Lavori in alpeggio

Non vieni a trovarci?“. Ogni tanto qualcuno mi fa questa domanda. Sarebbe bello poter andare ovunque, non aver niente da fare e girare ora qui, ora là. E’ vero che, tra il 2003-2005 ho girato moltissimi alpeggi, anche 3-4 ogni giorno, ma era per lavoro ed ero pagata per farlo. Adesso ogni tanto mi concedo una gita, un giorno per andare a far visita a qualche amico. Era proprio dal 2003, quando facevo il censimento degli alpeggi, che non salivo in questo vallone.

Nonostante sia un vallone fresco, nei versanti esposti a sud si vedono i segni della siccità e dell’andamento di questa estate. L’erba è gialla, secca, ed è stata pascolata male dagli animali, poichè è cresciuta molto ed è diventata troppo dura. Rispetto ad un tempo, mi sembra sia stata prolungata la strada che risale il vallone, poi inizia il sentiero che risale nel bosco. Si cambia versante e si incontra il primo alpeggio, adesso chiuso, nei pressi del quale vi sono alcuni asini.

Anche l’alpeggio è stato aggiustato, sono state create nuove baite e si sta ancora lavorando per finire di sistemare le altre. Qui le strutture sono private, quindi fare dei miglioramenti significa beneficiarne per tutti gli anni a venire. Al ritorno dalla gita, incontrerò anche il pastore: al mattino era andato a portare uno dei generatori a riparare, poi la sera scenderà in moto per caricarsi a spalle un boiler. Tutto quello che arriva qui è sulle spalle delle persone o della mula. Per i lavori della baita invece si è utilizzato l’elicottero, ma a quale prezzo!!

La mula adesso è in piena attività, porta terra e pietrisco dal torrente al luogo dove i muratori stanno ultimando i lavori. Sembrano scene d’altri tempi, ma laddove gli alpeggi sono ancora isolati, raggiungibili solo a piedi, questa è una realtà attuale.

Gli animali li incontriamo più a monte. Sul percorso che abbiamo scelto per la nostra gita, ci sono i pascoli dei bovini, il gregge è nell’altro vallone. Questa immagine ci mostra come i pascoli si stiano impoverendo, chiudendo per colpa dei cespugli. Credo che un tempo qui salissero più animali.

Nonostante la siccità e le alte temperature registrate nelle scorse settimane, salendo in quota si incontrano ancora queste meravigliose fioriture. Sono valloni freschi, probabilmente c’è stato anche qualche temporale, si vedono persino qua e là dei nevai in alcuni canaloni. Non che sia anomalo, a fine luglio, ma non me lo aspettavo, con il caldo che c’è stato. Quassù gli animali avranno ancora erba per pascolare in abbondanza nel mese di agosto.

Le vacche pascolano e ruminano, più tardi salirà qualcuno a prenderle per farle scendere per la mungitura. Questi sono esemplari di razza barà. Le montagne che vedete sullo sfondo, nei versanti esposti a sud, mostrano molto più evidenti i segni della siccità e della mancanza di acqua, per fortuna però nessuno (al momento) ha già dovuto abbandonare il suo alpeggio. Una frase che sento ripetere spesso è che, anche se piovesse: “…ormai per i pascoli è tardi.” Comunque, si continua ad attendere ed invocare la pioggia.

Quasi alle baite, incontriamo dei piccoli lavoratori che si sono sostituiti agli adulti nelle operazioni di trasporto. Anche il mezzo è cambiato, proporzionato alla statura degli operai. Dalla mula, si è passati al pony. Forse qualcuno avrà da obiettare a questa foto, siamo in un’epoca in cui potremmo trovare sia chi si indigna perchè si “costringe” l’animale a fare la bestia da soma… Sia perchè dei bambini stanno lavorando. Ma è questo un lavoro? O è un dare una mano, un imparare giocando, un emulare gli adulti e intanto rendersi utili?

Secondo me sono delle scene bellissime, preferisco vedere questi bambini che, con molta responsabilità e senso pratico, conducono il pony e caricano i secchi di terra, piuttosto che loro coetanei imbambolati davanti ad un apparecchio elettronico con il quale stanno “giocando”. Ovviamente questo non è sfruttamento, ma è il normale rendersi utili di tutti i membri della famiglia, così com’è sempre stato.

Due parole con il loro papà alle baite. Impossibile non notare la frase sullo schienale di una delle due panche: “L’ho messa dopo l’incidente che mi è successo qualche anno fa. Quando ti capitano certe cose, dopo rifletti sulla vita, sull’essere ancora al mondo.” E così… per tutto il resto c’è una soluzione, un qualcosa su cui tutti siamo invitati a riflettere, indipendentemente da come sia la nostra vita.

Cristina ci racconta il “seguito”…

L’altro giorno vi ho raccontato il seguito di una delle “storie” di giovani allevatori che avevo raccolto nel libro “Di questo lavoro mi piace tutto“. Successivamente a quel post, mi ha scritto una delle intervistate, Cristina. Già all’epoca il nostro contatto era stato “virtuale”, ci eravamo scritte via e-mail e lei mi aveva inviato la sua storia, le sue foto (successivamente avevamo avuto modo di incontrarci). Adesso mi ha contattata nuovamente. Lascio parlare lei e le bellissime immagini che la ritraggono insieme ai suo bambini, insieme agli animali.

(foto C.Crestani)

Sono Cristina, una delle intervistate…. eccomi qui, dopo 3 anni e mezzo dall’intervista a dirti che il mio sogno sta continuando e pian piano si sta realizzando.
Lavoro sempre in fabbrica, questo è vero perchè gli animali non mi mantengono e i figli ora sono 3: oltre a Marco ed Elena, c’è anche Luca, nato a gennaio del 2014. Ma nel 2014 oltre alla nascita di Luca c’è stato un altro cambiamento!

(foto C.Crestani)

Ho permesso l’ingresso al gregge della prima pecora, Candida, e quest’anno le cercherò un compagno e inoltre, cosa fondamentale, ho acquistato 2 cascine nuove acanto alla mia e anche il terreno circostante!!!!!!!! Non riesco a descriverti quanto sono stata felice di firmare quell’atto! Ora finalmente è tutto mio e non ho più nessuno nei paraggi a cui le mie capre possano dare fastidio!

(foto C.Crestani)

E poi ora posso allargare la famiglia! Sono davvero contenta. I miei bimbi come vedi sono perfetti aiutanti e crescono insieme ai capretti e quindi ho una grande famiglia che spero di allargare con le prossime nascite in quanto quest’anno sono riuscita ad aumentare di poco il numero dei capi  a causa del rinnovo delle fattrici… Beh, ora pian piano si procederà…

(foto C.Crestani)

C’è ben poco da aggiungere alle parole, ma soprattutto alle foto che ci ha mandato Cristina. Recentemente leggevo polemiche sull’opportunità o meno di pubblicare foto di bambini in rete. E’ vero che c’è gente deviata che ne fa usi indecenti, ma queste immagini, così come tutte quelle che gli allevatori pubblicano, sono soprattutto una testimonianza di come sia sano, naturale, crescere insieme agli animali.

(foto C.Crestani)

Oltre all’aspetto “naturale”, imparare a prendersi cura degli animali insegna ad essere responsabili, si impara ad avere un compito, ad avere qualcuno che dipende da noi. E si apprende anche un mestiere. Complimenti quindi a mamma Cristina e alle tante altre come lei, che hanno una vita sicuramente impegnativa, ma piena di amore e soddisfazioni.

A proposito di passione e soddisfazioni, vi segnalo anche questo articolo che riguarda uno degli amici più storici di questo blog, Loris. L’ultima volta che vi avevo parlato di lui era stato in occasione della mia visita al suo gregge qui.

Con le montagne più belle intorno

Le amicizie virtuali poco per volta diventano reali… Questa volta sono andata a trovare Clelia. Mi aveva parlato di lei un’altra montanara particolare, Polly, poi ci eravamo incontrate su Facebook e lei si ricordava che avevo “classificato” un fiore di cui aveva pubblicato la foto, chiedendo se qualcuno sapeva di cosa si trattasse. Quando, questa primavera, ho messo qualche foto della Val d’Aosta, lei mi ha invitata ad andarla a trovare e…

Ed eccomi all’Alpe Valmeriana, nel comune di Pontey (AO). Si arriva qui seguendo una luna strada sterrata chiusa al traffico, ma già prima c’è da risalire numerose curve e tornanti asfaltati. Boschi, boschi, boschi e poi si sbuca in una piccola radura: intorno i pascoli poi, appena sotto ad altri boschi, l’alpeggio. Lungo la strada di salita, i due tramuti inferiori, dove si fa solo una breve tappa, dato che c’è più bosco che erba.

Il luogo è abbastanza conosciuto per le “macine della Valmeriana“, visitabili seguendo questo itinerario. L’atmosfera del luogo è davvero particolare: nel ripido bosco, tra larici, abeti e pini, con i tronchi coperti da licheni grigiastri, si incontrano ancora numerose pietre lavorate. Macine perfettamente realizzate o abbozzi non completati. Nell’antichità infatti qui venivano lavorate le rocce (dalla composizione particolare, che le rendeva particolarmente adatte a questo scopo) e poi le macine venivano portate a valle.

Torniamo però al nostro alpeggio. Clelia è qui da un paio di anni e si è già trovata a fronteggiare diverse difficoltà. Quando l’ha affittato, sperava di poter svolgere attività agrituristica, ma non ci sono ancora tutti i permessi, quindi per ora deve limitarsi alla caseificazione e vendita dei formaggi. Come attività integrativa, altrove coltiva verdura, poi vende tutti i suoi prodotti a mercati e fiere. Non è semplice parlare della vita di Clelia: lei me l’ha raccontata riassumendo i fatti principali, ma veramente meriterebbe quasi di essere raccolta in un libro! L’infanzia, un rapporto costante con gli animali, il lavoro come cuoca, gestrice di rifugi, ma anche dipendente di un vivaio forestale, insegnante di patois, emigrante in Svizzera e non ricordo cos’altro ancora…

Insomma, non mi sono di sicuro annoiata, passando un paio di giornate con lei! In alpeggio ci sono soprattutto capre e una quindicina di pecore da carne (Suffolk). Clelia faceva conto di avere anche alcune vacche da mungere, ma purtroppo alla fine queste alla fine non sono arrivate. Così vengono munte solo le capre. Con Clelia c’è anche Danilo, dal Piemonte, che da una mano per vari lavori, soprattutto il pascolo del gregge e la mungitura. Fondamentale la sua presenza quando lei deve scendere per i mercati e le altre attività.

Il posto è davvero bello, solo per poco non si vede anche il gruppo del Monte Bianco, ma “solamente” Cervino e Monte Rosa. Quello che però è scarso è il pascolo intorno all’alpeggio. Di sicuro non potrebbe ospitare molti più animali di quelli che ci sono. “E’ vero, ci sono alpeggi in Val d’Aosta che restano liberi, ma sono anche peggio di questo. O non hanno la strada o sono tutti alpeggi piccoli, sempre più chiusi dal bosco. Quelli grossi per le mucche bene o male sono ancora utilizzati, anche se le cose non vanno più bene come una volta.

Oltre a capre e pecore, in alpeggio c’è un numero imprecisato di animali da cortile: la coppia di tacchini, qualche anatra ed oca, decine e decine di galline e pulcini di razze, taglie e colori differenti. La passione per l’allevamento si estende anche ai cani, infatti vi sono numerosi barboncini, ma da quel che capisco i cani non sono nemmeno tutti lì, altri sono nella casa dove risiede d’inverno.

Nel mese di agosto (11 agosto) l’alpe Valmeriana sarà protagonista di una delle giornate di Alpages Ouverts, iniziativa che coinvolge diversi alpeggi della Val d’Aosta. Un’occasione per gustare ed acquistare i prodotti caseari, conoscere i protagonisti, umani ed animali della vita in alpeggio.

Per la sanità dei prodotti caseari… si può stare più che tranquilli!!! I controlli da queste parti sono rigorosissimi, al punto da risultare quasi eccessivi, se si pensa a cosa poi avviene invece nella grande produzione. Ancora una volta sento il solito ritornello su quanti funzionari e controllori ci siano in val d’Aosta, forse più controllori che controllati. Quante analisi del latte devono esser fatte, poi i controlli sulle strutture, sui prodotti. Qui per esempio nella casera non c’è il lavandino con il rubinetto a pedale, per produrre formaggi freschi deve essere adeguato questo aspetto…

Sono “storie” che ho sentito raccontare spesso. Avendo visto innumerevoli realtà in Piemonte, mi viene istintivo fare i paragoni già solo con le strutture di cui è dotato questo alpeggio. Una stalla che potrebbe contenere numerose bovine (per le quali però non ci sarebbe pascolo a sufficienza), una baita dotata di tutti i confort, la casera, la cantina per la stagionatura, la centralina idroelettrica.

Io continuo i miei giri, continuo a vedere realtà differenti, modi diversi di gestire gli alpeggi, gli animali, ascoltare storie, lamentele, esperienze di vite. In ogni posto c’è qualcosa da imparare, da capire, da mettere a confronto. Invito anche voi a visitare questo posto, magari l’11 agosto, magari durante una normale gita in montagna, così farete quattro chiacchiere con Clelia!

Turisti in alpeggio

Tutte le volte che vengo qui, alla fine c’è da parlare del rapporto tra i turisti e la montagna, specialmente se quella montagna è anche territorio di alpeggio. Ci può essere l’alpeggio che ha bisogno del turista (perchè acquista i prodotti, perchè viene a mangiare all’agriturismo), ma in generale tutti gli alpeggi hanno bisogno del rispetto da parte di chi la montagna la frequenta per svago, per sport. Come sappiamo però non è sempre un concetto di facile comprensione. La montagna è vista da molti solo come un posto dove si va per “staccare” dalla quotidianità e non ci si pone nemmeno il problema che lì possa esserci qualcuno che invece, in quel medesimo territorio, stia lavorando.

L’ennesima bella giornata di sole, gli animali cercano l’ombra, ma bisogna andare al pascolo. Vengono aperte le reti, occorre usare i cani per far sì che il gregge si metta in movimento.

I temporali dei giorni precedenti sono serviti almeno a bagnare la polvere, altrimenti il cammino del gregge sarebbe avvenuto tra nuvole di terra grigia sollevata dai piedi delle pecore. L’aspetto comunque è quello di una stagione di caldo e siccità come quella che sta caratterizzando questo mese di luglio.

Oltre alla siccità, il paesaggio ha colori particolari anche per colpa di una malattia che ha duramente colpito i larici nelle scorse settimane. Il peggio sembra essere passato e lentamente riprendono a ricrescere gli aghi, ma le chiome hanno ancora un colorito tra il marroncino e l’arancione, più tipico dell’autunno. Il gregge intanto avanza dove l’erba è giù stata pascolata.

C’è da attraversare la strada statale che porta al Colle del Sestriere per raggiungere i pascoli più a monte. Lì d’estate c’è sempre traffico, figuriamoci la domenica mattina con un sole del genere! Dovendolo fare tutti i giorni, ormai non è quasi più un problema per chi conduce il gregge. C’è buona visibilità, le auto e le moto rallentano, sia quelle che scendono verso la Val Chisone, sia quelle che salgono. Qualcuno scatta foto, sembra che almeno per questa volta nessuno si sia innervosito.

Per un primo tratto si sale nel bosco, piacevolmente fresco. Le pecore hanno già un loro percorso preferito, la pastora lo sa, e infatti si muovono esattamente come aveva previsto lei. Arriviamo alla strada sterrata, passa gente a piedi e in bici, poi saliamo ancora e incontriamo un sentiero. Qui ci sono strade e sentieri ovunque, tutti frequentati: un gregge così grosso inevitabilmente va ad ostruirli nel momento in cui si sta spostando. “Porto solo la femmina, gli altri maremmani li ho giù con le pecore degli agnelli. Lei è più brava, se la chiamo si ferma, ma con tutta questa gente non mi fido a portare il maschio.” Non tutti i turisti infatti si fermano rispettosamente come questo ciclista straniero.

Molti ormai sono consapevoli del “pericolo cani bianchi”. Ci sono i cartelli che ne segnalano la presenza, ma bene o male, chi gira a piedi o in bici, ha già avuto qualche esperienza diretta. Qualcuno si ferma e chiede se può passare, altri avanzano comunque. Il gregge è sparso nel bosco, in quel tratto ci sono ben due sentieri quasi paralleli, impossibile essere ovunque a sorvegliare animali, cani, persone.

Finalmente si esce dal bosco, raggiungendo i pascoli. Qui per lo meno si vedranno sia le pecore, sia le persone. proprio da queste parti lo scorso anno il gregge era stato vittima di attacchi da parte del lupo, in pieno giorno, pastore e cani presenti. Già, ma i cani più efficaci restano a valle nel recinto perchè non abbaino di continuo, spaventando le pecore, a causa del continuo passaggio di gente. …e perchè non spaventino la gente, appunto… Perchè altrimenti sarebbe una lamentela continua, e spesso ci sarebbe anche da litigare.

Si fa in fretta a teorizzare, ma bisogna provare a restare una giornata al pascolo in un posto del genere. Ovviamente, almeno in giornata, ci si tiene lontani dalla strada e dai sentieri principali, quassù. Ma c’è comunque qualche gruppo di escursionisti che passa accanto alle pecore. Sulla strada e sui sentieri di fronte, è un continuo passaggio di bici, quad, moto, fuoristrada, gente a piedi. Il gregge si sposterà poi di là verso sera, rientrando al recinto. Non è una situazione facile, già è complesso pascolare in un territorio così frequentato, anche senza il problema dei cani… aggiungendo la loro presenza e l’atteggiamento di alcuni turisti, alla fine si viene a creare un clima spiacevole.

Per quel giorno comunque per fortuna non succede niente di grave: il lupo non si fa vedere, il gregge bene o male resta a pascolare lontano dal via vai continuo della strada, l’aria è abbastanza fresca e si può godere ancora delle ultime fioriture, anche se un po’ appassite per la siccità.

Il gregge va avanti e indietro pascolando, il sole forte sembra infastidire anche gli animali. Bisogna fermarli quando tendono ad avanzare troppo, dirigendosi verso la strada, verso il colle. Inizieranno a pascolare meglio solo nel tardo pomeriggio, quando qualche nuvola mitigherà i raggi del sole. Il gregge si abbasserà pian piano, poi sarà compito della pastora, ad una certa ora, di farlo ridiscendere. Certo, le pecore starebbero meglio quassù, con la strada vicina sarebbe anche comodo portare su le reti e tutto il necessario, ma chi si fida a lasciare il gregge così lontano dall’alpeggio?

Cosa fare dove andare

Continua l’estate, tra sbalzi del clima, caldo soffocante, temporali, siccità, ma comunque è il periodo in cui si va in giro, se avete la possibilità di avere del tempo libero o delle vere e proprie “ferie”. Per gli appassionati di questo blog (e del mondo dell’allevamento) ecco qualche consiglio.

Un libro che è bello da vedere, ma che vi sarà utile per andare alla scoperta di un’area ricca di tradizioni legate al mondo dell’allevamento: “Ossola bella e buona“, di L.Olivelli e A.Paleari, MonteRosa edizioni. Su quei pascoli, tra quegli alpeggi, ho realizzato la mia tesi di laurea relativa al formaggio Bettelmatt.

Il prossimo fine settimana sarò in Lombardia, a Barghe (BS), all’alpe Cigoletto. Il 2 agosto infatti il programma delle giornate in alpeggio prevede un incontro con la sottoscritta a parlare di pastorizia nomade, problemi e prospettive, oltre che dei miei libri. Spero di incontravi numerosi. Nel manifesto vedere anche le date degli appuntamenti successivi.

Sempre il 2 agosto, ma in Piemonte, l’appuntamento è in Val Germanasca (TO) a Salza di Pinerolo. Domenica infatti “…si svolgerà l’ottava edizione della FESTA DEL ROUDOUN dedicata a tutti i pastori e margari delle nostre valli e a tutti gli amici che amano la montagna e la buona tavola.
PROGRAMMA:
Mattino esposizione dei ROUDOUN (campanacci) – mercatino dei prodotti locali e artigianato tipico.
ore 12,30  SS. Messa presso la Pro Loco.
ore 13,00  Pranzo comunitario per tutti – prenotazione entro mercoledì 29 luglio al 349.2579167 – 348.0052721 – 347.0092444
Esibizione dei seguenti gruppi corali piemontesi: J’AMIS DEL CHER (Sanfront) – I MARENTIN(Sanfrè) – J’ARSIVOLI (Rivoli) – J GIUVU D’NA VOLTA (Val Chisone) – J’AMIS ‘D GIAVEN(Giaveno) al mattino itinerante tra le borgate di Salza con tre tappe: a Didiero al Museo, alla Chiesa di Campoforano e alla Borgata Coppi. Pomeriggio alla Pro Loco.
A chiusura della giornata “roudounà” collettiva – gara di resistenza tra i vari espositori a suon di campanacci.

Una miss da applauso

La scorsa domenica, a Pragelato, si è tenuta la manifestazione denominata Miss Mucca, un concorso di bellezza dedicato alle… bovine! Questo evento si tiene ormai da alcuni anni, richiamando sia addetti ai lavori, sia appassionati, sia semplici curiosi e turisti (molto numerosi in valle in questa stagione).

Io ho fatto un giro al mattino, quando ancora non c’era molta confusione. Gli animali erano già nei loro recinti dalla sera prima, gli allevatori stavano provvedendo a fornire loro acqua fresca. Una splendida giornata di sole, abbastanza calda, ma ventilata. Così ad occhio mi pareva che non ci fossero molte bestie, ma mi è stato spiegato che erano stati posti dei limiti per ogni partecipante (tutti allevatori o residenti, o che monticano in alpeggi sul territorio del Comune), poichè il “pascolo” a disposizione nei recinti non consentiva numeri maggiori.

Se posso permettermi un suggerimento, avrei messo un cartello con il nome del/dei proprietari, ma non escludo che possa esser stato aggiunto in seguito nel corso della giornata. Gli animali attendevano pazientemente, un po’ brucando, un po’ ruminando.

C’erano vacche di razze diverse, in rappresentanza di tutte quelle che si possono incontrare sul territorio. Dato che doveva essere eletta la miss, ciascuno aveva scelto le più belle e, al collo, erano stati attaccati i migliori rudun. Poco per volta il pubblico cominciava ad affluire. Con il caldo che soffoca la pianura, quest’anno tutti quelli che possono scappano a cercare un po’ di fresco in montagna!

Nonostante il nome, persino Pragelato quest’anno è accaldata… Niente a che vedere con il clima che si incontra spesso il giorno della fiera, a settembre!! Ecco qui delle belle Piemontesi, ma questa non è una vera rassegna zootecnica. Come vi dicevo, si eleggerà la “Miss”. Vuol essere più un gioco che una mostra per addetti ai lavori, un’occasione per far incontrare turisti e allevatori, un momento di divertimento per tutti.

Oltre agli animali e al classico mercato (in un’altra piazza), accanto ai recinti ci sono le bancarelle: vi sono tutti i produttori degli alpeggi di Pragelato con tome, formaggi freschi, ricotte, burro, formaggi di capra.

Altre bancarelle espongono generi alimentari di vario tipo: salumi, ancora formaggi, biscotti, spezie, frutta e verdura, miele, erbe medicinali… Tutto quello che ci si aspetta di trovare in mercatini del genere.

Poi ci sono gli stand dell’artigianato, anche a tema con la manifestazione! Il pubblico aumenta, turisti di passaggio, villeggianti alloggiati nelle seconde case, negli appartamenti in affitto. Il sole sicuramente favorisce la buona riuscita di questa edizione di Miss Mucca.

Ci sono anche allevatori, sia quelli che partecipano con i propri animali, sia altri venuti a vedere le bestie, ad incontrare gli amici, come avviene alle fiere. Intorno alla bancarella delle campane non si perde l’occasione per vedere, o meglio… sentire! cosa c’è in mostra.

Queste invece, della Selleria Re, sono i premi per la Miss e per la partecipazione alla manifestazione. Tutti quindi riceveranno un campanaccio, ma quello della Miss sul collare ha, per l’appunto, la scritta Miss Mucca 2015.

Io non mi sono fermata, la premiazione si teneva al pomeriggio, ma questa sarà la mucca premiata. Ho letto dei commenti su facebook che criticavano questa scelta, ma (come ho scritto prima) questa non è una mostra zootecnica, già il nome “miss mucca” dovrebbe farlo capire. Infatti la scelta della vincitrice è avvenuta per acclamazione popolare, o meglio, per applauso. Non era forse l’animale più “bello”? Non importa…

(foto S.Peyrot)

Questa vacca di razza savoiarda era l’unica rappresentante di questa azienda ed è stata condotta, senza aiuto degli adulti, dal piccolo Federico, un ragazzino con una grande passione. Probabilmente il pubblico ha voluto anche premiare il suo entusiasmo, la sua “serietà”, stimolarlo a proseguire su questa strada. Non me ne vogliano gli allevatori “storici”, vincere piace a tutti, ma provate a pensare cosa avrebbe voluto dire per voi, a 12 o 15 anni, vincere perchè tutto il pubblico vi acclama. E poi comunque non si trattava di una brutta bestia o di un animale tenuto male!

Era ormai sera quando, una ad una, le “mandrie” sono rientrate agli alpeggi, ciascuna scortata da un gruppo di bambini e ragazzini che, giro dopo giro, venivano riaccompagnati alla partenza caricati sul cassone di un ape-car. Certo, il tutto ha causato qualche coda, gli automobilisti di ritorno in città forse fremevano, ma… come si fa ad arrabbiarsi di fronte ad uno spettacolo simile? L’applauso se lo meritano tutti…

Dopo qualche anno

Qualche tempo fa un amico mi faceva notare che sarebbe interessante avere un seguito del mio libro “Di questo lavoro mi piace tutto”, uscito nel giugno 2012. Sono passati solo tre anni, ma le interviste sono state realizzate tra il 2009 e il 2011, quindi il tempo trascorso è maggiore.

Il libro raccoglieva interviste a ragazzi e ragazze tra i 15 e i 30 anni che avevano deciso di fare gli allevatori (di bovini, ovicaprini), sia per scelta, scostandosi radicalmente dall’ambiente di origine, sia come continuazione dell’attività famigliare. Per chi non lo avesse ancora letto e fosse interessato, vi ricordo che il libro è in vendita qui, ma potete reperirlo anche alle serate in cui presento le mie nuove opere. Effettivamente sarebbe curioso sapere qual è stato lo sviluppo di quelle storie, magari potrebbe interessare a qualche studente come argomento per una tesi di laurea, chissà… Alcuni di loro li frequento ancora, so che parecchie aziende continuano sulla strada intrapresa, anche con successo. Dal punto di vista umano e personale, ci sono state vicende belle e brutte, alcune coppie hanno coronato i loro sogni, sono nati dei bambini, altre coppie si sono sciolte, così come alcuni soci hanno preso strade differenti. E’ la vita, il mestiere dell’allevatore non fa sì che certe cose non capitino…

So di alcuni che hanno addirittura cessato l’attività con gli animali: forse la realtà era differente dai sogni, forse le difficoltà incontrate si sono rivelate insormontabili. In queste immagini invece troviamo la testimonianza di chi sta andando avanti sulla strada sognata. Michael e Maura erano tra i più giovani intervistati (pag. 83) e lui così raccontava: “Abbiamo le vacche, capre e pecore: quelle sono mie, sono le mie preferite. I miei primi animali sono state delle capre, me le ha date mio nonno, mentre io mi sono comprato le prime pecore a tredici anni.

Li avevo intervistati andandoli a trovare presso la cascina dove la famiglia di Michael ha tutti gli animali, soprattutto vacche, ma già allora appunto il loro interesse si concentrava soprattutto sugli ovicaprini. Qui potete rileggere la loro storia, come l’avevo scritta per il blog ai tempi dell’intervista, nel 2011. E adesso? Cosa fanno Maura e Michael?

Non solo continuano insieme il loro cammino, ma “si sono messi in proprio”, hanno una loro zona di pascolo in montagna, una base per l’inverno, pascoli dove girare tra fondovalle, collina e pianura. Il numero di animali è aumentato, pecore e capre frutto di allevamento e di acquisti, in montagna poi prendono in guardia capi anche da altri allevatori. Insomma, una bella storia che prosegue!

Li incontro a Prali in Val Germanasca, il gregge sta per essere aperto dal recinto, pronto per la giornata al pascolo. Maura quel giorno è impegnata con il fieno, aiuta i suoi genitori, quindi scende nel fondovalle. Ogni tanto lavora anche in pizzeria, pertanto è soprattutto lui a badare al gregge. Finita la stagione d’alpeggio, anche Michael svolge altri lavori, perchè gli animali non sono ancora così tanti da consentire ad un nucleo famigliare di vivere soltanto di quello.

Difficoltà ce ne sono eccome, quelle intrinseche del mestiere, le spese, lo scarso reddito, problemi per i confini dei pascoli, il lupo, la siccità… C’è però l’entusiasmo, la passione, il legame tra questi due giovani, le famiglie alle spalle che, comunque, appoggiano le loro scelte, tutti fattori che contribuiscono a dare forza e stimoli per proseguire. Questo è quindi un bell’esempio in positivo del seguito di una delle storie contenute in “Di questo lavoro mi piace tutto”. Se qualcuno dei diretti interessati volesse raccontarci la sua… basta scrivermi, mandarmi due righe insieme a qualche foto, qui c’è sempre spazio per tutti i vostri interventi.

Brucia tutto…

Non sono solo gli incendi a “bruciare”. Lo scorso anno ci si lamentava per la non-estate: la troppa pioggia, il freddo, le condizioni di vita/lavoro negli alpeggi, le difficoltà nel fare il fieno. Bene o male però, tribolando, la stagione in alpeggio tutti l’avevano portata a termine. Quest’anno invece la situazione è ben più grave. Sta “bruciando” tutto: il sole cocente, il vento, la siccità influiscono pesantemente.

La cosa che preoccupa di più probabilmente è l’acqua. Fino a qualche settimana fa, prima dell’inizio del grande caldo, ruscelli, torrenti, pozze d’acqua, fontane, laghi erano colmi, gorgogliavano, davano un senso di vita tutt’intorno. Quando però iniziano ad inaridirsi, quando tra le rocce non scorre più niente, quando il fango si secca e la terra si screpola, c’è da preoccuparsi. Senz’acqua, avvizzisce la vegetazione, ma sono soprattutto gli animali che, senz’acqua, non possono stare.

Sole e vento inizialmente hanno fatto felici tutti coloro che dovevano tagliare il fieno. In pianura è andato bene il primo taglio, ancor meglio il secondo. In montagna si è fatto un buon fieno, anche se qualcuno parlava di “erba dura”, grazie alla strana stagione con alternanza di periodi caldi in modo anomalo e brusche interruzioni.

Dove non si può bagnare, sarà dura fare altri tagli, se va avanti così. E poi… bagnare con cosa? Qua e là ruscelli e torrenti calano drasticamente di livello. Sole e caldo in pianura portano benefici agli operatori del turismo di montagna, che vedono arrivare la folla di cittadini in fuga, alla ricerca di refrigerio, ma a lungo andare questo caldo eccezionale, unito alla siccità, sarà un problema per molti.

Giorno dopo giorno, l’erba dei pascoli sta seccando prima ancora dell’arrivo degli animali, alle quote più elevate. Guardate questo pianoro, in un luogo sicuramente fresco e ricco di acqua: lì vicino scorre un torrente impetuoso, gonfio di acqua lattiginosa che scende dai ghiacciai, ma appena ci si sposta un po’ ecco chiazze giallo-rossastre di erba che sta seccando, fiori che si accartocciano, steli che si induriscono.

Dove c’è poco suolo, rocce e ghiaia superficiali, l’erba man mano secca. Quando gli animali arriveranno qui, se non pioverà prima, non troveranno un buon pascolo. Ma almeno ci sarà il torrente che scorre nel mezzo del pianoro. Dove manca l’acqua, la situazione è ancora più critica. Sole, caldo, erba cattiva, cala anche la produzione del latte, gli animali pascolano male, mangiano meno.

Alle quote inferiori, si finisce l’erba che c’è ancora. Anche qui sta venendo sempre più dura e chiazze ingiallite emergono qua e là. Dovrebbe poi piovere, affinchè l’erba ricresca e ci sia la possibilità di pascolare una seconda volta quando gli animali scenderanno dagli alpeggi più alti.

Qui il gregge è già al secondo passaggio: le pecore erano salite presto, nella seconda metà di maggio, prendendo addirittura qualche fiocco di neve durante una nevicata tardiva, però avevano mangiato bene la prima erba. Adesso però ciò che è ricresciuto nel frattempo, ingiallisce e viene pascolato malamente, eppure bisogna mangiarlo, altrimenti a fine stagione sarà peggio ancora. E poi… basterà l’erba per arrivare a fine stagione, se l’estate prosegue così?

Questa è una veduta di alcuni pascoli della Val Chisone, in una zona notoriamente secca ed assolata: si vedono le chiazze verdi dove le mandrie hanno pascolato ad inizio stagione, ma tutt’intorno è giallo. “Se va avanti così, presto avremo problemi a far bere gli animali…“, mi dice un pastore. Senz’acqua, senza erba, ci sarà chi dovrà scendere prima dagli alpeggi? Ricordo, nel 2005, di aver incontrato una triste transumanza a fine agosto, forse primi di settembre, una mandria che scendeva tra la polvere, senza nemmeno i campanacci, con tutt’intorno pascoli gialli e riarsi.

Forse avrei dovuto partire con un pastore

E’ bello quando il mondo virtuale diventa reale. Soprattutto quando si parla di un mondo che è estremamente concreto, quello degli allevatori. Sergio mi aveva contattata su facebook un paio di anni fa, dicendomi di essere uno dei lettori di questo blog. Poi, lo scorso mese di giugno, mi aveva invitata ad andare a trovare lui e la sua famiglia in alpeggio. Lui era curioso di chiedermi cose sul Piemonte, io di conoscere un po’ di Val d’Aosta, e così…

Una bellissima giornata di sole, cielo limpido, aria fresca. Salgo in Val d’Ayas fino a Champoluc e devio risalendo su per le piste da sci, seguendo una strada ripida e polverosa. In questo momento Sergio e i suoi animali sono ancora all’alpeggio “basso”, con erba in abbondanza: “Siamo saliti un po’ tardi, potevamo venir su una settimana, dieci giorni prima, ma i figli avevano ancora la scuola…“. In alpeggio quel giorno ci sono solo due dei tre figli, il maggiore, Andrea, è rimasto giù a tagliare l’ultimo fieno. “Ha voluto che gliene lasciassi due pezzi da fare, ieri telefonava e diceva che giù si moriva di caldo. Ha appena fatto 18 anni, prenderà la patente quando scendiamo, così gli ho lasciato due pezzi dove non deve passare sulla strada con il trattore!

Quando arrivo, gli animali erano appena stati messi al pascolo, Sergio stava finendo di tirare il filo nel prato sotto alle case. Il “villaggio” di Soussun ha origini antichissime. Così possiamo leggere sul sito della struttura ricettiva Stadel Soussun, collocata dietro all’alpeggio: “…si trova a circa 2000 metri di altitudine. Soussun è un antico villaggio Walser, risalente al ‘500, ed è una testimonianza del passaggio dei Walser in Val d’Ayas. Il popolo Walser, originario dell’alto Vallese Svizzero, nel XIV secolo durante i suoi spostamenti per traffici commerciali, si stabilì alle pendici del Monte Rosa, lasciando numerose testimonianze della loro presenza, soprattutto nelle caratteristiche costruzioni che si possono ammirare in questo villaggio.  Il borgo di Soussun è stato abitato stabilmente fino all’inizio del secolo scorso, e sono giunti a noi in buono stato di conservazione: il forno, il mulino, la cappella dedicata alla Madonna del Carmine e appunto i caratteristici “rascard“, abitazioni in legno e pietra, con i tipici “funghi” atti a dividere la parte in muratura dal fienile e dal granaio.

Qui ci si alza presto al mattino, si munge alle 3:30, poi il latte viene portato in fondovalle, dove passa il camion del caseificio a ritirarlo. Si mettono al pascolo gli animali, si puliscono le stalle e si lavano i bidoni del latte, si fa pranzo, ci si riposa un po’ e si riprende tutto da capo. Avere ospiti significa inevitabilmente saltare il riposo e questo mi fa sentire un po’ in colpa: “No, per una volta che viene su qualcuno! E sono contento, perchè sei la prima, tra gli amici virtuali, che viene su a trovarci.” Il computer è lì sul tavolo, Sergio tiene aperta questa finestra sul mondo. “Ho scoperto il tuo blog cercando “pecora biellese”, da quel momento lo guardo tutti i giorni, sempre.

In alpeggio ci sono bovini, qualche capra, galline, oche, cani e gatti. Sergio e la sua famiglia salgono qui da tanti anni, ultimamente aveva cercato anche un’altra sistemazione, ma i costi di affitto erano troppo elevati, così è rimasto su questo alpeggio. Il villaggio antico è pittoresco, ma servirebbero altre strutture. Nell’altra baita più a monte, pur essendo nel mezzo degli impianti sciistici, non sono stati fatti i lavori per l’allacciamento alla rete elettrica e tocca usare il generatore, un costo non indifferente. “Un paio di anni fa mi era passato tutto l’entusiasmo, troppe difficoltà, poca voglia di venirci incontro.” Però la passione alla fine ha avuto la meglio e si continua, anche perchè sarebbe difficile immaginare di andare a fare altro.

Prima di pranzo, vengono fatti rientrare gli animali in stalla, anzi, nelle due stalle. Bovini da latte di razza valdostana, un paio di vacche castane: “E’ il figlio che le vuole tenere… Fosse per me non le avrei. E’ una passione anche quella, ma latte ne hanno poco e poi a volte si piazzano lì sulla porta della stalla, non lasciano entrare le altre…“. Parliamo a lungo di pecore e di pastori, Sergio “confessa” la sua malattia, fin da bambino ha la passione per le pecore: “Poi le cose sono andate diversamente… Forse da ragazzo avrei dovuto partire con un pastore, provare, magari capivo che non era la mia strada.” E invece è rimasto quel rimpianto, così ci si ferma a vedere le pecore tutte le volte che si scorge un gregge.

Sergio mi ripete quello che ho già sentito parecchie volte in questi ultimi mesi girando da queste parti: “Adesso di soldi ce ne sono meno di prima. Tanti hanno preso i contributi per fare stalle e fienili che, passato quel tot di anni, sono diventati case. Qui abbiamo più controllori che persone da controllare, ci tartassano! Sta diventando sempre più difficile lavorare e quel che facciamo rende sempre meno. Giù in fondovalle non volevano lasciarmi fare la stalla…

La figlia è nella baita a sorvegliare i fornelli e apparecchiare tavola, il fratellino aiuta mamma e papà. “Il figlio più grande fa l’Institut Agricole ad Aosta, adesso dovrà poi stare giù per fare un periodo di stage. A lui piace fare questo, ma a volte mi chiedo se sia giusto lasciarlo continuare, se ci sia un futuro per questo mestiere.” Sono le domande che si pongono tutti i genitori, davanti a qualsiasi mestiere. Quel giorno il sonnellino pomeridiano è saltato, ma le visite non arrivano tutti i giorni…

Il caldo sale in quota

Anche se non sono più su in alpeggio come in passato, basta una gita in una valle a caso per vedere certe cose. Poi ci sono gli amici che mi aggiornano, magari sfogandosi con qualche lamentela sulla scarsa qualità dell’erba, sulla difficoltà di farla pascolare agli animali. In pianura il caldo si sente eccome, ma in montagna?

La scorsa settimana mi trovavo in Valchiusella e ne ho approfittato per fare anche una gita veloce, quattro passi lungo la valle. A mezza quota ho trovato mandrie al pascolo. Faceva caldissimo, l’umidità dell’aria era molto elevata, il sole filtrava tra le nebbie che, inevitabilmente, si formavano. Il Chiusella è ancora ricco d’acqua, le pozze hanno un bel colore verde, ma il caldo mi fa tornare indietro al 2003, primo anno in cui arrivai da queste parti per il censimento degli alpeggi.

Anche allora si erano raggiunte temperature molto elevate e la siccità aveva trasformato i pascoli in distese brulle e riarse. Molti erano dovuti scendere in anticipo dagli alpeggi. Per ora la situazione non è così grave, ma l’erba è alta, dura, gli animali la pascolano malamente. Mosche e tafani li infastidiscono, il caldo non diminuisce nemmeno in quota, non c’è un filo di vento.

Arrivo nei pressi dell’Alpe Pasquere. Le baite sembrano esser state ristrutturate da quando ero passata di qui a censire le strutture. Questo alpeggio è servito dalla strada, a differenza di molti altri della valle, il cui raggiungimento avviene ancora esclusivamente a piedi. Eppure quante polemiche erano state fatte per la realizzazione della pista (chiusa al traffico) che risale su per il vallone!

Io proseguo lungo il sentiero, anche perchè l’alpeggio successivo è di quelli che, purtroppo, non sono stati dotati di viabilità. La pista devia poco sotto e non è stato prolungato un ultimo tratto che, senza grossi problemi avrebbe potuto collegare anche le baite in testata di valle. La mandria la incontro più in basso rispetto alle baite: vacche e due cavalli, mentre in precedenza avevo visto anche un mulo, perchè qui gli animali da soma vengono ancora utilizzati. Erba che ingiallisce pure qui, il calore della pianura risale sotto forma di nebbie e nuvole.

Le strutture dell’alpe Prà sono ancora tradizionali, ma in buone condizioni. Non so chi utilizzi oggi questo alpeggio, sono passati più di dieci anni da quando avevo girato tutta la valle e molte cose sono cambiate, qualcuno non ce più, volti giovani sono subentrati a mantenere vivo questo mestiere. Il mio arrivo è preannunciato dai cani, questo sentiero è segnato anche come GtA, quindi dovrebbe essere abbastanza frequentato, ma quel giorno non incontro altri escursionisti.

C’è una famiglia giovane, due bambini piccoli, tra cui questo con un visetto da birba. “Stai facendo i compiti?” “No… Sto colorando!“, e si nasconde dietro all’album. Il fratello maggiore, nel cortile davanti alle baite, inizialmente rifiuta di farsi fotografare.

Quando però tornerò indietro, gli animali erano stati fatti salire nei pascoli vicino alle baite, anche con l’aiuto dei bambini. “Adesso la vuoi una foto?“. Il piccolo fa segno di non con la testa, ma poi cerca di mettersi in posa accanto alla vacca, che però si sposta e così c’è tempo solo per un veloce scatto “rubato”. E’ ora di scendere, tornare nel caldo ancora più soffocante, più afoso della pianura. Chissà come proseguirà l’estate? Sembra preannunciarsi ancora più difficile di quella fredda e piovosa dello scorso anno.