Prendete nota

Il calendario di appuntamenti del mondo zootecnico è sempre ricco, io qui segnalo gli eventi che mi vengono comunicati. Se volete farmi avere locandine e notizie, contattatemi qui o su facebook.

Sperando in un tempo non troppo inclemente, gli amici appassionati delle capre delle Valli di Lanzo ci aspettano a Pessinetto (TO) per la 3° rassegna/confronto delle capre.

Fuori regione, l’amico Adolfo Malacarne ci scrive da Lamon, il suo paese. “Lo scorso anno abbiamo costituito l’Associazione per la tutela della Pecora di razza Lamon (Fea de Lamon)  e così quest’anno abbiamo organizzato la 2^ rassegna con un ricco programma.

Ed ecco allora, sempre per questo fine settimana, 28-29 maggio, il programma della rassegna. Qui sul sito del Comune gli appuntamenti e le iniziative in dettaglio.

Non così lontano da Lamon, ma in Trentino, dal 3 al 5 giugno a Canal San Bovo si terrà nuovamente la manifestazione “Verso l’alpeggio”Il programma lo potete vedere nel dettaglio su questa pagina.

Per concludere, un po’ di immagini mandate da un altro amico del Nord Est, Leopoldo. “(…) Per strada ho trovato questo gregge a Gallio, Altopiano dei Sette Comuni, Comune situato fra Foza e Asiago. Il gregge è di Fabio Fornasa di Longare (VI), ma c’erano solo gli aiutanti.” Le foto sono state scattate a fine settembre 2015.

(foto L.Marcolongo)

Si carica

La transumanza per questo gregge non avviene più a piedi come un tempo, troppa è la distanza da percorrere per raggiungere l’alpeggio. Così, al mattino prima dell’alba, ci si trova per caricare gli animali sui camion.

Quest’anno la partenza avviene prima dello scorso anno, quando non consentivano la monticazione e… intanto l’erba veniva vecchia e dura. Il Pastore è contento di poter lasciare la pianura: anche se su farà ancora freddo e l’erba è bassa, gli animali pascoleranno bene. Le pecore degli agnelli sono divise dal resto del gregge, saranno le prime a salire sui camion.

Si caricano separatamente gli agnellini, poi le mamme. Spazio ce n’è ed è meglio che gli animali siano divisi, per evitare incidenti e facilitare il ricongiungimento quando verranno scaricati.

Man mano il sole fa capolino, bisogna fare in fretta a caricare tutto, il viaggio richiederà poi un paio d’ore, ma nella tarda mattinata comunque gli animali potranno già pascolare nell’erba di montagna.

Si fa scendere tutto il gregge vicino ai camion. Gli animali non verranno caricati a casaccio, prima si divideranno ancora agnelli e capretti, poi agnelloni con qualche mese di vita. Tutti questi vanno caricati a mano, prendendoli e mettendoli sopra uno ad uno.

Dopo allora verranno fatte salire le pecore. Dal recinto, a piccoli gruppi, usando una capra come “guida”, vengono condotte ai camion. Non è un’operazione così semplice ed immediata: talvolta gli animali salgono senza problemi, altre, come quel giorno, si bloccano e non ne vogliono sapere di salire sulla pedana ed entrare nel camion.

Poco per volta però tutti gli animali saranno a bordo e i camion potranno finalmente partire alla volta della valle. Il Pastore segue con il suo mezzo carico di reti, cani e tutto quello che serve per la stagione estiva. Man mano tutti i pastori saliranno con le loro greggi, e i margari con le mandrie. Inizia la stagione d’alpeggio!

Si finiscono i prati e si riparte

Come vi stavo raccontando, i pascoli a disposizione erano quasi finiti, così il gregge si accingeva a ripartire. Dopo la pioggia, erano arrivate delle belle giornate di sole caldo.

C’erano ancora pecore che dovevano partorire, questa addirittura ne aveva fatti ben tre, e tutti belli grossi.

Come spesso accade in questa stagione, il Pastore era riuscito a “guadagnare un giorno” pascolando nel sottobosco. Dove si pensava di passare al massimo un paio d’ore, quelle più calde, invece il gregge trascorre quasi tutta la giornata.

Nel tardo pomeriggio il gregge viene portato in un incolto, dove le pecore pascoleranno fino a sera, per poi dormire anche, ripulendolo alla perfezione di tutta l’erba presente.

C’erano anche ortiche, ma persino quelle avevano trovato chi le apprezzava. A volte persino chi passa tutto il giorno, tutti i giorni insieme ai propri animali, riesce a sorprendersi di quanto possano mangiare. Sembra che l’erba non basti mai, anche quando hanno le pance ben piene chinano la testa e continuano a brucare.

L’indomani si pascola ancora lì intorno, c’è ancora un paio di prati e un ex-vigneto dove sono state tolte le piante, i pali e i fili. Il terreno dopo la coltivazione della vite è “povero”, infatti lì l’erba è più bassa che altrove, ma gli animali la mangiano avidamente.

Terminati quei pascoli, il gregge si avvia giù per i boschi, seguendo piste che permettono di evitare del tutto le strade. Nelle intenzioni, bisognava fare una tappa per pascolare e poi ripartire, nel tardo pomeriggio, quando non faceva più troppo caldo.

Ma il vecchio campo sportivo abbandonato si presentava come un vasto prato… ci si consiglia a vicenda. Che fare? Sembrava proprio un peccato sprecarla… Così alla fine il gregge dormì lì, dopo aver ben pascolato anche quella sera.

L’indomani mattina presto si partiva davvero. Il gregge imboccò in direzione contraria la strada percorsa qualche settimana prima. Prima tranquille strade secondarie di campagna, poi un tratto della ciclostrada.

Le pecore camminavano ordinatamente, erano ancora ben pasciute dal giorno precedente. Per quella prima tappa non c’erano problemi di campi di mais lungo il percorso, solo grano e prati.

Alcuni prati addirittura erano già stati tagliati per avere foraggio per il bestiame, quindi il cammino era ancora più facile, non si rischiava di arrecare danni e non c’era da faticare per contenere gli animali.

La maggior parte dei prati però era in piena fioritura, così come si addice ad una bella giornata primaverile nel mese di maggio.

Il cammino non era più lungo, solo più un breve tratto, l’attraversamento della strada statale, poi l’arrivo al torrente, dove le pecore avrebbero fatto tappa per pascolare e abbeverarsi.

Quando si arriva, tutti devono ripartire velocemente, persino il Pastore, che lascerà un amico a sorvegliare il gregge. Nella settimana che precede la transumanza verso l’alpeggio bisogna anche badare a tutte le scadenze burocratiche e ai documenti che la legge richiede per movimentare gli animali.

Immagini di primavera

Sono molto indietro nell’aggiornare queste pagine. Per cercare di riportarmi alla pari, oggi vi mostrerò rapidamente varie immagini di quando il gregge era nel mio paese, tra pascoli e spostamenti. Ormai è da oltre una settimana che è salito in montagna…

Eravamo arrivati nei pascoli più “alti”, quelli dove le montagne sembrano più vicine.

L’aria lì è già un po’ più fresca rispetto alla pianura e gli alberi da frutta stavano appena fiorendo in quei giorni. Una volta questo non era un prato, ma qui c’erano tutti frutteti, e vigneti nei versanti esposti al sole, dove oggi è tornato ad essere tutto bosco.

Il gregge era poi ripartito, bisognava fare tutto un giro per oltrepassare un vallone e ridiscendere ad un’altra frazione, dove si sarebbero nuovamente incontrati dei prati. Andando all’insù invece i primi pascoli sarebbero stati quelli degli alpeggi che utilizzeranno altri, nei mesi successivi.

Si sale e poi si ridiscende. E’ una bella giornata di sole, aria fresca, le pecore continuano a trovare pascoli in abbondanza. Il Pastore non è più preoccupato, sa che il giorno della salita si avvicina.

Lasciati i boschi, si rientra tra le case: il gregge incalza, la strada è stretta tra i muri delle abitazioni. Si sente nell’aria il profumo dei glicini che sporgono oltre le cancellate.

Finalmente nel prato, qui (e nei dintorni) ce n’è di nuovo da far passare tutto il giorno seguente. Una giornata intera di sosta senza spostarsi.

Però poi bisogna di nuovo andare oltre, non molto lontano, ma il gregge comunque si rimette in cammino. Vedete che fine fa l’erba di questi prati quando, d’estate, non c’è nessuno che la pascola? Le rotoballe marciscono nel bosco

Il tempo sta cambiando, per quel giorno era prevista pioggia, ma tanto c’è da pascolare nei boschi, dove gli animali mangiano anche se l’erba è bagnata. Il gregge scende lungo la strada, poi risale una scarpata.

Dove gli alberi sono stati tagliati sotto alla linea elettrica di erba se ne trova in abbondanza. Poi si risalirà in mezzo al bosco, fino a trovare dei prati e frutteti abbandonati da decine di anni.

Verso sera il maltempo arriva davvero, con nuvole sempre più scure e aria fredda. Inizia a cadere qualche goccia, così il Pastore comincia a preparare il recinto per la notte.

Non riesce a finire prima dello scroscio violento che spinge tutti gli animali a ripararsi sotto alle piante. Non smetterà più, per tutta la notte.

Poco sopra fa anche la sua ricomparsa la neve: questo è il panorama del mattino seguente, quando ancora piovigginava, con un’aria molto poco primaverile.

Per fortuna smette di piovere, il gregge deve ripartire, per la strada ci sono grosse pozzanghere ovunque. Il Pastore decide di lasciare indietro alcuni prati: l’erba è troppo alta e, essendo bagnata, gli animali la schiaccerebbero a terra, senza mangiarla.

Così si va oltre, sempre salendo e scendendo tra le varie frazioni di Cumiana. Poco dopo il gregge abbandonerà l’asfalto e tornerà nei boschi.

Di erba ne è cresciuta tanta, da quelle parti le mie capre hanno pascolato per mesi quando di erba ce n’era poca, adesso arriva il gregge e fa pulizia di tutto. Ancora qualche goccia di pioggia, poi man mano il tempo migliora.

L’indomani il cielo progressivamente si rasserena. Sono proprio gli ultimi giorni di permanenza del gregge a Cumiana, il “giro” è finito e si ritorna da dove si era partiti.

E’ rimasto indietro qualche prato da quelle parti: ovviamente nei primi che erano stati pascolati non è ancora ricresciuta erba a sufficienza, sono passate solo tre settimane e non ha mai fatto molto caldo in quel periodo.

Proprio in quei giorni iniziavano ad alzarsi le temperature. Una volta finita quell’erba, il gregge sarebbe tornato verso Pinerolo, da dove poi sarebbe definitivamente partito verso l’alpeggio.

Un comportamento innato

Chi legge questo blog non ha più bisogno di sentirselo dire e raccontare, chi alleva animali ancora meno, ma… il mondo virtuale è sconfinato e fare informazione non è mai sbagliato. Soprattutto quando c’è tanta cattiva informazione e disinformazione.

Per il mio futuro libro sulle capre (ma ci andavo già anche prima), sto girando spesso per “Battaglie delle capre”. Manifestazioni dove gli allevatori portano i propri capi migliori. Sono capre di razza valdostana, con le corna, e sono le femmine a battersi (l’altro giorno una signora pensava fossero maschi, quindi specifico anche questo).

Queste immagini sono riferite alla battaglia che si è tenuta a Gressan (AO), un paio di settimane fa. Al mattino gli animali vengono iscritti e pesati, per definire la categoria in cui parteciperanno (un animale di 90 kg non viene fatto scontrare con uno di 50 kg), poi le varie fasi delle eliminatorie si tengono al pomeriggio.

 

(video di E.Marquis)

Contrariamente a quel che qualcuno può pensare, non c’è niente di imposto dall’uomo (nè tanto meno di cruento) in queste “battaglie”. Prima di mostrarvi immagini della battaglia tra questi animali, volevo invitarvi a guardare questo video, dove si vedono due capretti che “si scontrano” mentre sono al pascolo con le mamme. Hanno meno di un mese, ma guardate con che determinazione fanno le prove di quello che, in futuro, sarà un metodo per stabilire la supremazia nel gregge.

Queste invece sono capre adulte durante la battaglia in campo. Non sempre le due “contendenti” si battono, alcuni incontri terminano praticamente senza un vero e proprio scontro. Man mano che si procede nelle varie fasi, è più facile assistere ad incontri visivamente più belli.

 

Ecco un altro video, di un combattimento particolarmente interessante, durante la battaglia di Pont Saint Martin (AO) di domenica scorsa. Potete vedere come non ci sia proprio niente di violento e/o pericoloso per gli animali. Soprattutto è semplicemente quello che accade spontaneamente in ogni gregge di capre.

Le capre che partecipano a questi incontri sono particolarmente seguite dai loro allevatori. Guardate la gioia di questa ragazza dato che la sua capra è risultata reina di categoria… Questione di passione, una passione che inizia da bambini!

Mentre assistevo alla battaglia di Gressan, ho sentito una mamma promettere alla figlia un giorno di vacanza da scuola per festeggiare la vittoria della propria capra. Molti non capiranno, ma è come la passione per uno sport. C’è chi tifa per una squadra di calcio e chi per il proprio animale, allevato con tutte le attenzioni e anche con sacrifici, per 365 giorni all’anno.

Zecche & diserbanti (e altri problemi)

Continuo con gli arretrati sulle giornate al pascolo, anche se il gregge è ormai in montagna. Mettendo a confronto diverse chiacchierate fatte con amici anche in varie parti d’Italia, mi viene il dubbio che questo blog a volte venga frainteso. C’è chi lo guarda per avere una boccata d’aria fresca, per evadere dalle proprie incombenze quotidiane…

Certo, vedere le immagini del gregge è un piacere. Il lungo nastro bianco che al mattino si srotola alle spalle del pastore quando parte diretto verso nuovi pascoli… Sono io la prima ad aver subìto e a continuare a subire il fascino di tutto questo. Giorno dopo giorno però, dall’interno, uno vede meglio i problemi. Qualcuno è lì, sotto gli occhi, altri non li immagini nemmeno.

Dal tetto di una casa in costruzione dei muratori avevano commentato che quello era un “capitale che cammina”. Certo, il gregge è un capitale, ma che valore ha, quando lo devi vendere? Un gregge in cammino nel bosco, un’immagine senza tempo, lontana da tutto quello che è il XXI secolo, ma non è così. Il pastore deve vivere, sopravvivere alle tasse e alle spese relative alla gestione dell’azienda.

Molte persone scuotono la testa quando parlo di problemi, come se si trattasse di pessimismo legato al singolo caso. Ma non è così. Grandi e piccoli problemi quotidiani anche per chi fa questo mestiere. Il gregge era lì che pascolava sotto alla linea elettrica e arriva uno che si lamenta per le zecche. Non vuole che gli animali pascolino vicino a casa sua perchè l’anno precedente i suoi figli si erano presi le zecche. E’ inutile cercare di far capire che: 1) le pecore sono state sottoposte ad un trattamento contro i parassiti; 2) la pecora è un animale ospite, prendono le zecche perchè queste già sono presenti sul territorio; 3) i proprietari del prato vogliono che l’erba venga mangiata dagli animali (meglio il gregge del trattore!).

Gli animali mangiano, poi si coricano a ruminare, che ne sanno loro dei problemi del pastore? Andare o non andare in quel prato? In fondo quell’uomo non solo non ha ragione riguardo alle zecche, ma non ha nemmeno diritto di vietare l’ingresso al gregge su terreni non suoi. Che si può fare? Sperare che, al lunedì, sia al lavoro… così in poche ore le pecore passeranno, mangeranno e andranno oltre.

Per il momento intanto si ci si sposta verso altri pascoli. Le preoccupazioni immediate di giornata sono sempre quelle, sfamare gli animali, ma intanto ci sono conti da pagare, le tasse, qualcosa da acquistare. Magari il vagante ha meno spese rispetto a chi ha la stalla, ma vi posso assicurare che non c’è niente di semplice. Questo non è nemmeno un grosso gregge, quindi le entrate sono proporzionali… Avere il doppio di animali significa però più spese e più problemi (necessità di operai, difficoltà di reperire pascoli adeguati e sufficienti, problemi nella movimentazione…).

Un grosso gregge può far danni dove passa. Si parla di decrescita, di numeri compatibili con il territorio. Generalizzando, l’allevamento intensivo non è un modello da seguire, l’ideale è un piccolo allevamento, specialmente in montagna, specialmente nelle aree marginali. Come mai la maggior parte dei “piccoli” che conosco è in crisi? Diversificare, valorizzare, ma se sei da solo e se non hai fondi da investire, come fai?

Quanti di quelli che si fanno incantare dall’immagine della nascita degli agnelli si rendono conto di tutto questo? Ma non posso nemmeno passare il tempo a “piagnucolare” tutto il tempo su queste pagine. Tanto vale smettere di scrivere. Cosa dire a chi vuole iniziare questo mestiere? Quelli che già lo fanno da una vita, rispondono: “Fai altro!“, anche se poi si commuovono vedendo un ragazzino che lavora con passione con gli animali.

Il gregge pascola qualche ora sotto ad una villetta abbandonata nei boschi. Un’altra giornata di cielo azzurro e brezza frizzante. Uno lavora duramente, ha soddisfazioni concrete dal proprio lavoro, quel che chiederebbe è semplicemente ricevere anche il giusto riconoscimento per i prodotti ottenuti in modo tanto sano, genuino, eco-compatibile. E invece no, è lì che il meccanismo si inceppa e la poesia si dissolve.

Altro spostamento, perchè comunque il lavoro va fatto, sempre, quotidianamente, fino a quando le bestie ci sono. Che sia un gregge di pecore, o di capre, o una mandria di bovini. O arrivi all’estremo e li vendi davvero, o devi stringere i denti e resistere, chiedendoti anche perchè lo fai.

Perchè un tempo si lavorava onestamente e si progrediva, c’era il capitale che cammina, quello degli animali, e c’era quello da mettere da parte o da investire per migliorare. Il gregge è arrivato in un altro prato, ma anche in questo breve spostamento c’è stato un brivido.

I rovi lungo la strada non sono appassiti per il freddo delle ultime notti. E anche quelli intorno al prato. Qualcuno ha fatto abbondante uso di disseccante… Ci sarebbe da preoccuparsi ben più di questi prodotti che non delle zecche! Eppure ogni primavera per chi movimenta animali tra strade e campagne, il problema si ripresenta.

Cielo limpido, aria fresca, l’erba “invecchia”, ma il Pastore ha già calcolato di avere pascoli a sufficienza per arrivare al giorno in cui salirà in montagna.

Capite cosa intendo dire? Che c’è molto dietro queste immagini. Ci sono le piccole difficoltà quotidiane di ciascuno, la lamentela, l’animale che mangia l’erba diserbata e resta intossicato, l’agnello che nasce con una malformazione. Ma quello è “parte del gioco”. Poi ci sono tutti quelli che non ce la fanno più. Non sono fantasie e generiche lamentele, ma dati concreti. Si parla di 60 aziende agricole che chiudono ogni giorno. C’è chi lo fa per ragioni anagrafiche o di salute, ma c’è chi proprio non riesce più ad andare avanti.

Come avevo già scritto altre volte, non si può vivere di sola passione e il sistema attuale la passione la toglie a molti. “Ho venduto gli agnelli, mi ha dato poco, dice che non vanno…“. Ma se il macellaio li ritira, qualcosa comunque ne farà. E’ all’allevatore che arriva nelle tasche una miseria, specialmente se paragonata al lavoro svolto. Scusate per il pessimismo/realismo di questo post. Ma sono troppi a mandarmi messaggi entusiasti dove dicono di invidiare i pastori/allevatori.

Una festa, ma…

Sabato scorso sono stata a Saluzzo in occasione dell’annuale rudunà. Per chi non lo sapesse, i rudun sono i campanacci “da festa”, quelli usati in occasione di mostre, rassegne e, ovviamente, per la transumanza. Non so da quanti anni avvenga questa singolare sfilata per le vie del centro della cittadina cuneese, Saluzzo è un po’ il paese simbolo dei margari di questa provincia.

Quest’anno, per la prima volta, alla festa dei margari è stata abbinata la Meat Parade, una “vetrina” per la fassona e la carne della razza piemontese. Per quello che ho visto io il sabato pomeriggio (al mattino si era tenuto un convegno), la manifestazione ha bisogno di più energia e partecipazione anche (e soprattutto) da parte degli allevatori/produttori. Spero che la domenica abbia visto più stand e più pubblico.

Forse anche la collocazione, marginale rispetto al centro, non era particolarmente indicata per attirare i visitatori, anche se questa struttura non è nuova a manifestazioni del genere. In passato avevo partecipato in prima persona ad un evento dedicato ai formaggi di alpeggio. Prodotti caseari che avevano il loro spazio, come derivanti dall’allevamento della piemontese, anche questa volta.

Era però ora di andare a cercare i marghè. I ben informati sapevano dove doveva essere il punto di arrivo delle due mandrie partecipanti alla sfilata, ma ciascuno aveva la sua idea sul tragitto, sull’orario e sulla provenienza. Dopo una lunga attesa, ecco il suono dei campanacci e la prima mandria, rigorosamente di piemontesi, dell’azienda Peirolo.

Nessuna sosta, si tira diritto e si inizia il percorso dentro a Saluzzo. Si passa davanti alla sede della Meat Parade, poi si continua tra le vie, dove qualcuno si fa comunque cogliere di sorpresa con la propria auto, nonostante i cartelli e le segnalazioni. Un’auto dei vigili comunque precede la sfilata.

Man mano ci si avvicina al centro, il passo degli animali è sostenuto, il suono dei campanacci copre ogni cosa. La gente si ferma a guardare, ma nelle strade secondarie non c’è molto movimento.

Poi si arriva nella via centrale ed è un onore per le mandrie e i loro accompagnatori essere qui. Saluzzo è una cittadina da visitare, a prescindere dalla manifestazione di quel giorno. Uno di quei piccoli gioiellini quasi sconosciuti che, se fossero all’estero, probabilmente avrebbero tutt’altra visibilità e affluenza turistica.

Tutto fila liscio, solo questo tavolino con la gente intenta a prendere l’aperitivo mentre ammira la sfilata è un po’ troppo in mezzo alla strada. Niente di grave, solo un vaso rovesciato e qualche bicchiere versato.

A seguire, la mandria della famiglia Agù. Tutto il passaggio degli animali e dei loro accompagnatori richiede un tempo relativamente breve. Cerco di cogliere qualche commento da parte delle persone che assistono alla sfilata, ma purtroppo mi rendo conto di come molti non riescano a comprendere il senso di ciò che stanno vedendo. C’è chi pensa che gli animali poi vadano direttamente in montagna, chi nemmeno sa cosa siano i margari e chi commenta: “Poverini!

La maggior parte delle persone attende davanti al duomo, dove le bestie svoltano lateralmente. Questa è una giornata “dell’orgoglio margaro”, se così lo vogliamo definire. Mostrare alla gente che abita a poca distanza dalle cascine dove questi animali e queste persone svernano ogni anno cosa significhi oggi essere margaro. Animali belli, ben tenuti, con i loro rudun al collo. Cercare di trasmettere un po’ di quella passione. Un anticipo di festa di quella che sarà poi la transumanza che avverrà nel mese di giugno.

Le bestie proseguono il loro cammino di nuovo verso la periferia, si replicherà il giorno seguente.

Per questo fine settimana invece le manifestazioni sono molto numerose come sempre (nonostante per moltissimi l’appuntamento è ad Asti per l’adunata degli Alpini). Vi ho già citato la fiera a Bobbio Pellice (TO), con relativa sfilata degli animali, e la fiera a Roaschia (CN). Doppio appuntamento con le battaglie delle capre in Val d’Aosta: a Fenis e a Pont Saint Martin (nell’ambito della Festa delle Cascine), entrambe domenica 15 maggio.

…e il gregge cammina…

Il gregge cammina, cammina più velocemente di quanto io scriva! Partirà per i monti ancor prima di quanto io riesca a finire di raccontarvi i giorni che ha trascorso qui nel mio paese nelle settimane scorse.

Il gregge cammina, ogni volta che l’erba è finita, parte e va verso altri pascoli. Con splendide giornate di sole, con il vento, le nuvole o la pioggia, il gregge vagante comunque va, avanti. Il pastore chiama le pecore, e loro dietro, nel lungo fiume bianco che invade le strade e scorre così, veloce, pochi minuti e nessuno sa da dove arrivino, dove andranno.

A volte qualcuno segue per un breve tratto, una nonna con la nipotina, per fortuna c’è ancora chi non ha paura degli animali, non ha paura di sporcarsi le scarpe. Qualcuno che preferisce vedere la natura dal vivo e non solo in TV. Guardare gli animali che brucano, distinguere le pecore dalle capre, insegnare alla bimba, rispondere alle sue domande.

Si cammina per passare da un pascolo ad un altro. Il primo è stato brucato e gli animali vi hanno trascorso la notte. Poi, al mattino, lo si abbandona diretti poco lontano.

Prati non più sfalciati, incolti, prati dove il passaggio delle pecore risparmia all’uomo almeno un taglio meccanico “giusto per tener pulito”. Altrimenti tornerebbe il bosco: rovi, cespugli, alberi. Lì intorno i frutteti e le vigne che qualcuno tenacemente continua a curare. Altrimenti ville e villette. Oppure, appunto, la natura che riprende lo spazio che le era stato strappato decine e decine di anni fa.

Poi il gregge cammina ancora. C’è praticamente da attraversare il paese. Non nel centro, ma sfiorandolo appena, passando tra le case, in vie strette dove i cani si riposano, perchè non c’è da “parare” nemmeno le siepi. Ci sono solo muri, case, cancellate, muretti.

Si prosegue, non è un tragitto lunghissimo, ma comunque richiede più attenzione, dato che si è su asfalto e non più tra i boschi o su stradine secondarie. E’ anche un bel colpo d’occhio, una visuale un po’ diversa del panorama che uno è abituato a vedere quotidianamente.

Infatti c’è chi si affaccia, chi dal balcone guarda il fiume di pecore in transito. Ormai non è più la novità del primo anno, ma per qualcuno sembra essere diventato un appuntamento, per quanto rapido e passeggero, da salutare con gioia, magari scattando anche due foto.

Foto che mai stancherò io di scattare, perchè ogni volta che il gregge cammina, anche se sono io a guidarlo (e non è la posizione ottimale per riuscire a cogliere degli scatti perfetti, dato che ci sarà sempre qualche animale troppo vicino, e che risulterà quindi “tagliato”), non posso lasciar scorrere questi momenti senza catturarli con una foto.

Per qualche istante però non c’è tempo per le foto, riprenderò successivamente. C’è da immettersi sulla strada principale, è una giornata un po’ caotica perchè in piazza c’è il mercato, ma l’auto davanti al gregge dovrebbe scongiurare incidenti. C’è spazio per mettersi di lato e lasciar passare tutti, pecore e macchine, ma un automobilista non particolarmente brillante riesce a fermarsi in mezzo all’incrocio, bloccando un camioncino che doveva passare e tutto il resto del traffico. Le bestie non aspettano, tanto meno arretrano, c’è rischio che qualche auto investa i cani, così… si va, senza più scorta, sperando che non arrivi nessun folle a tutta velocità in senso contrario. Non sono momenti facili…

Finalmente il prato. Solo quando tutti gli animali saranno usciti dalla strada, si tira il fiato. Le pecore mangiano, i cani sorvegliano… Il pastore va a recuperare le reti rimaste indietro e a visionare il percorso per il pomeriggio.

Intanto nascono anche agnelli, perchè man mano che prosegue il cammino del gregge, prosegue anche la vita. Ci sono gli animali che vengono portati al macello e quelli che nascono, per ogni cosa c’è il suo momento.

Al fondo di quel prato c’è anche il torrente, dove gli animali possono andare a bere. Fa caldo, non caldissimo, ma molti animali scendono a dissetarsi. Dopo aver mangiato e bevuto, stanno all’ombra a ruminare. Bisognerà di nuovo ripartire nel pomeriggio.

Di nuovo sulla strada, ma questa volta il tratto è breve. Poco più avanti si svolterà e, per molti giorni, non ci saranno più strade trafficate da percorrere. Solo le strade che conducono alle borgate, poi di nuovo giù per i boschi, tra piste e sentieri.

Si imbocca la strada, si passa sul ponte e si continua a salire, non si va ancora in montagna, ma per qualche giorno il gregge comunque salirà più su, ai piedi delle montagne che circondano questo paese.

Una sosta, poi si pascola nel sottobosco, a questa stagione c’è erba ovunque. Sotto la linea elettrica hanno tagliato gli alberi ed è tutto verde di erba e foglie. Peccato solo per i tanti rami di robinia sparsi a terra, le lunghe spine finiranno per azzoppare alcuni animali. Il posto dove gli animali passeranno la notte è poco più avanti.

Ecco il prato/incolto dietro alla borgata. Nonostante abbiano già pascolato abbondantemente, gli animali mangiano ancora tutto quello che c’è. Intanto il pastore inizia a tirare le reti per il recinto dove gli animali trascorreranno la notte.

Promozione

Ancora tre settimane per sostenere il blog tramite la campagna di crowfounding che potete vedere qui. Visto invece che molti non sono riusciti ad acquistare la maglietta attraverso il sito di vendita on-line, rilancio l’iniziativa. Potete acquistarle direttamente da me, ma i costi saranno maggiori, poichè io non dispongo delle agevolazioni per la spedizione. Per chi volesse comunque acquistarla on-line e riceverla direttamente a casa, questa invece è la pagina dove procedere con l’ordine.

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La T-shirt donna con scollo a V è bianca, grigia, azzurra, rossa, verde.

La T-shirt bambino è bianca, azzurra e rossa.

Infine le canottiere, unisex grigia, azzurra e rossa.

Canottiera donna, bianca, grigia e rossa.

Terminata questa parte di merchandising, vi segnalo la serata di questo giovedì, 12 maggio 2016. Nell’ambito dei Caffè Letterari organizzati a Perosa Argentina (Val Chisone), alle ore 21 presso la sala conferenze della Biblioteca, presenterò i miei libri “Storie di Pascolo Vagante”, il romanzo “Lungo il sentiero” e “Io ero nato sensibile”, di cui sono stata la curatrice. A presto, vi aspetto numerosi!

Sono animali schietti ed istintivi, come chi li alleva

Ero già stata da Giuseppe lo scorso autunno, ma prima di avere l’idea di mettermi a raccogliere interviste per un libro su capre & caprai. Così sono tornata qualche settimana fa, momento in cui i capretti erano nel pieno della loro giocosa vivacità.

Ritrovo il posto, lui è intento a mostrare gli animali ad un altro giovane appassionato, che forse ha intenzione di acquistarne uno, poi dedichiamo un po’ di tempo a scattare qualche immagine. Per la chiacchierata/intervista andremo in un posto più comodo nella borgata poco sotto, dove gli animali sono stati nei mesi invernali. Qui sono all’aperto, con solo dei teloni come ricovero temporaneo in caso di maltempo.

Beppe è del 1988 ed è dal 1996 che ha le capre: “La prima mi è stata regalata, per qualche anno ho avuto solo quella, poi ho convinto i miei genitori e ne ho presa un’altra, dopo ho sempre allevato, solo in questi ultimi anni ho comprato delle fiurinà. E’ una passione, più che un lavoro. Già da ragazzino me le sono sempre guardate io, tutto l’anno. Fino al 2009 le seguivo estate inverno, fin quando andavo a scuola. I miei avevano le mucche, stavamo in alpeggio per conto di altri.

Poi d’estate ho iniziato a lavorare. Io non voglio dover chiedere niente a nessuno, per mantenerle lavoravo, e non è sempre facile riuscire. Ho fatto un po’ tutti i lavori, dal cameriere al parrucchiere, ultimamente vado a far la stagione estiva in Toscana, tre mesi e mezzo, così le mando in alpeggio. Ci sono su le mie e quelle di altri, ma senza sorveglianza, così ho già avuto anche degli attacchi da parte del lupo, adesso che è arrivato anche in Val d’Aosta.

(eliminatoria di Gressan, 8 maggio 2016, Brunella reina di II categoria)

Ne ho sempre portata qualcuna alle battaglie, con buoni risultati. Però da quando ho iniziato a mandarle in montagna, è cambiato tutto, perchè quando scendono sono più selvatiche. In Val d’Aosta questa passione per le cape c’è sempre stata, poi adesso le battaglie aiutano a mantenere la tradizione. All’inizio la cosa più bella di avere la mia capra, Coquette, era proprio portarla ai combattimenti!

Aveva anche ottenuto dei risultati, io ero un ragazzino, era una grande soddisfazione! La scelta della razza è partita da quella che mi avevano regalato, ma non ho mai avuto il pensiero di prendere delle capre da latte, mungere e fare il formaggio. Stai insieme al pascolo, vedi emergere il carattere di ciascuna, certe sono più affettuose, più riconoscenti. Il bello è l’autenticità di questi animali, sono schietti ed istintivi ed è anche la particolarità di chi le alleva.

Adesso vendo capre e capretti agli appassionati, c’è chi le cerca per l’estetica, chi per i combattimenti. Ben volentieri vendo i capretti maschi da vita, quest’anno me ne hanno presi 17 da fare dei becchi, ma è stata una fortuna! Hanno tutte il nome, le femmine, ai maschi invece un nome non lo do, tanto non li posso tenere.