Bisognerebbe chiedere i danni

Ho smesso di guardare il cosiddetto “TG satirico”, Striscia la Notizia. L’altra sera però, girando tra i canali, mi sono casualmente imbattuta nel solito Edoardo Stoppa che faceva visita ad un allevatore in Ossola (VB). Si sa, quando sono posti che conosci, ti soffermi maggiormente. E così ho guardato l’intero servizio, che potete rivedere anche voi. Anche solo così, ad occhio, c’erano molte cose che stonavano e contrastavano con le parole del “giornalista”. Ma questo lo può dire chi è del mestiere o che, bene o male, se ne intende. Ovviamente il pubblico generico si beve le parole di Stoppa e si indigna. Per gli animali “maltrattati”, per il latte nei secchi della vernice, per l’impossibilità di bere, ecc ecc ecc. Ma come stanno invece le cose?

Nei giorni successivi di articoli ne sono usciti tanti. L’indignazione è stata della gente dell’Ossola, degli allevatori di tutta Italia, ma anche delle istituzioni. Innanzitutto, gli animali non erano affatto maltrattati. Godono di ottima salute, hanno acqua da bere a volontà, stanno in stalla solo nella stagione invernale, altrimenti pascolano fuori e poi vanno in alpeggio. Leggete la difesa dell’allevatore uscita su “La Stampa”. «Con la vendita del formaggio riusciamo a malapena a coprire le spese, portiamo avanti il lavoro avviato anni fa dai nostri genitori con fatica, orari pesanti e, sebbene le nostre strutture non siano perfette, abbiamo bestie sane che trascorrono otto mesi libere in alpeggio e solo quattro in stalla». È lo sfogo di Mario Borri, allevatore di Domodossola. «Innanzitutto la persona intervistata è mio fratello che lavora in cava e offre il suo aiuto solo nel tempo libero; inoltre alcune parti del servizio in cui ci siamo difesi sono state tagliate – dice Borri -. Ciò non toglie che la nostra azienda abbia qualche dettaglio da migliorare, ma le difficoltà sono tante. Esiste una legge nel nostro Comune che permette di costruire il capannone per il fieno, ma non la stalla, perciò è difficile spostarci, quasi impossibile di conseguenza ottenere finanziamenti se manca il terreno su cui costruire. Le nostre stalle sono state fabbricate tanti anni fa e successivamente la zona è diventata residenziale, abbiamo le mani legate anche per vincoli idrogeologici e centro storico».  Vecchia storia già sentita!

Le strutture non sono recenti, ma come mai una volta in montagna le stalle erano così? Adesso ci entusiasmiamo vedendo una vecchia stalla con tipologie architettoniche di pregio come questa (in Val Troncea, TO), poi ci indigniamo nel caso in cui vi siano vacche all’interno? Muri spessi, per non patire il freddo dell’inverno di montagna. Le vacche lì non le vogliamo vedere, ma magari sogniamo di riadattarle e farci una tavernetta dove incontrarci la sera con gli amici… Qui uno sfogo dell’allevatore ad un giornale locale.

Anche l’Asl ha preso le difese dell’allevatore. Ce ne sono tante di vecchie stalle ancora utilizzate in montagna, ma non è questo a definire un cattivo allevatore e delle cattive condizioni di vita per gli animali. “…Non ci siamo però sentiti di agire in modo deciso con il pugno di ferro perché, né per i consumatori né per gli animali, ci sono le condizioni che farebbero pensare a una situazione gravissima. Certamente siamo coscienti del fatto che ci siano dei margini di miglioramento ed è per questo che avevamo già intavolato un dialogo con l’allevatore che, nonostante le difficoltà in cui verte, si è detto disponibile a intervenire”. Edoardo Stoppa ha inoltre dichiarato nel servizio che le bestie “stanno al buio 24 ore su 24 per mesi e mesi”, ma l’Asl dichiara che “dalla primavera all’autunno gli animali sono condotti in un alpeggio sopra Bognanco dove vivono in libertà. Lo abbiamo visitato anche noi”. L’Asl aggiunge anche che “il comparto allevatoriale è sempre stato sviluppato nel nostro territorio e noi ci impegniamo costantemente al monitoraggio dei numerosissimi piccoli allevamenti della zona. Addirittura il numero di questi è aumentato nel corso degli ultimi anni da quando i giovani, con sacrifici e rinunce, hanno deciso di proseguire l’attività iniziata dai padri o nonni. La realtà è peraltro fatta di molteplici sfaccettature e bisogna essere in grado di valutare in modo razionale le situazioni”“. Un servizio costruito facendo vedere e sentire solo quello che voleva il “giornalista”. Una vera vergogna!!!!! Non che non esistano veri casi da denuncia, ma… sono le istituzioni a dover intervenire.

Le “animaliste” che hanno creato il caso non demordono e, nonostante tutto, continuano a sostenere le loro ragioni, negando anche l’evidenza. Molte vecchie baite di montagna vanno all’abbandono e c’è chi si indigna pure per questo, chiedendosi come mai e magari sognando di tornare ad abitarle. Vedete? Anche questo caso è significativo per aiutare a comprendere come non si possa più fare. Non tanto magari per le persone, ma perchè passa un’animalista e si preoccupa per come vivono i vostri animali nelle vecchie stalle. Delle vostre difficoltà di allevatori/montanari, dei vostri problemi con la burocrazia e con i conti da far quadrare non se ne interessa nessuno. E’ più importante la porta arrugginita dietro le quali ruminano, ben pasciute e al caldo, le vostre vacche.

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Un reality “agreste”: che ne pensate?

Mi contattano dalla redazione di un nuovo programma televisivo. Cercano almeno un pastore per questo reality che pare avere molto successo all’estero (30 paesi in giro per il mondo). Si chiama “Il contadino cerca moglie”. Ho rifiutato di ospitare su queste pagine la locandina con i riferimenti da chiamare per partecipare ai casting per diversi motivi.

Innanzitutto, nonostante le belle parole, temo che il programma da noi sarà una parodia ed una ridicolizzazione dell’agricoltore/allevatore. Manderanno delle ragazze di città desiderose di cambiar vita (e trovare marito) nelle aziende agricole di chi verrà selezionato. Se la cosa funziona e scocca la scintilla… Ecco la moglie e l’aiutante per i nostri “contadini”. Così dice il comunicato stampa: “Il programma ha per protagonisti contadini single (si può trattare di coltivatori diretti, imprenditori agricoli e allevatori) alla ricerca del vero amore. Ad ogni protagonista di campagna verranno affiancate pretendenti di città: donne che aspirano a una vita a contatto con la natura. Le pretendenti di città saranno ospitate a casa dei contadini e ne condivideranno la vita e il lavoro per alcuni giorni. Al termine di questo periodo di convivenza, ogni agricoltore esprimerà la sua preferenza e a questo punto si scoprirà se per qualcuno è scoccata la magica scintilla dell’amore!

Poi… e se fosse la contadina a cercare marito? Come mi hanno detto alcuni amici: “…la moglie non la cerco di sicuro in televisione!“. Il “Grande Fratello” lasciamolo a certi tipi di personaggi. Facciamo dei veri servizi sulla realtà agricola, non prese per i fondelli! Voi cosa ne pensate? Vi lascio alle prese con un sondaggio.

Non che non ci sia il “problema” di trovare chi condivida la tua vita… Ma la realtà è spesso diversa da quello che mostra la tv. Sarebbe appunto molto meglio realizzare servizi che illustrano sul serio la vita contadina, senza troppi fronzoli, poesia, romanticismo.

La mela guasta… alla fine fa marcire tutta la cassetta!

Mentre in Francia ci si prepara all’uscita di questo film sulla pastorizia, da noi le pecore in TV o sono macchie di colore, un po’ di folklore, qualcosa di bello da vedere in un’Italia rurale che forse non esiste nemmeno più… O sono da demonizzare. Più che loro, i pastori che le conducono.

A Striscia la Notizia l’altra sera è andato in onda un servizio sui pastori vaganti. Per denunciare alcuni fatti molto gravi, innanzitutto. Sono state infatti trovate pecore morte e alcuni agnelli gettati in un pozzetto. Non erano cadute, perchè erano state tolte le marche auricolari di identificazione… E qui termina la parte “giusta” del servizio. Perchè questo fatto è un’illegalità (le carcasse si smaltiscono attraverso un sistema adeguato), un pericolo per la salute pubblica, ecc. Ma poi il solito Stoppa è andato ad indagare a modo suo presso il gregge e l’accampamento dei pastori.

(foto L.Marcolongo)

Questi servizi, ormai lo sappiamo, presentano una realtà di cui sono soltanto loro a dare una spiegazione/interpretazione. Tutti i pastori ricoverano in un trailer, un rimorchietto, gli agnelli più piccoli. Può capitare che, tra questi, ve ne siano alcuni in condizioni di salute non ottimale per uno dei molteplici motivi che portano chiunque, uomo o animale, ad ammalarsi. Qualcuno dopo qualche giorno, curato opportunamente, si riprende. Qualcun altro invece non ce la fa, ma non è da demonizzare nessuno per questo no? Anche negli ospedali, nonostante le cure migliori, le persone muoiono… E l’agnello con la gamba “ingessata” con il nastro? Certo, il gesso sarebbe la cosa più idonea, ma mentre sei al pascolo non puoi metterti lì a scaldare l’acqua e preparare l’ingessatura, così ti arrangi come puoi sempre per il bene dell’animale. Garantisco che funziona benissimo anche il nastro (sotto si mettono dei legnetti e degli stracci a far da imbottitura).

(foto L.Marcolongo)

Nel servizio poi vengono intervistati gli aiutanti rumeni dell’allevatore (non presente con il gregge, viene raggiunto a casa, ma rifiuta di parlare). Questi si lamentano per le condizioni di vita e di lavoro, ma… Signori, è la pastorizia! E in Romania, a quanto posso vedere da immagine pubblicate su facebook da pastori rumeni che ancora vivono e lavorano nella loro terra, molte volte non c’è nemmeno la roulotte, ma solo il mantello di pelli di pecora. E ci sono anche molti pastori italiani che vivono così, come possiamo vedere dalle immagini mandateci dal Veneto dall’amico Leopoldo. Se fai il pastore nomade, non puoi aspettarti l’alloggio arredato, le otto ore di lavoro. Non lo scopri dopo, sai già prima che è così. Vorrei tanto che il sig. Stoppa venisse da noi in alpe… Vorrei sapere se si indignerebbe altrettanto nel sapere che un Comune ci affitta un alpeggio con una baita dove vivere civilmente è impossibile.

(foto L.Marcolongo)

I cattivi pastori rovinano l’immagine a tutti… Guardate però questo pastore ed i suoi aiutanti. Mi sembra che il rapporto sia paritario e ci sia armonia tra di loro. Condanno il pastore che maltratta i suoi garzoni, ma il più delle volte quando siamo alle prese con un vero pastore e non con “uno che ha le pecore e le fa portare in giro dagli operai” nel fango e nella polvere si è tutti allo stesso modo e la giornata è lunga lo stesso numero di ore.

Leopoldo ci scrive ancora una volta per mostrarci i pastori del Nord Est e raccontarci di storie di divieti, di multe, di litigi. A dire il vero però lui ci tiene soprattutto a mostrarci il lato positivo della pastorizia. Come l’incontro con questa famiglia di pastori e del loro gregge di 6-700 pecore. “Mi hanno anche offerto il caffè“, ci racconta.

(foto L.Marcolongo)

Non basta il sorriso che ci strappa questa immagine per dimenticare un’altra vicenda, quella di un gregge entrato abusivamente in un  fondo e successivamente “investito” dal trattore del proprietario. Versioni discordanti sulla dinamica dei fatti, ma comunque c’è da riflettere su di un evento simile. Solo l’esasperazione può portare a tanto, credo.

Una mia omonima mi manda un articolo che riguarda il suo compagno, pastore, vittima di un’aggressione. “Qua siamo solo in due gli altri sono spariti tutti… qui nessuno vuole più le pecore sporcano fanno rumore una cosa da pazzi… Si lamentano che non ci sono giovani che fanno questo lavoro e noi che vogliamo crescere i nostri bambini è un macello… li vedono in mezzo alle pecore e mandano gli assistenti sociali per maltrattamento…“. Per quanto riguarda “l’incidente”, il pastore sarebbe stato malmenato dal proprietario che “non voleva più vedere le pecore“. Avrà pagato per altri passati prima di lui che avevano arrecato danni oppure all’improvviso tutti hanno la puzza sotto il naso e lo sporco delle pecore sulle strade non lo vogliono più?

(foto L.Marcolongo)

Non conosco direttamente quelle realtà, ma grazie ai contributi che continuo a ricevere, ultimamente mi è capitato spesso di parlarne. Come dicevo anche qui, la ragione sta nel mezzo, quindi ci deve essere qualche fondamento a giustificare l’intolleranza verso i pastori e le pecore.

(foto L.Marcolongo)

Leopoldo ha nuovamente incontrato Fabio a Piazzola sul Brenta e l’ha invitato a cena a casa propria.

(foto L.Marcolongo)

Con lui c’era anche Luca: “… il suo aiutante della Valle dei Mocheni, mi ha detto che ha partecipato al film “La prima neve” di Andrea Segre, dove ha fatto una piccola parte giocando alla morra.

(foto L.Marcolongo)

Questo gregge, del pastore “Pacu” di Cavalese, è composto da un certo numero di pecore di razza Tingola, in via di estinzione, oggetto di un progetto di recupero da parte della Provincia di Trento.

(foto L.Marcolongo)

L’altro giorno mi è capitato di tenere una conferenza nell’ambito di un corso; parlavo di pastorizia in Piemonte, poi nello specifico di pastorizia nomade. terminata la “lezione”, dopo le domande pubbliche, alcuni ragazzi provenienti dal Trentino sono venuti a chiacchierare con me in privato. “Da noi con i pastori nomadi è una guerra. Se ne fregano dei tuoi pezzi. Noi anche abbiamo bestie, tagliamo l’erba, facciamo andare i campi, loro passano e spianano tutto. Hanno greggi grosse, fanno una vita di m. che io non farei, ma si fanno anche dei bei soldi. Tanto dove fanno mangiare le pecore non pagano mai niente! Per fortuna i giovani che stanno venendo su adesso sono un po’ meglio, hanno più rispetto. Ma c’è una generazione, quella intermedia sui 40-50 e più anni che invece… Qualcuno di loro ogni tanto vende tutte le pecore, poi ne prende altre…“.

(foto L.Marcolongo)

Credo quindi che il problema sia composto da vari fattori: nei centri abitati, vale di più l’opinione di chi ha la macchina pulita o di chi si lamenta perchè la capra ha brucato, passando, un bocciolo di rosa che sporgeva da una siepe. Ma nelle campagne effettivamente c’è un malessere dovuto alla mancanza di rispetto e a danni effettivi. Perchè anch’io mi arrabbierei se qualcuno entrasse in una mia proprietà, anche se incolta, anche se non mi fa nessun danno. Perchè chiedere costa sempre molto poco… A maggior ragione mi arrabbio se viene fatto un danno ad una coltura. Quindi le speranze per il pascolo vagante da quelle parti sono legate ad un radicale cambiamento nell’atteggiamento dei pastori. E’ lo stesso da queste parti: basta uno a non rispettare e in zona fioriscono divieti, tutti sono prevenuti contro le pecore in generale. Dove invece tutti rispettano e lavorano onestamente, di anno in anno continui ad arrivare con il tuo gregge, pascolare ed essere benvoluto.

Quante cose non ho detto!

Non so se sia normale, dopo un’intervista in TV, radio, ecc avere mille rimpianti per tutte le cose che si sarebbero potute dire e che invece in quel momento non sono venute in mente.


Ecco il video della mia intervista di ieri presso gli studi di TV2000, per chi ancora non l’avesse visto. A parte il fatto che si sarebbe parlato della pastorizia con la neve (da cui le immagini che avevo inviato affinchè fossero usate come sfondo), non avevo avuto alcuna informazione sui temi dell’intervista. Un’occasione persa? Tra le tante, quella di dire che, nella mia non-giornata tipo (il conduttore è tornato due volte sull’argomento, ma io non ce l’ho una giornata “tipo”!) si cerca  se possibile di trovare tempo per aggiornare il blog. Sarà per un’altra volta… anche se spero di cambiare TV, a questo punto!!!

Appuntamenti

Portate pazienza, nei prossimi giorni non ci sarò e non potrò nemmeno documentare la nevicata che pare debba arrivare, puntuale, per i giorni della merla. Andrò a parlare proprio di pastorizia in inverno a Roma, ospite di TV2000. Ci vediamo in diretta giovedì mattina! L’ora esatta non la so, il programma inizia alle 8:00 e finisce alle 10:20.

Però… Qualche cosa da fare mentre aspettate il mio ritorno c’è. Io in viaggio leggerò un libro che poi vi recensirò su queste pagine. A voi invece suggerisco di cercare questo, “Campanacci, fantocci e falò“, a cura dell’amico Giovanni Mocchi e Manuel Schiavi. Per chi è appassionato di campane, ad uso zootecnico, ma non solo!

Il 30-31 gennaio e il 1 febbraio invece vi aspetto tutti a Cuneo per Terre d’Alpe. Io parteciperò all’evento compatibilmente con i miei impegni, ma conto di esserci la sera del 31 e ovviamente quella del 1, quando proietteremo in anteprima il trailer del film (in corso di realizzazione) sui pastori piemontesi e poi… ci sarà Hiver Nomade!! Ecco qui il programma dell’evento con indicazioni per raggiungere la sede delle proiezioni.

  • 30.01.2014 > Centro Incontri della Provincia di Cuneo – Corso Dante, 41 – Cuneo
    • ore 18:00 – Trilogia “Olga e il Tempo” – Parte prima: Epica minima del mattino – di Emanuele Cecconello
    • ore 19:00 – Incontro con l’autore
    • ore 19.30 – Degustazioni di formaggi d’alpeggio, insaccati e preparazioni a base di carni ovicaprine, vini
    • ore 20.45 –  Formaggi eroici – Proiezioni
      • Valpiana: una malga nel Lagorai, di Francesco Baldi
      • La Cultura Del Bitto, di Carlo Cattadori
    • ore 22.00 – Dibattito con gli autori e dei protagonisti della “resistenza casearia”
  • 31.01.2014 > Centro Incontri della Provincia di Cuneo – Corso Dante, 41 – Cuneo
    • ore 18:00 – Trilogia “Olga e il Tempo” – Parte Seconda: Equinozio del Pomeriggio – di Emanuele Cecconello
    • ore 19.30 – Degustazione di formaggi prodotti a base di aglio, insaccati e preparazioni a base di carni ovicaprine
    • ore 20.45 – I pastori e il ritorno degli orsi e dei lupi – Proiezioni
      • Compagno orso, di Valentina De Marchi
      • Storie di lupi e di uomini, di Andrea Deaglio e Alessandro Abba Legnazzi
    • ore 22.30  dibattito con autori, protagonisti, rappresentanti del Centro del lupo di Entraque.
  • 01.02.2014 > Centro Incontri della Provincia di Cuneo – Corso Dante, 41 – Cuneo
    • ore 17:00 – Trilogia “Olga e il Tempo” – Parte terza:  Elegia della sera – di Emanuele Cecconello
    • ore 18.15  Incontro con Emanuele Cecconello
    • ore 19.30 – Degustazione di prodotti tipici e specialità di carni ovicaprine
    • ore 20.45 – Pastori piemontesi del XXI secolo
      • Le lingue del cuore, video prodotto dalle piccole scuole delle Terre Alte della provincia di Cuneo
      • Pastori piemontesi del XXI secolo, Video in-out / Propoast)
      • Hiver Nomade di Manuel Von Stürler
    • ore 22:15 Dibattito conclusivo. Posizioni a confronto sul ruolo e sulle prospettive del pastoralismo piemontese e alpino.

Tiziana invece ci manda il “sunet” per la cena dei margari delle Valli di Lanzo, sabato 15 febbraio, ore 20:30. Ahimè le dimensioni dell’immagini sono un po’ troppo piccole per vedere i dettagli, quindi se qualcuno ne sa di più (luogo, a chi telefonare, ecc…) è pregato di commentare qui sotto.

E adesso ha scoperto le capre!

Come speravo, dalla Val d’Aosta hanno preteso che il “buon” Edoardo Stoppa tornasse da quelle parti e facesse un servizio “riparatore” sulla battaglia delle Reines. Continuano a chiamarlo “combattimento tra mucche”… Vacche non va bene? Non mi sembrano altrettanto puritani sull’utilizzo delle parole, in altre trasmissioni!!! Si chiamano vacche, mucche usatelo con i bambini fino a 4-5 anni!

Qui il video, per chi se lo fosse perso. Ovviamente, a fianco delle parole del Consigliere regionale Nogara, che dovrebbero riportare chiarezza e obiettività, fanno ben attenzione a scegliere immagini apparentemente cruente perchè decontestualizzate. Ma ormai sappiamo come fanno (dis)informazione in certi programmi…

Non contenti, pensano bene di prendersela con la battaglia delle capre, come se fosse una nuova moda e… Per le vacche si è detto che è naturale che combattano? Bene, invece le capre no, quelle assolutamente vengono costrette a farlo solo per lo spettacolo degli uomini ed è una moda moderna, secondo Stoppa. “Non stanno male perchè combattono, lo fanno sempre, tutto l’anno“, dice Nogara sulle Reines.

E le capre? Ovviamente cosa volete che ne sappia Stoppa del comportamento naturale delle capre? Io ho visto dei becchi con la testa coperta di sangue, nel periodo degli accoppiamenti (e quindi degli scontri tra maschi per avere il predominio sull’harem). Verrà qualche animalista a separarli, prossimamente? Le capre invece si battono quando hanno voglia di farlo, ma mai arrivano a scontro cruenti, anche in natura. I pastori dicono che, quando accade, poi cambia il tempo…

Ma perchè andare a vedere una battaglia delle capre o delle vacche non va bene e guardare con interesse un video in un programma di natura dove degli animali si battono (stambecchi, per esempio) invece è normale? Certo, una cosa avviene in natura e l’altra in un campo con spettatori. E una partita di calcio, in cui può capitare che un giocatore si faccia male? Ma sono uomini e sono lì per scelta. Con la differenza che magari, non fossero lì, non si farebbero male perchè non giocherebbero, mentre le capre in natura, quando hanno l’istinto di farlo, si battono. Andate a vedere una battaglia delle capre… Se due non vogliono battersi, non ci sarà verso di farglielo fare!

Ancora disinformazione sul mondo zootecnico: Striscia la Notizia, vergogna!!!!

Non è la prima volta che mi trovo ad indignarmi per servizi di Striscia la Notizia, in particolare quelli del sedicente amico degli animali Edoardo Stoppa. Trovo già indisponente l’atteggiamento tipico di una certa categoria di “animalisti”, quelli che confondono gli animali con i bambini o comunque con gli esseri umani in generale. Queste persone si riferiscono a qualsiasi essere vivente del regno animale con vezzeggiativi e diminutivi: “cagnolini, cavallini, gattini, mucchine” eccetera. Parlando di loro allora dovremmo forse dire: “bambini”? No, sono adulti, ma vivono in una dimensione che ha ben pochi legami con la realtà del mondo reale, in particolare quello animale, dal quale anche noi proveniamo. Avrei da parlare per ore di questo argomento, ma oggi concentriamoci sul servizio andato in onda venerdì sera (27 dicembre 2013) durante il noto “TG satirico”. Qui il video, per chi se lo fosse perso.

Dietro segnalazione di alcune persone ignoranti, che nel video parlano di “battaglia indotta”, “si addestrano le mucche”, “spettacolo per il divertimento umano come il palio, il circo…”, la troupe è andata alla finale di Aosta della Battaglia per dare una sua versione della cosa. Chi conosce questa realtà, si è indignato, arrabbiato, infuriato! Chi non la conosce e ha preso per oro colato quanto veniva detto (tra “bastonate” agli animali, vacche “stressate” solo perchè si grattano per terra, un etologo che non ha mai visto come si comportano gli animali liberi al pascolo – si picchiano le vacche, le capre, a volte anche le pecore!), ora pensa che in Val d’Aosta ci sia una versione della corrida da vietare assolutamente, indignandosi per quanto siamo ancora barbari in Italia.

Ci sono già risposte ufficiali per esempio qui. Volevo dirvi come la pensavo io, ma poi stamattina ho letto vari commenti su Facebook, di amici Valdostani e Piemontesi appassionati dell’argomento, così ho pensato che forse sarebbe stato meglio lasciare a loro la parola. Non ho censurato o cambiato nulla, come potrete vedere. Intanto, per chi volesse entrare in questo mondo, ecco un blog con tante magnifiche foto.

Scrive, praticamente in diretta mentre guarda il servizio, Fabio: “siamo proprio dei mostri di crudeltà in val d’aosta dato ke facciamo battere le mucche nere…. mamma mia quante balle x far audience!! le addestriamo, le picchiamo, le costringiamo a combattere con la forza…. pensate ke le leghiamo con le catene…. xkè una volta usavano lo spago ma andava sempre rotto. e tutti con in mano un bastone in mano…. già, pensate un po’ ke cattivoni ke siamo!! “e la fila x le scommesse clandestine”…. ahahahah ‘a coglione di uno stoppa, quella è la fila x andare a bere al bar, scemoooooo!! 🙂 andaste a vedere ki maltratta davvero gli animali, non ki dedica la propria vita a loro…. facendo sacrifici su sacrifici x portare avanti un lavoro ormai “scomodo” x tanti!! caro stoppa, dedicassi tu la passione ke mettono certi allevatori x i loro animali, sicuramente non ci sarebbero servizi tanto squallidi come quello appena visto da tutta italia… servizi ke x fare “scoop” infangano il lavoro e la vita degli altri!! vergognosooooo!!


Forse più di tutti parla questo video, un’intervista a Simona Porliod, pubblicato su youtube con queste informazioni: “Video intervista sulle Bataille de Reines in Valle d’Aosta. Questo filmato è stato svolto per dimostrare l’attaccamento dei giovani valdostani alla propria regione e alle proprie tradizioni. E’ infatti la conclusione di un’analisi effettuata nel corso di Lingue e Comunicazione dell’Università della Valle d’Aosta.  La colonna sonora non poteva non essere la canzone di Lady Barbara, Ma Reina. Buona Visione Alice, Katya e Joara“.

Sulla pagina Facebook “Blog reinesvaleedaoste” si è scatenato un vero putiferio. Mathieu: “hanno totalmente omesso ogni notizia in questo servizio! quel giorno hanno intervistato Clos per un bel momento, che gli aveva spiegato tutto come si deve e non l’hanno messo! Si sono inventati che noi facciamo scommesse, hanno fatto solo vedere qualche mucca un po più ‘breva’, hanno interpellato una specie di ‘Etologo’ che vorrei proprio sapere chi cazzo è, perché all’università di Etologi che insegnano ce ne sono molti e TUTTI trattano le batailles in quello che è il normale comportamento bovino! un vero schifo!

Fabrizia: “DEVONO intervenire i veterinari, SOLO loro hanno l’autorità per stabilire se e quando si va ad influire sul benessere animale, ci fanno una testa tanta in facoltà su ciò che è benessere e ciò che non lo è….è ovvio che ognuno tira l’acqua al suo mulino…gli animalisti poi…lasuma perde..però bisogna parlare con coscienza e conoscenza..sicuramente ci sono allevatori che se ne sbattono…perchè è cosi purtroppo, ma sono come in tutte le circostanze, le mele marce.. non va fatta MAI di tutta l’erba un fascio, chi lo fa per passione nei confronti di questi animali mai si sognerebbe di farli star male… hanno sbagliato a Striscia xk hanno fatto vedere solo ciò che volevano…

Jerome: “Che baggianate che hanno detto… Vengano a vedere quando le mucche escono la prima volta, dopo un lungo inverno dalle stalle, che si battono da sole…“. In tanti poi si domandano perchè il servizio sia stato montato ad arte, infatti di interviste ne erano state raccolte molte, mai andate in onda. Cristina: “secondo me dovrebbero fare sentire le altre interviste che hanno fatto, quelle che VOLUTAMENTE non hanno fatto sentire. Come mai durante gli altri servizi fatto parlare sempre i responsabili e in questo servizio no? perché non avrebbe fatto notizia

Anche i Piemontesi partecipano al dibattito in modo molto sentito, visto che questa tradizione è molto diffusa anche in una vasta area del Piemonte. Mario: “il fatto è che c’è gente che non capisce nulla ,e facendo cattiva informazione faranno passare gli allevatori come esseri senza cuore,attaccati solo al denaro ,insensibili e purtroppo io sono senza peli sulla lingua e non sopporto chi vuole fare il maestro senza capire nulla .Se non ci fossero Le Combats e venissero vietati il 90 % delle reine finirebbero in salami e tanti giovani ,sopratutto in montagna lascerebbero l’agricoltura“. Luca: “ma quei pagliacci di striscia la notizia si sono mai fatti un giro sui nostri pascoli in primavera, dove le reines in natura si affrontano per stabilire chi è il capobranco? si saranno accorti che nel loro combattimento si affrontano ma non c’è violenza perchè quella più debole lo riconosce e si ritira voltandosi e il “combattimento” finisce all’istante? si sono fatti un giro nelle stalle dei valdostani, che in quanto a gestione delle vacche e benessere animale sono il fiore all’occhiello dell’allevamento italiano??? Basta tv spazzatura!!!!!!

Ancora Mathieu: “sono veramente schifato sai! mamma mia che nervoso… noi non facciamo scomesse (quello che hanno inquadrato è dove si ritirano i sorteggi), hanno interpellato un etologo che non sò dove abbia comprato la laurea (sai meglio di me il perché), avevano intervistato il presidente che gli aveva risposto in modo tranquillo ed esaustivo e loro non l’hanno messo, ci accusano di tenere in mano tra un pò delle armi quando è un fuscellino di legno e si ha a che fare con animali che arrivano a 800 kg, parlano di vittorie di tantissimi soldi quando questa è solo una passione e i nostri agricoltori praticamente sono al lastrico e alla regionale il primo premio è di mille euro (ma portare una mucca lì costa molto di più fidati)… un servizio falso! che vergogna…

In passato ho intervistato, ho sentito tanti appassionati di Reines che raccontano del loro rapporto con questi animali. Volevo quindi “regalarvi” un pezzo tratto dal mio libro: “Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora”, dove uno dei racconti riguardava appunto la Battaglia delle Reine. Da “Il giorno della battaglia”: <<Chi ha la “malattia” per le Reines parla di questo mondo speciale con un luccichio negli occhi e quasi si commuove, nel raccontarti cosa vuol dire portare la propria vacca alla battaglia. “Deve essere una bestia tua, che ti nasce e ti muore nella stalla, te la devi allevare fin da piccola. Quella che mi è morta in montagna l’avevo portata a casa per Natale, aveva quindici giorni, era così piccola che l’ho messa in una cassetta della frutta.

Tra il padrone e la vacca si instaura un rapporto speciale, un fortissimo legame affettivo. Molti pensano che le Castane siano vacche aggressive, forse perché associano (giustamente) il loro nome alle battaglie, ma la realtà è completamente diversa.  Attualmente, lo scopo essenziale dell’allevamento di queste vacche è proprio l’utilizzo nelle tradizionali “Battailles de Reines”. Nell’Ottocento-Novecento si parlava della razza di Hérens quale popolazione a mantello nero o castano uniforme presente in Valle d’Aosta, mentre  più recentemente compare la cosiddetta “Castana”. La Castana rappresenterebbe il residuo dell’antica popolazione originaria della zona aostana, selezionata in Svizzera per il mantello uniforme (razza di Hérens) ed in Valle d’Aosta per il mantello pezzato nero (Valdostana Pezzata Nera). Oppure la castana potrebbe essere una popolazione meticcia derivata dall’incrocio fra la Hérens e la stessa Valdostana Pezzata nera. Originariamente era allevata specialmente nella valle del Gran San Bernardo, da cui si è diffusa in tutta la Val d’Aosta ed oggi la sua consistenza numerica è in aumento, proprio in ragione della passione per i combattimenti.

“Certo, è anche una vacca da latte. D’altra parte una volta veniva allevata anche per quello. Dicono addirittura che le migliori Fontine venissero fatte con il suo latte, particolarmente ricco di grasso e proteine. Esistono allevamenti di sole Castane, ma nella mandria solo qualcuna diventa una Reina, le altre sono tenute per la mungitura,”.

Da alcuni anni ormai questa passione si è diffusa anche nelle zone limitrofe del Piemonte, specialmente nell’Alto Canavese e nelle Valli di Lanzo dove vengono organizzati combattimenti. “Noi Piemontesi non possiamo partecipare in Val d’Aosta… Abbiamo i nostri incontri regionali, fino alla finale regionale, ma sono cose separate.”

E’ una passione che inizia da bambini, quando il nonno ti accompagna a vedere una battaglia, e ti innamori di quelle bestie dal mantello lucido e scuro, la testa grossa, la taglia media, bestie vigorose, muscolose, dall’indole fiera. “Ma non sono cattive, guarda…”

Lei, la Reina, è la prima che ti viene incontro, quando ti approssimi alla mandria. Ma non lo fa per caricarti, non vuole scacciarti dal suo territorio.

“E’ curiosa, ma soprattutto… vuole le coccole!”

Allunga la testa, si fa accarezzare, grattare, ed intanto cerca di leccare con la spessa lingua ruvida il volto del suo giovane padrone. Anche avvicinandosi ad animali sconosciuti, se ci sono delle Castane sono sempre loro le prime ad alzare la testa. Non fuggono intimorite dall’estraneo, ma si accostano e cercano il contatto con l’uomo.

“Perché la Reina è quella che vizi di più. I motivi sono tanti. Non c’è solo l’amore, quello che provi per lei, perché è la tua campionessa. La coccoli per forza, perché è lei ad essere sempre la prima. Chiami gli animali per metterti in marcia e lei passa davanti a tutti, ti cammina dietro alle spalle, così tu ti giri e l’accarezzi. Poi le metti la campana più bella, il campano grosso ed il boschet perla transumanza. Per lei c’è anche qualcosa in più quando distribuisci la razione nella stalla.”

La battaglia è un qualcosa di spontaneo, non una forzatura dell’uomo. C’è chi dice che ci sono delle “bestie matte”, vacche particolarmente sanguigne. Altri raccontano di erbe che renderebbero più combattivi gli animali, si narra anche di una montagna dove le manze si battevano tutto il giorno, quando pascolavano certa erba, e “di lì venivano giù con gli occhi rossi”.

“Quella che diventerà la Reina, la individui al pascolo, tutte le vere regine dovrebbero aver trascorso la stagione in alpeggio! La sua indole viene fuori lì, in mezzo alle altre, perché la Reina deve primeggiare, avere l’erba migliore, abbeverarsi per prima. Ma non c’è bisogno che picchi, che si scontri. A lei basta sbuffare e si fa spazio.”

Non tutte le Castane hanno questa attitudine, ci sono bestie più docili prive del temperamento del comando e queste non verranno mai tenute per le battaglie. Specialmente in Val d’Aosta, ci sono animali allevati appositamente in vista degli appuntamenti annuali e questi vengono fatti scendere dall’alpeggio nel mese di agosto, per affinare la preparazione e raggiungere la giusta classe di peso, dato che si partecipa alle competizioni iscritti in tre categorie determinate dalla stazza.

“La vacca è la tua, alla battaglia la devi portare tu, perché lei sa chi c’è che la controlla, e quello che fa, lo fa anche per te.”>>

Vi invito infine a rileggere alcuni post dove si parla di allevatori di Reines qui e qui, mentre qui trovate il mio racconto dell’unica occasione in cui ho assistito dal vivo ad una Battaglia (la finale di Aosta nel 2010).

Da vedere, da ragionare, da commentare

Vorrei immediatamente replicare al vergognoso, ignobile, indegno servizio andato in onda ieri sera a Striscia la Notizia a riguardo delle “Battaglie delle Reines”, ma meglio farlo con calma scrivendo le cose in modo chiaro e dettagliato, pertanto rimando a domani. E’ comunque vergognoso che si possa fare disinformazione in questo modo!

Per adesso vi segnalo intanto come rivedere la versione televisiva de “L’ultimo pastore”, andato in onda su RAI1. Di questo film si era parlato ampiamente qui. A me aveva lasciato un retrogusto amarognolo per alcune cose che non mi erano piaciute nei contenuti (le immagini invece… molto di effetto e non posso non emozionarmi, sapendo cosa vuol dire camminare davanti a un gregge!), ma è stata una grande soddisfazione sapere che RAI1 l’ha mandato in onda in giorno di Santo Stefano, nel primo pomeriggio. Quanta gente l’ha visto, già solo ieri alcuni contadini ce lo raccontavano. Purtroppo invece la TV svizzera non consente, dall’Italia, di visionare “Hiver Nomade”, andato in onda la sera di Natale.

Ricordo poi “Terre d’alpe“, che si terrà nel Cuneese a partire da stasera, con numerosi film e documentari dedicati al mondo della pastorizia e dell’alpeggio.

Infine, vi segnalo per domani a Mentoulles (Fenestrelle – TO) mercatino dei formaggi e proiezione di Mouton 2.0.


Il video è questo, ma qui è in lingua originale, mentre la proiezione sarà con sottotitoli in Italiano. Come la pastorizia francese più tradizionale reagisce all’identificazione degli ovini tramite microchip.

Intervista in TV e questioni di lupi

Come sapete, sono stata a Roma per un’intervista in diretta su TV2000. Gentilmente, dalla redazione mi hanno preparato un sunto dei due interventi che ho fatto durante il programma e lo potete vedere qui.

E’ stata un’esperienza per me nuova. Le cose da dire erano tante, ma alla fine i tempi televisivi sono quelli che sono ed io non ero che uno tra gli ospiti della puntata, così rivedendomi vengono in mente tutte le cose che sarebbe stato bello poter dire. Inaspettatamente, l’intervistatore ha toccato anche il tema “lupo”. Non pensavo che in Lazio, dove dovrebbero essere più assuefatti al predatore, questa tematica destasse particolare interesse.

Purtroppo, rientrata a casa, ho scoperto questo articolo. O meglio, si tratta di una lettera scritta da una “collega” laureata in scienze forestali, che non ho il piacere di conoscere. “Non contiamoci balle, il lupo è l’ultimo dei problemi dei pastori“. Anche se lo scritto contiene delle sacrosante verità, come la denuncia delle speculazioni sui pascoli, la scorretta gestione degli alpeggi da parte di certi “allevatori”, tutte tematiche già trattate più volte su queste pagine virtuali, quello che irrita e non poco è questa frase: “E basta con questo antropocentrismo. I legittimi proprietari della montagna sono gli animali che ci vivono. Noi siamo solo usurpatori e sfruttatori.

Su quanto il lupo sia una problematica importante, abbiamo già parlato più volte e non starei a ripetermi elencando danni diretti ed indiretti, tra spese e mancati redditi, stress fisico e psicologico, ecc ecc ecc. Ma la collega dovrebbe aver studiato come me, oltre a zoologia, anche ecologia, zootecnia e alpicoltura. Non esiste un ambiente, in montagna, denominato “pascolo”? E, in quanto tale, non dovrebbe pertanto essere pascolato, per mantenere la sua biodiversità vegetale (ed animale)? Non sarebbe meglio puntare sulla corretta gestione dei pascoli, delle risorse alpine, così come anche della fauna selvatica, piuttosto che definire l’uomo usurpatore? Se così fosse, lo è anche della collina, della pianura, delle coste e del mare. Hanno usurpato la montagna, gli uomini che hanno costruito terrazzamenti, insediamenti alpini di rara bellezza, che hanno coltivato, pascolato, gestito il territorio? Non possiamo contrapporre allo scempio di certe infrastrutture “turistiche” una montagna senza uomini, abitata da lupi come sommo gradino della piramide alimentare. E’ un’utopia. L’uomo in montagna c’è, la politica deva aiutare quello che la montagna la gestisce e non la sfrutta, i contributi devono premiare quelli che producono qualità e non quantità e, se si vuole tutelare il lupo, quei sette milioni di euro (progetto WolfAlp, in istruttoria a Bruxelles, qui l’articolo che ha preceduto la lettera della dott.ssa Zerbetto) bisognerà investirli soprattutto per aiutare i veri pastori, quelli che sono costretti a vivere in quota per diversi mesi all’anno senza strutture abitative degne di questo nome, per assumere degli aiutanti pagati tramite il progetto, al fine di affiancarli agli allevatori, ecc. Veri indennizzi, vero aiuto agli allevatori, che altrimenti continueranno a sentirsi presi in giro.

Tra l’altro, i lupi stanno scendendo di quota e si stanno diffondendo. Mi sono giunte diverse segnalazioni che reputo attendibili di avvistamenti nel Pinerolese (Cantalupa, Cumiana) ed è stato registrato un attacco a San Damiano Macra. E’ un problema, non il primo, non l’ultimo, uno dei tanti da risolvere con fatti e non parole.

Abbiate pazienza…

Scusatemi, in questi giorni ho sempre più difficoltà nell’aggiornare costantemente il blog con notizie & altro. Però le attività che mi impegnano produrranno materiale per articoli futuri…

Tanto per cominciare, ci sono le “nuove storie” del film sui pastori piemontesi, che riguardano dei pastori vaganti, tipologia fino ad ora non incontrata dalla troupe. Poi ci sono le difficili giornate di pascolo di questa strana primavera tardiva. Ho sentito dire che almeno un pastore ha “fermato il gregge” nelle scorse settimane, cosa che non era successo in tutto l’inverno! Se adesso il sole scalderà la terra, l’erba inizierà a crescere, ma sono giornate davvero difficili per i pastori.

Un paio di segnalazioni. IMPORTANTE per gli allevatori dell’area GAL Escartons e Valli Valdesi, qui la scheda da compilare ed inviare se si vuole partecipare al progetto sulla filiera ovicaprina. Sul sito tutte le ulteriori informazioni in merito. E’ il progetto di cui avevamo discusso qui

Appuntamenti: il 9 aprile, ore 9:00, dovrei essere in onda in diretta intervistata negli studi di TV2000, per parlare di giovani che hanno scelto la pastorizia, l’allevamento. Il 12 aprile, ore 21:00, sarò a Biella presso La Bufarola per presentare “Di questo lavoro mi piace tutto”.