In alpeggio in Val d’Aosta

Come vi avevo anticipato, ho ricevuto alcuni inviti per visitare realtà dei nostri “vicini” valdostani. In compagnia di una coppia di amici, per iniziare questo “tour” sono stata ospite di un loro amico in alpeggio a Gignod. Purtroppo il meteo non ci è stato molto propizio, ma vita e lavoro in alpeggio proseguono nonostante quello, ovviamente.

In alpeggio ci sono bovini, una mandria di vacche di razza… valdostana, ovviamente! Arriviamo oltrepassando numerosi altri alpeggi, ciascuno con gli animali al pascolo. Anzi, quella è l’ora in cui vengono fatti rientrare in stalla dopo il pascolo mattutino. La strada, prima asfaltata, poi sterrata, risale passando tra i prati (la fienagione è in ritardo, per colpa del maltempo), boschi, radure, pascoli.

Questo è il primo alpeggio, poi man mano animali e uomini si sposteranno più in quota, fino all’ultimo tramuto lassù al fondo del vallone. Il bosco sembra circondare i pascoli e mi spiegano che qui intorno era anche peggio, ma negli anni passati è stata fatta un’imponente opera di bonifica, recuperando un po’ di spazio intorno all’alpeggio. E’ ora di pranzo per gli allevatori, le vacche vengono fatte entrare in stalla e legate, poi si passa in cucina.

A tavola si chiacchiera, mentre fuori il tempo è tendente al variabile. I miei amici conoscono Renè da anni, la mia presenza stimola le domande reciproche: come vanno le cose in Piemonte, come vanno in Val d’Aosta. Anche qui sono stati problemi con gli speculatori che hanno affittato i pascoli per i contributi, i nomi sono i medesimi usciti sui giornali in provincia di Torino e Cuneo: mi fanno vedere l’articolo sul giornale locale… Ma non c’è solo il problema degli speculatori, c’è un sistema che sta andando in crisi anche in una realtà che, vista dall’esterno, sembrava avere il settore agricolo in primo piano.

Mentre gli uomini vanno a riposare (qui gli orari sono vincolati dalle due mungiture quotidiane, quella ben prima dell’alba e quella pomeridiana), facciamo quattro passi fino a raggiungere un altro alpeggio vicino che svolge anche attività di accoglienza/rifugio. Per ora è ancora chiuso, presto la mandria salirà, è una di quelle che abbiamo visto più a valle mentre salivamo al mattino.

Al pomeriggio in stalla inizia la seconda mungitura (a macchina), il latte viene ritirato dal caseificio, solo nei tramuti più a monte viene lavorato direttamente in loco (2 volte al giorno) per fare le fontine. La mungitura è un’operazione che, nonostante non venga più fatta a mano come un tempo (almeno qui, non dappertutto c’è la corrente elettrica), richiede comunque un certo tempo. Terminata questa incombenza, gli animali vengono fatti uscire e riportati a pascolare per qualche ora, mentre all’alpeggio c’è da lavare tutte le attrezzature del latte e pulire la stalla.

Il tempo si sta sempre più guastando, ormai sta piovendo un po’ tutt’intorno. La mandria è stata fatta scendere in un pascolo sotto all’alpeggio, parzialmente delimitato dai fili nella parte sottostante e laterale. Continuano le chiacchiere, un po’ commentando gli animali, un po’ sulle “questioni generali”. Chissà se il giorno successivo si riuscirà a salire all’ultimo tramuto riuscendo a godere di un po’ di panorama?

Renè e il suo amico Bruno chiacchierano di conoscenti comuni, poi ovviamente c’è da commentare lo stato di salute delle varie bestie, specialmente le Reines, le vacche da battaglia. Ciascuna ha un nome e una storia, ma soprattutto conta il palmares, le vittorie, i risultati conseguiti nei vari incontri tenutisi nel corso degli anni. Passione nella passione, forse questo è un elemento che spinge molti ad andare avanti nonostante tutto, nonostante le mille difficoltà e i mille problemi che anche questa realtà sta fronteggiando in questi anni.

Il rientro serale avviene con la pioggia, che continuerà a cadere nel corso della serata e della notte, fino al mattino successivo. Le vacche vengono fatte rientrare in stalla, dove verranno nuovamente legate, ciascuna al suo posto. Nella baita la stufa è accesa, si cena e si chiacchiera, ma senza far troppo tardi che per chi qui lavora la sveglia suona molto presto. Alcuni discorsi sono gli stessi che puoi ascoltare in una realtà simile in Piemonte, tra lupi, effetti della crisi, scarsa redditività del lavoro. Poi si parla di chi sta andando a fare le stagioni in Svizzera, per portare a casa qualche soldo mentre i suoi animali sono affidati ad altri in alpeggio, si parla degli uffici pubblici, di quanta gente sia andata a lavorare lì, in questa regione a statuto speciale. Ma si sta facendo tardi e le chiacchierate riprenderanno l’indomani.

  1. sempre molto interessanti i tuoi articoli .Vorrei dare la mia disponibilità anche alla pari presso una di queste realtà consapevole della fatica del lavoro . puoi darmi delle indicazioni per favore . Disponibile da luglio

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