Sfiorando il centro del paese

Era venuto il momento di spostare il gregge e scendere sotto al paese, ultimi giorni di pascolo prima di cambiare zona e attendere il momento della transumanza verso le montagne.

Ci si mette in cammino con il sole. Si riattraversa il bosco, poi si scende lungo una stradina asfaltata dove i boscaioli stanno lavorando per tagliare gli alberi abbattuti dal vento dei mesi scorsi. C’è da fare uno spostamento più lungo, quel giorno, con una tappa intermedia. Dopo settimane tra le borgate più esterne al paese, bisognerà “invadere” strade trafficate.

Per fortuna gli operai quel giorno non stavano lavorando nel cantiere dopo il ponte, così il gregge riesce a passare senza problemi. Poi subito dopo si sbucherà sulla strada, infatti per quel giorno il Pastore ha cercato qualche aiutante in più per compiere questo spostamento, bloccare il traffico e condurre l’auto con sopra le reti e gli agnelli.

Ed ecco il gregge che scende verso il paese. Sono sufficienti pochi minuti per percorrere questo tratto di asfalto, ma chi arriva in macchina non pensa di trovare degli animali che occupano l’intera carreggiata. Le pecore sono attirate sul lato sinistro della strada dall’edera che scende dal muro ed è impossibile tenerle solo da una parte della strada. Ma il tratto è talmente breve…

I prati vicini sono destinati alla fienagione, ma questo invece è abbandonato e la sua proprietaria già un paio di settimane prima si era raccomandata che il gregge si fermasse a pascolarlo. Bisogna solo fare attenzione alla strada, soprattutto per quanto riguarda i cani, che non sanno quanto sia pericoloso saltar fuori dalla rete con un balzo, come fanno normalmente quando oltre però vi è solo un prato o una pista sterrata.

Al fondo del prato, scendendo verso il torrente, una sorpresa. Sento i cani da guardiania che ringhiano l’uno verso l’altro, è chiaro che abbiano trovato qualcosa da mangiare. La sorpresa è scoprire cosa sia. I resti di una carcassa di capriolo perfettamente spolpata. La firma è molto chiara, si tratta del lupo. A pochi passi, lo stomaco con l’erba non ancora digerita, la pelle perfettamente pulita. Non siamo in montagna, siamo a 350 metri di quota, il centro del paese è lì a due passi.

Le pecore vanno a fare la siesta all’ombra, il prato ormai è stato mangiato, ma non si ripartirà che nel pomeriggio, quando farà meno caldo. Gli animali sono tranquilli, possono ancora andare a bene e pian piano finiranno di mangiare l’erba avanzata.

Si riparte, ma non si passerà nel centro del paese. Per evitarlo, bisogna fare un giro che allunga un po’ il cammino, ma magari non tutti gradirebbero lo spettacolo del gregge in piazza. Chissà…

Ormai, dopo qualche anno, non è più una completa novità veder passare le pecore da queste parti. C’è comunque gente che si affaccia e che saluta, ma non c’è tempo per chiacchierare, bisogna seguire le pecore e arrivare a destinazione.

Si scende, si risale, si percorrono strade e stradine tra le case, sempre cercando di dare meno fastidio possibile al traffico. Per fortuna di auto a quell’ora ce ne sono poche, le pecore camminano tutte di buon passo e i pochi agnelli piccoli sono al sicuro nel furgone, quindi non è uno spostamento difficile o faticoso.

Si imbocca una strada tra le case, il gregge avanza veloce, c’è poco da brucare lungo la via, solo muri e cancellate, qualche siepe che sporge. Non manca molto a raggiungere una zona di prati dove il gregge potrà di nuovo sostare per qualche giorno.

Ed ecco gli animali a destinazione. Il Pastore aveva già tirato le reti tutto intorno, ci sono vigneti e frutteti da proteggere. Il cielo si sta di nuovo oscurando e si teme altra pioggia. Erano i giorni precedenti la tosatura, che infatti sarebbe avvenuta di lì a poco, fortunatamente senza essere disturbata dal maltempo.

Un po’ di fango

Dopo quel giorno di forte pioggia era ritornato il sole e il cielo limpido. Sembrava che il mondo fosse stato “lavato” e brillasse di nuova luce.

Per molte persone, quelle che non devono lavorare all’aperto, era semplicemente tornato il bel tempo. Il Pastore invece al mattino aveva mandato il gregge a pascolare nel bosco, perchè sarebbe stato inutile “dare il pezzo” nel prato. Erba alta e bagnata, gli animali l’avrebbero pestata senza pascolarla a dovere. Solo nella tarda mattinata gli animali vengono fatti entrare tra le reti e si spera che bruchino in modo da pulire il prato e da saziarsi.

Più tardi ci si sposta. Lassù, sulla montagna, le pietre luccicano ancora. Mi è sempre stato detto di guardare quelle pietre per capire le evoluzioni meteo: quando brillano dopo una pioggia, le precipitazioni non sono finite e il maltempo tornerà a breve.

Dopo il passaggio del gregge, la pista nel bosco è viscida di fango. Il terreno non ha ancora assorbito tutta l’acqua caduta il giorno prima. L’avanzata degli animali è lenta, attardata dalle condizioni della strada. Inutile anche far abbaiare il cane, le pecore si fermano, gli agnelli cercano vie alternative.

Il primo pezzo che si pensava di pascolare è letteralmente allagato, anche se in pendenza. L’acqua scorre come una specie di pellicola, gli scarponi sprofondano, è inutile fermarsi lì. Si pascola velocemente tra alberi e depositi di legname, ma anche qui gli animali mangiano male e malvolentieri. Il Pastore decide di tornare indietro, il prato abbandonato dove ha deciso di far dormire il gregge ha erba a sufficienza per sfamare il gregge, per quella sera.

Rientrare per la stessa strada dell’andata è davvero un problema: per due volte le pecore si fermano e il gregge si divide. Una parte, con le capre, arriva nel prato, dietro non c’è verso di farle avanzare in alcun modo. Il Pastore torna indietro, le chiama, ma passa “lungo” tempo prima che finalmente la situazione si sblocchi e tutti gli animali riprendano a camminare. L’indomani bisognerà ancora una volta percorrere quel tratto nel bosco, poi si cambierà totalmente zona di pascolo.

Foto dal Nord-Est

Oggi un po’ di spazio ad alcune tra le tantissime foto che l’amico Leopoldo mi invia sempre. Prima però volevo ricordarvi un appuntamento. “Pascolo vagante 2004-2014″ sarà ospite al Festival della Montagna di Cuneo. Vi aspetto venerdì 29 maggio, ore 18:30, presso il Salone d’Onore del Palazzo Comunale per la presentazione del mio libro fotografico.

Passiamo alle immagini dal Nord-Est. Sono vergognosamente in ritardo, tant’è vero che questi sono addirittura scatti invernali. Così scriveva Leopoldo: “Sono andato a trovare Fabio Zwerger ieri mattina (28 dicembre 2014, ndA). La neve non è stata tanta, ma in questi giorni fa molto freddo e Fabio ha molti agnellini nati in questi giorni. Anche gli altri pastori sono tutti scesi dalla Valsugana e sono in pianura. I problemi dei sindaci con i divieti di pascolo, purtroppo, persistono.

Per le prossime foto, cambiamo gregge e pastore. Matteo Froner a Ramon di Loria (TV), sempre immagini di Leopoldo Marcolongo.

Le ultime due immagini riguardano un parto difficile e, per la cronaca, Leopoldo ci racconta che in seguito la pecora è stata portata via, probabilmente in un luogo adatto per essere ricoverata affinchè si riprendesse.

Le piogge improvvise

Continuo con le “puntate arretrate” di pastorizia mentre per il gregge si avvicina sempre più il momento di salire verso la montagna. Oggi vi racconto di alcune giornate di maltempo, meno intenso di quello che ha flagellato alcune aree della provincia di Torino recentemente.

Giornate di normale brutto tempo: cielo grigio, aria umida. Meglio se non fosse arrivata la pioggia, dato che gli animali avrebbero sprecato l’erba già alta e dura. Ma il tempo fortunatamente non può essere comandato a piacimento dagli uomini. Così si cerca di pascolare il prato abbandonato mentre ancora non piove, lasciando i boschi per l’eventuale peggioramento meteo.

Nuvole ancora più basse, ma non dovrebbe cadere pioggia, quel giorno. Il pastore porta il gregge più in alto, dove gli è stato detto di pascolare intorno a due case abbandonate. Il “prato” viene lasciato per la sera quando, tirate le reti del recinto, gli animali pascolano anche l’erba più dura e meno gradita.

Ancora una volta il gregge si trova a far pulizia dove l’uomo non va più. La villa è circondata dal bosco, la recinzione intorno è parzialmente crollata, i cinghiali hanno rivoltato le zolle nel prato. Un po’ nei boschi, un po’ nell’erba, il gregge anche per quel giorno dovrebbe riuscire a saziarsi. Pioverà? Non pioverà? E’ per il giorno successivo che le previsioni sono pessime.

Infatti iniziava a gocciolare già al mattino, quando il gregge si mette in marcia. Faceva caldo, l’umidità dell’aria era elevata, le nuvole si stavano abbassando sempre di più. Si ripercorre in discesa parte della strada che aveva portato il gregge in queste borgate, poi si passa un ponte e si risale verso altre zone.

Il cielo viene più scuro, l’aria cambia e inizia davvero a piovere. Scrosci più o meno forti, ma sono le temperature ad abbassarsi bruscamente. Mentre il gregge pascola, anche i pastori consumano un rapido pranzo al riparo di alberi e cespugli, dove ancora non cade tanta acqua. Poche ore prima si sudava e adesso è il freddo a dar fastidio, le mani bagnate rapidamente diventano insensibili. Pare di essere in alta montagna in quelle giornate di tormenta!

Ci si sposta ancora, da una casa chiedono di pascolare un piccolo prato tra le ville e il bosco, poi la pioggia aumenta improvvisamente quando ormai il gregge è tra le piante. Scende acqua da ogni luogo, le strade si trasformano in torrenti dove, dopo ogni scroscio più violento, arrivano ondate miste a terra e foglie. Le pecore si immobilizzano, stanno ferme tra le piante, smettono persino di pascolare.

Ci si sposterà poi nel tardo pomeriggio, dopo che le piogge saranno un po’ diminuite. Il cammino è lento, gli animali avanzano mal volentieri, ma non bisogna spingerli troppo, il passaggio sul ponticello è delicato. Perchè l’avanzata è così lenta?

Da una parte sono spaventate dal fragore del torrente. Un rigagnolo solitamente tranquillo, nel giro di poche ore si è trasformato in un corso d’acqua impetuoso e rabbioso, che pare voler trascinare via qualunque cosa. Sotto il ponte si crea una specie di cascata e le pecore sono intimorite dal rumore.

Anche la stradina allagata rallenta il cammino. Gli agnelli evitano le pozzanghere, ma qui c’è acqua ovunque, quindi tutto il gregge aveva esitato a percorrere questo tratto. La pioggia continuerà poi nella notte, ma l’indomani sarebbe tornato il sole. Quella era stata una giornata in cui, la sera, sei felice di tornare a casa, toglierti sovrapantaloni e giacca impermeabile, sfilare gli stivali, cambiarti tutti gli abiti e mangiare qualcosa di caldo.

Quando le pecore spaventano i cani (?)

A volte uno pensa di averle sentire già un po’ tutte… Ma c’è sempre qualcosa o qualcuno che riesce a stupirti. E purtroppo non sempre in positivo.

Pascolando ci si sposta sempre avanti, a mano a mano che l’erba è finita. Tutto dove vai, specie se sei in collina e non in aperta campagna, si incontra gente. Chi si ferma a guardare, chi scambia quattro chiacchiere, chi viene a chiedere se interessa pascolare un pezzo, chi vuole saperne di più sulle pecore, sul mestiere del pastore.

Certe borgate sembrano abbandonate, passi in pieno giorno e non vedi nessuno, solo qualche cane abbaia rabbioso dietro ai cancelli o da sui balconi. La gente lavora via, qui si torna solo la sera per dormire. Alcune case sono state ben ristrutturate, altre sono protette da reti arancioni che dovrebbe tenere lontano i passanti, per evitare incidenti in caso di crolli e cadute di materiali dall’alto.

Un nuovo prato, i padroni non abitano nemmeno qui, ma in un altro paese. Anno dopo anno però acconsentono sempre al passaggio del gregge. Mentre le pecore mangiano quella buona erba non troppo alta, c’è tempo per tornare indietro a prendere l’auto, raccogliere le reti rimaste tirate qua e là a proteggere dei fiori lungo la strada, un orto… Sembrava una tranquilla giornata senza problemi in cui, una volta spostate le pecore, non ci fosse più da preoccuparsi.

E invece, da una casa vicina, ad un certo punto un uomo inizia a sbraitare a gran forza contro le pecore e il pastore. Dice che non è possibile una cosa così e, a suon di parolacce, continua ad inveire. E’ infastidito dalla presenza del gregge oltre la cancellata della sua proprietà, tutti gli anni devono esserci le pecore (un giorno all’anno, pensate un po’!!), non sa nemmeno che gli animali arrivano lì dopo il consenso dei proprietari, evidentemente. Qual è il maggior disturbo che gli arrecano? …spaventano i suoi cani!!! Grossi esemplari di una nota razza di cani molossoidi che difficilmente si intimoriscono… L’uomo continua la sua invettiva minacciando anche l’intervento delle forze dell’ordine.

Alle parole non fa seguito alcun fatto e il gregge, il pomeriggio successivo, lascia anche quegli appezzamenti per raggiungerne altri. In questi anni ne ho sentite tante contro le pecore (puzzano, portano le mosche, le zecche, sporcano la strada, ecc ecc ecc), ma lo “spaventare i cani” è veramente una novità.

Fa molto caldo e una sosta al torrente è quello che ci vuole, sia per pascolare un po’ all’ombra, sia per l’abbeverata. Per fortuna in ogni valloncello c’è un corso d’acqua, torrenti più grossi o semplici rigagnoli. Con queste temperature, l’erba dei prati già dura, gli animali hanno bisogno di bere quotidianamente.

Si risale verso un’altra borgata, sperando di trovare gente più amichevole e ben disposta verso animali e pastori. Il giorno prima, andando a fare un giro esplorativo, avevamo incontrato un anziano che si era mostrato molto contento alla notizia che il gregge stava per arrivare. Un altro aveva interrotto il suo lavoro: meglio rimettere il decespugliatore in garage e lasciare che fossero le pecore a ripulire tutto intorno alle case.

E così il gregge per quella sera si sarebbe fermato proprio lì. Prima gli animali pascolano liberi, un po’ nell’erba, un po’ vicino al bosco, tra i rovi. Di notte il recinto sarebbe stato fatto proprio in quell’erba alta e dura, ma al mattino non restava poi più niente, con grande soddisfazione della gente che, senza dover faticare e spendere, si è trovato il prato ripulito alla perfezione.

Andavamo a tagliare l’erba e il fieno fin su verso la montagna

Girando con un gregge tra le borgate del mio paese, ho incontrato persone e ho ascoltato storie che altrimenti mai avrei conosciuto.

Quel giorno il gregge stava uscendo da un prato che nessuno utilizza più. Nemmeno chi viene a tagliare il fieno “tanto per far pulito” ha portato via le balle, lo scorso anno. Almeno le pecore passano e mangiano l’erba, il risultato finale è un senso di pulizia, di ordine, di “territorio vivo”.

Ci si sposta appena sopra, tra due borgate. Dove un tempo c’erano forse frutteti, forse vigneti, campi, chissà… Oggi solo erba alta, fin troppo alta affinchè le pecore la bruchino. Dalle case si affaccia un anziano e chiede di non venire fin su proprio sotto al cortile: “…tanto vecchia così non la mangiano e la schiacciano solo, devi poi passare il decespugliatore e fatico meno se è in piedi.

Qualcuno sa ancora come “funzionano” le cose. Altri invece pretenderebbero che le pecore fossero delle macchine tosaerba, anzi, veri e propri decespugliatori che rasano a zero anche i rovi. A volte qualcuno si offende quando rifiuti un pascolo, ma non è semplice, non basta “metter lì” gli animali. Se l’erba non piace, alzano la testa e brucano il melo, la siepe, i fiori… e le erbacce sgradite restano lì. Meglio andare in spazi ampi quasi invasi dal bosco, dove l’erba è più bassa, più fresca, più tenera.

Questa vecchia baita ha il sapore della montagna. In zona non ci sono quasi più case così, sono state ristrutturate, modificate, stravolte. Fin quando ci sarà qualcuno che terrà pulito questo prato, impedendo al bosco di avanzare, avvolgendo questa casa e riducendola ad un cumulo di sassi?

Il gregge scende nuovamente ai prati sottostanti, per il pasto della sera. Qui in zona ormai animali non ce ne sono più. C’è magari ancora qualcuno che, spinto dalla passione, da un impeto di “ritorno alla terra”, tiene due capre, o un asino, ma non per viverci. Le cose un tempo erano molto differenti.

Nella borgata le case sono state quasi tutte ristrutturate, resta ben poco di quello che era l’aspetto originario. L’anziano mi racconta di quando qui c’erano le bestie, quando era bambino lui. “C’erano 7-8 vacche qui, poi un po’ di capre. Non era come adesso che l’erba è un problema… Si partiva ad andare a tagliare erba fin su verso la montagna, per dare da mangiare alle bestie. Adesso è tutto bosco, tutti alberi e rovi.

E così le porte delle vecchie stalle sono chiuse. Chissà da quanto non gira la chiave nella toppa. Polvere, ragnatele… E nessuno rastrella più le foglie da usare come lettiera. L’erba è talmente un problema che si impiegano anche i disseccanti per tenerla indietro. Come sono cambiate le cose in 60, 70 anni…

Appuntamenti locali e internazionali

Dalla Germania mi girano questo invito, se qualcuno fosse interessato a partecipare in rappresentanza dei pastori: Riunione dei pastori europei. La FAO, grande organizzazione mondiale per la nutrizione e l’agricoltura, vuole tenere la cultura dei pastori. Il 26, 27 e 28 giugno è stata organizzata una riunione europea di pastori a Ehrenbreitstein (vicino Koblenz). Per i partecipanti sono previsti sussidi per il viaggio e l‘alloggio. Le lingue parlate saranno tedesco e inglese. Venerdi 26 giugno, ci sarà la riunion dei pastori d‘Europea. Noi pastori europei ci mettiamo insieme per essere più forti sia tra di noi che nei confronti degli altri. Noi pastori d‘Europa abbiamo tante cose in comune (come il nostro lavoro per l‘ecologia, le lunghe ore di lavoro, i pochi soldi…) e tanti problemi uguali (burocrazia, marcatura elettronica delle orecchie, lupi…). Sabato 27 giugno, si parla tra esperti e con i membri del Parlamento. Domenica 28 giugno, la riunione è aperta alla stampa ed al pubblico. (con dimostrazioni di differenti razze di pecore, di cani da lavoro …) Siamo tutti contenti se venite anche dall`Italia, per informazioni contattare: ruth.haeckh@berufsschaefer.de In ambito locale, per questo fine settimana vi ricordo due appuntamenti: la fiera di Roaschia nel’omonimo comune in provincia di Cuneo, e la fiera della salita agli alpeggi a Bobbio Pellice (TO) – Fira ‘d la pouià. Spero presto di riavere il mio pc dove ho salvato le foto per poter ricominciare ad aggiornare il blog con gli arretrati… Portate pazienza per questi problemi tecnici.

Per chi fosse interessato, vi segnalo anche la conferenza che terrò questo venerdì sera, 15 maggio 2015, a Pinerolo  insieme a Maurizio Dematteis, nell’ambito dei 15 anni dell’associazione “Le Ciaspole” di Pinerolo. Parlerò di montagna dal punto di vista dell’allevamento, alpeggio, pastorizia, ecc… – ore 21:00, Teatro Incontro di Via Caprilli.

Poco movimento alla fiera di Vico Canavese

Sabato scorso sono stata in Valchiusella in occasione della fiera di Vico Canavese, con annessa rassegna dei bovini. Già salendo lungo la strada tortuosa avevo notato poco movimento, ma raggiunto il luogo della fiera la mia prima domanda è stata: “Ma le bestie dovranno ancora arrivare?

C’era qualcosa… ma molto meno di quello che mi sarei aspettata. Non è la prima volta che vengo da queste parti, chi segue il blog ben lo sa. Forse precedentemente avevo partecipato soprattutto alla rassegna autunnale e non a quella primaverile? Che il motivo di una scarsa partecipazione sia soltanto stagionale?

Incontro amici e conoscenti, mi viene confermato che non arriveranno altri animali, quello che c’è è già qui, vacche, manze, manzette. Prima di pranzo verranno valutate le varie categorie e si procederà subito con la premiazione. Poche bestie, pochi allevatori e anche poco pubblico. E’ sabato, il cielo è velato, ma non è una brutta giornata. Come mai questa scarsa affluenza? “Una volta c’erano animali anche tutto sotto… Una volta le bancarelle arrivavano fin giù in fondo alla strada…“. E’ solo la crisi?

La crisi forse influisce sul pubblico, ma qui la gran parte degli animali arrivavano a piedi dai paesi della valle, quindi non c’era nemmeno la spesa dei camion. “E’ colpa anche delle valutazioni della giuria…“, mi viene detto. “E’ bello partecipare, ma poi… quando i premi vanno sempre agli stessi… Non solo qui, queste cose le vedi capitare un po’ ovunque!! Anche in Val d’Aosta con le capre! Prendi le vacche qui: la nostra non è Valdostana pezzata rossa. Sono le pezzate rosse che abbiamo sempre avuto qui in valle. Non puoi farle valutare da gente che ha studiato sui libri, devi mettere in giuria qualche anziano margaro. Anche i veterinari… certe cose sono gli allevatori che le sanno! Poi dovrebbero valutare le bestie senza la persona vicino, senza sapere di chi sono. Allora forse…

In fiera, attrezzature, generi alimentari, abbigliamento, di tutto un po’, ma c’è proprio solo la gente del luogo e pochi altri. Non è facile nemmeno per i venditori, che passano lì tutta la giornata per vendere solo qualcosina. Nel primissimo pomeriggio infatti qualcuno iniziava già a sbaraccare, convinto che il flusso di visitatori non sarebbe incrementato con il passare delle ore.

Scatto qualche foto di ritratti di “personaggi” caratteristici. Mancano però molti volti che ricordo aver visto da queste parti in passato. Mi auguro che si riesca a ridar linfa a queste manifestazioni, per evitare che si interrompa la tradizione. Fiere e rassegne sono un momento di incontro, di condivisione, una giornata da passare in compagnia per chi, altrimenti, raramente si concede pochi momenti di svago.

Poco per volta gli allevatori (tra cui spiccano i giovani) conducono i loro capi, categoria per categoria, davanti alla giuria che ha il compito di stabilire la classifica. I primi tre vengono decisi immediatamente e premiati dal Sindaco. Non ci sono nemmeno applausi, il tutto avviene con grande rapidità.

Proprio la presenza dei giovani dovrebbe far sì che chi di dovere si ponga delle domande su come rivitalizzare queste fiere. Ascoltare le motivazioni della mancata partecipazione di molti e trovare delle soluzioni. Le voci che ho raccolto sono solo “le solite lamentele” o ci sono delle ragioni fondate. “A Carema hanno premiato un becco che aveva una macchia bianca sulla pancia… Ma come si fa? Non c’è da essere un esperto di razza per dire che non era una bestia da premiare!!“. A volte sembra proprio che l’occhio dell’allevatore appassionato sia ben più allenato di quello del giurato con titoli di studio.

Una foto di gruppo, poi tutti a casa. Non c’è un pranzo ufficiale o almeno non lì dove si è tenuta la fiera. Poco per volta allevatori e appassionati se ne vanno e la fiera resta davvero quasi deserta.

Gli animali vengono slegati dalle loro postazioni e, un gruppo per volta, si incamminano e se ne vanno. Qualcuno raggiungerà la stalla o i pascoli a piedi, qualcuno verrà caricato su dei mezzi. La piazza di Vico torna silenziosa e i commercianti, da una bancarella all’altra, commentano la giornata magra. Spero che, per la fiera autunnale, il clima (e non parlo del meteo) sia poi differente!

Si inizia a salire

Ha piovuto, è arrivato il caldo, chi ha alpeggi che iniziano da quote non troppo elevate… se può, inizia a salire. Inutile star giù e tribolare a pascolare dove l’erba è troppo alta, troppo dura, già con le spighe, mentre in montagna è dell’altezza giusta. Se si tarda troppo, viene vecchia pure su, così gli animali continueranno a pascolare male.

Quel giorno piovigginava e il cielo era gonfio di nuvole. Il pastore me l’aveva detto che avrebbe attaccato i rudun, e infatti era all’opera fin dal mattino presto. Il gregge era stato chiuso in un recinto più stretto, man mano il mucchio delle campane diminuiva, ma c’era ancora lavoro per un bel po’ di tempo.

Le pecore a cui attaccare le campane vengono scelte una ad una dal pastore. Il bimbo e la bimba sono felici di aiutare il papà in questo lavoro. Un’attività che potrebbe sembrare assurda, visto che porta via molto tempo (e fatica) ad inizio e fine giornata. Ma per nulla al mondo si rinuncerebbe alla colonna sonora della transumanza!

Pioviggina appena appena quando si sale sulla strada e si parte. Ci saranno da percorrere alcuni tratti di strada in mezzo al traffico, ma per fortuna la Val Chisone offre comunque due opzioni come vie di comunicazione, quindi per tutti è possibile trovare strade alternative a quella interessata dalla transumanza.

Il meteo non è certamente dei migliori, l’umidità è elevata e fa caldo, nonostante le nuvole. Il pastore però ha affermato che, con un sole battente, sarebbe stato molto peggio. I chilometri da affrontare sono tanti, non si possono fare tappe intermedie, perla sera bisogna raggiungere un posto dove ci sia da pascolare. Il gregge non arriverà ancora “in alpeggio” alla fine della giornata, ma quella tappa sarà sicuramente una di quelle più lunghe, che lo porterà dall’inizio della valle fin quasi ai piedi di quelli che saranno i pascoli estivi.

Si sale abbastanza velocemente, le pecore tengono un buon passo, il suono dei rudun contribuisce a mantenere l’andatura. La fila è lunga, si passa attraverso paesi, si costeggiano prati dove sarebbe ora di tagliare il fieno, ma la pioggia ha schiacciato a terra l’erba.

Si fa una breve tappa, un po’ per far defluire il traffico, un po’ per far riposare e pascolare gli animali. C’è però nervosismo, le auto sfrecciano incuranti della presenza delle persone, dei cani, dei bambini. Fermarsi così vicino ad una strada trafficata non è molto salutare. Come sempre, la gente non capisce che gli animali non sono in grado di comprendere il luogo più sicuro in cui stare, basta un attimo di disattenzione perchè un cane, un agnello, una pecora siano sull’asfalto proprio mentre arriva qualcuno a tutta velocità.

Così il cammino riprende, una vera sosta che servirà anche ai pastori per fare pranzo verrà effettuata più tardi. Credo che sia la prima transumanza che passa su per la valle, questa. La gente osserva, qualcuno saluta. Non è uno spettacolo inusuale, da queste parti, dove sono numerose le greggi e anche le mandrie che salgono e scendono a piedi.

Le montagne si avvicinano. Ha ricominciato a piovere, le nuvole si sono abbassate a nascondere le cime e le vallate che si dividono. Il gregge sta avanzando verso Perosa Argentina, che dovrà inevitabilmente essere attraversata nella via centrale. Il pastore mi suggerisce di riprendere proprio in mezzo alle case il video della transumanza, per sentire poi meglio il suono dei campanacci.

Appena fuori del paese c’è un posto dove poter fermare il gregge per un paio di ore. Mentre gli animali pascolano, si può fare pranzo, un tipico pranzo da transumanza, adattandosi sul cassone del pick up, un po’ in piedi, un po’ appoggiati alle auto, nella speranza che almeno non ricominci a piovere. “Fin qui comunque siamo arrivati…“, e al pastore viene dato anche un altro pezzetto da pascolare poco sopra.

Poi viene il momento di passare il ponte e andare su verso il centro del paese. La transumanza è la transumanza, ma c’è quel pizzico di eccitazione in più quando il gregge sfila tra le case in un contesto decisamente “non agricolo”. La avvertono specialmente i più piccoli, ma in questa transumanza l’età media è comunque abbastanza bassa, quindi ci si incammina con allegria e spensieratezza.

Quando proprio si è nel centro, i campanacci risuonano tra le case e il lungo fiume bianco invade completamente la strada. La gente si affaccia, si ferma a guardare, qualcuno scatta foto, altri filmano con il telefonino.


Ecco un video con vari spezzoni della transumanza, tanto per rendere meglio l’idea di cosa significhi, anche dal punto di vista sonoro.

Appena fuori dal centro, si devia per evitare un pezzo di strada e lasciare che la lunga colonna di mezzi subito formatasi alle spalle del gregge possa riprendere il viaggio verso l’alta valle. Per un tratto non ci saranno strade alternative, le valli si sono separate, il fondovalle è più stretto e solo una strada sale, accogliendo mezzi ed animali.

C’è ancora un bel tratto di cammino da percorrere. Per fortuna ha smesso di piovere, ma il clima caldo umido rende faticosa la transumanza, mescolato ad un po’ di stanchezza per i chilometri già percorsi, il camminare sull’asfalto, l’orario della sveglia e molto altro ancora. Per tutti questa è una lunga giornata.

Fortunatamente, nel paese successivo, ci sarà poi modo di svoltare in mezzo alle case, attraversare il torrente su di un ponte e abbandonare definitivamente la strada asfaltata. Le nuvole si stanno un po’ alzando, le previsioni per i giorni successivi sono buone, anzi… doveva aumentare il caldo, non appena sarebbe arrivato il sole.

E così il gregge fiancheggia il fiume. Anche gli animali iniziano ad essere stanchi. Poco più avanti si farà di nuovo una breve sosta, il pastore mi aveva già preannunciato che la transumanza sarebbe durata fino a sera. Ci si rilassa, essere fuori dalla strada (anche se non eccessivamente trafficata) è comunque un sollievo. Ormai sono passate parecchie ore da quando ci si è messi in cammino nella mattinata.

Mentre le pecore pascolano, si decide come organizzare l’ultimo pezzo di transumanza. Ci sono auto da andare a recuperare, rimaste più giù per la valle. Scattiamo una foto di gruppo di chi è arrivato fin lì, anche se in precedenza anche altri avevano dato una mano ai pastori lungo alcuni tratti di strada. Approfitto del passaggio e mi faccio riaccompagnare alla mia auto, salutando il gruppo che continuerà ancora per un tratto. Ripetutamente i pastori mi invitano ad andare a far loro visita in alpeggio… vedrò di non mancare!

E l’erba cresce sempre di più

Sono rimasta un po’ indietro con le vicende del gregge qui nel mio paese. Iniziano le prime transumanze e io vi devo ancora raccontare tante cose. Vedrò di fare un riassunto e “riportarmi alla pari”.

Un giorno, per esempio, il gregge è stato invitato in una villa. Con una certa soggezione si va a perlustrare prima di entrare con gli animali. Erba ce n’è, bisognerà proteggere gli arbusti ornamentali e… non sarà un problema sporcare il viale di accesso? Assolutamente no! E così ecco le pecore che salgono nel giardino.

Tanto tutta quest’era dovrà essere trinciata… E allora ben vengano le pecore. Ci sono diversi pezzi di prato intorno alla villa sulla collina e, per fortuna, si riesce anche ad uscire senza dover ripassare nel viale. I padroni sono felicissimi, si godono lo spettacolo e offrono il caffè al pastore…

Il gregge poi si sposta in frazioni più a monte. Con belle giornate di sole e aria limpida, sembra già quasi di essere in montagna! Le montagne sono sullo sfondo e la neve sta scomparendo, “mangiata” dal sole, dall’aria. Però c’è ancora da aspettare prima di poter salire.

In questa stagione, a bassa quota, giorno per giorno l’erba cresce e si fa dura. Le pecore pascolano male, soprattutto dove le graminacee sono già spigate. In certi prati sarebbe quasi meglio nemmeno entrare, perchè il rischio è quello di pestare l’erba e… lasciarla lì, schiacciata al suolo!

Alcuni lo sanno e capiscono, specie se anziani (che, nella loro vita, qualche animali al pascolo l’hanno visto), altri sognano pecore come decespugliatori, che fanno tabula rasa di tutto, erba, rovi, infestanti, qualunque cosa!!

Si cambia zona e si sale ancora. Il sole scalda, ma il tratto di asfalto da percorrere è breve, poi si attraverseranno i boschi. Non c’è molto movimento nelle borgate, la maggior parte della gente lavora via, c’è solo qualche muratore che sistema degli edifici.

Sotto gli alberi si trova anche da pascolare, poi le pecore scendono al fiume per bere. Il cammino prosegue, per la sera si raggiungeranno dei prati da pascolare nei giorni successivi. Il sottobosco è verde e gli animali pascolano più volentieri queste erbe che non quelle dei prati.

Per fortuna questo prato, più fresco rispetto ad altri, viene ancora ben brucato dal gregge. Giorno per giorno diventerà sempre più difficile sfamare gli animali. Quest’anno non ci si è mai lamentati d’inverno perchè “non c’era erba”, ma ci si lamenta ora per l’erba troppo dura.

L’indomani mattina infatti si pascola qualche ora sotto le piante, dove c’è una bella erbetta fresca, verde, un po’ di foglie, e solo dopo il gregge verrà portato nell’altro pezzo di prato. Non di rado capita che un animale bela… e tutti gli altri iniziano un coro di fastidiosi belati. Non è solo che “chiamino il sale”, è proprio che vorrebbero cambiare pascolo, perchè non soddisfatti.

Per il pomeriggio e la sera però c’è ancora erba a sufficienza in questo bel pianoro. Tutti prati non più utilizzati, i padroni cercano chi glieli pulisca, prima pascolando (come nel caso del gregge), poi tagliando il fieno d’estate. Giorno dopo giorno, continua il cammino del gregge, e l’erba cresce…