Si inizia a salire

Ha piovuto, è arrivato il caldo, chi ha alpeggi che iniziano da quote non troppo elevate… se può, inizia a salire. Inutile star giù e tribolare a pascolare dove l’erba è troppo alta, troppo dura, già con le spighe, mentre in montagna è dell’altezza giusta. Se si tarda troppo, viene vecchia pure su, così gli animali continueranno a pascolare male.

Quel giorno piovigginava e il cielo era gonfio di nuvole. Il pastore me l’aveva detto che avrebbe attaccato i rudun, e infatti era all’opera fin dal mattino presto. Il gregge era stato chiuso in un recinto più stretto, man mano il mucchio delle campane diminuiva, ma c’era ancora lavoro per un bel po’ di tempo.

Le pecore a cui attaccare le campane vengono scelte una ad una dal pastore. Il bimbo e la bimba sono felici di aiutare il papà in questo lavoro. Un’attività che potrebbe sembrare assurda, visto che porta via molto tempo (e fatica) ad inizio e fine giornata. Ma per nulla al mondo si rinuncerebbe alla colonna sonora della transumanza!

Pioviggina appena appena quando si sale sulla strada e si parte. Ci saranno da percorrere alcuni tratti di strada in mezzo al traffico, ma per fortuna la Val Chisone offre comunque due opzioni come vie di comunicazione, quindi per tutti è possibile trovare strade alternative a quella interessata dalla transumanza.

Il meteo non è certamente dei migliori, l’umidità è elevata e fa caldo, nonostante le nuvole. Il pastore però ha affermato che, con un sole battente, sarebbe stato molto peggio. I chilometri da affrontare sono tanti, non si possono fare tappe intermedie, perla sera bisogna raggiungere un posto dove ci sia da pascolare. Il gregge non arriverà ancora “in alpeggio” alla fine della giornata, ma quella tappa sarà sicuramente una di quelle più lunghe, che lo porterà dall’inizio della valle fin quasi ai piedi di quelli che saranno i pascoli estivi.

Si sale abbastanza velocemente, le pecore tengono un buon passo, il suono dei rudun contribuisce a mantenere l’andatura. La fila è lunga, si passa attraverso paesi, si costeggiano prati dove sarebbe ora di tagliare il fieno, ma la pioggia ha schiacciato a terra l’erba.

Si fa una breve tappa, un po’ per far defluire il traffico, un po’ per far riposare e pascolare gli animali. C’è però nervosismo, le auto sfrecciano incuranti della presenza delle persone, dei cani, dei bambini. Fermarsi così vicino ad una strada trafficata non è molto salutare. Come sempre, la gente non capisce che gli animali non sono in grado di comprendere il luogo più sicuro in cui stare, basta un attimo di disattenzione perchè un cane, un agnello, una pecora siano sull’asfalto proprio mentre arriva qualcuno a tutta velocità.

Così il cammino riprende, una vera sosta che servirà anche ai pastori per fare pranzo verrà effettuata più tardi. Credo che sia la prima transumanza che passa su per la valle, questa. La gente osserva, qualcuno saluta. Non è uno spettacolo inusuale, da queste parti, dove sono numerose le greggi e anche le mandrie che salgono e scendono a piedi.

Le montagne si avvicinano. Ha ricominciato a piovere, le nuvole si sono abbassate a nascondere le cime e le vallate che si dividono. Il gregge sta avanzando verso Perosa Argentina, che dovrà inevitabilmente essere attraversata nella via centrale. Il pastore mi suggerisce di riprendere proprio in mezzo alle case il video della transumanza, per sentire poi meglio il suono dei campanacci.

Appena fuori del paese c’è un posto dove poter fermare il gregge per un paio di ore. Mentre gli animali pascolano, si può fare pranzo, un tipico pranzo da transumanza, adattandosi sul cassone del pick up, un po’ in piedi, un po’ appoggiati alle auto, nella speranza che almeno non ricominci a piovere. “Fin qui comunque siamo arrivati…“, e al pastore viene dato anche un altro pezzetto da pascolare poco sopra.

Poi viene il momento di passare il ponte e andare su verso il centro del paese. La transumanza è la transumanza, ma c’è quel pizzico di eccitazione in più quando il gregge sfila tra le case in un contesto decisamente “non agricolo”. La avvertono specialmente i più piccoli, ma in questa transumanza l’età media è comunque abbastanza bassa, quindi ci si incammina con allegria e spensieratezza.

Quando proprio si è nel centro, i campanacci risuonano tra le case e il lungo fiume bianco invade completamente la strada. La gente si affaccia, si ferma a guardare, qualcuno scatta foto, altri filmano con il telefonino.


Ecco un video con vari spezzoni della transumanza, tanto per rendere meglio l’idea di cosa significhi, anche dal punto di vista sonoro.

Appena fuori dal centro, si devia per evitare un pezzo di strada e lasciare che la lunga colonna di mezzi subito formatasi alle spalle del gregge possa riprendere il viaggio verso l’alta valle. Per un tratto non ci saranno strade alternative, le valli si sono separate, il fondovalle è più stretto e solo una strada sale, accogliendo mezzi ed animali.

C’è ancora un bel tratto di cammino da percorrere. Per fortuna ha smesso di piovere, ma il clima caldo umido rende faticosa la transumanza, mescolato ad un po’ di stanchezza per i chilometri già percorsi, il camminare sull’asfalto, l’orario della sveglia e molto altro ancora. Per tutti questa è una lunga giornata.

Fortunatamente, nel paese successivo, ci sarà poi modo di svoltare in mezzo alle case, attraversare il torrente su di un ponte e abbandonare definitivamente la strada asfaltata. Le nuvole si stanno un po’ alzando, le previsioni per i giorni successivi sono buone, anzi… doveva aumentare il caldo, non appena sarebbe arrivato il sole.

E così il gregge fiancheggia il fiume. Anche gli animali iniziano ad essere stanchi. Poco più avanti si farà di nuovo una breve sosta, il pastore mi aveva già preannunciato che la transumanza sarebbe durata fino a sera. Ci si rilassa, essere fuori dalla strada (anche se non eccessivamente trafficata) è comunque un sollievo. Ormai sono passate parecchie ore da quando ci si è messi in cammino nella mattinata.

Mentre le pecore pascolano, si decide come organizzare l’ultimo pezzo di transumanza. Ci sono auto da andare a recuperare, rimaste più giù per la valle. Scattiamo una foto di gruppo di chi è arrivato fin lì, anche se in precedenza anche altri avevano dato una mano ai pastori lungo alcuni tratti di strada. Approfitto del passaggio e mi faccio riaccompagnare alla mia auto, salutando il gruppo che continuerà ancora per un tratto. Ripetutamente i pastori mi invitano ad andare a far loro visita in alpeggio… vedrò di non mancare!

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