L’inverno, verso la fine

E’ da molto tempo che non vi mostro foto di pecore… Domenica scorsa sono andata a trovare un pastore e poi, casualmente, ho incontrato un altro gregge. Anzi, a dire il vero ne ho visti diversi, lungo le strade che ho percorso.

Sono stata da Andrea. Quando sono arrivata, il gregge era ancora nel recinto. C’era odore di lana bagnata che asciugava al sole, dopo le forti piogge del giorno precedente.

I pastori stavano mangiando pranzo nella roulotte, anche se erano le 10 del mattino. I cani aspettavano pazienti, i cuccioli invece non perdevano d’occhio la porta, caso mai venisse gettato fuori qualcosa per loro. Pranzo in mattinata, poi si apre il recinto e si parte al pascolo, una volta che le reti sono aperte, non c’è più modo di fermarsi a mangiare con calma, meglio farlo da seduti, nella roulotte, mangiando qualcosa di caldo, piuttosto che un pezzo di pane e salame tirato fuori dal gilè.

Con Andrea quest’anno c’è Michael, che da tempo coltivava il sogno di fare questa vita, questo mestiere. Mentre ancora andava a scuola, quando riusciva andava ora da questo, ora da quel pastore, ma adesso eccolo qui a tempo pieno, mi racconta che, nel gregge, ci sono alcune capre di sua proprietà.

E’ ora di partire e andare al pascolo. Due bambini, abitanti in qualcuna delle case vicine, già da un po’ aspettavano a poca distanza dal recinto, ansiosi di potersi unire al gregge e accompagnarlo nello spostamento.

Ci sono il cielo e i colori dell’inizio della primavera, ma in realtà questa è ancora la fine dell’inverno. Il verde che si vede qua e là è ancora poco, non sufficiente a sfamare il gregge, che deve passare da un pezzo all’altro prima di arrivare alla fine della giornata.

Le pecore si allargano in un incolto accanto alla strada. Di spazio ce n’è, ma non sarà questo pascolo sufficiente per arrivare alla sera. L’inverno non è stato dei più duri, neve n’è venuta poca, ma di erba non ce n’era molta. “E’ stato un inverno normale, ma eravamo abituati male da annate come quella scorsa, quando c’è sempre stata erba!

Andrea e Michael sono giovani, nessuno dei due è “nato” pastore, per entrambi si tratta di una scelta. Il pascolo vagante è un mestiere che conosce molte, moltissime difficoltà e problemi, ma c’è ancora chi decide di portare avanti questa tradizione, questa passione.

Sulla via del ritorno, nelle campagne c’è un gregge che avevo visto già al mattino: il recinto era proprio accanto al casello dell’autostrada. Provo a capire di chi si tratta, scatto una foto con lo zoom, riconosco la pastora, così mi rimetto gli scarponi e mi avvio a salutare.

Da quanti anni non incontravo Marie France e Natalino? Probabilmente una decina! Più volte avevo visto da lontano il loro gregge, lì nelle campagne del Canavese, ma sempre solo mentre passavo in auto sulle strade principali. E’ domenica e il pastore sta ascoltando la partita da una radiolina portatile appoggiata a terra tra le foglie secche.

Il gregge si deve spostare. L’inverno non è stato facile, nelle stoppie di mais a terra ce n’era ben poco e di erba ancora meno. Sono già passati più volte avanti e indietro negli stessi pezzi, nel corso della stagione. Altri pastori ancora adesso stanno dando fieno.

L’inverno è quasi alla fine, ma a volte sono proprio questi i giorni più duri. Sai che tra poco finalmente ci sarà erba dappertutto, per tutti, ma intanto le giornate sono lunghe e il gregge fatica a riempirsi la pancia.

I pastori conducono gli animali in un prato accanto all’autostrada. E’ verde, rispetto a tutto quello che c’è intorno, ma l’erba è ancora molto molto bassa. “Vieni poi a trovarci su in montagna!“. C’è ancora aria d’inverno, ma il pensiero è già ai mesi a venire, quando finalmente si tornerà in alta quota.

Ci saranno sempre più lupi, su. Ormai ce n’è ovunque anche in Val d’Aosta…“. In montagna adesso nevica ancora. La bella giornata primaverile del mattino ha cambiato faccia, l’aria è fredda, verso le valli già piove e nevica in quota. E’ la fine dell’inverno…

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Tempo di fiere

Settembre, ottobre, tempo di fiere, di manifestazioni zootecniche. Si scende dagli alpeggi, si vende, si compra prima dell’inverno. Questo era la norma un tempo, adesso le stagioni sono un po’ pazze, non sempre il meteo e le temperature sono quelli di un tempo, ma le fiere continuano ad esserci, alle stesse date di sempre.

Perdonatemi se non pubblico più l’elenco delle manifestazioni. Dato che la maggior parte di voi è su facebook, ho creato lì un’apposito gruppo (Manifestazioni zootecniche) dove pubblicare tutti gli eventi. Ciascuno può segnalare o condividere locandine e links riguardanti tutta Italia. Qui invece continuerò a pubblicare foto delle fiere a cui sono stata io. Per cominciare, eccone una da Vicoforte, in provincia di Cuneo, un’enorme fiera a cui non ero mai andata. Sullo sfondo dell’immagine vedete la cupola del famoso santuario, intorno al quale si sviluppa la fiera.

Sono arrivata solo al pomeriggio a causa di altri impegni. Una giornata davvero torrida… Nonostante la fiera sia molto conosciuta e “storica”, di animali ce n’erano abbastanza pochi. Capre, bovini, equini, animali da cortile, ma sicuramente non i numeri che animavano un tempo questa manifestazione.

Qualcuno che compra c’è, ho visto animali venir caricati sui camion. Ma in generale le fiere mi sembrano tutte un po’ in crisi, con qualche eccezione. Gente che va a vedere comunque ce n’era parecchia, a Vicoforte, e dire che era solo il primo giorno. Non oso immaginare nel fine settimana!

Faceva affari il venditore di animali da cortile. Magari non con gli animali “strani”, ma sicuramente con galline, oche, anatre e conigli. Per struzzi, lama e altre bestie esotiche, occorrono gli amatori. Anche se ormai è diventato abbastanza comune vederli a queste rassegne, c’è comunque sempre chi si ferma ad osservarli con curiosità.

La fiera era comunque immensa per quanto riguarda gli spazi espositivi. Macchinari agricoli di ogni genere, abbigliamento, attrezzature, agro-alimentare, calzature, veramente di tutto e di più, c’era veramente da rimanere un giorno intero per vedere tutto con calma.

Due giorni dopo si cambia provincia e si cambia santuario… è la volta della fiera di Oropa, sopra a Biella. C’ero stata in passato, ma era da qualche anno che non venivo più. L’ho trovata sottotono. Nonostante la bella giornata, meno gente, meno bancarelle e meno animali di quello che mi ricordavo.

Anche qui il santuario merita una visita e la confusione era minore rispetto a quella incontrata a Vicoforte. C’era anche un matrimonio nella chiesa centrale…

Tornando alla fiera, sicuramente è stata l’occasione per un saluto a diversi amici, sia espositori, sia allevatori, sia semplici visitatori, come nel mio caso.

Man mano sono arrivate le mandrie. Da specificare come questa sia una mostra, cioè sono gli allevatori locali a condurre i propri animali, scendendo a piedi dagli alpeggi, mentre nelle fiere sono i commercianti o comunque coloro che vogliono vendere dei capi a portarli alle manifestazioni. La rassegna invece prevede un premio di partecipazione e/o una premiazione dei capi migliori.

Come vi dicevo, in passato (parlo solo di qualche anno fa) c’erano molte più bestie, molti più allevatori a partecipare, da quel che mi ricordo. Ecco qui il mio resoconto del 2010. La razza più rappresentata qui è quella della Pezzata Ross di Oropa, ovviamente!

C’è anche il gregge di pecore, ma questa non è più la fiera dei pastori del tempo andato, quella narrata anche nel libro “Fame d’erba”. Di pastori ne ho incontrati pochi…

Vedendo le immagini della premiazione, mi verrebbe da dire che è grazie ai giovani che queste manifestazioni non vanno a perdere del tutto. Sembra infatti che ci sia ancora voglia di portare avanti il mestiere e che il ricambio generazionale sia assicurato!

Anche ad Oropa, bancarelle con i formaggi. Ciascuno proclama che la sua è l’unica vera “toma di Oropa”. Non conoscendo i produttori, mi auguro almeno che siano tutti formaggi di alpeggio biellesi! C’è però da dire che questi stand non erano tra le altre bancarelle, ma in una piazzetta laterale rispetto al santuario. Credo si tratti di stand fissi dove i produttori espongono la loro merce tutte le domeniche, quando i turisti affollano la zona.

Per finire, qualche scatto dalla fiera di Pragelato, in Val Chisone (TO). Qui gli animali non mancano mai, sono i commercianti a portarli e, a giudicare dal quel che ho visto, di vendite, acquisti e contrattazioni ce ne sono state.

Le razze portate dai commercianti erano soprattutto razze da latte, anche perchè qui vengono i margari, che cercano nuovi animali da inserire nella loro mandria. Bestie che andranno in alpeggio e che verranno munte per le tome, le ricotte, il burro.

Il tempo (come da tradizione!) stava già cambiando, nel giorno della fiera. Cielo grigio, aria frizzante, infatti nel pomeriggio era poi arrivata anche la pioggia. Le scuole il 14 settembre erano già iniziate, e così ecco le scolaresche in visita a questo appuntamento fisso del mondo zootecnico di montagna.

Dopo anni di assenza, ecco che quest’anno sono tornate anche le pecore alla fiera di Pragelato! Un commerciante, il cui gregge pascola non lontano, è sceso con tutti gli animali, così gli appassionati di ovini hanno potuto riunirsi tutto intorno. “Scrivilo, che i commercianti salvano la pastorizia… perchè io i montoni per la festa dei mussulmani ai pastori li ho ritirati e pagati. Solo che me ne sono rimasti un bel po’ da vendere… e adesso sono tutti qui…“, esclama Davide, mentre accompagna dei potenziali acquirenti all’interno del recinto, per vedere qualche capo.

Prendete nota degli appuntamenti

Dal momento che, nei prossimi giorni, probabilmente non riuscirò ad aggiornare il blog, vi segnalo già ora alcuni appuntamenti che potrebbero interessarvi. Alcuni riguardano le presentazioni del mio libro “Pascolo vagante 2004-2014”. Venerdì 29 maggio, nel tardo pomeriggio, ore 19:00, sarò al Festival della Montagna a Cuneo (Salone d’Onore, Palazzo Comunale). Nella stessa data, stessa sede, mal al mattino, vi segnalo anche questo interessante convegno “Zootecnia e agricoltura i montagna: problematiche e proposte operative”  (qui l’intero programma e i relatori).

Sabato 30 maggio vi aspetto nelle valli di Lanzo, a Balme (TO). “Pascolo vagante 2004-2014” sarà presentato in abbinamento ad una cena presso Les Montagnards (frazione Cornetti 73 – prenotarsi al 347.3634082). Prodotti del territorio, carni e formaggi degli allevatori locali. Vi aspetto per una serata da trascorrere insieme.

Restando nelle Valli di Lanzo, domenica 31 a Pessinetto potrete anche assistere alla 2° rassegna/confronto delle capre (che sarebbe poi la battaglia… ma magari, chiamandola “confronto”, certi animalisti che si agitano senza sapere di ciò che si tratta, stanno più tranquilli!).

Stesso fine settimana, 30-31 maggio, nel Biellese invece potete partecipare ad una transumanza, la salita della mandria all’Alpe Moncerchio. Qui potete leggere tutto il programma dei due giorni. Ovviamente ci sono molte altre manifestazioni ed eventi a carattere zootecnico in Piemonte e non solo. Io mi presto come vetrina per tutti quelli che volete comunicarmi.

Mostra dei campanacci a Pollone (BI)

Un po’ affannata tra le tante cose da fare a casa e al pascolo, oggi mi servo del prezioso contributo dei uno dei reporter più affezionati, Carlo, che ci manda immagini da una manifestazione svoltasi qualche settimana fa nel Biellese.

(foto C.Borrini)

Dopo diversi giorni di pioggia intensa, domenica 9 febbraio, una bellissima giornata di sole quasi primaverile ha accolto la prima edizione della “Mostra dei Campanacci” a Pollone nel Biellese, organizzato dalla Proloco. Erano esposti circa ottocento campanacci per lo più di allevatori del Biellese.

(foto C.Borrini)

Campanacci di varie dimensioni con collari artisticamente decorati, con date di ricorrenze, con dediche, con incisioni del nome o delle iniziali dell’allevatore, oppure di frasi delle più disparate.”

(foto C.Borrini)

Chissà per esempio a chi era dedicata questa… Lasciatemi sottolineare come basti spostarsi di qualche vallata nel Piemonte stesso per trovare campanacci diversi. Nelle foto di Carlo non ho visto i rudun che risuonano nelle transumanze del Cuneese o di molte valli del Torinese.

(foto C.Borrini)

Presenti anche alcune campanelle di legno provenienti dall’India.

(foto C.Borrini)

La partecipazione di allevatori e curiosi è stata buona; è sempre una buona occasione per incontrarsi tra amici. Parecchia gente scuote le campane e poi si ferma a discutere sul suono emesso.”

(foto C.Borrini)

Presenti anche parecchi giovani che hanno voluto posare orgogliosi per una foto davanti alle loro opere d’arte. La festa ben organizzata prevedeva anche il pranzo e la merenda sinoira con prodotti tipici a coronamento della bella giornata.

Dal Biellese

Uno degli amici di questo blog, Cristian, mi manda un po’ di notizie dal Biellese. Notizie non particolarmente buone…

Iniziamo con il “caso” degli agnelli salvati a Pasqua. Adesso chi li ha “salvati” non sa cosa farsene e come sfamarli!! Tra l’altro, mi domando io (ma non solo io), questa gente detiene in regola i capi che hanno “adottato”? Codice di stalla, marche auricolari e tutto il resto? Pensate che, qualche giorno fa, su facebook il “salvatore degli agnelli” cercava non soltanto persone che ne adottasse, ma anche fondi per mantenerli e cibo (chiedeva del pane duro!!!). No comment. Non ho commentato nemmeno sulla loro pagina per evitare di farmi il sangue cattivo… Parlano di aiutare la pastorizia che “ha dato tanto al Biellese ” (sic!) e poi si oppongono alla commercializzazione degli agnelli…!

Passiamo ad un articolo del segretario CIA di Biella, lungo ma… da leggere. “LA CIA DI BIELLA CHIEDE MAGGIOR TUTELA DEL COMPARTO OVINO — La crisi dei consumi si fa sentire pesantemente anche nel settore degli ovi-caprini. Basta analizzare i dati del recente mercato pasquale, tradizionale appuntamento con la carne ovina, per avere un quadro della situazione. Si è registrato un calo dei capi commercializzati del 15% rispetto allo stesso periodo dello scorso.

Fra le cause principali sicuramente la crisi dei consumi (che per questa Pasqua si è attestata al -7%), anche se il calendario, visto che Pasqua è caduta a marzo, non ha favorito le vendite accorciando il periodo di commercializzazione di una decina di giorni. Ed anche i prezzi pagati agli allevatori sono in ribasso del 10-15% rispetto allo scorso anno. Un mercato, quello degli ovi-caprini che vive nel periodo pasquale il momento migliore e che avrebbe potuto far respirare un po’ gli allevatori, che, però, oltre che con la crisi, devono fare i conti con assurde campagne mediatiche di associazioni animaliste che invitano a non acquistare la carne ovina in particolare quella degli agnelli.

E’ l’ora di finirla con queste invenzioni da parte delle associazioni animaliste, che ogni anno fanno questa propaganda ai consumatori demonizzando la carne di agnello, per chissà quale scopo che solo in apparenza è ideologico. Si gioca sulla pelle e sull’economia di migliaia di aziende zootecniche italiane che sono già alle prese con una crisi di mercato e di consumi – oltre che con i crescenti costi di produzione – che dura da ormai troppi anni. Nel periodo della Pasqua i nostri allevatori vendono circa il 20-25% dei capi dell’intera produzione annuale. E c’è chi tutto questo fa finta di non saperlo e specula sul futuro degli pastori.

C’è bisogno in tempi ravvicinati di una strategia nazionale a sostegno del settore ovino: priorità nella Pac e nello sviluppo rurale, tutela e valorizzazione del prodotto trasformato, aggregazione e rafforzamento degli strumenti economici. Molto positiva la proposta della Cia di privilegiare gli agricoltori veri nell’accesso al sistema degli aiuti della Pac per sostenere un settore che in gravissime difficoltà, con stalle che chiudono a causa del crollo dei redditi per gli allevatori. I prezzi del latte e della carne sono in ribasso, i costi in continuo aumento uniti alla siccità del 2012 che stanno riducendo la pastorizia ( e tutta l’agricoltura) biellese in una condizione di non ritorno.

Serve dunque una svolta immediata: i contributi vadano agli agricoltori e agli allevatori veri, soprattutto per incoraggiare i giovani a stare o a ritornare al lavoro della terra. Nel contempo occorre non perdere di vista tutti gli altri problemi degli allevatori a cominciare dai costi della burocrazia, ai danni della predazione dei lupi, l’assenza di rispetto per il lavoro che i pastori fanno ogni giorno per mantenere un certo ambiente e paesaggio, di cui gode gratuitamente l’intera collettività e, come se non fosse sufficiente questo, meraviglia la mancanza di considerazione per gli animali, le pecore, che compongono i greggi assaltati dai predatori: sono o non sono animali con la stessa dignità dei lupi e dei randagi? 

Gianfranco Fasanino – Segretario Cia Biella

Niente di nuovo rispetto a quello che diciamo da tempo, ma… visto che nessuno ci ascolta, bisogna continuare a ripeterlo, sempre di più!!!!

Per finire, una brutta vicenda di cattivo allevamento. Sono notizie che non fanno piacere a chi alleva con passione e preferirebbe che non si parlasse del suo mestiere solo quando c’è qualche esempio negativo da riportare. Purtroppo l’informazione spesso preferisce lo scoop alla bella storia positiva.

Può darsi che, per qualche giorno, io non riesca ad aggiornare il blog per motivi personali. Aspettatemi, tornerò da voi appena possibile!

…nel Biellese

L’amica Gabriella “che cammina con l’asino” è tra coloro che mi hanno fatto degli inaspettati (e graditissimi) doni arrivati per posta. Lei è andata a cercare un vecchio libretto pubblicato dalla Comunità Montana Bassa valle Cervo e Valle Oropa, intitolato “La pecora “biellese” nel Biellese”. Testi e foto sono di due grandi che oggi non ci sono più, Gustavo Buratti e Gianfranco Bini.

Si legge di un fiato, sono “solo” 64 pagine, dense di dati, notizie e testimonianze interessanti. Pubblicato nel 1988, a quanto pare se ne trovano ancora alcune copie in CM (fin quando, ahimè, ci sarà la CM…).

Vorrei fare qualche riflessione con voi. Innanzitutto un “lamento” sul fatto che ben poco è stato fatto da allora per valorizzare e conservare la razza biellese. Ormai non si tiene nemmeno più l’annuale fiera ovina a Castellengo di Cossato, evento che richiamava un gran numero di appassionati nel mese di aprile. “…una razza ovina che ha accompagnato, fin dai tempi più lontani, la vita della nostra gente, per la quale ha rappresentato una fondamentale risorsa economica ed una componente culturale…“.

Ci sono molti spunti di riflessione leggendo i dati storici. A me ha colpito soprattutto questo: “Nel 1864 una pecora valeva 15 lire e un chilogrammo di lana 2,20 lire“.

Che dire poi sui numeri? 16.500 capi nel 1850, 5499 nel 1930, 4712 capi di Biellese nel 1952, con il minimo storico di 2334 nel 1961. E’ triste leggere che lo standard di razza venne definito con decreto Ministeriale nel 1959, quando la popolazione era così ridotta. Nel 1985 erano stimati 15.700 capi di ovini Biellesi.

Il nomadismo è il sistema adottato dagli allevatori con le greggi più grandi, i quali, pur essendo poche decine, allevano la stragrande maggioranza dei capi. Oltre all’aspetto quantitativo, bisogna osservare che essi eccellono anche dal punto di vista della qualità del bestiame; i pastori sono i veri esperti della razza e potendo contare su un elevato numero di capi, svolgono un’empirica ma efficace selezione genetica.

Si descrive la vita del pastore nomade nelle varie stagioni, le caratteristiche della razza, le attitudini produttive, per terminare con delle testimonianze molto evocative. Viene intervistato Ferruccio Ramella Paia (intervista raccolta da Buratti nel 1967-68), classe 1932: “Dorme sempre all’aperto, anche d’inverno, così come si conviene ad un buon pastore ramigher; sono gli scusciat (imboscati) che dormono in un letto a casa. (…) Se piove, la testa è riparata dall’ombrello aperto. (…) Per i pascoli invernali e o primaverili, ci si arrangia con i padroni dei fondi; nel Biellese, i padroni che non vogliono pastori sul proprio fondo mettono la cros, cioè un bacchetto piantato verticalmente, con sulla cima legata della paglia od altro; questa usanza non vi è in basso, verso il Novarese.

Piero Lanza invece torna a casa la sera e conduce il gregge da solo: “Durante i pascoli invernali e primaverili, siamo tutti dei fuorilegge, perchè ormai ovunque il pascolo è abusivo. Non comprende perchè la legislazione del pascolo abusivo sia così severa, nel senso che, anche risarciti i danni al proprietario del fondo, vi debba anche essere la condanna penale. (…) Tutti i pastori ormai sono stati condannati con la condizionale quindi rischiano la galera in quanto non vi è alcuna legale possibilità di pascolare durante l’inverno e la primavera.

Vi sono poi situazioni assurde: si pensi al pastore che deve sgomberare la strada (su intimazione della Polizia Stradale) al passaggio di corriere, funerali ecc. Ma non ha la possibilità di uscire dalla carreggiata senza incorrere nel reato di pascolo abusivo!

Passano gli anni, eppure siamo ancora qui a discutere all’incirca le stesse problematiche. Ci si auspicava la ricostituzione dell’Associazione dei pastori, a quel tempo sciolta ormai da più di dieci anni… E oggi, cosa racconterebbe un pastore biellese del 2013?

Un saluto e suoni

Dalle pagine di questo blog voglio mandare un saluto…

Un saluto a Roby che non c’è più. E’ l’ultimo a destra, qui lo vedete nel 2010 alla fiera di Biella, credo fosse la prima occasione in cui l’avevo incontrato. L’ultima quest’estate a Pragelato, già colpito dalla malattia.

(foto G.Mocchi)

Dopo questa parentesi triste, concedo spazio all’amico Giovanni Mocchi, che mi aveva inviato quest’immagine: “A Ceresito, Fiorina Maurizio forgia campanelle per capre e pecore, utilizzate soprattutto in Val Sesia. E’ anche costruttore di rarissime fisarmoniche in legno, insomma un mago dell’artigianato artistico.” Giovanni poi ci segnala una manifestazione.

Il convegno sul rito agropastorale di cacciate di gennaio è alle porte. Te ne dò informazione. I Celti vedevano in questa data, che festeggiavano con il rito di Imbolc, il momento di risveglio della natura, con la nascita degli agnelli e la lattazione, il primo sintomo di una fame superabile e del ritorno della primavera. E’incredibile come ci siano molti paesi con tradizioni nascoste ma pur vive e addirittura in ripresa. Non è un mondo in estinzione, ma sono nicchie vive e fiere. Con un paragone un po’ azzardato, la varietà delle tradizioni è come quella dei formaggi locali, a volte sconosciuti, ma molto localizzati e soprattutto preziosi.

CACCIAR GENNAIO

Suoni e riti propiziatori in arco alpinoSede: Scuola primaria di Ardesio

Giovedì 31 gennaio 2013 – h 9.30

Vengono messi a confronto i riti di cacciata di gennaio, con il contributo in rete dei paesi che condividono la stessa tradizione. Relazioni di scolaresche, Proloco ed ecomusei.
Coordina il Prof. Giovanni Mocchi

In collegamento hangout:
Scuola primaria di Ardesio (BG) ‘Scasada del Zenerù’
Gruppo Zenerù di Camparada (MI) Una migrazione del ‘Zenerù ‘
Scuola primaria di Plesio (CO) ‘Giunèe’
Proloco di Saviore (BS) ‘Fò sìner, tor fabrer’
Scuola primaria di Olda – Taleggio (BG) ‘L’è fò gener, l’è sa fevrer’
Scuola primaria di Tirano (SO) ‘Tirà li toli’
Scuola primaria di Bormio (SO) Il ‘Geneiron’
Scuola primaria di Abbadia lariana (LC)’Ginèe’

Il convegno vuole chiamare a raccolta su hangout di google i protagonisti dei riti di cacciata dell’inverno, con particolare riferimento all’appuntamento astronomico del 31 gennaio, data che dà il via ai giorni della merla, considerata fin dall’antichità cerniera tra inverno e primavera. Vuole inoltre renderli consapevoli della rilevanza culturale e dello spessore storico di ciò che in ciascun paese pare soltanto un evento locale. Come diceva un anziano di Ardesio “i ragazzi fanno baccano e gli anziani raccontano loro il senso della tradizione”. E’ quanto intende fare questo incontro che avrà come esito un DVD di documentazione, in vista del convegno scientifico di sintesi del 1 febbraio 2014.
Per gli interessati l’appuntamento è presso la scuola primaria di Ardesio, mentre i ragazzi delle vallate si collegheranno via computer.
Al collegamento ci sarà come ospite il gruppo Urzu e Pimpirimponi di Sadali, Sardegna, una maschera demoniaca tradizionale adorna di campanacci, corna e pelli.
Per informazioni Pro Loco Ardesio info@prolocoardesio.it, il link per la videoconferenza http://www.youtube.com/prolocoardesio

In altre stagioni

Foto, foto, foto e racconti, grazie per tutto quello che mi mandate! Nei prossimi giorni ci sarà la mia ultima assenza “lunga”, ancora qualche giorno lontano dal computer e dalla tecnologia, ma poi finirà la nostra stagione d’alpeggio e riprenderanno anche gli aggiornamenti quotidiani di queste pagine, così potrò smaltire tutto il materiale arretrato che ho ricevuto da voi.

Tanto per cominciare, un po’ di pubblicità a questo calendario realizzato dalla Libera Associazione Pastori e Malghesi del Lagorai. Costa 10,00€ più spese postali, è in vendita su richiesta scrivendo all’associazione.

E così anche noi facciamo un po’ il giro dei mesi e delle stagioni con foto non così recenti. Una transumanza in salita questa primavera, foto scattata da Mauro a Pomaretto, all’imbocco della Val Germanasca, verso i cui alpeggi erra diretto questo gregge.

Foto invernali, a ricordarci che presto arriverà anche questa stagione, la più difficile per i pastori. Sarà un inverno di neve o un bell’inverno senza problemi nel trovare pascoli? Queste foto ce le manda Alessia dal Biellese, ritraggono un gregge da quelle parti dove, si sa, la pastorizia nomade si pratica da sempre.

Queste sono immagini che piacciono sempre a chi le vede. Hanno sicuramente un sapore antico e la neve cancella molte brutture del mondo moderno. Vedere un gregge che si sposta nella neve porta indietro nei secoli, ma c’è anche chi immediatamente si agita e ritiene quegli animali “maltrattati”.

Ho paura che stiamo perdendo il contatto con la realtà… Il buon pastore sa cos’è bene per i suoi animali e, anche con la neve, riuscirà a sfamarli. Sarà più difficile, costerà caro in termini di fatica e di soldi, ma non li lascerà sicuramente morire di fame. Anche in questa foto, vedete tracce di fieno davanti agli asini.

Vedete gli animali che mangiano… Eppure questi improvvisati paladini degli animali hanno la convinzione che, in generale, l’allevatore sia uno che gli animali li maltratta, dal momento che (sempre secondo le loro parole, basta andare a cercare su certi siti e certi forum e leggerete cose che fanno drizzare i capelli in testa) li alleva non per compagnia, ma per “reddito”. Venissero loro a vedere quali sacrifici si fanno per il bene degli animali, soprattutto in questi giorni così difficili… E poi magari gli stessi paladini degli animali hanno in casa un cane che d’inverno portano a spasso con il cappottino. Oltre ad essere una cosa ridicola, dimostra come poco sanno delle esigenze degli animali, perchè altrimenti avrebbero scelto una razza più adatta a questi nostri climi.

Grazie ad Alessia per le belle foto. Presto pubblicherò anche quelle di tutti gli altri amici. In questi giorni ricchi di fiere autunnali, avrete modo di scattarne altre, immagino… Io domenica sarò a Villar Pellice per la fiera, poi il prossimo fine settimana sarà densissimo di impegni. Vi ricordo quella dei Santi a Vinadio, quella della Calà di Bobbio Pellice (che si apre il 26 con la presentazione del mio ultimo libro, ore 21:00), il Salone del Gusto e Terra Madre a Torino…

Fin da piccolo mi piacevano da morire le mucche

Anche se il libro sui giovani allevatori “Di questo lavoro mi piace tutto” è ormai stato pubblicato… Ho ancora qualche storia di giovani da raccontarvi, ricevuta direttamente dai protagonisti, via internet. Ricordandovi che domani presenterò ufficialmente il libro a Vallarsa (TN) durante in festival “Tra le rocce e il cielo” (ore 14:00, Teatro Comunale di Sant’Anna, adesso cedo la parola ad uno dei tanti ragazzi che sul libro non ci sono, ma solo perchè ad un certo punto ho dovuto concludere… Restano però queste pagine virtuali per ospitare tutti coloro che vorranno raccontare le loro storie. Prima però vi ricordo anche un secondo appuntamento a cui parteciperò: Riva di Vallarsa, sabato 1 settembre, ore 18:15 “LE ATTIVITA’ UMANE E I GRANDI CARNIVORI SULLE ALPI: UNA CONVIVENZA POSSIBILE? Coordina Annibale Salsa”. Qui l’intero programma della manifestazione.

Mi chiamo Christian Loro, sono nato il 23-11-1981 e sono residente a Pollone (BI), ma l’azienda è a Donato, zona collinare in aperta campagna, con molte villette popolate per lo più in estate da villeggianti!! Vivo da solo e allevo mucche, cani, galline, conigli. Questa passione penso di averla nel sangue, i miei non hanno mai avuto animali!!! I miei bisnonni ne avevano, ma nemmeno mi ricordo!!! Fin da piccolo mi piacevano da morire le mucche!!! Il motivo per il quale ho scelto le mucche è perchè mi piacciono, mi dan soddisfazione e in loro vedo una creatura meravigliosa! Non so se rendo l’idea? Quando vedo una bella mucca mi si riempie il cuore di gioia! Le mie sono tutte Pezzata rossa d’Oropa, sempre per passione!!!

Ho iniziato io l’attività, i miei nn l’hanno presa molto bene perchè è poco renditizia, e molto impegnativa! In più non avevo nulla, intendo attrezzatura varia!!! Ho imparato tutto ciò che so da amici, dall’età di 6 anni in poi passavo i miei pomeriggi nelle cascine nei dintorni di Pollone osservando e facendo 1000 domande! Finchè ho iniziato ad andar negli alpeggi per imparare!!!! La mia azienda è impostata per lo più sul latte, anche se la mia razza non è proprio da latte! Mungo a mano e produco la “toma” formaggio parzialmente scremato tipico del Biellese! Per adesso per uso famigliare, perchè non sono al passo con ciò che richede la CEE per poter produrre.

Sono stato in alpeggio nl 2001/2002 a quincinetto con un amico, lavoravo x lui e avevo su anche le mie. Ora per motivi di lavoro nella stagione estiva le do via! Mi piace l’alpeggio perchè trovo che gli animali stiano meglio! Erba fresca, non fa caldo, poche mosche e rendono molto di più!!! Il mio obiettivo è quello di riuscire ad andare io in alpeggio! Adesso la mia giornata è sveglia intorno alle 6, caffè, scrematura del latte, accendo il fuoco e lo riscaldo, dopodiché  vado a mungere, aggiungo il latte munto a quello riscaldato e una volta finito metto il caglio. A questo punto si sono fatte le 8:30 circa e apro le mucche. Le porto nel prato e sposto il filo, ritorno a casa, pulisco la stalla, metto paglia e fieno e vado a far la toma. Poi lavo paioli e attrezzi vari e sistemo un po’ la casa! Ore 11-11.30 vado dalle mucche e sto 1 po’ cn loro fino a mezzogiorno che le chiudo! Poi vengono gli altri animali conigli,galline ecc…! Pranzo e un po’ di riposo!!! Dopo dipende dai giorni, a volte faccio qualcosa in campagna, tipo taglio rovi, erba o rifaccio un canaletto dell’acqua ,ecc.. Altre volte vado a far commissioni o spesa ecc… Tutto ciò varia anche dal tempo! Alle 17 riapro le mucche e vado al pascolo; in genere la sera senza filo per insegnar meglio al cane. Verso le19.30 un attimo prima di chiudere le faccio andare dove sono sicuro non scappino o vadano a girare tutta l’erba intera e scappo a pulire e preparare la stalla. Ore 20 o lì intorno le chiudo e mungo. Cena ai cani, chiusura pollaio e fine!!! Doccia e cena, poi o letto o vado dalla fidanzata!!! Tutto il programma sopra indicato va da inizio aprile a inizio giugno quando vanno in alpeggio. In inverno al mattino devo far tutto più veloce perchè alle 9 inizio a lavorare fino alle 17!!!

Quando non pascolo o non le ho a casa nella stagione estiva faccio l’imbianchino! Ho la licenza media! Mi piace tutto d questo mestiere, star con gli animali all’aria aperta e prendersi cura di loro! Mi da soddisfazione veder gli animali star bene, l’affetto che dimostrano le mucche che quando le chiamo mi seguono o che vengano a farsi coccolare, che riconoscano la mia voce piuttosto che quella di altri! E ovviamente le critiche positive dei miei colleghi!!! Non mi pesa nulla del lavoro agricolo, mi pesa dover fare un altro lavoro x poter vivere!!

Per il futuro sogno una famiglia, una bella azienda e non dover più fare un secondo lavoro! Aumentare la mandria, andare in alpeggio! Per il momento sono ben fermo sull’idea d andare avanti! Non mi ha mai sfiorato l’idea di mollare!! La differenza tra noi e i nostri avi è che noi abbiamo molte comodità in più che facilitano il lavoro. Loro avevano più braccia, nel senso una famiglia intera conduceva una mandria che al giorno d’oggi conduce uno solo! Dal mio punto di vista era meglio una volta perchè gli animali erano più curati e venivan fatti rendere come si dovrebbe. Molti ora hanno perso d vista a che servono e come si accudiscono le mucche!! Vuoi perchè c’è poca gente, vuoi perchè ci sono molte mandrie numerose per prender più contributi e molti le tengono allo stato brado, fuori anche in inverno per ridurre le spese come se fosse un gregge di pecore!!!

Ho incontrato e continuo a incontrare 1000 difficoltà! Dal trovare una cascina più grande, con stalle e locali migliori, prati più grandi ecc, al non poter accedere agli aiuti CEE per le assurde richieste!! Avessi già tutto ciò che richiedono, farei a meno dei loro soldi, parlo di quello che chiamano contributo per insediamento giovani! Ai giovani allevatori dico: fatelo con passione e amore per i vostri animali, non fate mancare a loro niente!! Buona fortuna a tutti!!! Uso internet come passatempo, per conoscer nuovi amici o veder foto, scaricare musica ecc!! Lo trovo utile e divertente ma non indispensabile alle piccole aziende come la mia!!

Lassù… gli ultimi?

Appena rientrata dall’alpe, ad attendermi tra le e-mail una triste notizia, quella della scomparsa di Gianfranco Bini, il fotografo di Fame d’Erba, Lassù gli ultimi e molti altri libri (una settantina). L’avevo incontrato un paio di volte, l’ultima lo scorso anno a Verbania durante Letteraltura.

Il mondo della pastorizia perde uno dei suoi “cronisti”, anche se la visione di Bini era di un mestiere degli ultimi… E invece la fame d’erba c’è ancora e gli ultimi hanno avuto dei discendenti che continuano il mestiere dell’alpe.

Qui, su La Stampa, uno degli articoli scritti in occasione del triste evento.