Tutto ciò che sta intorno alla tosatura

Arriva la stagione e… inizia il solito valzer della tosatura. Come e quando tosare? Guardare la luna, guardare i costi, guardare il meteo e dipendere dagli altri. Iniziamo però a dire che BISOGNA tosare le pecore. Più si va avanti, più c’è progresso e più la gente ammattisce. Non che non lo sapessi, ma preparando questo post ho voluto vedere un po’ cosa si dice in giro della tosatura… C’è chi fa di tutto per recuperare e valorizzare la lana e chi addirittura consiglia di utilizzare le fibre sintetiche perchè tosare sarebbe maltrattamento.

Prendiamo fiato e vediamo un po’ quel che si dice in giro. Quando inizia a fare caldo, in primavera, i pastori tosano le pecore. O meglio, così fanno quelli che le pecore le tengono al pascolo tutto l’anno. Chi invece le chiude in stalla, solitamente le tosa nel cuore dell’inverno, magari a gennaio o febbraio, di modo che abbiano la loro lanetta quando usciranno a mangiar erba e che non abbiano troppa lana quando sono dentro. Le temperature, nelle stalle con un numero giusto di animali, anche in pieno inverno infatti sono gradevoli se non calde!

Se le pecore non venissero tosate, starebbero male. Il caldo, certo, ma poi parassiti, infezioni della pelle, rami e rovi che si impigliano… Sporcizia che favorisce lo svilupparsi di infezioni. Guardate il posteriore di questa pecora non tosata dopo il parto. Ogni tanto capitano delle diarree e lo sporco resta attaccato nella lana anche per lungo tempo, formando quelle che, nella pagella della qualità della lana consegnata a chi ce la ritira, sono state definite “caccole”. Queste possono anche essere pesanti e sicuramente fastidiose per l’animale, quando si sposta e sfregano contro le gambe.

Ormai non si tosa per reddito, tosare è un costo, ma lo fai proprio per il benessere dell’animale.  Così chi può magari se le tosa con l’aiuto di amici. Avendo tempo, attrezzatura e la capacità di farlo. Ma avendo anche il luogo adatto per riuscire a tosare e saziare il gregge nello stesso tempo. Una faticaccia, un impegno (ecco perchè non ho più aggiornato il blog ultimamente!) e pure un certo costo per i macchinari impiegati. Ma i pastori, tutti, comunque le pecore le tosano, una o due volte all’anno. Certi vaganti che scendono presto dall’alpe infatti tosano pure in autunno per evitare che, lungo i fiumi, negli incolti, troppi semi, rovi, spine restino aggrovigliati nel vello.

Chi il mondo della pastorizia non lo conosce, eppure lo giudica duramente, arriva a dire che tosare è maltrattamento. Leggete questo articolo e soprattutto i commenti dei lettori: c’è da rimanere ancora una volta allibiti nel sapere cosa pensa certa gente. Fermo restando che sono contraria al mulesing (qui in Italiano), una pratica in vigore in Australia e Nuova Zelanda su pecore merinos per ridurre le infezioni da parte delle larve di mosche (ma che consiste nello scuoiamento dell’area perianale), per tutto il resto… ma questa gente sa come si lavora in un allevamento in Italia o, più in generale, in Europa? Sul Sud America sono informati, ecco cosa scrivono: “La lana merino argentina è, ad esempio, condizionata dalle condizioni climatiche della Patagonia, con grandi differenze di temperatura tra estate e inverno e tra giorno e notte e con molto vento: è, quindi, una lana molto più arricciata di quella australiana, che protegge, appunto gli animali dalle intemperie. Per lo stesso motivo non ci sono mosconi e non c’è nemmeno la problematica del mulesing, anche se, anche in questo caso, quando gli ovini iniziano a produrre meno lana sono destinati al macello.

No alla lana e sì al sintetico! “Indossare lana significa, quindi, indossare violenza e morte. Ma indossare lana non è necessario. La lana può essere sostituita da tessuti, altrettanto caldi e morbidi, come il pile, il velluto, la microfibra, la ciniglia, il caldocotone, il cotone felpato, l’acrilico, la spugna di cotone; in particolare, nella trama del cotone invernale (caldocotone) si trovano microscopiche camere d’aria che isolano perfettamente dal freddo. Oltre ai materiali citati ve ne sono numerosi altri senza crudeltà, vegetali o sintetici, come, ad esempio, il lino, la viscosa, l’acrilico, la canapa, il fustagno, il goretex, il nylon, il poliestere, il thinsulate, il polarguard, il fibrefill e la cordura.” Meglio l’inquinamento, meglio le sostanze non naturali, i derivati dal petrolio… Pur di non avere a che fare con le sostanze animali, non considerano nemmeno le campagne sulla non sostenibilità del cotone. Ad ognuno la sua guerra… Io guardo le pecore al pascolo e dico che, per la loro forma di allevamento naturale, ciò che deriva da loro è più che mai sostenibile!

Tosare un piccolo gregge senza aiuti esterni può essere fattibile, ma quando superi i 2-300 animali le cose si complicano. Così, se arriva in zona una squadra di tosatori, alla fine ti affidi a loro. E inizia in balletto… Domani, no dopo-domani. Non hai mai certezze. C’è di mezzo il meteo, le attrezzature che a volte si inceppano, così si inizia a rimandare e tu non sai bene come fare sia per cercare gente che venga a dare una mano (c’è da tirare pecore, da insaccare lana), sia per essere nel “posto giusto”. Sei lì che aspetti di sapere e scopri che si rimanda ancora…

Allora ti rimetti in cammino per trovare un altro posto adeguato per l’indomani, sperando che sia davvero la volta buona. Sposta il gregge, sposta il recinto già allestito… All’imprevidibilità del pascolo vagante, con la tosatura si aggiunge sempre quell’incertezza in più e non è facile gestire tutto. Magari hai già preparato da mangiare o ti domandi se alla fine sarà un pranzo “sul campo” o una cena, da offrire alla squadra e a chi ti aiuterà. Ammesso di trovare qualcuno, così all’improvviso, in settimana.

Un’altra variabile è quella del tempo. I tosatori dicono che la pioggia non li spaventa, ma lo scorso anno la lana praticamente non ci è stata pagata, avendo tosato ed imballato con la pioggia. Già normalmente non c’è da guadagnarci, ma almeno prendere quel qualcosina… Nuvole in cielo, aria umida, previsioni molto incerte.

Si pascola più che si può, l’indomani le pecore dovranno attendere, per riprendere a brucare a piacimento. Ma comunque il disagio della tosatura finisce qui, qualche ora di “digiuno”, a cui il pastore farà seguire un pascolamento prolungato fino a notte inoltrata per recuperare il tempo perso. La fatica della giornata richiederebbe un riposo anticipato per l’uomo, e invece, tanto le pecore i pastori le maltrattano, anche in questa occasione si sacrificano loro stessi per il benessere del gregge.

Alla fine ecco la squadra al lavoro. Solo questa foto, perchè poi non ho più avuto modo di prendere in mano la macchina, con tutto il lavoro di raccolta ed insaccamento della lana. Si è lavorato a ritmo serrato tutto il mattino, con le nuvole incombenti. Qualche goccia è poi caduta, ma solo a lavoro ultimato, per fortuna! Questa volta, dopo Francesi, Spagnoli, Neozelandesi, Polacchi e non so cos’altro, i tosatori erano Italiani, dalla provincia di Rieti. “Nostro padre e nostro nonno prima di lui venivano anche qui in Piemonte a tosare, fino al 1993… Noi adesso nel Nord Italia tosiamo soprattutto in Veneto.

E così ecco il gregge pronto per la primavera. Quando sarà ora di salire in montagna, sulle schiene ci sarà già quel dito di lana a proteggere gli animali dall’aria più fine e dal sole estivo. Tosatura è benessere anche perchè, appena liberate dal vello, ecco le pecore muoversi veloce, alimentarsi più avidamente (che fatica per i pastori star loro dietro, i primi giorni) e… sì, anche riprodursi! Non è uno scherzo, venite a vedere come aumenta l’attività dei montoni appena dopo la tosatura!

Per chi volesse leggere altri articoli con notizie tendenziose e errate (almeno per la nostra realtà) legate alla tosatura, eccone alcuni: La lana è vegan? Come vivere un inverno caldo e cruelty free: no alla lana. Cosa non va nella lana? (in quest’ultimo articolo almeno si raggiunge il meglio con queste affermazioni: “Le povere pecore di routine sono prese a calci, pugni e tagliate durante il processo di tosatura.“)

PS: La nostra lana va a finire qui e di conseguenza qui, Biella The Wool Company.

Di corso in corso

Si avviano alla conclusione i corsi di aggiornamento per pastori che si sono tenuti in Val Pellice (TO) e Valle Stura di Demonte (CN). Vi sto partecipando in doppia veste di docente per alcune parti e allieva-uditrice per altre. Anche se il requisito base per partecipare come allievo era quello di essere titolare o coadiuvante di azienda agricola, quindi bene o male “essere del mestiere”, penso che nelle ore trascorse con i docenti ci sia stato modo di imparare e di confrontarsi.

Come “lezione pratica” si è scelto di dare spazio alla tosatura. Saper tosare può essere utile come “risparmio” per la propria azienda (puoi tosare i tuoi animali), ma anche come fonte integrativa di reddito per chi riesce ad organizzarsi. Con un numero non troppo elevato di capi, in un certo periodo dell’anno si può riuscire ad occuparsi di questa attività presso altri allevatori o hobbisti che non sanno come “liberare della lana” i propri animali.

Anche se, tra chi partecipava al corso, c’era già qualcuno che effettivamente sfrutta questa doppia possibilità, consigli e suggerimenti tecnici da parte di chi fa il tosatore da una vita sono sempre utili per migliorare.

Ho anche realizzato un piccolo video della dimostrazione di tosatura. Ma il corso non è stato solo questo: nozioni storico-culturali, per capire che il mestiere di pastore ha una sua dignità. Elementi di veterinaria, per capire come muoversi anche in autonomia, senza chiamare un professionista perchè molte volte non arriverebbe in tempo, specie se sei in montagna dove il telefono non prende.

Ma i corsi non sono finiti. Quello sulla pastorizia volge al termine, ma sta per iniziarne uno sulla caseificazione.

CORSO DI AGGIORNAMENTO PER IL SETTORE AGRICOLO CASEARIO
TITOLO: Produzione di formaggi in zona montana: tecniche di caseificazione e di sanificazione collegate al
risparmio energetico e idrico.
PARTECIPANTI: titolari, dipendenti o coadiuvanti aziende agricole casearie. (Min. 7 / Max. 15)
DURATA: 21 ore PERIODO: Marzo 2014
LUOGO: Sede C.M. Pinerolese – Via Roma 22 – Perosa Argentina e Az. Agr. Agù Chiaffredo – Via del Castello, 19
ATTESTATO: attestato valido per l’aggiornamento professionale.
COSTO: gratuito, finanziamento PSR 2007-2013
CALENDARIO:
Lun. 10 marzo Battaglini Luca Composizione del formaggio e relazione con il tipo di alimentazione
Ven. 14 marzo Ferrato Bruno Lavorazione di Formaggio semicotto
Ven. 21 marzo Ferrato Bruno Lavorazione di Formaggio erborinato
Mar. 25 marzo Poggi Mauro Igiene, consumi energetici ed idrici
Ven. 28 marzo Ferrato Bruno Visita az. agr. con caseifico “Isola” di Michelino Giordano – Vernante Fraz. Palanfrè
ISCRIZIONE:
Entro il 25 febbraio. E’ possibile compilare i documenti c/o: C.M. Pinerolese – Via Roma 22 – Perosa Argentina – chiedere del tecnico Conte Gian Piero nelle mattine del 17 e 19 marzo.
GAL Escartons e Valli Valdesi – Via Furhmann, 23- Villa Olanda – 10062 Luserna San Giovanni (TO) Tel. 0121/933708 orario di ufficio dalle 9.00 alle 13.00 oppure PER INFORMAZIONI e invio dei documenti on-line:
Agenform Consorzio - Istituto Lattiero-Caseario e delle Tecnologie Agroalimentari - Strada Boglio, s/n – 12033 – Moretta (CN) Tel/Fax 0172/93564 e-mail: tallone@agenform.it Tallone Guido 335-5687854

Spero che anche questo corso abbia successo come quello “per pastori“, con la differenza che di lezioni sulla caseificazione se ne sono già tenute molte e il settore è più recettivo e pronto a partecipare.

Ieri, a Cuneo, ho anche assistito ad una lezione molto chiara, diretta e sincera sul benessere animale. “E’ sbagliata la terminologia, bisognerebbe chiamarla corretta gestione, non benessere“. E dov’è che gli animali stanno meglio? “La pecora all’aperto è nel suo habitat, le migliori condizioni di vita le ha all’aperto tra i 3 ed i 12°C“, con buona pace degli animalisti che equiparano ogni animale ad un bambino e ritengono che le esigenze siano le medesime.

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Per finire, una segnalazione. Venerdì 21 marzo, ore 21:00, presso il Circolo Culturale Barbarià di Mentoulles (Fenestrelle – TO), vi sarà la presentazione del libro “Nel tempo dei lupi” di Giacomo Revelli, presente l’Autore.

Seguendo il gregge

Questo blog (e, di conseguenza, pure la sottoscritta) ha amici fedeli che lo seguono anche quando l’autrice è spersa tra le montagne, raggiungibile a fatica anche attraverso il telefono cosiddetto mobile. Questi amici poi mandano anche dei veri e propri reportages, sapendo che, prima o poi, li pubblicherò. In attesa di ordinare le ultime foto scattate in alpeggio, oggi lascio la parola a Carlo, che ormai conoscete bene.

(foto C.Borrini)

Ci siamo lasciati verso fine febbraio con il gregge a pascolare nei prati della Valle del Ticino e nelle stoppie di mais delle campagne Novaresi. Questo grande gregge verso la fine di marzo è stato diviso in due tronconi uno che sarebbe rimasto nel Novarese e uno che pian piano si sarebbe diretto in Lomellina a pascolare nei pioppeti lungo il Po.

(foto C.Borrini)

La primavera quest’anno non si è vista e, seguendo il gregge che stazionava nelle campagne del Novarese, ho potuto notare le condizioni difficili di pascolo delle pecore e i disagi dei pastori nel trovare dei luoghi più o meno asciutti (o meglio bagnati) per piazzare le loro roulotte.

(foto C.Borrini)

 Ci sono state anche delle belle giornate di sole (purtroppo poche) dove il gregge pascolava nelle condizioni ottimali…

(foto C.Borrini)

 …mentre le capre assalivano cespugli di robinia.

(foto C.Borrini)

 L’altro gregge l’ho incontrato mentre si trasferiva verso il Po…

(foto C.Borrini)

 …e pascolava in un pioppeto, anche in quel giorno: pioggia.

(foto C.Borrini)

Non sono riuscito, causa miei impegni  e soprattutto causa il maltempo,  raggiungere il gregge lungo il Po. Parlando poi con il pastore mi ha spiegato che ha vissuto momenti un po’ tribolati tendo sempre d’occhio oltre le pecore anche il livello dell’acqua del fiume. Ora il gregge è ritornato in questi giorni dalla Lomellina e si fermerà ancora per qualche giorno a pascolare qui nel Novarese.

(foto C.Borrini)

Quest’anno ho assistito per la prima volta anche alle operazioni di tosatura. Sono stati allestiti due recinti: uno più grande dove c’era il grosso del gregge e uno più piccolo dove venivano spostate le pecore da tosare.

(foto C.Borrini)

 Qui le pecore venivano prese e tirate in una specie di gabbia che ne poteva contenere una dozzina circa.

(foto C.Borrini)

Da questa gabbia venivano prelevate dai tosatori (mi hanno detto che erano Gallesi) e tosate.

(foto C.Borrini)

Questi tosatori lavoravano alacremente e impiegavano circa un minuto e venti secondi per pecora.

(foto C.Borrini)

Dopo l’operazione di tosatura venivano immesse in un altro recinto e quindi ad operazione terminata, al pascolo.

(foto C.Borrini)

Man mano che le pecore venivano tosate, la lana veniva subito raccolta e insaccata pronta per essere ritirata da un lanificio bergamasco (Ariete).

Ora, ritornando al gregge, tra qualche giorno verrà ricompattato e inizierà la sua transumanza nelle aree a Nord di Novara e proseguire verso Domodossola (lungo il Toce) e  verso le montagne della Val Formazza dove dovrebbe arrivare per la fine di giugno.

Quindi adesso il gregge dovrebbe essere quasi a destinazione, in alpeggio, in montagna. Giusto in tempo, per il caldo che è esploso all’improvviso. Ma di quello vi parlerò poi io, tornando sulle “mie” montagne, in altre parti del Piemonte.

Tosatura, che incubo!

E’ la stagione della tosatura, solo che ormai non si tosa più come una volta… Molti pastori mi hanno raccontato della tosatura dei tempi andati: un giorno di festa, di incontro con la famiglia e gli amici. Oggi toso io e vengono altri a darmi una mano, domani rendo il favore all’amico che mi ha aiutato e così via.

Decisamente era troppo, il caldo arrivato all’improvviso. Non così anomalo per la stagione, ma dopo il freddo delle settimane precedenti, nessuno era pronto per un drastico sbalzo ai venti e più gradi che si erano registrati nelle ore centrali della giornata. Dalle giacche e maglioni alla canottiera, ma per le pecore non era così semplice “spogliarsi”. Però da giorni si parlava dell’arrivo dei tosatori. Ormai i pastori che hanno un gregge di qualche centinaio di capi ben di rado provvedono autonomamente a questa incombenza, quindi si rivolgono alle squadre di tosatori professionisti. Uomini (e qualche donna) di diverse origini: Nuova Zelanda, Francia, Spagna (quelli che ho incontrato fino ad ora), ma anche qualche Italiano (Lombardo, Veneto, Sardo). Spesso sono loro a farsi vivi, a contattare i pastori, sapendo chi c’è in zona, per organizzarsi il giro. Oppure sei tu che li chiami e solitamente il telefono suona, suona, suona… se ti va bene richiamano la sera, quando smettono di tosare e allora riprendono i contatti con il mondo.

Quest’anno da queste parti c’era una nuova squadra che girava, la solita era impegnata da altri pastori, sempre in Piemonte, ma non c’era verso di contattarla. Invece un amico chiama ed offre il contatto con i tosatori che stavano per arrivare da lui. Visto che è ora, si accetta volentieri, pur non conoscendo questi tosatori. Tutto è organizzato per un giorno, si cerca gente che venga ad aiutare, si inizia a preparare da mangiare, si fa la spesa, ma poi si slitta di uno, due, tre giorni addirittura, sempre nell’incertezza di quello che accadrà. Cambia anche il tempo ed i ritardi si accumulano. Inoltre, bisogna portare il gregge nel posto giusto, ma non troppo presto, altrimenti bruca tutta l’erba e non ne resta poi per quella giornata complicata e lunga in cui si tosa.

Finalmente arriva anche quel giorno. Ovviamente fa freddo, si intervallano momenti in cui l’acqua cade in scrosci violenti, l’unica fortuna è poter lavorare al coperto, anche se tutt’intorno il fango creato dalle pecore ammucchiate non è piacevole. Questa squadra (sono Polacchi) ha un metodo mai visto da queste parti. Le pecore non devono essere “tirate” (con minor dispendio di energie da parte di chi aiuta), ma vengono fatte entrare a gruppi in due recinti, di qui incanalate in un corridoio, per poi entrare in una gabbia chiusa, da cui ogni tosatore prende via via l’animale da tosare. Apparentemente meno faticoso per  gli amici venuti ad aiutare, ma un po’ più lento per le operazioni di tosatura.

La giornata di tosatura è lunga, i tosatori sono solo tre… Ma si vuole terminare ed alla fine ce la si farà, dopo molte molte ore. Le pecore, mai salite su di un camion, non vogliono entrare nel corridoio che porta al box, quindi si fatica non poco a farle avanzare ad una ad una. Altro che giornata di festa, c’è la musica che si sente appena, quella che i tosatori ascoltano per distarsi un po’ dal lavoro ripetitivo e faticoso, ci sono i continui belati di pecore ed agnelli che si cercano, ci sono le imprecazioni degli uomini, l’abbaiare dei cani… Una volta si tosava il giorno giusto, guardando la luna, guardando il tempo, la temperatura. Oggi, con le previsioni meteo attendibili, invece tocca farlo quando la squadra arriva, anche se la luna è sbagliata, tuona e fa freddo!

Attività d’inverno

Salire in Valle Stura d’inverno per proseguire le riprese del film sui pastori… Questo era l’ultimo appuntamento con la famiglia Giordano, in un momento dell’anno durante il quale le attività di chi vive (e lavora) in alta quota si differenziano da chi invece scende a valle, magari praticando la pastorizia nomade.

Nelle intenzioni speravamo di incontrare l’inverno vero, ma quest’anno le cose vanno così. Un po’ di neve c’era, ma poca. Il freddo quello sì, ormai il caldo davvero anomalo sembra essere dimenticato, quindi non mancava ghiaccio e la neve residua, però… Sognavamo il vero senso di inverno in montagna e abbiamo dovuto accontentarci!

D’altra parte al mattino avevo fatto due passi ed ero riuscita a salire nel versante esposto a sud quasi senza pestare neve. I pascoli erano addirittura scoperti qua e là, con ampi segni del devastante passaggio dei cinghiali. Anche se si intuiva che fossero pascoli comunque utilizzati (picchetti di ferro dove tirare i fili per le vacche ancora posizionati in loco, mah…), tra il dissodamento ad opera degli ungulati ed i cespugli infestanti che stanno addirittura ostruendo il sentiero, la situazione non era delle migliori.

Freddo sì, ma non freddissimo, tant’è vero che nei pressi di una sorgente brillava quest’erba così verde, così fresca da far pensare alla primavera imminente e non al cuore dell’inverno. Eppure al primissimo pomeriggio già il sole accennava a tramontare ed il cielo già si velava, come se davvero dovesse arrivare la neve.

Dai Giordano si era in piena attività di tosatura, lavoro che impegna quotidianamente padre e figlio per parecchio tempo. “L’altro giorno poi c’era la tosatrice che non funzionava ed abbiamo dovuto portarla giù ad aggiustare. Abbiamo messo insieme anche altre cose da fare, mentre si scendeva… Partiti al mattino, non siamo venuti indietro fino alla sera alle sette, con tutti i lavori ancora da fare…“, racconta Lucia. In stalla c’è caldo umido, telecamera e macchine fotografiche si appannano con grande disappunto della troupe.

In stalla le pecore mangiano fieno, qui non si esce fino alla primavera, quella vera. Prima di iniziare la tosatura, le mangiatoie sono state riempite, così gli animali si alimentano, mentre gli uomini lavorano. E’ un lavoro duro, lungo, noioso, va già bene che adesso ci sono le tosatrici elettriche. Il ronzio però è tale che non si può procedere con le interviste, solo filmati di questa attività tipicamente invernale, per chi ricovera le pecore in stalla.

Da una parte quelle già tosate, dall’altra il lavoro per le prossime settimane! Battista e Daniele sono precisi, accurati, non si vede un taglietto o anche solo uno segno, un ciuffo di lana più lunga rimasta sulla schiena delle pecore. “I tosatori… Quelli sono più veloci di noi! Ma fanno solo quello…“.

Lucia ci mostra i lavori, la loro casa è in corso di ristrutturazione per poter fornire accoglienza ai turisti, tre stanze, sei posti letto all’ultimo piano, come affittacamere. Integrare le attività per vivere, sfruttando le opportunità offerte da alcuni finanziamenti disponibili per interventi di questo tipo… Poi riuniamo la famiglia intorno al tavolo durante una piccola pausa nei lavori, così mostriamo loro l’anteprima del film (questa). Non commentano la loro storia, ma osservano con curiosità gli altri pastori, soprattutto… le loro bestie!

Per la prossima puntata aspettiamo il maltempo, ci è già stato fatto notare che, in tutte le occasioni, abbiamo ripreso una pastorizia idilliaca baciata dal sole. Alla prima neve quindi la troupe ripartirà… E poi si inizieranno a seguire anche le altre storie di pastori. Ci sarà anche un sito dedicato al film, ma vi farò sapere prossimamente non appena sarò riuscita a caricare un po’ di materiale.

Tosatura, ma…

Le condizioni meteorologiche non stanno aiutando una delle attività stagionali, cioè la tosatura. Bisogna tosare le pecore per liberarle del vello ormai pesante, che le infastidisce, nel quale si sono impigliati ramoscelli, spine, semi. La lana con la pioggia si infradicia e pesa. Con il sole invece gli animali ansimano e sudano. La tosatura un tempo era un reddito, oggi si fa esclusivamente per il benessere dell’animale.

Una volta tosate mangiano di più e crescono meglio“, frase ripetuta e confermata da tutti i pastori. Forse non lo immaginate, ma il pastore vive anche con un misto di curiosità ed apprensione il giorno di tosa. Vuol vedere come si presentano le sue pecore tosate, se sono “belle”, cioè in carne, o magre, patite. Quest’ultima condizione, a meno che si tratti di una pecora che sta allattando, magari con una coppia di gemelli, è sinonimo di cattiva gestione, incapacità di svolgere il proprio lavoro: vuol dire non essere stato in grado di badare a loro come si doveva nel corso dei mesi.

E allora si guardano le schiene pulite dalla lana che, a poco a poco, aumentano tra quelle ancora coperte. E’ un gran lavoro, quello delle giornate di tosatura. La squadra di tosatori (Francesi, Neozelandesi, Spagnoli) avvisa pochi giorni prima, ma la conferma ce l’hai solo la sera precedente. Devi trovare il posto giusto, devi trovare gente che “tiri le pecore” e che insacchi la lana.

Già, la lana… Che fare di tutte queste montagne di lana? Come vi avevo detto qualche tempo fa, questa proposta di Biella The Wool Company è un’importante novità nel settore, che spero possa contare un numero sempre maggiore di adesioni per far sì che la lana locale venga raccolta, lavorata ed utilizzata. Tosare una pecora ormai costa più di 2,00 euro, ma se aggiungono i costi collaterali (dal vitto per i tosatori a quello per gli aiutanti di giornata più varie altre spese) si può pensare che sia verosimile un costo di 2,30-2,50 a seconda del numero di pecore del gregge. Forse quindi nemmeno 1,00 euro al chilo sarebbero sufficienti per pagare le sole spese di tosatura!

Una giornata di tosatura è lunga per tutti. Capita di alzarsi alle 6:00 ed andare a letto alle 2:00, per esempio… Perchè c’è da organizzare tutto, ma anche sfamare le pecore come in un qualsiasi giorno. E poi la lana da ritirare al coperto caso mai venga a piovere… Ai tosatori tocca la fatica di quelle ore, agli altri, specialmente al pastore, tutto il resto, prima e dopo. Anche chi “tira” le pecore, arrivato a fine giornata, non ne può più. E chi raccoglie ed insacca lana? Insomma, per fortuna che si tosa una volta sola all’anno. C’è chi lo fa due volte, primavera ed autunno, ma visti i costi e la resa forse non ne vale davvero la pena.

Cosa fare nel fine settimana

Non sapete dove passare il fine settimana? Vi propongo un po' di alternative… Valle Stura di Demonte (CN), Val Pellice (TO) e Settimo Vittone (TO).

In Val Pellice questo è un periodo ricco di fiere. Iniziamo con la Fira 'd la Calà a Bobbio, sabato 29 e domenica 30 ottobre. Ma poi seguirà la consueta Fiera dei Santi a Luserna San Giovanni il 2 novembre. Rimanendo in provincia di Torino, a Settimo Vittone invece si tiene la Desnalpà. Il ricco programma di questa manifestazione, che inizia la sera di venerdì 28, è scaricabile qui. Altro appuntamento fisso di questi giorni è la Fiera dei Santi a Vinadio, in Valle Stura, che quest'anno celebra la 156° edizione. Qui il programma. In concomitanza, vi sarà la 26° mostra ovina della razza sambucana.

Parlando di pecore sambucane, ecco un paio di immagini inviate dall'amico Mario, che ogni tanto mi scrive e mi manda le foto dei suoi animali.

Sono state scattate in giorni di tosatura, operazione che loro svolgono ancora manualmente, come potete vedere.

Immancabili poi le foto di Giacomo, che ci documenta le transumanze della sua Valchiusella. Quale maggiore soddisfazione per un bambino che non guidare la mandria durante la tramia? Solo se uno ha vissuto quei momenti lo può capire.

Chi è sceso per tempo l'ha fatto con splendide giornate di sole… Forse però faceva addirittura troppo caldo, come si intuisce dall'abbigliamento di chi cammina in testa alla mandria.

E qui vediamo invece un amico, ecco Giors che ritorna a casa. Nonostante le promesse non c'è l'ho fatta ad andare a trovarlo in alpeggio. Purtroppo mi manca il dono dell'ubiquità e l'estate è davvero volata.

Per concludere, mi sono permessa di prendere un'immagine dall'album su Facebook di Gloria, che testimonia cos'è successo l'altro giorno in Valle Stura, quando un gregge di un pastore vagante si è messo in cammino da Bersezio sotto la neve. Radiopecora è fatta così, me l'ha detto un amico dalla Val di Susa che c'era questa transumanza in corso, io ho suggerito a Gloria di tenersi pronta con la macchina fotografica e… Grazie amici, l'ho sempre detto che siete sempre di più voi i protagonisti, qui.

Le giornate che si allungano…

In primavera non bisognerebbe più doversi lamentare: c'è erba da pascolare, si avvicina il momento di salire in alpeggio… Ma chi conosce il mestiere o legge questo blog da anni, sa che qualche imprevisto c'è sempre, ma pure la routine della primavera non è delle più semplici. Alla sera non si finisce mai, si rientra esausti a tarda notte, si corre il rischio di addormentarsi mentre si consuma la cena e poi in un attimo è già ora di alzarsi di nuovo.
 

Le giornate si stanno progressivamente allungando e così anche gli orari di lavoro. Quando tramonta il sole magari stai appena spostando il gregge, che cammina sollevando nuvole di polvere. Vorresti un po' di pioggia, ma sai anche che la pioggia coricherà l'erba già alta di quei prati dove devi ancora andare a pascolare e poi i padroni si lamenteranno perchè le pecore non hanno pulito bene.
 

Ci sono poi anche certe piccole cose che vanno ad influire sulla pastorizia e potrebbero diventare problemi. Certi pastori, in inverno, "salvano" il gregge salendo in collina e andando al pascolo nei boschi in cerca di castagne. Ma quest'anno c'è il rischio che di castagne non ce ne siano affatto, infatti le piante sono infestate da una delle più recenti malattie arrivate dalle nostre parti. Il cinipide galligeno del castagno è originario della Cina e, in Piemonte, è stato segnalato per la prima volta nel 2002. Adesso si sta espandendo in massa e vi sono zone dove, nelle ultime stagioni, non si è vista una castagna, per l'appunto. Chi ha capre nei paesi di collina/bassa montagna, è ancora più preoccupato, visto che era una dieta del tardo autunno particolarmente gradita. Tanti piccoli nemici diretti ed indiretti della pastorizia…
 

In certe zone si pascola tra piccoli prati e boschi, zone dove i privati ti chiedono di "far pulizia". Magari è un prato abbandonato che sta diventando bosco, magari è un ex vigneto, un ex frutteto. Ti spiegano come raggiungerlo, percorri piste nei boschi, scendi lungo vecchie mulattiere su cui gli alberi si stanno chiudendo a formare quasi delle gallerie. A rigor di logica o, per meglio dire, a norma di legge, anche il pascolamento in bosco sarebbe vietato. Altre "grane" per i pastori…
 

E i segni del passaggio del gregge li vedi. Magari sono fili di lana su di un tronco ruvido… Perchè l'erba brucata invece ricresce in fretta, specialmente con il caldo, specialmente se fa qualche temporale alla sera. E' anche difficile pascolare in bosco, rischi che qualche agnello, qualche capretto resti indietro. Ma è utile quando fa caldo, per avere ombra per gli animali, per scendere a bere in qualche ruscello.
 

Le capre ne approfittano subito per compiere qualche scalata, sia per gioco, sia per vizio, sia per avere l'opportunità di mangiare qualche foglia in più, che per loro è ben più appetitosa dell'erba. Si passa, ci si ferma qualche minuto, il gregge avanza tra gli alberi, le pecore conoscono i posti, sanno le strade, vanno avanti verso i prati. Passando tra gli alberi almeno non c'è il rischio dei diserbanti e disseccanti, quelli che continuano ad essere sparsi in gran quantità lungo strade, vigneti e frutteti, quelli che terrorizzano i pastori che girano da queste parti. Bastano poche boccate di quell'erba e gli animali rischiano di morire avvelenati. Chissà noi che mangiamo quella frutta, beviamo quel vino?
 

Le giornate sono lunghe, eppure ci sono sempre così tante cose da fare. Non ti fermi mai, dal mattino alla sera, e maledici l'orario che sei costretto a fare, alla sera gli ultimi lavori li fai con il sonno che ti attanaglia. Non puoi nemmeno fare un pisolino quando sei al pascolo, perchè basta un attimo di disattenzione e le pecore scappano verso un orto, una siepe, un vigneto, una strada. Finita l'erba in un prato, ti sposti verso il successivo, fin quando le pecore sono sazie.
 

In queste belle giornate lunghe di sole o vengono le squadre di tosatori o ci si aiuta tra amici per finire di togliere la lana dalla schiena delle pecore. Certo, in questo modo si risparmia, ma ogni giorno riesci a tosare solo pochi animali e questo lavoro si protrae per lungo tempo, anche in funzione dei capricci meteorologici. L'operazione dev'essere terminata almeno qualche settimana prima di mettersi in cammino verso le montagna e, giorno dopo giorno, è come se il momento della transumanza fosse sempre più vicino.
 

Mentre si tosa, almeno i cani possono riposarsi. Per loro è sempre dura, ma in montagna dovranno correre in salita, scendere sempre di corsa sulle pietraie, condurre le pecore, farle rientrare al recinto. Non a caso è fondamentale avere dei buoni cani, senza di loro il lavoro è quasi impossibile.
 

Quando tramonta il sole la stanchezza è tanta, ma spesso c'è ancora da fare il recinto, medicare qualche animale, controllare gli agnelli, far succhiare il latte a qualche animale che ha qualche problema… Ma c'è anche chi, in questo periodo, sta mungendo i suoi animali, dopo aver venduto gli agnelli per Pasqua. Proprio stamattina ho visto un gregge in un pioppeto, c'era un giovane pastore intento a mungere… Così mi sono fermata per un saluto e tornerò presto ad intervistarlo per il mio libro.
Anch'io ormai alterno i miei lavori alla pastorizia vera e propria e le mie giornate sono sia troppo lunghe per la stanchezza che si accumula, sia troppo brevi per tutte le cose che ci sarebbero da fare. Gli aggiornamenti di questo blog ne stanno risentendo, lo so, ma è tanto più bello viverla davvero, la pastorizia, piuttosto che esserne uno spettatore esterno, un narratore o poco più.

Tutti a caccia di lana!

Quest'anno un po' tutti hanno inziato presto a tosare, complice anche il caldo anomalo che ha investito il nord Italia la scorsa settimana, il bel tempo che permette di andare avanti con i lavori, senza interruzioni dovute alla pioggia. E' uno di quei lavori fastidiosi, ma che bisogna fare… E allora tocca affrontarlo.

C'è chi ricorre alle squadre di tosatori internazionali, chi si affida a singoli tosatori locali o a squadre formatesi temporaneamente per dare una mano a qualche amico pastore, ma anche chi le pecore se le tosa da solo, un po' per giorno. Qualunque sia la modalità, tutti gli anni si ottenevano montagne di lana, quella lana che ormai era uno scarto, un rifiuto da smaltire, che fruttava pochi centesimi al chilo, se proprio si riusciva a darla via. Quindici, magari venti centesimi al massimo.

Però quest'anno c'è chi telefona ai pastori ancor prima che abbiano tosato per prenotare la lana! Tutti che cercano lana, arrivano ad offrire anche cinquanta, sessanta, sessantacinque centesimi per avere la lana della tosatura primaverile del 2011! Intendiamoci, anche queste cifre non coprono il costo della tosatura, specialmente se si sono chiamate delle squadre di tosatori. Però è già qualcosa rispetto al nulla. Ma che fine fa tutta questa lana? Pannelli isolanti per edilizia? Il modo per combattere ecologicamente e naturalmente le "maree nere"? E' l'effetto della "crisi del cotone" di cui si è parlato?

E così le pecore vengono spogliate della loro lana, per loro è un benessere, specialmente con queste giornate torride. Quando verrà il momento di salire in montagna, avranno già di nuovo un leggero vello protettivo, ed i pastori finalmente affrontano un po' più a cuor leggero questa faticaccia. Pensare che, un tempo, la lana era uno dei redditi principali dell'allevamento ovino! Colgo l'occasione per segnalare qui un laboratorio organizzato dal Parco Lame del Sesia "Dalla pecora al feltro", sabato 16 e domeniva 17 aprile. Segnalo poi ancora il blog di questi amici che ci hanno scritto dalle Marche, Dal Filo d'erba al Filo di Lana. Anche loro cercano lana… Andate a leggere!

Proprio quest'anno, con questa "fame di lana", ieri ho ricevuto una telefonata di una persona che sta realizzando una casa con la bio-edilizia e cerca una ventina di quintali di lana per coibentare le pareti della sua abitazione. Non sapendo che, effettivamente, ci fosse questa caccia alla lana così serrata, gli ho detto che non ci sarebbero stati problemi a trovarne… E invece, fino ad ora, ne ho recuperati solo pochi quintali. Tutti mi dicono di averla già venduta o di averla promessa a chi gliel'aveva chiesta. Provo comunque a chiedere anche a voi qui tramite il blog: cercasi lana del Piemonte, possibilmente in provincia di Torino. L'interessato verrà a ritirarla con un furgone dopo Pasqua, in quantitativi di almeno 2-3 quintali. Comunque contattatemi se siete interessati e vedremo se si riesce ad organizzare il trasporto. Per il prezzo, ovviamente sarà quello del mercato di quest'anno.

Speriamo che questa tendenza non si esaurisca nel giro di una stagione e che la tosatura torni ad essere se non un reddito… almeno non un'attività faticosa e costosa. Non sarebbe male un ritorno alla lana, con tutti i suoi possibili utilizzi, dal materasso al maglione, dal materiale per edilizia a qualsiasi altro impiego innovativo. Spero anche, in futuro, di potervi documentare la realizzazione della bio-casa con la lana dei pastori piemontesi.

I momenti difficili

Chi fa l'allevatore, per professione o per "hobby", passa spesso attraverso momenti difficili. Può essere una cosa passeggera, può essere un qualcosa di più profondo, che ti spinge addirittura a vendere i tuoi animali. Non centra solo la ragione economica, ma ci può essere un insieme di fattori: essere rimasti senza alpeggio, aver dovuto ripiegare su di una montagna sgradita (non adatta per gli animali… le persone in qualche modo si adattano!), aver subito ripetutamente gli attacchi del lupo. Poi la pioggia, la neve, il fango, le alluvioni… C'è chi lo dice solo, e chi invece lo fa. Ma poi senza pecore non puoi stare…

Queste foto le ho qui da parecchio, in attesa di pubblicarle. Me le ha mandate l'amico Loris dal Veneto. Lui è un pastore per passione, le pecore sono un di più oltre alla routine quotidiana, oltre al lavoro. Una passione che porta via tanto tempo, ma che dà anche grandi soddisfazioni. Qualche tempo fa ho ricevuto un sms disperato da parte di Loris: erano i giorni delle grandi piogge, per fortuna dove abita lui non ci sono state alluvioni distrastrose come quelle che hanno colpito altre aree della regione, ma lui comunque vedeva le sue pecore nel fango, impossibilitate nell'andare al pascolo, non aveva tempo per sistemare l'ovile e così… è stato preso da uno di quei momenti di sconforto. Gliel'ho detto, pensa ai "grandi pastori vaganti", a quello che si trovano ad affrontare quotidianamente. Eppure tirano avanti, anche se talvolta vengono presi dallo scoramento, dalla sfiducia.

Anche per lui quel momento è passato. La passione è quella, privarsi delle pecore sarebbe stato un errore. E così adesso l'ovile è sistemato, con lo spazio per le pecore che hanno figliato e tutto il resto. Resterà il ricordo di quei giorni e soprattutto la soddisfazione per avercela fatta. D'altra parte cosa senti raccontare, chiacchierando con i pastori? La narrazione di tutti quei giorni duri e di come si è riusciti a scamparla.

"Una volta qui dalle mie parti era una rarità chi piantava le piante di Prosecco… ora non se ne può più!! Ma non importa… le rarità ogni tanto si vivono ancora, anche sulle piccole greggi come il mio. Di solito ho sempre visto nascere agnellini macchiati di nero o neri addirittura, e invece domenica mattina scorsa qua da me sono nati due gemellini, uno tutto bianco e uno tutto… marrone!!! Ho dovuto aiutare la mamma nel parto perché aveva qualche difficoltà ma ti dico anche che oltre all’adrenalina è stata un’emozione vedere che la seconda coppia di gambette che estraevo era marrone!!!".

"E infatti ecco che ti mando alcune foto!!  E’ stata una fortuna essere là , perché conoscendo la pecora e il vizio che ha, oltre all’aiuto nel parto ho dovuto asciugare ai piccolini le code altrimenti lei le considera un pezzo di placenta e le mangia. Credo avrai già visto più volte anche tu qualche rara pecora fare così. Già, tutta una rarità quella mattina. Ti scrivo queste cose perché so che magari rarità per te non lo sono più, ma almeno mi tolgo la soddisfazione di dire… anche nel mio piccolo gregge sono capitate queste rarità-realtà!! Peccato solo che il piccolo marrone sia maschio!!".

Un immagine anche di Toby, il fedele cane di Loris. Sarà anche lui contento del fatto che il suo padrone ha superato le difficoltà, altrimenti avrebbero sofferto entrambi per la mancanza del gregge, delle pecore.

"Insieme alle foto dei piccoli ti invio una foto della festa della tosatura fatta qua a casa mia a maggio, con l’assistenza di Nico, il mio giovane amico allevatore di pecore alpagote (ha un bel branchetto!!!)."
Ho voluto raccontarvi questa storia (con lieto fine, anzi, con felice continuazione!) a fine anno, nella speranza che tutti i pastori, grandi e piccoli, siano riusciti a superare i loro momenti difficili, ma soprattutto che possano esserci giorni felici nel prossimo anno. Ovviamente, in questo mestiere, le difficoltà ci saranno sempre. Ma quelle legate alle condizioni atmosferiche, alla natura, al territorio sono già più che sufficienti. La speranza è che si riescano a risolvere tutte le altre, quelle dove è l'uomo, la politica, gli amministratori a poter fare qualcosa… e penso anche ai pastori della Sardegna, respinti a Civitavecchia senza che sia stata data loro la possibilità di manifestare. Penso a tutti quelli che parlano di smettere per i disagi dovuti al lupo. A chi si sente perseguitato da una burocrazia a volte assurda. A chi vede sempre più cartelli di divieto di pascolo vagante. A quelli ai quali viene vietata la transumanza. A chi si chiede se meriti ancora fare una vita così, per arrivare a fine anno con dei bilanci che non possono essere solo basati sulla passione per gli animali. Nonostante tutto quello che vediamo intorno a noi, lasciamo aperto uno spiraglio di ottimismo per il 2011.