Precisazioni

A seguito delle decine e decine di commenti, messaggi e telefonate ricevute ieri, per dare una risposta chiara a tutti voi, ho deciso di scrivere ancora un ultimo post dopo quello in cui vi annunciavo la chiusura di questo blog. Innanzitutto, per chiusura intendo dire che non scriverò più nuovi post, ma ovviamente questi 10 anni, dal 2007 ad oggi, con tutti i testi, le foto e i video resteranno on-line.

Poi volevo rassicurare sulle mie condizioni di salute. Sto benissimo, anzi, oserei dire che la mia vita è in un periodo particolarmente felice. Inoltre, le voci sulla vendita delle mie capre sono solo uno scherzo, un pesce d’aprile. Loro restano con me, anche se ovviamente dovrò mandarle in guardia per la stagione estiva, di modo che possano pascolare in alta quota erba molto migliore di quella che troverebbero intorno a casa mia.

Inoltre, la chiusura di “Storie di pascolo vagante” non deve essere vista come una “sconfitta”. Non chiudo assolutamente perché mi senta sconfitta o perché l’argomento non mi interessi più. Continuerò a seguire le tracce del gregge, la passione c’è e resta dentro di me. Ma avrete ben visto anche voi come, negli ultimi tre anni, via via ho presentato sempre meno post aventi come argomento la pastorizia nomade. Quelle che vi raccontavo non erano più quindi storie di pascolo vagante. Erano altre cose.

Sono pienamente consapevole di come un blog sia qualcosa di consultabile, mentre facebook offre solo brevi istanti che si perdono rapidamente nella rete (gli album fotografici però sono visibili fin quando si vuole). Quello che ho scritto è che, nell’immediato, facebook servirà per tenersi informati specialmente sugli appuntamenti e… perché no, sulle novità anche riguardanti “le mie scritture”. Le storie di pascolo vagante ultimamente non mi soddisfacevano più, non avevo più lo stimolo giusto per scriverle. Quindi serve qualcosa di diverso. Stimoli intorno a me ne ho tantissimi, concedetemi una pausa per mettere insieme idee e pensieri, poi…

Qualcosa ci sarà di sicuro. Non un seguito, ma qualcosa di nuovo. I tempi cambiano, le idee maturano, si trasformano e si evolvono. A me non è mai piaciuto parlare di ciò che non conosco a fondo. Riportare notizie sul pascolo vagante per sentito dire non fa per me. Non sono più quotidianamente in quel mondo in prima persona, quindi non posso farvene una cronaca. Scrivere ho scritto tanto, cercate i miei libri se ancora non li avete, così potrete leggere i miei pensieri e vedere le mie foto!

Ci rivedremo sicuramente “altrove”. Se non siete su facebook, ogni tanto nei prossimi mesi fate un giro qui, magari ci sarà una sorpresa, un nuovo link su cui cliccare e nuove storie da scoprire. Come vi ho detto, le idee non mi mancano. Credo che uno scrittore debba scrivere per passione e non per obbligo. Capisco che ci si affezioni ad un filone, alle puntate di una serie, ma se chi scrive non riesce più a metterci dentro la passione, anche al lettore, al telespettatore, arriverà qualcosa in meno e alla fine un prodotto scadente cancellerà anni ed anni di pubblico fedele. Per questo ho detto basta. Ma prometto di “portarvi ancora con me”, specialmente in posti come questo. Se riuscite a leggere il messaggio contenuto in questa foto, avrete già capito cosa intendo dire. Altrimenti… portate pazienza qualche giorno, settimana, mese…

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10 anni e allora…

10 anni fa, 4 aprile 2007. Quasi non sapevo cosa fosse un blog. Volevo parlare del mondo dei pastori vaganti, volevo farli conoscere, soprattutto volevo comunicare al “mondo” alcune problematiche che affliggevano questa realtà. E così avevo aperto un blog… Le storie di pascolo vagante. Qui il primo post, poi tutti gli altri a seguire. 10 anni di riflessioni, storie, vita vissuta, immagini, interviste, contributi da parte di amici.

In questi 10 anni sono successe tante cose, mi sono successe tante cose. Da un paio di anni a questa parte avete ben visto come di pascolo vagante in senso stretto qui se ne parli sempre meno. Non è più il mondo con cui ho a che fare quotidianamente, la vita ha portato così. Resto più che mai a contatto con allevamento e allevatori, adesso ho “persino” un mio codice di stalla e un micro gregge di capre per passione personale. Però una serie di riflessioni ed eventi in questo momento mi dicono di sospendere queste pagine. Scusatemi, lo so che per molti erano un gradito appuntamento. Per coerenza però in questo momento ho deciso di chiudere. Non sono più le storie di pascolo vagante di 10 anni fa e non ho più stimoli e materiale per aggiornarle costantemente.

Le greggi continuano il loro cammino, bene o male. Certe mie amicizie tra i pastori continuano, erano iniziate già prima del blog. Altri pastori li ho persi di vista. Qualcuno non c’è più. Qualcuno ha smesso. Qualcun altro sta attraversando gravi difficoltà. Viene davvero da chiedersi… dove vai pastore? Nemmeno io so fino in fondo dove sto andando. Sicuramente continuerò a scrivere, idee in mente ne ho, tempo per sedermi e dedicarmici per più ore senza pensare ad altro un po’ meno. In autunno dovrebbe uscire il libro sulle capre, poi chissà. Magari tornerò a scrivere qui o forse lo farò altrove. Tutti coloro che sono su facebook, possono seguirmi lì per vedere immagini ed essere informati sugli appuntamenti, serate, ecc.

Chiudo con un pensiero speciale per un pastore in difficoltà, uno dei pastori che mi ha aperto le porte del pascolo vagante. Magari buone notizie sulla sua situazione mi sproneranno a ricominciare… Nel caso invece decidessi di aprire un nuovo sito, lo comunicherò anche qui. Per adesso comunque vi saluto. Sono stati dieci anni molto belli e il blog mi ha permesso di incontrare nuovi amici. Grazie davvero a tutti. Buon cammino.

Accompagnando la transumanza

Lo so, avrei altre storie da raccontarvi, cose più recenti… ma oggi penso sia giusto riproporre questo post del giugno 2012, quando ero stata ad Amatrice per la Festa della Transumanza. (cliccate sotto per leggere l’intero articolo)
Un pensiero a tutte le persone colpite dal terremoto e a tutti quelli che sono sul posto per portare soccorso e aiuto.

Storie di pascolo vagante

Dopo le riflessioni dell’altro giorno, adesso parliamo davvero della Festa della Transumanza. Dato che il mio viaggio di ritorno era piuttosto lungo ed impegnativo, ho partecipato solo alla prima tappa, quella che dalla sede dell’azienda De Marco ha portato ad Amatrice. Mi sarebbe piaciuto molto raggiungere i pascoli in quota, ma ahimè…

La partenza è avvenuta nella mattinata, quando ormai faceva già molto caldo. Ma tutto richiede il suo tempo, c’era da mungere, c’era da finire di organizzare il tutto, intanto si accoglievano i turisti con torte e bevande… Così la “tabella di marcia” non è stata rispettata, ma d’altra parte già al mattino presto la giornata si presentava torrida. Per richiamare il gregge, un secchio di “pietanza”. Non ci sono capre, solo pecore, e non sempre la loro conduzione è così semplice, forse anche per la confusione degli accompagnatori.

Ci si mette in cammino tra nuvole di polvere

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Ciao, Daniele…

Stavo preparando un post di tutt’altro tipo quando, facendo scorrere le notizie su Facebook, ho visto passare un’immagine di una persona che mi sembrava di conoscere. Non ero sicura si trattasse proprio di lui, mi sembrava più giovane di quel che l’avevo conosciuto io anni fa. Un rapido giro di messaggi e telefonate è stato sufficiente per avere la conferma.

Avevo incontrato Daniele in mezzo al gregge, lavorava con un altro pastore, suo compaesano. Era originario di Campertogno, in Valsesia, da dove partiva per venire a lavorare per la stagione di pascolo vagante. D’estate solitamente invece rientrava a casa, per lo meno in questi ultimi anni. Non era facilissimo comunicare con lui a causa di problemi di udito, conseguenti ad un incidente. Diceva che non era necessario parlare forte, anzi… più si alzava la voce, meno capiva. Permettetemi di ricordarlo con alcuni aneddoti divertenti, non credo che si offenderebbe. Era lui che si occupava di preparare pranzo, al pascolo, così un giorno aveva telefonato al pastore per sapere cosa preferisse mangiare, quel giorno. Solo che aveva telefonato al figlio e non al padre, e questo continuava a dirgli che aveva sbagliato persona… ma lui subito non capiva! Alla sera, in cascina, tutti lo prendevamo in giro per quella storia!

Un’altra volta invece il pastore gli aveva spiegato dove andare. Daniele spesso era anche l’autista, così partì con fuoristrada e rimorchio e lo vedemmo prendere la direzione esattamente opposta a quella che gli era stata indicata… Prima che lo conoscessi io, portava l’apparecchio acustico, ma poi l’aveva perso in un’avventura notturna, uno di quegli scherzi/sgarbi che i pastori rivali a volte si fanno l’un l’altro. Nella fuga precipitosa che aveva concluso quella serata, Daniele aveva perso il suo apparecchio e aveva deciso che poteva anche andar bene così, una vita in un mondo più ovattato e silenzioso di quello di tutti gli altri. Non era particolarmente anziano, non so quanti anni avesse, ma era consumato dalla vita. Mi dicevano che, da giovane, avesse una forza immensa.

Qui si era in montagna, nei primi giorni d’alpeggio, quando ci sono tanti piccoli/grandi lavori da fare per prepararsi alla stagione estiva lassù. Daniele lo stava affrontando con grande cura. Non possiamo nasconderci che, come tanti, amava particolarmente il succo d’uva. Quando era sul lavoro non eccedeva, ma i periodi in cui era lontano dal gregge e dalle sue mansioni, si lasciava andare eccessivamente. Ciò sicuramente può aver contribuito ad accelerare la sua dipartita. Un personaggio che sarebbe stato bene nei libri di Mauro Corona, anche perchè questo scrittore non si è inventato nulla. Da ovest ad est, nei paesi di montagna, troviamo personaggi come lui. Adesso ce n’è uno in meno. Ciao, Daniele…

Un addio e qualche appuntamento

Scusatemi se in questo post vado a mescolare un triste addio ad occasioni festose. Gli impegni mi portano qua e là e non sempre riesco ad aggiornare queste pagine, ma oggi volevo parlarvi di alcuni prossimi eventi che mi sono stati segnalati, però non voglio nemmeno rimandare oltre una commemorazione.

Questo è l’articolo scritto dall’amico Giacomino per ricordare un pastore scomparso recentemente in un incidente in montagna. La notizia l’ho saputo attraverso facebook, dove gli amici mi hanno segnalato questo e altri articoli simili. Poco dopo avevo saputo il nome del pastore precipitato in un dirupo in Val Soana.

Non lo conoscevo direttamente, anche se ci eravamo “sfiorati” in occasione della visita a questo gregge lo scorso inverno nel Canavese. L’anziano pastore d’inverno collaborava in società con un altro collega, mettendo insieme le pecore ed aiutandosi a vicenda. Quel giorno, mentre con gli amici chiacchieravamo con il pastore, lui sorvegliava il gregge sull’altro lato del prato. Non c’è un modo “migliore” di morire, ma forse, per chi ha sempre fatto questa vita, è quasi meglio andarsene così, in un giorno di nebbia, piuttosto che spegnersi lentamente in un letto di un ospedale, mentre fuori splende il sole…

La vita continua per tutti coloro che restano. E’ stagione di feste e di fiere. Mi segnalano due appuntamenti, innanzitutto la Festa del Nostrale d’Alpe a Canosio, in Valle Maira (CN). Qui i dettagli e i numeri per la prenotazione per il pranzo.

Un’altra manifestazione, attualmente è in corso a Carcare (SV), l’Antica Fiera del Bestiame. Qui sul sito ulteriori informazioni.

Io vi rinnovo l’invito per domani sera a Frasso (frazione di Scopello, VC), ore 21:00, per la presentazione del mio libro fotografico “Pascolo vagante 2004-2014”. Buon fine settimana a tutti, segnalatemi le manifestazioni a tema che vi interessa veder pubblicizzate qui!

Te ne sei andato, pastore…

Dieci anni fa, estate 2005, giravo per le valli facendo interviste. Quelle ai pastori vaganti sarebbero uscite all’interno di “Dove vai pastore?”. Tra gli intervistati c’era anche lui, Alfio.

Alfio, settant’anni ben portati, capelli grigi, occhi vigili in un volto segnato dal tempo, dall’aria, dalla pioggia, dal freddo e dal sole, è alla guardia di un gregge di circa ottocento animali.“, così lo descrivevo nel capitolo a lui dedicato. Alfio se n’è andato dieci anni dopo, all’età di ottant’anni. Aveva venduto le pecore e la scorsa estate non era più salito in montagna per problemi di salute.

Sono pastore dall’età di undici anni, ho sempre fatto questo. Già il mio bisnonno era pastore, abbiamo comunque sempre avuto qualche bestia, pecore. Questa è una maladia, na maladia grama. Non ti lascia, e tu vai avanti, anche quando gli altri, alla tua età, sono in pensione. Eh, per morire di fame con la pensione…“. Lassù al colle del Nivolet, Alfio dormiva sotto ad un nylon tirato contro una roccia.

Il funerale di Alfio sarà martedì a Rueglio, in Valchiusella, suo paese natale.

Dietro ai luoghi comuni

C’è la gente che, in generale, invidia il mondo dell’alpe con in testa un’idea a metà tra Heidi e le immagini dei servizi fotografici/televisivi e c’è chi fa questo lavoro, ma pensa che l’erba del vicino sia sempre più verde. E’ vero che, nel mondo agricolo, c’è una tendenza di fondo alla lamentela, ma quest’anno che sto girando parecchio e parlo con numerose persone, sto scoprendo un quadro non così piacevole. Sono sempre stata contraria alla filosofia del “lassù gli ultimi” e, con ottimismo, ho anche scritto un libro sui giovani che vogliono continuare/iniziare a fare gli allevatori. Però adesso nella mia mente si fanno sempre più strada riflessioni di altro tipo.

Prendiamo per esempio la Valle d’Aosta. Regione confinante con il Piemonte, nell’immaginario collettivo del mondo dell’allevamento, è un po’ vista come un piccolo paradiso. Poi andandoci e chiacchierando con la gente, vieni a sapere alcune cose. Per esempio, che gli alpeggi stanno spopolandosi. Dove manca la strada, solo pochi “eroi” salgono ancora a piedi seguendo gli antichi sentieri e mulattiere. Non a caso qui vediamo un gregge e, per di più, di provenienza biellese. Le mandrie monticano solo più dove ci sono strade, strutture e… e comunque di animali a pascolare in quota ce ne sono sempre meno.

Lo verificherò con mano il giorno successivo, senza fare una scelta mirata, ma andando dove mi porta il caso. Un lungo vallone, pascoli estesi, ma quasi interi. Pochi fili tirati, pochi suoni di campanacci, poche zone brucate. Come mai? Non è colpa del maltempo, sta succedendo qualcos’altro! Anche dalle mie parti comunque ho sentito gente che si lamenta perchè non trova “animali in guardia” da portare in alpe: “Non ci sono più quelli che avevano la piccola azienda, lavoravano in fabbrica e intestavano quelle 5-6, 10 bestie alla moglie. O c’è il grande allevatore, o…

E così in tutto quel lungo vallone alla fine trovo solo questa mandria. Intendiamoci, sono io la prima a “lamentarmi” per le esagerazioni, per quei numeri sproporzionati, per quelle situazioni in cui il territorio viene devastato dai troppi animali in alpeggio. Però ricordiamoci che abbandono e sovra-pascolamento sono ugualmente dannosi per la montagna e la biodiversità. Serve, come sempre, un giusto equilibrio. Questi animali non riusciranno di sicuro a pascolare tutta la montagna che ho visto (e la nebbia non mi ha nemmeno permesso di rendermi pienamente conto delle reali dimensioni dell’alpe).

Ho però visto un nucleo d’alpeggio disabitato ed abbandonato da tempo: situazioni che ben conosciamo nelle vallate piemontesi, che che stridono con il luogo comune della Val d’Aosta dove tutto invece è perfetto. Però comunque questa non è che una delle strutture… Chi sale in alpe qui ha abitazioni e stalle sistemate alla perfezione.

Nella parte intermedia del vallone avevo visto questo alpeggio. Non conosco la zona e la situazione di utilizzo attuale, ma apparentemente non sembrava abitato da allevatori e non vi era alcun segno di pascolamento lì intorno. Forse servirà come tramuto, quando la mandria tornerà verso il fondovalle. Resta il fatto che diverse persone mi hanno confermato come, in Val d’Aosta, sempre meno animali salgano in alpeggio.

La colpa? In Piemonte c’è gente che piange perchè non trova un alpeggio dove portare i suoi animali e qui attraversi valloni del genere senza quasi sentire un muggito o una campana? Alla fine il discorso va a finire sempre sugli stessi temi, cioè il sistema dei contributi che ha falsato tutto. Non conosco nel dettaglio la situazione di questa regione a statuto speciale, ma non è che siano finiti i tempi delle “vacche grasse” (perdonatemi il gioco di parole) e questi siano i primi risultati?

Cosa succederebbe in Piemonte (e nelle altre regioni, ovviamente) se tagliassero/eliminassero i contributi? Ci sono già stati dei controlli, molta gente si è già trovata in difficoltà perchè questi soldi attesi sono stati bloccati per alcuni anni o, addirittura, perchè si è dovuto restituire quanto percepito nei periodi precedenti. “Per sopravvivere, bisogna ancora far rendere le bestie…“, mi diceva un margaro che è passato attraverso diverse vicissitudini legate alle aste degli alpeggi, alle speculazioni, ecc ecc. Le cose ovvie e scontate ormai sembrano quasi strane. Non è sostenibile un sistema che si regge quasi solo più sui contributi!

L’altro giorno camminavo sullo spartiacque tra due valli e, nella nebbia, sentivo risuonare le campane di una mandria “rimasta sola”. Mi hanno raccontato che il margaro è morto da poco, probabilmente un infarto, mentre mungeva. Gli animali sono stati chiusi per oltre dodici ore, fin quando qualcuno si è accorto del tragico fatto. Adesso non c’è nessuno su quella montagna. L’uomo era solo da quando la moglie era mancata, uno dei figli ha una sua mandria in alpe, l’altro lavora in cascina in pianura. La gente dice: “Non ci sono più le famiglie!“, ed in effetti è vero. Questo lavoro richiede impegno, sacrifici, servirebbe tanta gente, gli operai esterni sono un costo e non sempre si ha la certezza dell’affidabilità… Ma rimanere a lavorare in casa, per figli, fratelli, nipoti spesso è impossibile. Idee differenti, voglia di cambiare, desiderio di costruire qualcosa di proprio, difficoltà nell’andare d’accordo e così alla fine può anche capitare di morire soli, a 63 anni, in mezzo alla propria mandria a 2300m di quota. Dicono che gli animali sono rimasti lì fermi e non l’hanno pestato. Era una strana sensazione, quella che provavo camminando su quel sentiero…

Montagne vuote, montagne dal futuro incerto, poi ci sono giovani che da una parte vorrebbero andare avanti, ma dall’altra si scoraggiano, perchè abbandonati da tutto e da tutti. Anni ed anni che si sale sullo stesso alpeggio, che si paga l’affitto, ma nessuno è ancora intervenuto per fare qualche minimo intervento per avere una struttura decente nella parte alta della montagna! Così tocca dormire in tenda e potete immaginare cosa significhi, specialmente in quest’estate di pioggia e di freddo.

Questo non è un alpeggio dove si soffre la solitudine, di gente ne passa… anche troppa! Solo che nessuno si impietosisce per le condizioni di vita del pastore, ma sono subito pronti a parlare se vedono una pecora zoppa attardata rispetto al gregge, o se osservano l’uomo fare un’iniezione ad un animale. Altro che vita idilliaca in alpe, il pastore mi racconta di sentirsi continuamente sorvegliato e giudicato. La gente non capisce più cosa significhi questo mestiere, ma… invece di informarsi, preferisce gridare puntando un dito accusatorio.

Non sono tutti luoghi comuni, resta la bellezza dei posti, la passione per il proprio lavoro, per gli animali, ma mi sembra di cogliere sempre più amarezza nelle persone che incontro. Questa per esempio non è una “bella montagna”, intesa come pascoli. Greggi di pecore sono sempre saliti qui, ma oggi, nel XXI secolo, si vorrebbe quel minimo di comodità in più. Almeno una baita, visto che già non c’è la strada. I pensieri vagano, mentre uno è al pascolo in solitudine. C’è chi arriva a chiedersi se non sia “giusto” stare da soli, facendo un mestiere così, perchè non si può costringere qualcuno a condividere gli stessi sacrifici. Mi hanno detto che il mio ultimo libro è pessimista, ma mi sa che ho descritto, con la fantasia, aspetti che esistono davvero.

Sono convinta che, nonostante tutto, il popolo dei margari e dei pastori continuerà ad esistere, ma in questo momento sta davvero attraversando un momento di crisi, non soltanto economica. Come si trasformerà, per sopravvivere?

Ancora dal Nord Est

Dalla terra in cui molti vorrebbero vietare il pascolo vagante (e parecchi Comuni già lo fanno), mi arrivano però numerose immagini scattate da chi invece ama veder passare le greggi o da amici di pastori.

(foto M.Meneghini)

Tezze sul Brenta (VI) è passato davanti  a casa mia il pastore Teodoro Da Prà di Val di Rabbi (TN), pastore transumante nel triveneto, il suo gregge è dimezzato. E’ demoralizzato, mi racconta che ogni anno che passa le difficoltà aumentano, troppo cemento pochi pascoli e molte ordinanze comunali, che recano ancora più difficoltoso il spostamento del gregge.

Ecco infatti una multa di per i pastori: “Vicenza Montecchio Precalcino, la scia di escrementi e fango lasciata da 1200 pecore, ha fatto andare su tutte le furie il sindaco. Entrambi i proprietari degli animali sono stati sanzionati con una multa di 41 euro ciascuno. Portano le pecore a pascolare in campi privati senza chiedere il permesso a nessuno, distruggono gli orti delle case che si trovano sul loro tragitto. Questo non è il primo episodio e, nonostante i miei richiami, la situazione non è cambiata. Dai prossimi giorni sarà attivo il divieto. Queste parole sono portate nel quotidiano dal sindaco di Montecchio…“, ci racconta Marianna.

(foto M.Meneghini)

(foto M.Meneghini)

Tezze sul Brenta, Vicenza. Sono andata a trovare il pastore Zwerger Fabio da Trento, pascolava il gregge lungo il fiume Brenta, si è già preso 3 multe perchè ci sono pastori molto educati, (vivi e lascia vivere).

(foto L.Marcolongo)

Questa serie di immagini invece ce le invia Leopoldo. Perchè pecore su di un camion questa stagione? Perchè questo pastore ha venduto il suo gregge…

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

Passando per caso a Piazzola sul Brenta (PD) la settimana scorsa, ho visto un camion che caricava un gregge. Mi sono fermato… Questo è il pastore che sabato mattina ha venduto 300 pecore (le ultime) per cessata attività. Il viso non mi sembrava nuovo, mi ha detto che si chiama “Trifase”. Si tratta del pastore Ganz di Falcade.

Appelli-annunci

Anche se da qualche tempo su questo blog esistono spazi per così dire “di servizio”, oggi riporto alcuni annunci qui. Stavo pensando in effetti di aprire anche una pagina dedicata ai cani, perchè ricevo sempre decine di richieste da persone che cercano cani da lavoro (toccatori o da guardiania).

(foto P.Annoni)

Il primo è un triste appello. Viene da Teresina, sorella di Candido, pastore che tragicamente se n’è andato qualche tempo fa. “Piango con tutto il cuore per il vuoto lasciato da un ragazzo solare, amante del suo gregge, pieno di energia e vitalita`, che per un momento di sconforto ha perso la propria vita a soli 45 anni. Sono sempre stata molto orgogliosa di lui, peccato che non glielo posso piu´ dire di persona. Ci vuole coraggio a stare fuori all`aperto sotto tutte le intemperie, pioggia, vento, ghiaccio, neve e sole cuocente, senza tutte le comodita` della dolce casa, le scarpe lucide e gli abiti puliti e stirati. Ogni tanto il calendario indicava anche per lui dei giorni festivi e non soltanto lavorativi, come le prime comunioni e le cresime dei propri figli, i compleanni, il Natale e la Pasqua, allora potevamo vedere Candido senza barba con i suoi bei ricci accorciati, folti come la lana delle pecore con l’abito adatto per l’occasione e naturalmente le scarpe ordinate che sostituivano gli scarponi. Grazie a tutti coloro che lo hanno amato e continueranno ad amarlo nel loro cuore ed anche a chi incontrandolo gli ha offerto aiuto e simpatia sul suo cammino.

Io non lo conoscevo, l’ho solo “visto” in questo articolo. Teresina abita in Germania e cerca chiunque possa raccontarle qualcosa di suo fratello. “Ammiro il lavoro del pastore anche se purtroppo poco capito e sostenuto. Principalmente le persone che hanno conosciuto Candido sono in Lombardia, nella provincia di Bergamo, soprattutto in Valle Seriana ed in  pianura, Brescia, Milano, Lecco, Como. Un messaggio a tutti coloro che hanno conosciuto Candido di persona ed hanno potuto vederlo e parlargli sia in passato ma anche e soprattutto nei primi nove giorni del 2014, sarei molto lieta di ricevere testimonianze che mi possano rendere ancora piu’ vivo il suo ricordo. Grazie a chi vorra’ parlarmi di lui. Il mio indirizzo mail e’: teresina.rossi@gmx.de

Il secondo annuncio riguarda un cane. “Abito in prov.di Vicenza ho una femmina di border collie di 4 anni. L’ha portata a casa mia figlia anni fa. Ora però il lavoro di mia figlia  dopo la laurea l’ha portata a Roma e ovviamente non è  spesso a casa. Purtroppo io sono rimasta sola, mio marito e deceduto, e l’altro figlio per lavoro è lontano anche lui. In questo tempo ho cercato di gestire la mia bellissima “Vega” portandola fuori una volta al giorno e lasciando che corresse libera lungo l’argine del fiume e giocasse almeno un ora al giorno, ma ora sfortunatamente la mia salute è fortemente compromessa. Sto male nel vedere Vega costretta a casa, ha bisogno di spazi e di essere impegnata è insito nella sua natura. Io la REGALEREI molto volentieri a un pastore che la trattasse bene con affetto. E’ sana, sterilizzata molto attiva,  e sempre stata controllata dal veterinario. E’ molto molto intelligente e dolce, per lei sarebbe bene rendersi utile e io  sarei tranquilla nel sapere che può essere felice. Ovviamente potrei venire ad incontrare chi dimostrasse interesse alla mia “Vega” e fare un po’ di giorni di affiancamento affinchè si abituasse e non desse problemi. Grazie  Loretta. 3381763487 lzaborra@gmail.com