Turisti in alpeggio

Tutte le volte che vengo qui, alla fine c’è da parlare del rapporto tra i turisti e la montagna, specialmente se quella montagna è anche territorio di alpeggio. Ci può essere l’alpeggio che ha bisogno del turista (perchè acquista i prodotti, perchè viene a mangiare all’agriturismo), ma in generale tutti gli alpeggi hanno bisogno del rispetto da parte di chi la montagna la frequenta per svago, per sport. Come sappiamo però non è sempre un concetto di facile comprensione. La montagna è vista da molti solo come un posto dove si va per “staccare” dalla quotidianità e non ci si pone nemmeno il problema che lì possa esserci qualcuno che invece, in quel medesimo territorio, stia lavorando.

L’ennesima bella giornata di sole, gli animali cercano l’ombra, ma bisogna andare al pascolo. Vengono aperte le reti, occorre usare i cani per far sì che il gregge si metta in movimento.

I temporali dei giorni precedenti sono serviti almeno a bagnare la polvere, altrimenti il cammino del gregge sarebbe avvenuto tra nuvole di terra grigia sollevata dai piedi delle pecore. L’aspetto comunque è quello di una stagione di caldo e siccità come quella che sta caratterizzando questo mese di luglio.

Oltre alla siccità, il paesaggio ha colori particolari anche per colpa di una malattia che ha duramente colpito i larici nelle scorse settimane. Il peggio sembra essere passato e lentamente riprendono a ricrescere gli aghi, ma le chiome hanno ancora un colorito tra il marroncino e l’arancione, più tipico dell’autunno. Il gregge intanto avanza dove l’erba è giù stata pascolata.

C’è da attraversare la strada statale che porta al Colle del Sestriere per raggiungere i pascoli più a monte. Lì d’estate c’è sempre traffico, figuriamoci la domenica mattina con un sole del genere! Dovendolo fare tutti i giorni, ormai non è quasi più un problema per chi conduce il gregge. C’è buona visibilità, le auto e le moto rallentano, sia quelle che scendono verso la Val Chisone, sia quelle che salgono. Qualcuno scatta foto, sembra che almeno per questa volta nessuno si sia innervosito.

Per un primo tratto si sale nel bosco, piacevolmente fresco. Le pecore hanno già un loro percorso preferito, la pastora lo sa, e infatti si muovono esattamente come aveva previsto lei. Arriviamo alla strada sterrata, passa gente a piedi e in bici, poi saliamo ancora e incontriamo un sentiero. Qui ci sono strade e sentieri ovunque, tutti frequentati: un gregge così grosso inevitabilmente va ad ostruirli nel momento in cui si sta spostando. “Porto solo la femmina, gli altri maremmani li ho giù con le pecore degli agnelli. Lei è più brava, se la chiamo si ferma, ma con tutta questa gente non mi fido a portare il maschio.” Non tutti i turisti infatti si fermano rispettosamente come questo ciclista straniero.

Molti ormai sono consapevoli del “pericolo cani bianchi”. Ci sono i cartelli che ne segnalano la presenza, ma bene o male, chi gira a piedi o in bici, ha già avuto qualche esperienza diretta. Qualcuno si ferma e chiede se può passare, altri avanzano comunque. Il gregge è sparso nel bosco, in quel tratto ci sono ben due sentieri quasi paralleli, impossibile essere ovunque a sorvegliare animali, cani, persone.

Finalmente si esce dal bosco, raggiungendo i pascoli. Qui per lo meno si vedranno sia le pecore, sia le persone. proprio da queste parti lo scorso anno il gregge era stato vittima di attacchi da parte del lupo, in pieno giorno, pastore e cani presenti. Già, ma i cani più efficaci restano a valle nel recinto perchè non abbaino di continuo, spaventando le pecore, a causa del continuo passaggio di gente. …e perchè non spaventino la gente, appunto… Perchè altrimenti sarebbe una lamentela continua, e spesso ci sarebbe anche da litigare.

Si fa in fretta a teorizzare, ma bisogna provare a restare una giornata al pascolo in un posto del genere. Ovviamente, almeno in giornata, ci si tiene lontani dalla strada e dai sentieri principali, quassù. Ma c’è comunque qualche gruppo di escursionisti che passa accanto alle pecore. Sulla strada e sui sentieri di fronte, è un continuo passaggio di bici, quad, moto, fuoristrada, gente a piedi. Il gregge si sposterà poi di là verso sera, rientrando al recinto. Non è una situazione facile, già è complesso pascolare in un territorio così frequentato, anche senza il problema dei cani… aggiungendo la loro presenza e l’atteggiamento di alcuni turisti, alla fine si viene a creare un clima spiacevole.

Per quel giorno comunque per fortuna non succede niente di grave: il lupo non si fa vedere, il gregge bene o male resta a pascolare lontano dal via vai continuo della strada, l’aria è abbastanza fresca e si può godere ancora delle ultime fioriture, anche se un po’ appassite per la siccità.

Il gregge va avanti e indietro pascolando, il sole forte sembra infastidire anche gli animali. Bisogna fermarli quando tendono ad avanzare troppo, dirigendosi verso la strada, verso il colle. Inizieranno a pascolare meglio solo nel tardo pomeriggio, quando qualche nuvola mitigherà i raggi del sole. Il gregge si abbasserà pian piano, poi sarà compito della pastora, ad una certa ora, di farlo ridiscendere. Certo, le pecore starebbero meglio quassù, con la strada vicina sarebbe anche comodo portare su le reti e tutto il necessario, ma chi si fida a lasciare il gregge così lontano dall’alpeggio?

Cosa fare dove andare

Continua l’estate, tra sbalzi del clima, caldo soffocante, temporali, siccità, ma comunque è il periodo in cui si va in giro, se avete la possibilità di avere del tempo libero o delle vere e proprie “ferie”. Per gli appassionati di questo blog (e del mondo dell’allevamento) ecco qualche consiglio.

Un libro che è bello da vedere, ma che vi sarà utile per andare alla scoperta di un’area ricca di tradizioni legate al mondo dell’allevamento: “Ossola bella e buona“, di L.Olivelli e A.Paleari, MonteRosa edizioni. Su quei pascoli, tra quegli alpeggi, ho realizzato la mia tesi di laurea relativa al formaggio Bettelmatt.

Il prossimo fine settimana sarò in Lombardia, a Barghe (BS), all’alpe Cigoletto. Il 2 agosto infatti il programma delle giornate in alpeggio prevede un incontro con la sottoscritta a parlare di pastorizia nomade, problemi e prospettive, oltre che dei miei libri. Spero di incontravi numerosi. Nel manifesto vedere anche le date degli appuntamenti successivi.

Sempre il 2 agosto, ma in Piemonte, l’appuntamento è in Val Germanasca (TO) a Salza di Pinerolo. Domenica infatti “…si svolgerà l’ottava edizione della FESTA DEL ROUDOUN dedicata a tutti i pastori e margari delle nostre valli e a tutti gli amici che amano la montagna e la buona tavola.
PROGRAMMA:
Mattino esposizione dei ROUDOUN (campanacci) – mercatino dei prodotti locali e artigianato tipico.
ore 12,30  SS. Messa presso la Pro Loco.
ore 13,00  Pranzo comunitario per tutti – prenotazione entro mercoledì 29 luglio al 349.2579167 – 348.0052721 – 347.0092444
Esibizione dei seguenti gruppi corali piemontesi: J’AMIS DEL CHER (Sanfront) – I MARENTIN(Sanfrè) – J’ARSIVOLI (Rivoli) – J GIUVU D’NA VOLTA (Val Chisone) – J’AMIS ‘D GIAVEN(Giaveno) al mattino itinerante tra le borgate di Salza con tre tappe: a Didiero al Museo, alla Chiesa di Campoforano e alla Borgata Coppi. Pomeriggio alla Pro Loco.
A chiusura della giornata “roudounà” collettiva – gara di resistenza tra i vari espositori a suon di campanacci.

Una miss da applauso

La scorsa domenica, a Pragelato, si è tenuta la manifestazione denominata Miss Mucca, un concorso di bellezza dedicato alle… bovine! Questo evento si tiene ormai da alcuni anni, richiamando sia addetti ai lavori, sia appassionati, sia semplici curiosi e turisti (molto numerosi in valle in questa stagione).

Io ho fatto un giro al mattino, quando ancora non c’era molta confusione. Gli animali erano già nei loro recinti dalla sera prima, gli allevatori stavano provvedendo a fornire loro acqua fresca. Una splendida giornata di sole, abbastanza calda, ma ventilata. Così ad occhio mi pareva che non ci fossero molte bestie, ma mi è stato spiegato che erano stati posti dei limiti per ogni partecipante (tutti allevatori o residenti, o che monticano in alpeggi sul territorio del Comune), poichè il “pascolo” a disposizione nei recinti non consentiva numeri maggiori.

Se posso permettermi un suggerimento, avrei messo un cartello con il nome del/dei proprietari, ma non escludo che possa esser stato aggiunto in seguito nel corso della giornata. Gli animali attendevano pazientemente, un po’ brucando, un po’ ruminando.

C’erano vacche di razze diverse, in rappresentanza di tutte quelle che si possono incontrare sul territorio. Dato che doveva essere eletta la miss, ciascuno aveva scelto le più belle e, al collo, erano stati attaccati i migliori rudun. Poco per volta il pubblico cominciava ad affluire. Con il caldo che soffoca la pianura, quest’anno tutti quelli che possono scappano a cercare un po’ di fresco in montagna!

Nonostante il nome, persino Pragelato quest’anno è accaldata… Niente a che vedere con il clima che si incontra spesso il giorno della fiera, a settembre!! Ecco qui delle belle Piemontesi, ma questa non è una vera rassegna zootecnica. Come vi dicevo, si eleggerà la “Miss”. Vuol essere più un gioco che una mostra per addetti ai lavori, un’occasione per far incontrare turisti e allevatori, un momento di divertimento per tutti.

Oltre agli animali e al classico mercato (in un’altra piazza), accanto ai recinti ci sono le bancarelle: vi sono tutti i produttori degli alpeggi di Pragelato con tome, formaggi freschi, ricotte, burro, formaggi di capra.

Altre bancarelle espongono generi alimentari di vario tipo: salumi, ancora formaggi, biscotti, spezie, frutta e verdura, miele, erbe medicinali… Tutto quello che ci si aspetta di trovare in mercatini del genere.

Poi ci sono gli stand dell’artigianato, anche a tema con la manifestazione! Il pubblico aumenta, turisti di passaggio, villeggianti alloggiati nelle seconde case, negli appartamenti in affitto. Il sole sicuramente favorisce la buona riuscita di questa edizione di Miss Mucca.

Ci sono anche allevatori, sia quelli che partecipano con i propri animali, sia altri venuti a vedere le bestie, ad incontrare gli amici, come avviene alle fiere. Intorno alla bancarella delle campane non si perde l’occasione per vedere, o meglio… sentire! cosa c’è in mostra.

Queste invece, della Selleria Re, sono i premi per la Miss e per la partecipazione alla manifestazione. Tutti quindi riceveranno un campanaccio, ma quello della Miss sul collare ha, per l’appunto, la scritta Miss Mucca 2015.

Io non mi sono fermata, la premiazione si teneva al pomeriggio, ma questa sarà la mucca premiata. Ho letto dei commenti su facebook che criticavano questa scelta, ma (come ho scritto prima) questa non è una mostra zootecnica, già il nome “miss mucca” dovrebbe farlo capire. Infatti la scelta della vincitrice è avvenuta per acclamazione popolare, o meglio, per applauso. Non era forse l’animale più “bello”? Non importa…

(foto S.Peyrot)

Questa vacca di razza savoiarda era l’unica rappresentante di questa azienda ed è stata condotta, senza aiuto degli adulti, dal piccolo Federico, un ragazzino con una grande passione. Probabilmente il pubblico ha voluto anche premiare il suo entusiasmo, la sua “serietà”, stimolarlo a proseguire su questa strada. Non me ne vogliano gli allevatori “storici”, vincere piace a tutti, ma provate a pensare cosa avrebbe voluto dire per voi, a 12 o 15 anni, vincere perchè tutto il pubblico vi acclama. E poi comunque non si trattava di una brutta bestia o di un animale tenuto male!

Era ormai sera quando, una ad una, le “mandrie” sono rientrate agli alpeggi, ciascuna scortata da un gruppo di bambini e ragazzini che, giro dopo giro, venivano riaccompagnati alla partenza caricati sul cassone di un ape-car. Certo, il tutto ha causato qualche coda, gli automobilisti di ritorno in città forse fremevano, ma… come si fa ad arrabbiarsi di fronte ad uno spettacolo simile? L’applauso se lo meritano tutti…

Dopo qualche anno

Qualche tempo fa un amico mi faceva notare che sarebbe interessante avere un seguito del mio libro “Di questo lavoro mi piace tutto”, uscito nel giugno 2012. Sono passati solo tre anni, ma le interviste sono state realizzate tra il 2009 e il 2011, quindi il tempo trascorso è maggiore.

Il libro raccoglieva interviste a ragazzi e ragazze tra i 15 e i 30 anni che avevano deciso di fare gli allevatori (di bovini, ovicaprini), sia per scelta, scostandosi radicalmente dall’ambiente di origine, sia come continuazione dell’attività famigliare. Per chi non lo avesse ancora letto e fosse interessato, vi ricordo che il libro è in vendita qui, ma potete reperirlo anche alle serate in cui presento le mie nuove opere. Effettivamente sarebbe curioso sapere qual è stato lo sviluppo di quelle storie, magari potrebbe interessare a qualche studente come argomento per una tesi di laurea, chissà… Alcuni di loro li frequento ancora, so che parecchie aziende continuano sulla strada intrapresa, anche con successo. Dal punto di vista umano e personale, ci sono state vicende belle e brutte, alcune coppie hanno coronato i loro sogni, sono nati dei bambini, altre coppie si sono sciolte, così come alcuni soci hanno preso strade differenti. E’ la vita, il mestiere dell’allevatore non fa sì che certe cose non capitino…

So di alcuni che hanno addirittura cessato l’attività con gli animali: forse la realtà era differente dai sogni, forse le difficoltà incontrate si sono rivelate insormontabili. In queste immagini invece troviamo la testimonianza di chi sta andando avanti sulla strada sognata. Michael e Maura erano tra i più giovani intervistati (pag. 83) e lui così raccontava: “Abbiamo le vacche, capre e pecore: quelle sono mie, sono le mie preferite. I miei primi animali sono state delle capre, me le ha date mio nonno, mentre io mi sono comprato le prime pecore a tredici anni.

Li avevo intervistati andandoli a trovare presso la cascina dove la famiglia di Michael ha tutti gli animali, soprattutto vacche, ma già allora appunto il loro interesse si concentrava soprattutto sugli ovicaprini. Qui potete rileggere la loro storia, come l’avevo scritta per il blog ai tempi dell’intervista, nel 2011. E adesso? Cosa fanno Maura e Michael?

Non solo continuano insieme il loro cammino, ma “si sono messi in proprio”, hanno una loro zona di pascolo in montagna, una base per l’inverno, pascoli dove girare tra fondovalle, collina e pianura. Il numero di animali è aumentato, pecore e capre frutto di allevamento e di acquisti, in montagna poi prendono in guardia capi anche da altri allevatori. Insomma, una bella storia che prosegue!

Li incontro a Prali in Val Germanasca, il gregge sta per essere aperto dal recinto, pronto per la giornata al pascolo. Maura quel giorno è impegnata con il fieno, aiuta i suoi genitori, quindi scende nel fondovalle. Ogni tanto lavora anche in pizzeria, pertanto è soprattutto lui a badare al gregge. Finita la stagione d’alpeggio, anche Michael svolge altri lavori, perchè gli animali non sono ancora così tanti da consentire ad un nucleo famigliare di vivere soltanto di quello.

Difficoltà ce ne sono eccome, quelle intrinseche del mestiere, le spese, lo scarso reddito, problemi per i confini dei pascoli, il lupo, la siccità… C’è però l’entusiasmo, la passione, il legame tra questi due giovani, le famiglie alle spalle che, comunque, appoggiano le loro scelte, tutti fattori che contribuiscono a dare forza e stimoli per proseguire. Questo è quindi un bell’esempio in positivo del seguito di una delle storie contenute in “Di questo lavoro mi piace tutto”. Se qualcuno dei diretti interessati volesse raccontarci la sua… basta scrivermi, mandarmi due righe insieme a qualche foto, qui c’è sempre spazio per tutti i vostri interventi.

Brucia tutto…

Non sono solo gli incendi a “bruciare”. Lo scorso anno ci si lamentava per la non-estate: la troppa pioggia, il freddo, le condizioni di vita/lavoro negli alpeggi, le difficoltà nel fare il fieno. Bene o male però, tribolando, la stagione in alpeggio tutti l’avevano portata a termine. Quest’anno invece la situazione è ben più grave. Sta “bruciando” tutto: il sole cocente, il vento, la siccità influiscono pesantemente.

La cosa che preoccupa di più probabilmente è l’acqua. Fino a qualche settimana fa, prima dell’inizio del grande caldo, ruscelli, torrenti, pozze d’acqua, fontane, laghi erano colmi, gorgogliavano, davano un senso di vita tutt’intorno. Quando però iniziano ad inaridirsi, quando tra le rocce non scorre più niente, quando il fango si secca e la terra si screpola, c’è da preoccuparsi. Senz’acqua, avvizzisce la vegetazione, ma sono soprattutto gli animali che, senz’acqua, non possono stare.

Sole e vento inizialmente hanno fatto felici tutti coloro che dovevano tagliare il fieno. In pianura è andato bene il primo taglio, ancor meglio il secondo. In montagna si è fatto un buon fieno, anche se qualcuno parlava di “erba dura”, grazie alla strana stagione con alternanza di periodi caldi in modo anomalo e brusche interruzioni.

Dove non si può bagnare, sarà dura fare altri tagli, se va avanti così. E poi… bagnare con cosa? Qua e là ruscelli e torrenti calano drasticamente di livello. Sole e caldo in pianura portano benefici agli operatori del turismo di montagna, che vedono arrivare la folla di cittadini in fuga, alla ricerca di refrigerio, ma a lungo andare questo caldo eccezionale, unito alla siccità, sarà un problema per molti.

Giorno dopo giorno, l’erba dei pascoli sta seccando prima ancora dell’arrivo degli animali, alle quote più elevate. Guardate questo pianoro, in un luogo sicuramente fresco e ricco di acqua: lì vicino scorre un torrente impetuoso, gonfio di acqua lattiginosa che scende dai ghiacciai, ma appena ci si sposta un po’ ecco chiazze giallo-rossastre di erba che sta seccando, fiori che si accartocciano, steli che si induriscono.

Dove c’è poco suolo, rocce e ghiaia superficiali, l’erba man mano secca. Quando gli animali arriveranno qui, se non pioverà prima, non troveranno un buon pascolo. Ma almeno ci sarà il torrente che scorre nel mezzo del pianoro. Dove manca l’acqua, la situazione è ancora più critica. Sole, caldo, erba cattiva, cala anche la produzione del latte, gli animali pascolano male, mangiano meno.

Alle quote inferiori, si finisce l’erba che c’è ancora. Anche qui sta venendo sempre più dura e chiazze ingiallite emergono qua e là. Dovrebbe poi piovere, affinchè l’erba ricresca e ci sia la possibilità di pascolare una seconda volta quando gli animali scenderanno dagli alpeggi più alti.

Qui il gregge è già al secondo passaggio: le pecore erano salite presto, nella seconda metà di maggio, prendendo addirittura qualche fiocco di neve durante una nevicata tardiva, però avevano mangiato bene la prima erba. Adesso però ciò che è ricresciuto nel frattempo, ingiallisce e viene pascolato malamente, eppure bisogna mangiarlo, altrimenti a fine stagione sarà peggio ancora. E poi… basterà l’erba per arrivare a fine stagione, se l’estate prosegue così?

Questa è una veduta di alcuni pascoli della Val Chisone, in una zona notoriamente secca ed assolata: si vedono le chiazze verdi dove le mandrie hanno pascolato ad inizio stagione, ma tutt’intorno è giallo. “Se va avanti così, presto avremo problemi a far bere gli animali…“, mi dice un pastore. Senz’acqua, senza erba, ci sarà chi dovrà scendere prima dagli alpeggi? Ricordo, nel 2005, di aver incontrato una triste transumanza a fine agosto, forse primi di settembre, una mandria che scendeva tra la polvere, senza nemmeno i campanacci, con tutt’intorno pascoli gialli e riarsi.

Forse avrei dovuto partire con un pastore

E’ bello quando il mondo virtuale diventa reale. Soprattutto quando si parla di un mondo che è estremamente concreto, quello degli allevatori. Sergio mi aveva contattata su facebook un paio di anni fa, dicendomi di essere uno dei lettori di questo blog. Poi, lo scorso mese di giugno, mi aveva invitata ad andare a trovare lui e la sua famiglia in alpeggio. Lui era curioso di chiedermi cose sul Piemonte, io di conoscere un po’ di Val d’Aosta, e così…

Una bellissima giornata di sole, cielo limpido, aria fresca. Salgo in Val d’Ayas fino a Champoluc e devio risalendo su per le piste da sci, seguendo una strada ripida e polverosa. In questo momento Sergio e i suoi animali sono ancora all’alpeggio “basso”, con erba in abbondanza: “Siamo saliti un po’ tardi, potevamo venir su una settimana, dieci giorni prima, ma i figli avevano ancora la scuola…“. In alpeggio quel giorno ci sono solo due dei tre figli, il maggiore, Andrea, è rimasto giù a tagliare l’ultimo fieno. “Ha voluto che gliene lasciassi due pezzi da fare, ieri telefonava e diceva che giù si moriva di caldo. Ha appena fatto 18 anni, prenderà la patente quando scendiamo, così gli ho lasciato due pezzi dove non deve passare sulla strada con il trattore!

Quando arrivo, gli animali erano appena stati messi al pascolo, Sergio stava finendo di tirare il filo nel prato sotto alle case. Il “villaggio” di Soussun ha origini antichissime. Così possiamo leggere sul sito della struttura ricettiva Stadel Soussun, collocata dietro all’alpeggio: “…si trova a circa 2000 metri di altitudine. Soussun è un antico villaggio Walser, risalente al ‘500, ed è una testimonianza del passaggio dei Walser in Val d’Ayas. Il popolo Walser, originario dell’alto Vallese Svizzero, nel XIV secolo durante i suoi spostamenti per traffici commerciali, si stabilì alle pendici del Monte Rosa, lasciando numerose testimonianze della loro presenza, soprattutto nelle caratteristiche costruzioni che si possono ammirare in questo villaggio.  Il borgo di Soussun è stato abitato stabilmente fino all’inizio del secolo scorso, e sono giunti a noi in buono stato di conservazione: il forno, il mulino, la cappella dedicata alla Madonna del Carmine e appunto i caratteristici “rascard“, abitazioni in legno e pietra, con i tipici “funghi” atti a dividere la parte in muratura dal fienile e dal granaio.

Qui ci si alza presto al mattino, si munge alle 3:30, poi il latte viene portato in fondovalle, dove passa il camion del caseificio a ritirarlo. Si mettono al pascolo gli animali, si puliscono le stalle e si lavano i bidoni del latte, si fa pranzo, ci si riposa un po’ e si riprende tutto da capo. Avere ospiti significa inevitabilmente saltare il riposo e questo mi fa sentire un po’ in colpa: “No, per una volta che viene su qualcuno! E sono contento, perchè sei la prima, tra gli amici virtuali, che viene su a trovarci.” Il computer è lì sul tavolo, Sergio tiene aperta questa finestra sul mondo. “Ho scoperto il tuo blog cercando “pecora biellese”, da quel momento lo guardo tutti i giorni, sempre.

In alpeggio ci sono bovini, qualche capra, galline, oche, cani e gatti. Sergio e la sua famiglia salgono qui da tanti anni, ultimamente aveva cercato anche un’altra sistemazione, ma i costi di affitto erano troppo elevati, così è rimasto su questo alpeggio. Il villaggio antico è pittoresco, ma servirebbero altre strutture. Nell’altra baita più a monte, pur essendo nel mezzo degli impianti sciistici, non sono stati fatti i lavori per l’allacciamento alla rete elettrica e tocca usare il generatore, un costo non indifferente. “Un paio di anni fa mi era passato tutto l’entusiasmo, troppe difficoltà, poca voglia di venirci incontro.” Però la passione alla fine ha avuto la meglio e si continua, anche perchè sarebbe difficile immaginare di andare a fare altro.

Prima di pranzo, vengono fatti rientrare gli animali in stalla, anzi, nelle due stalle. Bovini da latte di razza valdostana, un paio di vacche castane: “E’ il figlio che le vuole tenere… Fosse per me non le avrei. E’ una passione anche quella, ma latte ne hanno poco e poi a volte si piazzano lì sulla porta della stalla, non lasciano entrare le altre…“. Parliamo a lungo di pecore e di pastori, Sergio “confessa” la sua malattia, fin da bambino ha la passione per le pecore: “Poi le cose sono andate diversamente… Forse da ragazzo avrei dovuto partire con un pastore, provare, magari capivo che non era la mia strada.” E invece è rimasto quel rimpianto, così ci si ferma a vedere le pecore tutte le volte che si scorge un gregge.

Sergio mi ripete quello che ho già sentito parecchie volte in questi ultimi mesi girando da queste parti: “Adesso di soldi ce ne sono meno di prima. Tanti hanno preso i contributi per fare stalle e fienili che, passato quel tot di anni, sono diventati case. Qui abbiamo più controllori che persone da controllare, ci tartassano! Sta diventando sempre più difficile lavorare e quel che facciamo rende sempre meno. Giù in fondovalle non volevano lasciarmi fare la stalla…

La figlia è nella baita a sorvegliare i fornelli e apparecchiare tavola, il fratellino aiuta mamma e papà. “Il figlio più grande fa l’Institut Agricole ad Aosta, adesso dovrà poi stare giù per fare un periodo di stage. A lui piace fare questo, ma a volte mi chiedo se sia giusto lasciarlo continuare, se ci sia un futuro per questo mestiere.” Sono le domande che si pongono tutti i genitori, davanti a qualsiasi mestiere. Quel giorno il sonnellino pomeridiano è saltato, ma le visite non arrivano tutti i giorni…

Il caldo sale in quota

Anche se non sono più su in alpeggio come in passato, basta una gita in una valle a caso per vedere certe cose. Poi ci sono gli amici che mi aggiornano, magari sfogandosi con qualche lamentela sulla scarsa qualità dell’erba, sulla difficoltà di farla pascolare agli animali. In pianura il caldo si sente eccome, ma in montagna?

La scorsa settimana mi trovavo in Valchiusella e ne ho approfittato per fare anche una gita veloce, quattro passi lungo la valle. A mezza quota ho trovato mandrie al pascolo. Faceva caldissimo, l’umidità dell’aria era molto elevata, il sole filtrava tra le nebbie che, inevitabilmente, si formavano. Il Chiusella è ancora ricco d’acqua, le pozze hanno un bel colore verde, ma il caldo mi fa tornare indietro al 2003, primo anno in cui arrivai da queste parti per il censimento degli alpeggi.

Anche allora si erano raggiunte temperature molto elevate e la siccità aveva trasformato i pascoli in distese brulle e riarse. Molti erano dovuti scendere in anticipo dagli alpeggi. Per ora la situazione non è così grave, ma l’erba è alta, dura, gli animali la pascolano malamente. Mosche e tafani li infastidiscono, il caldo non diminuisce nemmeno in quota, non c’è un filo di vento.

Arrivo nei pressi dell’Alpe Pasquere. Le baite sembrano esser state ristrutturate da quando ero passata di qui a censire le strutture. Questo alpeggio è servito dalla strada, a differenza di molti altri della valle, il cui raggiungimento avviene ancora esclusivamente a piedi. Eppure quante polemiche erano state fatte per la realizzazione della pista (chiusa al traffico) che risale su per il vallone!

Io proseguo lungo il sentiero, anche perchè l’alpeggio successivo è di quelli che, purtroppo, non sono stati dotati di viabilità. La pista devia poco sotto e non è stato prolungato un ultimo tratto che, senza grossi problemi avrebbe potuto collegare anche le baite in testata di valle. La mandria la incontro più in basso rispetto alle baite: vacche e due cavalli, mentre in precedenza avevo visto anche un mulo, perchè qui gli animali da soma vengono ancora utilizzati. Erba che ingiallisce pure qui, il calore della pianura risale sotto forma di nebbie e nuvole.

Le strutture dell’alpe Prà sono ancora tradizionali, ma in buone condizioni. Non so chi utilizzi oggi questo alpeggio, sono passati più di dieci anni da quando avevo girato tutta la valle e molte cose sono cambiate, qualcuno non ce più, volti giovani sono subentrati a mantenere vivo questo mestiere. Il mio arrivo è preannunciato dai cani, questo sentiero è segnato anche come GtA, quindi dovrebbe essere abbastanza frequentato, ma quel giorno non incontro altri escursionisti.

C’è una famiglia giovane, due bambini piccoli, tra cui questo con un visetto da birba. “Stai facendo i compiti?” “No… Sto colorando!“, e si nasconde dietro all’album. Il fratello maggiore, nel cortile davanti alle baite, inizialmente rifiuta di farsi fotografare.

Quando però tornerò indietro, gli animali erano stati fatti salire nei pascoli vicino alle baite, anche con l’aiuto dei bambini. “Adesso la vuoi una foto?“. Il piccolo fa segno di non con la testa, ma poi cerca di mettersi in posa accanto alla vacca, che però si sposta e così c’è tempo solo per un veloce scatto “rubato”. E’ ora di scendere, tornare nel caldo ancora più soffocante, più afoso della pianura. Chissà come proseguirà l’estate? Sembra preannunciarsi ancora più difficile di quella fredda e piovosa dello scorso anno.

Appuntamenti estivi e foto invernali

Io qualche evento ve lo segnalo… Così non potete dire che non lo sapevate, se seguite questo blog e siete appassionati del mondo zootecnico. Ovviamente vi parlo di ciò che conosco e delle manifestazioni che mi segnalate voi lettori. Per due fine settimana, in Val di Viù (TO) ad Usseglio si tiene la Sagra della Toma. Qui trovate tutto il programma, ma per acquistare e gustare formaggi & C. l’appuntamento è per domenica.

In Val Chisone vi aspettiamo invece dal 18 al 26 luglio con la Settimana della Pastorizia. Qui vedete tutti i vari appuntamenti, con la presentazione del mio libro “Pascolo Vagante 2004-2014″ e la proiezione del film “Tutti i giorni è lunedì”. Come sempre, se qualcuno partecipa a qualche manifestazione e vuole condividere qui le sue foto più belle, basta mandarmele via e-mail.

Chi mi manda sempre tante foto è l’amico Leopoldo. Queste sono del 1 febbraio e ritraggono il pastore Teodoro Daprà e il suo gregge a Rosà (VI). Buona visione!

Organizzare una festa della transumanza

Lo scorso fine settimana sono stata a Valcanale, frazione di Ardesio (BG), in Val Seriana. Erano mesi che i ragazzi del Valcanale Team si davano da fare per organizzare una festa in occasione della salita in alpeggio del gregge che montica su quelle montagne, un gregge famoso, dato che il pastore è Renato Zucchelli, protagonista del film “L’ultimo pastore”.

Non solo pecore. La prima delle due giornate di festa si è aperta con l’inaugurazione delle mostre: in una sala i campanacci da tutto il mondo di Giovanni Mocchi, nelle altre foto d’autore, antichi attrezzi, immagini di flora e fauna locali, immagini di pastorizia.

In piazza, mercatino con bancarelle di prodotti locali: salumi, formaggi di capra, gelati a km0, abbigliamento da pastore, oggetti di artigianato, un appassionato che scolpisce il legno e altro ancora. C’è però un problema, cioè pubblico abbastanza scarso, nonostante la bellissima giornata di sole.

Al pomeriggio è in programma la “fattoria didattica”. Due mucche, tre asini e qualche pecora vengono condotti nel giardino dell’oratorio per mostrare ai bambini (ma anche ai grandi) quali sono gli animali che vengono allevati. Purtroppo ormai è difficile vederli dal vivo anche quando si vive fuori dalle città.

Dimostrazione di mungitura con interesse da parte di chi si trova a passare di lì. Finalmente c’è un po’ di movimento, poi arriverà gente per la cena e il concerto della sera con gli Aghi di Pino. La domanda però riguarda il giorno dopo, la domenica. Ci sarà pubblico per la transumanza? Eppure è stato organizzato tutto così bene, pubblicità ne è stata fatta, perchè la gente è tanto restia a muoversi?

Domenica mattina il sole splende ancora più del giorno precedente. Salendo a Valcanale, le sagome che pubblicizzano la transumanza non possono non essere notate. Macchine ne passano tante, la gente sale a cercare il fresco in montagna, in pianura il caldo è soffocante.

Al mattino però di gente ce n’è ben poca, ma gli infaticabili ed entusiasti organizzatori, tutti giovani di Valcanale, non si fanno scoraggiare. Tutto continua secondo programma e, nel pomeriggio, è atteso l’arrivo del gregge, che pascolava in altre zone lungo il versante della valle. Vado incontro alle pecore per attenderle nel luogo da cui partiranno. Passaggio previsto a Valcanale per le 14:30, ma si sa che un gregge non può mai essere puntuale al 100%.

Si fa una tappa in questo grosso spiazzo parzialmente ingombro di legname. Un po’ di riposo per tutti, il caldo è torrido, il sole implacabile. Certo non è proprio orario da transumanze su asfalto, ma non si può fare la festa alle sei di sera.

Finalmente conosco il pastore, Renato, originario proprio di Valcanale. Il figlio Giovanni resta a badare alle pecore, altri vanno a casa per un pranzo veloce. Conosco così tutta la famiglia, ci si ritrova a parlare delle solite cose da pastori. Chiedo se è normale questo periodo per la salita, che a me sembra decisamente tardivo, ma mi spiega come appunto in precedenza abbia utilizzato altri pascoli lungo la valle.

E’ ora di partire verso Valcanale. Tutti i bambini salgono sugli asini (e in questo gregge non mancano!), vengono caricati gli agnelli e ci si può incamminare. C’è la macchina della Forestale che scorterà la transumanza, ma a quest’ora di traffico in salita ce n’è poco. Chi voleva cercare refrigerio è già su dal mattino.

E’ arrivata un po’ di gente ad accompagnare la transumanza, amici dei pastori, ragazzini, qualcuno scende dalle case delle frazioni lì vicino, altri invece sono appunto arrivati apposta per la festa, ma sono molto meno di quelli che mi sarei immaginata. Penso ad analoghe manifestazioni altrove e mi domando come mai, pur con la bella giornata, la manifestazione abbia attirato così poco pubblico.

Eppure è uno spettacolo, quello spettacolo che così tante volte vi ho mostrato qui. Quante volte la gente mi chiede di poter partecipare ad una transumanza… Non è facile farlo quando non è organizzata, perchè magari gli spostamenti si decidono all’ultimo minuto, perchè non tutti i pastori hanno piacere di avere visitatori intorno in quei momenti anche un po’ delicati. Questa era una transumanza organizzata, aperta al pubblico… e il pubblico quasi non c’è stato. Perchè?

Si sale lungo la strada e si arriva a Valcanale. La transumanza è aperta da due suonatori in costume tradizionale, ben fasciati nei loro calzettoni di lana. La gente saluta, sono persone del posto che conoscono i pastori: “Ti ricordi di me? Sono la mamma di…“. Le voci in dialetto richiamano il giovane pastore che apre il cammino del gregge.

Nel centro del paese sono state predisposte tutte le transenne, sia per “contenere” il pubblico, sia per far sì che le pecore non danneggino le bancarelle. Gente ce n’è, ma non quella che mi sarei aspettata. I ragazzi del Valcanale Team sono pronti ad armarsi di ramazze e ripulire la strada dopo il passaggio del gregge, così che nessuno abbia da lamentarsi e che sia tutto a posto per la processione che si terrà più tardi nel pomeriggio.

Ci sono già macchine di turisti che scendono (ma non li hanno letti i cartelli con gli orari?), dai finestrini si osserva con un misto di stupore e curiosità il passaggio del gregge. C’è da risalire sopra al paese e poi si farà una tappa. Siamo a 1000 metri di quota, ma il caldo eccezionale di queste giornate si avverte nettamente anche quassù.

Giovanni continua a guidare il gregge, con il pony tenuto alla corda al suo fianco. Me lo ricordo (ovviamente più giovane) nel film. Avevo già intuito allora, da alcune inquadrature, come fosse appassionato di questo mondo, di questo mestiere. Anche vedendo lui non avevo apprezzato la scelta del titolo. Renato non è l’ultimo pastore a girare intorno a Milano, meno che mai l’ultimo pastore in assoluto. Già solo tra i suoi figli c’è chi raccoglie il testimone e porterà avanti questo lavoro anche nel futuro.

Tutti patiscono il caldo, anche le pecore. Tra poco però si farà una tappa, tutti potranno riposarsi e rinfrescarsi. E’ dal giorno prima che sento parlare di un laghetto, ma non sono ancora andata oltre Valcanale, quindi non so bene cosa aspettarmi.

Qualcuno assiste al passaggio della transumanza restando comodamente seduto davanti a casa. Il programma diceva che si poteva accompagnare il gregge al Rifugio più a monte, accanto all’alpeggio. Ci sarà però qualche cambiamento dovuto al caldo.

Il gregge raggiunge il laghetto, affollato di turisti. Le reazioni sono molto diverse: c’è chi si allontana nel vedere le pecore e chi invece accorre. Soprattutto i bambini vorrebbero avvicinarsi, accarezzarle, toccare gli asini. Da una parte è un bello spettacolo vedere il gregge che si avvicina all’acqua, dall’altra è “interessante” ascoltare le reazioni del pubblico.

C’è chi, infastidito, preoccupato, addirittura spaventato, si alza e se ne va. Molti sono schifati da ciò che le pecore lasciano a terra dopo il loro passaggio. Un papà spiega la transumanza alla figlioletta: “Le pecorelle adesso vanno in montagna dove ci sarà una nuova casetta dove staranno al fresco.” Chissà perchè ci si preoccupa del concetto di “casa” e non di quello di “cibo”, che invece è l’esigenza primaria per gli animali? Non si sa più nulla del mondo rurale, dell’allevamento.

Le pecore, accaldate, vanno a bere al lago. Qualche agnello entra letteralmente in acqua. Tutta la scena è un vero spettacolo da apprezzare: adesso qui il pubblico c’è, ma ben pochi capiscono davvero. Sento addirittura chi si lamenta perchè è stata autorizzata una cosa simile “…proprio di domenica!!!

Molti scattano immagini: se non altro ci sarà qualcosa da condividere con gli amici, qualcosa di inconsueto da pubblicare sui social network appena scesi a valle, perchè quassù il telefono non prende… Le pecore iniziano ad essere spaventate dalla troppa gente intorno, dai bambini che gridano e bisogna faticare a spostarle, perchè la gente non capisce che deve togliersi per lasciarle passare. Anzi, qualcuno quasi si offende quando il pastore, preoccupato che gli animali possano spingersi ed ammucchiarsi, grida di spostarsi da davanti al gregge.

I pastori decidono di prolungare la tappa nel bosco. C’è qualcosa da pascolare, ombra e un fresco ruscello. Fa troppo caldo per affrontare subito la salita al rifugio, come da programmi. Io mi avvio comunque, altrimenti non ce la faccio con i tempi per salire, vedere un po’ di panorama e rientrare verso casa.

Mentre salgo alcuni turisti mi chiedono informazioni sulla transumanza. Qualcuno che aspettava le pecore in quota c’era, ma il cambiamento delle tempistiche ha fatto sì che la loro attesa fosse vana. Su in effetti l’aria è già più fresca. Si accumulano anche nuvole temporalesche in cielo. Accanto alla baita ci sono già delle pecore con gli agnelli, incustodite. Qui non c’è ancora il lupo, era passato l’orso, ma in questo momento rischi con grandi predatori sembra che non ve ne siano.

Sulla via del ritorno incontro il gregge che, lentamente, sta salendo. Anche gli altri turisti l’avranno incrociato lungo questa pista. Il posto è davvero frequentato, una gita breve per arrivare al rifugio, adatta a tutti, anche alle famiglie, poi percorsi più impegnativi spingendosi oltre.

Un saluto ai pastori, un augurio per una buona stagione, uno sguardo al gregge che, lentamente, sfila davanti ai miei occhi. La stretta pista è completamente invasa dalle pecore.

Pastori, aiutanti e qualche turista chiudono la fila. Questa è stata la transumanza a Valcanale. Vi è spiaciuto non esserci? Io mi auguro che gli organizzatori non si perdano d’animo e che organizzino una seconda edizione bella come questa (o anche di più!) e che a voi che leggete sia venuta voglia di partecipare, il prossimo anno!!

Quante battaglie per la battaglia!

Lo scorso anno la battaglia delle capre (chiamiamola pure “confronto” o in qualunque modo vi sembri più opportuno) aveva vissuto attimi di tensione per colpa delle contestazioni degli animalisti, giunti fin dal mattino a Lemie, nelle valli di Lanzo. Quest’anno i problemi principali sono stati altri.

All’ultimo momento si era dovuta spostare la sede da Lemie ad Usseglio, con non pochi disagi per gli organizzatori. Il Comune di Lemie è privo di amministrazione, c’è un Commissario, e questo non ha approvato la manifestazione. Gli organizzatori, non ricevendo risposte dal Municipio, alla fine hanno chiesto ospitalità al comune di Usseglio, che ha acconsentito, ma sia il pubblico, sia i partecipanti, forse hanno trovato più scomoda la sede, in testata della valle.

Al mattino c’erano pochi animali, la giornata era splendida, assolata, limpida, così meritava andare a fare un giro fin su a Malciaussia, attendendo la battaglia nel pomeriggio. Qui il gregge non c’era ancora, ma c’erano alcune pecore con gli agnellini, a poca distanza dalle baite del pastore. Quelli che non mancavano erano invece i turisti!

I pascoli intorno al lago sono ancora utilizzati. Al momento non c’erano ancora moltissime bestie, solo qualche bovino. La montagna però ha un “tocco in più”, quando ci sono gli animali! La battaglia delle capre iniziava nel primo pomeriggio, ma i turisti presenti al lago difficilmente potevano essere interessati. Sono incontri dedicati soprattutto agli addetti ai lavori, agli appassionati. Sempre da queste parti, nelle prossime settimane, si terrà la fiera della Toma, manifestazione in cui il lato gastronomico è invece in grado di attirare un maggior numero di persone.

Scendendo lungo la stretta strada asfaltata, sotto alla diga, c’è una mandria di vacche piemontesi che si godono il riposo pomeridiano ruminando. Chissà se è arrivata altra gente per la battaglia? E’ un peccato che queste manifestazioni debbano incontrare così tanti problemi: a volte sono dissidi interni tra gli allevatori, a volte è la burocrazia, ma così si disperdono forze ed entusiasmo, con il rischio di non riuscire più ad organizzarle.

La battaglia è in corso. Gli animalisti si sono di nuovo fatti vedere in mattinata, mi viene riferito: hanno fatto le solite domande e se ne sono andati. Se fossero davvero appassionati di animali, capirebbero che molte delle capre presenti sono quelle dello scorso anno, quindi… Le battaglie non sono così nefaste per la loro salute! Un vero “animalista”, chi a queste bestie dedica la propria vita, le riconosce da un anno all’altro!!

Alcune capre sono state messe all’ombra sotto ad alberi e cespugli, per altre sono stati predisposti degli ombrelloni. Ogni tanto viene effettuata una pausa nel confronti per abbeverare gli animali con acqua fresca. Purtroppo non c’è molto pubblico, nonostante la bellissima giornata. Tutti i vari fattori elencati in precedenza hanno rovinato in parte la manifestazione.

D’autunno e in primavera sicuramente c’è più seguito anche perchè adesso molti allevatori sono in alpeggio. E’ vero che parecchi appassionati di capre (e di battaglie) non sono pastori e/o margari, ma svolgono un altro mestiere e tengono qualche capra proprio semplicemente per passione, ma anche tra questi molti mandano gli animali in montagna d’estate, quindi farle partecipare a questi incontri è complicato e impegnativo.

C’è però da augurarsi per il futuro che non debbano più succedere inconvenienti come quello che ha visto gli organizzatori alle prese con queste assurdità burocratiche. Non autorizzare una manifestazione del genere, in un paese di montagna, mi sembra ridicolo. Arrivederci ai prossimi appuntamenti!