Con passione e determinazione

Siete in tanti ad invitarmi: “Vieni a trovarci!“, ma dal momento che questo blog non “rende” niente e viaggiare costa, non posso arrivare da tutti, non subito, almeno. Alarico mi invitava da tempo, già un paio di anni fa dovevo andare a trovarlo in alpeggio, finalmente quest’anno ho trovato l’occasione giusta, mettendo insieme varie cose.

Dovevo andare in Valsesia a presentare il mio libro, così ho anticipato la partenza e sono arrivata a Campertogno al mattino presto. Le indicazioni erano precise, così ho imboccato il ripido sentiero lastricato che, di gradino in gradino, risaliva il versante, tra i boschi. Piloncini e chiesette lungo il percorso, fino ad uscire temporaneamente dai faggi.

Un pianoro, delle baite, un laghetto, erba pascolata e suoni di campanacci in lontananza. Era un’altra giornata calda e soleggiata, l’estate è tutt’altro che finita. Sapevo che anche qui doveva esserci un alpeggio, ma la mia meta era ancora più lontana.

Passo accanto alla baita, ci sono le oche e una capra all’aperto, alcune vacche poco sotto, i maiali, mentre gli altri animali probabilmente sono ancora in stalla per la mungitura. Un cenno di saluto al margaro, che mi suggerisce anche il sentiero giusto per andare al Vallone: “…quello sotto che scende, che tanti si sbagliano e vanno sopra!“. Ringrazio e proseguo, ma il sentiero comunque è segnato con la vernice.

Ancora nel bosco, i cartelli già avvisano che è un territorio di pascolo e invitano i turisti a tenere i cani al guinzaglio in prossimità degli animali e dell’alpeggio. Quanti lo fanno davvero? Sarebbe una buona norma da seguire sempre, anche senza cartelli, perchè non sappiamo come i nostri animali reagiscono di fronte ad altri animali (cani, pecore, vacche o capre che siano), sia perchè potrebbero essere loro in pericolo di fronte ad animali “estranei”.

L’Alpe del Vallone è “messa lì”, sul versante, senza nemmeno un po’ di piano intorno. Alarico mi accoglie con gioia, finalmente ci conosciamo. Classe 1995, questo giovanissimo allevatore aveva iniziato a scrivermi alcuni anni fa, raccontandomi la sua passione, la sua voglia di dedicarsi agli animali, nonostante la famiglia cercasse di indirizzarlo verso la prosecuzione degli studi (perito aeronautico!!). Inizialmente era andato a dare una mano a questo o a quell’allevatore, quasi di nascosto si era accordato per salire in alpeggio nella stagione estiva, un anno in un posto, un anno nell’altro. Lo scorso autunno, libero ormai dagli impegni scolastici, aveva preso la decisione di acquistare delle capre…

E quest’anno, con le sue capre più quelle prese in affido, è salito su questo piccolo alpeggio. Vi sono anche delle pecore, pure quelle in guardia. Un paio di baite in condizioni non perfette, una crollata, ma tutte dalla storia antica, molto antica. Mi mostra una scritta sull’architrave, 1687! E vi sono alcuni altri dettagli architettonici decisamente particolari, per essere in montagna, in un posto oggi così sperduto. Alarico mi spiega che gli è stato concesso in uso l’alpeggio da amici, in cambio lui lo tiene pulito e fa anche qualche lavoro di sistemazione.

Per esempio, sta cercando di risistemare la baita il cui tetto è crollato. Ha rimesso in sesto il muretto a valle, poi adesso sta tirando fuori tutte le piode franate all’interno. “Con l’elicottero il padrone porterà poi su il materiale e la rimettiamo a posto. Anche quell’altra baita ha un muro che sta cedendo, bisogna sistemarle prima che vadano giù del tutto, com’è invece successo alle case là di fronte.

Altra stranezza, vedere delle vere e proprie stanze in alpeggio e non i soliti pagliericci. Alarico usa l’altra baita, mi spiega che sarà necessario perlinare il tetto anche della “cucina”, quando tira vento, grandina o c’è tormenta, entra aria, freddo, umidità e anche la neve. Per non parlare poi della parete addossata alla roccia: “Quando piove forte scorre proprio l’acqua, per quello c’è uno spazio, le assi del pavimento non vanno contro, l’acqua passa giù e scorre via nella cascina (la stalla, ndA)…”. Alarico è su da solo, mi spiega di avere tempo per tutte queste sistemazioni, visto che deve solo mungere le capre, poi le lascia pascolare senza accompagnarle.

Il prossimo anno voglio prendere su qualche manza, per guadagnarmi anche qualche soldo in più.” Vacche quassù? Sì… un tempo pare ne salissero non poche, una sessantina, quando la montagna era meno sporca, meno invasa da alberi e cespugli. Sulle assi della camera da letto è tutto un “diario” degli avvenimenti del passato, con scritte più o meno leggibili e date anche del 1800. Nel 1948 si era partiti con le vacche il 7 ottobre, con la neve, l’anno seguente il 1 ottobre.

Poco sopra c’è un altro alpeggio, le baite sarebbero in condizioni migliori: “Però non c’è l’acqua vicino e lì è un posto che attira i fulmini, quindi preferisco stare qui come abitazione.” Di gente non ne passa molta, c’è un sentiero, ma sono zone poco frequentate. Dalla cima lì di fronte, con una grossa croce in vetta, si gode di un bel panorama a 360° sulle vallate laterali della Valsesia e, non ci fossero le nuvole, anche sul Monte Rosa.

Rientro alla baita e Alarico sta preparando le miacce, piatto tipico valsesiano. Le farciremo con formaggio di capra e anche nella pastella ha usato, ovviamente, il latte dei suoi animali. Altre ancora le mangeremo con il prosciutto, ma qualsiasi ripieno è adatto. Una tira l’altra, ma poi è meglio fermarsi… Altrimenti chi sale ancora a cercare le capre? La sera solitamente si ritirano da sole verso la stalla, ma quel giorno saliamo noi.

Poco per volta dovrà selezionarle per avere animali sia produttivi, sia di suo gradimento. Quest’inverno andrà anche in un’altra cascina, quella che aveva preso lo scorso anno era in un posto molto freddo. “Non sono ancora andate al becco, ho provato a toglierli per un po’ e poi rimetterli, ma ancora niente…“. Alarico sta imparando, sta facendo esperienza, tante cose le ha apprese andando ad aiutare in questa e quell’azienda, vedendo anche realtà molto diverse tra loro.

La sua è una bella storia, mi auguro che possa continuare negli anni, con sempre maggiori soddisfazioni. Sta bene lassù, nel suo isolamento, ma contemporaneamente non è un giovane solitario e fuori dal mondo. Appena il telefono ha il segnale, ecco che arrivano i messaggi degli amici e si combina per uscire la sera. Per lui “uscire” significa scendere a piedi, poi prendere la moto e raggiungere il fondovalle, la casa dei genitori. “Ma a me andrebbe bene anche essere in un alpeggio dove stai sempre su e non usi il telefono, vai giù una volta alla settimana per portare i formaggi e fare la spesa!

Quella che deve scendere subito sono io e, più in basso, nella radura, osservo da lontano questa scena, con i bambini che rincorrono le mucche, forse per portarle alla mungitura. Quella che ho “incontrato” è un’altra bella storia, una di quelle che più mi piace raccontare qui, forse anche per risollevarsi il morale tra i vari problemi che affliggono la montagna, l’allevamento. L’auspicio è che Alarico, con il passare degli anni, riesca ad avviare la propria azienda ed avere il successo che merita.

Purtroppo non era una bufala…

E siamo arrivati a settembre, un’altra stagione è passata, ormai si contano i giorni per scendere dall’alpeggio, chi prima, chi dopo. La siccità è stata interrotta dalla pioggia, le sorgenti hanno ripreso ad avere acqua per riempire gli abbeveratoi, l’erba si è un po’ ripresa. Gli altri problemi sono stati bene o male quelli di sempre, compresi i lupi, sui quali si continua a fare tante parole. La novità del 2015, per lo meno in Piemonte, è stata (ad inizio stagione) quella che riguardava alcuni degli speculatori che si accaparravano i pascoli.

…ma non era che la punta dell’iceberg! Perchè la montagna di Heidi è ormai solo più una favola, o forse non è mai esistita. Fare e sentire certi discorsi, scoprire certe cose circondati da un panorama del genere pare impossibile. Viene quasi da provare a darsi un pizzicotto per capire se si è svegli. Smascherata una truffa, ce ne sono cento altre. Pascoli alpini affittati a “imprenditori” di tutta Italia. Quelli che erano pascoli, o addirittura territori dove mai nessuno ha portato animali, inseriti in domande che dovrebbero fruttare contributi grazie allo sfalcio (!!!!). E avanti così, oltre ogni limite di immaginazione!

E poi ci sono le bufale! E qui il gioco di parole sorge spontaneo, perchè non si può che immaginare che sia una bufala la notizia che un’azienda del centro Italia affitti un alpeggio sulle Alpi piemontesi per monticare… delle bufale, appunto! Una montagna ripida, con poca acqua e nessuna strada per raggiungerla… E invece no, è tutto vero, anche se alla fine le bufale a quattro gambe, con corna e coda, lassù non si sono viste. Altro che la pace, la serenità, gli ambienti incontaminati. Quando si parla di eco-mafie, alla fine si intende anche questo, e sono cose che succedono intorno a noi, nei luoghi che meno ci aspettiamo.

E così alla fine rimangono pascoli… non pascolati! Per un motivo o per l’altro (e le bufale, e nuovi vincoli, e lo sfalcio che ovviamente non viene fatto, e gli arresti che ci sono stati…) l’erba resta in piedi. Il “pascolo” quindi non è più tale e, anno dopo anno, come tutte le cose non utilizzate o mal utilizzate, perderà le sue caratteristiche e andrà degradandosi. Tutto questo in nome dei soldi, i troppi soldi che girano e che fanno sì che dei territori poveri, dove i vecchi hanno sempre fatto delle grame vite per gestirli, per trarne un magro (ma dignitoso) sostentamento, oggi invece siano teatro di speculazioni con risvolti internazionali. E’ questo il progresso?

Per fortuna che, a forza di salire lungo la strada, qualche alpeggio vero lo si incontra ancora. Animali al pascolo, fili tirati, cani che accompagnano e difendono il gregge di capre dagli attacchi dei lupi. Anche questi cani, quassù, sono stati oggetto di forti polemiche, c’era chi addirittura voleva vietarli o limitarne il numero. Situazioni paradossali! Da una parte c’è chi accusa i pastori di non sapersi difendere dal lupo e usa come argomentazione proprio l’insufficiente numero di cani, dall’altra chi vuole una montagna “turistica” preferirebbe non dover fronteggiare le problematiche collaterali che la presenza dei cani comporta.

Quante parole, quante vicende dietro a questa realtà. Fatico a farmene una ragione io, che bene o male questo mondo lo conosco sotto diversi punti di vista. Come può crederci chi invece di questa realtà vede solo la facciata? La bellezza di un’immagine, di un panorama arricchito dagli animali al pascolo o che si riposano mentre ruminano?

I montanari sono gente tosta, ma un conto è resistere alla neve, alle slavine, alle frane, un conto è addomesticare i versanti, renderli coltivabili, abitabili, ma lottare contro questi ostacoli evanescenti, fatti di carta, di documenti, di cifre, di sigle? Sempre più spesso mi chiedo quale sia il destino degli alpeggi, degli allevatori, specialmente quando ogni giorno se ne sente una nuova, tra problemi di burocrazia, costi, scandali, truffe. La fatica e il lavoro quotidiani, le esigenze degli animali da soddisfare sembrano quasi essere compiti semplici e lievi, messi a confronto con tutto il resto. Si riuscirà a fare qualcosa, nei mesi che passeranno tra la transumanza di rientro a valle e il giorno in cui si ritornerà in montagna? E’ difficile essere ottimisti, con tutte le notizie che si vengono a sapere!

Un addio e qualche appuntamento

Scusatemi se in questo post vado a mescolare un triste addio ad occasioni festose. Gli impegni mi portano qua e là e non sempre riesco ad aggiornare queste pagine, ma oggi volevo parlarvi di alcuni prossimi eventi che mi sono stati segnalati, però non voglio nemmeno rimandare oltre una commemorazione.

Questo è l’articolo scritto dall’amico Giacomino per ricordare un pastore scomparso recentemente in un incidente in montagna. La notizia l’ho saputo attraverso facebook, dove gli amici mi hanno segnalato questo e altri articoli simili. Poco dopo avevo saputo il nome del pastore precipitato in un dirupo in Val Soana.

Non lo conoscevo direttamente, anche se ci eravamo “sfiorati” in occasione della visita a questo gregge lo scorso inverno nel Canavese. L’anziano pastore d’inverno collaborava in società con un altro collega, mettendo insieme le pecore ed aiutandosi a vicenda. Quel giorno, mentre con gli amici chiacchieravamo con il pastore, lui sorvegliava il gregge sull’altro lato del prato. Non c’è un modo “migliore” di morire, ma forse, per chi ha sempre fatto questa vita, è quasi meglio andarsene così, in un giorno di nebbia, piuttosto che spegnersi lentamente in un letto di un ospedale, mentre fuori splende il sole…

La vita continua per tutti coloro che restano. E’ stagione di feste e di fiere. Mi segnalano due appuntamenti, innanzitutto la Festa del Nostrale d’Alpe a Canosio, in Valle Maira (CN). Qui i dettagli e i numeri per la prenotazione per il pranzo.

Un’altra manifestazione, attualmente è in corso a Carcare (SV), l’Antica Fiera del Bestiame. Qui sul sito ulteriori informazioni.

Io vi rinnovo l’invito per domani sera a Frasso (frazione di Scopello, VC), ore 21:00, per la presentazione del mio libro fotografico “Pascolo vagante 2004-2014”. Buon fine settimana a tutti, segnalatemi le manifestazioni a tema che vi interessa veder pubblicizzate qui!

La fiera di Balboutet

Andare o non andare a Balboutet per la fiera? Gli anni scorsi era andata sempre più in declino, per quello che riguarda la presenza degli animali. Quest’anno però dovevano esserci e allora… Si parte, anche se il tempo è brutto e le previsioni sono anche peggiori. Su per la Val Chisone piove, pioviggina, le nuvole si abbassano. La sorpresa è scoprire che fanno pagare tre euro (non uno, tre!!!) per ogni auto. Vuoi andare su? Paghi… e paghi anche se non raggiungi proprio la frazione, ma decidi di parcheggiare lungo la strada per poi andare via prima e non rimanere imbottigliato. Mah… La cosa non è affatto piaciuta, anche perchè non c’era nessun “servizio” che potesse compensare questa spesa.

Per fortuna che almeno la gran parte delle bancarelle era presente. Certo, non era facile lavorare con quel tempo... E nemmeno girare tra i banchi, con gli ombrelli aperti. Solitamente a questa fiera c’è un bel sole, ma quest’anno le cose sono andate diversamente. Non vedi nemmeno le persone, siamo tutti nascosti dagli ombrelli.

Si può acquistare di tutto, dai formaggi al miele, dall’abbigliamento all’artigianato, dal vino agli scarponi, ma anche gli acquisti sono meno invitanti, con la pioggia. Per fortuna sembra smettere un po’, però le speranze di veder uscire il sole sono pressochè nulle. Non resta altro da fare che completare il giro prima che ricominci a piovere forte.

Dal momento che quest’anno la fiera cade di domenica, di gente ce n’è parecchia, nonostante il tempo. Di certo, con il sole, si sarebbe assistito ad un gran pienone. Quelli che sono venuti fin quassù o dovevano proprio acquistare qualcosa in particolare, o sono coloro che non si perdono una fiera per niente al mondo! I curiosi, quelli per cui sarebbe stato solo un passatempo, non si sono mossi di casa, anche perchè proprio caldo non fa.

Gli animali effettivamente ci sono, i commercianti hanno portato un po’ di vacche, se qualcuno volesse fare acquisti, la scelta c’è. Solo che smette di piovere e cala la nebbia, non si vede più nulla… Clima autunnale! Chissà se qualcuno ha fatto affari, oppure quelli che devono comprare aspetteranno Pragelato il 14 settembre?

Si prosegue tra le bancarelle, incontrando qua e là qualche conoscente, ma non ci si può quasi fermare a parlare, nell’ingorgo di ombrelli. Giornata non facile anche per gli espositori, l’umidità non fa bene alla merce e nemmeno alle persone!!

E la nebbia sembra diventare ancora più fitta: sono le 11 del mattino e pare sia notte! Nella parte alta della fiera, qualche espositore non ha montato il banco, ma in generale di posti vuoti ce ne sono pochi. La fiera comunque c’è ed è bella da vedere e da girare. Di lì si scende poi verso il centro della frazione.

Con il sole sarebbe stato bello andare a scoprire angoli particolari, fontane, murales, meridiane… Anche il maltempo ha un suo fascino, ma non invita alla lunga sosta o ai tradizionali pic-nic nei dintorni. E’ piacevole entrare nel forno della borgata, acceso e funzionante, dove fanno cuocere le pizze.

Quest’anno non c’erano i figuranti a rappresentare gli antichi mestieri, non so se per colpa del tempo o per scelta, comunque si potevano ammirare dal vivo alcuni scultori. Nelle piazzette di Balboutet poi vi erano numerosi artigiani con i loro lavori artistici.

Purtroppo la tregua della pioggia è stata di breve durata e ricomincia più intensa di prima. E’ l’ora delle premiazioni, poi sarebbe tempo per il pranzo, ma nel mio caso preferisco ridiscendere a valle. Accanto ad una bancarella dove si vendono attrezzature e campane, ci cono questi due Francesi, indecisi sulla scelta. Noi andiamo a vedere le fiere in Francia e loro, giustamente, vengono qui…

Piove proprio forte, le capre e il becco si aggirano nervosi nel recinto dove erano stati messi “in mostra”, proprio i primi animali che si vedevano arrivando alla fiera. Speriamo per le prossime… che il tempo accompagni!!! D’ora in poi infatti tutti i fine settimana ci saranno, qua e là, manifestazioni legate ai prodotti (formaggi d’alpeggio…) o rassegne zootecniche. Ve ne parlerò e vi segnalerò quelle di cui sono a conoscenza.

Ancora sulle battaglie delle Reines

L’altro giorno già vi avevo parlato di Battaglie delle Reines mettendo insieme alcune opinioni diverse (e contrastanti) che alcune persone hanno sull’argomento. Adesso provo a mostrarvi, con le immagini e raccontandovi qualcosa, quello che si può “sentire” partecipando ad uno di questi incontri. Non pretendo di convincere nessuno, ma volevo almeno far ragionare chi è disponibile a farlo, chi ha interesse a documentarsi.

Era la prima volta che assistevo ad uno di questi incontri in montagna. Non che abbia partecipato a moltissime di queste manifestazioni, la prima in assoluto era stata la finale ad Aosta molti anni fa. Nonostante le condizioni meteo non ottimali (pioggia nella notte e il giorno precedente, con neve in montagna a quote medio-alte), combino all’ultimo minuto e si va al Piccolo san Bernardo, al confine con la Francia. Caldo non fa, pioviggina, ma poi il tempo va a migliorare. E il pubblico non manca!

Penso ci siano almeno due modi per “partecipare” ad una Battaglia. A parte chi è direttamente coinvolto, gli allevatori e le loro famiglie, che portano gli animali e sperano magari in un qualche risultato, c’è un pubblico di curiosi e ci sono gli appassionati. Ci sono anche semplici turisti che passano, guardano per qualche minuto, poi proseguono, preferendo le bancarelle del mercatino. Forse scattano una foto, per avere il ricordo, la documentazione di quest’usanza locale. Ma gli altri, quelli che stanno lì dall’inizio alla fine, nonostante il freddo, che ci sarebbero stati anche con la pioggia, quelli hanno comunque la passione a motivarli.

Un elemento di fondo è quello su cui si basa anche questo blog, cioè… l’amore e la passione per gli animali. Il discorso è sempre il medesimo… Sempre di più sentirete un’accezione negativa nel termine “animalista”, se a pronunciarlo è un allevatore o comunque qualcuno che ha a che fare con l’allevamento di animali cosiddetti “da reddito”. Quanta confusione si fa, con le parole! Io non allevo nulla, ma ho contratto “la malattia” e, pian piano, nel modo più umile possibile, ho cercato di entrare pian piano in questo mondo, ho cercato di comprenderlo, l’ho vissuto in prima persona per alcuni anni, continuo a viverlo marginalmente grazie agli amici. Soprattutto però cerco di raccontarlo. Le parole sono importanti, ma le immagini spesso dicono ancora di più. Quindi, per me, assistere ad una Battaglia è l’ennesima sfida fotografica, riuscire a cogliere degli scatti che documentino, che parlino, che riescano a comunicare.

Ancora non sapevo che qualcuno avrebbe commentato il post sulle battaglie, quando ho scattato questa foto. Il commento in questione, a firma di “Cris” è questo: “Tutto quello che fa violenza deve essere intollerabile. In certi paesi del mondo la legge della violenza é regina, deve essere lo stesso per noi qua? in tutti i campi ? i bambini devono vedere le mucche nei campi verdi o combattendo? é solo una questione di educazione. che modello gli diamo?” Questa immagine parla appunto da sola, risponde da sola a Cris e a chi la pensa come lei. Il modello che viene dato a questi bambini è che il mondo dell’allevamento di montagna è sano, che gli animali sono amati. Che le battaglie non sono violenza, ma momenti gioiosi da condividere con tutta la famiglia, bambini compresi.

Se non è sufficiente quella foto, aggiungo questa, sempre relativa ad una premiazione. Non si impara la violenza, ma si assiste ad un fenomeno naturale, bello da vedere, appassionante, coinvolgente, che insegna ad amare gli animali, ad allevarli come si deve e ad esserne ripagati. Giusto per sfatare un altro luogo comune, non si guadagna niente in queste battaglie, se non una campana o una decorazione floreale. Certo, la stalla con delle reine vincitrici magari vende più facilmente e a prezzo maggiore i suoi animali ad altri appassionati, ma… la storia finisce lì.

Ripeto ancora una volta che le battaglie non sono cruente, non più di quanto non lo sia di per sé la natura. Anzi, alla fine di questa eliminatoria, qualcuno lamentava che le bestie avevano battuto poco, la sera prima, ad Aosta, durante la notturna all’arena, gli scontri erano stati più animali. Qui i primi incontri sono stati interlocutori, in alcuni casi si sono conclusi velocemente, in altri gli animali si sono studiati a lungo, limitando il corpo a corpo a pochi istanti sufficienti a stabilire chi passava il turno.

Gli allevatori assistono insieme ai giudici di gara. Contemporaneamente avvengono più incontri. C’è ansia, attesa, partecipazione emotiva, anche preoccupazione. Altro che incontri cruenti… Quando una vacca resta impigliata con il corno nella cinghia della campana della sua compagna, non si esita a tirar fuori il coltello e tagliare la cinghia, pur di evitare pericoli e sofferenze all’animale!

Secondo me, se si ha un minimo di passione per gli animali, è inevitabile rimanere coinvolto dallo spettacolo, anche quando gli animali non stanno ancora scontrandosi. C’è tutto un rito precedente, ed è forse soprattutto questo a far capire quanto sia naturale questo evento. Qua e là nel campo vengono predisposti dei mucchi di terra e gli animali li usano per scavare con le zampe, buttando indietro la terra, e strusciarvisi con il muso.

Ed è naturale anche lasciarsi affascinare dai momenti più vivi, quelli in cui gli animali si affrontano con il contatto diretto. Non c’è nulla di riprovevole, nulla di cui vergognarsi nell’essere “presi” quando ciò accade. Non ci emozioniamo, in fondo, per qualsiasi impresa sportiva di cui l’uomo è protagonista? Qui ammiriamo gli animali, la loro forza, la loro indole, la loro bellezza.

A volte un animale sembra cedere, la folla si prepara ad applaudire la vincitrice, ma poi la battaglia riprende. Alcuni incontri durano più a lungo, cresce l’entusiasmo, ma alla fine ci saranno battiti di mano per tutti. Solo in un caso, quando un allevatore contesta e chiede di riprendere lo scontro, si levano dei fischi. Alla fine l’esito sarà comunque quello che era già emerso pochi minuti prima.

La costanza di tutto coloro che sono saliti fin quassù viene premiata dal sole, che fa capolino tra le nuvole, e dal panorama che inizia a mostrarsi in tutta la sua bellezza. Via via si decide la classifica, gli animali vincitori andranno alla finalissima di Aosta, che si terrà il 18 ottobre.

Ogni vincitrice di categoria, ogni classificata ha l’onore della foto, insieme a tutti i membri della famiglia dell’allevatore. Sono momenti di gioia e di festa per tutti. Certo, chi vince è più contento, ma in generale l’atmosfera mi sembra quella del “l’importante è partecipare”, come è giusto che sia.

E poi si arriva allo scontro finale, quello da cui ci si aspetta la maggiore spettacolarità, e le contendenti non deludono. Dal pubblico vengono scattate foto, realizzati filmati con i cellulari, in campo c’è un fotografo ufficiale, ma anche appoggiati alle transenne ci si gode tutto, anche senza apparecchi da professionisti. Certamente occorre un minimo di preparazione, di conoscenza, per avvicinarsi a questo genere di incontri, ma non è così un po’ per tutto?

E Lionne vince, ricevendo tutta la gioia e la gratitudine di Gil, che si inginocchia davanti a lei e la bacia! Lei aspetta, sembrano capirsi con lo sguardo, il legame tra uomo e animale c’è e non lo si può negare. Dite quello che volete, ma questa è una Battaglia delle Reine.

Ancora un giro d’onore con la Regina di prima categoria, poi lo spettacolo è finito. L’appuntamento è all’incontro successivo, gli appassionati non se li perdono, domenica dopo domenica. D’estate poi portano ad andare ora qui, ora là, in località di montagna che meritano essere visitate, quindi possiamo parlare anche di un’occasione, di un incentivo al turismo.

Il pubblico comincia a defluire, chi rientra in valle, chi ritorna in Francia, chi in Piemonte. In queste occasioni, anche guardare la gente può essere interessante, visto che c’è sempre chi ha uno stile particolare e riesce ad attirare l’attenzione…

Sul colle, a metà tra il mercatino italiano e quello francese, proprio accanto ai resti romani, non manca una piccola, pacifica manifestazione di chi inneggia ad una Savoia libera. E’ bello e giusto difendere le tradizioni, le radici, la lingua, la terra, ma cosa c’è di più bello di questi incontri spontanei, proprio in nome della tradizione e delle passioni condivise, che attirano gente da paesi diversi?

Ancora (quasi) niente pecore a Nevache!

A Nevache, in Francia, uno ci va perchè è un bel posto, ci va per fare camminate in montagna, raggiungere colli, laghi, rifugi, per un trekking. Poi c’è chi ci va a cercare pecore, perchè questo è uno dei luoghi oltreconfine dove gli alpeggi sono utilizzati da greggi di pecore merinos, è risaputo.

Quando c’ero stata qualche anno fa, ero salita in un vallone dove un gregge avrebbe dovuto esserci, dove un gregge poteva pascolare più che bene, ma purtroppo di pecore nemmeno l’ombra. Chissà, forse sarebbero salite più tardi… Quest’anno invece abbiamo puntato alla testata della valle. C’erano le tracce dei recinti e del passaggio, anche abbastanza recente, degli animali. Era una mattinata fredda e limpida…

Così, a caso, saliamo verso dei laghi, con l’obiettivo di fare un giro ad anello e vedere più zone possibile. Qualche animale c’è, ma sono dei bovini! Un piccolo gruppo, qualche vacca con i suoi vitelli, un grosso toro dal mantello scuro. Niente pecore, ma il posto è davvero bello.

Il flusso di turisti sul sentiero è continuo, sono le settimane centrali del mese di agosto, purtroppo i compatrioti sono i più rumorosi e le loro osservazioni non passano inosservate. Così come non si possono non notare i grifoni che volteggiano in cielo. Arriviamo a contarne più di trenta, contemporaneamente. Questi avvoltoi sono degli spazzini e si cibano di carcasse, le loro dimensioni sono imponenti. Qualcuno li scambia per aquile (!!), altri addirittura li definiscono falchi…

Solo alcuni dei turisti si avvicinano agli animali al pascolo, che in quel momento stanno riposando, qualcuno li guarda da lontano, altri li fotografano. Giustamente, uno di loro (Francese) ci mette in guardia sull’eventuale pericolosità, dal momento che ci sono dei vitelli piccoli. La mia amica, allevatrice e moglie di un pastore, gli spiega la situazione. E si finisce con il turista che chiede a noi se può accarezzare la vacca!

Dopo l’ultimo lago, sulla via del ritorno, insieme alle tracce evidenti di un recente passaggio del gregge, ecco una pecora solitaria, in non buone condizioni di salute. E’ zoppa sia ad una zampa anteriore, sia ad una delle posteriori. Le guardiamo l’orecchino per ricordare il numero, caso mai trovassimo più a valle i pastori. Per il momento pascola indisturbata, ma da queste parti il lupo c’è…

Finalmente vediamo il gregge, ma sul versante opposto, ad una quota troppo elevata per pensare di raggiungerlo. “Leggendo” le tracce al suolo, l’erba pestata, il sentiero infangato, intuiamo che i pastori devono aver spostato le pecore nei giorni precedenti, quando ha piovuto. In questi giorni, anche in Italia, si sta provvedendo a separare gli agnelloni, i montoni che verranno venduti per la festa mussulmana del sacrificio, così può darsi che il gregge sia stato abbassato per provvedere a quel lavoro e alla successiva discesa a valle degli animali venduti.

Più in basso, accanto alla strada sterrata, c’è il “campo” dei pastori. Purtroppo non c’è nessuno, impossibile quindi segnalare la pecora dispersa. Questo non è un camper da turisti, c’è una campana legata sul cofano e numerose ciotole per i cani…

Di fronte, sull’altro lato della strada, altre abitazioni, sempre utilizzate da pastori. Chissà, forse ci sono addirittura due greggi… Che peccato non aver incontrato nessuno, non poter chiedere, fare domande, capire… Vediamo anche altri animali “lasciati lì”. Una pecora morta sembra esser stata già oggetto di banchetto da parte dei grifoni, o saranno state volpi, o cinghiali? Strana questa poca attenzione, specialmente in un posto tanto frequentato dai turisti!

Per vedere qualche animale da vicino, dobbiamo tornare a Nevache. Qua e là, tra i giardini, ci sono delle reti tirate e, al pascolo, piccoli gruppi di animali. Un paio di pecore, tre o quattro capre. Lungo la valle ci sono prati sfalciati, prati di erba medica, ma non c’è la cura che troviamo altrove. Probabilmente sono pochi gli animali che restano in valle: i grossi greggi salgono ad inizio estate dalla pianura, ridiscendono in autunno, tutto sui camion, e il territorio non ha quell’aspetto di quando ogni angolo è utilizzato per il fieno o per il pascolo.

Nevache comunque merita una visita, anche se non cercate le pecore! Lungo la valle, potete scegliere dove parcheggiare l’auto (gratuitamente) e risalire la valle a piedi seguendo i sentieri, oppure (per pochi euro) prendere la navetta che vi porta fino a Laval, dove l’asfalto finisce. Un servizio efficiente ed economico, che evita l’intasamento del traffico lungo la stretta strada che risale la valle.

Appuntamenti e qualche foto

Un rapido aggiornamento con qualche appuntamento che potrebbe interessarvi. Questa domenica 23 agosto, in Val Chisone, la Fiera di Balboutet (Usseaux – TO). Dopo anni di parziale declino, si preannuncia una vera fiera, con la presenza di commercianti di bestiame e animali in vendita, oltre alle bancarelle di ogni tipo. Qui il programma.

Per il prossimo fine settimana, inizio ad informarvi che, anche quest’anno, sarò ospite a Frasso (VC), frazione di Scopello, Val Sesia. Sabato 29 agosto, ore 21:00, con la presentazione di “Pascolo vagante 2004-2014”. Ricordo che il volume fotografico con immagini di 10 anni di pastorizia è in vendita on-line qui.

A proposito di foto, eccone un po’ ricevute dagli amici. Un salto indietro al 2011, così ci scrive Leopoldo: “Un giovane Matteo Froner dell’agosto 2011 sotto alle “Cinque Torri” sulle Dolomiti. Solo quando l’ho conosciuto, molto tempo dopo, ho capito chi era. Ero salito sulla funivia del Lagazuoi e, scendendo, avevo visto questo spettacolo.

(foto L.Marcolongo)

(foto M.Verona)

Queste due immagini di capre invece risalgono al novembre del 2014 e me le ha mandate mio papà… Val Pellice, Castlùs.

Ancora Leopoldo: “Anche questo foto sono di gennaio 2010. Non so il nome del pastore. E’ l’ultima volta che sono venuti a pascolare sui miei campi (ho 5 ettari). Si vede la fila dei miei gelsi, quasi 50, piantati da mio nonno, ancora in buona salute.

(foto L.Marcolongo)

Pascolando sul confine

Sono andata a far visita al Pastore, pensavo di trovarlo in un vallone, invece si era appena spostato nell’altro, ma va bene lo stesso, visto che pure lì non c’ero mai stata. L’occasione era anche quella di andare a fare una gita, oltre vedere il gregge.

La giornata era bella, serena, ma il meteo annunciava un peggioramento serale. I colori ormai erano quelli dell’estate inoltrata, anche l’aria era decisamente ben più fresca della settimana precedente. Il Pastore racconta che, nei giorni più torridi, lui era su nel vallone a 2700-2800m e si stava bene là, questo gli faceva immaginare quanto caldo dovesse esserci in pianura.

Saliamo dal gregge, c’è qualche capra da mungere, qualche agnello da allattare con il biberon, qualche animale zoppo da controllare, la solita routine mattutina. Gli animali sono tranquilli, la sera prima si sono riempiti bene le pance e non fremono per andare al pascolo.

C’è un po’ di agitazione solo dove ci sono le capre, dato che è iniziata la “stagione degli amori”. Tutta colpa di due giovani becchi dello scorso anno, che hanno cominciato ad “importunare” le capre, dando il via al calore un po’ in anticipo. Ovviamente il grosso maschio vuole l’harem tutto per sé, quindi allontana a testate i becchetti.

Viene aperto il recinto e il gregge con i suoi fedeli guardiani lentamente inizia ad uscire. Erba qui ce n’è ancora, ma meno dello scorso anno, per colpa dell’andamento stagionale. Adesso è ancora tutta “intera”, visto che il gregge ha attraversato ed ha raggiunto questi pascoli solo il giorno prima.

Le pecore si fermano a mangiare il sale, poi lentamente iniziano a salire. Il vallone è lungo, ampio, ma ci sono anche tante pietraie, zone ripide, difficili da raggiungere, pericolose da pascolare. Alcuni animali sono zoppi proprio per effetto delle pietre che, smosse dalle pecore e capre più a monte, rotolano in mezzo al gregge. Saliamo anche noi, tenendoci sulla sinistra, seguendo il sentiero che sale al colle, anche quel giorno frequentato da numerosi escursionisti.

Una volta giunti al valico, una delle prime cose che danno il benvenuto in terra di Francia è questo cartello, che spiega come si stia entrando in un alpeggio, avvisa della presenza dei cani da guardiania, a cosa servano e come bisogna comportarsi in loro presenza. Un cartello chiaro, robusto, resistente, adatto a resistere al clima che ci può essere quassù, estate ed inverno. Impossibile poi non notarlo!

Il gregge francese lo vediamo solo in lontananza, è ancora chiuso nel recinto, verrà aperto di lì a poco. Sono pecore di razza merinos, il Pastore ha già parlato con chi le sorveglia. Su questo versante la montagna è ben più “facile” rispetto all’Italia, già solo per la comoda pista sterrata che dolcemente sale fino al colle. Altro che il ripido sentiero che bisogna affrontare sul versante piemontese!

Anche i pascoli sono più belli, meno ripidi e vengono utilizzati solo quelli migliori, sotto alla strada. Il Pastore sogna una montagna del genere, ma è da quando lo conosco che mi porta sui colli, ci affacciamo oltreconfine e mi indica quelle montagne così dolci, così belle che ci sono oltralpe. Bisognerebbe affittare una montagna francese…

Appena sotto al Colle del Frejus, sempre sul versante francese, c’è un laghetto circondato da eriofori. In mancanza delle pecore, fotografo questi soffici batuffoli mossi dal vento. L’aria quassù è decisamente fredda, un netto cambiamento rispetto a quanto ho dovuto sopportare nei giorni precedenti. Il Pastore è tornato dal gregge, che aveva lasciato “incustodito” per qualche minuto, mentre facevamo una rapida esplorazione oltreconfine.

Le pecore si sono sparpagliate a pascolare, sembrano quasi pietre tra le pietre. Mentre loro brucano l’erba bassa, ma appetitosa, pranziamo anche noi. C’è tempo per una pausa, parte degli animali si ritirerà in una specie di conca meno ripida dei pendii circostanti, poi riprenderanno a spostarsi. A quel punto ci muoviamo anche noi.

Le pance sono piene, ma gli animali continuano a mangiare. Ci sono da attraversare alcuni ripidi canaloni, dove scorre un ruscelletto, ma le sponde di terra franosa, grigiastra, incise dall’acqua, fanno immaginare cosa possa scendere qui quando si scatena un violento temporale.

Il gregge fa nuovamente una pausa, intanto il tempo cambia. L’aria si fa più umida, il cielo via via si copre, le previsioni non avevano mentito. Inizia a cadere qualche goccia di pioggia, poi soffia ancora il vento. Pioggia o no, per me è già arrivato il momento di rientrare. Devo ridiscendere fino alla strada e rimettermi in viaggio in auto, saranno necessarie alcune ore per tornare a casa. Così saluto i pastori e mi avvio, scendendo lungo le tracce delle pecore.

Su certi sentieri bisogna dare la precedenza. Un gruppo di pecore, che si era separato dalle altre, si sta riunendo al gruppo, così le lascio sfilare una ad una. Adesso ha iniziato a piovere e tocca aprire l’ombrello. Scendo cercando il percorso migliore, poi finalmente ritrovo il sentiero. Alle mie spalle sento abbaiare i cani, anche il Pastore ha dato il via al rientro serale. Non sarebbe ancora ora, ma probabilmente il temporale in arrivo l’ha spinto ad accelerare i tempi.

E la pioggia mi viene incontro dal fondovalle. Io scendo, lei sale… L’ombrello ripara parzialmente, c’è vento, poi l’erba bagnata in alcuni tratti è alta, così pantaloni e scarponi si infradiciano completamente. Scendo velocemente, ma la perturbazione di quella sera è di breve durata. Quando arrivo alla macchina ha già smesso di piovere. Seguirà altra pioggia nei giorni successivi… Non salverà più la stagione, ma la speranza è che venga ancora un po’ d’erba nei pascoli bassi, quelli mangiati malamente perchè l’erba era troppo alta quando il gregge è stato lasciato salire, così da concludere degnamente la stagione.

Se è naturale però fa paura…

Dal momento che parlo di allevamento e, oltre agli addetti ai lavori, a chi questo mestiere lo pratica, mi rivolgo anche a chi è semplicemente interessato o curioso, molte volte tocca spiegare e sono felice di farlo, se questo serve ad insegnare, a vincere l’ignoranza. Come ho già detto più volte, stiamo vivendo in un’epoca in cui ci si è staccati completamente dalla realtà della natura, specialmente per quanto riguarda gli animali che, dalla notte dei tempi, vivono accanto all’uomo. Sappiamo tutto del leone e della gazzella di Thompson grazie ai documentari, ma c’è chi umanizza cani e gatti, chi vorrebbe cancellare tutto quello che è allevamento.

Mi è venuto da sorridere amaramente leggendo questo articolo. Da una parte assistiamo a polemiche, manifestazioni di sedicenti animalisti (amare gli animali è un’altra cosa!) contro le Battaglie delle reines, dove questi incontri di appassionati vengono bollati come inutili crudeltà, dall’altra… Quando dei turisti assistono per caso al più naturale dei fenomeni… si spaventano e sollevano un polverone ridicolo.

Già, perchè le battaglie tra queste vacche, di razza valdostana pezzata nera e castana, sono assolutamente spontanee ed avvengono costantemente anche sui pascoli, oltre che nelle apposite arene, dove l’unica differenza è che l’uomo sceglie l’abbinamento delle “contendenti” e, oltretutto, interviene quando c’è il rischio che si possano far male davvero. “Mentre camminavano libere e apparentemente senza guida, hanno improvvisato una bataille, sei mucche di un alpeggio situato vicino al sentiero dell’Alta via n.1 (…) poteva essere una scena bucolica d’interesse turistico, anche se forse un po’ violenta; se non fosse che il combattimento si è svolto proprio lungo un tratto del tracciato, fra turisti ed escursionisti spaventati. “Poteva finir male – commenta un escursionista – le bovine hanno incrociato le corna e vicino a loro c’erano bambini e persone con poca dimestichezza della ‘vita agricola’, che non sapevano cosa fare. Devo ammettere che finora non mi era mai capitato di assistere a un combat lungo un sentiero turistico. Probabilmente quelle mucche sono sfuggite al controllo dei guardiani. (…) Il sindaco dovrebbe prestare maggiore attenzione alle problematiche del comprensorio – lamentano alcuni residenti – che è principalmente agricolo-montano e molto esteso, e necessita quindi di una presenza costante”.

Non è molto surreale, ridicolo? In tutta la Val d’Aosta e non solo le battaglie attirano appassionati e turisti nel corso di quasi tutto l’anno (qui il calendario), ma c’è anche chi le critica come se fossero delle corride, fa raccolte di firme, con motivazioni come queste “(…) Si tratta di “feste” (feste solo per gli spettatori) che prevedono non solo l’impiego e lo sfruttamento di animali, ma anche la lotta cruenta tra gli stessi. Considerato che: – anche (se non soprattutto) gli animali non umani sono esseri senzienti in grado di provare dolore, sofferenza e paura – le feste folkloristiche relative alle tradizioni possono essere modificate impiegando ed esaltando le abilità dell’uomo senza avvalersi di animali non umani – l’Italia è un paese considerato civile, e tali manifestazioni è giusto che non siano presenti in una nazione considerata evoluta da un punto di vista etico, morale e sociale – gli spettacoli svolti con l’ausilio di animali sono altamente diseducativi per i bambini, in quanto non rispettano il naturale comportamento dell’animale costringendolo in esercizi, atteggiamenti e reazioni non consoni alla sua natura e alla sua origine etologica (…)” (da una pagina facebook dove si invita a denunciare e fermare le batailles).

Eccoci domenica al Piccolo San Bernardo, le vacche danno il via al rituale che precede lo scontro. L’uomo è a distanza e aspetta… Quando gli animali vorranno battere, lo faranno (succede anche che rifiutino lo scontro), ed è tutto assolutamente naturale. Altrimenti come ci spieghiamo che i turisti di cui sopra denunciassero il fatto che mancava l’uomo a sorvegliare i bovini ed impedire che il combat avvenisse?? Qui c’è qualcosa che non mi quadra, da una parte o dall’altra. Voi cosa ne dite? Il commento più istintivo che mi viene è una risata! Turisti, informatevi sul territorio che andate a visitare! Come sapete comportarvi in città, tra cemento e asfalto, imparate le regole anche di dove scegliete di trascorrere le vacanze. Su chi si oppone alle battaglie, all’allevamento ecc ecc non sto più nemmeno a sprecare il fiato. Le loro parole si commentano da sole!

Ho iniziato in Svizzera

La cavalla che era arrivata scendendo per i pascoli era di proprietà di un altro pastore il cui alpeggio confina con quello di cui ero ospite. Ogni vallone un gregge! Ovviamente Giacomo, il pastore, non può lasciare le pecore per venirla a cercare, così si parte…

La cavalla è brava e Valik è esperto, così la cavalca lungo il sentiero che porta al colle. Facciamo una gita fuori programma che non mi dispiace affatto: altre zone da vedere, un altro gregge, un pastore di cui ho spesso sentito parlare, ma che non conosco di persona.

Dopo il colle, iniziamo a scendere, ma poi vediamo il gregge sulla sinistra. Giacomo ci chiama, ci viene incontro e noi risaliamo con l’animale. Gli abbiamo risparmiato un viaggio e ci ringrazia, aveva cercato di contattare chiunque per recuperarla, ma di là il telefono non prende. Il pastore ha voglia di chiacchierare e volentieri ci invita a vedere il gregge.

Questa è solo una parte degli animali, anche lui ha un altro gregge in pianura, gli agnelloni e alcune pecore. La sua zona è quella di Mantova. Ma mi spiega che non solo gli animali sono lontani, pure la famiglia. La moglie e i bambini sono amche loro in alpeggio, ma con le vacche, e lui quando può scende la sera e li raggiunge, per poi rientrare in alpeggio l’indomani. Una vita dura, una vita di sacrifici.

I pastori si fanno scattare una foto di gruppo, Giacomo mi racconta che spesso guarda queste pagine. “Avevo visto quando sei stata in Svizzera, avevo riconosciuto i basti arancioni degli asini! Ho lavorato anch’io per Sandro…“. Fin da bambino aveva la passione per gli animali, va a scuola e si diploma perito agrario, ma d’estate ha sempre fatto le stagioni in alpeggio, a guardare le vacche. Per una serie di combinazioni, viene chiamato a fare una stagione in Svizzera d’inverno, la sua prima esperienza con un gregge. Continua con quel lavoro, poi una decina di anni fa acquista le sue prime pecore e diventa pastore.

Numerose sono le conoscenze comuni, anche in Piemonte. Un po’ il mondo della pastorizia è piccolo, un po’ è inevitabile che ci siano scambi e contatti tra le regioni confinanti. Ci si confronta, si acquistano i montoni per “cambiare il sangue”. Oltre ad avere parte del gregge in pianura, anche Giacomo scenderà presto dalla montagna per portare il gregge a pascolare in pianura, nelle stoppie.

Ci mostra il suo alpeggio, la baita, le zone dove si sposterà a pascolare nei prossimi giorni. Anche qui manca la strada, per cui deve raggiungere la malga a piedi. E’ più facile trovare strade dove l’alpeggio è utilizzato dai bovini, per i pastori spesso ci sono tante difficoltà in più.

Si preoccupa per le foto che sto facendo, vuole vedere quali animali ho immortalato. Quelle capre con le corna non sono sue, le altre sì… E devo fare ben attenzione alle foto delle pecore, devono essere animali che fan bella figura! Nonostante le sue preoccupazioni, il gregge è in ottime condizioni, gli animali ben tenuti. C’è qualche pecora che sta iniziando a partorire, non sarebbe dovuto capitare qui in montagna, ma a volte succede…

Sarebbe stato bello continuare a chiacchierare con Giacomo, ma purtroppo bisogna rientrare. Lui scherza: “Se qualcuno si vuole fermare, mi aiuta a portare giù alla malga gli agnelli…“. Le nebbie vanno e vengono, ma è solo l’effetto del contrasto con il caldo della pianura. Salutiamo il pastore e torniamo verso il colle, per ridiscendere dall’altro gregge.

Per chi volesse incontrare Giacomo, parlare con lui e saperne di più sulla vita dei pastori, l’Ersaf organizza proprio presso la sua malga, per il 18 agosto, una giornata con il pastore. “Sono alpeggi della Regione e dobbiamo fare anche queste cose, ma mi fa piacere. Bisogna far vedere alla gente che non siamo dei delinquenti… La gente ormai pensa chissà cosa dei pastori…