Due (tristi) storie di Natale

Chissà perchè, ma sotto Natale tutti gli anni mi tocca raccontare delle storie per niente belle. L’anno scorso c’erano le capre che pascolavano ancora fuori, visto che non nevicava, e i lupi le avevano disperse… Quest’anno invece i lupi hanno due gambe, si chiamano burocrazia, ottusità, mancanza di buon senso… trovate voi altre definizioni.

(foto S. De Bettini)

(foto S. De Bettini)

Ho due storie da raccontarvi: la prima è una richiesta di aiuto da parte di amici di vecchia data, che mi raccontano cosa si trovano a vivere da un mese a questa parte, cioè da quando l’alluvione di fine novembre ha colpito duramente la strada che porta alla loro casa/azienda agricola.

(foto S.De Bettini)

(foto S.De Bettini)

Così mi scrive Sasha: “Ti contatto a seguito di grossi problemi che abbiamo inerenti ai danni che abbiamo avuto in seguito all’alluvione, la nostra situazione è critica e stiamo cercando perlomeno di farci sentire, se per caso tu avessi voglia di scrivere qualcosa…” Su queste pagine la porta è sempre aperta per tutti. Non posso aiutare concretamente, ma almeno dar voce ad amici allevatori, quello sì, sempre volentieri!

(foto S.De Bettini)

(foto S.De Bettini)

La situazione è la seguente: la nostra strada è pista agrosilvopastorale, non comunale, gestita da consorzio. È franata malamente, soprattutto in un punto. Abbiamo rappezzato un minimo, a spese nostre, giusto per poter passare. Ieri mio papà, presidente del consorzio, ha ricevuto una lettera dal Comune in cui gli si dice che ha 7 giorni di tempo per provvedere alla messa in sicurezza (fatta come viene richiesta da loro, sono circa 50.000 euro di lavoro), in caso contrario la strada deve venir chiusa con transenna e divieto e se qualcuno subisce danni mio papà ne è responsabile in prima persona.

(foto S.De Bettini)

(foto S.De Bettini)

Questo significa che non si può togliere la neve, portare su cibo per gli animali e quant’altro. Lungo questa strada risiedono 7 nuclei familiari, ci sono sei bimbi in età scolare, mio fratello ha mucche capre e un cavallo, i nostri vicini tra tutti hanno 10 cavalli (quindi immagina quanto fieno). Ovviamente siamo tutti arrabbiati e molto amareggiati, si fa tanto parlare di ripopolare la montagna, ma poi nella criticità ci si trova soli… Ti allego le foto della frana peggiore!“. Siamo a Torre Pellice, in via degli Armand, per la precisione. Cosa succederà ora? Cosa potranno fare??

(foto Cascina Soffietti)

Problemi di altro tipo, ma forse ancora maggiori, li ha Fabrizio. Allevatore e veterinario, residente a Murazzano, molti di voi lo conosceranno per le sue consulenze in ambito ovicaprino (era anche stato docente in un corso dedicato appunto agli ovicaprini, che avevamo organizzato in provincia di Torino e Cuneo). Murazzano, terra di formaggi! E la Cascina Soffietti ne produce eccome.

(foto Cascina Soffietti)

(foto Cascina Soffietti)

Purtroppo però le recenti abbondanti nevicate e la pioggia successiva hanno portato al crollo della stalla. Ho letto la notizia qui. Per fortuna il numero di capi deceduti è stato relativamente basso, ma Fabrizio lancia un grido di disperazione dalla sua pagina Facebook. “…che situazione! Ho un buon prodotto, una buona organizzazione, sono l’unico che a Murazzano riesce a tenere una produzione decente anche in inverno con una buona percentuale di latte ovino… un allevamento di pecore delle Langhe di quasi 250 capi in pochi anni… eppure mi vedo costretto ad chiudere la mia attività perché le amministrazioni che da 20 sono a Murazzano mi continuano a fare solo promesse…

(foto Cascina Soffietti)

Fabrizio mi spiega che i terreni li avrebbe, ma il Comune gli nega l’autorizzazione per edificare una stalla. “Mi trovo costretto a… o chiudere, o trasferirmi. Esiste qualche altro Comune che vuole un’azienda come la mia e mi dia la possibilità di sviluppare l’allevamento ovino? …ed avere inoltre un veterinario sul proprio territorio??!!! Datemi una mano!!! A Murazzano non posso più vivere!

(foto R.Ferraris)

(foto R.Ferraris)

In questa immagine vediamo Fabrizio insieme al suo gregge durante un’attività di promozione del territorio. E’ paradossale che ciò avvenga in un Comune territorio di una delle DOP piemontesi. “Io ho personale e svolgo una professione…“, sottolinea, per evidenziare la dimensione reale della situazione.

(foto Cascina Soffietti)

(foto Cascina Soffietti)

Fabrizio cerca quindi un luogo dove trasferirsi al più presto, lui ed i suoi animali: 265 ovini, 50 caprini e 10 bovini. Se qualcuno potesse/volesse aiutarlo, contattatelo su Facebook (Fabrizio Veterinario Barbero) o attraverso il sito della sua azienda Cascina Soffietti. Spero, molto prima del prossimo Natale, di avere modo di raccontarvi il lieto fine di queste due tristi storie.

PS del 23/12/16. Dopo numerose segnalazioni di miei lettori sulla seconda delle due storie, per correttezza vi invito a leggere questo articolo dove viene presentato anche il punto di vista del Comune.

Quasi senza parole

Avrei molto da dire, ma quasi non so come dirlo. C’è stata una terribile alluvione. Localizzata, ma c’è stata. Due sono state le aree più colpite del Piemonte: prima la montagna (inizialmente le valli Monregalesi, poi quelle del Pinerolese, soprattutto la Val Chisone, ma anche Val Pellice, Valle Po e zone limitrofe, con smottamenti e frane un po’ ovunque) e poi la pianura dove i vari fiumi, torrenti, bealere e fossi ingrossati hanno dato sfogo a tutta quell’acqua che non riuscivano più a contenere. Non ho immagini mie, me ne sono rimasta a casa a temere che succedesse qualcosa di grave anche qui, invece fortunatamente c’è solo stata paura, preoccupazione, tanta acqua, disagi.

(foto dal web)

(foto dal web)

Se n’è parlato poco, pochissimo. La gente qui ha avuto l’impressione di contare poco-nulla, soprattutto la gente di montagna, i protagonisti loro malgrado, quelli colpiti in prima persona, danneggiati negli affetti, nelle cose, nelle attività. Persino il TG3 Regionale ha detto che il simbolo di questa alluvione erano i due battelli fluviali che, per la piena del Po a Torino, hanno rotto gli ormeggi e sono andati a sbattere contro un ponte. Uno si è poi inabissato. Non un’immagine della Val Chisone, della Val Germanasca, dove le strade sono interrotte e la gente è isolata. Altri TG hanno dato qualche notizia, mostrato qualche immagine, ripreso video dal web, ma un minimo di attenzione dalla sede di Torino ce la saremmo aspettata tutti.

(foto da Facebook, Simone Curti) Val Chisone

(foto da Facebook, Simone Curti) Val Chisone

Di immagini e video se ne trovano a centinaia sul web, in particolare sui social, dove adesso si diffondono anche gli appelli per andare a dare una mano a spalare fango. Per la viabilità interrotta ci vorrà più tempo. E’ morto anche un uomo in Val Chisone, cercava di andare a mettere in salvo i suoi cavalli. Di fronte a queste catastrofi (si veda pure il terremoto), gli allevatori sono ancora più in pericolo, perchè non abbandonano i propri animali, anzi… rischiano persino la vita per loro!

(foto da facebook, Massimo Bosco) Val Chisone

(foto da facebook, Massimo Bosco) Val Chisone

Quella montagna che tanto spesso vi mostro, che vi ho mostrato sotto forma di villaggi abbandonati, territori abbandonati… quella montagna è ferita gravemente. La precipitazione è stata senza dubbio eccezionale nella quantità, concentrata in poco tempo, così come spesso è accaduto negli ultimi anni. E’ facile dire dopo cosa bisognava fare. Un amico (allevatore, residente in una delle valli colpite) ieri mi diceva: “Divento pazzo a vedere i lavori che ci sarebbero da fare. Ma sul territorio che occupa oggi la nostra azienda, una volta c’erano da 15 a 20 famiglie e ora siamo in quattro gatti, con tutti gli animali da accudire. Con tutta la buona volontà… ma cosa vuoi fare? In più c’è il cambiamento che sta facendo il territorio, il tempo. Però c’è anche tanta gente che avrebbe il tempo per fare piccole opere. Uno stava guardando i fiumi e mi fa “oggi c’è solo da stare alla susta“, il giorno dopo toglievo dei suoi materiali incagliati nei tubi di un ponticello. Un altro si lamenta che la strada è distrutta, ma non ha manco la zappa dietro per deviare l’acqua!

(foto da Facebook, Massimo Bosco) Val Chisone

(foto da Facebook, Massimo Bosco) Val Chisone

A volte non si fa perchè sembra di essere quasi stupidi, una goccia nel mare dell’abbandono… Io pulisco il mio tratto di fosso, ma a monte e a valle nessuno lo fa, quindi… Comunque, ormai è successo. In tanti mi avete scritto chiedendo come stanno i pastori. Non bene, immagino. Ho sentito qualcuno quando ormai aveva smesso di piovere, perchè in quei momenti lì o sei tu a chiamare gli amici per chiedere aiuto, o non hai tempo di stare al telefono. Se la sono vista brutta, si sono allontanati dai fiumi e dai torrenti. Adesso cercheranno posti dove andare o daranno fieno fin quando prati e stoppie saranno di nuovo praticabili.

(foto da Facebook, Cooperativa il Trifoglio Cascina a Carignano

(foto da Facebook, Cooperativa il Trifoglio) Cascina a Carignano

Se la sono vista brutta anche quelli che stanno in pianura, con gli animali in stalla, anzi, per loro il peggio è arrivato dopo. Gli amici che stanno in questa cascina specificano che gli animali stanno bene e sono al sicuro, i danni si valuteranno dopo, quando l’acqua si abbasserà di livello.

(foto da facebook, Claudio Bonifazio) None (TO)

(foto da facebook, Claudio Bonifazio) None (TO)

Ecco altre immagini della pianura. Campi allagati, strade impraticabili, case e cascine allagate. Per fortuna ieri ha smesso di piovere, lentamente l’acqua defluirà e si cercherà di tornare alla normalità.

(foto da facebook)

(foto da facebook)

Quasi nessuno ha avuto tempo, modo e voglia di mettere su facebook le immagini di quel che stava succedendo ai propri animali. Ci sono altre priorità. Magari ha scattato un’immagine un amico che è andato a dare una mano ad evacuare la stalla, poi in seguito l’ha pubblicata come testimonianza.

(foto da Facebook, Mario Manzon)

(foto da Facebook, Mario Manzon)

Tra i miei contatti, ecco un margaro che ci mostra quello che cosa è successo alla sua cascina. Qua e là tra le pagine, di fronte ad immagini simili, c’è chi dice di portar via le bestie. Dove? Quando è tutto allagato, ma ha smesso di piovere e sai che la situazione non peggiorerà ulteriormente, non puoi fare altro che aspettare.

Per un rapporto completo sull’alluvione, l’articolo di Daniele Cat Berro su Nimbus qui.

Non sto a dire che auspicherei che adesso si lavori velocemente per ridare almeno i collegamenti essenziali alle persone isolate in montagna, senza far troppe parole e polemiche. Ma so già che non sarà così, perchè parole e polemiche già ne sto sentendo tante. La montagna è un territorio difficile, tanti, troppi, vorrebbero che fosse solo un piacevole sfondo per momenti di svago o una risorsa. Invece no… è un ambiente con tante contraddizioni, nel bene e nel male. Ciascuno oggi si starà rimboccando le maniche in prima persona, a partire dagli amministratori di piccoli e piccolissimi comuni, ed è così che bisognerebbe fare sempre nel quotidiano, con tanti piccoli gesti. E’ vero che paghiamo le tasse e quindi vogliamo attenzioni, ma non possiamo pretendere che qualcuno venga a pulire il fosso dietro casa (o, d’autunno, durante un’alluvione, che il Comune mi venga quotidianamente a togliere le foglie cadute dalle piante del viale davanti al negozio, osservazione ascoltata ieri nel mio paese). Se ciascuno facesse dei piccoli gesti, sarebbe più semplice intervenire in caso di necessità.

Nevicata d’ottobre

Leggendo le testimonianze del passato, spesso si trovano racconti epici di discese dall’alpe con la neve. Una volta non esistevano le previsioni meteo, al massimo si cercava di leggere qualche segno del tempo, l’aria, i comportamenti degli animali, cose così.  Oggi, con una maggiore o minore attendibilità, certi fenomeni sono annunciati almeno con qualche giorno di anticipo. Inoltre quasi tutti riescono a leggere in tempo reale gli aggiornamenti, grazie agli smartphone. Però le nevicate di ottobre, per quanto annunciate, non si pensa mai che possano essere così intense. Oggi la quota neve si è alzata e piove (abbondantemente) anche in molti posti dove ieri aveva imbiancato. Spero che intanto tutti siano scesi sani e salvi a valle. Vi presento una carrellata di foto, così come si vedono le previsioni anche in alpe, si fotografa e si pubblica su facebook in tempo reale.

Questa foto l’ho scattata io ieri ad un gregge sotto a Lignan, nel vallone di Saint Barthelemy (AO), il gregge che avevo incontrato più a monte nei mesi scorsi. Nevicava, ma a terra l’erba non era nemmeno tutta coperta, era più pioggia mista neve. Altrove però le cose erano ben diverse…

inizia la desarpa a Gressoney (AO) - foto R. Cilenti

inizia la desarpa a Gressoney (AO) – foto R. Cilenti

il gregge scende a valle, Villar Pellice (TO) - foto D.Garnier

il gregge scende a valle, Villar Pellice (TO) – foto D.Garnier

tutto pronto per la partenza, Val Varaita (CN), foto R.Peyrache

tutto pronto per la partenza, Val Varaita (CN), foto R.Peyrache

si torna a casa, Bobbio Pellice (TO), foto D.Bonnet

si torna a casa, Bobbio Pellice (TO), foto D.Bonnet

pian piano si scende nel Biellese, foto A.Maffeo

pian piano si scende nel Biellese, foto A.Maffeo

transumanza a Limonetto (CN), foto G.Librando)

transumanza a Limonetto (CN), foto G.Librando)

ancora al pascolo a Elva (CN), foto S.Basso

ancora al pascolo a Elva (CN), foto S.Basso

prima della discesa, nel Biellese, foto I.Corniati

prima della discesa, nel Biellese, foto I.Corniati

tanta neve nel Monregalese (CN), foto M.Baldo

tanta neve nel Monregalese (CN), foto M.Baldo

discesa

discesa “verso la piana” in Val Varaita (CN), foto I.Seymand

la transumanza sullo spartiacque Val Maira-Val Varaita (CN), foto L.Lamberti

la transumanza sullo spartiacque Val Maira-Val Varaita (CN), foto L.Lamberti

discesa dalla Conca del Prà, Bobbio Pellice (TO), foto M.Bertin

discesa dalla Conca del Prà, Bobbio Pellice (TO), foto M.Bertin

Volevo sottolineare come, a parte la foto di Roberto Cilenti, le altre siano tutti scatti realizzati da allevatori o comunque da amici che sono andati a dare una mano durante le transumanze. Belle immagini da vedere, ma momenti estremamente difficili da vivere.

L’importanza dell’acqua

A volte mi sembra che non ci sia da parlare di certe cose, tanto sono ovvie e scontate, ma evidentemente invece non è così. Nonostante io non abiti in città, tra asfalto e cemento, ma in un paese dove boschi, prati e campi sono ovunque intorno alle abitazioni, mi è appena capitato di sentire una conversazione sul tempo.

Ero in coda all’ufficio postale e, davanti a me, due signore parlavano a voce abbastanza forte da essere udite da chiunque. Si lamentavano per il fatto che, “proprio per il fine settimana“, fosse prevista una perturbazione. Non so quale evento la pioggia avrebbe potuto funestare, magari un matrimonio… Sta di fatto che, fin quando dal rubinetto esce l’acqua, molti ormai si dimenticano della sua importanza. Non c’è bisogno di andare fino in alta quota per capire cosa significhi la mancanza d’acqua.

Chissà se la gente si accorge che, laddove da settimane, anche mesi, non cade una goccia di pioggia, è tutto giallo e stanno persino seccando gli alberi? Guardatevi intorno, le chiome hanno un verde spento e, sui versanti, specialmente quelli più rocciosi, ci sono alberi con le foglie rosse. Non il rosso o l’arancione brillante dell’autunno, ma un marrone rossastro di siccità. In montagna, intorno agli alpeggi, la terra è riarsa, calpestata. Il verde è rappresentato solo dai cespugli: ginepri, rododendri, mirtillo rosso…

Dove si può, si bagna, e allora si vede la differenza. In Val d’Aosta, vallata abbastanza secca dal punto di vista delle precipitazioni, ma ricca di acqua grazie ai ghiacciai, c’è un vasto sistema di irrigazione, che permette di far fronte anche alle annate siccitose come questa. Ma l’acqua non è inesauribile. Aumento delle temperature, minori precipitazioni nevose in inverno, poche piogge (spesso torrenziali e concentrate in poco tempo) sono fenomeni che dovrebbero far preoccupare.

Chi vive lontano dal mondo “della terra”, che non ha a che fare direttamente con la produzione agricola o con l’allevamento, i fenomeni atmosferici li vive soprattutto in funzione del fastidio che possono arrecare alle sue attività di svago. Non ci si pone nemmeno la domanda del perchè questo pascolo sia verde ed altri più a monte siano completamente ingialliti.

Prati pascolati, dove il verde è tornato solo se c’è stata irrigazione. Ancora più gialli e “disordinati” quelli dove gli animali non sono passati. Qua e là, negli ultimi giorni, c’è stato un temporale a spezzare la siccità. “Ormai quassù se piove non serve nemmeno più, fa solo marcire l’erba“, mi diceva un’amica al pascolo sotto l’ombrello ieri, mentre io invidiavo la “sua” pioggia. “E’ in pianura che dovrebbe piovere, altrimenti quando scendiamo di erba ce n’è poi proprio poca!

In alta quota la stagione è finita proprio in anticipo, con colori e panorami da fine ottobre quando invece è solo l’inizio di settembre. Quest’anno non è stato il gelo a far cambiare faccia alla montagna, ma il caldo e il secco.

La vedete la differenza? Dovremmo chiederci di più il perchè delle cose. Invece molte persone vivono prendendo tutto quello che c’è, senza domandarsi come e perchè è arrivato nel bancone di un supermercato. E questo discorso non vale solo per l’acqua, ovviamente.

I bovini sono ancora al pascolo, poco oltre si bagna per avere poi altra erba per loro, per i giorni, le settimane successive. Come stagione è andata bene per i fieni, ma nello stesso tempo di fieno ne servirà di più, dato che c’è poi poca erba da pascolare all’aperto, sempre per colpa della siccità e del caldo. Tutti questi meccanismi naturali sfuggono a chi si lamenta perchè, accidenti, proprio domani o dopodomani deve piovere??

Paesaggi elvetici

Qualche giorno di vacanza in Svizzera e come sempre ci si riempie gli occhi di panorami. Non è solo che il territorio sia più bello: certo, sicuramente alcune zone hanno ambienti particolari, ma c’è una questione di cura e di corretto utilizzo da parte dell’uomo. Quello che magari ci sembra “paesaggio naturale”, in realtà presuppone qualche forma di gestione antropica.

Cercherò di farvi fare un “giro” con me, ovviamente concentrandoci su luoghi e panorami che hanno a che fare con il contenuto di questo blog. Anche in Svizzera ci sono stazioni sciistiche ad alto impatto paesaggistico o realtà visivamente poco gradevoli. Concentriamoci però su quello che cerca una buona fetta dei turisti che si recano da quelle parti. Si cerca proprio il paesaggio, la quiete, il relax, le passeggiate.

Va bene il castello, ma… non sarebbe la stessa cosa se tutt’intorno non venissero sfalciati i prati per fare fieno, con una cura che comprende anche i punti più ripidi, i margini del bosco, le piante isolate.

Poi magari gli allevamenti non sono più tutti tradizionali come un tempo, ma saranno anche altri animali a consumare quel fieno, non solo vacche, capre e pecore.

Nei giorni in cui siamo stati in Svizzera, il meteo ha giocato qualche scherzo: una nevicata abbastanza abbondante anche a quote relativamente basse. Questo è ciò che, al pomeriggio, restava nei prati di Livigno, dove non era ancora stato tagliato il fieno.

Il sole in giornata aveva sciolto un po’ di neve, ma alle quote maggiori ce n’era ancora abbastanza. Qui siamo di nuovo sul lato svizzero, dietro la Forcola di Livigno, con le pecore scese sull’asfalto per leccare il sale che era stato sparso per evitare la formazione di ghiaccio.

In Svizzera la montagna prima di tutto è di chi ci vive e ci lavora. Benvenuti tutti i turisti, ma devono aver rispetto del lavoro e degli animali. Si incontrano spesso questi cartelli, che segnalano agli escursionisti la presenza di vacche nutrici, di modo che tutti siano avvisati del potenziale “pericolo”. Dovrebbe essere scontato che un animale, di qualunque specie, difende il proprio piccolo, ma ormai queste cose non si sanno più…

Non ricordo di aver visto così tanti cavalli in Engadina in passato, anche se era ormai da qualche anno che non ci venivo. Allevamenti di tutte le dimensioni, pensioni per cavalli, cavalli al pascolo nei prati e sui pendii di montagna. Chissà, forse allevamenti bovini sono stati riconvertiti in questo modo? Altre rese economiche, meno lavoro, poi il cavallo pascola alla perfezione anche quello che altri erbivori scartano.

La quota è abbastanza elevata, ma gli animali sono comunque più a monte. Lì nella “pianura” si fa fieno, ma i prodotti dalla montagna scendono, così nel distributore automatico di latte si può acquistare latte d’alpeggio, formaggi, yoghurt. Latte a 1 € al litro (1,20 CHF), formaggio (della scorsa stagione) a 23 CHF al chilo.

Una volta passato St. Moritz, i suoi alberghi, i suoi negozi di lusso, si scende tra paesini abbastanza ben conservati, dove l’attività agricola e turistica viaggiano di pari passo: stanze in affitto ovunque, stalle e un gran via vai di persone che tagliano fieno, dato che le previsioni annunciano una breve tregua nel maltempo.

In alto la neve fatica a sciogliere, le temperature sono basse, l’aria gelida. Qua e là si sentono campanacci e si scorgono animali che cercano di pascolare quel poco di erba che esce tra la neve. Sono state sicuramente giornate dure.

Va molto meglio più in basso, dove gli animali sono tornati ad essere circondati dall’erba. Accanto alle razze tradizionali, sono in aumento gli Angus: meno bestie da latte e più animali da carne anche qui, a quanto sembra.

Il meteo spesso non consente di far asciugare completamente l’erba, che o viene portata nei seccatoi presso le cascine, o il fieno parzialmente secco viene fasciato con gli appositi teli. Oltre a quelli bianchi, se ne vedono qua e là di azzurri, rosa, verdi. Direi che nemmeno loro stonano nel paesaggio!

Nei paesi di montagna non è raro vedere anche qualche piccolo allevamento di capre. Non grossi numeri, cosa che peraltro vale un po’ per tutto. Non abbiamo mai visto greggi o mandrie immensi, segni di sovrapascolamento, ma tutto pare essere a misura d’uomo e di territorio.

E così, in questo bel panorama, dove ci sono sì gli scorci alpini, ma anche i paesini ben curati, boschi che si alternano a prati e pascoli, la gente viene, gira in auto, a piedi, in bici, in treno, trovando esattamente quel che si aspetta.

Altro passo, altre mandrie al pascolo di fianco alla strada. Qualcuno mi sa dire qualcosa sulla vacca nell’immagine? Ne ho viste alcune, a tre colori così, ma non so se si tratti di incroci casuali o di qualche particolarità.

Ed ecco la classica “mucca svizzera”, la bruna. Dopo un periodo in cui venivano totalmente decornate, oggi viene dato un contributo agli allevatori che scelgono di non bruciare le corna agli animali. Visivamente, a mio parere, sono molto più belli. Questa pratica viene effettuata per ridurre i rischi di incidenti tra animali e anche per l’allevatore quando gli animali sono lasciati liberi in stalla.

La neve pian piano scioglie e anche le pecore, alle quote più alte, trovano erba da brucare. Si tratta di greggi incustoditi, lasciati a pascolare in vaste porzioni di montagna completamente recintate.

Con il bel tempo procede a pieno ritmo la fienagione e ciò vale proprio per tutti… In un tardo pomeriggio di sole, tra le vie di un villaggio ben esposto a mezza quota, un carro carico attende di essere portato in cascina. Si impara giocando a far gli agricoltori di montagna, poi appena possibile di inizierà a dare concretamente una mano.

Ancora altri animali al pascolo: vitelli e manzette a quote maggiori, poi due becchi più in basso vicino ai villaggi: tra non molto verrà il momento di portarli dove ci sono le capre quando inizierà la stagione dei calori.

Ancora paesaggi agricoli: villaggi, prati, alberi da frutta, piccole aziende mescolate alle case.

Per non parlare poi dei pendii sfalciati punteggiati dalle casette scure, un tempo usate come fienili. Oggi penso che non abbiano più quello scopo, ma fortunatamente vengono ancora mantenute in perfetto stato, dando al panorama quel “tocco in più”.

Per finire, lasciatemi spendere ancora qualche parola sulla fienagione: guardate la pendenza di dove viene tagliato il fieno… Ovviamente vengono utilizzati macchinari appositi, come le falciatrici con le ruote munite di appositi denti e altri mezzi in grado di affrontare quelle pendenze. Poi… anche tanto olio di gomito… E così si costruisce e si mantiene questo paesaggio, questo territorio.

Ci voleva almeno un po’ di inverno

E’ improvvisamente arrivata la primavera, ma adesso la sento davvero come una presenza reale. Non sopportavo il caldo anomalo nei mesi scorsi, fiori che sbocciavano quando doveva esserci il ghiaccio e la neve, farfalle che volavano quando invece doveva essere tutto immobile, in riposo.

Per arrivare davvero, doveva esserci almeno un giorno di inverno. Certo, ci sono state alcune giornate di nebbia, di freddo, altri tentativi di nevicata, ma dopo questa (16 marzo), all’improvviso nei giorni successivi sembra proprio di aver cambiato stagione. L’aria si è fatta più limpida, il cielo più azzurro e, ai primi raggi di sole, l’erba ha iniziato a muoversi.

La neve qui era già andata via tutta già nella notte, complice la pioggia, quindi l’indomani ci si può avventurare fuori dalla stalla a pascolare, evitando quei punti dove ancora c’era acqua. Il capretto nato pochi giorni prima era ben felice di questa esplorazione: tutto è nuovo, tutto è interessante, tutto è da scoprire!

Anche le api, riscaldate dal sole, erano in fermento: una cosa in più da studiare, mentre la mamma pascola l’erbetta tenera intorno alle arnie. L’inverno ormai dovrebbe essere alle spalle, anche se potrebbe ancora verificarsi qualche nevicata, complici i flussi di aria fredda. Per adesso però le giornate sono decisamente primaverili e l’erba crescerà per tutte le greggi…

Questi giorni sul web

I tempi cambiano, nessuno una volta, dalla pianura, immaginava neanche lontanamente cosa accadesse lassù in montagna. Nei testi dove sono raccolte testimonianze del passato, sono innumerevoli i racconti delle transumanze in mezzo alla neve. Erano davvero altri tempi, quando non si conoscevano in anticipo le previsioni meteo. Oggi si sa sia che arrivano le perturbazioni, sia… Tutto ciò che accade, in tempo reale, viene messo in rete. La gente continua a non immaginare quale sia la vita di pastori e margari, ma grazie ad internet ha maggiori possibilità di vedere qualche immagine!

(foto S.Basso)

E così ieri, comodamente seduti davanti ai nostri computer, spaziavamo da transumanze innevate a transumanze sotto la pioggia, un po’ in giro per tutto il Piemonte e non solo. La perturbazione di questi giorni ha costretto la maggior parte di quelli che erano ancora in alpeggio a scendere. In pochi resistono ancora, soprattutto con le pecore. Qui la prima neve ad Elva (CN) il 29 settembre, gregge di Simone Basso.

(foto G.Cairus)

Altro gregge, altra valle. Sempre il 29 settembre, alla Conca del Prà, Val Pellice (TO). Di lì ieri sono scese le vacche. Gianpaolo invece diceva: “E’ tornata la neve…“.

(foto G.Martini)

(foto G.Martini)

Qualcuno è sceso appena in tempo. Giusi mi ha mandato un paio di immagini della discesa dall’alpeggio, avvenuta giovedì 1 ottobre ad Acceglio (CN).

(foto A.Cucciola)

Ieri qualcuno diceva che era ora di scendere, ma fortunatamente non aveva ancora la neve fuori dalla porta della baita. Questa bella immagine arriva dalla Valsesia e l’ha pubblicata, sempre su Facebook, Alessia. Il gregge in questi giorni tornerà a valle e domenica parteciperà alla Fiera di Campertogno (VC).

(foto D.Anderlini)

Scendeva invece in Val Formazza (VB) il gregge di Ernestino e Renza, accolto da un benvenuto alla frutta molto gradito dagli animali. Dorina come sempre testimonia il passaggio degli animali e dei loro pastori. Pioveva e continua a piovere anche stamattina, la speranza è che il tempo sia più clemente oggi pomeriggio per la festa a Cadarese (Tempo di Migrar).

(foto R.Cilenti)

Pioveva anche in Val d’Ayas (AO), sulla transumanza di Andrea. Roberto, grande appassionato di fotografia, ha pubblicato dei magnifici scatti del cammino del gregge.

(foto M.Allione)

Altrove invece nevicava, eccome se nevicava! La famiglia Allione doveva scendere il giorno prima dalle Grange Tibert (Valle Maira – CN), ma nebbia e maltempo avevano impedito di trovare tutti gli animali. Così… ieri queste erano le condizioni in cui si affrontava la transumanza.

(foto P.Richard)

Pierina, da Bellino (Val Varaita – CN), ci dice: “Noi per quest’anno salutiamo l’alpeggio…

(foto M.Tribolo)

(foto A.Tribolo)

A Pragelato, Alpe Chezal (Val Chisone – TO) i fratelli Tribolo postano foto della mandria nella neve. “Risveglio nella neve“, scrive Massimo. “Oggi va così“, completa Aurelio.

(foto I.Zomer)

Si scende dal Piccolo Moncenisio (Francia) verso la Val di Susa con la famiglia Listello. Gli amici vanno a dare una mano, Ilaria scatta le foto e le pubblica on-line: “Luciano, Lucia e Luca tornano a casa… E la famiglia Gulli non può mancare…“.

(foto G.Agù)

(foto G.Agù)

Si scende anche dalle alte quote di Valfredda (Bardonecchia – TO), in un paesaggio decisamente invernale. Nonostante le cattive condizioni meteo, Giovanni e famiglia non hanno rinunciato ai rudun! Altrimenti non è una vera transumanza! “Ciao Valfredda, arrivederci al prossimo anno…“.

Queste immagini sono uno dei motivi per cui ritengo che i social network, se utilizzati correttamente, sono utili e davvero favoriscono i contatti tra le persone, tra “mondi” diversi. Stamattina leggevo commenti alle foto e c’era chi si stupiva che avesse nevicato, chiedeva ragguagli sul posto, come se fosse un fenomeno impossibile, a questa stagione. Adesso probabilmente le temperature risaliranno, magari ci sarà un autunno mite, ma ormai chi è sceso… la montagna la rivedrà la prossima primavera!

La fiera di Balboutet

Andare o non andare a Balboutet per la fiera? Gli anni scorsi era andata sempre più in declino, per quello che riguarda la presenza degli animali. Quest’anno però dovevano esserci e allora… Si parte, anche se il tempo è brutto e le previsioni sono anche peggiori. Su per la Val Chisone piove, pioviggina, le nuvole si abbassano. La sorpresa è scoprire che fanno pagare tre euro (non uno, tre!!!) per ogni auto. Vuoi andare su? Paghi… e paghi anche se non raggiungi proprio la frazione, ma decidi di parcheggiare lungo la strada per poi andare via prima e non rimanere imbottigliato. Mah… La cosa non è affatto piaciuta, anche perchè non c’era nessun “servizio” che potesse compensare questa spesa.

Per fortuna che almeno la gran parte delle bancarelle era presente. Certo, non era facile lavorare con quel tempo... E nemmeno girare tra i banchi, con gli ombrelli aperti. Solitamente a questa fiera c’è un bel sole, ma quest’anno le cose sono andate diversamente. Non vedi nemmeno le persone, siamo tutti nascosti dagli ombrelli.

Si può acquistare di tutto, dai formaggi al miele, dall’abbigliamento all’artigianato, dal vino agli scarponi, ma anche gli acquisti sono meno invitanti, con la pioggia. Per fortuna sembra smettere un po’, però le speranze di veder uscire il sole sono pressochè nulle. Non resta altro da fare che completare il giro prima che ricominci a piovere forte.

Dal momento che quest’anno la fiera cade di domenica, di gente ce n’è parecchia, nonostante il tempo. Di certo, con il sole, si sarebbe assistito ad un gran pienone. Quelli che sono venuti fin quassù o dovevano proprio acquistare qualcosa in particolare, o sono coloro che non si perdono una fiera per niente al mondo! I curiosi, quelli per cui sarebbe stato solo un passatempo, non si sono mossi di casa, anche perchè proprio caldo non fa.

Gli animali effettivamente ci sono, i commercianti hanno portato un po’ di vacche, se qualcuno volesse fare acquisti, la scelta c’è. Solo che smette di piovere e cala la nebbia, non si vede più nulla… Clima autunnale! Chissà se qualcuno ha fatto affari, oppure quelli che devono comprare aspetteranno Pragelato il 14 settembre?

Si prosegue tra le bancarelle, incontrando qua e là qualche conoscente, ma non ci si può quasi fermare a parlare, nell’ingorgo di ombrelli. Giornata non facile anche per gli espositori, l’umidità non fa bene alla merce e nemmeno alle persone!!

E la nebbia sembra diventare ancora più fitta: sono le 11 del mattino e pare sia notte! Nella parte alta della fiera, qualche espositore non ha montato il banco, ma in generale di posti vuoti ce ne sono pochi. La fiera comunque c’è ed è bella da vedere e da girare. Di lì si scende poi verso il centro della frazione.

Con il sole sarebbe stato bello andare a scoprire angoli particolari, fontane, murales, meridiane… Anche il maltempo ha un suo fascino, ma non invita alla lunga sosta o ai tradizionali pic-nic nei dintorni. E’ piacevole entrare nel forno della borgata, acceso e funzionante, dove fanno cuocere le pizze.

Quest’anno non c’erano i figuranti a rappresentare gli antichi mestieri, non so se per colpa del tempo o per scelta, comunque si potevano ammirare dal vivo alcuni scultori. Nelle piazzette di Balboutet poi vi erano numerosi artigiani con i loro lavori artistici.

Purtroppo la tregua della pioggia è stata di breve durata e ricomincia più intensa di prima. E’ l’ora delle premiazioni, poi sarebbe tempo per il pranzo, ma nel mio caso preferisco ridiscendere a valle. Accanto ad una bancarella dove si vendono attrezzature e campane, ci cono questi due Francesi, indecisi sulla scelta. Noi andiamo a vedere le fiere in Francia e loro, giustamente, vengono qui…

Piove proprio forte, le capre e il becco si aggirano nervosi nel recinto dove erano stati messi “in mostra”, proprio i primi animali che si vedevano arrivando alla fiera. Speriamo per le prossime… che il tempo accompagni!!! D’ora in poi infatti tutti i fine settimana ci saranno, qua e là, manifestazioni legate ai prodotti (formaggi d’alpeggio…) o rassegne zootecniche. Ve ne parlerò e vi segnalerò quelle di cui sono a conoscenza.

Le piogge improvvise

Continuo con le “puntate arretrate” di pastorizia mentre per il gregge si avvicina sempre più il momento di salire verso la montagna. Oggi vi racconto di alcune giornate di maltempo, meno intenso di quello che ha flagellato alcune aree della provincia di Torino recentemente.

Giornate di normale brutto tempo: cielo grigio, aria umida. Meglio se non fosse arrivata la pioggia, dato che gli animali avrebbero sprecato l’erba già alta e dura. Ma il tempo fortunatamente non può essere comandato a piacimento dagli uomini. Così si cerca di pascolare il prato abbandonato mentre ancora non piove, lasciando i boschi per l’eventuale peggioramento meteo.

Nuvole ancora più basse, ma non dovrebbe cadere pioggia, quel giorno. Il pastore porta il gregge più in alto, dove gli è stato detto di pascolare intorno a due case abbandonate. Il “prato” viene lasciato per la sera quando, tirate le reti del recinto, gli animali pascolano anche l’erba più dura e meno gradita.

Ancora una volta il gregge si trova a far pulizia dove l’uomo non va più. La villa è circondata dal bosco, la recinzione intorno è parzialmente crollata, i cinghiali hanno rivoltato le zolle nel prato. Un po’ nei boschi, un po’ nell’erba, il gregge anche per quel giorno dovrebbe riuscire a saziarsi. Pioverà? Non pioverà? E’ per il giorno successivo che le previsioni sono pessime.

Infatti iniziava a gocciolare già al mattino, quando il gregge si mette in marcia. Faceva caldo, l’umidità dell’aria era elevata, le nuvole si stavano abbassando sempre di più. Si ripercorre in discesa parte della strada che aveva portato il gregge in queste borgate, poi si passa un ponte e si risale verso altre zone.

Il cielo viene più scuro, l’aria cambia e inizia davvero a piovere. Scrosci più o meno forti, ma sono le temperature ad abbassarsi bruscamente. Mentre il gregge pascola, anche i pastori consumano un rapido pranzo al riparo di alberi e cespugli, dove ancora non cade tanta acqua. Poche ore prima si sudava e adesso è il freddo a dar fastidio, le mani bagnate rapidamente diventano insensibili. Pare di essere in alta montagna in quelle giornate di tormenta!

Ci si sposta ancora, da una casa chiedono di pascolare un piccolo prato tra le ville e il bosco, poi la pioggia aumenta improvvisamente quando ormai il gregge è tra le piante. Scende acqua da ogni luogo, le strade si trasformano in torrenti dove, dopo ogni scroscio più violento, arrivano ondate miste a terra e foglie. Le pecore si immobilizzano, stanno ferme tra le piante, smettono persino di pascolare.

Ci si sposterà poi nel tardo pomeriggio, dopo che le piogge saranno un po’ diminuite. Il cammino è lento, gli animali avanzano mal volentieri, ma non bisogna spingerli troppo, il passaggio sul ponticello è delicato. Perchè l’avanzata è così lenta?

Da una parte sono spaventate dal fragore del torrente. Un rigagnolo solitamente tranquillo, nel giro di poche ore si è trasformato in un corso d’acqua impetuoso e rabbioso, che pare voler trascinare via qualunque cosa. Sotto il ponte si crea una specie di cascata e le pecore sono intimorite dal rumore.

Anche la stradina allagata rallenta il cammino. Gli agnelli evitano le pozzanghere, ma qui c’è acqua ovunque, quindi tutto il gregge aveva esitato a percorrere questo tratto. La pioggia continuerà poi nella notte, ma l’indomani sarebbe tornato il sole. Quella era stata una giornata in cui, la sera, sei felice di tornare a casa, toglierti sovrapantaloni e giacca impermeabile, sfilare gli stivali, cambiarti tutti gli abiti e mangiare qualcosa di caldo.

E l’inverno come sarà?

Si è appena concluso uno strano autunno. Da queste parti non è stato freddo, anzi… eccezionalmente caldo! E piovoso. Vi avevo mostrato immagini dei campi allagati, delle pecore sotto l’acqua, addirittura delle pecore con le alghe nella lana.

Poi finalmente ha smesso di piovere e ci sono state giornate di bel sole. Sole caldo, perchè il freddo non è ancora arrivato. Sole che cercava di asciugare un po’ il terreno intriso d’acqua. Sole che faceva anche crescere l’erba, infatti tutti i prati sono di un verde insolito per la stagione.

In pianura ogni tanto si faceva vedere la nebbia, più o meno fitta. Le temperature non erano così basse da portare anche la brina e la galaverna, comunque in alcuni momenti l’intero gregge veniva inghiottito dall’umidità brumosa.

Poi all’improvviso la nebbia si ritirava, mostrando il cielo azzurro, le montagne bianche di neve, la pianura circostante. E’ dicembre, ma c’è qualcosa che stona, qualcosa di indefinibile. Per certi versi sembra primavera, per altri ancora autunno.

Per esempio c’è quell’albero che non ha ancora perso le foglie, con la sua chioma di un bel giallo intenso. Fosse arrivato il freddo, la galaverna, quelle foglie sarebbero a terra da tempo. E poi quell’erba così verde, sul terreno gonfio di acqua…

I pastori hanno tirato il fiato, quando ha smesso di piovere. Forse avrebbero addirittura preferito la neve, a tutta quell’acqua. Contrariamente a quel che molti possono pensare, gli animali patiscono meno con la neve che con la pioggia. Adesso pare che freddo e neve siano in arrivo, entro la fine della settimana. Erba nei prati ce n’è, ma chissà che inverno aspetta i pastori, dopo un’estate e un autunno come quelli appena trascorsi?

Per molti pastori la fine dell’autunno ha già portato anche i primi parti tra le capre, proprio nei giorni delle piogge più intense, così hanno dovuto cercare dei ricoveri per questi animali (mamme e capretti), più delicati delle pecore. Speriamo che l’inverno sia buono per tutti!