Un suono diverso

La fiera della calà chiude il mese di ottobre e la stagione. Per fortuna anche quest’anno il tempo è stato clemente, regalando agli allevatori e al pubblico una bella giornata di sole caldo. Come ormai ben sapete, Bobbio Pellice ha due fiere, una per la salita e una per la discesa dall’alpe. Entrambe sono momenti di festa.

La maggior parte degli animali partecipa alla sfilata, ma qualcuno al mattino arriva già prima con il gregge, anche perchè dopo sarà magari impegnato a dare una mano ad amici e parenti che passeranno con la mandria nel centro del paese.

Tutti man mano raggiungono i loro posti da cui poi partiranno, altri arrivano dalla stalla e, senza fermarsi, imboccano la strada principale. I colori sono quelli dell’autunno, un autunno iniziato senza piogge, con belle giornate di sole e temperature sopra la media.

Quando la sfilata prende il via, con un breve spazio tra un gruppo di animali e l’altro, si procede fino alla fine. C’è qualche automobilista impaziente che, a tutti i costi, vuole infilarsi tra le mandrie o ripartire in senso contrario in direzione del fondovalle. Il servizio d’ordine cerca di bloccare tutti, ma ogni tanto una delle auto parcheggiate lungo la strada si mette in marcia, incurante di tutto ciò che sta accadendo.

Come sempre sono numerosi i giovani: allevatori, amici, aiutanti, figli e nipoti. Una valle viva e con un futuro, anche se le difficoltà si fanno sentire qui come ovunque. Quello però è un giorno di festa, quindi per qualche ora si mettono da parte i pensieri.

Solo in un caso, pur nell’atmosfera gioiosa, c’è un momento per la serietà e la riflessione. Anche chi non conosce la tradizione capisce che sta accadendo qualcosa di particolare quando passa una mandria senza i rudun, i tradizionali grossi campanacci. Tutti gli animali hanno al collo campanelle di un altro tipo, dal suono argentino, ma che per qualche istante raggela l’aria. C’è stato un lutto in quella famiglia, quindi non si attaccano i rudun della festa. Gabriella me l’aveva detto e mi aveva raccontato come avesse dovuto cercare di spiegarlo al piccolo Federico, che faticava ad accettare il fatto che non si potessero mettere i campanacci al collo delle mucche.

Tutte le altre mandrie invece avanzano con il suono dei rudun, a dare il ritmo al loro cammino. Si respira davvero aria di festa. C’è chi è sceso da poco, chi già aveva lasciato da qualche settimana l’alpeggio, ma comunque la gran parte degli animali viene ancora tenuta al pascolo nei prati della valle.

La sfilata continua, poi arriva il gregge a chiudere il passaggio degli animali. Lo seguo fino ad arrivare nella piazza gremita di gente.

E’ qui che la maggior parte delle persone ha assistito a questa festa, facendo ala al passaggio di allevatori ed animali, scattando foto, girando video. C’è anche la RAI a realizzare un breve servizio che andrà in onda la sera sul TG regionale.

Dopo chi vuole potrà ancora vedere gli animali con più calma, aggirandosi tra i recinti in cui sono stati collocati. Ci si ferma, si incontrano gli amici, si fanno quattro chiacchiere.

Intanto, ogni azienda (qui la maggior parte degli allevatori produce anche formaggio) prepara il banchetto per la degustazione e i turisti si mettono in fila. Si inizia con la mustardela, poi si passa da tutti i vari produttori, tra tome e saras.

C’è chi fa acquisti tra le bancarelle, chi va a mettersi in coda per il pranzo, anche per quest’anno la fiera di Bobbio è stata un successo. In valle manca ancora la fiera di Luserna e poi via via ci si preparerà all’inverno.

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