Le donne sono più adatte al rapporto con le capre perché hanno una sensibilità diversa

Un post al femminile per l’8 marzo. Parlando di capre avrete già notato come tanti allevatori siano proprio donne. Le ragioni sono molteplici: è un animale più piccolo e più facilmente gestibile, è un animale che, con una certa impostazione aziendale, riesce a dare da vivere anche senza grossi numeri e grosse strutture, tra la capra e la donna c’è una certa affinità caratteriale (cosa confermata dalla maggioranza delle intervistate). La testimonianza di Mariagrazia è significativa anche in questo senso, ma soprattutto ho trovato importante il mondo in cui descrive il suo percorso di vita ed il cambiamento dei suoi punti di vista riguardo all’allevamento. La sua storia inoltre ha diverse analogie con quella di altre donne che ho intervistato: trasferirsi in montagna come scelta di vita, la decisione di allevare capre, il rimanere da sola a mandare avanti l’attività, con grande passione e determinazione.

(foto M.Arrighini)

Allevo capre Bionde dell’Adamello e ho scelto questa razza perché rustica, autoctona e bella. Non sapevo niente di capre e la mia scelta cadde sulla Bionda dell’Adamello perché mi piaceva esteticamente. Nel 2005 Claudio (allora mio compagno) ebbe l’idea di acquistare delle capre per tenere “pulito il prato”. Io avevo lasciato da poco il mio lavoro di optometrista e mi dedicai alla ricerca di queste capre. Nella ricerca mi si aprì un mondo a me completamente sconosciuto, conoscevo le capre solo come animale da compagnia per i cavalli, mi sono appassionata e abbiamo deciso di iniziare l’allevamento con 10 caprette e un becchetto. Ti lascio immaginare le scene con i biberon con le caprette che mi assalivano il fango a cui non ero assolutamente abituata, la preoccupazione di non essere in grado di occuparmi di queste creature poi, piano piano, frequentando corsi e confrontandomi con altri allevatori sono arrivata fino ad oggi e ancora ho molto da imparare, guai se non fosse così. Quello con le capre è un legame, ma non mi pesa. Nei miei primi 40 anni ho vissuto esperienze e visto posti, ora ho scelto di fermarmi e sentire. Nella stagione di asciutta mi posso permettere di frequentare corsi e allontanarmi per qualche ora e questo mi basta.

(foto M.Arrighini)

Ho tre cavalli che sono la mia passione da sempre (e poi con il fieno che mi sprecano le capre ci mantengo un cavallo). Le capre mi sono piaciute subito. Animale molto intelligente, ti mette alla prova ogni giorno è una sfida continua è affettuosa. Quando le porto al pascolo e le guardo, mi danno un senso di libertà, ribellione. Delle capre non mi piace la violenza con cui si picchiano, la legge del più forte è applicata senza pietà. Mi è capitato di trovare una capra morta per le botte ed è il dolore più grande perché sempre penso all’errore che posso aver fatto, una distrazione, una svista. I momenti difficili per me che non nasco in questo ambiente sono stati tanti, fin dal primo giorno. L’ inverno che è il periodo in cui le capre sono asciutte e non producono latte è il più duro perché non ci sono entrate ed è per questo che ho pensato di fare una linea di creme cosmetiche con il latte delle mie capre ma non è sufficiente.

(foto M.Arrighini)

Il momento più bello è il parto, un concentrato di gioia e dolore nello stesso tempo a volte questo perché vedi la nuova vita arrivare, alcune capre ti cercano come a chiedere assistenza, ma possono capitare complicazioni, morte della madre o del capretto, sofferenza. Non riesco a spiegare con le parole le emozioni che mi danno questi fatti, ma mi hanno aiutato a crescere, a prendere coscienza di alcune cose della vita. Ho imparato a conoscere meglio la natura e quanto possa essere generosa e crudele allo stesso tempo. Essendo nata e vissuta in città, avevo una visione disneyana della natura: tutto bello, a lieto fine, il cattivo soccombe sempre, Bambi che viene allevato dagli altri animali del bosco (ma quando mai!!). Invece no, non c’è un cattivo e un buono e se la mamma muore, muori anche tu perché nessun coniglietto ti allatterà. Quindi non mi stupisco quando le persone scelgono di essere “vegane” e vorrebbero salvare tutti gli animali del mondo, perché anche io ero così, e solo vivendo in mezzo agli animali ho capito che non avevo idea di cosa significa la legge della natura.

(foto M.Arrighini)

Mungo a mano e faccio il formaggio a latte crudo. Produco lattiche, stracchini e qualche stagionato. Vorrei trovare una buona cantina per fare l’erborinato. Vendo ai clienti che vengono in alpeggio e ai mercatini locali. Ho imparato seguendo i corsi organizzati dall’APA e sperimentando. In alpeggio le mie capre “si autogestiscono”, le accompagno al pascolo soltanto quando prendono la direzione che porterebbe al paese. Sono sempre libere e vengono alla baita per farsi mungere o quando piove. Quando scendiamo dall’alpeggio sono nel recinto e sfruttano il ricovero quando c’è brutto tempo. Qui le accompagno sempre al pascolo con la mia cagnolotta Nube.
Mi piace prendermi cura di loro singolarmente come il parto e la mungitura, si instaura un rapporto speciale. Credo che le donne siano più adatte al rapporto con le capre perché hanno una sensibilità diversa. Le capre sono ribelli, non bisogna prenderle con forza o gestirle come le vacche, hanno bisogno di metodi più convincenti, bisogna attirare la loro attenzione e farsi seguire, bisogna essere pazienti e gentili. Le mie 52 capre hanno tutte un nome e lo scelgo in base al mio gusto personale ma può cambiare se il carattere della capra lo richiede. Cerco di mantenere l’iniziale della madre in modo da avere le famiglie e mi aiuta a collegarle tra loro.

(foto M.Arrighini)

Sul territorio delle Pertiche non ci sono difficoltà per il pascolo perché ci sono tante aree abbandonate e le capre sono ben accette a patto che si chieda ai proprietari e non ci si avvicini alle baite che sono diventate ormai case di vacanza con giardinetti e così via. Indubbiamente la mia vita è completamente cambiata considerando che prima di avere le capre ero un Optometrista e avevo un negozio di ottica, vivevo in città e la montagna era solo quel posto dove si va a sciare. Ora con le capre ho conosciuto una vita nuova, talmente diversa che non so quando sarò sazia di questo, ho molto ancora da scoprire e da imparare da loro. Se qualcuno pensa di allevare capre, io lo incoraggio e cerco di dare il mio appoggio dove posso perché è un’esperienza bellissima.

Non riesco neanche a spiegarlo: è un amore troppo grande!

Ancora un’intervista ricevuta via internet. Stavo però controllando sulle mappe e… penso che ci siano buone probabilità di conoscere Gloria molto presto, dato che mi hanno contattata da un paese vicino al suo per presentare i miei libri nel mese di aprile durante una manifestazione zootecnica che è in via di organizzazione. Ma veniamo alla storia, all’entusiasmo e alla grande passione di questa giovane amica.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Mi chiamo Gloria e sono del 1998. Vivo a Barchi in Val Trebbia tra Genova e Piacenza. Ho un piccolo allevamento di capre per passione ma mi piacerebbe continuare e riuscire ad avere un bel gregge. Adesso ne ho una quindicina, principalmente incroci, camosciate/saanen ma mi sto attivando per comprare qualche capra di razza. Mi piacerebbe avere delle Frise, Valdostane o delle Alpine. Queste perché sono molto belle, rustiche, e comunque si prestano ai miei territori.  La mia prima capra l’ho comprata nel 2011, si chiamava Polifema perché aveva un occhio solo. L’avevo presa per far compagnia al cavallo e da quel giorno è scattata la malattia. Qualche mese dopo ne avevo già un’altra e da lì in poi non mi sono più fermata.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

La passione per gli animali l’ho sempre avuta, sono il mio mondo, a partire dai cani, passando ai cavalli fino ad arrivare alle capre. La mia famiglia ha le bestie da generazioni, ce l’ho nel DNA! Io personalmente adesso ho solo le capre ma appena finisco la scuola ho intenzione di acquistare di nuovo i conigli e un cavallo. Mio zio invece ha un centinaio di vacche e una decina di cavalli.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Le capre le ho scelte perché sono delle bestie fantastiche: molto intelligenti ma anche dispettose… “O le ami o le odi” e io ho scelto la prima opzione. Il bello delle capre è che se riesci a farle affezionare a te, non ti lasciano più. Sono particolari, fanno un sacco di dispetti ma tengono anche puliti gli spinai e nessun animale pulisce come loro. Non riesco neanche a spiegarlo: è un amore troppo grande! L’unica cosa che non mi piace è l’odore del becco nel periodo del calore: quello proprio non lo sopporto.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

I momenti difficili capitano a chiunque. Ho avuto una capra morta di parto, una morsicata da una vipera, una uccisa dal lupo, un becco ammazzato da un montone, capretti vari ecc.  Inoltre non sono potuta andare in stalla per alcuni mesi per due operazioni al polso. Non mancano mai i compaesani che si lamentano giustamente per i danni e tanti altri avvenimenti, ma fa tutto parte del gioco, non si deve mai mollare!

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Le maggiori soddisfazioni me le hanno date le capre che ho comprato selvatiche e che dopo alcuni mesi sono diventate come cagnolini. La nascita dei capretti la considero la più grande emozione che io possa provare: è inspiegabile l’agitazione che hai prima di entrare in stalla quando sei nel periodo delle nascite.
Per adesso non mungo anche perchè sarebbe un impegno troppo grande per me che vado ancora a scuola, e arrivo a casa alle 16. Solo in estate se hanno troppo latte e il capretto non lo ciuccia tutto allora dopo averlo munto lo dò alla mia mamma o alla nonna che lo mischiano a quello delle vacche e fanno i caprini misti. Loro sono le incaricate a fare il formaggio infatti quello di vacca lo facciamo per tutto l’anno, insieme a ricotte e burro.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Siamo una grande famiglia! Mio zio e i miei cugini si occupano delle vacche e del fieno, mio papà fornisce i mezzi (ha un’impresa edile con trattori ecc.), la nonna e la mamma, come ho detto prima, fanno i formaggi e ora si sta appassionando alla caseificazione anche mia sorella mentre mio fratello che è ancora un po’ piccolino dà una mano a me, in stalla e nei recinti estivi. Infatti, in primavera e autunno le mollo al pomeriggio e ci sto dietro stando attenta che non combinino qualcuna delle loro mentre in estate le tengo nelle reti che sposto quasi tutte le settimane nelle sponde da pulire. Certe volte ci sto delle ore nel recinto con loro, mi siedo lì e le osservo semplicemente, per soddisfazione personale: mi piace guardarle mangiare e giocare con i capretti.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Quando finisco la scuola ho intenzione in estate di portarle su nei pascoli dove pascolano le vacche di mio zio e tenerle su per buona parte dell’anno. Sono ettari ed ettari di pascolo dove non basterebbero 500 capre per tenerli tutti puliti! Le aprirei al mattino e alla sera le rimetterei di nuovo dentro alla baracca che abbiamo su. Sono obbligata per colpa dei lupi. Ne girano molti dalle mie parti e farebbero un banchetto se le lasciassi libere di notte. Non posso neanche prendere i cani antilupo perché passano troppi turisti e si sa come andrebbe a finire.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Il mio punto di riferimento è il mio papà! E’ un uomo eccezionale e anche se non se ne occupa di prima persona mi dà consigli e mi aiuta soprattutto nel fornirmi le strutture. Quest’anno ad esempio, mi ha fatto una stalla nuova in modo da rendermi il più autonoma possibile. E’ il primo a darmi “un calcio nel culo” se ce n’è bisogno ma è anche il primo a darmi una mano.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Le capre, come tutte le altre bestie, sono una GRANDISSIMA risorsa! E va agevolata. Non di sicuro come fa lo Stato rendendoti la vita impossibile con tutta la burocrazia con cui ti fanno scontrare ogni giorno.  Molti allevatori di capre attualmente sono donne. Secondo me perchè sono animali facilmente gestibili al contrario delle vacche con cui magari serve più prestanza fisica, quindi si concentrano più su questo genere. A me personalmente le vacche non piacciono di per sé perchè sono più tonte rispetto alle capre. Da quando ho le capre la mia vita è più incasinata perchè naturalmente sono un impegno costante, ogni giorno dell’anno, sono un lavoro assicurato, anche quando vorresti non uscire di casa magari durante una nevicata o quando vorresti andartene in vacanza. Ma ho la fortuna di avere un sacco di persone su cui poter contare e qualche giorno libero riesco sempre ad averlo. Nonostante tutto ciò la mia vita è più ricca: ricca di emozioni, di risate, di orgoglio e anche di problemi ma ne vale pena!

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Se qualcuno mi dicesse che vorrebbe iniziare a tenere le capre sarei molto contenta. Mi piacerebbe molto avere qualcuno con cui parlarne e magari trattare qualche esemplare. Qui le abbiamo in pochissimi.
Il Mondo dell’allevamento, soprattutto in città, adesso è visto in modo molto superficiale, se non, purtroppo, trascurato del tutto. Vige un’ ignoranza generale da far gelare il sangue. Secondo i pensieri odierni, chi alleva è ignorante e sfigato. Il problema è che non capiscono che se tutti noi smettessimo il pianeta non potrebbe andare avanti. Ma vaglielo a spiegare ai vegani che spopolano su Facebook. E’ una battaglia persa! Certo è che se un giorno scoppierà qualcosa, noi sapremo sopravvivere, loro no.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Ogni mia capra ha un nome come lo hanno avuto tutte quelle che sono passate nella mia stalla. E’ una tradizione di famiglia: anche le vacche di mio zio hanno un nome e ne avrà avute quasi un migliaio in tutti questi anni. Certi nomi ti vengono d’istinto, in base alle caratteristiche dell’animale mentre per altri è più difficoltoso.
Il mio prossimo acquisto sarà il cane da pastore. Sogno di riuscire ad addestrarlo nei migliori dei modi ed essere un tutt’uno con lui e le capre. Oramai io ho un legame con gli animali. In qualsiasi parte del mondo io andrò loro saranno la prima cosa che noterò. Senza di loro, sono vuota. La passione non la puoi gestire, fa parte di te.

Le mie capre, oltre ad essere funzionali, sono esteticamente meravigliose

Oggi vi racconto la storia di una mia quasi coetanea che molti di voi avranno “conosciuto” ieri, dato che è stata tra i protagonisti della puntata di Linea Verde del 26 febbraio. Isabella però mi aveva già scritto qualche tempo fa per “partecipare” al libro sulle capre con la sua esperienza. Perchè lei alleva capre, ma non solo.

(foto I.Biafora)

(foto I.Biafora)

Abito in Calabria, in un pezzo di Sila che si chiama Jure Vetere a 1100 mt slm, in Provincia di Cosenza. Ho un allevamento estensivo di 150 capi di capre da latte, razza Nicastrese. E’ una razza autoctona del mio territorio e si adatta perfettamente alle caratteristiche impervie del luoghi dove vive. Riesce a produrre latte con caratteristiche organolettiche eccelse nutrendosi di solo pascolo, resistente alle malattie, ai climi rigidi invernali della Sila e si adatta benissimo anche al forti caldi estivi. Ha una buona produzione di latte anche senza l’aggiunta di mangimi, 2 litri al giorno, e i parti sono solitamente gemellari e trigemini. Allevo anche altri animali, tutte razze autoctone calabresi, Pecore Sciara detta anche Moscia di Calabria, Asini Calabresi, Vacche Podoliche, Cani da Pastore della Sila.

(foto I.Biafora)

(Pecora Sciara, foto I.Biafora)

Oltre ad essere un’allevatrice, sono un agronomo zoonomo, quindi è una scelta che ho fatto fin dai primi studi. Già da piccola sapevo che avrei fatto lo zoonomo. Ha influito in parte mio padre che iniziò per hobby ad allevare vacche da latte 40 anni fa, per cui fin da bambina ho avuto contatto stretto con natura ed animali.

(foto I.Biafora)

(foto I.Biafora)

Ho scelto questo tipo di capre, per la loro adattabilità al territorio, perché producono a costo quasi zero, e per le caratteristiche eccelse del loro latte. Della capra apprezzo l’adattabilità ai terreni impervi e la capacità di alimentarsi dove nessun’altra specie domestica riesce. Così sfrutto al 100% il mio terreno di pascolo. È un animale di intelligenza superiore, nato per essere libero ed arrangiarsi in qualsiasi situazione, economico nel suo mantenimento e con produzioni in carne e latte qualitativamente più salubri, da un punto di vista nutrizionale, rispetto alle carni e ai latti delle altre specie zootecniche. Ovviamente parlando sempre di animali allevati al pascolo. Le carni e i latti derivanti da animali allevati in stalla con fieni acquistati e mangimi sono di qualità molto scadente.

(foto I.Biafora)

(foto I.Biafora)

Forse una delle cose più belle è il fascino che ancora provo quando le guardo pascolare tutte in gruppo, tutte uguali, perfettamente in armonia con la bellezza del paesaggio silano, i suoni delle campane, i giochi sui massicci di granito, ed io resto incantata a guardarle come un bambino a cui si comprano per la prima volta i pesciolini nell’acquario. Vivo in un territorio particolarmente bello, la Sila, e le mie capre, oltre ad essere funzionali, sono esteticamente meravigliose. Difficile non rimanerne affascinato…

(foto I.Biafora)

(foto I.Biafora)

Mungo sia la capre che le pecore e prossimamente anche le Podoliche. Il latte al momento viene venduto al caseifici della zona. Sto partecipando ad una pratica di PSR della Regione Calabria per chiudere la filiera del latte in Azienda con caseificio e spaccio aziendale. So già caseificare per diletto, l’ho sempre fatto perché l’ho sempre visto fare. Fin da piccola ho sempre frequentato i caseifici dove l’azienda versava il latte. Ho solitamente l’aiuto di un dipendente per quanto riguarda la mungitura e il periodo della fienagione. Io mi occupo di tutto il management aziendale, dai piani di selezione, la scelta delle colture dei seminativi, la commercializzazione e la gestione economica.

(foto I.Biafora)

(foto I.Biafora)

Il terreno aziendale è tutto recintato, gli animali pascolano da soli con l’ausilio dei Cani da Pastore della Sila come deterrenza per il Lupo. Quello che più mi entusiasma è la selezione delle razze pure, la capacità di fare accoppiamenti che migliorano sia la morfologia che le produzioni, da tantissima soddisfazione. Inoltre è altrettanto soddisfacente riuscire a selezionare mantenendo la caratteristiche di rusticità che permettono di allevare con facilità queste razze calabresi.

(foto I.Biafora)

(foto I.Biafora)

Quello che veramente mi ha cambiato la vita è stato passare da un sistema d’allevamento intensivo di vacche da latte ad un allevamento estensivo della varie specie. Tutto è molto più facile, tutto costa di meno, ne ho guadagnato in serenità e tempo libero. Credo che negli ultimi anni, nonostante la crisi economica che ha completamente spezzato il due il mondo agricolo italiano, l’agricoltura in generale sia rimasto l’unico settore economico non saturo, per cui molti vi si stanno avvicinando vedendolo come una reale possibilità di guadagno. Quello che non mi convince in questo quadro è che, per fare agricoltura e allevamento, ci vuole prima di tutto tanta competenza e nessuna improvvisazione, perché è un mondo dove, anche se sembra tutto calcolato alla perfezione, 2+2 spesso non fa 4. E quando non fa 4 bisogna prima di tutto essere preparati psicologicamente. Ci vuole quindi tenacia, oltre che competenza. Non so se tutto questo ritorno alla terra di cui si sente tanto parlare sia reale o solo ‘’un’idea romantica’’

Allevare capre non è un gioco

Voi state aspettando il libro sulle capre, io sto aspettando che le mie capre partoriscano… Intanto rileggo per l’ultima volta le bozze, poi potrò dire all’editore che sono a buon punto e passerò alla scelta delle foto. Operazione non semplice, visto il numero di immagini nel mio archivio, ma meno impegnativa dello scrivere i capitoli. Deve ancora venirmi l’ispirazione per il titolo…

(foto M.Vigo)

(foto M.Vigo)

Intanto ecco un’altra delle appassionate che mi hanno inviato la loro storia, affinché la utilizzassi nel libro.

Mi chiamo Marta, ho 20 anni, abito nel comune di Ceranesi sulle alture di Genova. Ho un’azienda agricola di nome “Pilan” con una ventina di capre da latte e 3 mucche, sempre da latte. La mia prima capra si chiamava Isotta (Isi) un regalo per me e mio fratello da parte di mio padre. Ho anche altri animali (cavallo, pecore, asini, oche, galline, cani) per la fattoria didattica.

(foto M.Vigo)

(foto M.Vigo)

Ho scelto le capre perché sono animali molto intelligenti, simpatici ed affettuosi, specialmente le mie che sono cresciute a biberon di latte in polvere. Della capra mi affascina molto la sua furbizia.  Mungo e caseifico. Ho imparato a fare il formaggio ad Imperia nell’Azienda agricola Barbara Saltarini. La proprietaria, molto gentile, tramite uno stage mi ha trasmesso tutte le nozioni necessarie per fare tomini, stracchino, primo sale, ricotta, formaggette fresche o stagionate. Per adesso non vendo i miei formaggi, ma sto cercando di aprire un piccolo caseificio vicino alla mia stalla. L’azienda è mia e di mio fratello Marco (18 anni) . I miei genitori ci danno una GRANDE mano. Allevare capre non è un gioco. Sono molto impegnative, ma tenute nella maniera giusta ricambiano il lavoro a loro dedicato.

(foto M.Vigo)

(foto M.Vigo)

Pascolo all’aperto circa due ore al giorno. Alle capre fa piacere uscire dalla stalla e divorare tutti i germogli. Ed io le accompagno, insieme alla mia cucciola di border collie che per ora fa solo disastri! L’aspetto più piacevole è andare a pascolare nel bosco dove l’unico rumore sono i campanacci delle capre. Secondo me molti allevatori di capre sono donne perché la capra è un animale molto più gestibile rispetto ad una mucca per una donna!Mi rendo conto che la mia vita è cambiata quando (raramente) devo andare via di casa per qualche giorno e la prima domanda che faccio quando sento i miei è “le capre come stanno?

Come una volta, ma fino a quando?

Devo ancora completare il racconto delle mie giornate (ed incontri) nel Nord Piemonte. Prima di rientrare a casa, ero passata da una delle tante piccole aziende tradizionali che ci sono a Trasquera. Gli animali sono lì, appena sopra alla strada, poi esce Marina.

Ha un sacco con del pane e la prima ad accorrere è una coppia di pecore vallesane. Il villaggio è praticamente deserto, ma si vedono e sentono animali al pascolo un po’ ovunque.

Dopo arrivano le capre, che stavano brucando un po’ più in alto. Ci sono delle Vallesane e delle Sempione, queste ultime (bianche a pelo lungo) molto rare, si tratta di una razza quasi estinta. “Qui capre ce ne sono sempre state, prima di me le aveva mia mamma, mia nonna, abbiamo sempre avuto le vallesane. Il nonno, il bisnonno, tutti avevano capre. Lavorando, per me è un hobby. Vado a lavorare in Svizzera, il confine è poco lontano, qui tanti vanno a lavorare fuori. Qui c’è solo un’azienda che ne ha più di cento (non vallesane), loro lo fanno per mestiere, tutti gli altri invece fanno altri lavori. Si tengono più che altro per passione.

Adesso le metto in stalla di sera, perché stanno per partorire, altrimenti le tengo dentro solo se nevica, al massimo stanno in stalla due mesi. In estate le tengo giù fino ad agosto, perché le mungo, poi le metto su in alto, ma vado una volta alla settimana a vederle, altrimenti vengono troppo selvatiche. Aumentasse la presenza del lupo… come si fa? Non si può pascolarle con le reti, d’estate fossero giù come adesso che girano tra le case, la gente si lamenterebbe, ma comunque il lupo, se c’è, arriva anche qui, non è che non viene perché ci sono le case.

Marina mi spiega che la frazione è abitata da 11 persone, sono tre famiglie, tutti parenti, nessuno si lamenta per gli animali che girano tra le case. Una gestione diversa sarebbe impensabile: così tutto funziona, sia per il tempo da dedicare agli animali, sia per il loro benessere. La presenza stabile del lupo farebbe scomparire interamente questa realtà. “I giovani non hanno più tanto la passione, i più giovani sono quelli della mia età, i giovanissimi no, perché non è un mestiere redditizio. Forse se lo fai con tante, ma devi proprio avere l’azienda, attrezzarti, fare spese. Siamo duecento persone in tutto il comune. L’Associazione degli allevatori ha 15 aziende, ci sono anche allevatori di Varzo, l’abbiamo fatta per gestire i soldi che il Comune ci da per organizzare la festa che facciamo ad ottobre.

Prima di lasciare Trasquera, incontro ancora altri animali che si spostano liberi tra le case. Sembra che ogni gregge abbia un suo territorio e non vada a mescolarsi con gli altri. Si sentono campanelle un po’ ovunque.

Nei prati (allora ancora senza neve), c’è qualcuno che sta rastrellando foglie. E’ Simona, anche lei alleva capre, ma le sue non sono nè quelle che ho incontrato sulla strada, nè quelle che si vedono più a valle. Il paesaggio, grazie alla presenza di tutti questi appassionati allevatori, è bello, pulito, curato. Prati sfalciati, poi pascolati, concimati. Foglie raccolte, portate via per essere utilizzate come lettiera in stalla.

Nel “centro” del paese, l’unica bottega, poco sopra, in pascoli ancora al sole, trova di che sfamarsi un gregge di pecore. Non si vede molta gente in giro, anche i turisti sono pochi, forse la maggior parte è nell’altro vallone, a San Domenico. Qui si può approfittare delle giornate insolitamente miti e della scarsa neve per fare escursionismo lungo i percorsi segnalati.

Poco più in là, ecco altre capre. Che silenzio ci sarebbe, senza tutti questi animali, che senso di vuoto. Non potessero essere lasciati liberi, a questa stagione sarebbero in stalla, dato che non c’è abbastanza da mangiare per tirare delle reti entro cui metterli al pascolo. Girando a piacimento invece si sfamano, un po’ nei boschi, un po’ nei prati.

Le giornate sono corte, la valle è stretta, il sole tramonta presto. E’ raro ormai trovare ancora realtà del genere, dove sopravvivono forme di gestione che altrove sono impossibili da attuare a causa dei predatori. Solo la presenza di queste piccole greggi libere al pascolo può garantire un paesaggio tanto pulito e curato, a questa stagione.

Continuando a scendere, prima di lasciare Trasquera, faccio ancora altri incontri. Un piccolo gregge mi attraversa la strada con tutta calma, un altro è fermo a ruminare nei prati ormai all’ombra.

Anche prima di arrivare a Varzo ci sono altri piccoli gruppi di pecore e di capre. Una volta era così un po’ dappertutto, ma ormai nella maggior parte delle valli non è più possibile tenere così gli animali. Visto che sono solo tutti allevamenti di appassionati, se dovessero aumentare le spese e il tempo da dedicarvici per cercare di difenderli dai predatori, probabilmente la gran parte di queste greggi verrebbe venduta.

Non vogliamo essere fuori dalla società, vogliamo farne parte a modo nostro

Rieccomi, con l’anno nuovo, ad aggiornare queste pagine con nuove storie. Prima della fine del 2016, in quelle giornate eccezionalmente calde che hanno seguito il Natale, sono andata a fare delle interviste che mai avrei creduto di poter realizzare in inverno.

Invece quel giorno, già al mattino (ero partita da casa a notte fonda), mi accingevo a salire prima in camicia, poi in maglietta, con il Lago Maggiore che si apriva sotto i miei occhi. Sono a pochi chilometri dal confine svizzero, ho lasciato la strada che costeggia il lago e porta in terra elvetica per salire lungo una stretta stradina tra case e ville, con molte auto dalle targhe tedesche parcheggiate davanti ai cancelli.

Cinzago, una frazione quasi fantasma. Per uno dei quegli strani giochi del destino qui, al ritorno, in modo del tutto casuale, incontrerò un compagno di università che non vedevo da quindici anni… Ma la storia che vi devo raccontare è un’altra. Le indicazioni di Gaia e Matteo per raggiungere la loro azienda erano così precise e dettagliate da incutere timore, come se il percorso fosse difficile da individuare.

Lasciata la macchina prima della frazione, i cui vicoli hanno l’ampiezza dei tempi in cui non esistevano i mezzi a motore, la attraverso e cammino…

Cammino in un bosco di querce e grossi alberi di agrifoglio coperti di bacche rosse, fino alla chiesa di San Bartolomeo. Poi proseguo ed inizio a salire con pendenze maggiori lungo un sentiero quasi lastricato, a gradini, scivolosi per la coltre di foglie secche. Sto andando ad un alpeggio, ma un alpeggio che oggi è abitato tutto l’anno, per incontrare delle persone davvero speciali.

Si cammina sempre nel bosco fin quando si incontra il cartello dell’azienda agricola e si esce sui pascoli, recuperati a fatica dopo anni di abbandono. Siamo ad Agher (Prati d’Agra), all’azienda agricola di montagna Chindemi. “Vivevo a Milano, a 18 anni sono andato via da casa e sono andato in Aspromonte a fare il pastore. I miei nonni erano siciliani, facevano gli allevatori di vacche e di cavalli. I miei genitori non hanno detto niente, per loro tutti i lavori andavano bene, bastava che fossero onesti. Siamo andati anche in Svizzera in Canton Ticino a Tesserete, con le capre“, racconta Matteo. “Io invece sono nata in periferia di Parigi, mia nonna era svizzera, di Ginevra, mia mamma della Val Solda in Lombardia, ma insegnava a Parigi.  Da bambina non pensavo di allevare capre! Sono tornata in Val Solda da ragazzina. Giravo tanto in montagna a piedi. Ho fatto il liceo artistico a Milano, sono uscita con il massimo dei voti. Mi è sempre piaciuto fare cose pratiche, artigianato. Mia mamma è mancata quando avevo 17 anni, io vivevo da sola con lei. Ho incontrato Matteo prima della maturità, c’è subito stata una grande affinità di idee, di conoscenze, di ambienti e situazioni umane. Camminare è sempre piaciuto a tutti e due. Le scelte che si fanno, devono essere condivise e consapevoli. Ha sempre funzionato tutto, nonostante le difficoltà. In Calabria siamo andati insieme, siamo molto adattabili. Ci piace conoscere le culture. Abbiamo vissuto presso famiglie per conoscere, imparare i lavori agricoli“, completa il quadro Gaia.

Questa giovane famiglia, che adesso ha tre bambine, ha fatto la scelta di vita di stabilirsi quassù. ” Le varie vicende ci hanno portato qui, il tanto lavoro non ci spaventa. Il primo anno eravamo senza luce, senz’acqua, senza niente. Da ragazzino venivo in vacanza in questi luoghi. C’è turismo, per la vendita funziona. Era tutto abbandonato da trent’anni. Ci sono 12 ettari di terra. Era in vendita, poi 60 ettari ce li davano in comodato d’uso. Sembrava dovessero fare una pista, invece niente, però c’è la teleferica.  Qui c’è un’ottima esposizione, gli inverni non sono lunghi e c’è abbondanza d’acqua. Adesso sono dieci anni che siamo qui. Pensavamo già di tenere capre, perché  sono gli animali ideali per sfruttare il territorio.

Ci sono state difficoltà sociali e umane soprattutto quando le bambine hanno iniziato a dover andare a scuola. Gaia mi racconta tutti i dettagli di questa vicenda quasi dolorosa, tra istruzione parentale, scuola steineriana, frequenza parziale: “Ogni anno comunque facevano l’esame di stato presso la scuola, con ottimi risultati. La scuola a casa per noi era una necessità, ma la mentalità di paese non capiva.  Quest’anno invece frequentano quotidianamente e io sto giù in settimana. Per il commercio è meglio, porto giù i prodotti.

Matteo non riusciva, da solo, a gestire tutto: gli animali, il recupero dei pascoli, la mungitura, la caseificazione. “Prima con 70 verzasca faticavo troppo, quando arriveranno le altre, avrò poi 40-50 camosciate, sono più mansuete e riesco a gestirle meglio. Mungo a mano, ma da quest’anno lo farò a macchina perché inizio ad avere i primi dolori. Pascolo, do fieno, ce lo facciamo portare con l’elicottero, mettendo insieme dei trasporti anche per altri. Integrazioni ne faccio il meno possibile. Leggo le analisi del latte e integro il necessario. Pascolo con recinti mobili, mentre con le verzasca facevo pascolo guidato con il cane.

Ci sarebbe spazio per pascolare anche un gran numero di capre, ma le forze umane non sono inesauribili. C’è stato quindi un periodo di pausa: venduti gli animali, la famiglia si prende una pausa e va in Francia. “Per le razze autoctone devi avere degli aiuti dalle istituzioni, altrimenti non ce la fai. In Piemonte la Verzasca non è tra le razze per cui danno il contributo, così abbiamo deciso a malincuore di venderle. Facendo i conti non ci stavamo dentro, anche se avevamo migliorato la genetica. Siamo stati un periodo in Francia, abbiamo lavorato in aziende e in fiere, fatto corsi. Là organizzano tanti corsi e i docenti sono allevatori e casari, si fa molta pratica. Comunque c’era l’idea di tornare qui. La comunità faceva circolare ogni tipo di voci, dalla galera al divorzio! Noi sentivamo il bisogno di fare un periodo di formazione.

L’Agher è un… porto di montagna! Sembra che non passi giorno senza che vi siano visitatori di ogni tipo. Escursionisti, soprattutto stranieri, che contribuiscono ad acquistare una buona fetta di prodotto, gente che sale apposta per il formaggi, gruppi scout dalla Lombardia. “I turisti sono contenti di venire qui e trovare gente che parla Inglese e Francese. Noi non vogliamo essere isolati, vogliamo che la gente venga qui e faccia rivivere la montagna facendo turismo.  Bisogna raccontare il formaggio per far conoscere e capire. Le soddisfazioni più grandi sono le capre che stanno bene, il formaggio che viene apprezzato, ma anche le persone che vengono a trovarci. Facciamo la festa del 25 aprile e vengono 150 persone grazie al passaparola. Mi spiace che siamo più apprezzati all’esterno che non sul territorio, qui tanti ci vedono come hippy e fricchettoni che vanno a vivere in montagna. Non siamo così, chi ha voluto, ha capito. Noi non vogliamo essere fuori dalla società, vogliamo farne parte a modo nostro.

Matteo ripete più volte che il loro è un modello che può essere copiato e riproposto, visto che funziona lì, pur tra le tantissime difficoltà che la famiglia Chindemi ha incontrato in questi anni. Sicuramente la loro personalità contribuisce a far sì che l’Agher sia diventato un punto di riferimento sul territorio, e non solo per i prodotti caseari. Mi mostra il suo “nemico”, le felci, con cui sta combattendo una dura lotta per recuperare i pascoli. “Una volta qui d’estate tagliavano il fieno e più in alto pascolavano vacche, e 150 capre.” Sono ben accetti anche volontari che vadano a dare una mano, l’azienda è nel circuito Wwoof, ma per essere sicuri che chi arriva sia necessariamente concreto e motivato, viene preventivamente sottoposto ad un colloquio via skype. La tecnologia è molto importante per questa azienda, proprio per far parte della società. “Le attrezzature del caseificio le ho trovate usate su internet, una che aveva attrezzato tutto e poi dopo neanche un anno ha chiuso.

Come sempre, queste e altre considerazioni da me raccolte andranno a far parte del prossimo libro sulle capre…

Penso sia stato un colpo di fulmine tra me e questi animali

Storie di capre e caprai… Un mondo particolare, quello delle persone che si “innamorano” delle capre. Tra di loro c’è anche Debora, da Migiondo una frazione del comune di Sondalo in Valtellina, operaia in un’azienda di tecnologia medica, ma allevatrice per hobby di 40 capre  di razza Frisa (e alcuni incroci). Lei li definisce animali “da compagnia”, ma quaranta capre sono un’impegno non da poco, oltre una compagnia!

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Ho scelto questa razza perché è la capra che è nata proprio nelle mie zone, originaria di qui.. e poi l’ho scelta per la forza e la struttura e la bellezza e l’eleganza che questa capra possiede. La mia prima capra mi fu regalata quando avevo 6 anni, era una tibetana, le altre sono arrivate quando avevo 9 anni… Erano 5 frise, che mio papà ha dovuto comprare per poter costruire un fienile… e da li è nata la mia passione.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Ho un paio di pecore, un cavallo, e un pastore tedesco. Ho scelto le capre per l’amore che riescono a trasmettermi, perché non è un animale comune, non è il solito gatto o il solito cane o pesce rosso che sia, penso sia stato un colpo di fulmine tra me e questi animali. Sono scelte di vita, le capre mi hanno aiutato a crescere e a diventare ciò che sono ora.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Mi piace tantissimo in tutto perché tutto sommato è un animale favoloso e completo, non mi piacciono molto le capre senza corna, perché penso che le corna su una capra siano la cosa più bella. Secondo me è un animale poco apprezzato e considerato stupido, cosa sbagliata, essendo a contatto con loro da anni posso testimoniarlo e dimostrarlo. Momenti difficili? Tanti… soprattutto durante i parti, qualche brutta complicanza, quest’anno alcune hanno mangiato anche del veleno, per mia fortuna con qualche puntura per aiutarle a vomitare ce l’ho fatta a salvarle.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

L’aneddoto più bello è stato quest’anno, 4 gemelli dalla stessa capra, sembrava non finisse più di partorire. Ho fatto alcuni formaggi, ma non lo faccio per quello, io tengo le capre più per passione e hobby, perché il mio lavoro non mi permette molta libertà. In azienda mi aiuta mio zio, quando faccio i turni c’è lui fortunatamente.  Avere animali è vita, una vita più grande, perché sai che dovrai pensare anche a loro. Riesco a staccare l’estate quando vanno sulle cime delle montagne. Ci sono molte cose da raccontare, ma penso che mandarti alcune foto sia la cosa migliore, così capirai il rapporto tra me e le mie capre.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Mi occupo di tutto in stalla, per la fienagione ho un aiuto anche da parte dei miei genitori. Pascolo all’aperto, ma i miei animali d’estate vanno a 2700 metri di altitudine da soli, non esistono pastori qui che le vegliano, si autogestiscono da maggio a ottobre.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

La loro semplicità, mi è sempre piaciuto il loro carattere, diciamo che pur non avendo niente, loro mi danno tutto. Preferisco vendere le mie capre piuttosto che macellarle e fortunatamente, tramite internet ho un bel giro di clienti. Le capre sono una risorsa sicuramente, penso che bisognerebbe tornare a far fare questi lavori alla nuova gioventù di “risvoltinati”.  

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Le capre possono essere animali “da compagnia”, a me personalmente danno molta compagnia, io le vedo come dei cani,perché sono talmente docili e attaccate a me! Le mie capre hanno tutte un nome, appena nascono riesco a capire subito come le chiamerò, altre invece hanno il nome delle mie colleghe di lavoro!!

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Ci sono molti allevatori di questa razza, c’è molta rivalità,qui si fanno le mostre del paese, ci si invidia a vicenda per la capra più bella.” Anche quest’anno, alcuni giorni fa, a Grosio, Debora si è aggiudicata dei premi per i suoi animali. Se anche voi volete raccontarmi la vostra storia (che verrà anche utilizzata nel libro dedicato alle capre), scrivetemi e vi manderò il questionario da compilare.

Donne con la passione per le capre

Sta finendo la stagione delle rassegne, delle fiere, delle manifestazioni zootecniche in generale. Dovrebbe arrivare l’inverno, se le stagioni faranno ancora il loro corso come una volta, periodo in cui si stava a casa, si sistemavano gli attrezzi, si facevano mille lavoretti in attesa del riprendere le attività all’esterno. Era così un tempo, oggi sono cambiate tante cose. Non c’è più la coltre di neve che, per mesi, imponeva un “riposo” quasi forzato. E poi, chi alleva, spesso non fa soltanto quello, magari svolge attività di tutt’altro tipo, per vivere.

Nel corso delle ultime rassegne delle capre a cui ho partecipato, ho visto e incontrato anche delle donne: ragazze giovani, soprattutto. Altrimenti questo mi sembra un mondo un po’ maschile, specialmente poi quando si parla di battaglie delle capre. Ma è proprio così? Non del tutto, visto che nella finale di Locana è proprio stata una capra di Alessia, la ragazza nell’immagine, ad aggiudicarsi il titolo di regina.

Alle rassegne (qui siamo ieri a Vico Canavese) le allevatrici portano i loro animali per avere un riconoscimento del loro lavoro, della loro passione. Si sceglie, all’interno del proprio gregge, l’animale che si reputa il migliore e lo si sottopone all’esame degli esperti, che premieranno quelli che più rispondono agli standard di razza.

A Locana ho intervistato Eleonora, che ho poi ritrovato proprio a Vico, suo paese d’origine. “Prima le capre le aveva mia nonna, le ha sempre avute. Lei teneva le ciucche (senza corna) perchè le piacevano e poi per il latte, ne hanno di più. Quando io e la mia gemella eravamo piccole, ce ne ha comprate due, una a testa.

La nonna era famosa per i formaggi a Vico, non bastavano mai. Io adesso mungo solo un po’ in primavera, poi le mando via in montagna, a Felice in Val Soana. Lavoro al Bennet a Castellamonte, le capre sono solo una passione. A volte arrivo a casa dal lavoro alle 17, ma comunque le pascolo fino alle 19. Mio marito Giuseppe ha 60 pecore, ma anche lui fa altro, lavora in fabbrica. Quando le pecore sono giù, se ne occupa anche mio suocero. Le capre le porto alle rassegne di Locana e Vico Canavese.

A me le capre piacciono soprattutto colorate. E’ proprio solo una passione, perchè se uno guardasse tutto… andrebbe a fare altro!” Una soddisfazione, così come è una soddisfazione venire alla rassegna con i propri animali e ricevere anche un riconoscimento. Anche se la soddisfazione maggiore è il momento delle nascite, mi racconta Eleonora.

Ad entrambi gli appuntamenti c’era anche Marcella, ma lei alla passione per l’allevamento, unisce quella delle battaglie delle capre. “Io le capre le ho da due anni e mezzo, ma mio papà le ha sempre avute. Prima lavoravo in fabbrica, adesso sono disoccupata. Le ho prese perchè mi piacciono tanto.  Mi piace portarle alle battaglie, ho cominciato per gioco, un amico mi ha detto di portarle anche se era lontano da dove sto io, abito nel Biellese. Ne ho portata una a Carema lo scorso anno e si è subito qualificata per la finale di Locana. Avevo solo quella e si è qualificata. È stata una soddisfazione, venivano da me a complimentarsi gli allevatori che ne avevano tante!

Le capre le ho comprate. Loro sanno darti affetto. Io le vizio tanto. Quando faranno i capretti, le femmine sarà dura venderle perchè mi affeziono troppo. Mio papà dice che non è il lavoro per me, perchè mi dispiace poi dover dar via degli animali o mandare al macello i capretti. Vengo a queste manifestazioni anche per scambiare idee. Quello delle battaglie è un mondo soprattutto maschile, a parte qualche ragazzina giovane. A Locana ce n’erano due, Alessia e Sara. Io sono io… non c’è nessuno che mi aiuta! Probabilmente tanti uomini vengono alle battaglie, ma a casa le mogli badano alle bestie che restano in stalla. L’uomo così ha più tempo per queste cose. Ma se si ha tutti e due la passione, dovrebbe esserci la parità, essere presenti tutti e due insieme.

E’ una razza che appartiene al territorio dove vivo

Un’altra intervista on-line con una giovane allevatrice di capre dalla grande passione e tenacia. Avevo incontrato Jessica Bettoni ad una riunione di allevatori in alpeggio in Lombardia, poi le ho chiesto se aveva voglia di rispondere via internet alle mie domande. Se anche voi allevate capre e volete ricevere il questionario, scrivetemi!

Mi chiamo Jessica, vivo a Bienno in valle Camonica (BS). Il mio allevamento è composto da circa 130 capre di cui circa 100 sono in lattazione e le rimanenti sono la rimonta. La  razza che allevo sono le bionde dell’Adamello, una capra autoctona della nostra zona, una capra dal lungo mantello di due tonalità biondo chiaro e biondo scuro, sul muso hanno due striature bianche e la pancia bianca. Premetto che alleviamo questa capra perché mio papà la sempre allevata e poi perché appartiene al territorio dove vivo!

(foto J.Bettoni)

(foto J.Bettoni)

La passione per gli animali sicuramente me l’ha trasmessa mio papà, fin da giovanissimo aveva qualche capra e qualche vacca, però lavorava come muratore, poi quando si è sposato con mia mamma hanno creato la nostra azienda. La mia prima capra l’ho avuta quando avrò avuto tre anni, si chiamava Bibi e mi ricorderò sempre che aveva partorito e io sono andata a guardare il suo caprette e lei mi ha dato una cornata che in fronte avevo stampato la V. In azienda alleviamo anche una settantina di bovini di razza bruna italiana, 1 cavallo 7 pecore, i conigli e 6 cani, 4 li usiamo con le capre e con le vacche mentre due adesso sono in pensione. Le mie capre stanno all’aperto circa sei mesi, invece gli altri mesi li trascorrono in stalla, tutte a stabulazione libera, l’estate ci trasferiamo sulla malga Arcina sul comune di Bienno, d’estate non abbiamo solo i nostri animali, prendiamo in affitto anche vacche e capre, quest’anno mi sono occupata nel periodo estivo di 230 capre di cui 150 da mungere. 

(foto J.Bettoni)

(foto J.Bettoni)

Ho scelto le capre perché a casa ci siamo divisi i ruoli e siccome che le capre mi hanno sempre ispirato e incuriosito, ho preferito occuparmi di loro. Anche quando ero più piccola che tornavo da scuola correvo subito in stalla dimenticandomi di fare i compiti e studiare! La capra secondo me è un animale molto affettuoso, sono furbe, dispettose, indipendenti e quando mi guardano con quel muso buffo mi fanno ridere. Non riesco a dare i nomi a tutte anche perché sono tantissime, l’unica che ho battezzato si chiama Regina perché in mezzo a tutte si distingue.

Il momento più difficile che abbiamo incontrato è stato nel 2009 quando abbiamo dovuto abbattere tutto l’allevamento perché l’autunno in malga, mischiandosi con altre capre hanno contratto l’agalassia contagiosa e non si poteva far niente, l’unica soluzione è stata eliminare tutte le 150 capre. Pensando che era da poco che avevo preso parte dell’azienda mi son sentita morire, poi fortunatamente abbiamo ricominciato ad allevare e adesso a distanza di 7 anni ho di nuovo il mio stupendo allevamento. Sento che ho un legame forte con loro anche perché tante volte se mi muore qualche capra piango anche, e poi se le cose non vanno ti cadono le braccia a terra, ma poi mi guardo la mia azienda e mi rimbocco le maniche e parto a mille. 

La cosa che mi fa essere fiera del mio allevamento è quando partecipo alle fiere, anche quest anno alla fiera delle capre a Borno mi sono aggiudicata il titolo di regina della mostra, e anche alla fiera provinciale di Edolo della capra bionda mi sono aggiudicata la regina e miglior allevamento, questi sono momenti che mi fanno essere fiera di essere un’allevatrice.

(foto J.Bettoni)

(foto J.Bettoni)

Cerco di dividere i parti così posso avere latte tutto l’anno. Il nostro formaggio di punta è il Fatulì (presidio slowfood), che è un formaggio affumicato con ginepro, produciamo la formagella e la mista capra e mucca. La vendita avviene tramite mercati settimanali e fiere, di questo si occupa mia mamma, a lavorare il latte me la cavo, però ho ancora tanto da imparare da mio papà. La nostra è un’azienda famigliare c’è mia mamma Barbara che si occupa della vendita e quando è libera ci aiuta come può, mio papà Stefano che con la sua esperienza è sempre pronto a dare una mano in qualsiasi occasione e consigli, lui lavora sopratutto con il trattore e quando sono in piena lattazione con le capre mi aiuta a mungere, la mungitura avviene meccanicamente, poi c’è mia sorella Ylenia, lei si occupa delle vacche.

(foto J.Bettoni)

(foto J.Bettoni)

Mi sono diplomata in ragioneria ho lavorato per un po in uno studio da commercialista ma non era la mia vita, appena potevo dovevo evadere da quella stanza, allora parlando con i miei mi sono inserita nell’azienda e adesso lavoro a tempo pieno. L’aspetto più piacevole è quando le chiamo e arrivano tutte vicino, mi guardano, belano e tante vengono a farsi grattare come per dirmi” eccoci siamo qui!”. E’ indescrivibile l’emozione che provo…

Se qualcuno mi dicesse che vuol tenere le le capre gli direi subito che è pazzo! Ma non perché son gelosa che qualcuno apre un altro allevamento, anzi meglio, ma perché è un impegno, bisogna capire che non c’è né sabato né domenica, tanto meno Natale e Pasqua, non puoi chiudere la stalla il venerdì e dire loro: “ciao ci vediamo lunedì!!”. Riesco a staccare ogni tanto, ma non tanti giorni perché senza tutti i miei animali sento persa.

Il libro sulle capre si farà

Una buona e una cattiva notizia. Ho trovato un buon editore per il libro sulle capre. Blu Edizioni, che 10 anni fa aveva pubblicato “Vita d’alpeggio”, è interessato al mio progetto. L’interesse è tale da volerlo con una scadenza abbastanza ravvicinata, quindi devo darmi da fare, scrivere i testi e concludere nel più breve tempo possibile le interviste. Ciò significa che mi dovrò concentrare specialmente su alcuni aspetti e aree che non ho ancora visitato. Mi spiace, non posso andare da TUTTI quelli che avrebbero avuto piacere di chiacchierare con me. Soprattutto, cercherò di vedere realtà di caseificazione, che sono quelle particolarmente interessanti per una certa fetta di lettori. Qual è la cattiva notizia? Scrivere sembra facile, ma è anche questa un’attività che richiede tempo. Quindi… a venire sacrificato sarà il blog. Non so come e quando riuscirò ad aggiornarlo. Di sicuro non quotidianamente.

Se ce la faccio a scrivere qualcosa mentre sono al pascolo delle mie capre, allora troverete articoli. Ma scegliere le foto, impaginare… ogni cosa richiede il suo tempo e devo dedicarmi soprattutto alle attività che (faticosamente) mi danno da sopravvivere. Parlando di capre… certo, potrei metterle nelle reti e dimenticarmi di loro dal mattino alla sera. Ma, come scriverò anche nel libro, sia che si scelga di tenere degli animali per passione, sia per attività remunerativa, è fondamentale aver cura di loro e delle loro esigenze, altrimenti è meglio lasciar perdere! Non mi interessa “avere delle capre”, cerco di fare del mio meglio per avere delle belle capre, in salute, anche un tantino viziate!

Sono sempre i benvenuti TUTTI i vostri interventi. Se mi chiedete il questionario, ve lo invierò e il vostro contributo andrà ad arricchire il libro. Molto gradite anche le RICETTE. Sto infatti cercando ricette (tradizionali e non), da tutta Italia, ma non solo, in cui si utilizzi la carne di capra (e capretto). Eventualmente anche ricette con formaggio e ricotta di capra. Anche queste verranno inserite nel libro. Se poi avete anche una foto che le illustra, tanto meglio! Scrivetemi

Ogni storia che abbia a che fare con le capre è gradita. Per esempio mi ha scritto Elena da Avigliana: “Ho richiesto il modulo per l’intervista, ma mi sento un po’ troppo al di fuori per far parte di questo. Mi interessava in qualche modo venire in contatto con lei che stimo per quel che fa. Ho quasi sessant’anni ed ho le capre cachemire dal 2012, anno in cui ho anche acquistato due femmine di asina di Martinafranca. Tutto questo in seguito alla morte di mio padre che dal 1986, andando in pensione, ha allevato cavalle trotter. Abbiamo origini contadine e sempre io ricordo cavalli al nostro fianco. Era appassionato di attacchi ed abbiamo ancora numerosi calessi, ecc. Quando è mancato nel 2011 ha lasciato l’azienda a mio fratello, più piccolo di me di 12 anni. Andrea è avvocato ma ha sempre fatto parte dell’azienda come coadiuvante grazie al fatto che è perito agrario. Contestualmente ai cavalli in pensione ha inserito l’allevamento di vacche piemontesi, ora ha dieci femmine, cinque vitellini e tre manze. Ci sono poi dieci pecore biellesi di cui curo la lana. Io ho invece, sempre con il suo codice stalla, quattordici capre cachemere e due asine dell’allevamento Basile di Martinafranca che per il momento ho rinunciato ad ingravidare dopo diverse vicissitudini. Mio padre già aveva capre tibetane, abbinate ai cavalli, per il prato, ecc.  Perché cachemere? Perché sono appassionata del cachemere, prima che mancasse mio padre avevo acquistato un telaio e proprio il giorno in cui ho acquistato la lana in val Maira, papà ha avuto un infarto e tre giorni dopo avevo già un nuovo lavoro che mi ha tolto questa fantasia. Al mattino 4 giorni la settimana mi occupo degli animali; io veramente sono un’astrologa e questo è il mio lavoro principale.  Perché le capre? Perché sono intelligenti. Non so, c’è un feeling. Mi piace vederle pascolare, così come mi piace contemplare il fuoco e le onde del mare. Adoro le immagini dei nomadi.