Le donne sono più adatte al rapporto con le capre perché hanno una sensibilità diversa

Un post al femminile per l’8 marzo. Parlando di capre avrete già notato come tanti allevatori siano proprio donne. Le ragioni sono molteplici: è un animale più piccolo e più facilmente gestibile, è un animale che, con una certa impostazione aziendale, riesce a dare da vivere anche senza grossi numeri e grosse strutture, tra la capra e la donna c’è una certa affinità caratteriale (cosa confermata dalla maggioranza delle intervistate). La testimonianza di Mariagrazia è significativa anche in questo senso, ma soprattutto ho trovato importante il mondo in cui descrive il suo percorso di vita ed il cambiamento dei suoi punti di vista riguardo all’allevamento. La sua storia inoltre ha diverse analogie con quella di altre donne che ho intervistato: trasferirsi in montagna come scelta di vita, la decisione di allevare capre, il rimanere da sola a mandare avanti l’attività, con grande passione e determinazione.

(foto M.Arrighini)

Allevo capre Bionde dell’Adamello e ho scelto questa razza perché rustica, autoctona e bella. Non sapevo niente di capre e la mia scelta cadde sulla Bionda dell’Adamello perché mi piaceva esteticamente. Nel 2005 Claudio (allora mio compagno) ebbe l’idea di acquistare delle capre per tenere “pulito il prato”. Io avevo lasciato da poco il mio lavoro di optometrista e mi dedicai alla ricerca di queste capre. Nella ricerca mi si aprì un mondo a me completamente sconosciuto, conoscevo le capre solo come animale da compagnia per i cavalli, mi sono appassionata e abbiamo deciso di iniziare l’allevamento con 10 caprette e un becchetto. Ti lascio immaginare le scene con i biberon con le caprette che mi assalivano il fango a cui non ero assolutamente abituata, la preoccupazione di non essere in grado di occuparmi di queste creature poi, piano piano, frequentando corsi e confrontandomi con altri allevatori sono arrivata fino ad oggi e ancora ho molto da imparare, guai se non fosse così. Quello con le capre è un legame, ma non mi pesa. Nei miei primi 40 anni ho vissuto esperienze e visto posti, ora ho scelto di fermarmi e sentire. Nella stagione di asciutta mi posso permettere di frequentare corsi e allontanarmi per qualche ora e questo mi basta.

(foto M.Arrighini)

Ho tre cavalli che sono la mia passione da sempre (e poi con il fieno che mi sprecano le capre ci mantengo un cavallo). Le capre mi sono piaciute subito. Animale molto intelligente, ti mette alla prova ogni giorno è una sfida continua è affettuosa. Quando le porto al pascolo e le guardo, mi danno un senso di libertà, ribellione. Delle capre non mi piace la violenza con cui si picchiano, la legge del più forte è applicata senza pietà. Mi è capitato di trovare una capra morta per le botte ed è il dolore più grande perché sempre penso all’errore che posso aver fatto, una distrazione, una svista. I momenti difficili per me che non nasco in questo ambiente sono stati tanti, fin dal primo giorno. L’ inverno che è il periodo in cui le capre sono asciutte e non producono latte è il più duro perché non ci sono entrate ed è per questo che ho pensato di fare una linea di creme cosmetiche con il latte delle mie capre ma non è sufficiente.

(foto M.Arrighini)

Il momento più bello è il parto, un concentrato di gioia e dolore nello stesso tempo a volte questo perché vedi la nuova vita arrivare, alcune capre ti cercano come a chiedere assistenza, ma possono capitare complicazioni, morte della madre o del capretto, sofferenza. Non riesco a spiegare con le parole le emozioni che mi danno questi fatti, ma mi hanno aiutato a crescere, a prendere coscienza di alcune cose della vita. Ho imparato a conoscere meglio la natura e quanto possa essere generosa e crudele allo stesso tempo. Essendo nata e vissuta in città, avevo una visione disneyana della natura: tutto bello, a lieto fine, il cattivo soccombe sempre, Bambi che viene allevato dagli altri animali del bosco (ma quando mai!!). Invece no, non c’è un cattivo e un buono e se la mamma muore, muori anche tu perché nessun coniglietto ti allatterà. Quindi non mi stupisco quando le persone scelgono di essere “vegane” e vorrebbero salvare tutti gli animali del mondo, perché anche io ero così, e solo vivendo in mezzo agli animali ho capito che non avevo idea di cosa significa la legge della natura.

(foto M.Arrighini)

Mungo a mano e faccio il formaggio a latte crudo. Produco lattiche, stracchini e qualche stagionato. Vorrei trovare una buona cantina per fare l’erborinato. Vendo ai clienti che vengono in alpeggio e ai mercatini locali. Ho imparato seguendo i corsi organizzati dall’APA e sperimentando. In alpeggio le mie capre “si autogestiscono”, le accompagno al pascolo soltanto quando prendono la direzione che porterebbe al paese. Sono sempre libere e vengono alla baita per farsi mungere o quando piove. Quando scendiamo dall’alpeggio sono nel recinto e sfruttano il ricovero quando c’è brutto tempo. Qui le accompagno sempre al pascolo con la mia cagnolotta Nube.
Mi piace prendermi cura di loro singolarmente come il parto e la mungitura, si instaura un rapporto speciale. Credo che le donne siano più adatte al rapporto con le capre perché hanno una sensibilità diversa. Le capre sono ribelli, non bisogna prenderle con forza o gestirle come le vacche, hanno bisogno di metodi più convincenti, bisogna attirare la loro attenzione e farsi seguire, bisogna essere pazienti e gentili. Le mie 52 capre hanno tutte un nome e lo scelgo in base al mio gusto personale ma può cambiare se il carattere della capra lo richiede. Cerco di mantenere l’iniziale della madre in modo da avere le famiglie e mi aiuta a collegarle tra loro.

(foto M.Arrighini)

Sul territorio delle Pertiche non ci sono difficoltà per il pascolo perché ci sono tante aree abbandonate e le capre sono ben accette a patto che si chieda ai proprietari e non ci si avvicini alle baite che sono diventate ormai case di vacanza con giardinetti e così via. Indubbiamente la mia vita è completamente cambiata considerando che prima di avere le capre ero un Optometrista e avevo un negozio di ottica, vivevo in città e la montagna era solo quel posto dove si va a sciare. Ora con le capre ho conosciuto una vita nuova, talmente diversa che non so quando sarò sazia di questo, ho molto ancora da scoprire e da imparare da loro. Se qualcuno pensa di allevare capre, io lo incoraggio e cerco di dare il mio appoggio dove posso perché è un’esperienza bellissima.

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  1. Ho chiesto sulla pagina fb Ruralpini di intervenire sul tema: Cosa dite? E’ vero che le donne e le capre si capiscono meglio che gli umani maschi con le capre? Non sono del tutto d’accordo con l’amica Marzia perché conosco troppe storie del passato e del presente di caprai capaci di “parlare” alle loro capre. penso ai carbonai e ai minatori che nel passato vivevano per mesi isolati con una o due capre e una gallina. Penso agli uomini che hanno viaggiato dagli albori del neolitico in poi con le capre. Un capraio che conosco con un amico e sei capre (per avere il latte) fece da giovane in anni in cui non esistevano gps e telefonini ma solo la bussola un viaggio a piedi dalla Valseriana ad Assisi. Ammetto che le donne sono capaci di un rapporto molto rispettoso con gli animali, ma non mi pare che valga con le capre in particolare. Voi cosa dite?

    • Cerco di rspodere all’argomentazione di Michelecrt.
      Le tradizioni o le usanze del passato vanno inquadrate in un’ottica culturale che non dava assolutamente la possibilta ad una donna di essere autonoma, autosufficinete ed imprenditrice di se stessa.
      E’ piuttosto palese che in uno schema di questo genere che fosse l’uomo, bravo o meno poco importa, a gestire questo tipo di attività, ma i tempi sono per fortuna cambiati ed a buon diritto le donne si possono permettere o anche pretendere, di diventare maestre di vita in campi che fino, appunto, a pochi anni fa erano loro preclusi.
      Le difficoltà create da questi retroscena culturali comunque non sono poche e spesso queste donne sono malviste nelle comunità rurali ristrette (non evolute grazie o a causa del fenomeno turstico, il quale voglia o non voglia, stimola a visuali differenti…), costrette a vivere con dei limiti che pochi uomini accetterebbero…!
      Personalmente non so dire se capre e donne siano un binomiio migliore di capre e uomini e credo che aldilà di valutazioni personalistiche non esistano deglli studi che si possano considerare tali sull’argomento (anche visto che la pratica è molto recente…), di sicuro c’è, che sempre più donne siano disposte a superare le difficoltà di una vita rurale di stampo antico rispetto alla quantità di uomini e questo credo sia statistico…

    • sicuramente però una gran parte delle donne che scelgono di fare le allevatrici optano perle capre come animali. la frase del titolo comunque non è mia, ma è l’opinione di Mariagrazia (e di molte altre sue colleghe)
      per il resto conosco molti caprai uomini, chi con maggiore e chi con minore sensibilità. quando comunque si tratta di coppie, sono gli stessi allevatori a dirmi che “la capra è donna”, sia come carattere, sia come gestione

  2. Bello, veramente: son finito sul blog per caso e ho letto con grande piacere e curiosità.
    Alla finr mi è venuta un’idea per la nostra piccolissima associazione. Stiamo aprendo un ostello autogestito in val Taro, nell’appennino parmense, ma cerchiamo di esplorare il Mondo dovunque esso sia fatto dagli umani con passione e sudore, meglio se lontano dalla mondanità becera dello sviluppo economico che genera pauperazione. Per farla breve: vorremmo venirti a trovare, per conoscere “la donna che sussurra alle amiche capre “. E portare un nostro contributo acquistando qualche formaggella. Che mi dici? Si-può-fare?
    Primaopoi (at) ostellodipieve.org

      • Perdonami: ho scritto come commento al post, nell’ipotesi che la sua autrice desse un’occhiata ai commenti, come penso faccia la maggior parte degli autori. Considera anche che il post viene pubblicato da “blacksheep77”, che – se ho ben capito sei tu che mi rispondi, ma non sei l’autrice. In più, a gettarmi nella confusione totale, mi rimandi a Mariagrazia, finora per me illustre sconosciuta…Non importa, ne verremo fuori, in un modo o nell’altro.
        In realtà, a parte l’autrice del blog, chiunque essa sia, il mio interesse è nei confronti di pastore/i che hanno scelto di vivere in un modo che non è comune, non è conosciuto “dalle nostre parti”; l’intento è quello di creare occasioni di incontro, che stimolino riflessioni e domande (a prescindere dai formaggi, che saranno sicuramente buonissimi…).
        Quindi vorrei estendere l’invito anche ad altri, se mi dai una mano…unico vincolo è la distanza, non potremmo andare eccessivamente lontano dalla Lombardia o dall’Emilia.
        Un grazie anticipato!

        Maurizio

      • sì, io sono l’autrice di questo blog. visto che hai commentato in questo specifico post, immaginavo che fossi interessato a contattare mariagrazia, che è la protagonista dell’intervista in oggetto e che sta in lombardia. la trovi su facebook o attraverso il sito della sua azienda http://www.cornablacca.it/

      • Grazie, ora la cosa si può fare,sicuramente prenderemo contatti e andremo a trovarla. Pensi che possa essere utile una sorta di mappa (o almeno un elenco) dei pastori che vogliono usufruire della visibilità che può dare la Rete? Io conosco qualcuno dalle mie parti (Valtaro) ma sicuramente ce ne sono molti di più, magari appena dietro l’angolo, ma se non si passa di lì al momento giusto non lo si vedrà mai. Ed è un peccato!

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