La gente del posto all’inizio scommetteva contro di noi

Sono tornata anche da Renata e Cinzia. Quando ero stata da loro l’anno scorso, avevo chiacchierato soprattutto con Renata, ma questa volta è il momento di parlare con entrambe le donne che si affiancano nella conduzione dell’azienda Cà du Roc ad Ala di Stura.

Le capre, casualmente, sono al pascolo nello stesso posto. Scatto qualche immagine al gregge, poi raggiungerò Cinzia e Renata, al lavoro nel caseificio. La loro storia: “…è nata per caso perchè nel gennaio del 2000 Bruno ha detto a Renata che avrebbero dovuto fare un allevamento di capre. Hanno cercato qualcuno con cui farlo ed hanno trovato me. Io lavoravo nella ditta di mio papà, seguivo le esportazioni e come animali avevo solo il cane, sono partita da meno di zero!

Le due amiche, presa la decisione, hanno iniziato a girare per vedere altre aziende, per capire come funzionavano e decidere che strada intraprendere. “Abbiamo scelto la Saanen perchè è più tranquilla e poi bianche sono belle! Ne abbiamo prese all’inizio una quindicina dalla Cascina Rosa e poi ce n’era una decina di Valdostane di Bruno. Abbiamo iniziato nel luglio 2001.

Le capre sono al pascolo, i capretti in stalla. Le due amiche dicono di essere interscambiabili nei lavori, inoltre il marito di Cinzia, maestro di sci d’inverno, fa da jolly e si occupa della vendita sui mercati. “Essere in due in certe stagioni ti permette di avere anche un po’ di vita sociale al di fuori, di fare delle vacanze.

Dalle prime prove con il latte ad oggi sono stati fatti grandi passi. “In quegli anni nasceva l’Associazione Casare e Casari di Azienda agricola, abbiamo fatto corsi a Moretta e in Comunità Montana. E’ un grande supporto, abbiamo sempre seguito tutti i corsi, impari sempre qualcosa, incontri altri e ti confronti.

E’ una gran fatica, a volte ti chiedi perchè l’hai fatto, ma poi sai che questa è diventata una realtà conosciuta, dal 2004 siamo tra i Maestri del Gusto ed hai soddisfazioni. All’inizio c’era molta curiosità e la gente del posto scommetteva su quanto saremmo durate!“. Anche Renata non era un’allevatrice, ma la sua pratica in ufficio ha permesso loro di districarsi più agevolmente nel marasma burocratico che accompagna la nascita di un’azienda: “Caseificare è un lavoro creativo. Ci fosse qualche problema in meno, te lo godresti di più questo mestiere…

Capre e mucche, mi piacciono entrambe

Una bella giornata di sole nelle Valli di Lanzo, si sale lungo la strada e si incontra una mandria in discesa verso i pascoli.

Era proprio ciò che stavamo cercando. Walter, oltre ad un gregge di capre, ha anche dei bovini e adesso li sta spostando nel prato dove pascoleranno quel giorno. Per un po’ i pascoli sono ancora nel fondovalle, poi nel mese di luglio si sposterà in alpeggio in un vallone più a monte, raggiungibile soltanto a piedi.

Sistemate le vacche, è ora di occuparsi del gregge. Le capre sono ancora nella rete, nascoste nel bosco. Quest’anno Walter ha anche due cuccioloni di cani maremmano-abruzzesi. “Me li hanno dati quelli della Regione. Lo scorso anno proprio in questi giorni il lupo mi ha ucciso dei capretti. Soldi per i rimborsi non ce n’erano, reti nemmeno, mi hanno dato i cani. Le capre li picchiano, la femmina sta di più con il gregge, il maschio va un po’ per i fatti suoi. Spero di non avere problemi in montagna, là turisti ne passano.

Il gregge si avvia al pascolo nel bosco. “Il 2015 è stato il primo anno che ho avuto problemi con il lupo. Mi ha preso 8 capretti. In alpeggio sono da solo, l’ultimo è a due ore di cammino dalla strada. Una volta le lasciavo sempre fuori, adesso alla sera le chiudo nel recinto. Tornano sempre, ma capita che una notte non rientrino.

La mia prima capra era bianca, ma poi ho messo un becco fiurinà, mi sono sempre piaciute le fiurinà. Una volta ce n’erano, ma da quando danno i contributi, ce ne sono molte di più. A volte le porto alle rassegne, ma non c’è mai molto tempo per fare tutto. Le capre rendono se mungi e fai i tomini, altrimenti… Capre e mucche, mi piacciono entrambe, non ho preferenze.

Anche se le capre, mentre si parla, “prendono” il ponte e vanno dove non dovrebbero… Ma Walter accorre a fermarle e le rimanda indietro, dove possono continuare a pascolare andando avanti e indietro lungo il torrente gonfio di acqua spumeggiante.

Walter è uno di quegli allevatori che potremmo definire “tradizionali”. La capra come elemento dell’azienda, affiancata ai bovini, produttrice di latte da caseificare in purezza o per tome miste. Lui continua la sua giornata al pascolo, io mi sposto a visitare un’altra azienda.

Appuntamenti vari

Un po’ di segnalazioni, anche se sicuramente gli eventi in questa stagione sono moltissimi. Inizio con un convegno  cui parteciperò.

In Veneto, a Vicenza, venerdì 17 giugno alle ore 15:00 si terrà l’incontro “I pastori, i custodi degli animali e dell’ambiente: verso politiche migliori per sostenere il pastoralismo. Casi di studio dal mondo”. Qui il programma completo. L’ingresso è libero. Per chi fosse interessato, avrò con me le mie pubblicazioni.

Sempre questo fine settimana, dal 18 al 20 giugno, a San Bernardo di Conio festa del Pastore, transumanza da Albenga al Bosco delle Navette. Qui tutto il programma nel dettaglio, per unirsi a gregge e mandria e seguire la transumanza.

Altre due feste in Francia. Sono stata ieri a quella di Nevache (abbastanza deludente, rispetto a passate esperienze oltralpe… ma ve ne parlerò prossimamente). Locandine fotografate nelle vetrine di Barcellonette: domenica 26 giugno, a Guillaumes e sabato 2 luglio proprio a Barcellonette. Il 17-18-19 invece c’è una delle più storiche manifestazioni di questo genere in Francia. C’ero stata anni fa e mi era davvero piaciuta: a Die, nel Vercors. Ecco il sito dove trovate tutte le informazioni.

Un appuntamento ancora più rivolto al futuro. La casa editrice Laterza mi ha comunicato definitivamente la data di uscita del mio prossimo libro, il primo che uscirà su scala nazionale. “Storie di pascolo vagante” sarà in tutte le librerie dall’8 settembre prossimo. La scelta della copertina, molto sofferta, non rispecchia il mio punto di vista. Mi assicurano che funzionerà a livello di pubblico, dato che quest’opera vuole farmi conoscere anche a chi è completamente digiuno di questa realtà. Mi affido quindi a chi ha esperienza nel settore… io avrei preferito una copertina meno cupa e drammatica, ma soprattutto una copertina con il pascolo vagante…

Le capre per me sono una scommessa

Francesca e Federico sono una giovanissima coppia. Lui lo avevo già intervistato quando scrivevo “Di questo lavoro mi piace tutto”, ma per il libro sulle capre lascia la parola a Francesca (classe 1988), sua compagna di vita e di lavoro.

Li raggiungo già in alpeggio a Laz Arà, sopra a Pramollo, in un vallone laterale proprio all’imbocco della Val Chisone. La strada, prima asfaltata, poi sterrata, mi porta fin lassù. Il tempo inizialmente è sereno, ma i ragazzi mi parlano di temporali e piogge quasi quotidiani. Hanno appena finito con le mucche, di cui si occupa principalmente lo zio Oscar, quindi si sale dal gregge, composto da pecore e capre. Non sono tutti animali di proprietà, molti sono presi in guardia per la stagione estiva. Federico inizia a mungere le capre, mi dice che sarà Francesca a raccontare la sua storia con le capre. “E’ da quattro anni che le ho, prima ce n’era solo un paio e per lui erano purcherie, che facevano disperare, che quando sono con le pecore vanno sempre a fare danni se c’è un piantino o un fiore.

Impari ad apprezzarle pian piano, vengono da sole a farsi mungere, sono le prime quando le chiami, una pecora non verrà mai a coricarsi accanto a te al pascolo o si metterà sotto l’ombrello di fianco a te quando piove. La cosa più bella è vedere Mia che viene su con la stessa malattia.” Francesca è nata in montagna, ma non aveva una strada già scritta come allevatrice.

Io ho studiato architettura degli interni, poi ho lavorato un anno in Svizzera per un mobilificio. Quando ho conosciuto Federico ho lasciato perdere tutto. Adesso le capre sono a nome mio. Da quest’anno a casa dei miei a Pramollo abbiamo aperto un punto di ospitalità rurale. Non è proprio un agriturismo, è una soluzione che ti consente di avere 15 persone a mangiare e 8 a dormire, utilizzando le strutture che hai già. Ci stiamo inventando un modo per far conoscere i nostri prodotti. I nostri salumi, agnelli e capretti, i formaggi. La gente non compra più la toma intera… Non abbiamo ancora un sito specifico, solo qualche pagina in quello della falegnameria dei miei.

Federico finisce di mungere e apre il recinto. “Con questa pioggia hanno anche meno latte…“. Anche quel giorno sembra che non tarderà a piovere nuovamente, il cielo si sta coprendo, anche se si vede il sole verso la pianura. “Al pascolo va lui, io sto in stalla, aiuto Oscar, faccio i formaggi di capra e anche quelli di mucca se Oscar deve andare via. Vado a volte al pascolo al sabato o alla domenica, ma ho anche Mia da guardare e poi… lui lo fa meglio di me!

Le capre guidano il gregge e in questa immagine lo si vede bene. “Le capre per me sono una scommessa, io ci credo tanto, Federico di meno. Alleviamo le nostre caprette, poi abbiamo preso quelle di Andrea Aimonetto quando è mancato. Sono sempre state con le nostre, sua mamma altrimenti le avrebbe mandate al macello, per noi era importante prenderle anche come ricordo di lui. Non facciamo una scelta di razza, preferibilmente le valdostane, ma poi io ho la fissa delle fiurinà, adesso le abbiamo fatte punteggiare e iscrivere a libro genealogico.

Ho imparato da Oscar a fare i formaggi, faccio tomette da 4-500g, alcune le aromatizzo con il serpillo, altre con le bacche di ginepro.

…e questa non è che una minima parte di quello che Francesca mi ha raccontato della sua passione, ma ovviamente tutto confluirà nel libro… continua il mio cammino a caccia di foto e storie di capre e caprai.

Un giro in Valle Orco

La meta non era quella. Ma poi al mattino il tempo sembrava davvero pessimo. Giù in pianura non ne parliamo, quindi più che provare a risalire una valle e sperare… Alla fine, come si dice, la fortuna premia gli audaci. Mentre nel fondovalle le nuvole stagnavano, compatte, contro le montagne, man mano che si saliva sembrava esserci qualche spiraglio.

Lungo la strada, ad un certo punto, ecco un gregge di capre con il loro anziano pastore. L’erba è bagnata, il cane abbaia perchè due capre stanno facendo battaglia. Due parole su questa stagione dal tempo ballerino, poi si prosegue, dopo aver avuto alcune indicazioni su altri allevatori presenti in zona.

Il secondo incontro, sempre casuale, di giornata, è con un altro gregge di capre vicino ad un alpeggio. Sono bellissime capre e non occorre molto tempo per capire chi sia il padrone. Simone dice di essere più un margaro che un capraio, ma la qualità dei suoi animali è risaputa. “Le abbiamo da vent’anni, non abbiamo mai comprato, sempre allevato le caprette.

Ci sono anche alcuni bovini davanti all’alpeggio. “Ho anche la passione delle mucche nere, le reine. Sono andato a scuola, ho fatto due anni di meccanico, quando ho avuto 16 anni mi sono messo a lavorare in stalla, una volta avevamo solo 4-5 mucche. Quest’anno è il quarto anno che vengo in alpeggio.

Adesso sono appena salito. Sono da solo, mio papà lavora in fabbrica, poi sta giù a fare il fieno. Mia mamma veniva su con me, poi si è ammalata, è mancata lo scorso anno. Faccio formaggi, qui sulla strada si vendono bene. Faccio solo tome. Mi sono messo a posto per lavorare il latte anche giù in cascina. Le capre non le mungo, poi per fare i formaggi di capra richiederebbero un altro locale separato!

Una volta le portavo alle battaglie, mi piaceva, ma poi ho smesso per le troppe polemiche. Adesso ci godo di più a vederle tranquille nel prato a pascolare.”

Tanti turisti le prendono per stambecchi, uno mi ha chiesto se facevo la toma, di stambecco! Faccio anche una lavorazione come quella della fontina, ma ovviamente non posso chiamarla così. L’ho chiamata Ceresolina. Grazie al nome, la gente la compra di più della toma normale! Ormai però non comprano più la toma intera.

Salutato Simone, il viaggio prosegue. Poco sopra, a Ceresole, appena prima della diga, c’è un gregge che sta per andare al pascolo. In questo inizio di stagione è facile fare incontri così, lungo la strada, perchè la maggior parte degli allevatori sta salendo. O meglio, sale chi può pascolare nel fondovalle, visto che agli alpeggi c’è ancora ben poco, quando non addirittura la neve!

Il gregge è quello di Ettore, appena arrivato quassù con la sua transumanza. Il pastore non si scompone per il tempo, è abituato a prendere quello che viene. Si lamenta per le pecore zoppe, quest’anno il clima purtroppo sta favorendo la zoppina, cosa che ho già riscontrato anche presso altri pastori.

E’ ora di andare al pascolo, così il pastore chiama il gregge, che si sposta poco sotto a pascolare altri prati. Non conosco quale sarà il suo tragitto, ma guardando verso l’alta valle mi sa che dovrà far durare l’erba quaggiù, in attesa che la neve sciolga.

Pensavo di non incontrare più animali, di lì in poi, invece ecco ancora qualche mucca, alcune capre e un’agnella che pascolano di fianco al Lago di Ceresole. Forse sono appena arrivati dalla pianura. Il cielo intanto si sta aprendo sempre di più ed esce il sole. Così si prosegue verso l’alta valle.

Veramente di lì in poi non ci sono più altre mandrie e greggi, arriveranno solo più avanti. Siamo nel Parco del Gran Paradiso e gli stambecchi sono abbastanza facili da vedere. Questo branco di più di 20 animali è ben mimetizzato tra le rocce, ma si lascia avvicinare senza troppi problemi. Ovviamente bisogna rispettarli, muoversi piano e non far rumore, poi si può stare a lungo ad osservarli.

Mi viene da sorridere nel pensare che, si trattasse di un gregge di capre lasciate libere ed incustodite, sarebbe molto più difficile avvicinarle così. Ci sono animali di diverse età, tra cui alcuni maschi molto vecchi, a giudicare dal palco. Riposano, si godono il sole, mangiucchiano…

Più in alto ancora, alla diga del Serrù, la primavera e l’estate sono ancora lontane. La strada è aperta fin qui, più oltre bisogna proseguire a piedi, il Colle del Nivolet è ancora chiuso. Quassù non è ancora stagione di alpeggio, almeno per qualche settimana. Fa anche freddo, quindi è meglio ridiscendere.

Ancora un’immagine in cui ben si coglie cosa vuol dire, a queste quote, l’avanzare delle stagioni, dell’erba, delle fioriture. Buon alpeggio a tutti quelli che trascorreranno l’estate in Valle Orco. E intanto, giù nel fondovalle e nella pianura, si scatenava l’ennesimo temporale…

La transumanza a Pragelato

Ormai sono vari anni che, il 2 giugno, l’appuntamento a Pragelato è quasi fisso. E’ un giorno di festa, ma i camionisti per la transumanza possono richiedere un permesso speciale. Così al mattino il gregge viene caricato in pianura, poi prende l’autostrada, risale la valle e arriva lassù.

Prima ancora del gregge, ci sono i curiosi e altri piccoli allevatori che conducono sul posto i loro animali, per affidarli a Fulvio per la stagione estiva. Greggi con pecore marchiate di vernice, per identificarle e distinguerle a fine stagione, quando bisognerà di nuovo dividerle per riportarle a casa.

Man mano dai telefoni di uno e dell’altro giungono aggiornamenti sul dove si trovi la carovana. Poi all’orizzonte arriva il primo camion, seguito dal secondo, poi il terzo e… eccoli tutti schierati nel piazzale alla base dei trampolini olimpici. Il viaggio è finito.

Diversamente da quanto accadeva in passato, adesso i camion vengono scaricati uno ad uno. I camionisti aprono i portelloni e man mano fanno uscire gli animali, mentre un addetto del consorzio forestale provvede a contarli.

Questa operazione non vale solo per gli animali adulti, ma anche per tutti gli agnelli, che sono stati caricati separatamente. Questi escono belando e chiamando a gran voce le madri, che accorrono con un coro altrettanto concitato di belati.

Nonostante il freddo e la brutta giornata, anche questa volta c’è comunque un “buon pubblico”. Parecchi amici e conoscenti del pastore sono arrivati lì grazie al passaparola, poi ci sono abitanti del paese e, soprattutto, quei pochi turisti che sono saliti in montagna approfittando del ponte, anche se il tempo non è dei migliori.

Quando finalmente il gregge è tutto riunito, sono terminati i conteggi e gli obblighi burocratici, arriva il momento di ripartire. I camion pian piano se ne vanno, anche i turisti e quelli che erano venuti solo per assistere allo scarico. Forse l’arrivo del gregge ha un significato anche un po’ simbolico: essere lì a vederlo ogni anno significa che la vita continua, va avanti nonostante tutto.

E poi è tutto come sempre: qualcuno davanti, qualcuno dietro, lo spostamento non richiede grossi sforzi. Anche se visto e rivisto, questo è un momento che comunque, ogni anno, regala le sue emozioni.

Si attraversa il centro abitato, poi un brevissimo tratto sulla statale, quindi si svolta ancora. C’è pochissimo traffico, in pianura il tempo è ancora peggiore, le previsioni parlano di altra pioggia, quindi il turista che cerca il sole e il relax non si è messo in viaggio verso i monti.

La transumanza prosegue, il fiume di pecore occupa interamente la stretta strada che sale a Gran Puy. Belati e campanelle, passo lento e cadenzato, il cammino non è lunghissimo, nemmeno un’ora e si arriverà a destinazione.

Mi fermo e lascio scorrere il gregge: pecore, agnelli, capre, montoni, asini. In cielo si addensano sempre di più le nuvole e l’aria si fa sempre più umida. La stagione in alpeggio si aprirà anche quest’anno sotto la pioggia, com’è già accaduto altre volte in passato.

Rispetto agli scorsi anni la stagione è in ritardo o, come ho già scritto altre volte in questi giorni, forse è normale, mentre è stato in passato che il caldo aveva fatto sì che, ad inizio giugno, l’erba fosse già più alta e le fioriture più avanzate. Il gregge si sparpaglia a pascolare, i pastori, amici ed aiutanti si riuniranno per il pranzo, ma la pioggia arriverà di lì a poco, per dare a modo suo il benvenuto alla transumanza.

Chi è salito presto

Il Pastore lo scorso anno si lamentava per l’erba vecchia che aveva trovato quando era salito in montagna. Quest’anno invece la situazione è sicuramente diversa…

Sono andata a trovarlo nel vallone della Rho, in una delle tante giornate di tempo instabile di questa fine di primavera. Da quelle parti piove meno che altrove, la testata della valle è abbastanza asciutta, ma comunque qualche temporale c’era stato, e neve fresca sulle cime, e aria fredda.

Gli animali stavano bene, proprio quel giorno dovevano partorire le ultime due pecore gravide, poi per qualche mese, mentre il gregge avrebbe pascolato in alto, non sarebbero più nati agnelli. Meno problemi e meno rischi. Dopo aver sbrigato i vari lavori di routine, il gregge viene aperto dal recinto e messo al pascolo.

Erba verde ce n’è, ma non tutta è di gradimento degli animali. Il keirel, la Festuca paniculata, ormai è troppo duro perchè le pecore la bruchino. Le pecore partono a tutta velocità e sembrano non volersi fermare. Il Pastore deve mandare il cane più volte per farle pascolare lì, senza che salgano fino in cima alla montagna.

Il gregge è grosso, il pastore ed il suo aiutante devono pascolare in modo attento per non sprecare pascoli, la stagione è lunga e non si può sbagliare, anche perchè non si sa come procederà dal punto di vista meteorologico. In alto continua a fare freddo e l’erba non cresce. Poi forse ha anche patito il caldo anomalo e la siccità dell’inverno passato.

Il Pastore sorveglia il gregge, ogni tanto fischia ai cani affinchè vadano a “fermare” le pecore, intanto racconta le vicende di quelle prime settimane di alpeggio. In cielo intanto sole e nuvole non hanno ancora deciso chi avrà la meglio, per quel giorno.

In Piemonte ormai la maggior parte delle greggi è ormai salito, ma appena oltreconfine la transumanza avverrà solo tra qualche settimana. A Nevache infatti le pecore saliranno il 14 giugno e, per l’occasione, sarà festa anche con i turisti. Qui sul sito dell’ufficio turistico il programma della manifestazione, per chi fosse interessato a partecipare.

Le capre sono arrivate per caso

Quando ho chiesto on-line chi volesse essere intervistato, chi avesse una storia da raccontare per il mio libro su capre&caprai, Mauro è stato uno di quelli che mi hanno contattata. Approfittando di altre commissioni da fare in zona, in una bella giornata di sole e vento mi sono recata in bassa Valle Maira.

Questi sono gli ultimi giorni prima di salire in montagna, in alpeggio, per chi ci va. Purtroppo quest’anno in questo periodo le condizioni meteo sono tutt’altro che favorevoli. Le transumanze avvengono comunque, ma chi deve fare il fieno invece incontra problemi ben maggiori. Anche chi è già in alpeggio spererebbe di poter rivedere il sole. Mauro e le sue capre erano appena sopra alla pianura, ma non mancava molto alla transumanza.

Le ho solo da 3-4 anni. Ho cominciato con i cavalli, i Merens, il primo l’ho comprato quando avevo 15-16 anni, quest’anno sta per nascere il sesto, ne ho solo una che partorisce. Le capre sono arrivate per caso: tornando dalla fiera di Barcellonette, sono passato da un amico che vendeva delle camosciate. Mi sono innamorato del becco, ma poi ho preso anche 3-4 capre! Adesso ne ho 33 più una decina di capretti femmine.

Il gregge aspettava nelle reti, ma Mauro le apre e le mette al pascolo nei boschi circostanti. “Lavoro in fabbrica sui tre turni, tutto il tempo libero vengo qui da loro. Pago il fieno e la montagna, per fortuna i pascoli qui non li devo pagare. Lavorando non ho tempo per mungere regolarmente, così le camosciate le ho scambiate con delle fiurinà. Ho preso delle meticce, poi la prima valdostana.

Le tengo solo per la passione, se devo guardare la resa, non ne avrei più nessuna. Ho fatto un po’ di formaggi, ne ho mangiati e regalati. Queste, quando tolgo il capretto, asciugano in fretta. Andare al pascolo mi piace, ma quando non posso le tengo nelle reti. Se c’è da andare via un giorno, quello prima devi massacrarti a preparare tutto. Ma non sono pentito!

Presto le capre partiranno per l’alpeggio. “Le carichiamo, non andiamo su a piedi. Ci sarebbe il modo passando da Montemale, ma non puoi però seguire con un mezzo, se ce n’è qualcuna che non cammina. C’è poi un ragazzo che le guarda: le mie capre, una ventina di altri e 500 pecore. Andrò su una o due volte alla settimana a vederle. I primi giorni dopo che sono su ti senti sfasato, fa strano non dover più venire a tirare le reti e andare al pascolo!

Pian piano inizi a conoscere e trovi da comprare. Ho trovato tanti contatti su facebook. Le prime fiurinà le ho prese così. Anche il becco. Questa non è una zona tanto da capre, chi le ha sono tutte meticce. Per sapere come fare quando avevo qualche problema, all’inizio telefonavo a Mario del Puy, poi pian piano ho iniziato a capire. Avendo i cavalli, qualcosa già lo sapevo.

Mia nonna sarebbe orgogliosa di me

Ogni incontro con un capraio è la conferma di come questo sia un mondo molto particolare, popolato da personaggi speciali. Il filo conduttore è l’amore per questi animali, ma c’è una distinzione tra chi alleva per mestiere e chi ha delle capre per passione. In questo secondo gruppo troviamo poi il gruppo di chi ha le capre valdostane. Alla fine ci si conosce un po’ tutti, in qualsiasi luogo si abiti…

Sergio non lo conoscevo, ma ne avevo sentito parlare. Le sue capre erano state tra le “protagoniste” di un video girato in Val Pellice e trasmesso a Geo&Geo. Veniva mostrata la transumanza di salita all’alpeggio Caugis, dove queste capre passano l’estate. “Sono trent’anni giusti che le mando a Natalino, quest’anno dobbiamo festeggiare!

Il gregge adesso è ancora nei pascoli vicino a casa,  dove mi accolgono Sergio e Rosanna. Un po’ di riposo all’ombra, un po’ di pascolo al sole. Sotto frutteti e poi la pianura. Siamo a ridosso del Monte Bracco, in provincia di Cuneo. “Ho avuto capre fin da bambino, mia nonna aveva un po’ di capre senza corna. Le mungeva, faceva i formaggi e prendeva più lei con le tome delle sue sette capre che non mio papà che lavorava.

I tempi però sono molto cambiati. “Se non ci fosse mia moglie Rosanna che va al pascolo quando non ci sono, potrei tenerne al massimo tre o quattro. Ho sempre lavorato la terra, facevo il muratore, anche adesso continuo a lavorare la terra, per conto di altri. Per mantenere le capre! Mi faccio io tutto il fieno, dovessi comprarlo… guai! E’ una cosa che si fa per passione, i figli fanno tutt’altro, il figlio adesso è a Malta.

Le capre sono molto belle, anche se Sergio si lamenta, come già altri allevatori di questa razza, di aver già perso un po’ della qualità di un tempo: “Le capre più belle erano quelle di Sandro il Savuiot. Le più belle io le ho viste da Guido Ayassot 30 anni fa. Non grosse, ma bellissime. Compro i becchi, non le capre. Sono arrivato ad avere 80 capre, adesso una sessantina. Mi piace che siano belle, che abbiano belle corna, ma anche latte per il capretto.

Quello è un posto da capre e lo è sempre stato. Sergio mi parla della passione ereditata dalla nonna: “Lei diceva che nessuno in famiglia le avrebbe più tenute, invece… Tornasse adesso, credo che sarebbe orgogliosa di me, delle mie capre. I miei fratelli e sorelle invece no, nessuno ha bestie. I giovani di adesso fanno gli allevatori se c’è alle spalle qualcuno che li aiuta, altrimenti come fanno a tirare avanti? Questa capre qui, guadagni qualcosa solo vendendo agli appassionati, ci si conosce tutti.

Animali belli, ben tenuti e anche viziati, come succede quando si allevano capre con grande amore. Mentre prendo appunti e chiacchiero, una capretta si siede accanto a me e collabora all’intervista, un’altra da dietro mi tira i capelli. Il legame di questa coppia è fortissimo, lo si avverte guardandoli insieme ai loro animali. Due persone unite dalla vita e dalla passione. “La stalla ce la siamo fatta tutta noi, a mano, Rosanna ed io.” Lei dopo mi dirà: “Quelli che allevano capre hanno un microchip speciale nel cervello… Come si fa, andare a lavorare sotto altri, per mantenere le capre?!!“. Ma sono critiche bonarie, la passione per quegli animali coinvolge entrambi e si riflette nella bellezza di questo gregge.

Prendete nota

Il calendario di appuntamenti del mondo zootecnico è sempre ricco, io qui segnalo gli eventi che mi vengono comunicati. Se volete farmi avere locandine e notizie, contattatemi qui o su facebook.

Sperando in un tempo non troppo inclemente, gli amici appassionati delle capre delle Valli di Lanzo ci aspettano a Pessinetto (TO) per la 3° rassegna/confronto delle capre.

Fuori regione, l’amico Adolfo Malacarne ci scrive da Lamon, il suo paese. “Lo scorso anno abbiamo costituito l’Associazione per la tutela della Pecora di razza Lamon (Fea de Lamon)  e così quest’anno abbiamo organizzato la 2^ rassegna con un ricco programma.

Ed ecco allora, sempre per questo fine settimana, 28-29 maggio, il programma della rassegna. Qui sul sito del Comune gli appuntamenti e le iniziative in dettaglio.

Non così lontano da Lamon, ma in Trentino, dal 3 al 5 giugno a Canal San Bovo si terrà nuovamente la manifestazione “Verso l’alpeggio”Il programma lo potete vedere nel dettaglio su questa pagina.

Per concludere, un po’ di immagini mandate da un altro amico del Nord Est, Leopoldo. “(…) Per strada ho trovato questo gregge a Gallio, Altopiano dei Sette Comuni, Comune situato fra Foza e Asiago. Il gregge è di Fabio Fornasa di Longare (VI), ma c’erano solo gli aiutanti.” Le foto sono state scattate a fine settembre 2015.

(foto L.Marcolongo)