Mi piacerebbe comprarne ancora, ma non ho il posto…

Qualche tempo fa vi avevo proposto (se interessati) di diventare parte di questo blog con le vostre storie, ma soprattutto di rispondere ad un questionario relativo alle capre (se le allevate, se siete appassionati), di modo da utilizzare questo materiale anche nel mio futuro libro. La proposta è sempre valida, se altri volessero aggiungersi. Il questionario è lungo e dettagliato, ma potete anche solo rispondere a parte delle domande, l’importante è che mi diciate perchè siete allevatori e, soprattutto, allevatori di capre (per passione, reddito, compagnia…)

(foto N.Pagani)

(foto N.Pagani)

Il primo a rispondermi era stato Nicola, dalla provincia di Verona. Mi diceva che lui, a dire il vero, è un allevatore di bovini, ma ci teneva a raccontarmi la sua storia, dove le capre non hanno il primo posto in azienda, ma…  “Ho un’azienda agricola di bovine, in lattazione sono 65, manze 30, vitellini 25 e 26 vacche da carne, 1 capra, per la maggior parte sono frisone e pochissime pezzate rosse, invece la capra e di razza saanen.

(foto N.Pagani)

(foto N.Pagani)

La capra che ho ha 5 anni ormai, me la regalata un mio amico pastore, mi piacerebbe comprarne ancora, ma non ho il posto dove metterle in stalla, D’inverno la stalla è piena colma… la mia passione me l’ha tramandata mio papà da tanti anni. Mi piace della capra che mangia spini grandi che le vacche neanche guardano, non mi piace della capra che qualche volta scappa, fa disastri!

(foto N.Pagani)

(foto N.Pagani)

Come momenti difficili in questi anni il prezzo del latte sempre in calo e i mangimi sempre più cari. E da qualche anno l’arrivo del lupo che comincia a far disastri. Come momenti belli nella mia azienda, sono parecchi anni che ho convertito l’azienda nel biologico, mi trovo bene. Ho 3 malghe 1 dove ho quelle da carne limousine e le altre 2 ci sono le manze e vitelle e vicino alla stalla ho i pascoli per le vacche da latte.

(foto N.Pagani)

(foto N.Pagani)

Le vacche le mungo mattina e sera , e il latte lo vendo ad un caseificio dalle parti di Treviso che lo trasformano il mozzarelle Bio. Nell’azienda lavoro io con mio papà e qualche volta viene mia mamma a darci un mano. Ci arrangiamo a fare tutto in stalla , invece nei prati per il fieno viene qualche volta anche mio zio.

(foto N.Pagani)

(foto N.Pagani)

 

Gli ultimi di aprile e tutto maggio nelle malghe e nei pascoli ci dedichiamo alla recinzione, aggiustiamo dove la neve d’inverno rompe, con filo spinato paletti nelle malghe. invece vicino a casa mettiamo filo della batteria. Quando ci sono problemi gravi con il bestiame contatto il veterinario, invece per la capra contatto il mio amico pastore. In azienda nel periodo invernale acquistiamo il maiale già morto e facciamo su il salame, ne facciamo  20 maiali all’anno su per giù.

(foto N.Pagani)

(foto N.Pagani)

Sono anni duri per gli allevamenti , ti danno contributi e tante altre cose per farti tirare avanti, però i contributi che passa la regione arrivano in tasca all’agricoltore dopo anni  e cosi  tante aziende chiudono per il mancato guadagno. Nella mia zona ho un amico che ha parecchie pecore bergamasche e una 15 di capre, e non lontano da lui una ragazza che ha una trentina di pecore brogne, e siamo in buoni rapporti. E’ la passione che ti fa andare avanti alzarsi tutte le mattine andare in stalla e cominciare la mungitura, qualche sera anche a notte fonda restare in stalla a dare una mano alla vacca che sta per partorire, sono piccole cose ma a sera ti riempiono il cuore. Se riesco a settembre a prendermi un paio di giorni di vacanza, vado sempre in montagna a vedere altre realtà altri tipi di razze di vacche diverse da quelle che ho a casa ascoltare cosa ti racconta un altro agricoltore.”

Se anche voi volete raccontarmi la vostra storia… richiedetemi il questionario… un grazie speciale agli allevatori di capre che parteciperanno!

Dal punto di vista economico non rifarei questa scelta

Era un giorno torrido di settembre quando sono andata a trovare Marco. Si parte in direzione della pianura, per attraversare poi le colline astigiane, costeggiare la città di Asti e puntare verso altre colline ancora. La meta è in provincia di Alessandria.

Un paese di 145 residenti: “…ma metà sono di comodo!“. La casa di Marco è vicino al “centro” del paese, un pugno di case sulla sommità della collina. Dal balcone si vedono gli orti sottostanti, i piccoli frutti, più lontano altre colline e vigneti. “Nel 1992 ho comprato tre pecore a Sanremo, lavoravo là in Comune come giardiniere. Le ho prese per passione, non avevo ancora idea di fare questo. Poi nel 1995 sono tornato a casa, ho riaperto l’azienda di mio papà che aveva le api e i vigneti.

Prima di vedere gli animali e sentire la storia di Marco, ci si siede a tavola. Il rischio è quello di non riuscire poi a rialzarsi per un po’. Gli gnocchi sono freschi, li abbiamo visti preparare, e verranno conditi con due sughi, entrambi con i formaggi di produzione propria a far da base per questi condimenti.

Ho iniziato con fragole e frutti di bosco, pochi capi di pecore e facevo formaggi per uso famigliare. Nel 2000 ho preso le prime tre capre. Le pecore sono la mia passione, ma le capre mi danno da vivere. Vado al pascolo quasi tutto l’anno, ma bisogna sempre integrare con fieno. Adesso è tutto secco, quindi do solo fieno, come quando c’è la neve.

Adesso prendo anche i contributi per la capra di Roccaverano, ma di pure ce ne sono ormai ben poche, sono quasi tutte meticciate. La razza stava scomparendo totalmente. Io preferisco le pecore perchè se ne metti una nuova nel gregge, le altre la annusano e poi è finita. Le capre si picchiano, io sono pacifico e mi da fastidio che si picchino! Una volta una me l’hanno ammazzata a forza di picchiarla!

Richiesta di formaggio di capra ce n’è. Per fare la robiola più buona, che era il formaggio tipico che si faceva qui una volta, i vecchi dicevano che ci voleva una pecora e sette capre. Il caseificio autorizzato ce l’ho dal 2013. Faccio soprattutto formaggi puri, o pecora, o capra, la gente cerca di più quelli di capra.” Una scelta di vita e di lavoro, quella di Marco. “Dal punto di vista economico… non la rifarei! E lo dico con la morte nel cuore! Soddisfazioni ce n’è, ma una volta lo stipendio al 27 sapevi che c’era. Adesso hai il nulla, certi mesi non sai come fare per le spese di casa.

Marco ha anche due vitelli, i maiali che consumano il siero della caseificazione, innumerevoli conigli, galline, anatre… La passione è quella per l’allevamento in generale. “Potessi farlo… terrei un “arsenale” di pecore! Due per tipo, tutte di razze da latte. Qualche capra, ma molte meno. Adesso ho una cinquantina di capre e venti pecore.

Nuova stagione, nuovi problemi

Problemi vecchi e nuovi per i pastori, problemi di cui si faceva volentieri a meno. In questi giorni le montagne si stanno svuotando, scendono le mandrie e scendono anche le greggi. Con la siccità della scorsa stagione estiva è già stato un mezzo miracolo riuscire ad arrivare a fine mese. Ma…

pecore alla fiera di Sampeyre (CN)

pecore alla fiera di Sampeyre (CN)

…ma sono in pericolo le transumanze, lo stesso pascolo vagante e persino le fiere. Il primo problema di cui sto parlando riguarda (per ora) solo il Nord Est, dove ha fatto la sua (ri)comparsa la temutissima Blue Tongue, lingua blu. Tutto è iniziato con la morte di alcune pecore, che sono poi state analizzate… ed è stato scoperto appunto che si trattava di questa patologia, una malattia virale che viene diffusa da un moscerino. Ahimè quindi il caldo anomalo che persiste non aiuta ad arginare il problema. Controlli negli alpeggi, campagne di vaccinazione, annullamento di manifestazioni come la transumanza ad Asiago e… cosa succederà alle greggi vaganti che dovrebbero passare dov’è stato trovato il primo focolaio? Vaccinazioni, divieti, obblighi… sarà un autunno molto difficile. “E’ stato bloccato un passaggio molto importante per i pastori in discesa verso la pianura nei prossimi mesi…”, mi scriveva già ai primi di settembre un amico dal Veneto.

Nel Nord Ovest non si segnalano allarmi in tal senso e ci si auspica che il focolaio resti confinato, anzi, che venga debellato del tutto, ma purtroppo niente può essere escluso. Chi scende a piedi, chi scende con i camion, una volta arrivati in pianura c’è qualcosa di molto brutto in attesa. Non è una malattia degli animali, ma un insetto, o meglio, una larva. Non notate niente di strano in questo prato pascolato?

C’è stata la siccità, poi poche, misere piogge. L’erba però è secca anche laddove i prati sono stati irrigati. Come mai, cosa sta succedendo? Il fenomeno potrebbe passare inosservato, ma non agli addetti ai lavori, tanto meno ai pastori. Non è erba secca, è erba morta. Chiazze, strisce, prati interi. Cosa sta succedendo? Avevo casualmente letto un articolo qualche giorno fa, non sapevo però che il fenomeno fosse già così diffuso.

La nottua delle graminacee è una farfallina notturna, la sua larva si ciba solo di graminacee, quindi le erbe a foglia fine che compongono una buona parte dei prati e dei pascoli (ma non solo, perchè sono graminacee tutti i cereali). Mythimna unipuncta, questo è il suo nome scientifico, è un insetto molto diffuso, ma pare che questa sua massiccia diffusione quest’anno sia legata alle temperature anomale. E così ecco che nei prati sopravvivono solo le leguminose (trifoglio, erba medica) e altre erbe di scarso valore, mentre le graminacee spariscono totalmente. Un danno per gli agricoltori e… per chi deve far pascolare gli animali!

Il problema poi è duplice: da una parte la scarsità di foraggio in un autunno che già si prefigura “magro”, dall’altra una delle possibili soluzioni. Da più parti infatti si parla di trattamenti antiparassitari (su così vasta scala? quanti sono gli ettari di prato?). Ma una volta trattati i prati, dopo quanto tempo sarà “sicuro” lasciar pascolare le pecore su quell’erba? Per non parlare poi comunque delle conseguenze su tutto l’ecosistema di trattamenti antiparassitari su estensioni così elevate…

Insomma, ancora una volta la “bella vita” dei pastori, vita all’aria aperta, in queste fin troppo miti giornate di settembre è tutt’altro che semplice. Ci sarebbe sicuramente da auspicare un inverno freddo come ai vecchi tempi, per ammazzare larve, moscerini & C. Buon autunno a tutti e speriamo che si trovino valide (e veloci) soluzioni a questi problemi.

Volevo avere bovini e caprini per gestire il territorio

E’ ormai da qualche tempo che, quando riesco, vado a fare interviste per il mio futuro libro dedicato al mondo della capra. Ne ho già un buon numero, sono in tanti quelli che vorrebbero ancora essere intervistati, ma da TUTTI non riuscirò ad andare. Ovviamente ogni storia è unica e meriterebbe di essere raccontata, ma il mio non sarà un libro incentrato sulle interviste (avete presente “Vita d’Alpeggio”? Ecco, vorrei fare qualcosa di simile, dove le voci degli intervistati servono a spiegare meglio gli argomenti). Quello che posso dire dopo sei mesi di chiacchierate, è che ci sono storie simili, storie di uomini, donne, giovani e anziani che allevano capre perchè si è sempre fatto quel mestiere in famiglia, perchè piacciono le capre, perchè c’è la passione. E poi ci sono storie anche molto differenti tra loro, quelle di chi è arrivato ad allevare capre dopo un percorso di vita. Sarà tra questi che concentrerò le mie prossime interviste, altrimenti rischio che il libro non arrivi mai ad una conclusione…

I primi animali che incontro davanti a casa di Marco sono dei bovini, per di più di una razza particolare: si tratta di tre Highlanders, nelle diverse colorazioni del mantello (rossiccio, il più conosciuto, nero e quello nella foto). “Quando ho iniziato, l’idea era quella di avere capre e bovini per gestire il territorio. Qui ho comprato da uno che era così entusiasta che facessi un’azienda agricola con le capre che mi ha quasi regalato le baite diroccate e i terreni, ma c’erano solo rovi, cespugli, erbe dure. Nel 2008 avevo già fatto la strada, nel 2009 ho iniziato, ma non è stato facile. Solo con i terreni non mi davano la qualifica di imprenditore agricolo, e senza quella non potevo avere le autorizzazioni e i permessi dal Comune per costruire! Così ho comprato 10 capre a poco prezzo, con quelle e gli ettari ho avuto la qualifica ed ho potuto iniziare.

(foto Monika Hricko)

(foto Monika Hricko)

La storia di Marco inizia però prima. Io lo conosco dai tempi dell’università. Laureato come me in Scienze Forestali ed Ambientali, per un certo periodo abbiamo lavorato negli stessi uffici in facoltà: gli ambiti erano quelli dell’alpicoltura e zootecnia. Poi Marco ha svolto incarichi come libero professionista, quindi ecco la decisione di allevare. “Le capre mi sono sempre piaciute. Fin da subito l’intenzione era quella di mungere per fare formaggio di qualità. Formaggio ne trovi tanto, ma spesso manca proprio la qualità!

Anche con la qualità e tutte le attrezzature a norma di legge, le cose non sono facili. “Quando ho comprato le attrezzature, ho concordato delle giornate con il casaro, che mi ha insegnato delle tecniche per migliorare. Io, leggendo libri e manuali, ero arrivato ad avere un prodotto che però era difettoso. Adesso mi sono specializzato, ho provato varie lavorazioni. Faccio freschi, lattiche, presamiche per gli stagionati, robiole a 20 giorni di stagionatura, tomette, tome, ho provato anche a fare il blu.

La cantina infatti è molto fornita. “Quando ho iniziato ho sottovalutato il fatto che in questo momento in Italia, in Piemonte, a Lanzo… non c’era bisogno di formaggio di capra! Ti devi creare il mercato prima. Fornisco privati, alcuni negozi e ristoranti, ma quest’estate si è lavorato poco. Il ristorante o il negozio non ti chiama per dire che ha finito il prodotto, lo devi cercare tu. Piuttosto che spendere quei cinque euro in più per la qualità del prodotto, preferisce risparmiare acquistando da quello che lo fa “uso famiglia”, ma magari lo porta a poco prezzo anche a 50 chilometri di distanza! Gente che rovina il mercato a me, ma nemmeno si arricchisce, vendendo a quel prezzo!

(foto Monika Hricko)

(foto Monika Hricko)

E’ una delusione trovarti di fronte a molta gente che si riempie la bocca di belle parole sulla montagna, sul ritorno dei giovani, su chi la fa vivere, sulle iniziative, ecc, ma poi proprio loro i tuoi formaggi non li vengono a prendere. Quando io giravo gli alpeggi per lavoro, quando trovavo delle realtà che mi piacevano, non stavo mica a guardare il prezzo!

E’ una dura lotta anche recuperare il territorio. Pur essendo la capra adatta a pascoli cespugliati, pur essendo Marco un tecnico che si è occupato di miglioramento e recupero di pascoli anche dal punto di vista teorico, di difficoltà ce ne sono. Mi spiega che, in questi anni, il pascolo è già migliorato, grazie ad un lento recupero con il pascolamento. “Il fieno invece un po’ me lo faccio perchè sono terreni di mia nonna e mi spiace lasciarli andare, più che altro è una soddisfazione. Poi ne compro, cerco di prenderlo il più vicino possibile e vado a vedere i prati prima che vengano tagliati.

(foto Monika Hricko)

(foto Monika Hricko)

A volte viene persino il pensiero di smettere, o meglio, di andare altrove. Monika è Australiana, presto lei e Marco andranno in Australia per sposarsi, ma ci sono già stati insieme altre volte. “Il mio obiettivo è quello di fare un lavoro che ci dia soddisfazione e che faccia sì che possiamo essere tranquilli dal punto di vista economico. Non mi interessa fare allevamento intensivo. Vedremo come andrà nei prossimi anni… Se qualcosa non cambia, se non si inizia a guadagnare il giusto, magari lasciamo tutto e ci trasferiamo, là è tutto un altro sistema, un altro modo di lavorare.

(foto Monika Hricko)

(foto Monika Hricko)

La chiacchierata va avanti a lungo, era da tempo che non ci vedevamo. Non posso non chiedere a Marco come valuta l’esperienza universitaria, oggi che fa questo lavoro. “Mettere su un’azienda agricola mi ha insegnato tante cose. A qualcosa l’università è servita, ma visto l’investimento di soldi e di tempo in quegli anni, francamente speravo servisse poi di più, una volta nel mondo del lavoro! Ogni tanto ho ancora contatti con il dipartimento per qualche progetto.

Per contattare Marco, cercate su facebook “La capra e la panca – Azienda Agricola“.

Soddisfazioni me ne danno sempre

I gemelli Massimo e Roberto lavorano insieme, ma si sono divisi i compiti e le passioni. Li raggiungo nel loro alpeggio a mezza quota nelle valli di Lanzo, dove c’è anche il resto della famiglia ed è appena arrivata Romina, la compagna di Massimo, con la piccola Asia, di appena due mesi.

Bestie ne abbiamo un po’ da tutte le parti, le vacche che hai visto lungo la strada sono nostre. Abbiamo sempre avuto bestie, i nonni ne prendevano in guardia per l’estate, poi nel 1992 abbiamo preso la prima mucca. Adesso abbiamo 80 vacche, 30 capre e 5 pecore. Di pecore ne avevamo tante di più, ma abbiamo dovuto venderle dopo che ce le ha attaccate più volte il lupo. Mio fratello diventava matto senza, così ne abbiamo ripresa qualcuna.

Le capre sono una passione e una malattia, abbiamo sempre cercato di allevare la nostra razza. Le mungiamo anche e facciamo formaggio per noi, come vacche invece abbiamo piemontesi e lasciamo sotto i vitelli. Poi abbiamo anche qualche mucca nera per le battaglie, una decina. La battaglia, sia delle capre, sia delle mucche, è una malattia nella malattia!

Le capre soddisfazioni me ne danno sempre, già solo quando mi seguono, o quando sono ben piene la sera.” Commenta anche la mamma: “Quando vedono Massimo, cominciano a gridare tutte insieme, mentre gli altri non li considerano. Il giorno che è nata la bambina, è andato Roberto con un amico al pascolo, le capre li hanno fatti correre fino in punta alla montagna! Adesso Romina la mette nel marsupio e va con Massimo, la bimba sente le campane e si addormenta.

Per le fiurinà adesso danno i premi, ma non non abbiamo mai fatto le domande. Però c’è più gente che cerca i capretti. Altrimenti, o si piazzano per Pasqua, o non valgono niente. Certo, le capre non rendono e danno lavoro… Con 10 mucche in più tiri il filo e finita lì. Alle capre devi star dietro tutto il giorno se vuoi che siano piene. Le tieni per passione e basta.

La storia delle battaglie è nata a Balangero. Mario (Tassetti) ci ha cissati ad andare, ne abbiamo portate due e sono uscite regine. Però la battaglia è una volta all’anno, le capre le teniamo perchè ci piacciono! Sono soprattutto hobbisti a portarle alle battaglie, perchè i marghè hanno troppo lavoro, per andare devi riuscire ad organizzarti.

La soddisfazione più grossa per noi è aver trovato due morose che, nonostante il nostro lavoro e i nostri orari, ci seguono e ci vogliono bene!“, afferma Roberto. Romina gli risponde che non doveva dirlo con lei presente: “Così lo leggevo poi e c’era la sorpresa! Io lavoro in uno studio dentistico, adesso sono a casa in maternità. A casa non avevo animali, ho incontrato lui a “Capre e coi” a Balangero! Adesso, per piacere personale, sono anche nel comitato della battaglia delle capre.

Tempo di fiere

Settembre, ottobre, tempo di fiere, di manifestazioni zootecniche. Si scende dagli alpeggi, si vende, si compra prima dell’inverno. Questo era la norma un tempo, adesso le stagioni sono un po’ pazze, non sempre il meteo e le temperature sono quelli di un tempo, ma le fiere continuano ad esserci, alle stesse date di sempre.

Perdonatemi se non pubblico più l’elenco delle manifestazioni. Dato che la maggior parte di voi è su facebook, ho creato lì un’apposito gruppo (Manifestazioni zootecniche) dove pubblicare tutti gli eventi. Ciascuno può segnalare o condividere locandine e links riguardanti tutta Italia. Qui invece continuerò a pubblicare foto delle fiere a cui sono stata io. Per cominciare, eccone una da Vicoforte, in provincia di Cuneo, un’enorme fiera a cui non ero mai andata. Sullo sfondo dell’immagine vedete la cupola del famoso santuario, intorno al quale si sviluppa la fiera.

Sono arrivata solo al pomeriggio a causa di altri impegni. Una giornata davvero torrida… Nonostante la fiera sia molto conosciuta e “storica”, di animali ce n’erano abbastanza pochi. Capre, bovini, equini, animali da cortile, ma sicuramente non i numeri che animavano un tempo questa manifestazione.

Qualcuno che compra c’è, ho visto animali venir caricati sui camion. Ma in generale le fiere mi sembrano tutte un po’ in crisi, con qualche eccezione. Gente che va a vedere comunque ce n’era parecchia, a Vicoforte, e dire che era solo il primo giorno. Non oso immaginare nel fine settimana!

Faceva affari il venditore di animali da cortile. Magari non con gli animali “strani”, ma sicuramente con galline, oche, anatre e conigli. Per struzzi, lama e altre bestie esotiche, occorrono gli amatori. Anche se ormai è diventato abbastanza comune vederli a queste rassegne, c’è comunque sempre chi si ferma ad osservarli con curiosità.

La fiera era comunque immensa per quanto riguarda gli spazi espositivi. Macchinari agricoli di ogni genere, abbigliamento, attrezzature, agro-alimentare, calzature, veramente di tutto e di più, c’era veramente da rimanere un giorno intero per vedere tutto con calma.

Due giorni dopo si cambia provincia e si cambia santuario… è la volta della fiera di Oropa, sopra a Biella. C’ero stata in passato, ma era da qualche anno che non venivo più. L’ho trovata sottotono. Nonostante la bella giornata, meno gente, meno bancarelle e meno animali di quello che mi ricordavo.

Anche qui il santuario merita una visita e la confusione era minore rispetto a quella incontrata a Vicoforte. C’era anche un matrimonio nella chiesa centrale…

Tornando alla fiera, sicuramente è stata l’occasione per un saluto a diversi amici, sia espositori, sia allevatori, sia semplici visitatori, come nel mio caso.

Man mano sono arrivate le mandrie. Da specificare come questa sia una mostra, cioè sono gli allevatori locali a condurre i propri animali, scendendo a piedi dagli alpeggi, mentre nelle fiere sono i commercianti o comunque coloro che vogliono vendere dei capi a portarli alle manifestazioni. La rassegna invece prevede un premio di partecipazione e/o una premiazione dei capi migliori.

Come vi dicevo, in passato (parlo solo di qualche anno fa) c’erano molte più bestie, molti più allevatori a partecipare, da quel che mi ricordo. Ecco qui il mio resoconto del 2010. La razza più rappresentata qui è quella della Pezzata Ross di Oropa, ovviamente!

C’è anche il gregge di pecore, ma questa non è più la fiera dei pastori del tempo andato, quella narrata anche nel libro “Fame d’erba”. Di pastori ne ho incontrati pochi…

Vedendo le immagini della premiazione, mi verrebbe da dire che è grazie ai giovani che queste manifestazioni non vanno a perdere del tutto. Sembra infatti che ci sia ancora voglia di portare avanti il mestiere e che il ricambio generazionale sia assicurato!

Anche ad Oropa, bancarelle con i formaggi. Ciascuno proclama che la sua è l’unica vera “toma di Oropa”. Non conoscendo i produttori, mi auguro almeno che siano tutti formaggi di alpeggio biellesi! C’è però da dire che questi stand non erano tra le altre bancarelle, ma in una piazzetta laterale rispetto al santuario. Credo si tratti di stand fissi dove i produttori espongono la loro merce tutte le domeniche, quando i turisti affollano la zona.

Per finire, qualche scatto dalla fiera di Pragelato, in Val Chisone (TO). Qui gli animali non mancano mai, sono i commercianti a portarli e, a giudicare dal quel che ho visto, di vendite, acquisti e contrattazioni ce ne sono state.

Le razze portate dai commercianti erano soprattutto razze da latte, anche perchè qui vengono i margari, che cercano nuovi animali da inserire nella loro mandria. Bestie che andranno in alpeggio e che verranno munte per le tome, le ricotte, il burro.

Il tempo (come da tradizione!) stava già cambiando, nel giorno della fiera. Cielo grigio, aria frizzante, infatti nel pomeriggio era poi arrivata anche la pioggia. Le scuole il 14 settembre erano già iniziate, e così ecco le scolaresche in visita a questo appuntamento fisso del mondo zootecnico di montagna.

Dopo anni di assenza, ecco che quest’anno sono tornate anche le pecore alla fiera di Pragelato! Un commerciante, il cui gregge pascola non lontano, è sceso con tutti gli animali, così gli appassionati di ovini hanno potuto riunirsi tutto intorno. “Scrivilo, che i commercianti salvano la pastorizia… perchè io i montoni per la festa dei mussulmani ai pastori li ho ritirati e pagati. Solo che me ne sono rimasti un bel po’ da vendere… e adesso sono tutti qui…“, esclama Davide, mentre accompagna dei potenziali acquirenti all’interno del recinto, per vedere qualche capo.

Ascoltate l’intervista

Sicuramente il mio nuovo libro, “Storie di pascolo vagante”, porterà questo mondo, quello dei pastori, anche laddove normalmente era ignorato. Aver pubblicato come una casa editrice importante e conosciuta come Laterza fa sì che vi sia un’efficiente campagna stampa, per cui il primo contatto è stato addirittura con la RAI.

Vi siete persi la diretta ieri? Nessun problema. Potete ascoltare l’intervista QUI.

Scusate se do così tanto spazio al mio libro, tralasciando gli aggiornamenti con nuove “storie”. Questa pubblicazione è stata un traguardo dopo quasi 10 anni di post scritti solo per passione su queste pagine virtuali. Ma di sola passione non si vive… se volete continuare a leggere anche queste pagine virtuali, devo riuscire ad avere un ritorno economico dai miei libri, visto che il blog è totalmente gratuito!

Inizio anche a ricevere recensioni sul mio “lavoro”. Mi permetto di condividerne una che ho appena letto, ringraziando l’autore per le belle parole. Aspetto tutte le vostre impressioni! Grazie. Nei prossimi giorni, impegni vari permettendo, riprenderò con gli arretrati e le “storie” normali.

Le storie di pascolo vagante alla radio

Cari amici, domani molti di voi potranno conoscermi “quasi dal vivo”. Sono stata invitata a presentare il mio nuovo libro, che trae spunto proprio da questo blog, e pertanto si intitola proprio “Storie di pascolo vagante“. So che in tanti lo state già leggendo, e vi ringrazio per questo.

Qualcuno mi chiede: “Ma di cosa parla?” Parla di tutto quello che vi ho raccontato qui, in queste pagine virtuali, in questi 9 e più anni. Non ci sono immagini, solo testo. Spiego cos’è il pascolo vagante, le sue “leggi”, quelle scritte dall’uomo e quelle della natura. Racconto delle problematiche che incontrano i pastori. Narro le transumanze verso i monti, quelle di discesa e il cammino quotidiano del gregge alla ricerca di pascoli. Parlo anche di me e di come ho incontrato i pastori vaganti.

Cerco di sfatare luoghi comuni e l’eccesso di romaticismo attribuito a questo mondo da chi lo osserva solo dal di fuori. Domani ne parlerò anche alla radio durante la trasmissione Farhenheit su Rai Radio3, alle ore 16:00. Se volete “incontrarmi”, sintonizzatevi. Sono molto contenta che sia stata proprio la radio a cercarmi, spero con le parole di riuscire ad evocare le atmosfere del pascolo vagante. Per le immagini… venite a cercarle qui o nel mio libro fotografico uscito nel 2014!

L’importanza dell’acqua

A volte mi sembra che non ci sia da parlare di certe cose, tanto sono ovvie e scontate, ma evidentemente invece non è così. Nonostante io non abiti in città, tra asfalto e cemento, ma in un paese dove boschi, prati e campi sono ovunque intorno alle abitazioni, mi è appena capitato di sentire una conversazione sul tempo.

Ero in coda all’ufficio postale e, davanti a me, due signore parlavano a voce abbastanza forte da essere udite da chiunque. Si lamentavano per il fatto che, “proprio per il fine settimana“, fosse prevista una perturbazione. Non so quale evento la pioggia avrebbe potuto funestare, magari un matrimonio… Sta di fatto che, fin quando dal rubinetto esce l’acqua, molti ormai si dimenticano della sua importanza. Non c’è bisogno di andare fino in alta quota per capire cosa significhi la mancanza d’acqua.

Chissà se la gente si accorge che, laddove da settimane, anche mesi, non cade una goccia di pioggia, è tutto giallo e stanno persino seccando gli alberi? Guardatevi intorno, le chiome hanno un verde spento e, sui versanti, specialmente quelli più rocciosi, ci sono alberi con le foglie rosse. Non il rosso o l’arancione brillante dell’autunno, ma un marrone rossastro di siccità. In montagna, intorno agli alpeggi, la terra è riarsa, calpestata. Il verde è rappresentato solo dai cespugli: ginepri, rododendri, mirtillo rosso…

Dove si può, si bagna, e allora si vede la differenza. In Val d’Aosta, vallata abbastanza secca dal punto di vista delle precipitazioni, ma ricca di acqua grazie ai ghiacciai, c’è un vasto sistema di irrigazione, che permette di far fronte anche alle annate siccitose come questa. Ma l’acqua non è inesauribile. Aumento delle temperature, minori precipitazioni nevose in inverno, poche piogge (spesso torrenziali e concentrate in poco tempo) sono fenomeni che dovrebbero far preoccupare.

Chi vive lontano dal mondo “della terra”, che non ha a che fare direttamente con la produzione agricola o con l’allevamento, i fenomeni atmosferici li vive soprattutto in funzione del fastidio che possono arrecare alle sue attività di svago. Non ci si pone nemmeno la domanda del perchè questo pascolo sia verde ed altri più a monte siano completamente ingialliti.

Prati pascolati, dove il verde è tornato solo se c’è stata irrigazione. Ancora più gialli e “disordinati” quelli dove gli animali non sono passati. Qua e là, negli ultimi giorni, c’è stato un temporale a spezzare la siccità. “Ormai quassù se piove non serve nemmeno più, fa solo marcire l’erba“, mi diceva un’amica al pascolo sotto l’ombrello ieri, mentre io invidiavo la “sua” pioggia. “E’ in pianura che dovrebbe piovere, altrimenti quando scendiamo di erba ce n’è poi proprio poca!

In alta quota la stagione è finita proprio in anticipo, con colori e panorami da fine ottobre quando invece è solo l’inizio di settembre. Quest’anno non è stato il gelo a far cambiare faccia alla montagna, ma il caldo e il secco.

La vedete la differenza? Dovremmo chiederci di più il perchè delle cose. Invece molte persone vivono prendendo tutto quello che c’è, senza domandarsi come e perchè è arrivato nel bancone di un supermercato. E questo discorso non vale solo per l’acqua, ovviamente.

I bovini sono ancora al pascolo, poco oltre si bagna per avere poi altra erba per loro, per i giorni, le settimane successive. Come stagione è andata bene per i fieni, ma nello stesso tempo di fieno ne servirà di più, dato che c’è poi poca erba da pascolare all’aperto, sempre per colpa della siccità e del caldo. Tutti questi meccanismi naturali sfuggono a chi si lamenta perchè, accidenti, proprio domani o dopodomani deve piovere??

L’amore per gli animali non ha mai contrastato con la mia attività

Per intervistare Mario sono passata a trovarlo in negozio. Lo conosco da tempo, foto alle sue capre ne avevo già fatte sia d’inverno, in stalla, sia alle battaglie negli anni scorsi, quindi mi bastava anche solo una chiacchierata per conoscere la sua storia e i dettagli della sua passione.

Mario fa il macellaio, ma come tanti che fanno il suo mestiere, è anche allevatore. Di capre, nel suo caso. “Ho la passione in generale per gli animali da quando ero bambino. Mi hanno preso la prima capretta nana quando avevo 16 anni, per far compagnia al cavallo. I miei non avevano bestie, facevano già questo mestiere. La mia passione non ha mai contrastato con il lavoro di macellaio, perchè si sa che non tutti gli animali possono vivere, non puoi allevare tutti i maschi. Quelli che si macellano, servono per mantenere gli altri. E’ sempre stato così.

D’estate le capre di Mario sono in montagna. “Ne ho 35, le mando in alpeggio, ne tengo giù qualcuna solo per tenermi puliti i pezzi che ho. Nel 1990 avevo 5 pecore e le capre nane. Nel 2009 sono arrivato a 60 pecore e 30 capre mezze nane, le mettevo su in montagna da sole da aprile a novembre, quando qui da queste parti

non c’era ancora il lupo.

Nel 2008 ho preso le prime valdostane, le ho prese perchè mi piacevano, poi ne ho portata una a battere. All’epoca c’era solo l’incontro di Balangero, era un circuito unico con il Canavese. Invece adesso dal 2011 abbiamo fatto l’Associazione qui nelle valli di Lanzo, siamo circa 40 soci.

Le battaglie sono il culmine della passione, perchè sai che hai un animale bello e forte. Poi non hai più problemi a vendere i capretti, perchè gli altri appassionati cercano i capretti figli di capre che sono state reine. La maggiore soddisfazione è quando hai una regina, oppure quando ne vendi una e sai che vince magari in Val d’Aosta.

Mario ha un sogno che mi confida: “Riuscire ad organizzare un’amichevole tra Piemonte e Val d’Aosta, un anno qui, un anno da loro. E’ da un po’ che lavoro a questa cosa. I Valdostani vengono già alla finale per fare da giudici, così che nessuno abbia niente da dire e da protestare. Ci sono vari problemi, servono sponsor, e poi i costi di trasporto…