Troppa poesia

Ieri sera, guardando Geo&Geo, ho visto un servizio sulla Val d’Aosta dove si parlava della vita del margaro. Bellissime immagini, ma avrei diversi appunti da fare. Sicuramente la famiglia ritratta nel video non ha recitato, quella che era ritratta era la loro vita reale, ma… innanzitutto non si sentiva mai la loro voce, solo quella fuori campo del commento al video.

Valchiusella, Alpe Piera

E questa voce mostrava una vita lontana da ogni forma di modernità, una vita senza tempo lassù sull’alpe. Una scelta di vita, dettata dalla passione per la montagna (montagna, non animali, secondo il commento). Ma quale messaggio è passato al pubblico? Chi lo vede, che impressione, che idea si è fatto sul mondo dell’alpeggio e dei suoi protagonisti? I soliti stereotipi! Perchè non si sentiva la voce di padre, madre e figlio? Erano davvero contenti di avere un alpeggio dove si sale solo a piedi, senza luce, con edifici “tradizionali” privi di comodità e lussi? Mi spiace che il video non sia presente su Rai replay, perchè avrei voluto che lo vedeste.

Valchiusella, Alpe Moriondo

Sicuramente chi sceglie la vita d’alpeggio sa a cosa va incontro. Non si soffre per la solitudine e si sta bene lontani dalla folla della metropoli o del fondovalle, ma anche ai margari e pastori piace stare in compagnia ogni tanto, fare festa, trovarsi con gli amici! Non si sceglie l’alpeggio in funzione delle baite, ma…

Val Germanasca

Piace la struttura tradizionale come abitazione d’alpe, ma se questa nel tempo è stata ristrutturata e dotata dei minimi confort (luce, acqua in casa, servizi igienici…) è sicuramente preferita da qualsiasi famiglia che si troverà a trascorrervi i mesi estivi. Permettetemi poi di sottolineare come ciò sia apprezzato soprattutto da una donna!

Val Pellice, Alpe Giulian

Cosa dicevano poi i nostri giovani amici in Val Pellice, pensando al bambino in arrivo? Speravano che il Comune finalmente potesse intervenire per ristrutturare le baite, avere strutture sia per le persone, sia per gli animali. Ricordo bene le parole di Katia: “…una stalla, per mungere dentro, soprattutto quando piove e fa freddo. Così posso poi portarmi dietro il bambino mentre lavoro…“. E benedicevano la centralina (luce ed acqua calda!!) e la strada. Altrimenti non penso proprio che l’Alpe Giulian sarebbe tornata ad essere utilizzata/abitata.

Val Pellice, la strada che porta agli alpeggi Giulian e Bancet

Già, la strada. L’altra sera, durante una presentazione, dal pubblico si è levata una voce contraria alle piste che raggiungono gli alpeggi. Ne abbiamo già parlato altre volte. Io ritengo fondamentali le piste che permettono di salire in alpe con l’auto. Chiuse al traffico, destinate agli aventi diritto, ma ci devono essere per garantire la prosecuzione dell’attività d’alpe. Poter portare su tutto il necessario, effettuare lavori di manutenzione, riparazione delle strutture, poter avere cibo fresco (frutta e verdura!), poter raggiungere in poco tempo (relativamente) chi vive lassù stabilmente, poter scendere e risalire quando è necessario andare a risolvere qualche faccenda legata alla burocrazia, poter essere raggiunti da un veterinario in caso di urgenza, ecc.

Valli di Lanzo

La poesia di queste immagini è soprattutto nell’occhio di chi le guarda. Chi sceglie di andare a fare un trekkking a cavallo, chi sceglie la “vacanza avventura”, nel corso di tutto il resto dell’anno generalmente ha una vita in cui non mancano i comfort e, per provare emozioni diverse, prova a privarsene temporaneamente. C’è anche chi sceglie (sempre volontariamente) di cambiar vita e privarsi di lussi e comodità in eccesso che spesso ci circondano, ma sono per l’appunto SCELTE volontarie.

Valchiusella

Per altri è la consuetudine di una vita, si è abituati a stare così, ma magari le generazioni successive hanno deciso di non seguire le orme dei genitori proprio per il tipo di vita che comportano? Va bene la passione, però è sempre più difficile reggere il confronto con un mondo così diverso da quello in cui invece ti trovi a vivere e lavorare in certe realtà.

Val Maira, Gardetta

Nel video si sottolineava come la mungitura avvenisse ancora manualmente, ma ho visto la differenza tra alpeggi in cui si munge per ore a mano ed altri invece nei quali si utilizzano sistemi di mungitura meccanizzata. Un bel risparmio di tempo e di fatica! Per qualcuno è una scelta, per altri un obbligo, dove non c’è la possibilità di fare diversamente.

Biellese

Può essere pittoresco e romantico il fuoco a legna, il paiolo, la candela o la lampada ad acetilene, ma che sollievo entrare in baita, schiacciare un pulsante ed avere la luce! Che meraviglia avere una stufa a legna con non fuma annerendo tutto, sulla quale cuocere pasti vari e non sempre e solo polenta… Per qualcuno avere la TV in alpeggio è “scandaloso”, per altri è anche un modo per rilassarsi qualche minuto dopo una dura giornata di lavoro ed anche tenersi informati su ciò che accade laggiù… Personalmente sto bene senza, ma è una mia opinione. E’ giusto che il progresso arrivi anche in alpeggio, se vogliamo che questo mestiere non muoia. Basta (come in tutti i campi) saperlo dosare con intelligenza! Ma togliamoci dalla testa quello stereotipo romantico della vita sull’alpe!

Alpeggi, piste, sentieri e mezzi motorizzati

Proprio prima di salire in alpeggio ho letto e commentato un post sul blog degli amici Camoscibianchi. L’argomento era quello della presenza di mezzi motorizzati “turistici” sulle piste agro-silvo-pastorali di montagna. La discussione è stata molto sentita, ad oggi vi sono già 30 commenti…

La mia posizione in merito non l’ho mai nascosta a nessuno. Io ho utilizzato e continuo ad utilizzare tali piste con scopi diversi. L’ho fatto a piedi, da escursionista, poi in MTB, sempre per piacere e per svago, quindi in fuoristrada per motivi di lavoro, studio e ricerca. Da qualche anno per lo più ne usufruisco come “alpigiano”, se ho la fortuna di essere in un alpeggio raggiungibile con una pista. Prendete la strada sopra, Val Pellice, salita all’Alpe Bancet. Anche se di difficile percorrenza, una vera manna per la famiglia che montica lassù. A quelle quote la stagione è breve, avere la strada ha consentito la prosecuzione dell’attività a famiglie giovani (e ne è la testimonianza anche l’Alpe Giulian, raggiunta con un prolungamento più recente della pista, avremo modo di tornare lì tra non molto).

Laddove si sale solo a piedi è tutto più difficile… Raramente le strutture vengono aggiustate (pubbliche o private che siano), porti su a spalle solo l’indispensabile ed a volte nemmeno quello, perchè devi scegliere ogni singola cosa da infilare nello zaino. Quando lo sollevi ti dici che non è più una vita, nel XXI secolo, gli anni passano, anche chi fa il marghè o il bergè desidera poter migliorare la propria esistenza. È bello essere lassù in quota senza esser disturbati, certo, ma forse è più bello poter essere raggiunti dalla famiglia, poter avere frutta e verdura fresche, poter scendere rapidamente per un’urgenza. Va bene la poesia, ma questo è un lavoro duro ed il romanticismo il più delle volte lo si lascia a chi lo guarda dal di fuori, dal di dentro non si disdegna nemmeno di avere la televisione, anche se i programmi e le notizie che si ascoltano sembrano provenire da un altro mondo.

Torniamo a strade, piste, sentieri, mulattiere. Chiuse o aperte? La mia posizione contrasta con quella di molti margari, per i quali le strade devono essere aperte “…altrimenti la gente non viene a comprare la toma!“. Certo, la toma intera da 5-6 e più kg nessuno se la porta via a spalle, ma quanti acquistano ancora forme intere? Non ci si lamenta perchè il turista vuole la fettina da un paio d’etti, la mezza ricotta? Non è che le forme intere se le porta via il commerciante o le porta a valle lo stesso margaro che va a fare i mercati? Al turista che sale a piedi vendete le tomette piccole, diversificate la produzione e fatevi pagare il lavoro. Ho visto alpeggi in cui questa scelta è stata fatta e funziona, anche se si sale solo a piedi. Vendi tome agli automobilisti se sei in un posto “di passaggio” (penso alle strade asfaltate che salgono ai colli e sfiorano alpeggi), ma non più di tanto se la strada arriva proprio solo alla malga.

Facciamo le strade che salgono agli alpeggi, facciamole bene, curiamone la manutenzione, affinchè l’alpigiano non debba distruggere un’auto ogni stagione! E poi consentiamo il passaggio a chi ha davvero diritto. Non che arrivino su le orde di “merenderos”, tanto quelli toma, burro e ricotta non li acquistano, piuttosto stendono il plaid nel pascolo, giocano a calcio pestando l’erba, aprono i fili tirati per delimitare i recinti dei bovini e non li richiudono. Nei posti più frequentati mettiamo le navette, come accade in Val Troncea. Così chi vuole salire a piedi o in bici non respira benzene e polvere…

L’altro giorno ero al pascolo lungo un sentiero poco battuto ed ho sentito in lontananza il rombo delle moto… Un gruppo di trialisti, in questo caso abbastanza rispettosi (non hanno divelto fili e reti, hanno rallentato ed hanno atteso che il pastore allontanasse le pecore dal sentiero, tenendo sotto controllo i cani), ma comunque fuorilegge. La strada che porta lì è chiusa al traffico, i sentieri non possono essere percorsi dalle moto, trial o altro. Queste “rovinano poco”, a differenza di altre tipologie, ma comunque fanno rumore, turbano la montagna ed hanno spaventato lo stesso le pecore che stavano pascolando sopra e sotto il sentiero. In un posto più ripido avrebbero potuto farsi male scappando o saltando da una roccia. Nessuno dei motociclisti aveva ovviamente la targa, quindi non erano nemmeno riconoscibili ed identificabili.

La montagna non è “solo di qualcuno”, ma non è nemmeno “di tutti”. Non puoi venire su in macchina, parcheggiare nel prato e poi lamentarti pure che le vacche te l’hanno rovinata, quando c’era un bel cartello di divieto… La montagna è in difficoltà, si taglia pesantemente sulle spese e sui fondi per la montagna, allora scegliamo delle strade (magari in luoghi dove si può anche salire con un sentiero parallelo che non venga disturbato dalle auto) dove far salire i mezzi motorizzati, ma a pagamento. Strade sicure, non pericolose, ma facciamo pagare, così da coprire i costi di manutenzione. All’estero si fa… E all’estero le piste per gli alpeggi sono tutte chiuse, i divieti si rispettano. Questo sulle strade, ma sui sentieri di sicuro passino solo gli escursionisti, le mandrie e le greggi!!!

Transumanze e…

Come vi dicevo, d’ora in poi questo blog sarà meno aggiornato del solito. Non troverete aggiornamenti quotidiani, sia per mie assenze “professionali”, sia perchè sarò in alpeggio. Se qualcuno mi volesse più presente… è libero di regalarmi i mezzi per avere una connessione stabile dai monti, là dove anche i cellulari non trovano la rete e spesso ti lasciano isolato dal mondo!!

Parliamo della transumanza che finalmente ha portato al primo “alpeggio”, anche se un tempo questo era solo il fourest, laddove iniziava ad andare su qualcuno della famiglia con gli animali, mentre altri in fondovalle facevano il fieno. Ma si parla di tempi ormai passati, tempi in cui luoghi come questi erano abitati tutto l’anno e lì si nasceva persino. Non secoli fa, ma solo 50-60 anni sono passati da allora. Eppure così tante cose sono cambiate e siamo arrivati a giorni in cui la contrapposizione con il progresso estremo stride con le condizioni in cui ti tocca vivere quando sei in alpeggio.

A quei tempi il fieno si faceva eccome, non ci si preoccupava dell’aumento del carburante e del costo dei pezzi di ricambio dei macchinari, che si rompono giusto mentre devi imballare… Era una faticaccia, tutto a mano, anche in posti ripidi, ma sono sicura che la montagna era un vero “giardino”, non come oggi, con i vecchi sentieri che trovi a fatica tra arbusti ed ortiche. Ma a volte quei vecchi sentieri tornano utili, se la strada sterrata è inagibile per lavori iniziati troppo tardi, quando era ovvio che così facendo avrebbero intralciato chi d’estate sale in montagna per lavorare con le bestie.

Il gregge già da qualche giorno pascolava comunque in quota, respirando un’altra aria, con le montagne che si erano rivelate imbiancate dopo le precipitazioni che a quote più basse erano state “solo” pioggia. Anche se qui bisognava comunque tirare qualche rete per rispettare confini, prati e pascoli altrui, era già un altro lavorare rispetto alla pianura, alle strade trafficate, ai campi diserbati, a vigneti, frutteti…

La vera transumanza è quella che ti porta lassù, da dove non scenderai per tutta la stagione, se non per eventi eccezionali. Vanno su non solo gli animali, ma anche le attrezzature, viveri per uomini e cani, vestiario pesante per quelle giornate in cui pare inverno, ricambi per quando sei bagnato fradicio di pioggia, ma pure la crema solare per le scottature che affliggono anche chi è abituato a star sempre all’aria aperta 365 giorni l’anno. Per quella transumanza vengono in tanti, amici, parenti, chi ti da le bestie in guardia per la stagione.

Una solita, normale giornata di nebbia, quassù. Lasci l’asfalto, ti incammini lungo la pista. L’erba è ancora bassa, ma “…bisogna mangiarla adesso, così non viene vecchia e ributta per avere poi un buon secondo pascolamento tra un po’, ora che inizierà a scaldare!“. Per il momento infatti non si è patito il caldo, in quota. L’anno scorso si era arrivati qui un po’ più tardi, ma questa volta ci sono pascoli da utilizzare prima, visto che i bovini invece saliranno più tardi, sempre per colpa di quella strada interrotta e del fieno da finire in fondovalle.

Lo scorso anno la strada interrotta invece era questa, per colpa delle piogge cadute a fine maggio che avevano reso instabile il punto già ripristinato dopo passate alluvioni. Eppure sembrava essere assai più pericoloso quest’anno, con un tratto quasi sospeso nel vuoto, dato che la terra era franata al di sotto della sistemazione. C’è un solo mezzo al seguito per caricare eventuali animali in difficoltà, per il resto si passa a piedi, scuotendo la testa nel pensare a come e quando ci si ricordi delle esigenze di chi vive e lavora in alpeggio.

Il fiume di pecore si snoda lungo la strada, quelle di proprietà del pastore e quelle in guardia, segnate con evidenti marche colorate. Ogni stagione d’alpeggio che inizia è ricca di incognite ed interrogativi, soprattutto per chi cambia alpeggio, ma anche per chi ritorna in quello di sempre. C’è anche chi in montagna non può salire, perchè qualche speculatore gliel’ha strappata, ma di questo avremo modo di riparlare più approfonditamente nei prossimi giorni.

Il cammino del gregge è cadenzato dal suono delle campane: quelle più leggere, dal suono squillante, che resteranno al collo per tutta la stagione di pascolo, a segnalare presenza e spostamenti degli animali nella nebbia. Invece i rudun dal suono profondo verranno tolti già la sera e riposti al sicuro in attesa della fine della stagione.

La strada finisce ed inizia il sentiero. Gli animali lo seguono, c’è poco pascolo tutt’intorno, infatti il pastore che sale qui d’estate non è ancora arrivato. Poco per volta la montagna andrà a popolarsi, come sempre sono le pecore le prime a salire, anche se qua e là qualche margaro aveva anticipato i tempi, finendo persino nella neve per “colpa” delle temperature. Ma una volta a certe quote si arrivava più tardi. Oggi è cambiato il clima, è vero, poi sono cambiati i costi… Visto che l’alpeggio lo paghi caro, c’è chi pensa forse di sfruttarlo più a lungo, fuggendo pure dalle spese di alimentazione quotidiana degli animali in pianura.

Una breve tappa nel pianoro più verde, a consumare quel po’ di erba che almeno ricaccerà, tenera, quando anche i versanti più ripidi avranno vegetazione a sufficienza. La nebbia avvolge tutto e allora si scende, rabbrividendo e pensando ai lunghi difficili giorni che attendono uomini ed animali, di nuovo con la paura degli attacchi del lupo. Purtroppo i primi ad essere arrivati in valle, sia qui, sia oltre le creste, hanno già subito perdite ed i lupi sono stati addirittura visti all’opera dagli stessi pastori.

Il gregge scende ancora e si arriva all’alpeggio. Per fortuna c’è stato chi ha rinunciato alla transumanza ed è andato avanti, approfittando dell’apertura temporanea della strada, per preparare sia il recinto per il gregge, sia una cena abbondante per tutti. C’è anche un compleanno da festeggiare, ma prima come sempre bisogna finire almeno i lavori più urgenti e poi ci si metterà a tavola.

Dall’indomani inizia il pascolamento, ora con il sole, ora con nuvole minacciose e nebbia lassù in quota. Di neve in alto ce n’è poca, il canalone solitamente ingombro dai resti delle slavine è pulito fin su in punta e ci si chiede se l’acqua verrà a mancare, ad un certo punto. Si può solo sperare in periodiche piogge. Il fondovalle non è ancora così lontano, a queste quote, ma per adesso si è completamente isolati. I lavori per la centralina idroelettrica stanno sconvolgendo la strada ed il panorama, eccezionalmente si è ottenuta l’apertura solo per chi lavora in quota nel fine settimana. Per tutti gli altri giorni tocca scendere a piedi e farsi venire a prendere…

Il seguito di una storia ed un altro incontro

Sono tornata a trovare un ragazzo del quale dovevo finire di raccontarvi la storia. L'avevo lasciato tra serre ed orti nella pianura cuneese. Questa volta invece lo cerco in montagna, perchè nel frattempo i suoi sogni si sono concretizzati ed adesso gli animali ci sono.

E' il 20 ottobre, la piana del fondovalle della Valle Stura è secca, la siccità, il caldo ed il vento hanno lasciato un segno evidente. Stiamo cercando un piccolo gregge, cosa abbastanza normale da queste parti, nella terra della pecora sambucana.

Li troviamo accanto ad un boschetto, le pecore cercano un po' di verde nel sottobosco, pascolando anche le foglie dei rovi. Adesso il gregge non esiste solo più nei sogni, ma è fisicamente presente, con tutte le sue esigenze da soddisfare, prima fra tutte quella di essere sfamato. Le prime pecore sono arrivate giusto un mese fa, poi altre la settimana scorsa ed oggi arrivano le ultime. Sono 85, 86 con il montone del Centro Arieti della Comunità Montana. Mi sono già nati 54 agnelli. Fossi stato da un'altra parte avrei preso Biellesi, ma ovviamente qui la Comunità Montana vuole le Sambucane. Sono soddisfatto di queste, sono animali belli, li ho presi da un pastore della valle.


Donato adesso è un pastore o meglio, sta imparando a diventarlo. Con un grande sorriso, mi dice che, oltre alle pecore, nel frattempo è arrivato anche l'amore. Lei si chiama Alice, purtroppo oggi non può essere presente. “Lavora, fa la barista, ma il bar lo chiuderà ed aprirà un granatin. Anche lei è convinta di questo, le piace, mi da una mano. Adesso vedremo come riusciremo ad organizzarci, in futuro.” Il viso di Donato è stanco, ma spiega come le sue giornate si siano ulteriormente complicate, con l'arrivo delle pecore. “Mi alzo alle 3:45, vado in stalla, guardo gli agnelli… Alle 5:45 devo essere in piazza a Cuneo a montare il banco. Finito il mercato vengo dalle pecore, le metto fuori, vado al pascolo fino a sera. Non si finisce mai prima delle 22:00, quando va tutto bene. Adesso faccio ancora sei mercati, solo con queste pecore non posso vivere.
 
 

Le pecore vanno avanti ed indietro cercando qualcosa da pascolare. “Dal prossimo autunno penso di mollare qualche mercato, i meno importanti. All'inizio così hai un po' di paura. Quando non le hai, non vedi l'ora che arrivino, le pecore, ma adesso… inizia il bello! Ci va un attimo per mettersi in quadro, le greppie, il fieno, ancora adesso non sono del tutto a posto. Ma poco per volta…” Non è capace a stare con le mani in mano, Donato. E' abituato a muoversi, a fare mille lavori, ed adesso ammette che il pascolo un po' gli pesa. Probabilmente pensa a tutte le cose che dovrebbe fare altrove.
 
 

Nel frattempo sulla strada passa una transumanza, dei margari che tornano in pianura. Hanno passato l'estate in alpeggio, nel vallone che sale al Colle della Lombarda, poi hanno concluso la stagione pascolando per qualche tempo nel fondovalle ed adesso rientrano in cascina. Le vacche avanzano a gran carriera, spingendosi e marciando veloci.


Non ci sono rudun, solo poche campane, e fa uno strano effetto assistere a questo passaggio quasi silenzioso. E' una fortuna che qui ci sia questa vecchia strada militare che attraversa la piana correndo tra i prati e attraversando piccole frazioni, mentre i paesi principali sono collocati sulla strada che sale al Colle della Maddalena. Quella è una via molto trafficata e gli abitanti dei paesi si lamentano per l'ingorgo e l'inquinamento che causano i numerosi TIR. Ma cosa vorrebbe dire spostare parte del traffico su questa tranquilla stradina così utile per le attività agricole? Qui almeno si può transumare a piedi, scendendo senza infastidire nessuno.
 

Lì vicino c'è un'altra mandria ed un altro ragazzo da intervistare. Fabio (classe 1992) non possiede animali, ma dice di essere cresciuto in mezzo alle bestie. Da quando avevo due anni… Ho sempre aiutato. Mia nonna aveva delle vacche, ma quando sono nato io non c'erano già più.

 

Alto e ben piantato, viso aperto e sincero, Fabio vive ad Aisone, dove aiuta i fratelli Renzo e Carlo Giraudo, allevatori di bovini di razza piemontese, sui vicini di casa. Il paese è piccolo, antico, tagliato a metà dalla trafficata strada statale. La vecchia stalla sotto casa non bastava più, così appena ai piedi dell'abitato, nella piana del torrente Stura, c'è la stalla nuova. Fabio è un tuttofare: “Vado ad aiutare, mi piace, ho questa passione qui. Sto con loro tutto l'anno. D'estate le vacche vanno in montagna, ma noi stiamo giù a fare i lavori. C'è da fare il fieno e bagnare i prati. La scuola l'ho smessa subito, dopo le medie. Mi piace fare tutti i lavori tranne stare al pascolo, perchè mi annoio. Fare il fieno, pulire le stalle, tutto.

 

Mi spiega che le vacche non vengono munte, ma tutto il latte è destinato ai vitelli. Carlo mi ha insegnato di più con le vacche, Renzo con i macchinari. A volte mi capita di essere da solo perchè loro devono andar via, ma me la so cavare. Do da mangiare alle vacche, faccio i miei lavori. Anche se una vacca deve partorire, se proprio non è una situazione difficile, so cosa devo fare, pian piano. Altrimenti se s'è bisogno chiamo qualcuno. Adesso è arrivato Donato, altrimenti di giovani che fanno questo qui non ce ne sono. Io non ho molto tempo libero, lavoro sempre qui. Il lavoro mi piace, al mattino mi alzo alle 6:00 e ce n'è per fino alle 22:00, la sera. Qualche volta vado a fare un giro alle fiere e capiterà quelle cinque, sei volte all'anno che vado a far festa, altrimenti la sera vado a dormire!

 

E' arrivato anche Renzo e così scatto una foto del terzetto, prima di ripartire. Come ultima cosa chiedo a Fabio cosa si aspetta dal futuro. Non si sa ancora, da soli è dura, per adesso si va avanti così. Mi piacerebbe avere bestie mie, si vedrà.” Per adesso però sembra essere soddisfatto della sua vita attuale.

Le istituzioni rispondono sulla questione dei disseccanti

Riporto integralmente la lettera ricevuta oggi, 30 maggio 2011, via e-mail, sulla questione dei disseccanti lungo le strade provinciali.

Gentile Dott.ssa Marzia Verona,
il problema che Lei correttamente solleva è stato approfondito da tempo dalla Provincia di Torino e, proprio per questa ragione, abbiamo individuato alcuni accorgimenti che rispondono, nei limiti del 
possibile, alle sue osservazioni. La manutenzione del verde in campo stradale risulta uno tra i maggiori oneri della Provincia di  Torino in quanto i 3.100 km di strade provinciali si snodano prevalentemente su terreni collinari o montagnosi.
Durante il periodo primaverile ed estivo necessita provvedere alla manutenzione del verde lungo le strade con tagli dell'erba che vengono ripetuti nell'arco dell'anno in funzione delle condizioni climatiche ed altimetriche. Tale manutenzione avviene mediante l'uso di 
attrezzature e macchinari che favoriscono gli interventi manutentivi compatibilmente con le risorse a disposizione.
In alcune situazioni particolarmente critiche durante lo svolgimento dell'attività del taglio erba, ove l'utilizzo dell'uomo comporterebbe 
significativi rischi di caduta (scarpate montane o collinari scoscese) o dove ostacoli fisici impediscono l'uso delle attrezzature in dotazione (muri, guard-rail, pali, delinea tori, segnaletica, ecc), i piani di lavoro prevedono l'uso di dissecanti al fine di rendere ben visibile la segnaletica stradale orizzontale e verticale.
Il Servizio provinciale della Sicurezza e Prevenzione sul Lavoro ha individuato un prodotto dissecante compatibile con l'ambiente e che ne 
consente l'utilizzo sistemico nella riduzione della presenza di erba e pianticelle infestanti senza controindicazioni sia per l'utilizzatore sia per l'ambiente.
Con l'auspicio di essere stato esaustivo e restando a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti Le porgo i più cordiali saluti.
Alberto Avetta

Ringrazio innanzitutto il sig. Avetta per la risposta. Resta il fatto che numerosi allevatori hanno lamentato intossicazioni ed avvelenamenti a causa di pascolamento sporadico di erba che era stata trattata con prodotti diserbanti e/o disseccanti. Forse non erano quelli usati dalla Provincia di Torino, ma altri acquistati da privati per il trattamento delle infestanti nelle coltivazioni o lungo fossi, siepi o che altro. Mi rendo conto dei costi di tali interventi di pulizia stradale per l'Ente Pubblico… ma nello stesso tempo mi viene da pensare a quei giorni del passato in cui si andava a far fieno in certi pendii… e non c'erano nemmeno le attrezzature e le calzature di cui siamo dotati oggi. Ma quello è un altro discorso, però mi fa comunque riflettere su come funziona la nostra società attuale.

Non è normale!

Parlare del tempo, per i pastori, non è solo un modo di far conversazione. Lavorando all’aperto, le condizioni meteo sono parte del mestiere, lo condizionano pesantemente. E così questa domenica non si poteva non parlare del caldo. Un caldo che non dava tregua, un caldo assurdo, fin dal mattino.

Ancora nel recinto, le pecore erano strette le une alle altre, con le teste basse, ad ansimare per il caldo. Sembrava ce ne fossero molte meno di quante non siano in realtà. Il sole brillava alto, implacabile. Era già fin troppo tardi per andare al pascolo, anche se non erano nemmeno le dieci del mattino. "Non è normale, un caldo del genere! Nemmeno fossimo a luglio…"

Oltre al caldo, gli animali erano infastiditi dagli insetti. Si vedeva ancora qualche zanzara, ma poi quelle sarebbero sparite, per ritornare alla sera. In compenso, l’aria era attraversata dal ronzio dei tafani. Grossi tafani, che si posavano sulla schiena e sul collo di asini e pecore, per andare a succhiare loro il sangue.

I pastori avevano cercato di instradare gli animali verso il bosco ed i cespugli, perchè era impensabile andare al pascolo sotto il sole cocente. Anche qui però gli animali non mangiavano: si ammucchiavano all’ombra, ansimando. "Con tutta l’erba che c’è… non riesci a far nulla! Alla sera le chiudi vuote, bisognerebbe andare al pascolo di notte!"

Il sudore gocciolava dalla fronte, lungo la schiena. Anche i cani cercavano refrigerio, magari in una delle ultime pozzanghere sulla strada. "Oggi è peggio di ieri. Non si può lavorare così, bisognerebbe essere già su! Pensa cosa vorrebbe dire passare giù l’estate… Eppure all’inizio l’abbiamo fatto, per due anni non siamo andati in alpeggio, e si andava davvero al pascolo di notte, per dormire poi di giorno."

Visto che lì non si concludeva nulla e gli animali non mangiavano, ci si mise in cammino verso i pioppeti. Quel giorno purtroppo c’era un lungo spostamento da compiere e bisognava rassegnarsi a stare per molte ore sotto il sole. Sempre con la testa bassa e le bocche aperte, le pecore seguivano il pastore, senza nemmeno sconfinare nei campi di mais, quando questi confinavano con la strada.

Dopo aver pascolato un po’, anche nel pioppeto la stessa scena: pecore a mucchio, ansimanti, stremate dal caldo. Più che aspettare, non si poteva fare altro, così i pastori pranzarono e cercarono di riposare un po’, tra tafani, caldo afoso, chiazze di sole che filtravano tra i rami dei pioppi. "Ci si alza presto, si va a dormire tardi e, in giornata, si sprecano troppe ore così. Non è un bel lavorare, questo."

Caldo o non caldo, bisognava ripartire, la strada era lunga e c’era la speranza che, verso sera,le temperature calassero almeno un po’. Il gregge alzava una nuvola di polvere, che andava ad appiccicarsi sulla pelle sudata, imbiancava i capelli. La campagna intorno era ancora verde e, per fortuna, non mancava l’acqua per abbeverare le pecore. I pastori invece stavano finendo le scorte di bottiglie.

Tra pioppeti, risaie, campi di mais e cascine, il cammino continuava senza che le temperature calassero. Anzi, il sole sembrava ancora più infuocato! In cielo, non una nuvola, nemmeno la speranza di un temporale. "Quanti gradi saranno? Quaranta forse no, ma poco ci manca!". Ed il sudore tracciava solchi nei volti impolverati, faceva brillare le braccia, chiazzava le maglie.

Una sosta per tirare il fiato, per far riposare gli animali, che brucavano svogliatamente e cercavano l’ombra. Le montagne all’orizzonte erano invisibili, nascoste nell’aria afosa. "La neve starà sicuramente sciogliendo, con un caldo così." I "cadaveri" delle bottiglie si accumulavano in macchina e l’acqua era veramente finita, bisognava cercare di procurarsene altra, perchè la giornata era ancora lunga!

La lunga fila di pecore si snodava nella campagna (ed il video ve l’ho già mostrato ieri qui), all’orizzonte c’era la strada asfaltata ed il ponte. "Speriamo non ci sia troppo traffico, a quest’ora!". Quasi le sei di sera ed il caldo non accennava a diminuire. "Non è normale! Sembra quando sono giù d’estate per portare a casa la paglia…"

Di traffico, sulla strada, ce c’era. File di auto che si incolonnavano nei due sensi di marcia a causa del passaggio del gregge, con i motori che ululavano per alimentare l’aria condizionata. Così il gregge fece una tappa intermedia e, prima di passare il ponte, scese verso il fiume. Qui le pecore poterono andare a bere ed anche i pastori si ritemprarono, grazie al provvidenziale arrivo degli amici con gelati e bottiglie di acqua fresca.

E poi via di nuovo. Il passaggio del ponte era un punto delicato, la strada presentava numerose curve, così una macchina rimase in coda e l’altra precedette il gregge, a far segnali. "E’ successo un incidente?". No, rallentate, che arrivano le pecore. "Ah!". Sorrisi, sguardi sorpresi, cenni di ringraziamento. Capelli dritti in testa per effetto del gel, occhiali simili agli occhi dei mosconi, sguardo strafottente, tre giovinastri fanno gestacci ed insultano, senza rallentare. Poco dopo sfrecciano all’indietro, dopo aver fatto inversione, e mi regalano un ultimo gestaccio ed un urlo che si perde nel rombo del motore.

Solo a tarda sera le pecore pascolano, finalmente tranquille, lontane da tutto. L’aria si è intiepidita, senza diventare fresca, e sono arrivate le zanzare. Il dorso degli animali è ancora fradicio di sudore, gli uomini sono stanchi, stremati. Manca poco alla transumanza e questi sono sempre i giorni più difficili, con mille cose da organizzare. L’anno scorso c’era l’alluvione, quest’anno il caldo.

Il gregge va in città

Il gregge a volte sfiora dei paesi, altre volte si porta in periferia di grossi centri urbani… e poi viene anche il giorno di entrare tra le case, in mezzo al traffico. Si potesse evitare… ma il ponte è uno e il fiume non può essere attraversato altrimenti.

Al mattino il cielo era plumbeo e piovigginava. Il tempo di infilare la cerata ed i sovrapantaloni, prima di entrare nel recinto, caricare tutti gli agnelli e togliere le reti… ed ecco il primo sole caldo, quasi afoso.

Lentamente, pascolando tra i pioppeti, si fa passare la mattinata. "Quando c’è erba, quando ne abbiamo la possibilità, cerchiamo di attraversare nel momento in cui si creano meno disagi… Ma se non abbiamo posti dove andare, passiamo sul ponte quando capita. Non possiamo far digiunare le pecore solo per aspettare il fine settimana!"

Lì, sulle sponde del fiume, sono ben evidenti i segni delle passate alluvioni, quelle che hanno spazzato via tutto ed accumulato ramaglie ed immondizia persino sugli alberi.

E poi ci si mette in cammino, nel primo pomeriggio. Si percorre la strada che passa tra il fiume ed i muri che sostengono le case, sotto il ponte della ferrovia e quello stradale, che presto vedrà le pecore allungarsi in un nastro bianco sfilacciato. Una piccola sosta per pascolare ancora qualcosa, e poi via, dopo aver preso tutte le precauzioni del caso.

Il pastore indossa il gilet fluorescente, qualcuno lo precede per fare segnali alle macchine, altri chiudono la fila e spostano anche l’auto con il rimorchio degli agnelli. C’è gente che si affaccia alla finestra, altri guardano stupiti, qualcuno saluta.

Un attimo di sosta prima della rotonda, per compattare il gruppo, e lasciar passare ancora qualche auto, poi… per qualche minuto, la strada è delle pecore! Bisogna fare attenzione che non si infilino nel passaggio pedonale, rimanendo intrappolate, ma che tutte procedano sulla carreggiata.

Metà ponte è occupato dalle pecore. Camminano ordinatamente in fila, quasi nessuna accenna a sconfinare nell’altra corsia, dove il traffico procede regolare. Alle nostre spalle però si allunga la fila, anche se è il pomeriggio di un sabato pre-festivo.

Invece di puntare verso il centro, il gregge fiancheggia la città davanti agli occhi attoniti di alcuni motociclisti. Gli animali vorrebbero dare una spuntatina alla siepe, ma vengono incitati ad avanzare. Bisogna togliersi dall’asfalto il più in fretta possibile!

C’è ancora una rotonda e poi finalmente il gregge sparirà alla vista dei cittadini, tornando nel "suo" ambiente. Per qualche ora resteranno le tracce: foglioline strappate e cadute a terra, macchie di urina ed escrementi sull’asfalto, ma già alla sera solo un occhio esperto saprà ancora capire che lì sono passate delle pecore.

Si svolta tra le case di periferia, finalmente lontano dal traffico, che sta tornando a scorrere normalmente. Tutto è andato bene, nessuno ha suonato il clacson, nessuno si è lamentato (o almeno… le lamentele non sono arrivate alle orecchie dei pastori) e non sono successi incidenti.

Di nuovo sotto al ponte della ferrovia, sull’altra sponda del fiume. La città si allontana, ma qualcuno ha portato fin qui immondizia di vario genere. Ai pastori capita spesso di incontrare paesaggi degradati: d’altra parte, a loro il più delle volte resta solo la terra di nessuno!

Persino qui si incontra un’auto, che deve pazientemente aspettare il passaggio delle pecore. Continua il cammino, fino a trovare altri pascoli: di fronte quelli già utilizzati sull’altra sponda. Sono anni che i pastori frequentano queste zone, ma ogni anno ci possono essere delle sorprese.

Questo pioppeto per fortuna non è ancora stato tagliato ed il gregge pascola rapidamente tutta l’erba, quindi si raduna ed aspetta che il pastore lanci il suo richiamo per condurlo altrove.

E’ ora di scendere al fiume per l’abbeverata ed intanto i pastori possono guardare se c’è qualcosa che può tornare utile, lì tra l’immondizia. Un calciobalilla senza gambe, una collezione di scatole di sigarette, una raccolta di schede sui funghi più comuni e molto altro ancora. E dire che qui, lungo questa stradina, sarebbe bello venire a fare una passeggiata… se non fosse per tutta questa sporcizia frutto dell’inciviltà umana.

La giornata termina in altri pioppeti, con la pioggia nell’aria e le pecore che pascolano tranquille, ormai lontane dalla confusione cittadina. Questa è una delle tante giornate di pascolo vagante: "…ma per noi è meglio quando sei lontano da tutto e da tutti, con erba in abbondanza e senza la necessità di spostare quotidianamente gli animali."

Intolleranza e maleducazione

Da qualche giorno ho un paio di notizie da darvi (oltre a materiale vario che mi avete inviato per la pubblicazione su queste pagine). Inizierei con due cose in un certo senso collegate. La prima è questo video pubblicato su youtube qualche giorno fa. Il passaggio di un gregge a Novara (presumo sia quello di Ernestino), con il commento di sottofondo, piuttosto sguaiato, di chi ha realizzato il filmato. Presumo sia un giovane automobilista bloccato dalle pecore nella sua vettura. Ho lasciato un commento ed l’autore ha replicato, dice che una capra gli ha segnato la portiera dell’auto. E se lui fosse sceso e si fosse messo a "parare" il flusso bianco, collocandosi davanti alla macchina, invece che ridacchiare ed emettere esclamazioni?

Le greggi sulle strade danno fastidio… Persino su di una via secondaria tra i campi puoi incontrare quello che ti dice: "Ma voi adesso rimanete qui? Perchè io dopo passo di nuovo e non posso fare tardi, che devo andare ad una festa!". Però, a volte, c’è chi ha ragione a lamentarsi delle pecore. E veniamo allora ad un articolo che mi hanno segnalato molti lettori: era su "La Stampa" la settimana scorsa.

Questo è il caso di una di quelle greggi che i pastori per primi preferirebbero non ci fossero! Ne ho già parlato altre volte ed alcuni lettori ogni tanto me le hanno citate.

Il pastore cerca di rispettare la proprietà altrui, ha degli accordi (il più delle volte orali) con i contadini, con i proprietari dei fondi dove porta gli animali al pascolo. Deve tornare lì l’anno successivo e pertanto deve avere buoni rapporti con tutti. C’è poi quello che proprio le pecore non le vuole vedere (il perchè non è dato a sapersi), ed allora cercherai di tenerti alla larga! Se accade un incidente (un danno ad un orto, ad un campo di grano, ad un pioppeto, ad un vigneto), i pastori hanno l’assicurazione e si provvederà a trovare un accordo, un risarcimento. Altra cosa è andare deliberatamente al pascolo di notte, in campi e coltivazioni! Però, come si legge nell’articolo, ci sono Comuni che, per evitare ogni lamentela, emettono un’ordinanza di divieto di pascolo, che colpirà tutti, onesti e disonesti. Ho come l’impressione che però questo andrà a danneggiare più i primi che non i secondi…

Aria di neve

Il gregge ormai è in collina, ha lasciato alle spalle la pianura e le stoppie di mais, è arrivata di nuovo l’ora dei prati e dei boschetti invasi dall’edera. Purtroppo sulle colline c’è ancora neve della scorsa precipitazione ed adesso c’è di nuovo quell’aria fredda che… Infatti cadono a tratti scrosci di pioggia gelata.

Quest’anno i pascoli sono magri, per un insieme di fattori che vanno dalle piogge primaverili che hanno ritardato il taglio del fieno, la siccità estiva, poi il freddo, la neve e… Insomma, i presupposti per un difficilissimo inverno ci sono tutti. E quest’aria, quest’aria di neve… Forse è meglio andarsene di qui: il pastore narra che erano là, ai piedi di quella collina, quando ci fu quella nevicata. "Era il 1990 e, all’8 dicembre, erano venuti giù 70 cm di neve. Abbiamo faticato a portarle sulla strada, poi abbiamo fatto chilometri e chilometri senza riuscire a tirarle fuori, per i muri di neve che c’erano. Siamo andati fin giù al ponte lungo il fiume e lì abbiamo dato loro da mangiare per 40 giorni. In quella valletta lì, invece, un anno, il giorno di Natale, ce ne sono morte una trentina. Abbiamo il sospetto che qualcuno avesse avvelenato di proposito un fosso o il bordo di un prato per mandarci via… Meglio non pensare a queste cose…"

Il cammino continua, il cielo è grigio plumbeo e gli unici colori vivaci li puoi vedere in qualche casa ritinteggiata con tinte forti. Il gregge segue con fiducia il pastore, perchè sa che, in qualche modo, provvederà al suo sostentamento, anche in questi giorni difficili.

C’è da fare un tratto di strada, ma sono vie poco trafficate che corrono tra le colline. "Chissà perchè, lungo i bordi delle strade, un po’ di verde c’è… Ma soltanto lì!". Il pastore non ama queste zone. "E pensare che, da ragazzino, non vedevo l’ora di andare nei prati in collina… Adesso invece inizio a star male solo a pensarci." Eppure fino a marzo questo sarà il suo destino.

Lungo la strada gli incontri sono tanti: chi freme impaziente alle tue spalle, chiuso al caldo nella sua auto, chi invece chiede quante sono, ride alla tua risposta scherzosa e ti fa gli auguri di buone feste. "Anche questo non mi piace, delle colline: un prato, poi esci sulla strada, ti fermi, e poi di nuovo strada, a farsi insultare dalla gente." Il pastore non deve essere sensibile, ha bisogno di corazzare il suo cuore con una dura scorza da cui deve uscire solo un commento ironico adatto ad ogni situazione.

Anche questo cartello non deve fare male. Nessuno lo vede, solo io: d’altra parte è nella direzione opposta rispetto alla marcia del gregge. Ma tanto i tartufai sono già venuti il giorno prima a dire di non entrare in quel boschetto. Non so quale sia il problema del pascolamento in quei posti: un danno alla tartufaia? Oppure i cani restano disorientati dall’odore delle pecore? Fino a quando dura la stagione dei tartufi?

In questo prato un po’ d’erba c’è, tanto da consentire una sosta di quasi un’ora. Cade un altro scroscio di pioggia gelata, palline trasparenti che rimbalzano sulle giacche, ma anche qualche fiocco bianco. Speriamo, speriamo che non nevichi. E’ come un mantra da ripetere all’infinito. "Le pecore mangiano troppo bene. Mi sa proprio che nevicherà davvero. O sarà solo perchè questo è l’unico pezzo dove c’è un po’ d’erba?"

Il gregge va per la sua strada, io per la mia, con quell’aria di neve che si infila nel colletto della camicia. Non riusciamo a salutarci con un sorriso. Fino a quando la pastorizia sarà nella mia vita, non riuscirò più a gioire della neve come da bambina. Anche se adesso sono al caldo in casa e vedo fuori cadere fiocchi pesanti ed i cespugli che si piegano a terra sotto il peso della neve bagnata, io comunque penso ai pastori ed alla loro giornata, a quelle che seguiranno a come faranno a sfamare il gregge.

Strade che si intersecano

L’altro giorno riflettevo sul territorio e sulla pastorizia. Un amico mi aveva detto: "Adesso si vedono pecore dappertutto, una volta non c’erano…", mentre il pastore Lombardo minacciava di scendere con le greggi a bloccare le principali strade del Nord Italia, "…almeno passano da sopra con gli elicotteri e vedono quanti siamo, perchè non sembra, ma…".

Sono aumentate le pecore? Secondo me no, al massimo diminuiscono i pastori e, parallelamente, qualche gregge diventa più grosso. Solo che il territorio è attraversato da più strade, quindi aumentano le probabilità di scorgere un gregge. E poi, forse, c’è più gente che li nota, specialmente tra quelli che mi conoscono. Da quando SANNO che esistono i pastori vaganti, incredibilmente li incontrano. Succede anche a me, persino quando vado in giro per altri motivi e…

…e li incontro. Ieri sera è stata solo un’apparizione nel buio, una roulotte parcheggiata nel campo a lato della strada, con a fianco una nuvola biancheggiante… Quanti altri sono passati di lì e non se ne sono accorti? Invece io mi rendo conto, sempre di più, di conoscere il territorio, grazie alla pastorizia. Quasi ovunque mi porti il mio "cammino" in giro per la Regione, riesco a trovare dei riferimenti pastorali.

Qui sono passata con una transumanza, là ho incontrato un gregge, quella è la zona dove pascola il tale. Certi posti li ho visti da un’altra prospettiva, in stagioni e giornate diverse da quelle in cui comunemente ci si reca a visitare una località turistica. Tutte le volte mi rendo conto della preziosità di questi attimi: è un privilegio esserci e vederli, perchè potrebbero non ripetersi mai più. E’ il caso della transumanza nella foto, dato che questo pastore ha venduto il gregge ed ora ha una madria di vacche…

Al seguito dei pastori, sono stata in dei luoghi che altrimenti mai avrebbero visto la mia presenza. Ci sono ancora posti dove solo qualcuno vede il gregge, tutti gli altri passano magari a poca distanza, ma senza accorgersene. A dire il vero, dovrebbe essere sempre così, perchè la pastorizia possa avere una speranza per il futuro. Se invece il territorio è tutto un reticolo di strade, autostrade, ferrovie, tangenziali e zone edificate… addio pastorizia, addio agricoltura!

Le strade dei pastori si adattano ai nuovi ostacoli: a fatica, ogni anno cercano di passare dove sono sempre transitati. A loro non piace variare, preferirebbero una "noiosa routine" fatta di strade certe, piuttosto che continue variazioni. Il cammino può essere stravolto da un’alluvione, ma molto più spesso sono gli uomini a creare nuovi problemi. "Ieri sera spostavo la macchina e… all’improvviso c’era un mucchio enorme di terra in mezzo alla pista. Ho dovuto rifare tutto il giro…". Ecco perchè il primo lavoro del pastore, al mattino, è quello di partire dal gregge ed andare a vedere la strada da percorrere in giornata. Meglio non avere sorprese!