Di questo lavoro mi piace tutto

Il libro è ormai prossimo all’uscita. Ho appena aperto un sito ad esso dedicato, dove presto potrete trovare tutti i dettagli su come trovarlo e come ordinarlo.

Qui invece potete vedere/ascoltare un mio intervento al Forum dei giovani ricercatori per le Alpi di domani, organizzato da Dislivelli e tenutosi a Torino lo scorso mese di maggio. Spiego e illustro il progetto che ha portato a “Di questo lavoro mi piace tutto”, diciamo che è una sorta di anticipazione alle presentazioni.

Tra l’altro, sul sito qui potrete via via trovare gli appuntamenti durante i quali presenterò l’opera affiancando una proiezione di immagini, come ho sempre fatto anche per i libri precedenti. Ovviamente, se siete interessati potete contattarmi e vedremo di organizzare qualcosa anche dalle vostre parti!

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Una transumanza da festeggiare

Non scrivo tanto qui perchè sono… in campo! Tra campanacci e pascoli, transumanze e giornate a sorvegliare animali, ma anche ore spese a cercare di semplificare, risolvere o anche solo capire difficili questioni che interessano pastori, margari, la montagna. Dal momento che le notizie apprese recentemente non sono buone, non volevo affliggermi con il mio stato d’animo negativo, quindi inizierò a narrarvi una transumanza particolare.

Era una mattina umida ed un po’ afosa in bassa Valle Po. L’appuntamento era per le sei, ma i margari, amici e parenti già da prima dell’alba erano in piedi per prepararsi alla partenza. Una transumanza particolare attendeva la mandria, la 50° salita a piedi da Revello, dove si trova la cascina della famiglia Mattio, alle Meire Dacant, nel Comune di Oncino (CN).

Ultimati tutti i preparativi, ci si mette in cammino. Ho l’incarico ufficiale da parte del Comune per immortalare e documentare l’evento. Sono settimane che il Sindaco in persona si adopera per far sì che questa transumanza sia una vera festa per celebrare la fedeltà alla montagna dei margari.

In una mattinata dal cielo velato e dall’abbondante umidità nell’aria si percorrono strade inizialmente deserte, andando a svegliare la gente dei paesi con il suono dei rudun. Poco per volta qualcuno si affaccia dai balconi, accorre lungo la strada, magari in pigiama. Poi ci sarà quello che già bagna il giardino o toglie l’erba nell’orto…

Si sfiorano i paesi della bassa valle, si incontrano auto che non accennano a rallentare nonostante la presenza della mandria sulla carreggiata, il più possibile a destra, ma… Occorre prudenza ed un minimo di pazienza!

Il cammino è lungo, non si rimpiange l’assenza del sole. Dicono che i chilometri complessivi saranno una trentina e l’andatura delle vacche si mantiene sostenuta. La stanchezza si fa sentire, nonostante l’eccitazione. La transumanza è sempre una giornata bella, ma impegnativa.

Per qualche breve tratto è possibile abbandonare l’asfalto, permettendo al traffico di defluire indisturbato ed agli animali di camminare sul fondo naturale. La strada è una tortura per tutti… Ma non è ancora il momento di pensare all’arrivo.

In uno squarcio lassù compare il Monviso e la speranza è quella di godere del suo panorama nell’ultimo tratto di cammino. Come dice l’antico detto, se il Monviso ha il cappello, o fa brutto, o fa bello… Ma da queste parti è facile che sia la nebbia e le nuvole ad averla vinta.

Si sfiorano i paesi, ormai è giorno fatto, l’arrivo è previsto per mezzogiorno. C’è stata solo una breve tappa per far riposare le bestie e bere un bicchier d’acqua, ma poi si prosegue verso la valle. Tra poco la strada inizierà a salire.

Il lungo rettilineo è l’occasione per vedere dall’alto tutta la mandria. Sono in tante anche le persone che la accompagnano e questo facilita le operazioni di sorpasso da parte degli automobilisti. Tra poco però la sede stradale si restringerà…

E infatti qui le cose si fanno più difficili, tra curve e strettoie. E’ un sabato mattina festivo e numerose auto, nonostante il meteo incerto, risalgono la Valle Po. Per loro qualche istante di attesa, ma nessuno sembra lamentarsene platealmente.

Raggiunto il ponte di Oncino, per tutti viene il momento di una sosta più lunga. Gli animali brucano e si riposano, anche se alcune vacche chiamano incessantemente i vitelli nella biga.

Una foto di gruppo per celebrare l’evento: si sono aggiunte anche persone incontrate per la via… Nonostante la pubblicità, quasi nessuno ha partecipato a questa transumanza “organizzata”. Solo nelle occasioni in cui c’è da mettere qualcosa sotto i denti si vede qualcuno in più…

E infatti nel cofano dell’auto del margaro sta già spuntando la colazione: pane, salame, toma e adesso anche il vino, mentre in precedenza s’era vista solo l’acqua. Si mangia e si chiacchiera, tutto procede secondo l’orario prestabilito e si arriverà ad Oncino in tempo.

Quando si riparte, le vacche imboccano decise il ponte. Qui non serve più tanta gente, l’ordinanza del Sindaco attribuisce la precedenza alla transumanza, le auto in entrambi i sensi di marcia dovranno aspettare la conclusione del cammino degli animali per passare.

In coda agli animali due persone la cui presenza mi sarà spiegata solo più tardi… Padre e figlia si muovono con naturalezza tra gli animali, lei è attenta a spronarli incessantemente e chiama i cani. Eppure non sono “gente del posto” e nemmeno famigliari degli allevatori. Sono venuti apposta da San Marino per la transumanza. “Li abbiamo conosciuti per caso qui lo scorso anno“, mi spiegherà Luigi a tavola. “Avevano le bestie, una bella cascina, tutto secondo le regole, ma poi la gente intorno si lamentava e alla fine li hanno fatti chiudere. Ma si vede, e lui lo dice, la passione è questa qui, lo vedi come gli piacciono le bestie.”

La salita ad Oncino è più lenta, anche se gli animali in testa comunque non mollano mai. Curva dopo curva si prende quota, ma si capisce che non ci sarà molto panorama, una volta che ci si avvierà definitivamente nella zona dei pascoli.

Ad Oncino l’accoglienza è calorosa. Il campanile scocca esattamente il mezzogiorno, le vacche si abbeverano nell’antico abbeveratoio che da ben più di 50 anni serve a questo scopo. E’ così che dovrebbe essere sempre, le mandrie accolte in piazza, salutate e festeggiate… Invece in quanti Comuni le ordinanze le confinano più lontano possibile dal centro, magari senza campane? Questa è la vita per i paesi di montagna, questa è la tradizione!

Iniziano i festeggiamenti e dal trattore vien fuori una fisarmonica: subito si intona un canto, in parte sommerso da campanacci e muggiti. Di gente in piazza ce n’è, appassionati e semplici curiosi, gente del posto, turisti, anziani e bambini.

C’è spazio anche per i discorsi, ma sono parole genuine e non retoriche, quelle del Sindaco, che poi passa a premiare Luigi. Una targa che rimarrà appesa alla parete in alpeggio, credo, ed una torta che poco dopo verrà divisa tra tutti. E’ bello vivere momenti come questi, è bello vedere un sincero legame tra amministrazione e “gente degli alpeggi”. Per un attimo posso non pensare ad altre valli, ad altri Comuni, che alla continuità invece hanno anteposto il denaro, dando i loro alpeggi in mano a speculatori che mai faranno del bene per la montagna.

E dire che il Comune di Oncino è piccolo, sicuramente non ricco… Invece che festeggiare i 50 anni di transumanza dello stesso margaro potrebbe forse fare come altri che festeggiano le decine di migliaia di euro incassate affittando a personaggi che niente hanno a che fare con la parola montagna, alpeggio, territorio.

Si riparte alla volta delle Meire Dacant, la strada è asfaltata fin quasi alla baita. “Fosse sterrata sarebbe quasi meglio, perchè gli animali tribolano a camminare sull’asfalto“, afferma uno dei partecipanti alla transumanza. Però qui è garantito un collegamento con il fondovalle più agevole che altrove…

E poi è la nebbia a farla da padrona, diventando così spessa da impedirmi di documentare gli ultimi chilometri, l’arrivo alla baita, l’ingresso nei pascoli. La stanchezza adesso è davvero tanta, ma si sa che ormai si è vicini alla meta, tutto è andato bene e ci si può avviare verso i festeggiamenti finali.

E’ stata preparata una lunga tavolata all’aperto, dove prenderanno posto tutti quelli arrivati fin qui. Dalla cucina arriverà cibo in abbondanza per sfamare e rinfrancare tutti, poi la fisarmonica riprenderà a suonare e ci saranno canzoni, brindisi, scherzi.

Ancora una torta per festeggiare Luigi, qui nuovamente in compagnia del Sindaco. Il giovane Vicesindaco invece è un margaro. Mi dice che bisogna fare anche questo, anche se porta via tempo ed è difficile per chi fa questo lavoro, ma bisogna farlo per evitare che succedano quelle cose di cui si parlava, le montagne in mano ai delinquenti ed i marghè obbligati a mendicare un posto dove portare le loro bestie. Il clima di festa non può infatti completamente dimenticare ciò che sta accadendo sulle montagne vicine, nelle vallate confinanti. La speranza è che si possa continuare a festeggiare anniversari e che altri sindaci seguano l’esempio di Piero Abburà.


Per rivivere l’atmosfera della transumanza, ecco alcuni suoi momenti durante il cammino in questo video.

Transumanze e…

Come vi dicevo, d’ora in poi questo blog sarà meno aggiornato del solito. Non troverete aggiornamenti quotidiani, sia per mie assenze “professionali”, sia perchè sarò in alpeggio. Se qualcuno mi volesse più presente… è libero di regalarmi i mezzi per avere una connessione stabile dai monti, là dove anche i cellulari non trovano la rete e spesso ti lasciano isolato dal mondo!!

Parliamo della transumanza che finalmente ha portato al primo “alpeggio”, anche se un tempo questo era solo il fourest, laddove iniziava ad andare su qualcuno della famiglia con gli animali, mentre altri in fondovalle facevano il fieno. Ma si parla di tempi ormai passati, tempi in cui luoghi come questi erano abitati tutto l’anno e lì si nasceva persino. Non secoli fa, ma solo 50-60 anni sono passati da allora. Eppure così tante cose sono cambiate e siamo arrivati a giorni in cui la contrapposizione con il progresso estremo stride con le condizioni in cui ti tocca vivere quando sei in alpeggio.

A quei tempi il fieno si faceva eccome, non ci si preoccupava dell’aumento del carburante e del costo dei pezzi di ricambio dei macchinari, che si rompono giusto mentre devi imballare… Era una faticaccia, tutto a mano, anche in posti ripidi, ma sono sicura che la montagna era un vero “giardino”, non come oggi, con i vecchi sentieri che trovi a fatica tra arbusti ed ortiche. Ma a volte quei vecchi sentieri tornano utili, se la strada sterrata è inagibile per lavori iniziati troppo tardi, quando era ovvio che così facendo avrebbero intralciato chi d’estate sale in montagna per lavorare con le bestie.

Il gregge già da qualche giorno pascolava comunque in quota, respirando un’altra aria, con le montagne che si erano rivelate imbiancate dopo le precipitazioni che a quote più basse erano state “solo” pioggia. Anche se qui bisognava comunque tirare qualche rete per rispettare confini, prati e pascoli altrui, era già un altro lavorare rispetto alla pianura, alle strade trafficate, ai campi diserbati, a vigneti, frutteti…

La vera transumanza è quella che ti porta lassù, da dove non scenderai per tutta la stagione, se non per eventi eccezionali. Vanno su non solo gli animali, ma anche le attrezzature, viveri per uomini e cani, vestiario pesante per quelle giornate in cui pare inverno, ricambi per quando sei bagnato fradicio di pioggia, ma pure la crema solare per le scottature che affliggono anche chi è abituato a star sempre all’aria aperta 365 giorni l’anno. Per quella transumanza vengono in tanti, amici, parenti, chi ti da le bestie in guardia per la stagione.

Una solita, normale giornata di nebbia, quassù. Lasci l’asfalto, ti incammini lungo la pista. L’erba è ancora bassa, ma “…bisogna mangiarla adesso, così non viene vecchia e ributta per avere poi un buon secondo pascolamento tra un po’, ora che inizierà a scaldare!“. Per il momento infatti non si è patito il caldo, in quota. L’anno scorso si era arrivati qui un po’ più tardi, ma questa volta ci sono pascoli da utilizzare prima, visto che i bovini invece saliranno più tardi, sempre per colpa di quella strada interrotta e del fieno da finire in fondovalle.

Lo scorso anno la strada interrotta invece era questa, per colpa delle piogge cadute a fine maggio che avevano reso instabile il punto già ripristinato dopo passate alluvioni. Eppure sembrava essere assai più pericoloso quest’anno, con un tratto quasi sospeso nel vuoto, dato che la terra era franata al di sotto della sistemazione. C’è un solo mezzo al seguito per caricare eventuali animali in difficoltà, per il resto si passa a piedi, scuotendo la testa nel pensare a come e quando ci si ricordi delle esigenze di chi vive e lavora in alpeggio.

Il fiume di pecore si snoda lungo la strada, quelle di proprietà del pastore e quelle in guardia, segnate con evidenti marche colorate. Ogni stagione d’alpeggio che inizia è ricca di incognite ed interrogativi, soprattutto per chi cambia alpeggio, ma anche per chi ritorna in quello di sempre. C’è anche chi in montagna non può salire, perchè qualche speculatore gliel’ha strappata, ma di questo avremo modo di riparlare più approfonditamente nei prossimi giorni.

Il cammino del gregge è cadenzato dal suono delle campane: quelle più leggere, dal suono squillante, che resteranno al collo per tutta la stagione di pascolo, a segnalare presenza e spostamenti degli animali nella nebbia. Invece i rudun dal suono profondo verranno tolti già la sera e riposti al sicuro in attesa della fine della stagione.

La strada finisce ed inizia il sentiero. Gli animali lo seguono, c’è poco pascolo tutt’intorno, infatti il pastore che sale qui d’estate non è ancora arrivato. Poco per volta la montagna andrà a popolarsi, come sempre sono le pecore le prime a salire, anche se qua e là qualche margaro aveva anticipato i tempi, finendo persino nella neve per “colpa” delle temperature. Ma una volta a certe quote si arrivava più tardi. Oggi è cambiato il clima, è vero, poi sono cambiati i costi… Visto che l’alpeggio lo paghi caro, c’è chi pensa forse di sfruttarlo più a lungo, fuggendo pure dalle spese di alimentazione quotidiana degli animali in pianura.

Una breve tappa nel pianoro più verde, a consumare quel po’ di erba che almeno ricaccerà, tenera, quando anche i versanti più ripidi avranno vegetazione a sufficienza. La nebbia avvolge tutto e allora si scende, rabbrividendo e pensando ai lunghi difficili giorni che attendono uomini ed animali, di nuovo con la paura degli attacchi del lupo. Purtroppo i primi ad essere arrivati in valle, sia qui, sia oltre le creste, hanno già subito perdite ed i lupi sono stati addirittura visti all’opera dagli stessi pastori.

Il gregge scende ancora e si arriva all’alpeggio. Per fortuna c’è stato chi ha rinunciato alla transumanza ed è andato avanti, approfittando dell’apertura temporanea della strada, per preparare sia il recinto per il gregge, sia una cena abbondante per tutti. C’è anche un compleanno da festeggiare, ma prima come sempre bisogna finire almeno i lavori più urgenti e poi ci si metterà a tavola.

Dall’indomani inizia il pascolamento, ora con il sole, ora con nuvole minacciose e nebbia lassù in quota. Di neve in alto ce n’è poca, il canalone solitamente ingombro dai resti delle slavine è pulito fin su in punta e ci si chiede se l’acqua verrà a mancare, ad un certo punto. Si può solo sperare in periodiche piogge. Il fondovalle non è ancora così lontano, a queste quote, ma per adesso si è completamente isolati. I lavori per la centralina idroelettrica stanno sconvolgendo la strada ed il panorama, eccezionalmente si è ottenuta l’apertura solo per chi lavora in quota nel fine settimana. Per tutti gli altri giorni tocca scendere a piedi e farsi venire a prendere…

Giochi di cuccioli

I cuccioli, di qualsiasi razza e specie, giocano. I giochi degli agnelli ve li ho già mostrati tante volte, ma così come non mi stufo mai io di guardarli, penso che anche a voi faccia piacere condividere questi momenti.

Al mattino i pastori stavano provvedendo ai soliti lavori, come far succhiare il latte ai gemelli. Era un’altra mattinata di splendido sole e temperature gradevoli. Forse ancora troppo presto per sperare in un “buon” inverno, ma comunque al momento non c’era di che lamentarsi.

Alcuni agnelli giocavano sulla groppa delle madri o di altre pecore coricate nel recinto in attesa del momento per andare al pascolo. Questa scena è meno frequente da osservare rispetto ai capretti (più vivaci e dispettosi), ma ogni tanto si verifica. Ecco infatti un agnello che “scava” tra la lana, forse per prepararsi una morbida cuccia, o forse solo così per gioco.

Dopo il gregge viene portato ad un nuovo prato, dove le madri si gettano a brucare mentre i piccoli, sazi per la poppata mattutina, o dormono al sole o provano a brucare qualche filo d’erba. In questo periodo il gregge è diviso, appezzamenti di erba più verde per il gregge degli agnelli, in modo che non ci sia bisogno di fare lunghi spostamenti frequenti.

Il resto del gregge invece si sposta qua e là sulle colline, pascolando prati più o meno grossi. Quando ormai era in cammino, una signora dice che avrebbe avuto piacere che si pulisse anche il suo prato, ma ormai la direzione era stata presa ed erano già state tirate alcune reti per il recinto notturno. Sarà per la prossima volta, il prossimo anno…

Tra una cosa e l’altra fanno in fretta a passare le giornate, ad arrivare al tramonto, ai raggi di sole obliqui sulla schiena delle pecore. Qui in collina i prati sono un’altra cosa rispetto alla pianura… Altra terra, nessuna irrigazione e non sempre vengono concimati. A proposito di concimazioni: arriva un contadino e spiega di dover concimare entro una certa data perchè adesso la legge stabilisce così e questo è un problema per i pastori (tutti vorrebbero che pascolassi entro la metà di dicembre!!) e per gli stessi contadini. “Il miglior periodo per spargere il letame è a fine gennaio, a febbraio…“, spiega l’uomo. Cercherò di saperne di più.

Si torna dall’altro gregge per dare un nuovo pezzo per la sera. Le pecore pascolano mentre scende la sera, mentre gli agnelli si dedicano al loro gioco preferito, le corse di gruppo. In quel momento arriva l’ennesimo contadino anziano con le sue considerazioni sulla bella vita dei pastori…


Ecco un gruppo di agnellini alle prese con le corse. Come e perchè uno dia il via e gli altri lo seguano non lo so, comunque è un’attività che può andare avanti per diverse decine di minuti. Poi, magari, gli stessi agnelli, se ci fosse da spostarsi per la strada, non camminerebbero o si fermerebbero a guardare questo e quello, facendo faticare i pastori.

Ancora transumanza e poi…

Ogni pastore ha le sue tappe, i suoi percorsi, il suo modo di organizzare la transumanza, gestire i pascoli a disposizione. Ogni anno è tutto simile, mai uguale, c'è sempre l'imprevisto, la difficoltà nuova, il tempo, buono o cattivo che sia.

Proprio il tempo ormai è "bello" da settimane, mesi. Meglio, meglio spostarsi con il sole, visto che c'erano parecchi agnelli da caricare. Ma ormai si sa quello che aspetta nelle prossime settimane. Pascoli secchi, pascoli che non sono più tali, perchè i contadini hanno tagliato la poca erba verde fino al giorno prima. Pascoli che altri allevatori, margari e pastori, si sono accaparrati prima dell'arrivo di un gregge o dell'altro in pianura. Infatti c'è chi ancora è su per le valli, perchè sa che giù c'è poco, o nulla, ed i prezzi saranno salati.

Ci si incammina a ritroso passando sul ponte attraversato mesi prima, a maggio. Il percorso sarà leggermente diverso, si cammina spediti, niente soste per pascolare lungo la strada.

Sono i colori e le luci dell'autunno a far da sfondo alla transumanza. Qua e là ci sono altre greggi o mandrie scese in pianura precedentemente, mentre qualcun altro è in cammino negli stessi istanti e ci si chiede se si riuscirà a precederlo o lasciargli comunque un sufficiente anticipo per evitare incontri imprevisti ed animali che si mescolano.

Dopo i boschi è la volta dei paesi, dove la gente si affaccia alla finestra o esce sul balcone, richiamata dal suono dei rudun e delle campanelle. Da queste parti sembrano essere tutti abituati alle transumanze, l'asfalto è già segnato da altri passaggi, nessuno si lamenta e le auto attendono di poter superare il gregge non appena i pastori riusciranno a farle passare.

Si sale, poi si svolta e si scende verso il ponte, dopo si risale verso il paese. Davanti gli animali camminano spediti, dietro ogni tanto qualche agnellino viene caricato sui mezzi al seguito. Comunque la transumanza procede bene e si arriverà a destinazione secondo le previsioni.

Tutt'altra cosa rispetto alla primavera, con davanti il pensiero della montagna, dell'alpeggio. Adesso la montagna è alle spalle, questa è l'ultima transumanza, dopo saranno spostamenti più o meno quotidiani alla ricerca di pascoli. E ce ne saranno, di spostamenti da fare per riempire la pancia al gregge!

Una sfilata quasi ordinata a riempire tutta la strada stretta, con il fondovalle lì sotto e la pianura laggiù. In pianura certi posti sono secchi, riarsi e chissà se la pioggia prevista (quella che sta cadendo ora) servirà a portare un po' di verde, nonostante la stagione? Le temperature sono ancora alte, magari si può provare a sperare.

Le strade percorse sono secondarie, la segnaletica prevede la possibilità di incontrare animali, peccato che contempli solo i bovini e non prenda in considerazione gli ovicaprini che invece stanno transitando in questo momento.

Esistono ancora angoli completamente "rurali" e quello attraversato dal gregge ne è un esempio. In cielo iniziano a comparire delle nuvole che offuscano le montagne della valle, il gregge continua a cammminare, fiducioso di essere condotto verso i pascoli.

Ancora una deviazione su stradine secondarie che si inoltrano tra i boschi. Le pecore cercano di brucare qualcosa lungo il cammino, ma non è ancora ora di fermarsi e bisogna proseguire.

Si fiancheggiano boschi, recinzioni, cascine e vigneti. L'uva è ormai stata raccolta, sotto i castagni invece ci sono ben pochi frutti, per gli effetti congiunti dell'invasione del cinipide galligeno e della siccità. 

Camminare con il gregge è un qualcosa che non si può descrivere, è un qualcosa da vivere. Questo sarà l'ultimo spostamento con campanelle e campanacci, poi verranno tolti ed appesi in attesa della risalita ai monti. Personalmente preferisco gli spostamenti silenziosi, magari anche quelli sul calare della sera, che cancellano buona parte del XXI secolo e sembrano avvenire senza tempo, così com'è sempre stato per la pastorizia nomade.

E poi finalmente il pascolo. Mangiano le pecore, mangiano i pastori, poi si provvederà a togliere le campane. L'erba è verde sì, ma è poca, dopo un paio d'ore ci si deve già spostare altrove.

E' ricominciata la stagione delle reti da tirare, dei pezzi e pezzettini da pascolare qua e là, magari accontentandosi di quello che altri hanno lasciato indietro, avanzato. Bello fare il pastore, sì… Ma devi imparare a vivere, in questi mesi, con la preoccupazione costante di riuscire a saziare la "fame d'erba" del tuo gregge.

E la giornata si chiude in un prato dall'erba bassa ed un po' secca, circondato dai colori dell'autunno. Cambieranno l'ora, nella notte, e poi alla sera teoricamente si dovrebbe finire un po' prima. Se tutto va per il verso giusto, se non ci sono imprevisti, se…

Appena in tempo

Ormai le previsioni meteo sono affidabili e si sa quello a cui si va incontro… Chi è stato "preso" dalla neve ieri ha voluto davvero rischiare. Ho visto delle "belle" foto pubblicate su Facebook dagli amici, ma un conto è guardarle, un conto è viverli, quei momenti. Ci può essere l'evento inatteso, l'evento più forte del previsto, ma questa perturbazione era annunciata da giorni.

Anche quel po' di neve dell'altro giorno si sapeva che sarebbe caduta, forse qualche fiocco ha sforato, cadendo più in basso, ma già al pomeriggio le nuvole si erano alzate. L'aria però era fredda, il caldo anomalo che intentiva uomini ed animali sino alla settimana precedente era un lontano ricordo.

Quell'ultimo giorno si andava al pascolo tra boschi e piccole radure dimenticate, dove c'erano ciuffi di erba quasi secca che le pecore riuscivano ancora a pascolare. Ogni colpo d'occhio era un quadro, sotto nuvole che si ammassavano e rincorrevano in cielo. Aria fredda, ma, a salire e scendere dietro al gregge che si sparpagliava, scompariva e ricompariva tra i faggi, c'era comunque da sudare.

Il giorno dopo sono arrivati su tutti a dare una mano. Chi raccoglieva le reti, chi attaccava i campanacci, chi caricava gli agnelli che sarebbero stati portati a destinazione preventivamente, così da avere ancora spazio per dare un passaggio eventualmente a qualche animale che avesse avuto problemi. Dopo un rapido pranzo… la partenza!

Ed è così che si immagina la transumanza: davvero a fine stagione, con le foglie gialle, il cielo livido, l'aria fredda che soffia alle spalle, scacciandoti dalla montagna. Si parte volentieri, si parte perchè sta per arrivare l'inverno, e quell'inverno non è solo una parola, ma qualcosa di fisico. E' la neve, è l'acqua ghiacciata, è il riposo dei pascoli in attesa della prossima stagione.

L'aria fa cadere qualche foglia, quelle già secche frusciano sotto i piedi. Gli animali sono partiti a tutta velocità, contenti di scappare da queste montagne, ormai sempre più ostili. Sono passati ormai cinque mesi da quando è stato compiuto il cammino inverso ed ora è tempo di andarsene. Non sanno, loro, che in pianura li attende erba ancora più secca di quella che hanno mangiato fino a pochi minuti prima.

Poco per volta il passo si stabilizza, gli animali rallentano, ma si continua a perdere quota ed il fondovalle si avvicina sempre più. Il suono di campanelle e campanacci rende quasi difficile capirsi, ma le chiacchiere continuano tutto il tempo. Transumanza è un momento del lavoro, transumanza è una festa, specialmente per quelli che vengono a dare una mano e si uniscono volentieri al cammino.

Dopo mesi, il gregge rimette i piedi sull'asfalto. Invade la strada, sfiora borgate di mezza montagna, quasi deserte in questa giornata uggiosa. L'aria è fredda, parla di neve, di foglie che cadono, di stufe accese nelle case, di pentole che bollono. Sta procedendo tutto bene e si scende volentieri.

Un istante per sorridere, vedendo che una delle poche auto incontrate è un grosso SUV lucido come se fosse appena uscito dal concessionario. Non me ne intendo di auto, ma credo che quella valga all'incirca come tutte le pecore del gregge. Anzi… persino qualcosa di più! E poi avreste dovuto vedere il personaggio alla guida…

Sempre più giù, i prati accanto al torrente sono verdi. Qui, diversamente dalla pianura, ogni tanto un po' di pioggia è caduta. Sono già passate altre transumanze, qualche gregge è al pascolo accanto alla strada, ci sono anche vacche nei loro fili e bisogna controllare che non accadano incidenti. Nonostante si sia partiti nel primissimo pomeriggio, la luce sta già calando. L'importante è attraversare il paese prima che venga buio.

Due macchine, una in testa, una in coda, scortano il gregge. E' una buona occasione per far sentire la voce dei pastori e mostrare con delle immagini cosa accade lassù, nell'indifferenza dei più. Ci sarà ancora questa transumanza, in futuro? Oppure prevarrà la delusione e l'amarezza per la poca attenzione riservata alle problematiche della pastorizia e della montagna?

Si entra in periferia della cittadina, c'è chi aspettava con ansia quella transumanza. "Una volta scendevamo io e lui, da soli…", racconta l'anziano pastore. Quella vita è nel suo sangue e comunque è ancora presente costantemente nel gregge, attraverso le sue canaule e le campane che ha dato al pastore. Un saluto veloce, ma ci sarà tempo e modo di rivedersi nei giorni successivi, anche per guardare con calma le pecore, valutarle con occhio esperto.

Nonostante questo sia un mestiere dimenticato, nonostante il XXI secolo sia sempre di fretta, per qualche istante tutti devono fermarsi per dare spazio alla transumanza. Bisogna passare di lì, non ci sono altre strade. E' un sabato pomeriggio sul tardi, il momento in cui si causano meno fastidi agli automobilisti, e poi al più è una questione di dieci minuti per chi è in coda dietro al gregge, magari anche meno.

Un breve attraversamento, poi si svolterà fuori dal traffico. La gente guarda, indica, commenta, poi le auto riprendono a scorrere e tutto ricomincia come prima, forse senza nemmeno la memoria di quella transumanza. Il gregge adesso è giù, sta per iniziare la stagione di pascolo vagante che durerà per lunghi mesi, fino a maggio.

Sembra di avvertire la perplessità del gregge, quando si arriva nei prati accanto al torrente. E' come se si domandassero dov'è l'erba… Attraversano la zona recintata, belando, quasi il vero prato dovesse iniziare dopo. Invece no, sono costretti a tornare indietro ed accontentarsi di quello che offre la stagione. Sarà un autunno difficile e chissà l'inverno!

Prima che venga notte, gli animali vengono portati a bere al torrente, poi si ritorna ai prati in nuvole di polvere. Manca poco alla pioggia, quella pioggia che laverà l'aria, che impregnerà il terreno, che porterà di nuovo un po' di verde nella campagna riarsa. E pensare che in agosto era tutto così verde, anche le stoppie!

Un breve video per vivere anche voi alcuni istanti di transumanza con i suoni, le voci, i belati, gli scherzi, il ticchettio delle unghie delle pecore.

E l'indomani al pascolo, con un'aria autunnale sempre più fredda, tra le visite degli amici, le reti da tirare, i cani giovani che devono abituarsi a questo modo di pascolare, diverso da quello dei mesi in montagna. D'ora in poi saranno di nuovo storie di pascolo vagante, con l'incertezza quotidiana di dove si va, di dove condurrà la fame d'erba, il tempo, le leggi dell'uomo…

Di tutto un po'

Lo so, dovrei raccontarvi la fiera di Guillestre, ma non ho ancora avuto tempo di scrivere il resoconto dettagliato dell'evento. E così utilizzo un po' del prezioso materiale che mi avete mandato. Non appena recupererò anche il portatile, potrò pubblicare anche le foto più vecchie che attendono ormai da qualche mese di trovare il loro spazio qui.

Oggi cedo la macchina fotografica a due amiche di questo blog, grandi appassionate di montagna e grandi fotografe. Barbara di Osso in Bocca, della quale vi segnalo anche questo post dedicato ai pastori. Gustatevelo che è una meraviglia per gli occhi. Barbara è una grande appassionata di cani, cani da lavoro, cani che hanno un vero rapporto a tutto tondo con i loro padroni, che condividono con qualcosa di più della passeggiata mattina e sera. E la sua passione traspare chiaramente nelle sue foto.

Questi scatti provengono dal suo Appennino e riguardano un pastore "…che pascola un po' di qua e un po' di la dal confine tosco-emiliano… Ha l'ovile a circa trecento metri di dislivello dal crinale e vi fa rientro ogni sera." Il gregge è di pecore di razza massese.

Ecco il pastore con i suoi cani. "Un border-collie, un meticcio di cane da pastore belga ed un meticcio di cane da pastore bergamasco. Pietro avrà una cinquantina d'anni. Produttore di pecorino, come nelle migliori delle tradizioni."

Ancora uno scatto, ma questo è un altro gregge, come potete vedere dalla razza delle pecore. Devo essermi persa io le spiegazioni di dove sia stata presa questa immagine e chiedo a BB di lasciare due righe nel commento per spiegarcelo.

Cane e pastore, una vera simbiosi. Ancora ieri, per l'ennesima volta, facendo ricerche on-line mi sono arrabbiata vedendo quanti ignoranti parlano e scrivono a sproposito, confondendo i cani paratori (quelli usati per condurre le pecore) con i cani da guardiania (per la difesa contro i predatori). Questi animalisti saccenti accusano i pastori di non saper lavorare e di "avere solo più bastardini innocui", che ovviamente nulla possono contro il lupo. Peccato che quei cani siano lì per altri scopi, cioè per "parare" le pecore, solo che questa gente pontifica senza sapere nulla.

Un intermezzo con un video, il backstage del film "L'ultimo pastore" di Marco Bonfanti, con le scene delle pecore in piazza Duomo a Milano. Cresce l'attesa per vedere l'opera conclusa…

Veniamo poi a Francesca di Terre Alte, che non manca mai di segnalarmi notizie curiose che hanno a che fare con la pastorizia. Questa volta, anche se solo con la "macchinetta da battaglia", ci manda la sua testimonianza di un altro gregge in piazza, un'opera d'arte alquanto singolare.

La notizia è riportata qui. Certo che queste pecore blu sono abbastanza inquietanti… Sempre Francesca poi ci segnala questo articolo che invece riguarda un montone (vero) e dei turisti che hanno vissuto un'avventura montana… "drammatica"? Chiamare il soccorso alpino perchè aggrediti da un montone? Mah…

Avvicinare la pastorizia alla gente: com'è andata a Novalesa

E alla fine a Novalesa è andato tutto bene, con grande soddisfazione degli organizzatori, degli espositori e dei protagonisti. Non sono mancati momenti impegnativi, apprensione, incertezza, ma ieri sera tutti hanno tirato un respiro di sollievo e hanno dichiarato chiusa la prima Festa della Transumanza con successo.

Già sabato sera si era contenti per l'ottima affluenza del pubblico sia alla conferenza del pomeriggio, tenuta da EFFEPI sul tema degli alpeggi, sia alla mia proiezione serale di foto sulla pastorizia. Non sono mancate emozionanti letture delle testimonianze di allevatori locali, dibattito sullo stato attuale degli alpeggi e della montagna, per finire con un'interessante viaggio virtuale tra i campanacci con uso rituale in Europa, grazie a Giovanni Mocchi. Nonostante il tempo inclemente (vento freddo, neve in quota e pioggerella in paese), la sala era gremita e si è svuotata solo a tarda ora.

E proprio le campane di Giovanni erano una delle prime cose che il pubblico poteva incontrare arrivando nel borgo di Novalesa. Una collezione rigorosamente "da toccare" ed a tutti i bambini presenti non pareva vero di poter strimpellare allegramente senza che nessuno li sgridasse. Campane dalla Sardegna, dal Tibet e dall'Africa, le campane autriache usate in una cerimonia "per far crescere l'erba", quelle dell'isola di Creta e quelle turche…

Le bancarelle erano tutte rigorosamente a tema: o legate alla pastorizia, o di produttori del territorio (miele, patate e salumi di produttori novalicensi). Silvia e Andrea, dell'alpeggio Pravaren, offrivano al pubblico i loro formaggi a latte misto o puro bovino, ovino e caprino. Nonostante la concomitanza con la fiera della toma a Condove (di cui vi parlerò prossimamente), dopo i primi momenti di incertezza mattutina, le vie di Novalesa hanno però poi iniziato ad animarsi e le bancarelle ad essere punto di sosta per clienti e curiosi.

Tra i vicoli ed i cortili di Novalesa erano stati sistemati tutti i vari espositori, in una collocazione molto scenografica e pittoresca che ha permesso al pubblico di andare alla scoperta anche degli angoli più nascosti di questo antico borgo della Val Cenischia. Sasha De Bettini esponeva il suo feltro e dava dimostrazioni di come lavorare la lana cardata per ottenere piccoli oggetti in feltro. Nonostante tutta quella lana, al mattino però c'era da rabbrividire per l'aria frizzante. Il maltempo però se n'era andato, regalando una bella giornata tersa.

La mamma di Sasha invece dava dimostrazioni di come filare la lana secondo l'antico metodo casalingo. Sono state numerose le persone che si sono fermate ad osservare, facendo domande e toccando con mano le caratteristiche delle lane provenienti da pecore di razze diverse. Sasha è lei stessa allevatrice di pecore sambucane in Val Pellice.

Tra gli altri espositori artigiani o hobbisti che mostravano i loro prodotti legati al mondo della pastorizia, c'era Alessandra che, per passione, crea oggettistica legata al mondo dell'allevamento e, su commissione, dipinge scene pastorali e d'alpeggio sui rudun. Anche lei amica di questo blog, come molti altri dei presenti e del pubblico, che ogni tanto mi incontravano e mi fermavano per le vie di Novalesa, salutandomi e facendosi riconoscere. Grazie anche a tutti loro, a tutti voi, che avete contribuito alla riuscita di questo evento.

In fondo alla Via Maestra c'era l'amico Silvio che abbiamo imparato a conoscere in questi anni. Il suo stand era ricco di "nuovi prodotti", creati anche a tema per l'evento. Qui lo vediamo in compagnia di Giovanni Mocchi che, dopo tanti scambi telematici, finalmente può discutere faccia a faccia con questo nostro simpatico appassionato di cioche e di animali. Questa bancarella, nel corso della giornata, è stata punto di ritrovo ed incontro per moltissime persone "del mestiere", venuti anche da altre vallate del Piemonte per vedere questa Festa.

Gregge e pastori intanto attendevano nei prati tra l'Abazia ed il torrente. Chi frequenta questo blog da anni avrà sicuramente riconosciuto questi animali, che un tempo erano spesso protagonisti di queste pagine. Si tratta di una delle greggi più imponenti del Piemonte e, a detta dei più (come si sentiva continuamente ripetere dagli intenditori presenti) quello con gli animali più belli. "Tutte uguali, guarda…". C'era chi discuteva con competenza sulla bellezza della Bergamasca contrapposta alla Biellese e chi invece per la prima volta vedeva dal vivo una pecora ed una capra, cercando di capirne le differenze. Nonostante il sorriso che questo può suscitare in alcuni di noi, ciò fa capire quanto siano importanti questi eventi in un mondo che sempre più si sta allontanando da semplici aspetti di vita rurale, quotidiana.

Con un pizzico di preoccupazione, nel primissimo pomeriggio ci si aggirava per le vie di Novalesa che ancora stentavano ad animarsi davvero. C'era sì gente, ma non il grande pubblico. Però tutti stavano attendendo l'evento clou, il passaggio degli animali, previsto all'incirca per le 15:00. Ed infatti, nell'approssimarsi di quell'ora, all'improvviso la fila di macchine intorno al paese si era allungata ed il percorso previsto per la transumanza si era assiepato di pubblico, che attendeva paziente armato di macchine fotografiche di ogni tipo.

Attendendo gli animali, c'è tempo di continuare ad aggirarsi tra le bancarelle, immergendosi ancora una volta nelle emozioni suscitate dalle lane, dai gioielli (in lana!) e dai manufatti di Lalazoo. Forse non sarà facile accostare immediatamente il gregge che tra poco transiterà a questi oggetti d'artigianato, ma è quindi ancor più fondamentale che si incontrino proprio qui per far capire al pubblico il vero significato di filiera.

La banda del paese, con moltissimi giovani e giovanissimi tra le sue fila, intratteneva il pubblico sempre più numeroso. E' vero, gli animali non sono stati puntualissimi, ma bisogna tener conto del fatto che non è per niente semplice mettere in movimento (per di più verso una meta così affollata ed inusuale) bestie che fino a poche ore prima erano state tra gli spazi sconfinati degli alpeggi.

Nella piazzetta accanto alla chiesa ad intrattenere il pubblico era l'eclettico Giangili con la sua musica meccanica, le sue storie e suggestioni, condite con un pizzico di magia ed il suono del suo organetto. Grandi e piccini si sono fermati ad ascoltare e chiacchierare con lui, per sfuggire per qualche istante alla grigia realtà quotidiana.

Poi, precedute dalle voci che ne annunciavano l'arrivo, ecco le prime transumanze. Si è iniziato con il potente suono dei rudun al collo delle vacche. Gli animali si sono sgranati lungo la via camminando lenti e maestosi, senza incutere timore nemmeno ai più piccoli che osservavano con crescente curiosità ed eccitazione.

Dopo è stata la volta degli asini della famiglia Aschieris, che hanno regalato un tocco di antico facendo ricordare quando asini, muli e cavalli erano gli unici mezzi di locomozione che transitavano per questa stretta via tra le case. Lo testimoniavano gli anelli a cui venivano legati, ancora presenti sui muri di alcune abitazioni.

La sfilata poi è toccata al giovane Francesco, che è transitato nel paese con il suo gregge. Dobbiamo dire che il merito di gran parte di tutto quest'evento è di suo papà Tullio, che ha fortemente voluto l'organizzazione di questa festa e che si è adoperato con tutte le sue forze per la sua realizzazione.

Una brevissima pausa per far sì che il gregge si compattasse all'inizio della via e poi anche il gregge del pastore Albino ha iniziato la sua discesa, preceduto da alcuni bambini e ragazzini festanti che camminavano a passo di marcia. Alle spalle del pastore un fiume bianco che ha continuato a scorrere per lunghissimi minuti tra l'entusiasmo e lo stupore di tutti.

Nell'osservare questo spettacolo in un posto del genere, con così tanti animali bellissimi a vedersi, per una volta non ho più avuto niente da invidiare alle feste della transumanza d'oltralpe. Era una gioia per gli occhi ed un'emozione che ha coinvolto tutti i presenti, anche i più scettici sulla riuscita dell'evento.

Ho filmato solo alcuni istanti dell'interminabile transito delle pecore, giusto per darvi un'idea di cosa sia stato. Questo è ciò che i pastori vaganti vivono quotidianamente, ma che quasi nessuno conosce. Come già vi dicevo la settimana scorsa parlandovi della festa a Pont Canavese, l'augurio è che sempre più persone, vivendo questi brevi attimi, imparino a conoscere il mondo della pastorizia e lo rispettino, ne cerchino i prodotti, entrino in contatto con i pastori.

Ed il contatto fisico era cercato costantemente: quando mai ricapiterà di accarezzare una pecora, un agnello? Niente realtà virtuale per grandi e piccini, ma qualcosa di molto più affascinante. Il gregge sta finendo di transitare, la fila si è allungata sempre più, sia per effetto della strettoia, un po' anche per gli animali spaventati dalla folla e dalla moltitudine di fotografi, ma anche per la stanchezza dei più piccoli che non riuscivano a tenere il ritmo della colonna.

Per un attimo la fila si spezza e sono momenti difficili. Senza pecore adulte davanti a chiamarli, gli agnelli si sentono persi. Anche se tutti quelli più piccoli, nati da poco, erano rimasti nel prato, questo gruppetto finale fa sudare sette camicie ai pastori ed a quegli amici volenterosi (un grazie speciale a Giò e Clà!) che spontaneamente si affiancano loro per evitare incidenti. Spingi, incita, tira, impreca… Sono lunghi minuti tra la folla che non capisce bene cosa sta succedendo e talvolta si mette di mezzo, intralciando ancora di più la marcia.

Alla fine però tutto finisce bene e si raggiunge il resto del gregge, dove già le madri stavano chiamando a gran voce i loro piccoli temporaneamente dispersi. Si tira un sospiro di sollievo e, pur consapevoli del fatto che la festa per i pastori ha comportato un lavoro aggiuntivo ed un trambusto non indifferente, si può concludere con soddisfazione la giornata.

Il gregge attende nel prato già all'ombra. Il pubblico sta allontanandosi da Novalesa, resta qualcuno a salutare i pastori, che proseguiranno ancora la loro giornata fino a notte. Perchè gli animali devono pascolare, perchè l'indomani inizierà la stagione del pascolo vagante.

Novalesa sta tornando silenziosa, Luca suona ancora un'ultima melodia e poi sarà ora di andarsene tutti, lasciando il paese ed i suoi abitanti al tranquillo ritmo quotidiano di un paese di montagna che conta meno di 600 residenti. Le impressioni raccolte qua e là sono tutte positive. Gli espositori parlano di "gente simpatica", gli amministratori si congratulano con tutti coloro che si sono adoperati per la buona riuscita di questo evento. Qualcuno si informa già per il prossimo anno… ma prima bisogna riprendersi da questa faticaccia la cui realizzazione ha richiesto molti mesi!

Quando la transumanza è un successo

In attesa di vedervi numerosi a Novalesa domani sera quando proietterò le foto, ma soprattutto domenica per la festa della transumanza, adesso vi racconto com'è andata a Pont Canavese lo scorso fine settimana. E' stato un gran successo in tutti i sensi: per gli organizzatori, per pastori e margari, per il pubblico. Una scommessa non da poco far passare tre mandrie ed un gregge lo stesso giorno nel centro del paese.

Fin dal mattino la piazza era gremita ed animata. Ma non era la "solita" fiera con il mercatino dei prodotti tipici, le bancarelle con le tome ed un po' di artigianato locale. Il "piatto forte" della giornata era altro, questo faceva da contorno. Si attendeva il primo passaggio degli animali, con visibile tensione che animava i responsabili dell'ordine e della viabilità. D'altra parte non era affatto facile regolare il traffico tra le anguste vie del paese.

Una delle mandrie era già arrivata al mattino ed era stata "parcheggiata" in un prato alle porte del paese. Sarebbe poi stata la prima a transitare nel pomeriggio… ma quello l'avrei scoperto solo successivamente. I campanacci risuonavano nell'aria limpida, il caldo era quello dell'estate e sicuramente non aveva niente a che fare con l'inizio di ottobre.

Quando finalmente riuscii ad avere informazioni esatte, mi avviai verso la strada giusta e, dopo non molto tempo, proprio alle porte del paese, ecco la mandria della famiglia Picco. La transumanza quasi sempre è una grande festa, ma fin da quei momenti si poteva capire come essere i protagonisti riconosciuti di qualcosa di importante dava quel tocco in più alla giornata.

Sfilare nella via centrale, con un pizzico di apprensione per la reazione delle vacche, ma anche della gente, credo sia stato per tutti un qualcosa di unico: per il pubblico sicuramente, ma anche per i margari ed i loro amici. Per una volta applausi, sorrisi, saluti, lo speaker ufficiale che invita a ringraziare i margari per il loro duro lavoro e parla della realtà d'alpeggio…

Passati i campanacci, passata la prima transumanza, il centro di Pont Canavese continua ad essere animato e, dagli autoparlanti, arrivano le voci degli esperti che parlano dell'alpeggio e dei problemi di questo mondo. La gente si avvia a cercare un luogo dove pranzare, io invece mi incammino incontro al gregge. Quest'ultimo è stato aggiunto quasi all'improvviso alla festa, ma so bene di chi si tratta e conto di fare un tratto di cammino insieme.

Però gregge e pastori sono ancora molto più in su di quello che mi aspettavo, così arrivo a piedi fin quasi a Sparone. Il pastore mi accoglie con un: "Finalmente!", visto che mai c'era stata l'occasione prima di fargli visita e fotografare le sue pecore. Il gregge invade la strada, c'è già stato chi si è lamentato, tra gli automobilisti, ma oggi è la festa della transumanza e si cammina a testa alta, senza doversi sentire per forza indesiderati.

Gli altri anni si tirava diritto, oggi svoltare è una richiesta. E così si passerà nel centro, cosa inusuale da queste parti. "Le mie pecore sono state anche filmate alla Reggia della Venaria, giravano un film…". Oggi le pecore boccheggiano sotto il sole, ignare di quello che sta per succedere di lì a pochi minuti.

Per me è stato un momento quasi di commozione, perchè sono anni che sognavo di vedere qualcosa del genere, sul modello di quanto accade in Francia ed in altri paesi. Vedere che è possibile attuare simili progetti, sapere che sempre più persone aprono gli occhi sulle altre valenze del settore dell'allevamento, fa ben sperare. Per gli allevatori non è stato che un "piccolo" fastidio, magari hanno dovuto mutare un po' gli orari, ma credo che alla fine siano stati ampliamente ricompensati dal vedere così tanta gente lungo le strade, felici di assistere alle loro transumanze.

Sembrava di essere ad una tappa del Giro d'Italia, con la folla che si apre all'arrivo dei corridori. Il gregge ha destato ben più stupore delle mandrie, forse perchè ben pochi avevano visto prima così tante pecore tutte insieme. Poi il gregge è una massa compatta che occupa tutta la strada, incute meno timore delle vacche che avanzano di corsa con i loro pranti campanacci. L'esclamazione più frequente era: "Ma quante sono…!!!!!!!?!?"

Passata la piazza, gli animali continuano il cammino verso la pianura, verso la stagione di pascolo vagante. La festa è stata questione di attimi, poi ci sarà tutto l'anno da far passare, con i soliti problemi quotidiani. La ricerca dell'erba, il lungo inverno, i divieti di pascolo… "Va bene che mi chiamino per la festa, ma poi che senso ha se un Comune ti festeggia e quello dopo magari ti multa? Per un Sindaco devi passare nel centro del paese per il piacere della gente, per un altro porti le zecche e sporchi le strade?".

Non ha torto a lamentarsi, il pastore. C'è ancora tanta strada da fare, in tutti i sensi, perchè ci sia una vera regolamentazione sul pascolo vagante e, soprattutto, che possano venire a cadere i vari pregiudizi ed assurdità intorno alla pastorizia. Questa giornata è solo una minuscola goccia nel mare, ma è meglio che niente. Se n'è parlato sui giornali, se n'è parlato molto. Uno dei peggiori nemici in certi casi è il silenzio e l'ignoranza, quindi ben venga ogni iniziativa che possa contribuire a far sì che il mondo dell'allevamento e degli allevatori tradizionali possa essere visto da tutti!

Continua il cammino sotto il sole, il gregge è diretto al greto del torrente per una sosta e l'abbeverata. Più tardi continuerà ancora la sua marcia alla ricerca di pascoli ed un luogo dove trascorrere la notte. Saluto i pastori e lascio che le pecore sfilino sotto i miei occhi. Ho trovato per la via altri amici, saranno i protagonisti della prossima transumanza ed allora mi unisco a loro per documentare la prosecuzione della festa.

E' la mandria che avevo già visto al mattino, di proprietà della famiglia Basolo. Le vacche avevano già i loro campanacci, ma adesso è il momento di agghindarle con qualche coccarda. E' appena iniziato il pomeriggio, si suda come d'estate e fa uno strano effetto pensare alla transumanza, alla discesa, al ritorno in cascina.

Gli animali attendono pazienti, sanno che questa è la transumanza, ma ignorano cosa li attenda giù in paese. I margari ed i loro amici terminano gli ultimi preparativi, c'è una vacca che deve esser munta, il latte viene poi leccato avidamente dai vitelli. E' ora di partire, c'è gente che è già venuta fin lì per assistere all'avvio della carovana.

Però prima non ci si fa mancare la foto di rito, tutti insieme, amici e parenti. E poi via, orgogliosi di essere margari, di avere delle belle bestie e di scendere dall'alpeggio della Val Soana dove si è trascorsa l'estate, come tutti gli anni. Orgogliosi di svolgere un mestiere antico, importante per l'economia della montagna, per il territorio, ma anche per la cultura e le tradizioni.

Si imbocca la via che entra nel paese, questa volta si arriva di sopra, perchè le precedenti transumanze invece erano scese dalla valle Orco. Il traffico è bloccato, ma comunque bisogna fare attenzione ad eventuali auto parcheggiate lungo la strada. Si parte tutti insieme, poi lungo il cammino ciascuno baderà un po' a tutto, agli animali come agli ostacoli.

Arrivati nel centro, c'è chi offre un bicchiere, un dolce, una tartina, una fetta di salame. L'usanza di salutare i marghè di passaggio è antica, vederla riproposta qui è stato sicuramente un bel gesto che ha fatto piacere a tutti i protagonisti. Gli animali però incalzano, si accetta l'offerta, si saluta e si prosegue.

Il passaggio nella piazza ancora più affollata di prima è un tripudio. Continuano gli applausi, gli animali sono un po' spaventati, il ragazzino avanza sempre più velocemente e la fila alle sue spalle si allunga, con i vitelli che faticano ad inseguire la mandria.

Non potevo solo raccontarvi questa transumanza senza farvela "ascoltare"… E allora godetevi il concerto, i suoni e le voci dei protagonisti durante questa sfilata. Alla conclusione del suo passaggio mancava poi ancora un'ultima mandria, sempre in discesa dalla Val Soana. Per me però si stava facendo tardi, dopo varie chiacchiere con gli amici ed un ultimo giro per la piazza, sono ripartita.

Intanto c'era chi suonava e chi ballava le danze occitane, c'era un'infinita fila di bimbi che aspettavano il loro turno per la passeggiata a dorso di asino o per un giro sul trenino colorato. I commenti che si ascoltavano in giro erano tutti positivi, anche se la strada sicuramente non era "pulita". Era però stata sparsa della segatura dopo il passaggio degli animali e poi comunque era solo qualcosa di estremamente genuino e nulla più. Speriamo che anche tutte le altre feste della transumanza abbiano lo stesso successo e sempre più persone si interessino a questo mondo. Ci vediamo a Novalesa domenica…

Lassù, con l'autunno che avanza

Questo post verrà pubblicato automaticamente. Visto che ho molto materiale degli ultimi giorni, ve lo lascio mentre io sarò impegnata altrove!
Dicono che quest'anno l'autunno non arriva. Forse è vero, ma lassù invece l'autunno c'è e lo senti nell'aria, nei colori. Fa bello, fa abbastanza caldo di giorno, questo sì, ma guardando le lune si sa che "siamo indietro di una", quindi è abbastanza normale che le cose vadano così. Quindi non ci si preoccupa nemmeno tanto nel pensare a quando ci si incamminerà verso valle… Si guarda l'erba, quella sì, perchè se dovesse scarseggiare allora ovviamente si partirà. Ma giù in pianura? Ce n'è di erba? Con questo caldo dovrebbe piovere un po', così garantirebbe un ottimo autunno ai pastori.

Intanto poco per volta le pecore in guardia iniziano a scendere, così il pastore resterà su solo con le sue, a far durare qualche giorno in più i pascoli a disposizione. E' fin un peccato pensare a scendere con un tempo così bello. Senza nebbia, senza pioggia, stai qui volentieri, specie adesso che sei nell'alpeggio dove arrivi con la strada, dove hai la luce, una stufa da accendere ogni sera.

Certo, i pascoli non sono dei migliori, ma queste pecore sono abituate e si accontentano. Un altro gregge solito pascolare in erba migliore qui non si fermerebbe nemmeno. Invece queste pecore, per qualche ora, chinano la testa tra felci ed ontani, scegliendo quel po' di erba "buona" tra la quantità di erbe che nemmeno vengono toccate. Persino le felci ancora verdi vengono spuntate qua e là.

Ad una certa ora del pomeriggio però, con la pancia già abbastanza piena, senza che nessuno dica loro nulla, imboccano spontaneamente i sentieri e riprendono la via che le porta vicino alle baite, verso il recinto, e si gettano sul versante opposto, a cercare erba di altro tipo. Il sole è ancora tiepido, ma tipicamente autunnale. E le giornate si stanno visibilmente accorciando: un sollievo per il pastore che, se la visibilità continua a rimanere buona, alla sera riesce a chiudere velocemente le pecore nel recinto appena viene buio e, per qualche giorno, riesce persino a sedersi a tavola prima che siano le nove di sera.

Al mattino è ancora buio quando suona la sveglia, il sole arriva tardi, le pecore si avviano lentamente, quando il recinto viene aperto. Pascolano per un paio d'ore intorno alle baite, quasi svogliate, poi si siedono a ruminare. E' compito del pastore smuoverle ed indirizzarle verso i pascoli, cosa che faranno lentamente, in una lunghissima fila.

Qualcuna poi devierà tra rododendri ed ontani, scendendo in un canalone invece di imboccare il sentiero che devia dalla strada asfaltata e sale tagliando in diagonale il versante. Sarà poi necessario andare a cercarle una volta che le altre saranno indirizzate verso la giusta destinazione. Anche se il sole non è così torrido, gli animali avanzano svogliatamente a testa bassa, fermandosi ostinatamente all'imbocco del sentiero. Loro sì che lo sentono, l'autunno… Vorrebbero già scendere a valle, tornare in pianura!

Sono solo poche quelle che, nel pomeriggio, si spingono fino alla parte più bassa della Piatta, dove è rimasta ancora un po' d'erba dopo il passaggio di un altro gregge ad inizio estate e la mandria di vacche successivamente. Fatico a comprendere questa "strana" gestione dell'alpeggio, con territori più o meno definiti per l'uno e per altro. Luoghi dove uno ha diritto in primavera e l'altro in autunno. Confinanti che si "pestano l'erba". Altro che fare un'associazione di pastori, quando le rivalità spesso iniziano addirittura in casa, in famiglia, tra vicini d'alpe…

E chi lo dice che l'autunno non arriva? Nel giro di un paio di giorni la Piatta d'lh'Abiazî si è tinta di rosso: la si poteva ammirare da sotto, ma era da tempo che sognavo di percorrerla quando sembra un quadro dalle calde tonalità. E soprattutto arrivare in cima, affacciarmi di là. Come non approfittare di queste tiepide giornate senza nebbia? Ora più che mai è chiaro il suo nome (l'abiazî è il nome in patois del Vaccinium uliginosum, qui presente in grande quantità insieme al comune mirtillo), legato ad un'antica leggenda che parla di quando, in realtà, questa bella distesa era tutta un pascolo con ottime erbe.

I giorni si susseguono, solo ogni tanto compare qualche nuvola, qualche foschia. Quassù si è isolati dal mondo, il segnale del cellulare è inesistente, quindi alla fine non ti porti nemmeno dietro il telefono. Però non hai nemmeno l'orologio e allora ti regoli con il sole, mangi quando hai fame (o quando le pecore te lo permettono), prendi i ritmi della natura, ti dimentichi di tutto quello che c'è in fondovalle e vorresti che queste giornate durassero per sempre.

Da queste parti l'affitto dell'alpeggio si paga un tanto a capo: ma… Ha senso pagare per "pascoli" del genere? Qui bisognerebbe davvero pagare il pastore che ancora si presta a pulire queste porzioni di montagna! Anzi, dirò di più… Bisognerebbe pagare il pastore incentivandolo a migliorare questi pascoli: tagliare i cespugli, come si faceva una volta, spostare i recinti per concimare e far diminuire le zone con "erba cattiva". Altro che contributi dati chissà come, queste sarebbero vere forme di aiuto, per le persone e per l'ambiente!!

Le capre trovano di che soddisfare il loro appetito: foglie degli ontani, foglie e bacche della pìssera (il sorbo degli uccellatori) vengono via via pascolate. Alcune capre hanno sviluppato una predilezione per i lamponi: non solo le foglie, ma anche i frutti, che vengono presi ad uno ad uno e mangiati. Pure i cani mostrano di gradire la frutta, ma loro vanno a cercare le bacche dei mirtilli, ed è una scena comica vederli rovistare con il muso tra le foglioline rosse alla ricerca degli ultimi frutti rimasti.

Si potrebbe pensare che in posti del genere gli animali abbiano a patire la fame. Invece no, girando e girando a fine giornata le pance sono ben piene e, anche in questa fine stagione, scenderanno a valle degli animali belli. Certo, forse non belli come quando potevano pascolare liberi, come quando passavano la notte fuori dal recinto, non belli come quando salivano sulle cenge più impervie… Non belli come chi ha montagne dai pendii dolci e dalle erbe migliori. Ma comunque belli a sufficienza per dire con soddisfazione che la stagione in alpeggio è quasi alla fine ed adesso inizierà la caccia all'erba in pianura.

A volte anche solo un "balcone sospeso" tra le rocce può essere un buon pascolo! Nulla va sprecato, da queste parti. Con l'avvicinarsi dell'inverno, inizia a sentirsi quella solita litania, nella bocca dei pastori: "Adesso lasciano indietro quest'erba grama, ma ce l'avessero poi tra qualche mese quando magari nevica o quando non sai più dove andare al pascolo…".

E si torna in quei versanti sempre più chiusi dalla vegetazione. In cielo si  presentano delle nuvole, chissà come sono le previsioni? Non sembra che alla radio avessero parlato di perturbazioni, ma le previsioni nazionali di certo non sono così accurate. Qui nell'inverso la rugiada non riesce più ad asciugare durante il giorno. Se facesse appena un po' più freddo di notte ci sarebbe già la brina.

Nel pomeriggio le pecore si avviano verso l'alpeggio. E' arrivata un'aria densa di umidità, pienamente autunnale. Un'aria che parla di foglie che cadono a terra, camini che fumano, foschia, indumenti caldi, piatti fumanti in tavola, la sera. Castagne arrosto, funghi… ma soprattutto transumanza! Bisogna fare attenzione, potrebbe piovere così tanto da rendere impraticabile la strada. Potrebbe nevicare. Ma non con queste temperature… E poi, come si diceva, siamo indietro di una luna!

Quella sera però le nuvole si abbassano, sembra davvero che il tempo debba cambiare. E' bello di notte seppellirsi sotto le trapunte spesse e riposare di un sonno profondo per lunghe ore, cercando di recuperare almeno un po', dopo le notti brevi dell'estate che è appena finita. Poi però torno a valle e vedo che le previsioni annunciano bel tempo ancora per molti giorni. Non c'è da preoccuparsi per la pioggia o per la neve, non ancora. Se però piovesse almeno un po' in pianura…