Le piogge improvvise

Continuo con le “puntate arretrate” di pastorizia mentre per il gregge si avvicina sempre più il momento di salire verso la montagna. Oggi vi racconto di alcune giornate di maltempo, meno intenso di quello che ha flagellato alcune aree della provincia di Torino recentemente.

Giornate di normale brutto tempo: cielo grigio, aria umida. Meglio se non fosse arrivata la pioggia, dato che gli animali avrebbero sprecato l’erba già alta e dura. Ma il tempo fortunatamente non può essere comandato a piacimento dagli uomini. Così si cerca di pascolare il prato abbandonato mentre ancora non piove, lasciando i boschi per l’eventuale peggioramento meteo.

Nuvole ancora più basse, ma non dovrebbe cadere pioggia, quel giorno. Il pastore porta il gregge più in alto, dove gli è stato detto di pascolare intorno a due case abbandonate. Il “prato” viene lasciato per la sera quando, tirate le reti del recinto, gli animali pascolano anche l’erba più dura e meno gradita.

Ancora una volta il gregge si trova a far pulizia dove l’uomo non va più. La villa è circondata dal bosco, la recinzione intorno è parzialmente crollata, i cinghiali hanno rivoltato le zolle nel prato. Un po’ nei boschi, un po’ nell’erba, il gregge anche per quel giorno dovrebbe riuscire a saziarsi. Pioverà? Non pioverà? E’ per il giorno successivo che le previsioni sono pessime.

Infatti iniziava a gocciolare già al mattino, quando il gregge si mette in marcia. Faceva caldo, l’umidità dell’aria era elevata, le nuvole si stavano abbassando sempre di più. Si ripercorre in discesa parte della strada che aveva portato il gregge in queste borgate, poi si passa un ponte e si risale verso altre zone.

Il cielo viene più scuro, l’aria cambia e inizia davvero a piovere. Scrosci più o meno forti, ma sono le temperature ad abbassarsi bruscamente. Mentre il gregge pascola, anche i pastori consumano un rapido pranzo al riparo di alberi e cespugli, dove ancora non cade tanta acqua. Poche ore prima si sudava e adesso è il freddo a dar fastidio, le mani bagnate rapidamente diventano insensibili. Pare di essere in alta montagna in quelle giornate di tormenta!

Ci si sposta ancora, da una casa chiedono di pascolare un piccolo prato tra le ville e il bosco, poi la pioggia aumenta improvvisamente quando ormai il gregge è tra le piante. Scende acqua da ogni luogo, le strade si trasformano in torrenti dove, dopo ogni scroscio più violento, arrivano ondate miste a terra e foglie. Le pecore si immobilizzano, stanno ferme tra le piante, smettono persino di pascolare.

Ci si sposterà poi nel tardo pomeriggio, dopo che le piogge saranno un po’ diminuite. Il cammino è lento, gli animali avanzano mal volentieri, ma non bisogna spingerli troppo, il passaggio sul ponticello è delicato. Perchè l’avanzata è così lenta?

Da una parte sono spaventate dal fragore del torrente. Un rigagnolo solitamente tranquillo, nel giro di poche ore si è trasformato in un corso d’acqua impetuoso e rabbioso, che pare voler trascinare via qualunque cosa. Sotto il ponte si crea una specie di cascata e le pecore sono intimorite dal rumore.

Anche la stradina allagata rallenta il cammino. Gli agnelli evitano le pozzanghere, ma qui c’è acqua ovunque, quindi tutto il gregge aveva esitato a percorrere questo tratto. La pioggia continuerà poi nella notte, ma l’indomani sarebbe tornato il sole. Quella era stata una giornata in cui, la sera, sei felice di tornare a casa, toglierti sovrapantaloni e giacca impermeabile, sfilare gli stivali, cambiarti tutti gli abiti e mangiare qualcosa di caldo.

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