Quasi senza parole

Avrei molto da dire, ma quasi non so come dirlo. C’è stata una terribile alluvione. Localizzata, ma c’è stata. Due sono state le aree più colpite del Piemonte: prima la montagna (inizialmente le valli Monregalesi, poi quelle del Pinerolese, soprattutto la Val Chisone, ma anche Val Pellice, Valle Po e zone limitrofe, con smottamenti e frane un po’ ovunque) e poi la pianura dove i vari fiumi, torrenti, bealere e fossi ingrossati hanno dato sfogo a tutta quell’acqua che non riuscivano più a contenere. Non ho immagini mie, me ne sono rimasta a casa a temere che succedesse qualcosa di grave anche qui, invece fortunatamente c’è solo stata paura, preoccupazione, tanta acqua, disagi.

(foto dal web)

(foto dal web)

Se n’è parlato poco, pochissimo. La gente qui ha avuto l’impressione di contare poco-nulla, soprattutto la gente di montagna, i protagonisti loro malgrado, quelli colpiti in prima persona, danneggiati negli affetti, nelle cose, nelle attività. Persino il TG3 Regionale ha detto che il simbolo di questa alluvione erano i due battelli fluviali che, per la piena del Po a Torino, hanno rotto gli ormeggi e sono andati a sbattere contro un ponte. Uno si è poi inabissato. Non un’immagine della Val Chisone, della Val Germanasca, dove le strade sono interrotte e la gente è isolata. Altri TG hanno dato qualche notizia, mostrato qualche immagine, ripreso video dal web, ma un minimo di attenzione dalla sede di Torino ce la saremmo aspettata tutti.

(foto da Facebook, Simone Curti) Val Chisone

(foto da Facebook, Simone Curti) Val Chisone

Di immagini e video se ne trovano a centinaia sul web, in particolare sui social, dove adesso si diffondono anche gli appelli per andare a dare una mano a spalare fango. Per la viabilità interrotta ci vorrà più tempo. E’ morto anche un uomo in Val Chisone, cercava di andare a mettere in salvo i suoi cavalli. Di fronte a queste catastrofi (si veda pure il terremoto), gli allevatori sono ancora più in pericolo, perchè non abbandonano i propri animali, anzi… rischiano persino la vita per loro!

(foto da facebook, Massimo Bosco) Val Chisone

(foto da facebook, Massimo Bosco) Val Chisone

Quella montagna che tanto spesso vi mostro, che vi ho mostrato sotto forma di villaggi abbandonati, territori abbandonati… quella montagna è ferita gravemente. La precipitazione è stata senza dubbio eccezionale nella quantità, concentrata in poco tempo, così come spesso è accaduto negli ultimi anni. E’ facile dire dopo cosa bisognava fare. Un amico (allevatore, residente in una delle valli colpite) ieri mi diceva: “Divento pazzo a vedere i lavori che ci sarebbero da fare. Ma sul territorio che occupa oggi la nostra azienda, una volta c’erano da 15 a 20 famiglie e ora siamo in quattro gatti, con tutti gli animali da accudire. Con tutta la buona volontà… ma cosa vuoi fare? In più c’è il cambiamento che sta facendo il territorio, il tempo. Però c’è anche tanta gente che avrebbe il tempo per fare piccole opere. Uno stava guardando i fiumi e mi fa “oggi c’è solo da stare alla susta“, il giorno dopo toglievo dei suoi materiali incagliati nei tubi di un ponticello. Un altro si lamenta che la strada è distrutta, ma non ha manco la zappa dietro per deviare l’acqua!

(foto da Facebook, Massimo Bosco) Val Chisone

(foto da Facebook, Massimo Bosco) Val Chisone

A volte non si fa perchè sembra di essere quasi stupidi, una goccia nel mare dell’abbandono… Io pulisco il mio tratto di fosso, ma a monte e a valle nessuno lo fa, quindi… Comunque, ormai è successo. In tanti mi avete scritto chiedendo come stanno i pastori. Non bene, immagino. Ho sentito qualcuno quando ormai aveva smesso di piovere, perchè in quei momenti lì o sei tu a chiamare gli amici per chiedere aiuto, o non hai tempo di stare al telefono. Se la sono vista brutta, si sono allontanati dai fiumi e dai torrenti. Adesso cercheranno posti dove andare o daranno fieno fin quando prati e stoppie saranno di nuovo praticabili.

(foto da Facebook, Cooperativa il Trifoglio Cascina a Carignano

(foto da Facebook, Cooperativa il Trifoglio) Cascina a Carignano

Se la sono vista brutta anche quelli che stanno in pianura, con gli animali in stalla, anzi, per loro il peggio è arrivato dopo. Gli amici che stanno in questa cascina specificano che gli animali stanno bene e sono al sicuro, i danni si valuteranno dopo, quando l’acqua si abbasserà di livello.

(foto da facebook, Claudio Bonifazio) None (TO)

(foto da facebook, Claudio Bonifazio) None (TO)

Ecco altre immagini della pianura. Campi allagati, strade impraticabili, case e cascine allagate. Per fortuna ieri ha smesso di piovere, lentamente l’acqua defluirà e si cercherà di tornare alla normalità.

(foto da facebook)

(foto da facebook)

Quasi nessuno ha avuto tempo, modo e voglia di mettere su facebook le immagini di quel che stava succedendo ai propri animali. Ci sono altre priorità. Magari ha scattato un’immagine un amico che è andato a dare una mano ad evacuare la stalla, poi in seguito l’ha pubblicata come testimonianza.

(foto da Facebook, Mario Manzon)

(foto da Facebook, Mario Manzon)

Tra i miei contatti, ecco un margaro che ci mostra quello che cosa è successo alla sua cascina. Qua e là tra le pagine, di fronte ad immagini simili, c’è chi dice di portar via le bestie. Dove? Quando è tutto allagato, ma ha smesso di piovere e sai che la situazione non peggiorerà ulteriormente, non puoi fare altro che aspettare.

Per un rapporto completo sull’alluvione, l’articolo di Daniele Cat Berro su Nimbus qui.

Non sto a dire che auspicherei che adesso si lavori velocemente per ridare almeno i collegamenti essenziali alle persone isolate in montagna, senza far troppe parole e polemiche. Ma so già che non sarà così, perchè parole e polemiche già ne sto sentendo tante. La montagna è un territorio difficile, tanti, troppi, vorrebbero che fosse solo un piacevole sfondo per momenti di svago o una risorsa. Invece no… è un ambiente con tante contraddizioni, nel bene e nel male. Ciascuno oggi si starà rimboccando le maniche in prima persona, a partire dagli amministratori di piccoli e piccolissimi comuni, ed è così che bisognerebbe fare sempre nel quotidiano, con tanti piccoli gesti. E’ vero che paghiamo le tasse e quindi vogliamo attenzioni, ma non possiamo pretendere che qualcuno venga a pulire il fosso dietro casa (o, d’autunno, durante un’alluvione, che il Comune mi venga quotidianamente a togliere le foglie cadute dalle piante del viale davanti al negozio, osservazione ascoltata ieri nel mio paese). Se ciascuno facesse dei piccoli gesti, sarebbe più semplice intervenire in caso di necessità.

Tempo di fiere

Settembre, ottobre, tempo di fiere, di manifestazioni zootecniche. Si scende dagli alpeggi, si vende, si compra prima dell’inverno. Questo era la norma un tempo, adesso le stagioni sono un po’ pazze, non sempre il meteo e le temperature sono quelli di un tempo, ma le fiere continuano ad esserci, alle stesse date di sempre.

Perdonatemi se non pubblico più l’elenco delle manifestazioni. Dato che la maggior parte di voi è su facebook, ho creato lì un’apposito gruppo (Manifestazioni zootecniche) dove pubblicare tutti gli eventi. Ciascuno può segnalare o condividere locandine e links riguardanti tutta Italia. Qui invece continuerò a pubblicare foto delle fiere a cui sono stata io. Per cominciare, eccone una da Vicoforte, in provincia di Cuneo, un’enorme fiera a cui non ero mai andata. Sullo sfondo dell’immagine vedete la cupola del famoso santuario, intorno al quale si sviluppa la fiera.

Sono arrivata solo al pomeriggio a causa di altri impegni. Una giornata davvero torrida… Nonostante la fiera sia molto conosciuta e “storica”, di animali ce n’erano abbastanza pochi. Capre, bovini, equini, animali da cortile, ma sicuramente non i numeri che animavano un tempo questa manifestazione.

Qualcuno che compra c’è, ho visto animali venir caricati sui camion. Ma in generale le fiere mi sembrano tutte un po’ in crisi, con qualche eccezione. Gente che va a vedere comunque ce n’era parecchia, a Vicoforte, e dire che era solo il primo giorno. Non oso immaginare nel fine settimana!

Faceva affari il venditore di animali da cortile. Magari non con gli animali “strani”, ma sicuramente con galline, oche, anatre e conigli. Per struzzi, lama e altre bestie esotiche, occorrono gli amatori. Anche se ormai è diventato abbastanza comune vederli a queste rassegne, c’è comunque sempre chi si ferma ad osservarli con curiosità.

La fiera era comunque immensa per quanto riguarda gli spazi espositivi. Macchinari agricoli di ogni genere, abbigliamento, attrezzature, agro-alimentare, calzature, veramente di tutto e di più, c’era veramente da rimanere un giorno intero per vedere tutto con calma.

Due giorni dopo si cambia provincia e si cambia santuario… è la volta della fiera di Oropa, sopra a Biella. C’ero stata in passato, ma era da qualche anno che non venivo più. L’ho trovata sottotono. Nonostante la bella giornata, meno gente, meno bancarelle e meno animali di quello che mi ricordavo.

Anche qui il santuario merita una visita e la confusione era minore rispetto a quella incontrata a Vicoforte. C’era anche un matrimonio nella chiesa centrale…

Tornando alla fiera, sicuramente è stata l’occasione per un saluto a diversi amici, sia espositori, sia allevatori, sia semplici visitatori, come nel mio caso.

Man mano sono arrivate le mandrie. Da specificare come questa sia una mostra, cioè sono gli allevatori locali a condurre i propri animali, scendendo a piedi dagli alpeggi, mentre nelle fiere sono i commercianti o comunque coloro che vogliono vendere dei capi a portarli alle manifestazioni. La rassegna invece prevede un premio di partecipazione e/o una premiazione dei capi migliori.

Come vi dicevo, in passato (parlo solo di qualche anno fa) c’erano molte più bestie, molti più allevatori a partecipare, da quel che mi ricordo. Ecco qui il mio resoconto del 2010. La razza più rappresentata qui è quella della Pezzata Ross di Oropa, ovviamente!

C’è anche il gregge di pecore, ma questa non è più la fiera dei pastori del tempo andato, quella narrata anche nel libro “Fame d’erba”. Di pastori ne ho incontrati pochi…

Vedendo le immagini della premiazione, mi verrebbe da dire che è grazie ai giovani che queste manifestazioni non vanno a perdere del tutto. Sembra infatti che ci sia ancora voglia di portare avanti il mestiere e che il ricambio generazionale sia assicurato!

Anche ad Oropa, bancarelle con i formaggi. Ciascuno proclama che la sua è l’unica vera “toma di Oropa”. Non conoscendo i produttori, mi auguro almeno che siano tutti formaggi di alpeggio biellesi! C’è però da dire che questi stand non erano tra le altre bancarelle, ma in una piazzetta laterale rispetto al santuario. Credo si tratti di stand fissi dove i produttori espongono la loro merce tutte le domeniche, quando i turisti affollano la zona.

Per finire, qualche scatto dalla fiera di Pragelato, in Val Chisone (TO). Qui gli animali non mancano mai, sono i commercianti a portarli e, a giudicare dal quel che ho visto, di vendite, acquisti e contrattazioni ce ne sono state.

Le razze portate dai commercianti erano soprattutto razze da latte, anche perchè qui vengono i margari, che cercano nuovi animali da inserire nella loro mandria. Bestie che andranno in alpeggio e che verranno munte per le tome, le ricotte, il burro.

Il tempo (come da tradizione!) stava già cambiando, nel giorno della fiera. Cielo grigio, aria frizzante, infatti nel pomeriggio era poi arrivata anche la pioggia. Le scuole il 14 settembre erano già iniziate, e così ecco le scolaresche in visita a questo appuntamento fisso del mondo zootecnico di montagna.

Dopo anni di assenza, ecco che quest’anno sono tornate anche le pecore alla fiera di Pragelato! Un commerciante, il cui gregge pascola non lontano, è sceso con tutti gli animali, così gli appassionati di ovini hanno potuto riunirsi tutto intorno. “Scrivilo, che i commercianti salvano la pastorizia… perchè io i montoni per la festa dei mussulmani ai pastori li ho ritirati e pagati. Solo che me ne sono rimasti un bel po’ da vendere… e adesso sono tutti qui…“, esclama Davide, mentre accompagna dei potenziali acquirenti all’interno del recinto, per vedere qualche capo.

Siccità e una fiera un po’ povera

Il 23 agosto è il giorno della fiera di Balboutet, frazione di Usseaux, in Val Chisone. Una volta c’erano gli animali degli allevatori locali, poi più niente, poi lo scorso anno, in una fredda giornata di nebbia e pioggia, erano tornati i commercianti. Nonostante quest’anno si promettesse la presenza del bestiame… non è andata proprio così.

C’erano tutte le bancarelle che uno si aspetta di trovare ad una fiera, a partire da quelle delle sellerie, dove gli addetti ai lavori potevano acquistare attrezzature di vario genere e… perchè no, una campana.

Per qualcuno una necessità, per altri una passione, per i turisti forse solo una curiosità pittoresca dal significato non completamente comprensibile.

Fatta eccezione per il gregge di un commerciante, che sale in alpeggio sulle montagne sopra a Balboutet e che è stato fatto scendere per l’occasione, altri animali non c’erano. Niente vacche con i grossi rudun al collo. Le motivazioni? Presumo economiche… A questa stagione sono ancora tutti in alpeggio e non si fanno ancora acquisti. Così è inutile spendere e perdere una giornata solo per riempire i prati… e così il senso della fiera va a morire.

Gente ce n’era tanta, complice anche l’ennesima giornata di sole e cielo limpido. Il villaggio è sempre un bel posto ed è piacevole far tutto il giro tra le bancarelle, alternando attrezzature, generi alimentari, artigianato e altro.

Non mancavano i vari produttori di aziende agricole, con formaggi, frutta, verdura, salumi. Una buona occasione per incontrare e salutare un po’ di amici e fare qualche acquisto.

Gli allevatori presenti non erano tanti, proprio perchè non c’era il bestiame. Qualche volto noto, gente più o meno del posto, ma dagli alpeggi non sono scesi in tanti. Bisogna aspettare Pragelato il 14 settembre per trovare margari e pastori un po’ da tutto il Piemonte.

La speranza è che per metà settembre si sia ancora in montagna… La siccità si fa sempre più intensa. Non piove, fa caldo, spesso c’è anche vento. Va molto bene per chi deve fare il fieno, ma per il resto seccano i pascoli, le fontane i torrenti. Addirittura cadono già le foglie dalle piante. Non sarà facile nemmeno quando si tornerà in pianura, se le cose vanno avanti così, perchè nei prati, nelle stoppie, lungo i fiumi c’è ben poco.

I pascoli estivi

Dopo un’inverno strano, una primavera a sbalzi, un inizio di estate freddo, la stagione estiva sta alternando vari sbalzi di temperatura. Chi è in pianura si lamenta per il caldo, per l’afa, chi è in alpeggio si preoccupa soprattutto per i pascoli. Due settimane fa , nonostante qui nella bassa facesse già caldo, durante una gita ho persino patito il freddo.

Poi all’improvviso è tornato il sole e le temperature si sono fatte estive. I pascoli erano uno spettacolo, piena fioritura, ma il gregge era ancora molto più in basso. Meno animali quest’anno, contrattempi di vario tipo, e intanto l’erba fa il suo corso. Certo, quassù le pecore avrebbero mangiato bene, ma prima bisognava finire tuttoquello che c’è nella parte bassa della montagna.

Sotto l’erba sta venendo vecchia e alta: il caldo improvviso, poche piogge, vento… Giorno per giorno si continua a pascolare, anche se gli animali ne sprecano, calpestandola. Un giorno da una parte, un giorno dall’altra, poi man mano si salirà anche lassù dove era già tutto in fiore.

Quel giorno gli animali erano nervosi: invece di star fermi a pascolare, come era successo il giorno prima, quando chi li sorvegliava era rimasto quasi tutto il tempotranquillo, continuavano a voler andare oltre, anche quando erano già nell’erba “intera”, dove non erano ancora mai passati. Così bisognava ripetutamente mandare i cani a fermarli, sia per evitare che salissero troppo vicini alla strada, sia che pestassero troppa erba senza mangiarla.

Pure laggiù non mancavano i fiori… Bisognava quindi finire di pascolare da queste parti: in quota, anche se passavano i giorni, l’erba non cresce più di tanto, non viene alta, quindi il gregge l’avrebbe mangiata lo stesso più avanti, con o senza fiori. Chissà come continuerà l’estate, chissà che autunno ci sarà…

Tutto insieme qualcosa fa, ma non è un grosso stipendio

Altra intervista ad un capraio di montagna. Anzi, nel caso di Angelo, si tratta di uno di quei montanari che cercano di sopravvivere nella loro valle, applicando quella che oggigiorno viene definita “multifunzionalità”. Cosa significa in concreto? Lavorare duramente dal mattino alla sera passando da un’attività all’altra, faticando a tirare avanti.

La prima capra me la sono fatta comprare ad otto anni per la promozione, poi basta. Nel 1995, quando sono tornato dal servizio militare, ho preso 12 pecore e 4 capre. Le pecore le ho tenute fino a 2009, quando i lupi mi hanno ucciso gli agnelli sotto casa. Dopo le ho vendute e ho tenuto solo più capre. Sono arrivato ad averne 70, ma si sono ammalate, hanno preso l’agalassia, per fortuna il veterinario dell’asl ha capito cos’avevano, così le ho vaccinate, ne ho vendute, altre sono morte…

Adesso Angelo cerca di risollevarsi dopo la batosta della malattia al suo gregge. “Trovo che le bianche siano troppo delicate, adesso ho molte giovani che sono incroci tra bianche e camosciate, hanno meno latte, ma sono più robuste. Ho sempre munto, il formaggio rende ancora abbastanza. Devo fare il caseificio, voglio fare anche il locale per la lavorazione della carne, per fare i salami. Se la gente viene a comprare e trova un po’ di tutto è meglio. Ho anche il miele, le patate… Il capretto adesso la gente non lo compra più intero, neanche metà, ne vuole solo un pezzo.

E poi ancora altri lavori: il taglialegna, il giardiniere “…dove mi chiamano, lavoravo anche un po’ per il Comune. D’inverno ho l’appalto per togliere la neve. Contributi non prendo niente. Per il caseificio non posso accedere ai bandi perchè bisognerebbe fare filiera con altri, ma qui ci sono solo più io a fare questi lavori. C’è qualche altra azienda con le vacche in altri comuni, siamo rimasti in pochi. Va bene che il fieno me lo faccio e non devo spendere, anche i cereali per le galline. Tutto insieme qualcosa fa, ma non è un grosso stipendio. Sono da solo, al massimo c’è mia mamma che da una mano, ma lei non munge.

Le capre sono nelle reti mentre Angelo fa i vari lavori, un grosso recinto sopra alla stalla. Tutti i giorni cerca anche di andare un po’ al pascolo, poi la mungitura serale: “Finisco alle 20:00 e dopo c’è da lavorare il latte. Per il sabato e la domenica faccio anche la ricotta, c’è gente che me la chiede. Di giorno c’è sempre tanto altro da fare, adesso poi è anche stagione del fieno…

Le capre per me sono una scommessa

Francesca e Federico sono una giovanissima coppia. Lui lo avevo già intervistato quando scrivevo “Di questo lavoro mi piace tutto”, ma per il libro sulle capre lascia la parola a Francesca (classe 1988), sua compagna di vita e di lavoro.

Li raggiungo già in alpeggio a Laz Arà, sopra a Pramollo, in un vallone laterale proprio all’imbocco della Val Chisone. La strada, prima asfaltata, poi sterrata, mi porta fin lassù. Il tempo inizialmente è sereno, ma i ragazzi mi parlano di temporali e piogge quasi quotidiani. Hanno appena finito con le mucche, di cui si occupa principalmente lo zio Oscar, quindi si sale dal gregge, composto da pecore e capre. Non sono tutti animali di proprietà, molti sono presi in guardia per la stagione estiva. Federico inizia a mungere le capre, mi dice che sarà Francesca a raccontare la sua storia con le capre. “E’ da quattro anni che le ho, prima ce n’era solo un paio e per lui erano purcherie, che facevano disperare, che quando sono con le pecore vanno sempre a fare danni se c’è un piantino o un fiore.

Impari ad apprezzarle pian piano, vengono da sole a farsi mungere, sono le prime quando le chiami, una pecora non verrà mai a coricarsi accanto a te al pascolo o si metterà sotto l’ombrello di fianco a te quando piove. La cosa più bella è vedere Mia che viene su con la stessa malattia.” Francesca è nata in montagna, ma non aveva una strada già scritta come allevatrice.

Io ho studiato architettura degli interni, poi ho lavorato un anno in Svizzera per un mobilificio. Quando ho conosciuto Federico ho lasciato perdere tutto. Adesso le capre sono a nome mio. Da quest’anno a casa dei miei a Pramollo abbiamo aperto un punto di ospitalità rurale. Non è proprio un agriturismo, è una soluzione che ti consente di avere 15 persone a mangiare e 8 a dormire, utilizzando le strutture che hai già. Ci stiamo inventando un modo per far conoscere i nostri prodotti. I nostri salumi, agnelli e capretti, i formaggi. La gente non compra più la toma intera… Non abbiamo ancora un sito specifico, solo qualche pagina in quello della falegnameria dei miei.

Federico finisce di mungere e apre il recinto. “Con questa pioggia hanno anche meno latte…“. Anche quel giorno sembra che non tarderà a piovere nuovamente, il cielo si sta coprendo, anche se si vede il sole verso la pianura. “Al pascolo va lui, io sto in stalla, aiuto Oscar, faccio i formaggi di capra e anche quelli di mucca se Oscar deve andare via. Vado a volte al pascolo al sabato o alla domenica, ma ho anche Mia da guardare e poi… lui lo fa meglio di me!

Le capre guidano il gregge e in questa immagine lo si vede bene. “Le capre per me sono una scommessa, io ci credo tanto, Federico di meno. Alleviamo le nostre caprette, poi abbiamo preso quelle di Andrea Aimonetto quando è mancato. Sono sempre state con le nostre, sua mamma altrimenti le avrebbe mandate al macello, per noi era importante prenderle anche come ricordo di lui. Non facciamo una scelta di razza, preferibilmente le valdostane, ma poi io ho la fissa delle fiurinà, adesso le abbiamo fatte punteggiare e iscrivere a libro genealogico.

Ho imparato da Oscar a fare i formaggi, faccio tomette da 4-500g, alcune le aromatizzo con il serpillo, altre con le bacche di ginepro.

…e questa non è che una minima parte di quello che Francesca mi ha raccontato della sua passione, ma ovviamente tutto confluirà nel libro… continua il mio cammino a caccia di foto e storie di capre e caprai.

Bello, però…

Sono passate un paio di settimane da quando ho scattato queste foto, ma nel frattempo non è cambiato quasi niente, anzi… E’ sì arrivato un po’ di freddo, ma non è ancora quello giusto per la stagione e, in questi giorni, si sta verificando una sensibile inversione termica, con temperature sui monti maggiori rispetto alla pianura.

Era quasi la metà di novembre e, in montagna, sopra all’ultimo centro abitato, in una zona che potremmo definire “di alpeggio”, c’erano ancora animali al pascolo. Normale? Non proprio. A quelle quote, in questa stagione, dovrebbe già esserci la neve. Forse ha ragione il detto che recita: “se nevica sulla foglia, l’inverno non da noia” (in dialetto fa rima). Infatti la prima nevicata a bassa quota era avvenuta quando ancora gli alberi non avevano iniziato a perdere le foglie.

A quote maggiori il silenzio, il vento che soffia, un po’ di ghiaccio dove non batte il sole, ma per il resto i ruscelli scorrono ancora normalmente. Con poca acqua, ma scorrono. E’ bello poter fare ancora delle gite senza pericoli, camminando sui sentieri senza problemi, ma tutto ciò è preoccupante. Serve la neve a coprire il terreno, servono le scorte d’acqua. Tra tutti i problemi della montagna, quello climatico non può che non preoccupare. Questo alpeggio è stato abbandonato da tempo, oggi se ne utilizza uno più a monte in una posizione migliore.

Sono cambiate tante cose, nel corso degli anni, dei secoli, ma cosa succederà se il clima continuerà a cambiare così? Queste genzianelle sono di nuovo fiorite, ma non hanno rispettato i loro tempi, i loro cicli, confuse dalle temperature. Anche gli animali accusano comportamenti anomali. Per esempio quest’anno molti mi hanno raccontato di come le capre siano andate in calore in anticipo, ritornando poi ad andare successivamente e finendo per essere “in ritardo” sulle tempistiche normali.

L’alpeggio ovviamente è deserto e silenzioso. Forse quella giornata era fin più calda di altre nella stagione estiva, ma ovviamente ormai lassù non c’è nulla da mangiare, l’erba è stata interamente brucata. Quella poca neve che c’è resiste solo dove non batte il sole, ma il vento caldo la sta comunque facendo scomparire velocemente.

Più su sulle creste i camosci pascolano. Certo, faticano meno pure loro, ma per avere erba e acqua, deve nevicare. Le previsioni sono una desolante distesa di soli gialli, nemmeno offuscati da una mezza nuvoletta. I pastori in pianura lavorano bene, tanti hanno ancora bestie al pascolo anche senza fare pascolo vagante, i trattori passano a tagliare erba per portarla in stalla, ma… ma il grano cresce senza la protezione della neve. E non sa davvero più cosa ci si può aspettare. Tra pochi giorni è Santa Bibiana. Se i vecchi detti valgono ancora e se continuerà con questo clima… 40 giorni e una settimana di sole, vento, temperature anomale?

Quando l’erba finirà, quando tutto sarà troppo secco, anche questi animali verranno riportati in stalla. Non è lontana, non abbandonano la valle, ma scendono solo alla frazione poco più giù, sul versante solatio della vallata.

Vicino alla stalla anche le vacche da latte vengono ancora messe fuori a mangiare erba durante il giorno. Certo, non bisogna lamentarsi e “prendere quello che c’è”, ma il cambiamento climatico non è da sottovalutare o da ignorare, soprattutto quando l’uomo ne è almeno in parte responsabile. Non chi vive e lavora quassù… ma a pagarne le conseguenze siamo tutti!

La fiera di Balboutet

Andare o non andare a Balboutet per la fiera? Gli anni scorsi era andata sempre più in declino, per quello che riguarda la presenza degli animali. Quest’anno però dovevano esserci e allora… Si parte, anche se il tempo è brutto e le previsioni sono anche peggiori. Su per la Val Chisone piove, pioviggina, le nuvole si abbassano. La sorpresa è scoprire che fanno pagare tre euro (non uno, tre!!!) per ogni auto. Vuoi andare su? Paghi… e paghi anche se non raggiungi proprio la frazione, ma decidi di parcheggiare lungo la strada per poi andare via prima e non rimanere imbottigliato. Mah… La cosa non è affatto piaciuta, anche perchè non c’era nessun “servizio” che potesse compensare questa spesa.

Per fortuna che almeno la gran parte delle bancarelle era presente. Certo, non era facile lavorare con quel tempo... E nemmeno girare tra i banchi, con gli ombrelli aperti. Solitamente a questa fiera c’è un bel sole, ma quest’anno le cose sono andate diversamente. Non vedi nemmeno le persone, siamo tutti nascosti dagli ombrelli.

Si può acquistare di tutto, dai formaggi al miele, dall’abbigliamento all’artigianato, dal vino agli scarponi, ma anche gli acquisti sono meno invitanti, con la pioggia. Per fortuna sembra smettere un po’, però le speranze di veder uscire il sole sono pressochè nulle. Non resta altro da fare che completare il giro prima che ricominci a piovere forte.

Dal momento che quest’anno la fiera cade di domenica, di gente ce n’è parecchia, nonostante il tempo. Di certo, con il sole, si sarebbe assistito ad un gran pienone. Quelli che sono venuti fin quassù o dovevano proprio acquistare qualcosa in particolare, o sono coloro che non si perdono una fiera per niente al mondo! I curiosi, quelli per cui sarebbe stato solo un passatempo, non si sono mossi di casa, anche perchè proprio caldo non fa.

Gli animali effettivamente ci sono, i commercianti hanno portato un po’ di vacche, se qualcuno volesse fare acquisti, la scelta c’è. Solo che smette di piovere e cala la nebbia, non si vede più nulla… Clima autunnale! Chissà se qualcuno ha fatto affari, oppure quelli che devono comprare aspetteranno Pragelato il 14 settembre?

Si prosegue tra le bancarelle, incontrando qua e là qualche conoscente, ma non ci si può quasi fermare a parlare, nell’ingorgo di ombrelli. Giornata non facile anche per gli espositori, l’umidità non fa bene alla merce e nemmeno alle persone!!

E la nebbia sembra diventare ancora più fitta: sono le 11 del mattino e pare sia notte! Nella parte alta della fiera, qualche espositore non ha montato il banco, ma in generale di posti vuoti ce ne sono pochi. La fiera comunque c’è ed è bella da vedere e da girare. Di lì si scende poi verso il centro della frazione.

Con il sole sarebbe stato bello andare a scoprire angoli particolari, fontane, murales, meridiane… Anche il maltempo ha un suo fascino, ma non invita alla lunga sosta o ai tradizionali pic-nic nei dintorni. E’ piacevole entrare nel forno della borgata, acceso e funzionante, dove fanno cuocere le pizze.

Quest’anno non c’erano i figuranti a rappresentare gli antichi mestieri, non so se per colpa del tempo o per scelta, comunque si potevano ammirare dal vivo alcuni scultori. Nelle piazzette di Balboutet poi vi erano numerosi artigiani con i loro lavori artistici.

Purtroppo la tregua della pioggia è stata di breve durata e ricomincia più intensa di prima. E’ l’ora delle premiazioni, poi sarebbe tempo per il pranzo, ma nel mio caso preferisco ridiscendere a valle. Accanto ad una bancarella dove si vendono attrezzature e campane, ci cono questi due Francesi, indecisi sulla scelta. Noi andiamo a vedere le fiere in Francia e loro, giustamente, vengono qui…

Piove proprio forte, le capre e il becco si aggirano nervosi nel recinto dove erano stati messi “in mostra”, proprio i primi animali che si vedevano arrivando alla fiera. Speriamo per le prossime… che il tempo accompagni!!! D’ora in poi infatti tutti i fine settimana ci saranno, qua e là, manifestazioni legate ai prodotti (formaggi d’alpeggio…) o rassegne zootecniche. Ve ne parlerò e vi segnalerò quelle di cui sono a conoscenza.

Turisti in alpeggio

Tutte le volte che vengo qui, alla fine c’è da parlare del rapporto tra i turisti e la montagna, specialmente se quella montagna è anche territorio di alpeggio. Ci può essere l’alpeggio che ha bisogno del turista (perchè acquista i prodotti, perchè viene a mangiare all’agriturismo), ma in generale tutti gli alpeggi hanno bisogno del rispetto da parte di chi la montagna la frequenta per svago, per sport. Come sappiamo però non è sempre un concetto di facile comprensione. La montagna è vista da molti solo come un posto dove si va per “staccare” dalla quotidianità e non ci si pone nemmeno il problema che lì possa esserci qualcuno che invece, in quel medesimo territorio, stia lavorando.

L’ennesima bella giornata di sole, gli animali cercano l’ombra, ma bisogna andare al pascolo. Vengono aperte le reti, occorre usare i cani per far sì che il gregge si metta in movimento.

I temporali dei giorni precedenti sono serviti almeno a bagnare la polvere, altrimenti il cammino del gregge sarebbe avvenuto tra nuvole di terra grigia sollevata dai piedi delle pecore. L’aspetto comunque è quello di una stagione di caldo e siccità come quella che sta caratterizzando questo mese di luglio.

Oltre alla siccità, il paesaggio ha colori particolari anche per colpa di una malattia che ha duramente colpito i larici nelle scorse settimane. Il peggio sembra essere passato e lentamente riprendono a ricrescere gli aghi, ma le chiome hanno ancora un colorito tra il marroncino e l’arancione, più tipico dell’autunno. Il gregge intanto avanza dove l’erba è giù stata pascolata.

C’è da attraversare la strada statale che porta al Colle del Sestriere per raggiungere i pascoli più a monte. Lì d’estate c’è sempre traffico, figuriamoci la domenica mattina con un sole del genere! Dovendolo fare tutti i giorni, ormai non è quasi più un problema per chi conduce il gregge. C’è buona visibilità, le auto e le moto rallentano, sia quelle che scendono verso la Val Chisone, sia quelle che salgono. Qualcuno scatta foto, sembra che almeno per questa volta nessuno si sia innervosito.

Per un primo tratto si sale nel bosco, piacevolmente fresco. Le pecore hanno già un loro percorso preferito, la pastora lo sa, e infatti si muovono esattamente come aveva previsto lei. Arriviamo alla strada sterrata, passa gente a piedi e in bici, poi saliamo ancora e incontriamo un sentiero. Qui ci sono strade e sentieri ovunque, tutti frequentati: un gregge così grosso inevitabilmente va ad ostruirli nel momento in cui si sta spostando. “Porto solo la femmina, gli altri maremmani li ho giù con le pecore degli agnelli. Lei è più brava, se la chiamo si ferma, ma con tutta questa gente non mi fido a portare il maschio.” Non tutti i turisti infatti si fermano rispettosamente come questo ciclista straniero.

Molti ormai sono consapevoli del “pericolo cani bianchi”. Ci sono i cartelli che ne segnalano la presenza, ma bene o male, chi gira a piedi o in bici, ha già avuto qualche esperienza diretta. Qualcuno si ferma e chiede se può passare, altri avanzano comunque. Il gregge è sparso nel bosco, in quel tratto ci sono ben due sentieri quasi paralleli, impossibile essere ovunque a sorvegliare animali, cani, persone.

Finalmente si esce dal bosco, raggiungendo i pascoli. Qui per lo meno si vedranno sia le pecore, sia le persone. proprio da queste parti lo scorso anno il gregge era stato vittima di attacchi da parte del lupo, in pieno giorno, pastore e cani presenti. Già, ma i cani più efficaci restano a valle nel recinto perchè non abbaino di continuo, spaventando le pecore, a causa del continuo passaggio di gente. …e perchè non spaventino la gente, appunto… Perchè altrimenti sarebbe una lamentela continua, e spesso ci sarebbe anche da litigare.

Si fa in fretta a teorizzare, ma bisogna provare a restare una giornata al pascolo in un posto del genere. Ovviamente, almeno in giornata, ci si tiene lontani dalla strada e dai sentieri principali, quassù. Ma c’è comunque qualche gruppo di escursionisti che passa accanto alle pecore. Sulla strada e sui sentieri di fronte, è un continuo passaggio di bici, quad, moto, fuoristrada, gente a piedi. Il gregge si sposterà poi di là verso sera, rientrando al recinto. Non è una situazione facile, già è complesso pascolare in un territorio così frequentato, anche senza il problema dei cani… aggiungendo la loro presenza e l’atteggiamento di alcuni turisti, alla fine si viene a creare un clima spiacevole.

Per quel giorno comunque per fortuna non succede niente di grave: il lupo non si fa vedere, il gregge bene o male resta a pascolare lontano dal via vai continuo della strada, l’aria è abbastanza fresca e si può godere ancora delle ultime fioriture, anche se un po’ appassite per la siccità.

Il gregge va avanti e indietro pascolando, il sole forte sembra infastidire anche gli animali. Bisogna fermarli quando tendono ad avanzare troppo, dirigendosi verso la strada, verso il colle. Inizieranno a pascolare meglio solo nel tardo pomeriggio, quando qualche nuvola mitigherà i raggi del sole. Il gregge si abbasserà pian piano, poi sarà compito della pastora, ad una certa ora, di farlo ridiscendere. Certo, le pecore starebbero meglio quassù, con la strada vicina sarebbe anche comodo portare su le reti e tutto il necessario, ma chi si fida a lasciare il gregge così lontano dall’alpeggio?

Una miss da applauso

La scorsa domenica, a Pragelato, si è tenuta la manifestazione denominata Miss Mucca, un concorso di bellezza dedicato alle… bovine! Questo evento si tiene ormai da alcuni anni, richiamando sia addetti ai lavori, sia appassionati, sia semplici curiosi e turisti (molto numerosi in valle in questa stagione).

Io ho fatto un giro al mattino, quando ancora non c’era molta confusione. Gli animali erano già nei loro recinti dalla sera prima, gli allevatori stavano provvedendo a fornire loro acqua fresca. Una splendida giornata di sole, abbastanza calda, ma ventilata. Così ad occhio mi pareva che non ci fossero molte bestie, ma mi è stato spiegato che erano stati posti dei limiti per ogni partecipante (tutti allevatori o residenti, o che monticano in alpeggi sul territorio del Comune), poichè il “pascolo” a disposizione nei recinti non consentiva numeri maggiori.

Se posso permettermi un suggerimento, avrei messo un cartello con il nome del/dei proprietari, ma non escludo che possa esser stato aggiunto in seguito nel corso della giornata. Gli animali attendevano pazientemente, un po’ brucando, un po’ ruminando.

C’erano vacche di razze diverse, in rappresentanza di tutte quelle che si possono incontrare sul territorio. Dato che doveva essere eletta la miss, ciascuno aveva scelto le più belle e, al collo, erano stati attaccati i migliori rudun. Poco per volta il pubblico cominciava ad affluire. Con il caldo che soffoca la pianura, quest’anno tutti quelli che possono scappano a cercare un po’ di fresco in montagna!

Nonostante il nome, persino Pragelato quest’anno è accaldata… Niente a che vedere con il clima che si incontra spesso il giorno della fiera, a settembre!! Ecco qui delle belle Piemontesi, ma questa non è una vera rassegna zootecnica. Come vi dicevo, si eleggerà la “Miss”. Vuol essere più un gioco che una mostra per addetti ai lavori, un’occasione per far incontrare turisti e allevatori, un momento di divertimento per tutti.

Oltre agli animali e al classico mercato (in un’altra piazza), accanto ai recinti ci sono le bancarelle: vi sono tutti i produttori degli alpeggi di Pragelato con tome, formaggi freschi, ricotte, burro, formaggi di capra.

Altre bancarelle espongono generi alimentari di vario tipo: salumi, ancora formaggi, biscotti, spezie, frutta e verdura, miele, erbe medicinali… Tutto quello che ci si aspetta di trovare in mercatini del genere.

Poi ci sono gli stand dell’artigianato, anche a tema con la manifestazione! Il pubblico aumenta, turisti di passaggio, villeggianti alloggiati nelle seconde case, negli appartamenti in affitto. Il sole sicuramente favorisce la buona riuscita di questa edizione di Miss Mucca.

Ci sono anche allevatori, sia quelli che partecipano con i propri animali, sia altri venuti a vedere le bestie, ad incontrare gli amici, come avviene alle fiere. Intorno alla bancarella delle campane non si perde l’occasione per vedere, o meglio… sentire! cosa c’è in mostra.

Queste invece, della Selleria Re, sono i premi per la Miss e per la partecipazione alla manifestazione. Tutti quindi riceveranno un campanaccio, ma quello della Miss sul collare ha, per l’appunto, la scritta Miss Mucca 2015.

Io non mi sono fermata, la premiazione si teneva al pomeriggio, ma questa sarà la mucca premiata. Ho letto dei commenti su facebook che criticavano questa scelta, ma (come ho scritto prima) questa non è una mostra zootecnica, già il nome “miss mucca” dovrebbe farlo capire. Infatti la scelta della vincitrice è avvenuta per acclamazione popolare, o meglio, per applauso. Non era forse l’animale più “bello”? Non importa…

(foto S.Peyrot)

Questa vacca di razza savoiarda era l’unica rappresentante di questa azienda ed è stata condotta, senza aiuto degli adulti, dal piccolo Federico, un ragazzino con una grande passione. Probabilmente il pubblico ha voluto anche premiare il suo entusiasmo, la sua “serietà”, stimolarlo a proseguire su questa strada. Non me ne vogliano gli allevatori “storici”, vincere piace a tutti, ma provate a pensare cosa avrebbe voluto dire per voi, a 12 o 15 anni, vincere perchè tutto il pubblico vi acclama. E poi comunque non si trattava di una brutta bestia o di un animale tenuto male!

Era ormai sera quando, una ad una, le “mandrie” sono rientrate agli alpeggi, ciascuna scortata da un gruppo di bambini e ragazzini che, giro dopo giro, venivano riaccompagnati alla partenza caricati sul cassone di un ape-car. Certo, il tutto ha causato qualche coda, gli automobilisti di ritorno in città forse fremevano, ma… come si fa ad arrabbiarsi di fronte ad uno spettacolo simile? L’applauso se lo meritano tutti…