Si carica

La transumanza per questo gregge non avviene più a piedi come un tempo, troppa è la distanza da percorrere per raggiungere l’alpeggio. Così, al mattino prima dell’alba, ci si trova per caricare gli animali sui camion.

Quest’anno la partenza avviene prima dello scorso anno, quando non consentivano la monticazione e… intanto l’erba veniva vecchia e dura. Il Pastore è contento di poter lasciare la pianura: anche se su farà ancora freddo e l’erba è bassa, gli animali pascoleranno bene. Le pecore degli agnelli sono divise dal resto del gregge, saranno le prime a salire sui camion.

Si caricano separatamente gli agnellini, poi le mamme. Spazio ce n’è ed è meglio che gli animali siano divisi, per evitare incidenti e facilitare il ricongiungimento quando verranno scaricati.

Man mano il sole fa capolino, bisogna fare in fretta a caricare tutto, il viaggio richiederà poi un paio d’ore, ma nella tarda mattinata comunque gli animali potranno già pascolare nell’erba di montagna.

Si fa scendere tutto il gregge vicino ai camion. Gli animali non verranno caricati a casaccio, prima si divideranno ancora agnelli e capretti, poi agnelloni con qualche mese di vita. Tutti questi vanno caricati a mano, prendendoli e mettendoli sopra uno ad uno.

Dopo allora verranno fatte salire le pecore. Dal recinto, a piccoli gruppi, usando una capra come “guida”, vengono condotte ai camion. Non è un’operazione così semplice ed immediata: talvolta gli animali salgono senza problemi, altre, come quel giorno, si bloccano e non ne vogliono sapere di salire sulla pedana ed entrare nel camion.

Poco per volta però tutti gli animali saranno a bordo e i camion potranno finalmente partire alla volta della valle. Il Pastore segue con il suo mezzo carico di reti, cani e tutto quello che serve per la stagione estiva. Man mano tutti i pastori saliranno con le loro greggi, e i margari con le mandrie. Inizia la stagione d’alpeggio!

Come dare le notizie

Articoli a confronto… Il giornalismo dovrebbe essere un mestiere serio, ma ormai ci sono così tanti posti dove si cerca di fare informazione, specialmente on-line, che si incontra un po’ di tutto. Iniziamo da notizie locali.

(foto G.Agù)

12 febbraio 2016, breve articolo sulla versione on-line dell’Eco del Chisone:Una mandria di mucche a spasso tra le auto in corso Torino a Pinerolo. E’ successo questo pomeriggio in pieno centro: il traffico si è fermato per pochi minuti e gli automobilisti e i pedoni di passaggio si sono goduti lo spettacolo.” Ovviamente si trattava della mandria di manze della famiglia Agù che, terminata l’erba dei prati, rientrava nella cascina di San Pietro Val Lemina. Momento di lavoro e non “mucche a spasso”. Chi legge e non sa potrebbe pensare forse che gli allevatori, ogni tanto, portano a spasso i bovini, così come si fa con i cani.

(foto dpa – Berliner Kurier)

Cambiamo stato, andiamo in Germania. Pascolo vagante a Berlino. Non conosco il Tedesco, ma il traduttore di Google ci permette di comprendere il succo di questo articolo. “…il pastore Knut Kucznik camminava con il suo gregge gigante. Naturalmente, non per divertimento – Kucznik ha portato 600 animali da un pascolo in Ahrensfelde ad un prato a Berlino. Lungo la strada ha superato anchela zona residenziale di Marzahn – e raccolto sguardi increduli. Gli animali sono arrivati ​​sani e salvi a destinazione. Hanno dovuto attraversare anche la B158 e un terrapieno ferroviario.” Avete notato niente? Quel “naturalmente non per divertimento” (Natürlich nicht zum Spaß) che fa la differenza con l’articolo di Pinerolo.

Altra notizia che circola in rete e che viene ripetutamente condivisa. Lombardia, si rinnovano i contratti degli alpeggi in gestione all’ERSAF, ente regionale che gestisce numerose malghe. Niente di strano, in Piemonte ci sono soprattutto alpeggi comunali, per quello che concerne la proprietà pubblica, e vanno all’asta singolarmente. In Lombardia evidentemente vanno all’asta “in blocco”, si parla di 33 alpeggi, ma la notizia in certi siti viene ripresa e presentata un po’ come se si trattasse di una novità. In questo articolo già si parte con “…l’ERSAF concede 33 alpeggi collocati all’interno delle foreste della Lombardia…” (sì, è verò, l’ERSAF è l’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste, ma le malghe generalmente più che tra le foreste, sono tra i pascoli!). Poi si prosegue con questo tono: “Siete manager in carriera ma il vostro sogno è sempre stato quello di diventare bovari? Avete la passione per la campagna, le transumanze, la mungitura del latte? Occhi aperti allora, perché c’è un bando che fa al caso vostro.” Francamente io mi auguro che possano continuare ad essere utilizzati dai pastori e malgari che già li affittavano, per evitare che restino senza montagna per la stagione estiva. Poi ben venga ogni progetto di valorizzazione e stiano lontani i vari speculatori a caccia di ettari e contributi. Comunque, qui vi sono i bandi per le aste pubbliche delle malghe. Se siete manager in carriera e volete cambiare vita… prima andate a fare una stagione in alpe come aiutante, giusto per capire come stanno le cose, poi allora magari…

Era una buona terra

Spesso le greggi vaganti, specialmente in primavera, si trovano a pascolare anche in aree abbandonate. E’ la stagione in cui i prati sono destinati alla fienagione, ma l’erba ormai cresce ovunque.

Qui nell’area industriale ci sono ancora spazi non completamente costruiti. Oltre alle aiuole, lembi di terreno dove forse verrà ancora edificato qualcosa, oppure la crisi interromperà l’espansione degli edifici. Sembra che tutti quei capannoni ci siano da sempre, eppure non sono poi così tanti anni da quando è sorto questo polo in periferia della cittadina. “Era una terra buona, questa! Prati e campi…

Ma prati e campi sono dovuti arretrare, lasciando spazio ad asfalto e cemento. Le pecore hanno già pascolato un po’, ma meno di quanto ci si poteva aspettare. Il caldo del giorno prima, poi il vento che ha iniziato a soffiare quel mattino. Da una cascina vicina, gli amici del Pastore portano la botte dell’acqua con il trattore: magari gli animali hanno sete e dopo pascoleranno meglio.

Ci si aspettava bevessero di più, invece le pecore non si affollano intorno alla botte come previsto. Dalle finestre degli uffici qualcuno si affaccia a scattare foto, ma sembra più che altro un villaggio fantasma. Passa qualche auto, qualche furgone, molto più trafficata la strada provinciale che costeggia l’area industriale.

E’ ora di andare altrove, lasciarsi alle spalle quella “terra buona” ormai impoverita e destinata ad altri scopi. Si costeggia l’edificio sede di un settimanale locale, accanto al quale il gregge ha passato la notte, poi si andranno a cercare altri pascoli.

La pianura è spazzata dal vento, il cielo è terso, limpido. Si attraversano delle stoppie, ma è già stato sparso il letame e gli animali non pascolano. Per fortuna il Pastore ha trovato un luogo lì vicino dove fermare gli animali, ancora stanchi dal lungo spostamento del giorno prima.

Si tratta di un vasto piantamento di ciliegi, ancora senza fiori e senza foglie, sotto i quali c’è una bella erba verde. “Fai attenzione che non pelino le piante!“, si è raccomandato il proprietario. Basterà fare attenzione, di erba ce n’è in abbondanza… Appena un animale alza la testa, bisogna intervenire. Sono i giorni giusti, con il caldo arrivato all’improvviso, le piante non tarderanno a coprirsi di fiori e allora sarebbe poi stato impossibile condurre qui il gregge.

Punti critici

Nel suo spostamento vero un’altra zona di pascolo, il gregge doveva attraversare una cittadina. C’è un momento giusto per affrontare questo tratto di strada? Si ha un bel dire: “Bisognerebbe passare di domenica, bisognerebbe…“. Alla fine passi quando ti viene bene, quando hai finito l’erba da una parte e devi andare oltre.

Per lo meno si cerca di passare al mattino presto. Così si parte all’alba dal luogo dove le pecore avevano passato la notte. Sarebbe stato meglio essere ancora più vicini alla cittadina, ma non tutto quello che si vorrebbe è possibile da realizzare. Fa in fretta a venire giorno…

Il primo sole coglie il gregge sul ponte che porta verso il centro. Qui la strada è larga, con un po’ di pazienza e qualche rischio per i cani, si cerca di contenere il gregge nella mezzeria e far defluire il traffico. Non ci sono moltissime auto a quest’ora, ma comunque si forma subito un po’ di coda. E’ un sabato mattina, non è giornata lavorativa per tutti, ma comunque c’è anche il mercato a richiamare gente.

Tutto fila liscio, anche quando si sente in lontananza una sirena dei vigili del fuoco, che per fortuna sfrecciano lungo un’altra strada. Transitando non lontano dalle caserme, si sente suonare la sveglia… Nella via principale, che occorre percorrere per un paio di centinaia di metri, il traffico è quasi inesistente. Si potrà però tirare il fiato quando anche l’ultimo agnello avrà svoltato nella strada secondaria che porterà definitivamente fuori dall’asfalto.

Una tappa per far pascolare gli animali, mentre gli uomini si dividono tra vari compiti. Alcuni se ne vanno, sono venuti a dare una mano solo per questo tratto più pericoloso e difficile. Servono un paio di ore per risistemare tutto, raccogliere le reti del recinto, portare avanti auto e materiale verso il luogo di arrivo, andare a controllare altri animali già a destinazione, che non affronteranno la transumanza a piedi. Poi di nuovo in cammino, dopo che anche i pastori si sono rifocillati. Fortunatamente una leggera velatura copre il cielo, ma soprattutto il sole.

Si risale la collina e si passa in una zona residenziale, tra ville storiche e nuove abitazioni. C’è molta gente nei giardini alle prese con potature e sistemazioni varie, contrariamente agli anni scorsi, quando il passaggio invernale avveniva quasi senza testimoni. Da un balcone, una signora commenta con gioia e sorpresa la presenza di uno stambecco (sic!) tra le pecore.

La giornata è lunga, il cammino pure, così qua e là si compatta il gregge, un po’ disperso e disordinato dopo la salita, ma soprattutto la discesa nei boschi. Nel frattempo si pascola pure. Gli animali devo arrivare a destinazione “pieni”, già quasi sazi, ma soprattutto non devono avere troppa fame quando si percorrerà una stretta strada tra prati e, ancor più grave, campi di grano.

Quando si può, si scelgono percorsi non troppo difficili, ma ormai la stagione è avanzate e restano giusto i campi di mais ancora da seminare. Il cielo continua ad essere grigio, così uomini e animali non patiscono troppo il caldo, specialmente quando c’è da camminare sull’asfalto.

Ci sono ancora brevi tratti di strade da percorrere o vie trafficate da attraversare, ma il peggio è alle spalle. Inoltre, anno dopo anno, questo spostamento sembra meno complicato rispetto a quando lo si è intrapreso per la prima volta. Ormai si conoscono i punti critici, poco per volta si perfeziona il cammino scovando qualche scorciatoia o qualche passaggio che permette accorciare il cammino o di evitare campi coltivati.

Quando il grano era sia a destra che a sinistra della strada non scattavo fotografie… C’era da avere 100 occhi e soprattutto sperare che i cani facessero il loro lavoro! Il gregge comunque, dopo aver ben pascolato, camminava in modo abbastanza disciplinato, senza uscire troppo dal percorso asfaltato. Ogni tanto anche qui si intralciava il traffico, visto che questa strada è dedicata alle biciclette ed ai mezzi agricoli… In un sabato pomeriggio tiepido di gente in bici ce n’era eccome!

Forse questo era l’ultimo punto davvero complicato, dove gli animali potevano decidere di non affrontare la curva, ma per fortuna si sono comportati bene, tanto quanto l’anno precedente quando la campagna era tutta imbiancata dalla neve. Il cammino è ormai quasi concluso, c’è ancora un doppio attraversamento di una strada molto trafficata.

Mentre il gregge attende nella stoppia che anche gli ultimi animali abbiano completato il primo attraversamento, sulla strada si forma una lunga coda. Gli ultimi automobilisti forse non capiranno nemmeno il perchè di quella sosta! Poco dopo si attraversa di nuovo e il gregge è ormai arrivato nel comune di destinazione.

Il tratto da percorrere ormai è breve, se si pensa a tutti i chilometri di cammino già affrontati. Qui la strada è piena di pecore, non si incrociano quasi auto, ci si rilassa e anche i cani forse non hanno più tanta voglia di correre sui lati del gregge. Arrivati al punto dove ci si era fermati lo scorso anno, qualche animale si ferma e gira la testa, ma bisogna camminare ancora.

E così si conclude la giornata. La partenza era avvenuta con le prime luci dell’alba e l’arrivo coincide con un tramonto che colora il cielo. Per il gregge c’è una stoppia ricca d’erba. Una piccola parte si pascola ancora come “cena”, il resto sarà per il giorno successivo.