Rientro in valle

Di greggi , in certe zone, ce n’è un’alta concentrazione. Grosse greggi vaganti che passano e vanno oltre, piccole greggi semi stanziali, greggi di varie dimensioni che fanno un po’ di pascolo vagante comprando l’erba dai contadini, ma senza spingersi a grandi distanze.

Sono andata a seguire il rientro in valle di una di queste greggi. L’erba in pianura era finita, così i pastori riportano il gregge a casa, dove starà in stalla a mangiare fieno fin quando la primavera non arriverà davvero. Sul calendario era appena iniziata, ma quel giorno il cielo era in battaglia, con nuvole e poco sole, aria non ancora tiepida.

Raccolte le reti e caricati alcuni animali non in grado di seguire il gregge per tutto il cammino, si può partire. Il giorno prima i pastori avevano affrontato la prima tappa, quel giorno si sarebbe arrivati a destinazione. Entrambi i pastori hanno altri animali a casa, così si parte quando tutti gli altri lavori sono stati portati a termine. Ci sarà da camminare per tutto il pomeriggio.

Per quanto possibile, si cerca di evitare le strade trafficate, muovendosi tra strade secondarie sui versanti della valle, anche se questo comporta numerosi saliscendi, allungando sicuramente il tragitto.

Ad un certo punto occorre fare una tappa in una stoppia di mais, non tanto per pascolare, quanto per evitare di incrociare il cammino con un altro pastore che sta spostando il suo gregge proprio in contemporanea al passaggio di questi animali. In questa valle la zootecnia è ancora molto praticata, anche dai giovani, come i protagonisti di questa transumanza.

Si continua a risalire la vallata facendo degli zig-zag tra i centri abitati, rimandando il più possibile la “discesa” sulla strada principale. Da queste parti comunque non è inusuale veder passare transumanze. Non manca poi così tanto al giorno in cui si metteranno tutti in cammino verso i pascoli di mezza quota e poi per l’alpeggio.

Quello che non può essere evitato è Torre Pellice, se ci si trova da questa parte del fiume. In qualsiasi giorno, a qualsiasi ora, basta poco per far sì che si formi la coda di macchine in entrambi i sensi. Alcuni automobilisti salutano, sono amici e conoscenti dei pastori, ma altri sgommano via quando ancora ci sono i cani e gli agnelli nella strada.

Purtroppo il tratto di strada da percorrere è abbastanza lungo. Il gregge non è immenso, ma chi è in coda alle spalle deve avere pazienza. Bisogna superare tutto il centro prima di poter svoltare nuovamente su vie secondarie. Ci sarebbe stata un’alternativa, ma i pastori mi spiegano che avrebbe comportato un giro troppo lungo.

Sono i pastori i primi ad essere sollevati quando possono deviare. Il percorso prosegue lungo strade asfaltate, ma sono vie secondarie dove il gregge non sembra infastidire nessuno. Anzi, quasi tutti quelli che incontriamo scambiano dei saluti con chi sta accompagnando la transumanza.

In un incrocio, i pastori fanno fermare il gregge. Ci sono delle pecore da dividere, sono state con quelle dei pastori fino ad ora, una guardia lunga che si è protratta ben oltre la stagione d’alpe. I padroni le cercano tra il gregge, completata la divisione, si può ripartire.

Ancora un po’ di cammino e poi è di nuovo ora di dividere pecore. I due soci “dell’inverno” terminano la loro avventura. Per l’estate, ciascuno salirà su di un diverso alpeggio. Paolo si ferma alla stalla con le sue Roaschine, Ivan risale ancora un tratto di vallata insieme alle sue Biellesi. Essendo di razze diverse, è facile individuare gli animali, un po’ meno semplice convincerli ad entrare nella stalla.

Il gregge si è rimpicciolito, si continua il cammino senza grosse difficoltà. Si sale ancora, poi la strada prosegue a mezza costa, quasi in piano, per poi ridiscendere. La primavera quassù non è ancora arrivata, l’abito è ancora abbastanza invernale, poco verde, molti colori scuri.

Si scende verso il fondovalle attraversando borgate e facendo abbaiare tutti i cani dietro ai cancelli. Si è fatto tardi, il pomeriggio avanza, non hanno ancora cambiato l’ora e la sera non tarderà ad arrivare. Ormai però il gregge è quasi a destinazione.

C’è ancora un breve tratto di strada da percorrere, ma si è già in alta valle. Durante la settimana non ci sono turisti, specie a quest’ora e in una giornata come questa, quindi chi passa dovrebbe essere abbastanza abituato a vedere greggi o mandrie che si spostano.

Villar Pellice è lì sullo sfondo, ma il gregge si ferma prima. Il pastore chiama le pecore giù per una stretta stradina che scende verso il torrente. Ormai il cammino è quasi concluso. E’ chiaro però che, per qualche tempo, le pecore non pascoleranno ancora all’aperto.

Salutiamo Ivan mentre il gregge passa il torrente, per fortuna con non troppa acqua. Queste pecore nei prossimi giorni dovranno anche essere tosate, poi… Si aspetterà che la primavera risalga la valle, che spunti l’erba, che si possa andare al pascolo. Le montagne sono ancora innevate, ma tra meno di due mesi inizieranno a passare le transumanze verso gli alpeggi più bassi…

Costine di agnello marinate

Ve lo dico sempre di mangiare carne ovicaprina tutto l’anno e non solo a Pasqua, però so che molti di voi è soltanto in questo periodo che si accingono ad utilizzare, per tradizione, queste carni. Prima della ricetta, vi ricordo ancora una volta di cercare carne italiana, possibilmente della vostra regione o che comunque abbia compiuto il minor tragitto possibile!

Costine di agnello marinate

Ingredienti (4 persone)

2 costine di agnello o, se avete le bistecchine, calcolatene almeno 3 a persona; erbe aromatiche (menta, timo, erba cipollina, un bel mazzetto di ciascuna); 1 limone, sale grosso, olio evo

Disponete le costine (o le bistecchine) in una teglia, cospargetele con un bel pizzico di sale grosso, irrorate con il succo di un limone. Tritate le erbe aromatiche e cospargetele sulla carne. Dopo una mezzora, voltate la carne e lasciate marinare ancora. La durata della marinatura varia in funzione del gusto personale. Scaldate ad alta temperature una padella antiaderente con un filo d’olio e fate dorare la carne, che abbia una bella crosticina su ambo i lati. Se avete le costine e non state usando delle bistecchine, rimettete la carne nella teglia con la marinatura, coprite con un foglio di alluminio e mettete in forno a 180° per almeno mezz’ora. Controllate che il liquido di marinatura non si asciughi completamente e non bruci. La carne deve risultare bella morbida. Tagliate a pezzi e servite con contorno a piacere.

Dagli amici

E’ inevitabile ormai… Chi mi conosce, di persona o anche solo in questo mondo virtuale, se andando in giro vede delle pecore, spesso pensa a me. Per fortuna molti, oltre al pensiero, attivano anche una macchina fotografica o un cellulare.

(foto I.Rivoiro)

Ringrazio così Irene: “…appena tornata dallo Yorkshire, in Inghilterra, la patria delle pecore, lana e mulini. Ho pensato molto al tuo blog e le notizie che pubblichi e ho pensato ti facesse piacere vedere questi paesaggi con pecore ovunque. Un tipo di allevamento diverso. Lì i prati verdi sono ovunque, sicuramente non devono spostarsi per cercare l’erba!

(foto A.Malacarne)

 

Il Nordest continua a collaborare attivamente con questo blog. In attesa di riuscire ad organizzarmi per fare un “tour” da quelle parti, incontrare pastori e scattare foto, mi appoggio a quelle degli amici. Qui Celestino Froner e il suo gregge ritratto da Adolfo Malacarne.

Passiamo poi ad alcuni dei tantissimi scatti che ci manda costantemente Leopoldo Marcolongo. In Valsugana, dai fratelli Fronza, questa volta con la “nursery”, il gregge delle pecore degli agnelli.

Ecco il nostro amico insieme al giovanissimo pastore.

Ricordo infine agli amici che abitano in Svizzera che domani sera, 26 marzo 2015, sarò ad Acquarossa in Val di Blennio (Canton Ticino). Ore 20.00, presso l’Aula Magna Scuole Medie, quarta serata su “il futuro del primario”. Introduce il prof. Luca Battaglini, dell’Università degli Studi di Torino, con proiezione del film “Tutti i giorni è lunedì”, che presenta la figura del pastore sulle Alpi piemontesi. In seguito presentazione del mio libro “Pascolo vagante 2004-2014″.                  

Nel giorno dell’eclissi

Era l’equinozio di primavera, e quest’anno coincideva pure con un’eclissi (qui solo parziale) di sole. Purtroppo la giornata non era meteorologicamente delle migliori. Quando sono partita da casa, addirittura piovigginava.

Per fortuna tra le colline c’era quasi un timido sole. Il gregge era già nel recinto, i pastori stavano stringendo le reti. Perchè confinare gli animali quando sarebbe stata l’ora di metterli al pascolo? In realtà avevano già pascolato prima, quel mattino era atteso l’arrivo dei veterinari per procedere con il “risanamento”.

Agnelli e capretti più piccoli sono stati messi da parte in un recinto apposito, per impedire che vengano pestati e schiacciati nella calca. Anche qualcuno di quelli già un po’ più grossi viene preso e tolto dal recinto, visto che continua ad infilarsi nella rete, rischiando di tirare via tutto e aprire il gregge. C’è la corrente nelle reti, ma non sempre è sufficiente, specie se gli animali sono così allo stretto e innervositi dal trambusto.

Una volta all’anno le greggi vaganti sono sottoposte a questo controllo sanitario. Se passa qualche contadino mentre i veterinari sono all’opera, vengono sempre lanciati sguardi sospettosi. I pregiudizi fanno sì che si tema sempre e comunque il gregge vagante come veicolo di malattie, quando in realtà questi allevamenti sono controllati forse più degli altri! Quindi, quando si vede un assembramento di veterinari intorno ad un gregge, non è “successo qualcosa”, ma semplicemente si controlla affinchè nulla di male succeda in futuro!

I prelievi di sangue vengono effettuati “a campione” e non sull’intero gregge, dato che la brucellosi ormai non è più un reale pericolo nel territorio piemontese. Vengono controllati tutti i montoni, una certa percentuale di pecore e le capre. Caso mai ci fosse qualche problema, qualche caso dubbio, allora si effettuerebbero analisi più approfondite e si prenderebbero gli opportuni provvedimenti.

Il gregge non è immenso ed in un paio d’ore, anche meno, il lavoro è fatto. Ricordo una decina di anni fa giornate interminabili e squadre di veterinari per prelevare il sangue a TUTTI gli animali di greggi il cui numero di capi superava anche le duemila unità.

Il cielo, velato, poco per volta assume una luce strana e l’aria si fa più fredda. Non è solo autosuggestione, nell’ora del culmine dell’eclissi c’è un’atmosfera strana, come sospesa, e chi non è impegnato a prendere gli animali in mezzo al gregge, indossa una maglia o una giacca per ripararsi dal freddo.

Terminato il lavoro, i veterinari ripartono, gli animali vengono aperti verso il pascolo, ma non sono così affamati, infatti si coricano nell’erba. I piccoli vengono ridati alle mamme per la poppata, quindi o rimarranno con loro per andare al pascolo, o verranno caricati nel furgone, quando il gregge partirà alla ricerca di altri prati tra le colline.

Il bello delle interviste

Ieri ho avuto l’inaspettato onore di finire sulle pagine di Torino de “La Repubblica”. Non tanto una recensione del mio libro “Pascolo vagante 2004-2014″, quanto piuttosto un’intervista personale. Ovviamente su questo blog tutto quello che scrivo è in un certo senso “personale”, dato che si tratta di idee, pensieri, momenti della mia vita. Quasi mai però ho parlato in senso stretto di vita privata, cosa che invece piace molto ai giornalisti… perchè interessa ai lettori! Ci sono on-line mie interviste video che risalgono ad uno specifico momento della mia vita, ma sappiamo tutti come le cose possano cambiare, nel bene o nel male.

Chi mi contatta per parlare di questi temi, spesso ignora come io non faccia più parte dal di dentro del mondo della pastorizia. Certo, quello resta il mio mondo, la mia passione, la maggior parte dei miei amici sono allevatori (pastori vaganti, ma non solo!!). Vuoi o non vuoi si finisce per parlare di quegli argomenti, le mie telefonate e sms trattano spesso di “erba” (quella dei pascoli!), la mia bacheca di facebook vede scorrere post di amici che pubblicano immagini di capretti, vitelli, greggi al pascolo.

Nell’articolo di Repubblica le mie parole sono state abbastanza rispettate, anche se emerge che io avrei vissuto 10 anni come pastore. Chi mi conosce sa che questo mio percorso è stato graduale e, solo negli ultimi anni, ho poi avuto modo di prendere parte all’attività pastorale quasi a tempo pieno per un certo periodo.

Per quanto riguarda il finale dell’intervista, la domanda non era propriamente stata “tornerà a vivere tra di loro?”. Ho semplicemente spiegato come difficilmente il mondo della pastorizia e dell’allevamento in generale potrà uscire dalla mia vita, dal momento che anche la mi attività di scrittrice mi porta comunque ad occuparmi di questa realtà, che conosco ormai così a fondo. In questo momento ovviamente prevale la narratrice, non avendo animali di proprietà, ma non ho detto che sia impossibile scrivere mentre si lavora con il gregge, ne sono testimonianze le mie ultime pubblicazioni. Certo, sarebbe impossibile lavorandoci a tempo pieno, perchè ben sappiamo quanto lavoro richiedano gli animali, specialmente poi se gestiti con il pascolo vagante. Sul mio futuro… piacerebbe a tutti conoscerlo, ma il dono divinatorio non lo possediamo!

Tosare le pecore

Se le greggi vaganti inizieranno tra poco a tosare (meteo permettendo), chi invece ha le pecore in stalla, in questi mesi invernali ha provveduto a liberarle della lana.

In questi anni vi ho mostrato più volte le squadre di tosatori professionisti, che girano l’Italia, ma anche l’Europa, per tosare grosse greggi di pecore. Quando però ci sono da tosare numeri meno imponenti, si ricorre a tosatori locali. Un po’ ovunque ci sono pastori che sanno tosare, provvedono alla tosatura dei propri animali e vanno anche a svolgere questo lavoro da amici e conoscenti in zona, così come si è sempre fatto in passato.

Ieri sono stata da Silvio, allevatore di pecore da latte in provincia di Cuneo. La giornata era fredda e quasi invernale, la neve nei giorni scorsi è di nuovo scesa a bassa quota, ma le sue pecore sono in stalla al riparo, quindi la tosatura non comportava nessun problema. Anzi, quando gli animali usciranno al pascolo, avranno poi quel po’ di lana nuova sulla schiena a proteggerli.

Gli animali vengono fatti uscire uno ad uno dal corridoio che solitamente li porta alla mungitura. Oltre a chi tosa, ovviamente c’è bisogno di gente per prendere gli animali e tenerli per passarli via via ai tosatori. Quando però il numero di pecore è ridotto, il tutto si porta a termine in una mezza giornata ed è anche un momento di festa, oltre che di lavoro.

I due tosatori sono giovani pastori della Val Pellice. L’organizzazione della loro azienda fa sì che riescano a ritagliarsi del tempo anche per andare a tosare in giro dai “colleghi”, quando è stagione. Non sono gli unici a svolgere questa attività integrativa, alcuni sono organizzati quasi “in squadra” e si recano a tosare anche in diverse zone del Piemonte.

Una volta che il gregge è stato tosato, si riempiono di fieno le greppie, ma poi si va a tavola. Sono appunto anche giornate di “festa”, la normale routine si interrompe, dopo il lavoro si pranza in compagnia, tra aneddoti e battute. Tutt’altra cosa rispetto alle estenuanti giornate di tosatura con le squadre, dove non bisogna perdere il ritmo, nè a tirare le pecore, nè ad insaccare la lana.

Comunicazioni, eventi, foto

Diamo innanzitutto spazio ad un amico che segue questo sito, ma scatta ancora fotografie e scrive lettere, non e-mail.

(foto A.Perrone)

Ti invio una foto scattata a gennaio in località Vigliano Biellese. Qui per qualche giornata era presente il gregge di Federico, nella foto in secondo piano, mentre in testa Germano (Gerry). A chiudere, la grande presenza, Olga.” Adriano mi segnala anche la presentazione del filmato dedicato al pastore Carlo Alberto, proiettato a Coggiola. Grazie ad un altro amico sono già venuta in possesso del DVD e l’ho già guardato.

A proposito di proiezioni… Venerdì 20 marzo, ore 21:00, a Pomaretto, presso la Scuola Latina, presentazione del film sui pastori piemontesi “Tutti i giorni è lunedì” e presentazione del mio libro “Pascolo vagante 2004-2014″.

Dal Monferrato mi invitano a pubblicizzare questa manifestazione che si terrà ad Ottiglio sabato 21 e domenica 22.

Voglio anche parlare qui di un evento in fase organizzativa nel Pinerolese, un grosso pranzo/raduno per contribuire al salvataggio economico dell’Istituto Agrario Prever di Osasco (TO), previsto per il 26 aprile a Pinerolo. Allievi, ex allievi, famiglie, simpatizzanti, vi invito a visitare la pagina facebook dell’evento e contattare gli organizzatori se intendete partecipare o collaborare in qualche modo.

Il nostro amico Leopoldo lo scorso autunno aveva fatto visita ai Fratelli Fronza. “In ottobre sono andato a trovare i Fronza (Claudio, Luca e Andrea)a Caoria, vicino a Canal San Bovo (TN). Era una bellissima giornata. Anche loro tengono separati gli agnelli che erano giù in Valsugana. Così ho attraversato il Passo del Brocon e sono andato a trovare il fratello più piccolo con la nursery.

Grazie delle immagini e dei contributi che tutti voi mi mandate. Spero presto di avere anche mie foto e miei racconti raccolti “sul campo” per aggiornare queste pagine.

Voi cosa ne dite?

Dallo scorso mese di novembre sto lavorando ad un nuovo libro. Un qualcosa di molto diverso da tutte le mie opere finora realizzate. Sono infatti stata incaricata da un ex margaro, ex commerciante di bestiame, ex… molte cose (“…nella vita ho fatto di tutto, tranne andare a chiedere l’elemosina!“) di realizzare un libro trascrivendo il suo manoscritto. Non è stato facile decifrarne la grafia, innanzitutto, poi fare l’abitudine ad un modo di scrivere inusuale.

Adesso inizia per me la seconda parte del lavoro. La trascrizione è terminata, ma devo sistemare il testo nel complesso. Ho molto pensato a come muovermi, sicuramente sistemerò la grammatica e la punteggiatura, ma… lasciare o non lasciare il linguaggio caratteristico usato dall’Autore? Ci sono termini che vengono impiegati con un significato forse improprio o che comunque suonano strani o desueti alle nostre orecchie. Ci sono anche dei “piemontesismi”.

La vita che viene raccontata parte dagli anni della Seconda Guerra mondiale, fino ad arrivare ai giorni nostri, ma il protagonista racconta soprattutto la sua difficile infanzia fatta di privazioni e duro lavoro. (Le immagini di questo post sono d’archivio e non inerenti all’opera). Oltre alla sua storia personale, l’elemento fondamentale che fa da sfondo e condiziona  la sua esistenza sono gli animali, il profondo legame tra pecore, vacche, cavalli e il bambino prima, il ragazzo e l’uomo successivamente. Una vita interamente dedicata a loro, a costo di rinunciare a tutto, rovinandosi persino la salute.

Quello che volevo chiedervi è un parere sul testo. Qui è un brano in “versione integrale”. “E in primavera dopo avermi fatto il fieno maggengo, andai in montagna con le mucche, le api nell’inverno a non potermi più a badarle, mi morirono. E lì trovandomi da questi anziani nel farmi il buon mangiare, le pulizie, il letto da dormire in stanza al caldo, e piano pian tagliavo erba con la falce che era il mio mestiere nel far fieno alla provvista per l’inverno, nella stagione cioè dopo questo maggengo mi venne il secondo. E al mattino presto andavo al controllo delle mucche, che le avevo fatto un grande recinto a filo con la corrente senza alcun pericolo, mentre le portavo il sale e ne mungevo alcuna per la nostra necessità, e quello che non consumavamo a colazione questa anziana lo metteva in una bacina grande di arame nella cantina al fresco, l’indomani le toglieva la panna e quando ne aveva a merito faceva il burro sulla nostra necessità.

Qui invece una parte già aggiustata da me. “E pure queste povere mucche venivano ferrate ai piedi per resistere alle ammaccature delle pietre nel cammino, per ore e ore di transito sotto quello che il buon Dio mandava, o sole, che a queste i mosconi le foravano la pelle, o godere a sentirsi succhiare il sangue. E io, che la mia vita era tutta su di loro, essendo sensibile di affetto, supponiamo come una brava mamma che la sua vita la dimentica per salvare il suo bambino, io a quattro anni rimanevo al loro fianco a provare e capire, ma non avevo il permesso di aprire la bocca per poter rispondere a far sentire le mie sofferenze. In più della fame, soffrivo a pensare a queste, ai loro dolori su questi transiti faticosi.

Sempre peggio

Fiere e mostre zootecniche sono, da sempre, un’occasione per chi fa il mestiere dell’allevatore, per concedersi una giornata durante la quale stare in compagnia, confrontarsi con i colleghi, avere l’occasione per vedere animali, attrezzature, concludere affari… Sappiamo cosa vuol dire fare l’allevatore, quali orari e quali “sacrifici” comporta. Ritagliarsi una giornata o anche solo poche ore per andare alla fiera non è facile. Sono tempi difficili, questi. Spese molte, valore dei tuoi prodotti, poco. Il nervosismo serpeggia per le difficoltà nel tirare avanti. Uno vorrebbe un minimo tirare il fiato e godersi un giorno di festa, e invece…


Guardate questo video pubblicato da un qualche gruppo vegano. Riguarda la recente fiera svoltasi a Carmagnola (TO) lo scorso fine settimana, in cui degli attivisti hanno pesantemente disturbato lo svolgersi della manifestazione. Queste le loro spiegazioni sulla pagina facebook “Fronte animalista” da cui lanciano i loro proclami: “Abbiamo messo in atto varie azioni di protesta e di disturbo del “lavoro” degli allevatori, che in tutta tranquillità all’interno dei capannoni caricavano a suon di bastonate i bovini sui camion e li lasciavano ammassati per più di un’ora nel terrore e nella scomodità assoluta. Tutti quanti abbiamo visto gli occhi di quei poveri animali… evidentemente i loro aguzzini sono totalmente impenetrabili a questi sguardi di dolore. Nel frattempo alcuni volontari M.e.t.a. sono entrati nel capannone che ospitava gli animali per controllare eventuali irregolarità e ovviamente ne sono state riscontrate parecchie, tempestivo l’intervento dei veterinari che hanno provveduto a sistemare la situazione. Chiaramente grazie alla nostra protesta la tensione all’interno della fiera si è alzata: gli allevatori hanno cercato lo scontro e noi non ci siamo tirati indietro nell’esprimere a quella gente tutto la nostra indignazione. Carmagnola, ti abbiamo dimostrato che finchè ospiterai certe iniziative non c’è proprio nulla da festeggiare: noi vediamo quegli animali per quello che sono, ovvero degli schiavi condannati a morte senza aver commesso nessuna colpa. L’unico e solo colpevole è l’egoismo umano, la sete di soldi, la gola ed il muro di indifferenza e menefreghismo di ciascuno di noi.

Tutto ciò è vergognoso. Questa gente non capisce nulla di allevamento (d’altra parte non lo considerano nemmeno un lavoro, a leggere le loro parole), non sanno cosa sia la passione e come gli allevatori abbiano cura dei loro animali. Se vi sono singoli casi negativi e irregolarità, esiste chi di dovere per far rispettare la legge. Che gli allevatori abbiano “cercato lo scontro”… mi fa un po’ ridere. Cosa farebbe chiunque di noi di fronte agli insulti di questi personaggi? Se questi attivisti avessero semplicemente messo un banchetto e fatto informazione, non ci sarebbe stata tensione. Potevano… che so, offrire cibo vegano. Non sarebbe stata un’idea migliore? Ma dal tono delle loro parole e dall’atteggiamento in generale di queste persone (non dico di tutti coloro che fanno una scelta alimentare di un certo tipo, ma di chi, con fanatismo, segue una causa in modo dogmatico, senza ragionare affatto), solitamente lo scontro le cercano proprio loro.

Vai a spiegare ad un’animalista perchè questa capra, qui fotografata mentre allatta i suoi due capretti, è legata. “Se non le lego tutte subito appena entrano, si ammazzano! Con quelle corna si ammazzano proprio! Devo metterle il più lontano possibile una dall’altra. Per quello non ne tengo di più… Sono fatte così, è carattere loro.” All’aperto l’animalista protesta per le povere bestie all’aria ed alla pioggia, in stalla legate per carità… Ovviamente secondo queste persone non bisogna allevare e basta.

Ma nessun animalista può immaginare quanti sforzi e sacrifici ha compiuto il pastore per salvare ogni singolo capretto, quanto tempo ha dedicato loro, quanto soffriva nel vederli stare male. Avessero sentito la sua voce gioiosa quando mi ha telefonato, passato il periodo critico, per dirmi che erano tutti vivi, che era riuscito a guarirli dalla diarrea e dagli altri problemi da cui erano afflitti. Questo è l’allevamento e allevare vuol dire amare i tuoi animali. Poi verrà il momento che te ne separi, che li vendi o che li porti al macello. Ma è la vita, è la natura, così come il predatore insegue e uccide la preda. L’uomo, anch’esso animale, non uccide con tutte le sofferenze che il gatto infligge al topo, per nutrirsi. Ha messo a punto meccanismi e regole di tipo sanitario ed etico per la macellazione.

Non so se mi cascano più le braccia o piuttosto mi innervosisco nel veder circolare le prime immagini con i soliti proclami in occasione della Pasqua. Quanta ipocrisia… Anche chi mangia il panino al prosciutto, diventa animalista di fronte all’agnello o al capretto cucinato per Pasqua. La mia idea la sapete, mangiate questa carne tutto l’anno e non solo a Pasqua e Natale!! Evito ulteriori parole verso chi sposa queste campagne senza capire niente di allevamento, ho già detto tanto in passato anche su questo blog. Ribadisco ancora una volta il mio punto di vista: mangiate meno carne, ma mangiatela buona, allevata in modo sostenibile, allevata in Italia. Come ha scritto ieri una ragazza su facebook (e la foto è già stata condivisa centinaia e centinaia di volte): “A Pasqua salva un pastore… mangia un agnello“. O un capretto. O un agnellone, o un castrato…

Un libro da leggere

Ho parecchi libri da recensire sul blog. Ogni tanto qualcuno mi scrive chiedendomi consigli o suggerimenti per leggere testi che parlino di pastorizia. Quello di cui sto per parlare è sicuramente uno che potrebbe piacere molto agli appassionati di questo sito. Temo però che sia un testo di non facile reperibilità.

Nel mio caso è stato il graditissimo dono di un amico. “La stagione dei castrati” di Luigi Marioli, Valgrigna Edizioni, 2013. Si tratta di un romanzo, una storia di fantasia, ma che, man mano che la leggiamo, possiamo immaginare reale. Come potrete intuire dal titolo e dalla copertina, si parla di pastorizia, una pastorizia dei tempi andati e che già allora necessitava di trasformazioni per adattarsi al mondo che stava rapidamente cambiando.

Un pastore particolarmente illuminato, figlio di pastori, che diventa un vero e proprio manager, pensando a quello che oggi tanto viene ripetuto sulla valorizzazione dei prodotti in tempi in cui questi concetti non erano ancora nemmeno stati inventati. “Ma la mente del tacolèr non si soffermò troppo a lungo a guardare il macello. Egli vedeva già la rivincita sull’inesorabile sconfitta del mondo pastorale.” Gli anni della prima guerra mondiale, il dopoguerra, la politica e storie d’amore sono lo sfondo di questo romanzo.

Soprattutto però c’è una profonda conoscenza del mondo della pastorizia, dall’alpe alla transumanza alla pianura del pascolo vagante, delle emozioni che si vivono quando si ha la passione, la malattia per le pecore. Ho letto il libro di un fiato, nonostante le sue oltre 300 pagine, vivendo intensamente alcuni momenti, di cui potevo riconoscere gli odori, le luci, l’umidità, il freddo, le sensazioni “…strinse con forza la capezza, guardando la luna striscia bianca del gregge che procedeva sulla strada e lo sentì come fosse suo.” Mi sono commossa, sono arrivata all’ultima pagina con un groppo in gola denso come quella nebbia, la sighéra, che avvolgeva il gregge nella pianura…