L’inverno, verso la fine

E’ da molto tempo che non vi mostro foto di pecore… Domenica scorsa sono andata a trovare un pastore e poi, casualmente, ho incontrato un altro gregge. Anzi, a dire il vero ne ho visti diversi, lungo le strade che ho percorso.

Sono stata da Andrea. Quando sono arrivata, il gregge era ancora nel recinto. C’era odore di lana bagnata che asciugava al sole, dopo le forti piogge del giorno precedente.

I pastori stavano mangiando pranzo nella roulotte, anche se erano le 10 del mattino. I cani aspettavano pazienti, i cuccioli invece non perdevano d’occhio la porta, caso mai venisse gettato fuori qualcosa per loro. Pranzo in mattinata, poi si apre il recinto e si parte al pascolo, una volta che le reti sono aperte, non c’è più modo di fermarsi a mangiare con calma, meglio farlo da seduti, nella roulotte, mangiando qualcosa di caldo, piuttosto che un pezzo di pane e salame tirato fuori dal gilè.

Con Andrea quest’anno c’è Michael, che da tempo coltivava il sogno di fare questa vita, questo mestiere. Mentre ancora andava a scuola, quando riusciva andava ora da questo, ora da quel pastore, ma adesso eccolo qui a tempo pieno, mi racconta che, nel gregge, ci sono alcune capre di sua proprietà.

E’ ora di partire e andare al pascolo. Due bambini, abitanti in qualcuna delle case vicine, già da un po’ aspettavano a poca distanza dal recinto, ansiosi di potersi unire al gregge e accompagnarlo nello spostamento.

Ci sono il cielo e i colori dell’inizio della primavera, ma in realtà questa è ancora la fine dell’inverno. Il verde che si vede qua e là è ancora poco, non sufficiente a sfamare il gregge, che deve passare da un pezzo all’altro prima di arrivare alla fine della giornata.

Le pecore si allargano in un incolto accanto alla strada. Di spazio ce n’è, ma non sarà questo pascolo sufficiente per arrivare alla sera. L’inverno non è stato dei più duri, neve n’è venuta poca, ma di erba non ce n’era molta. “E’ stato un inverno normale, ma eravamo abituati male da annate come quella scorsa, quando c’è sempre stata erba!

Andrea e Michael sono giovani, nessuno dei due è “nato” pastore, per entrambi si tratta di una scelta. Il pascolo vagante è un mestiere che conosce molte, moltissime difficoltà e problemi, ma c’è ancora chi decide di portare avanti questa tradizione, questa passione.

Sulla via del ritorno, nelle campagne c’è un gregge che avevo visto già al mattino: il recinto era proprio accanto al casello dell’autostrada. Provo a capire di chi si tratta, scatto una foto con lo zoom, riconosco la pastora, così mi rimetto gli scarponi e mi avvio a salutare.

Da quanti anni non incontravo Marie France e Natalino? Probabilmente una decina! Più volte avevo visto da lontano il loro gregge, lì nelle campagne del Canavese, ma sempre solo mentre passavo in auto sulle strade principali. E’ domenica e il pastore sta ascoltando la partita da una radiolina portatile appoggiata a terra tra le foglie secche.

Il gregge si deve spostare. L’inverno non è stato facile, nelle stoppie di mais a terra ce n’era ben poco e di erba ancora meno. Sono già passati più volte avanti e indietro negli stessi pezzi, nel corso della stagione. Altri pastori ancora adesso stanno dando fieno.

L’inverno è quasi alla fine, ma a volte sono proprio questi i giorni più duri. Sai che tra poco finalmente ci sarà erba dappertutto, per tutti, ma intanto le giornate sono lunghe e il gregge fatica a riempirsi la pancia.

I pastori conducono gli animali in un prato accanto all’autostrada. E’ verde, rispetto a tutto quello che c’è intorno, ma l’erba è ancora molto molto bassa. “Vieni poi a trovarci su in montagna!“. C’è ancora aria d’inverno, ma il pensiero è già ai mesi a venire, quando finalmente si tornerà in alta quota.

Ci saranno sempre più lupi, su. Ormai ce n’è ovunque anche in Val d’Aosta…“. In montagna adesso nevica ancora. La bella giornata primaverile del mattino ha cambiato faccia, l’aria è fredda, verso le valli già piove e nevica in quota. E’ la fine dell’inverno…

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La transumanza a Pragelato

Ormai sono vari anni che, il 2 giugno, l’appuntamento a Pragelato è quasi fisso. E’ un giorno di festa, ma i camionisti per la transumanza possono richiedere un permesso speciale. Così al mattino il gregge viene caricato in pianura, poi prende l’autostrada, risale la valle e arriva lassù.

Prima ancora del gregge, ci sono i curiosi e altri piccoli allevatori che conducono sul posto i loro animali, per affidarli a Fulvio per la stagione estiva. Greggi con pecore marchiate di vernice, per identificarle e distinguerle a fine stagione, quando bisognerà di nuovo dividerle per riportarle a casa.

Man mano dai telefoni di uno e dell’altro giungono aggiornamenti sul dove si trovi la carovana. Poi all’orizzonte arriva il primo camion, seguito dal secondo, poi il terzo e… eccoli tutti schierati nel piazzale alla base dei trampolini olimpici. Il viaggio è finito.

Diversamente da quanto accadeva in passato, adesso i camion vengono scaricati uno ad uno. I camionisti aprono i portelloni e man mano fanno uscire gli animali, mentre un addetto del consorzio forestale provvede a contarli.

Questa operazione non vale solo per gli animali adulti, ma anche per tutti gli agnelli, che sono stati caricati separatamente. Questi escono belando e chiamando a gran voce le madri, che accorrono con un coro altrettanto concitato di belati.

Nonostante il freddo e la brutta giornata, anche questa volta c’è comunque un “buon pubblico”. Parecchi amici e conoscenti del pastore sono arrivati lì grazie al passaparola, poi ci sono abitanti del paese e, soprattutto, quei pochi turisti che sono saliti in montagna approfittando del ponte, anche se il tempo non è dei migliori.

Quando finalmente il gregge è tutto riunito, sono terminati i conteggi e gli obblighi burocratici, arriva il momento di ripartire. I camion pian piano se ne vanno, anche i turisti e quelli che erano venuti solo per assistere allo scarico. Forse l’arrivo del gregge ha un significato anche un po’ simbolico: essere lì a vederlo ogni anno significa che la vita continua, va avanti nonostante tutto.

E poi è tutto come sempre: qualcuno davanti, qualcuno dietro, lo spostamento non richiede grossi sforzi. Anche se visto e rivisto, questo è un momento che comunque, ogni anno, regala le sue emozioni.

Si attraversa il centro abitato, poi un brevissimo tratto sulla statale, quindi si svolta ancora. C’è pochissimo traffico, in pianura il tempo è ancora peggiore, le previsioni parlano di altra pioggia, quindi il turista che cerca il sole e il relax non si è messo in viaggio verso i monti.

La transumanza prosegue, il fiume di pecore occupa interamente la stretta strada che sale a Gran Puy. Belati e campanelle, passo lento e cadenzato, il cammino non è lunghissimo, nemmeno un’ora e si arriverà a destinazione.

Mi fermo e lascio scorrere il gregge: pecore, agnelli, capre, montoni, asini. In cielo si addensano sempre di più le nuvole e l’aria si fa sempre più umida. La stagione in alpeggio si aprirà anche quest’anno sotto la pioggia, com’è già accaduto altre volte in passato.

Rispetto agli scorsi anni la stagione è in ritardo o, come ho già scritto altre volte in questi giorni, forse è normale, mentre è stato in passato che il caldo aveva fatto sì che, ad inizio giugno, l’erba fosse già più alta e le fioriture più avanzate. Il gregge si sparpaglia a pascolare, i pastori, amici ed aiutanti si riuniranno per il pranzo, ma la pioggia arriverà di lì a poco, per dare a modo suo il benvenuto alla transumanza.

Chi è salito presto

Il Pastore lo scorso anno si lamentava per l’erba vecchia che aveva trovato quando era salito in montagna. Quest’anno invece la situazione è sicuramente diversa…

Sono andata a trovarlo nel vallone della Rho, in una delle tante giornate di tempo instabile di questa fine di primavera. Da quelle parti piove meno che altrove, la testata della valle è abbastanza asciutta, ma comunque qualche temporale c’era stato, e neve fresca sulle cime, e aria fredda.

Gli animali stavano bene, proprio quel giorno dovevano partorire le ultime due pecore gravide, poi per qualche mese, mentre il gregge avrebbe pascolato in alto, non sarebbero più nati agnelli. Meno problemi e meno rischi. Dopo aver sbrigato i vari lavori di routine, il gregge viene aperto dal recinto e messo al pascolo.

Erba verde ce n’è, ma non tutta è di gradimento degli animali. Il keirel, la Festuca paniculata, ormai è troppo duro perchè le pecore la bruchino. Le pecore partono a tutta velocità e sembrano non volersi fermare. Il Pastore deve mandare il cane più volte per farle pascolare lì, senza che salgano fino in cima alla montagna.

Il gregge è grosso, il pastore ed il suo aiutante devono pascolare in modo attento per non sprecare pascoli, la stagione è lunga e non si può sbagliare, anche perchè non si sa come procederà dal punto di vista meteorologico. In alto continua a fare freddo e l’erba non cresce. Poi forse ha anche patito il caldo anomalo e la siccità dell’inverno passato.

Il Pastore sorveglia il gregge, ogni tanto fischia ai cani affinchè vadano a “fermare” le pecore, intanto racconta le vicende di quelle prime settimane di alpeggio. In cielo intanto sole e nuvole non hanno ancora deciso chi avrà la meglio, per quel giorno.

In Piemonte ormai la maggior parte delle greggi è ormai salito, ma appena oltreconfine la transumanza avverrà solo tra qualche settimana. A Nevache infatti le pecore saliranno il 14 giugno e, per l’occasione, sarà festa anche con i turisti. Qui sul sito dell’ufficio turistico il programma della manifestazione, per chi fosse interessato a partecipare.

Si finiscono i prati e si riparte

Come vi stavo raccontando, i pascoli a disposizione erano quasi finiti, così il gregge si accingeva a ripartire. Dopo la pioggia, erano arrivate delle belle giornate di sole caldo.

C’erano ancora pecore che dovevano partorire, questa addirittura ne aveva fatti ben tre, e tutti belli grossi.

Come spesso accade in questa stagione, il Pastore era riuscito a “guadagnare un giorno” pascolando nel sottobosco. Dove si pensava di passare al massimo un paio d’ore, quelle più calde, invece il gregge trascorre quasi tutta la giornata.

Nel tardo pomeriggio il gregge viene portato in un incolto, dove le pecore pascoleranno fino a sera, per poi dormire anche, ripulendolo alla perfezione di tutta l’erba presente.

C’erano anche ortiche, ma persino quelle avevano trovato chi le apprezzava. A volte persino chi passa tutto il giorno, tutti i giorni insieme ai propri animali, riesce a sorprendersi di quanto possano mangiare. Sembra che l’erba non basti mai, anche quando hanno le pance ben piene chinano la testa e continuano a brucare.

L’indomani si pascola ancora lì intorno, c’è ancora un paio di prati e un ex-vigneto dove sono state tolte le piante, i pali e i fili. Il terreno dopo la coltivazione della vite è “povero”, infatti lì l’erba è più bassa che altrove, ma gli animali la mangiano avidamente.

Terminati quei pascoli, il gregge si avvia giù per i boschi, seguendo piste che permettono di evitare del tutto le strade. Nelle intenzioni, bisognava fare una tappa per pascolare e poi ripartire, nel tardo pomeriggio, quando non faceva più troppo caldo.

Ma il vecchio campo sportivo abbandonato si presentava come un vasto prato… ci si consiglia a vicenda. Che fare? Sembrava proprio un peccato sprecarla… Così alla fine il gregge dormì lì, dopo aver ben pascolato anche quella sera.

L’indomani mattina presto si partiva davvero. Il gregge imboccò in direzione contraria la strada percorsa qualche settimana prima. Prima tranquille strade secondarie di campagna, poi un tratto della ciclostrada.

Le pecore camminavano ordinatamente, erano ancora ben pasciute dal giorno precedente. Per quella prima tappa non c’erano problemi di campi di mais lungo il percorso, solo grano e prati.

Alcuni prati addirittura erano già stati tagliati per avere foraggio per il bestiame, quindi il cammino era ancora più facile, non si rischiava di arrecare danni e non c’era da faticare per contenere gli animali.

La maggior parte dei prati però era in piena fioritura, così come si addice ad una bella giornata primaverile nel mese di maggio.

Il cammino non era più lungo, solo più un breve tratto, l’attraversamento della strada statale, poi l’arrivo al torrente, dove le pecore avrebbero fatto tappa per pascolare e abbeverarsi.

Quando si arriva, tutti devono ripartire velocemente, persino il Pastore, che lascerà un amico a sorvegliare il gregge. Nella settimana che precede la transumanza verso l’alpeggio bisogna anche badare a tutte le scadenze burocratiche e ai documenti che la legge richiede per movimentare gli animali.

Immagini di primavera

Sono molto indietro nell’aggiornare queste pagine. Per cercare di riportarmi alla pari, oggi vi mostrerò rapidamente varie immagini di quando il gregge era nel mio paese, tra pascoli e spostamenti. Ormai è da oltre una settimana che è salito in montagna…

Eravamo arrivati nei pascoli più “alti”, quelli dove le montagne sembrano più vicine.

L’aria lì è già un po’ più fresca rispetto alla pianura e gli alberi da frutta stavano appena fiorendo in quei giorni. Una volta questo non era un prato, ma qui c’erano tutti frutteti, e vigneti nei versanti esposti al sole, dove oggi è tornato ad essere tutto bosco.

Il gregge era poi ripartito, bisognava fare tutto un giro per oltrepassare un vallone e ridiscendere ad un’altra frazione, dove si sarebbero nuovamente incontrati dei prati. Andando all’insù invece i primi pascoli sarebbero stati quelli degli alpeggi che utilizzeranno altri, nei mesi successivi.

Si sale e poi si ridiscende. E’ una bella giornata di sole, aria fresca, le pecore continuano a trovare pascoli in abbondanza. Il Pastore non è più preoccupato, sa che il giorno della salita si avvicina.

Lasciati i boschi, si rientra tra le case: il gregge incalza, la strada è stretta tra i muri delle abitazioni. Si sente nell’aria il profumo dei glicini che sporgono oltre le cancellate.

Finalmente nel prato, qui (e nei dintorni) ce n’è di nuovo da far passare tutto il giorno seguente. Una giornata intera di sosta senza spostarsi.

Però poi bisogna di nuovo andare oltre, non molto lontano, ma il gregge comunque si rimette in cammino. Vedete che fine fa l’erba di questi prati quando, d’estate, non c’è nessuno che la pascola? Le rotoballe marciscono nel bosco

Il tempo sta cambiando, per quel giorno era prevista pioggia, ma tanto c’è da pascolare nei boschi, dove gli animali mangiano anche se l’erba è bagnata. Il gregge scende lungo la strada, poi risale una scarpata.

Dove gli alberi sono stati tagliati sotto alla linea elettrica di erba se ne trova in abbondanza. Poi si risalirà in mezzo al bosco, fino a trovare dei prati e frutteti abbandonati da decine di anni.

Verso sera il maltempo arriva davvero, con nuvole sempre più scure e aria fredda. Inizia a cadere qualche goccia, così il Pastore comincia a preparare il recinto per la notte.

Non riesce a finire prima dello scroscio violento che spinge tutti gli animali a ripararsi sotto alle piante. Non smetterà più, per tutta la notte.

Poco sopra fa anche la sua ricomparsa la neve: questo è il panorama del mattino seguente, quando ancora piovigginava, con un’aria molto poco primaverile.

Per fortuna smette di piovere, il gregge deve ripartire, per la strada ci sono grosse pozzanghere ovunque. Il Pastore decide di lasciare indietro alcuni prati: l’erba è troppo alta e, essendo bagnata, gli animali la schiaccerebbero a terra, senza mangiarla.

Così si va oltre, sempre salendo e scendendo tra le varie frazioni di Cumiana. Poco dopo il gregge abbandonerà l’asfalto e tornerà nei boschi.

Di erba ne è cresciuta tanta, da quelle parti le mie capre hanno pascolato per mesi quando di erba ce n’era poca, adesso arriva il gregge e fa pulizia di tutto. Ancora qualche goccia di pioggia, poi man mano il tempo migliora.

L’indomani il cielo progressivamente si rasserena. Sono proprio gli ultimi giorni di permanenza del gregge a Cumiana, il “giro” è finito e si ritorna da dove si era partiti.

E’ rimasto indietro qualche prato da quelle parti: ovviamente nei primi che erano stati pascolati non è ancora ricresciuta erba a sufficienza, sono passate solo tre settimane e non ha mai fatto molto caldo in quel periodo.

Proprio in quei giorni iniziavano ad alzarsi le temperature. Una volta finita quell’erba, il gregge sarebbe tornato verso Pinerolo, da dove poi sarebbe definitivamente partito verso l’alpeggio.

…e il gregge cammina…

Il gregge cammina, cammina più velocemente di quanto io scriva! Partirà per i monti ancor prima di quanto io riesca a finire di raccontarvi i giorni che ha trascorso qui nel mio paese nelle settimane scorse.

Il gregge cammina, ogni volta che l’erba è finita, parte e va verso altri pascoli. Con splendide giornate di sole, con il vento, le nuvole o la pioggia, il gregge vagante comunque va, avanti. Il pastore chiama le pecore, e loro dietro, nel lungo fiume bianco che invade le strade e scorre così, veloce, pochi minuti e nessuno sa da dove arrivino, dove andranno.

A volte qualcuno segue per un breve tratto, una nonna con la nipotina, per fortuna c’è ancora chi non ha paura degli animali, non ha paura di sporcarsi le scarpe. Qualcuno che preferisce vedere la natura dal vivo e non solo in TV. Guardare gli animali che brucano, distinguere le pecore dalle capre, insegnare alla bimba, rispondere alle sue domande.

Si cammina per passare da un pascolo ad un altro. Il primo è stato brucato e gli animali vi hanno trascorso la notte. Poi, al mattino, lo si abbandona diretti poco lontano.

Prati non più sfalciati, incolti, prati dove il passaggio delle pecore risparmia all’uomo almeno un taglio meccanico “giusto per tener pulito”. Altrimenti tornerebbe il bosco: rovi, cespugli, alberi. Lì intorno i frutteti e le vigne che qualcuno tenacemente continua a curare. Altrimenti ville e villette. Oppure, appunto, la natura che riprende lo spazio che le era stato strappato decine e decine di anni fa.

Poi il gregge cammina ancora. C’è praticamente da attraversare il paese. Non nel centro, ma sfiorandolo appena, passando tra le case, in vie strette dove i cani si riposano, perchè non c’è da “parare” nemmeno le siepi. Ci sono solo muri, case, cancellate, muretti.

Si prosegue, non è un tragitto lunghissimo, ma comunque richiede più attenzione, dato che si è su asfalto e non più tra i boschi o su stradine secondarie. E’ anche un bel colpo d’occhio, una visuale un po’ diversa del panorama che uno è abituato a vedere quotidianamente.

Infatti c’è chi si affaccia, chi dal balcone guarda il fiume di pecore in transito. Ormai non è più la novità del primo anno, ma per qualcuno sembra essere diventato un appuntamento, per quanto rapido e passeggero, da salutare con gioia, magari scattando anche due foto.

Foto che mai stancherò io di scattare, perchè ogni volta che il gregge cammina, anche se sono io a guidarlo (e non è la posizione ottimale per riuscire a cogliere degli scatti perfetti, dato che ci sarà sempre qualche animale troppo vicino, e che risulterà quindi “tagliato”), non posso lasciar scorrere questi momenti senza catturarli con una foto.

Per qualche istante però non c’è tempo per le foto, riprenderò successivamente. C’è da immettersi sulla strada principale, è una giornata un po’ caotica perchè in piazza c’è il mercato, ma l’auto davanti al gregge dovrebbe scongiurare incidenti. C’è spazio per mettersi di lato e lasciar passare tutti, pecore e macchine, ma un automobilista non particolarmente brillante riesce a fermarsi in mezzo all’incrocio, bloccando un camioncino che doveva passare e tutto il resto del traffico. Le bestie non aspettano, tanto meno arretrano, c’è rischio che qualche auto investa i cani, così… si va, senza più scorta, sperando che non arrivi nessun folle a tutta velocità in senso contrario. Non sono momenti facili…

Finalmente il prato. Solo quando tutti gli animali saranno usciti dalla strada, si tira il fiato. Le pecore mangiano, i cani sorvegliano… Il pastore va a recuperare le reti rimaste indietro e a visionare il percorso per il pomeriggio.

Intanto nascono anche agnelli, perchè man mano che prosegue il cammino del gregge, prosegue anche la vita. Ci sono gli animali che vengono portati al macello e quelli che nascono, per ogni cosa c’è il suo momento.

Al fondo di quel prato c’è anche il torrente, dove gli animali possono andare a bere. Fa caldo, non caldissimo, ma molti animali scendono a dissetarsi. Dopo aver mangiato e bevuto, stanno all’ombra a ruminare. Bisognerà di nuovo ripartire nel pomeriggio.

Di nuovo sulla strada, ma questa volta il tratto è breve. Poco più avanti si svolterà e, per molti giorni, non ci saranno più strade trafficate da percorrere. Solo le strade che conducono alle borgate, poi di nuovo giù per i boschi, tra piste e sentieri.

Si imbocca la strada, si passa sul ponte e si continua a salire, non si va ancora in montagna, ma per qualche giorno il gregge comunque salirà più su, ai piedi delle montagne che circondano questo paese.

Una sosta, poi si pascola nel sottobosco, a questa stagione c’è erba ovunque. Sotto la linea elettrica hanno tagliato gli alberi ed è tutto verde di erba e foglie. Peccato solo per i tanti rami di robinia sparsi a terra, le lunghe spine finiranno per azzoppare alcuni animali. Il posto dove gli animali passeranno la notte è poco più avanti.

Ecco il prato/incolto dietro alla borgata. Nonostante abbiano già pascolato abbondantemente, gli animali mangiano ancora tutto quello che c’è. Intanto il pastore inizia a tirare le reti per il recinto dove gli animali trascorreranno la notte.

L’inserimento nel gregge

Una volta giunto a destinazione, il gregge man mano avrebbe fatto tutto il giro dei pascoli che aveva ottenuto in uso dai proprietari. Per lo più si tratta di prati abbandonati, dove non viene più effettuato lo sfalcio. Dove invece l’erba è ancora utilizzata per il fieno o per alimentare altri animali, ormai era troppo tardi per pascolare, dato che la primavera stava avanzando.

In queste settimane si sono alternate condizioni meteo differenti, ma di pioggia ce n’è stata poca. In compenso le temperature spesso sono state più basse della media. Un bene o un male? Di erba ce n’era, poi è stato soprattutto il vento a “rovinarla”. Alcune mattine addirittura si è vista la brina.

Da un prato ad un altro prato, pascolando anche nei boschi e negli incolti, dove a questa stagione ormai ci sono sempre più foglie e vegetazione nel sottobosco. Il gregge si sposta tra le frazioni, ormai non è più la novità di qualche anno fa, quando da queste parti nessuno aveva mai visto passare così tanti animali.

Sono prati poveri, che non vedono concime da chissà quanti anni, ma il gregge non si lamenta. A testa bassa le pecore brucano, il pastore ha diviso in due il pezzo, per evitare che gli animali pestino l’erba, sprecandola.

E’ venuto il momento di far incontrare alle mie capre quelle che saranno le loro compagne per i prossimi mesi. Avrei potuto mischiarle al gregge quando questo ripartiva, appena prima di salire in alpeggio, ma il Pastore preferisce vedere come si comporteranno, sia nei confronti delle pecore, sia quando ci si sposta lungo le strade. Staranno con il gregge? Si divideranno e andranno per i fatti loro?

Il comitato di accoglienza avviene da parte dei loro simili. Alle pecore non interessa affatto che vi siano nuove capre nel gregge, ma le altre capre non sono per niente cordiali. Vengono tutte incontro alle nuove compagne di “viaggio”, ci si studia e poi iniziano le battaglie a suon di cornate, giusto per stabilire chi comanda da quelle parti.

Il gregge riparte poco dopo verso un prato appena lì sopra. Mentre le altre capre vanno subito davanti, come accade sempre, le mie, spaesate ed impaurite, restano unite tra di loro, da una parte, ma poi si incamminano con tutti gli altri animali.

Per fortuna tutto procede per il meglio. Il gregge si allarga a pascolare in una bella giornata di sole, le capre si portano sul bordo del prato, a mangiar foglie, più che erba. Le nuove arrivate per i primi giorni faticheranno a saziarsi, abituate a scegliere ciò che preferivano: qui c’è competizione, qui c’è l’erba pestata dalle pecore che non piace più, qui non c’è la greppia nella stalla a fine giornata, ma è meglio prendere l’abitudine a tutto questo prima dell’alpeggio.

Alla sera, il primo vero spostamento su strada. Nonostante le capre siano più individualiste delle pecore, seguono anche loro il gregge, da qualche parte in mezzo alla massa bianca. A dire il vero questo le infastidisce non poco: davanti le loro simili le picchiano, tra le pecore si sentono schiacciare e travolgere, ma nel giro di poco tempo anche loro sapranno trovare il loro posto.

Sono comunque piccoli spostamenti, che conducono da un prato ad un altro. Per quella sera si scende tra le case e ci si ferma accanto al torrente. Erba, acqua, sole, tutti gli ingredienti per una buona primavera per gregge e pastore.

L’arrivo nei pascoli

Pascolando qua e là, ma bisognava portare a termine quello spostamento per raggiungere il comune nei cui pascoli ci si sarebbe fermati per qualche settimana. Non che, una volta giunti a destinazione, i prati sarebbero stati tutti vicini, però non ci sarebbe più stato da fare grossi spostamenti da un paese all’altro.

Faceva caldo, in quei giorni. Così caldo che, anche se si pensava di partire ad un’ora, il Pastore aveva poi preferito posticipare, perchè faceva per l’appunto troppo caldo per mettersi in cammino. Lo spostamento non era lunghissimo, giusto un paio di chilometri o forse nemmeno.

Un tratto di ciclostrada, l’attraversamento dello stradone che porta a Frossasco, ancora ciclostrada, poi si svolta in una vasta stoppia piena di erba verde. Per quel pomeriggio/sera ci si fermava lì. L’indomani ancora pascolo in zona e poi, verso il tardo pomeriggio, l’ultimo tratto di cammino.

Per fortuna il giorno successivo il cielo era coperto, così il caldo era meno intenso e ci si poteva mettere in marcia senza troppi problemi nel pomeriggio. Le pecore avevano pascolato e si erano dissetate lungo il torrente: più erano sazie, meno sarebbe stato difficile spostarle tra campi e prati.

Un tratto di strada, una sosta a pascolare ancora, un altro tratto di strada. Il gregge non era ancora tanto abituato a seguirmi, ma pian piano iniziava a riconoscere anche il mio richiamo. La temperatura era ideale per compiere questo cammino. Di lì a poco ci sarebbe stato da attraversare due volte una strada piuttosto trafficata, ma, superato quel tratto, le difficoltà sarebbero terminate.

Il gregge, una lunga fila in cammino. C’erano anche numerosi agnelli, alcuni dei quali erano stati caricati sul furgone al seguito. In fondo al gregge comunque c’era la solita confusione delle mamme che cercavano i loro piccoli, li chiamavano e, a volte, si giravano anche nel verso opposto, rallentando la marcia.

Sembrava di essere ormai a buon punto, ma intanto la strada era ancora lunga. Per fortuna le pecore avevano già ben pascolato, nel punto di arrivo le attendeva un prato , ma c’erano ancora numerosi passi da fare. Quest’anno il gregge arrivava da queste parti in ritardo rispetto all’anno precedente, ed anche la sua permanenza sarebbe stata più breve.

Una piccola discesa, poi una salita, quindi ancora un’altra discesa e finalmente si sarebbe arrivati a destinazione. Chi era venuto ad aiutare a spostare il gregge aveva fretta di rientrare, così bisognava portare velocemente l’auto con le reti e gli agnelli a destinazione per lasciar tutti liberi di tornare alle proprie occupazioni.

In questa stagione i boschi sono una salvezza, perchè ormai gli animali trovano di che pascolare ovunque. Il Pastore attende il mio ritorno, poi si risale la pista tra gli alberi. Ormai il cammino è noto, non è più come lo scorso anno quando ogni passo era su di un terreno sconosciuto.

E finalmente ecco il prato. Nonostante abbiano già mangiato abbondantemente lungo tutto il viaggio, le pecore si gettano fameliche sull’erba e, un po’ quella stessa sera, un po’ nella notte, ormai chiuse nel recinto, lo pascoleranno interamente, con gran gioia del proprietario, che non dovrà più pulirlo con mezzi meccanici.

In cammino, di nuovo

Come vi avevo detto, in queste settimane temporaneamente sono tornata in cammino con un gregge. Già lo scorso anno il Pastore aveva trascorso dalle mie parti le ultime settimane prima di salire in alpeggio.

Così si riprende, per qualche tempo, a fare un po’ di vita da pastore. C’è da arrivare nel mio paese, ma ben sappiamo che il pascolo vagante è sempre ricco di imprevisti e decisioni prese all’ultimo momento. Così già il primo giorno non tutto va come doveva andare, ma le variazioni questa volta sono fortunatamente positive. Si parte dalla collina di Pinerolo e ci si incammina.

E’ una mattinata di sole abbastanza caldo. Il gregge parte e si incanala alle spalle del pastore. Le pecore camminano ordinatamente sulla strada che passa tra prati è campi. E’ un percorso misto, destinato sia ai mezzi agricoli, sia alle biciclette, ma in quel momento sono le pecore ad occuparla completamente.

Di tanto in tanto si attraversa una strada più trafficata, un’area industriale o artigianale, ma quel mattino sembrava ci fosse davvero poco movimento. E così il cammino del gregge continuava. Si pensava di completare lo spostamento in due tappe, arrivando il giorno successivo nei pascoli del mio paese, ma…

Ovviamente bisognava fare qualche tappa per sfamare il gregge, altrimenti sarebbe stato troppo difficile spostarlo senza arrecare danni alle coltivazioni. C’erano ancora parecchie stoppie dove i trattori non erano ancora arrivati ad arare per preparare il terreno per le coltivazioni successive, così si poteva approfittare per fare qualche breve sosta.

Poi però le soste si allungano e, mentre il gregge pascola, il pastore va a vedere altri pezzi da pascolare. I contadini non hanno niente in contrario al pascolamento di queste stoppie o prati che poi verranno arati e riseminati, così è meglio approfittarne.

Quando il Pastore torna dalla sua perlustrazione, gli aiutanti per la “transumanza” vengono congedati. Per quel giorno il gregge resta lì e anche il giorno successivo continuerà a pascolare in zona, rimandando così la seconda tappa per arrivare a Cumiana. Questi sono i piacevoli e positivi imprevisti delle giornate del pastore vagante.

Varie di primavera

Oggi piove e ce n’era anche bisogno, perchè lo strano inverno, conclusosi con qualche nevicata, aveva lasciato un’erba dura che non cresceva. La pioggerella di queste ore invece sta veramente tingendo tutto di verde brillante, prati e boschi.

Primavera e i pastori pian piano tosano le pecore. Chi le tosa prima di metterle fuori dalla stalla, finalmente al pascolo nei prati. Chi le tosa presto perchè salirà in montagna al mese di maggio. Poi man mano toseranno tutti e le varie squadre di tosatori si stanno muovendo qua e là tra le greggi.

Primavera e ci si gode il sole in pianura. Poi chissà, magari adesso inizia una vera e propria stagione delle piogge… Quest’anno comunque ho sentito cantare il cuculo oggi per la prima volta, però ci sono stati alcuni temporali con tuoni quando ancora era inverno, quindi (secondo gli antichi detti) ci aspetta un’altra annata strana.

Ci si godeva il sole anche in collina, l’altro giorno, in mezzo ai fiori che stanno sbocciando. Come sempre, è successo anche quest’anno. All’improvviso si è di nuovo qui a pensare che mancano meno di due mesi al momento in cui molti già partiranno per la montagna. Per me sarà dura vedere queste bestioline, le mie, partire per la montagna. Essere con loro ogni giorno è diventata una quotidianità irrinunciabile…

Primavera e riprendono le varie manifestazioni. Fiere, incontri di ogni tipo, comprese le battaglie. Queste immagini fanno riferimento alla Battaglia delle Reines di Fenis (AO) di domenica scorsa.

Il pubblico accorre numeroso, lo spettacolo è assicurato, anche se domenica la polvere rendeva tutto più confuso (o forse anche scenografico, dipende dai punti di vista). Mi colpisce sempre il clima di seria partecipazione a questi incontri, dove persone di tutte le età si ritrovano per stare in compagnia, godersi la giornata e la vista degli animali.

Come vi ho già detto molte volte, anche se la mia passione è più per altri animali, quando sono alle battaglie mi lascio coinvolgere e, soprattutto, cerco di cogliere attimi fotografici che possano trasmettere anche a chi li vedrà cosa significano questi momenti. Amore per le bestie e sicuramente non momenti cruenti o violenti.

A proposito di manifestazioni, battaglie e… capre, questa domenica 3 aprile l’appuntamento è a Carema, l’ultimo comune del Canavese, al confine con la Val d’Aosta. Tre giorni per la fiera di primavera, qui sul sito del Comune tutti i dettagli.