Meglio i diserbanti delle pecore!

Il pascolo vagante è un mestiere duro, chi segue questo blog dovrebbe ormai aver capito come si svolge. Però ogni tanto emergono delle novità, a complicare quello che è il normale andamento del lavoro. Voglio farvi leggere un documento ufficiale, cioè la risposta di un Comune alla domanda di un pastore che, nella richiesta di pascolo vagante, aveva inserito anche il transito in questo territorio.

Si richiedeva, per l’appunto, il solo transito del gregge. Ma il Comune di Poirino l’ha vietato, con le motivazioni che potete leggere anche voi. Vediamo un po’ di prenderle in considerazione una ad una, perchè alcune lasciano decisamente perplessi. Innanzitutto, la comunicazione è del 15 ottobre. Ricordiamo che, con la nuova normativa, i pastori sono obbligati a comunicare il loro piano di pascolo/spostamenti al momento della discesa dall’alpe. Si fa la domanda per i Comuni in cui avverrà il pascolo vagante ed è obbligatorio indicare anche le date. Sapete bene come sia impossibile prevedere esattamente dove, come, ma soprattutto quando si sposterà il gregge!!!

Il primo motivo per vietare anche solo il passaggio del gregge sono “le particolari condizioni climatiche che hanno reso il territorio particolarmente acquitrinoso“. Si è tardato ad arare e, pertanto, nelle stoppie è cresciuta erba. Bene, direte voi. C’è da mangiare per le pecore! E invece no… A parte il fatto che da ottobre a dicembre possono ancora essere successe tante cose… E’ vero, ha piovuto ancora, ma c’è chi è riuscito ad arare. Oppure il terreno può essere gelato. Ma la questione è un’altra: “…favorendo la crescita di erba spontanea che in molti casi viene diserbata prima di procedere all’aratura. Tale azione fa sì che i campi trattati con erbicidi non siano pascolabili, aumentando così la difficoltà nel governo di eventuali greggi percorrenti il territorio in un periodo assolutamente non idoneo al pascolo…

Invece di dire: “visto che da queste parti non mancano greggi e pastori, vediamo di favorire il pascolamento evitando così l’impiego di diserbanti chimici“, si consente il loro impiego e si vieta i passaggio delle greggi. Complimenti davvero!!! Ma poi tempo fa, quando avevo scritto in Provincia per denunciare il problema degli erbicidi lungo le strade percorse dai pastori, mi avevano risposto che erano innocui per il bestiame. I conti non mi tornano! Voi cosa ne pensate?

Ma ci sono anche altre motivazioni per vietare il pascolo vagante in quel di Poirino. Tra le colture di pregio del territorio, vengono inserite le asparagiaie, le serre… e i campi solari!! Non sapevo che i pannelli fotovoltaici fossero una coltura agricola! Ovvio che un gregge in una serra o in un’asparagiaia fa danni, così come in un orto. Ma come il pastore si “para” il prato dove non ha il permesso di pascolare, o il campo di cereali, avrà cura di evitare le serre. E i campi solari sono recintati. In questi ultimi poi il pascolamento sarebbe da favorire, come avviene negli Stati Uniti. Avevo letto un articolo dove appunto si diceva che, per la gestione di questi spazi, i piccoli ruminanti sono l’ideale, perchè brucano e non fanno danni, a differenza dei mezzi meccanici che possono far schizzare sui pannelli frammenti, pietre, ecc che causano danni alla loro superficie. Ma siamo in Italia…

E che dire della motivazione relativa alla viabilità? Poirino è un comune tra i più estesi della provincia ed è attraversato persino dall’autostrada. Cos’è, una barzelletta? Garantisco che i pastori temono le strade di grande traffico, se potessero non le attraverserebbero nemmeno. L’autostrada ha appositi cavalcavia anche per certe strade secondarie. Le altre strade possono essere attraversate, con un minimo di attenzione, poi c’è una fitta rete di vie di campagna su cui si spostano i mezzi agricoli che possono essere percorse anche dal gregge senza arrecare danno ad alcuno. E un gregge che attraversa la strada asfaltata la sporca come un trattore con le ruote infangate. Proprio a Poirino, un pastore in passato aveva chiesto in Comune l’assistenza della polizia municipale per un attraversamento di una strada principale e gli era stato risposto che, visto il divieto sul territorio comunale, gli sarebbe stata inflitta una multa di 500 euro. Mi spiegate allora che deve fare il gregge? Volare?

Se poi ci sono zone vietate al pascolo per motivi faunistici ed ambientali, lì il gregge non sosterà e proseguirà oltre. Sottolineo comunque che il permesso è stato negato a chi aveva fatto richiesta per solo transito e non per pascolamento. Mi viene comunque voglia di fare un ironico applauso ad un Comune che preferisce gli erbicidi ed i campi solari alle pecore. Poi parla di colture di pregio e di mantenimento della biodiversità. A me sembra un controsenso!

Poi comunque ci sarebbero, all’interno del Comune, contadini che aspettano i pastori per far loro pascolare i prati. Specialmente quest’anno, che le particolari condizioni climatiche citate anche dal Sindaco hanno favorito un’eccezionale crescita dell’erba. L’altro giorno ho sentito un anziano contadino affermare che, se gelasse il terreno, oltre ai prati sarebbe quasi da far pascolare velocemente anche il grano, perchè cresce troppo. Invece no, vietiamo l’ingresso alle pecore e diciamo ai contadini di trinciare l’erba con i trattori, sprecando foraggio e carburante. Bel modo di affrontare la crisi e pensare all’ambiente.

Quando il territorio vuole le pecore

Mentre ero nel Nord Est ho fatto visita anche ad un amico “pastore per hobby”. Ci conosciamo da molti anni, i primi contatti sono iniziati via internet, poi ci sono stati vari incontri anche qui in Piemonte. Adesso questo amico affianca, alla passione per le pecore, quella per la tosatura. Ma quest’anno c’è stata anche un’altra novità.

In passato c’erano stati dei momenti in cui aveva addirittura temuto di dover dar via le pecore, visto che i suoi pascoli venivano “soffocati” dall’espansione dei vigneti. Quest’anno invece si trova addirittura a pensare all’esigenza di avere più pecore visto che le sue non sono sufficienti a brucare tutta l’erba che avrebbe a disposizione. In primavera infatti per la prima volta ha portato in “alpeggio” il suo gregge. Non un alpeggio come lo intendiamo qui, ma comunque pascoli a mezza quota, pascoli abbandonati, dove i proprietari hanno piacere che gli animali bruchino e facciano pulizia. Sono appezzamenti particolari tra i boschi, pascoli circondati da muretti, ma soprattutto reti fisse.

Loris così non ha avuto che da portare lì il suo gregge (non è lontano da casa sua) e spostarlo via via di pezzo in pezzo, ripascolando anche più volte gli stessi appezzamenti grazie al clima piovoso di quest’estate. Forse con una stagione “normale” la siccità si sarebbe fatta sentire, visto anche il terreno calcareo, lo strato non così profondo di terra sopra al suolo di sassi bianchi e grigi che emergono qua e là. Tutte le mattine si recava dal gregge prima di andare al lavoro, per controllare che fosse tutto a posto. “Erba ne avrei ancora, ma quando cambiano l’ora devo portarle via, perchè altrimenti è troppo buio, la mattina. Altrimenti qui starebbero ancora bene…

Soprattutto ci sarebbero numerosi vicini, confinanti, proprietari di appezzamenti più a valle che vorrebbero che nelle prossime settimane e poi anche la prossima primavera/estate, il gregge “ripulisse” i loro terreni. Ma le pecore sono poche, per Loris questa è una passione/hobby. “Tenerne di più, ma poi? Non ho posto sufficiente per l’inverno… e poi ho un lavoro che non posso lasciare. Con 50-60 pecore non ci vivo!“. E’ bello vedere come qui il territorio veda con gratitudine e gioia le pecore mentre, pochi chilometri più a valle, nella pianura, ci siano numerosi comuni letteralmente tappezzati dai cartelli di divieto di pascolo. “Per colpa di qualcuno ci rimettono tutti, perchè da queste parti c’erano pastori che passavano anche un mese o più in quei comuni, con il permesso dei proprietari e senza fare danni.

Segnaletica d’alpe… bisogna dire tutto!

Girando per sentieri e strade tra gli alpeggi, di cartelli, segnali, bacheche se ne trovano ormai molti. Perchè? Per informare, ma anche per dettare regole di comportamento che, ahimè, non sono ovvie per la maggior parte delle persone. Molte volte basterebbe il buonsenso, ma sappiamo che questo ultimamente non abbonda. E allora…

Cartelli italiani e cartelli svizzeri. Anche oltreconfine occorre dire tutto, con la differenza che là i cartelli restano, qui da noi spesso vengono strappati, rotti, imbrattati o addirittura portati via. Questo l’ho fotografato in Val Troncea (TO), dove i margari pascolano l’alpe secondo un “piano di pascolo aziendale” che pertanto prevede numerosi recinti entro cui spostare gli animali. Quando uno di questi attraversa un sentiero, è stato realizzato un passaggio. Ovvio che, quando trovi chiuso, dovresti richiudere… Ma meglio specificarlo!

Sempre in Val Troncea, alla borgata Seytes, dove con i fili è stata tenuta fuori dal pascolo l’unica baita ancora in buone condizioni. Dal recinto le vacche non devono scappare, ma qui non devono entrare a fare danni! Speriamo che i turisti rispettino sempre queste indicazioni.

In Svizzera (Canton Ticino), ecco uno dei tanti attraversamenti. Il filo elettrico viene fatto passare in alto, l’escursionista deve aprire quello in basso, dove è pure stata messa una manopola isolata. Certo, tutto questo facilita il turista, mentre il più delle volte sui nostri sentieri troviamo solo il filo tirato, con la corrente e nessun accorgimento per aprire un passaggio. Così tocca scavalcare cercando di non prendere la scossa. Perchè? Perchè è sicuramente un lavoro aggiuntivo, specialmente quando i fili magari vengono spostati già dopo un paio di giorni. Ma soprattutto perchè molte volte capita di non trovare richiuso il passaggio!!!! E gli animali trovano subito il varco…

Ancora in Italia all’alpe Sant’Eurosia (VB), dove si invita sia a tenere i cani al guinzaglio, sia a non lasciare in giro i rifiuti. Sappiamo bene come ormai molta gente abbia un cane e pretenda di lasciarlo libero quando si è in montagna… Certo, il cane ha diritto di correre, il padrone presume di sapere come potrebbe reagire con gli animali al pascolo, ma… Non può immaginare come gli animali invece reagiscano di fronte ad un cane sconosciuto. Quindi, per favore, in alpeggio, con o senza cartelli, se vedete vacche, capre, pecore… Usate il guinzaglio e passate lontano, grazie.

Poi la famosa questione dei cani da guardiania. Anche in Svizzera li trovate, dove c’è un gregge. Qui siamo in Val Bedretto all’alpe Cavanne. Poche semplici indicazioni e persino i QR code, i codici da leggere con gli smartphone per avere informazioni. Turista avvisato…

Ancora cartelli nel territorio di Bigorio (Canton Ticino), uno per tenere al guinzaglio i cani vista la presenza di capre al pascolo, l’altro per spiegare cosa siano le vacche nutrici. Ormai bisogna anche dire che gli animali sono pericolosi… Da una parte un tempo si conosceva il comportamento degli animali cosiddetti domestici, per cui si sapeva che è meglio non avvicinarsi ad una vacca con il vitello. Dall’altra oggi magari c’è chi si avvicina per curiosità o per scattare delle foto, correndo anche dei grossi rischi senza rendersene conto.

Non conoscendo gli animali, le loro abitudini, le loro necessità, bisogna anche evitare di dar loro da mangiare, specie se si tratta di alimenti estranei alla loro dieta, che possono addirittura rivelarsi pericolosi per la loro salute. E così a Sala Capriasca la mia amica Chiara spiega in tutte le lingue di evitare di dare cibo ai suoi asini.

Per finire, una norma di comportamento alla quale i più sicuramente non pensano, dato che spesso vedo i padroni invitare i propri cani a gettarsi nelle vasche di abbeverata durante una gita in montagna. Certo, noi umani beviamo dal beccuccio della fontana, ma nella vasca bevono gli animali. Anche loro magari preferirebbero avere acqua pulita… (Alpe Santa Maria di Lago, Canton Ticino).

La mela guasta… alla fine fa marcire tutta la cassetta!

Mentre in Francia ci si prepara all’uscita di questo film sulla pastorizia, da noi le pecore in TV o sono macchie di colore, un po’ di folklore, qualcosa di bello da vedere in un’Italia rurale che forse non esiste nemmeno più… O sono da demonizzare. Più che loro, i pastori che le conducono.

A Striscia la Notizia l’altra sera è andato in onda un servizio sui pastori vaganti. Per denunciare alcuni fatti molto gravi, innanzitutto. Sono state infatti trovate pecore morte e alcuni agnelli gettati in un pozzetto. Non erano cadute, perchè erano state tolte le marche auricolari di identificazione… E qui termina la parte “giusta” del servizio. Perchè questo fatto è un’illegalità (le carcasse si smaltiscono attraverso un sistema adeguato), un pericolo per la salute pubblica, ecc. Ma poi il solito Stoppa è andato ad indagare a modo suo presso il gregge e l’accampamento dei pastori.

(foto L.Marcolongo)

Questi servizi, ormai lo sappiamo, presentano una realtà di cui sono soltanto loro a dare una spiegazione/interpretazione. Tutti i pastori ricoverano in un trailer, un rimorchietto, gli agnelli più piccoli. Può capitare che, tra questi, ve ne siano alcuni in condizioni di salute non ottimale per uno dei molteplici motivi che portano chiunque, uomo o animale, ad ammalarsi. Qualcuno dopo qualche giorno, curato opportunamente, si riprende. Qualcun altro invece non ce la fa, ma non è da demonizzare nessuno per questo no? Anche negli ospedali, nonostante le cure migliori, le persone muoiono… E l’agnello con la gamba “ingessata” con il nastro? Certo, il gesso sarebbe la cosa più idonea, ma mentre sei al pascolo non puoi metterti lì a scaldare l’acqua e preparare l’ingessatura, così ti arrangi come puoi sempre per il bene dell’animale. Garantisco che funziona benissimo anche il nastro (sotto si mettono dei legnetti e degli stracci a far da imbottitura).

(foto L.Marcolongo)

Nel servizio poi vengono intervistati gli aiutanti rumeni dell’allevatore (non presente con il gregge, viene raggiunto a casa, ma rifiuta di parlare). Questi si lamentano per le condizioni di vita e di lavoro, ma… Signori, è la pastorizia! E in Romania, a quanto posso vedere da immagine pubblicate su facebook da pastori rumeni che ancora vivono e lavorano nella loro terra, molte volte non c’è nemmeno la roulotte, ma solo il mantello di pelli di pecora. E ci sono anche molti pastori italiani che vivono così, come possiamo vedere dalle immagini mandateci dal Veneto dall’amico Leopoldo. Se fai il pastore nomade, non puoi aspettarti l’alloggio arredato, le otto ore di lavoro. Non lo scopri dopo, sai già prima che è così. Vorrei tanto che il sig. Stoppa venisse da noi in alpe… Vorrei sapere se si indignerebbe altrettanto nel sapere che un Comune ci affitta un alpeggio con una baita dove vivere civilmente è impossibile.

(foto L.Marcolongo)

I cattivi pastori rovinano l’immagine a tutti… Guardate però questo pastore ed i suoi aiutanti. Mi sembra che il rapporto sia paritario e ci sia armonia tra di loro. Condanno il pastore che maltratta i suoi garzoni, ma il più delle volte quando siamo alle prese con un vero pastore e non con “uno che ha le pecore e le fa portare in giro dagli operai” nel fango e nella polvere si è tutti allo stesso modo e la giornata è lunga lo stesso numero di ore.

Leopoldo ci scrive ancora una volta per mostrarci i pastori del Nord Est e raccontarci di storie di divieti, di multe, di litigi. A dire il vero però lui ci tiene soprattutto a mostrarci il lato positivo della pastorizia. Come l’incontro con questa famiglia di pastori e del loro gregge di 6-700 pecore. “Mi hanno anche offerto il caffè“, ci racconta.

(foto L.Marcolongo)

Non basta il sorriso che ci strappa questa immagine per dimenticare un’altra vicenda, quella di un gregge entrato abusivamente in un  fondo e successivamente “investito” dal trattore del proprietario. Versioni discordanti sulla dinamica dei fatti, ma comunque c’è da riflettere su di un evento simile. Solo l’esasperazione può portare a tanto, credo.

Una mia omonima mi manda un articolo che riguarda il suo compagno, pastore, vittima di un’aggressione. “Qua siamo solo in due gli altri sono spariti tutti… qui nessuno vuole più le pecore sporcano fanno rumore una cosa da pazzi… Si lamentano che non ci sono giovani che fanno questo lavoro e noi che vogliamo crescere i nostri bambini è un macello… li vedono in mezzo alle pecore e mandano gli assistenti sociali per maltrattamento…“. Per quanto riguarda “l’incidente”, il pastore sarebbe stato malmenato dal proprietario che “non voleva più vedere le pecore“. Avrà pagato per altri passati prima di lui che avevano arrecato danni oppure all’improvviso tutti hanno la puzza sotto il naso e lo sporco delle pecore sulle strade non lo vogliono più?

(foto L.Marcolongo)

Non conosco direttamente quelle realtà, ma grazie ai contributi che continuo a ricevere, ultimamente mi è capitato spesso di parlarne. Come dicevo anche qui, la ragione sta nel mezzo, quindi ci deve essere qualche fondamento a giustificare l’intolleranza verso i pastori e le pecore.

(foto L.Marcolongo)

Leopoldo ha nuovamente incontrato Fabio a Piazzola sul Brenta e l’ha invitato a cena a casa propria.

(foto L.Marcolongo)

Con lui c’era anche Luca: “… il suo aiutante della Valle dei Mocheni, mi ha detto che ha partecipato al film “La prima neve” di Andrea Segre, dove ha fatto una piccola parte giocando alla morra.

(foto L.Marcolongo)

Questo gregge, del pastore “Pacu” di Cavalese, è composto da un certo numero di pecore di razza Tingola, in via di estinzione, oggetto di un progetto di recupero da parte della Provincia di Trento.

(foto L.Marcolongo)

L’altro giorno mi è capitato di tenere una conferenza nell’ambito di un corso; parlavo di pastorizia in Piemonte, poi nello specifico di pastorizia nomade. terminata la “lezione”, dopo le domande pubbliche, alcuni ragazzi provenienti dal Trentino sono venuti a chiacchierare con me in privato. “Da noi con i pastori nomadi è una guerra. Se ne fregano dei tuoi pezzi. Noi anche abbiamo bestie, tagliamo l’erba, facciamo andare i campi, loro passano e spianano tutto. Hanno greggi grosse, fanno una vita di m. che io non farei, ma si fanno anche dei bei soldi. Tanto dove fanno mangiare le pecore non pagano mai niente! Per fortuna i giovani che stanno venendo su adesso sono un po’ meglio, hanno più rispetto. Ma c’è una generazione, quella intermedia sui 40-50 e più anni che invece… Qualcuno di loro ogni tanto vende tutte le pecore, poi ne prende altre…“.

(foto L.Marcolongo)

Credo quindi che il problema sia composto da vari fattori: nei centri abitati, vale di più l’opinione di chi ha la macchina pulita o di chi si lamenta perchè la capra ha brucato, passando, un bocciolo di rosa che sporgeva da una siepe. Ma nelle campagne effettivamente c’è un malessere dovuto alla mancanza di rispetto e a danni effettivi. Perchè anch’io mi arrabbierei se qualcuno entrasse in una mia proprietà, anche se incolta, anche se non mi fa nessun danno. Perchè chiedere costa sempre molto poco… A maggior ragione mi arrabbio se viene fatto un danno ad una coltura. Quindi le speranze per il pascolo vagante da quelle parti sono legate ad un radicale cambiamento nell’atteggiamento dei pastori. E’ lo stesso da queste parti: basta uno a non rispettare e in zona fioriscono divieti, tutti sono prevenuti contro le pecore in generale. Dove invece tutti rispettano e lavorano onestamente, di anno in anno continui ad arrivare con il tuo gregge, pascolare ed essere benvoluto.

Ancora dal Nord Est

Dalla terra in cui molti vorrebbero vietare il pascolo vagante (e parecchi Comuni già lo fanno), mi arrivano però numerose immagini scattate da chi invece ama veder passare le greggi o da amici di pastori.

(foto M.Meneghini)

Tezze sul Brenta (VI) è passato davanti  a casa mia il pastore Teodoro Da Prà di Val di Rabbi (TN), pastore transumante nel triveneto, il suo gregge è dimezzato. E’ demoralizzato, mi racconta che ogni anno che passa le difficoltà aumentano, troppo cemento pochi pascoli e molte ordinanze comunali, che recano ancora più difficoltoso il spostamento del gregge.

Ecco infatti una multa di per i pastori: “Vicenza Montecchio Precalcino, la scia di escrementi e fango lasciata da 1200 pecore, ha fatto andare su tutte le furie il sindaco. Entrambi i proprietari degli animali sono stati sanzionati con una multa di 41 euro ciascuno. Portano le pecore a pascolare in campi privati senza chiedere il permesso a nessuno, distruggono gli orti delle case che si trovano sul loro tragitto. Questo non è il primo episodio e, nonostante i miei richiami, la situazione non è cambiata. Dai prossimi giorni sarà attivo il divieto. Queste parole sono portate nel quotidiano dal sindaco di Montecchio…“, ci racconta Marianna.

(foto M.Meneghini)

(foto M.Meneghini)

Tezze sul Brenta, Vicenza. Sono andata a trovare il pastore Zwerger Fabio da Trento, pascolava il gregge lungo il fiume Brenta, si è già preso 3 multe perchè ci sono pastori molto educati, (vivi e lascia vivere).

(foto L.Marcolongo)

Questa serie di immagini invece ce le invia Leopoldo. Perchè pecore su di un camion questa stagione? Perchè questo pastore ha venduto il suo gregge…

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

Passando per caso a Piazzola sul Brenta (PD) la settimana scorsa, ho visto un camion che caricava un gregge. Mi sono fermato… Questo è il pastore che sabato mattina ha venduto 300 pecore (le ultime) per cessata attività. Il viso non mi sembrava nuovo, mi ha detto che si chiama “Trifase”. Si tratta del pastore Ganz di Falcade.

Che succede nel Nord-Est?

Ultimamente sto ricevendo parecchie e-mail dal Nord-Est ed ho già condiviso con voi anche parte di quelle notizie. C’è chi si indigna per i divieti posti dai comuni ai passaggi delle pecore, chi mi invia immagini di greggi e di pastori. Ma anche chi, viceversa, mi fornisce un’altra chiave di lettura dei fatti. Essendo anch’io parte di questo mondo, non mi stupisco affatto di quello che mi viene raccontato. Purtroppo cose del genere accadono anche qui. Andiamo con ordine…

(foto L.Marcolongo)

C’è Leopoldo, che mi invia pittoresche immagini d’alpeggio alternate ad articoli in cui si segnala l’ennesimo Comune che ha bloccato il passaggio alle pecore. Ovvio che, se d’inverno i pastori non sanno più dove andare, se non potranno più fare il pascolo vagante, non avremo nemmeno più le greggi in alpe d’estate!

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

Qui siamo a Malga Zocchi, con il gregge del pastore Ruggero Divan.

(foto L.Marcolongo)

Ecco infine il pastore Ruggero (il primo a sinistra). Non so se in particolare questo pastore e il suo gregge siano tra quelli “vittime dei divieti”, però volevo anche riportarvi la voce di un altro amico dal Veneto. Lui non è “del mestiere”, ma è un appassionato e gli piace veder passare le greggi. Ciò nonostante mi scrive così: “Qua in Veneto e Friuli la situazione é critica, é diventato un mix di cose letali!!! Ormai gli agricoltori quando vedono arrivare i pastori connettono a una cosa… danni malanni distruzione… gente poco di buono! Addirittura ormai i pastori danno fastidio anche se fanno il recinto in una stoppia… per non parlare dei vigneti!!! Ogni anno succedono casini per i vigneti! E l’inghippo é proprio nel mezzo… Vai a parlare con gli agricoltori e loro ti dicono: “Non voglio più vedere i pastori perché l’anno scorso uno é entrato e ha fatto danni!” Poi senti un altro: “Basta a morte i pastori perché una volta uno é entrato nella mia medica appena piantata…” e così via! Poi vai da tutti i pastori e loro ti dicono: “Eh tizio ha fatto danni e allora non posso più entrare nei vigneti.” Vai da un altro è ti dice caio é passato in centro paese a fine giornata e hanno smerdato tutta la piazza e allora quest’anno ci rimetto anch’io perché hanno messo il divieto!” Anche qua per uno pagano sempre tutti! Si sa chi fa i malanni però poi vai a parlare con loro e ti dicono che i danni li hanno fatti altri! Un continuo scaricarsi le colpe! Qua nel Triveneto i pastori sono talmente mal visti che arrivano a farsi la guerra tra loro invece che aiutarsi. Se nasce un nuovo pastore giovane che ha voglia, i più vecchi se possono lo distruggono! É una realtà dura! Triste!

(foto M.Meneghini)

Un’amica invece mi invia queste altre foto e così le commenta: “Ieri sera ho incontrato il pastore Corrado Andriolo, chiacchierando mi  dice che qualcuno gli ha tagliato tutte e quattro le ruote del carretto, ditemi voi come si fa a fare queste cose, già il tempo  non li aiuta, in zona sono in due, lui e Teodoro, i pascoli sono pochi. Stamattina sono andata a vedere il carretto.

(foto M.Meneghini)

(foto M.Meneghini)

(foto M.Meneghini)

Mi allega anche altre foto di pecore e pastori, scusate se non aggiungo didascalie, ma non conosco i soggetti ritratti e nemmeno il posto dove le immagini sono state scattate (per favore, quando mi inviate del materiale, abbondate con i dettagli descrittivi!). Continua il mio amico: “Io a volte non so più che pensare… Quando mi trovo di fronte a agricoltori che mi parlano male di pastori e viceversa! Non so più chi difendere o stare zitto! Perdo la speranza quando mi fermo da un pastore e mi dice: “Oggi pascolo qua nell’incolto perché nella medica là il tipo non vuole. Però stasera all’imbrunire lui va via… e mi ghe la magno ben entro notte!” Allora io sto zitto e vado via! Perché allora ti credo che poi vi odiano!!! Poi però i casini sempre gli altri!

(foto M.Meneghini)

(foto M.Meneghini)

Le foto sono sempre dell’amica di cui si parlava prima… Anche altre volte abbiamo toccato quest’argomento e ci sono lettori di questo blog che hanno commentato raccontando le stesse cose per il Piemonte o per altre regioni d’Italia. Un conto è il pascolo vagante, un altro il pascolo abusivo. Si può fare pascolo vagante su territori piccoli e su territori vasti, attraversando decine di Comuni e anche diverse province, arrivando a varcare il confine di questa o quella regione. L’incidente può capitare a tutti, specie se il gregge è grosso, ma pascolare sistematicamente di rapina è un’altra cosa. Di fronte a certi episodi me lo sono già chiesta anch’io se ne vale davvero la pena di “difendere” i pastori… E se non ho mai accettato di darmi da fare per costituire un’associazione che li rappresentasse uno dei motivi è anche questo.

Maltempo e… notizie dal Veneto

Già qualche giorno fa degli amici dal Veneto mi avevano raccontato di un terribile incidente capitato dalle loro parti a causa del maltempo che imperversa. Oggi leggo questo articolo, con foto terribili che fanno male al cuore. Purtroppo gli amici mi dicono anche che l’articolo è incompleto e contiene diverse inesattezze.

(foto da ilgazzettino.it)

Si dice che il pastore “non c’era”, come se si trattasse di una negligenza imperdonabile, specie in giornate a rischio come queste. Invece, scrive Loris: “Il pastore non c’era perché era all’ospedale che stava male ha dovuto correr al pronto soccorso… e i capi morti sono molte centinaia di più!!! E il Livenza non si riempìe improvvisamente come uno tsunami!!! Tutto é successo perché alcuni km più in su hanno aperto le chiuse! E dovevano avvisare! Dovevano avvertire che lo facevano!! Adesso interviene anche Zaia… chissà sia in grado di concludere qualcosa… Posto che il suo comune di provenienza ha chiuso il passaggio ai pastori…“. Il tutto confermato da Marco, pastore locale che è intervenuto sul posto per dare una mano a salvare il salvabile. Proprio lui l’altro giorno scriveva così: “Non so da voi, ma qua e una settimana che piove e non si può andare da nessuna parte perchè è tutto allagato e anche io sono in un fiume, solo che qua c’è ghiai,a ma non dormo da giorni per l’ansia. Mettono pioggia fino a giovedì!

(foto L.Marcolongo)

Piove e non è facile. Chissà dove sono tutti quelli che romanticamente vogliono fare il pastore, in giornate così… Queste foto ce le manda l’amico Leopoldo, sempre dal Veneto. E non ci racconta solo storie di maltempo, ma ostacoli “burocratici” per i pastori. Come mai in Veneto si è arrivati a questo punto?

(foto L.Marcolongo)

Io non conosco direttamente questa realtà e vorrei che qualcuno mi raccontasse perchè “fioriscono” divieti per i pastori in tutti i comuni, come diceva sopra anche Loris. I pastori veneti sono tutti delinquenti? La gente del Nord Est è più intollerante? Spiegatemi voi, per favore!

(foto L.Marcolongo)

Quello che ho fotografato ieri è Matteo Froner di Valle dei Mocheni. Un altro pastore giovane, Fabio Zwerger di Lago di Tesero (TN), invece si è
fermato fra Bassano del Grappa e Marostica (VI) per evitare guai con i
Comuni del Cittadellese (PD). L’anno scorso era passato per il mio paese,
San Giorgio in Bosco e l’estate scorsa sono andato a trovarlo  a Malga
Bocche, Paneveggio, Pale di San Martino“, ci racconta Leopoldo.

(foto L.Marcolongo)

Leopoldo ci ricorda l’antichissima tradizione pastorale veneta: “Nel libro di Jacopo Bonetto “Le vie armentarie tra Patavium e la montagna”, che è stato pubblicato dalla Provincia di Padova in collaborazione con l’Università di Padova, vi si leggono molte cose e in particolare che:
a) il pensionatico e la connessa transumanza (relativa al periodo di ottobre
-aprile) sono antichissimi,
b) grazie a ciò Padova poté rimanere una potenza economica nel campo della lavorazione e commercio della lana (forse la più importante dell’impero romano), cosa che stava perdendo a seguito della colonizzazione del Veneto dopo il 100 a.c.

(foto L.Marcolongo)

Ci rammenta anche che esattamente un anno fa si era parlato di “corridoi verdi” per le greggi: “Creare veri e propri “corridoi verdi” per garantire nel territorio la transumanza di pecore e capre, accompagnando un settore antico che resiste alla modernità e che anzi è foriero di innovazione e persino di nuova occupazione, soprattutto nelle zone montane. E’ la proposta dell’assessore regionale all’agricoltura per agevolare la pastorizia, una attività agricola che di fatto è stata la prima dell’umanità, che l’ha sfamata e che anche oggi ha una sua ragione di essere, come tradizione ma anche come economia.
Il principale nemico delle greggi è oggi la cementificazione del territorio,
unita alla burocrazia – ha ricordato l’assessore – fattori che spesso
ostacolano o impediscono il transito dalla pianura all’alpe delle greggi,
che in questo modo possono nutrirsi di mangimi naturali secondo una pratica che asseconda il ritmo di vita di questi pacifici animali. La pastorizia è un’alternativa ai tradizionali allevamenti confinati e intensivi e dovrebbe
essere per questo incentivata, anche a fronte di persone che abbandonano
altre promettenti attività per dedicarvisi. Asfalto, barriere e altri ostacoli fisici o amministrativi contrastano i tradizionali percorsi, per lo più lungo i corsi d’acqua, costringendo i pastori a “tappe motorizzate” laddove invece abbiamo il dovere di tutelare la naturalità in un settore che offre produzioni golose e apprezzatissime dai buongustai e dai turisti.
In Veneto si contano circa 60 pastori che compiono le lunghe traversate di
terra, provenienti in parte dal Veneto e dal Trentino Alto Adige, ai quali
si aggiungono altre decine di operatori del settore che compiono tratti più
brevi. Il patrimonio zootecnico è costituito da oltre 55 mila pecore e quasi
17 mila capre, per un totale di poco meno di 72 mila capi: una frazione
inferiore all’uno per cento del totale italiano (oltre 9 milioni di capi), ma non per questo non meritevole di attenzione.” (comunicato stampa Regione Veneto)

(foto L.Marcolongo)

Anche in Piemonte più o meno c’è una sessantina di pastori vaganti, anche qui ci sono problemi con alcuni comuni. Possibile che non si posano trovare delle soluzioni? Così conclude il suo scritto Leopoldo, senza far giri di parole: “Purtroppo non so come il Veneto abbia potuto allevare invece delle pecore, una classe dirigente, rozza, ignorante, insensibile e con la memoria corta. Dov’è finito il film di Ermanno Olmi “L’albero degli zoccoli?”. Dove sono i valori del Veneto?
Fuori dal Veneto siamo visti ed abbiamo  una nomea di evasori fiscali, senza valori, unicamente attaccati ai soldi ed infarciti di ideologie e luoghi
comuni, quali quelli di caccia al diverso, allo straniero, agli zingari,
dimenticando o forse ignorando quanto hanno sofferto i nostri emigranti.
C’è stata da noi e non solo da noi, una mutazione perniciosa e  pericolosa,
lasciando sulla strada non i residui del passaggio delle pecore ma  le
virtù, cioè le caratteristiche che i veneti nel mondo hanno portato e
tramandano ancora  con onore, orgoglio  e sacrificio.
Tutti vogliono il biologico, ma cosa c’è di più biologico di un gregge?
La transumanza delle vacche non sporca la strada?
http://www.mp2013.fr/transhumance  In Francia si fa festa, in Veneto si
fanno ordinanze ridicole. Mettiamo le parti attorno ad un tavolo e finiamola con le buffonate illegittime di quei piccoli despoti dei sindaci.

Un po’ di notizie dal Nord Est

Il mondo della pastorizia, fino a qualche anno fa sconosciuto ai più, diventa sempre più frequentemente “notizia”, nel bene e nel male. C’è chi ne parla con sorpresa, chi scivola nel luogo comune di quadretti naif, elementi di folklore, chi ne parla con passione e competenza e molto altro ancora.

(foto A.Malacarne)

Adolfo lo conosciamo, lui è un altro “malato” per la pastorizia. Qualche tempo fa mi ha inviato questa foto e così mi scrive: “…una foto del giovane pastore Emanuele Dal Molin, il più giovane di tre fratelli pastori (gli altri due sono Franco e Guglielmo) , discendenti da un’antica famiglia pastorale originaria dell’altopiano di Asiago. Emanuele, 18 anni, già da 3 anni conduce con tanta passione e con l’aiuto del padre Giancarlo, un bel gregge di pecore fra le montagne del Bellunese e le campagne del Veneto e del Friuli, dove lo ho raggiunto di recente ad Azzano Decimo (PN). E’ veramente bello vederlo impegnato ed entusiasta in mezzo al suo gregge,  orgoglioso e fiero come un pastore provetto.
A proposito di giovani promesse pastorali nel Triveneto, ti segnalo anche un interessante articolo di Paolo Rumiz, pubblicato su Repubblica lo scorso 2 dicembre e dal titolo:”Noi pastori per scelta”.

Purtroppo ci sono anche “brutte storie” da raccontare. Come quella della “guerra” tra certi Comuni e le greggi, giustificate dalle solite parole: “Sporcano, portano le zecche, ecc ecc…“. Non conosco quel territorio, ho letto sui vari articoli che da quelle parti passano numerose greggi, ma questo non è un motivo sufficiente per vietare il loro transito. Cosa succede lì? Anche qui, non lontano da dove abito, ci sono comuni allo sbocco delle valli dove, in primavera, ma soprattutto in autunno, transitano anche più di dieci greggi, quello con 200 capi e quello con 1000 e più, eppure per fortuna non c’è mai stato nessun amministratore con idee simili.

Ero ieri in Valle Orco, un paese di fondovalle poco sopra a Pont Canavese, dove anche quest’anno si sta già lavorando per preparare la prossima festa della transumanza, evento autunnale che saluta mandrie e greggi al rientro dai pascoli in quota, facendoli passare proprio nel centro del paese. Invece in Veneto sembra che le greggi facciano addirittura… franare gli argini? Posso arrivare a capire che il passaggio di più animali in uno stesso punto possa essere responsabile di danneggiamenti (penso per esempio ad un fosso tra due campi), ma lungo le strade o per gli argini? Non è addirittura positivo un pascolamento temporaneo (sono greggi di passaggio)? Scommetto che altrimenti questi spazi debbano essere ripuliti dall’erba alta con appositi macchinari. Adesso si parla di “corridoi verdi” per le pecore, vedremo come andrà a finire.

E’ finita molto male invece per queste pecore. La brutta me l’ha comunicata l’amico Loris e riguarda un pastore suo amico il cui gregge, mentre transitava per una “strada bianca”, è stato spaventato da alcuni cani e ben 162 animali sono precipitati, morendo. Un danno, una bruttissima esperienza, un dolore e un costo non indifferente per lo smaltimento delle carcasse.

Animali all’aperto: sì o no?

Ogni tanto vi ho accennato a come vi siano “problemi” per chi pratica il pascolo vagante, con greggi e/o mandrie, specie per quello che riguarda la stagione invernale (che può essere più o meno nevosa, a seconda degli anni). Oggi nevica, siamo quasi alla metà di febbraio, fino ad ora grossi problemi di neve non ce n’erano stati e si poteva quindi parlare di un buon inverno. Questa neve creerà qualche disagio a chi pratica il pascolo vagante, magari comporterà spese aggiuntive per procurarsi il foraggio (fieno e altro, in caso non si riesca a nutrire altrimenti gli animali), ma… Ogni mandria, ogni gregge, DEVE avere una stalla dove ricoverare gli animali in caso di maltempo? Ho già citato più volte il documento svizzero dove si informa sul fatto che gli animali, all’aperto, se correttamente ed adeguatamente alimentati, stanno bene, a volte meglio che in stalla… Ma qui in Italia la legge qual è?

(foto L.Marcolongo)

Il pascolo vagante è consentito, ma poi incappiamo costantemente in problemi di ogni tipo, spostandoci di regione in regione, tutto dove questa forma di allevamento è comunemente praticata. L’altro giorno parlavamo del Veneto (ed ecco qui una delle greggi che tanto disturbano la quiete del paese che ha vietato il pascolo vagante ed ha rigidamente normato il transito delle greggi), ma i problemi sono ovunque.

(foto L.Carminati)

Altra regione, ma siamo sempre allo stesso punto. Questa foto l’ha messa sulla sua bacheca facebook un giovane pastore vagante del Cremonese, è uno dei cartelli che incontra nel suo cammino con il gregge. Visto che la legge prevede che il pascolo vagante esista, non sarebbe possibile normarlo una volta per tutte in modo chiaro? Perchè se c’è un soggetto che non rispetta la proprietà privata, che davvero crea gravi problemi, che ha animali in cattive condizioni di salute, agiamo su quel soggetto e tuteliamo gli altri! Altrimenti qui ogni giorno è una lotta contro mille difficoltà!

Veniamo al punto. Questa è la lettera che ho ricevuto: “Stanno girando degli ambientalisti o sono della protezione animale… Comunque hanno fatto spostare il mio amico da un posto dove aveva l’erba per farlo andare dove ha preso una stalla in affitto (presa per figura, perchè tanto tutte non ci stanno), però adesso lì mi sa che mangia edera nei boschi. Poi sono andati da un ragazzo che ha le Angus, le tiene fuori ma porta alla mandria l’unifeed due volte al giorno… gli hanno dato 15 giorni per chiuderle! Lui ha un capannone dove le ha sempre messe negli inverni con tanta neve, gli hanno detto che non è uno stabile per bestie quindi deve trovare una stalla altrimenti che le venda o se no sequestro!!! Magari stanno solo “guardando” le mandrie e non i greggi.

Sono ambientalisti e protezione animale, praticamente vedono il gregge o la mandria fuori e arrivano, poi chiamano anche l’asl di competenza. Non so se è vero, ma la legge direbbe che puoi fare il pascolo nomade, ma in ogni comune dove hai il permesso di pascolo, devi avere una stalla!!! L’ho detto a te proprio perchè grazie al tuo blog forse si può fare qualcosa!!! Non è giusto rompere le scatole a chi ha ancora voglia di fare e poi perchè non vanno a vedere quelli che sì sì hanno la stalla, ma le bestie sono tenute nella merda vera e propria e da mangiare poco perchè costa? Io non sono un pastore nomade, ma andare ad aiutare il mio amico ogni tanto mi ha fatto appassionare ancora di più a questa vita, anche se dura.

Ho eliminato i riferimenti a persone e luoghi e le foto (quelle precedenti e quelle che seguono) sono d’archivio, non riguardano allevatori coinvolti da questa vicenda. Vorrei che qualcuno mi dicesse come stanno davvero le cose e dov’è la legge (immagino si tratti di “benessere animale”) secondo la quale succedono questi fatti. Ve ne cito un paio d’altri che mi sono stati riferiti da chi li ha vissuti in prima persona. In una cascina l’allevatore è stato obbligato a comprare ciotole in acciaio inox per dar da mangiare ai suoi cani (non so se prima sia stato multato o se sia solo stato “minacciato” di possibili multe). Io, come tanti tantissimi altri, ho sempre usato vecchie pentole e/o bidoncini di plastica (puliti), ma volevo farvi notare che il massimo godimento di tutti i cani da pastore è andare a mangiare (perdonatemi, ma è così) escrementi particolarmente morbidi di pecora o di vacca.

Invece un pastore mi raccontò che qualche anno fa i veterinari gli avevano fatto spostare le pecore dai prati accanto ad una strada, dove c’era sì la neve, ma il terreno era asciutto e riuscivano a pascolare liberamente, per portarle nella cascina, dove le bestie erano con il fango che arrivava al ginocchio e dovevano mangiare fieno. Però non si vedevano dalla strada, nessuno chiamava per lamentarsi e… “andava tutto bene”. Non è possibile lavorare così, occorre si faccia chiarezza e si dicano le cose come stanno. La legge in Italia consente o no di tenere gli animali all’aperto? In una giornata come oggi i pastori hanno già abbastanza problemi a pascolare gli animali nelle condizioni meteo in cui ci si trova, ma se sono capaci a fare il loro lavoro, entro sera questi ultimi saranno sazi, in un modo o nell’altro, a costo di rientrare a casa più tardi del solito, fradici, infreddoliti. Ma già domani smetterà di nevicare, tornerà il sole, poco per volta si andrà verso la primavera, ci sono stati inverni ben peggiori di questi…

Giorno… e notte!

Ricevo una serie di articoli e comunicazioni dal Veneto che riguardano sì la pastorizia nomade, ma non sono belle notizie. Nonostante da zone limitrofe avessimo apprezzato questo video che faceva pensare al futuro, riguardando dei giovani pastori vaganti, il cammino delle greggi incontra sempre nuovi ostacoli.

Guardate questa ordinanza del comune di San Giorgio in Bosco (PD). E’ scritta in piccolo, ma vi faccio un rapido riassunto. Visto che il Comune non dispone di “adeguati territori da adibire a pascolo” e, dato che il transito delle pecore crea tutta una serie di problemi (“ostacoli alla circolazione, imbrattamento delle strade, problemi di natura igienico sanitaria dovuti ai parassiti ed agli escrementi degli animali, danni alle proprietà private con frequenti lamentele dei cittadini, danneggiamento e scorticamento (sic!!) delle sponde dei canali di scolo delle acque con conseguente franatura degli stessi in caso di abbondanti piogge, danni ai volatili ed alla selvaggina messa a dimora per il ripopolamento delle specie“), il Comune VIETA IL PASCOLO E LA SOSTA delle greggi su tutto il territorio comunale.

Anche i giornali si sono occupati della faccenda, ma su internet troviamo notizie contrastanti. Che dire di questo articolo dove si parla di scena bucolica? Tra l’altro leggo che il corso d’acqua è il Bacchiglione, tristemente diventato famoso in tutt’Italia per via di una recente alluvione. Vuoi vedere che sia stata tutta colpa delle pecore??? Continuiamo però a leggere l’ordinanza (qui la vedete tutta), dove viene detto che l’unica cosa che si consente è (bontà loro) il transito. Non è ben chiaro però come questo debba/possa avvenire, dato che prima si parla di “se non con eventuali mezzi di trasporto“, ma poi resta uno spiraglio aperto, perchè il transito a piedi potrà avvenire: “…previa richiesta, da inoltrare al Sindaco almeno 15 giorni prima…“, ecc ecc ecc. Bisognerà allegare il nulla osta al pascolo vagante, ma questo è concesso dal Comune, e quindi il pastore che farà?

Non finisce qui, perchè si dice anche che il transito degli animali dovrà avvenire “nel più breve tempo possibile” e solo tra le 23:00 e le 6:00. Io ho fatto una transumanza interamente in notturna per raggiungere l’alpeggio, perchè la strada è una sola e trafficata, in quel periodo dell’anno. Ma soprattutto perchè d’estate la salita su asfalto è un’agonia per animali e uomini. Ma se poco per volta sempre più Comuni inizieranno a comportarsi così, ditemi un po’ voi come faranno i pastori!

Anche chi non è del mestiere ormai, leggendo da anni queste pagine, dovrebbe aver imparato che la giornata del pastore è molto lunga. Oltre al lavoro costante e quotidiano, a mano a mano che le giornate si allungano, aumentano anche le ore di lavoro e, specialmente in primavera, si finisce di lavorare a tarda sera, rientrando a casa stanchi ed assonnati. Come si fa ad andare al pascolo e fare tutti gli altri lavori di giorno e poi spostarsi di notte? Toccherà fare i turni, una squadra di pastori diurna ed una notturna? Scherzi a parte…

Mi può star bene che ci sia quel particolare luogo dove attraversi al mattino presto per evitare il traffico, ma è anche vero che, di notte, aumentano i pericoli per uomini ed animali. Le strade ormai sono piste da corsa per automobilisti in perenne ritardo, che sfrecciano incuranti di tutto e tutti. Di giorno dovrebbero vederti, ma di notte… Hai un bel usare pile, giubbini fosforescenti, lampeggianti, ma io penso anche ai cani che sgusciano tra le pecore, all’agnello che scarta all’improvviso… Già di giorno fa paura, di notte è anche peggio. E allora, come si conciliano il bucolico paesaggio delle pecore al pascolo ed il loro transito? E poi, tutti quegli escrementi!!!! Il Signor Sindaco di San Giorgio in Bosco evidentemente non apprezza de Andrè: “…dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…“. Io preferisco che sotto casa mi passi uno, dieci, cento greggi, piuttosto che un ugual numero di tir puzzolenti e fumosi. Per contro, leggete anche questo articolo, di cui però non è indicata la data di pubblicazione. Vi consiglio anche questo post, dove si parla di cose che gli amici di questo blog già conoscono.