Gli antichi detti o il “nuovo” clima?

Non sono passati molti mesi da quando cercavamo di leggere i segni che potevano far capire come sarebbe stato l’inverno. Ci sono i giorni “di marca”, i detti popolari, quelle piante, quegli animali che… Bene, aveva nevicato sulla foglia e l’inverno non ha dato noia (fino ad ora non è quasi stato inverno). I quaranta giorni e una settimana di Santa Bibiana si sono addirittura estesi. Le vespe e i sorbi che annunciavano tanta neve per ora non hanno funzionato, a meno che febbraio riservi delle sorprese.

Questi sono i giorni della merla e si va in montagna in maglietta. Una montagna spoglia dalla neve, dove le sorgenti sono secche non per il gelo, ma proprio perchè l’acqua non c’è più. Al massimo un esile filo. Se fa caldo durante i giorni della merla, dicono che la primavera arriverà tardi. Poi com’era quella cosa del Natale con la luna piena? Non dicevano che, quando succede, ci sarà la Pasqua con la neve?

Ho ben paura che la “saggezza popolare” non sia più sufficiente di fronte a spettacoli del genere. Questi sono i pascoli del Vallone di Pramollo (TO), nei pressi del Colle di Lazzarà. “Prima o poi pioverà, prima o poi arriverà la neve“. Speriamo, e speriamo che non arrivi “tutta insieme”, a portare alluvioni, su di un terreno duro, compatto, polveroso, riarso: servirebbero lente piogge per far sì che l’acqua lo ammorbidisca pian piano e penetri in profondità.

Qui gli allevatori spargono il letame sui pascoli, a fine stagione. In certi alpeggi lo si fa ancora con l’acqua, la cosiddetta “fertirrigazione”, qui il pianoro permette di passare con la botte e il trattore. Questa operazione si fa affinchè la neve copra tutto e, quando scioglie, il concime lentamente penetra nel suolo, garantendo un nuovo pascolo abbondante la primavera/estate successiva. Per il momento ciò non è successo.

Bisognerà cambiare tutto? Adesso sembra che già molto sia cambiato rispetto ad un tempo. Non si vive più in certi posti, in altri si passa solo a pascolare salendo e scendendo dall’alpeggio. Ci sono stati momenti forse più caldi di questi, altri ancora con climi ben più rigidi. Non è solo questione di chiedere “la calamità naturale” quando il clima causa qualche danno, con gli animali se non c’è da mangiare e da bere, non puoi stare. Specie se sono animali con certe esigenze, abituati ad un certo clima.

Sulla via del ritorno della mia gita, incontro proprio degli animali che non sono di queste parti! Se prima ragionavo sull’adattamento delle nostre razze autoctone a questi sbalzi di clima (non me le vedo le nostre capre in cima agli alberi, come in Africa sulle acacie a brucare non si sa bene cosa), adesso mi domando come stiano questi camelidi (alpaca e lama) da queste parti. Il pregio del loro pelo penso derivi anche dal clima in cui vivono (sulle Ande, a quote che arrivano anche ai 5000 m).

Personalmente sono sempre un po’ perplessa quando vedo allevare animali che non appartengono alle razze locali: non che non siano belli, non che non si possano ottenere buoni risultati anche lontano dalle zone di origine, però se dovessi lanciarmi in un allevamento “di nicchia” per valorizzare un prodotto/un territorio, cercherei di puntare sulle razze autoctone, magari quelle più a rischio di estinzione. Se in un certo ambiente si è evoluta una razza, sarà quella che maggiormente riuscirà a sopravvivere anche di fronte ai mutamenti. Oppure dovremo presto passare ad altri camelidi? Quelli del deserto? Perdonatemi la provocazione… speriamo presto di vedere le montagne ricoperte di un bel manto di neve, scorta d’acqua anche per chi sta in pianura e apre il rubinetto senza porsi troppe domande.

Prima dell’alpeggio

In questi giorni, poco per volta, il popolo dei pastori e dei margari si sta mettendo in movimento. E’ stagione. L’erba in montagna cresce, chi può inizia a raggiungere le quote intermedie. D’ora in avanti andare in montagna sarà diverso, sarà tutto più vivo, ci saranno i suoni delle campane nell’aria, i muggiti, i belati, l’abbaiare dei cani, le baite saranno aperte.

Nelle scorse settimane si facevano pochi incontri, alle quote maggiori invece non c’era ancora nessuno. Un giorno mi è successo di imbattermi in animali “atipici” per le nostre vallate. Questi bovini originari della Scozia iniziano ad essere diffusi qua e là in diverse vallate anche in Piemonte.

Sono animali rustici, adatti alla montagna e alla vita all’aperto. Non siamo ancora così abituati a vederli, per cui incontrare questi Highlander è comunque una sorpresa, specialmente per il loro aspetto. Allevati per la carne, spesso vengono impiegati anche per sfruttare pascoli marginali non interessanti per altre forme di allevamento o semi-abbandonati.

Durante la stessa gita, ho incontrato anche un allevamento di capre, altro animale spesso scelto da chi vuole insediarsi in aree montane dedicandosi alla zootecnia. Ognuna di queste realtà sicuramente ha una sua storia, è frutto di decisioni, di pianificazioni o anche di “salti nel buio”. Di questi tempi è così difficile trovare la giusta attività per vivere, se poi aggiungiamo le difficoltà ulteriori del vivere in montagna, il vincolo rappresentato dagli animali, le pastoie burocratiche…

C’è anche chi, in montagna, ha pochi animali per hobby, o per passione, come probabilmente preferirà dire. Un piccolissimo gregge di pecore riposa nelle ore più calde della giornata. Con pochi animali così, basta una rete tirata nell’erba fresca, una batteria, li si sposta quando il pascolo non è più sufficiente. Non si vive di quello, è un passatempo che impegna e che costa pure.

Solo grazie a queste realtà possono però ancora mantenersi questi scorci, unendo la bellezza della natura e del territorio (le montagne), l’opera dell’uomo nel passato (l’edificio) e quella nel presente (il prato ancora utilizzato o per lo sfalcio o per il pascolo). L’abbandono significherebbe bosco e cespugli ad avvolgere tutto, privando il semplice passante anche del panorama.

Passano un paio di settimane e il verde sale in quota. Quella era una giornata calda, troppo calda per la stagione, la pianura era velata dalla calura. Anche se fa così caldo, non c’è ancora nessuno sulla montagna. E’ presto, le transumanze non erano ancora iniziate e l’erba era ancora bassa.

Infatti, più a monte, questo è ciò che si incontra, cioè l’aspetto dei pascoli appena successivo allo scioglimento della neve. E’ vero che, in montagna, le stagioni sono più concentrate, tutto deve avvenire in quei pochi mesi, ma è importante che gli allevatori non salgano troppo presto, quando non c’è ancora abbastanza erba. Non c’è una data che possa essere stabilita a tavolino (anche se, ahimè, a volte è proprio quello che succede) per salire in montagna. Il clima che cambia, le temperature, le precipitazioni, possono far sì che si verifichino situazioni molti diverse anno per anno.

Sulla via del ritorno, incontro questa situazione. Sappiamo bene come le vasche da bagno siano la forma di abbeveratoio più utilizzata (e non solo sulle nostre montagne) per la praticità e l’economicità, ma sicuramente questo non è un bel biglietto da visita. Non so se questo sia un alpeggio pubblico o privato, ma chi ne detiene la proprietà dovrebbe intervenire, migliorando anche le condizioni di lavoro dell’allevatore.

Più a valle, accanto alla strada, l’abbeveratoio è di tutt’altro tipo, tra l’altro anche usufruibile come fontana da tutti gli escursionisti di passaggio, anche fuori stagione d’alpeggio. Penso che, d’ora in avanti, ogni gita in montagna mi porterà a passare vicino a degli alpeggi utilizzati, con il loro bestiame, con i cani, con le persone. Mi permetto di ricordare a chi la montagna la “frequenta” come luogo di svago, che si tratta comunque di un ambiente di lavoro per alcuni, quindi… RISPETTO, sempre.

Intorno al gregge

Un pastore, il suo gregge, i cani. Eppure la pastorizia non è solo questo. Su queste “pagine” ce lo siamo raccontati spesso, di come la pastorizia nomade sia una forma di gestione naturale del territorio. “Sostenibile”, com’è tanto di moda dire di questi tempi. Non c’è consumo energetico, le pecore brucano, la loro alimentazione è naturale, “tengono pulito” il territorio, specialmente nelle aree marginali. E poi c’è tutto un ecosistema che gira intorno al gregge.

Abbiamo parlato di pecore che mantengono la biodiversità vegetale, ma ci sono anche animali che seguono il gregge, in un certo senso. Quando le pecore al mattino sono ancora chiuse nel recinto, magari uno non se ne accorge, o almeno non subito. Il gregge attende di andare al pascoli, i pastori stanno tirando le reti per delimitare “il pezzo”, tra altri prati e campi di grano.

Appena le pecore vanno a brucare, sia nell’area del recinto, sia nei prati già pascolati, ecco nuvole di piccoli uccelli, soprattutto ballerine, poi qualche gazza e alcuni altri ancora. Cercano, nel terreno smosso e tra gli escrementi, qualcosa di cui nutrirsi. A questa stagione fa più freddo, altrimenti intorno agli animali ci sono anche numerose mosche e moscerini, tutto cibo per qualcuno.

L’altro giorno c’era pure un rapace, una femmina di gheppio, appollaiata su di un palo tra i prati. Credo che a lei interessassero i topolini, le cui gallerie abbastanza superficiali ogni tanto vengono messe in pericolo dal passaggio delle pecore. Spesso si vede uno dei cani corrergli dietro o annusare nei pressi delle loro tane. Il falco attendeva paziente che uno di questi roditori uscisse, disturbato dal gregge, per poterlo catturare.

Questo è ciò che accade in una normale giornata come tante, all’inizio dell’inverno, con temperature ancora poco rigide, erba verde che “nutre poco”, essendo cresciuta con le piogge autunnali. Gli animali fanno in fretta a pascolarla e bisogna spostarli ancora e ancora.

Giornate corte, in cui però si passa il tempo a tirare reti e ancora reti, toglierle e metterle. Si dice che arriverà il maltempo: se la pioggia sarà tanta, bisognerà forse andar via dalla pianura, spostarsi verso la collina, dove i terreni sono meno fangosi? Il Natale è un giorno come tutti gli altri, per i pastori, ma probabilmente quest’anno il maltempo lo renderà più complicato. Gli auguri? Ve li faccio dopo…

Tante foto dai Balcani

Datemi tempo di mettere in ordine le foto di questi ultimi giorni vaganti… E allora, le frattempo, la parola e la macchina fotografica ad un amico di questo blog che ci racconta le sue vacanze nelle terre d'origine.
"Ciao a tutti. Mi chiamo Dado. Sono tornato dalle mie vacanze nei Balcani ed ho fatto un po’ di foto ed un video, per quali ho chiesto Marzia di pubblicare nel suo blog,sperando che vi faccia piacere leggere e vedere le foto (visto che si tratta di animali)."

La prima cosa che si incontra nei pascoli in pianura panonica (Serbia in questo caso) sono i ĐERAM (geram) quali servivano ai tempi senza elettricità, ma anche oggi ancora funzionanti per abbeverare gli animali al pascolo.

Nella regione di Vojvodina (Serbia nord) si possono incontrare enormi gruppi di mucche che pascolano insieme.

Sono le mucche del paese che la mattina presto appena la mungitura vanno raccolte da uno o due pastori, e portate al pascolo che delle volte può distare anche fino a 30 km. Direi una piccola quotidiana transumanza. I gruppi possono avere anche fino a 300 mucche, dipende dalla grandezza del paese ed il numero dei gruppi. Una volta erano solo mucche adulte, le manze erano custodite per due anni nei pascoli fuori dalla zona poi venivano riportate nel periodo invernale a casa. In questo caso sono quasi 250, e poi altri due di 50-ina di mucche.

Quando ero piccolo andavo la dai nonni e mi divertivo andare ad accompagnare il pastore fino alla fine del paese. Allora erano le mucche da latte ed alcune da carne, maggior parte razze autoctone, ora ci sono tantissime (a parere mio) le simmental, holstein e qualcune bianche e nere (olandesi). Qualcuno sa dirmi se anche quella con chiazze marroni può essere una holstein?


Volevo fare alcune foto perciò sono andato a trovarle al pascolo. Ecco alcune.
(Le foto di Dado erano tantissime… io ho fatto una scelta, spero mi perdonerà!)

Questa qui e Tina..mentre facevo la foto si e avvicinata anche Maja. Voleva farla anche lei………ed eccola accontentata.

E naturalmente  che pascolo sarebbe senza i cani da pastore. Qui sono solo due, purtroppo giorno prima uno è stato preso sotto da una macchina. Sono addestrati molto bene. Valore di un cane può arrivare anche a mille euro (pensando che pastore guadagna appena 200 euro al mese potete immaginare che perdita era).



Arriva la sera e le mucche tornano a casa……..

Delle volte però può capitare che il distratto padrone si scorda o non arriva in tempo ad aprire il cancello.


Piccola transumanza finisce (ogniuna dentro la sua stalla e poi la mungitura serale), e da domani si riparte… Mentre si seguono lungo il paese può capitare anche di trovare anche un gruppo di allegre oche che tornano anch’esse dal fiume alle loro case. Sono state tutto il giorno al fiume ed ora tornano a dormire (direi quasi una piccola transumanza ochina ).

Purtroppo anche qui ci stanno delle persone che storcono il naso quando le mucche passano e vorrebbero che questa cosa finisca, per fortuna la regione si è mossa ed ha fatto un decreto legge che queste piccole transumanze quotidiane passano come una specie di attrazioni turistiche (quasi bene culturale).

Con caldo di quest’ estate (quel giorno erano 42 gradi) sono state fortunate le mucche che avevano fiumi vicino come queste.


Questa è la mucca di una razza che da sempre vive là ma non ho capito quale…….ne sapete dirmi?

E dopo un bagno rinfrescante di nuovo al pascolo …………


Altro pascolo, questa volta gruppo con un toro…………..




Una volta erano anche tantissime pecore, ma come purtroppo non rendono più di tanto ho trovato solo questo gregge che stava nel recinto aspettando la sera per uscire al pascolo. Non so che razza siano (per me merinos). Là le chiamano UNGHERESI, boh?



Queste invece sono di razza „PRAMENKA“, sono state da sempre allevate in Bosnia ma ora anche la stanno scomparendo. Per fortuna ci ho trovato un gregge (tra l’altro di un mio amico) che ancora ha le caratteristiche di razza pura. Si utilizzavano sia per la lana, latte ed anche carne.

Ed alla fine… Come  si usava una volta a raccogliere il fieno.

Tutto questo potete vedere su you tube ci ho montato un piccolo video… Sperando che l’articolo vi è piaciuto vi saluto… ciaoooooooooooooooooooooooooooooooo.

Grazie mille a Dado per averci voluto mostrare queste immagini. E' bello venire in contatto con altre realtà che altrimenti probabilmente mai avremmo modo di conoscere.

Una vera fiera delle pecore!

Ero stata in Francia ad una festa della transumanza, anni fa. Questa però era la prima volta che visitavo una fiera zootecnica. Per l’occasione si è trattato della fiera di Saint Michel a Barcellonette, nell’Ubaye. Ho sconfinato al Colle della Maddalena, lasciandomi alle spalle nuvole e nebbia e sono scesa lungo i morbidi versanti francesi, pascoli che d’estate sono occupati da migliaia e migliaia di pecore.

Non sapevamo esattamente dove fosse la fiera, pensavamo che le strade bloccate al traffico fossero occupate dal mercato del sabato e gli animali fossero confinati fuori dal centro abitato. Tanto per cominciare però uno sguardo alle bancarelle poteva comunque essere interessante. Molte erano comunque in tema, come questa coloratissima esposizione di lane, sciarpe, scialli. Tutta lana mohair colorata con tinture naturali.

C’erano poi numerosi venditori di prodotti alimentari, tra cui primeggiavano i formaggi: di capra, di pecora, di vacca ed a latte misto. Formaggi d’alpeggio, Beaufort, tome della Savoia… Abbigliamento, miele, olive, frutta secca, frutta e verdura fresca, ma finalmente, proprio nel centro, le transenne con gli animali. Non lontano dalle case, ma in una vasta piazza circondata da edifici.

 

Prima di vedere le bestie (soprattutto pecore), c’era un eloquente stand dell’Associazione Eleveurs & Montagne e gli “Indignati dell’Ubaye”. I temi trattati erano svariati, venivano distribuiti volantini e depliants, si raccoglievano firme. Un depliant illustrava il mestiere della pastorizia transumante, un altro il ruolo fondamentale della pastorizia nel territorio. Un opuscolo parlava della razza Merinos d’Arles, l’altro della Ile de France, un quaderno-dossier forniva tutte le indicazioni per la gestione di un’azienda ovina, un depliant illustrava le caratteristiche dell’agnello di Sisteron, dove comprare carne direttamente in azienda, come cucinare i diversi tagli…

 

Ma poi c’erano poster con vignette su lupi e pecore ed un eloquente collage di articoli sul problema lupo. Nonostante il territorio decisamente più “facile” di quello degli alpeggi italiani, nonostante per la pastorizia oltralpe ci sia sempre stata maggiore attenzione (come testimoniava anche tutto il materiale sopracitato  e le dimensioni stesse della fiera), nonostante i patou, nonostante le scuole di formazione per pastori… Ma ne avrei poi capito di più al convegno previsto per il pomeriggio.

 

I bovini erano decisamente in minoranza, solo alcuni vitelloni confinati nei box più marginali. Questa era decisamente una fiera a prevalenza di ovini (persino le capre erano molto meno di quanto mi sarei potuta aspettare).

 

Eccole, le pecore! Precedute da un tavolino del Collettivo per la libertà dell’allevamento. Qui si spiegava come, negli ultimi anni, diversi interventi imposti dall’alto avevano causato numerosi problemi. Si parlava di una vaccinazione (per una malattia non trasmissibile all’uomo) che ha comportato un forte aumento di sterilità negli animali e di altre problematiche che si sono abbattute sull’allevamento e gli allevatori. L’impressione che un osservatore esterno traeva da tutto ciò era che sicuramente l’erba del vicino non è poi più verde della nostra, ma qui sembrava che gli allevatori fossero uniti, compatti e ben rappresentati.

 

Non mancavano gli animali, non mancava la gente. La razza principale tra le pecore in mostra erano senza dubbio le Merinos, con un numero minore di altre razze (Mourerous, Ile de France, Prealpi, Savoiarde ed altre ancora). Pecore, montoni, agnelle giovani, ce n’era per tutti i gusti.

 

Certamente uno spettacolo per la vista anche dei semplici curiosi. Per gli Italiani (che non mancavano, pastori, margari, appassionati e intenditori, dalla confinante Valle Stura, ma non solo) poteva esserci un senso iniziale di sorpresa per la taglia degli animali. Ma a ben riflettere… quanta carne hanno addosso questi capi? Solo così ad occhio è chiaro come la resa alla macellazione sia ben superiore alle nostre massicce biellesi e bergamasche.

 

E la gente continuava a scorrere, l’Occitano si mescolava al Francese, all’Italiano ed al Piemontese, ma non mancavano persino degli Spagnoli ed altri stranieri da varie parti d’Europa, magari capitati qui per caso, durante le ferie. L’aria fredda del mattino stava lasciando il posto ad un bel sole caldo ed un cielo appena velato.

 

Oltre alla bancarelle di prodotti tipici, c’era il classico “materiale tecnico”, tra cui le campane. Siamo abituati a vedere diverse bancarelle con rudun e campane, alle nostre fiere, qui invece solo un espositore presentava questi generi: campane da pecora e da capra di tutte le taglie e forme, poi campane e rudun provenzali, già montati sulle canaule. I prezzi salivano proporzionati alle dimensioni del campanaccio, ovviamente. La gente guardava, sollevava, provava il suono. Poi ombrelli, bastoni, cinghie, basti…

 

Ecco i collari per i patou, i collari anti-lupo di cui vengono dotati i cani da guardiania (che qui sono di razza Montagna dei Pirenei). Tali collari possono salvare la vita ai cani, in uno scontro diretto con il lupo, che tendenzialmente cerca di attaccare alla gola.

 

Nelle vie occupate dagli espositori c’era anche uno stand degli allevatori del Vercors, che presentava foto volutamente cruente di animali uccisi e sbranati dal lupo: pecore, ma anche cani da pastore ed animali selvatici nelle vie innevate del paese.

 

Qual è il cappello “giusto” dei pastori francesi? Molti li ho visti con il basco, ma qui venivano esposti e venduti cappelli in feltro di lana, neri, e cappelli di altre fogge. Gli acquirenti però prendevano d’assalto soprattutto i generi alimentari, sia quelli da consumare al momento, sia quelli da portare a casa.

 

L’odore di aglio aleggiava per le vie e la sua provenienza era evidente. La merce era ben disposta, i colori si mescolavano ai profumi, in proporzione c’era molta meno chincaglieria che nelle fiere e nei mercati nostrani.

 

Le bancarelle che vendevano salumi erano numerose: soprattutto salami, di ogni tipo, con ogni aromatizzazione, dal mirtillo al formaggio di capra, passando per i più classici salami d’asino o di cinghiale. Forse è una disattenzione mia, ma non ho visto salami di pecora.

 

I pastori li riconoscevi. Scarponi ai piedi, una camminata differente dalla folla di curiosi, e poi lo sguardo, l’abbigliamento, la pelle cotta dal sole. La mia impressione è stata che, in generale, in Francia il pastore è una figura diversa rispetto ai “nostri” pastori. C’è l’allevatore e c’è il pastore salariato, il guardiano delle pecore. Molti di questi probabilmente provengono dalle apposite scuole, che esistono dagli anni ’30 (come l’Ecole du Merle). E così vedevi questi personaggi, giovani o di mezza età, solitari o a crocchi, intenti a parlare tra di loro.

 

Le pecore intanto chinavano il capo sotto al sole. Le previsioni parlavano di temporali nel tardo pomeriggio ed infatti verso le montagne già si stavano addensando le nuvole. Giro dopo giro, non c’era da stancarsi a guardare gli animali in mostra, perché erano così diversi da quelli a cui siamo abituati noi.

 

Tra le pecore, svettavano le teste dei montoni dalle lunghe corna ricurve. Non ho visto manifesti o depliants in cui si parlasse della lana: chissà se anche quella della Merinos d’Arles è ormai più un fastidio che una resa? Al mattino c’era stata anche la dimostrazione di tosatura, ma per un motivo o per l’altro siamo arrivati lì quando era già conclusa.

 

Verso mezzogiorno sul palco prende il via il dibattito: parlano i rappresentanti degli allevatori, gli amministratori locali. I toni sono decisi, la difesa della pastorizia è una priorità per l’ambiente, per il territorio, per l’economia. Non seguo tutto il discorso, fatico a seguire il Francese in mezzo alla confusione, ma non si alzano voci contrarie, si chiede a gran voce una politica che sostenga la pastorizia su tutti i fronti, dalla valorizzazione alla difesa contro i predatori.

 

Non solo pastori, anche donne pastore. Sono numerose le ragazze che scelgono questa professione, alcune in prima persona, altre come aiutanti dei loro compagni. In questo caso, per la maggior parte, vuol dire “pastori transumanti”, d’estate in alpeggio, d’inverno in quella che è la sede naturale per il pascolo della maggior parte delle grandi greggi, cioè la Crau.

 

Il pubblico che ascolta il dibattito è variegato, sicuramente non solo addetti ai lavori. Gli “Indignati dell’Ubaye” d’altra parte sono persone che non hanno a che fare direttamente con l’allevamento e la pastorizia, ma sostengono questo settore perché lo ritengono fondamentale per l’ecosistema e l’economia della montagna, della vallata.

 

Dopo ciascuno raggiunge un ristorante, un caffè, un luogo dove mangiare o bere un bicchiere. C’è un locale con ampio spazio all’aperto che sembra raccogliere la maggior parte dei pastori, mentre i visitatori ed i turisti sciamano verso i locali del centro. Il piccolo borgo di Barcellonette è accogliente, variopinto, ricco di botteghe di artigianato, souvenirs…

 

Intanto nella piazza della fiera gli animali iniziano ad andarsene. Gruppo dopo gruppo vengono condotti ai camion che li riporteranno a destinazione. Improvvisamente, con l’apertura della prima transenna, tutti i box si animano ed inizia un coro di belati.

 

Viste qui queste pecore sembrano ancora più piccole, più compatte, quasi dei peluches. Sembrano voler cercale le compagne e rimanere addossate a loro proprio come… delle pecore! Chissà se il loro comportamento al pascolo è differente? Chissà come se la caverebbero su certe montagne aspre e scoscese, abituate invece ad alpeggi dai pendii morbidi?

 

La fiera si avvia alla conclusione, la piazza si svuota, anche le bancarelle dei generi alimentari iniziano ad avere carenza di prodotto. Non è rimasta nemmeno una micca di pane tra tutte quelle che ad inizio mattinata invece erano esposte sui banchi!

 

Marginalmente ai box delle pecore c’erano anche conigli, volatili e questi due alpaca, tanto strani da sembrare finti, con il loro collo lungo, gli occhi quasi nascosti dal ciuffo. Il loro aspetto buffo attirava tanto i bambini quanto gli adulti. Lì accanto veniva mostrata la loro lana, messa a confronto con quella di lama e quella di pecora.
Stava per iniziare il convegno del pomeriggio, quello dedicato al libro di Marc Vincent, “Gli alpeggi alla prova del lupo”. Ma ve lo racconterò domani, perché necessita di un giusto spazio e numerose riflessioni.

Due importanti annunci e foto varie

Notizie, eventi, incontri, annunci e normali giornate di pascolo vagante che si accavallano, ho materiale in abbondanza per il blog, ma non posso far attendere oltre queste due notizie. La prima, appresa ieri, è che nella puntata di domani, sabato 12 marzo, di TG2 Dossier, andrà in onda la puntata all'interno della quale ci sarà anche l'intervista con due pastori vaganti piemontesi, Giorgio Bergero e Fulvio Benedetto. Ore 23:35 su RAI2. Successivamente la puntata potrà essere vista direttamente dal sito della RAI.
Dalla Comunità Montana Valle Stura di Demonte invece mi pregano di far conoscere questo bando, per l'assegnazione in affitto di due porzioni di capannone-stalla con annesso terreno agricolo. Qui per scaricare bando e allegato, qui la domanda.

Qui abbiamo un incontro autunnale dei miei genitori e dei loro compagni di gite in montagna in Val Pellice, salendo alla Sea.

Altro scatto del gregge di capre curiose che sembrano proprio attendere gli escursionisti di passaggio.

Queste altre immagini provengono dalla Val d'Aosta. "Ciao Marzia, sono Manuel, quel ragazzo che l'anno scorso era insieme a Francesco a Biella alla rassegna e siamo andati insieme a vedere le pecore sulla collina. Ho scattato un paio di foto e te le mando nella speranza che ne vorrai pubblicare qualcuna. Iniziamo con la mia stalla che è una delle poche (si contano sulle dita di una mano) rimaste ad Aosta città."

"Per ora nessuno si lamenta degli animali ecc. come è capitato per altre stalle in centri abitati della valle, anzi, si preoccupano se non sentono ragliare l'asina e i bimbi del vicinato la viziano a coccole e pane secco, per non parlare di quando ci sono gli agnelli!"

"Questa foto invece ritrae Giuditta, la mia asina, che ha voluto mettersi in posa per un autoscatto con me."

"In queste altre foto siamo io e Francesco che spostiamo il nostro piccolo gregge in un nuovo pascolo. Le altre foto sono foto che ho scattato agli animali al pascolo."

Certo che è "strano" vedere le pecore in questi posti, però pensate a cosa fanno questi animali, pensate al loro ruolo di pulizia e manutenzione del territorio…

"Puoi vedere che oltre alle Rosset tipiche della Valle d'Aosta ho comperato tre capi incrocio Suffolk e c'è anche un incrocio con una biellese (pegolla, come diciamo noi qui). Oltre a 13 pecore ho anche 6 capre di razza alpina comune."

"Insomma, sono molto contento di come vanno le cose qui, perchè alla gente fa piacere vedere pulito e ordinato, e che siano dei ragazzi a svolgere queste  attività, e sempre piu sovente ricevo richieste per pascolare terreni altrui, altrimenti se fosse per i miei possedimenti potrei tenere due pecore e basta!!". Una ventata di speranza, nel leggere queste parole di Manuel! Grazie per le (belle) foto ed il commento che le accompagna, continua così e… con la primavera ci vediamo dalle tue parti, che vengo a raccogliere un po' di interviste!

Alti e bassi della vita

Grande pastore, piccolo pastore "hobbista", se uno ha davvero la passione, in certe cose ci mette il cuore, l'anima e non solo. In quanti mi scrivete, soprattutto su Facebook, dicendomi che voi, i vostri genitori, qualche parente o amico ha animali, ha le pecore… E vi riconoscete in quanto narro su queste pagine. Mi fa piacere, mi sprona a continuare. Come ho spiegato a tutti coloro che mi contattano, io di animali non ne ho, però, da quando ho preso la "malattia delle pecore", ho trovato la mia strada attraverso le parole e le foto per condividerla con tutti gli altri appassionati. E so che, in qualunque parte d'Italia incontrerò un pastore, troveremo argomenti di conversazione e… dopo poco sarà come conoscersi da sempre. Ringrazio tutti coloro che mi stanno invitando a far loro visita, dal Friuli alla Val d'Aosta, dal Trentino alla Calabria, dalla Sardegna alla Campania…

Un amico con una grande passione, un "pastore" tra virgolette, come scrive lui, è Loris, che già conosciamo. Con la giusta dose di orgoglio, qualche tempo fa mi ha scritto per annunciarmi che, in occasione della festa di Sant'Antonio, era stato invitato in piazza con i suoi animali. C'era anche un po' di timore, nelle sue parole, perchè mai aveva partecipato a qualche evento con le sue pecore.

Il giorno della festa è arrivato in una bella giornata di sole ed in piazza c'era davvero di tutto: gli antichi attrezzi della campagna di un tempo…

…i macchinari agricoli di una volta, come questi trattori tirati a lucido per l'occasione.

Qual è il simbolo di Sant'Antonio? Oviamente il maialino!! E questo sembra veramente ben disposto ad accompagnare la processione diretta verso la piazza centrale del paese. "Noterai dalle foto El porzel de Sant’Antoni (il signore vestito da frate col maialino al guinzaglio)… Qui ormai questo è usato in Veneto come modo di dire quando a casa si chiamano cani e porci… Della serie si dice…. "Te ha ciama’ in casa anca el porzel de Sant’Antoni!!!""

"…niente Prosecco o altro business del genere alla Festa di Sant’Antonio Abate a San Vendemiano, il mio paese. Qui si è svolto il Palio dei Mus (asini in Veneto), e che l’hanno fatta da padrone non sono stati solo gli asini ma anche tanti altri animali tra cui quest’anno con onore la rappresentanza delle pecore l’ho fatta io. Sveglia alle sei per i preparativi e ti posso dire che con gioia la festa è andata benissimo con un immenso afflusso di gente… e soprattutto, a detta degli organizzatori, tanti giovani!!! Oltre al palio la festa prevedeva la mostra degli animali, dei trattori antichi, degli attrezzi antichi e tante altre cose che ormai stanno scomparendo."

Sfilano le contrade… di gente, come ci ha detto anche Loris, ne vediamo davvero tanta!

Questa è la contrada del nostro amico. "La festa ha intenzione di ingrandirsi è senza lucro e lo scopo è quello di tenere vivi ricordi importanti legati all’agricoltura all’allevamento e quanto ormai si va dimenticando. Tante risate sono state regalate dai partecipanti al Palio, tutti giovani… e ci tengo a precisare che a nessun animale è stato fatto del male… La festa era degli animali e gli organizzatori al microfono lo hanno voluto fortemente sottolineare!!"

Sfilano anche i tamburini di Conegliano. "Alcuni pazzi vestiti da frati che distribuivano bevande quali vin brulè grappa e altro hanno animato la manifestazione, in mattinata accompagnata anche dalla Messa con benedizione di tutti gli animali!"

Veramente numerosi i figuranti in questa sfilata. Loris ci spiega che qui vediamo "gli scalmanati e gli antichi mestieri".

Le pecore di Loris hanno attirato l'attenzione dei bambini. "Insomma posso dirti che mi sono divertito tantissimo e la sera quando caricavo le pecore nel trailer il presidente mi ha chiesto se il prossimo anno entrerò nel gruppo per creare qualcosa di nuovo per quanto riguarda gli animali e le pecore… Credimi, ho gia’ in mente qualcosa che riguarda la pastorizia in generale… ma il prossimo anno si vedrà."

Tra gli altri animali in fiera, qui vediamo i buoi che trainano un carro che porta i maiali.

Ancora i buoi in arrivo sulla piazza agghindata a festa, accanto alla chiesa.

E finalmente eccolo, il nostro pastore accanto ai suoi animali. Che grande soddisfazione dev'essere stato per lui, quella giornata. Peccato però che, il giorno dopo la fiera, Loris mi mandava dei tristi messaggi per informarmi che i terreni dove porta al pascolo il suo piccolo gregge sono stati messi in vendita… Anche lì terra da Prosecco? Rende, la terra da vino… Molto più che lasciarla pascolare ad un appassionato, pastore per hobby. E adesso? Io faccio i miei più grandi auguri a Loris, che riesca a trovare una soluzione per mandare avanti la sua passione e che continui a scriverci raccontandoci le sue soddisfazioni, i suoi successi legati a questa "malattia" che ci accomuna.

Ancora in terra biellese

Dopo aver lasciato Andrea ed il suo gregge in periferia di Biella, ci siamo spostate in altra parte della provincia biellese, alla ricerca di altri pastori vaganti. Così siamo passate da uno degli "ultimi arrivati" ad uno dei pastori "storici" di queste terre. Grazie alle indicazioni precise, siamo riuscite ad arrivare al campo dei pastori, ben mimetizzato tra la boscaglia a poca distanza dal paese.

Maria Pia era intenta a far cuocere quello che sarebbe poi stato il pasto serale per i cani. Sofia e Penny sembravano saperlo, che si trattava di "roba loro", e così sorvegliavano attentamente la cottura a pochi centimetri dal focolare.

C'erano alcune novità, nel gregge. La prima era Paloma, l'asinella figlia di Minnie. Un'asinella dolcissima ed affettuosa, niente a che vedere con certi puledrini inavvicinabili. Ma più che altro, ciò che stupiva, era vedere quella presenza lì tra le pecore… Riuscite a capire che c'è di particolare in questa foto? Un qualcosa di inconsueto, pur in questo "strano" mondo dei pastori vaganti? Certo, c'è la tosatura pancia-gambe delle pecore, ma già lo scorso anno questo gregge aveva subito il medesimo trattamento "estetico". Però…

Mentre Maria Pia finisce i suoi lavori ed in attesa del ritorno di Carlo Alberto, coccoliamo Paloma e ci aggiriamo intorno al recinto per vedere gli animali. Queste tre caprette asociali voltano le spalle al resto del gregge e stanno là, nella parte meno affollata della mandra, aspettando di andare al pascolo.

C'è anche un buon numero di agnelli, confusi tra le pecore. Anche loro sono in paziente attesa. Maria Pia diceva che in questi giorni c'è stato un po' di subbuglio: risanamento, vendita dei montoni… Normali attività di stagione, dalle quali escono provati sia gli uomini, sia gli animali. Intanto arriva anche Carlo Alberto, sempre in gamba come al solito. Un saluto, quattro chiacchiere, ma poi c'è da fare uscire qualcuno dal recinto.

Chi? Ma sì, l'avevate visto, tra le pecore? A dire il vero io sapevo della sua esistenza in montagna, ho delle foto ancora da pubblicare dove compare pure lui, un po' più piccolino. E' un maiale simpatico, chiacchierone (risponde grufolando, quando gli parli), fedele al gregge, da cui non si allontana più di tanto. Chissà la faccia della gente quando l'ha visto in transumanza! Ed è sceso tutto a piedi, sempre accompagnando il gregge. Mentre mangiamo un rapido pasto, lui si mette comodo davanti al recinto. Viene anche a curiosare accanto a noi, ma stiamo avendo a che fare con qualche suo lontano parente, quindi il consiglio è quello di cambiare zona!

Poi viene il momento di partire verso i pascoli. Vengono caricati alcuni degli agnelli più piccoli, anche se il cammino non sarà lungo. Il rischio però è di perderli nella boscaglia, tra i rovi, in qualche punto di scarsa visibilità. Le pecore ormai hanno capito che si sta per uscire dal recinto e si accalcano contro la rete.

E' Carlo Alberto ad aprire il recinto, il gregge preme alle sue spalle, anche il maiale si lancia di corsa, cercando di non venire "travolto" dalle pecore. Si avvicina troppo agli asini, questi scalciano in sua direzione e lui strepita ancor prima di essere colpito. "Anche quando cammina tra le pecore, se sono troppo vicine e lui, se anche solo una gli dà un colpetto nel fondoschiena, lo senti fare certe urla…". Suggerisco a Carlo Alberto di tenere pure un pavone, potrebbe appollaiarsi sul tetto del rimorchio, sarebbe una bella nota di colore aggiuntiva alla carovana. Non vi dico lo sguardo che ricevo in cambio di questa battuta!

Intorno al gregge, ci sono gli agnelli che giocano. Sì, i ballerini! Questa scena ancora una volta mi fa sorridere per la sua bellezza e la sua spensieratezza, ma contemporaneamente mi fa sentire una fitta da qualche parte giù dentro di me. Troppi ricordi di quelle giornate quando, lo scorso inverno, eravamo lì a badare ad un gregge di pecore con gli agnelli, ed i ballerini facevano quello che volevano loro, incuranti di me, dei cani, di tutto. Erano felici loro, ero felice io.

Poi la malinconia viene ricacciata giù e si parte dietro al gregge, che si incanala nella strada dietro al pastore. Per adesso continua ad essere un autunno non freddo, spesso piovoso, nebbioso, ma non ci sono ancora state quelle nottate gelide, con la brina. L'inverno, più tardi arriva, meglio è, per i pastori. Certo che, se piovesse anche un po' meno…

Maria Pia ci indica un nespolo sull'angolo di un campo, è carico di frutti e di foglie di un giallo brillante. "Ne ho colte un po', quando maturano poi sono buonissime." Si fiancheggiano i recinti dei cavalli, in direzione del paese. Il cielo si sta progressivamente velando sempre più, le previsioni del tempo non sono buone, per i giorni successivi, quindi si preannunciano altre giornate difficili per tutti i pastori.

Il gregge si infila tra gli alberi accanto al cimitero, le capre trovano foglie ed arbusti in abbondanza, per le pecore c'è erba ancora verde. "Per qualche giorno dovremo rimanere per qui, poi…". Poi il cammino continuerà verso la pianura, le stoppie, fino ad arrivare al fiume, alle colline. Speriamo di non rivederci nel solito posto, con la solita neve, a cercare di far passare la giornata mangiando edera!! Ci salutiamo, qui le strade si dividono, per me viene il momento di riprendere la via verso casa, ma ho promesso di fare una consegna… Così telefono ad un altro pastore, per farmi spiegare esattamente dov'è il suo gregge.

Inizio a conoscere anche le strade del Biellese. Andare alla ricerca di pecore e pastori ti fa scoprire anche le vie secondarie! Scorgo il gregge mentre sono ancora sulla strada principale, rallento, svolto, e mi avvio a salutare i pastori che lo stanno sorvegliando. Siamo tra pioppeti e stoppie, le classiche scene da pascolo vagante autunnale.

Alberto e suo padre Marco sorvegliano il gregge. Ci eravamo visti la sera prima alla proiezione di "Sentire l'aria", ed insieme commentiamo il film, poi sfogliamo il libro. "Come <<Fame d'erba>>…", ma è inevitabile per ogni libro fotografico un rimando a quell'opera meravigliosa di oltre trent'anni fa. Anche a loro è piaciuto il film, Alberto ribadisce che avrebbe voluto vedere una transumanza, quella transumanza che, fortunatamente, sul libro compare in qualche immagine. Non dev'essere facile filmare in modo professionale un gregge in movimento, molto più "semplice" correre in avanti con la macchina fotografica. Comunque tutti concordiamo sull'importanza che vengano fatte queste cose, libri, film sulla pastorizia. "O qui va a perdere tutto! Sui giornali si parla di noi solo in negativo, altrimenti!"

Alberto, mentre sorveglia gli animali, mi racconta di un fatto capitato in un Comune non lontano da dove ci troviamo adesso. "Sono sempre passato lì, non ci sono mai stati problemi, la gente mi conosce. Un giorno io non c'ero, mio padre lavorava ancora, aveva fatto il turno e poi era venuto nelle pecore. E' successo che si è addormentato e le pecore sono andate in una lista di uno che non voleva. Un pezzo piccolo, hanno mangiato un po', pestato… Questo ha fatto su un finimondo, articoli sui giornali, tutte quelle cose lì. Siamo assicurati, gli incidenti succedono a tutti, non le fai apposta, certe cose. Lo so che devi rispettare, ma può capitare… Tutto dove passi e non succede niente, dove la gente ti chiama per pascolare… E poi, basta un piccolo incidente e sui giornali ti fan passare per delinquente, non è giusto!!"

"Hai sentito? Delle campane! Arrivano delle vacche". Io le sento qualche istante dopo. "Che fortuna, eh? Vedi anche le vacche in transumanza…". Infatti c'è una mandria che avanza lungo la strada, diretta probabilmente ad altri prati, o ad una cascina? Le auto si incolonnano, poi superano, gli uomini tengono le bestie nella metà strada.

I pastori sorvegliano il gregge, le pecore potrebbero essere attratte dalla transumanza, oppure potrebbero essere le vacche a voler deviare verso il gregge. E' questione di poco tempo, poi la carovana si allontana nella pianura, lasciando solo poche tracce sull'asfalto. Qualcuno magari sarà stato anche infastidito da questo "intralcio" al traffico, ma è bello invece poter ancora assistere a queste scene, sapere che c'è ancora una forma di allevamento tradizionale che tiene vivo il territorio, la campagna, la gente.

Ritorno dai pastori, stanno per spostare il gregge in un altro pezzo. Poco tempo prima era passata un'auto con una donna che aveva qualcosa da dire contro le pecore. Piccole grandi beghe quotidiane, purtroppo ordinaria amministrazione per questo mestiere. Perchè in fondo sei sempre a casa d'altri, e magari capita pure che a qualcuno dia fastidio che il proprietario di un terreno ti consenta di pascolare! Ma il pastore è temprato a queste cose, se la dovesse prendere ogni volta che qualcuno gli rivolge una critica…

E così il gregge si sposta attraversando la stradina. Le pecore sono state tosate, prima commentavamo invece il fatto che altri quest'anno non hanno tosato gli animali, una volta scesi dalla montagna. Invito i pastori alla presentazione del mio libro che si terrà a Biella nel mese di dicembre, poi mi appresto a partire. Ogni tanto un rapido passaggio a casa… prima di altre mete, altre pecore! "Chi potrebbe stare a casa, va in giro… Noi che, invece, ogni tanto a casa ci staremmo volentieri… Tutti i giorni fuori, con qualsiasi tempo!"

Le pecore avanzano a testa bassa, il muso nell'erba. Questo è il gregge che, nell'estate, è stato letteralmente decimato da un attacco (presunto) da lupo. Alberto mi diceva che gli esperti gli hanno detto che potrebbe effettivamente essere stato proprio il lupo. Pare ne abbiano avvistati tre dalle parti di Borgosesia. Comunque gli animali morti sono stati 40 e 14 quelli feriti ed abbattuti successivamente. Lassù ai piedi del Monte Rosa, pur con la presenza costante del pastore, non si chiudevano le pecore tutte le notti nel recinto, non c'erano cani da guardiania. "Lo sai che ho paura al pensiero di tornare su la prossima estate? Dopo che hai visto una cosa del genere…

Appuntamento imperdibile

La Fiera dei Santi di Luserna è uno di quegli appuntamenti a cui… non si può mancare. Anche se piove! E, a dire la verità, negli ultimi anni me la ricordo spesso, ahimè, sotto la pioggia. Quest'anno il primo giorno è stato veramente funestato dall'acqua, ma il 2 novembre, quando si teneva anche la rassegna zootecnica, piovigginava a tratti, alternando a momenti in cui potevi anche tener chiuso l'ombrello.

Di gente ce n'era, forse mancava parte del pubblico dei non addetti ai lavori, ma gli allevatori e gli appassionati erano lì, con scarponi e stivali ai piedi. Pralafera infatti è, come dice anche il nome, un prato. Quest'anno quindi si presentava decisamente fangoso, cosa inevitabile, dopo la pioggia dei giorni precedenti. Sulle montagne, da una certa quota in su, era tutto imbiancato di neve fresca e sembrava ce ne fosse non poca.

I capi esposti dagli allevatori locali erano principalmente Barà, ed infatti proprio questa razza sarebbe stata oggetto di valutazione nel corso della mattinata. Per chi volesse saperne di più, vi rimando ad alcuni articoli che parlano della caratterizzazione e recupero della Barà-Pustertaler (qui e qui).

Alla fiera però sono stati condotti capi anche di altre razze, di contorno allo spettacolo della manifestazione. Per esempio qui vediamo la mandria della famiglia Aglì, residente nella cascina accanto a Pralafera, in arrivo a passo di corsa, accompagnata dal suono dei rudun. Non so se ve le ricordate, queste vacche, ma le avevo incontrate quasi casualmente alla fine di settembre, quando scendevano dall'alpeggio.

Il fango nella strada è tanto, si cammina a fatica, si scivola, chi non ha scarponi o stivali è meglio che non si avventuri da queste parti, tra i recinti degli animali. La mandria viene condotta al suo posto, ormai non dovrebbe mancare più nessuno. Qualcuno è arrivato con i camion, altri a piedi. Mancano solo gli animali di Pier Claudio che, essendo anche impegnato in Comune, ha dovuto dare la precedenza alle problematiche territoriali legate al maltempo, e così quest'anno partecipa, con un po' di rammarico, solo in qualità di spettatore.

Manca anche quasi totalmente il settore ovicaprino, confinato in uno spazio più che mai ristretto. Un pastore mi dice: "Colpa di tutta la carta che bisogna fare…", e di certo la burocrazia da seguire per condurre gli animali alla fiera non aiuta. Ma poi anche il tempo sicuramente non ha invogliato a spostare gli animali per portarli fin qui. E così i pastori presenti alla fiera sono lì solo per godersi la giornata in compagnia, scambiare quattro chiacchiere, vedere gli amici.

C'è un gran numero di vacche in vendita, portate fin lì dai commercianti. Varie razze, incroci, animali di tutte le età. C'è chi semplicemente fa un giro per vedere… cosa offre il mercato, e chi invece è lì per fare acquisti, quindi osserva, valuta, poi contratta, ed alla fine l'animale viene segnato. Venduto! Questo antico aspetto della Fiera non si è ancora perso, resta questa funzione di mercato del bestiame che risale ai tempi più antichi, il vero motivo per cui sono nate le fiere.

La fila di animali in vendita è lunga, ce n'è per tutti i gusti. Se invece qualcuno cercava capre o pecore in vendita, ha avuto minor fortuna! Grande spazio in questa fiera è dedicato anche alle bancarelle: prodotti alimentari di ogni genere, attrezzature, macchinari, abbigliamento… E poi gli animali da cortile, un po' di artigianato locale, i furgoni che preparano panini…

Intanto sono in corso le valutazioni delle Barà, che, dopo un attento lavoro dei giudici, portano a proclamare le vincitrici. Jessica, con le sue Dragun e Marghera, viene premiata per la Campionessa Assoluta e per il Secondo Riserva Assoluta. Un grande riconoscimento per chi ha dedicato così tanto tempo, energie, passione alla selezione ed all'allevamento di questi animali.

Il pubblico intorno osserva con attenzione, ciascuno dice la sua, qualcuno dissente con la scelta dei giudici, altri approvano annuendo e lodano i capi premiati. Anche in questo settore, i gusti sono gusti. C'è il bell'animale secondo le caratteristiche morfologiche di razza, e c'è il bell'animale che piace all'allevatore!

I giudici, che provengono dal Trentino, motivano con precisione la loro scelta e la loro valutazione. Infine, dopo alla premiazione, si complimentano con gli allevatori per la loro passione, per la loro costanza, ed invitano a proseguire,a dare un futuro alle valli, alle malghe. Perchè il territorio ha bisogno anche di loro, ha bisogno di razze adatte all'alpeggio, che mantengono puliti i pascoli, razze locali attraverso le quali non va persa la tradizione casearia di queste montagne.

Un altro giro per la fiera, ci sono animali in vendita che arrivano anche dall'estero. Su di un banchetto si distribuiscono depliants che lodano la razza Grigia, animali adatti alla montagna e buoni produttori di latte. Ha ripreso a gocciolare, nonostante le previsioni del tempo che annunciavano miglioramenti pomeridiani… ma non è ancora ora di ripartire!

E' ora di pranzo, mi dirigo ad una delle tavolate degli allevatori. Mauro mi aveva già telefonato qualche giorni prima per invitarmi, e così mi ritrovo tra amici seduta accanto al camion che ha condotto fin qui le loro bestie per la rassegna. Oltre ad Ida, Mauro e Stefano, ci sono margari e pastori che ho incontrato su altre montagne, in altre vallate…

Nel pomeriggio c'è ancora un appuntamento "curioso", la gara di mungitura. Ogni tanto vengono organizzate durante le fiere, ma non mi era mai capitato di assistervi. Ognuno conduce una vacca, vengono forniti i secchi dall'organizzazione ed i partecipanti preparano la mammella, per iniziare a mungere non appena verrà dato il via.

Viene chiesto di alzare i secchi, per far vedere che non vi siano irregolarità. Secchi vuoti, lo speaker chiede di prepararsi, quando verrà dato il via si mungerà (ovviamente a mano) per un minuto. C'è la capacità del mungitore, ma dipende anche dall'animale, dalla sua abitudine ad essere munto manualmente, dal tipo di mammella.

Via, si parte, ed il latte schizza rumorosamente nei secchi. Sembra quasi abbia ripreso a piovere! Quanto latte si riuscirà a mungere, in un minuto? Il pubblico fa il tifo, i prossimi concorrenti osservano con un po' di ansia, ma arriva lo stop e tutti si interrompono, porgendo i secchi ai giudici.

Parte il secondo gruppo, seguendo la stessa procedura, e di nuovo è un minuto di eccitazione, con amici e parenti che fanno il tifo per i concorrenti. C'è chi tiene il secchio tra le gambe, come Giuseppe, chi appoggiato a terra.

Le mani si muovono veloci ed il latte scende. Le vacche collaborano, nessuna scalcia, nessuna "protesta" per la mungitura fuori orario e con questi ritmi così frenetici. Stop, anche un altro minuto è passato, la gara è finita, non ci sono altri candidati alla competizione.

I secchi vengono pesati, la loro tara era stata fatta precedentemente, pertanto si stila rapidamente la classifica. Luca Varetto dell'APA legge i pesi, poi si può passare alla premiazione.

Una foto di rito, in mezzo Ivan, il vincitore, secondo alla sua destra Giuseppe, terzo Nereo, tra gli applausi del pubblico. Gli appuntamenti ufficiali adesso sono finiti, c'è chi fa un ultimo un giro per la fiera, qualche acquisto, una giacca o un paio di pantaloni per l'inverno, chi invece va ancora a bere un bicchiere in compagnia prima di tornare dai propri animali, per la mungitura, quella vera!

Finisco il giro dei saluti agli amici, recupero qualche numero di telefono per prepararmi a contattare i protagonisti del prossimo libro, poi mi avvio verso casa, dopo aver acquistato una cinghia per la campana che Silvio mi ha regalato, realizzata appositamente per questo sito… Pubblicherò poi le immagini relative alla sua "nascita". Grazie, grazie amici! E' incredibile cosa è nato intorno a questo blog… E' vero che è progressivamente mutato nei suoi contenuti e nel suo "scopo", ma spero che continuerete ad apprezzarlo e ad inviarmi i vostri contributi (foto e racconti).

A Vinadio, prima della Fiera

In giro per fiere, in questi giorni. Torniamo a sabato scorso, quando sono stata a Vinadio per la Fiera dei Santi. Qui un resoconto ufficiale sull'evento. Il giorno clou della manifestazione sarebbe stato alla domenica, ma gli impegni uniti alle previsioni del tempo hanno fatto sì che io mi avviassi verso la Valle Stura sabato mattina.

Il cielo era ancora abbastanza azzurro e gli animali erano già stati condotti ai loro box. La cornice del Forte Albertino fa sì che questa fiera abbia quel qualcosa in più rispetto a tante altre. Non c'era praticamente nessuno, tranne gli addetti ai lavori, in quella tarda mattinata di sabato. In passato ero sempre stata a Vinadio la domenica, quando quasi non vedevi le pecore per la folla di curiosi ed appassionati. E' vero, non avrei incontrato quasi nessuno, però…

Questa volta ho potuto scattare in pace e tranquillità parecchie foto alle pecore. Parliamo della razza sambucana che, per chi non la conoscesse, ha rischiato l'estinzione ed è stata recuperata grazie all'attento lavoro di un gruppo di esperti ed appassionati, oltre agli allevatori locali. Qui un po' di storia in merito, sul sito della Comunità Montana.

E così sabato mi aggiravo per i box, cercando di cogliere qualche atmosfera particolare, qualche scatto atipico. Le pecore erano tranquille, non inquiete come quando centinaia di persone si ammassano intorno a loro con confusione e frastuono, così si lasciavano avvicinare e ritrarre con naturalezza. E' vero che non ho visto la premiazione, non ho incontrato quasi nessuno degli allevatori, ma ho apprezzato anche questa giornata in solitaria, durante la quale ho potuto veramente guardare gli animali.

I tecnici erano al lavoro, si valutavano i capi esposti per stilare la classifica delle varie categorie che sarebbero state premiate l'idomani. Qui vediamo l'amico Antonio della Comunità Montana, insieme agli altri esperti ed ai ragazzi che aiutavano nello svolgimento delle varie attività. La paura era che il tempo l'indomani rovinasse la fiera… e purtroppo le previsioni meteo non hanno sbagliato.

Tra le categorie, c'è anche quella della pecora nera, quella che in fondo è un po' il mio simbolo, pur preferendo io animali dal vello candido. In questo box, solo pecore nere. Chissà se la vincitrice è poi stata tra queste?

Sembravano quasi cercare il primo piano, molti degli animali in mostra. Il fossato del Forte risuonava solo dei belati e delle campanelle, c'era quell'aria un po' umida, non fredda nonostante qualche chiazza di neve presente ancora anche lì, tra i bastioni, dove non era arrivato il sole a scioglierla.

All'interno del Forte anche quest'anno c'era una mostra. Come recita il cartello, si potevano vedere oggetti e curiosità del passato raccolti per non dimenticare. Anche se bisogna guardare al futuro (quello della montagna, della pastorizia, dell'agricoltura, dell'allevamento…), un occhio al passato è sempre importante, per ricordare come si viveva, con quali attrezzi si lavorava. Confrontare le condizioni di vita di un tempo con quelle di oggi, magari riflettendo su certe assurdità odierne…

Ed ecco anche collari e campanacci, tra i tanti oggetti ed attrezzi esposti. Anche qui si può osservare tutto con calma, c'è solo qualche raro visitatore, a quest'ora del sabato.

Ridiscendo nei corridoi del Forte, per tornare allo spazio espositivo degli animali. Non c'è l'affollamento della domenica, quando si cammina a fatica per scendere e risalire. Adesso i miei passi quasi rimbombano nel corridoio vuoto.

Poco lontano dalle pecore in mostra c'è anche un piccolo gregge al pascolo, con un anziano pastore a sorvegliare gli animali. Pecore, qualche capra, un grosso becco. "No, no, io non le porto le pecore lì… Sono di un altra razza, queste! Ma mi hanno chiesto di pascolare qui… E il Sindaco, c'è il Sindaco? Mi avevano detto che venivano anche da me, per l'intervista!"

Oltre ai cartelli con il programma della Fiera dei Santi (edizione numero 155!!!), c'è anche un manifesto che annuncia la prossima fiera a Roaschia, il paese dei pastori. L'appuntamento è tra due settimane, il 14 novembre.

Gli agnelli giocano, saltando sulla schiena delle pecore con grande vivacità, come se fossero altrove, nei pascoli o al sicuro nella stalla e non qui pronti ad essere sotto gli occhi di tutti. In effetti c'è un gruppo con macchine fotografiche professionali e telecamere, quindi ci sarà qualcuno che parlerà ufficialmente della Fiera…

C'è anche una pecora bianca, candida, con un agnellino chiazzato. La madre è infastidita dalla mia attenzione, mi guarda sospettosa, belando in modo sordo e battendo il piede a terra, in segno di avvertimento nei miei confronti. Ma non ho cattive intenzioni, io…

Ancora qualche scatto in giro, non so se sono più io ad essere incuriosita dalle pecore o loro da me! Il cielo intanto si sta ingrigendo e l'aria è sempre più umida. Voglio ancora andare a fare 2 passi prima di lasciare la fiera.

Questo bell'esponente della razza si concede alla mia macchina fotografica. Verrò in seguito a sapere da Gloria che sarà giustamente scelta e premiata con il secondo premio nella categoria agnelle.

Per i risultati e per la fiera della domenica, leggete anche qui. Io invece adesso vi mostro un po' di panorami intorno a Vinadio, con un clima e colori tipicamente autunnali. Sono infatti risalita per un tratto nel vallone di Neraissa, incontrando quasi subito la neve accumulata sui bordi della strada. Aceri rossi e gialli…

…ma anche il giallo dei pioppi tremuli, l'arancione dei faggi… Ha nevicato sulla foglia, chissà se l'antico detto allora funzionerà e quindi l'inverno non darà alcun fastidio? Ma… in fondo la neve serve, per garantire erba, acqua e buoni raccolti (sotto la neve, pane!).

Inverto la mia marcia e rientro a Vinadio. Saluto gli amici, auguro loro una buona fiera, qualunque sarà il tempo. Sono soddisfatta di questo rapido passaggio alla Fiera, anche se così in solitaria e lontano dal momento di gioia e confusione della domenica. Io presto viaggerò verso altre mete, altre regioni, altre pecore, continuando la mia esistenza vagante sulle tracce della pastorizia.