Otto montagne

C’è un libro che dovete leggere, se non l’avete ancora fatto. La maggior parte dei libri che ho letto nella mia vita, li ho presi in biblioteca, perché se avessi dovuto acquistarli a questo punto avrei una casa con i muri fatti di volumi, talmente tanti sono i titoli che ho “divorato”. Raramente cerco un libro sulla base di recensioni, di solito mi affido al caso. Vado allo scaffale dei nuovi arrivi e mi lascio ispirare da qualcosa, una frase nella quarta di copertina, un titolo, la copertina stessa. Con “Le otto montagne” di Paolo Cognetti pensavo di leggere un romanzo “di montagna”.

Non pensavo però di trovare la “montagna” nell’accezione di chi vi sale in alpeggio con il bestiame. Montagna intesa come alpeggio, “lui la chiama così“, dice uno dei protagonisti. Ho letto le recensioni solo una volta terminata la lettura di questo meraviglioso libro, scritto con uno stile scorrevole, in grado di far rivivere (specialmente a chi la montagna la conosce bene) sensazioni, paesaggi, suoni, rumori e persino odori. Ero lì durante la mungitura, vedevo i momenti della lavorazione del latte, guardavo con tristezza l’alpeggio vuoto e abbandonato, le baite crollate, sentivo i campanacci.

Le recensioni sono tutte positive e al suo Autore, quasi mio coscritto, hanno portato un meritato successo. I posti di cui parla mi sono meno famigliari di altri, ma mi sembrava comunque di conoscerli. Ho poi cercato on-line i riferimenti ed ho scoperto di essere stata in alcuni di quei luighi, ma ho solo sfiorato il vallone in cui è ambientato il cuore del romanzo. Però non è quello il punto: in questa o in quella valle, io mi ci ritrovavo a camminare per quel sentiero. Vivevo il cambiamento delle stagioni, la transumanza verso l’alpeggio, i pascoli che via via vengono mangiati, l’ora speciale della sera, la mia preferita quando ero lassù, quella in cui il tempo si dilata, i suoni sono più profondi, c’è una pace che non ho mai ritrovato altrove.

Anche i protagonisti mi pareva già di averli incontrati, per lo meno quelli della montagna. Prevedevo le loro risposte, i loro comportamenti, il loro attaccamento a quelle baite, agli animali, al lavoro, ai luoghi di origine. Chi scrive le recensioni parla del rapporto padre-figlio, parla della montagna intesa come territorio, come scuola di vita, come luogo in cui ci si confronta con sé stessi meglio che non altrove. Tutto vero, e l’Autore è molto bravo a tratteggiare i suoi personaggi, il loro carattere, i conflitti interiori, la trama del romanzo.

Ma io mi sono soprattutto lasciata trasportare lassù (il lago non è questo, ma è poco lontano…) nelle quattro stagioni, specialmente quella estiva e quella autunnale, la salita in alpeggio quando ormai è tutto pascolato, bruciato dal gelo, con le fiamme dorate dei larici. L’aria che cambia dopo quel certo temporale, i raggi che si fanno obliqui… Certe descrizioni sono identiche nei miei occhi, nei miei ricordi, forse le ho già riportate da qualche parte anche nei miei libri o su queste pagine virtuali. Chi ha scritto “Le otto montagne”, la montagna la conosce bene, l’ha vissuta. Non è solo opera di fantasia, questo romanzo, ma… anche senza conoscere l’Autore, posso immaginare che nelle pagine della sua opera ci siano tante ore spese lassù, nella montagna dei pascoli, in quella del bosco e pure in quella più altra, delle pietraie e dei nevai.

Molte volte i libri “di montagna” hanno come protagonisti quelli che “vanno” in montagna. Qui invece c’è chi la abita chi la vive, chi cerca di resistere, chi vuole riportare in vita l’alpeggio abbandonato, sfalciare e pascolare i prati che altrimenti verrebbero invasi di cespugli e alberi.

Eccolo il torrente lungo cui giocavano i protagonisti, da bambini, torrente che cambierà, che si ingrosserà con le alluvioni, che verrà sfruttato dall’uomo per produrre energia. Ma che, in alto, continuerà a scorrere in mezzo a pascoli e rocce. Anche nel libro c’è qualche capra, che pascola incustodita alle alte quote… C’è la vita dell’alpe ritratta nella sua cruda realtà, senza eccessi di poesia. C’è il margaro che nasce con quella “malattia” e non potrà mai lasciare quel suo mondo, la sua montagna.

Leggete “Le otto montagne”, non rimarrete delusi. Scorre fluido come il torrente lungo il quale salirete e ridiscenderete molte volte con i protagonisti. E’ una bella storia, dura e spigolosa come i montanari, una storia che emoziona più volte, dall’inizio alla fine. Una storia che mi ha fatto riflettere anche su vicende personali. Una storia di territorio e radici, ma anche di valori antichi.  A me ha lasciato dentro un senso di malinconico struggimento, ma anche una gran voglia di andare a vedere quel vallone. Non chiedetemi dov’è… leggete il libro e provate anche voi a scoprirlo!

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Serata a Mezzenile

ATTENZIONE! COMUNICAZIONE URGENTE! L’EVENTO è STATO RIMANDATO A DATA DA DESTINARSI!!!!

Un altro appuntamento per incontrarci, chiacchierare, vedere le mie immagini e ascoltare la presentazione dei miei libri. Questa volta il tutto può essere abbinato ad una cena.

L’appuntamento è per venerdì (17 marzo 2017) nelle Valli di Lanzo, a Mezzenile (TO) presso il ristorante I Sabbioni. Per la cena (ore 20:00) è gradita la prenotazione al 0123/581210. Per chi non riuscisse ad arrivare in tempo per la cena, è possibile partecipare anche solo alla presentazione del libro alle 21:00 circa.

Meglio di così non si poteva dire

Una lettrice di questo blog (grazie!!!!!!) mi aveva consigliato un libro. Non poteva farmi regalo più grande… perchè questo libro l’ho divorato, mi sono emozionata, ho vissuto le scene, le situazioni, i vari momenti che vengono raccontati. Così, per tutti gli appassionati di pastorizia, suggerisco un bel regalo di Natale. “La vita del pastore. Storia di un uomo e del suo cane, di un territorio e di un gregge” di James Rebanks, edizioni Mondadori. Anzi, fate una bella accoppiata, insieme alle mie “Storie di pascolo vagante”.

Vedete, anche le capre sono interessate a questo libro! Scherzi a parte, quando l’ho iniziato, non mi aspettavo proprio un libro così. Rebanks racconta la sua vita di ragazzo, di uomo, ma soprattutto di pastore. Un pastore molto particolare, un pastore speciale, che nasce nella realtà rurale del Lake District, ma poi va molto oltre il suo mondo, fino a Oxford all’università. Grazie alla lettura di molti, moltissimi libri (e dire che, da bambino, ha abbandonato la scuola appena possibile per lavorare in fattoria!), capisce meglio quanto è prezioso quello che ha intorno a sé, ma soprattutto impara ad esprimere nel migliore dei modi i suoi sentimenti per ciò che lo circonda. E così ecco un meraviglioso libro sulla pastorizia, con tanti spunti di riflessione, cruda realtà, splendidi panorami, passione per gli animali e per un mestiere che è una scelta di vita.

(foto J.Rebanks)

I panorami dobbiamo immaginarli, nel testo c’è solo un paio di foto in bianco e nero, ma poi io ho cercato su Facebook ed ho trovato il profilo di James, così ho preso in prestito un po’ di immagini. Mi è venuta anche voglia di andare da quelle parti, con un pizzico di paura nell’incontrare James e fotografarlo… potrei essere scambiata per una turista, come quella che aveva immortalato suo nonno mentre sistemava i muretti. “(…) il nonno si voltò dall’altra parte e si allontanò. “Andate al diavolo” mormorò sottovoce. Considerava i turisti che arrivavano a frotte nelle belle giornate di sole come delle scocciature, come delle formiche: venivano a rompere le scatole e avevano delle idee strane, ma bastava un po’ di cattivo tempo che sparivano di nuovo, lasciandoci continuare ciò che contava davvero. Il “tempo libero” per lui era un concetto strano, moderno e preoccupante; l’idea che una persona potesse salire su di una montagna solo per il gusto di farlo era poco più che una follia. (…) Non credo capisse che queste persone avevano un altro modo di intendere il “possesso” del Lake District. L’avrebbe trovato strano come entrare in un giardino della periferia di Londra e dire che era “un po’ anche suo” perchè gli piacevano i fiori.

(foto J.Rebanks)

(foto J.Rebanks)

Sono molte le considerazioni di James sul territorio, sul diverso modo di intenderlo, tra chi ci è nato e ci lavora da generazioni… e chi invece arriva da fuori e dice di volerlo tutelare. Ma chi lo tutela più di tutti è chi ci lavora: “E’ la voce che c’è nelle nostre teste a tenere in vita il Lake District, a riparare i muretti, a bonificare i campi e mantenere le pecore ben curate e nutrite. Molte di queste cose sfidano le leggi dell’economia. Alcuni nostri amici trascorrono anche cinquanta e più giorni all’anno a ricostruire i muretti delle loro fattorie, quando la soluzione moderna sarebbe di lasciarli cadere e rivendere le pietre. Lo fanno perchè va fatto.

(foto J.Rebanks)

(foto J.Rebanks)

Ma soprattutto ci sono le pecore: agnelli, agnelloni, montoni… Tutto il rito delle fiere, l’orgoglio di avere animali belli e invidiati. “L’autunno rappresenta il culmine di tutto ciò che fa di noi quelli che siamo. (…) In questo periodo la campagna dell’Inghilterra del Nord pullula letteralmente di centinaia di aste e fiere diverse.” “Saper riconoscere tra centinaia di esemplari disponibili quello più adatto al tuo gregge richiede un certo talento. E’ una cosa della massimo importanza. Il valore e la reputazione delle tue pecore possono aumentare o diminuire rapidamente in base a queste decisioni. Un buon gregge possiede uno stile e una natura particolari che riflettono centinaia di scelte fatte a monte, a volte nell’arco di diversi decenni o addirittura secoli.

(foto J.Rebanks)

(foto J.Rebanks)

Non sono mai stata da quelle parti e non so come sia l’inverno… Ma Rebanks ce lo fa vivere con le sue parole, quando lo accompagniamo a cercare le pecore nei vari recinti. Non è pascolo vagante, ma sono razze nate e selezionate per vivere in questi ambienti, con questi climi. “Neve. I pastori temono e detestano la neve abbondante e le raffiche di vento. La neve uccide. Seppellisce le pecore. Ricopre l’erba e le rende ancora più dipendenti da noi per la loro sopravvivenza. Così non sopportiamo l’euforia degli altri. Palle di neve. Pupazzi di neve. Slitte. Ci fa paura. Un po’ di neve è innocua, possiamo dare il fieno alle pecore e quelle riusciranno a sopportare il freddo. Ma la combinazione di neve e vento è letale. (…) Una volta che avete visto delle pecore morte dietro ai muretti dopo che la neve si è sciolta, o degli agnelli morti là dove sono nati, non potete più amare la neve con tanta innocenza. Eppure, pur temendo e detestando i suoi effetti peggiori, ammetto che rende la valle bellissima.

(foto J.Rebanks)

(foto J.Rebanks)

C’è il pastore, ci sono le pecore e ci sono i suoi cani. “Un cane esperto sa portare fuori con attenzione le pecore da un dirupo, spostandosi a destra o sinistra o fermandosi di scatto al fischio del padrone. Un cane giovane o male addestrato non ce la farebbe, o peggio, rischierebbe di spaventarle e farle scappare sul ghiaione o sulle pareti rocciose.

(foto J.Rebanks)

(foto J.Rebanks)

C’è una pastorizia diversa da quella a cui siamo abituati e diverse sono le razze, ma leggendo è tutto chiaro, anche per noi che stiamo a migliaia di chilometri di distanza. “E poi ripetiamo questo ciclo daccapo, proprio come facevano i nostri antenati prima di noi. E’un sistema di allevamento rimasto invariato nei secoli. E’ cambiato per dimensioni (dato che le fattorie si sono annesse l’un l’altra per poter sopravvivere, quindi ora ce ne sono di meno), ma non nella sostanza. Se portaste un vichingo sulle nostre montagne, capirebbe benissimo cosa stiamo facendo e com’è organizzato il nostro anno agricolo. La tempistica di ciascuna mansione varia a seconda delle valli e delle fattorie. Le cose sono scandite dalle stagioni e dalla necessità, non dalla nostra volontà.

(foto J.Rebanks)

(foto J.Rebanks)

James va all’università, ma non abbandona mai la fattoria. “Quando le montagne del Lake District comparvero davanti a noi mi sentii di nuovo a casa. Mi sembrava che mi stessero abbracciando come degli amici e strinsi i pugni gridando: SONO A CASA! (…) Ero andato a Oxford per dimostrare qualcosa a me stesso e forse anche agli altri. Ma non ero molto soddisfatto. Non avevo più voglia di dimostrare nulla.” “Questa fattoria oggi è tutto il mio mondo. La mia famiglia. Le mie pecore. La mia casa. Non mi pento mai di essere qui, nemmeno nelle lunghe giornate grigie e piovose – e per fortuna, perchè ne abbiamo parecchie.

(foto J.Rebanks)

(foto J.Rebanks)

Potrei citarvi non so quanti altri passi del libro, la poesia, ma anche il crudo realismo con cui ci viene presentato questo mondo così ricco di difficoltà, fatica. La fienagione, la pioggia sul fieno che lo fa marcire, la nebbia, i ruscelli che si ingrossano, le epidemie che colpiscono le pecore. La soddisfazione per i risultati, la bellezza dei capi migliori. “A volte penso che il nostro senso di appartenenza abbia a che fare con tutto il maltempo che abbiamo sopportato, che consideriamo questa terra casa nostra perchè vento, pioggia, grandine, neve, fango e tempeste non sono riusciti a sloggiarci.

(foto J.Rebanks)

(foto J.Rebanks)

Non sono le Alpi, ma anche qui ci sono montagne. “I giorni in cui riportiamo le pecore in montagna sono tra i miei momenti preferiti dell’anno. Niente può eguagliare la sensazione di libertà e spazio aperto che provi quando lavori con il gregge e i cani sui terreni comuni. Sfuggo al senso di assurdità che cerca di divorarmi in pianura. La mia vita ha uno scopo, un significato tangibile e sensato.” “Non c’è niente di meglio che lavorare su queste montagne, sempre che non si congeli dal freddo o ci si ritrovi inzuppati di pioggia (sebbene anche questo ti faccia sentire vivo come non capita nella vita moderna, dietro un vetro). Il senso di atemporalità che c’è quassù è emozionante.

James Rebanks dice tutto quello che c’era da dire, difficile poterlo fare meglio. Leggetelo… poi fatemi sapere se è piaciuto anche a voi!

Qualcosa sul libro

Sono passati quasi tre mesi dall’uscita di “Storie di Pascolo Vagante” (Laterza Editore) e non ho ancora riscontri su come stiano andando le vendite, però ho già avuto numerose soddisfazioni nel vederlo comparire qua e là. Per chi se le fosse perse, segnalo un’intervista radiofonica a “Il posto delle parole”, ma anche la puntata di Pascal su Radio 2 Rai.

Questo venerdì sarò a Pramollo (TO), presso la Proloco di Rue, nell’ambito della rassegna Fogli d’Autunno, per la presentazione (ore 20:30, venerdì 2 dicembre 2016). Vi aspetto numerosi! ATTENZIONE!! SERATA ANNULLATA e RIMANDATA A DATA DA DESTINARSI!!!!

Ma vorrei sapere da quelli più lontani, da quelli che non incontro alle presentazioni, come “sta andando” il libro. Così ecco a voi un sondaggio. Grazie fin da ora a tutti quelli che risponderanno. Vi ricordo che ci sono ancora anche i miei precedenti libri in vendita… e un libro è sempre un ottimo regalo di Natale!

Ovviamente, ogni commento ulteriore è ben accetto!

Si procede

Il libro sulle capre va avanti, sto scrivendo i testi, poi inserirò le interviste, quelle già fatte, quelle che mi state mandando via internet (grazie! se altri volessero aggiungersi chiedendomi il questionario, siete tutti benvenuti). Ne farò ancora qualcuna sul campo, non tantissime, ma… da qualcuno di voi arriverò ancora.

Si scrive e si rilegge anche quando sono al pascolo, fonte di ispirazione e distrazione nello stesso tempo! Intanto l’altro libro, “Storie di pascolo vagante”, continua il suo cammino. Voi l’avete già letto? Se siete in Liguria, zona Savona, volevo segnalarvi che questo venerdì, 11 novembre, ore 18:00, sarò appunto a Savona alla libreria Ubik di Corso Italia 116. Sabato 19 novembre invece sarò a Cuneo nell’ambito di Scrittorincittà, corso Dante 41 – Centro incontri della Provincia – sala rossa, ore 14:30.

Ancora una segnalazione: sabato su l’Avvenire, è uscita un’intervista che mi è stata fatta qualche settimana fa. Qui per leggere l’articolo on-line. Unica nota, i giornalisti esagerano sempre un po’, chi ha fatto i titoli mi presenta come una che “per anni ha condotto le greggi”. Capisco che “faccia più figo” presentarmi così, ma non voglio prendermi meriti che non ho. Per anni ho vissuto la vita e la realtà del pascolo vagante, ma non sono mai stata io ad occuparmi del gregge in prima persona.

Il libro sulle capre si farà

Una buona e una cattiva notizia. Ho trovato un buon editore per il libro sulle capre. Blu Edizioni, che 10 anni fa aveva pubblicato “Vita d’alpeggio”, è interessato al mio progetto. L’interesse è tale da volerlo con una scadenza abbastanza ravvicinata, quindi devo darmi da fare, scrivere i testi e concludere nel più breve tempo possibile le interviste. Ciò significa che mi dovrò concentrare specialmente su alcuni aspetti e aree che non ho ancora visitato. Mi spiace, non posso andare da TUTTI quelli che avrebbero avuto piacere di chiacchierare con me. Soprattutto, cercherò di vedere realtà di caseificazione, che sono quelle particolarmente interessanti per una certa fetta di lettori. Qual è la cattiva notizia? Scrivere sembra facile, ma è anche questa un’attività che richiede tempo. Quindi… a venire sacrificato sarà il blog. Non so come e quando riuscirò ad aggiornarlo. Di sicuro non quotidianamente.

Se ce la faccio a scrivere qualcosa mentre sono al pascolo delle mie capre, allora troverete articoli. Ma scegliere le foto, impaginare… ogni cosa richiede il suo tempo e devo dedicarmi soprattutto alle attività che (faticosamente) mi danno da sopravvivere. Parlando di capre… certo, potrei metterle nelle reti e dimenticarmi di loro dal mattino alla sera. Ma, come scriverò anche nel libro, sia che si scelga di tenere degli animali per passione, sia per attività remunerativa, è fondamentale aver cura di loro e delle loro esigenze, altrimenti è meglio lasciar perdere! Non mi interessa “avere delle capre”, cerco di fare del mio meglio per avere delle belle capre, in salute, anche un tantino viziate!

Sono sempre i benvenuti TUTTI i vostri interventi. Se mi chiedete il questionario, ve lo invierò e il vostro contributo andrà ad arricchire il libro. Molto gradite anche le RICETTE. Sto infatti cercando ricette (tradizionali e non), da tutta Italia, ma non solo, in cui si utilizzi la carne di capra (e capretto). Eventualmente anche ricette con formaggio e ricotta di capra. Anche queste verranno inserite nel libro. Se poi avete anche una foto che le illustra, tanto meglio! Scrivetemi

Ogni storia che abbia a che fare con le capre è gradita. Per esempio mi ha scritto Elena da Avigliana: “Ho richiesto il modulo per l’intervista, ma mi sento un po’ troppo al di fuori per far parte di questo. Mi interessava in qualche modo venire in contatto con lei che stimo per quel che fa. Ho quasi sessant’anni ed ho le capre cachemire dal 2012, anno in cui ho anche acquistato due femmine di asina di Martinafranca. Tutto questo in seguito alla morte di mio padre che dal 1986, andando in pensione, ha allevato cavalle trotter. Abbiamo origini contadine e sempre io ricordo cavalli al nostro fianco. Era appassionato di attacchi ed abbiamo ancora numerosi calessi, ecc. Quando è mancato nel 2011 ha lasciato l’azienda a mio fratello, più piccolo di me di 12 anni. Andrea è avvocato ma ha sempre fatto parte dell’azienda come coadiuvante grazie al fatto che è perito agrario. Contestualmente ai cavalli in pensione ha inserito l’allevamento di vacche piemontesi, ora ha dieci femmine, cinque vitellini e tre manze. Ci sono poi dieci pecore biellesi di cui curo la lana. Io ho invece, sempre con il suo codice stalla, quattordici capre cachemere e due asine dell’allevamento Basile di Martinafranca che per il momento ho rinunciato ad ingravidare dopo diverse vicissitudini. Mio padre già aveva capre tibetane, abbinate ai cavalli, per il prato, ecc.  Perché cachemere? Perché sono appassionata del cachemere, prima che mancasse mio padre avevo acquistato un telaio e proprio il giorno in cui ho acquistato la lana in val Maira, papà ha avuto un infarto e tre giorni dopo avevo già un nuovo lavoro che mi ha tolto questa fantasia. Al mattino 4 giorni la settimana mi occupo degli animali; io veramente sono un’astrologa e questo è il mio lavoro principale.  Perché le capre? Perché sono intelligenti. Non so, c’è un feeling. Mi piace vederle pascolare, così come mi piace contemplare il fuoco e le onde del mare. Adoro le immagini dei nomadi.

Venitemi a cercare qui…

Scusate l’assenza. Di cose da fare ce ne sono sempre parecchie, quindi ogni tanto manca il tempo per aggiornare queste pagine. Adesso poi ci sono di nuovo loro che richiedono la mia presenza per andare al pascolo…

Forse sono un po’ viziate, ma mangiano decisamente con più gusto se le porto a cercare ciò che preferiscono, rispetto allo stare “chiuse” nelle reti. Andare al pascolo comunque è piacevole tanto per loro quanto per me, quindi… perdonatemi se preferisco stare quel paio di ore al giorno fuori, piuttosto che davanti allo schermo del computer!

Comunque… se sentite la mancanza del blog e dei miei racconti, una buona soluzione sarebbe quella di venire a cercarmi dal vivo! Questa sera, ore 18:15, ci sarà la prima presentazione ufficiale di “Storie di pascolo vagante”, il mio nuovo libro. In questa occasione potrete acquistare tutte le mie opere ancora disponibili.

In alternativa, domenica alle ore 11:00 a Massello in Val Germanasca (TO), in occasione della Festa del cavolo. Poi ci saranno altri appuntamenti serali che vi comunicherò man mano. Nel frattempo, spero stiate leggendo il libro e lo troviate di vostro gradimento!!

In questi fine settimana vi sono anche numerose fiere e altri appuntamenti legati al mondo zootecnico. Scusate se non ve li comunico più, potete trovarli nell’apposita pagina facebook qui. Spero di incontrarvi agli appuntamenti che vi ho segnalato… a presto!

Ascoltate l’intervista

Sicuramente il mio nuovo libro, “Storie di pascolo vagante”, porterà questo mondo, quello dei pastori, anche laddove normalmente era ignorato. Aver pubblicato come una casa editrice importante e conosciuta come Laterza fa sì che vi sia un’efficiente campagna stampa, per cui il primo contatto è stato addirittura con la RAI.

Vi siete persi la diretta ieri? Nessun problema. Potete ascoltare l’intervista QUI.

Scusate se do così tanto spazio al mio libro, tralasciando gli aggiornamenti con nuove “storie”. Questa pubblicazione è stata un traguardo dopo quasi 10 anni di post scritti solo per passione su queste pagine virtuali. Ma di sola passione non si vive… se volete continuare a leggere anche queste pagine virtuali, devo riuscire ad avere un ritorno economico dai miei libri, visto che il blog è totalmente gratuito!

Inizio anche a ricevere recensioni sul mio “lavoro”. Mi permetto di condividerne una che ho appena letto, ringraziando l’autore per le belle parole. Aspetto tutte le vostre impressioni! Grazie. Nei prossimi giorni, impegni vari permettendo, riprenderò con gli arretrati e le “storie” normali.

Le storie di pascolo vagante alla radio

Cari amici, domani molti di voi potranno conoscermi “quasi dal vivo”. Sono stata invitata a presentare il mio nuovo libro, che trae spunto proprio da questo blog, e pertanto si intitola proprio “Storie di pascolo vagante“. So che in tanti lo state già leggendo, e vi ringrazio per questo.

Qualcuno mi chiede: “Ma di cosa parla?” Parla di tutto quello che vi ho raccontato qui, in queste pagine virtuali, in questi 9 e più anni. Non ci sono immagini, solo testo. Spiego cos’è il pascolo vagante, le sue “leggi”, quelle scritte dall’uomo e quelle della natura. Racconto delle problematiche che incontrano i pastori. Narro le transumanze verso i monti, quelle di discesa e il cammino quotidiano del gregge alla ricerca di pascoli. Parlo anche di me e di come ho incontrato i pastori vaganti.

Cerco di sfatare luoghi comuni e l’eccesso di romaticismo attribuito a questo mondo da chi lo osserva solo dal di fuori. Domani ne parlerò anche alla radio durante la trasmissione Farhenheit su Rai Radio3, alle ore 16:00. Se volete “incontrarmi”, sintonizzatevi. Sono molto contenta che sia stata proprio la radio a cercarmi, spero con le parole di riuscire ad evocare le atmosfere del pascolo vagante. Per le immagini… venite a cercarle qui o nel mio libro fotografico uscito nel 2014!

Domani l’appuntamento non è qui

Cari amici che seguite queste storie di pascolo vagante… sia che siate tra coloro che lo leggono dall’inizio, quindi dall’aprile 2007 (sì, tra pochi mesi saranno 10 anni!), sia che l’abbiate scoperto dopo, anche solo da poco tempo, domani vi invito a non aprire questa pagina sul vostro computer, tablet, smartphone. Non fatelo!

Domani dovete andare in libreria! Domani dovete aprire un sito di vendita di libri on-line! Domani escono le storie di pascolo vagante in formato cartaceo (o e-book, per chi è più moderno). Il mio nuovo libro, il mio primo libro che potrà essere reperito ovunque senza difficoltà. Qui sul sito della casa editrice Laterza trovate qualche indicazione in più sul contenuto. Certamente quest’opera è stata pensata soprattutto per quel pubblico che il pascolo vagante nemmeno sa cosa sia e che mai è incappato in queste pagine virtuali. Per loro sarà un viaggio totalmente di scoperta. Per voi invece sarà un “tornare a casa”. Spero che lo apprezzerete.

E’ vero che ultimamente abbiamo camminato sempre meno con il gregge, ma la vita ha portato così, si seguono le strade che man mano ci si trova davanti, anche se portano in posti diversi. Se non vi interessavano le “storie” che sto raccontando ultimamente, avrete abbandonato questo blog. Nel libro comunque c’è solo ciò che riguarda la pastorizia e il pascolo vagante propriamente detto. Sarò molto felice di ricevere via via le vostre impressioni, commenti, recensioni e… perchè no, foto dove mi mostrate il luogo in cui lo state leggendo. Perchè questa volta, grazie alla casa editrice che pubblica e distribuisce su tutto il territorio nazionale, c’è la possibilità di andare molto molto più lontano…