Pastori per scelta in Val d’Aosta

Dovevo andare in Val d’Aosta a presentare il mio romanzo e, combinazione, proprio in quel giorno, in una vallata vicina, c’era una transumanza. Un gregge era sceso da un alpeggio per salire in un altro. Siamo a Cogne, il gregge è composto quasi interamente da pecore provenienti dalla provincia di Biella, ma chi mi contatta è Enrico, uno dei pastori. Scoprirò poi la sua storia nel corso della giornata.

Le pecore sono “parcheggiate” nel bosco, verranno aperte poco dopo il nostro arrivo. Per lo spostamento, sono venuti i proprietari degli animali a dare una mano. Il pastore è Jacopo, un giovane Biellese, che ha già passato su questa montagna tre anni, ma le scorse due stagioni era insieme ad un altro pastore, Mauro, da cui ha imparato il mestiere. Infatti Jacopo ha intrapreso questa attività per passione, i suoi genitori fanno tutt’altro, ma lui deve aver contratto quella malattia che ancora si diffonde per un territorio che, da sempre, ha a che fare con le pecore…

Anche Davide è giovane. Lui d’inverno pascola il gregge con il pascolo vagante, ma d’estate affida gli animali in guardia in questo alpeggio. “Da noi nel Biellese… non c’è erba buona come qui. Le montagne non sono come queste! Di qui le pecore scendono sempre belle, in autunno. Mangiano bene e dopo sono più tranquille.” Già una volta le pecore biellesi venivano in Val d’Aosta: il famoso libro “Fame d’erba” infatti mostra per l’appunto greggi di quelle terre che passavano in queste montagne l’estate.

Il gregge sfila lungo la pista che costeggia il torrente gonfio d’acqua. Le piogge, lo scioglimento della neve e dei ghiacciai più a monte, queste sono zone dove solitamente non si patisce la siccità, meno che mai in questa strana estate. Nonostante il brutto tempo patito fino ad ora, le pecore sono belle. Ovviamente ci sono degli animali zoppi, ma sfido a trovare un gregge dove non ve ne siano, specialmente quest’anno!

Mentre si sale, ecco una “stranezza”. I prati già pascolati dalle vacche sono punteggiate di fiori di colchico. Il colchico autunnale! Ma siamo ai primi di agosto! Sono abituata a vedere queste fioriture a fine stagione… C’è davvero qualcosa di anomalo, in questa estate di pioggia e freddo.

Finito il bosco, si giunge alla frazione di Valnontey, dove c’è da fare attenzione ad alcuni campi di patate ed orti accanto alla pista. Le cime che dovevano fare da sfondo a questa transumanza sono nascoste dalle nuvole e sta già ricominciando a cadere una debole pioggia. “Quest’anno non solo non riusciamo a far asciugare gli ombrelli… Marciscono proprio!

Il gregge prosegue, le pecore conoscono la strada, tra poco si inizierà a salire lungo il sentiero, quindi bisognerà caricare tutto il necessario sul basto dell’asino e negli zaini. “E’ un bell’alpeggio lassù, devi poi tornare quando siamo in alto, vedrai che vallone! Solo che non si arriva con la strada e allora con le vacche non salgono più. Però c’è tutto, la stalla, il caseificio…

Nonostante la brutta giornata, ci sono comunque numerosi turisti che stanno per avviarsi lungo il nostro stesso percorso. Il sentiero è molto trafficato, oltre all’alpeggio, lassù c’è il Rifugio Sella, meta di escursionisti ed alpinisti. Qualcuno aspetta, qualcuno cerca di precedere la transumanza, altri ancora si trovano circondati dalle pecore. Chissà quanta gente ci sarebbe stata, in una giornata di sole!

Il sentiero passa accanto al giardino botanico, ma per le pecore le erbe non sono da classificare in rare e comuni, bensì più o meno buone per il pascolo! Ormai piove e ci si rassegna all’ennesima giornata di brutto tempo. Un bel cambiamento di vita per Enrico! Originario di Cogne, fino a non molto tempo fa lavorava come cuoco. Mi aveva già scritto lo scorso anno a fine stagione… E la passione emergeva dalle sue parole e dalle sue immagini.

Il sentiero che conduce all’alpe è una vera e propria opera d’arte. Gli animali in parte lo seguono, in parte si sparpagliano a pascolare. Tornando alla storia di Enrico, da socio del consorzio dei proprietari di questo alpeggio, ha deciso di passare all’attività pratica di gestione e sorveglianza del gregge. “Ho tanto da imparare… Da bambino i miei avevano lavoro con l’albergo e mi mandavano su con i nonni in alpe. Adesso che faccio questo sto meglio. Non ho più lo stress di prima. E’ un’altra vita. Voglio fare anche il corso per gestire al meglio il mio cane, ho preso un cucciolo di border. E poi imparo da Jacopo, che è giovane, ma ha già esperienza.

E’ la prima volta che mi capita di vedere un cartello che segnala i lavori in corso… su di un sentiero! Il percorso viene risistemato egregiamente e così ne beneficiano anche gli animali. “Il prossimo anno voglio portare su un po’ di capre, ho preso delle capre francesi, mungere e fare il formaggio.” Sicuramente, come cuoco, questa attività darà soddisfazioni ad Enrico. Invece alcune giornate al pascolo sono state dure, per lui. “Ho preso tutto l’abbigliamento tecnico, ma quei giorni che fa freddo…

Dopo il ponte, il sentiero si inerpica in un tratto più ripido. Dei giovani (Americani? Australiani?) sono rimasti in mezzo alle pecore, ma paiono divertiti dalla cosa e non si lamentano, a differenza di alcuni Italiani che sbuffano per l’imprevisto che ritarda il loro cammino. Altri ancora guardano schifati le loro scarpette nuove fiammanti insudiciate dagli escrementi che non riescono ad evitare di pestare. Anche questa è montagna…

Ecco finalmente il gregge nei pascoli. L’erba è già un po’ vecchia, ma è comunque ancora tutto un fiore. Le pecore evitano accuratamente il pianoro dove lo scorso anno avevano dormito, così i pastori posizionano nuovamente lì il recinto. Per fortuna ha smesso di piovere… Gli animali non si fanno pregare, pascolano a testa bassa e per un bel po’ non si muoveranno di lì.

Finito di preparare il recinto, anche i pastori pensano al pranzo. Il gregge continua a pascolare, il sole fa dei timidi tentativi di comparsa, ma alla fine vincono ancora una volta le nuvole e non c’è verso di vedere il Gran Paradiso in tutto il suo splendore. A poco a poco le pecore si coricano già a ruminare, sazie più che stanche per la transumanza. erba davvero buona, da queste parti! I due pastori restano su, tutti gli altri scendono a valle. Prometto di tornare per vedere la parte alta del vallone, spero di farcela davvero, magari a settembre.

Fienagione difficile (e non solo quella)

Persino i TG, tra una notizia sensazionale e l’altra, sono riusciti a dire che il maltempo sta flagellando l’agricoltura. Ieri gli amici in alpeggio mi raccontavano di grandinate, di neve, oltre alle ormai costanti, onnipresenti pioggia, nebbia, nuvole. Problemi in montagna, ma in pianura non si scherza. Ci sarà da piangere quando sarà ora di rientrare in basso. Molti animali forse starebbero meglio giù già ora, con l’erba che cresce a vista d’occhio. In certe stoppie, dove non si è riusciti nemmeno ad imballare la paglia, l’erba è già più alta delle andane ormai annerite che marciscono. E i fieni?

Una fienagione difficilissima. Riuscire a tagliare, far seccare, imballare, ritirare il fieno non è stato possibile per tutti. In pianura è andata bene a qualcuno a maggio, ma poi… Pioggia pioggia, pioggia. In Svizzera dovevo dare una mano alla mia amica Chiara, che fienava per i suoi asini, ma anche là il tempo ci ha lasciati fare solo parte di quello che si doveva.

Ci sono prati che, alla fine, non sono mai stati tagliati. Qualcuno mi ha detto che pensava di pascolarli, per non sprecare l’erba. Non oso pensare al prezzo del fieno, quest’inverno. Non a caso c’è un antico detto che ritorna in vari dialetti e che recita, con inflessioni e grafie più o meno simili, “An de èrba, an de mèrda“. Erba ce n’è, ma la stagione non sta affatto funzionando. Erba schiacciata a terra dalle piogge, dalla grandine. Erba cresciuta “per pioggia”, erba di poca sostanza. E poi in montagna fa freddo…

Appena c’è il sole, un po’ di vento e quel paio di giorni successivi di bel tempo, ovunque i contadini si scatenano a tagliar fieno. Ma bisogna avere la garanzia che riesca a seccare sufficientemente, oppure è fatica sprecata. Quando rientravo dalla Svizzera, passando per il Vallese, ferveva l’attività, tutti nei prati a tagliare.

E così intorno a ridenti paesini ordinati e puliti, con i prati che arrivano fino a confinare con le abitazioni, ettari ed ettari di prati erano già stati tagliati. Sole, vento, tutto sembrava promettere per il meglio. Animali al pascolo non se ne vedevano, erano tutti in alpe a quote maggiori, ma bisognava mettere da parte l’alimento per la lunga stagione invernale.

Dappertutto c’erano trattori in attività, chi a tagliare, chi a girare l’erba. Questo è un vero paesaggio di montagna vivo, operoso, dove l’agricoltura e l’allevamento fanno sì che si crei uno “sfondo” piacevole anche per chi viene qui a far turismo. Ed il turista cerca questo ambiente, frequenta questi posti perchè sa che trova sì l’alta montagna, i ghiacciai ecc ecc, ma anche un paesaggio rurale non contaminato da orrori architettonici.

Lo so che sembrano posti “da cartolina”, ma sono reali. E proprio l’operosità dei trattori in quella stagione di fienagione ci fa capire come cose così siano possibili solo se continua ad esistere l’allevatore, la stalla, l’alpeggio, ecc ecc. Un sistema delicato, ma fondamentale per la montagna. Purtroppo le previsioni continuano a non essere buone, quindi molti non ce la faranno a fare il fieno nemmeno questa volta. Bella vita, mestiere facile, quello del contadino-agricoltore-allevatore…

La montagna con il maltempo

Anche il maltempo ha il suo fascino. Per apprezzarlo però bisogna già essere un vero amante della montagna e non solo frequentarla occasionalmente. Chi si organizza per fare una gita, consulta il meteo e parte solo se fa bello. Per fortuna, da una parte, altrimenti poi si leggono gli articoli di incidenti capitati qua e là, con il commento spontaneo: “Ma cosa sono andati a fare, con il tempo che c’era?“.

Il pastore invece no. Il pastore è in montagna per mesi. Vive, ma soprattutto lavora lì. Con qualsiasi condizione di tempo. Non sempre ha la possibilità di tenersi aggiornato con le previsioni meteo, ma comunque spesso qualcuno dal fondovalle cerca di avvisare se proprio ci sono delle allerte. Altrimenti, ci sono le belle e le brutte giornate, tutte da far passare rimanendo all’aperto dalla mattina presto fino alla sera tardi.

Terminati i primi lavori mattutini, si apre il recinto e si va al pascolo. E’ già una fortuna che la nebbia si sia un po’ alzata, ma l’erba è fradicia e dal cielo viene giù umidità che non è ancora proprio pioggia. Non fa nemmeno caldo, anzi… Decisamente freddo, specie se si sta fermi. Per il momento però c’è da seguire o precedere la salita delle pecore, quindi si cammina.

La nebbia si è alzata, ma già altra sale dalla pianura. Sono scenari belli da vedere, ma di lì a poco tutto sarà di nuovo avvolto, l’umidità aumenterà ed anche il freddo. Il pastore, a differenza dell’escursionista, spesso trascorre ore fermo, oppure deve ripartire velocemente quando la nebbia si alza e vede un gruppo di animali che stanno prendendo la direzione sbagliata.

La fioritura dei rododendri è in corso, la pioggia l’ha parzialmente rovinata. Il gregge si allarga a pascolare sui ripidi pendii, che visti in foto appaiono ancora più scoscesi. Dove si può, si sale su sentieri e tracce create nel corso di anni dal passaggio degli animali, poi in certi momenti invece si taglia attraverso i pascoli, infradiciando gli scarponi e il fondo dei pantaloni.

Il gregge sale, in certi momenti sembra di non aver fretta di pascolare, ma solo di andare oltre, più in là, a vedere cosa riserva quella montagna. Bisogna però intervenire per fermarlo e guidarlo, dato che, oltre la cresta, finisce il suo territorio ed inizia quello che altri animali pascoleranno più avanti nella stagione.

Le montagne difficili, quelle montagne dove solo qualche pastore resiste ancora. Molte volte ho pensato a come i pastori siano diversi dagli alpinisti, eppure compiano imprese che però nessuno conoscerà mai. La loro attrezzatura non va oltre un buon paio di scarponi, è raro (da noi) vedere un pastore con abbigliamento cosiddetto “tecnico”, eppure salgono anche tra le rocce più impervie per andare a recuperare una capra o una pecora rimasta indietro.

La pioggia va e viene, apri e chiudi l’ombrello. Passano quando due ore da quando si decide di fare in modo che gli animali inizino la discesa a quando anche l’ultimo sarà chiuso nel recinto. Con la pioggia, bisogna anche andare a controllare sotto le rocce e nelle vecchie baite quasi crollate che nessun capretto si sia riparato lì… e invece ce ne sono parecchi! La primavera è alla fine, sta per iniziare l’estate, c’è chi dice che sarà secca e torrida, chi invece la immagina piovosa e nebbiosa. Come al solito, si cercherà di adattarsi a quello che verrà.

Poi verrà il sole

Da domani cambierà tutto. O meglio, cambierà il tempo, così ci dicono in modo unanime le previsioni meteo. Con il sole molte cose sembreranno diverse. Di sicuro si faticherà meno, si potrà guarire dei vari malanni legati all’umidità che è entrata fin nelle ossa, si lavorerà meglio. Resteranno tutti gli altri problemi, ma se non altro migliorerà l’umore.

Quest’inverno la neve qui in pianura non è arrivata, almeno non dalle nostre parti. Però, dal mese di novembre in avanti, si sono susseguite le perturbazioni e le giornate di pioggia più o meno forti. Chi lavora all’aperto ne ha patito le conseguenze ben più di chi, al massimo, si lamentava per il traffico più caotico del mattino o della sera…

Quando all’improvviso un giorno arriva il sole sembra già primavera avanzata. Non c’è il secco degli inverni freddi, ma prati verdi e erba che cresce a vista d’occhio con i caldi raggi che colpiscono la terra. Terra fradicia, inzuppata, che al mattino “fuma”, facendo evaporare un po’ dell’umidità presente.

Le montagne sono coperte di neve e in parte nascoste da soffici nuvole primaverili. Il sole non durerà, il cielo si sta già coprendo, ma verso la pianura le temperature sono davvero miti e anche gli animali, dopo essersi saziati, si godono il tepore. I giorni precedenti, e soprattutto le notti, sono state difficili da affrontare per tutti.

Una delle maggiori difficoltà è trovare il posto giusto dove farle dormire. Deve essere un terreno il più possibile sano, dove l’acqua non ristagni. Ma in questi giorni è praticamente impossibile! Allora si cerca almeno un luogo dove non si faccia danno al prato. L’ideale sarebbe una stoppia o un gerbido.

Il sole è stata una parentesi molto breve. Il giorno dopo piove di nuovo, piove a dirotto. Trovare il posto dove portare le pecore a pascolare è sempre più difficile. Bisogna andarsene,  cambiare zona, ma c’è così tanta acqua e soprattutto fango vischioso lungo la pista che porta al recinto da impedire l’accesso con l’auto. Sotto la pioggia battente bisogna raccogliere reti e picchetti, poi portare tutto a spalle fino alla cascina dove arriva la strada asfaltata.

In cammino, dopo aver trovato un prato in pendenza ed aver avuto il permesso dal proprietario. Solo una tappa, prima di raggiungere un incolto dove farle pascolare e dormire la sera. Sono le 15:00 quando finalmente si riesce a mangiare un rapido pranzo in piedi, sotto gli ombrelli, i piedi negli stivali, l’umidità penetrata ormai dappertutto.

Finalmente a destinazione, lì almeno non c’è fango, solo tanta acqua e altra continua a caderne incessantemente dal cielo. Dicono che verrà il sole, presto. Però intanto ci saranno ancora altre ore di pioggia battente, neve in montagna, tanto fango in pianura. Chi sogna di fare questo mestiere certe giornate non le mette in conto. O magari sì, ma fin quando non le vivi, non ti rendi conto di cosa vuol dire davvero.

Incontri nel Canavese

L’altro giorno sono andata a “fare un giro” nel Canavese. Il tempo è sempre poco, quando ci si muove bisogna mettere insieme più cose per ottimizzare la giornata. Era anche l’occasione per andare a vedere un po’ di pecore, ma ci sono stati anche degli incontri inattesi.

Il primo gregge (e i suoi pastori) li conosciamo bene. Pensavo di passare da lui sulla strada del ritorno, ma alla fine è stato il primo gregge avvistato casualmente dalla macchina. Solo arrivati ad una certa distanza ho capito di chi si trattava. Giovanni e il suo gregge pascolano tra prati e stoppie. Lì il terreno è sano, sabbioso, ci sono pozzanghere sulla stradina, ma non fango e ristagni d’acqua tra l’erba.

Il maltempo di questa strana stagione è l’argomento che accomunerà tutte le nostre chiacchierate. Il pastore sta ripassando dov’era già stato. L’erba fortunatamente ha già ricacciato, grazie alle temperature. Fosse stata neve e non pioggia questo probabilmente non sarebbe accaduto, ma nello stesso tempo… Il fango ha impedito di pascolare altri prati. E poi ci sono troppi pastori nel giro di pochi chilometri. Qualcuno rispettoso, con il quale ci si accorda per “dividersi” i pascoli. Altri che invece avanzano ignorando sia le tradizionali zone di pascolo dei colleghi, sia la disponibilità dei contadini a concedere il pascolamento. Sento addirittura parlare di uno che, lo scorso autunno, avrebbe messo il gregge in un campo di mais ancora da raccogliere! “Così la gente viene cattiva e non vuole più nessun pastore.

Seguendo indicazioni più o meno vaghe, ecco le tracce di un altro gregge. Il fuoristrada, delle reti tirate, i segni del passaggio delle pecore sull’asfalto, un animale da solo nel bosco, probabilmente in cerca del suo agnello, e poi la macchia bianca e belante poco sopra. Avessi proseguito sulla strada principale, sarei arrivata proprio a fianco degli animali… Ma invece no, si raggiungono pecore e pastori camminando in boschi fioriti di bucaneve, sprofondando nel fango di risorgive.

Con questo gregge multicolore, con tante capre, asini e pecore di razze e colori differenti, incontro una mia omonima con una storia speciale da raccontare. Forse un po’ tutte le donne che troviamo con un gregge hanno una storia molto particolare alle spalle. Marzia viene dalla Lombardia, si era avvicinata alla pastorizia nomade per amore… Dopo un certo numero di anni la storia è finita e lei si è trovata ormai parte di quel mondo, mentalmente e fisicamente (aveva un po’ di capre e pecore sue). Così ha lavorato in alpeggio a custodire un gregge proprio qui in Piemonte e lì a conosciuto Gianni.

Lui aveva i suoi animali in un alpeggio della stessa vallata, insieme ad un anziano pastore. Adesso Marzia e Gianni conducono insieme il loro gregge tra boschi e prati, in un territorio che ancora permette a volte addirittura di fare come si faceva un tempo, cioè non dover tirare le reti di notte. Però il loro gregge è difeso da cani da guardiania, perchè ormai anche in queste valli del Piemonte si sta diffondendo il lupo. Gianni però sembra scettico sulla validità di questi cani.

Lungo la strada sembra di scorgere ancora un altro gregge, ma c’è chi aspetta altrove e allora niente più tappe lungo il tragitto! Questa volta la famiglia Clemente è quasi al completo. Manca il figlio maggiore, che però non si occupa dell’azienda, preferendo svolgere altre attività. Ci sono invece Lucia, che studia ancora, e Chiara. Lei da quest’anno lavora a tempo pieno con i genitori. “Finito il Liceo, volevo andare all’università, a veterinaria. Solo che c’era il numero chiuso… 800 persone per 100 posti, non ce l’ho fatta.” Certo, il test premia solo qualcuno, ma mi vengono certi pensieri relativi al curriculum di Chiara, che fin da bambina aiuta in casa, va al pascolo, sale in alpeggio. Adesso va al pascolo, poi rientra a casa prima per accudire gli animali in stalla, in modo da sollevare i genitori da queste incombenze.

Anche loro stanno pascolando dove erano già passati. Claudio spiega che qui c’è da avere paura del fiume. “Quando scioglierà tutta la neve che è venuta, qui è capace di salire l’acqua fino a questo argine. C’è il ponte giù che è stretto e blocca tutto…“. Racconta dei giorni di pioggia, degli altri pastori che non rispettano (e sono gli stessi di cui parlava l’amico Giovanni prima), di incidenti sulle strade, di strani movimenti notturni lungo queste stradine secondarie, tanto che lui dorme vicino alle pecore per essere più tranquillo.

Parla dei fedeli cani, del suo, preziosissimo ed abilissimo, ma ormai già vecchio, di quella della moglie e di quella della figlia. Nonostante le piogge, qui le pecore sono bianche immacolate, perchè bene o male ha sempre trovato il posto giusto per farle dormire all’asciutto. Parla, parla e cala l’oscurità. Le giornate si allungano, ma è comunque ancora inverno, così tocca salutare questi amici e ripartire verso casa mentre viene notte. E’ comunque stato un bel giro nel Canavese dove, nonostante le “pecore nere”, la pastorizia resiste ed è praticata anche da giovani donne appassionate.

Tanta pioggia e poco sole

Le previsioni sono abbastanza concordi nel dire che domani avremo la neve. Quest’inverno da queste parti si è vista poco, quasi niente. Ormai siamo quasi alla metà di febbraio, il clima non è particolarmente rigido, erba ce n’è, quindi i pastori non la temono più di tanto. Anche perchè sarà per un giorno soltanto. Così sembra…

Comunque, giornate di sole nelle ultime settimane se ne sono avute ben poche. Per qualcuno la situazione è stata più difficile, perchè non tutti i prati sopportano la pioggia nello stesso modo. In pianura l’acqua sta lì, ristagna, quando va particolarmente male fuoriesce pure dai fiumi. Certe aree collinari con la pioggia sono ancora peggio, perchè la terra si trasforma in una massa vischiosa dove le pecore scivolano e sprofondano. Ma per fortuna ci sono anche colline dal terreno abbastanza sano, con prati poveri molto adatti allo scopo.

Di solito negli ultimi tempi le giornate hanno visto un grande uso di giacche impermeabili, ombrelli, sovrapantaloni e stivali. Con tanto fango da pestare per chi si trova in coda al gregge. E’ difficile pascolare in giornate del genere, bisogna trovare i prati giusti.

Eppure la pioggia continua a cadere e in montagna è tutta neve, ma solo a quote abbastanza elevate. Dev’essercene già una quantità considerevole e la cosa è positiva per integrare le riserve d’acqua e per il pascolamento estivo.

Fango, fango e ancora fango. Meglio non dover uscire da un terreno simile per poi mettersi in cammino sulla strada, in giornate simili. Per fortuna c’è questa stoppia a lato dell’asfalto e così la si percorre per raggiungere il prato dove si pascolerà alla sera e dove verrà predisposto il recinto. Un prato che non è stato sfalciato, con un materasso di erba secca che permetterà al gregge di riposare in condizioni migliori che altrove.

Per fortuna poi il tempo migliora un po’. Oggi addirittura c’è il vento, ma forse sarà quello che porterà il freddo e la neve… Comunque senza pioggia è tutto un altro lavorare. Togliere e mettere le reti senza giacche e ombrelli, caricare gli agnelli che non camminano sui mezzi al seguito, così è un po’ più semplice!

Il cielo qua e là presenta già nuvole che paiono primaverili, mentre il gregge si sposta verso altre zone di pascolo. Per attraversare il centro abitato, le ore centrali della giornata sono le migliori, quelle in cui c’è meno traffico. Meno disagi per la gente, ma i pastori faranno pranzo soltanto dopo, una volta che il gregge sarà sistemato nei nuovi prati.

Con la bella giornata, sciamano i ciclisti, in solitaria o a gruppi, e molti restano coinvolti dallo spostamento del gregge lungo la viabilità secondaria. Per fortuna nessuno si innervosisce troppo, anche se immagino che per loro non sarà piacevole tentare di schivare le tracce che il gregge ha lasciato sulla strada. Però non è possibile fare diversamente, quali sarebbero le alternative?

Il cielo torna a coprirsi, l’aria si fa più fredda. Il cammino è abbastanza lungo, ma ancora una volta il pastore deve muoversi a zig zag per correr dietro alle esigenze dei contadini, che hanno fretta di veder pascolato il loro prato, che hanno fretta di spargere il letame. Molti non hanno avuto pazienza e così giorni e giorni di pascolamento sono sfumati dietro al passaggio dei trattori con gli spandiletame.

La giornata volge al termine, ormai si nota già che le ore di luce stanno aumentando. Questo significa che i pastori poco per volta terminano il loro lavoro più tardi, la sera. Sarebbe bello che per un po’ non piovesse, che il terreno asciugasse e magari facesse pure un po’ più freddo. Invece dicono che domani arriverà la neve…

Maltempo e… notizie dal Veneto

Già qualche giorno fa degli amici dal Veneto mi avevano raccontato di un terribile incidente capitato dalle loro parti a causa del maltempo che imperversa. Oggi leggo questo articolo, con foto terribili che fanno male al cuore. Purtroppo gli amici mi dicono anche che l’articolo è incompleto e contiene diverse inesattezze.

(foto da ilgazzettino.it)

Si dice che il pastore “non c’era”, come se si trattasse di una negligenza imperdonabile, specie in giornate a rischio come queste. Invece, scrive Loris: “Il pastore non c’era perché era all’ospedale che stava male ha dovuto correr al pronto soccorso… e i capi morti sono molte centinaia di più!!! E il Livenza non si riempìe improvvisamente come uno tsunami!!! Tutto é successo perché alcuni km più in su hanno aperto le chiuse! E dovevano avvisare! Dovevano avvertire che lo facevano!! Adesso interviene anche Zaia… chissà sia in grado di concludere qualcosa… Posto che il suo comune di provenienza ha chiuso il passaggio ai pastori…“. Il tutto confermato da Marco, pastore locale che è intervenuto sul posto per dare una mano a salvare il salvabile. Proprio lui l’altro giorno scriveva così: “Non so da voi, ma qua e una settimana che piove e non si può andare da nessuna parte perchè è tutto allagato e anche io sono in un fiume, solo che qua c’è ghiai,a ma non dormo da giorni per l’ansia. Mettono pioggia fino a giovedì!

(foto L.Marcolongo)

Piove e non è facile. Chissà dove sono tutti quelli che romanticamente vogliono fare il pastore, in giornate così… Queste foto ce le manda l’amico Leopoldo, sempre dal Veneto. E non ci racconta solo storie di maltempo, ma ostacoli “burocratici” per i pastori. Come mai in Veneto si è arrivati a questo punto?

(foto L.Marcolongo)

Io non conosco direttamente questa realtà e vorrei che qualcuno mi raccontasse perchè “fioriscono” divieti per i pastori in tutti i comuni, come diceva sopra anche Loris. I pastori veneti sono tutti delinquenti? La gente del Nord Est è più intollerante? Spiegatemi voi, per favore!

(foto L.Marcolongo)

Quello che ho fotografato ieri è Matteo Froner di Valle dei Mocheni. Un altro pastore giovane, Fabio Zwerger di Lago di Tesero (TN), invece si è
fermato fra Bassano del Grappa e Marostica (VI) per evitare guai con i
Comuni del Cittadellese (PD). L’anno scorso era passato per il mio paese,
San Giorgio in Bosco e l’estate scorsa sono andato a trovarlo  a Malga
Bocche, Paneveggio, Pale di San Martino“, ci racconta Leopoldo.

(foto L.Marcolongo)

Leopoldo ci ricorda l’antichissima tradizione pastorale veneta: “Nel libro di Jacopo Bonetto “Le vie armentarie tra Patavium e la montagna”, che è stato pubblicato dalla Provincia di Padova in collaborazione con l’Università di Padova, vi si leggono molte cose e in particolare che:
a) il pensionatico e la connessa transumanza (relativa al periodo di ottobre
-aprile) sono antichissimi,
b) grazie a ciò Padova poté rimanere una potenza economica nel campo della lavorazione e commercio della lana (forse la più importante dell’impero romano), cosa che stava perdendo a seguito della colonizzazione del Veneto dopo il 100 a.c.

(foto L.Marcolongo)

Ci rammenta anche che esattamente un anno fa si era parlato di “corridoi verdi” per le greggi: “Creare veri e propri “corridoi verdi” per garantire nel territorio la transumanza di pecore e capre, accompagnando un settore antico che resiste alla modernità e che anzi è foriero di innovazione e persino di nuova occupazione, soprattutto nelle zone montane. E’ la proposta dell’assessore regionale all’agricoltura per agevolare la pastorizia, una attività agricola che di fatto è stata la prima dell’umanità, che l’ha sfamata e che anche oggi ha una sua ragione di essere, come tradizione ma anche come economia.
Il principale nemico delle greggi è oggi la cementificazione del territorio,
unita alla burocrazia – ha ricordato l’assessore – fattori che spesso
ostacolano o impediscono il transito dalla pianura all’alpe delle greggi,
che in questo modo possono nutrirsi di mangimi naturali secondo una pratica che asseconda il ritmo di vita di questi pacifici animali. La pastorizia è un’alternativa ai tradizionali allevamenti confinati e intensivi e dovrebbe
essere per questo incentivata, anche a fronte di persone che abbandonano
altre promettenti attività per dedicarvisi. Asfalto, barriere e altri ostacoli fisici o amministrativi contrastano i tradizionali percorsi, per lo più lungo i corsi d’acqua, costringendo i pastori a “tappe motorizzate” laddove invece abbiamo il dovere di tutelare la naturalità in un settore che offre produzioni golose e apprezzatissime dai buongustai e dai turisti.
In Veneto si contano circa 60 pastori che compiono le lunghe traversate di
terra, provenienti in parte dal Veneto e dal Trentino Alto Adige, ai quali
si aggiungono altre decine di operatori del settore che compiono tratti più
brevi. Il patrimonio zootecnico è costituito da oltre 55 mila pecore e quasi
17 mila capre, per un totale di poco meno di 72 mila capi: una frazione
inferiore all’uno per cento del totale italiano (oltre 9 milioni di capi), ma non per questo non meritevole di attenzione.” (comunicato stampa Regione Veneto)

(foto L.Marcolongo)

Anche in Piemonte più o meno c’è una sessantina di pastori vaganti, anche qui ci sono problemi con alcuni comuni. Possibile che non si posano trovare delle soluzioni? Così conclude il suo scritto Leopoldo, senza far giri di parole: “Purtroppo non so come il Veneto abbia potuto allevare invece delle pecore, una classe dirigente, rozza, ignorante, insensibile e con la memoria corta. Dov’è finito il film di Ermanno Olmi “L’albero degli zoccoli?”. Dove sono i valori del Veneto?
Fuori dal Veneto siamo visti ed abbiamo  una nomea di evasori fiscali, senza valori, unicamente attaccati ai soldi ed infarciti di ideologie e luoghi
comuni, quali quelli di caccia al diverso, allo straniero, agli zingari,
dimenticando o forse ignorando quanto hanno sofferto i nostri emigranti.
C’è stata da noi e non solo da noi, una mutazione perniciosa e  pericolosa,
lasciando sulla strada non i residui del passaggio delle pecore ma  le
virtù, cioè le caratteristiche che i veneti nel mondo hanno portato e
tramandano ancora  con onore, orgoglio  e sacrificio.
Tutti vogliono il biologico, ma cosa c’è di più biologico di un gregge?
La transumanza delle vacche non sporca la strada?
http://www.mp2013.fr/transhumance  In Francia si fa festa, in Veneto si
fanno ordinanze ridicole. Mettiamo le parti attorno ad un tavolo e finiamola con le buffonate illegittime di quei piccoli despoti dei sindaci.

Dall’autunno alla primavera?

Continua questo strano inverno, che a volte è autunno, a volte primavera. Le previsioni dicono che avremo qualche giorno più freddo, coincideranno con i “famosi” giorni della merla? Vi anticipo che, proprio in quei giorni, andrò fino a Roma per parlare in TV di “storie di neve”, anche se fortunatamente per ora nella neve non siamo (TV2000, 30 gennaio, ore 8:30).

L’altro giorno si era nella pioggia e nel fango. Più novembre che gennaio… Cielo grigio e pioggia che veniva giù sulla pianura, dove la terra a fatica assorbiva l’acqua. A questa stagione non serve la pioggia, non è adesso che “fa venire l’erba”, anzi… Rovina quella che c’è. Perchè in certi posti non puoi nemmeno pascolare i prati. In altri le pecore sprecano l’erba, perchè la sporcano con le unghie infangate e poi non la mangiano più.

Non è una novità, per i pastori, avere delle giornate di pioggia, ma sicuramente in questi momenti è tutto più difficile e c’è meno voglia di sorridere. Ai problemi normali, si aggiunge quello del dove far dormire il gregge, perchè è necessario avere un luogo non troppo fangoso e dove l’acqua non ristagni sia per gli animali, sia per non rovinare il prato.

Il maltempo passa e se ne va. Non è una cosa immediata, c’è una giornata intermedia in cui il sole ancora non splende, ma il cielo comincia a mostrare degli squarci di colore azzurro. Contro le montagne, nuvole che ristagnano e si sfilacciano. Sembra una tipica giornata primaverile.

Il gregge raggiunge nuovi pascoli nella pianura. Il cammino è sempre incerto, il meteo lo condiziona ancora di più, ma quest’anno non sembrano esserci problemi di erba. Dell’inverno è trascorso solo il primo mese, ne restano due, forse i più difficili, ma tutto dipende dal clima. Per ora in generale non sembra ci sia da preoccuparsi.

Per non rovinare troppo i prati, a volte si pascola nelle stoppie, ma non sempre i proprietari danno il permesso. C’è chi non vuole le pecore perchè ha ancora intenzione di imballare le foglie del mais, “appena saranno asciutte” e serve poco spiegare che le pecore non le mangiano, ma si limitano a cercare le pannocchie cadute a terra…

Poi arriva una primavera fuori stagione. Non solo il cielo limpido, ma le temperature che in giornata salgono tanto da far sbocciare qualche fiore nei punti più riparati, da far volare qualche ape. Ci sono posti dove i prati sono verdi che pare davvero primavera! E l’erba cresce tra le stoppie, lungo i bordi delle strade, cosa che generalmente in questa stagione non accade.

Continuerà così o l’inverno arriverà semplicemente in ritardo? Intanto i pastori e le loro greggi si godono il sole e le belle giornate che asciugheranno un po’ il fango lasciato dalle piogge. Sanno bene che è ancora presto per pensare alla primavera e, come sempre, vivono alla giornata, ben sapendo che ogni giorno senza neve è una preoccupazione in meno.

…Vi ricordo che stasera sarò ad Orbassano (TO) presso la sede CAI, Via D.Nanni 20B, ore 21:00, per presentare “Di questo lavoro mi piace tutto”…

Piogge d’inverno

Non c’era nessuno di quelli che mi dicono: “Ah, che invidia… Vorrei essere al tuo posto!” in questi giorni di festa con me. Nessuno è venuto a farci visita. Natale e Santo Stefano, giorni “come tutti gli altri” per i pastori, quest’anno qui sono stati particolarmente difficili e anche un po’ malinconici.

Inizialmente il maltempo era previsto soprattutto per il giorno di Natale, ma in realtà il 25 non ci sono state grandi piogge fino alla sera. Qualche pioggerella, temperature nè fredde nè calde, tanta umidità, cielo grigio. Anche se c’era ancora abbastanza erba in quei prati, anche se non ci si doveva spostare, alla fine il pastore ha preferito non lasciare il gregge da solo per pranzare in famiglia. Meglio essere a fianco del gregge, ma tranquilli, piuttosto che in compagnia, ma in pensiero.

A sera il gregge viene messo nel pezzo ancora intero, dove verrà poi anche realizzato il recinto. Le gocce iniziano a cadere più intense, il terreno non sembra troppo molle, da quella parte del prato, però… L’unico sollievo è che, se avesse nevicato, sarebbe stato ancora peggio. Si finiscono i lavori di giornata, poi si raggiungono finalmente i parenti. La pioggia cadeva sempre più forte.

Il giorno successivo è decisamente piovoso, non ha smesso di piovere in tutta la notte e alcuni prati e stoppie sono semi-allagati. Non è che la precipitazione sia stata più intensa che in altri momenti, ma a questa stagione non c’è vegetazione che succhia l’acqua, così questa va tutta nel terreno, finchè la terra riesce ad assorbirla.

C’è da spostarsi parecchio, non tutti i contadini concedono il pascolamento dei prati in giornate del genere, così dalla pianura si torna verso la collina. Qualcuno dice di passare nei suoi pezzi, a patto di non fermarsi troppo, altri invece negano il permesso. Si pascola in qualche stoppia, tanto per non partire con il gregge a stomaco vuoto, poi ci si metterà in cammino. Ombrelli, giacche e pantaloni impermeabili, ma il fango è ovunque.

Due pastori con il gregge, l’auto dietro, pronta a caricare qualche agnello che non ce la faccia a tener dietro al passo delle pecore. I più piccoli sono già tutti all’asciutto nella paglia… Tutto è più complicato in giornate così, anche scattare le foto, perchè fuori dal finestrino si bagna l’obiettivo, specialmente mentre uno con l’altra mano sta guidando, e così ecco uno scatto umido e appannato da dietro il vetro!

Certi campi sono davvero un pantano, sembra che piova da una settimana! Per fortuna in montagna sta nevicando, dai 1000-1200 metri in su, ma anche così i ruscelli che attraversano la campagna sono ingrossati e limacciosi. E’ già tardi, le ore passano veloci, ma i lavori da fare sono sempre tanti e così, mentre la gente è chiusa in casa per l’ennesimo abbondante pranzo in famiglia, il gregge cammina…

Una tappa in un prato. Lunghe ore con gli stivali ai piedi, freddo e umidità che tormentano le estremità, mentre altri viceversa sudano sotto le cerate a raccogliere le reti dove si è partiti e poi a ripiantarle dove si arriverà la sera. Quando fai questi lavori non puoi tenere l’ombrello aperto, quindi speri nella tenuta delle giacche, ma più passano le ore, più qualcosa filtra.

Di nuovo in cammino, la pioggia è un po’ diminuita, si iniziano a vedere le montagne innevate. Non si incontra praticamente nessuno per le strade, mentre nei giardini e sui balconi iniziano di nuovo ad illuminarsi gli alberi di Natale. Per fortuna le previsioni per il giorno successivo sono buone, quindi si spera di non dover abbandonare del tutto la pianura. Di sicuro con questa pioggia per un po’ i contadini non entreranno nei prati con i trattori e gli spandiletame!

C’è già il crepuscolo quando finalmente ci si può concedere un boccone di… pranzo? Per fortuna la sera prima la cena era stata più che abbondante! E così queste due giornate festive sono trascorse per un gregge vagante ed i suoi pastori. Immagino che anche altri abbiano vissuto giornate simili. Comunque non ha nevicato, quindi per il momento quel problema in pianura non c’è!

La stagione delle piogge

Tutti gli anni a novembre siamo alle prese con le piogge, un po’ prima, un po’ dopo. Il pensiero ovviamente corre agli amici della Sardegna, ma soprattutto mi viene da riflettere su come, la natura, alla fine sappia “vendicarsi”. Nessuno credeva al riscaldamento globale e poi invece ci troviamo ad avere i cicloni qui nel Mediterraneo. Costruiamo e violentiamo il territorio a piacer nostro, poi si piangono i morti e i danni.

Per fortuna qui da noi quest’anno non ci sono stati danni, solo piogge più o meno intense, ma “normali”. Condizioni meteo difficili per praticare la pastorizia, ma sono disagi del mestiere, si sa che anche il maltempo fa parte del corso dell’anno. Per fortuna qualcuno è stato colto dalle piogge prima di scendere nella pianura.

L’altra fortuna è stata che in alto ha nevicato. Anzi, oggi sembra che debba cadere qualche fiocco persino più in basso. Comunque non tutta l’acqua è defluita in pianura, i torrenti infatti non si sono gonfiati, ma scorrono normalmente nel loro letto. Pascolare il gregge sotto la pioggia non è il massimo, ma peggio ancora è tirare e raccogliere reti e picchetti…

Gli agnelli più piccoli sono al riparo, all’asciutto nella paglia, gli altri invece seguono il gregge. In pianura sarebbe ben peggio, mentre qui sulle colline l’acqua bene o male defluisce e non c’è troppo fango. Ovvio che non è così dappertutto e sono proprio i piccoli ad amare meno il fango e le pozzanghere che si incontrano lungo il cammino. Anche per questo motivo quelli meno rapidi a seguire il gregge verso i pascoli vengono tenuti nel carro, per evitare di faticare troppo durante gli spostamenti.

Quando l’erba finisce, si va in un altro prato. Tocca spostarsi tra i tanti pezzetti dove quasi ci vuole più tempo a tirare le reti che non a pascolarli. Però non è il caso di andare in pianura, dove l’erba tocca pagarla a suon di bigliettoni, per poi sprecarla in queste giornate di pioggia. Inoltre molti contadini non vogliono le pecore al pascolo con condizioni simili. I prati di collina, più poveri e resistenti, invece non subiscono danni anche con questo tempo.

Si pascola accanto alla strada, quando passano i camion schizzano acqua dalle pozzanghere fin sulla schiena degli animali, che si ritraggono impauriti. La sera arriva presto, specialmente con il cielo coperto, quindi bisognerà affrettarsi a rimettersi in cammino. Il recinto è in parte pronto, ma bisogna ancora completarlo e continua a piovere a dirotto.

Si torna indietro che è già quasi buio. Il gregge cammina nel bosco, tra l’abbaiare dei cani ed i belati delle pecore che richiamano gli agnelli. Quando tutti gli animali saranno passati, dietro si faticherà a stare in equilibrio. Gli stivali scivolano nel fango viscido della strada in leggera salita, ma poi per fortuna si arriva nell’incolto già pascolato e, alla fine, al prato dov’è già stato allestito il recinto per la notte.

Il giorno dopo la pioggia continua. A tratti intensa, poi solo fastidiosa pioggerella, poi ancora brevi interruzioni dove il cielo sembra schiarire, per poi riprendere a piovere poco dopo. Dove andare? Si rimanda ancora la discesa in pianura, ma non si potrà andare avanti così a lungo. Dicono che il tempo dovrebbe migliorare, ma mancano ancora un paio di giorni.

Quando tornerà il bel tempo, sarà tutto più facile. A questa stagione i pastori dovrebbero riuscire a finire un po’ prima la sera, ma non con queste giornate di pioggia. Ci sarebbero anche questioni burocratiche, piccole incombenze da sistemare, ma prima deve tornare il sole. Ancora qualche giorno di pazienza e pensiamo comunque a quelli che stanno peggio di noi, quelli a cui l’acqua ha portato via persino gli animali.