Troppe pecore nella stessa zona?

Nelle scorse settimane ho avuto modo di andare un paio di volte in Canavese, a far visita ad amici pastori. Forse lì più che altrove, è evidente la sensazione che il pascolo vagante sia “in pericolo”, ma la causa va ricercata forse, soprattutto, tra alcuni di quelli che lo praticano. Anche in altre parti del Piemonte c’è ormai un’alta concentrazione di greggi, più o meno vaganti, ma mi sembra che i problemi siano meno gravi, grazie forse ad un maggiore rispetto da parte dei singoli pastori e… al fatto che la gran parte dei pascoli viene pagata.

Un tempo il pascolo non si pagava. Il pastore passava, pascolava, dava un agnello, un pezzo di formaggio… Aumentata la concorrenza, per accaparrarsi il diritto di mangiare l’erba, qualcuno ha iniziato ad offrire soldi, oppure sono i contadini che hanno cominciato a chiedere denaro, non so. Un’amica in Canavese comunque mi raccontava la fatica nel difendere i propri pascoli, anche di proprietà, dove fa pascolare il suo “piccolo” gregge. “Arriva il tal pastore con 2000 e più pecore, mi dice che passa solo… Ma come resta il mio prato dopo che passano tutti quegli animali? Io con le mie faccio qualche giorno, loro passano e in 10 minuti hanno spianato tutto.

Qualcuno ha ridotto il numero degli animali. Ricordo che, durante una chiacchierata, Giovanni diceva: “Chi era abituato ad un altro modo di pascolare, adesso non si trova più… Anche tra di noi: ci si incontrava alla sera, si mangiava e si cantava. Adesso vedi che passa un altro pastore, conosci magari la macchina, ma non ci si parla più.” Pastori d’altri tempi, pastori che oggi continuano per “malattia”, pastori abituati ad avere buoni rapporti con la gente, essere salutati ed accolti lungo il loro cammino.

E’ quasi sera, le auto sfrecciano sulla statale senza rallentare. Essere lì al pascolo fa venire i brividi: per gli agnelli, per i cani, per come possa bastare un attimo di distrazione.  Anche questo pastore parla della “concorrenza”: per il momento è abbastanza vicino a casa, ma verrà il giorno anche per lui di scendere dove arrivano e passano greggi più grosse, dove “fioriscono” i divieti di pascolo.

Una giornata di sole e di vento, un altro gregge, un altro pastore. Anche qui i discorsi sono simili. In una certa zona è passato il tale e non c’è più nulla. In quel Comune non puoi più andare, hanno messo i divieti di pascolo, non puoi entrare nemmeno se i contadini a te concederebbero il pascolamento. Se lo fai, vieni multato.

Sono zone in cui non mancherebbero i pascoli, ci sarebbe forse anche spazio per tutti, ci si rispettasse per prima cosa a vicenda. Ovviamente però la base sarebbe rispettare i proprietari dei prati! Parla con uno, parla con l’altro, i nomi dei responsabili sono poi sempre gli stessi, ma le conseguenze le vengono a pagare tutti allo stesso modo. Anzi… le pagano di più gli onesti, che finiscono per rispettare i divieti, mentre i responsabili continuano quasi come se niente fosse. Un pastore, il cui gregge è ormai estremamente ridotto, mi raccontava che uno di questi personaggi è arrivato al punto di mangiargli tutta l’erba intorno alla cascina che lui affitta come base per l’inverno. In un giorno il gregge è passato ed andato, lui ne aveva per diverse settimane.

Purtroppo anche questo è pascolo vagante, una storia però che non si vorrebbe dover raccontare. In Canavese sono anni che, periodicamente, escono anche articoli sui giornali, si fanno riunioni per questo “problema”, sollecitate dai privati, dai proprietari dei fondi. I responsabili però continuano e per gli altri, per i veri pastori, la vita si complica.

La fiera di Caselle

Agli inizi di dicembre c’è una delle ultime fiere zootecniche da queste parti, ed è quella di Caselle (TO). Ne avevo sempre sentito parlare, ma non avevo mai avuto occasione di andare a fare un giro. Quest’anno invece mi sono diretta verso quel comune famoso soprattutto per l’aeroporto…

Che dire, c’era tutto quello che deve esserci in una fiera zootecnica. Nella piazza dove era esposto il bestiame, c’erano anche i mezzi agricoli e i banchi delle sellerie, con attrezzature e rudun.

Probabilmente mi aspettavo di vedere più animali. C’erano numerosi bovini, vacche da latte, ma solo in un lato della piazza. Commentando il fatto con alcuni anziani, mi hanno confermato che, un tempo, questa fiera (così come molte altre) conosceva altri fasti: “…e non solo questa piazza era piena, ma anche nell’altra lì dietro!

Altri tempi, altri numeri, altri soldi, altri mestieri. Poco per volta arrivano gli interessati, ci sono margari, allevatori, pastori, un po’ da tutto il Piemonte. Incontro amici Biellesi, molti dalle vallate del Pinerolese, ovviamente una nutrita rappresentanza Canavesana.

Non so come siano andati gli affari, le vendite sia di bestiame, sia di campanacci, in questo tempo di crisi. Però alla fiera si va anche solo per incontrarsi, per far due parole dal vivo, per vedere gli amici e le amiche.

Ecco un gruppo di giovani che sta “testando” dei nuovi campanacci svizzeri. Non ho ben capito se il loro suono sia stato apprezzato oppure no dai tradizionalisti. Parlando di suoni, o meglio, di rumori, ogni tanto la maggior parte della gente alzava gli occhi al cielo, senza riuscire ad abituarsi agli aerei che si abbassavano per atterrare. Ogni volta pareva dovessero scendere proprio lì tra le case…

La fiera non era immensa, ma il mercato si estendeva per tutto il centro di Caselle. C’era un po’ di “mercatino di Natale”, tanto abbigliamento…

Vasto assortimento di generi alimentari, con molti prodotti caratteristici del Sud Italia. Salumi, formaggi, pomodori secchi, legumi, frutta secca, frutta candita, dolciumi… Chi non era interessato al reparto zootecnico, poteva godersi il paese e il mercato.

Una piazza era interamente dedicata all’ortofrutta, con bancarelle che proponevano frutta e verdura dal bell’aspetto e dai profumi invitanti. Nonostante la stagione, erano belli i colori di questi banchi, tra mele, cavoli verdi e viola, piramidi di agrumi, qualche tocco di esotico e mele in quantità.

Ancora un giro tra gli animali prima di lasciare la fiera. Il cielo è grigio e il clima umido. Chi viene dalle valli afferma che in quota ci fosse il sole, ma la pianura è avvolta da un clima tipicamente autunnale, anche se senza nebbia.

Sono partita nel primo pomeriggio, ma gli amici mi dicono che, successivamente, la fiera si è ulteriormente animata. A me è rimasta una sensazione un po’ grigia, come il colore del cielo, forse anche per le tante lamentele ascoltate qua e là. Anche girando tra le bancarelle, a parte quelle di generi alimentari, nelle altre si vedeva ben poca gente in attesa di essere servita.

Incontri nel Canavese

L’altro giorno sono andata a “fare un giro” nel Canavese. Il tempo è sempre poco, quando ci si muove bisogna mettere insieme più cose per ottimizzare la giornata. Era anche l’occasione per andare a vedere un po’ di pecore, ma ci sono stati anche degli incontri inattesi.

Il primo gregge (e i suoi pastori) li conosciamo bene. Pensavo di passare da lui sulla strada del ritorno, ma alla fine è stato il primo gregge avvistato casualmente dalla macchina. Solo arrivati ad una certa distanza ho capito di chi si trattava. Giovanni e il suo gregge pascolano tra prati e stoppie. Lì il terreno è sano, sabbioso, ci sono pozzanghere sulla stradina, ma non fango e ristagni d’acqua tra l’erba.

Il maltempo di questa strana stagione è l’argomento che accomunerà tutte le nostre chiacchierate. Il pastore sta ripassando dov’era già stato. L’erba fortunatamente ha già ricacciato, grazie alle temperature. Fosse stata neve e non pioggia questo probabilmente non sarebbe accaduto, ma nello stesso tempo… Il fango ha impedito di pascolare altri prati. E poi ci sono troppi pastori nel giro di pochi chilometri. Qualcuno rispettoso, con il quale ci si accorda per “dividersi” i pascoli. Altri che invece avanzano ignorando sia le tradizionali zone di pascolo dei colleghi, sia la disponibilità dei contadini a concedere il pascolamento. Sento addirittura parlare di uno che, lo scorso autunno, avrebbe messo il gregge in un campo di mais ancora da raccogliere! “Così la gente viene cattiva e non vuole più nessun pastore.

Seguendo indicazioni più o meno vaghe, ecco le tracce di un altro gregge. Il fuoristrada, delle reti tirate, i segni del passaggio delle pecore sull’asfalto, un animale da solo nel bosco, probabilmente in cerca del suo agnello, e poi la macchia bianca e belante poco sopra. Avessi proseguito sulla strada principale, sarei arrivata proprio a fianco degli animali… Ma invece no, si raggiungono pecore e pastori camminando in boschi fioriti di bucaneve, sprofondando nel fango di risorgive.

Con questo gregge multicolore, con tante capre, asini e pecore di razze e colori differenti, incontro una mia omonima con una storia speciale da raccontare. Forse un po’ tutte le donne che troviamo con un gregge hanno una storia molto particolare alle spalle. Marzia viene dalla Lombardia, si era avvicinata alla pastorizia nomade per amore… Dopo un certo numero di anni la storia è finita e lei si è trovata ormai parte di quel mondo, mentalmente e fisicamente (aveva un po’ di capre e pecore sue). Così ha lavorato in alpeggio a custodire un gregge proprio qui in Piemonte e lì a conosciuto Gianni.

Lui aveva i suoi animali in un alpeggio della stessa vallata, insieme ad un anziano pastore. Adesso Marzia e Gianni conducono insieme il loro gregge tra boschi e prati, in un territorio che ancora permette a volte addirittura di fare come si faceva un tempo, cioè non dover tirare le reti di notte. Però il loro gregge è difeso da cani da guardiania, perchè ormai anche in queste valli del Piemonte si sta diffondendo il lupo. Gianni però sembra scettico sulla validità di questi cani.

Lungo la strada sembra di scorgere ancora un altro gregge, ma c’è chi aspetta altrove e allora niente più tappe lungo il tragitto! Questa volta la famiglia Clemente è quasi al completo. Manca il figlio maggiore, che però non si occupa dell’azienda, preferendo svolgere altre attività. Ci sono invece Lucia, che studia ancora, e Chiara. Lei da quest’anno lavora a tempo pieno con i genitori. “Finito il Liceo, volevo andare all’università, a veterinaria. Solo che c’era il numero chiuso… 800 persone per 100 posti, non ce l’ho fatta.” Certo, il test premia solo qualcuno, ma mi vengono certi pensieri relativi al curriculum di Chiara, che fin da bambina aiuta in casa, va al pascolo, sale in alpeggio. Adesso va al pascolo, poi rientra a casa prima per accudire gli animali in stalla, in modo da sollevare i genitori da queste incombenze.

Anche loro stanno pascolando dove erano già passati. Claudio spiega che qui c’è da avere paura del fiume. “Quando scioglierà tutta la neve che è venuta, qui è capace di salire l’acqua fino a questo argine. C’è il ponte giù che è stretto e blocca tutto…“. Racconta dei giorni di pioggia, degli altri pastori che non rispettano (e sono gli stessi di cui parlava l’amico Giovanni prima), di incidenti sulle strade, di strani movimenti notturni lungo queste stradine secondarie, tanto che lui dorme vicino alle pecore per essere più tranquillo.

Parla dei fedeli cani, del suo, preziosissimo ed abilissimo, ma ormai già vecchio, di quella della moglie e di quella della figlia. Nonostante le piogge, qui le pecore sono bianche immacolate, perchè bene o male ha sempre trovato il posto giusto per farle dormire all’asciutto. Parla, parla e cala l’oscurità. Le giornate si allungano, ma è comunque ancora inverno, così tocca salutare questi amici e ripartire verso casa mentre viene notte. E’ comunque stato un bel giro nel Canavese dove, nonostante le “pecore nere”, la pastorizia resiste ed è praticata anche da giovani donne appassionate.

In giro con voi

Ultimamente “giro” meno di un tempo, ma per fortuna ci siete voi che mi mandate immagini e racconti da una parte all’altra dell’Italia e non solo.


Chiara, dalla Svizzera, ci consiglia la visione di questo video (in Tedesco) sul ritorno del lupo in Piemonte, dove possiamo anche vedere una “vecchia conoscenza”, il pastore Fulvio Benedetto.

(foto G.Gosso)

(foto G.Grosso)

(foto G.Grosso)

Invece l’amico Giacomo durante l’estate, è andato ad assistere ad una manifestazione che, a giudicare dalle immagini, richiama un gran pubblico: “Con alcuni  amici valchiusellesi sono stato all’altopiano del Renon (BZ)
ad assistere al rientro di mucche e cavalli dagli alti pascoli, evento che da
ottant’anni si tiene il 24 Agosto. Uno spettacolo unico, ti assicuro. Era una 
faticaccia, il viaggio, andata e ritorno, in giornata. Ma ne è valsa la pena.

(foto G.Grosso)

(foto G.Grosso)

Ancora con Giacomo, ma questa volta in Piemonte. “Dopo 27 anni sono tornato alla Fiera d’Oropa. Grande partecipazione di allevatori ed appassionati giunti anche dal Canavese e dalla Valle d’Aosta. Di grande pregio il bestiame esposto, per lo più della razza “pezzata rossa”, appunto d’Oropa. Nessuna graduatoria di merito, bensì un premio di partecipazione a tutti gli espositori (scelta, questa, che dovrebbe essere presa ad esempio e seguita, dagli organizzatori di altre rassegne bovine). Ecco perchè, a differenza di ciò che spesso accade altrove dove, dopo la premiazione, alcuni storcono  il naso ritenendosi penalizzato, altri polemizzano vivacemente, altri ancora alzano minacciosi il bastone (sì, succede anche questo). Il risultato è che coloro che pensano di aver  subito dei torti, l’anno successivo non espongono più gli animali.  Ad Oropa invece, mangiano, bevono e cantano, gomito a gomito, tutti insieme.

(foto G.Grosso)

Tra le bancarelle, affollata come al solito quella di Alberto, della “Taglio Avion”, la premiata sartoria bergamasca  che veste pastori e margari. Peccato che stavolta non avesse portato con sè i bastoni, ricurvi all’impugnatura, che suo padre modella da autentico maestro.

Per concludere, un po’ di attualità. Ahimè nel Canavese il pascolo vagante continua ad essere protagonista come “pascolo abusivo” e ciò rappresenta un danno non solo per i proprietari dei fondi che si trovano ad ospitare questi animali ed i loro pastori, senza aver concesso loro il permesso di pascolamento, ma anche per tutti i pastori onesti. Penso a cosa vuol dire costruirsi tutta una “rete” di contatti, ore ed ore a cercare i proprietari e/o i conduttori dei fondi, chiedere il permesso, eventualmente mettersi d’accordo per un compenso (ci sono zone dove l’erba si paga… e anche cara!). Tutto questo vanificato dalle “pecore nere”, perchè poi tutti i pastori vaganti sono abusivi, perchè poi i comuni mettono i divieti di pascolo e tu non puoi entrare nemmeno se hai il consenso del contadino…

Una razza a rischio?

Le principali razze ovine allevate in Piemonte sono la Biellese, la pecora delle Langhe, la Frabosana- Roaschina, la Sambucana, la Tacola, oltre alla Savoiarda, la Garessina e la Saltasassi, quest’ultima praticamente estinta. Ma la Biellese, la prima della lista, come sta? Nell’elenco manca la Bergamasca, che ovviamente non è una razza autoctona, ma… in purezza o come incrocio, ormai è sicuramente la razza più rappresentata. Non conosco i numeri e forse non li conosce nessuno, dato che non viene fatto un monitoraggio degli allevamenti, ma l’impressione è che la Biellese stia diventando una razza a rischio.

Ci riflettevo su l’altro giorno, quando ho fatto visita ad un pastore che sta per cessare l’attività. “Tutte non le ho vendute, perchè altrimenti venivo malato… Ho tenuto le radici, mi capisci, no?“. Però intanto molte delle sue pecore sono andate a finire altrove, in greggi magari misti e si perde la razza.

La prima volta che avevo visto queste pecore e il loro pastore risale a tanti anni fa, quasi dieci, quando l’avevo incontrato ed intervistato su in montagna. Il gregge era già ridotto allora, ma adesso le dimensioni si sono ulteriormente rimpicciolite. Però queste erano pecore “bianche”, le Biellesi di una volta, come se ne trovano sempre meno.

Quelle vendute si sono viste sabato scorso alla fiera di Luserna e il commerciante si lamentava. Diceva di non riuscire a rivenderle perchè avevano “troppa lana” e la gente ormai non guarda più quello, anzi! Meno ce n’è, meglio sarebbe! Come cambiano i tempi, una volta questa era la ricchezza principale del pastore.

Piero lo diceva: “Io comunque ho sempre puntato sulla lana, anche se ormai non vale più niente“, e così ha mantenuto la razza di una volta. Pecore grosse, pesanti, ma “difficili da mantenere”, dicono altri pastori. “Quelle pecore lì, se non mangiano a volontà, fanno subito brutta figura“. E così una pecora da una parte, l’altra dall’altra, i montoni da un’altra ancora e la razza andrà a perdere, mescolandosi. Gli incroci fortificano gli animali, ma… come viene detto anche qui, sulla Biellese non sono più stati fatti lavori di miglioramento e sostegno. Inoltre, essendo i pastori obbligati ad allevare solo montoni resistenti o semi-resistenti alla scrapie, in molti casi le caratteristiche di razza vanno a perdere.

Il nostro amico pastore forse ha fatto l’ultima transumanza attraversando Pont Canavese in occasione della Festa della Transumanza, oggi continua il suo pascolo vagante a breve raggio. Con l’esiguo numero di animali rimastogli, non c’è più la necessità di camminare per chilometri e chilometri. Se non si interverrà in qualche modo, ho paura che tra non molto ci saranno davvero poche pecore di razza Biellese pura, ma sempre più greggi dove questa è stata incrociata con la Bergamasca.

Rimanendo nel Canavese, il nostro amico Piero ci invita alla cena dei pastori che si terrà ad Issiglio (TO) il prossimo 30 novembre, cena della quale lui sarà il padrino.

Festa della transumanza con polemica pastorale

Dopo una settimana di assenza, durante la quale sono successe molte cose da raccontare su queste pagine, riprendo da dove ci eravamo lasciati, cioè dalla festa della transumanza di Pont Canavese. Domenica scorsa il tempo era molto incerto e infatti la pioggia ha colpito con scrosci più o meno intensi la manifestazione, ma… chi ha capito il vero spirito transumante dovrebbe aver compreso che anche quello fa parte del gioco, o meglio, del mestiere!

In piazza già al mattino le bancarelle erano pronte ad accogliere i visitatori con la loro merce: artigianato, prodotti tipici ed artistici, informazioni turistiche sulla valle e sul Parco del Gran Paradiso. Si guardava in su e si sperava nel tempo, che inizialmente sembrava essere abbastanza buono. Il pubblico cominciava ad affluire, ma ovviamente sarebbero state le ore centrali della giornata quelle più affollate.

C’era anche uno stand dedicato ad un’azienda che alleva alpaca. La simpatica signora di Alpaca & Nuvole di Castelnuovo Nigra mi ha raccontato la sua scelta di vita per intraprendere questa nuova strada, faticosa, ma appassionante. La lotta per recuperare spazi per il pascolo, il passaggio dalla materia grezza ai filati e poi ovviamente ci sono gli animali… Purtroppo l’azienda non ha ancora un sito (l’intenzione c’è, ma poi il lavoro è sempre tanto ed il tempo per sedersi al computer invece manca!), però qui trovate i riferimenti per i contatti.

Puntualissima, poco dopo arriva la prima mandria in transumanza, annunciata dal suono dei rudun. Si tratta degli animali di Giovanni Contratto Ricca e non è che l’inizio della festa! Pubblico per ora ce n’è ancora poco, ma tutti i presenti salutano i margari ed i loro aiutanti. Viene offerto un bicchiere di vino, un cabaret di paste, ci si saluta, in un clima di allegria e simpatia.

In piazza intanto i più piccoli si divertono a fare piccole passeggiate a dorso d’asino. Per loro sarà comunque una giornata indimenticabile, l’entusiasmo dei bambini, anche “di origine cittadina” è grandissimo. Sicuramente si ricorderanno a lungo questo giorno, con un incontro dal vivo con gli animali e non solo immagini dentro uno schermo televisivo.

Segnalo questa toma “dei tre latti” prodotta dall’azienda Basolo in Val Soana e mi domando fino a quando si potrà gustare questa prelibatezza (gli anziani dicono che erano le tome migliori), visto che la presenza sempre più ingombrante del lupo anche nel Canavese fa sì che i margari che allevano sia vacche, sia ovicaprini, stiano pensando a fare delle scelte, dato che diventa impossibile lasciare incustodite durante il giorno capre e pecore.

Tutta Pont era agghindata a tema. I negozi esponevano prodotti che richiamavano l’evento o avevano realizzato prodotti specifici per l’occasione. Poi qua e là nelle vetrine o sui tavolini all’esterno facevano bella mostra giganteschi rudun riccamente decorati. Transumanza ovunque per questo terzo appuntamento con la manifestazione, ottimamente organizzata con grande entusiasmo che ha saputo coinvolgere un po’ tutti, o quasi…

Certo, c’era da aspettare tra un passaggio di animali e l’altro, ma chi aveva capito davvero cosa stava succedendo non poteva aver pretese di puntualità e rigore. Questa era una manifestazione vera, con mandrie e greggi che davvero scendevano dall’alpe per tornare in pianura, quindi c’era chi si era messo in cammino direttamente partendo dalla baita, chi aveva fatto tappa lungo la strada, a seconda della distanza. E poi, in questo mestiere, può sempre esserci l’imprevisto! Comunque, se uno non aveva voglia o si annoiava ad aspettare, bastava capire chi fosse il prossimo a transitare per la piazza e poi andargli incontro. Io mi sono avviata a piedi lungo la Val Soana, fino a sentire lo scampanio ed incontrare poi la famiglia Basolo con i loro animali.

Sono quindi scesa con loro fino ad entrare in Pont. Tutta la gente aspettava lungo la via principale e poi nella piazza, quindi prima era transumanza “normale”, quella che avviene ovunque nelle valli in questo periodo. Il bello è che, con l’occasione della festa, si è riusciti a mettere insieme tanti per far sì che scendessero lo stesso giorno e si è ridato il giusto riconoscimento ed onore a questo mestiere, facendolo transitare davanti a tutti tra sorrisi ed applausi.

Nonostante la pioggerella fine che aveva iniziato a cadere, in piazza c’era sempre più gente ad attendere i margari ed i loro animali. C’era chi guardava direttamente il passaggio della mandria e chi era impegnato a scattare foto o realizzare filmati. La folla che si assiepava lungo la via mi ricordava il passaggio del Giro d’Italia, però le vacche sono grosse e nessuno osava avvicinarsi tanto!

In coda alla mandria, altri bambini. C’erano quelli tra il pubblico, che strillavano eccitati, ma c’erano anche quelli per cui la transumanza è una grande festa, ma anche un giorno “di lavoro”. A quell’età non lo vivi come tale e poi anche in seguito camminare davanti o dietro ad una mandria o un gregge, lo sapete bene, viene definito “passione” prima che non mestiere. E’ proprio così, da bambini, con una cana in mano, che nasce la passione.

Usciti dal paese, nuovamente senza pubblico intorno, le mandrie continuano il loro cammino. La “festa” è finita, per ora. Si cammina fino alla cascina o a trovare un pascolo dove fare una sosta, poi probabilmente ci sarà un altro festeggiamento, cioè un pranzo tutti insieme, amici e parenti.

Ho scoperto che c’è anche una sorpresa, un gregge in più che parteciperà alla festa. Per me è l’occasione di ritrovare un vecchio amico, non vedevo lui con il suo gregge da anni. E’ Piero, detto “il Bersagliè” (chi ha letto “Dove vai pastore?” se lo ricorderà, con il suo humor e le sue battute), che ha deciso di far passare la sua transumanza nel fondovalle proprio oggi per aggiungersi alla festa. Questa transumanza per lui infatti ha anche un significato particolare.

Mentre aspettiamo che il vigile ci dia il via libera per partire, mi racconta un po’ di cose “da pastore”. E’ informato su di me e sulla mia vita, ma sono io a non sapere più niente di lui. Questa forse sarà la sua ultima transumanza, proprio per questo motivo ha deciso di sfilare per il centro del paese insieme agli altri. “Ho qualche problema di pressione, può darsi che non possa più andare in alta montagna. Credo che le venderò, non tutte, ne tengo un po’, perchè altrimenti cosa faccio… Ma è ora di ritirarsi.

La transumanza è bella da vedere, la transumanza è bella da fotografare, ma… Non me ne vogliano i margari, io trovo che la transumanza di un gregge e del suo pastore abbia quel tocco di fascino in più. La bellezza sta nell’avanzare compatto degli animali alle spalle della loro guida. Se poi il pastore ha il phisique du role, tanto meglio!

Anche il pubblico sembra apprezzare: le pecore sono meno pericolose della vacche, poi c’è l’entusiasmo nel vedere l’asino con il suo carico di agnellini. In tanti allungano una mano per sfiorare i velli morbidi, ma gli animali iniziano ad essere nervosi e spaesati. Per loro è un’esperienza nuova e non del tutto gradevole.

Così si forma un ingorgo, gli animali non vogliono proseguire oltre, anzi… si girano per tornare indietro! C’è da sudare un po’ per riportare tutto alla normalità a forza di fischi, di abbaiare di cani, tra la gente che non capisce bene e contribuisce ad aumentare la confusione. Poi il pastore va indietro a prendere uno degli asini per la cavezza e tutto torna ad andare per il verso giusto.

Seguo il gregge. Si sta facendo tardi, devo rientrare in alpe entro sera, ma il pastore ed i suoi amici mi invitano a pranzare con loro più avanti lungo la strada. Mi perderò il resto della festa, ma nonostante tutto mi inseguiranno le “polemiche” suscitate da uno spiacevole incidente verificatosi nelle ore successive. Già al mattino infatti gli organizzatori mi avevano informata che, se Piero fosse transitato a Pont, l’altro pastore (quello ufficialmente inserito nei manifesti de La Transumanza) non avrebbe poi voluto passare di lì. Se avesse visto tracce di escrementi lungo la strada, avrebbe tirato dritto… Gelosie tra pastori? Le pecore di Piero sono belle, ben curate, un comportamento simile avrebbe potuto essere giustificato solo in presenza di un gregge potenziale portatore di malattie!

Liquidiamo la cosa con un’alzata di spalle, io confidavo nel buonsenso, pertanto continuiamo il nostro cammino. Gli amici di Piero sono persone della valle e mi raccontano  com’è nata la loro amicizia. Ai tempi dell’alluvione del 2000, che devastò la Valle Orco, il pastore rimase bloccato in valle e si ritrovò a condividere quei momenti difficili con il resto della popolazione, aiutandosi l’un l’altro. Una bella storia di solidarietà che genera un’amicizia destinata a durare nel tempo.

(foto G.Fassino)

Lascio la valle e la transumanza per rientrare verso l’alpeggio. Verrò poi a sapere che l’altro gregge, con un numero di capi ben maggiore, ha tirato dritto ed è passato sulla circonvallazione di Pont. Che brutto gesto, poco intelligente… La delusione, del pubblico e degli organizzatori, è stata grande. Commenta l’amico Carlo: “Io c’ero mi è dispiaciuto soprattutto per tanti bambini che ho visto molto ansiosi di vedere il gregge.” La brutta figura l’ha fatta chi non ha voluto passare senza che ci fosse una ragione plausibile per questo gesto così stupido. E pensare che il manifesto della transumanza portava proprio come sfondo la foto del gregge… Capite perchè è impossibile sedere i pastori intorno ad un tavolo per prendere delle decisioni? Persino nei momenti di festa capitano queste cose. Comunque a detta di tutti, nonostante il pastore dissidente e nonostante la pioggia, è stata una bella manifestazione. Chiedo scusa per non potervi mostrare anche il transito delle mandrie del pomeriggio.

Festa della transumanza a Pont Canavese – anticipazioni

Cedo molto volentieri un po’ di spazio sul blog agli organizzatori de “La Transumanza” di Pont Canavese, manifestazione che si tiene da un paio di anni, ma che sta crescendo con successo e grande apprezzamento del pubblico.

Quest’anno la transumanza di mandrie e greggi avverrà il 5-6 ottobre. Qui sul sito potete trovare tutti i dettagli.

La transumanza è un giorno particolare, una festa ed una grande fatica. Per il pubblico sicuramente è un momento in cui incontrare dal vivo il mondo dell’alpeggio, dei margari, della pastorizia, del pascolo vagante.

Trovate La Transumanza anche su facebook. Inoltre, gli organizzatori ci parlano di questa iniziativa: “Abbiamo attivato un progetto di crowdfunding, cioè una ‘raccolta fondi’ online per sostenere l’organizzazione della festa, che richiede sempre più sforzi economici per far fronte alle spese. Questo è il link:

 
Lo scopo è quello di sensibilizzare un pubblico sempre più ampio e cercare sostenitori, tramite il video “Le vacanze di Mucca Serena” che spiega in modo giocoso il soggiorno in alpeggio della protagonista.
Spero di poter essere presente, così come avevo fatto due anni fa, anche se la data è “critica” e potrebbe coincidere con quella di transumanze che mi vedono impegnata in prima persona. Buon cammino a tutti!

Mi hanno portato in alpeggio a 21 giorni

Per il film sui pastori piemontesi, era venuto il momento di raggiungere un pastore vagante, dopo aver seguito lo scorso anno tre pastori/famiglie in rappresentanza dei giovani pastori per scelta, dell’azienda di montagna e dei giovani allevatori per tradizione. Si continua a raccogliere testimonianze al fine di mostrare chi è oggi il pastore, come lavora, per contribuire alla corretta comunicazione, visto che sempre di più i messaggi che arrivano al grande pubblico sono parziali se non addirittura contenenti disinformazione.

E così eccoci nelle campagne del Canavese, anche per coprire un’altra area del Piemonte, dove la tradizione pastorale è sempre stata molto viva. Niente riprese in interni, avevo detto alla troupe, il pascolo vagante è 365 giorni all’anno all’aria aperta. Giovanni ed Elsa avevano acconsentito a farsi filmare. Con loro così incontreremo sia una coppia unita nella vita e nel lavoro, sia un pastore per il quale il mestiere si avvia a conclusione: “A meno che i nipoti…“, butta là Giovanni. “I figli hanno fatto altro, il maschio a 15 anni ha iniziato a lavorare in una boita, adesso è ben apprezzato dal suo padrone, la figlia fin da bambina aveva l’idea di fare la pettinatrice. Adesso però fa anche un corso da infermiera perchè, di questi tempi…“. Forse un po’ di rimpianto c’è, ma i genitori non hanno forzato i figli a seguire le loro orme.

Giovanni ed Elsa hanno fatto una colazione abbondante a casa, prima di raggiungere il gregge. Lui spesso, ancora oggi, trascorre le notti accanto a recinto. Ci racconta di aver subito dei furti: reti, batterie. “Hanno tolto le reti con le pecore dentro, per fortuna non è successo niente!!“. Ci sono alcune capre da mungere (per i cani) o da far succhiare agli agnelli, poi si potrà andare al pascolo, anche se quest’anno la primavera tardiva fa sentire i suoi effetti in modo preoccupante.

Mentre Giovanni prepara l’asino, inizia a raccontare la sua vita. Già la sua famiglia allevava animali e lui è stato portato in alpeggio a 21 giorni di vita. Una volta si girava ad ampio raggio, la Val d’Aosta era la meta di alpeggio, mentre con il gregge ci si spingeva fin verso Valenza Po. “Sono 51 anni che faccio questo mestiere con le pecore, ero partito con un pastore, solo che era uno che beveva… Ne ho passate di tutti i colori, anche problemi di salute, sia da giovane, sia negli ultimi anni, ma non le ho mai abbandonate, le pecore! Un anno ho avuto il tifo, non volevo andare a casa, poi però il mio socio ha visto che camminavo e cadevo, così ha chiamato mio padre che mi venisse a prendere.

Cinquant’anni fa giusti aveva fatto una primavera come questa, con la neve che cadeva ancora al mese di marzo. Adesso non so più dove andare, nelle meliere c’è poco niente e nei pioppeti non c’è ancora nulla. Sto tenendo indietro i boschi perchè ho ancora un mese da far passare prima di spostarmi verso la montagna, ma un mese è lungo…“. E così il gregge temporeggia, il pastore lo sposta qua e là, per fortuna un contadino dice che può pascolare il prato adiacente, dove però l’erba è bassa e finisce in fretta.

Elsa è restia a farsi intervistare, ma chiacchierando fuori camera racconta molte cose interessanti sulla sua vita. Lei non ama la pastorizia, anzi! Solo che il marito da solo non può stare e allora lo aiuta quotidianamente. “Quando però devo andare a prendere i nipotini da scuola, parto, vado a casa, mi cambio, poi torno… La nipotina più grande viene su in montagna con noi, ma non sta sempre su, perchè dopo un po’ le manca la televisione…“, e ci mostra con orgoglio la foto di una bella bimba bionda. “Non ce la faccio più a far tutto, i lavori di casa, cucinare e poi venire qui. Solo che lui, se non ci fossi io, avrebbe già dovuto venderle. Non ha nemmeno la macchina… Dice sempre che le vende, ma non lo farà mai!“. “Eh, le venderà poi lei, quando non ci sono più io!“. I due coniugi si scambiano battute, ma il legame tra i due è visibilmente molto forte.

C’è da attraversare una strada molto trafficata, arriva anche Leo, il fratello di Giovanni. Questo è il pascolo vagante, il lento cammino di un gregge alla ricerca dei pascoli e la veloce corsa degli automobilisti che deve interrompersi per qualche breve istante. Poi il gregge sparisce di nuovo tra stoppie e, campi arati e pioppeti, invisibile ai più.

Una delle tanti greggi vaganti del Piemonte. “Ci sono diversi che girano qui, troppi per il territorio che abbiamo. Ma più che altro è il fatto che non c’è rispetto. Uno in particolare… Gli ho parlato, gli ho detto che nel tal posto pascolavo poi io, lui ha detto di sì, ma poi sono arrivato là ed era già tutto mangiato! Dove passa fa danni e mettono i divieti di pascolo, così poi sono guai per tutti! Io ho il mio giro, la gente mi conosce, così anche altri pastori, ma per uno o due che fanno danni, è un problema in generale. Io certe zone dove passavo non sono più andato per la vergogna dei danni che hanno fatto altri!

Un po’ qua, un po’ là al pascolo

Iniziano ad arrivarmi vostre foto scattate in alpeggio, mentre ho arretrati da smaltire con mandrie e greggi ancora in pianura… E allora via con un rapido giro in due località molto distanti tra di loro.

Queste sono foto scattate in Polonia dall’amico Marco. Si tratta del “pascolo estivo”, certamente qualcosa di diverso dal nostro alpeggio, visto il tipo di territorio su cui avviene.

Marco mi aveva promesso da tempo queste immagini, ma poi la memoria della macchina fotografica era finita chissà dove durante i vari traslochi e solo un paio di mesi fa l’ha “riesumata”, inviandomi le foto che vedete.

Molto diverso il panorama, dove però si intuiscono vasti spazi per il pascolo. Su certi nostri alpeggi si fatica ben di più a trovare di che pascolare. Tra l’altro, grazie alle piogge di questi giorni, magari in quota è migliorata un po’ la situazione, anche se era preoccupante vedere fontane asciutte ed erba già ingiallita a fine giugno…

Salutiamo la Polonia e l’amico Marco con quest’ultimo scatto, poi ci spostiamo altrove tornando in Piemonte.

Qui è Beppe che ci testimonia il pascolo vagante, in questa foto lo vediamo in prima persona in veste di “aiuto pastore” con Claudio nel mese di aprile. Le pecore dovevano ancora essere tosate, mentre ormai oggi sono in montagna.

Durante le ore di pascolo, visto che si faceva probabilmente ritorno allo stesso posto la sera, gli agnellini neonati erano rimasti nelle loro comode taschette che, invece di essere collocate sul dorso dell’asino, erano state sospese tra due alberi.

Ecco il pastore con la figlia, impegnati nel trasporto dei piccolini. Una volta sistemati quelli troppo piccoli per seguire il gregge, si va al pascolo.

Ancora una volta complimenti a Beppe per le belle immagini, spero prima o poi di riceverne anche dalla località dove sale in alpeggio il suo amico Beppe. E’ vero che sono stata invitata là anch’io, però chissà se e come riuscirò ad andare…

Il pascolo verde di aprile è rilassante“, commenta Beppe. In questa stagione invece il pastore si alternerà con il fondovalle per badare anche alla campagna, al fieno. Annata dura, un giorno caldo torrido, un altro uragani, pioggia, vento, grandine…

Arretrati

Adesso che la stagione d’alpeggio sta iniziando un po’ per tutti, volevo cercare di smaltire un po’ di arretrati, materiale che mi avete mandato voi nel corso dei mesi, sempre meno attuale ora che mandrie e greggi inizieranno a pascolare in quota. Siete stati così generosi nel mandarmi storie ed immagini che, pur selezionando, non ce la faccio ad inserire tutto qui, e allora ci saranno ancora altri post, intervallati con il materiale attuale.

Andando in ordine di ricezione, c’è un’e-mail di Bonnie dalla Toscana. “Ciao, leggo i tuoi racconti e mi rilasso. Io son entrata nel mondo delle pecore per caso. Andai per comprare il fieno per i miei cavalli da un pastore che ne ha tanti, ma tanti. Io avevo giusto i soldi per un rotolo… Arrivai e lo vidi con un agnello sotto braccio… che tenerino essere vivente. Gli chiesi se aveva dei problemi e lui mi disse che aveva una gamba storta e lo ammazzava… Eh no dissi, dammelo a me, i soldi dell fieno son finiti lì, Victoria e venuta da me. Le ho curato la zampina in 1 mese con massaggi e roba mia che uso con i cavalli e lei cammina dritta, anzi scorazza come una matta. Poi e cresciuta con un cane, che l’hanno abbandonato qui e tutto bene.”

Ma poi è arrivata Afrika, un incrocio con suffolk e massese, così mi hanno detto, anche lei destinata all macello, poi è venuto anche Frizzini, un bel maschietto, e Fru Fru una pecora nera con la testina bianca, sembra una monaca. E poi Frizzini ha fatto il suo dovere, Victoria ha due femmine e Afrika una femmina e un maschietto. Parto tutto bene, mangiano e fanno casino, fra me e le mamme pecore ci fanno impazzire, dei veri pestiferi.

C’è gia una fila di gente che li vuole, ma non per far l’arrosto, ma per tener puliti i terreni. Da quando ci sono le pecore non ho piu fiori né pruni né edera né niente… Faccio dei recinti per salvare quell poco che è rimasto… Questa e la mia storia delle pecore…

E’ passato anche diverso tempo dal reportage di Beppe dal Canavese. “Domenica 15 aprile a Carema la pioggia non ha mai smesso un minuto, ma ciò  non ha turbato  più di tanto  l’esito dell’Ottava Fiera di Primavera , un appuntamento atteso con attenzione dai tanti allevatori della zona perché oltre ad essere una vetrina  per i capi esposti  significa l’arrivo della primavera  e buttarsi l’inverno alle spalle.”

“Domenica dal punto di vista metereologico non è stato proprio così,  ma allevatori e margari non si spaventano  per così poco ed infatti erano ben 115 le capre esposte, ovviamente le migliori di ogni allevamento, oltre ad una decina di magnifici asini. L’asino è un animale molto utile nell’allevamento degli ovicaprini perché trasporta masserizie durante  gli spostamenti e spesso porta sul dorso una fila di marsupii che contengono gli agnellini o i capretti appena nati. Un po’ ridotta  causa la pioggia battente ma comunque significativa la presenza dei banchi di prodotti tipici, intatto invece l’entusiasmo  delle molte persone, allevatori o turisti che erano presenti a Carema.”

“Ha avuto quindi ben ragione il sindaco Giovanni Aldighieri nel sottolineare come questa fiera sia ormai entrata nel novero delle manifestazioni agroturistiche di rilievo dell’Alta Dora Baltea, concetto condiviso anche dall’assessore provinciale all’agricoltura Marco Balagna e dal consigliere provinciale Roberto Tentoni entrambi presenti alla battaglia delle capre che si è svolta nel pomeriggio nella quale si sono sfidate ben 74 capre nelle varie categorie“.

Ancora una delle immagini di Beppe con i partecipanti alla mostra, alla quale è poi seguita la battaglia. Come vedete, nonostante il maltempo non manca il pubblico. Anche la volta in cui io avevo visitato questa manifestazione il tempo non era dei migliori…

Ilaria invece lo scorso mese di aprile ha incontrato un gregge. “Oggi ho “trovato” un gregge a Novara! Vengono da Domodossola, sono partiti ad Ottobre ed ora sono di ritorno agli alpeggi. Il Pastore mi ha consigliato di inviarti le foto che ho fatto. Certo, non sono una professionista…ma spero ti piacciano.

E’ curioso che un pastore che io nemmeno conosco direttamente dica di farmi avere le immagini scattate al suo gregge… Sono gli stessi animali che ogni tanto incontra Carlo. Anche lui mi ha mandato delle foto, ma le pubblicherò un’altra volta.

Qui continuiamo ad ammirare le foto di Ilaria, mentre ormai il gregge si sarà avvicinato sempre più al fondovalle ed alle montagne.

Un ultimo scatto di questo gregge, con un bel gioco di luci ed ombre. Chissà quanti di voi incontreranno i pastori vaganti e le loro greggi anche in montagna? Aspetto le vostre foto, come sempre!

Domani invece incontrerò chi di voi avrà tempo e voglia di partecipare alla 50° transumanza a piedi dai prati di Revello – Morra San Martino (ore 6:00) fino ad Oncino (Valle Po – CN), da cui si procederà diretti alle Meire Dacant. A presto!