è una lunga giornata.

Fortunatamente, nel paese successivo, ci sarà poi modo di svoltare in mezzo alle case, attraversare il torrente su di un ponte e abbandonare definitivamente la strada asfaltata. Le nuvole si stanno un po’ alzando, le previsioni per i giorni successivi sono buone, anzi… doveva aumentare il caldo, non appena sarebbe arrivato il sole.

E così il gregge fiancheggia il fiume. Anche gli animali iniziano ad essere stanchi. Poco più avanti si farà di nuovo una breve sosta, il pastore mi aveva già preannunciato che la transumanza sarebbe durata fino a sera. Ci si rilassa, essere fuori dalla strada (anche se non eccessivamente trafficata) è comunque un sollievo. Ormai sono passate parecchie ore da quando ci si è messi in cammino nella mattinata.

Mentre le pecore pascolano, si decide come organizzare l’ultimo pezzo di transumanza. Ci sono auto da andare a recuperare, rimaste più giù per la valle. Scattiamo una foto di gruppo di chi è arrivato fin lì, anche se in precedenza anche altri avevano dato una mano ai pastori lungo alcuni tratti di strada. Approfitto del passaggio e mi faccio riaccompagnare alla mia auto, salutando il gruppo che continuerà ancora per un tratto. Ripetutamente i pastori mi invitano ad andare a far loro visita in alpeggio… vedrò di non mancare!

Quando pioveva

Sono rimasta un po’ indietro con gli aggiornamenti delle giornate di pascolo. Queste immagini sono del mese scorso, scattate quando ancora pioveva quasi tutti i giorni e ci si lamentava per l’acqua e per il fango.

Forse è stato proprio l’ultimo giorno di pioggia. Anzi, quando le pecore avevano finito di mangiare il pezzo e ci si è incamminati, aveva finito di piovere e il cielo iniziava ad aprirsi. Il problema sarebbe stato uscire sulla strada asfaltata.

Era inevitabile portar del fango sulla strada, ma due amici del pastore erano venuti con le scope per pulire il più grosso. Intanto si cercava di evitare il più possibile l’asfalto, passando in un prato davanti a delle villette.

Si fa quello che si può, ma ogni tanto dei tratti di strada tocca percorrerli. Sono proprio poche centinaia di metri, prima di svoltare di nuovo, abbandonando la via principale, più trafficata. La maggior parte degli agnelli piccoli sono stati caricati sul furgone, per cui il gregge avanza velocemente.

C’è da oltrepassare l’autostrada, quindi si sale sul cavalcavia. L’unico rischio qui sono i guard-rail, oltre i quali può passare qualche agnello o addirittura qualche pecora, faticando poi a tornare indietro e rischiando di finire nel posto sbagliato. Sono sempre attimi di panico, vissuti soprattutto da chi sta dietro alle pecore, mentre chi è davanti pensa ad altri problemi.

Quindi si procede parallelamente all’autostrada. E’ ancora tutto così verde, grazie alla pioggia ed alle temperature che non hanno ancora mai portato ghiaccio e brina. Il gregge avanza ordinatamente e le pecore, ben pasciute, non tentano nemmeno di uscire dalla strada.

Prati, campi seminati, stoppie, cascine qua e là, il gregge continua il suo cammino. Avanti e indietro, dalla pianura verso le colline, poi di nuovo in pianura, cercando di accontentare i contadini che hanno fretta di veder pascolati i loro prati, tenendo conto del meteo, del fango, delle esigenze degli animali.

C’è ancora tanto fango, e pozzanghere, ma finalmente le piogge stavano appunto per terminare, dopo settimane difficili per tutti coloro che lavorano all’aperto, pastori e non.

Alla fine ecco il gregge a destinazione. Nel cielo inizia a vedersi addirittura qualche chiazza di sereno. Adesso è da un po’ che invece non piove, il tempo ha fatto strane follie, con temperature superiori alla media, ma sembra che possa arrivare la neve…

La stagione delle piogge

Un autunno decisamente fuori dal normale dal punto di vista climatico. A parte le “sensazioni” percepite da ciascuno di noi, qui c’è un documento scientifico che vi può mostrare immagini e dati che illustrano l’andamento dei mesi scorsi.

Chi lavora all’aperto non ha bisogno di dati scientifici, perchè quelle precipitazioni le ha viste venire giù, goccia per goccia, e le ha viste depositarsi sul terreno fin quando questo non ce la faceva più ad assorbirle. Sono stati giorni davvero duri per i pastori, che proprio non sapevano più dove andare, cosa fare. Chi poteva, ricoverava in stalle e capannoni incontrati per la strada almeno pecore e capre che stavano partorendo. Periodi di pioggia ce ne sono sempre stati, ma quest’anno la situazione era davvero eccezionale, fino a qualche giorno fa.

Quando sei in pianura, dove vai? Lasci una stoppia o un prato fangoso per dirigerti verso un altro. E ti va ancora bene se sei in una zona con un terreno sano, non troppo argilloso, dove gli animali riescono a mangiare. Devi anche trovare dell’erba e non dei “prati nuovi”, seminati, dove ovviamente con certe condizioni i contadini non vogliono vedere le pecore.

La gente si affaccia a veder passare il gregge: “Poverine, povere bestie!“, è il commento che senti più spesso. Non capisco però quando lo dicono in giornate di sole! Quasi mai, sole o pioggia, capita di sentire parole buone per il pastore. Quelle “povere bestie” comunque attraversano il paese e andranno a riempirsi la pancia in un bel prato, mentre la pioggia continua a cadere. Non fortissima, ma comunque piove.

Il paese è deserto, il gregge lo attraversa senza incontrare praticamente nessuno. Sulla schiena degli animali si condensa il vapore prodotto dal contrasto tra i corpi caldi, l’umidità, la temperatura dell’aria. Non fa comunque freddissimo, c’è solo tanta tanta umidità ovunque.

I prati sono sull’altro lato del paese. Ma appena il gregge li raggiunge, c’è un’amara sorpresa. Della gente arriva subito ad accusare i pastori per la sparizione di alcuni conigli. Poi viene riesumata una storia dell’anno precedente, quando in concomitanza del passaggio del gregge era sparita una capra. Allora era semplicemente scappata, adesso invece si tratterebbe di un furto. E mancava pure un vitello. Ed era stata forzata la porta di un container…

Non bisogna perdere la pazienza, ma è difficile. Sono giornate in cui triboli più del necessario per far star bene i tuoi animali. Mentre il gregge finalmente si sazia nel prato, si cerca di fare chiarezza moderando i toni. Però fa male… Fa male il pregiudizio. Come e quando il pastore potrebbe aver portato via i conigli? E dove li avrebbe messi? Il vitello poi!! Dorme accanto al gregge, dal mattino alla sera mette reti, sposta animali, toglie reti, va a cercare l’erba. Già, però è pastore, è nomade, quindi è anche ladro. Se almeno la pioggia lavasse via tutto questo…

Prima che iniziasse a piovere

Non ho immagini delle greggi in queste giornate così difficili. Un conto era quando ero nel gregge io per lavoro, ma adesso non è proprio il caso di “far visita” ad un pastore in una giornata così. A meno che mi chiamino per dare una mano… Mi sono limitata a qualche telefonata con amici, per sapere come stavano e come andavano le cose. Va male, perchè piove, c’è acqua ovunque, prati e campi pieni di acqua. Gli animali mangiano, ma sprecano erba e non possono coricarsi a ruminare, a riposare.

L’ultimo giorno prima che iniziasse a piovere sono andata da un amico quando spostava il gregge. La terra non era asciutta, aveva comunque piovuto nei giorni precedenti, ormai la polvere è da parecchio che non la si vede! Il gregge era pronto a mettersi in cammino verso altri pascoli.

Il cielo era già di un grigio autunnale che faceva presagire la pioggia. Però non faceva affatto freddo. Da quelle parti, nella pianura, a questa stagione dovrebbe fare molto più freddo, esserci il terreno gelato, a volte la nebbia e la galaverna. Invece no, c’è fango e verde, verde ovunque, nei prati e nei campi.

La frazione silenziosa viene attraversata dal gregge. Le strade erano deserte, a parte un continuo via vai di trattori. Tutto giù per la pianura agricola quel mattino avevo incontrato trattori che aravano o che spargevano il letame in prati e campi. Adesso passerà qualche giorno prima che si entri con un trattore in un appezzamento!

Un trattore stava anche spargendo il letame nel prato di fronte a quello in cui erano state condotte le pecore. Il contadino guidava a tutta velocità e bisognava far presto a togliere le reti tirate tra prati e campi per far passare il gregge. Un mondo a due velocità, il mondo immutato nel tempo, quello della pastorizia, e quello ormai moderno di un certo tipo di agricoltura e allevamento. Il contadino non deve solo più guardare il tempo, la terra, la luna come una volta, ma anche le date imposte dalla legge per fare certi lavori, come la concimazione dei campi.

Il vapore si alza dal letame tiepido in una nebbia dall’odore greve e soffocante, non è nemmeno più il sano odore di stalla di un tempo. Il gregge intanto pascola tranquillo, non sa ancora cosa lo aspetterà nei giorni successivi: la pioggia, il fango, tanta fatica e preoccupazioni per i pastori.

Essere in alpe con questo tempo

Negli ultimi giorni, almeno qui in Piemonte, le cose sono un po’ migliorate, per quello che riguarda il meteo. Ieri tanti sono riusciti finalmente ad imballare un po’ di fieno e portarlo in cascina. Le previsioni però parlano di una parentesi di stabilità seguita da nuovi temporali, peggioramento esteso e calo delle temperature (da nimbus.it).

Si sente tanto parlare di maltempo, ma volevo provare a spiegare cosa significhi maltempo in alpeggio. Ci sono le giornate di pioggia battente e quelle di nebbia, pioggerella e umidità. La prima può anche essere pericolosa, con i torrenti che si ingrossano, addirittura frane, strade erose dall’acqua. Invece quando è “solo” una pioggia intermittente accompagnata da nebbia, ti inzuppi anche con l’ombrello. Tutto è bagnato, l’erba ed i rami. L’umidità filtra ovunque, risale. E sudi sotto le giacche e sovrapantaloni, se ti devi muovere. Ovviamente devi camminare, per andare al pascolo, per tirare fili, posizionare le reti del recinto. Devi stare all’aperto per sorvegliare gli animali, per mungerli (se non c’è la stalla).

Camminare nell’erba vuol dire bagnarsi. E’ difficile (e anche pericoloso) andare al pascolo con gli stivali. Gli scarponi a lungo andare non tengono. Inoltre, con un tempo del genere, è persino difficile farli asciugare, da un giorno all’altro. L’umidità si posa sui capelli, sui vestiti. L’umidità risale lungo la stoffa dei pantaloni. Stare al pascolo dal mattino fino alla sera tardi è interminabile, in giornate così. Pensate poi quando le giornate si susseguono per settimane, come quest’anno. Umido e freddo, un freddo che non senti camminando, ma che ti assale quando ti fermi, anche perchè sei sia sudato, sia con scarpe e vestiti bagnati.

Avercelo, un alpeggio così dove potersi ritirare, accendere la stufa, mangiare qualcosa di caldo, far asciugare abiti e calzature! Un’amica l’altro giorno mi diceva: “Noi triboliamo, ma penso ai pastori, tutto il giorno fuori con le pecore… Quando arrivano alla baita devono ancora farsi tutto, se sono da soli.” E quei pastori che hanno baite dove non puoi nemmeno accendere un fuoco? E come fare per lavare/asciugare gli indumenti, se non c’è qualcuno che li porta a valle?  Sarà anche per questo che sto ricevendo, rispetto al solito, molti meno annunci da pubblicare sulla pagina del “lavoro in alpeggio”?

Gli animali pascolano, basta che ci sia da mangiare. Rispetto alle giornate di sole, sprecano più erba quando questa è bagnata, ma per il resto sicuramente è più l’uomo a patire il maltempo. Comunque, per la produzione di latte, pioggia e freddo influiscono e il livello nelle caldaie scende, nonostante i pascoli in fiore e l’erba buona.

Non manca l’acqua, quest’anno. Ogni tanto, con le piogge più violente, è fin un problema attraversare torrenti ed impluvi, ma non si fatica ad abbeverare gli animali… che però quasi non ne hanno bisogno, mangiando erba fresca, spesso addirittura bagnata. Ogni tanto, anche sui pascoli di montagna, sono cadute violente grandinate, che hanno danneggiato l’erba (oltre ad aver contribuito ad abbassare ulteriormente le temperature).

Il fascino della montagna c’è anche in giornate del genere, ma… lo ripeto ancora una volta, è diverso essere lì per una gita o lavorarci per sette giorni la settimana. In certi momenti non puoi nemmeno aprire l’ombrello, se hai le mani impegnate a fare altro (per esempio, mungere). Poi la nebbia (o nuvole “basse”) ti impediscono di vedere gli animali che stai sorvegliando, se sono tutti lì o se si sono divisi e allontanati. Quando ti fermi a mangiare, il più delle volte si tratta di roba fredda, e dopo mangiato la digestione ti porta ad avere ancora più freddo. Non puoi stenderti a riposare, al massimo ti accucci sotto qualche riparo roccioso dove, se sei stato previdente, hai accumulato un po’ di legna più o meno secca per accendere un fuoco. Spero di essere riuscita a rendere almeno un po’ l’idea di cosa voglia dire quest’estate in alpeggio…