La fiera di Campertogno

E’ vero, dopo un po’ le fiere possono anche essere “banali”… Ma non per chi è del posto, per chi ci va per incontrare gente, avere un luogo, un’occasione in cui ci si ritrova tutti anche senza darsi appuntamento. Ci sono fiere più o meno grandi, più o meno conosciute. Quella di Campertogno non l’avevo mai vista e così…

Ma prima, ancora un evento per domenica, da aggiungere a quelli che vi ho segnalato l’altro giorno. Siamo a Trasquera (VB), dove il 25 ottobre si tiene “Al sun di Sunei“, XIV esposizione caprina. Grazie ad Emanuele che ci ha segnalato questa manifestazione.

Torniamo in Valsesia. Partita da casa con il bel tempo, via via che mi avvicino a destinazione, incontro nuvole e anche un po’ di pioggia. Poi per fortuna le brume si dissolvono pian piano, regalando alla fiera una bella giornata di sole autunnale. Al di là del Sesia c’è già folla di bancarelle e di gente.

Gli animali arrivano pian piano, una mandria per volta. Sono numerosi gli allevatori locali che partecipano a questa manifestazione, quindi è bello anche godersi la sfilata, il passaggio sul ponte. Poi le bestie verranno legate, ciascuna al suo posto.

Non solo bovini, arrivano anche greggi di capre e, più tardi, di pecore. Aumentano gli animali e aumentano le persone, il pubblico affluisce nel corso di tutta la giornata, forse anche attratto dal tempo che continua a migliorare.

La fiera presenta anche un buon numero di bancarelle di tutti i tipi: salumi, formaggi, dolciumi, artigianato di vario genere. Anche se sono lontana da casa, sono in molti da queste parti a conoscermi, sia tra gli allevatori, sia anche tra gli espositori, così si finisce per essere spesso fermi a chiacchierare.

Arriva anche una mamma in costume, l’unica che, nella giornata di festa, abbia conservato l’uso dell’abito tradizionale per queste occasioni. Oggi sembra solo più folklore, ma un tempo era la norma, il celebrare la giornata con il vestito “elegante”, il costume della tradizione, che ovviamente variava di valle in valle o anche di paese in paese.

Continuano ad arrivare mandrie, annunciate dal suono delle campane, c’è chi scende e chi risale la valle. Si respira davvero aria di festa, un’atmosfera viva. Tutti gli animali arrivano a piedi dalle aziende di Campertogno e da quelle dei comuni vicini.

Sono spesso i giovani o i giovanissimi ad assumersi il compito di guidare gli animali in questa giornata. Ogni volta, vedendo queste scene, mi viene inevitabilmente da pensare ad altri ragazzini, magari più smaliziati nell’ambiente cittadino, ma incapaci di fare qualcosa, qualunque cosa che sia manuale e che possa essere assimilato ad un’attività lavorativa. Qui un po’ ci si diverte, un po’ si impara un mestiere, si impara ad essere responsabili.

Mi colpisce anche questo ragazzino che gira per la fiera pubblicizzando e cercando di vendere i suoi oggetti in legno, “idee regalo fatte a mano”.

Di animali ce ne sono già tanti, ma continuano ad arrivarne, chi prima, chi dopo, in base alla distanza, ai lavori da fare al mattino prima di partire per la fiera. In prevalenza si tratta di vacche di razza Bruna, ma non solo. Ci sono anche incroci e… le Highland, anche qui non mancano animali di questa razza che, come vi dicevo, si sta diffondendo un po’ ovunque.

Tra una mandria e l’altra, un giro per la fiera per visitare tutte le bancarelle, che offrono davvero una gran scelta di tutti i prodotti del territorio e non solo. Dietro ai formaggi e altri latticini, incontro anche una “collega” con la mia stessa laurea, adesso allevatrice di capre con il marito, una scelta che permette di vivere in montagna tutto l’anno.

Ancora animali, ancora giovani. Ecco in questa mandria le vacche di razza Highland di cui vi parlavo in precedenza, mescolate alle razze più tradizionali del posto.

In attesa dell’ora di pranzo, la porchetta finisce di cuocere a fuoco lentissimo. Ce ne sarà per tutti, quando verrà il momento di sedersi a tavola. Prima però devono ancora esserci le premiazioni.

Tra le bancarelle, ritrovo anche una vecchia conoscenza, Giuseppe, con i suoi basti, campane, finimenti e lavori artistici di intaglio del legno. Insomma, venire da queste parti è stato un buon modo per ritrovare tanti amici dell’area Biellese-Valsesiana che non vedevo da tempo.

Le vacche sono ormai tutte al loro posto, manca solamente più il gregge. Appassionati e curiosi si aggirano per la fiera, dove animali e bancarelle si alternano lungo il percorso.

Finalmente arrivano anche le pecore, precedute come sempre dalle capre. Per il gregge questa non è solo la partecipazione ad una fiera, ma una vera e propria tappa durante la transumanza, dato che la partenza dall’alpeggio è avvenuta solo nei giorni precedenti.

Un po’ di indecisione nell’attraversare il ruscello, ma poi le pecore prendono il via e sfilando una dietro l’altra dietro ai giovanissimi pastorelli, per entrare poi nel campo sportivo, dove verranno lasciate riposare e pascolare.

Una foto di gruppo per celebrare l’arrivo, poi anche questi giovani potranno mescolarsi alla folla nella fiera, per chiacchierare con gli amici già presenti fin dal mattino. Il tempo intanto volge sempre più al bello e il sole scalda, contribuendo alla piena riuscita della fiera.

Come anche in altre vallate del Piemonte, allevamento vuol dire giovani, giovani che non si vergognano più (come invece accadeva in passato) di mostrarsi in mezzo agli animali, di aver scelto o ereditato questo lavoro. Casualmente ascolto il discorso di alcune persone che, riferendosi a non so chi tra i loro conoscenti, commentano negativamente: “Ma hai sentito che ha smesso di andare a scuola per andare a pascolare? Poteva andare avanti con gli studi, invece ha preso un diploma e poi fa il pastore!“. Meglio un pastore felice che un laureato frustrato disoccupato…

E’ tempo di premiazioni, sia per i casari e i formaggi, giudicati da esperti, sia per gli allevatori che hanno partecipato con i loro animali. Concluse le cerimonie ufficiali viene per tutti il momento di mettersi a tavola.

Dal momento che il viaggio di rientro è lungo più ancora del solito, appena concluso il pranzo in compagnia, per me è meglio fare un rapido (si fa per dire!) giro di saluti prima di ripartire. Fotografo ancora uno dei pastorelli del futuro insieme alla sua capretta preferita, poi riparto da Campertogno. Meritava venire almeno una volta a questa fiera!

A Barcelonnette per la fiera

Andare o non andare a Barcelonnette? Ci avevo pensato su parecchio, già immaginavo che non avrei trovato molti animali, quest’anno, però… Alla fine è sempre un bel posto, i mercati francesi mettono allegria ed è un’occasione per vedere qualcosa di diverso dal solito.

E così sono partita, in un bel sabato di fine settembre, luci e colori autunnali. Il viaggio è comunque lungo, c’è da raggiungere Cuneo, risalire la Valle Stura e poi scendere fino alla cittadina di Barcelonnette, dove c’è già un bel po’ di traffico. Tutte le vie sono invase dalle bancarelle del mercato, poi si arriva alla piazza centrale, dove ci sono gli animali. Da una parte bovini, qualche cavallo, strane pecore dalle lunghe corna che qualcuno mi dice essere di origine ungherese.

Pecore, agnelloni, montoni, ecc. sono nella parte centrale della fiera. Effettivamente non ci sono tanti animali, sempre di meno rispetto agli anni precedenti, ma c’è un motivo molto semplice. La festa del Sacrificio è appena avvenuta, tutti gli agnelloni sono stati venduti in quell’occasione. Evidentemente anche qui in Francia le fiere zootecniche stanno perdendo di importanza e non è più tanto questo il posto dove si contratta, si vende, si acquista.

Ci sono pastori, ci sono contadini, allevatori. La fiera è comunque il luogo dove ci si incontra, si chiacchiera, si commenta. Forse all’estero più che “in casa”, ci si può aggirare per le fiere annusando quest’atmosfera particolare, come semplici osservatori, cogliendo attimi di vita.

Non mancano le campane e chi le acquista, ovviamente prevalgono quelle per pecore e capre, con tanto di canaule in legno. I prezzi non sono economici, ci sono anche pastori italiani che sollevano, fanno suonare, ascoltano, valutano. Ce n’è per tutte le tasche, ovviamente dipende dall’uso che si vuole fare della campana, se se ne cerca una da utilizzare al pascolo o una più importante.

Si può comprare una campana per qualcun altro? E’ una cosa molto difficile, la scelta di una campana è così personale! Non è solo il suono di quella singola campanella, ma è anche il pensarla inserita nella sinfonia, nell’armonia delle altre campane che già si hanno nel gregge. L’orecchio si forma man mano, crescendo, di pari passo con la passione.

In giro per la fiera si possono fare acquisti di ogni tipo, oppure anche solo girare tra le bancarelle ammirando, lasciandosi riempire gli occhi dai colori, il naso dai profumi. Ci sono anche qui, come in Italia, bancarelle di abbigliamento dozzinale e prodotti alimentari industriali, ma anche molto, moltissimo artigianato e aziende agricole. Ci sono pure tocchi etnici e multiculturali.

Qui il cibo da strada è anche questo stand dove in enormi padelle si cucina la paella, la pasta ai frutti di mare o si friggono seppie e calamari. Alla fine della giornata non ci saranno che pochi avanzi, nel fondo delle padelle. Molti comprano per portare a casa, altri mangeranno da qualche parte sulle panchine, in giro per Barcelonnette.

Sono anche moltissimi quelli che vanno a pranzare nei numerosi locali sparsi per l’intero paese, nelle vie e sulle piazze. Fuori tutti hanno lavagnette con il menù del giorno, si può mangiare anche all’aperto, l’aria fresca del mattino ha lasciato il posto ad un bel sole caldo di inizio autunno.

Ancora un giro per la fiera, sono finiti i discorsi ufficiali dal palco, la gente sta pranzando, così si riescono a fotografare meglio le bancarelle. Formaggi, salumi, miele, dolci, frutta, verdura. Qui sono molto comuni dei grossi blocchi di gelatina di frutta, che vengono tagliati sul posto, e forme di torrone morbido ricoperte da frutta secca. Come sempre, noto che in Francia le normative sul confezionamento e vendita degli alimenti sono meno restrittive rispetto a quanto accade da noi.

La dimostrazione di tosatura è già avvenuta, qualcuno dei passanti allunga la mano a toccare un ciuffo di lana. Nel primo pomeriggio si inizierà a caricare gli animali per riportarli al pascolo, nelle varie aziende più o meno lontane.

In quel momento sono tutti in paziente attesa. Chissà se ci sono stati vendite e acquisti? Alcuni credo che siano commercianti, altri allevatori. Gli Italiani che incontro commentano sulla qualità non elevata degli animali presenti quest’anno, sia come pecore, sia come montoni, a parte qualche eccezione.

Permettetemi un appunto sulla “pecora italiana” in questo box. Il confine non è lontano… Non si tratta di un animale esotico, avrebbero potuto scrivere la razza e poi, sotto, aggiungere Italia.

Lascio la fiera e riprendo la via del ritorno. Ogni paesino meriterebbe una sosta e tante foto ai panorami, ai dettagli, ai colori dell’autunno, ma il viaggio è lungo e le giornate si fanno via via più corte. Non riesco a resistere almeno a fotografare qualche piccolo gregge al pascolo accanto ai villaggi. Le grosse greggi sono ormai quasi tutte scese dagli alpeggi, restano qui le pecore “residenti”, che affronteranno l’inverno alpino in stalla.

Quando ero passata al colle (della Maddalena per gli Italiani, di Larche per i Francesi) avevo visto delle reti tirate lungo la strada, al mattino. Adesso però, in queste reti, c’è ancora un gregge al pascolo. Cani da guardiania non ce ne sono, il “recinto” è ampio, così non riesco a resistere ed entro nelle reti. Mi muovo piano, con circospezione, affinchè gli animali non si spaventino per la mia presenza, e infatti continuano a pascolare indisturbati.

Il colore di queste pecore si confonde con il panorama, con l’erba secca. Ormai c’è più poco da mangiare, ma il gregge bruca avidamente e gli animali sono in buon stato, più belli di molti di quelli appena visti alla fiera. Sole, vento, cielo in cui si rincorrono le nuvole, il gregge tutto intorno, potevo rimanere lì ore a guardare gli animali e scattare foto.

C’è anche un grosso montone con un rudun dal suono grave. Sulla schiena ha la floucà, probabilmente è un castrato, il suo ruolo è quello di guida e di capo-gregge, infatti anche lì nelle reti le pecore si spostano ora avanti, ora indietro, sempre pascolando, seguendo i suoi movimenti.

Non manca un buon numero di capre, soprattutto di razza Rove, belle grasse e con il pelo lucido. Questi animali, visti in Francia, sembrano sempre particolarmente possenti, mentre in Italia danno l’impressione di avere una taglia inferiore. Forse la ragione è da vedere nel fatto che oltralpe svettano sopra al gregge di merinos, di taglia inferiore rispetto alle Biellesi o alle Bergamasche.

Ancora qualche minuto con il gregge, poi bisogna ripartire. Ci sono pecore anche in Italia, numerosi greggi, uno accanto alla strada composto da moltissimi agnelli e le loro mamme. Passato il confine però cambia il tempo, appena oltre il colle il sole svanisce, le nuvole prendono il sopravvento e, appena inizio la discesa tra i tornanti, inizia pure a piovere, così non mi fermo più a scattare altre foto. Tornerò in Francia magari per la Fiera di Guillestre, in ottobre, il 19…

Una segnalazione e ancora un po’ di Svizzera

Dalla Lombardia mi inviano la locandina di una manifestazione che si terrà questo fine settimana, che pubblico immediatamente. Degli altri eventi vi avevo già parlato l’altro giorno.

Domani e domenica quindi chi è in zona può andare a Bossico (BG). Qui sul sito della Proloco tutte le informazioni dettagliate. Per chi mi ha chiesto, “Tempo di Migrar” a Premia (VB) si tiene nel primo fine settimana di ottobre, sabato 3, ma pubblicherò la locandina prossimamente.

Devo ancora finire di raccontarvi il mio breve viaggio in Svizzera. Avevo assistito alla transumanza, ma non avevo voglia di tornare con un noioso viaggio in autostrada in pianura. Confidando in un meteo non troppo brutto ho quindi allungato di molto la strada del rientro e sono sconfinata nel Canton Uri e nel Vallese. Zone che già conoscevo, ma fa sempre piacere vedere dei bei posti. Qui siamo lungo la strada che porta al Passo della Furka.

La stagione si avvia anche lì verso la fine, nell’alpeggio lungo la strada sembra non esserci già più nessuno, le vacche da latte devono essere scese, restano solo animali giovani. Turisti in giro ce ne sono ancora tanti, in auto, in moto, in bici, ma sono tutti alle prese con la strada, più che con il panorama. Questi sono percorsi “classici” per gli amanti dei passi di montagna. Scendere dal proprio mezzo per venire maggiormente a contatto con animali e territorio sembra non attirare molta gente, anche perchè soffia un vento gelido.

Più in alto, lungo la strada, ci sono decine e decine di reti tirate, le pecore sono sparse qua e là a pascolare. Chissà se gli animali sono incustoditi o se c’è un pastore? Chi avrà sostituito quassù il pastore Luigi? Forse le reti sono solo per riparare la strada, adesso che anche il gregge non pascola più ad alta quota.

Non ci sono reti ovunque, infatti in corrispondenza di uno slargo dove posso parcheggiare comodamente la macchina, ci sono queste pecore vallesane che hanno appena attraversato l’asfalto. Altre pascolano poco sopra. Razza locale, sono un po’ un simbolo di queste zone e le loro immagini riscuotono sempre grande successo, per l’aspetto quasi da peluche. Mi ricordo però che Luigi mi aveva raccontato di come fossero testarde, lente nel seguire il gregge, con la tendenza ad isolarsi e stare per conto proprio.

Una lunga discesa, attraverso villaggi pittoreschi, vallate dove il territorio è interamente rurale. Le vacche da latte sono effettivamente scese dagli alpeggi e si vedono dappertutto, a pascolare i prati dove lo scorso anno invece avevo visto tagliare il fieno, in piena estate. Ce ne sono ovunque, anche tra le case, con i fili tirati sul confine del giardino, dell’orto. Da queste parti infatti è raro vedere una recinzione intorno ad una casa, gli spazi sono aperti ed è uno degli elementi che ispira sensazioni di pace e tranquillità.

Scendo verso le città, il vento è ancora più forte, dai finestrini vedo altri animali, stalle, piccoli greggi accanto ai paesi, poi prati, campi, frutteti, vigneti a perdita d’occhio, il tutto circondato da montagne tra le quali si aprono vallate dai nomi “famosi”. Per rientrare in Italia devo imboccarne una di queste, altrimenti proseguire mi porterebbe in Francia! Sarebbe bello fermarsi ovunque, già solo nei villaggi lungo la strada, ma di chilometri da percorrere ce ne sono ancora molti. Purtroppo incontro di nuovo il maltempo, nebbia bassa, il passaggio sul passo avviene senza che quasi io capisca dove sono, talmente la visibilità è scarsa. In discesa, lungo la strada, un alpeggio da cui gli animali sembrano appena esser partiti proprio quel giorno. Più in alto, nella nebbia, un coro di belati confusi…

Fiere, fiere, fiere…

Ci sono le fiere “classiche”, quelle dove non si può mancare, che richiamano visitatori, addetti ai lavori, allevatori da tutta la regione e non solo. Poi ci sono le altre fiere, quelle più piccoline, che un tempo erano rinomate, ma via via hanno perso di importanza. C’è un certo numero di visitatori, soprattutto dalle zone limitrofe o dai paesi della valle, che vengono alla fiera per ritrovarsi o per fare qualche acquisto.

Si va per esempio ad una fiera per cercare i prodotti dell’alpeggio, come i formaggi. D’altra parte le fiere non a caso sono in questo periodo, quando man mano si mettevano da parte le provviste per la brutta stagione e, soprattutto, la produzione casearia era pronta per essere venduta.

Certo, oggi molte cose sono cambiate, troviamo di tutto tutto l’anno, ma per fortuna chi se ne intende sa ancora cosa cercare, dove cercarlo. I formaggi d’alpeggio come si deve esistono ancora, sono prodotti dal latte di animali allevati al pascolo in montagna nei mesi estivi, per alcuni ci sono marchi e certificazioni che ne garantiscono l’origine e il metodo di produzione.

Alle fiere si commerciava il bestiame, ma ormai lo si porta soprattutto per riempire la piazza. Senza animali la fiera non ha più il suo significato, ma effettivamente non è più qui che si comprano/vendono le vacche. Queste immagini si riferiscono alla fiera di Crissolo in Valle Po (CN), vallata di alpeggi, di bovini di razza piemontese.

Capre e pecore? Solo queste poche capre in un recinto di transenne. Mi raccontavano gli anziani che, una volta, invece… Ce n’erano eccome! Ormai però portare gli animali alla fiera è complicato, è un fastidio, inoltre non c’è più il tornaconto economico. Mi dicono anche che uno dei greggi che salivano in valle non è più presente, per motivi di salute del pastore.

Chi ha visto i “bei tempi andati” confronta queste fiere con quelle di una volta. La fiera comunque è il giorno in cui si esce e ci si trova in piazza a chiacchierare. Giovani e anziani, non c’è differenza, anche se i primi hanno più occasioni per andare in giro ed incontrarsi.

Tutti comunque vanno a vedere le bestie, portate dagli allevatori degli alpeggi sovrastanti. Rispetto alle altre vallate, specialmente del Torinese, dove si trovano un po’ tutte le razze bovine, nella maggior parte delle vallate cuneesi invece è la Piemontese a dominare, anche laddove si munge e si lavora il latte.

Non resta che fare un giro tra le bancarelle, privilegiando i veri artigiani, rispetto a chi vende quei prodotti che puoi ritrovare ovunque, oggetti e manufatti realizzati chissà dove, chissà come. Questo abile cestaio lo vedo spesso anche ad altre fiere, probabilmente non c’è uno dei suoi cavagnin uguale all’altro, ma è proprio questo il bello!

Fammi una foto!“, chiede questo signore che si aggira per la fiera con due scatole di barbisin, i funghi dei castagni. E’ la stagione giusta, quest’anno poi in quota si sono trovati tantissimi funghi di ogni tipo, grazie alle piogge di fine estate ed al terreno caldo. Questi funghi particolari sono molto ricercati e possono raggiungere grosse dimensioni.

Questa è stata la fiera di Crissolo. Prossimamente ce ne saranno altre, alcune addirittura hanno già avuto luogo. Qualcuna andrò a vederla, magari anche qualcuna dove non sono mai stata, così, per cambiare un po’ e vedere qualcosa di nuovo…

La fiera di Balboutet

Andare o non andare a Balboutet per la fiera? Gli anni scorsi era andata sempre più in declino, per quello che riguarda la presenza degli animali. Quest’anno però dovevano esserci e allora… Si parte, anche se il tempo è brutto e le previsioni sono anche peggiori. Su per la Val Chisone piove, pioviggina, le nuvole si abbassano. La sorpresa è scoprire che fanno pagare tre euro (non uno, tre!!!) per ogni auto. Vuoi andare su? Paghi… e paghi anche se non raggiungi proprio la frazione, ma decidi di parcheggiare lungo la strada per poi andare via prima e non rimanere imbottigliato. Mah… La cosa non è affatto piaciuta, anche perchè non c’era nessun “servizio” che potesse compensare questa spesa.

Per fortuna che almeno la gran parte delle bancarelle era presente. Certo, non era facile lavorare con quel tempo... E nemmeno girare tra i banchi, con gli ombrelli aperti. Solitamente a questa fiera c’è un bel sole, ma quest’anno le cose sono andate diversamente. Non vedi nemmeno le persone, siamo tutti nascosti dagli ombrelli.

Si può acquistare di tutto, dai formaggi al miele, dall’abbigliamento all’artigianato, dal vino agli scarponi, ma anche gli acquisti sono meno invitanti, con la pioggia. Per fortuna sembra smettere un po’, però le speranze di veder uscire il sole sono pressochè nulle. Non resta altro da fare che completare il giro prima che ricominci a piovere forte.

Dal momento che quest’anno la fiera cade di domenica, di gente ce n’è parecchia, nonostante il tempo. Di certo, con il sole, si sarebbe assistito ad un gran pienone. Quelli che sono venuti fin quassù o dovevano proprio acquistare qualcosa in particolare, o sono coloro che non si perdono una fiera per niente al mondo! I curiosi, quelli per cui sarebbe stato solo un passatempo, non si sono mossi di casa, anche perchè proprio caldo non fa.

Gli animali effettivamente ci sono, i commercianti hanno portato un po’ di vacche, se qualcuno volesse fare acquisti, la scelta c’è. Solo che smette di piovere e cala la nebbia, non si vede più nulla… Clima autunnale! Chissà se qualcuno ha fatto affari, oppure quelli che devono comprare aspetteranno Pragelato il 14 settembre?

Si prosegue tra le bancarelle, incontrando qua e là qualche conoscente, ma non ci si può quasi fermare a parlare, nell’ingorgo di ombrelli. Giornata non facile anche per gli espositori, l’umidità non fa bene alla merce e nemmeno alle persone!!

E la nebbia sembra diventare ancora più fitta: sono le 11 del mattino e pare sia notte! Nella parte alta della fiera, qualche espositore non ha montato il banco, ma in generale di posti vuoti ce ne sono pochi. La fiera comunque c’è ed è bella da vedere e da girare. Di lì si scende poi verso il centro della frazione.

Con il sole sarebbe stato bello andare a scoprire angoli particolari, fontane, murales, meridiane… Anche il maltempo ha un suo fascino, ma non invita alla lunga sosta o ai tradizionali pic-nic nei dintorni. E’ piacevole entrare nel forno della borgata, acceso e funzionante, dove fanno cuocere le pizze.

Quest’anno non c’erano i figuranti a rappresentare gli antichi mestieri, non so se per colpa del tempo o per scelta, comunque si potevano ammirare dal vivo alcuni scultori. Nelle piazzette di Balboutet poi vi erano numerosi artigiani con i loro lavori artistici.

Purtroppo la tregua della pioggia è stata di breve durata e ricomincia più intensa di prima. E’ l’ora delle premiazioni, poi sarebbe tempo per il pranzo, ma nel mio caso preferisco ridiscendere a valle. Accanto ad una bancarella dove si vendono attrezzature e campane, ci cono questi due Francesi, indecisi sulla scelta. Noi andiamo a vedere le fiere in Francia e loro, giustamente, vengono qui…

Piove proprio forte, le capre e il becco si aggirano nervosi nel recinto dove erano stati messi “in mostra”, proprio i primi animali che si vedevano arrivando alla fiera. Speriamo per le prossime… che il tempo accompagni!!! D’ora in poi infatti tutti i fine settimana ci saranno, qua e là, manifestazioni legate ai prodotti (formaggi d’alpeggio…) o rassegne zootecniche. Ve ne parlerò e vi segnalerò quelle di cui sono a conoscenza.

Appuntamenti estivi e foto invernali

Io qualche evento ve lo segnalo… Così non potete dire che non lo sapevate, se seguite questo blog e siete appassionati del mondo zootecnico. Ovviamente vi parlo di ciò che conosco e delle manifestazioni che mi segnalate voi lettori. Per due fine settimana, in Val di Viù (TO) ad Usseglio si tiene la Sagra della Toma. Qui trovate tutto il programma, ma per acquistare e gustare formaggi & C. l’appuntamento è per domenica.

In Val Chisone vi aspettiamo invece dal 18 al 26 luglio con la Settimana della Pastorizia. Qui vedete tutti i vari appuntamenti, con la presentazione del mio libro “Pascolo Vagante 2004-2014” e la proiezione del film “Tutti i giorni è lunedì”. Come sempre, se qualcuno partecipa a qualche manifestazione e vuole condividere qui le sue foto più belle, basta mandarmele via e-mail.

Chi mi manda sempre tante foto è l’amico Leopoldo. Queste sono del 1 febbraio e ritraggono il pastore Teodoro Daprà e il suo gregge a Rosà (VI). Buona visione!

E’ tempo di fiera a Bobbio Pellice

Metà di maggio, a Bobbio Pellice c’è l’appuntamento consueto con la Fiera della Pouià, la salita all’alpeggio. Nessuno è ancora in quota con le bestie, nei giorni precedenti addirittura c’era stato un brusco abbassamento delle temperature, con neve a quote anche non così elevate e violentissime grandinate. La fiera si è tenuta lo scorso fine settimana, ma io sono in ritardo con gli aggiornamenti…

Per la domenica 17 maggio, il cielo era sereno, splendeva un bel sole e al mattino presto tutte le bancarelle erano già posizionate. L’amico Simone era venuto a Bobbio per la prima volta con le sue canaule e oggetti vari in legno. Ma c’era un po’ di tutto, dagli hobbisti ai generi alimentari, attrezzature e abbigliamento, come in ogni fiera che si rispetti.

Ormai sappiamo come funziona, qui a Bobbio. Ad una certa ora le mandrie partono dalle varie cascine e si portano sotto al paese, in modo da compiere la sfilata tutti uno di seguito all’altro. I rudun iniziano a risuonare nell’aria, dalle strade secondarie intorno al centro del paese si muovono tutti, mentre la gente aspetta il passaggio in piazza.

Ciascun allevatore ha un “punto di sosta” dove attendere il via per la partenza. I vigili coordinano il tutto, credo ci sia un ordine prestabilito per la sfilata. Ovviamente, ogni mandria deve avere un prato da pascolare mentre si aspetta. Amici, parenti, tutti a dare una mano in questa giornata di festa, come sempre poi i più numerosi sono i giovani, quasi che li anziani, per l’occasione, si ritirino a fare da spettatori.

Ad un certo punto, da una via laterale, arriva la prima mandria e la sfilata prende il via. Gli animali avanzano veloci, i campanacci suonano forte. Si svolta nella strada principale e si cammina verso il centro del paese. C’è gente che aspetta lungo il percorso, ma la vera folla è poi in piazza.

Ci sono principalmente bovini, ma anche qualche piccolo gregge di pecore e/o di capre. Ormai si continua con l’usanza di avere i cartelli che indicano il nome dell’azienda e l’alpeggio dove queste bestie saliranno per l’estate, così anche il pubblico conosce i vari protagonisti del mondo dell’allevamento.

Si cresce con questi eventi, si cresce in mezzo agli animali, si assorbe la passione e il mestiere fin da piccolissimi. Anno dopo anno sono sempre di più i giovani e i bambini che si incontrano partecipando a queste manifestazioni. Non si tratta solo di un’occasionale presenza per il giorni di festa, ma di una realtà radicata sul territorio.

Come se ci fosse bisogno di una conferma, ecco arrivare un’altra azienda agricola, con il gregge condotto dal solito gruppetto di giovanissimi, mentre mamme, papà, zii e nonni invece si occupano della mandria che segue a pochi passi di distanza. Senza tutta questa gioventù, la fiera non avrebbe lo stesso spirito: invece così è chiaro come questo sia sì il presente della valle, ma anche il futuro.

Il suono dei rudun continua ad echeggiare tra le case, è la volta di un’altra mandria, poi un’altra ancora. Anche se, d’autunno, sono ancora più numerosi gli allevatori e gli animali, lo spettacolo è garantito anche per l’appuntamento primaverile (grazie anche alla bella giornata).

Questo è il pubblico assiepato in piazza. La sfilata è finita, ma non si va ancora a casa, perchè gli animali non vengono ricondotti in cascina immediatamente. Chi è davvero appassionato di questo mondo, non si accontenta di aver visto passare le bestie, ma vuole osservarle e valutarle da vicino.

Ogni allevatore ha il suo spazio, il suo recinto già pronto, così gli animali lì possono pascolare tranquillamente. Nessuno può dire che questa giornata sia uno stress per le vacche…!! Niente più che una giornata al pascolo nell’erba fresca, come potete vedere.

Accanto ad ogni recinto, ogni azienda prepara il banchetto per la degustazione dei prodotti, tome e sarass. La gente gira, guarda, assaggia, si informa, fotografa… Per gli acquisti, la bancarella con i prodotti dei vari allevatori è in piazza, in mezzo alla fiera. Terminate le degustazioni invece tutti gli allevatori andranno al pranzo organizzato sotto al tendone.

C’è una bancarella dove toccare non solo è consentito, ma è addirittura consigliato! L’amico Silvio, come sempre, ha portato le sue campane: ormai è sempre più conosciuto e apprezzato nell’ambiente, ha migliorato i suoi prodotti, e intorno a sè ha sempre un buon pubblico. Anche in questo caso non mancano giovani e… giovanissimi, che fanno suonare le campane come veri intenditori. Il prossimo appuntamento sarà in ottobre, ma per tutta l’estate gli allevatori vi aspettano nei vari alpeggi della val Pellice.

Appuntamenti locali e internazionali

Dalla Germania mi girano questo invito, se qualcuno fosse interessato a partecipare in rappresentanza dei pastori: Riunione dei pastori europei. La FAO, grande organizzazione mondiale per la nutrizione e l’agricoltura, vuole tenere la cultura dei pastori. Il 26, 27 e 28 giugno è stata organizzata una riunione europea di pastori a Ehrenbreitstein (vicino Koblenz). Per i partecipanti sono previsti sussidi per il viaggio e l‘alloggio. Le lingue parlate saranno tedesco e inglese. Venerdi 26 giugno, ci sarà la riunion dei pastori d‘Europea. Noi pastori europei ci mettiamo insieme per essere più forti sia tra di noi che nei confronti degli altri. Noi pastori d‘Europa abbiamo tante cose in comune (come il nostro lavoro per l‘ecologia, le lunghe ore di lavoro, i pochi soldi…) e tanti problemi uguali (burocrazia, marcatura elettronica delle orecchie, lupi…). Sabato 27 giugno, si parla tra esperti e con i membri del Parlamento. Domenica 28 giugno, la riunione è aperta alla stampa ed al pubblico. (con dimostrazioni di differenti razze di pecore, di cani da lavoro …) Siamo tutti contenti se venite anche dall`Italia, per informazioni contattare: ruth.haeckh@berufsschaefer.de In ambito locale, per questo fine settimana vi ricordo due appuntamenti: la fiera di Roaschia nel’omonimo comune in provincia di Cuneo, e la fiera della salita agli alpeggi a Bobbio Pellice (TO) – Fira ‘d la pouià. Spero presto di riavere il mio pc dove ho salvato le foto per poter ricominciare ad aggiornare il blog con gli arretrati… Portate pazienza per questi problemi tecnici.

Per chi fosse interessato, vi segnalo anche la conferenza che terrò questo venerdì sera, 15 maggio 2015, a Pinerolo  insieme a Maurizio Dematteis, nell’ambito dei 15 anni dell’associazione “Le Ciaspole” di Pinerolo. Parlerò di montagna dal punto di vista dell’allevamento, alpeggio, pastorizia, ecc… – ore 21:00, Teatro Incontro di Via Caprilli.

Poco movimento alla fiera di Vico Canavese

Sabato scorso sono stata in Valchiusella in occasione della fiera di Vico Canavese, con annessa rassegna dei bovini. Già salendo lungo la strada tortuosa avevo notato poco movimento, ma raggiunto il luogo della fiera la mia prima domanda è stata: “Ma le bestie dovranno ancora arrivare?

C’era qualcosa… ma molto meno di quello che mi sarei aspettata. Non è la prima volta che vengo da queste parti, chi segue il blog ben lo sa. Forse precedentemente avevo partecipato soprattutto alla rassegna autunnale e non a quella primaverile? Che il motivo di una scarsa partecipazione sia soltanto stagionale?

Incontro amici e conoscenti, mi viene confermato che non arriveranno altri animali, quello che c’è è già qui, vacche, manze, manzette. Prima di pranzo verranno valutate le varie categorie e si procederà subito con la premiazione. Poche bestie, pochi allevatori e anche poco pubblico. E’ sabato, il cielo è velato, ma non è una brutta giornata. Come mai questa scarsa affluenza? “Una volta c’erano animali anche tutto sotto… Una volta le bancarelle arrivavano fin giù in fondo alla strada…“. E’ solo la crisi?

La crisi forse influisce sul pubblico, ma qui la gran parte degli animali arrivavano a piedi dai paesi della valle, quindi non c’era nemmeno la spesa dei camion. “E’ colpa anche delle valutazioni della giuria…“, mi viene detto. “E’ bello partecipare, ma poi… quando i premi vanno sempre agli stessi… Non solo qui, queste cose le vedi capitare un po’ ovunque!! Anche in Val d’Aosta con le capre! Prendi le vacche qui: la nostra non è Valdostana pezzata rossa. Sono le pezzate rosse che abbiamo sempre avuto qui in valle. Non puoi farle valutare da gente che ha studiato sui libri, devi mettere in giuria qualche anziano margaro. Anche i veterinari… certe cose sono gli allevatori che le sanno! Poi dovrebbero valutare le bestie senza la persona vicino, senza sapere di chi sono. Allora forse…

In fiera, attrezzature, generi alimentari, abbigliamento, di tutto un po’, ma c’è proprio solo la gente del luogo e pochi altri. Non è facile nemmeno per i venditori, che passano lì tutta la giornata per vendere solo qualcosina. Nel primissimo pomeriggio infatti qualcuno iniziava già a sbaraccare, convinto che il flusso di visitatori non sarebbe incrementato con il passare delle ore.

Scatto qualche foto di ritratti di “personaggi” caratteristici. Mancano però molti volti che ricordo aver visto da queste parti in passato. Mi auguro che si riesca a ridar linfa a queste manifestazioni, per evitare che si interrompa la tradizione. Fiere e rassegne sono un momento di incontro, di condivisione, una giornata da passare in compagnia per chi, altrimenti, raramente si concede pochi momenti di svago.

Poco per volta gli allevatori (tra cui spiccano i giovani) conducono i loro capi, categoria per categoria, davanti alla giuria che ha il compito di stabilire la classifica. I primi tre vengono decisi immediatamente e premiati dal Sindaco. Non ci sono nemmeno applausi, il tutto avviene con grande rapidità.

Proprio la presenza dei giovani dovrebbe far sì che chi di dovere si ponga delle domande su come rivitalizzare queste fiere. Ascoltare le motivazioni della mancata partecipazione di molti e trovare delle soluzioni. Le voci che ho raccolto sono solo “le solite lamentele” o ci sono delle ragioni fondate. “A Carema hanno premiato un becco che aveva una macchia bianca sulla pancia… Ma come si fa? Non c’è da essere un esperto di razza per dire che non era una bestia da premiare!!“. A volte sembra proprio che l’occhio dell’allevatore appassionato sia ben più allenato di quello del giurato con titoli di studio.

Una foto di gruppo, poi tutti a casa. Non c’è un pranzo ufficiale o almeno non lì dove si è tenuta la fiera. Poco per volta allevatori e appassionati se ne vanno e la fiera resta davvero quasi deserta.

Gli animali vengono slegati dalle loro postazioni e, un gruppo per volta, si incamminano e se ne vanno. Qualcuno raggiungerà la stalla o i pascoli a piedi, qualcuno verrà caricato su dei mezzi. La piazza di Vico torna silenziosa e i commercianti, da una bancarella all’altra, commentano la giornata magra. Spero che, per la fiera autunnale, il clima (e non parlo del meteo) sia poi differente!

A Carema per la Battaglia delle Capre

Appuntamento di primavera a Carema, ultimo comune del Piemonte, confinante con la Val d’Aosta. Oltre alla fiera, c’è anche la rassegna ovicaprina e la Battaglia delle Capre.

Al mattino presto, ore 7:30, c’era già movimento di uomini e mezzi, perchè quella era l’ora in cui si iniziavano a montare i banchi della fiera. Gli animali sarebbero arrivati man mano un po’ dopo. Aria fredda, neve fresca sulle montagne, ancora una volta, ma per fortuna non pioveva.

Ci sarebbe voluto tempo prima che la fiera si animasse, le condizioni meteo non aiutavano, il freddo si faceva sentire. I venditori si confidavano l’uno con l’altro le difficoltà reciproche. Tempi duri… si vende poco, anche tra i generi alimentari.

Sul prato arrivavano sempre più capre. Dai camioncini via via scendono gli animali, che vengono condotti al posto assegnato a ciascuno. Alla fine ce ne saranno più di 200, una bella vista per gli appassionati.

Non tutti ovviamente parteciperanno alla battaglia, molte sono qui solo per la mostra o anche semplicemente per mostrare agli appassionati quel che ciascuno alleva. Sono momenti di condivisione, a volte anche di “affari” e di vendite, ma la finalità principale dovrebbe essere quella di una bella giornata in compagnia e in amicizia.

Ciò che colpisce è il numero di giovani e giovanissimi. Queste manifestazioni contribuiscono non poco a mantenere le tradizioni. Poter “scendere in piazza” con i propri animali, mostrando con (giusto) orgoglio il proprio lavoro è uno stimolo per andare avanti a testa alta.

Servono commenti ad immagini come questa? Pensiamo a certi ragazzini inebetiti davanti allo schermo di un tablet e pensiamo invece a cosa vuol dire prendersi cura di un animale, quanto possa essere educativo sia dal punto di vista lavorativo, sia della vita (imparare a gestirlo, capire il valore delle cose, apprendere un mestiere, ecc.).

Forse a quest’età è ancora un po’ un gioco, ma sicuramente si diventa adulti e ci si prendono delle responsabilità. Altro che certi “personaggi” che (mantenuti da non si sa chi!) trovano il tempo di andare a manifestare contro l’allevamento e le tradizioni correlate! Per fortuna in occasione dell’evento di Carema, non si sono fatti vedere.

Al mattino, gli animali iscritti alla battaglia vengono pesati, per stabilire le categorie e definire le coppie che si affronteranno via via. Poi, ad eliminazione, si andrà avanti fino ad avere le vincitrici.

Di animali veramente belli ce n’erano parecchi, quasi tutti di razza valdostana. Per la rassegna, sono state premiate le varie categorie, qualcuno dopo mugugnava (come accade sempre in questi casi), ma più che il premio della giuria… secondo me conta la soddisfazione personale, l’apprezzamento degli altri appassionati!

Le battaglie si sarebbero poi tenute nel pomeriggio. Gli animali attendono pazientemente, mentre tutti sono impegnati a fare pranzo. L’aria si mantiene fresca, anche se, finalmente, è uscito un po’ di sole, tra una nuvola e l’altra.

Aspettando l’inizio della battaglia, si fa ancora l’ennesimo giro tra gli animali. Ci sono anche i capretti, che attirano bambini e bambine! Bisogna solo fare attenzione che non scatti la richiesta di portarne uno a casa, anche quando comunque altri animali in stalla già ci sono!!!

Finalmente cominciano gli incontri, più di uno contemporaneamente, specialmente all’inizio, altrimenti si sarebbe finito a tarda sera, visto che le iscritte erano, se non ricordo male, più di 100.

Anche se non sarebbe necessario ripeterlo, ricordo che queste “battaglie” sono esattamente ciò che avviene in natura, mentre gli animali sono al pascolo. Quando due di loro si prendono a cornate per un po’. A volte succede anche tra capre dello stesso gregge, abituate a stare sempre insieme. La battaglia non è un evento cruento, anzi… Succede persino che, in molti incontri delle eliminatorie, sia difficile stabilire la vincitrice, dato che gli animali non si battono nemmeno!