La fiera di Balboutet

Andare o non andare a Balboutet per la fiera? Gli anni scorsi era andata sempre più in declino, per quello che riguarda la presenza degli animali. Quest’anno però dovevano esserci e allora… Si parte, anche se il tempo è brutto e le previsioni sono anche peggiori. Su per la Val Chisone piove, pioviggina, le nuvole si abbassano. La sorpresa è scoprire che fanno pagare tre euro (non uno, tre!!!) per ogni auto. Vuoi andare su? Paghi… e paghi anche se non raggiungi proprio la frazione, ma decidi di parcheggiare lungo la strada per poi andare via prima e non rimanere imbottigliato. Mah… La cosa non è affatto piaciuta, anche perchè non c’era nessun “servizio” che potesse compensare questa spesa.

Per fortuna che almeno la gran parte delle bancarelle era presente. Certo, non era facile lavorare con quel tempo... E nemmeno girare tra i banchi, con gli ombrelli aperti. Solitamente a questa fiera c’è un bel sole, ma quest’anno le cose sono andate diversamente. Non vedi nemmeno le persone, siamo tutti nascosti dagli ombrelli.

Si può acquistare di tutto, dai formaggi al miele, dall’abbigliamento all’artigianato, dal vino agli scarponi, ma anche gli acquisti sono meno invitanti, con la pioggia. Per fortuna sembra smettere un po’, però le speranze di veder uscire il sole sono pressochè nulle. Non resta altro da fare che completare il giro prima che ricominci a piovere forte.

Dal momento che quest’anno la fiera cade di domenica, di gente ce n’è parecchia, nonostante il tempo. Di certo, con il sole, si sarebbe assistito ad un gran pienone. Quelli che sono venuti fin quassù o dovevano proprio acquistare qualcosa in particolare, o sono coloro che non si perdono una fiera per niente al mondo! I curiosi, quelli per cui sarebbe stato solo un passatempo, non si sono mossi di casa, anche perchè proprio caldo non fa.

Gli animali effettivamente ci sono, i commercianti hanno portato un po’ di vacche, se qualcuno volesse fare acquisti, la scelta c’è. Solo che smette di piovere e cala la nebbia, non si vede più nulla… Clima autunnale! Chissà se qualcuno ha fatto affari, oppure quelli che devono comprare aspetteranno Pragelato il 14 settembre?

Si prosegue tra le bancarelle, incontrando qua e là qualche conoscente, ma non ci si può quasi fermare a parlare, nell’ingorgo di ombrelli. Giornata non facile anche per gli espositori, l’umidità non fa bene alla merce e nemmeno alle persone!!

E la nebbia sembra diventare ancora più fitta: sono le 11 del mattino e pare sia notte! Nella parte alta della fiera, qualche espositore non ha montato il banco, ma in generale di posti vuoti ce ne sono pochi. La fiera comunque c’è ed è bella da vedere e da girare. Di lì si scende poi verso il centro della frazione.

Con il sole sarebbe stato bello andare a scoprire angoli particolari, fontane, murales, meridiane… Anche il maltempo ha un suo fascino, ma non invita alla lunga sosta o ai tradizionali pic-nic nei dintorni. E’ piacevole entrare nel forno della borgata, acceso e funzionante, dove fanno cuocere le pizze.

Quest’anno non c’erano i figuranti a rappresentare gli antichi mestieri, non so se per colpa del tempo o per scelta, comunque si potevano ammirare dal vivo alcuni scultori. Nelle piazzette di Balboutet poi vi erano numerosi artigiani con i loro lavori artistici.

Purtroppo la tregua della pioggia è stata di breve durata e ricomincia più intensa di prima. E’ l’ora delle premiazioni, poi sarebbe tempo per il pranzo, ma nel mio caso preferisco ridiscendere a valle. Accanto ad una bancarella dove si vendono attrezzature e campane, ci cono questi due Francesi, indecisi sulla scelta. Noi andiamo a vedere le fiere in Francia e loro, giustamente, vengono qui…

Piove proprio forte, le capre e il becco si aggirano nervosi nel recinto dove erano stati messi “in mostra”, proprio i primi animali che si vedevano arrivando alla fiera. Speriamo per le prossime… che il tempo accompagni!!! D’ora in poi infatti tutti i fine settimana ci saranno, qua e là, manifestazioni legate ai prodotti (formaggi d’alpeggio…) o rassegne zootecniche. Ve ne parlerò e vi segnalerò quelle di cui sono a conoscenza.

Tempo di fiere

Una delle prime fiere da queste parti è quella di Balboutet, frazione di Usseaux, in Val Chisone. Era da qualche anno che non ci andavo e stamattina ho fatto un "rapido" giro. Una volta là mi sarei fermata anche di più, ma… alla fine il dovere chiamava e sono rientrata a valle. Visto il poco tempo a disposizione, oggi vi parlo di questa fiera e non delle due giornate trascorse in Valsesia nel fine settimana.

Sono arrivata a Balboutet abbastanza presto, quando ancora non c’erano gli animali. Mentre però facevo un giro tra le bancarelle, ho sentito l’inconfondibile suono dei rudun in avvicinamento. Così sono corsa su, appena in tempo per scattare un po’ di foto alle mandrie che scendevano verso la fiera.

Si trattava di animali del posto, margari che salgono in alpeggio su quei pascoli, allevatori residenti lì nel Comune. I più appassionati tra i visitatori della fiera accorrono, richiamati dal concerto dei campanacci. Di gente ce n’è tantissima, in proporzione sono gli animali ad essere pochi. Però qua e là si susseguono le voci sull’arrivo di animali "da fuori", delle reines per la battaglia.

Arriva l’ultimo gruppo di vacche, a chiudere il corteo. La giornata per fortuna sembra essere meno brutta di quel che si temeva, viste le previsioni, e così c’è pure un po’ di sole tra le nuvole. Gli animali passano accanto alle macchine e scendono verso i recinti.

La mandria di Ettore non segue le altre e scende lungo i prati, senza passare accanto alle bancarelle. C’è già chi si lamenta per il passaggio degli animali che hanno sporcato la strada. In effetti si cammina tra la folla senza guardare dove si mettono i piedi e le signore con i sandali scivolano ed affondano nel morbido…

Il bello di questa fiera è anche l‘ambientazione tutt’intorno al borgo di Balboutet, con gli antichi mestieri e gli artigiani tra le vie del villaggio. Da una parte i produttori, i commercianti, tome, salami, paste di meliga, attrezzi, abbigliamento, reti, batterie e tutto il resto. Qui invece uno spazio dedicato maggiormente a turisti e curiosi.

In tanti si accalcano intorno al gruppo che mostra gli "antichi mestieri" e persone di mezza età commentano quei tempi non così lontani in cui si sfalciava a mano e si sapeva battere la falce per rifare il filo alla lama. Sembra che sia passato così tanto tempo… Il progresso corre troppo veloce e stiamo perdendo troppe capacità manuali.

La gente si aggira tra le vie di Balboutet, tra meridiane, fontane e balconi fioriti. Qui però non incontro gli allevatori ed i loro amici. Completo il mio tour e torno nel vivo della fiera, là dove fai due passi e ti fermi a parlare con uno, poi ti raggiunge un altro, un altro ancora ed impieghi mezz’ora per spostarti di 5, 6 metri. Gente dalla Val Germanasca, dalla Val Pellice… Gli alpeggi sono rimasti vuoti, oggi?

Non manca mai un buon numero di persone accanto alle bancarelle dove si vendono i rudun. C’è chi li fa suonare per valutarne la sonorità, chi ne ritira uno prenotato precedentemente, chi si mette daccordo sulla frase da scrivere sul collare ed il campanaccio lo prenderà alla prossima fiera, magari a Pragelato tra poco meno di un mese.

C’è un camion in arrivo, saranno le reines di cui tanto si parlava? Per la prima volta infatti, nel pomeriggio, ci sarà la battaglia anche qui, a Balboutet. Peccato non potersi fermare. Però vado a veder scaricare gli animali. Beppe, il camionista, li slega uno ad uno e li consegna a chi li porterà dove attenderanno il momento cruciale della giornata, quello in cui saranno loro, è il caso di dirlo, le regine!

Uno sguardo dall’alto alla fiera, con i furgoni e le bancarelle tutto su lungo la strada che sale a Pian dell’Alpe. Ancora un altro giro, a salutare pastori, amici, margari… C’è chi arriva adesso, chi sta per andare via, chi ha già fatto acquisti e chi lo farà dopo pranzo, se se ne ricorderà ancora, dopo le varie chiacchiere con gli amici, un bicchiere di vino, forse due, o tre…

Molti vanno a vedere le reines, fanno paragoni con le poche presenti in valle, aspettano con curiosità il momento della battaglia. Ovviamente non manca Emilio, il fotografo delle Regine! Andare alle fiere, per molti, è soprattutto questo: un modo di incontrare gli amici che altrimenti non vedresti mai.

Chissà chi avrà vinto la battaglia? Forse quest’animale, che già adesso sta raspando con la zampa e sollevando nuvole di polvere? Mi avvio sulla strada del ritorno, sento la proclamazione del concorso dei formaggi, con la vittoria da parte di Ettore Canton sia per i formaggi caprini che bovini. Ancora qualche saluto e poi via… Ma domani vi racconterò le mie giornate in alpeggio, su montagne dove non ero mai stata prima…