Attraversando la pianura

Riprendiamo il cammino nel nuovo anno con una giornata di pascolo vagante avvenuta qualche tempo fa.

C’era da compiere un lungo tratto di strada, per cui era necessario partire presto, far mangiare le pecore e spostarsi, per arrivare a destinazione possibilmente prima che facesse buio. Soprattutto bisognava superare il ponte al momento giusto. Però, ormai dovreste saperlo tutti, un conto è sapere come occorrerebbe fare, un altro è affrontare i tanti piccoli imprevisti del cammino. Non si può mettere un timer al gregge!

Quando la giornata prende il via, prima ancora di aprire le reti si fanno tanti bei progetti, mentre si caricano gli agnelli più piccoli sull’asino e quelli più grandicelli, ma per i quali il cammino è troppo lungo, sul furgone al seguito. E così la giornata sarà sicuramente lunga, con tappe per pascolare e molti chilometri di cammino.

Ci si avvia nella campagna aperta, per fortuna non c’è nebbia e, come spesso accade in questa stagione un po’ strana, il sole non tarda a scaldare. Per alcuni tratti il cammino è più semplice, tra stoppie e campi arati, mentre quando lungo la strada ci sono prati, loietto di un bel verde brillante o campi dove il grano ha già le sue foglioline, bisogna far lavorare i cani che parino il gregge sui fianchi.

Ai bivi, lungo queste strade di campagna, si vedono anche piccoli cartelli che indicano un percorso di pellegrinaggio religioso. Non c’è tempo di leggerli, dopo un po’ se ne perdono le tracce, mentre il gregge transita attraverso le frazioni di pianura, tra cascine, case, cappelle e piloncini.

Il sole scalda, arriva il mezzogiorno, ma prima delle persone, devono mangiare le pecore. Si tenta una tappa in una stoppia di mais, verde di erba infestante, ma arrivano subito i contadini. Prima dicono ai pastori di sloggiare, poi, quando i cani già stanno girando le pecore, dicono che, se le pecore mangiano solo l’erba, potevano restare ancora. Cosa pensavano che mangiassero? La terra?

Quando finalmente c’è un prato dove il gregge può pascolare tranquillo, anche i pastori fanno pranzo. Le ore sono passate, il ponte da attraversare è ancora lontano. Adesso c’è il sole, l’aria quasi tiepida, l’unica preoccupazione sono le auto che sfrecciano tra le due strade entro cui è compreso il prato, ma è abbastanza ampio affinchè le pecore possano allargarsi e pascolare. Con l’inverno alle porte, tra l’erba spicca il giallo dei fiori del tarassaco, nemmeno fossimo nel mese di marzo.

Saziato il gregge, si riparte cercando di evitare il più possibile il traffico. Qua e là la campagna offre strade e piste tra campi e boschetti. C’è gente che taglia la legna e si entusiasma a veder passare le pecore: per una volta qualcuno che apprezza e non solo le solite esclamazioni di chi si impietosisce, come se la vita degli animali all’aperto meriti compassione, invece di essere quella migliore possibile. “Poverine, poverine! Povere bestie” è una delle esclamazioni più frequenti. Sentire invece dire: “Ma che belle, che spettacolo, che meraviglia!” è tutt’altra musica.

Purtroppo qualche strada trafficata da attraversare c’è. Sali sull’asfalto prima, fai segnali, fermi le auto e il gregge inizia a sfilare. Non bisogna nemmeno spingere troppo gli animali, visto che la sponda è ripida e potrebbero ammucchiarsi. Il momento peggiore però è quando quasi tutte le pecore sono transitate, quando al fondo restano gli ultimi animali, magari qualche agnello un po’ spaesato e, soprattutto, i cani. Gli automobilisti fremono e, appena il gruppo compatto è uscito dall’asfalto, fanno già rombare i motori e ripartono, senza tenere conto che un cane o un agnello ignorano il pericolo rappresentato dalle auto e basta un istante per finire sotto le ruote. Devo letteralmente piazzarmi davanti ad un’auto per evitare che la cucciola bianca al seguito del gregge finisca investita.

La cittadina è lì, in auto basta poco per percorrere la circonvallazione, ma a piedi si costeggiano altri campi, stoppie, terreni arati e si pascola un piccolo pioppeto verde di erba. C’è da passare il ponte sul fiume, il pastore ha già avvisato in Comune, verrà il vigile a fermare il traffico. L’arrivo del gregge coincide però con la fine dell’orario scolastico e così tocca attendere che la guardia municipale sia libera dall’impegno di sorvegliare l’uscita degli alunni.

Le giornate sono corte, passano i minuti, così quando finalmente ci si incammina sulla strada, il sole sta tramontando. Questo è il punto più critico di tutto il percorso. Basta pochissimo perchè si formi una lunga coda al seguito delle pecore, poi ci sono auto che arrivano in senso contrario ed è pericoloso per gli animali, soprattutto per i cani che vorrebbero contenere le pecore.

Quando finalmente si raggiunge il ponte, il vigile ha fermato il traffico. Non c’è visibilità e sarebbe troppo pericoloso incrociare delle auto. In questo modo invece si passa in completa sicurezza, godendosi anche il contrasto tra la modernità dell’opera e il fascino antico del gregge in cammino.

Sull’altra sponda del fiume, una lunga coda di auto, ma nessuno osa protestare, dal momento che c’è un uomo in divisa ed una macchina con il lampeggiante blu. Un saluto al vigile, un grazie e ci si augura buone feste, ma il cammino del gregge prosegue. Appena dopo finalmente si svolta di nuovo tra i campi, lontani dal traffico.

Il sole è ormai tramontato, alle spalle del gregge il cielo si tinge di rosso, arancio, giallo, viola e madreperla. E’ bello da vedere, ma ciò significa che l’ultima parte del cammino avverrà con l’oscurità. Sarà quella mezz’ora di attesa prima del ponte, sarà che comunque le pecore dovevano pascolare, sarà che le giornate a questa stagione sono corte, ma la notte incombe.

Per quanto le giornate siano brevi, intese come ore di luce, questa è comunque stata lunga. I chilometri percorsi a piedi sono stati parecchi, la stanchezza si fa sentire, un passo dopo l’altro, e bisogna ancora arrivare a destinazione.

L’ultima luce porta alla frazione, dove già è accesa l’illuminazione stradale, poi l’oscurità accompagna l’ultimo tratto di cammino. Sono quei momenti particolari, quell’ora della sera in cui il tempo sembra rallentare, rimanere sospeso. In lontananza si illuminano le luci delle strade, le case, si intravvede ancora il profilo delle montagne e degli alberi. Il gregge sparisce nell’oscurità, manca poco alla destinazione, poi si accenderanno le pile per vedere gli agnelli, scaricarli dal furgone e dall’asino, riconsegnarli alle mamme.

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