Nei boschi in primavera

La primavera certi anni arriva a poco a poco, altre volte scoppia all’improvviso, sorprendendoci. Un giorno ci svegliamo con un’altra luce, i colori cambiano, tutto fiorisce, c’è un’altra aria.

Anche se dei segnali c’erano stati, una volta la brina, una volta l’aria fredda, un’altra ancora le nuvole e le pioggia, per me la vera primavera è arrivata in quei due giorni. Cielo limpido e sole, caldo, colori vivi.

A questa stagione, si va al pascolo anche nei boschi. Boschi che si stanno appena “muovendo”, con le prime foglie che escono dalle gemme, ma nel sottobosco inizia ad esserci tanta erba fresca, che gli animali brucano volentieri. La legge vieta il pascolamento in bosco, ma chi l’ha scritta lo sa che, da una certa data in poi, i proprietari dei prati non vogliono le greggi, visto che vorranno poi ricavare fieno, da quell’erba? Inoltre, se questa cresce troppo e viene “dura”, non è nemmeno più adatta per essere pascolata dalle pecore. Certo, non bisogna tenere gli animali troppo a lungo sotto le piante, per evitare scortecciamenti…

L’indomani anche quei luoghi che vedi tutti i giorni brillano di una luce particolare. Nel giro di poche ore le gemme si sono aperte, le foglie tenere luccicano nella brezza. I ciliegi sono in piena fioritura, l’erba è di un bel verde e le pecore la brucano voracemente.

Quella è proprio una giornata di primavera. A parte i boschi, si possono pascolare questi “prati” dove i proprietari altrimenti passano con i mezzi a trinciare l’erba per tenere pulito, per impedire che il bosco avanzi a soffocare tutto.

Quando inizia a fare caldo, il bosco serve anche per il riposo degli animali. Dopo aver mangiato, sazi, cercano l’ombra per coricarsi e ruminare. Riprenderanno a pascolare più tardi, ma è comunque soprattutto la sera che mangiano volentieri, senza star lì a “scegliere” troppo l’erba facendo le schizzinose.

Si sale tra i boschi, si raggiungono altre borgate, le si attraversa e ci si sposta verso altri prati, pascolando qua e là piccole aree tra incolti, vecchi frutteti, rovi che avanzano.

Si arriva ad un grosso prato “magro” dove il gregge si allarga a pascolare. Mi viene da chiedermi fino a quando ci saranno queste superfici: verso le colline e la montagna, in assenza di animali “stabili”, avanza il bosco e i cespugli. Dove l’accessibilità è migliore, poco per volta si espandono le case…

Una piccola fiera con il suo pubblico

Dovevo incontrarmi con un’amica e poi spostarmi altrove per un altro “evento zootecnico”, così ho fatto un giro anche alla fiera di Caselette (TO). Pensando a fiere storiche di una certa “dimensione” che non si tengono più per motivi di costi e di organizzazione, è stato bello invece vedere questa piccola realtà così viva e partecipata.

Eravamo già là al mattino, abbastanza presto da vedere l’arrivo di tutti gli animali. Arrivano a piedi, da allevamenti dei dintorni, dalle stalle e dai pascoli. Ci sono anche vacche tipicamente “da latte”, meno abituate a spostamenti e “transumanze”.

C’è un gregge di pecore, più abituato ad essere condotto per strade, prati, boschi. Gli animali arrivano dalla strada principale, non c’è molto traffico, la giornata è calda e soleggiata, si respira un clima festoso.

Un’altra mandria, annunciata dal suono dei campanacci. La fiera richiama tanti giovani, gli allevatori e tutti i loro amici, che in quell’occasione intervengono per dare una mano e per fare un po’ di festa insieme.

Nel prato dedicato alla fiera ci sono alcuni box con i vitelli. Questi non sono arrivati a piedi, ma sono stati portati con altri mezzi. Certo, non è una fiera enorme, ma la sensazione è quella di dare un segnale di vitalità, far vedere come il mondo agricolo sia ancora presente e orgoglioso di mostrarsi al pubblico.

Oltre all’esposizione degli animali e di qualche macchinario, nella piazza del mercato ci sono le bancarelle di generi alimentari, artigianato, abbigliamento. Formaggi, gelati, salumi, frutta e verdura, miele, di tutto un po’.

Ancora il suono dei rudun, arriva l’ultima mandria, poi il prato della fiera sarà al completo. Questi animali tra non moltissimo tempo attaccheranno di nuovo i campanacci per salire verso i pascoli degli alpeggi.

Credo che sia molto importante che queste piccole fiere non vadano perse. Grazie anche alla bella giornata di sole e all’aria mite, l’affluenza di pubblico era buona, sia di addetti ai lavori, sia di appassionati, sia di curiosi. Per qualche settimana, di fiere ce ne saranno parecchie, fin quando gli allevatori non saranno poi su in montagna…

Pascolando nelle “feste”

Pasqua, Pasquetta, giornate come ogni altre per i pastori o comunque per tutti quelli che hanno animali, che non possono “abbandonarli” completamente.

Dopo un po’ di pioggia e cielo nuvoloso, arrivano splendide ,. C’è bisogno di un po’ di caldo che “muova” la primavera, che venga erba ovunque, anche nei boschi. Le montagne sono ancora brulle, si vedono le prime chiazze verdoline, le prime macchie bianche dei ciliegi fioriti.

I fiori ci sono fuori dalle ville e bisogna riuscire a passare senza fare dei danni. Dietro, gli animali dovrebbero arrivare tutti da soli, agnelli piccoli al seguito non ce ne sono, così io e il cane ci mettiamo in posizione a “parare” fiori e cespugli ornamentali.

Poi si riprende a seguire il gregge, diretto verso un bel prato. Sono tutti prati poveri, magri, che non vedono concime da chissà quanto tempo, prati dove il gregge fa pulizia e risparmia ai proprietari tempo, fatica, denaro per tagliare l’erba.

Qui il gregge è sempre un bel vedere. La giornata è primaverile, ma l’aria è comunque frizzante. Ci sono da pascolare alcuni pezzi adiacenti e così, una volta tirate le reti a protezione di frutteti e vigne, ci si può anche rilassare un po’.

Nei boschi c’è ancora poco, iniziano appena le prime foglie sugli alberi, anche a terra c’è poca erba. Qui solo piante di pervinca in piena fioritura, che corrono sul terreno.

Il giorno successivo, al mattino, fa ancora più freddo e c’è persino la brina. Il cielo però è terso e limpido, il sole splende. Bisogna cambiare zona di pascolo e ci si mette in cammino.

Da qualche anno, anche da queste parti il gregge inizia a non essere più una novità. Rispetto al primo anno, è diminuita l’affluenza dei curiosi e di quelli che fanno cento domande. “Sono arrivate le pecore, ci sono le pecore” sta diventando un dato di fatto, una di quelle cose che accadono una volta all’anno, un fatto stagionale.

Un piccolo tratto di strada, prima di “scomparire” per qualche giorno nei boschi. Il sogno sarebbe avere spazi immensi dove il gregge non attraversa mai strade, dove non c’è mai da tirare una rete, ma purtroppo solo per pochi pastori c’è questa possibilità.

Si arriva in un prato circondato interamente dai boschi, residuo di tempi in cui qui sicuramente c’erano prati e coltivazioni. E’ a pochi passi da casa mia, per tutto l’inverno ci sono passata guardando quell’erba che nessuno pascolava… E invece alla fine anche quest’anno ecco un gregge che tiene vivo e pulito anche questo “angolo”.

Terminato di brucare, si scende e si pascola tutto il versante sotto la borgata. A questa stagione di erba ce n’è e, per la gente, è un problema tenerla indietro. E così avanza la stagione, è passata la Pasqua, si susseguono i giorni e il pastore quasi quotidianamente pensa a quanto manca per partire verso la montagna…

Pascolando con la primavera che avanza

Dopo il forte vento, splendeva il sole, ma le temperature si erano abbassate e la vegetazione sembrava essersi fermata. Nella nuova zona di pascolo però era tutto “intero” e non c’era da preoccuparsi. Ormai si andava sempre più verso la primavera.

La cosa migliore, per il gregge e per i pastori, è quando ci si può spostare da un pezzo all’altro senza dover andare per strada. Qui è l’ideale, si pascola nei boschi e ci si sposta lungo piste sterrate, strade da trattori.

I prati sono tutti abbandonati, il passaggio del gregge significa, per i proprietari, evitare almeno un taglio dell’erba con mezzi meccanici. “Passate poi ancora!“, chiede la gente.

Il Pastore non conosce ancora bene i posti, i passaggi, i confini, così sarò io a condurre il gregge. Per fortuna le capre non si fanno pregare troppo e mi accettano come guida, trascinando dietro di loro tutta la massa bianca delle pecore. Avanziamo lentamente tra gli alberi, inizia ad esserci erba nel sottobosco, ma anche i rovi sono ancora indietro. Davvero una strana annata nel clima e nella vegetazione.

Il sole sparisce, un mattino ci si sveglia con un po’ di pioggerella e le montagne ancora una volta imbiancate fino a quote abbastanza basse. Il gregge, ancora da tosare, pascola tranquillamente.

C’è un prato con molta erba verde in mezzo alle case, gli animali la strappano a grossi bocconi, la gente esce a guardare lo spettacolo delle pecore, ammirarne la bellezza. Si scambiano quattro chiacchiere, come sempre c’è chi si stupisce di quanto riescano a mangiare questi animali in così poco tempo.

In punta al prato c’è un mucchio di rami tagliati che, le capre, sembrano addirittura preferire all’erba. Prima ne mangiano in abbondanza, poi li usano come materasso. Certo, la giornata del pastore è lunga, inizia al mattino presto e finisce la sera, ma in questi giorni non si sta faticando particolarmente. C’è da tirare le reti per proteggere siepi, fiori, frutteti, ma c’è tanta erba e gli animali pascolano bene.

Foto e appuntamenti

Vista l’ora, non ho tempo per raccontarvi un po’ delle solite storie di pascolo vagante, così oggi vi dovrete “accontentare” di qualche foto e la segnalazione di un paio di appuntamenti. Ricordo che, come sempre, se volete segnalarmi qualche manifestazione, non avete che da scrivermi inviandomi le locandine.

Sabato sera vi aspetto a Quincinetto, ore 21:00, presso la cartolibreria “Penna e Calamaio” per la presentazione del mio libro “Pascolo vagante 2004-2014″, accompagnata da proiezione di foto.

Resto in zona per domenica, quando a Carema (TO) si terrà la Fiera di Primavera con battaglia delle capre – rassegna ovicaprina. In fiera potrete anche trovare i miei libri.

Per finire, un po’ di foto dell’amico Leopoldo, che ci invia sempre moltissime immagini dal Nord-Est. Questi sono scatti del periodo natalizio, una giornata di cielo grigio, ” ...il gregge dei fratelli Fronza che sono lungo il Brenta a Piazzola sul Brenta (Padova).

Grazie ancora per il materiale che mi inviate. Buon cammino a tutti e… come sempre, se ci vediamo in giro, fatevi riconoscere!

La battaglia delle reines a Favria

Domenica scorsa, a Favria (TO), si è tenuta la Fiera di Sant’Isidoro, con annessa rassegna zootecnica e battaglia delle Reines. Intorno alla manifestazione si era creato un clamore ben superiore al normale a causa di una manifestazione, organizzata on-line, da un gruppo di animalisti.

In tarda mattinata il clima era ancora rilassato e festoso, a parte il piccolo “esercito” qua e là tra la folla: uomini in divisa e non, inviati a far sì che la manifestazione si svolgesse regolarmente e non ci fossero incidenti.

Da una parte, i cosiddetti animalisti, avrebbero dovuto vedere certe cose… Se non fosse che quella gente non sa nemmeno cosa significhi voler bene agli animali. Questa è un’immagine animalista, il papà che abbevera le bovine e il bimbo che lo segue/aiuta. Gli animali sono tutto, meno che maltrattati… E una battaglia delle reines non è una corrida!

Appassionati ed organizzatori erano comunque preoccupati per ciò che poteva accadere. Nei giorni precedenti, sui social network, c’erano stati attacchi anche pesanti. Poco serviva spiegare con parole chiare e precise la realtà dei fatti, dall’altra parte prevaleva il fanatismo e le solite parole trite e ritrite, slogan urlati con grande ignoranza.

Al mattino, in quello che poi sarebbe diventato il campo di gara, si era tenuta la rassegna zootecnica, ma poco dopo mezzogiorno tutti gli animali in mostra erano stati riportati alle cascine. Un pausa, tutti a pranzo, poi alle 14 sarebbe iniziata la battaglia.

Le reines attendevano al loro posto, al mattino erano state pesate per stabilire le categorie in cui si sarebbero battute. Non mancava fieno, acqua, ed erano all’ombra.

Prima dell’inizio della battaglia, il Sindaco (speaker della manifestazione) invita tutti gli allevatori alla calma. Le forze dell’ordine hanno assicurato che i provocatori non sarebbero arrivati fino al campo di gara. Se però avesse dovuto succedere qualcosa, la parola d’ordine era quella di ignorare le offese, le provocazioni. Non bisognava farsi guastare la giornata di festa!

Ma cos’è una battaglia delle reines? E’ un giorno di festa in cui si incontrano allevatori e appassionati a vedere, in un campo di gara, ciò che gli animali fanno normalmente sui pascoli. Cioè si sfidano per stabilire la supremazia, decidere chi è la regina. Succede un po’ in tutte le mandrie, ma queste vacche, le castane, hanno una particolare attitudine a questo comportamento. Non è uno spettacolo cruento, come vedrete e… nel pubblico, trovate giovanissimi appassionati che discutono con competenza e parteggiano per questo o per quell’animale.

Lo “scontro” corpo a corpo è spesso preceduto da un lungo rituale, con gli animali che scavano nella terra, si strusciano e, intanto, si studiano. Niente viene indotto dall’uomo, l’unica cosa che si fa è mettere le due “contendenti” una accanto all’altra.

Il testa a testa dura più o meno tempo a seconda della differenza di forza degli animali. Più sono in parità, più il “combattimento” può durare a lungo, ma non si tratta di una lotta, piuttosto di una prova di resistenza.

Un po’ come giocare a braccio di ferro, tanto per capirci. Gli allevatori aspettano pazienti, molte volte comunque gli incontri sono durati solo pochi minuti. Appena una delle due cede o si gira, l’esito è deciso.

Quando le vacche si separano gli allevatori, affiancati dai giudici di gara, si affrettano a prenderle, mettere una cavezza e riportarle fuori. Non c’è assolutamente niente di cruento in nessun momento, i rischi maggiori sono forse sulla pelle degli uomini, dato che ogni tanto un animale particolarmente nervoso si fa rincorrere prima di essere preso e ricondotto fuori dal campo.

Gli animalisti, nei loro assurdi proclami usciti dopo la manifestazione, hanno parlato di scontri durati quaranta minuti (!!!) in cui gli animali venivano costantemente bastonati (sic!).  Questi animali, per i loro padroni, sono dei veri e proprio “gioielli”, coccolati e viziati più ancora che gli altri presenti in stalla.

In molti “scontri”, è stato maggiore il tempo in cui gli animali si studiavano, rispetto a quello della battaglia vera e propria. Queste mie parole però possono servire a chi ha voglia di informarsi, chi non sa cosa sia la battaglia delle reines, ma la mente sgombra da preconcetti. Purtroppo non tutti sono così, come si è visto e sentito.

Alla fine, per ogni categoria ci sono state le premiazioni. La foto di rito prevede tutta la famiglia riunita intorno alla regina e non mancano mai i bambini. Quella per gli animali è una passione che cresce con gli anni. Guardate quest’immagine e pensate a quelli che, qualche centinaia di metri più in là, scandivano i loro slogan “assassini, assassini”…

Per “dovere di cronaca”, sapendo comunque che i manifestanti erano stati isolati dalle forze dell’ordine, sono andata a vedere con i miei occhi cosa stava succedendo. Venivano gridati slogan triti e ritriti, c’erano striscioni inneggianti ad un futuro vegan e si insultava il lavoro degli allevatori. La gente guardava ed ascoltava incredula, molti scuotevano la testa, altri sogghignavano, ma per fortuna è prevalso il buonsenso e nessuno ha perso la calma (anche se le provocazioni erano davvero pensanti).

Questa “brava gente” è costata non poco alla società, visto cosa è stato fatto per evitare che andassero a turbare una bella giornata di festa. Sempre più si sta perdendo il contatto tra la vita reale e la vita quotidiana. Chissà di cosa vive questa gente… Ci fosse ancora mio nonno, sono sicura che direbbe che avrebbe fatto loro bene un po’ del campo di prigionia dove era stato rinchiuso lui ai tempi della guerra, dove i prigionieri correvano dietro alle formiche che portavano via le briciole del pane. Altro che insultare gli allevatori e augurare il fallimento di questo settore! Mi sta anche bene che ci sia chi fa la scelta di non mangiare carne, ma… come coltivi i campi? Solo concimi chimici? Perchè il miglior letame viene poi ancora dalle stalle…

Spinti dal vento

La sera il vento si era poi intensificato e, nella notte, aveva soffiato facendo anche danni qua e là, tra i boschi, nei giardini, strappando tegole e coppi, facendo volare coperture e cartelloni.

Anche il recinto delle pecore, pur se parzialmente riparato, era stato spazzato dal vento. I resti del mais , dove le pecore non ci dormivano sopra, erano stati spinti contro la rete. Un bel divertimento cercare poi di raccoglierla ed arrotolarla! Per fortuna comunque la rete aveva retto e non si era piegata a terra.

La terra era dura, quasi levigata dalla forza del vento, che aveva portato via ogni particella mobile. Il gregge non doveva aver riposato bene, quella notte. E le raffiche continuavano, fredde. Il Pastore si complimentava per non aver seguito i colleghi, rimandando la tosatura a giorni più miti.

Nell’attraversare i campi arati, nuvole di polvere si alzavano al passaggio delle pecore. C’era tutto un via vai di trattori che si affrettavano ad arare altri campi, in ritardo con i lavori a causa della pioggia e del fango nelle settimane precedenti.

Qua e là rimanevano delle stoppie ancora da arare e i padroni ben volentieri consentivano il pascolamento del gregge. L’erba non mancava e così le pecore potevano riempirsi bene le pance prima di affrontare il cammino che le attendeva nel resto della giornata.

Dovendo passare tra campi e prati, sempre seguendo le stradine di campagna destinate anche a pista ciclabile, le pecore dovevano essere sazie e tranquille. Con quel vento però non c’era nessun ciclista in circolazione! Cielo terso, aria limpida e fredda nonostante il sole, le raffiche continuavano ad imperversare.

Il test per vedere quanto le pecore sono soddisfatte dal pascolo è la curva: se la fanno senza uscire nel prato e nella striscia di stoppia che c’è tra una parte del gregge e l’altro, allora vuol dire che il pastore ha lavorato bene… e ha dei buoni cani! Presto comunque era prevista una tappa, nel bosco lungo il torrente.

Lì le pecore potevano brucare, bere e riposarsi. Anche i pastori pranzano, poi spostano le auto e si riposano fin quando viene il momento di ripartire. Il guado è stato in parte danneggiato dai temporali dell’estate precedente, ma è ancora transitabile.

Si cammina e ci si ferma a pascolare. Si attraversano strade trafficate, si porta l’auto del pastore a destinazione, poi gli aiutanti “di giornata” rientrano a casa. Rimaniamo in due a compiere l’ultimo tratto. E’ uno strano effetto, sto tornando nel mio paese di nuovo con un gregge, solamente in qualità di aiutante. Ma forse davvero questa volta è riconosciuto il mio ruolo come “pastore”…

La meta sembra vicina, ma di strada da fare ce n’è ancora. Dalle cascine si affaccia della gente che saluta. Sono a “casa”, qui tutti mi conoscono, ormai è abbastanza normale vedermi insieme ad un gregge di pecore.

Finalmente si lascia l’asfalto e si risale un pezzo nei boschi, per arrivare al prato che il gregge pascolerà e dove dormirà. Al mattino eravamo venuti a vedere il percorso esatto, per il Pastore questa è la prima volta che viene in zona e non conosce i passaggi, i luoghi, i confini. Meglio che valuti anche lui se quello che ho visto io come luogo di arrivo possa effettivamente andare bene.

Il gregge, nonostante avesse già ben pascolato tutto il giorno, si affretta a brucare anche quello che si trova davanti nel prato. C’è solo più da tirare le reti per il recinto… Per qualche settimana niente più lunghi spostamenti, solo piccoli tratti per andare da una zona di pascolo all’altra.

Il vento porterà la primavera?

Il vento aveva iniziato a soffiare il giorno prima. Sembrava che le lunghe giornate piovose fossero un lontano ricordo, quei giorni in cui il Pastore quasi era pentito di non aver già lasciato la pianura.

Vento e sole, mentre lentamente continuava il cammino del gregge. A tappe, pascolando qua e là, ci si spostava nella “nuova zona”, dove trascorrere qualche settimana, in attesa della primavera e del momento di salire in alpeggio.

Si attraversa la strada trafficata, ma nel primo pomeriggio non c’è nemmeno tanta gente. Si pascola qua e là qualche prato abbandonato e qualche incolto. Le nuvole corrono veloci, verso le montagne il vento solleva la neve in turbini di tormenta.

Davanti la strada, i parcheggi, asfalto, cemento e centri commerciali, dietro il gregge che pascola in quel terreno che, per ora, è lì in attesa forse di nuovi capannoni. Forse la crisi invece fermerà tutto lì e continuerà ad essere un punto di passaggio e sosta temporanea per qualche gregge.

Arriva qualche amico a dare una mano e si riparte di nuovo. C’è la ciclostrada da sfruttare come percorso, una via di campagna asfaltata e destinata al transito misto di biciclette e mezzi agricoli. Anche le greggi la utilizzano spesso.

In questo modo si evitano le strade trafficate e si passa in mezzo a prati e coltivazioni senza fare danni. Ovviamente le pecore devono essere “ben piene” per non gettarsi sul grano, sull’erba medica o sul mais (quando ci sarà). Qualche ciclista si mette da parte, non c’è molto movimenti, in settimana e con il vento che soffia…

Si svolta verso un pioppeto, qui gli effetti delle piogge sono ancora visibili nonostante il vento e il sole degli ultimi giorni. Ci sono vaste pozzanghere ed acqua che scorre. Le pecore non si fermano a mangiare, vanno oltre verso una stoppia.

In questa meliera le pecore pascolano bene. Qualcuno resta a sorvegliare il gregge, altri tornano indietro a prendere le macchine, passano amici del Pastore a fare quattro chiacchiere. Il vento intanto soffia più forte, a raffiche.

L’ultimo spostamento avviene attraversando un campo arato. Il vento ha indurito la terra, sembrano blocchetti di cemento, gli animali camminano a fatica. Dal fango alla polvere che si alza con il passaggio degli animali… Per la sera, il gregge si fermerà a dormire in un’altra meliera, poi ci si sposterà ancora.

Un invito a tutti gli allevatori e appassionati

Domenica prossima a Favria (TO), si terrà l’annuale fiera di Sant’Isidoro, in occasione della quale vi sarà anche una battaglia delle Reines (domenica 12 aprile, ore 9 Apertura MOSTRA ZOOTECNICA, ore 14 Battaglia delle REINES 17° edizione). Contro questa manifestazione si sta organizzando, on-line, una manifestazione da parte degli animalisti. Purtroppo, sembra che ormai questo debba accadere per ogni evento zootecnico, si tratti anche solo di una mostra o una fiera.

(foto per concessione di http://www.reinesvalleedaoste.com)

Sappiamo bene come queste “battaglie” non abbiano niente a che vedere con le corride e non siano cruente, bensì in un campo con spettatori si ricrei ciò che accade normalmente in natura, cioè gli animali si affrontano, senza forzature, per stabilire chi sia la “regina”, la dominante. La tradizione di questi incontri è antica e ben radicata nell’area della Val d’Aosta, Canavese, Valli di Lanzo, ma anche oltreconfine, in Svizzera.

(foto C.Vuillermin)

Il pubblico di appassionati comprende tutte le fasce di età. Come ho detto, non si tratta di uno spettacolo cruento e gli animali sono trattati nel migliore dei modi. Anzi… la reina è la più viziata e coccolata! Il sindaco di Favria ha rilasciato delle dichiarazioni per fare chiarezza: “Il Fronte animalista sta reclutando adepti via Facebook per protestare contro la battaglia delle Reines noi siamo democratici, quindi concederemo il giusto spazio alla manifestazione, a patto che sia totalmente pacifica. Nessuna mucca viene ferita nel corso della manifestazione. E nemmeno drogata, come qualcuno sostiene, dal momento che tutti gli animali saranno strettamente controllati dai veterinari dell’Asl d’Ivrea“.

(foto C.Vuillermin)

Mi permetto di invitare alla massima calma tutti coloro che parteciperanno alla manifestazione. Non bisogna ASSOLUTAMENTE reagire alle provocazioni, anche alle più pesanti. Lo scopo di queste persone IGNORANTI (che ignorano cosa voglia dire allevare con passione, lavorare con gli animali) è creare disordini e mettere in cattiva luce il mondo zootecnico. Quello che invece dovrà emergere è che l’unica violenza domenica la porteranno eventualmente loro, gli “animalisti”. La Battaglia delle Reines è un momento di festa per adulti e bambini. Riporto ancora le parole del Valdostano Gerardo Beneyton (qui l’intero articolo): “Gli animalisti da salotto così facendo calpestano  storia, cultura, tradizioni e istinto naturale degli animali. Ma soprattutto dimostrano grande ignoranza nella conoscenza di come si comportano gli animali che determinano il loro capo proprio scontrandosi tra loro. Di più le nostre batailles sono incruenti pacifiche e sono di incentivo per i giovani a dedicarsi all’allevamento e all’agricoltura. Gli animalisti manifestino contro chi mette i cappottini e le pantofole ai cani o portano a passeggio i gatti nei passeggini, che offendono gli animali stessi e sono unoltraggio alla povertà in versano troppi bambini che non han no di che vestirsi e mangiare.

Serata, foto, appuntamenti

Della fiera di Favria con annessa Battaglia delle Reines, che si terranno domenica, ve ne riparlo prossimamente, che c’è un lungo discorso da fare… Per adesso iniziate a segnarvi l’appuntamento, sempre domenica 12, a Caselette (TO), Fiera di san Giorgio, dalle ore 9:30. Prima ancora, io vi aspetto venerdì sera, 10 aprile.

Sarò sempre da quelle parti, a Rivarolo Canavese (TO), per presentare “Pascolo vagante 2004-2014″. Ore 21:00, presso la sede CAI. Vi aspetto!! L’appuntamento successivo invece sarà a Quincinetto (TO) il 18 aprile.

Per le foto di oggi, ancora una volta grazie a Leopoldo Marcolongo. Si tratta del gregge di Corrado Andriolo a Grigno (TN), fotografato nell’ottobre 2014.

Grazie per le belle immagini. Allora vi aspetto alle serate di presentazione del libro e qua e là alle fiere, a presto!