Bistecchine di agnello marinate al cedro

Cosa mangio questa sera a cena? Agnello… Una ricetta facile e veloce. Non avete il cedro? Potete anche farla con il limone, è ugualmente ottima. Con il lime? Non ho provato…

Bistecchine di agnello marinate al cedro

Ingredienti (4 persone): 12 bistecchine di agnello, 5 pomodori secchi, 1 spicchio d’aglio, 1 cedro (o 1 limone), 1 rametto di origano, 1 rametto di timo, olio extravergine d’oliva, 10 olive verdi, sale e pepe

Mettete a marinare le bistecchine di agnello per circa 1 ora in olio profumato con l’aglio, sbucciato e schiacciato, l’origano e il timo tritati, la scorza del cedro grattugiata, rigirandole almeno 2 volte

Trascorso questo tempo, scolatele bene della marinata e disponetele in una padella antiaderente ben calda con un filo d’olio. Quando saranno ben rosolate, salate, pepate e giratele nuovamente. Sfumate con il succo del dell’agrume, unite i pomodori tagliati a listarelle, le olive a pezzetti e proseguite per altri 2 minuti circa. Mettete tutto in forno con la marinatura, coprite con un foglio di alluminio e tenete in caldo.

Servite accompagnando con verdure bollite a piacere o patate al forno aromatizzate al timo.

Le ultime tosature

Non c’è più una vera e propria stagione della tosatura. Chi chiude le pecore in stalla, chi è in montagna, chi è sempre fuori, chi sale presto e chi sale più tardi, chi aspetta le squadre dei tosatori, chi guarda la luna per scegliere la data… Insomma, ogni pastore fa come gli sembra meglio (o come può, visto che spesso ci si mettono di mezzo altri fattori, come il tempo). Prima della transumanza di salita in alpeggio comunque tosano (quasi) tutti.

Ci sono greggi più piccolini, per i quali non è il caso di chiamare le squadre di tosatori che girano un po’ tutto il mondo. Quante che siano le pecore, comunque la giornata della tosatura è faticosa e impegnativa.

Alcuni pastori che, acquisita una buona pratica, oltre alle loro pecore, vanno anche in giro a tosare questi “piccoli” greggi. Un tempo era la norma, anzi… ci si spostava di gregge in gregge, dandosi una mano, tosando le pecore di uno e dell’altro.

Per un giovane che abbia un numero non così elevato di pecore, è un buon modo di arrotondare. Tosare è faticoso, ma è un qualcosa che tutti i pastori hanno bisogno di fare. Una volta acquistata la macchina, perchè non ammortizzarne i costi tosando anche le pecore altrui?

E’ un dispiacere quando i tosatori vengono proprio in un giorno della settimana e non si può saltare scuola… Per fortuna si arriva in tempo per “tirare” almeno l’agnella giaia, per liberare anche lei della lana.

Si tosa anche nel giorno della festa del lavoro. Guardando all’insù, nella speranza che il tempo “tenga”, al mattino presto si inizia ad allestire il “campo”. I tosatori arrivano con i loro furgoni, che contengono tutto il materiale, le attrezzature e anche i letti. Piazzano le macchine, poi il recinto fisso da cui le pecore non potranno scappare.

Un Francese, un Irlandese, un Neozelandese e due Italiani, quest’anno la squadra di Giovanni è così composta. Veloci e bravi, riusciranno a finire questo gregge in una mattinata, poi al pomeriggio andranno a tosare un altro gregge in zona.

Quando il primo gruppo è fatto, viene fatto uscire ed entra l’altro. Si capisce già che, se il tempo regge, non mancano più molte ore di lavoro. Quasi per scherzo, cronometriamo uno dei tosatori più veloci: in 1’50” la pecora è perfettamente tosata. Ovvio che non sempre è così…

Sono anni che vedo Richard all’opera, chissà le centinaia di migliaia di pecore che sono passate tra le sue mani. Una vita dedicata alla tosatura in giro per il mondo, ci si sposta da uno stato all’altro, da un continente all’altro, a seconda di dov’è stagione di tosatura.

Chi tosa, chi raccoglie e insacca lana, chi tira le pecore, poi si approfitta della giornata anche per dare lo svermante agli animali, mentre sono in attesa di essere tosati. Insomma, c’è lavoro per tutti e, per fortuna, di gente accorsa a dare una mano ce n’era in abbondanza, così non è stato necessario ammazzarsi eccessivamente di lavoro. Meglio qualcuno in più, in giornate del genere, piuttosto che in meno.

Finito tutto, ritirato tutto, ripulito il terreno da tutta la lana, un momento di riposo per rifocillarsi. I pranzi durante le tosature sono sempre abbondanti, dopo il lavoro e le energie spese, si mangia di gusto. Ma la pausa è breve, il Pastore deve portare le sue pecore a pascolare, i tosatori si spostano di qualche chilometro, gli amici tornano ai loro lavori, ai loro animali (quasi tutti sono o pastori, o comunque appassionati).

Era il paese della frutta

Le mie radici non sono legate all’allevamento, alla pastorizia. Le mie radici sono tra gli alberi da frutta. Il mio era il paese dei frutasè, dei commercianti di frutta, specialmente mele. E le mele del mio comune, Cumiana, erano famose ed esportate in tutto il mondo (non è un’esagerazione, accadeva davvero così, ben prima dell’epoca della globalizzazione). Oggi, da queste parti, sono diventati altri i “paesi della frutta”, perchè collocati in aree pianeggianti, più facili da gestire con i macchinari e le nuove tecniche colturali.

In collina, quassù, i frutteti vengono abbandonati, eradicati, e la gente ti dice di portare le pecore a pascolare l’erba cresciuta al loro posto. Bella erba grassa, il terreno è buono. Dopo aver ben mangiato, con il sole del mezzogiorno le pecore si mettono “a mucchio”.

Da queste parti, dove un tempo c’erano frutteti ovunque, oggi gli alberi da frutto sono quasi solo più ad uso famigliare. 10-15-20 anni fa la situazione era ancora diversa, ma oggi… E il gregge passa tra i pochi piantamenti residui, qualche vigna, vecchi ciliegi in fiore.

Anche i kiwi sono stati tolti, anche qui tanta bella erba da pascolare. Si cerca il proprietario, si ottiene il permesso e si pascola anche questo ex frutteto dove, da poco, sono state eradicate tutte le piante, c’è ancora un mucchio di rami secchi in un angolo.

Dove resistono i frutteti, si vedono i segni dei passaggi dei caprioli. Gli alberi già più grossi si salvano, fare un piantamento nuovo invece richiede sistemi di protezione adeguati. Al Pastore viene detto di pascolare anche in mezzo alle piantine di un frutteto “non riuscito”, quel poco che si è salvato mostra ben evidenti i segni delle brucature e degli scortecciamenti dei selvatici.

Andate pure anche di là, dove ci sono i peschi… Tanto li tolgo!“. E i due anziani accompagnano il Pastore per mostrargli tutto dove pascolare. Il pescheto abbandonato, l’incolto (dove le patate non le mettono più, i cinghiali distruggevano tutto), il frutteto che non è più stato potato.

Nel giorno di pioggia si va al pascolo anche nei boschi, ma ci si rende conto che anche queste sono zone che erano coltivate fino a qualche decina di anni fa. Qui una vasca per fare il verderame, là un muretto, lassù dei vecchi meli che ancora fioriscono, tra i rovi. Il bosco però sta colonizzando e cancellando tutto.

Fa un effetto strano “buttare” le pecore lì in mezzo. I meli, non potati, sono delle nuvole di fiori. Nonostante la brutta giornata umida, c’è un lieve profumo nell’aria. Le pecore brucano l’erba, ma poi alzano la testa e mangiano anche qualche fiore, qualche foglia tenera. Penso a quello che diceva mio nonno, originario di queste borgate, a riguardo delle mele di collina, ben più dolci, ben più gustose di quelle della pianura.

A Carema per la Battaglia delle Capre

Appuntamento di primavera a Carema, ultimo comune del Piemonte, confinante con la Val d’Aosta. Oltre alla fiera, c’è anche la rassegna ovicaprina e la Battaglia delle Capre.

Al mattino presto, ore 7:30, c’era già movimento di uomini e mezzi, perchè quella era l’ora in cui si iniziavano a montare i banchi della fiera. Gli animali sarebbero arrivati man mano un po’ dopo. Aria fredda, neve fresca sulle montagne, ancora una volta, ma per fortuna non pioveva.

Ci sarebbe voluto tempo prima che la fiera si animasse, le condizioni meteo non aiutavano, il freddo si faceva sentire. I venditori si confidavano l’uno con l’altro le difficoltà reciproche. Tempi duri… si vende poco, anche tra i generi alimentari.

Sul prato arrivavano sempre più capre. Dai camioncini via via scendono gli animali, che vengono condotti al posto assegnato a ciascuno. Alla fine ce ne saranno più di 200, una bella vista per gli appassionati.

Non tutti ovviamente parteciperanno alla battaglia, molte sono qui solo per la mostra o anche semplicemente per mostrare agli appassionati quel che ciascuno alleva. Sono momenti di condivisione, a volte anche di “affari” e di vendite, ma la finalità principale dovrebbe essere quella di una bella giornata in compagnia e in amicizia.

Ciò che colpisce è il numero di giovani e giovanissimi. Queste manifestazioni contribuiscono non poco a mantenere le tradizioni. Poter “scendere in piazza” con i propri animali, mostrando con (giusto) orgoglio il proprio lavoro è uno stimolo per andare avanti a testa alta.

Servono commenti ad immagini come questa? Pensiamo a certi ragazzini inebetiti davanti allo schermo di un tablet e pensiamo invece a cosa vuol dire prendersi cura di un animale, quanto possa essere educativo sia dal punto di vista lavorativo, sia della vita (imparare a gestirlo, capire il valore delle cose, apprendere un mestiere, ecc.).

Forse a quest’età è ancora un po’ un gioco, ma sicuramente si diventa adulti e ci si prendono delle responsabilità. Altro che certi “personaggi” che (mantenuti da non si sa chi!) trovano il tempo di andare a manifestare contro l’allevamento e le tradizioni correlate! Per fortuna in occasione dell’evento di Carema, non si sono fatti vedere.

Al mattino, gli animali iscritti alla battaglia vengono pesati, per stabilire le categorie e definire le coppie che si affronteranno via via. Poi, ad eliminazione, si andrà avanti fino ad avere le vincitrici.

Di animali veramente belli ce n’erano parecchi, quasi tutti di razza valdostana. Per la rassegna, sono state premiate le varie categorie, qualcuno dopo mugugnava (come accade sempre in questi casi), ma più che il premio della giuria… secondo me conta la soddisfazione personale, l’apprezzamento degli altri appassionati!

Le battaglie si sarebbero poi tenute nel pomeriggio. Gli animali attendono pazientemente, mentre tutti sono impegnati a fare pranzo. L’aria si mantiene fresca, anche se, finalmente, è uscito un po’ di sole, tra una nuvola e l’altra.

Aspettando l’inizio della battaglia, si fa ancora l’ennesimo giro tra gli animali. Ci sono anche i capretti, che attirano bambini e bambine! Bisogna solo fare attenzione che non scatti la richiesta di portarne uno a casa, anche quando comunque altri animali in stalla già ci sono!!!

Finalmente cominciano gli incontri, più di uno contemporaneamente, specialmente all’inizio, altrimenti si sarebbe finito a tarda sera, visto che le iscritte erano, se non ricordo male, più di 100.

Anche se non sarebbe necessario ripeterlo, ricordo che queste “battaglie” sono esattamente ciò che avviene in natura, mentre gli animali sono al pascolo. Quando due di loro si prendono a cornate per un po’. A volte succede anche tra capre dello stesso gregge, abituate a stare sempre insieme. La battaglia non è un evento cruento, anzi… Succede persino che, in molti incontri delle eliminatorie, sia difficile stabilire la vincitrice, dato che gli animali non si battono nemmeno!

Passate tutte le volte che volete

Fare il pastore vagante significa, il più delle volte, essere a casa d’altri. In alpeggio il pastore affitta i pascoli, nel resto dell’anno “gira”. Se si comporta in modo corretto ed onesto, chiede sempre il permesso ai proprietari dei fondi in cui conduce gli animali.

In alcuni casi l’erba viene acquistata, in altri vige ancora il reciproco scambio erba/pulizia-concimazione naturale, in altri ancora si porta un pezzo di formaggio. Anche nelle zone in cui non viene più fatta la fienagione, è buona norma chiedere ai proprietari il consenso, di anno in anno. Non sempre è facile individuarli, ma con il tempo ogni pastore instaura una propria rete di contatti.

Si viene a conoscere gente di tutti i tipi. C’è chi ti fa pascolare fino in giardino, c’è il ragazzino che scappa nelle pecore quando vede arrivare il gregge, e per qualche giorno stare in casa a fare i compiti è più faticoso del solito!! C’è chi viene con piacere ad incontrare i pastori che pascolano i suoi prati, si informa sull’attività, vuole capirne di più sui prodotti, sulle problematiche. “…e comunque, passate tutte le volte che volete!! E’ un piacere!

Poco per volta si conosce il territorio, i confini, i punti delicati di ogni appezzamento, le strade principali e tutti i passaggi secondari. A questa stagione, rispetto quando un altro gregge pascolava qui, ogni pezzo “dura di più”, c’è più erba e si fatica meno.

Sono delle belle giornate di sole caldo e cielo limpido. Viene già quasi da dire che servirebbe un po’ di pioggia, altrimenti l’erba resta “bruciata” e non ricaccia dove il gregge è passato qualche settimana prima. Si pensa di fare un secondo passaggio almeno in qualche punto, prima di spostarsi verso altre zone.

Tanta bella erba fresca nei punti meno esposti. Il vento comunque ha asciugato la terra, il sole scalda, sono delle belle giornate in cui non si fatica troppo. Servirebbe quel paio d’ore di pioggia, magari di notte, ma forse è chiedere troppo!!

Nei boschi in primavera

La primavera certi anni arriva a poco a poco, altre volte scoppia all’improvviso, sorprendendoci. Un giorno ci svegliamo con un’altra luce, i colori cambiano, tutto fiorisce, c’è un’altra aria.

Anche se dei segnali c’erano stati, una volta la brina, una volta l’aria fredda, un’altra ancora le nuvole e le pioggia, per me la vera primavera è arrivata in quei due giorni. Cielo limpido e sole, caldo, colori vivi.

A questa stagione, si va al pascolo anche nei boschi. Boschi che si stanno appena “muovendo”, con le prime foglie che escono dalle gemme, ma nel sottobosco inizia ad esserci tanta erba fresca, che gli animali brucano volentieri. La legge vieta il pascolamento in bosco, ma chi l’ha scritta lo sa che, da una certa data in poi, i proprietari dei prati non vogliono le greggi, visto che vorranno poi ricavare fieno, da quell’erba? Inoltre, se questa cresce troppo e viene “dura”, non è nemmeno più adatta per essere pascolata dalle pecore. Certo, non bisogna tenere gli animali troppo a lungo sotto le piante, per evitare scortecciamenti…

L’indomani anche quei luoghi che vedi tutti i giorni brillano di una luce particolare. Nel giro di poche ore le gemme si sono aperte, le foglie tenere luccicano nella brezza. I ciliegi sono in piena fioritura, l’erba è di un bel verde e le pecore la brucano voracemente.

Quella è proprio una giornata di primavera. A parte i boschi, si possono pascolare questi “prati” dove i proprietari altrimenti passano con i mezzi a trinciare l’erba per tenere pulito, per impedire che il bosco avanzi a soffocare tutto.

Quando inizia a fare caldo, il bosco serve anche per il riposo degli animali. Dopo aver mangiato, sazi, cercano l’ombra per coricarsi e ruminare. Riprenderanno a pascolare più tardi, ma è comunque soprattutto la sera che mangiano volentieri, senza star lì a “scegliere” troppo l’erba facendo le schizzinose.

Si sale tra i boschi, si raggiungono altre borgate, le si attraversa e ci si sposta verso altri prati, pascolando qua e là piccole aree tra incolti, vecchi frutteti, rovi che avanzano.

Si arriva ad un grosso prato “magro” dove il gregge si allarga a pascolare. Mi viene da chiedermi fino a quando ci saranno queste superfici: verso le colline e la montagna, in assenza di animali “stabili”, avanza il bosco e i cespugli. Dove l’accessibilità è migliore, poco per volta si espandono le case…

Una piccola fiera con il suo pubblico

Dovevo incontrarmi con un’amica e poi spostarmi altrove per un altro “evento zootecnico”, così ho fatto un giro anche alla fiera di Caselette (TO). Pensando a fiere storiche di una certa “dimensione” che non si tengono più per motivi di costi e di organizzazione, è stato bello invece vedere questa piccola realtà così viva e partecipata.

Eravamo già là al mattino, abbastanza presto da vedere l’arrivo di tutti gli animali. Arrivano a piedi, da allevamenti dei dintorni, dalle stalle e dai pascoli. Ci sono anche vacche tipicamente “da latte”, meno abituate a spostamenti e “transumanze”.

C’è un gregge di pecore, più abituato ad essere condotto per strade, prati, boschi. Gli animali arrivano dalla strada principale, non c’è molto traffico, la giornata è calda e soleggiata, si respira un clima festoso.

Un’altra mandria, annunciata dal suono dei campanacci. La fiera richiama tanti giovani, gli allevatori e tutti i loro amici, che in quell’occasione intervengono per dare una mano e per fare un po’ di festa insieme.

Nel prato dedicato alla fiera ci sono alcuni box con i vitelli. Questi non sono arrivati a piedi, ma sono stati portati con altri mezzi. Certo, non è una fiera enorme, ma la sensazione è quella di dare un segnale di vitalità, far vedere come il mondo agricolo sia ancora presente e orgoglioso di mostrarsi al pubblico.

Oltre all’esposizione degli animali e di qualche macchinario, nella piazza del mercato ci sono le bancarelle di generi alimentari, artigianato, abbigliamento. Formaggi, gelati, salumi, frutta e verdura, miele, di tutto un po’.

Ancora il suono dei rudun, arriva l’ultima mandria, poi il prato della fiera sarà al completo. Questi animali tra non moltissimo tempo attaccheranno di nuovo i campanacci per salire verso i pascoli degli alpeggi.

Credo che sia molto importante che queste piccole fiere non vadano perse. Grazie anche alla bella giornata di sole e all’aria mite, l’affluenza di pubblico era buona, sia di addetti ai lavori, sia di appassionati, sia di curiosi. Per qualche settimana, di fiere ce ne saranno parecchie, fin quando gli allevatori non saranno poi su in montagna…

Pascolando nelle “feste”

Pasqua, Pasquetta, giornate come ogni altre per i pastori o comunque per tutti quelli che hanno animali, che non possono “abbandonarli” completamente.

Dopo un po’ di pioggia e cielo nuvoloso, arrivano splendide ,. C’è bisogno di un po’ di caldo che “muova” la primavera, che venga erba ovunque, anche nei boschi. Le montagne sono ancora brulle, si vedono le prime chiazze verdoline, le prime macchie bianche dei ciliegi fioriti.

I fiori ci sono fuori dalle ville e bisogna riuscire a passare senza fare dei danni. Dietro, gli animali dovrebbero arrivare tutti da soli, agnelli piccoli al seguito non ce ne sono, così io e il cane ci mettiamo in posizione a “parare” fiori e cespugli ornamentali.

Poi si riprende a seguire il gregge, diretto verso un bel prato. Sono tutti prati poveri, magri, che non vedono concime da chissà quanto tempo, prati dove il gregge fa pulizia e risparmia ai proprietari tempo, fatica, denaro per tagliare l’erba.

Qui il gregge è sempre un bel vedere. La giornata è primaverile, ma l’aria è comunque frizzante. Ci sono da pascolare alcuni pezzi adiacenti e così, una volta tirate le reti a protezione di frutteti e vigne, ci si può anche rilassare un po’.

Nei boschi c’è ancora poco, iniziano appena le prime foglie sugli alberi, anche a terra c’è poca erba. Qui solo piante di pervinca in piena fioritura, che corrono sul terreno.

Il giorno successivo, al mattino, fa ancora più freddo e c’è persino la brina. Il cielo però è terso e limpido, il sole splende. Bisogna cambiare zona di pascolo e ci si mette in cammino.

Da qualche anno, anche da queste parti il gregge inizia a non essere più una novità. Rispetto al primo anno, è diminuita l’affluenza dei curiosi e di quelli che fanno cento domande. “Sono arrivate le pecore, ci sono le pecore” sta diventando un dato di fatto, una di quelle cose che accadono una volta all’anno, un fatto stagionale.

Un piccolo tratto di strada, prima di “scomparire” per qualche giorno nei boschi. Il sogno sarebbe avere spazi immensi dove il gregge non attraversa mai strade, dove non c’è mai da tirare una rete, ma purtroppo solo per pochi pastori c’è questa possibilità.

Si arriva in un prato circondato interamente dai boschi, residuo di tempi in cui qui sicuramente c’erano prati e coltivazioni. E’ a pochi passi da casa mia, per tutto l’inverno ci sono passata guardando quell’erba che nessuno pascolava… E invece alla fine anche quest’anno ecco un gregge che tiene vivo e pulito anche questo “angolo”.

Terminato di brucare, si scende e si pascola tutto il versante sotto la borgata. A questa stagione di erba ce n’è e, per la gente, è un problema tenerla indietro. E così avanza la stagione, è passata la Pasqua, si susseguono i giorni e il pastore quasi quotidianamente pensa a quanto manca per partire verso la montagna…

Pascolando con la primavera che avanza

Dopo il forte vento, splendeva il sole, ma le temperature si erano abbassate e la vegetazione sembrava essersi fermata. Nella nuova zona di pascolo però era tutto “intero” e non c’era da preoccuparsi. Ormai si andava sempre più verso la primavera.

La cosa migliore, per il gregge e per i pastori, è quando ci si può spostare da un pezzo all’altro senza dover andare per strada. Qui è l’ideale, si pascola nei boschi e ci si sposta lungo piste sterrate, strade da trattori.

I prati sono tutti abbandonati, il passaggio del gregge significa, per i proprietari, evitare almeno un taglio dell’erba con mezzi meccanici. “Passate poi ancora!“, chiede la gente.

Il Pastore non conosce ancora bene i posti, i passaggi, i confini, così sarò io a condurre il gregge. Per fortuna le capre non si fanno pregare troppo e mi accettano come guida, trascinando dietro di loro tutta la massa bianca delle pecore. Avanziamo lentamente tra gli alberi, inizia ad esserci erba nel sottobosco, ma anche i rovi sono ancora indietro. Davvero una strana annata nel clima e nella vegetazione.

Il sole sparisce, un mattino ci si sveglia con un po’ di pioggerella e le montagne ancora una volta imbiancate fino a quote abbastanza basse. Il gregge, ancora da tosare, pascola tranquillamente.

C’è un prato con molta erba verde in mezzo alle case, gli animali la strappano a grossi bocconi, la gente esce a guardare lo spettacolo delle pecore, ammirarne la bellezza. Si scambiano quattro chiacchiere, come sempre c’è chi si stupisce di quanto riescano a mangiare questi animali in così poco tempo.

In punta al prato c’è un mucchio di rami tagliati che, le capre, sembrano addirittura preferire all’erba. Prima ne mangiano in abbondanza, poi li usano come materasso. Certo, la giornata del pastore è lunga, inizia al mattino presto e finisce la sera, ma in questi giorni non si sta faticando particolarmente. C’è da tirare le reti per proteggere siepi, fiori, frutteti, ma c’è tanta erba e gli animali pascolano bene.

Foto e appuntamenti

Vista l’ora, non ho tempo per raccontarvi un po’ delle solite storie di pascolo vagante, così oggi vi dovrete “accontentare” di qualche foto e la segnalazione di un paio di appuntamenti. Ricordo che, come sempre, se volete segnalarmi qualche manifestazione, non avete che da scrivermi inviandomi le locandine.

Sabato sera vi aspetto a Quincinetto, ore 21:00, presso la cartolibreria “Penna e Calamaio” per la presentazione del mio libro “Pascolo vagante 2004-2014″, accompagnata da proiezione di foto.

Resto in zona per domenica, quando a Carema (TO) si terrà la Fiera di Primavera con battaglia delle capre – rassegna ovicaprina. In fiera potrete anche trovare i miei libri.

Per finire, un po’ di foto dell’amico Leopoldo, che ci invia sempre moltissime immagini dal Nord-Est. Questi sono scatti del periodo natalizio, una giornata di cielo grigio, ” ...il gregge dei fratelli Fronza che sono lungo il Brenta a Piazzola sul Brenta (Padova).

Grazie ancora per il materiale che mi inviate. Buon cammino a tutti e… come sempre, se ci vediamo in giro, fatevi riconoscere!