A Carema per la Battaglia delle Capre

Appuntamento di primavera a Carema, ultimo comune del Piemonte, confinante con la Val d’Aosta. Oltre alla fiera, c’è anche la rassegna ovicaprina e la Battaglia delle Capre.

Al mattino presto, ore 7:30, c’era già movimento di uomini e mezzi, perchè quella era l’ora in cui si iniziavano a montare i banchi della fiera. Gli animali sarebbero arrivati man mano un po’ dopo. Aria fredda, neve fresca sulle montagne, ancora una volta, ma per fortuna non pioveva.

Ci sarebbe voluto tempo prima che la fiera si animasse, le condizioni meteo non aiutavano, il freddo si faceva sentire. I venditori si confidavano l’uno con l’altro le difficoltà reciproche. Tempi duri… si vende poco, anche tra i generi alimentari.

Sul prato arrivavano sempre più capre. Dai camioncini via via scendono gli animali, che vengono condotti al posto assegnato a ciascuno. Alla fine ce ne saranno più di 200, una bella vista per gli appassionati.

Non tutti ovviamente parteciperanno alla battaglia, molte sono qui solo per la mostra o anche semplicemente per mostrare agli appassionati quel che ciascuno alleva. Sono momenti di condivisione, a volte anche di “affari” e di vendite, ma la finalità principale dovrebbe essere quella di una bella giornata in compagnia e in amicizia.

Ciò che colpisce è il numero di giovani e giovanissimi. Queste manifestazioni contribuiscono non poco a mantenere le tradizioni. Poter “scendere in piazza” con i propri animali, mostrando con (giusto) orgoglio il proprio lavoro è uno stimolo per andare avanti a testa alta.

Servono commenti ad immagini come questa? Pensiamo a certi ragazzini inebetiti davanti allo schermo di un tablet e pensiamo invece a cosa vuol dire prendersi cura di un animale, quanto possa essere educativo sia dal punto di vista lavorativo, sia della vita (imparare a gestirlo, capire il valore delle cose, apprendere un mestiere, ecc.).

Forse a quest’età è ancora un po’ un gioco, ma sicuramente si diventa adulti e ci si prendono delle responsabilità. Altro che certi “personaggi” che (mantenuti da non si sa chi!) trovano il tempo di andare a manifestare contro l’allevamento e le tradizioni correlate! Per fortuna in occasione dell’evento di Carema, non si sono fatti vedere.

Al mattino, gli animali iscritti alla battaglia vengono pesati, per stabilire le categorie e definire le coppie che si affronteranno via via. Poi, ad eliminazione, si andrà avanti fino ad avere le vincitrici.

Di animali veramente belli ce n’erano parecchi, quasi tutti di razza valdostana. Per la rassegna, sono state premiate le varie categorie, qualcuno dopo mugugnava (come accade sempre in questi casi), ma più che il premio della giuria… secondo me conta la soddisfazione personale, l’apprezzamento degli altri appassionati!

Le battaglie si sarebbero poi tenute nel pomeriggio. Gli animali attendono pazientemente, mentre tutti sono impegnati a fare pranzo. L’aria si mantiene fresca, anche se, finalmente, è uscito un po’ di sole, tra una nuvola e l’altra.

Aspettando l’inizio della battaglia, si fa ancora l’ennesimo giro tra gli animali. Ci sono anche i capretti, che attirano bambini e bambine! Bisogna solo fare attenzione che non scatti la richiesta di portarne uno a casa, anche quando comunque altri animali in stalla già ci sono!!!

Finalmente cominciano gli incontri, più di uno contemporaneamente, specialmente all’inizio, altrimenti si sarebbe finito a tarda sera, visto che le iscritte erano, se non ricordo male, più di 100.

Anche se non sarebbe necessario ripeterlo, ricordo che queste “battaglie” sono esattamente ciò che avviene in natura, mentre gli animali sono al pascolo. Quando due di loro si prendono a cornate per un po’. A volte succede anche tra capre dello stesso gregge, abituate a stare sempre insieme. La battaglia non è un evento cruento, anzi… Succede persino che, in molti incontri delle eliminatorie, sia difficile stabilire la vincitrice, dato che gli animali non si battono nemmeno!

La battaglia delle reines a Favria

Domenica scorsa, a Favria (TO), si è tenuta la Fiera di Sant’Isidoro, con annessa rassegna zootecnica e battaglia delle Reines. Intorno alla manifestazione si era creato un clamore ben superiore al normale a causa di una manifestazione, organizzata on-line, da un gruppo di animalisti.

In tarda mattinata il clima era ancora rilassato e festoso, a parte il piccolo “esercito” qua e là tra la folla: uomini in divisa e non, inviati a far sì che la manifestazione si svolgesse regolarmente e non ci fossero incidenti.

Da una parte, i cosiddetti animalisti, avrebbero dovuto vedere certe cose… Se non fosse che quella gente non sa nemmeno cosa significhi voler bene agli animali. Questa è un’immagine animalista, il papà che abbevera le bovine e il bimbo che lo segue/aiuta. Gli animali sono tutto, meno che maltrattati… E una battaglia delle reines non è una corrida!

Appassionati ed organizzatori erano comunque preoccupati per ciò che poteva accadere. Nei giorni precedenti, sui social network, c’erano stati attacchi anche pesanti. Poco serviva spiegare con parole chiare e precise la realtà dei fatti, dall’altra parte prevaleva il fanatismo e le solite parole trite e ritrite, slogan urlati con grande ignoranza.

Al mattino, in quello che poi sarebbe diventato il campo di gara, si era tenuta la rassegna zootecnica, ma poco dopo mezzogiorno tutti gli animali in mostra erano stati riportati alle cascine. Un pausa, tutti a pranzo, poi alle 14 sarebbe iniziata la battaglia.

Le reines attendevano al loro posto, al mattino erano state pesate per stabilire le categorie in cui si sarebbero battute. Non mancava fieno, acqua, ed erano all’ombra.

Prima dell’inizio della battaglia, il Sindaco (speaker della manifestazione) invita tutti gli allevatori alla calma. Le forze dell’ordine hanno assicurato che i provocatori non sarebbero arrivati fino al campo di gara. Se però avesse dovuto succedere qualcosa, la parola d’ordine era quella di ignorare le offese, le provocazioni. Non bisognava farsi guastare la giornata di festa!

Ma cos’è una battaglia delle reines? E’ un giorno di festa in cui si incontrano allevatori e appassionati a vedere, in un campo di gara, ciò che gli animali fanno normalmente sui pascoli. Cioè si sfidano per stabilire la supremazia, decidere chi è la regina. Succede un po’ in tutte le mandrie, ma queste vacche, le castane, hanno una particolare attitudine a questo comportamento. Non è uno spettacolo cruento, come vedrete e… nel pubblico, trovate giovanissimi appassionati che discutono con competenza e parteggiano per questo o per quell’animale.

Lo “scontro” corpo a corpo è spesso preceduto da un lungo rituale, con gli animali che scavano nella terra, si strusciano e, intanto, si studiano. Niente viene indotto dall’uomo, l’unica cosa che si fa è mettere le due “contendenti” una accanto all’altra.

Il testa a testa dura più o meno tempo a seconda della differenza di forza degli animali. Più sono in parità, più il “combattimento” può durare a lungo, ma non si tratta di una lotta, piuttosto di una prova di resistenza.

Un po’ come giocare a braccio di ferro, tanto per capirci. Gli allevatori aspettano pazienti, molte volte comunque gli incontri sono durati solo pochi minuti. Appena una delle due cede o si gira, l’esito è deciso.

Quando le vacche si separano gli allevatori, affiancati dai giudici di gara, si affrettano a prenderle, mettere una cavezza e riportarle fuori. Non c’è assolutamente niente di cruento in nessun momento, i rischi maggiori sono forse sulla pelle degli uomini, dato che ogni tanto un animale particolarmente nervoso si fa rincorrere prima di essere preso e ricondotto fuori dal campo.

Gli animalisti, nei loro assurdi proclami usciti dopo la manifestazione, hanno parlato di scontri durati quaranta minuti (!!!) in cui gli animali venivano costantemente bastonati (sic!).  Questi animali, per i loro padroni, sono dei veri e proprio “gioielli”, coccolati e viziati più ancora che gli altri presenti in stalla.

In molti “scontri”, è stato maggiore il tempo in cui gli animali si studiavano, rispetto a quello della battaglia vera e propria. Queste mie parole però possono servire a chi ha voglia di informarsi, chi non sa cosa sia la battaglia delle reines, ma la mente sgombra da preconcetti. Purtroppo non tutti sono così, come si è visto e sentito.

Alla fine, per ogni categoria ci sono state le premiazioni. La foto di rito prevede tutta la famiglia riunita intorno alla regina e non mancano mai i bambini. Quella per gli animali è una passione che cresce con gli anni. Guardate quest’immagine e pensate a quelli che, qualche centinaia di metri più in là, scandivano i loro slogan “assassini, assassini”…

Per “dovere di cronaca”, sapendo comunque che i manifestanti erano stati isolati dalle forze dell’ordine, sono andata a vedere con i miei occhi cosa stava succedendo. Venivano gridati slogan triti e ritriti, c’erano striscioni inneggianti ad un futuro vegan e si insultava il lavoro degli allevatori. La gente guardava ed ascoltava incredula, molti scuotevano la testa, altri sogghignavano, ma per fortuna è prevalso il buonsenso e nessuno ha perso la calma (anche se le provocazioni erano davvero pensanti).

Questa “brava gente” è costata non poco alla società, visto cosa è stato fatto per evitare che andassero a turbare una bella giornata di festa. Sempre più si sta perdendo il contatto tra la vita reale e la vita quotidiana. Chissà di cosa vive questa gente… Ci fosse ancora mio nonno, sono sicura che direbbe che avrebbe fatto loro bene un po’ del campo di prigionia dove era stato rinchiuso lui ai tempi della guerra, dove i prigionieri correvano dietro alle formiche che portavano via le briciole del pane. Altro che insultare gli allevatori e augurare il fallimento di questo settore! Mi sta anche bene che ci sia chi fa la scelta di non mangiare carne, ma… come coltivi i campi? Solo concimi chimici? Perchè il miglior letame viene poi ancora dalle stalle…

Un invito a tutti gli allevatori e appassionati

Domenica prossima a Favria (TO), si terrà l’annuale fiera di Sant’Isidoro, in occasione della quale vi sarà anche una battaglia delle Reines (domenica 12 aprile, ore 9 Apertura MOSTRA ZOOTECNICA, ore 14 Battaglia delle REINES 17° edizione). Contro questa manifestazione si sta organizzando, on-line, una manifestazione da parte degli animalisti. Purtroppo, sembra che ormai questo debba accadere per ogni evento zootecnico, si tratti anche solo di una mostra o una fiera.

(foto per concessione di http://www.reinesvalleedaoste.com)

Sappiamo bene come queste “battaglie” non abbiano niente a che vedere con le corride e non siano cruente, bensì in un campo con spettatori si ricrei ciò che accade normalmente in natura, cioè gli animali si affrontano, senza forzature, per stabilire chi sia la “regina”, la dominante. La tradizione di questi incontri è antica e ben radicata nell’area della Val d’Aosta, Canavese, Valli di Lanzo, ma anche oltreconfine, in Svizzera.

(foto C.Vuillermin)

Il pubblico di appassionati comprende tutte le fasce di età. Come ho detto, non si tratta di uno spettacolo cruento e gli animali sono trattati nel migliore dei modi. Anzi… la reina è la più viziata e coccolata! Il sindaco di Favria ha rilasciato delle dichiarazioni per fare chiarezza: “Il Fronte animalista sta reclutando adepti via Facebook per protestare contro la battaglia delle Reines noi siamo democratici, quindi concederemo il giusto spazio alla manifestazione, a patto che sia totalmente pacifica. Nessuna mucca viene ferita nel corso della manifestazione. E nemmeno drogata, come qualcuno sostiene, dal momento che tutti gli animali saranno strettamente controllati dai veterinari dell’Asl d’Ivrea“.

(foto C.Vuillermin)

Mi permetto di invitare alla massima calma tutti coloro che parteciperanno alla manifestazione. Non bisogna ASSOLUTAMENTE reagire alle provocazioni, anche alle più pesanti. Lo scopo di queste persone IGNORANTI (che ignorano cosa voglia dire allevare con passione, lavorare con gli animali) è creare disordini e mettere in cattiva luce il mondo zootecnico. Quello che invece dovrà emergere è che l’unica violenza domenica la porteranno eventualmente loro, gli “animalisti”. La Battaglia delle Reines è un momento di festa per adulti e bambini. Riporto ancora le parole del Valdostano Gerardo Beneyton (qui l’intero articolo): “Gli animalisti da salotto così facendo calpestano  storia, cultura, tradizioni e istinto naturale degli animali. Ma soprattutto dimostrano grande ignoranza nella conoscenza di come si comportano gli animali che determinano il loro capo proprio scontrandosi tra loro. Di più le nostre batailles sono incruenti pacifiche e sono di incentivo per i giovani a dedicarsi all’allevamento e all’agricoltura. Gli animalisti manifestino contro chi mette i cappottini e le pantofole ai cani o portano a passeggio i gatti nei passeggini, che offendono gli animali stessi e sono unoltraggio alla povertà in versano troppi bambini che non han no di che vestirsi e mangiare.

Troppe pecore nella stessa zona?

Nelle scorse settimane ho avuto modo di andare un paio di volte in Canavese, a far visita ad amici pastori. Forse lì più che altrove, è evidente la sensazione che il pascolo vagante sia “in pericolo”, ma la causa va ricercata forse, soprattutto, tra alcuni di quelli che lo praticano. Anche in altre parti del Piemonte c’è ormai un’alta concentrazione di greggi, più o meno vaganti, ma mi sembra che i problemi siano meno gravi, grazie forse ad un maggiore rispetto da parte dei singoli pastori e… al fatto che la gran parte dei pascoli viene pagata.

Un tempo il pascolo non si pagava. Il pastore passava, pascolava, dava un agnello, un pezzo di formaggio… Aumentata la concorrenza, per accaparrarsi il diritto di mangiare l’erba, qualcuno ha iniziato ad offrire soldi, oppure sono i contadini che hanno cominciato a chiedere denaro, non so. Un’amica in Canavese comunque mi raccontava la fatica nel difendere i propri pascoli, anche di proprietà, dove fa pascolare il suo “piccolo” gregge. “Arriva il tal pastore con 2000 e più pecore, mi dice che passa solo… Ma come resta il mio prato dopo che passano tutti quegli animali? Io con le mie faccio qualche giorno, loro passano e in 10 minuti hanno spianato tutto.

Qualcuno ha ridotto il numero degli animali. Ricordo che, durante una chiacchierata, Giovanni diceva: “Chi era abituato ad un altro modo di pascolare, adesso non si trova più… Anche tra di noi: ci si incontrava alla sera, si mangiava e si cantava. Adesso vedi che passa un altro pastore, conosci magari la macchina, ma non ci si parla più.” Pastori d’altri tempi, pastori che oggi continuano per “malattia”, pastori abituati ad avere buoni rapporti con la gente, essere salutati ed accolti lungo il loro cammino.

E’ quasi sera, le auto sfrecciano sulla statale senza rallentare. Essere lì al pascolo fa venire i brividi: per gli agnelli, per i cani, per come possa bastare un attimo di distrazione.  Anche questo pastore parla della “concorrenza”: per il momento è abbastanza vicino a casa, ma verrà il giorno anche per lui di scendere dove arrivano e passano greggi più grosse, dove “fioriscono” i divieti di pascolo.

Una giornata di sole e di vento, un altro gregge, un altro pastore. Anche qui i discorsi sono simili. In una certa zona è passato il tale e non c’è più nulla. In quel Comune non puoi più andare, hanno messo i divieti di pascolo, non puoi entrare nemmeno se i contadini a te concederebbero il pascolamento. Se lo fai, vieni multato.

Sono zone in cui non mancherebbero i pascoli, ci sarebbe forse anche spazio per tutti, ci si rispettasse per prima cosa a vicenda. Ovviamente però la base sarebbe rispettare i proprietari dei prati! Parla con uno, parla con l’altro, i nomi dei responsabili sono poi sempre gli stessi, ma le conseguenze le vengono a pagare tutti allo stesso modo. Anzi… le pagano di più gli onesti, che finiscono per rispettare i divieti, mentre i responsabili continuano quasi come se niente fosse. Un pastore, il cui gregge è ormai estremamente ridotto, mi raccontava che uno di questi personaggi è arrivato al punto di mangiargli tutta l’erba intorno alla cascina che lui affitta come base per l’inverno. In un giorno il gregge è passato ed andato, lui ne aveva per diverse settimane.

Purtroppo anche questo è pascolo vagante, una storia però che non si vorrebbe dover raccontare. In Canavese sono anni che, periodicamente, escono anche articoli sui giornali, si fanno riunioni per questo “problema”, sollecitate dai privati, dai proprietari dei fondi. I responsabili però continuano e per gli altri, per i veri pastori, la vita si complica.

La fiera di Caselle

Agli inizi di dicembre c’è una delle ultime fiere zootecniche da queste parti, ed è quella di Caselle (TO). Ne avevo sempre sentito parlare, ma non avevo mai avuto occasione di andare a fare un giro. Quest’anno invece mi sono diretta verso quel comune famoso soprattutto per l’aeroporto…

Che dire, c’era tutto quello che deve esserci in una fiera zootecnica. Nella piazza dove era esposto il bestiame, c’erano anche i mezzi agricoli e i banchi delle sellerie, con attrezzature e rudun.

Probabilmente mi aspettavo di vedere più animali. C’erano numerosi bovini, vacche da latte, ma solo in un lato della piazza. Commentando il fatto con alcuni anziani, mi hanno confermato che, un tempo, questa fiera (così come molte altre) conosceva altri fasti: “…e non solo questa piazza era piena, ma anche nell’altra lì dietro!

Altri tempi, altri numeri, altri soldi, altri mestieri. Poco per volta arrivano gli interessati, ci sono margari, allevatori, pastori, un po’ da tutto il Piemonte. Incontro amici Biellesi, molti dalle vallate del Pinerolese, ovviamente una nutrita rappresentanza Canavesana.

Non so come siano andati gli affari, le vendite sia di bestiame, sia di campanacci, in questo tempo di crisi. Però alla fiera si va anche solo per incontrarsi, per far due parole dal vivo, per vedere gli amici e le amiche.

Ecco un gruppo di giovani che sta “testando” dei nuovi campanacci svizzeri. Non ho ben capito se il loro suono sia stato apprezzato oppure no dai tradizionalisti. Parlando di suoni, o meglio, di rumori, ogni tanto la maggior parte della gente alzava gli occhi al cielo, senza riuscire ad abituarsi agli aerei che si abbassavano per atterrare. Ogni volta pareva dovessero scendere proprio lì tra le case…

La fiera non era immensa, ma il mercato si estendeva per tutto il centro di Caselle. C’era un po’ di “mercatino di Natale”, tanto abbigliamento…

Vasto assortimento di generi alimentari, con molti prodotti caratteristici del Sud Italia. Salumi, formaggi, pomodori secchi, legumi, frutta secca, frutta candita, dolciumi… Chi non era interessato al reparto zootecnico, poteva godersi il paese e il mercato.

Una piazza era interamente dedicata all’ortofrutta, con bancarelle che proponevano frutta e verdura dal bell’aspetto e dai profumi invitanti. Nonostante la stagione, erano belli i colori di questi banchi, tra mele, cavoli verdi e viola, piramidi di agrumi, qualche tocco di esotico e mele in quantità.

Ancora un giro tra gli animali prima di lasciare la fiera. Il cielo è grigio e il clima umido. Chi viene dalle valli afferma che in quota ci fosse il sole, ma la pianura è avvolta da un clima tipicamente autunnale, anche se senza nebbia.

Sono partita nel primo pomeriggio, ma gli amici mi dicono che, successivamente, la fiera si è ulteriormente animata. A me è rimasta una sensazione un po’ grigia, come il colore del cielo, forse anche per le tante lamentele ascoltate qua e là. Anche girando tra le bancarelle, a parte quelle di generi alimentari, nelle altre si vedeva ben poca gente in attesa di essere servita.

Incontri nel Canavese

L’altro giorno sono andata a “fare un giro” nel Canavese. Il tempo è sempre poco, quando ci si muove bisogna mettere insieme più cose per ottimizzare la giornata. Era anche l’occasione per andare a vedere un po’ di pecore, ma ci sono stati anche degli incontri inattesi.

Il primo gregge (e i suoi pastori) li conosciamo bene. Pensavo di passare da lui sulla strada del ritorno, ma alla fine è stato il primo gregge avvistato casualmente dalla macchina. Solo arrivati ad una certa distanza ho capito di chi si trattava. Giovanni e il suo gregge pascolano tra prati e stoppie. Lì il terreno è sano, sabbioso, ci sono pozzanghere sulla stradina, ma non fango e ristagni d’acqua tra l’erba.

Il maltempo di questa strana stagione è l’argomento che accomunerà tutte le nostre chiacchierate. Il pastore sta ripassando dov’era già stato. L’erba fortunatamente ha già ricacciato, grazie alle temperature. Fosse stata neve e non pioggia questo probabilmente non sarebbe accaduto, ma nello stesso tempo… Il fango ha impedito di pascolare altri prati. E poi ci sono troppi pastori nel giro di pochi chilometri. Qualcuno rispettoso, con il quale ci si accorda per “dividersi” i pascoli. Altri che invece avanzano ignorando sia le tradizionali zone di pascolo dei colleghi, sia la disponibilità dei contadini a concedere il pascolamento. Sento addirittura parlare di uno che, lo scorso autunno, avrebbe messo il gregge in un campo di mais ancora da raccogliere! “Così la gente viene cattiva e non vuole più nessun pastore.

Seguendo indicazioni più o meno vaghe, ecco le tracce di un altro gregge. Il fuoristrada, delle reti tirate, i segni del passaggio delle pecore sull’asfalto, un animale da solo nel bosco, probabilmente in cerca del suo agnello, e poi la macchia bianca e belante poco sopra. Avessi proseguito sulla strada principale, sarei arrivata proprio a fianco degli animali… Ma invece no, si raggiungono pecore e pastori camminando in boschi fioriti di bucaneve, sprofondando nel fango di risorgive.

Con questo gregge multicolore, con tante capre, asini e pecore di razze e colori differenti, incontro una mia omonima con una storia speciale da raccontare. Forse un po’ tutte le donne che troviamo con un gregge hanno una storia molto particolare alle spalle. Marzia viene dalla Lombardia, si era avvicinata alla pastorizia nomade per amore… Dopo un certo numero di anni la storia è finita e lei si è trovata ormai parte di quel mondo, mentalmente e fisicamente (aveva un po’ di capre e pecore sue). Così ha lavorato in alpeggio a custodire un gregge proprio qui in Piemonte e lì a conosciuto Gianni.

Lui aveva i suoi animali in un alpeggio della stessa vallata, insieme ad un anziano pastore. Adesso Marzia e Gianni conducono insieme il loro gregge tra boschi e prati, in un territorio che ancora permette a volte addirittura di fare come si faceva un tempo, cioè non dover tirare le reti di notte. Però il loro gregge è difeso da cani da guardiania, perchè ormai anche in queste valli del Piemonte si sta diffondendo il lupo. Gianni però sembra scettico sulla validità di questi cani.

Lungo la strada sembra di scorgere ancora un altro gregge, ma c’è chi aspetta altrove e allora niente più tappe lungo il tragitto! Questa volta la famiglia Clemente è quasi al completo. Manca il figlio maggiore, che però non si occupa dell’azienda, preferendo svolgere altre attività. Ci sono invece Lucia, che studia ancora, e Chiara. Lei da quest’anno lavora a tempo pieno con i genitori. “Finito il Liceo, volevo andare all’università, a veterinaria. Solo che c’era il numero chiuso… 800 persone per 100 posti, non ce l’ho fatta.” Certo, il test premia solo qualcuno, ma mi vengono certi pensieri relativi al curriculum di Chiara, che fin da bambina aiuta in casa, va al pascolo, sale in alpeggio. Adesso va al pascolo, poi rientra a casa prima per accudire gli animali in stalla, in modo da sollevare i genitori da queste incombenze.

Anche loro stanno pascolando dove erano già passati. Claudio spiega che qui c’è da avere paura del fiume. “Quando scioglierà tutta la neve che è venuta, qui è capace di salire l’acqua fino a questo argine. C’è il ponte giù che è stretto e blocca tutto…“. Racconta dei giorni di pioggia, degli altri pastori che non rispettano (e sono gli stessi di cui parlava l’amico Giovanni prima), di incidenti sulle strade, di strani movimenti notturni lungo queste stradine secondarie, tanto che lui dorme vicino alle pecore per essere più tranquillo.

Parla dei fedeli cani, del suo, preziosissimo ed abilissimo, ma ormai già vecchio, di quella della moglie e di quella della figlia. Nonostante le piogge, qui le pecore sono bianche immacolate, perchè bene o male ha sempre trovato il posto giusto per farle dormire all’asciutto. Parla, parla e cala l’oscurità. Le giornate si allungano, ma è comunque ancora inverno, così tocca salutare questi amici e ripartire verso casa mentre viene notte. E’ comunque stato un bel giro nel Canavese dove, nonostante le “pecore nere”, la pastorizia resiste ed è praticata anche da giovani donne appassionate.

In giro con voi

Ultimamente “giro” meno di un tempo, ma per fortuna ci siete voi che mi mandate immagini e racconti da una parte all’altra dell’Italia e non solo.


Chiara, dalla Svizzera, ci consiglia la visione di questo video (in Tedesco) sul ritorno del lupo in Piemonte, dove possiamo anche vedere una “vecchia conoscenza”, il pastore Fulvio Benedetto.

(foto G.Gosso)

(foto G.Grosso)

(foto G.Grosso)

Invece l’amico Giacomo durante l’estate, è andato ad assistere ad una manifestazione che, a giudicare dalle immagini, richiama un gran pubblico: “Con alcuni  amici valchiusellesi sono stato all’altopiano del Renon (BZ)
ad assistere al rientro di mucche e cavalli dagli alti pascoli, evento che da
ottant’anni si tiene il 24 Agosto. Uno spettacolo unico, ti assicuro. Era una 
faticaccia, il viaggio, andata e ritorno, in giornata. Ma ne è valsa la pena.

(foto G.Grosso)

(foto G.Grosso)

Ancora con Giacomo, ma questa volta in Piemonte. “Dopo 27 anni sono tornato alla Fiera d’Oropa. Grande partecipazione di allevatori ed appassionati giunti anche dal Canavese e dalla Valle d’Aosta. Di grande pregio il bestiame esposto, per lo più della razza “pezzata rossa”, appunto d’Oropa. Nessuna graduatoria di merito, bensì un premio di partecipazione a tutti gli espositori (scelta, questa, che dovrebbe essere presa ad esempio e seguita, dagli organizzatori di altre rassegne bovine). Ecco perchè, a differenza di ciò che spesso accade altrove dove, dopo la premiazione, alcuni storcono  il naso ritenendosi penalizzato, altri polemizzano vivacemente, altri ancora alzano minacciosi il bastone (sì, succede anche questo). Il risultato è che coloro che pensano di aver  subito dei torti, l’anno successivo non espongono più gli animali.  Ad Oropa invece, mangiano, bevono e cantano, gomito a gomito, tutti insieme.

(foto G.Grosso)

Tra le bancarelle, affollata come al solito quella di Alberto, della “Taglio Avion”, la premiata sartoria bergamasca  che veste pastori e margari. Peccato che stavolta non avesse portato con sè i bastoni, ricurvi all’impugnatura, che suo padre modella da autentico maestro.

Per concludere, un po’ di attualità. Ahimè nel Canavese il pascolo vagante continua ad essere protagonista come “pascolo abusivo” e ciò rappresenta un danno non solo per i proprietari dei fondi che si trovano ad ospitare questi animali ed i loro pastori, senza aver concesso loro il permesso di pascolamento, ma anche per tutti i pastori onesti. Penso a cosa vuol dire costruirsi tutta una “rete” di contatti, ore ed ore a cercare i proprietari e/o i conduttori dei fondi, chiedere il permesso, eventualmente mettersi d’accordo per un compenso (ci sono zone dove l’erba si paga… e anche cara!). Tutto questo vanificato dalle “pecore nere”, perchè poi tutti i pastori vaganti sono abusivi, perchè poi i comuni mettono i divieti di pascolo e tu non puoi entrare nemmeno se hai il consenso del contadino…

Una razza a rischio?

Le principali razze ovine allevate in Piemonte sono la Biellese, la pecora delle Langhe, la Frabosana- Roaschina, la Sambucana, la Tacola, oltre alla Savoiarda, la Garessina e la Saltasassi, quest’ultima praticamente estinta. Ma la Biellese, la prima della lista, come sta? Nell’elenco manca la Bergamasca, che ovviamente non è una razza autoctona, ma… in purezza o come incrocio, ormai è sicuramente la razza più rappresentata. Non conosco i numeri e forse non li conosce nessuno, dato che non viene fatto un monitoraggio degli allevamenti, ma l’impressione è che la Biellese stia diventando una razza a rischio.

Ci riflettevo su l’altro giorno, quando ho fatto visita ad un pastore che sta per cessare l’attività. “Tutte non le ho vendute, perchè altrimenti venivo malato… Ho tenuto le radici, mi capisci, no?“. Però intanto molte delle sue pecore sono andate a finire altrove, in greggi magari misti e si perde la razza.

La prima volta che avevo visto queste pecore e il loro pastore risale a tanti anni fa, quasi dieci, quando l’avevo incontrato ed intervistato su in montagna. Il gregge era già ridotto allora, ma adesso le dimensioni si sono ulteriormente rimpicciolite. Però queste erano pecore “bianche”, le Biellesi di una volta, come se ne trovano sempre meno.

Quelle vendute si sono viste sabato scorso alla fiera di Luserna e il commerciante si lamentava. Diceva di non riuscire a rivenderle perchè avevano “troppa lana” e la gente ormai non guarda più quello, anzi! Meno ce n’è, meglio sarebbe! Come cambiano i tempi, una volta questa era la ricchezza principale del pastore.

Piero lo diceva: “Io comunque ho sempre puntato sulla lana, anche se ormai non vale più niente“, e così ha mantenuto la razza di una volta. Pecore grosse, pesanti, ma “difficili da mantenere”, dicono altri pastori. “Quelle pecore lì, se non mangiano a volontà, fanno subito brutta figura“. E così una pecora da una parte, l’altra dall’altra, i montoni da un’altra ancora e la razza andrà a perdere, mescolandosi. Gli incroci fortificano gli animali, ma… come viene detto anche qui, sulla Biellese non sono più stati fatti lavori di miglioramento e sostegno. Inoltre, essendo i pastori obbligati ad allevare solo montoni resistenti o semi-resistenti alla scrapie, in molti casi le caratteristiche di razza vanno a perdere.

Il nostro amico pastore forse ha fatto l’ultima transumanza attraversando Pont Canavese in occasione della Festa della Transumanza, oggi continua il suo pascolo vagante a breve raggio. Con l’esiguo numero di animali rimastogli, non c’è più la necessità di camminare per chilometri e chilometri. Se non si interverrà in qualche modo, ho paura che tra non molto ci saranno davvero poche pecore di razza Biellese pura, ma sempre più greggi dove questa è stata incrociata con la Bergamasca.

Rimanendo nel Canavese, il nostro amico Piero ci invita alla cena dei pastori che si terrà ad Issiglio (TO) il prossimo 30 novembre, cena della quale lui sarà il padrino.

Festa della transumanza con polemica pastorale

Dopo una settimana di assenza, durante la quale sono successe molte cose da raccontare su queste pagine, riprendo da dove ci eravamo lasciati, cioè dalla festa della transumanza di Pont Canavese. Domenica scorsa il tempo era molto incerto e infatti la pioggia ha colpito con scrosci più o meno intensi la manifestazione, ma… chi ha capito il vero spirito transumante dovrebbe aver compreso che anche quello fa parte del gioco, o meglio, del mestiere!

In piazza già al mattino le bancarelle erano pronte ad accogliere i visitatori con la loro merce: artigianato, prodotti tipici ed artistici, informazioni turistiche sulla valle e sul Parco del Gran Paradiso. Si guardava in su e si sperava nel tempo, che inizialmente sembrava essere abbastanza buono. Il pubblico cominciava ad affluire, ma ovviamente sarebbero state le ore centrali della giornata quelle più affollate.

C’era anche uno stand dedicato ad un’azienda che alleva alpaca. La simpatica signora di Alpaca & Nuvole di Castelnuovo Nigra mi ha raccontato la sua scelta di vita per intraprendere questa nuova strada, faticosa, ma appassionante. La lotta per recuperare spazi per il pascolo, il passaggio dalla materia grezza ai filati e poi ovviamente ci sono gli animali… Purtroppo l’azienda non ha ancora un sito (l’intenzione c’è, ma poi il lavoro è sempre tanto ed il tempo per sedersi al computer invece manca!), però qui trovate i riferimenti per i contatti.

Puntualissima, poco dopo arriva la prima mandria in transumanza, annunciata dal suono dei rudun. Si tratta degli animali di Giovanni Contratto Ricca e non è che l’inizio della festa! Pubblico per ora ce n’è ancora poco, ma tutti i presenti salutano i margari ed i loro aiutanti. Viene offerto un bicchiere di vino, un cabaret di paste, ci si saluta, in un clima di allegria e simpatia.

In piazza intanto i più piccoli si divertono a fare piccole passeggiate a dorso d’asino. Per loro sarà comunque una giornata indimenticabile, l’entusiasmo dei bambini, anche “di origine cittadina” è grandissimo. Sicuramente si ricorderanno a lungo questo giorno, con un incontro dal vivo con gli animali e non solo immagini dentro uno schermo televisivo.

Segnalo questa toma “dei tre latti” prodotta dall’azienda Basolo in Val Soana e mi domando fino a quando si potrà gustare questa prelibatezza (gli anziani dicono che erano le tome migliori), visto che la presenza sempre più ingombrante del lupo anche nel Canavese fa sì che i margari che allevano sia vacche, sia ovicaprini, stiano pensando a fare delle scelte, dato che diventa impossibile lasciare incustodite durante il giorno capre e pecore.

Tutta Pont era agghindata a tema. I negozi esponevano prodotti che richiamavano l’evento o avevano realizzato prodotti specifici per l’occasione. Poi qua e là nelle vetrine o sui tavolini all’esterno facevano bella mostra giganteschi rudun riccamente decorati. Transumanza ovunque per questo terzo appuntamento con la manifestazione, ottimamente organizzata con grande entusiasmo che ha saputo coinvolgere un po’ tutti, o quasi…

Certo, c’era da aspettare tra un passaggio di animali e l’altro, ma chi aveva capito davvero cosa stava succedendo non poteva aver pretese di puntualità e rigore. Questa era una manifestazione vera, con mandrie e greggi che davvero scendevano dall’alpe per tornare in pianura, quindi c’era chi si era messo in cammino direttamente partendo dalla baita, chi aveva fatto tappa lungo la strada, a seconda della distanza. E poi, in questo mestiere, può sempre esserci l’imprevisto! Comunque, se uno non aveva voglia o si annoiava ad aspettare, bastava capire chi fosse il prossimo a transitare per la piazza e poi andargli incontro. Io mi sono avviata a piedi lungo la Val Soana, fino a sentire lo scampanio ed incontrare poi la famiglia Basolo con i loro animali.

Sono quindi scesa con loro fino ad entrare in Pont. Tutta la gente aspettava lungo la via principale e poi nella piazza, quindi prima era transumanza “normale”, quella che avviene ovunque nelle valli in questo periodo. Il bello è che, con l’occasione della festa, si è riusciti a mettere insieme tanti per far sì che scendessero lo stesso giorno e si è ridato il giusto riconoscimento ed onore a questo mestiere, facendolo transitare davanti a tutti tra sorrisi ed applausi.

Nonostante la pioggerella fine che aveva iniziato a cadere, in piazza c’era sempre più gente ad attendere i margari ed i loro animali. C’era chi guardava direttamente il passaggio della mandria e chi era impegnato a scattare foto o realizzare filmati. La folla che si assiepava lungo la via mi ricordava il passaggio del Giro d’Italia, però le vacche sono grosse e nessuno osava avvicinarsi tanto!

In coda alla mandria, altri bambini. C’erano quelli tra il pubblico, che strillavano eccitati, ma c’erano anche quelli per cui la transumanza è una grande festa, ma anche un giorno “di lavoro”. A quell’età non lo vivi come tale e poi anche in seguito camminare davanti o dietro ad una mandria o un gregge, lo sapete bene, viene definito “passione” prima che non mestiere. E’ proprio così, da bambini, con una cana in mano, che nasce la passione.

Usciti dal paese, nuovamente senza pubblico intorno, le mandrie continuano il loro cammino. La “festa” è finita, per ora. Si cammina fino alla cascina o a trovare un pascolo dove fare una sosta, poi probabilmente ci sarà un altro festeggiamento, cioè un pranzo tutti insieme, amici e parenti.

Ho scoperto che c’è anche una sorpresa, un gregge in più che parteciperà alla festa. Per me è l’occasione di ritrovare un vecchio amico, non vedevo lui con il suo gregge da anni. E’ Piero, detto “il Bersagliè” (chi ha letto “Dove vai pastore?” se lo ricorderà, con il suo humor e le sue battute), che ha deciso di far passare la sua transumanza nel fondovalle proprio oggi per aggiungersi alla festa. Questa transumanza per lui infatti ha anche un significato particolare.

Mentre aspettiamo che il vigile ci dia il via libera per partire, mi racconta un po’ di cose “da pastore”. E’ informato su di me e sulla mia vita, ma sono io a non sapere più niente di lui. Questa forse sarà la sua ultima transumanza, proprio per questo motivo ha deciso di sfilare per il centro del paese insieme agli altri. “Ho qualche problema di pressione, può darsi che non possa più andare in alta montagna. Credo che le venderò, non tutte, ne tengo un po’, perchè altrimenti cosa faccio… Ma è ora di ritirarsi.

La transumanza è bella da vedere, la transumanza è bella da fotografare, ma… Non me ne vogliano i margari, io trovo che la transumanza di un gregge e del suo pastore abbia quel tocco di fascino in più. La bellezza sta nell’avanzare compatto degli animali alle spalle della loro guida. Se poi il pastore ha il phisique du role, tanto meglio!

Anche il pubblico sembra apprezzare: le pecore sono meno pericolose della vacche, poi c’è l’entusiasmo nel vedere l’asino con il suo carico di agnellini. In tanti allungano una mano per sfiorare i velli morbidi, ma gli animali iniziano ad essere nervosi e spaesati. Per loro è un’esperienza nuova e non del tutto gradevole.

Così si forma un ingorgo, gli animali non vogliono proseguire oltre, anzi… si girano per tornare indietro! C’è da sudare un po’ per riportare tutto alla normalità a forza di fischi, di abbaiare di cani, tra la gente che non capisce bene e contribuisce ad aumentare la confusione. Poi il pastore va indietro a prendere uno degli asini per la cavezza e tutto torna ad andare per il verso giusto.

Seguo il gregge. Si sta facendo tardi, devo rientrare in alpe entro sera, ma il pastore ed i suoi amici mi invitano a pranzare con loro più avanti lungo la strada. Mi perderò il resto della festa, ma nonostante tutto mi inseguiranno le “polemiche” suscitate da uno spiacevole incidente verificatosi nelle ore successive. Già al mattino infatti gli organizzatori mi avevano informata che, se Piero fosse transitato a Pont, l’altro pastore (quello ufficialmente inserito nei manifesti de La Transumanza) non avrebbe poi voluto passare di lì. Se avesse visto tracce di escrementi lungo la strada, avrebbe tirato dritto… Gelosie tra pastori? Le pecore di Piero sono belle, ben curate, un comportamento simile avrebbe potuto essere giustificato solo in presenza di un gregge potenziale portatore di malattie!

Liquidiamo la cosa con un’alzata di spalle, io confidavo nel buonsenso, pertanto continuiamo il nostro cammino. Gli amici di Piero sono persone della valle e mi raccontano  com’è nata la loro amicizia. Ai tempi dell’alluvione del 2000, che devastò la Valle Orco, il pastore rimase bloccato in valle e si ritrovò a condividere quei momenti difficili con il resto della popolazione, aiutandosi l’un l’altro. Una bella storia di solidarietà che genera un’amicizia destinata a durare nel tempo.

(foto G.Fassino)

Lascio la valle e la transumanza per rientrare verso l’alpeggio. Verrò poi a sapere che l’altro gregge, con un numero di capi ben maggiore, ha tirato dritto ed è passato sulla circonvallazione di Pont. Che brutto gesto, poco intelligente… La delusione, del pubblico e degli organizzatori, è stata grande. Commenta l’amico Carlo: “Io c’ero mi è dispiaciuto soprattutto per tanti bambini che ho visto molto ansiosi di vedere il gregge.” La brutta figura l’ha fatta chi non ha voluto passare senza che ci fosse una ragione plausibile per questo gesto così stupido. E pensare che il manifesto della transumanza portava proprio come sfondo la foto del gregge… Capite perchè è impossibile sedere i pastori intorno ad un tavolo per prendere delle decisioni? Persino nei momenti di festa capitano queste cose. Comunque a detta di tutti, nonostante il pastore dissidente e nonostante la pioggia, è stata una bella manifestazione. Chiedo scusa per non potervi mostrare anche il transito delle mandrie del pomeriggio.

Festa della transumanza a Pont Canavese – anticipazioni

Cedo molto volentieri un po’ di spazio sul blog agli organizzatori de “La Transumanza” di Pont Canavese, manifestazione che si tiene da un paio di anni, ma che sta crescendo con successo e grande apprezzamento del pubblico.

Quest’anno la transumanza di mandrie e greggi avverrà il 5-6 ottobre. Qui sul sito potete trovare tutti i dettagli.

La transumanza è un giorno particolare, una festa ed una grande fatica. Per il pubblico sicuramente è un momento in cui incontrare dal vivo il mondo dell’alpeggio, dei margari, della pastorizia, del pascolo vagante.

Trovate La Transumanza anche su facebook. Inoltre, gli organizzatori ci parlano di questa iniziativa: “Abbiamo attivato un progetto di crowdfunding, cioè una ‘raccolta fondi’ online per sostenere l’organizzazione della festa, che richiede sempre più sforzi economici per far fronte alle spese. Questo è il link:

 
Lo scopo è quello di sensibilizzare un pubblico sempre più ampio e cercare sostenitori, tramite il video “Le vacanze di Mucca Serena” che spiega in modo giocoso il soggiorno in alpeggio della protagonista.
Spero di poter essere presente, così come avevo fatto due anni fa, anche se la data è “critica” e potrebbe coincidere con quella di transumanze che mi vedono impegnata in prima persona. Buon cammino a tutti!