Dopo tanti sacrifici, sono riuscito a realizzare il mio sogno

Continuiamo il viaggio tra gli allevatori di capre. Fabio lo conosco da qualche anno, adesso ci racconta come è riuscito a realizzare il suo sogno di aprire una sua azienda agricola.

(foto F.Tonelli)

Vivo a Verrès, in Valle d’Aosta. Ho un allevamento di circa 50 capre da latte che, oltre ad essere una passione, sono anche fonte di sostentamento in quanto, dopo tanti sacrifici, sono riuscito finalmente a realizzare il mio sogno: aprire un’azienda agricola tutta mia. E’ stato piuttosto difficoltoso per diversi motivi. Sono orgoglioso di essermi costruito ciò che ho, partendo completamente da zero (non sono figlio d’arte, i miei genitori fanno tutt’altro) e fare di questa passione il mio lavoro! A parte la mia famiglia, non ho avuto aiuti da nessuno. Abbiamo fatto i salti mortali ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Allevo capre Camosciate delle Alpi. Prima di scegliere questa razza mi sono informato bene e ho visitato diverse aziende. Sono molto rinomate per la loro produzione di latte e sono una razza tutto sommato abbastanza rustica, che si adatta bene al nostro territorio, al clima e soprattutto rispecchiano il tipo di allevamento su cui volevo puntare io.

(foto F.Tonelli)

La mia prima capra l’ho avuta in regalo da mia nonna quando ero bambino. Era una capretta nana molto mansueta e graziosa con cui avevo instaurato un bellissimo rapporto: era la mia ombra, era come un cagnolino che mi seguiva ovunque andassi. Con il passare degli anni ho avuto la conferma che questa era la mia strada e ho così deciso di mettere anima e corpo per gli animali, dedicando la mia vita a loro e seguendo questo cammino, tanto pieno di sacrifici quanto ricco di soddisfazioni. Casa mia è uno zoo… Fin da bambino, grazie alla preziosa collaborazione dei miei genitori, ho avuto la fortuna di poter tenere una marea di animali. Ancora oggi, gli animali sono tanti! Alcuni sono solo da contorno e non c’entrano nulla con l’attività… Li ho perché mi piacciono, è più forte di me! Ho smesso di andare alle Fiere perché se no ogni volta arrivo a casa con qualcosa. Altri invece sono parte integrante dell’azienda come le mie galline “felici”. Le definisco così perché secondo me lo sono. Tante persone vengono a trovarmi per comprare le mie uova e mi fa piacere accontentare chi ama ancora i prodotti della terra, chi ci tiene a sapere cosa mangia e preferisce rifornirsi direttamente in azienda piuttosto che sugli scaffali della grande distribuzione.

(foto F.Tonelli)

Al contrario di quel che si possa pensare, le capre sono animali estremamente intelligenti! Le ho scelte perché fin da piccolo mi hanno incuriosito e appassionato… Inoltre, essendo solo a gestire l’azienda avevo bisogno di una tipologia di allevamento che mi permettesse di cavarmela con le mie forze e allo stesso tempo mi permettesse di guadagnarmi da vivere. E poi le capre… Non so nemmeno come spiegare, mi piacciono e basta! Della capra mi piace tutto! E’ un animale simpatico e intelligente, a tratti buffo. Le mie sono abituate al contatto con l’uomo perché mungendole mattino e sera sono domestiche. Non c’è bambino che venga a trovarmi che non resti contento di vederle. Sono graziose e mansuete, adorano le coccole e sono molto curiose.

(foto F.Tonelli)

Momenti difficili… Tanti, forse troppi! Credo che i momenti difficili servano a farti apprezzare quelli belli. E credo sia proprio in quei momenti che ti accorgi se questa è davvero la tua strada. E’ facile andare avanti quando tutto va bene, ma la vera forza sta nell’andare avanti anche quando le cose non vanno come vorresti! Un aneddoto che ricordo con piacere è successo quando ero piccolo ed ho visto per la prima volta come nascevano i capretti. E’ una cosa che mi è rimasta impressa, ogni volta mi emoziona. E’ sempre speciale vederli nascere. Ogni anno me ne nascono tantissimi, ma ogni volta è come la prima. E’ bello vederli nascere per poi essere accuditi dalla loro mamma, vederli alzare a fatica e dopo poche ore correre come matti nei box. E’ bello vederli crescere e diventare adulti per dire “ti ricordi quello com’era piccolo” oppure “questo è figlio della mia preferita” o ancora “la mamma di questo era un fenomeno”.

(foto F.Tonelli)

Per la mungitura ho costruito artigianalmente un palchetto sul quale faccio salire gli animali due volte al giorno. Ogni giro ce ne otto, sanno che una volta su trovano il mangime e quindi salgono volentieri. Vengono poi bloccate in maniera da poter essere munte. In questo modo ogni animale assume la giusta razione di mangime e viene munto bene e nel pulito. Il latte lo conferisco ad un caseificio qui vicino, di cui sono socio. Non lo lavoro in azienda principalmente perché non sarebbe fattibile come tempo. Lavorare il latte, produrre formaggi, seguirli e poi venderli mi occuperebbe un sacco di tempo, nel periodo in cui per altro ci sono tanti lavori da svolgere in campagna. Essendo solo diventerebbe complicato e rischierebbe di ripercuotersi sul prodotto finale, il formaggio appunto. E poi c’è da fare un discorso economico. Vendendo il latte, conferisco l’intera quantità che produco, non ho scarto e a fine mese arriva il bonifico. Un domani che i miei genitori saranno in pensione e potranno darmi una mano, chi lo sa, magari si potrà pensare ad un punto vendita. Ad oggi i miei genitori svolgono altri lavori e hanno una stabilità lavorativa che non metterei mai a rischio per farli venire in azienda con me! Operai non ne voglio, al giorno d’oggi non è facile. La maggior parte delle volte ti porti in casa persone demotivate che non hanno voglia di fare niente e pensano in un’azienda agricola si trascorra tutto il giorno a guardare gli animali che pascolano ma non è così! Quindi, meglio solo che male accompagnato!

(foto F.Tonelli)

Mi occupo della stalla e in estate, pur non avendo tanti terreni, faccio un po’ di fieno. Inoltre svolgo altre piccole attività annesse all’azienda che mi permettono di guadagnare qualcosa in più. Ho scelto di non pascolare più. Allevando capre destinate alla produzione di latte ci va un occhio di riguardo con l’alimentazione. Trovo che dando solo fieno si mantenga un prodotto regolare, sia come quantitativo sia a livello di analisi. Non avrei comunque abbastanza terreni e pensare di pascolare un periodo per poi ritirarle di nuovo a fieno e successivamente ri-pascolare sarebbe controproducente al massimo. Ho ridotto drasticamente parassitosi, mastiti e altre problematiche legate al pascolo. Le capre in inverno trascorrono alcuni mesi in stalla, hanno un box che permette loro di muoversi anche nei periodi più delicati come quelli del parto, di mangiare e di abbeverarsi quando vogliono attraverso l’uso di apposite mangiatoie e coppe. In estate hanno un recinto fisso e possono entrare o uscire dalla stalla a loro piacimento.

(foto F.Tonelli)

Secondo me le capre sono animali incantevoli. Sanno trasmettere tanto e sono in grado di percepire un sacco di cose sulla persona che hanno davanti. Sentono se hai paura, se sei intimorito da loro oppure se sei a tuo agio e si comportano di conseguenza. La mia vita è cambiata parecchio da quando ho le capre. Avendo molti animali da accudire non mi posso allontanare di casa. Le ferie sono ormai un ricordo lontano, da otto anni a questa parte non vado più in vacanza ma non mi pesa. Sono contento perché faccio un lavoro che mi piace e mi rende orgoglioso ogni giorno. Non rimpiango i sacrifici che faccio per i miei animali perché loro sono la mia vita, senza di loro non avrebbe senso stare al mondo, non mi immagino un futuro senza di loro. Con questo lavoro si sa, non si diventa ricchi. Personalmente penso che la ricchezza non sia solo quella economica. La vera ricchezza è la felicità. Se uno ha la salute e un po’ di felicità, ha tutto! Se qualcuno vuole iniziare con le capre gli direi di pensarci bene: se è davvero convinto fa bene! Gli animali riescono a trasmetterti tanto, a volte molto più delle persone.

(foto F.Tonelli)

Capre da compagnia, perché no! Per chi vuole tenere alcuni animali come hobby non mi sembra una cattiva idea, anzi. Gli animali sono davvero speciali e se uno ha il posto e il tempo per tenerli ben venga. Diversi studi hanno dimostrato l’importante aiuto svolto dagli animali nella vita dell’uomo. Molto diffusa recentemente la Pet Therapy, ovvero l’uso di animali per creare dei legami con pazienti in difficoltà come bambini disabili o anziani.
Dalle mie parti ci sono parecchi allevatori di capre. Con qualcuno è difficile andare d’accordo. Credo che vedere un ragazzo poco più che ventenne che si sta costruendo passo dopo passo un’azienda susciti un po’ di rivalità in qualcuno. Credo che un po’ di invidia sia dovuta al fatto che, tutto sommato, me la stia cavando benone! Va detto che la crisi che colpisce il settore agricolo certo non aiuta, anzi. Si sta creando una “guerra dei poveri” che in molti casi da vita ad atteggiamenti abbastanza spiacevoli. Ma non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ci sono anche tante persone buone. Credo in questi momenti difficili sia meglio aiutarsi e sostenersi piuttosto che ostacolarsi il lavoro, già abbastanza duro di suo. Fortunatamente ho tanti amici in questo settore che la pensano come me, su cui so di poter contare.

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L’inverno, verso la fine

E’ da molto tempo che non vi mostro foto di pecore… Domenica scorsa sono andata a trovare un pastore e poi, casualmente, ho incontrato un altro gregge. Anzi, a dire il vero ne ho visti diversi, lungo le strade che ho percorso.

Sono stata da Andrea. Quando sono arrivata, il gregge era ancora nel recinto. C’era odore di lana bagnata che asciugava al sole, dopo le forti piogge del giorno precedente.

I pastori stavano mangiando pranzo nella roulotte, anche se erano le 10 del mattino. I cani aspettavano pazienti, i cuccioli invece non perdevano d’occhio la porta, caso mai venisse gettato fuori qualcosa per loro. Pranzo in mattinata, poi si apre il recinto e si parte al pascolo, una volta che le reti sono aperte, non c’è più modo di fermarsi a mangiare con calma, meglio farlo da seduti, nella roulotte, mangiando qualcosa di caldo, piuttosto che un pezzo di pane e salame tirato fuori dal gilè.

Con Andrea quest’anno c’è Michael, che da tempo coltivava il sogno di fare questa vita, questo mestiere. Mentre ancora andava a scuola, quando riusciva andava ora da questo, ora da quel pastore, ma adesso eccolo qui a tempo pieno, mi racconta che, nel gregge, ci sono alcune capre di sua proprietà.

E’ ora di partire e andare al pascolo. Due bambini, abitanti in qualcuna delle case vicine, già da un po’ aspettavano a poca distanza dal recinto, ansiosi di potersi unire al gregge e accompagnarlo nello spostamento.

Ci sono il cielo e i colori dell’inizio della primavera, ma in realtà questa è ancora la fine dell’inverno. Il verde che si vede qua e là è ancora poco, non sufficiente a sfamare il gregge, che deve passare da un pezzo all’altro prima di arrivare alla fine della giornata.

Le pecore si allargano in un incolto accanto alla strada. Di spazio ce n’è, ma non sarà questo pascolo sufficiente per arrivare alla sera. L’inverno non è stato dei più duri, neve n’è venuta poca, ma di erba non ce n’era molta. “E’ stato un inverno normale, ma eravamo abituati male da annate come quella scorsa, quando c’è sempre stata erba!

Andrea e Michael sono giovani, nessuno dei due è “nato” pastore, per entrambi si tratta di una scelta. Il pascolo vagante è un mestiere che conosce molte, moltissime difficoltà e problemi, ma c’è ancora chi decide di portare avanti questa tradizione, questa passione.

Sulla via del ritorno, nelle campagne c’è un gregge che avevo visto già al mattino: il recinto era proprio accanto al casello dell’autostrada. Provo a capire di chi si tratta, scatto una foto con lo zoom, riconosco la pastora, così mi rimetto gli scarponi e mi avvio a salutare.

Da quanti anni non incontravo Marie France e Natalino? Probabilmente una decina! Più volte avevo visto da lontano il loro gregge, lì nelle campagne del Canavese, ma sempre solo mentre passavo in auto sulle strade principali. E’ domenica e il pastore sta ascoltando la partita da una radiolina portatile appoggiata a terra tra le foglie secche.

Il gregge si deve spostare. L’inverno non è stato facile, nelle stoppie di mais a terra ce n’era ben poco e di erba ancora meno. Sono già passati più volte avanti e indietro negli stessi pezzi, nel corso della stagione. Altri pastori ancora adesso stanno dando fieno.

L’inverno è quasi alla fine, ma a volte sono proprio questi i giorni più duri. Sai che tra poco finalmente ci sarà erba dappertutto, per tutti, ma intanto le giornate sono lunghe e il gregge fatica a riempirsi la pancia.

I pastori conducono gli animali in un prato accanto all’autostrada. E’ verde, rispetto a tutto quello che c’è intorno, ma l’erba è ancora molto molto bassa. “Vieni poi a trovarci su in montagna!“. C’è ancora aria d’inverno, ma il pensiero è già ai mesi a venire, quando finalmente si tornerà in alta quota.

Ci saranno sempre più lupi, su. Ormai ce n’è ovunque anche in Val d’Aosta…“. In montagna adesso nevica ancora. La bella giornata primaverile del mattino ha cambiato faccia, l’aria è fredda, verso le valli già piove e nevica in quota. E’ la fine dell’inverno…

Non riesco neanche a spiegarlo: è un amore troppo grande!

Ancora un’intervista ricevuta via internet. Stavo però controllando sulle mappe e… penso che ci siano buone probabilità di conoscere Gloria molto presto, dato che mi hanno contattata da un paese vicino al suo per presentare i miei libri nel mese di aprile durante una manifestazione zootecnica che è in via di organizzazione. Ma veniamo alla storia, all’entusiasmo e alla grande passione di questa giovane amica.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Mi chiamo Gloria e sono del 1998. Vivo a Barchi in Val Trebbia tra Genova e Piacenza. Ho un piccolo allevamento di capre per passione ma mi piacerebbe continuare e riuscire ad avere un bel gregge. Adesso ne ho una quindicina, principalmente incroci, camosciate/saanen ma mi sto attivando per comprare qualche capra di razza. Mi piacerebbe avere delle Frise, Valdostane o delle Alpine. Queste perché sono molto belle, rustiche, e comunque si prestano ai miei territori.  La mia prima capra l’ho comprata nel 2011, si chiamava Polifema perché aveva un occhio solo. L’avevo presa per far compagnia al cavallo e da quel giorno è scattata la malattia. Qualche mese dopo ne avevo già un’altra e da lì in poi non mi sono più fermata.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

La passione per gli animali l’ho sempre avuta, sono il mio mondo, a partire dai cani, passando ai cavalli fino ad arrivare alle capre. La mia famiglia ha le bestie da generazioni, ce l’ho nel DNA! Io personalmente adesso ho solo le capre ma appena finisco la scuola ho intenzione di acquistare di nuovo i conigli e un cavallo. Mio zio invece ha un centinaio di vacche e una decina di cavalli.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Le capre le ho scelte perché sono delle bestie fantastiche: molto intelligenti ma anche dispettose… “O le ami o le odi” e io ho scelto la prima opzione. Il bello delle capre è che se riesci a farle affezionare a te, non ti lasciano più. Sono particolari, fanno un sacco di dispetti ma tengono anche puliti gli spinai e nessun animale pulisce come loro. Non riesco neanche a spiegarlo: è un amore troppo grande! L’unica cosa che non mi piace è l’odore del becco nel periodo del calore: quello proprio non lo sopporto.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

I momenti difficili capitano a chiunque. Ho avuto una capra morta di parto, una morsicata da una vipera, una uccisa dal lupo, un becco ammazzato da un montone, capretti vari ecc.  Inoltre non sono potuta andare in stalla per alcuni mesi per due operazioni al polso. Non mancano mai i compaesani che si lamentano giustamente per i danni e tanti altri avvenimenti, ma fa tutto parte del gioco, non si deve mai mollare!

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Le maggiori soddisfazioni me le hanno date le capre che ho comprato selvatiche e che dopo alcuni mesi sono diventate come cagnolini. La nascita dei capretti la considero la più grande emozione che io possa provare: è inspiegabile l’agitazione che hai prima di entrare in stalla quando sei nel periodo delle nascite.
Per adesso non mungo anche perchè sarebbe un impegno troppo grande per me che vado ancora a scuola, e arrivo a casa alle 16. Solo in estate se hanno troppo latte e il capretto non lo ciuccia tutto allora dopo averlo munto lo dò alla mia mamma o alla nonna che lo mischiano a quello delle vacche e fanno i caprini misti. Loro sono le incaricate a fare il formaggio infatti quello di vacca lo facciamo per tutto l’anno, insieme a ricotte e burro.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Siamo una grande famiglia! Mio zio e i miei cugini si occupano delle vacche e del fieno, mio papà fornisce i mezzi (ha un’impresa edile con trattori ecc.), la nonna e la mamma, come ho detto prima, fanno i formaggi e ora si sta appassionando alla caseificazione anche mia sorella mentre mio fratello che è ancora un po’ piccolino dà una mano a me, in stalla e nei recinti estivi. Infatti, in primavera e autunno le mollo al pomeriggio e ci sto dietro stando attenta che non combinino qualcuna delle loro mentre in estate le tengo nelle reti che sposto quasi tutte le settimane nelle sponde da pulire. Certe volte ci sto delle ore nel recinto con loro, mi siedo lì e le osservo semplicemente, per soddisfazione personale: mi piace guardarle mangiare e giocare con i capretti.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Quando finisco la scuola ho intenzione in estate di portarle su nei pascoli dove pascolano le vacche di mio zio e tenerle su per buona parte dell’anno. Sono ettari ed ettari di pascolo dove non basterebbero 500 capre per tenerli tutti puliti! Le aprirei al mattino e alla sera le rimetterei di nuovo dentro alla baracca che abbiamo su. Sono obbligata per colpa dei lupi. Ne girano molti dalle mie parti e farebbero un banchetto se le lasciassi libere di notte. Non posso neanche prendere i cani antilupo perché passano troppi turisti e si sa come andrebbe a finire.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Il mio punto di riferimento è il mio papà! E’ un uomo eccezionale e anche se non se ne occupa di prima persona mi dà consigli e mi aiuta soprattutto nel fornirmi le strutture. Quest’anno ad esempio, mi ha fatto una stalla nuova in modo da rendermi il più autonoma possibile. E’ il primo a darmi “un calcio nel culo” se ce n’è bisogno ma è anche il primo a darmi una mano.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Le capre, come tutte le altre bestie, sono una GRANDISSIMA risorsa! E va agevolata. Non di sicuro come fa lo Stato rendendoti la vita impossibile con tutta la burocrazia con cui ti fanno scontrare ogni giorno.  Molti allevatori di capre attualmente sono donne. Secondo me perchè sono animali facilmente gestibili al contrario delle vacche con cui magari serve più prestanza fisica, quindi si concentrano più su questo genere. A me personalmente le vacche non piacciono di per sé perchè sono più tonte rispetto alle capre. Da quando ho le capre la mia vita è più incasinata perchè naturalmente sono un impegno costante, ogni giorno dell’anno, sono un lavoro assicurato, anche quando vorresti non uscire di casa magari durante una nevicata o quando vorresti andartene in vacanza. Ma ho la fortuna di avere un sacco di persone su cui poter contare e qualche giorno libero riesco sempre ad averlo. Nonostante tutto ciò la mia vita è più ricca: ricca di emozioni, di risate, di orgoglio e anche di problemi ma ne vale pena!

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Se qualcuno mi dicesse che vorrebbe iniziare a tenere le capre sarei molto contenta. Mi piacerebbe molto avere qualcuno con cui parlarne e magari trattare qualche esemplare. Qui le abbiamo in pochissimi.
Il Mondo dell’allevamento, soprattutto in città, adesso è visto in modo molto superficiale, se non, purtroppo, trascurato del tutto. Vige un’ ignoranza generale da far gelare il sangue. Secondo i pensieri odierni, chi alleva è ignorante e sfigato. Il problema è che non capiscono che se tutti noi smettessimo il pianeta non potrebbe andare avanti. Ma vaglielo a spiegare ai vegani che spopolano su Facebook. E’ una battaglia persa! Certo è che se un giorno scoppierà qualcosa, noi sapremo sopravvivere, loro no.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Ogni mia capra ha un nome come lo hanno avuto tutte quelle che sono passate nella mia stalla. E’ una tradizione di famiglia: anche le vacche di mio zio hanno un nome e ne avrà avute quasi un migliaio in tutti questi anni. Certi nomi ti vengono d’istinto, in base alle caratteristiche dell’animale mentre per altri è più difficoltoso.
Il mio prossimo acquisto sarà il cane da pastore. Sogno di riuscire ad addestrarlo nei migliori dei modi ed essere un tutt’uno con lui e le capre. Oramai io ho un legame con gli animali. In qualsiasi parte del mondo io andrò loro saranno la prima cosa che noterò. Senza di loro, sono vuota. La passione non la puoi gestire, fa parte di te.

Allevare capre non è un gioco

Voi state aspettando il libro sulle capre, io sto aspettando che le mie capre partoriscano… Intanto rileggo per l’ultima volta le bozze, poi potrò dire all’editore che sono a buon punto e passerò alla scelta delle foto. Operazione non semplice, visto il numero di immagini nel mio archivio, ma meno impegnativa dello scrivere i capitoli. Deve ancora venirmi l’ispirazione per il titolo…

(foto M.Vigo)

(foto M.Vigo)

Intanto ecco un’altra delle appassionate che mi hanno inviato la loro storia, affinché la utilizzassi nel libro.

Mi chiamo Marta, ho 20 anni, abito nel comune di Ceranesi sulle alture di Genova. Ho un’azienda agricola di nome “Pilan” con una ventina di capre da latte e 3 mucche, sempre da latte. La mia prima capra si chiamava Isotta (Isi) un regalo per me e mio fratello da parte di mio padre. Ho anche altri animali (cavallo, pecore, asini, oche, galline, cani) per la fattoria didattica.

(foto M.Vigo)

(foto M.Vigo)

Ho scelto le capre perché sono animali molto intelligenti, simpatici ed affettuosi, specialmente le mie che sono cresciute a biberon di latte in polvere. Della capra mi affascina molto la sua furbizia.  Mungo e caseifico. Ho imparato a fare il formaggio ad Imperia nell’Azienda agricola Barbara Saltarini. La proprietaria, molto gentile, tramite uno stage mi ha trasmesso tutte le nozioni necessarie per fare tomini, stracchino, primo sale, ricotta, formaggette fresche o stagionate. Per adesso non vendo i miei formaggi, ma sto cercando di aprire un piccolo caseificio vicino alla mia stalla. L’azienda è mia e di mio fratello Marco (18 anni) . I miei genitori ci danno una GRANDE mano. Allevare capre non è un gioco. Sono molto impegnative, ma tenute nella maniera giusta ricambiano il lavoro a loro dedicato.

(foto M.Vigo)

(foto M.Vigo)

Pascolo all’aperto circa due ore al giorno. Alle capre fa piacere uscire dalla stalla e divorare tutti i germogli. Ed io le accompagno, insieme alla mia cucciola di border collie che per ora fa solo disastri! L’aspetto più piacevole è andare a pascolare nel bosco dove l’unico rumore sono i campanacci delle capre. Secondo me molti allevatori di capre sono donne perché la capra è un animale molto più gestibile rispetto ad una mucca per una donna!Mi rendo conto che la mia vita è cambiata quando (raramente) devo andare via di casa per qualche giorno e la prima domanda che faccio quando sento i miei è “le capre come stanno?

Penso sia stato un colpo di fulmine tra me e questi animali

Storie di capre e caprai… Un mondo particolare, quello delle persone che si “innamorano” delle capre. Tra di loro c’è anche Debora, da Migiondo una frazione del comune di Sondalo in Valtellina, operaia in un’azienda di tecnologia medica, ma allevatrice per hobby di 40 capre  di razza Frisa (e alcuni incroci). Lei li definisce animali “da compagnia”, ma quaranta capre sono un’impegno non da poco, oltre una compagnia!

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Ho scelto questa razza perché è la capra che è nata proprio nelle mie zone, originaria di qui.. e poi l’ho scelta per la forza e la struttura e la bellezza e l’eleganza che questa capra possiede. La mia prima capra mi fu regalata quando avevo 6 anni, era una tibetana, le altre sono arrivate quando avevo 9 anni… Erano 5 frise, che mio papà ha dovuto comprare per poter costruire un fienile… e da li è nata la mia passione.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Ho un paio di pecore, un cavallo, e un pastore tedesco. Ho scelto le capre per l’amore che riescono a trasmettermi, perché non è un animale comune, non è il solito gatto o il solito cane o pesce rosso che sia, penso sia stato un colpo di fulmine tra me e questi animali. Sono scelte di vita, le capre mi hanno aiutato a crescere e a diventare ciò che sono ora.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Mi piace tantissimo in tutto perché tutto sommato è un animale favoloso e completo, non mi piacciono molto le capre senza corna, perché penso che le corna su una capra siano la cosa più bella. Secondo me è un animale poco apprezzato e considerato stupido, cosa sbagliata, essendo a contatto con loro da anni posso testimoniarlo e dimostrarlo. Momenti difficili? Tanti… soprattutto durante i parti, qualche brutta complicanza, quest’anno alcune hanno mangiato anche del veleno, per mia fortuna con qualche puntura per aiutarle a vomitare ce l’ho fatta a salvarle.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

L’aneddoto più bello è stato quest’anno, 4 gemelli dalla stessa capra, sembrava non finisse più di partorire. Ho fatto alcuni formaggi, ma non lo faccio per quello, io tengo le capre più per passione e hobby, perché il mio lavoro non mi permette molta libertà. In azienda mi aiuta mio zio, quando faccio i turni c’è lui fortunatamente.  Avere animali è vita, una vita più grande, perché sai che dovrai pensare anche a loro. Riesco a staccare l’estate quando vanno sulle cime delle montagne. Ci sono molte cose da raccontare, ma penso che mandarti alcune foto sia la cosa migliore, così capirai il rapporto tra me e le mie capre.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Mi occupo di tutto in stalla, per la fienagione ho un aiuto anche da parte dei miei genitori. Pascolo all’aperto, ma i miei animali d’estate vanno a 2700 metri di altitudine da soli, non esistono pastori qui che le vegliano, si autogestiscono da maggio a ottobre.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

La loro semplicità, mi è sempre piaciuto il loro carattere, diciamo che pur non avendo niente, loro mi danno tutto. Preferisco vendere le mie capre piuttosto che macellarle e fortunatamente, tramite internet ho un bel giro di clienti. Le capre sono una risorsa sicuramente, penso che bisognerebbe tornare a far fare questi lavori alla nuova gioventù di “risvoltinati”.  

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Le capre possono essere animali “da compagnia”, a me personalmente danno molta compagnia, io le vedo come dei cani,perché sono talmente docili e attaccate a me! Le mie capre hanno tutte un nome, appena nascono riesco a capire subito come le chiamerò, altre invece hanno il nome delle mie colleghe di lavoro!!

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Ci sono molti allevatori di questa razza, c’è molta rivalità,qui si fanno le mostre del paese, ci si invidia a vicenda per la capra più bella.” Anche quest’anno, alcuni giorni fa, a Grosio, Debora si è aggiudicata dei premi per i suoi animali. Se anche voi volete raccontarmi la vostra storia (che verrà anche utilizzata nel libro dedicato alle capre), scrivetemi e vi manderò il questionario da compilare.

Una vera malattia

Nel mio futuro libro sul “mondo caprino” sarà doveroso dare un ampio spazio ad una realtà molto rappresentata sul territorio che conosco meglio… Certo, il resto d’Italia la potrà considerare una strana curiosità, ma tra Piemonte e Val d’Aosta, parlando di capre, c’è una vasta fetta di allevatori che tengono questi animali quasi esclusivamente per le “battaglie”. Passione nella passione, nata inizialmente tra gli allevatori di professione, oggi coinvolge quasi di più persone che praticano altri mestieri. Il numero delle battaglie è aumentato, ci sono state anche “fratture” e nascita di diversi comitati, ma ovunque si registra comunque un buon numero di presenze.

Ieri ero a Lanzo Torinese dove, nell’ambito della manifestazione “Animalanzo”, si teneva la finale regionale delle battaglie del circuito delle Valli di Lanzo. Una splendida giornata autunnale di sole caldo, visitatori e curiosi che si aggiravano tra gli animali. Non tutti quelli presenti erano destinati alla finale, dove si incontravano solo quelli che avevano via via passato le selezioni durante le battaglie precedenti, tenutesi nel corso dell’estate/autunno.

C’era anche la rassegna, dove venivano valutati e premiati i capi più belli (secondo gli standard di razza) di Valdostana e di Fiurinà. La razza fiurinà, recentemente riconosciuta e inserita tra quelle da tutelare, è tipica di quest’area. Possono esserci capi con corna o privi di corna, la caratteristica è quella della particolare colorazione del mantello.

In occasione di questa manifestazione, ho anche intervistato Christian, che da tempo aspettava una mia visita. Già in passato, quando stavo scrivendo il libro sui giovani allevatori, aveva voluto inviarmi un contributo. “Ho preso la prima capra 10 anni fa, si chiamava Stella. I miei nonni allevavano le mucche e avevano la macelleria, ma i miei genitori fanno altro. Ho preso la prima capra, poi altre, adesso ne ho solo sei, ho tenuto quelle a cui tengo di più, ma sono arrivato ad averne una quindicina.

La mia passione è principalmente per le battaglie, il mio grande sogno è avere la regina di prima categoria alla finale. Lo scorso anno l’ho fatta di seconda categoria. Purtroppo questa è un po’ tipo una malattia! Lavoro, faccio il giardiniere, ma il tempo libero lo dedico a loro. Ai miei non piace, ma se non ci fossero loro… Infatti mi aiutano abbastanza con i lavori, quando io non posso.

(foto C.Valesano)

(foto C.Valesano)

Alla fine ieri sera Christian non ha vinto la tanto agognata finale con Magia, ma la sua Speedy ha comunque ottenuto il primo posto tra le bime. “Le maggiori soddisfazioni sono quando vincono, però l’importante è che stiano bene. I giorni delle battaglie sono sempre agitato, inizio già un mese prima ad essere agitato, a volte mi viene anche la febbre, ma quello è perchè c’è una grande passione. Quest’anno per il primo anno sono venuto qui nelle valli di Lanzo e mi sono trovato molto bene. Qui si fa festa tutti insieme, c’è uno spirito diverso ed è bello così perchè alla fine è una giornata di festa e si viene per divertirsi. Con quelli del giro delle battaglie e gli appassionati di queste capre ci si si conosce tutti, è così che poi si comprano e si vendono gli animali.

E’ una razza che appartiene al territorio dove vivo

Un’altra intervista on-line con una giovane allevatrice di capre dalla grande passione e tenacia. Avevo incontrato Jessica Bettoni ad una riunione di allevatori in alpeggio in Lombardia, poi le ho chiesto se aveva voglia di rispondere via internet alle mie domande. Se anche voi allevate capre e volete ricevere il questionario, scrivetemi!

Mi chiamo Jessica, vivo a Bienno in valle Camonica (BS). Il mio allevamento è composto da circa 130 capre di cui circa 100 sono in lattazione e le rimanenti sono la rimonta. La  razza che allevo sono le bionde dell’Adamello, una capra autoctona della nostra zona, una capra dal lungo mantello di due tonalità biondo chiaro e biondo scuro, sul muso hanno due striature bianche e la pancia bianca. Premetto che alleviamo questa capra perché mio papà la sempre allevata e poi perché appartiene al territorio dove vivo!

(foto J.Bettoni)

(foto J.Bettoni)

La passione per gli animali sicuramente me l’ha trasmessa mio papà, fin da giovanissimo aveva qualche capra e qualche vacca, però lavorava come muratore, poi quando si è sposato con mia mamma hanno creato la nostra azienda. La mia prima capra l’ho avuta quando avrò avuto tre anni, si chiamava Bibi e mi ricorderò sempre che aveva partorito e io sono andata a guardare il suo caprette e lei mi ha dato una cornata che in fronte avevo stampato la V. In azienda alleviamo anche una settantina di bovini di razza bruna italiana, 1 cavallo 7 pecore, i conigli e 6 cani, 4 li usiamo con le capre e con le vacche mentre due adesso sono in pensione. Le mie capre stanno all’aperto circa sei mesi, invece gli altri mesi li trascorrono in stalla, tutte a stabulazione libera, l’estate ci trasferiamo sulla malga Arcina sul comune di Bienno, d’estate non abbiamo solo i nostri animali, prendiamo in affitto anche vacche e capre, quest’anno mi sono occupata nel periodo estivo di 230 capre di cui 150 da mungere. 

(foto J.Bettoni)

(foto J.Bettoni)

Ho scelto le capre perché a casa ci siamo divisi i ruoli e siccome che le capre mi hanno sempre ispirato e incuriosito, ho preferito occuparmi di loro. Anche quando ero più piccola che tornavo da scuola correvo subito in stalla dimenticandomi di fare i compiti e studiare! La capra secondo me è un animale molto affettuoso, sono furbe, dispettose, indipendenti e quando mi guardano con quel muso buffo mi fanno ridere. Non riesco a dare i nomi a tutte anche perché sono tantissime, l’unica che ho battezzato si chiama Regina perché in mezzo a tutte si distingue.

Il momento più difficile che abbiamo incontrato è stato nel 2009 quando abbiamo dovuto abbattere tutto l’allevamento perché l’autunno in malga, mischiandosi con altre capre hanno contratto l’agalassia contagiosa e non si poteva far niente, l’unica soluzione è stata eliminare tutte le 150 capre. Pensando che era da poco che avevo preso parte dell’azienda mi son sentita morire, poi fortunatamente abbiamo ricominciato ad allevare e adesso a distanza di 7 anni ho di nuovo il mio stupendo allevamento. Sento che ho un legame forte con loro anche perché tante volte se mi muore qualche capra piango anche, e poi se le cose non vanno ti cadono le braccia a terra, ma poi mi guardo la mia azienda e mi rimbocco le maniche e parto a mille. 

La cosa che mi fa essere fiera del mio allevamento è quando partecipo alle fiere, anche quest anno alla fiera delle capre a Borno mi sono aggiudicata il titolo di regina della mostra, e anche alla fiera provinciale di Edolo della capra bionda mi sono aggiudicata la regina e miglior allevamento, questi sono momenti che mi fanno essere fiera di essere un’allevatrice.

(foto J.Bettoni)

(foto J.Bettoni)

Cerco di dividere i parti così posso avere latte tutto l’anno. Il nostro formaggio di punta è il Fatulì (presidio slowfood), che è un formaggio affumicato con ginepro, produciamo la formagella e la mista capra e mucca. La vendita avviene tramite mercati settimanali e fiere, di questo si occupa mia mamma, a lavorare il latte me la cavo, però ho ancora tanto da imparare da mio papà. La nostra è un’azienda famigliare c’è mia mamma Barbara che si occupa della vendita e quando è libera ci aiuta come può, mio papà Stefano che con la sua esperienza è sempre pronto a dare una mano in qualsiasi occasione e consigli, lui lavora sopratutto con il trattore e quando sono in piena lattazione con le capre mi aiuta a mungere, la mungitura avviene meccanicamente, poi c’è mia sorella Ylenia, lei si occupa delle vacche.

(foto J.Bettoni)

(foto J.Bettoni)

Mi sono diplomata in ragioneria ho lavorato per un po in uno studio da commercialista ma non era la mia vita, appena potevo dovevo evadere da quella stanza, allora parlando con i miei mi sono inserita nell’azienda e adesso lavoro a tempo pieno. L’aspetto più piacevole è quando le chiamo e arrivano tutte vicino, mi guardano, belano e tante vengono a farsi grattare come per dirmi” eccoci siamo qui!”. E’ indescrivibile l’emozione che provo…

Se qualcuno mi dicesse che vuol tenere le le capre gli direi subito che è pazzo! Ma non perché son gelosa che qualcuno apre un altro allevamento, anzi meglio, ma perché è un impegno, bisogna capire che non c’è né sabato né domenica, tanto meno Natale e Pasqua, non puoi chiudere la stalla il venerdì e dire loro: “ciao ci vediamo lunedì!!”. Riesco a staccare ogni tanto, ma non tanti giorni perché senza tutti i miei animali sento persa.

Soddisfazioni me ne danno sempre

I gemelli Massimo e Roberto lavorano insieme, ma si sono divisi i compiti e le passioni. Li raggiungo nel loro alpeggio a mezza quota nelle valli di Lanzo, dove c’è anche il resto della famiglia ed è appena arrivata Romina, la compagna di Massimo, con la piccola Asia, di appena due mesi.

Bestie ne abbiamo un po’ da tutte le parti, le vacche che hai visto lungo la strada sono nostre. Abbiamo sempre avuto bestie, i nonni ne prendevano in guardia per l’estate, poi nel 1992 abbiamo preso la prima mucca. Adesso abbiamo 80 vacche, 30 capre e 5 pecore. Di pecore ne avevamo tante di più, ma abbiamo dovuto venderle dopo che ce le ha attaccate più volte il lupo. Mio fratello diventava matto senza, così ne abbiamo ripresa qualcuna.

Le capre sono una passione e una malattia, abbiamo sempre cercato di allevare la nostra razza. Le mungiamo anche e facciamo formaggio per noi, come vacche invece abbiamo piemontesi e lasciamo sotto i vitelli. Poi abbiamo anche qualche mucca nera per le battaglie, una decina. La battaglia, sia delle capre, sia delle mucche, è una malattia nella malattia!

Le capre soddisfazioni me ne danno sempre, già solo quando mi seguono, o quando sono ben piene la sera.” Commenta anche la mamma: “Quando vedono Massimo, cominciano a gridare tutte insieme, mentre gli altri non li considerano. Il giorno che è nata la bambina, è andato Roberto con un amico al pascolo, le capre li hanno fatti correre fino in punta alla montagna! Adesso Romina la mette nel marsupio e va con Massimo, la bimba sente le campane e si addormenta.

Per le fiurinà adesso danno i premi, ma non non abbiamo mai fatto le domande. Però c’è più gente che cerca i capretti. Altrimenti, o si piazzano per Pasqua, o non valgono niente. Certo, le capre non rendono e danno lavoro… Con 10 mucche in più tiri il filo e finita lì. Alle capre devi star dietro tutto il giorno se vuoi che siano piene. Le tieni per passione e basta.

La storia delle battaglie è nata a Balangero. Mario (Tassetti) ci ha cissati ad andare, ne abbiamo portate due e sono uscite regine. Però la battaglia è una volta all’anno, le capre le teniamo perchè ci piacciono! Sono soprattutto hobbisti a portarle alle battaglie, perchè i marghè hanno troppo lavoro, per andare devi riuscire ad organizzarti.

La soddisfazione più grossa per noi è aver trovato due morose che, nonostante il nostro lavoro e i nostri orari, ci seguono e ci vogliono bene!“, afferma Roberto. Romina gli risponde che non doveva dirlo con lei presente: “Così lo leggevo poi e c’era la sorpresa! Io lavoro in uno studio dentistico, adesso sono a casa in maternità. A casa non avevo animali, ho incontrato lui a “Capre e coi” a Balangero! Adesso, per piacere personale, sono anche nel comitato della battaglia delle capre.

La passione l’ho presa dal nonno

Gabriel mi aveva contattata su Facebook chiedendomi se andavo anche da lui per l’intervista ai caprai. Non lo conoscevo e non sapevo quanti anni avesse. Poi mi ha spiegato chi è suo nonno, che avevo già visto alla battaglia delle capre di Locana. Non mi aspettavo però di trovare un ragazzino di 12 anni.

Gabriel e suo nonno Giovanni sono in alpeggio in un vallone laterale della Valle Orco, dove non ero mai stata prima. La stretta strada sale fin su alla diga e al lago di Teleccio, ma loro li incontro prima, una piccola baita ristrutturata proprio accanto alla strada. Le capre chiuse nelle reti, al riparo di un grosso masso. Gabriel è già sulla porta che mi aspetta, impaziente, anche se io sono in anticipo rispetto all’ora prevista. Mi dice che solitamente c’è anche la nonna, ma in questi giorni è andata via, poi mi porta subito dalle capre. L’intervista la faccio ad entrambi prima che inizino i lavori di giornata.

Ho sempre avuto capre, ho iniziato con una… quando lavoravo, le teneva mio papà, buonanima. Adesso è 17 anni che sono in pensione, lavoravo all’Azienda“, così racconta nonno Giovanni. E l’Azienda è l’AEM, azienda energetica municipale, che ha costruito le dighe e le centrali idroelettriche da queste parti. La passione del nonno è poi passata al nipote. “Sto su tutta l’estate, so mungere, qualche volta faccio io il formaggio.

Qui c’è una novantina di capre, ma ci sono altri due allevatori che le mandano in montagna con Giovanni e suo nipote. “Abbiamo la malattia per le battaglie, vediamo quelle che vincono tra le altre mentre sono qui, o al pascolo, e si sceglie quali portare. Quest’anno sono 30 anni che le facciamo, qui in valle. C’è gente che ha le bestie come mestiere, che hanno anche le mucche, e altri che hanno solo le capre per passione.

Mi piace portarle alle battaglie, se vincono mi piace ancora di più. Ho fatto la prima media, devo fare la seconda. Purtroppo quando ci sono poi le fiere e le battaglie io sono già in quella prigione… Preferirei andare tutti i giorni a piedi fino a Ceresole piuttosto che stare lì. Aiuto mio nonno anche quando siamo giù, non solo qui in montagna. Le capre che mi piacciono di più sono quelle cannellate.

Il latte munto serve ad allevare due agnelli che Gabriele ha avuto dal pastore che sale negli alpeggi più a monte. Quando invece c’è più latte, si fa anche qualche formaggio per autoconsumo.

Le mungiamo, poi le apriamo, le lasciamo da sole, in giornata andiamo su 2-3 volte con la macchina lungo la strada per vedere dove sono. Poi la sera andiamo a chiamarle per riportarle giù. Solo l’altra sera che pioveva sono arrivate da sole. Per adesso problemi con il lupo qui non ce ne sono stati.

Il gregge sfila lungo la strada asfaltata. C’è poco traffico, qualche turista straniero scende a piedi con grossi zaini, seguendo gli itinerari a tappe. “Saliamo all’inizio di maggio e solitamente stiamo su fino ad ottobre.

Al fondo del rettilineo, le capre vengono fatte deviare verso il torrente. “Vorrei avere 60 capre. Dopo la scuola voglio allevare capre, il nonno però dice che devo farle rendere. Penso che farò l’agrario… I miei sono d’accordo che faccio questo. Le capre mi piacciono perchè… le porto alla battaglia. La notte prima sono agitato, non dormo!

Le tengo come hobby

Andare in giro a fare interviste è anche una buona occasione per “verificare” come si sono evoluti i sogni e i progetti dei giovani che avevo incontrato per “Di questo lavoro mi piace tutto“. Da Alex ero stata nel 2010 e diceva di voler fare l’allevatore, con le capre e qualche mucca.

Lo raggiungo a casa sua, poi lo seguo verso “l’alpeggio”. Si sale lungo i versanti, tra i boschi, ma ogni tanto gli alberi si interrompono e si può guardare verso la pianura, campi che degradano verso la città, sono Torino e le sue colline a far da sfondo al panorama.

Alex non ha preso le mucche e non fa l’allevatore di mestiere. Ha qualche pecora, agnelli presi da Giuan, il suo amico pastore, allevati al biberon e che, pian piano, sono cresciuti. Quando va ad aprire gli animali per farli scendere nel recinto, sono gli ovini a seguirlo per primi, contrariamente a quel che accade di solito. La spiegazione sta nel fatto che sono stati tutti allattati artificialmente, quindi si è creato un maggior contatto con l’uomo.

Il vero orgoglio di Alex però sono le sue capre. “Le ho dal 2008, la prima l’ho comprata con i soldi miei. Non le ho più belle come una volta… Le tengo come hobby, come lavoro è meglio che lo facciano altri. Continuo il lavoro di mio papà, faccio il muratore. Qui non c’è posto per gli animali, tanti non vogliono, piuttosto lasciano venire su le foreste, i rovi!

E dire che, guardandosi intorno, sembra davvero un posto da capre, però Alex racconta che molti non gli vogliono concedere in uso i pascoli. In paese non c’è quasi più nessuno che ha animali. “Pascolo qui intorno nei boschi, giù nei prati dietro casa e lungo il fiume. Quando posso, perchè c’è il lavoro e mi faccio tutto io da solo. Anche quando mi ero fatto male alla caviglia, zoppicando mi sono arrangiato. I miei si sono rassegnati, non dicono più niente, finchè posso, le capre non si toccano!

Però non si vive di sole capre. E’ una passione, una passione che richiede molto impegno: “Niente ferie, il tempo libero lo dedico tutto alle capre. Non sono bestie che rendono, non hanno i prezzi di quelli della Val d’Aosta. Vendo qualche capretta, ma quelle che proprio mi piacciono, me le tengo.

In questa zona c’è tradizione di allevamento caprino. “Questa è la razza del Col San Giovanni, il ceppo è arrivato di qui dietro. Anche i Valdostani sono venuti a prendere i becchi qui. Allevo queste capre perchè… mi piacciono.

C’è però un’ombra sulla passione di Alex: “Ho preso la CAEV da un becco che ho comprato. L’ho detto ai veterinari, ho chiesto come mai per questa porcheria non fanno niente! Una bella capra di punto in bianco ti va a pezzi. Non sanno bene nemmeno loro come si propaga, stanno facendo degli studi. Proverò a togliere subito i capretti e dare colostro e latte artificiale. Io lo dico subito a chi viene a vedere per comprare, non voglio impestare nessuno…