Nevicata d’ottobre

Leggendo le testimonianze del passato, spesso si trovano racconti epici di discese dall’alpe con la neve. Una volta non esistevano le previsioni meteo, al massimo si cercava di leggere qualche segno del tempo, l’aria, i comportamenti degli animali, cose così.  Oggi, con una maggiore o minore attendibilità, certi fenomeni sono annunciati almeno con qualche giorno di anticipo. Inoltre quasi tutti riescono a leggere in tempo reale gli aggiornamenti, grazie agli smartphone. Però le nevicate di ottobre, per quanto annunciate, non si pensa mai che possano essere così intense. Oggi la quota neve si è alzata e piove (abbondantemente) anche in molti posti dove ieri aveva imbiancato. Spero che intanto tutti siano scesi sani e salvi a valle. Vi presento una carrellata di foto, così come si vedono le previsioni anche in alpe, si fotografa e si pubblica su facebook in tempo reale.

Questa foto l’ho scattata io ieri ad un gregge sotto a Lignan, nel vallone di Saint Barthelemy (AO), il gregge che avevo incontrato più a monte nei mesi scorsi. Nevicava, ma a terra l’erba non era nemmeno tutta coperta, era più pioggia mista neve. Altrove però le cose erano ben diverse…

inizia la desarpa a Gressoney (AO) - foto R. Cilenti

inizia la desarpa a Gressoney (AO) – foto R. Cilenti

il gregge scende a valle, Villar Pellice (TO) - foto D.Garnier

il gregge scende a valle, Villar Pellice (TO) – foto D.Garnier

tutto pronto per la partenza, Val Varaita (CN), foto R.Peyrache

tutto pronto per la partenza, Val Varaita (CN), foto R.Peyrache

si torna a casa, Bobbio Pellice (TO), foto D.Bonnet

si torna a casa, Bobbio Pellice (TO), foto D.Bonnet

pian piano si scende nel Biellese, foto A.Maffeo

pian piano si scende nel Biellese, foto A.Maffeo

transumanza a Limonetto (CN), foto G.Librando)

transumanza a Limonetto (CN), foto G.Librando)

ancora al pascolo a Elva (CN), foto S.Basso

ancora al pascolo a Elva (CN), foto S.Basso

prima della discesa, nel Biellese, foto I.Corniati

prima della discesa, nel Biellese, foto I.Corniati

tanta neve nel Monregalese (CN), foto M.Baldo

tanta neve nel Monregalese (CN), foto M.Baldo

discesa

discesa “verso la piana” in Val Varaita (CN), foto I.Seymand

la transumanza sullo spartiacque Val Maira-Val Varaita (CN), foto L.Lamberti

la transumanza sullo spartiacque Val Maira-Val Varaita (CN), foto L.Lamberti

discesa dalla Conca del Prà, Bobbio Pellice (TO), foto M.Bertin

discesa dalla Conca del Prà, Bobbio Pellice (TO), foto M.Bertin

Volevo sottolineare come, a parte la foto di Roberto Cilenti, le altre siano tutti scatti realizzati da allevatori o comunque da amici che sono andati a dare una mano durante le transumanze. Belle immagini da vedere, ma momenti estremamente difficili da vivere.

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Ci voleva almeno un po’ di inverno

E’ improvvisamente arrivata la primavera, ma adesso la sento davvero come una presenza reale. Non sopportavo il caldo anomalo nei mesi scorsi, fiori che sbocciavano quando doveva esserci il ghiaccio e la neve, farfalle che volavano quando invece doveva essere tutto immobile, in riposo.

Per arrivare davvero, doveva esserci almeno un giorno di inverno. Certo, ci sono state alcune giornate di nebbia, di freddo, altri tentativi di nevicata, ma dopo questa (16 marzo), all’improvviso nei giorni successivi sembra proprio di aver cambiato stagione. L’aria si è fatta più limpida, il cielo più azzurro e, ai primi raggi di sole, l’erba ha iniziato a muoversi.

La neve qui era già andata via tutta già nella notte, complice la pioggia, quindi l’indomani ci si può avventurare fuori dalla stalla a pascolare, evitando quei punti dove ancora c’era acqua. Il capretto nato pochi giorni prima era ben felice di questa esplorazione: tutto è nuovo, tutto è interessante, tutto è da scoprire!

Anche le api, riscaldate dal sole, erano in fermento: una cosa in più da studiare, mentre la mamma pascola l’erbetta tenera intorno alle arnie. L’inverno ormai dovrebbe essere alle spalle, anche se potrebbe ancora verificarsi qualche nevicata, complici i flussi di aria fredda. Per adesso però le giornate sono decisamente primaverili e l’erba crescerà per tutte le greggi…

Varie in un giorno nevoso

Oggi c’è stato quello che in TV probabilmente definiranno un “colpo di coda dell’inverno”. Nevica, nevica fin in pianura. Una nevicata che sicuramente oggi infastidisce chi lavora all’aperto come i pastori, ma che nel giro di pochi giorni se ne andrà, visto che il ritorno del sole porterà poi temperature primaverili. Un sollievo pensare che, in montagna, c’è scorta di acqua per la prossima stagione estiva…

(foto I.Corniati)

Ecco una foto tra le tante che ho visto passare oggi su Facebook, scattata da un pastore nel Biellese, il suo gregge alle prese con la nevicata odierna.

(foto M.Laner)

Sempre un pastore e sempre sul social network, un bellissimo scatto che dimostra ancora una volta come pastorizia e biodiversità vadano di pari passo. C’è tutto un ecosistema che ruota intorno al gregge, qui vedete gli aironi bianchi, che però non sono che uno degli esponenti dell’avifauna che seguono le pecore per trovare più facilmente del cibo.

Veniamo alle manifestazioni. Con la fine dell’inverno, lentamente riprende un fitto calendario di iniziative legate al mondo zootecnico. Domenica scorsa, a Settimo Vittone (TO), ha preso il via la stagione delle battaglie delle Reines in Canavese, solo per fare un esempio… Quando vengo a conoscenza di eventi di vario tipo che penso possano interessare i lettori di questo blog, cerco sempre di comunicarvelo, ma se volete segnalarmi una manifestazione in qualsiasi parte d’Italia, scrivetemi, mandatemi le locandine, e io pubblicherò man mano.

Per questo fine settimana, in Val Vigezzo, 19-20 marzo 2016, 26° Mostra del Capretto Tipico Vigezzino a Santa Maria Maggiore (VB).

La settimana successiva, 28 marzo 2016, a Borno (BS) in Valcamonica, 4° Festa delle Capre. Sicuramente ci saranno altre occasioni di incontro per allevatori ed appassionati, ma… per vederle qui, dovete segnalarmele! Grazie.

Ancora altra neve

Prima del post odierno… Una segnalazione. Per questo fine settimana c’è l’evento principale, quello che tutti attendono. Ai Santi c’è… La Fiera dei Santi!

1-2 novembre a Luserna San Giovanni (TO) Fiera Regionale, giunta alla 759° edizione! le bancarelle della fiera sono presenti in entrambi i giorni, ma gli animali in vendita e quelli in mostra SOLO nella GIORNATA del 2 NOVEMBRE! Ci vediamo a Luserna allora…

(foto D.Melli)

Adesso però passiamo alle nostre storie. C’è stata l’ennesima nevicata, anche a quote più basse di quel che ci si aspettava. Ieri qua e là su facebook mi è capitato di vedere alcune immagini molto belle sia di chi abita in montagna, sia di chi ha la possibilità di andare a fare gite anche in settimana, sia di chi ha ancora gli animali al pascolo a quote intermedie. Questa bellissima foto di ieri è stata scattata in alta Val Pellice da Deborah, gli animali sono quelli del gregge di suo fratello Giuseppe. Ormai è proprio ora di fare scendere tutto nel fondovalle.

Era venuta la neve anche due settimane fa, un’altra nevicata improvvisa e, fortunatamente, di breve durata, sufficiente però ad imbiancare le vallate. Qui siamo in Val Chisone dove, da Fenestrelle in su quel mattino si incontrava un candido manto di diversi centimetri. Mi domandavo quindi cosa avrei trovato dove c’era il gregge.

Invece, scendendo da Sestriere verso la val di Susa, di neve ce n’era molto meno e, intorno al recinto, per fortuna se n’era già andata quasi tutta. Per aprirle ed andare al pascolo era meglio attendere che fosse sciolta completamente, tanto ormai mancava davvero poco.

Così nella tarda mattinata si parte al pascolo, con l’erba libera dalla neve e quasi asciutta. Non c’è più tantissimo da mangiare, giusto quel che basta per quel paio di settimane per arrivare alla fine della stagione, quindi meglio evitare che gli animali la sprechino. Il tragitto da percorrere è breve, quel giorno si sale appena sopra al recinto.

Il sole scalda e, nei versanti ben esposti, la neve si dissolve rapidamente. Dove però i raggi obliqui dell’autunno non arrivano già più, gli alberi restano ricoperti, con le chiome argentate.

Erba verde ce n’è ancora. Questi appezzamenti una volta probabilmente erano campi, più che prati. Ci sono numerosi muretti a creare dei terrazzi, oggi però c’è giusto qualche quadretto di orto, un terreno smosso dove sono state tolte le patate: la montagna non è più popolata come un tempo, se non ci fosse il gregge a pascolare anche adesso, quando la stagione d’alpeggio per i più è già terminata, qui crescerebbero solo più cespugli, rose selvatiche e, in seguito, il bosco.

Il tempo cambia ancora, il cielo diventa velato, l’aria si fa più fredda, ma bisogna ancora rimanere al pascolo alcune ore, le pecore devono mangiare a sufficienza. Nei giorni successivi si alterneranno cieli più grigi e belle giornate di sole ancora caldo. Poi un’altra nevicata. Ma ormai è davvero ora di rientrare e le montagne resteranno silenziose, in attesa della primavera.

Tutto a piedi

Sabato scorso ho preso parte ad una tappa di una transumanza. E non parlo di un gregge, di un pastore vagante che si avvicina alla pianura pian piano pascolando mentre ridiscende la valle. Sono stata invitata da dei margari a vedere il passaggio della loro mandria nel centro del paese, ultima tappa per raggiungere la loro cascina. Però perchè andare in pianura? Se la transumanza era tutta a piedi, era la montagna che avrei preferito vedere!

Così sabato scorso raggiungo il Colle di Sampeyre, tra la Val Varaita e la Val Maira, senza badare troppo alle previsioni meteo non ottimali. La transumanza era iniziata il giorno prima quando, dai pascoli dell’alpeggio di Elva, si era appunto raggiunto un luogo dove fare sosta lungo l’antica strada militare che percorre tutto lo spartiacque tra le sue vallate. C’era ancora un minimo di visibilità, il maltempo e il freddo già avevano caratterizzato il primo tratto di cammino e la nottata.

Si inizia attaccando un po’ di campanacci. Si sostituiscono quelli “da pascolo” con quelli per la transumanza. Fa freddo e le nuvole si stanno abbassando. La stagione è già decisamente avanzata, per queste quote. Terminato il lavoro, c’è giusto il tempo per un sorso di qualcosa di caldo, un pezzo di cioccolato, poi inizia a piovere.

La pioggia però gira subito in neve. Fa freddo, è ottobre, si è oltre i 2000 metri. La speranza è che non sia una nevicata di lunga durata, sia per la transumanza, sia per venire la sera a recuperare le auto che rimangono lì. Ci si incammina, inizialmente le vacche non sembrano molto convinte di riprendere la strada.

Questo percorso avrebbe potuto essere molto panoramico, è un luogo molto bello. Con il sole, i colori dell’autunno, le montagne innevate sullo sfondo, qui ci sarebbero state da scattare infinite foto. Invece un po’ il freddo, un po’ la pioggia, la neve, la mancanza di panorama, tutto contribuisce ad avanzare quasi meccanicamente, pensando innanzitutto a scaldarsi un po’.

Qua e là ci sono ancora accumuli di neve dei giorni scorsi, di quella prima nevicata che ha fatto scendere la maggior parte di quelli che erano ancora in alpeggio. Adesso sta cadendo nuova neve, che si ferma sulla terra dura, gelata, e sull’erba ingiallita. Qui non c’è più nessuno da tempo, nè bovini, nè il gregge di pecore che pascola questi versanti.

La strada si abbassa un po’ di quota o forse si alzano le temperature, comunque smette di nevicare e piove soltanto più. Gli animali rallentano dove il fondo è più sassoso, il cammino prosegue a passo regolare. Chiedo a Federica se tutti gli anni scendono a piedi in questo modo. “Siamo a Elva da quattro anni, i primi due abbiamo caricato, poi lo scorso anno… Abbiamo pensato di andare giù a piedi. La strada del Vallone adesso è chiusa, fare il giro dall’altra parte a piedi è comunque lungo, prima di arrivare ad un posto dove puoi caricare sui camion. Qui c’è questa strada dove passi senza dar fastidio a nessuno. Abbiamo trovato dei posti dove fare tappa e così…

E così si cammina. Partenza al venerdì, arrivo al martedì, ovviamente ogni giorno bisogna sia spostarsi, sia riuscire a far pascolare gli animali. Si scambia versante, smette di piovere, ma la nebbia resta fitta. I passi percorsi iniziano ad essere tanti, gli animali hanno anche fame, le foglie dei lamponi lungo la strada li attraggono irresistibilmente.

Nel rivedere le foto a distanza di una settimana sembra un po’ di osservare dei quadri, con i colori dell’autunno nel momento migliore della loro bellezza. Quando però uno era lì a camminare nell’umidità, nel freddo, con la stanchezza e la fame che aumentavano, tutto era meno romantico e bucolico.

Anche nel resto della valle il tempo non è migliore, ma almeno abbassandosi di quota si può godere di un po’ di panorama. A modo suo è pittoresco anche questo e, come ho detto molte volte, spiace lasciare la montagna quando sembra che ci possano ancora essere belle giornate per rimanere su. Però Federica e Luana mi raccontano dell’anno scorso, quando faceva così bello, quando si stava in maglietta tanto faceva caldo…

Si vede la meta, finalmente. Sembra vicina, ma tornante dopo tornante, la strada è ancora lunga. Per quel giorno si percorrerà una quindicina di chilometri, dicono i margari. Io questa strada la conoscevo bene dai tempi in cui la frequentavo in mountain bike e l’avevo pedalata sia in salita, sia in discesa. E’ la prima volta invece che la vedo come scenario di una transumanza.

Quasi al colle invece finalmente ecco parte dello spettacolo che si sarebbe potuto ammirare nel corso di tutta la giornata, con le creste, le montagne, i pendii. Ci sono dei motociclisti tedeschi (la Val Maira e le sue strade sono molto amate dagli stranieri) che si affrettano a riprendere la scena e scattare numerose foto.

E’ inevitabile pensare alle transumanze di un tempo, alle transumanze in cui per forza si andava a piedi. Ma non si passava in alta quota, si percorreva qualsiasi strada, perchè erano i percorsi in cui naturalmente transitavano gli animali. I mezzi a motore sono arrivati dopo, ma le strade sono (quasi) solo più loro. Non tutti sono contenti del fatto che una transumanza passi nel centro del paese, emergono mille problematiche nuove, responsabilità, paura che qualcuno di lamenti perchè gli animali “sporcano”.

L’ultimo tratto di cammino per quel giorno. La strada corre in piano, le vacche camminano in fila, cercando di evitare sassi e ghiaia, che già ne hanno pestati a sufficienza. L’asfalto non sarebbe stato meglio. E il viaggio sui camion? Lo stress del salire e scendere sulle pedane, sui piani degli autotreni? Molto meglio questo cammino naturale, anche se lungo.

Sono le 14:00 quando la mandria lascia la strada e sale nel bosco, per uscire nella radura. Sembra tutto giallo e secco, ma dopo qualche istante le vacche abbasseranno la testa ed inizieranno a pascolare. C’è anche una vasca e dell’acqua per farle bere. Per quel giorno il cammino è finito, non si andrà oltre.

Dal pick up vengono scaricati fili e picchetti. La modernità permette di non dover rimanere lì a sorvegliare gli animali al pascolo mentre si va a mangiare un boccone. Appena l’ampio recinto sarà stato fatto, si attaccherà la batteria per la corrente e si potrà andare al coperto a mangiare un meritato boccone di pranzo. Sì, sono le tre del pomeriggio, ma le transumanze e il lavoro non hanno orari definiti.

Finalmente poi arriverà un po’ di bel tempo, quello che si attendeva fin dal mattino. La speranza per i margari è di avere condizioni migliori per i successivi giorni di transumanza, visto che le prime due tappe hanno visto pioggia, neve e nebbia.

Quando c’è il sole, l’autunno e la montagna regalano scorci di rara bellezza, dove gli animali al pascolo aggiungono quella nota di vita che niente altro può dare. Presto la montagna sarà totalmente silenziosa, muggiti e campanacci risuoneranno solo alle quote inferiori, laddove c’è ancora qualcuno che alleva qualche animale. Poi inizierà l’inverno.

Ecco, per concludere, la foto ricordo di tutte le persone che hanno accompagnato la transumanza quel giorno. Ogni tappa vedrà un susseguirsi di amici, di accompagnatori che verranno a dare una mano o anche solo a percorrere qualche chilometro con la mandria, fino alla conclusione con il passaggio attraverso il paese di Busca.

Questi giorni sul web

I tempi cambiano, nessuno una volta, dalla pianura, immaginava neanche lontanamente cosa accadesse lassù in montagna. Nei testi dove sono raccolte testimonianze del passato, sono innumerevoli i racconti delle transumanze in mezzo alla neve. Erano davvero altri tempi, quando non si conoscevano in anticipo le previsioni meteo. Oggi si sa sia che arrivano le perturbazioni, sia… Tutto ciò che accade, in tempo reale, viene messo in rete. La gente continua a non immaginare quale sia la vita di pastori e margari, ma grazie ad internet ha maggiori possibilità di vedere qualche immagine!

(foto S.Basso)

E così ieri, comodamente seduti davanti ai nostri computer, spaziavamo da transumanze innevate a transumanze sotto la pioggia, un po’ in giro per tutto il Piemonte e non solo. La perturbazione di questi giorni ha costretto la maggior parte di quelli che erano ancora in alpeggio a scendere. In pochi resistono ancora, soprattutto con le pecore. Qui la prima neve ad Elva (CN) il 29 settembre, gregge di Simone Basso.

(foto G.Cairus)

Altro gregge, altra valle. Sempre il 29 settembre, alla Conca del Prà, Val Pellice (TO). Di lì ieri sono scese le vacche. Gianpaolo invece diceva: “E’ tornata la neve…“.

(foto G.Martini)

(foto G.Martini)

Qualcuno è sceso appena in tempo. Giusi mi ha mandato un paio di immagini della discesa dall’alpeggio, avvenuta giovedì 1 ottobre ad Acceglio (CN).

(foto A.Cucciola)

Ieri qualcuno diceva che era ora di scendere, ma fortunatamente non aveva ancora la neve fuori dalla porta della baita. Questa bella immagine arriva dalla Valsesia e l’ha pubblicata, sempre su Facebook, Alessia. Il gregge in questi giorni tornerà a valle e domenica parteciperà alla Fiera di Campertogno (VC).

(foto D.Anderlini)

Scendeva invece in Val Formazza (VB) il gregge di Ernestino e Renza, accolto da un benvenuto alla frutta molto gradito dagli animali. Dorina come sempre testimonia il passaggio degli animali e dei loro pastori. Pioveva e continua a piovere anche stamattina, la speranza è che il tempo sia più clemente oggi pomeriggio per la festa a Cadarese (Tempo di Migrar).

(foto R.Cilenti)

Pioveva anche in Val d’Ayas (AO), sulla transumanza di Andrea. Roberto, grande appassionato di fotografia, ha pubblicato dei magnifici scatti del cammino del gregge.

(foto M.Allione)

Altrove invece nevicava, eccome se nevicava! La famiglia Allione doveva scendere il giorno prima dalle Grange Tibert (Valle Maira – CN), ma nebbia e maltempo avevano impedito di trovare tutti gli animali. Così… ieri queste erano le condizioni in cui si affrontava la transumanza.

(foto P.Richard)

Pierina, da Bellino (Val Varaita – CN), ci dice: “Noi per quest’anno salutiamo l’alpeggio…

(foto M.Tribolo)

(foto A.Tribolo)

A Pragelato, Alpe Chezal (Val Chisone – TO) i fratelli Tribolo postano foto della mandria nella neve. “Risveglio nella neve“, scrive Massimo. “Oggi va così“, completa Aurelio.

(foto I.Zomer)

Si scende dal Piccolo Moncenisio (Francia) verso la Val di Susa con la famiglia Listello. Gli amici vanno a dare una mano, Ilaria scatta le foto e le pubblica on-line: “Luciano, Lucia e Luca tornano a casa… E la famiglia Gulli non può mancare…“.

(foto G.Agù)

(foto G.Agù)

Si scende anche dalle alte quote di Valfredda (Bardonecchia – TO), in un paesaggio decisamente invernale. Nonostante le cattive condizioni meteo, Giovanni e famiglia non hanno rinunciato ai rudun! Altrimenti non è una vera transumanza! “Ciao Valfredda, arrivederci al prossimo anno…“.

Queste immagini sono uno dei motivi per cui ritengo che i social network, se utilizzati correttamente, sono utili e davvero favoriscono i contatti tra le persone, tra “mondi” diversi. Stamattina leggevo commenti alle foto e c’era chi si stupiva che avesse nevicato, chiedeva ragguagli sul posto, come se fosse un fenomeno impossibile, a questa stagione. Adesso probabilmente le temperature risaliranno, magari ci sarà un autunno mite, ma ormai chi è sceso… la montagna la rivedrà la prossima primavera!

Si scendeva a San Michele

(Post scritto ieri, 29 settembre, ma pubblicato in ritardo per problemi tecnici del sito…)

C’erano date classiche per la transumanza, poi tutto è cambiato. Adesso addirittura in qualche posto è la legge a dire quando e come si può salire e scendere. Chissà come mai la gente ha perso le capacità di capire la montagna, l’erba, le condizioni meteo? O forse non tutti fanno questo mestiere con vera passione, come un tempo…

(foto da Facebook – R. Bajetto – Valli di Lanzo)

Oggi molti stanno pubblicando immagini come questa su facebook. Nei giorni scorsi sono scesi in tanti, ma qualcuno era ancora su, avendo erba a disposizione per far mangiare gli animali. La prima neve… E non è una nevicata precoce, quella neve che arriva ad agosto, ma poi se ne va con un paio d’ore di sole. E’ la neve di fine settembre, magari non ne viene nemmeno tanta, ma ormai i pascoli sono di scarsa qualità. Inoltre le precipitazioni successive potrebbero rendere addirittura pericolosa la discesa, quindi probabilmente scenderanno tutti, questa volta. Oppure qualcuno si abbasserà a quote intermedie, potendolo fare.

L’altro giorno ero in Val Varaita, Vallone di Bellino. Una fredda giornata di sole, fine estate sul calendario, aria e colori ormai autunnali. Tra non molto (10 ottobre) qui si terrà la fiera, quindi tutti gli animali scenderanno a valle, resteranno solo più quelli dei residenti, a pascolare nei prati vicino alle frazioni finché si può, poi in stalla, a consumare il fieno tagliato d’estate.

Mentre salivamo, abbiamo sentito le campane, ma non erano animali al pascolo. Un uomo con due asini precedeva la transumanza, portando nei basti il materiale. Si fa ancora così, laddove non ci sono strade per raggiungere le baite. Nient’altro può sostituire gli animali, in questo caso.

Dopo arrivavano le vacche, in discesa più o meno ordinata lungo il sentiero. C’era anche un po’ di gente ad accompagnare il loro cammino. Il camion attendeva giù nel piazzale, pronto a trasportarle verso la pianura. L’ultimo a chiudere la carovana era il pastore, che ci dice di non essere più su con le pecore, ma di aver già spostato il gregge in un’altra montagna, a quote inferiori.

Su quindi non resta nessuno. Fa un certo effetto il silenzio, specialmente in una così bella giornata di sole. L’aria è fresca, ma non ancora gelida. Il ruscello scorre, non sono ancora i giorni in cui l’acqua si trasformerà in ghiaccio, ma la montagna si è svuotata, fino alla prossima stagione.

Questo è un bellissimo vallone, ampi pascoli, pendenze non troppo elevate, erba buona. Quel giorno si sentivano solo più le ultime marmotte, intente a prendere il sole e mangiare l’ultima erba, prima del lungo letargo invernale. Le prime nuvole arrivavano a nascondere il sole e, sulla via del ritorno, avremmo poi incontrato una nebbia molto autunnale.

Quando i colori sono questi, non c’è più spazio per gli animali. Si scende a cercare erba verde. L’autunno a queste quote può essere molto breve, pochi giorni per l’esplosione dei suoi colori, poi arriva all’improvviso la neve, così com’è successo stanotte. Oppure anche questa stagione intermedia può essere lunga, con il gelo che man mano aggredisce il terreno, senza che questo venga coperto dalla coltre candida.

Giù in basso, appena prima delle frazioni abitate, qualche pecora con gli agnelli al pascolo nelle reti. C’è quella dolce malinconia, da una parte un po’ di tristezza per la stagione che finisce, dall’altra la voglia di entrare in casa, cercare il caldo, mentre poco più di un mese prima non si riusciva a sfuggirgli. Per chi lavora con gli animali non c’è una vera stagione di riposo, poi oggigiorno il numero di bestie è aumentato rispetto ad un tempo, quando le stalle erano piccole e i beni di ciascuno erano limitati.

Se le pecore mangiassero i mirtilli e i rododendri…

Quel giorno il pastore voleva farmi fare un giro della montagna, all’incirca il giro che lui percorre tutti i giorni, in questa stagione, per capire più o meno dov’è sparpagliato il gregge. Però quel mattino c’era già la nebbia e le speranze di vedere pecore/panorama erano ben poche.

Comunque si parte ovviamente lo stesso. Ogni tanto qualcosa si vede. Il pastore mi “spiega” la montagna, dove pascola man mano nel corso della stagione. Mi confida anche che, se il prossimo anno tornerà ancora qui, gli piacerebbe (se i proprietari degli animali sono d’accordo) cambiare “giro”, per utilizzare meglio i pascoli. Ci sono zone che, secondo lui, andrebbero pascolate prima per sfruttarle meglio. Altre le pecore le dovrebbero mangiare salendo e non scendendo, come questo canalone dove l’erba sarebbe buona, ma gli animali la calpestano solo, sprecandola.

Nei pressi di una delle baite che il pastore utilizza ad inizio stagione, ci sono alcune pecore, poi una capra con i suoi capretti sull’altro versante. Già il giorno prima il pastore mi aveva detto che era stato obbligato a pascolare così in questa parte dell’anno, con gli animali liberi di andare in tutta la montagna, a loro piacimento, altrimenti non c’era erba a sufficienza per concludere la stagione.

Si sale per un sentiero molto ripido tra le rocce, sempre avvolti nella nebbia, ed ogni tanto piove. Il pastore mi mostra i tratti che ha sistemato lui per passare più agevolmente con gli animali. Ci sono sassi ovunque, grossi blocchi di granito, e lui mi spiega che non è raro che si stacchino dalle pareti, rotolando a valle. Finalmente la salita finisce e si raggiunge la capanna. E’ una sorta di bivacco, il pastore invece ha in uso un container poco lontano.

All’interno della capanna c’è il solito foglio illustrativo sui cani da protezione, i cartelli li avevo già incontrati altrove lungo i sentieri. Mi aspettavo, qui in Svizzera, di non ascoltare le solite lamentele riguardanti i turisti, invece… Nonostante il bellissimo video che spiega come comportarsi, nonostante tutte le informazioni, succedono gli stessi incidenti. Persone che gridano, che agitano bastoni e racchette da trekking, persone che vengono morsicate, pantaloni strappati, scenate isteriche, denunce, lamentele da parte del patriziato, dei gestori dei rifugi. E dire che i cani sono tutt’altro che aggressivi! Solo che loro fanno il loro lavoro e il turista esagitato per loro è un elemento pericoloso, quindi…

Tra uno scroscio di pioggia e un denso banco di nebbia, ogni tanto si vede qualcosa. La parte alta di questo vallone è impervia, tante rocce, qualche pianoro, poi pietraie e montagne ripide. Pecore quassù adesso non ce ne sono più, ma nel corso della stagione hanno pascolato quel che c’era. Impossibile tenere il gregge unito anche per il forte rischio che gli animali smuovano qualche roccia instabile, che può ferire o uccidere le sottostanti.

Si sale ancora, nel momento in cui la nebbia è più fitta si sente un cupo rombo che dura per un paio di minuti. Sono pietre che si sono staccate dalle pareti più ripide e sono rotolate a valle, nello stretto vallone. Il pastore dice che è normale, che succede spesso, ma la cosa non è rassicurante. Poi smette di piovere e per qualche istante si vede persino il lago, laggiù a valle.

Ancora salita, poi delle conche, sassi ovunque e qualche pecora sui versanti ripidi. “Dalle nostre parti la gente pensa che in Svizzera sia tutto facile, magari adesso che lo vedi tu e lo racconti ci crederanno! Questa montagna è così… E più in basso, erba cattiva, rododendri e mirtilli. Ecco, se le pecore imparassero a mangiare rododendri e mirtilli, allora questa sarebbe una bella montagna!“, scherza il pastore.

Lascia che le pecore presenti in questa zona pascolino tranquille, tanto si ritireranno da sole più in basso verso sera. Avrebbe abbassato altre pecore eventualmente più a monte, ma la visibilità torna ad essere pessima, non riusciamo a capire se ve ne siano. L’aria è fredda, già in precedenza erano cadute delle palline di pioggia gelata, non grandine, non neve.

Ad un certo punto però inizia davvero a nevicare. Sembra non debba tenere, poi però la precipitazione si fa più intensa e in pochi minuti diventa tutto bianco. La stagione è proprio finita, quella poca erba ingiallita è appena sufficiente per le pecore, ma se arriva la neve… Chissà poi se le pecore si abbasseranno da sole, o bisognerà andarle a recuperare nei posti più impervi?

Fortunatamente, abbassandosi di quota, la neve torna ad essere pioggia. Poi l’aria fredda diventa più forte e le nuvole si squarciano. Forse questa precipitazione porterà un po’ di bel tempo a seguire? I canaloni sugli altri versanti, innevati, paiono ancora più ripidi. Il pastore mi indica alcuni gruppi di pecore qua e là, che dovranno essere recuperati al più presto nei giorni successivi, sperando nelle condizioni meteo.

Il cane viene mandato a recuperare un gruppetto di pecore che si intravvedeva più a monte. Scompare, riappare, il pastore grida i comandi, ma chissà se l’animale riesce a sentirli, con il rumore del torrente? Ad un certo punto però le pecore, in fila indiana, iniziano a scendere lungo il crinale. I giorni successivi saranno tutti così, i cani avranno di che consumarsi le zampe!

Ed ecco il gruppetto di pecore. Pensando al fatto che ve ne sono più di mille e, fino ad ora, ne ho visti solo dei piccoli greggi isolati qua e là, il lavoro che attende il pastore mi sembra davvero complesso. Dovrebbero venire anche alcuni dei proprietari delle pecore negli ultimi giorni, ma lui preferisce far da solo, perchè sa come muoversi e come usare i cani. Poi, l’ultimo giorno, il gregge verrà portato giù e tutti verranno a dividere e riprendere i propri animali.

Il cielo torna a coprirsi, mentre scendo alla baita. Non c’è nebbia, ma fino a quando? L’indomani mi augurerei di riuscire a vedere un po’ più di panorama, magari salire ad un colle, andare in cresta. C’è qualche pecora anche nel recinto vicino alla casa… Non si può nemmeno dire di avere la compagnia del gregge, nei giorni di nebbia, dato che gli animali sono così sparpagliati.

Il tramonto è all’insegna del maltempo, infatti con il buio arriverà di nuovo la pioggia, intensa, e persino la neve. Appena una spruzzata intorno alle baite, qualcosa in più alle quote maggiori, il mattino dopo. Certo, non ho avuto fortuna con il tempo, ma anche queste sono testimonianze di cosa significa fare questo mestiere. Va già bene che qui almeno c’è una baita dotata di ogni comfort, dalla stufa al bagno con la doccia, ambienti accoglienti, dove cucinare, asciugarsi, pernottare dopo un’intera giornata all’aperto.

Notizie e foto

Inizio con una notizia che interessa gli appassionati di capre. Domenica 28 giugno la rassegna/confronto prevista a Lemie si terrà invece ad Usseglio (TO), stessa vallata, ma un po’ più a monte. Resta confermato a Lemie l’incontro con me & con il mio libro fotografico “Pascolo vagante 2004-2014”, venerdì 26 giugno, ore 21:00, presso il Bar della Pace.

Gaia ci segnala, per questo fine settimana (27-28 giugno), il Festival delle Alpi 2015 all’Alpe Prelobbia, Macugnaga (VB). Qui potete scaricare l’intero programma e le informazioni necessarie.

Per il mese di luglio, inizio ad anticiparvi “La Transumanza” ad Ardesio (BG), a cui parteciperò. Si tratta del gregge del pastore Renato Zucchelli, reso famoso dal film “L’ultimo pastore”. Qui il programma.

(foto M. Mahlknecht)

Un po’ di foto adesso. Markus lo scorso inverno ha lavorato in Veneto: “La mia fortunata esperienza con il “baio” nelle pianure venete mi ha indicato come si può “lavorare” con animali in modo naturale senza perdere il contatto con la terra. Auguro una buona estate e quesť anno sembra che siamo per la prima volta online in alpe…vediamo… Queste pecore sono le “sconosciute” della famosa transumanza vicino őtzi, val Senales.

(foto M. Mahlknecht)

La foto è della Val Silandro in val Venosta, dove ho fatto scavi archeologici e il pastore. Questi ometti in pietra sembrano essere stati marcature nel paesaggio per gli antichi pastori di pecore…

(foto L.Marcolongo)

Arretrati, molti arretrati! Per chi sta soffrendo il caldo, una carrellata di immagini invernali dell’amico Leopoldo. “Non so se ti avevo inviato queste foto. Sono del 30 gennaio 2010, dietro a casa mia (io sono di San Giorgio in Bosco-PD). Non so il nome del pastore perché, a quel tempo, non conoscevo bene i pastori.

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

Rimaniamo in inverno, ma senza neve, e rimaniamo nel Nord Est con il nostro amico…

Gennaio 2015: “Ho trovato Michele Laner, con la sorella Angela, a Grantorto (PD).

Vi ricordo che le immagini dei vostri animali, di greggi e mandrie incontrate in giro, degli animali di amici, di manifestazioni a tema, sono sempre le benvenute qui sul blog.

Una zona ricca di alpeggi

Salendo lungo la Val di Susa uno non si immaginerebbe che esistano certi posti. Invece basta inoltrarsi lungo qualche strada che ne risale i fianchi per trovarsi in realtà particolari, di grande fascino e “preziose” per quello che riguarda il mondo degli alpeggi. Le montagne di Condove sono una di queste.

Non molti giorni dopo la nevicata che ha ancora una volta imbiancato le vallate fino a quote anche abbastanza basse, ho fatto una gita da quelle parti. Gli itinerari presenti sono numerosi, ma purtroppo i sentieri sono in parte invasi dalla vegetazione e non tutti sembrano facilmente percorribili, così ho optato per la pista sterrata che sale collegando la maggior parte dei numerosi alpeggi.

Il primo che incontro non è in buone condizioni, anche se ancora utilizzato. Gli animali non sono ancora saliti, ma immagino che non tarderanno, visto che ormai di erba intorno ce n’è. Sono anni che vedo questa struttura coperta da teloni di nylon. Arriva anche l’energia elettrica, ma il tetto non è ancora stato rifatto, pur passando la strada a poche decine di metri di distanza.

Pioggia, ma soprattutto neve e grandine hanno lasciato i loro segni sull’erba. Alle quote inferiori c’è molto keirel intorno alla strada (Festuca paniculata), già molto alta, probabilmente non verrà nemmeno più pascolata dagli animali. Mi avevano raccontato che, un tempo, quest’erba dura veniva sfalciata, ma non so se questo avvenisse anche in queste zone.

Più a monte la qualità dell’erba migliora: è il periodo della fioritura, un vero spettacolo per la vista. Non credo manchi molto al momento in cui saliranno gli animali su questi pascoli. E’ vero che è caduta neve solo pochi giorni prima, ma non appena le temperature risaliranno, la vegetazione “si muoverà” e si metteranno in cammino anche le mandrie e le greggi.

Altro alpeggio lungo il percorso, anche questo in cattive condizioni. Già dieci anni fa, durante la stagione in cui i pascoli sono utilizzati, qui c’era una roulotte e non si utilizzavano le baite. Non so se si tratti di edifici di proprietà privata o pubblica, comunque è un vero peccato vederli andare in rovina così, tanto più con una strada che passa appena di fianco.

Raggiungo la quota in cui vi è ancora neve fresca. Un po’ ovunque era caduta abbondante, in certi posti mista a grandine, infatti qua e là gli accumuli sono non poca cosa. L’aria è fresca, nonostante il bel sole. Gli effetti della neve e del freddo sono evidenti specialmente sui fiori, molti dei quali hanno i petali anneriti e accartocciati. Una nevicata al mese di maggio non è troppo insolita, quello che era anomalo era il caldo dei giorni precedenti.

Si sentono delle campane e dei muggiti, ma molto più in basso. In una radura infatti sta pascolando una mandria, probabilmente una di quelle che, nel corso della stagione, utilizzeranno poi gli alpeggi alle quote maggiori.

L’alpeggio che incontro successivamente è composto da due parti, una più moderna, utilizzata, ed una più antica al fondo dei fabbricati, apparentemente non più in uso. Si leggono nomi e scritte con date della seconda metà dell’Ottocento. Chissà quante bestie salivano qui, per utilizzare tutti questi edifici!

Dall’alto, ecco parte dello sviluppo delle baite, collocate in mezzo ai pascoli. Tutti gli alpeggi alle quote maggiori hanno una struttura abitativa e lunghe stalle in grado di ospitare numerosi animali. Anche questo alpeggio, ovviamente, è ancora utilizzato.

Basta girare leggermente il versante per rendersi conto delle temperature. Vicino ad un ruscello, ecco che gli schizzi d’acqua hanno ricoperto di ghiaccio l’erba. In questa zona, meno esposta al sole, la vegetazione è ancora più indietro, anche perchè sto continuando a salire in quota.

Ancora alpeggi lungo la strada, questo con strutture moderne. Ampi pascoli e grossi alpeggi, ma a vista se ne individuano ancora altri a “breve” distanza. Non so se siano tutti utilizzati contemporaneamente o se rappresentino “tappe” negli spostamenti delle mandrie. La quota è all’incirca la stessa, quindi sembrerebbero essere alpeggi veri e propri e non tramuti.

Quest’altra realtà (la Portia) presenta un gran numero di strutture. So che, qualche anno fa, erano state danneggiate dalle valanghe, ma attualmente sono state completamente ristrutturate.

Ecco come si presentano queste baite da vicino. Quando c’ero stata 10 anni fa, ricordo in uno di questi edifici le grosse bacinelle di rame colme di latte, messo al fresco per l’affioramento della panna e per la scrematura del latte. Qui però l’erba è ancora bassa, passerà ancora qualche settimana prima della salita delle vacche.

Salgo fino al colle, mi affaccio sulle Valli di Lanzo. Sull’altro versante il paesaggio è ancora più invernale: molta più neve, i colori non hanno ancora preso le varie tonalità del verde. Montagne più aspre, più ripide, non si vedono strade, sono alpeggi più difficili da raggiungere.

Sulla via del ritorno, ancora un altro alpeggio in quota, poi i successivi, sull’altro versante, si possono raggiungere proseguendo con il sentiero, per ritrovare poi un’altra strada più a valle.

Anch’io scendo lungo un sentiero, di non facile individuazione. Tempo fa dovevano esser stati ben segnati e segnalati, ma adesso sono solo tracce evanescenti tra i pascoli. I segni sulle pietre non sempre sono evidenti e anche la restante segnaletica purtroppo è danneggiata.

Finalmente raggiungo degli animali al pascolo. A questa quota ci sono già diverse mandrie. La montagna ha un altro aspetto, cambia l’atmosfera, a sentire muggiti e campanacci. Anche questi animali, nelle settimane e nei mesi successivi, saliranno più in alto, negli alpeggi che vi ho mostrato nelle immagini precedenti.

E’ un giorno feriale, non ci sono turisti o escursionisti. A parte le vacche al pascolo, l’unica altra presenza è quella di un margaro che sta tirando i fili, mentre il cane fedele lo attende facendo la guardia alla giacca e alla cana. Scambiamo un cenno da lontano, poi io proseguo il mio cammino, lui il suo lavoro.

Ripeto quello che vi dico sempre, la montagna non sarebbe la stessa senza questi animali al pascolo. C’è anche, da parte mia, una vena di malinconia per dover scendere, tornare a valle, mettermi alla guida, immergermi nel traffico. La nostalgia di quando anch’io salivo e restavo su…