Pioveva… e nevicava a bassa quota

Sabato scorso ad Aosta pioveva e nevicava a quote relativamente basse. C’era la Foire des Alpes, rassegna dedicata a… tutti gli animali che non sono bovini, ma soprattutto capre e pecore.

Da camion, furgoni, camioncini scendevano gli animali e venivano condotti dentro l’arena, ma già al mattino c’era il dubbio che anche quest’anno la manifestazione non avrebbe avuto una partecipazione pari a quella dei primi anni.

Bisogna portare due capi (due pecore, due capre, una capra e una pecora) per avere diritto ai contributi erogati al fine di aiutare gli allevatori delle razze locali (pecora rosset, capra valdostana), quindi chi non è venuto alla Foire, non riceverà questi premi in denaro.

Qualcuno partecipa anche con specie e razze differenti: un giovanissimo appassionato con le sue capre nane, poi ci sono (pochi) cavalli, asini, lama. Ricordo in passato anche renne e molto altro, invece quest’anno c’erano pochissimi animali in generale, anche per quello che riguarda la parte di fiera, cioè animali che potevano essere venduti direttamente in quell’occasione.

C’è chi non è venuto per il tempo, chi è sceso, ma poi riparte quando gli dicono che sta nevicando e bisogna andare a metter dentro i manzi. C’è anche chi è arrivato e non vorrebbe scaricare i suoi animali, visto che toccherà lasciarli all’aperto sotto la pioggia. Raccolgo un po’ di voci: “Un mio amico non è venuto, ha una capra qualificata per domani alla finale della battaglia, lui munge, passare due giorni qui è un impegno, non ce la faceva.” “Negli anni passati ti aiutavano di più, adesso io che non ho razze di quelle per cui danno i contributi, ho solo spese per venire qui!

Il maltempo comunque non aiuta proprio. Ci sono quasi solo allevatori, qualche appassionato e nessun turista/curioso. Ricordo che, la mia prima volta alla Foire qualche anno fa, c’era pure il mercatino al piano superiore, c’era ancora anche lo scorso anno, mentre sabato solo il piano terra era parzialmente occupato dagli animali. Gli allevatori delle pecore si lamentavano: “…c’è spazio, capre ce ne sono poche, potevano lasciarci metter dentro anche le pecore!“. Alcune probabilmente erano ancora al pascolo, ma altre, tosate, sono state appositamente tirate fuori dalle stalle.

Ci si trova comunque tra appassionati, si gira, si chiacchiera, si guardano gli animali. Non solo capre valdostane, ma anche numerose “alpine comuni”.

Una capra davvero strana, in foto non rende l’idea fino in fondo delle sue dimensioni. Strano il colore e la morfologia, pensate che pesava, mi hanno detto, 106 kg!! Non so che incrocio strano fosse, ma dall’aspetto sembrava quasi una renna!

All’ingresso dell’arena, Camillo ed altri allevatori raccoglievano firme per sensibilizzare a riguardo della “questione lupo”. Avevano fatto stampare numerose foto scattate in valle durante innumerevoli predazioni a danno di capre, pecore e anche bovini. “Non me le hanno lasciate appendere, dicono che turbano la sensibilità del pubblico!“. Il pubblico invece si fermava, chiedeva, sfogliava, ma non sembrava affatto turbato, piuttosto indignato. Non sono mancate discussioni con chi invece riteneva che il lupo avesse pienamente ragione nel procacciarsi il cibo tra greggi e mandrie…

Ma quelli che affermano che allevare sia una forma di sfruttamento degli animali… perchè non viene a scambiare quattro chiacchiere con questo bambino, che ha addirittura fatto fare le copertine personalizzate per le sue capre?

C’è chi inganna il tempo in attesa delle premiazioni pomeridiane portando le capre all’aperto per una battaglia. D’altra parte è così che sono nate le battaglie delle capre “ufficiali”, sono stati regolamentati e ufficializzati quegli incontri che, per passione e passatempo, già si organizzavano tra amici.

Si va a far pranzo, poi ci si augura di tornare presto a casa. Piove, fa freddo, ci sono i lavori da fare…

Finalmente, senza perdere tempo, viene dato il via alle premiazioni. I giudici chiamano in campo i capi selezionati per ciascuna categoria, in modo da vederli affiancati e decidere quali sono i primi tre da premiare.

Si ritira il premio e si inizia a già a pensare alla battaglia del giorno successivo, per chi ha animali finalisti. La speranza è che anche il tempo sia migliore.

Chiude la rassegna la premiazione delle pecore, mentre pioggia e pioviggine si alternano, in una giornata decisamente fredda. Anche in una terra di forti tradizioni come la Val d’Aosta, la considerazione che può essere fatta alla fine della giornata è che anche qui si sente la crisi. Queste manifestazioni possono essere tenute in vita solo… con i soldi. La passione non è sufficiente. C’è un costo per venire qui con gli animali, sia economico (camion o altri mezzi), sia in termini di tempo. In qualche caso sarà anche mancanza di volontà, ma… quando tutto va bene, uno va volentieri a passare una giornata in compagnia con gli amici. Quando invece ci sono tante piccole/grandi cose che non girano per il verso giusto, viene a mancare persino l’entusiasmo.

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Luserna San Giovanni non delude mai!

La Fiera dei Santi a Luserna San Giovanni è un appuntamento che non delude mai. Ogni volta che qualcuno mi chiede una bella fiera da visitare, una fiera per cui valga la pena far chilometri, io suggerisco questo appuntamento.

Certo, pure in altre occasioni trovate un numero di bancarelle più o meno elevato, ma anche in questo campo a Luserna potete scegliere tra i produttori locali, le aziende agricole, i commercianti, gli artigiani… Altrove mi sembra spesso di essere più o meno ad un mercato, mentre a Luserna ho davvero la sensazione di essere ad una fiera.

Per gli attrezzi del mestiere trovate tutte le sellerie locali e anche altre da fuori regione. Poi mezzi agricoli, curiosità, abbigliamento… Questo è anche uno degli ultimi appuntamenti del genere, quindi ciascuno ha la sua liste di cose da comprare, che sia una tuta, un paio di scarponi, una rete per le pecore o altro ancora.

Ma il vero motivo per cui merita venire sono gli animali, così come si addice ad una vera fiera. A Luserna si viene ancora sia per vedere il bestiame, sia per fare acquisti. Quest’anno sono riuscita ad arrivare presto, pertanto non c’erano ancora nemmeno tutti gli espositori. All’inizio ero quasi delusa, perchè qualcuno mi aveva detto che non ci sarebbero state mandrie e greggi degli allevatori locali. Non che ci fosse poco da vedere… ma sarebbe stata solo una mezza fiera.

Pian piano tutti i commercianti arrivano con i loro animali, però rimanevano ancora molti spazi vuoti. La gente cominciava ad affluire, il giorno prima (festivo), aveva visto un afflusso straordinario. Nel giorno feriale invece ci sarebbe stato meno pubblico, soprattutto allevatori o comunque appassionati del settore.

Mentre assistevo allo scarico delle pecore, sono venuta a sapere che era cambiata la modalità di arrivo degli animali delle aziende locali: non alla spicciolata, ma con una vera e propria sfilata, tutti insieme, uno di seguito all’altro.

È il suono dei rudun, che si sente in lontananza nonostante tutti i rumori della fiera, il chiacchiericcio della gente, i richiami dei venditori ambulanti, ad annunciare l’arrivo delle mandrie. Un trattore apre la sfilata, poi via via arriva il bestiame.

Prima arrivano i bovini, poi sarà la volta di capre e pecore. Ha sicuramente un altro fascino vederli arrivare così: il pubblico si piazza lungo il percorso e si gode lo spettacolo. Si salutano le persone, si apprezzano gli animali, le diverse razze.

Una lunga sfilata… allevatori, parenti, amici, oggi sono tutti qui, anche quelli che forse avrebbero dovuto essere a scuola!! Grande entusiasmo per le capre: già presenti tutti gli anni con qualche animale, quest’anno Tony e Daniela hanno condotto alla fiera tutto il gregge.

Man mano ciascuno entra nel suo recinto e le campane annunciano qualcun altro in arrivo. La sfilata è conclusa dalle pecore, ecco il giovane pastore che indica all’amico che strada percorrere per arrivare al recinto. Poi il pubblico va a fare un giro a vedere gli animali con calma. Ci si trova tutti intorno a ciò che interessa di più, chi tra le pecore, chi tra i bovini, chi ad ammirare il gregge di capre.

Come a tutte le fiere ci si scambia notizie, informazioni, pettegolezzi. Si incontra gente che non si vedeva da tempo, si conoscono amici “virtuali” arrivati fin qui con un lungo viaggio, chi dalla Liguria, chi dalla Toscana, chi dal Trentino o dal Veneto. “…perchè dalle nostre parti di fiere così non ce ne sono più!“. Speriamo che la tradizione si mantenga… arrivederci al prossimo anno, sempre il 2 novembre!

Siccità e una fiera un po’ povera

Il 23 agosto è il giorno della fiera di Balboutet, frazione di Usseaux, in Val Chisone. Una volta c’erano gli animali degli allevatori locali, poi più niente, poi lo scorso anno, in una fredda giornata di nebbia e pioggia, erano tornati i commercianti. Nonostante quest’anno si promettesse la presenza del bestiame… non è andata proprio così.

C’erano tutte le bancarelle che uno si aspetta di trovare ad una fiera, a partire da quelle delle sellerie, dove gli addetti ai lavori potevano acquistare attrezzature di vario genere e… perchè no, una campana.

Per qualcuno una necessità, per altri una passione, per i turisti forse solo una curiosità pittoresca dal significato non completamente comprensibile.

Fatta eccezione per il gregge di un commerciante, che sale in alpeggio sulle montagne sopra a Balboutet e che è stato fatto scendere per l’occasione, altri animali non c’erano. Niente vacche con i grossi rudun al collo. Le motivazioni? Presumo economiche… A questa stagione sono ancora tutti in alpeggio e non si fanno ancora acquisti. Così è inutile spendere e perdere una giornata solo per riempire i prati… e così il senso della fiera va a morire.

Gente ce n’era tanta, complice anche l’ennesima giornata di sole e cielo limpido. Il villaggio è sempre un bel posto ed è piacevole far tutto il giro tra le bancarelle, alternando attrezzature, generi alimentari, artigianato e altro.

Non mancavano i vari produttori di aziende agricole, con formaggi, frutta, verdura, salumi. Una buona occasione per incontrare e salutare un po’ di amici e fare qualche acquisto.

Gli allevatori presenti non erano tanti, proprio perchè non c’era il bestiame. Qualche volto noto, gente più o meno del posto, ma dagli alpeggi non sono scesi in tanti. Bisogna aspettare Pragelato il 14 settembre per trovare margari e pastori un po’ da tutto il Piemonte.

La speranza è che per metà settembre si sia ancora in montagna… La siccità si fa sempre più intensa. Non piove, fa caldo, spesso c’è anche vento. Va molto bene per chi deve fare il fieno, ma per il resto seccano i pascoli, le fontane i torrenti. Addirittura cadono già le foglie dalle piante. Non sarà facile nemmeno quando si tornerà in pianura, se le cose vanno avanti così, perchè nei prati, nelle stoppie, lungo i fiumi c’è ben poco.

Tanti appuntamenti

A breve il gregge ripartirà e tornerò ad avere più tempo per sedermi davanti allo schermo del computer. Non so se sia un bene o un male… Oggi, molto velocemente, vi segnalo alcuni appuntamenti a carattere zootecnico che si terranno prossimamente. In questa stagione ovunque si tengono fiere, rassegne, mostre, battaglie (delle capre e delle reines), ecc.

Per questo fine settimana, a Saluzzo vi sarà la Meat Parade. La fassona si mette in mostra, due giorni per promuovere la razza bovina piemontese. Qui tutti i dettagli della manifestazione che si terrà il 7 e 8 maggio.

Per il fine settimana successivo, ecco il programma della Fira ‘d la Pouià, la festa della salita all’alpeggio a Bobbio Pellice.

Nel Cuneese invece, a Roaschia, la 23° Mostra Interprovinciale della razza Frabosana-Roaschina. Sul sito del Comune potete scaricare il volantino con il programma.

Una fiera proprio “di paese”

Già lo scorso anno avevo raccontato di quanto mi fosse piaciuta la fiera di Pomaretto e quest’anno non posso che confermare le sensazioni e le impressioni.

Era una limpida giornata di metà novembre con il vento che soffiava forte sulle montagne. Quest’anno la fiera l’ho vissuta partecipando alla discesa di uno degli allevatori locali. Infatti il Comune invita alla rassegna tutta una serie di persone o residenti, o altri comunque della valle, così da avere un bel numero di allevatori e animali. Dopo un’abbondante colazione (non sia mai che si parta a stomaco vuoto!) si attaccano i rudun e poi si parte.

Luciano si cambia prima di incamminarsi davanti alle sue bestie. Quanta passione, quanto orgoglio, quanta dedizione e ambizione nel tenere bene gli animali! Nel vedere certi gesti, certe piccole attenzioni, è chiaro come questo non sia semplicemente un lavoro, ma una ragione di vita.

Si scende verso il fondovalle, la casa di Luciano è piazzata su, in una frazione ben esposta al sole. Ci sono anche altri gruppi di animali che attendono di essere condotti alla fiera, mentre altri ancora sono già passati. Tutto questo da un senso di vita alla montagna, a questo paese, Pomaretto, posto all’imbocco della Val Germanasca, uno di quei luoghi dove si passa in auto e raramente ci si ferma.

Ma quel giorno sulla strada altri hanno la precedenza: fiera in corso, recita il cartello. Ed infatti è tutto un allegro risuonare di campane, gli animali sembrano arrivare da ogni parte in mezzo ai palazzi ed alle case. A questa stagione, nonostante la bella giornata e le temperature comunque non rigide, c’è meno gente dei mesi precedenti, da queste parti. Dalle auto di passaggio si guardano gli animali con una certa sorpresa, magari qualcuno si fermerà alla fiera al ritorno.

Le vacche di Luciano sono nel loro recinto, subito dopo arriva un’altra mandria, pian piano tutti i recinti si riempiono e la fiera si anima. Molti sono allevatori, gli amici che sono venuti a fare una mano, allevatori da vallate vicine, poi pian piano arrivano anche i curiosi, quelli che alla fiera vengono per fare acquisti tra le bancarelle.

Anche qui non mancano i giovani: solo il tempo dirà se ci sarà posto anche per loro in questo settore, se la passione si manterrà con gli anni, ma al momento sembra davvero di vedere tanto interesse e determinazione.

Certo, è un momento di divertimento, è anche un gioco, ma da affrontare con uno spirito che ha sia qualcosa dell’età adulta, sia di quella anagrafica di questi ragazzini. Vedere questo gruppetto fa pensare che, per la rinata fiera, ci possa essere un futuro anche per gli anni a venire.

Più che una fiera, per quello che riguarda gli animali, si tratta di una mostra, cioè gli allevatori hanno condotto il loro bestiame. Ma ci sono anche alcuni commercianti con un certo numero di capi, nel caso in cui qualcuno volesse fare acquisti. Non sono tempi facili, ma si vedono però contrattazioni in corso e, alla fine, vengono segnate sulla schiena quelle che sono state vendute.

In uno degli spazi, ci cono tutti i box per gli altri animali diversi dalle vacche. Vi sono numerosi gruppi di pecore, biellesi, bergamasche, roaschine, meticce e alcune pecore nane, più una moda che una forma di allevamento, c’è chi le sceglie come animali per tenere puliti spazi verdi.

Poi vi sono le capre, valdostane, alpine comuni, vallesane. C’è una rappresentanza di tutto ciò che viene allevato o sale sugli alpeggi della valle. Vi sono anche cavalli, per i bambini è una gioia poter fare un giro in sella ad un pony.

Manca poco a Natale, ma quel giorno vedere due renne faceva comunque un certo effetto. Accanto agli asini, ai lama a cui ci stiamo ormai abituando, visto che compaiono, insieme agli alpaca, nella gran parte delle fiere locali, c’erano infatti questi cervidi che non molti avevano già visto dal vivo.

Oltre agli animali, ovviamente c’era ampio spazio dedicato alle bancarelle. Attrezzature, materiale tecnico, gli immancabili campanacci che, nonostante tutto, continuano ad avere una buona richiesta. O per una ricorrenza o per un capriccio, alla fine c’è sempre chi passa ad ordinare o a ritirare un rudun nuovo.

Il vento mette a dura prova gli espositori. I miei amici con le loro spezie stanno già ritirando la merce, l’ennesima folta potrebbe mescolare tutto causando gravi danni. Non hanno problemi i venditori di tome, anche se chi ha ombrelloni e gazebo cerca di ancorarli o addirittura li chiude.

Oltre ai generi alimentari, c’è artigianato locale, i manufatti realizzati con le lane delle greggi della zona. Idee per i regali natalizi, ma purtroppo il vento sembra tenere lontani parte dei visitatori. La mia impressione infatti è stata che vi fosse meno pubblico dello scorso anno, anche se la fiera aveva lo stesso livello come partecipazione degli allevatori e bancarelle presenti.

La particolarità e la bellezza di questa fiera secondo me sta nella collocazione. Per fare tutto il giro e vedere gli animali si segue un percorso che porta a passare nel retro del paese, tra prati e alberi da frutta: un colpo d’occhio davvero particolare.

Ancora un giro tra gli animali in mostra, agghindate con i rudun migliori. Pian piano si avvicina l’ora di pranzo e il pubblico diminuisce, poi ci si riunirà di nuovo numerosi per la premiazione al pomeriggio.

Lo scorso anno ero rimasta fino alla fine, ma quel giorno dovevo rientrare a casa. Così completo l’itinerario, scattando foto un po’ a tutti i gruppi di animali presenti. Nonostante la data un po’ “tardiva”, anche quest’anno per la fiera di Pomaretto c’è stato bel tempo e un buon successo.

La fiera di Luserna non delude

Il 2 di novembre si sa dove andare, a Luserna San Giovanni per la Fiera dei Santi. Per fortuna è una di quelle fiere che continua a non deludere, a differenza di altre che stanno “perdendo colpi”. Qui si trovano i commercianti con il loro bestiame, gli allevatori locali con mandrie e greggi, animali di tutti i tipi, bancarelle con ogni genere di merce.

Da dove iniziare? Qualunque sia la via di accesso che scegliete per entrare a Pralafera, trovate qualcosa da vedere. Nonostante il giorno feriale (quest’anno cadeva di lunedì), di gente ne arriva sempre di più e ad un certo punto diventa quasi difficile muoversi. Mai come lo scorso anno che era domenica…

Anche l’edizione 2015 è stata fortunata dal punto di vista meteo, così ne hanno beneficiato sia la fiera, sia gli animali, sia il pubblico. Acquisti se ne potevano fare di ogni genere… le bancarelle “del settore” erano molto numerose, credo che sia la fiera dove ho visto il maggior numero di sellerie con i loro prodotti.

Ci sono quelli che hanno il fornitore di fiducia, altri che girano, guardano, confrontano i prezzi… C’è chi compra proprio solo quello che serve per il lavoro, chi comunque si toglie ancora un capriccio aggiungendo una campana alla sinfonia del proprio gregge, della propria mandria.

A proposito di campanacci, mentre fotografavo gli animali degli allevatori locali, mi è capitato di ascoltare questa conversazione. Un anziano, parlando con un conoscente incontrato lì alla fiera, così commentava: “Sono solo i veri marghè che attaccano quelle campane, i rudun. Sono i marghè che vanno in montagna!

C’è tutta un’area dedicata ai piccoli animali: anatre, galline, conigli, tacchini, pollame di ogni tipo, ma anche asini, lama, ponies…

…e pecore “strane”! Iniziano a vedersi sempre più spesso, alle fiere, pecore nane che alcuni pensano di acquistare come tosaerba economici ed ecologici per tener puliti i giardini. Ricordiamo che, anche se di piccola taglia, anche questi animali hanno le loro esigenze. Finita l’erba occorre provvedere con il fieno!!

Dalle cascine e dai pascoli della valle, man mano arrivano i vari allevatori con i loro animali. Si passa dove si può, tra auto, vacche dei commercianti già tutte disposte in fila, pubblico che man mano affluisce per visitare la fiera. Ciascuno ha il suo buon numero di amici accordi per aiutare in questa giornata speciale e poi fare festa tutti insieme. Chi ha sia bovini, sia capre, sia pecore… arriva con tutto, in una sfilata annunciata dal suono dei campanacci.

C’è anche altra musica alla fiera, vari artisti si esibiscono qua e là, chi suonando, chi facendo ballare delle marionette. Altrimenti si può anche osservare dal vivo il lavoro di qualche artigiano che scolpisce il legno o realizza ceste e cestini.

Prodotti tipici. Pane, farine, miele… Ortofrutta di ogni tipo, con tutti i coloratissimi prodotti di stagione. Tante mele, castagne, porri, aglio, zucche di ogni forma e colore, kiwi e frutti un po’ più strani, sia “nuovi”, sia antichi come le nespole locali, ben diverse da quelle giapponesi.

C’è anche chi porta prodotti tipici di altre regioni, sia nell’ortofrutta, sia per quello che riguarda salumi, formaggi, legumi. Non mancano ovviamente numerose bancarelle di calzature, vestiario, sia specifico per il settore agricolo/zootecnico, sia generico.

Molti margari sono presenti con le loro bancarelle di formaggi, quelli stagionati dell’alpeggio e quelli freschi, prodotti quando ormai si è scesi in pianura. “Da chi posso comprare del buon formaggio?“, mi chiedono degli amici. C’è l’imbarazzo della scelta!

Arrivano ancora animali, questa è la volta di un grosso gregge che in seguito si sposterà poi verso la pianura, per pascolare prati nel corso di tutto l’inverno, senza dover ricorrere (si spera) al fieno in stalla.

Un tempo parallelamente alla fiera, c’era anche la mostra della pecora frabosana-roaschina, che però purtroppo da qualche anno non si tiene più. Mi hanno detto che quest’anno non è più nemmeno stata fatta la rassegna della bovina Barà… Credo che le motivazioni siano da ricercare “semplicemente” nella crisi e nella carenza di fondi a disposizione per organizzare questi eventi.

Nonostante le difficoltà, c’è ancora chi acquista e contratta, che si tratti di capre, pecore o bovini. Molti però si limitano a guardare e commentare. Ho incontrato numerosi pastori, anche da altre parti d’Italia, così abbiamo fatto quattro chiacchiere sui problemi, che sono i medesimi ovunque.

Al pomeriggio, diverse bovine portavano sulla schiene un segno che le identificava come vendute, quindi qualcosa si muove ancora… Nonostante l’aria di festa e la giornata da trascorrere in allegria e compagnia, il settore non se la sta passando bene. I problemi per chi conferisce il latte, le normative che impongono sempre più spese ed adeguamenti per lavorarlo in azienda o in alpeggio…

Si pranza in compagnia e allegria, il giorno della fiera per molti (giovani, ma non solo) è soprattutto questo, una giornata in cui si abbandona la routine lavorativa. Ci sarà poi forse da lavorare di più la sera, ma sono occasioni annuali da non perdere.

Gli animali attendono pazientemente che la giornata finisca e riprenda tutto come prima. Man mano la gente va via, rientra ai propri lavori e incombenze. Arrivederci al prossimo anno a Luserna. Ovviamente qui ho potuto mostrarvi solo poche immagini tra le tantissime che ho scattato, ma gli amici che sono su facebook, come sempre, possono vedere l’intero album dedicato a questo e a tutte le altre manifestazioni a cui ho partecipato.

Un suono diverso

La fiera della calà chiude il mese di ottobre e la stagione. Per fortuna anche quest’anno il tempo è stato clemente, regalando agli allevatori e al pubblico una bella giornata di sole caldo. Come ormai ben sapete, Bobbio Pellice ha due fiere, una per la salita e una per la discesa dall’alpe. Entrambe sono momenti di festa.

La maggior parte degli animali partecipa alla sfilata, ma qualcuno al mattino arriva già prima con il gregge, anche perchè dopo sarà magari impegnato a dare una mano ad amici e parenti che passeranno con la mandria nel centro del paese.

Tutti man mano raggiungono i loro posti da cui poi partiranno, altri arrivano dalla stalla e, senza fermarsi, imboccano la strada principale. I colori sono quelli dell’autunno, un autunno iniziato senza piogge, con belle giornate di sole e temperature sopra la media.

Quando la sfilata prende il via, con un breve spazio tra un gruppo di animali e l’altro, si procede fino alla fine. C’è qualche automobilista impaziente che, a tutti i costi, vuole infilarsi tra le mandrie o ripartire in senso contrario in direzione del fondovalle. Il servizio d’ordine cerca di bloccare tutti, ma ogni tanto una delle auto parcheggiate lungo la strada si mette in marcia, incurante di tutto ciò che sta accadendo.

Come sempre sono numerosi i giovani: allevatori, amici, aiutanti, figli e nipoti. Una valle viva e con un futuro, anche se le difficoltà si fanno sentire qui come ovunque. Quello però è un giorno di festa, quindi per qualche ora si mettono da parte i pensieri.

Solo in un caso, pur nell’atmosfera gioiosa, c’è un momento per la serietà e la riflessione. Anche chi non conosce la tradizione capisce che sta accadendo qualcosa di particolare quando passa una mandria senza i rudun, i tradizionali grossi campanacci. Tutti gli animali hanno al collo campanelle di un altro tipo, dal suono argentino, ma che per qualche istante raggela l’aria. C’è stato un lutto in quella famiglia, quindi non si attaccano i rudun della festa. Gabriella me l’aveva detto e mi aveva raccontato come avesse dovuto cercare di spiegarlo al piccolo Federico, che faticava ad accettare il fatto che non si potessero mettere i campanacci al collo delle mucche.

Tutte le altre mandrie invece avanzano con il suono dei rudun, a dare il ritmo al loro cammino. Si respira davvero aria di festa. C’è chi è sceso da poco, chi già aveva lasciato da qualche settimana l’alpeggio, ma comunque la gran parte degli animali viene ancora tenuta al pascolo nei prati della valle.

La sfilata continua, poi arriva il gregge a chiudere il passaggio degli animali. Lo seguo fino ad arrivare nella piazza gremita di gente.

E’ qui che la maggior parte delle persone ha assistito a questa festa, facendo ala al passaggio di allevatori ed animali, scattando foto, girando video. C’è anche la RAI a realizzare un breve servizio che andrà in onda la sera sul TG regionale.

Dopo chi vuole potrà ancora vedere gli animali con più calma, aggirandosi tra i recinti in cui sono stati collocati. Ci si ferma, si incontrano gli amici, si fanno quattro chiacchiere.

Intanto, ogni azienda (qui la maggior parte degli allevatori produce anche formaggio) prepara il banchetto per la degustazione e i turisti si mettono in fila. Si inizia con la mustardela, poi si passa da tutti i vari produttori, tra tome e saras.

C’è chi fa acquisti tra le bancarelle, chi va a mettersi in coda per il pranzo, anche per quest’anno la fiera di Bobbio è stata un successo. In valle manca ancora la fiera di Luserna e poi via via ci si preparerà all’inverno.

Delusa dalla fiera

Avevo detto a tanti che la fiera di Guillestre, in Francia, meritava la visita. C’ero stata nel 2011 e mi era piaciuta per quell’atmosfera di fiera paesana… Tutti i piccoli allevatori che arrivavano con gli animali caricati su ogni tipo di mezzo, i box in mezzo al frutteto, sull’erba, le bancarelle in tutto il paese.

Quattro anni dopo, una grande delusione. Quei pochi animali che ci sono, qualche box di pecore, un paio di cavalli, due o tre bovini, sono nella piazza asfaltata. Di gente ce n’è, è stato difficile trovare parcheggio ed è ancora più difficile camminare nelle vie e tra le bancarelle, ma quel che manca è l’aspetto rurale.

Qualcuno fa acquisti, compila i documenti, ma sembra davvero che la maggior parte delle persone siano qui soprattutto per la fiera intesa come mercato. Certo, di bancarelle ce ne sono moltissime, ma l’impressione è che manchi la qualità e l’organizzazione.

La parte più agricola è nel solito spazio verde, tra i meli. Qualche bancarella con attrezzature, le solite campane, un paio di artigiani, ma mancano molti stand che avevo visto anni fa. Anche tra il pubblico, non individuo più tutti quei volti che identificavano allevatori e contadini.

Mescolati in mezzo a tutto il resto, ci sono i produttori. In altre fiere c’è una divisione almeno parziale tra prodotti agro-alimentari ed altri generi, qui invece magari trovavi un’azienda agricola in mezzo all’abbigliamento dozzinale. Insomma, la mia delusione è stata molta.

C’era anche qualcosa di interessante, qua e là, come questa azienda che proponeva la lana delle sue pecore. Mancava però tutto il resto dell’atmosfera che avevo respirato all’epoca. Ho incontrato qualche faccia nota, dall’Italia, anche loro lamentavano soprattutto la scarsità di animali.

La maggior compravendita, in questo settore, sembrava essere quella avicola: polli, galline, tacchini, anatre, c’erano diversi espositori con questi generi e moltissima gente effettuava acquisti. Si sceglievano gli animali, che venivano collocati in scatole di cartone, si scriveva sopra il nome e le si lasciava lì. Ciascuno sarebbe poi passato a ritirarle più tardi, in quel momento c’era troppa ressa nella fiera per poter girare con uno scatolone per mano.

Il mercato era vasto, soprattutto abbigliamento di ogni genere. A parte qualche banco dove si vendevano cappelli e camicie a quadretti, tutta la restante parte della fiera era indirizzato ad un pubblico generico e non agli “addetti ai lavori”.

Ecco un’altra bancarella tematica, non così attrattiva in quella calda giornata di metà ottobre in cui si teneva la fiera.

Spezie, verdure, formaggi, frutta e polli arrosto, pian piano si avvicina l’ora di pranzo e il pubblico inizia a diminuire. Ora di ripartire dalla fiera…

Ancora un giro per Guillestre, sotto un cielo limpido, aria tersa e sole abbacinante. Tutto intorno i colori dell’autunno così, delusa dalla fiera, decido di godermi il resto della giornata, scegliendo una diversa via per il rientro.

Invece di tornare attraverso il Monginevro, mi avvio lungo la valle del Guil, passando accanto a Chateaux Queyras. Villaggi, boschi, prati e pascoli, non immaginavo che avrei ancora incontrato animali salendo in quota.

Invece ecco un gregge al pascolo accanto alle piste da sci. Si tratta di pecore gravide o che hanno già partorito. L’erba è bassa, ma le merinos brucano avidamente. Non c’è alcun pastore, solo delle reti a formare un vasto recinto.

Gli agnelli, sazi di latte, si godono il sole. Probabilmente questi saranno gli ultimi giorni in montagna, poi anche questo gregge sarà portato nelle pianure accanto al delta del Rodano? Chissà…

Io proseguo ancora il mio viaggio, con una veloce deviazione al bellissimo borgo di Saint Veran, il comune più alto d’Europa. Non c’ero mai stata a questa stagione e, anche quasi deserto, senza tutte le attrattive per i turisti che ingombrano le vie pedonali d’estate… è ancora più affascinante. Non ricordo bene quante siano le giornate di sole vantate da questo borgo, ma sicuramente questa è una delle migliori!

Alcune caprette nate saltellano sui muretti tra le case, ma io ho sentito delle campanelle e dei belati: appena sopra alle ultime case infatti vi è un altro gregge. Guardandomi attorno, vedo anche altri animali, più in lontananza, su per il vallone. Non ho però tempo di andarli a vedere tutti, perchè la mia strada è ancora lunga.

Sul mio percorso mi fermerò, a quota ancora maggiore, per fotografare anche queste vacche al pascolo. Non sono animali che lasceranno la montagna, ma quando l’erba sarà finita, quando arriverà il freddo, la neve, trascorreranno l’inverno nella loro stalla nel paesino poco sopra.

Continuando a salire, il verde scompare anche dai pascoli, sono solo più i colori dell’autunno a predominare. Un autunno luminoso, caldo nonostante la neve poco lontano. Proprio per la fiera di Guillestre, è ancora aperto il passo che, in cima a questa valle, permette di sconfinare e rientrare in Piemonte.

Il Colle dell’Agnello, come tutti i passi tra Piemonte e Francia, è dolce sul versante francese, molto più ripido su quello italiano. 2.744m di quota, ormai qui è inverno. Troverò poi anche animali in Valle Varaita, a quote molto inferiori, ma ormai è tardi, pomeriggio inoltrato, quindi non mi fermerò a scattare altre foto…

Segnalazioni e foto

Innanzitutto volevo segnalarvi un articolo che mi vede tra le protagoniste, in ottima compagnia! Questo, uscito l’altro giorno sul Sole24ore. Poi qualche segnalazione per il fine settimana.

Già oggi pomeriggio, al MIAC a Cuneo, si apre la 36° mostra nazionale della Razza Piemontese. Qui il programma dettagliato.

Domani e domenica, ad Aosta, sono di scena gli ovicaprini. Sabato 7 novembre, all’arena della Croix Noire, Foire des Alpes, rassegna ovicaprina, domenica 8 novembre 18° Finale Regionale Batailles des Chèvres.

Sempre domenica 8 novembre, a San Germano Chisone (TO), rassegna zootecnica. Qui il programma in dettaglio.

(foto L.Marcolongo)

Passiamo adesso ad immagini che da lungo tempo sono il “lista di attesa” nel mio computer. Me le ha mandate l’amico Leopoldo. Risalgono a febbraio 2015 e sono del gregge di Fabio Zwerger a Tezze sul Brenta (VI).

(foto L.Marcolongo)

Grazie ancora per questi scatti, dove possiamo ammirare sia le consuete scene di pascolo vagante, sia la nascita di un agnello, sia il rapporto tra il pastore e il suo cane.

Una fiera molto partecipata a Villar Pellice

L’avevano detto che alla fiera di Villar Pellice ci sarebbero stati tanti animali, e così è stato. In una giornata tipicamente autunnale, fin dal mattino presto la valle risuonava più del solito di campanelle e campanacci.

Man mano mandrie e greggi arrivavano, a piedi, dai pascoli o dalle stalle, fino alla zona tradizionalmente dedicata alla fiera. E’ un vero giorno di festa per tutti, per i grandi e soprattutto per i più piccoli.

Portare gli animali alla fiera significa lavoro in più, preparativi, riuscire ad organizzare la giornata. Ovviamente ci sono parenti ed amici che vengono a dare una mano per attaccare i campanacci, per condurre gli animali. In questo lavoro però, per fare festa un giorno, c’è da aumentare le incombenze e le fatiche prima e dopo il momento di divertimento.

Tutte le tipologie di animali allevati in valle erano rappresentate; pecore, capre, bovini, cavalli e asini. C’era chi partecipava solo con una “categoria” e chi invece aveva sia ovicaprini, sia vacche. Tutto ciò sia per la gioia degli stessi allevatori locali, sia per quella degli appassionati dei Comuni più o meno vicini, arrivati a Villar Pellice per godersi lo spettacolo e per fare due chiacchiere con gli amici.

Non sono solo i grandi a chiacchierare e commentare gli animali con interesse e competenza… Come vi ho già ripetuto, questo è un lavoro, o meglio, una passione, che si assorbe quasi con il latte e cresce con il passare degli anni.

Tra le pecore, anche se c’era qualche esponente anche di altre razze, qui predominano le Biellesi e si trovano ancora numerose Roaschine, alcune delle quali ancora munte per la produzione dei vari latticini.

I box erano pronti per ogni partecipante, e così il posto per legare le vacche. Man mano ciascuno arrivava ed occupava il proprio spazio. Poi, qua e là, ogni gruppo famigliare dava inizio a delle colazioni tardive, grazie a tavolate più o meno improvvisate. Certo, poi ci sarebbe stato il pranzo, ma di energie dal mattino presto ne erano già state spese parecchie.

Man mano arrivano tutti e la giuria può valutare gli ovicaprini nei box. Oserei dire che, nella valle, questa è la fiera dove si vede più varietà di animali in mostra. Come numeri, forse ce ne sono di più negli appuntamenti (già avvenuti) che vi presenterò qui nei prossimi giorni, ma…

Comunque, mi è stato detto che nell’edizione 2015 si aspettavano 350 bovini. Non li ho sicuramente contati, ma posso assicurarvi che, ben allineati ed ordinati, di animali ce n’erano davvero tanti, divisi per allevatore e con esemplari delle diverse razze allevate in valle: Piemontese, Valdostana, Barà, incroci…

Ancora una panoramica dei box delle pecore, per completare il quadro di quanti animali vi fossero. Anche il pubblico era molto numeroso e continuava a girare sia tra gli animali, sia tra le bancarelle della fiera.

Questi invece erano i campanacci destinati alla premiazione. C’era un riconoscimento a tutti gli allevatori che avevano partecipato, poi per i capi che la giuria aveva scelto come migliori ecco questo premio sicuramente apprezzato (ed utilizzato) da tutti.

Intorno agli animali, la parte di mercato, con abbigliamento, attrezzature, generi alimentari di vario tipo. Non l’abbondanza di altre manifestazioni, di tutto un po’, ma forse qui si viene proprio soprattutto per vedere il bestiame.

Anche se dal sapore decisamente autunnale, la giornata aveva l’atmosfera giusta per la stagione. Per fortuna non è arrivata la pioggia a guastare la festa.

Scatti ne ho realizzati tantissimi, qui ve ne mostro soltanto alcuni… Non solo campanacci speciali per far festa, ma qualcuno agghinda i propri animali anche con nastri e coccarde che regalano note di colore.

Alla fine della mattinata i capi bovini scelti vengono fatti uscire dalla mandria e legati separatamente, di modo che possano essere valutati meglio. Sono attimi un po’ movimentati, c’è la confusione del mescolare animali di provenienze diverse, ma c’è tanta gente ad aiutare e in poco tempo anche questo lavoro viene svolto.

I premiati saranno tra questi, ma non potevo fermarmi oltre. Avevo un invito a pranzo da amici che hanno una casa qui, poi mi sarei spostata per cambiare vallata, volevo vedere un’altra manifestazione a tema zootecnico che non avevo ancora mai visitato. Non sono stata l’unica a compiere questa transumanza!!

I miei amici me l’avevano detto: “Ad abitare qui si respira un’altra aria, il giorno della fiera ce lo viviamo in modo speciale. Da quassù senti i rumori, i suoni fin dal mattino, li vediamo scendere, passare per la strada.” Mentre pranziamo, con il prato della fiera che si vede dalla finestra, passano alcune mandrie che rientrano ai loro pascoli. Altre vengono messe nei prati lì vicino. Terminata la premiazione infatti si pensa alle esigenze degli animali, poi… tutti a tavola!