In cammino, di nuovo

Come vi avevo detto, in queste settimane temporaneamente sono tornata in cammino con un gregge. Già lo scorso anno il Pastore aveva trascorso dalle mie parti le ultime settimane prima di salire in alpeggio.

Così si riprende, per qualche tempo, a fare un po’ di vita da pastore. C’è da arrivare nel mio paese, ma ben sappiamo che il pascolo vagante è sempre ricco di imprevisti e decisioni prese all’ultimo momento. Così già il primo giorno non tutto va come doveva andare, ma le variazioni questa volta sono fortunatamente positive. Si parte dalla collina di Pinerolo e ci si incammina.

E’ una mattinata di sole abbastanza caldo. Il gregge parte e si incanala alle spalle del pastore. Le pecore camminano ordinatamente sulla strada che passa tra prati è campi. E’ un percorso misto, destinato sia ai mezzi agricoli, sia alle biciclette, ma in quel momento sono le pecore ad occuparla completamente.

Di tanto in tanto si attraversa una strada più trafficata, un’area industriale o artigianale, ma quel mattino sembrava ci fosse davvero poco movimento. E così il cammino del gregge continuava. Si pensava di completare lo spostamento in due tappe, arrivando il giorno successivo nei pascoli del mio paese, ma…

Ovviamente bisognava fare qualche tappa per sfamare il gregge, altrimenti sarebbe stato troppo difficile spostarlo senza arrecare danni alle coltivazioni. C’erano ancora parecchie stoppie dove i trattori non erano ancora arrivati ad arare per preparare il terreno per le coltivazioni successive, così si poteva approfittare per fare qualche breve sosta.

Poi però le soste si allungano e, mentre il gregge pascola, il pastore va a vedere altri pezzi da pascolare. I contadini non hanno niente in contrario al pascolamento di queste stoppie o prati che poi verranno arati e riseminati, così è meglio approfittarne.

Quando il Pastore torna dalla sua perlustrazione, gli aiutanti per la “transumanza” vengono congedati. Per quel giorno il gregge resta lì e anche il giorno successivo continuerà a pascolare in zona, rimandando così la seconda tappa per arrivare a Cumiana. Questi sono i piacevoli e positivi imprevisti delle giornate del pastore vagante.

Non scrivo, ma…

Vi chiedo scusa per la temporanea assenza da queste pagine. In questi giorni sono impegnata… sul campo!

E’ arrivato il gregge del Pastore nel mio paese, così per alcuni giorni torno alla pastorizia, dando una mano. Ovviamente, se sono tra strade e pascoli, non riesco ad essere anche davanti al pc per aggiornare queste pagine, ma provvederò prossimamente.

Ieri abbiamo sfiorato il centro del paese per spostarci verso altre zone di pascolo, così per questo tratto abbiamo avuto bisogno di assistenza extra dal momento che si percorrevano strade più trafficate. Mentre faceva le segnalazioni per bloccare le auto… mio papà ha avuto anche modo di scattarmi qualche foto. Eccole qui!

Anche Grey, il mio cane, è felice di rendersi utile per quello che è il suo lavoro, essere un cane da pastore… Ci rivediamo presto qui con altre storie di pascolo vagante…

Pastorizia in giro

Prima di Natale era stata da me Anna Kauber, appena all’inizio del suo viaggio tra donne e pastorizia. Continuo a seguirla su Facebook (Progetto Articoltura), mentre prosegue la sua avventura alla scoperta delle storie femminili di questo mondo. Adesso è in Sicilia, ma ha pubblicato un video dell’intervista realizzata qui in Piemonte.

MARIA PIA VERCELLA MARCHESE from anna kauber on Vimeo.

E’ una “vecchia conoscenza”, la mia amica Maria Pia. Un piccolo assaggio di quello che sarà il lavoro di Anna, un video con tutte queste storie.

Attingo invece alle immagini inviatemi da Leopoldo la scorsa estate. Queste hanno come sfondo dei panorami davvero eccezionali. “Ho allungato le ferie di un giorno (le mie ferie sono sempre di 4-5 giorni)
per fotografare Fabio che discendeva con il gregge. Certo si potevano fare foto migliori, ma, il percorso per arrivarci è molto lungo, le pecore quando partono non si fermano più. Non si può ripetere la scena. Farò meglio speriamo, l’anno prossimo.
E’ uno spettacolo unico vedere il gregge che scende lungo il sentiero del Rifugio Mulaz, sotto le Pale di San Martino. Sarebbe bello girare un film su questi giovani pastori… C’era anche Alice Masiero.

(immagini di L.Marcolongo)

Prossimamente avrò di nuovo mie immagini di pascolo vagante da mostrarvi, dal momento che sta arrivando dalle mie parti il gregge di un amico, quindi avrò occasione di andare a dargli una mano. Sembra quasi incredibile, ma è già passato un altro anno e… tutti stanno già di nuovo pensando alla salita in alpeggio, alle transumanze.

E’ una malattia per queste capre

Non potevo, avendo deciso di fare un libro su capre&caprai in Piemonte e Val d’Aosta, non andare da Giancarlo Lussiana a Coazze. Tanti appassionati mi avevano descritto la sua stalla con occhi sognanti… Non è dappertutto che si trova una stalla con oltre cento capre di razza valdostana.

E così, mentre fuori si avvicinava un furioso temporale primaverile, arrivo alla sede della sua azienda. Le capre le avevo già viste qualche mese fa, in occasione della festa del Cevrin, ma quel giorno era l’occasione per chiacchierare un po’ da tranquilli. Animali ce ne sono, circa 130 capi, la maggior parte dei quali è prossima al parto. In montagna poi si aggiungono quelli di un altro allevatore.

Parti molto in ritardo quest’anno. Alcune capre hanno partorito in autunno, appena scese dall’alpeggio, poi più niente fino ad ora. I capretti vengono alimentati con il latte delle mucche, le capre vengono munte per la caseificazione. “Facciamo tome di vacca e, adesso, tomette di capra. Il cevrin solo in montagna, ci vanno le cantine giuste per stagionarli, fredde, umide. Ci sarebbe tanta richiesta, più che produzione… Ma tengo queste capre qui perchè mi piacciono. La produzione è bassa, una media di un litro al giorno! Però è così… è una malattia per queste capre!

Anche se la razza ha il nome di valdostana, Giancarlo mi spiega che, in Val Sangone, di belle capre ce ne sono sempre state: “Anche più belle di adesso, erano più grosse! Avevamo capre, pecore e vacche, ma capre molte meno capre di ora. La razza da cui discendono queste, è quella di Sandro “Savuiot”, che era su verso il Colle del Lys. Adesso i becchi li prendo in Canavese, in Val d’Aosta. Ma non escono più le capre di una volta.

Sono in tanti appassionati di questa razza, vengono qui per comprare delle caprette da allevare, per passione soprattutto. Quel che mi piace di più sono la testa, le corna, vedere delle belle bestie.” Adesso le capre sono ancora in stalla, ma poi verranno messe al pascolo, dopo i parti. “Le abbiamo tenute fuori fino a Natale, ci sono rovi, castagne. Ci va malizia a pascolare le capre, non puoi tenerle tutte insieme nel prato.

Nell’altra ala della stalla ci sono i bovini. Solo le pecore non ci sono più: “Non le ho più tenute dopo che il lupo me ne ha uccise 30 in due notti. Per le capre ho preso i cani maremmani. In montagna non possiamo star dietro alle capre, dopo la mungitura le lasciamo andare al pascolo da sole con i cani, rientrano la sera. Anche così però ci sono problemi, lo scorso anno ne ha uccise 12, quello prima 22.

Ci raggiungono i figli di Giancarlo insieme alla moglie. Il più appassionato per ora è il bambino, che racconta di aver fatto nascere lui un capretto la sera prima, e si fa fotografare con il piccolo in braccio. Fuori ormai è arrivato il temporale, quindi concludiamo la nostra chiacchierate. Sulle montagne della Val Sangone sta cadendo pioggia e grandine, ma ormai mancano più o meno due mesi al giorno in cui questa famiglia con tutti i loro animali saliranno lassù.

Un clima un po’ così

Non sono momenti facili, per tutti i settori, e anche l’allevamento non se la passa bene. Se il lavoro avesse il suo giusto tornaconto, ci sarebbe lo spirito (e le finanze!) anche per i momenti di festa. Invece la somma dei problemi fa sì che anche le occasioni di divertimento vedano una minore partecipazione.

L’altro giorno a Carema, per l’annuale rassegna e battaglia delle capre, non c’era molto movimento. Il tempo non era dei migliori, cielo grigio, aria fredda, però almeno non pioveva. Animali ce n’erano, ma meno di passate edizioni a cui avevo preso parte. E’ vero che, alla fine, a queste manifestazioni partecipano sempre gli stessi, ma mancavano persino alcuni di loro.

O meglio, molti c’erano, ma senza gli animali! Chi era iscritto, ma non è venuto perchè da lui pioveva, chi aveva tanti capretti piccoli ed allora era troppo complicato portarli insieme alle mamme. Altri ancora mi hanno raccontato di essere stufi, oppure di non aver voglia di spendere per pagare il camion per portare qui le capre. “Io tanto venivo comunque, il costo di venire con il pick up con o senza le capre sopra era lo stesso!“, commenta un allevatore della Val Pellice, per la prima volta in trasferta da quelle parti.

Non solo valdostane, ma di tutto un po’. Alla rassegna vengono anche valutate e premiate le capre senza corna. Buona parte dei partecipanti addirittura sono semplici appassionati e non allevatori di mestiere. Fanno altri lavori ed hanno anche le capre, per passione appunto. “Devi prendere il camion a norma, per venire qui. Noi siamo di un paese qui vicino, abbiamo una biga “fatta in casa” da attaccare al trattore, ma non ce la lasciano usare. Così vieni a spendere parecchi soldi…“. Con i tempi che corrono, non è il caso, per una giornata di “divertimento”.

Un’altra allevatrice della provincia di Biella racconta di aver ottimizzato le cose: aveva acquistato delle capre qualche tempo prima, ha approfittato del camion che portava in qua le altre per la rassegna ed è passata a caricare anche i nuovi acquisti. Tanto si era di strada…

Arrivano ancora altri animali, ma è ormai chiaro che molti spazi resteranno vuoti. Cosa bisogna fare per rilanciare questi appuntamenti? Sono i soldi la parola magica? Probabilmente sì, ma non solo. E’ il clima generale di crisi che influenza tutto. C’è ancora chi acquista animali in nome della passione, per il piacere di averli, ma chi di allevamento vive, non fa che parlare di problemi.

Anche i visitatori non sono molti. Ci sono facce conosciute, appassionati dal varie parti del Canavese e dalla confinante Val d’Aosta. Qualche curioso di passaggio, ma davvero poca gente, ancora meno dello scorso anno. Chissà se ne pomeriggio sarà poi arrivato qualcuno in più, per vedere la battaglia?

Anche tra le bancarelle del mercatino, dove si potevano trovare prodotti tipici, artigianato, abbigliamento, di tutto un po’, il movimento è ben poco. Cosa deve succedere perchè tutto si rimetta in moto, perchè queste manifestazioni tornino ad essere veramente un momento di festa per chi lavora tutta la settimana e si gode la domenica insieme ad amici con cui condivide la stessa passione?

Prima del pranzo, c’è la valutazione della rassegna. Gli animali vengono fatti sfilare, poi i giudici li osservano e stabiliscono i vincitori, che però verranno proclamati al pomeriggio, prima della battaglia. Vi chiedo scusa, ma non mi sono fermata anche a questa seconda parte della manifestazione, ho preferito rientrare a casa per occuparmi delle mie capre, andare al pascolo con loro…

Foto estive

Mentre fuori sono iniziate le piogge primaverili (e sembrano voler durare un po’), smaltisco gli arretrati delle immagini che mi avete inviato nei mesi scorsi. Oggi siamo in compagnia dell’amico Leopoldo e dei pastori del Nord Est.

Avevo promesso a Roberto Paterno e Sandra di andarli a trovare in malga. Così, ieri (26 luglio) che era una bella giornata, non calda, in pianura 29 gradi, in malga 18, ne ho approfittato. Roberto Paterno con Sandra è nella bellissima Malga Valsorda Seconda, Pieve Tesino (TN). Le pecore erano sulla montagna, ma ho visto qualche asino. Paterno fa anche un ottimo formaggio, di mucca.

Siamo poi andati insieme a Malga Valcion, qualche chilometro lontano, dove c’era una Festa dei Pastori, sempre in Comune di Pieve Tesino. Più che una Festa, con mostre, animali,  ecc,, era un raduno conviviale organizzato dagli “amici dei pastori”. Amici disposti a fare chilometri di strade sterrate per passare una giornata in un posto davvero incantevole. Così ho trovato anche i Fronza e Lorenzo Fedele con la figlia e abbiamo fatto qualche foto insieme.

Domenica scorsa (inizio agosto) ho fatto un giro sul Monte Grappa per cercare i Perozzo. Era tutto avvolto dalle nuvole, ma chiedendo, li ho trovati. I cellulari lì non funzionano. C’era solo Mario perché il fratello più giovane, Battista era a casa per fare la patente. Mario (22 anni) sposerà Jessica Battaglia (22 anni) il 29 agosto prossimo.

(immagini di L.Marcolongo)

Grazie a Leopoldo per le belle foto. Un grosso grazie anche a tutti coloro che stanno contribuendo al sostegno di questo blog con il crowfounding (qui la pagina dei sostenitori di Pascolo vagante). Continua la campagna ancora per più di 50 giorni. Grazie ai vostri contributi, oggi ho anche rinnovato l’iscrizione al sito che mi permette di caricare in modo illimitato immagini su queste pagine (40 € di spesa).

Fare qualcosa che mi permettesse di continuare a vivere qui

I cartelli per raggiungere l’azienda “La capra canta” sono sulla strada principale, ma poi si inizia a salire, salire, salire. Prima villette residenziali, poi case ristrutturate, giardini, prati ed infine boschi. La pianura si estende sotto di noi, dall’altra parte invece le creste salgono verso le montagne ancora innevate. Siamo in bassa val Pellice, a Bibiana, sul confine tra le provincie di Torino e Cuneo. Vado ad incontrare Luisella, classe 1980, che ha conseguito la mia stessa laurea in Scienze Forestali e adesso alleva capre e produce formaggio.

C’è ancora la gran parte dei capretti, sia quelli che Luisella alleverà, sia quelli che verranno acquistati da altri allevatori. Si tratta di capre di razza Camosciata delle Alpi, una delle preferite per chi sceglie la mungitura, insieme alla Saanen. Prima di arrivare alla stalla delle capre, siamo passate in una stalla più vecchia, dove ci sono dei bovini di razza piemontese. “Abbiamo sempre avuto vacche. Io mi sono laureata nel 2007 e ho deciso di provare con questo, insieme a mia sorella. L’idea è nata dal fatto che, per vivere e lavorare qui, ci voleva un mestiere che piacesse. Le vacche sì, ma le capre mi piacciono di più, sono anche più adatte alle donne, secondo me.

Abbiamo iniziato con quindici caprette e un becco, le ho prese piccole, di due mesi, e me le sono allevata. Avevamo una stalla piccola. Ho scelto questa razza perchè tutti dicevano che è più rustica rispetto alle capre bianche, ma mi piacevano anche di più.” Man mano le cose hanno iniziato a funzionare, le due sorelle si sono aiutate a vicenda, dal 2011 c’è la stalla nuova e anche il caseifici, realizzato con l’aiuto dei fondi del PSR.

Ho imparato a caseificare dai libri, ho seguito dei corsi di aggiornamento a Moretta, ho fatto molte prove. All’inizio provavi, buttavi, quelli più riusciti li regalavi agli amici. Adesso caseifico da dopo Pasqua fino a Natale, vendo soprattutto ai mercati, ne faccio tre alla settimana, poi consegno ad alcuni negozi. Mi hanno cercata loro, c’è gente che ha negozi di cose un po’ particolari, cerca i prodotti alle fiere, assaggia, poi ti contatta.

Luisella mi spiega che, lei e sua sorella, si scambiano i ruoli, ma tutte e due sanno fare ogni lavoro necessario in azienda. “Sui mercati vado io, perchè lei ha tre bambini. Poi cerchiamo di fare le ferie, io d’inverno e lei d’estate quando c’è meno vendita ai mercati. Io invece vado a Capodanno, quando non c’è la trasformazione. Il primo anno, non sapevamo se, dopo la pausa invernale, i clienti sarebbero tornati. Ma se hai il prodotto buono e spieghi come fai, la gente ci crede  e resta fedele.

Anche sul cammino di questa azienda ci sono stati degli ostacoli e delle difficoltà. Nel loro caso si tratta di alcuni vicini che, pur non risiedendo lì, nei weekend sono stati infastiditi dai lavori necessari prima per la realizzazione della stalla, poi per le normali attività agricole che, come ben sappiamo, non conoscono giorni di festa. Il tutto non si è limitato a qualche lamentela, ma purtroppo si è passati anche alle vie legali.

Un’altra difficoltà è quella della competizione scorretta sul mercato. Fatichi a far capire alla gente che per alcuni mesi non ci sarà prodotto, anche perchè ci sono altri che invece ce l’hanno. Qualcuno destagionalizza i parti, ma molti altri spacciano i formaggi per artigianali, quando invece non hanno nemmeno le capre! Io sono contenta di aprire la stalla e farla vedere ai clienti. Questo è il valore aggiunto del produttore, far conoscere la realtà in cui si lavora.

La soddisfazione sono i clienti che tornano tutte le settimane. Faccio lavorazioni lattiche e presamiche, la ricotta è molto richiesta. Forse metterò in produzione una toma alla lavanda che so provando a fare. I contatti con gli altri allevatori ci sono, anche Facebook aiuta molto, ma è un mondo particolare in cui c’è molta gelosia. Io ho dovuto imparare dai libri, perchè nessuno mi voleva insegnare. Certo, fai fatica ad imparare e così certi decidono di non insegnare ad altri, che si arrangino pure loro. Però lo scambio è sempre importante, mentre insegni impari anche qualcosa. Io do la mia disponibilità anche se mi sono aggiustata da sola.

Varie di primavera

Oggi piove e ce n’era anche bisogno, perchè lo strano inverno, conclusosi con qualche nevicata, aveva lasciato un’erba dura che non cresceva. La pioggerella di queste ore invece sta veramente tingendo tutto di verde brillante, prati e boschi.

Primavera e i pastori pian piano tosano le pecore. Chi le tosa prima di metterle fuori dalla stalla, finalmente al pascolo nei prati. Chi le tosa presto perchè salirà in montagna al mese di maggio. Poi man mano toseranno tutti e le varie squadre di tosatori si stanno muovendo qua e là tra le greggi.

Primavera e ci si gode il sole in pianura. Poi chissà, magari adesso inizia una vera e propria stagione delle piogge… Quest’anno comunque ho sentito cantare il cuculo oggi per la prima volta, però ci sono stati alcuni temporali con tuoni quando ancora era inverno, quindi (secondo gli antichi detti) ci aspetta un’altra annata strana.

Ci si godeva il sole anche in collina, l’altro giorno, in mezzo ai fiori che stanno sbocciando. Come sempre, è successo anche quest’anno. All’improvviso si è di nuovo qui a pensare che mancano meno di due mesi al momento in cui molti già partiranno per la montagna. Per me sarà dura vedere queste bestioline, le mie, partire per la montagna. Essere con loro ogni giorno è diventata una quotidianità irrinunciabile…

Primavera e riprendono le varie manifestazioni. Fiere, incontri di ogni tipo, comprese le battaglie. Queste immagini fanno riferimento alla Battaglia delle Reines di Fenis (AO) di domenica scorsa.

Il pubblico accorre numeroso, lo spettacolo è assicurato, anche se domenica la polvere rendeva tutto più confuso (o forse anche scenografico, dipende dai punti di vista). Mi colpisce sempre il clima di seria partecipazione a questi incontri, dove persone di tutte le età si ritrovano per stare in compagnia, godersi la giornata e la vista degli animali.

Come vi ho già detto molte volte, anche se la mia passione è più per altri animali, quando sono alle battaglie mi lascio coinvolgere e, soprattutto, cerco di cogliere attimi fotografici che possano trasmettere anche a chi li vedrà cosa significano questi momenti. Amore per le bestie e sicuramente non momenti cruenti o violenti.

A proposito di manifestazioni, battaglie e… capre, questa domenica 3 aprile l’appuntamento è a Carema, l’ultimo comune del Canavese, al confine con la Val d’Aosta. Tre giorni per la fiera di primavera, qui sul sito del Comune tutti i dettagli.

Anche se Pasqua è passata

Coerentemente con quanto è stato detto e scritto nei giorni scorsi, non dimentichiamoci di continuare a consumare carne ovicaprina anche nel resto dell’anno. Non la trovate in macelleria? Chiedetela, chiedetela, chiedetela!!! I pastori hanno pecore da macello costantemente, ci fosse richiesta di castrati, eviterebbero di vendere agnelli piccoli e avrebbero per l’appunto ottimi castrati una volta scesi dalla montagna o in altri momenti dell’anno. Dove la richiesta di questi tipi di carne c’è, la troviamo nelle macellerie per 12 mesi e non solo a Natale o Pasqua.

Costolette di agnello in salsa al rosmarino

Ingredenti: 600 gr di carre d’agnello, 200 ml di vino bianco, rosmarino fresco, olio d’oliva, burro, senape, sale e pepe

Ricavate dal carrè d’agnello le costine e battetele leggermente con il batticarne. Prima della cottura, cospargete la carne di olio e rosmarino e lasciatela insaporire per almeno un’ora. Quindi cospargetela con sale, pepe e con un leggero strato di senape. In una padella scaldate un filo d’olio d’oliva, quindi insieme ad abbondante rosmarino fate rosolare le costolette a fuoco vivace per circa 10 minuti, girandole in modo che risultino ben dorate su entrambi i lati.
Togliete la carne dalla padella e riponetela nel forno caldo (spento) a riposare.
Preparate la salsa facendo sfumare la padella utilizzata per la cottura con il vino bianco. Aggiungete un po’ di amido di mais sciolto in acqua fredda per addensare. A fuoco basso fate ridurre il liquido, aggiungendo ulteriore rosmarino ed insaporendo con sale e pepe.
Quando sarà quasi pronta, togliete le costine dal forno ed adagiatele sui piatti, accompagnatele con la salsa al rosmarino.

Quello che dico sempre, detto da altri

Solitamente non uso testi di altri per i miei post, a meno che si tratti di qualcosa scritto da qualche amico, inviato apposta per essere pubblicato qui. Quando c’è qualche articolo interessante, vi indico il link e vi suggerisco di leggerlo, ma questo ho preferito copiarlo e riproporvelo.

Il personaggio del giorno: l’agnello pasquale che toglie i peccati del mondo. (di Fiorenzo Caterini)

Io, di solito, non mangio carne di agnello.
Mangiare quel tenero batuffolo di ovatta, con quella vocina lieve da virgulto, che strazio.
Perché l’agnello è un cucciolo.
Tuttavia sono grato a chi lo mangia, l’agnello, per un paradosso che andrò a spiegare.
Naturalmente, il paradosso che andrò a spiegare, non vale per chi, per forza di cose, vuole inventarsi un mondo di buoni buoni e di cattivi cattivi, in modo da sentirsi sempre dalla parte dei buoni buoni. Costoro possono anche non leggere, non capiranno.
Dicevo dunque che sono grato a chi si mangia l’agnello a Pasqua, non solo per amore di questa terra, della mia terra che produce i migliori agnelli del mondo. Se mancasse la pastorizia, significherebbe la rovina economica dell’isola.
Sono grato a chi si mangia l’agnello non solo perché è un cibo genuino.
Sono grato a chi mangia l’agnello perché, grazie a lui, pur nella sue breve vita, l’agnello può campare felice qualche mese. Qualche mese di felicità in più per quel cucciolo.
Vi siete domandati cosa succederebbe se nessuno mangiasse più gli agnelli?
Non ve lo siete domandati, lo so. Altrimenti una riflessione un po’ più compiuta, oltre l’emotività del momento, ne sarebbe scaturita.
Partiamo dal presupposto che si sacrificano gli agnelli maschi. Poveri maschietti! Allora, se nessuno dovesse mangiare questi agnelli, essi si trasformerebbero in pochi anni in montoni. Ma un gregge di montoni non si è mai visto. Nessun pastore potrebbe mantenere un gregge con tanti montoni, perché entrerebbero in competizione per il cibo con le pecore e gli agnelli. In pratica, il gregge collasserebbe, e ne pagherebbero le conseguenze pecore e agnelli, gli anelli deboli, che morirebbero di fame. Le pecore non mangerebbero abbastanza erba per produrre il latte.
Ecco perché vengono sacrificati gli agnelli maschi, e sarebbe un ignobile spreco se venissero distrutti senza essere consumati.
Se nessuno dovesse mangiare gli agnelli, essi verrebbero dati ai cani, o abbandonati ai corvi, alle volpi e ai cinghiali che li mangerebbero vivi appena nati, senz’altro, perché l’allevatore non è in grado di mantenerli.
Solo nella prospettiva che ci sia qualcuno che consumi quella carne, all’allevatore è data la possibilità di mantenere vivi gli agnelli per quei mesi in cui vive libero e felice.
Migliaia di anni fa si costituì una particolare simbiosi a tre, tra l’uomo, il cane, e la pecora selvatica, simile al muflone. Il cane proteggeva il gregge dalle fiere carnivore, che per questo stava unito e compatto, e l’uomo procurava il cibo per tutti, in cambio del prelievo del latte e di un po’ di carne per il suo sostentamento. E’ un ciclo vitale che dura dal neolitico e che unisce, con la comunione della carne, queste tre specie animali, tanto da entrare dentro la mitologia simbolica della religione.
L’agnello toglie i peccati del mondo perché, con il suo sacrificio, tiene simbolicamente in piedi il ciclo vitale delle cose.
Ma l’uomo oggi, nel suo comodo divano, tra le pareti domestiche, davanti al tablet o al televisore, abituato a mangiare cibi in scatola che non devono, per cultura, avere forma e neppure il sapore di animali o piante, si è talmente allontanato dalla natura che, il meraviglioso ciclo naturale delle cose, non è più in grado di comprenderlo.
Se nessuno consumasse agnelli, dunque, essi non vivrebbero neppure quei pochi mesi che gli vengono dati, che sono uno scampolo di vita felice strappata ad un destino altrimenti ancora più crudele e ingiusto. Capire questo è la conseguenza di un semplice ragionamento logico, di una riflessione semplice ma compiuta. Ma come oggi si tende a spezzare il ciclo naturale delle cose, allo stesso modo si tende a non concludere le riflessioni, a lasciarle a metà. E’ un segno dei nostri tempi veloci e frenetici, dove il pensiero non è circolare ma si ferma a mezz’aria, incompiuto.

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Spero che, dette così bene anche da altri, queste cose arrivino alla gente. Purtroppo, come scrive anche Fiorenzo Caterini, chi si vuole inventare un mondo di buoni e cattivi, continuerà a non capire. Confido però che chi vuole informarsi, chi è ignorante perchè non sa, ma cerca di colmare questa sua lacuna leggendo, studiando, toccando con mano, venga aiutato da articoli chiari e illuminanti.