Un fenomeno preoccupante

Internet ha dato a tutti la possibilità di esprimere la propria opinione in modo globale. Mettere nero su bianco parole, pensieri, immagini, che restano lì, vengono letti, rilanciati, commentati. Può essere un bene, può essere un male. Bisognerebbe essere in grado di comprendere, bisognerebbe volersi documentare a fondo, ma spesso purtroppo non è così e si generano dei veri e propri mostri.

E’ da qualche giorno che mi chiedo se sia o meno opportuno scrivere questo post. Uso immagini dei miei animali, perché la persona di cui vi parlerò di problemi ne sta avendo già fin troppi. Una persona da me intervistata per il libro delle capre (se ricordo bene, mi aveva chiesto lei di inviarle il questionario per potermi raccontare la sua passione) ha avuto un’inattesa celebrità, seguita da risvolti tutt’altro che positivi. Dopo il mio post, è stata intervistata da un giornale locale, che ha narrato la sua bella storia: esempio ammirevole di giovane che, pur studiando, con sacrifici sceglie di rimanere nelle sue terre e mantenere vive le tradizioni grazie all’allevamento delle capre.

Il primo articolo era corretto, ben scritto. Poi però la “notizia” ha fatto strada e quella persona è stata intervistata da un giornale a tiratura più ampia, che invece ha dato un taglio diverso alla storia. Rileggendo l’articolo, mi sembra di cogliere un tono un po’ forzato da parte del giornalista, che enfatizza la figura della giovane “Heidi” a beneficio di un pubblico in cui vuole suscitare emozioni, più che non curiosità e voglia di conoscere. Sempre volutamente, viene posta la fatidica domanda sull’alimentazione: ci avviciniamo a Pasqua e si sa che, in questa stagione, è un argomento che “tira”.

Per di più l’intervistatore, nel suo pezzo, le mette in bocca delle parole che non sono mai state dette: “Sa che i capretti che nasceranno prima di Pasqua e saranno venduti, finiranno in pentola a rallegrare la festa di qualcuno. Lei stessa non è certo vegetariana ed è convinta che gli animali «sanno essere davvero cattivi pure loro e non in situazioni di pericolo. Anche tra loro ci sono i buoni e i fetenti. Però la vita qui regala cose che in città sono impensabili»“. Peccato che la frase sugli animali cattivi non sia sua, ma un commento di un’altra persona in una foto del suo profilo facebook. Se ci si rivolge ad un pubblico ampio, le cose vanno spiegate. Un tempo la gente sapeva che gli animali sanno essere “cattivi” (ma poi, cosa vuol dire? siamo NOI a stabilire i parametri di bontà e cattiveria, giustizia e ingiustizia): ormai non si conosce nemmeno il comportamento naturale del gatto domestico (avete mai visto un gatto giocare con una preda catturata? un topo o un uccellino??), figuriamoci la “cattiveria” di una capra contro un suo simile!

Ne parlavo ieri commentando la foto pubblicata da un amico: spiace tenere le capre legate in stalla, ma in certe situazioni è inevitabile. Anche la più affettuosa e coccolona (con me), può arrivare a ferire o ammazzare un suo simile in stalla. Il caso che commentavamo riguardava una capra che, saltando tutte le apposite protezioni, è andata nello spazio di un’altra capra: quest’ultima, per cercare di sfuggire all’assalto a suon di micidiali cornate della prima, si è rotta malamente una gamba. In un contesto come quello di un giornale letto da persone “non addette ai lavori”, o le cose si spiegano, o è meglio non dirle. Perché comunque l’argomento era già spinoso in partenza, avendo chiesto se era vegetariana. Non vedo il perché dell’aver posto la domanda. L’argomento, se lo si voleva affrontare, poteva essere fatto in un altro modo.

Se lo chiedessero a me, direi che Biscuit non potrà continuare la sua vita nel mio gregge. Quando scenderà dall’alpeggio, cercherò qualcuno che voglia acquistarlo come riproduttore. Se non troverò nessuno, verrà castrato e poi macellato. Non può rimanere nel gregge per questioni di consanguineità: si accoppiasse con le capre, vorrebbe dire sua madre, le sue sorelle, zie e cugine. I capretti che nascerebbero sarebbero più deboli, a rischio malformazioni, ecc ecc. E’ così, è l’allevamento, come è sempre stato da quando l’uomo ha smesso di essere un cacciatore-raccoglitore ed ha iniziato ad essere un agricoltore-allevatore.

Sappiamo bene come ci siano forme di allevamento più o meno rispettose delle necessità e del benessere degli animali. Se la nostra alimentazione comprende anche cibi di origine animale, standoci a cuore l’argomento, dovremmo cercare di acquistare solo quei prodotti (carne, latte, uova, trasformati) dei quali conosciamo l’origine e le modalità di allevamento. Se sono animali allevati al pascolo, animali che salgono in alpeggio, ecc., hanno condotto una vita conforme alle loro naturali necessità. Sicuramente più dell’agnello “salvato” e portato a spasso al guinzaglio con il cappottino per le vie di Trento!!

E qui veniamo al punto dolente… perchè l’agnello diventerà un montone, il dolce capretto tra le braccia dell’allevatrice diventerà un grosso becco… Ma certe cose ormai le sanno solo più quelli che hanno un contatto diretto con questi animali, li allevano con passione e con tutto il rispetto che si meritano, seguendo e rispettando le loro esigenze e la natura. Dispiace doversene separare, dispiace dover mandare al macello un capretto o una capra vecchia, ma è il normale ciclo delle cose quando si ha un allevamento. Altrimenti non si tengono animali. Inutile essere ipocriti. Siamo onnivori, non erbivori: per utilizzare certe sostanze, abbiamo bisogno dell’animale che le trasformi per noi. E’ sicuramente opportuno non eccedere nel consumo di carne e scegliere QUALE carne mangiare, possiamo anche farne a meno, optando per una dieta opportunamente bilanciata per non andare incontro a carenze e patologie. Ciascuno è libero di alimentarsi come meglio crede. Non ho problemi a confrontarmi e dialogare con un vegetariano o un vegano che, civilmente, mi spieghi le sue ragioni. Ma di qui a riversare un torrente di odio, fanatismo, assurdità raccapriccianti su una giovane appassionata che racconta la sua vita felice con le capre…

Perché è quello che è successo. Una persona sana di mente non credo possa pensare che io sia una potenziale assassina antropofaga se mi faccio fotografare mentre gioco con i miei capretti. Invece, in seguito all’articolo citato, sui social un’ondata inimmaginabile di odio si è riversata contro l’allevatrice. Minacce personali a lei, alla sua famiglia e al suo “allevamento”. Il mio invito è quello di non sottovalutare eccessivamente il fenomeno: i peggiori fanatismi inizialmente sono stati derisi, ma in seguito hanno portato a seri danni per l’umanità. Non sto esagerando: “Muori tu sgozzata. Amen”, “Un paese di 300 abitanti tutti consanguinei. Cosa vi aspettavate? Tutti ritardati depravati”, “abito anch’io in montagna in Alto Adige, come dappertutto anche in mezzo alla natura gli allevatori hanno il cuore chiuso e l’egoismo antropocentrico sviluppatissimo… gli animali sono come giocattoli per questa ragazzina superficiale come tante altre…”, “perché dare spazio ad una squilibrata che cerca visibilità?”, e via di seguito, centinaia e centinaia di commenti su toni ben più gravi di questi, dove arrivano a dire che lei sarebbe in grado di sgozzare il fidanzato dopo averlo abbracciato e altre amenità del genere. Che dire? Io sono senza parole. Profondamente preoccupata dall’esistenza di simili persone, veri fanatici pericolosi. Hanno scritto che andranno a “liberare quei poveri animali” (per farli andare dove? per farli sbranare dai lupi?? o preferirebbero metterne uno in ciascuno dei loro alloggi al terzo o quarto piano di un condominio???). Per fortuna che queste persone affermano che è l’alimentazione a base di carne a generare odio, cattiveria e violenza. Lo scollamento tra la realtà del mondo produttivo (agricoltura e allevamento) e i consumatori dei prodotti finali in molti casi è ormai un abisso apparentemente invalicabile. Storie che sarebbero da premiare vengono trattate un questo modo.

Cari giovani,giovanissimi, tutti che volete resistere in montagna allevando pecore, capre, razze in via di estinzione… figli, nipoti di allevatori, ma perché cercate visibilità in questo modo? Che foste squilibrati già lo si sapeva! Affrontate fatiche, sacrifici e spese, lavorate 365 giorni all’anno e nemmeno contate le ore di lavoro… ma andate tutti a fare un provino per un talent show, per un reality show!!!! …battute a parte… resistete… Chiudete la pagina su facebook dove vi si insulta e continuate a testa alta la vostra vita!!!

Quello che dico sempre, detto da altri

Solitamente non uso testi di altri per i miei post, a meno che si tratti di qualcosa scritto da qualche amico, inviato apposta per essere pubblicato qui. Quando c’è qualche articolo interessante, vi indico il link e vi suggerisco di leggerlo, ma questo ho preferito copiarlo e riproporvelo.

Il personaggio del giorno: l’agnello pasquale che toglie i peccati del mondo. (di Fiorenzo Caterini)

Io, di solito, non mangio carne di agnello.
Mangiare quel tenero batuffolo di ovatta, con quella vocina lieve da virgulto, che strazio.
Perché l’agnello è un cucciolo.
Tuttavia sono grato a chi lo mangia, l’agnello, per un paradosso che andrò a spiegare.
Naturalmente, il paradosso che andrò a spiegare, non vale per chi, per forza di cose, vuole inventarsi un mondo di buoni buoni e di cattivi cattivi, in modo da sentirsi sempre dalla parte dei buoni buoni. Costoro possono anche non leggere, non capiranno.
Dicevo dunque che sono grato a chi si mangia l’agnello a Pasqua, non solo per amore di questa terra, della mia terra che produce i migliori agnelli del mondo. Se mancasse la pastorizia, significherebbe la rovina economica dell’isola.
Sono grato a chi si mangia l’agnello non solo perché è un cibo genuino.
Sono grato a chi mangia l’agnello perché, grazie a lui, pur nella sue breve vita, l’agnello può campare felice qualche mese. Qualche mese di felicità in più per quel cucciolo.
Vi siete domandati cosa succederebbe se nessuno mangiasse più gli agnelli?
Non ve lo siete domandati, lo so. Altrimenti una riflessione un po’ più compiuta, oltre l’emotività del momento, ne sarebbe scaturita.
Partiamo dal presupposto che si sacrificano gli agnelli maschi. Poveri maschietti! Allora, se nessuno dovesse mangiare questi agnelli, essi si trasformerebbero in pochi anni in montoni. Ma un gregge di montoni non si è mai visto. Nessun pastore potrebbe mantenere un gregge con tanti montoni, perché entrerebbero in competizione per il cibo con le pecore e gli agnelli. In pratica, il gregge collasserebbe, e ne pagherebbero le conseguenze pecore e agnelli, gli anelli deboli, che morirebbero di fame. Le pecore non mangerebbero abbastanza erba per produrre il latte.
Ecco perché vengono sacrificati gli agnelli maschi, e sarebbe un ignobile spreco se venissero distrutti senza essere consumati.
Se nessuno dovesse mangiare gli agnelli, essi verrebbero dati ai cani, o abbandonati ai corvi, alle volpi e ai cinghiali che li mangerebbero vivi appena nati, senz’altro, perché l’allevatore non è in grado di mantenerli.
Solo nella prospettiva che ci sia qualcuno che consumi quella carne, all’allevatore è data la possibilità di mantenere vivi gli agnelli per quei mesi in cui vive libero e felice.
Migliaia di anni fa si costituì una particolare simbiosi a tre, tra l’uomo, il cane, e la pecora selvatica, simile al muflone. Il cane proteggeva il gregge dalle fiere carnivore, che per questo stava unito e compatto, e l’uomo procurava il cibo per tutti, in cambio del prelievo del latte e di un po’ di carne per il suo sostentamento. E’ un ciclo vitale che dura dal neolitico e che unisce, con la comunione della carne, queste tre specie animali, tanto da entrare dentro la mitologia simbolica della religione.
L’agnello toglie i peccati del mondo perché, con il suo sacrificio, tiene simbolicamente in piedi il ciclo vitale delle cose.
Ma l’uomo oggi, nel suo comodo divano, tra le pareti domestiche, davanti al tablet o al televisore, abituato a mangiare cibi in scatola che non devono, per cultura, avere forma e neppure il sapore di animali o piante, si è talmente allontanato dalla natura che, il meraviglioso ciclo naturale delle cose, non è più in grado di comprenderlo.
Se nessuno consumasse agnelli, dunque, essi non vivrebbero neppure quei pochi mesi che gli vengono dati, che sono uno scampolo di vita felice strappata ad un destino altrimenti ancora più crudele e ingiusto. Capire questo è la conseguenza di un semplice ragionamento logico, di una riflessione semplice ma compiuta. Ma come oggi si tende a spezzare il ciclo naturale delle cose, allo stesso modo si tende a non concludere le riflessioni, a lasciarle a metà. E’ un segno dei nostri tempi veloci e frenetici, dove il pensiero non è circolare ma si ferma a mezz’aria, incompiuto.

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Spero che, dette così bene anche da altri, queste cose arrivino alla gente. Purtroppo, come scrive anche Fiorenzo Caterini, chi si vuole inventare un mondo di buoni e cattivi, continuerà a non capire. Confido però che chi vuole informarsi, chi è ignorante perchè non sa, ma cerca di colmare questa sua lacuna leggendo, studiando, toccando con mano, venga aiutato da articoli chiari e illuminanti.

Giornata nazionale del capretto

Sono stata contattata da Caterina del sito Beuf à la mode per scrivere un post dedicato al capretto: per l’Associazione Italiana Food Blogger infatti questa è la settimana dedicata alla cucina della Pasqua e oggi, domenica 20 marzo, si parla per l’appunto di capretto. Io non sono una food blogger, anche se (di tanto in tanto) pubblico delle ricette, limitatamente alla carne ovicaprina. Le potete leggere tutte qui. A quanto pare l’argomento sta diventando sempre più scottante anche tra i blogger che si occupano di cibo: non solo chi segue una dieta vegetariana/vegana, ma anche chi consuma comunemente carne, latticini ecc. si blocca di fronte alle campagne che demonizzano la macellazione di agnelli e capretti. Parlo di entrambi, visto che sono carni tradizionalmente utilizzate per Pasqua: animali di piccola taglia, visti dal vivo suscitano non solo l’immagine della purezza (motivo per cui sono stati scelti originariamente per questo “sacrificio”), ma anche quel senso di simpatia e tenerezza su cui fa leva chi si oppone alla loro macellazione.

C’è un motivo naturale per cui questa carne si consuma adesso: specialmente la capra, se non interviene l’uomo per avere capretti (e quindi latte) distribuiti nel corso dell’anno, ha una stagionalità nel parto. Questo significa che vi è una stagione in cui le femmine vanno in calore e, 5 mesi dopo, nascono i capretti. Il calore della capra generalmente è a fine estate (agosto/settembre), per cui i capretti nascono a gennaio/febbraio e raggiungono peso e dimensione adeguata proprio in concomitanza della Pasqua. Si tratta quindi di un alimento che potremmo definire stagionale. Possiamo avere carne di capra  tutto l’anno, ma il capretto solo in questi mesi.

Chi segue questo blog da anni ormai ben sa tutta la storia, anche se non si tratta di un allevatore. Dal momento che questo post però verrà condiviso in occasione di questa particolare giornata, prima di darvi una ricetta, vi spiego alcuni motivi per cui sarebbe impossibile non macellare i capretti. Posto che si allevino gli animali, ciò è imprescindibile dalla loro macellazione. A parte il fatto che sarebbe uno spreco lasciarli morire di vecchiaia, nel caso dei maschi è impossibile allevarli tutti.

Prendiamo un gregge di capre, animali molto rustici, adatti anche a terreni marginali con cespugli, versanti ripidi, aree altrimenti improduttive. Nel secolo scorso l’allevamento della capra (anche detta “la vacca del povero” per queste sue caratteristiche) aveva conosciuto un incremento tale da richiedere delle leggi che lo regolamentassero, tanti erano i danni che questi animali arrecavano ai boschi, mangiando le giovani piantine e scortecciando alberi. Oggi, in molte aree di montagna e collina, semmai il problema è l’abbandono, l’avanzata dei boschi e dei cespugli anche laddove un tempo vi erano prati e coltivi. Proprio in questi ultimi mesi mi sto interessando particolarmente alla capra, dal momento che ho deciso che sarà l’argomento del mio prossimo libro: in sintesi, posso dirvi che esistono alcune categorie di allevatori di capre. C’è chi ha un’azienda di capre da latte di razze selezionate, generalmente stanziale, cioè non sale in alpeggio, possiede un numero di animali abbastanza elevato e chi ha greggi più piccoli, magari ad integrazione di un’azienda zootecnica con un altro indirizzo prevalente (ovini o bovini). Poi ci sono numerosi appassionati con greggi più o meno grossi, dove o si allevano le caprette femmine per aumentare il gregge o le si vendono ad altri allevatori. Qualcuno munge anche gli animali, ma lo scopo principale non è la caseificazione.

Qualunque sia la forma di allevamento, nascono i capretti. C’è chi li lascia succhiare sotto le madri e chi li alimenta con latte di altra provenienza (latte in polvere, latte di vacca), per mungere le capre e fare formaggi. Le caprette femmine costituiscono la “rimonta”, cioè andranno a sostituire capre vecchie, non più produttive, oppure troveranno una collocazione in altre aziende. I maschi, come si diceva, vengono destinati alla macellazione. I capi più belli, figli di madri di particolare pregio, valore e produttività, talvolta vengono ricercati da altri allevatori per “cambiare il sangue”. Cosa significa?

In un allevamento bisogna sempre evitare la consanguineità, quindi si cerca un nuovo maschio in un allevamento esterno per coprire le capre, in modo che le figlie non debbano venire fecondate dal loro padre. A seconda del numero di animali ci sono uno o due becchi, un numero maggiore proprio solo in casi di greggi particolarmente numerosi, ma la presenza di troppi maschi può causare anche problemi, dato che nella stagione dei calori questi si affrontano tra di loro (così come accade in natura con gli stambecchi) per stabilire la dominanza di un individuo sugli atri e quindi avere il diritto di tramandare i propri geni. Gli scontri tra maschi possono avere esiti anche cruenti.

Torniamo ad nostro dolce capretto morbido e indifeso: le campagne contro la macellazione lo mostrano sempre così, a pochi giorni di vita, per indurre compassione, e non con l’aspetto che ha quando viene realmente macellato 2-3 o anche 4 mesi dopo. La carne di animali appena nati non ha nemmeno caratteristiche di particolare pregio, niente a che vedere invece con un animale che invece, oltre al latte, ha già pascolato erba, magari le particolari erbe di certi prati e versanti secchi, erbe aromatiche che attribuiscono alla carne un sapore particolare.

Chi si lascia impietosire sembra non voler nemmeno prendere in considerazione il fatto che il capretto inevitabilmente si trasformerà in qualcos’altro: chi vorrebbe “salvarli” dalla macellazione, spesso ignora completamente le necessità e il comportamento di questi animali. Non si tratta di cani o gatti, il capretto diventerà un becco, con tanto di barba, corna, odore caratteristico nella stagione degli amori e comportamento da maschio adulto. L’alternativa alla macellazione a pochi mesi di età è la castrazione. Viene praticata raramente poichè non c’è mercato per questa carne. In realtà si tratta di un prodotto dalle caratteristiche di pregio: personalmente apprezzo la carne dell’animale adulto più di quella dell’animale di pochi mesi. La castrazione del maschio fa sì che non si sviluppi con la maturità sessuale quel gusto “forte” che potrebbe risultare sgradevole, particolarmente nel becco, ma anche nel montone.

E così, se vi piace vedere animali al pascolo, ma anche solo se amate gustare l’infinita varietà di formaggi di capra, sappiate che tutto ciò può esistere solo se questi stessi animali vengono macellati. E’ ipocrita rifiutarsi di mangiare agnello o capretto, ma non disdegnare una salsiccia o un trancio di tonno. Che senso ha cibarsi/non cibarsi di un animale solo in base alla sua bellezza? Scegliamo carne di animali allevati bene, carne italiana di animali che non hanno compiuto lunghi viaggi per arrivare qui, carne di animali allevati al pascolo. Allevare (in modo sostenibile) vuol anche dire mantenere la biodiversità, sia delle razze allevate, sia del territorio, con tutte le sue specie vegetali ed animali.

Costine di capretto al mirto

E’ vero che è una ricetta che sa di Sardegna, ma qualche anno fa mi sono fatta portare due piante di mirto e quest’anno ho prodotto per la prima volta il vino di mirto. Così ho deciso di usarlo con questo piatto.

1 kg di costine di capretto (oppure spezzatino), 200 ml vino bianco, 200 ml vino di mirto, 1 cucchiaio di farina, 2 spicchi d’aglio, qualche foglia di alloro, 1 rametto di mirto fresco, olio extravergine d’oliva, sale e pepe

Far marinare la carne per una notte con il vino bianco, l’aglio, il mirto e l’alloro, dopo averla salata e pepata. Accendere il forno a 200°, quindi trasferire la carne nella teglia con la sua marinatura e cuocere per 40 minuti circa. Quando la marinatura sarà stata quasi del tutto assorbita, irrorare la carne con il vino di mirto e farlo evaporare, continuando a cuocere in forno. Scolare le costine e disporle su un piatto da portata. Filtrare il fondo di cottura rimasto nella teglia e farlo addensare in un pentolino sul fuoco, aggiungendo la farina e facendolo sobbollire per un paio di minuti. Cospargere con la salsa la carne e servirla ben calda.

Nel mio caso, i non avevo del capretto, ma delle costine di becco castrato e le ho fatte con lo stesso procedimento, aumentando i tempi di cottura.

Come si fa a fare (dis)informazione

Questo blog esiste dal 2007. Per passione scrivo, fotografo e parlo di pastorizia. Non mi paga nessuno per farlo, se volete contribuire alla mia opera, acquistate e leggete i miei libri. Non sono sponsorizzata e non ho nessun secondo fine se non la passione per questo mondo e il piacere di condividerla con voi. Sappiamo bene quanta ignoranza ci sia in giro e quanto sia difficile fare un’informazione il più possibile corretta e obiettiva. Molte persone mi hanno scritto ieri e oggi chiedendomi di fare chiarezza per “distruggere” l’ennesimo esempio di cattiva informazione che circola in rete, per di più partendo da un’immagine del mio blog.

Questo è il post incriminato che da due giorni circola su facebook. Leggete, io non ho altro da aggiungere. La foto è stata presa senza consenso da questo blog, più esattamente da un post del novembre 2007. Questo post, per chi vuole andarselo a rileggere. Ricordo esattamente il giorno in cui è stata scattata la foto, era il 1 di novembre e, con il gregge, eravamo accanto al cimitero di Vercelli.

La foto usata dal sig. Colantuono, che (leggiamo su facebook, il profilo è pubblico, lavora alla RAI) è un dettaglio. Avevo scattato anche quest’altra immagine in cui vediamo l’asino con gli agnelli appena nati. Sappiamo bene come i pastori facciano così per far sì che gli agnelli neonati stiano al caldo e non mescolino il loro odore con altri, di modo che le mamme li riconoscano e li allattino quando il cammino del gregge si ferma e gli animali sono al pascolo. Ciascuno è libero di alimentarsi come meglio crede: insalata, soia o bistecca. Si può criticare l’allevamento intensivo o qualsiasi altra cosa, ma far passare un agnello neonato sull’asino come un agnello morto sul camion che lo trasporta al mattatoio… NO!!

Per favore, fate circolare questo post, condividetelo sui social, parlatene ovunque. Purtroppo il nostro “amico” è molto ignorante in materia, leggete come si ostina a commentare a chi gli fa notare l’uso improprio dell’immagine. Mi auguro che le Associazioni di Categoria intervengano, che i mezzi di stampa facciano qualcosa per una corretta informazione. Ripeto, poi ciascuno mangia cosa vuole, ma prima deve ricevere una corretta informazione!! GRAZIE

Non ci si capisce più…

Sono io che non capisco o proprio non ci si capisce più? Aiutatemi per favore. E’ vero che sono un po’ fuori dal mondo, ma la rete mi aiuta comunque ad avere una certa finestra su realtà anche lontane dalla mia. Non mi limito a leggere le notizie, ma le verifico, controllo che siano vere (spacciare bufale, spararle grosse e condividerle on-line è attività sempre più praticata) e cerco di farmi un’opinione per lo meno riguardante argomenti che mi interessano. Non si può sapere tutto e non pretendo di riuscire a capire ogni cosa. Restando però nel mio piccolo, sono sempre più sconcertata da come persone che mi contattano, per lo meno al fine di vedere le immagini che pubblico on-line, poi si indignino per delle piccolezze.

Un esempio. Oggi vado in stalla per mettere al pascolo le capre e trovo le reti con un nuovo buco. Il filo è stato tranciato di netto. Altri pastori mi hanno detto che sono le minilepri a fare questo “lavoretto”, nonostante possano passare agevolmente tra le maglie (non c’è elettricità quando le capre sono in stalla). Vedo spesso questi animaletti quindi… facilmente i colpevoli sono davvero loro. Metto questa foto su facebook con il commento “maledette minilepri” e riesco comunque a far sollevare una polemica. In misura minore rispetto ad altre tematiche, ma… Mi chiedo allora: perchè se si tratta per lo meno di un mammifero non ci si può lamentare nemmeno con un’esclamazione (non ho aggiunto altro e nemmeno farò niente contro di loro, ma se il mio cane dovesse catturarne una non vado a salvarla, tanto più che si tratta di fauna alloctona, non locale, immessa a fin venatori e letteralmente sfuggita al controllo)? Chi si indigna per il mio commento non avrà mai esclamato “maledette mosche? maledette zanzare? che schifo una zecca! c’è un ragno, uno scarafaggio sul muro della cucina? aiuto un topo di fogna (o pantegana) ha attraversato il cortile!?”. Non trovate ci sia tanta ipocrisia in tutto questo?

Se avessi inserito anche questa foto con l’esclamazione “maledetti cinghiali”? Forse il cinghiale è più brutto e meno “tenero” del coniglietto americano di cui sopra, pertanto posso anche permettermi una lamentela? Non è che stiamo degenerando un pochino? Forse è l’eccesso di comunicazione a portare a tutto questo… più fai vedere, più esterni il tuo punto di vista, le tue opinioni, più mostri ciò che fai, più sei sotto gli occhi di tutti e quindi soggetto a critiche, commenti, insulti. Io mi aspettavo qualche reazione, postando quella foto, ma il mio era anche un test per sondare il terreno e capire anche com’è composto il “pubblico” che mi segue. Siamo alle solite… piacciono le foto, ma non bisogna pensare a cosa c’è dietro.

Perchè ci si entusiasma nel vedere gli animali, si sorride guardando il video delle capre che giocano, degli agnelli che saltano, ma poi arriva sempre quello che mi fa l’osservazione sul “non capire” come possa io amare gli animali e poi presentarne le ricette. Lo scollamento con la realtà dei fatti, con la vita concreta. Quanti si pongono domande su ogni cosa che passa nel loro piatto? Quanti sanno davvero com’è stato prodotto il cibo che mangiano? Non dico solo la bistecca, parlo di tutto, dalla pasta allo snack, dal succo di frutta al cioccolatino.

Che dire poi dei cani? Ormai si fanno più discussioni intorno ai cani… che intorno agli esseri umani! Sono animali, trattiamoli bene, rispettiamoli, ma sono ANIMALI e le loro esigenze sono sono quelle dei bambini! Poi ciascuno faccia come crede con il proprio cane, ma non venite per favore a sindacare sui cani utilizzati dai pastori. Un conto sono i reali maltrattamenti (percosse, malnutrizione, problemi sanitari trascurati, ecc.), un altro la normale vita “da cane” all’aperto insieme al gregge.

Chi siamo per dire quale cane stia meglio, quale sia più felice, se quello “vestito” o portato in giro in una borsetta, o quello che si rotola nel fango e dorme sulla neve? Eppure anche questi sono temi che scatenano dibattiti infiniti… Forse solo le foto di gatti, pubblicate sui social network, riescono a mettere tutti d’accordo senza che si generi una discussione o una polemica!

(scritta che compare su diverse bacheche nel parco Orsiera Rocciavrè)

Ben lo sappiamo che comunque l’argomento principe delle polemiche è il lupo… Non mi interessa fare nomi, ma vi riporto lo stralcio di quanto scriveva qualche giorno un appassionato fotografo che ha avuto la fortuna di vedere dei lupi in montagna nella provincia di Cuneo. “Non amo questo argomento perchè al solito mi trovo a discutere anche con persone che stimo ma il cui punto di vista sull’argomento è spesso limitato o fazioso.
Il lupo non è pericoloso, certamente meno di volpi, cinghiali, caprioli, cervi, tassi, cani, gatti etc che costantemente causano incidenti anche mortali. I cani attaccano l’uomo più del lupo e causano annualmente molti morti e feriti. Ogni anno per la caccia muoiono più persone di quante siano state attaccate dai lupi dal medioevo a oggi. Da dove deriva tutto l’odio verso questo animale tanto utile all’equilibrio naturale? Certamente i giornalisti ignoranti che non sanno scrivere nulla al di fuori degli umori della Belen di turno si trovano in difficoltà a trattare argomenti seri, per cui ecco che la favola del lupo cattivo torna in auge grazie a loro, ma ditemi, chi di voi è mai stato attaccato? Girano fra le case, e allora?  Mi sono avvicinato a lupi nel loro habitat, prima ancora di vedermi avevano già la coda fra le zampe e si preparavano alla fuga!

I lupi sterminano le greggi? Ho amici margari che stimo, con uno ho anche condiviso alcuni giorni di vita in alpeggio… ma se gli animali si lasciano liberi di vagare per pendii senza alcuna protezione di che ci si lamenta? Nelle nostra vallate ho trovato greggi abbandonati a 3000 metri d’altezza che vagavano su creste assurde, mufloni incrociati con pecore scappate ai padroni, capretti a 300 metri di dislivello dal recinto in cui erano custoditi i loro compagni…. ma dulcis in fundo un margaro che mi raggiungeva in moto chiedendomi “ha visto le mie bestie?”
Ora… non ho niente se difendi le tue bestie, ma fallo. Non abbandonare i tuoi animali in giro per stare in paese o a casa e poi lamentarti se un lupo te le ha mangiate perchè te la sei cercata, è come se me la prendessi con i ladri dopo che ho abbandonato il mio portafogli sul tettino della macchina in un parcheggio a una fiera!

Gli abbattimenti servono solo a riempire la bocca di politicanti in cerca di elettorato ignorante, e a giornalisti senza argomenti nelle penne. La paura vende, anche quella di un “cagnolone” che adesso è tanto utile per ripulire i nostri versanti di tutti i camosci e stambecchi affetti dalla cheratocongiuntivite e altamente infettivi per i loro simili.

(seconda parte della scritta, ironicamente corretta da qualcuno, ma che spiega bene il punto di vista di chi l’ha tracciata)

Ho voluto riportare il testo sopra per capire come e perchè cresca l’ira dei pastori. Perchè chiunque, appassionato di natura, di montagna, di fotografia, con un suo sito, una sua pagina, un numero di persone non indifferente che lo segue, può permettersi di blaterare sul loro mestiere senza capire… niente!! Quanto detto dal signore sopra sulla sua pagina “Deepforest photo” viene ripreso da più parti e diventa “verità”. Critica la faziosità altrui, ma cosa fareste voi se qualcuno venisse a dirvi che, per risolvere un problema che affligge la vostra attività, avete solo da assumere più personale o “tenere meno bestie”. Ma sì… tanto… cosa volete che sia? E i famosi margari e pastori che stanno in paese a casa? Ha mai sentito parlare del fatto che forse sei alla baita a lavorare il latte e intanto apri gli animali al pascolo? O magari sei dovuto scendere con l’ansia, l’apprensione, i minuti contati per chissà quale incombenza? E la fienagione? Ciò che vorrei far capire ai miei lettori che hanno voglia di comprendere davvero, che cercano di avere un’opinione obiettiva sulla questione, anche se non li riguarda direttamente, è che sono “sparate” del genere a far male a tutti. I pastori si arrabbiano leggendo una cosa del genere (che, come vi dicevo, non resta ferma su quella pagina, ma viene ripresa e si allarga a macchia d’olio) tanto quanto si arrabbiano trovando un loro animale sbranato.

Poi non metto in dubbio che ci sia ancora qualcuno che non mette in pratica tutti gli accorgimenti per cercare di scongiurare gli attacchi dei lupi, come nel caso di questo gregge di capre totalmente incustodito, per lo meno nel giorno in cui l’ho incontrato io durante una gita in montagna, ma sono eccezioni sempre più rare, proprio per il rischio di attacchi dei predatori. Ma di qui a dire che i pastori lasciano da soli gli animali… posso assicurarvi che negli ultimi 15-20 anni la pastorizia in Piemonte ha dovuto per forza cambiare, con tutti i problemi, costi, ecc. che ben sapete. Visto che qualcuno per l’ennesima volta mi chiedeva quante specie di animali della fauna selvatica vorrei “eliminare”, ribadisco come sempre che la mia risposta è: “nessuna”. Nel caso del lupo, i pastori non chiedono costose squadre che provvedano agli abbattimenti, ma solo semplicemente di poter difendere il proprio gregge nel momento dell’attacco, unica strategia possibile anche per “educare” il predatore a stare alla larga dal gregge.

Per concludere restando comunque in tema, vi segnalo un appuntamento per il prossimo fine settimana, la Fiera delle capre e dell’asinello ad Ardesio (BG). Perchè ve lo dico in questo post? Perchè anche per l’edizione 2016 gli animalisti annunciano proteste. Una capra tenuta al guinzaglio e portata in giro come se fosse un cane, per questa gente, è accettabile. Una capra ben tenuta, allevata in stalla, nutrita a fieno, fatta accoppiare, partorire, munta e portata con orgoglio alla fiera per mostrare le proprie capacità di allevatore… no. Il guaio è che, oltre agli estremisti che organizzano manifestazioni di protesta anche in modo violento, come vi ho appena raccontato c’è sempre più gente che comunque ha idee molto distorte sulla realtà…

C’è qualcosa che non va

E’ vero che il mondo reale è al di fuori dello schermo di un pc, di un tablet, di un telefonino. Però molto di ciò che accade passa comunque di qui, le notizie (vere o false che siano) rimbalzano da una parte all’altra dei paesi, del globo. Realtà che prima erano di pertinenza solo degli addetti ai lavori vengono mostrate al mondo. Un mondo spesso ipocrita, che si indigna se vede certe scene, ma poi si ingozza a tavola senza porsi alcuna domanda. Un mondo quasi deviato nel momento in cui non ci si preoccupa solo più del benessere degli animali, ma li umanizza o, addirittura, associa qualsiasi animale ad un cucciolo d’uomo. Un bambino fragile, indifeso e anche un po’ malaticcio, perchè un bambino sano non va “tenuto nella cotonina” (come diciamo qui in Piemonte”), ma va lasciato libero, entro certi limiti.

il “festin” – Val Germanasca (TO) (foto archivio V.Tron)

Con chi ce l’ho? Sto facendo riferimento ad una serie di post che mi è capitato di vedere nel giro di pochi giorni sui social network. In un gruppo chiamato “allevatori italiani” ci sono stati commenti indignati perchè erano state pubblicate immagini di quel che succede comunemente (e a norma di legge!) nelle cascine in questo periodo. Si macella il maiale ricavandone salsicce, cotechini, pancetta e tutta l’infinita serie di insaccati di ogni tipo che, di regione in regione, il nostro paese può vantare. Non sia mai!!!! In un gruppo di allevatori infatti ormai c’è gente di ogni tipo… anche chi alleva la capra… in appartamento! Ma andiamo con ordine.

(foto d’archivio, cartolina d’epoca)

Da queste parti, riferendosi alla macellazione del maiale, si parla ancora oggi del “festin”. Si fa la festa al maiale, ma era la festa per tutti. Del maiale non si butta via niente ancora oggi, quando di carne se ne mangia tutti i giorni, se ne mangia spesso troppa e, ancora più spesso, non di qualità. Altro che allarmi sulla carne che fa male! Disinformazione ce n’è tanta e quella arriva a tutti, per documentarsi e sapere le cose come stanno davvero, bisogna impegnarsi e cercare le notizie tra le tante che circolano in rete. Non voglio però entrare nell’infinito dibattito carne sì/carne no. Come dico sempre, ciascuno è libero di scegliere, ma inviterei tutti ad informarsi davvero, leggendo documentazione scientifica e valutando le esperienze.

una cascina in Piemonte nella prima metà del XX secolo (foto d’archivio)

Un tempo di carne se ne mangiava ben poca perchè non ce n’era. La vacca serviva per il lavoro, per il latte e per il vitello, che era la maggior fonte di guadagno famigliare, nel momento in cui veniva venduto. I tempi sono così cambiati che, nemmeno 100 anni dopo queste immagini, occorre specificare il perchè si alleva. Scrive Raffaella nel suddetto gruppo “allevatori italiani”: “Questo è un gruppo di gente che di lavoro fa l’allevatore e, dall’allevamento, trae il suo reddito. Allevare vuol dire gioire della nascite, e campare delle macellazioni, scusate la franchezza ma il nostro lavoro è questo. Su questa pagina troverete ogni giorno vitelli e capretti ma anche “cadaveri di animali” perchè il nostro mondo è questo… Non chiediamo a nessuno di entrare nel gruppo, SIETE VOI CHE CHIEDETE DI ENTRARE… noi accettiamo tutti (o QUASI) ma PRETENDIAMO rispetto…

Le polemiche ahimè non si limitano a scontri verbali più o meno accesi on-line, perchè ben sappiamo che, sempre più spesso, sedicenti gruppi animalisti compiono azioni anche violente per disturbare manifestazioni zootecniche quali fiere, mostre, rassegne. Ho già visto che già si prepara nuovamente la protesta contro la fiera delle capre di Ardesio (BG). Ma sarebbero ben altri i comportamenti deplorevoli che vedono come vittime gli animali: non una mostra dove animali ben tenuti, ben nutriti, vengono fatti sfilare e premiati, piuttosto chi vorrebbe tenere una capra in un appartamento! Questa richiesta l’ho letta sempre in un gruppo su facebook e non sapevo se ridere… o piangere! Ho pensato alla vivacità delle mie capre e mi sono vista la povera bestiola che saltava dal divano alla poltrona, poi sulla sedia e magari sul tavolo. Ma questa gente… un minimo di etologia dell’animale che intende allevare non se la va a guardare? Personalmente trovo assurdo persino tenere cani di grossa taglia in un appartamento. Anche il gatto, a ben vedere, lo priviamo della sua natura confinandolo al sesto piano di un condominio in città. Ma almeno cani e gatti sappiamo come alimentarli (vegani a parte, che pretendono di far diventare vegani pure animali nati carnivori). Una capra non va a sporcare nella cassettina e… mangia erba, fibra, fieno, cereali. Non è che… se mi piace la capra come animale, allora mi tengo quella in casa!

Io mi indigno quando vedo qualcuno passeggiare con una capra al guinzaglio, quello è maltrattamento animale! Oppure quando vedo immagini di “vestitini” per animali. Già l’uomo si è allontanato eccessivamente dalla natura, adesso che vogliamo fare? Rendere gli animali dei bambolotti e pretendere che quello sia amore nei loro confronti? Periodicamente vengo attaccata perchè pubblico immagini di pecore, capre, vacche e dei loro piccoli, ma non esito anche a presentare le ricette per cucinarli.

Certo! Mangiamo meno carne e mangiamo carne che sappiamo da dove arriva. Quindi, se l’ho allevata in prima persona, concludo il ciclo e apprezzo ciò che ho nel piatto. Vi ho già spiegato più e più volte che si alleva anche per quello, che non si può allevare tutto, che i maschi vengono per forza macellati, se non sono scelti per la riproduzione. Sarà triste dover macellare un animale che hai allevato per anni, ma è un qualcosa che si sa, si è consapevoli che ciò accadrà, prima o poi. L’importante è allevare al meglio l’animale dalla sua nascita fino al momento in cui si chiuderà la sua vita.

Per l’ennesima volta vi ripeto che, se non si allevasse anche per macellare, non ci sarebbe questo blog, non ci sarebbero tutte le scene e gli animali che vi mostro quasi quotidianamente. Invece al giorno d’oggi a cosa siamo arrivati? Ad annunci come questo: “Pastore cede gratuitamente 3 caprette camosciate (senza corna) 2 giovani e 1 vecchietta non sterilizzate! le porta lui direttamente a chi le adotta! è davvero molto urgente, se nò finiscono al macello! (…) le condivisioni salvano loro la vita! ovviamente no altri pastori! solo se intenzionati a regalargli una vita degna!“. Non ho parole… Non sterilizzate??? Cos’è per questa gente una vita degna? Magari tenerle in un cortile a far la fame, perchè ci sono due fili d’erba e quindi per loro ciò è sufficiente. Oppure le ingozzeranno di pane e magari daranno pure le caramelle (sì, l’ho visto fare!!).

Alle campagne contro la macellazione viene dato sempre più spazio. Ben sappiamo cosa succede per agnelli e capretti… Oggi alla radio, Rai Radio2, veniva pubblicizzata una cascina in Lombardia dove dei volontari salvano gli animali dal macello. Chiedevano soldi per il mantenimento dei suddetti animali. 15 euro al mese per un coniglio, 100 per un bovino o un cavallo. Già le cifre ci fanno capire che i nostri amici animalisti non sanno bene quanto costi alimentare una vacca… E poi? Che faranno? Li sterilizzeranno tutti? Io propongo allora una campagna per adottare un allevatore. Ma sì, un allevatore/allevatrice di montagna, che abiti tutto l’anno sopra gli 800-1000m, che abbia un numero di animali compatibile con il territorio, che si faccia il fieno, che allevi razze locali, che mantenga viva la sua terra, l’economia del luogo in cui vive. Mi fa male al cuore accostare le notizie, quella dei volontari che salvano l’animale dal macello e quella dei contadini “specie in via di estinzione”. Dove? Un po’ ovunque, ma fa riflettere ancora di più se vi dico che questo servizio è stato realizzato in Svizzera. Ce ne sarebbe da parlare per ore di questi argomenti, di stalle che chiudono, di prezzo del latte o della carne. Ma di ciò si parla poco. Alla radio (nazionale, per cui paghiamo il canone!!) preferiscono dar spazio ad una fattoria finta. Dove andremo a finire? Penso che la generazione dei miei nonni, ci fosse ancora, direbbe che c’è gente che non ha abbastanza fame o che non sa nemmeno cosa voglia dire avere fame!

Se è naturale però fa paura…

Dal momento che parlo di allevamento e, oltre agli addetti ai lavori, a chi questo mestiere lo pratica, mi rivolgo anche a chi è semplicemente interessato o curioso, molte volte tocca spiegare e sono felice di farlo, se questo serve ad insegnare, a vincere l’ignoranza. Come ho già detto più volte, stiamo vivendo in un’epoca in cui ci si è staccati completamente dalla realtà della natura, specialmente per quanto riguarda gli animali che, dalla notte dei tempi, vivono accanto all’uomo. Sappiamo tutto del leone e della gazzella di Thompson grazie ai documentari, ma c’è chi umanizza cani e gatti, chi vorrebbe cancellare tutto quello che è allevamento.

Mi è venuto da sorridere amaramente leggendo questo articolo. Da una parte assistiamo a polemiche, manifestazioni di sedicenti animalisti (amare gli animali è un’altra cosa!) contro le Battaglie delle reines, dove questi incontri di appassionati vengono bollati come inutili crudeltà, dall’altra… Quando dei turisti assistono per caso al più naturale dei fenomeni… si spaventano e sollevano un polverone ridicolo.

Già, perchè le battaglie tra queste vacche, di razza valdostana pezzata nera e castana, sono assolutamente spontanee ed avvengono costantemente anche sui pascoli, oltre che nelle apposite arene, dove l’unica differenza è che l’uomo sceglie l’abbinamento delle “contendenti” e, oltretutto, interviene quando c’è il rischio che si possano far male davvero. “Mentre camminavano libere e apparentemente senza guida, hanno improvvisato una bataille, sei mucche di un alpeggio situato vicino al sentiero dell’Alta via n.1 (…) poteva essere una scena bucolica d’interesse turistico, anche se forse un po’ violenta; se non fosse che il combattimento si è svolto proprio lungo un tratto del tracciato, fra turisti ed escursionisti spaventati. “Poteva finir male – commenta un escursionista – le bovine hanno incrociato le corna e vicino a loro c’erano bambini e persone con poca dimestichezza della ‘vita agricola’, che non sapevano cosa fare. Devo ammettere che finora non mi era mai capitato di assistere a un combat lungo un sentiero turistico. Probabilmente quelle mucche sono sfuggite al controllo dei guardiani. (…) Il sindaco dovrebbe prestare maggiore attenzione alle problematiche del comprensorio – lamentano alcuni residenti – che è principalmente agricolo-montano e molto esteso, e necessita quindi di una presenza costante”.

Non è molto surreale, ridicolo? In tutta la Val d’Aosta e non solo le battaglie attirano appassionati e turisti nel corso di quasi tutto l’anno (qui il calendario), ma c’è anche chi le critica come se fossero delle corride, fa raccolte di firme, con motivazioni come queste “(…) Si tratta di “feste” (feste solo per gli spettatori) che prevedono non solo l’impiego e lo sfruttamento di animali, ma anche la lotta cruenta tra gli stessi. Considerato che: – anche (se non soprattutto) gli animali non umani sono esseri senzienti in grado di provare dolore, sofferenza e paura – le feste folkloristiche relative alle tradizioni possono essere modificate impiegando ed esaltando le abilità dell’uomo senza avvalersi di animali non umani – l’Italia è un paese considerato civile, e tali manifestazioni è giusto che non siano presenti in una nazione considerata evoluta da un punto di vista etico, morale e sociale – gli spettacoli svolti con l’ausilio di animali sono altamente diseducativi per i bambini, in quanto non rispettano il naturale comportamento dell’animale costringendolo in esercizi, atteggiamenti e reazioni non consoni alla sua natura e alla sua origine etologica (…)” (da una pagina facebook dove si invita a denunciare e fermare le batailles).

Eccoci domenica al Piccolo San Bernardo, le vacche danno il via al rituale che precede lo scontro. L’uomo è a distanza e aspetta… Quando gli animali vorranno battere, lo faranno (succede anche che rifiutino lo scontro), ed è tutto assolutamente naturale. Altrimenti come ci spieghiamo che i turisti di cui sopra denunciassero il fatto che mancava l’uomo a sorvegliare i bovini ed impedire che il combat avvenisse?? Qui c’è qualcosa che non mi quadra, da una parte o dall’altra. Voi cosa ne dite? Il commento più istintivo che mi viene è una risata! Turisti, informatevi sul territorio che andate a visitare! Come sapete comportarvi in città, tra cemento e asfalto, imparate le regole anche di dove scegliete di trascorrere le vacanze. Su chi si oppone alle battaglie, all’allevamento ecc ecc non sto più nemmeno a sprecare il fiato. Le loro parole si commentano da sole!

Quante battaglie per la battaglia!

Lo scorso anno la battaglia delle capre (chiamiamola pure “confronto” o in qualunque modo vi sembri più opportuno) aveva vissuto attimi di tensione per colpa delle contestazioni degli animalisti, giunti fin dal mattino a Lemie, nelle valli di Lanzo. Quest’anno i problemi principali sono stati altri.

All’ultimo momento si era dovuta spostare la sede da Lemie ad Usseglio, con non pochi disagi per gli organizzatori. Il Comune di Lemie è privo di amministrazione, c’è un Commissario, e questo non ha approvato la manifestazione. Gli organizzatori, non ricevendo risposte dal Municipio, alla fine hanno chiesto ospitalità al comune di Usseglio, che ha acconsentito, ma sia il pubblico, sia i partecipanti, forse hanno trovato più scomoda la sede, in testata della valle.

Al mattino c’erano pochi animali, la giornata era splendida, assolata, limpida, così meritava andare a fare un giro fin su a Malciaussia, attendendo la battaglia nel pomeriggio. Qui il gregge non c’era ancora, ma c’erano alcune pecore con gli agnellini, a poca distanza dalle baite del pastore. Quelli che non mancavano erano invece i turisti!

I pascoli intorno al lago sono ancora utilizzati. Al momento non c’erano ancora moltissime bestie, solo qualche bovino. La montagna però ha un “tocco in più”, quando ci sono gli animali! La battaglia delle capre iniziava nel primo pomeriggio, ma i turisti presenti al lago difficilmente potevano essere interessati. Sono incontri dedicati soprattutto agli addetti ai lavori, agli appassionati. Sempre da queste parti, nelle prossime settimane, si terrà la fiera della Toma, manifestazione in cui il lato gastronomico è invece in grado di attirare un maggior numero di persone.

Scendendo lungo la stretta strada asfaltata, sotto alla diga, c’è una mandria di vacche piemontesi che si godono il riposo pomeridiano ruminando. Chissà se è arrivata altra gente per la battaglia? E’ un peccato che queste manifestazioni debbano incontrare così tanti problemi: a volte sono dissidi interni tra gli allevatori, a volte è la burocrazia, ma così si disperdono forze ed entusiasmo, con il rischio di non riuscire più ad organizzarle.

La battaglia è in corso. Gli animalisti si sono di nuovo fatti vedere in mattinata, mi viene riferito: hanno fatto le solite domande e se ne sono andati. Se fossero davvero appassionati di animali, capirebbero che molte delle capre presenti sono quelle dello scorso anno, quindi… Le battaglie non sono così nefaste per la loro salute! Un vero “animalista”, chi a queste bestie dedica la propria vita, le riconosce da un anno all’altro!!

Alcune capre sono state messe all’ombra sotto ad alberi e cespugli, per altre sono stati predisposti degli ombrelloni. Ogni tanto viene effettuata una pausa nel confronti per abbeverare gli animali con acqua fresca. Purtroppo non c’è molto pubblico, nonostante la bellissima giornata. Tutti i vari fattori elencati in precedenza hanno rovinato in parte la manifestazione.

D’autunno e in primavera sicuramente c’è più seguito anche perchè adesso molti allevatori sono in alpeggio. E’ vero che parecchi appassionati di capre (e di battaglie) non sono pastori e/o margari, ma svolgono un altro mestiere e tengono qualche capra proprio semplicemente per passione, ma anche tra questi molti mandano gli animali in montagna d’estate, quindi farle partecipare a questi incontri è complicato e impegnativo.

C’è però da augurarsi per il futuro che non debbano più succedere inconvenienti come quello che ha visto gli organizzatori alle prese con queste assurdità burocratiche. Non autorizzare una manifestazione del genere, in un paese di montagna, mi sembra ridicolo. Arrivederci ai prossimi appuntamenti!

La battaglia delle reines a Favria

Domenica scorsa, a Favria (TO), si è tenuta la Fiera di Sant’Isidoro, con annessa rassegna zootecnica e battaglia delle Reines. Intorno alla manifestazione si era creato un clamore ben superiore al normale a causa di una manifestazione, organizzata on-line, da un gruppo di animalisti.

In tarda mattinata il clima era ancora rilassato e festoso, a parte il piccolo “esercito” qua e là tra la folla: uomini in divisa e non, inviati a far sì che la manifestazione si svolgesse regolarmente e non ci fossero incidenti.

Da una parte, i cosiddetti animalisti, avrebbero dovuto vedere certe cose… Se non fosse che quella gente non sa nemmeno cosa significhi voler bene agli animali. Questa è un’immagine animalista, il papà che abbevera le bovine e il bimbo che lo segue/aiuta. Gli animali sono tutto, meno che maltrattati… E una battaglia delle reines non è una corrida!

Appassionati ed organizzatori erano comunque preoccupati per ciò che poteva accadere. Nei giorni precedenti, sui social network, c’erano stati attacchi anche pesanti. Poco serviva spiegare con parole chiare e precise la realtà dei fatti, dall’altra parte prevaleva il fanatismo e le solite parole trite e ritrite, slogan urlati con grande ignoranza.

Al mattino, in quello che poi sarebbe diventato il campo di gara, si era tenuta la rassegna zootecnica, ma poco dopo mezzogiorno tutti gli animali in mostra erano stati riportati alle cascine. Un pausa, tutti a pranzo, poi alle 14 sarebbe iniziata la battaglia.

Le reines attendevano al loro posto, al mattino erano state pesate per stabilire le categorie in cui si sarebbero battute. Non mancava fieno, acqua, ed erano all’ombra.

Prima dell’inizio della battaglia, il Sindaco (speaker della manifestazione) invita tutti gli allevatori alla calma. Le forze dell’ordine hanno assicurato che i provocatori non sarebbero arrivati fino al campo di gara. Se però avesse dovuto succedere qualcosa, la parola d’ordine era quella di ignorare le offese, le provocazioni. Non bisognava farsi guastare la giornata di festa!

Ma cos’è una battaglia delle reines? E’ un giorno di festa in cui si incontrano allevatori e appassionati a vedere, in un campo di gara, ciò che gli animali fanno normalmente sui pascoli. Cioè si sfidano per stabilire la supremazia, decidere chi è la regina. Succede un po’ in tutte le mandrie, ma queste vacche, le castane, hanno una particolare attitudine a questo comportamento. Non è uno spettacolo cruento, come vedrete e… nel pubblico, trovate giovanissimi appassionati che discutono con competenza e parteggiano per questo o per quell’animale.

Lo “scontro” corpo a corpo è spesso preceduto da un lungo rituale, con gli animali che scavano nella terra, si strusciano e, intanto, si studiano. Niente viene indotto dall’uomo, l’unica cosa che si fa è mettere le due “contendenti” una accanto all’altra.

Il testa a testa dura più o meno tempo a seconda della differenza di forza degli animali. Più sono in parità, più il “combattimento” può durare a lungo, ma non si tratta di una lotta, piuttosto di una prova di resistenza.

Un po’ come giocare a braccio di ferro, tanto per capirci. Gli allevatori aspettano pazienti, molte volte comunque gli incontri sono durati solo pochi minuti. Appena una delle due cede o si gira, l’esito è deciso.

Quando le vacche si separano gli allevatori, affiancati dai giudici di gara, si affrettano a prenderle, mettere una cavezza e riportarle fuori. Non c’è assolutamente niente di cruento in nessun momento, i rischi maggiori sono forse sulla pelle degli uomini, dato che ogni tanto un animale particolarmente nervoso si fa rincorrere prima di essere preso e ricondotto fuori dal campo.

Gli animalisti, nei loro assurdi proclami usciti dopo la manifestazione, hanno parlato di scontri durati quaranta minuti (!!!) in cui gli animali venivano costantemente bastonati (sic!).  Questi animali, per i loro padroni, sono dei veri e proprio “gioielli”, coccolati e viziati più ancora che gli altri presenti in stalla.

In molti “scontri”, è stato maggiore il tempo in cui gli animali si studiavano, rispetto a quello della battaglia vera e propria. Queste mie parole però possono servire a chi ha voglia di informarsi, chi non sa cosa sia la battaglia delle reines, ma la mente sgombra da preconcetti. Purtroppo non tutti sono così, come si è visto e sentito.

Alla fine, per ogni categoria ci sono state le premiazioni. La foto di rito prevede tutta la famiglia riunita intorno alla regina e non mancano mai i bambini. Quella per gli animali è una passione che cresce con gli anni. Guardate quest’immagine e pensate a quelli che, qualche centinaia di metri più in là, scandivano i loro slogan “assassini, assassini”…

Per “dovere di cronaca”, sapendo comunque che i manifestanti erano stati isolati dalle forze dell’ordine, sono andata a vedere con i miei occhi cosa stava succedendo. Venivano gridati slogan triti e ritriti, c’erano striscioni inneggianti ad un futuro vegan e si insultava il lavoro degli allevatori. La gente guardava ed ascoltava incredula, molti scuotevano la testa, altri sogghignavano, ma per fortuna è prevalso il buonsenso e nessuno ha perso la calma (anche se le provocazioni erano davvero pensanti).

Questa “brava gente” è costata non poco alla società, visto cosa è stato fatto per evitare che andassero a turbare una bella giornata di festa. Sempre più si sta perdendo il contatto tra la vita reale e la vita quotidiana. Chissà di cosa vive questa gente… Ci fosse ancora mio nonno, sono sicura che direbbe che avrebbe fatto loro bene un po’ del campo di prigionia dove era stato rinchiuso lui ai tempi della guerra, dove i prigionieri correvano dietro alle formiche che portavano via le briciole del pane. Altro che insultare gli allevatori e augurare il fallimento di questo settore! Mi sta anche bene che ci sia chi fa la scelta di non mangiare carne, ma… come coltivi i campi? Solo concimi chimici? Perchè il miglior letame viene poi ancora dalle stalle…

Un invito a tutti gli allevatori e appassionati

Domenica prossima a Favria (TO), si terrà l’annuale fiera di Sant’Isidoro, in occasione della quale vi sarà anche una battaglia delle Reines (domenica 12 aprile, ore 9 Apertura MOSTRA ZOOTECNICA, ore 14 Battaglia delle REINES 17° edizione). Contro questa manifestazione si sta organizzando, on-line, una manifestazione da parte degli animalisti. Purtroppo, sembra che ormai questo debba accadere per ogni evento zootecnico, si tratti anche solo di una mostra o una fiera.

(foto per concessione di http://www.reinesvalleedaoste.com)

Sappiamo bene come queste “battaglie” non abbiano niente a che vedere con le corride e non siano cruente, bensì in un campo con spettatori si ricrei ciò che accade normalmente in natura, cioè gli animali si affrontano, senza forzature, per stabilire chi sia la “regina”, la dominante. La tradizione di questi incontri è antica e ben radicata nell’area della Val d’Aosta, Canavese, Valli di Lanzo, ma anche oltreconfine, in Svizzera.

(foto C.Vuillermin)

Il pubblico di appassionati comprende tutte le fasce di età. Come ho detto, non si tratta di uno spettacolo cruento e gli animali sono trattati nel migliore dei modi. Anzi… la reina è la più viziata e coccolata! Il sindaco di Favria ha rilasciato delle dichiarazioni per fare chiarezza: “Il Fronte animalista sta reclutando adepti via Facebook per protestare contro la battaglia delle Reines noi siamo democratici, quindi concederemo il giusto spazio alla manifestazione, a patto che sia totalmente pacifica. Nessuna mucca viene ferita nel corso della manifestazione. E nemmeno drogata, come qualcuno sostiene, dal momento che tutti gli animali saranno strettamente controllati dai veterinari dell’Asl d’Ivrea“.

(foto C.Vuillermin)

Mi permetto di invitare alla massima calma tutti coloro che parteciperanno alla manifestazione. Non bisogna ASSOLUTAMENTE reagire alle provocazioni, anche alle più pesanti. Lo scopo di queste persone IGNORANTI (che ignorano cosa voglia dire allevare con passione, lavorare con gli animali) è creare disordini e mettere in cattiva luce il mondo zootecnico. Quello che invece dovrà emergere è che l’unica violenza domenica la porteranno eventualmente loro, gli “animalisti”. La Battaglia delle Reines è un momento di festa per adulti e bambini. Riporto ancora le parole del Valdostano Gerardo Beneyton (qui l’intero articolo): “Gli animalisti da salotto così facendo calpestano  storia, cultura, tradizioni e istinto naturale degli animali. Ma soprattutto dimostrano grande ignoranza nella conoscenza di come si comportano gli animali che determinano il loro capo proprio scontrandosi tra loro. Di più le nostre batailles sono incruenti pacifiche e sono di incentivo per i giovani a dedicarsi all’allevamento e all’agricoltura. Gli animalisti manifestino contro chi mette i cappottini e le pantofole ai cani o portano a passeggio i gatti nei passeggini, che offendono gli animali stessi e sono unoltraggio alla povertà in versano troppi bambini che non han no di che vestirsi e mangiare.