La stagione delle piogge

Un autunno decisamente fuori dal normale dal punto di vista climatico. A parte le “sensazioni” percepite da ciascuno di noi, qui c’è un documento scientifico che vi può mostrare immagini e dati che illustrano l’andamento dei mesi scorsi.

Chi lavora all’aperto non ha bisogno di dati scientifici, perchè quelle precipitazioni le ha viste venire giù, goccia per goccia, e le ha viste depositarsi sul terreno fin quando questo non ce la faceva più ad assorbirle. Sono stati giorni davvero duri per i pastori, che proprio non sapevano più dove andare, cosa fare. Chi poteva, ricoverava in stalle e capannoni incontrati per la strada almeno pecore e capre che stavano partorendo. Periodi di pioggia ce ne sono sempre stati, ma quest’anno la situazione era davvero eccezionale, fino a qualche giorno fa.

Quando sei in pianura, dove vai? Lasci una stoppia o un prato fangoso per dirigerti verso un altro. E ti va ancora bene se sei in una zona con un terreno sano, non troppo argilloso, dove gli animali riescono a mangiare. Devi anche trovare dell’erba e non dei “prati nuovi”, seminati, dove ovviamente con certe condizioni i contadini non vogliono vedere le pecore.

La gente si affaccia a veder passare il gregge: “Poverine, povere bestie!“, è il commento che senti più spesso. Non capisco però quando lo dicono in giornate di sole! Quasi mai, sole o pioggia, capita di sentire parole buone per il pastore. Quelle “povere bestie” comunque attraversano il paese e andranno a riempirsi la pancia in un bel prato, mentre la pioggia continua a cadere. Non fortissima, ma comunque piove.

Il paese è deserto, il gregge lo attraversa senza incontrare praticamente nessuno. Sulla schiena degli animali si condensa il vapore prodotto dal contrasto tra i corpi caldi, l’umidità, la temperatura dell’aria. Non fa comunque freddissimo, c’è solo tanta tanta umidità ovunque.

I prati sono sull’altro lato del paese. Ma appena il gregge li raggiunge, c’è un’amara sorpresa. Della gente arriva subito ad accusare i pastori per la sparizione di alcuni conigli. Poi viene riesumata una storia dell’anno precedente, quando in concomitanza del passaggio del gregge era sparita una capra. Allora era semplicemente scappata, adesso invece si tratterebbe di un furto. E mancava pure un vitello. Ed era stata forzata la porta di un container…

Non bisogna perdere la pazienza, ma è difficile. Sono giornate in cui triboli più del necessario per far star bene i tuoi animali. Mentre il gregge finalmente si sazia nel prato, si cerca di fare chiarezza moderando i toni. Però fa male… Fa male il pregiudizio. Come e quando il pastore potrebbe aver portato via i conigli? E dove li avrebbe messi? Il vitello poi!! Dorme accanto al gregge, dal mattino alla sera mette reti, sposta animali, toglie reti, va a cercare l’erba. Già, però è pastore, è nomade, quindi è anche ladro. Se almeno la pioggia lavasse via tutto questo…

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  1. Non avevo mai sentito di questo pregiudizio, ma se lo scrivi c’è del vero, senz’altro è l’incapacità di sentire il pastore parte attiva della comunità, e pensare che nei vangeli si dice che gli angeli annunciarono la buona novella proprio ai pastori.

  2. Nemmeno io ho mai sentito associare la figura del pastore a quella del ladro in senso classico. “ladro d’erba” si, ma non di altre cose. Almeno dalle mie parti si associano i pastori a figure che non arrossiscono se gli si trova da dire, a menefreghisti, a gente poco rispettosa della proprietà altrui, a dispettosi. In alcuni casi anche a gente che ha fatto i soldi a spese degli altri ma non di più. Penso che sempre più i pastori saranno vittime di furti più che artefici. Associare furti al passaggio di greggi mi pare proprio sintomo di aridità mentale. Buon cammino a tutti.

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