Pascolando con la primavera che avanza

Dopo il forte vento, splendeva il sole, ma le temperature si erano abbassate e la vegetazione sembrava essersi fermata. Nella nuova zona di pascolo però era tutto “intero” e non c’era da preoccuparsi. Ormai si andava sempre più verso la primavera.

La cosa migliore, per il gregge e per i pastori, è quando ci si può spostare da un pezzo all’altro senza dover andare per strada. Qui è l’ideale, si pascola nei boschi e ci si sposta lungo piste sterrate, strade da trattori.

I prati sono tutti abbandonati, il passaggio del gregge significa, per i proprietari, evitare almeno un taglio dell’erba con mezzi meccanici. “Passate poi ancora!“, chiede la gente.

Il Pastore non conosce ancora bene i posti, i passaggi, i confini, così sarò io a condurre il gregge. Per fortuna le capre non si fanno pregare troppo e mi accettano come guida, trascinando dietro di loro tutta la massa bianca delle pecore. Avanziamo lentamente tra gli alberi, inizia ad esserci erba nel sottobosco, ma anche i rovi sono ancora indietro. Davvero una strana annata nel clima e nella vegetazione.

Il sole sparisce, un mattino ci si sveglia con un po’ di pioggerella e le montagne ancora una volta imbiancate fino a quote abbastanza basse. Il gregge, ancora da tosare, pascola tranquillamente.

C’è un prato con molta erba verde in mezzo alle case, gli animali la strappano a grossi bocconi, la gente esce a guardare lo spettacolo delle pecore, ammirarne la bellezza. Si scambiano quattro chiacchiere, come sempre c’è chi si stupisce di quanto riescano a mangiare questi animali in così poco tempo.

In punta al prato c’è un mucchio di rami tagliati che, le capre, sembrano addirittura preferire all’erba. Prima ne mangiano in abbondanza, poi li usano come materasso. Certo, la giornata del pastore è lunga, inizia al mattino presto e finisce la sera, ma in questi giorni non si sta faticando particolarmente. C’è da tirare le reti per proteggere siepi, fiori, frutteti, ma c’è tanta erba e gli animali pascolano bene.

Foto e appuntamenti

Vista l’ora, non ho tempo per raccontarvi un po’ delle solite storie di pascolo vagante, così oggi vi dovrete “accontentare” di qualche foto e la segnalazione di un paio di appuntamenti. Ricordo che, come sempre, se volete segnalarmi qualche manifestazione, non avete che da scrivermi inviandomi le locandine.

Sabato sera vi aspetto a Quincinetto, ore 21:00, presso la cartolibreria “Penna e Calamaio” per la presentazione del mio libro “Pascolo vagante 2004-2014″, accompagnata da proiezione di foto.

Resto in zona per domenica, quando a Carema (TO) si terrà la Fiera di Primavera con battaglia delle capre – rassegna ovicaprina. In fiera potrete anche trovare i miei libri.

Per finire, un po’ di foto dell’amico Leopoldo, che ci invia sempre moltissime immagini dal Nord-Est. Questi sono scatti del periodo natalizio, una giornata di cielo grigio, ” ...il gregge dei fratelli Fronza che sono lungo il Brenta a Piazzola sul Brenta (Padova).

Grazie ancora per il materiale che mi inviate. Buon cammino a tutti e… come sempre, se ci vediamo in giro, fatevi riconoscere!

La battaglia delle reines a Favria

Domenica scorsa, a Favria (TO), si è tenuta la Fiera di Sant’Isidoro, con annessa rassegna zootecnica e battaglia delle Reines. Intorno alla manifestazione si era creato un clamore ben superiore al normale a causa di una manifestazione, organizzata on-line, da un gruppo di animalisti.

In tarda mattinata il clima era ancora rilassato e festoso, a parte il piccolo “esercito” qua e là tra la folla: uomini in divisa e non, inviati a far sì che la manifestazione si svolgesse regolarmente e non ci fossero incidenti.

Da una parte, i cosiddetti animalisti, avrebbero dovuto vedere certe cose… Se non fosse che quella gente non sa nemmeno cosa significhi voler bene agli animali. Questa è un’immagine animalista, il papà che abbevera le bovine e il bimbo che lo segue/aiuta. Gli animali sono tutto, meno che maltrattati… E una battaglia delle reines non è una corrida!

Appassionati ed organizzatori erano comunque preoccupati per ciò che poteva accadere. Nei giorni precedenti, sui social network, c’erano stati attacchi anche pesanti. Poco serviva spiegare con parole chiare e precise la realtà dei fatti, dall’altra parte prevaleva il fanatismo e le solite parole trite e ritrite, slogan urlati con grande ignoranza.

Al mattino, in quello che poi sarebbe diventato il campo di gara, si era tenuta la rassegna zootecnica, ma poco dopo mezzogiorno tutti gli animali in mostra erano stati riportati alle cascine. Un pausa, tutti a pranzo, poi alle 14 sarebbe iniziata la battaglia.

Le reines attendevano al loro posto, al mattino erano state pesate per stabilire le categorie in cui si sarebbero battute. Non mancava fieno, acqua, ed erano all’ombra.

Prima dell’inizio della battaglia, il Sindaco (speaker della manifestazione) invita tutti gli allevatori alla calma. Le forze dell’ordine hanno assicurato che i provocatori non sarebbero arrivati fino al campo di gara. Se però avesse dovuto succedere qualcosa, la parola d’ordine era quella di ignorare le offese, le provocazioni. Non bisognava farsi guastare la giornata di festa!

Ma cos’è una battaglia delle reines? E’ un giorno di festa in cui si incontrano allevatori e appassionati a vedere, in un campo di gara, ciò che gli animali fanno normalmente sui pascoli. Cioè si sfidano per stabilire la supremazia, decidere chi è la regina. Succede un po’ in tutte le mandrie, ma queste vacche, le castane, hanno una particolare attitudine a questo comportamento. Non è uno spettacolo cruento, come vedrete e… nel pubblico, trovate giovanissimi appassionati che discutono con competenza e parteggiano per questo o per quell’animale.

Lo “scontro” corpo a corpo è spesso preceduto da un lungo rituale, con gli animali che scavano nella terra, si strusciano e, intanto, si studiano. Niente viene indotto dall’uomo, l’unica cosa che si fa è mettere le due “contendenti” una accanto all’altra.

Il testa a testa dura più o meno tempo a seconda della differenza di forza degli animali. Più sono in parità, più il “combattimento” può durare a lungo, ma non si tratta di una lotta, piuttosto di una prova di resistenza.

Un po’ come giocare a braccio di ferro, tanto per capirci. Gli allevatori aspettano pazienti, molte volte comunque gli incontri sono durati solo pochi minuti. Appena una delle due cede o si gira, l’esito è deciso.

Quando le vacche si separano gli allevatori, affiancati dai giudici di gara, si affrettano a prenderle, mettere una cavezza e riportarle fuori. Non c’è assolutamente niente di cruento in nessun momento, i rischi maggiori sono forse sulla pelle degli uomini, dato che ogni tanto un animale particolarmente nervoso si fa rincorrere prima di essere preso e ricondotto fuori dal campo.

Gli animalisti, nei loro assurdi proclami usciti dopo la manifestazione, hanno parlato di scontri durati quaranta minuti (!!!) in cui gli animali venivano costantemente bastonati (sic!).  Questi animali, per i loro padroni, sono dei veri e proprio “gioielli”, coccolati e viziati più ancora che gli altri presenti in stalla.

In molti “scontri”, è stato maggiore il tempo in cui gli animali si studiavano, rispetto a quello della battaglia vera e propria. Queste mie parole però possono servire a chi ha voglia di informarsi, chi non sa cosa sia la battaglia delle reines, ma la mente sgombra da preconcetti. Purtroppo non tutti sono così, come si è visto e sentito.

Alla fine, per ogni categoria ci sono state le premiazioni. La foto di rito prevede tutta la famiglia riunita intorno alla regina e non mancano mai i bambini. Quella per gli animali è una passione che cresce con gli anni. Guardate quest’immagine e pensate a quelli che, qualche centinaia di metri più in là, scandivano i loro slogan “assassini, assassini”…

Per “dovere di cronaca”, sapendo comunque che i manifestanti erano stati isolati dalle forze dell’ordine, sono andata a vedere con i miei occhi cosa stava succedendo. Venivano gridati slogan triti e ritriti, c’erano striscioni inneggianti ad un futuro vegan e si insultava il lavoro degli allevatori. La gente guardava ed ascoltava incredula, molti scuotevano la testa, altri sogghignavano, ma per fortuna è prevalso il buonsenso e nessuno ha perso la calma (anche se le provocazioni erano davvero pensanti).

Questa “brava gente” è costata non poco alla società, visto cosa è stato fatto per evitare che andassero a turbare una bella giornata di festa. Sempre più si sta perdendo il contatto tra la vita reale e la vita quotidiana. Chissà di cosa vive questa gente… Ci fosse ancora mio nonno, sono sicura che direbbe che avrebbe fatto loro bene un po’ del campo di prigionia dove era stato rinchiuso lui ai tempi della guerra, dove i prigionieri correvano dietro alle formiche che portavano via le briciole del pane. Altro che insultare gli allevatori e augurare il fallimento di questo settore! Mi sta anche bene che ci sia chi fa la scelta di non mangiare carne, ma… come coltivi i campi? Solo concimi chimici? Perchè il miglior letame viene poi ancora dalle stalle…

Spinti dal vento

La sera il vento si era poi intensificato e, nella notte, aveva soffiato facendo anche danni qua e là, tra i boschi, nei giardini, strappando tegole e coppi, facendo volare coperture e cartelloni.

Anche il recinto delle pecore, pur se parzialmente riparato, era stato spazzato dal vento. I resti del mais , dove le pecore non ci dormivano sopra, erano stati spinti contro la rete. Un bel divertimento cercare poi di raccoglierla ed arrotolarla! Per fortuna comunque la rete aveva retto e non si era piegata a terra.

La terra era dura, quasi levigata dalla forza del vento, che aveva portato via ogni particella mobile. Il gregge non doveva aver riposato bene, quella notte. E le raffiche continuavano, fredde. Il Pastore si complimentava per non aver seguito i colleghi, rimandando la tosatura a giorni più miti.

Nell’attraversare i campi arati, nuvole di polvere si alzavano al passaggio delle pecore. C’era tutto un via vai di trattori che si affrettavano ad arare altri campi, in ritardo con i lavori a causa della pioggia e del fango nelle settimane precedenti.

Qua e là rimanevano delle stoppie ancora da arare e i padroni ben volentieri consentivano il pascolamento del gregge. L’erba non mancava e così le pecore potevano riempirsi bene le pance prima di affrontare il cammino che le attendeva nel resto della giornata.

Dovendo passare tra campi e prati, sempre seguendo le stradine di campagna destinate anche a pista ciclabile, le pecore dovevano essere sazie e tranquille. Con quel vento però non c’era nessun ciclista in circolazione! Cielo terso, aria limpida e fredda nonostante il sole, le raffiche continuavano ad imperversare.

Il test per vedere quanto le pecore sono soddisfatte dal pascolo è la curva: se la fanno senza uscire nel prato e nella striscia di stoppia che c’è tra una parte del gregge e l’altro, allora vuol dire che il pastore ha lavorato bene… e ha dei buoni cani! Presto comunque era prevista una tappa, nel bosco lungo il torrente.

Lì le pecore potevano brucare, bere e riposarsi. Anche i pastori pranzano, poi spostano le auto e si riposano fin quando viene il momento di ripartire. Il guado è stato in parte danneggiato dai temporali dell’estate precedente, ma è ancora transitabile.

Si cammina e ci si ferma a pascolare. Si attraversano strade trafficate, si porta l’auto del pastore a destinazione, poi gli aiutanti “di giornata” rientrano a casa. Rimaniamo in due a compiere l’ultimo tratto. E’ uno strano effetto, sto tornando nel mio paese di nuovo con un gregge, solamente in qualità di aiutante. Ma forse davvero questa volta è riconosciuto il mio ruolo come “pastore”…

La meta sembra vicina, ma di strada da fare ce n’è ancora. Dalle cascine si affaccia della gente che saluta. Sono a “casa”, qui tutti mi conoscono, ormai è abbastanza normale vedermi insieme ad un gregge di pecore.

Finalmente si lascia l’asfalto e si risale un pezzo nei boschi, per arrivare al prato che il gregge pascolerà e dove dormirà. Al mattino eravamo venuti a vedere il percorso esatto, per il Pastore questa è la prima volta che viene in zona e non conosce i passaggi, i luoghi, i confini. Meglio che valuti anche lui se quello che ho visto io come luogo di arrivo possa effettivamente andare bene.

Il gregge, nonostante avesse già ben pascolato tutto il giorno, si affretta a brucare anche quello che si trova davanti nel prato. C’è solo più da tirare le reti per il recinto… Per qualche settimana niente più lunghi spostamenti, solo piccoli tratti per andare da una zona di pascolo all’altra.

Il vento porterà la primavera?

Il vento aveva iniziato a soffiare il giorno prima. Sembrava che le lunghe giornate piovose fossero un lontano ricordo, quei giorni in cui il Pastore quasi era pentito di non aver già lasciato la pianura.

Vento e sole, mentre lentamente continuava il cammino del gregge. A tappe, pascolando qua e là, ci si spostava nella “nuova zona”, dove trascorrere qualche settimana, in attesa della primavera e del momento di salire in alpeggio.

Si attraversa la strada trafficata, ma nel primo pomeriggio non c’è nemmeno tanta gente. Si pascola qua e là qualche prato abbandonato e qualche incolto. Le nuvole corrono veloci, verso le montagne il vento solleva la neve in turbini di tormenta.

Davanti la strada, i parcheggi, asfalto, cemento e centri commerciali, dietro il gregge che pascola in quel terreno che, per ora, è lì in attesa forse di nuovi capannoni. Forse la crisi invece fermerà tutto lì e continuerà ad essere un punto di passaggio e sosta temporanea per qualche gregge.

Arriva qualche amico a dare una mano e si riparte di nuovo. C’è la ciclostrada da sfruttare come percorso, una via di campagna asfaltata e destinata al transito misto di biciclette e mezzi agricoli. Anche le greggi la utilizzano spesso.

In questo modo si evitano le strade trafficate e si passa in mezzo a prati e coltivazioni senza fare danni. Ovviamente le pecore devono essere “ben piene” per non gettarsi sul grano, sull’erba medica o sul mais (quando ci sarà). Qualche ciclista si mette da parte, non c’è molto movimenti, in settimana e con il vento che soffia…

Si svolta verso un pioppeto, qui gli effetti delle piogge sono ancora visibili nonostante il vento e il sole degli ultimi giorni. Ci sono vaste pozzanghere ed acqua che scorre. Le pecore non si fermano a mangiare, vanno oltre verso una stoppia.

In questa meliera le pecore pascolano bene. Qualcuno resta a sorvegliare il gregge, altri tornano indietro a prendere le macchine, passano amici del Pastore a fare quattro chiacchiere. Il vento intanto soffia più forte, a raffiche.

L’ultimo spostamento avviene attraversando un campo arato. Il vento ha indurito la terra, sembrano blocchetti di cemento, gli animali camminano a fatica. Dal fango alla polvere che si alza con il passaggio degli animali… Per la sera, il gregge si fermerà a dormire in un’altra meliera, poi ci si sposterà ancora.

Un invito a tutti gli allevatori e appassionati

Domenica prossima a Favria (TO), si terrà l’annuale fiera di Sant’Isidoro, in occasione della quale vi sarà anche una battaglia delle Reines (domenica 12 aprile, ore 9 Apertura MOSTRA ZOOTECNICA, ore 14 Battaglia delle REINES 17° edizione). Contro questa manifestazione si sta organizzando, on-line, una manifestazione da parte degli animalisti. Purtroppo, sembra che ormai questo debba accadere per ogni evento zootecnico, si tratti anche solo di una mostra o una fiera.

(foto per concessione di http://www.reinesvalleedaoste.com)

Sappiamo bene come queste “battaglie” non abbiano niente a che vedere con le corride e non siano cruente, bensì in un campo con spettatori si ricrei ciò che accade normalmente in natura, cioè gli animali si affrontano, senza forzature, per stabilire chi sia la “regina”, la dominante. La tradizione di questi incontri è antica e ben radicata nell’area della Val d’Aosta, Canavese, Valli di Lanzo, ma anche oltreconfine, in Svizzera.

(foto C.Vuillermin)

Il pubblico di appassionati comprende tutte le fasce di età. Come ho detto, non si tratta di uno spettacolo cruento e gli animali sono trattati nel migliore dei modi. Anzi… la reina è la più viziata e coccolata! Il sindaco di Favria ha rilasciato delle dichiarazioni per fare chiarezza: “Il Fronte animalista sta reclutando adepti via Facebook per protestare contro la battaglia delle Reines noi siamo democratici, quindi concederemo il giusto spazio alla manifestazione, a patto che sia totalmente pacifica. Nessuna mucca viene ferita nel corso della manifestazione. E nemmeno drogata, come qualcuno sostiene, dal momento che tutti gli animali saranno strettamente controllati dai veterinari dell’Asl d’Ivrea“.

(foto C.Vuillermin)

Mi permetto di invitare alla massima calma tutti coloro che parteciperanno alla manifestazione. Non bisogna ASSOLUTAMENTE reagire alle provocazioni, anche alle più pesanti. Lo scopo di queste persone IGNORANTI (che ignorano cosa voglia dire allevare con passione, lavorare con gli animali) è creare disordini e mettere in cattiva luce il mondo zootecnico. Quello che invece dovrà emergere è che l’unica violenza domenica la porteranno eventualmente loro, gli “animalisti”. La Battaglia delle Reines è un momento di festa per adulti e bambini. Riporto ancora le parole del Valdostano Gerardo Beneyton (qui l’intero articolo): “Gli animalisti da salotto così facendo calpestano  storia, cultura, tradizioni e istinto naturale degli animali. Ma soprattutto dimostrano grande ignoranza nella conoscenza di come si comportano gli animali che determinano il loro capo proprio scontrandosi tra loro. Di più le nostre batailles sono incruenti pacifiche e sono di incentivo per i giovani a dedicarsi all’allevamento e all’agricoltura. Gli animalisti manifestino contro chi mette i cappottini e le pantofole ai cani o portano a passeggio i gatti nei passeggini, che offendono gli animali stessi e sono unoltraggio alla povertà in versano troppi bambini che non han no di che vestirsi e mangiare.

Serata, foto, appuntamenti

Della fiera di Favria con annessa Battaglia delle Reines, che si terranno domenica, ve ne riparlo prossimamente, che c’è un lungo discorso da fare… Per adesso iniziate a segnarvi l’appuntamento, sempre domenica 12, a Caselette (TO), Fiera di san Giorgio, dalle ore 9:30. Prima ancora, io vi aspetto venerdì sera, 10 aprile.

Sarò sempre da quelle parti, a Rivarolo Canavese (TO), per presentare “Pascolo vagante 2004-2014″. Ore 21:00, presso la sede CAI. Vi aspetto!! L’appuntamento successivo invece sarà a Quincinetto (TO) il 18 aprile.

Per le foto di oggi, ancora una volta grazie a Leopoldo Marcolongo. Si tratta del gregge di Corrado Andriolo a Grigno (TN), fotografato nell’ottobre 2014.

Grazie per le belle immagini. Allora vi aspetto alle serate di presentazione del libro e qua e là alle fiere, a presto!

Era una buona terra

Spesso le greggi vaganti, specialmente in primavera, si trovano a pascolare anche in aree abbandonate. E’ la stagione in cui i prati sono destinati alla fienagione, ma l’erba ormai cresce ovunque.

Qui nell’area industriale ci sono ancora spazi non completamente costruiti. Oltre alle aiuole, lembi di terreno dove forse verrà ancora edificato qualcosa, oppure la crisi interromperà l’espansione degli edifici. Sembra che tutti quei capannoni ci siano da sempre, eppure non sono poi così tanti anni da quando è sorto questo polo in periferia della cittadina. “Era una terra buona, questa! Prati e campi…

Ma prati e campi sono dovuti arretrare, lasciando spazio ad asfalto e cemento. Le pecore hanno già pascolato un po’, ma meno di quanto ci si poteva aspettare. Il caldo del giorno prima, poi il vento che ha iniziato a soffiare quel mattino. Da una cascina vicina, gli amici del Pastore portano la botte dell’acqua con il trattore: magari gli animali hanno sete e dopo pascoleranno meglio.

Ci si aspettava bevessero di più, invece le pecore non si affollano intorno alla botte come previsto. Dalle finestre degli uffici qualcuno si affaccia a scattare foto, ma sembra più che altro un villaggio fantasma. Passa qualche auto, qualche furgone, molto più trafficata la strada provinciale che costeggia l’area industriale.

E’ ora di andare altrove, lasciarsi alle spalle quella “terra buona” ormai impoverita e destinata ad altri scopi. Si costeggia l’edificio sede di un settimanale locale, accanto al quale il gregge ha passato la notte, poi si andranno a cercare altri pascoli.

La pianura è spazzata dal vento, il cielo è terso, limpido. Si attraversano delle stoppie, ma è già stato sparso il letame e gli animali non pascolano. Per fortuna il Pastore ha trovato un luogo lì vicino dove fermare gli animali, ancora stanchi dal lungo spostamento del giorno prima.

Si tratta di un vasto piantamento di ciliegi, ancora senza fiori e senza foglie, sotto i quali c’è una bella erba verde. “Fai attenzione che non pelino le piante!“, si è raccomandato il proprietario. Basterà fare attenzione, di erba ce n’è in abbondanza… Appena un animale alza la testa, bisogna intervenire. Sono i giorni giusti, con il caldo arrivato all’improvviso, le piante non tarderanno a coprirsi di fiori e allora sarebbe poi stato impossibile condurre qui il gregge.

Te ne sei andato, pastore…

Dieci anni fa, estate 2005, giravo per le valli facendo interviste. Quelle ai pastori vaganti sarebbero uscite all’interno di “Dove vai pastore?”. Tra gli intervistati c’era anche lui, Alfio.

Alfio, settant’anni ben portati, capelli grigi, occhi vigili in un volto segnato dal tempo, dall’aria, dalla pioggia, dal freddo e dal sole, è alla guardia di un gregge di circa ottocento animali.“, così lo descrivevo nel capitolo a lui dedicato. Alfio se n’è andato dieci anni dopo, all’età di ottant’anni. Aveva venduto le pecore e la scorsa estate non era più salito in montagna per problemi di salute.

Sono pastore dall’età di undici anni, ho sempre fatto questo. Già il mio bisnonno era pastore, abbiamo comunque sempre avuto qualche bestia, pecore. Questa è una maladia, na maladia grama. Non ti lascia, e tu vai avanti, anche quando gli altri, alla tua età, sono in pensione. Eh, per morire di fame con la pensione…“. Lassù al colle del Nivolet, Alfio dormiva sotto ad un nylon tirato contro una roccia.

Il funerale di Alfio sarà martedì a Rueglio, in Valchiusella, suo paese natale.