Quasi senza parole

Avrei molto da dire, ma quasi non so come dirlo. C’è stata una terribile alluvione. Localizzata, ma c’è stata. Due sono state le aree più colpite del Piemonte: prima la montagna (inizialmente le valli Monregalesi, poi quelle del Pinerolese, soprattutto la Val Chisone, ma anche Val Pellice, Valle Po e zone limitrofe, con smottamenti e frane un po’ ovunque) e poi la pianura dove i vari fiumi, torrenti, bealere e fossi ingrossati hanno dato sfogo a tutta quell’acqua che non riuscivano più a contenere. Non ho immagini mie, me ne sono rimasta a casa a temere che succedesse qualcosa di grave anche qui, invece fortunatamente c’è solo stata paura, preoccupazione, tanta acqua, disagi.

(foto dal web)

(foto dal web)

Se n’è parlato poco, pochissimo. La gente qui ha avuto l’impressione di contare poco-nulla, soprattutto la gente di montagna, i protagonisti loro malgrado, quelli colpiti in prima persona, danneggiati negli affetti, nelle cose, nelle attività. Persino il TG3 Regionale ha detto che il simbolo di questa alluvione erano i due battelli fluviali che, per la piena del Po a Torino, hanno rotto gli ormeggi e sono andati a sbattere contro un ponte. Uno si è poi inabissato. Non un’immagine della Val Chisone, della Val Germanasca, dove le strade sono interrotte e la gente è isolata. Altri TG hanno dato qualche notizia, mostrato qualche immagine, ripreso video dal web, ma un minimo di attenzione dalla sede di Torino ce la saremmo aspettata tutti.

(foto da Facebook, Simone Curti) Val Chisone

(foto da Facebook, Simone Curti) Val Chisone

Di immagini e video se ne trovano a centinaia sul web, in particolare sui social, dove adesso si diffondono anche gli appelli per andare a dare una mano a spalare fango. Per la viabilità interrotta ci vorrà più tempo. E’ morto anche un uomo in Val Chisone, cercava di andare a mettere in salvo i suoi cavalli. Di fronte a queste catastrofi (si veda pure il terremoto), gli allevatori sono ancora più in pericolo, perchè non abbandonano i propri animali, anzi… rischiano persino la vita per loro!

(foto da facebook, Massimo Bosco) Val Chisone

(foto da facebook, Massimo Bosco) Val Chisone

Quella montagna che tanto spesso vi mostro, che vi ho mostrato sotto forma di villaggi abbandonati, territori abbandonati… quella montagna è ferita gravemente. La precipitazione è stata senza dubbio eccezionale nella quantità, concentrata in poco tempo, così come spesso è accaduto negli ultimi anni. E’ facile dire dopo cosa bisognava fare. Un amico (allevatore, residente in una delle valli colpite) ieri mi diceva: “Divento pazzo a vedere i lavori che ci sarebbero da fare. Ma sul territorio che occupa oggi la nostra azienda, una volta c’erano da 15 a 20 famiglie e ora siamo in quattro gatti, con tutti gli animali da accudire. Con tutta la buona volontà… ma cosa vuoi fare? In più c’è il cambiamento che sta facendo il territorio, il tempo. Però c’è anche tanta gente che avrebbe il tempo per fare piccole opere. Uno stava guardando i fiumi e mi fa “oggi c’è solo da stare alla susta“, il giorno dopo toglievo dei suoi materiali incagliati nei tubi di un ponticello. Un altro si lamenta che la strada è distrutta, ma non ha manco la zappa dietro per deviare l’acqua!

(foto da Facebook, Massimo Bosco) Val Chisone

(foto da Facebook, Massimo Bosco) Val Chisone

A volte non si fa perchè sembra di essere quasi stupidi, una goccia nel mare dell’abbandono… Io pulisco il mio tratto di fosso, ma a monte e a valle nessuno lo fa, quindi… Comunque, ormai è successo. In tanti mi avete scritto chiedendo come stanno i pastori. Non bene, immagino. Ho sentito qualcuno quando ormai aveva smesso di piovere, perchè in quei momenti lì o sei tu a chiamare gli amici per chiedere aiuto, o non hai tempo di stare al telefono. Se la sono vista brutta, si sono allontanati dai fiumi e dai torrenti. Adesso cercheranno posti dove andare o daranno fieno fin quando prati e stoppie saranno di nuovo praticabili.

(foto da Facebook, Cooperativa il Trifoglio Cascina a Carignano

(foto da Facebook, Cooperativa il Trifoglio) Cascina a Carignano

Se la sono vista brutta anche quelli che stanno in pianura, con gli animali in stalla, anzi, per loro il peggio è arrivato dopo. Gli amici che stanno in questa cascina specificano che gli animali stanno bene e sono al sicuro, i danni si valuteranno dopo, quando l’acqua si abbasserà di livello.

(foto da facebook, Claudio Bonifazio) None (TO)

(foto da facebook, Claudio Bonifazio) None (TO)

Ecco altre immagini della pianura. Campi allagati, strade impraticabili, case e cascine allagate. Per fortuna ieri ha smesso di piovere, lentamente l’acqua defluirà e si cercherà di tornare alla normalità.

(foto da facebook)

(foto da facebook)

Quasi nessuno ha avuto tempo, modo e voglia di mettere su facebook le immagini di quel che stava succedendo ai propri animali. Ci sono altre priorità. Magari ha scattato un’immagine un amico che è andato a dare una mano ad evacuare la stalla, poi in seguito l’ha pubblicata come testimonianza.

(foto da Facebook, Mario Manzon)

(foto da Facebook, Mario Manzon)

Tra i miei contatti, ecco un margaro che ci mostra quello che cosa è successo alla sua cascina. Qua e là tra le pagine, di fronte ad immagini simili, c’è chi dice di portar via le bestie. Dove? Quando è tutto allagato, ma ha smesso di piovere e sai che la situazione non peggiorerà ulteriormente, non puoi fare altro che aspettare.

Per un rapporto completo sull’alluvione, l’articolo di Daniele Cat Berro su Nimbus qui.

Non sto a dire che auspicherei che adesso si lavori velocemente per ridare almeno i collegamenti essenziali alle persone isolate in montagna, senza far troppe parole e polemiche. Ma so già che non sarà così, perchè parole e polemiche già ne sto sentendo tante. La montagna è un territorio difficile, tanti, troppi, vorrebbero che fosse solo un piacevole sfondo per momenti di svago o una risorsa. Invece no… è un ambiente con tante contraddizioni, nel bene e nel male. Ciascuno oggi si starà rimboccando le maniche in prima persona, a partire dagli amministratori di piccoli e piccolissimi comuni, ed è così che bisognerebbe fare sempre nel quotidiano, con tanti piccoli gesti. E’ vero che paghiamo le tasse e quindi vogliamo attenzioni, ma non possiamo pretendere che qualcuno venga a pulire il fosso dietro casa (o, d’autunno, durante un’alluvione, che il Comune mi venga quotidianamente a togliere le foglie cadute dalle piante del viale davanti al negozio, osservazione ascoltata ieri nel mio paese). Se ciascuno facesse dei piccoli gesti, sarebbe più semplice intervenire in caso di necessità.

Riflessioni sulla pericolosità delle pecore

Oggi vorrei riflettere qualche minuto con voi. Perchè, soprattutto in tempo di crisi, viene da domandarsi se forse tutto quello che stiamo vivendo non è dovuto un po' anche al distacco totale dalla realtà più vera, quella della terra, quella delle origini, del territorio. Parole abusate, parole con cui riempirsi la bocca, parole a cui raramente seguono i fatti. I sintomi di questo fenomeno sono un po' dappertutto, non sono di sicuro io la prima a parlarne, ma… restando agli argomenti trattati di solito da questo blog, volevo prendere spunto da due articoli che mi sono stati segnalati. Questo è di grande attualità ed infatti è successivo ai disastri provocati dal maltempo in Liguria. Un consigliere provinciale fa questa proposta: "Chiedo che la Regione crei una legge per il finanziamento dei piccoli allevatori che si occuperanno del pascolo degli animali nei fiumi aiutandoli non solo con finanziamenti ma anche mettendo a disposizione strutture adeguate alle loro esigenze".

Quest'immagine del torrente Chisone non si riferisce alle ultime piogge, ma ad eventi precedenti. E' vero, negli ultimi tempi si sono verificate anche precipitazioni eccezionali, in poche ore sono cadute quantità di acqua pari a quelle che normalmente dovrebbero distribuirsi nel corso di mesi. Però… Però i fiumi non sono più gestiti come una volta! Quante volte qui abbiamo parlato di fiumi e pastorizia? Decine e decine di volte! Anzi, questo blog alle origini è nato proprio per far conoscere questo problema, cioè la contrapposizione tra le aree protette lungo i fiumi ed i pastori vaganti.

Adesso c'è chi propone di tener puliti i fiumi pascolando ed addirittura chiede le strutture idonee per i pastori… Ma non c'è bisogno di strutture, di finanziamenti, ma solo di potersi avvicinare, ai fiumi! Qui lungo il Chisone non è parco (l'immagine sopra è stata scattata poche centinaia di metri sopra il ponte da cui è stata scattata la foto del fiume in piena), quindi bene o male si riesce a passare, ma altrove, nelle aree protette, è sufficiente che un gregge venga visto da lontano per far sì che arrivino i guardiaparco a farti andar via.

Lungo il Po è così dappertutto, io l'ho già sperimentato in tutte le province attraversate dal grande fiume: Cuneo, Torino, Vercelli, Alessandria. Cosa sono i gravi danni apportati alla flora ed alla fauna dalle pecore in confronto ad una piena, ad un'alluvione? Certo, dove gli animali scendono al fiume per bere potranno schiacciare un nido. Dove pascolano, potranno scortecciare una pianta, ma la vegetazione riparia non è fatta apposta, non è adattata al passaggio di eventi periodici che possono perturbarla? Un gregge è molto meno impattante di un'alluvione… E poi, magari, pulendo un po' dalla vegetazione l'alveo, non è forse che così l'acqua potrà scorrere con meno ostacoli?

Non sono le pecore a rimuovere tutto ciò che si accumula lungo il corso del torrente, del fiume. Loro potrebbero al massimo brucare erba, foglie, contenere gli arbusti. Ma, trasportati dai fiumi, in questi giorni abbiamo visto ben altro. Oltre a tonnellate di immondizia (ahimè), una gran quantità di legname.

Quante volte, d'estate, vi avevo mostrato le immagini di canaloni e letti di torrenti ancora invasi dai resti delle slavine dell'inverno? Legna che è rimasta lì, legna che nessuno ha rimosso. Legna che con le alluvioni è scesa a valle, ha fatto diga, si è accumulata contro i ponti. Un tempo non sarebbe successo, un tempo, quando non c'era la crisi, ma si era tutti più poveri, quella legna sarebbe servita. Adesso in alpeggio il formaggio con il fuoco a legna non lo puoi più fare… Porti su le bombole, consumando energia per il loro trasporto, la legna resta nei canaloni e non vai nemmeno più a tagliare i cespugli di rododendro, di ontano, per avere legnetti per accendere il fuoco. Non so, non capisco. C'è chi lo chiama ambientalismo, c'è chi lo chiama modernità, progresso. Vi invito anche a leggere le riflessioni sullo stesso tema pubblicate su Ruralpini qui.

L'ultima riflessione è su questo articolo. Nel Bellunese si vuole vietare la transumanza attraverso i paesi."la transumanza delle pecore, che al loro passaggio lasciano sul terreno odori e deiezioni che rendono complicato, per alcuni residenti, anche solo uscire di casa." Verrebbe da ridere, ci sarebbe da pensare ad uno scherzo, no? Capisco che ci si lamenti per i liquami sparsi in gran quantità sui campi, lì sì che l'odore può infastidire… Ma cosa resta sulla strada dopo il passaggio di un gregge? A Pont Canavese, a Novalesa vi ho mostrato delle feste della transumanza. A Barcellonette la fiera ovina si tiene nella piazza del paese. E di gente fuori di casa per vedere lo spettacolo ce n'era tantissima. Ci fosse davvero la crisi, la gente uscirebbe di casa con paletta e sacchetto a cogliere quelle deiezioni, così come raccontava mia nonna. Ai suoi tempi c'erano le corse per accaparrarsi quelle che muli e cavalli lasciavano dietro, per le strade di Torino.

Prima… e durante

Prima non pioveva. Prima era tutto secco. Prima sicuramente non c'era fango. Bei prati da pascolare pochi, solo in qualche zona tra le colline, più fresca, più ombrosa, c'era qualcosa di verde. In pianura no, era tutto secco. Secca l'erba sotto i pioppeti, secchi gli steli e le foglie delle infestanti negli incolti. Nei prati invece c'erano qua e là le vacche, oppure passavano i trattori con l'autocaricante e portavano tutto in stalla.

Al mattino aprivi il recinto e sapevi che, anche con un piccolo gregge, c'era da camminare per riempirle prima che fosse notte. Figuriamoci con un gregge da mille e più capi! Sapevi anche che le previsioni parlavano di pioggia, ma la frase classica che sentivi ripetere un po' da tutti era: "Serviva prima, adesso ormai…". Però non faceva freddo, quindi un po' di pioggia magari avrebbe fatto comodo lo stesso, per vedere un po' di verde in più.

Il sole infatti era ancora caldo, bastava dover rincorrere un agnello per trovarsi sudati. In quel grosso prato apparentemente verde le pecore un po' non mangiavano perchè l'erba "puzzava" per l'umidità e le foglie cadute dagli alberi, verso il ruscello. Un po' non c'era così tanto da brucare, l'ultimo taglio doveva risalire a non tanti giorni prima.

Certo, alla sera erano piene, ma nel giro di un giorno avevano pascolato quello che in primavera era bastato per parecchi giorni. Il cielo si manteneva limpido, l'aria diventava fredda ed umida dopo il tramonto, ma chissà se era poi vero che doveva arrivare tutta la pioggia di cui si parlava?

Era vero… E così, dimenticata la siccità, dimenticate tutte le volte in cui avevi guardato in su sperando di veder piovere, ti ritrovi infagottato in cerate e stivali, con i piedi che scivolano nel fango, la pioggia che ti cola giù per il collo. Mettere e togliere reti sotto l'acqua, far ciucciare il latte agli ultimi nati che si chiedono perchè all'improvviso siano arrivati in un mondo così poco accogliente. Per fortuna freddo non fa, ma quanta acqua viene giù?

Di colorato ci sono le foglie, quelle delle viti e quelle degli alberi da frutta. Le pecore brucano avide, quando finalmente si riesce a portarle al pascolo. Non è facile trovare dove andare, perchè da una parte è già passato qualcun altro, dall'altra c'è troppa acqua, l'altro prato ancora è stato venduto e non si sa se il nuovo padrone sia daccordo a lasciarlo pascolare. Intanto piove. A raffiche, a scrosci, come se fossero temporali estivi, ma che durano da mattina a sera e poi proseguono nella notte.

Gli animali mangiano anche le foglie dei peschi, degli albicocchi, dei peri e dei ciliegi. E' già arrivata la notizia che, poco più su, è crollato un ponte, il "solito" ponte sul Pellice. Il torrente non è lontanissimo, in linea d'aria, e pare di sentirne il cupo rombo, quando la pioggia batte meno forte sugli ombrelli. "Li lasciassero pulire, i fiumi… Sono pieni di piante, e c'erano ancora tutti i tronchi e la rumenta portata giù negli anni passati dalle valanghe e dalle alluvioni."

In certi momenti il cielo si fa buio, anche se è solo il pomeriggio di questa domenica di novembre. Si sa che pioverà ancora, quindi ci si organizza di conseguenza, si scelgono come mete prati dal terreno "sano", non fangoso, e si sale sulle colline, invece di dirigersi verso la pianura.

Anche gli spostamenti meno complicati riservano sorprese, come "nuovi" torrenti che scorrono rabbiosi dove solitamente c'è poco più che un filo d'acqua. Con un po' di esitazione, dal momento che l'acqua torbida non permette loro di vederne il fondo, le pecore lo attraversano, poi lo fiancheggiano guidate dal pastore. Quasi tutte le foglie sono già cadute, sotto l'impeto della pioggia e delle raffiche di vento.

Si va avanti così, un po' pascolando piccoli pezzi, un po' spostandosi lungo stradine e vie secondarie. Forse però questa pioggia un po' servirà, per far crescere l'erba. Infatti continua a non far freddo… però adesso servirebbe qualche giornata di bel di sole. Le previsioni invece sono di allerta meteo e, per qualche giorno, ancora pioggia e pioggia.

Le pecore ripassano dove avevano già pascolato qualche giorno prima. Forse nemmeno il pastore sa bene dove portarle, ma ben più grave dev'essere la situazione per chi è in pianura, con i grandi fiumi che esondano, i campi che si allagano, l'acqua che ristagna e non scola via. "Prendi un carcerato e mettilo al posto nostro, vedi che non sta…". Ma appena tornerà il sole sarà tutto dimenticato. Non basta "un po'" di pioggia per far cambiare mestiere ad un pastore!

Viene notte presto, in queste giornate di maltempo che si accorciano sempre più. La breve pausa delle precipitazioni è già finita e riprende a piovere. Le pecore pascolano ancora, ma bisogna arrivare al recinto prima che sia troppo buio. E' bello fare il pastore, ma bisogna mettere in conto giornate così, durante le quali non ci si può girare dall'altra al mattino. Anzi, ci si alza ancora prima per arrivare al recinto appena fa giorno e vedere se qualche pecora abbia partorito, per portarla in un posto riparato. Speriamo almeno che, dopo tutta questa pioggia, ci sia più erba. Quello che è certo è che, per qualche tempo, i contadini non entreranno più nei prati con i trattori.

Dopo la pioggia, il sole, ma…

Ha piovuto, tanto. Come succede in questi casi, anche senza una vera e propria alluvione, i fiumi si ingrossano ed escono dallla loro sede, invadendo i terreni circostanti. Sono zone incolte, dove è normale che ogni tanto passi l’acqua… solo che lì spesso ci sono i pastori, che trascorrono la primavera prima di salire in montagna. In molti devono ancora salire, lo faranno a giorni, magari proprio domani… Nel frattempo hanno passato momenti difficili, correndo anche qualche rischio di troppo.

Mercoledì mattina alla radio parlavano di una mandria intrappolata nella Dora Baltea. Ho subito capito di chi si trattava, anche perchè hanno detto il posto dove questo accadeva, qualche chilometro più a valle del ponte nell’immagine. La foto è stata scattata proprio in quelle ore, mentre pioveva ed il fiume doveva ancora crescere ulteriormente. Successivamente sui giornali hanno scritto anche delle cose errate, indicando un altro luogo e, addirittura, che la cosa fosse stata risolta, mentre invece erano state salvate solo una quindicina di bestie. Ieri sera l’allevatore era ancora disperato per la sorte dei suoi animali e confidava in una pausa nel maltempo. Volevo quasi passare di lì, ma… non me la sono sentita, perchè non sono bei momenti per andare a ficcare il naso. Vari articoli sull’argomento qui, qui e qui.

Io intanto ero diretta verso il Biellese e, in quella mattinata di pioggia scrosciante, per caso ho incontrato un gregge lungo la strada. Rallento, mi fermo, cerco di capire di chi si tratti, poi parcheggio, prendo l’ombrello e mi avvio a salutare il giovane pastore. E’ la prima volta che ci vediamo mentre è al pascolo, in un paio di occasioni infatti l’avevo incontrato a qualche fiera. Alberto mi invita subito ad andare a trovarlo in montagna, tra qualche giorno si metterà in cammino verso le montagne.

Piove e la campagna è allagata, il terreno non ce la fa più ad assorbire tutta quell’acqua. Le pecore osservano dubbiose ed il pastore accetta con rassegnazione, d’altra parte che si può fare, in un mestiere come il suo? "Fai le foto? Ma adesso così non fanno bella figura…".

Il gregge sta per uscire dal recinto e dovrà attraversare la strada. Il cielo è livido, la pioggia cade a raffiche, poi diventa uno spray, in attesa di ricominciare a cadere più violentemente. E’ stato proprio un caso, il mio incontro, perchè pochi minuti dopo avrei visto solo la rete di fianco alla strada e neanche più la traccia del passaggio, lavata via dalla pioggia.

Le pecore attraversano velocemente, basta comunque poco perchè in ambedue le direzioni si formi una coda di auto. Siamo a poca distanza da Biella, terra da sempre di pastorizia, dovrebbe essere quindi normale vedere un gregge da queste parti, senza che nessuno debba protestare troppo. Il pastore mi saluta e continua il suo cammino…

Il gregge si avvia tra le fabbriche, a cercare nuovi pascoli. Qui è abbastanza al sicuro, lontano da fiumi e torrenti. Più a monte avrebbe dovuto attraversare torrenti in piena, canali solitamente secchi gonfi di acqua spumeggiante… Chissà se riuscirò ad andare anche lassù in alta Val Sesia per vedere l’alpeggio di questo gregge? Servirebbe una lunghissima estate per andare da tutti e dovrei fare soltanto questo!

Finalmente arrivo a destinazione, piove… E non si parte per andare al pascolo fino al tardo pomeriggio, con la speranza che non ricominci a venire giù acqua. Le capre non amano la pioggia e, se possono, cercano un ricovero in caso di precipitazioni. Per questo la pastora le reputa più intelligenti delle pecore, che non hanno questo comportamento. "Se metti al riparo una pecora che ha appena partorito, quella non sta mica lì… Torna alla pioggia. Una capra invece no, lei va subito a cercare un riparo, quando piove."

Non è difficile trovare un pascolo per il gregge, in quei boschi e soprattutto con la vegetazione abbondante che c’è quest’anno. Il becco emerge tra l’erba alta, brucando le grosse foglie della bardana. Qua e là ci sono numerose fragole selvatiche, di un bel rosso acceso, ma prive di gusto per colpa della troppa acqua.

Il cielo sembra aprirsi, esce persino il sole e si vede qualche chiazza di sereno che potrebbe far ben sperare per la serata e per il giorno successivo, ma Maria Pia mi fa notare che le capre sono troppo ferme e questo non è un buon segno. Probabilmente pioverà ancora, e non poco! Intanto le nebbie si alzano tra gli alberi e si vede il panorama verso la pianura.

Quando si rientra alle baite, l’idea non è quella di una serata all’insegna del miglioramento. L’erba è fradicia di goccioline sospese agli steli e le nebbie stanno nuovamente scendendo, avvolgendo tutto fino ad impedire la vista. Manca poco a nuovi scrosci sempre più violenti, mentre ormai siamo al sicuro in casa.

Il risveglio avviene a causa di un nuovo intenso temporale, che risuona sul tetto in lamiera. Per fortuna però successivamente sembra che si possa partire verso il pascolo, senza però osare lasciare a casa ombrello e giacche cerate. Ci si incammina nel bosco, poi si attraversa un prato. Il gregge avanza compatto, a fianco della pastora i cani e due capretti allevati con il biberon, di nome Pasqualino e Pulce.

Il colore dominante è senza dubbio il verde. Qui i prati sono stati pascolati dalle pecore nelle settimane precedenti, adesso il gregge è già su in montagna, sono rimaste solo le capre, anche loro in attesa di salire più in alto, su queste montagne sempre più abbandonate. Pia mi racconta di come, da queste parti, ci fossero prati ed alpeggi dove ora ci sono solo più boschi e cespugli.

Mentre le capre pascolano nel bosco, salgo fino al vecchio ponte: il rumore del torrente è impressionante, anche se questo è solo un "piccolo" ruscello. L’acqua è limpida, a differenza di quello che vedrò poche ore dopo, tornando verso casa ed attraversando ponti su corsi d’acqua in piena, dal colore marroncino. Che primavera, questa, così piovosa e fresca. Chissà come sarà l’estate? Eccezionalmente calda? Continuerà a piovere e fare freddo? Intanto si pensa a quelle povere bestie bloccate nel fiume ed a quello che staranno passando gli allevatori in questi momenti.

Torniamo verso il basso, attraversando "foreste" di felci, pronte a diventare ancora più alte non appena inizierà a fare un po’ più caldo. Nelle ore successive vedremo il sole per alcuni istanti, ma quando mi rimetterò in viaggio verso la pianura starà già di nuovo piovendo. Oggi, come vi dicevo, è tornato il sole, che farà piacere a tutti. Vedremo poi domani, per le transumanze… A tutti quelli che ne seguiranno una, mandatemi le foto!

Eventi, notizie, annunci

Da qualche giorno, tramite diverse voci, ho seguito una vicenda accaduta in altre terre… ma c’è comunque un filo che lega tutto quello che parla di pastorizia, e spesso questo filo passa qui, nel mio computer, attraverso e-mail, segnalazioni, telefonate. Nei giorni scorsi, mi raccontavano degli amici che vivono in Veneto: "Ho notizie del pastore in "balia" del Piave…da quello che mi hanno detto è rimasto in un isoletta in mezzo al fiume. Si era spostato lì per trovare un po’ d’erba, dato il passaggio di vari greggi in quel posto. Mossa un po’ azzardata! Poi hanno aperto le chiuse dati i forti temporali e lui è rimasto in mezzo. Il giorno seguente il pastore, di nome Teodoro, è stato portato in salvo con l’elicottero, dopo di lui gli asini, mentre i cani sono usciti a nuoto… Le pecore sono ancora lì, portano loro il fieno con l’elicottero, aspettando che si abbassi l’acqua, ma sai ben come sarà la situazione dopo una settimana che sono lì nel fango, dato che non smettono i temporali…"

 

(foto da "La Tribuna di Treviso")

Il tutto è poi stato risolto, il come me lo segnala Marco dalla Polonia, che ha scovato qui la notizia e l’album fotografico con le immagini del salvataggio delle pecore. "Un doppio argine per far abbassare l’acqua, rallentare la corrente e far passare a guado 500 pecore e 300 agnelli. L’operazione-salvataggio è stata effettuata dai vigili del fuoco di Montebelluna sul Piave, ai confini tra Bigolino e Covolo, per portare in salvo un gregge rimasto bloccato su un isolotto. Prima sono stati creati due argini provvisori per far abbassare l’acqua e rallentare la corrente, poi con le ruspe sono state innalzato due barriere. L’acqua nel tratto scelto per far passare pecore e agnelli si è abbassata, la corrente è rallentata ed è iniziata l’operazione di transumanza".

Per i prossimi giorni, vi segnalo domani sera, 14 maggio 2010, a Piossasco (TO), appuntamento con "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora", ore 21:00, presso la Biblioteca Civica Nuto Revelli di via Alfieri 4.

A Saluzzo (CN), sabato e domenica si terrà la consueta Festa dei Margari e della Montagna, giunta alla 5° edizione. Qui ulteriori dettagli sull’evento. Come tutti gli anni, il momento clou sarà la rudunà per le strade del paese, un anticipo della futura transumanza.

Per concludere, una richiesta che ho ricevuto qualche tempo fa e che, chiedo scusa, era rimasta indietro in mezzo al materiale da pubblicare. Riguarda gli allevatori di capre in zona Trentino. "Salve, mi chiamo Antonio Schettini e insieme a mia moglie Stefania siamo i titolari della Latteria del Sole di Trento. Nel nostro caseificio da poco certificato Bio trasformiamo latte vaccino e di bufala. Cerchiamo qualche allevatore che potesse fornirci 40/50 litri di latte di capra alla settimana. Per contattarci 0461 91 11 29 – cell 329 81 56 003. Grazie"

Sulle tracce dei pastori vaganti

Ho vari arretrati qui in archivio, foto che mi avete mandato nei mesi scorsi. Non temete, poco per volta le pubblicherò tutte, prima che sia ora dell’alpeggio! Tanto, per adesso, con tutta la neve fresca che è venuta, per un po’ di alpeggio non si parla ancora. A proposito di maltempo, queste sono state giornate veramente difficili per i pastori vicino ai fiumi, costretti a fuggire mentre l’acqua saliva e saliva, a volte uscendo anche dal suo letto ed andando a sporcare di fango e melma l’erba… Qui l’articolo dove si parla di un pastore tratto in salvo dalla piena del Piave in Veneto.

Iniziamo con Clà, che era andata in bici a far visita ad un pastore mentre questo si trovava con il gregge nei pressi del suo paese. A quanto pare il benvenuto gliel’ha dato il cane anti-lupo… Chi lo direbbe che poi questi bestioni sono tanto pericolosi ed aggressivi anche con l’uomo?

Ecco invece il gregge, l’immensa marea di pecore che invade la strada. Le foto risalgono alla fine di marzo, quando l’erba iniziava sì a diventare verde, ma era ancora bassa…

Clà racconta che, quel giorno, c’era tanta gente che veniva a trovare il pastore, un via vai di visitatori, mentre il gregge pascolava tranquillo nei pioppi. E’ sempre così, ci può essere qualcuno che "non può vedere i pastori", ma per fortuna ci sono anche sempre facce amiche e sorridenti!

L’emozione di vedere il gregge che si riunisce alle spalle del pastore, rispondendo a quei semplici richiami… Come fare a spiegare quel che si può provare in quei momenti? E’ un qualcosa di antico che si ripete ogni volta, ogni giorno, peccato per chi non ha mai avuto modo di vivere dal vivo questi momenti.

Un’ultima immagine da Clà, le due asine intente a grattarsi a vicenda, mentre gli agnelli neonati sonnecchiano tranquilli nel basto. Grazie per le belle foto, arrivederci al prossimo incontro con un gregge!

Mari invece era andata a trovare Fulvio mentre si trovava in mezzo alle colline. Sono altre immagini primaverili, con i cespugli che appena iniziavano a colorarsi di verde. Quanti passi hanno percorso, in tutta la loro vita, questi pastori? Ogni tanto me lo chiedo…

Il gregge era ancora da tosare, chissà quanti pastori in questi giorni stanno inveendo contro il tempo, che comporta giornate lunghe e difficili, pericolo per chi si trova accanto ai fiumi, disagi per chi ha le pecore appena tosate ed una lunga attesa per chi invece sta aspettando i tosatori!

E voi? Non avete incontrato le tracce di nessun gregge, in questi giorni?

Dove era uscito il Po

Un mese fa o poco più c’era stata l’alluvione. Niente a che vedere con quella di un anno fa… Comunque Po, Sesia, Tanaro ed altri fiumi erano usciti dai loro letti, coprendo tutto di acqua torbida e melma.

Poco per volta, l’erba è ricresciuta ed il gregge può tornare al pascolo anche lì, dove subito dopo il passaggio del fiume le pecore si rifiutavano di mangiare. "Veniva giù l’acqua dalle colline e volevamo quasi portarci verso il Po, ma ci ha bloccato la strada quel fosso lì dietro, che passava sopra al ponte! E’ stata una fortuna, perchè altrimenti rimanevamo presi in mezzo."

Adesso l’acqua è preziosa, serve per l’abbeverata, anche due o tre volte al giorno. Non fa più caldo come nei giorni scorsi, ma il sole è comunque forte e gli animali si accalcano intorno alla lanca. "Un’altra cosa rispetto all’acqua pulita della montagna…".

Dopo aver placato la sete, il gregge va al pascolo tra i pioppeti. "Con tutte queste capre, è più facile farle venire avanti! Mi seguono più queste che non quelle del mio gregge!". Quel giorno c’era stato un cambio della guardia ed il pastore era andato a sostituire il padre, assente per mezza giornata.

Poco prima di fermare il gregge nell’ora di pranzo, le pecore scendono di nuovo a bere verso un fosso dall’acqua torbida. Qualcuna scende in acqua e nuota fino all’altra sponda, così poi bisognerà mandare il cane per farla tornare indietro, con non poca fatica!

L’acqua ha accumulato quantità enormi di immondizia, dove la plastica la fa da padrona: bottiglie e contenitori di vario genere, polistirolo, palline e palloni, tappi, spugne, gommapiuma…

Ed è così tutto dov’è arrivata l’acqua durante l’alluvione: quando si è ritirata, insieme al fango, ha lasciato dietro di sè un po’ di tutto. "Una pecora si era infilata un pezzo di tubo in una zampa: non siamo riusciti a prenderla, ha girato per diversi giorni con quella cavigliera, le ha persino spelato la gamba, poi siamo riusciti a catturarla ed abbiamo dovuto tagliare la plastica."

Nel tardo pomeriggio si abbandona l’ombra del boschetto e si torna tra incolti e pioppeti. I resti del fango dell’alluvione sono una nuvola di polvere sottile che si alza al passaggio degli animali. L’erba viene schiacciata e pascolata solo in parte: è una stagione in cui ci si può permettere di sprecare, come se non ci si ricordasse più del lungo, interminabile inverno.

Le giovani caprette sono state addomesticate: qualcuno ha dato loro dei vizi e pertanto, ogni volta che ci si ferma, almeno una viene a cercare carezze, magari qualche fronda di gaggia o di altra pianta. "Un po’ va bene, ma poi sono persino noiose, queste!". Ma poi torna il pastore titolare e viene il momento di andare a sbrigare altri compiti, altre incombenze.

Due fiumi

Domenica scorsa il gregge stava risalendo. No, non è ancora la salita verso le alte valli, si trattava semplicemente di una fuga dai pascoli inutilizzabili a causa dell’alluvione.

In certi punti l’erba era più alta delle pecore. Dalle baracche lungo l’argine si affacciava gente, qualcuno arrischiava le solite domande. "Da dove venite? E dove andate? Ma prima… dove eravate?". Risposte vaghe, un sorriso ed una battuta, il gregge si allontanava, chissà quali erano i pensieri di quelle persone che lo vedevano passare così, per pochi istanti.

Un agnello si era attardato tra i cespugli ed il pastore l’aveva catturato. Trovandosi "perso", avrebbe potuto scappare nella direzione opposta rispetto al cammino del gregge, costringendo gli uomini a lunghe corse per acciuffarlo. Splendeva il sole e faceva già caldo, in quella mattinata durante la quale decine e decine di persone affollavano le baracche colorate lungo l’argine, preparando grigliate ed apparecchiando le tavole con vari antipasti. I profumi e la musica a tutto volume arrivavano a tratti fino al gregge.

Tra l’erba, come sempre, qualche tangibile segno di inciviltà. Le pecore giravano intorno a quello che l’uomo non usa più: a testa bassa, continuavano a pascolare. "Bisogna trovare un posto all’ombra per fermare nell’ora di pranzo, fa troppo caldo…".

Il gregge era ripartito nel pomeriggio, dopo una sosta di un paio d’ore nei momenti più caldi della giornata. C’era un lungo cammino da compiere, con delle soste che corrispondevano a quei pascoli "lasciati indietro" appositamente nel momento in cui il gregge era transitato lungo la stessa strada qualche settimana prima.

Due fiumi che scorrevano in direzione contraria. Il gregge si riportava in periferia della città, l’acqua scivolava veloce verso la pianura. Il cammino delle pecore sollevava già nuvole di polvere, anche se erano passati pochi giorni dalle ultime piogge.

Il fiume era ancora gonfio d’acqua scura: gli ultimi resti delle piogge, la neve che scioglieva in montagna in quelle giornate calde… "Guarda, guarda che roba! E dire che adesso è niente, nei giorni scorsi sì che faceva paura!".

Ancora una volta il gregge era transitato sotto al ponte della ferrovia. Il pascolo vagante è meno "libero" di quel che si pensa: il cammino in un certo senso è già scritto. Manca la data precisa, ma di anno in anno i posti sono all’incirca sempre quelli, con gli inevitabili imprevisti che comportano delle piccole variazioni ed adattamenti.

Il fiume aveva accumulato legname ed immondizia contro i pilastri del ponte, materiali che aveva raccolto più a monte e trasportato fin qui. Ancora in quel momento ogni tanto si vedeva passare qualcosa che galleggia. Il gregge non sa, non guarda e continuava a seguire il pastore che lo stava guidando.

Una sosta a pascolare i prati intorno ai campi sportivi, quando ormai il sole scendeva all’orizzonte. Anche qui c’era chi si avvicinava a vedere, a far domande, ma i più guardavano da lontano, senza il coraggio di parlare con il pastore. "Meglio così… Venissero qui, le spaventerebbero, adesso invece sono tutte belle allargate a pascolare!"

Il gregge era passato in mezzo alle case della periferia. Non c’era più tanta gente, in giro: i più probabilmente stavano già preparando cena, i pastori invece avrebbero ancora continuato a sorvegliare il gregge per qualche tempo. C’era ancora anche da preparare il recinto, dare gli agnelli alle madri ed occuparsi di tuttte se solite incombenze serali.

Al fondo di questa strada c’erano altri territori di pascolo, dove il gregge passava tutti gli anni. All’orizzonte incombe una fabbrica di triste memoria, ormai chiusa ed abbandonata. Nei giorni successivi le pecore pascoleranno lì vicino e si spingeranno anche verso le colline, visto che ci sono numerose stoppie ed incolti ricchi d’erba. Chissà se domani saremo ancora da quelle parti?

I primi caldi dopo l'alluvione

Più vagante dei pastori, ho potuto permettermi l’escursione in montagna, a vedere i territori d’alpeggio ancora impraticabili (a questo proposito vedete anche qui il post e le foto dei miei compagni di gita). Poi sono tornata dal gregge e dai pastori, per rendermi conto di quello che è successo con l’alluvione.

Alcuni posti sono stati effettivamente invasi dall’acqua ed adesso restano ampie chiazze coperte dal limo, mentre l’erba appare sbiadita. Ovviamente qui gli animali non possono più pascolare, quest’anno. Con il sole che scalda già al mattino, queste zone asciugheranno velocemente ed il fango si trasformerà in polvere finissima.

Le pecore scendono al fiume per dissetarsi. Con il sole che picchia sulle loro schiene, questa esigenza adesso dovrà essere soddisfatta anche due volte al giorno. L’acqua è ancora limacciosa ed il livello, pure se è calato rispetto ai giorni critici, non è sicuramente quello visto nelle scorse primavere, quando metri e metri di ghiaioni erano allo scoperto. Oggi vi sono persino cespugli che continuano ad essere sommersi.

I segnali dell’alluvione sono presenti anche sotto forma di strane "sculture post-moderne": alberi e cespugli che sono stati sommersi dall’acqua, sui quali si sono impigliate grandi quantità di residui, organici e non. La plastica la fa da padrone ovunque, con brandelli di sacchetti, pannolini e tutto il resto. Riusciremo a capirlo, un giorno, che ogni cosa di cui ci liberiamo gettandola nell’ambiente, prima o poi ci si ripresenta, chiedendoci anche di "pagare il conto"?

Dopo la sosta di metà giornata, nel pomeriggio il gregge ritorna al pascolo sotto il sole. Fa caldo, decisamente caldo, ed il contrasto con le temperature di pochi giorni fa è ancora più drastico. Sul fuoristrada il pastore ha ancora la maglia pesante, quella che tornava utile per ripararsi dalla pioggia, dal vento e dall’umidità. Oggi al massimo serve da cuscino per la pennichella pomeridiana, quando c’è il tempo per farla.

Per fortuna c’è ancora qualche vasto incolto da pascolare. Qui l’acqua non è arrivata, ed il contadino con il trattore nemmeno. "L’altro incolto più in là invece è stato seminato a mais…". I pastori cercano un po’ d’ombra, il sole brucia sul collo e sulle braccia, in cielo non c’è una nuvola, ed inevitabilmente si parla della montagna, dove sicuramente la neve starà sciogliendosi lentamente.

Al tramonto si torna verso il recinto. "Per noi adesso andrebbe bene se non arrivassero i moschini fino al momento di andare in montagna…". Già, le zanzare infatti non sono ancora arrivate e nessuno le rimpiange, infatti a quest’ora della sera uomini ed animali solitamente sarebbero tormentati da nuvole di insetti fastidiosi.

Il cammino del gregge sull’argine è una lunga fila che si perde all’orizzonte, sollevando una nuvola di polvere. L’ultimo sole splende ancora, ma le pecore non verranno chiuse nel recinto fino alla prima oscurità, visto che nelle ore più calde della giornata non hanno pascolato.

C’è un visitatore, oggi, un giovane appassionato di pastorizia, fedele lettore di questo blog, che è venuto a trovare i pastori e vedere il gregge dal vivo. La sua giovane cagnetta collabora alla conduzione del gregge e lui non si tira indietro nel dare una mano. E così, senza grandi imprevisti, anche questa giornata arriva alla sua conclusione. Il pascolo vagante vorrebbe essere sempre così, quieto e rilassato, senza problemi di pascolo, senza lamentele, lontano dal traffico e dalla "civiltà", pur con i suoi orari che iniziano al mattino presto e terminano ben oltre il tramonto.

E' tornato il sole

I fiumi stanno rientrando nei loro letti, lasciando intorno a loro melma, pozzanghere, immondizia. I pastori cercano luoghi dove si possa pascolare. Mi raccontava ieri Federico che l’acqua è arrivata a lambire il pavimento della sua roulotte. Già una volta il Tanaro aveva messo in pericolo il gregge e l’accampamento dei pastori. Questa volta il pericolo è stato inferiore al 1994, ma comunque non sono stati momenti piacevoli.

Con il sole ed il cielo azzurro vi posso mostrare le immagini scattate prima dell’alluvione. Quelle del gregge tosato di fresco, che attendeva di andare al pascolo nell’erba abbondante dei pioppeti. Erano giorni in cui il pastore sorrideva rilassato: "Adesso di erba ce n’è per i maiali!". Nessuno poteva pensare che, di lì a due giorni, ci sarebbe di nuovo stato il problema di trovare pascoli!

L’asinello continuava a fare il timido alle spalle della madre, ma il suo pelo era soffice, non fradicio d’acqua come di lì a poco. A proposito: per chi non avesse seguito la conclusione nell’apposito post, il pastore ha deciso di chiamarlo Gigio. Spero che vi piaccia, anche se non è uno dei nomi che avevate proposto voi.

Nascevano agnelli… come se piovesse! Ed hanno poi continuato a farlo sotto la pioggia. E’ di nuovo il momento, sono passati esattamente cinque mesi dalla passata stagione dei parti. Qualche nascita c’è sempre stata, ma un conto è avere 10-15 agnelli sul rimorchio, un altro è averne più di 40!

Da quei pioppeti ci si era poi spostati lungo l’argine, scendendo più giù nella stessa direzione della corrente. Il fiume scorreva poco lontano, ma non c’era nemmeno la necessità di avvicinarsi alle rive, tanta era l’erba nei pioppeti. Sembrava quindi non ci fossero problemi a far passare i giorni che separano dalla salita in alpeggio, per quanto quest’anno possa essere posticipata rispetto alle passate stagioni.

Non lo sapeva, il gregge, che presto quell’argine sarebbe stato la sua salvezza. Sbarramento per le acque scure che sono arrivate a lambirlo, salendo rapidamente e trasportando fango a coprire erba e coltivazioni. "Ti ricordi quei campi di mais che c’erano vicino al piantamento? Risaie… C’è solo più acqua!", mi diceva ieri al telefono il pastore. Nonostante tutto però il pascolo vagante continua, come sempre. E la prossima settimana avrò altre storie da raccontare su queste pagine.