Riflessioni sulla figura del pastore

Riflessioni su “chi è il pastore” ne avrei da fare per ore, senza però arrivare ad una definizione univoca che vada oltre il “chi conduce al pascolo un gregge di pecore e/o capre”. Però posso raccontarvi un po’ i miei pensieri dopo una gita oltralpe di qualche settimana fa.

Sulla pastorizia francese abbiamo già parlato più volte. Incontrare un ragazzo italiano, che ha frequentato la scuola di Merle e attualmente lavora in alpeggio per un allevatore della Crau può essere molto interessante per capire qualcosa in più. In più occasioni ho già avuto l’impressione che (generalizzando, ovviamente esistono casi molto diversi tra loro) ci sia una grande differenza tra la maggior parte di quelli che “vanno a fare i pastori” in Italia e altrove. Anche da noi ci sono giovani (e meno giovani) che desiderano cambiar vita e avvicinarsi al mondo dell’allevamento come scelta di vita, ma in Francia molti lo fanno con un’ottica differente.

Dal momento che l’allevamento ovino in Francia è strutturato diversamente, con le grosse aziende e gli allevatori, che a loro volta impiegano pastori salariati, chi sceglie di fare il pastore lo fa con un’altra filosofia. Sceglie soprattutto un mestiere che implica un determinato stile di vita. Nomade, lontano dalla società, con rapporti stretti più con gli animali che non con le persone. Ovviamente in qualunque caso fare il pastore ti porta ad un’esistenza particolare, ma una parte dei “pastori salariati” esistenti oltralpe in più occasioni mi ha dato l’impressione di una sorta di “scelta di vita alternativa”, che però garantisce anche un buon stipendio.

E qui sta la grossa differenza con l’Italia. Non l’unica, ma è comunque un punto rilevante. Poter pagare stipendi dignitosi ai pastori (grazie ad un mercato dell’allevamento ovino più redditizio, grazie a contributi destinati agli allevatori evidentemente pensati diversamente, ecc ecc) fa sì che chi vuole fare questo mestiere possa dedicare del tempo alla formazione e in seguito vivere del proprio lavoro. Con un allevamento di pecore da carne, chi può permettersi di pagare stipendi mensili per un aiutante che superano anche i 1500-2000 euro? Non a caso si parla già di alcuni pastori italiani che hanno ripreso ad emigrare come un tempo, per andare a lavorare in Svizzera! E non parlo di giovani che hanno fatto “la scelta di vita”, ma vero e propri pastori che hanno trovato soluzioni alternative per i propri animali qui e… via a badare ad un gregge su altre montagne, percependo uno stipendio che qui nemmeno ti puoi sognare.

Certo, se fai il pastore devi amare gli animali, avere la passione per le pecore. Ricordo però cosa mi diceva un grande pastore, mio amico, che nella sua vita ha sempre solo lavorato come salariato. “Il mio rimpianto è non aver avuto pecore mie.” Fai del tuo meglio per tener bene gli animali che ti affidano, ma non sei tu a scegliere le agnelle da allevare, il maschio da utilizzare come riproduttore. Anche se lavori estate ed inverno con lo stesso gregge, non hai comunque le soddisfazioni che ti darebbero animali tuoi. Sono sottigliezze che solo chi è del mestiere può arrivare a percepire. Anche il pastore salariato ha l’orgoglio di voler scendere dalla montagna con un gregge che faccia bella figura, perchè quello è il frutto del suo lavoro estivo, ma credo che vi sia una mentalità diversa tra il generico “pastore” che incontro normalmente sulle nostre montagne e molti di questi berger salariati. Il 27 avrei intenzione di tornare alla fiera di Barcellonette, ma nel frattempo vi invito a riguardare queste immagini di una edizione degli anni scorsi.

Quest’anno la stagione è stata difficile. Qui abbiamo una bella giornata di sole, ma sappiamo bene come molto spesso non sia stato così. Pioggia, nebbia, pecore zoppe, immaginatevi cosa possa significare per un pastore “neofita”, salito in alpe per la prima volta con un gregge, anche se con alle spalle un anno di scuola in cui ha svolto parecchia pratica. Non so se sia un caso, ma spesso, nel corso dell’estate, sull’apposita pagina facebook leggevo spesso annunci del genere: “Recherche urgent un(e) berger(e) pour fini estive dés que possible jusqu’au 10 octobre environ 1750 brebis a garder au col du… s’adresser à… “, a testimonianza del fatto che, nel corso dell’estate, qualcuno non ce la faceva più a portare avanti il lavoro. A volte i sogni sono diversi dalla realtà!

Qui infine vedete il ricovero d’alpeggio. Il pastore mi spiega che questo rappresenta il minimo sindacale previsto dai contratti, dal momento che non c’è la luce e nemmeno l’acqua interna. E’ sicuramente spartano, come alloggio, ma già meglio di certe situazioni che ho incontrato nelle vallate piemontesi. Il giovane pastore dice che, chi vuol fare questo mestiere, deve andarsene dall’Italia! Sembra di capire che lui, dopo aver guadagnato un po’ di soldi come salariato, voglia mettersi in proprio. E’ un’utopia pensare che qualcosa possa cambiare anche da noi? Ovviamente è inutile pensare a fare una formazione specifica se poi nessun pastore può garantire uno stipendio decente ai suoi aiutanti.

Pecore del Nord-Est

Prima di parlarvi della Pecora Brogna, comunico agli amici del Nord Est che da giovedì sarò in Friuli, fino a domenica. Il 21 settembre presenterò “Lungo il Sentiero” nell’ambito di Pordenonelegge, ore 10:00 in Piazza della Motta. Venerdì però sarò a Tolmezzo e sabato a Pordenone, ma gli impegni riguardano i miei accompagnatori, pertanto… se qualche amico del blog volesse portarmi per greggi o malghe, contattatemi!

Adesso però torniamo in Veneto. Anche in questo caso, dopo aver saputo che andavo ad Erbezzo per presentare il mio romanzo, un amico mi ha invitata a vedere il suo gregge. Si tratta di un giovanissimo pastore che già ci aveva raccontato la sua storia. Così ci incontriamo in piazza e poi risaliamo le colline fino al prato dove le pecore stanno pascolando, chiuse in un ampio recinto.

(foto E.Pollo)

Mirko ha chiesto un permesso dal lavoro per incontrarmi e mostrarmi il suo gregge. Lavora presso un’azienda viti-vinicola della zona, ma è chiaro che la sua grande passione siano le pecore. Cova anche il sogno di diventare pastore full-time, anche se sicuramente non è una scelta facile.

Il suo piccolo gregge è composto da animali di razza Brogna (quasi in purezza) razza locale a rischio di estinzione che attualmente è in fase di recupero. Le pecore sono belle e ben tenute, l’erba non manca e… mentre siamo lì, un contadino viene ad offrirgli pascoli appena oltre la strada che risale tra le colline. “Vado dalle pecore tutte le mattine prima di andare a lavorare. Controllo che tutto sia a posto, che nessun animale sia rimasto impigliato nelle reti o abbia rovinato il recinto. Passano lepri, caprioli… Metto 4-5 reti che abbiano da mangiare per qualche giorno, poi le sposto.

La passione di Mirko è davvero grande. Gli animali alzano la testa tutti insieme appena lui li chiama, ma il più domestico in assoluto è il montone, che richiede le nostre attenzioni per tutto il tempo che rimaniamo lì a chiacchierare. Mirko mi fa mille domande, chiede consigli. E’ in contatto con i pastori della zona, qui ci sono piccoli allevatori, oppure passano i grossi greggi in discesa, che poi si spostano verso la pianura. Ma è zona di vigneti, quindi per i transumanti c’è poco spazio.

La pecora Brogna sarà poi tra i protagonisti della Fiera di Erbezzo il giorno successivo. L’Associazione per la tutela di questa razza, nell’ambito della 107° fiera del bestiame in questo comune della Lessinia, per la prima volta ha organizzato una rassegna dedicata alla pecora. Per essere il primo anno, c’è già un buon numero di appassionati partecipanti.

Io dovrò ripartire prima della premiazione e prima di vedere/assaggiare la “porchetta di pecora”. Come mi dicevano gli amici di Erbezzo, uno dei loro slogan è “mangiarla per salvarla”. Oltre al recupero della razza, è necessario anche favorire il consumo di carne ovina, poco conosciuta anche da queste parti. Si sta però investendo sulla valorizzazione tramite anche la trasformazione in salumi, ma anche sulla lana, particolarmente pregiata.

La fiera richiama molto pubblico, ci sono le “normali” bancarelle tipo mercato, ma poi accanto agli animali troviamo i banchi delle sellerie, con tutte le attrezzature specifiche per l’allevamento e la caseificazione.

Cambiamo un po’ genere di campanacci e collari, rispetto a quello che siamo abituati a vedere in Piemonte. Un giro rapido per la fiera, tra macchinari e bancarelle varie, ancora un saluto agli amici incontrati il giorno precedente.

Arriva anche qualche bovino, ma non sono più i grandi numeri della fiera di Erbezzo di un tempo. Gli organizzatori sperano di riportarla agli antichi fasti, quando lo spazio della fiera era per metà occupato dagli animali ed i commercianti venivano a vendere e comprare.

Ci sono anche produttori di formaggio, come questo giovane allevatore di capre e pecore. Mi racconta il ritrovamento di un suo agnello mangiato dal lupo… Il tema scottante continua ad aleggiare su tutta la fiera. Per me però è davvero ora di rientrare in Piemonte, agli altri impegni che mi aspettano, così saluto e riparto. L’impegno è di tornare il prossimo anno, magari trovando ancora più allevatori che parteciperanno con i loro animali.

Una situazione “nuova” da risolvere in fretta

Da Ovest ad Est per presentare il mio libro, ma è anche un’occasione per vedere realtà per me “nuove” e trovarsi, alla fin fine, alle prese con “vecchi” problemi. Il caso ha voluto che, prima di partire per la Lessinia (VR), io mi trovassi a Torino a partecipare ad un Forum sul lupo dove, grazie alla presenza di esperti del calibro di Luigi Boitani, ho potuto avere risposta ad alcuni miei dubbi e curiosità. Non si può sapere tutto, io mi intendo di pastorizia e non di lupi, quindi è stata un’occasione per mettere a confronto direttamente le esperienze. Dopo la teoria… la pratica! In Lessinia i problemi con il lupo sono molto gravi e diversi da quello che siamo abituati a sentire normalmente nella realtà Piemontese.

Anche se sono stata invitata anche in occasione della prima mostra della Pecora Brogna, razza locale in via di estinzione (di cui vi parlerò domani), qui di pecore al pascolo in quota non ne ho viste. Sui Monti Lessini le malghe sono destinate ai bovini, le montagne vengono pascolate da mandrie. Purtroppo avevo poco tempo per girare, ma grazie all’ottima guida che mi accompagnava, ho potuto farmi un’idea di questa realtà. Un paesaggio diverso da quello a cui sono abituata, con rilievi a quota non molto elevata, una fascia di boschi sovrastata da altipiani erbosi. Il terreno è calcareo, quindi vi sono conformazioni particolari e pochissima acqua.

Le malghe sono per lo più private, divise tra Veneto e Trentino (ci si affaccia sulla Val d’Adige), servite da strade asfaltate e sterrate. Se è vero che gli animali allevati sono vacche da latte, la scoperta che questo latte non viene praticamente lavorato lassù è stata una sorpresa. Grazie alle vie di comunicazione ed alla breve distanza dal fondovalle e dalla pianura, il latte della Lessinia viene destinato alla produzione dei formaggi più disparati, non soltanto il famoso Monte Veronese DOP.

Qui a Malga Lessinia l’ho visto, annusato, assaggiato ed osservato nelle sue varie fasi, dal fresco di giornata allo stagionato. Ma questo è quasi un caso unico. Questa malga è alpeggio e rifugio, si fa accoglienza al turista, si vendono formaggi e si seguono gli animali. In altre realtà invece gli animali sono su al pascolo, gli allevatori salgono solo per la mungitura. Oppure resta su un anziano e i giovani lo raggiungono appunto per occuparsi della mungitura del mattino e della sera.

Non è la realtà d’alpeggio a cui sono abituata. Questa è Malga Lessinia, dove sono stata accolta con i famosi “gnocchi di malga” come piatto forte. Poi c’era “giusto qualcosetta” prima e dopo… Un ottimo pranzo un po’ calorico, dopo il quale avrei dovuto camminare facendo tutto il giro delle malghe per favorire la digestione!

Invece il tempo era poco, così ci siamo spostati soprattutto in auto, facendo delle tappe per vedere meglio questa realtà e parlare con gli allevatori. Ecco quella che, per me, è stata la principale sorpresa. Qui, in montagna, troviamo le razze da latte “più spinte”. Frisona, Pezzata Rossa, Brown Swiss, affiancate da poco altro, ma razze proprio “da montagna” io nel mio breve tour non ne ho viste. E forse qui sta uno dei vari aspetti del problema.

Tramite internet e i social network, da qualche tempo seguo e sono informata sui problemi che la Lessinia sta vivendo con il lupo. Però, prima di toccare con mano, non conoscevo questo territorio. Una volta sul posto ho potuto capire alcune cose. Gli allevatori sono esasperati, sulla porta delle malghe hanno affisso gli articoli di giornale dove si parla degli attacchi. C’è gente che è già scesa, ha portato in stalla i propri animali perchè la perdita di numerose vacche da latte rappresenta un danno non da poco.

Vacche ed asini. Qui hanno appeso quel che resta dello scheletro di uno dei dieci asini predati. Ecco la prima sorpresa: come mai gli asini? Chi mi sa rispondere? Perchè io ho sempre letto e sentito dire che l’asino può essere addirittura impiegato per difendere un gregge dalle predazioni del lupo, ma documentandomi meglio sto vedendo che sia si sono registrate anche altrove predazioni a loro danno, sia “non tutti gli asini sono adatti a proteggere le greggi“.

Qui è l’altro punto fondamentale. La maggior parte dei testi, degli studi, del materiale reperibile in bibliografia e on-line riguarda la predazione di lupo su “bestiame minuto”, ovini e caprini. Qua e là si verificano attacchi a bovini (specialmente – ma non solo – vitelli, vacche che partoriscono all’aperto, animali isolati con problemi fisici), oppure bovini muoiono in seguito agli attacchi perchè precipitano da burroni mentre cercano di sfuggire ai predatori. Come mai in Lessinia, invece di sporadici casi di attacco, abbiamo una vera e propria strage?

Se al primo settembre le predazioni del 2014 erano 36 (riconosciute ed accertate), sabato 13 settembre mi parlavano di 44, compreso un agnello trovato la mattina prima a poca distanza dalle case (le pecore non sono in alpeggio). Credo che, paradossalmente, se in Lessinia vi fossero greggi di pecore, il problema sarebbe molto più semplice da risolvere.

Le montagne sono “belle”, niente a che vedere con le realtà di certe vallate alpine. Qui un gregge è facile da sorvegliare per il pastore e per i cani da guardiania. Di notte gli animali si chiudono nel recinto e gli attacchi non dovrebbero essere frequenti e rilevanti come in un alpeggio per esempio del Piemonte, tra rocce, cespugli, nebbia, pendii ripidi. Ma qui le pecore sono poche, pochissime, stanno in basso e non salgono in alpeggio. Le capre addirittura stanno in stalla.

Queste vacche, per quel poco che mi intendo di bovini, sono “poco adatte” alla montagna. Non me ne vogliano gli allevatori della Lessinia, ma la Frisona non è una razza da alpeggio. Per quanto qui la montagna sia dolce e non con caratteristiche alpine, questi grossi animali, vere e proprie macchine da latte, faticano a spostarsi già solo per rientrare alla stalla per la mungitura. La loro non è una conformazione da pascolo in montagna. Figuriamoci cosa accade quando un branco di lupi le attacca. Immagino che siano completamente indifese e inadatte a qualsiasi tipo di fuga. Se già la Piemontese a volte è vittima del lupo, nonostante la sua indole più battagliera, figuriamoci questi animali!

Questa non è una cattedrale, ma una stalla. Colonne in marmo rosso di Verona, vi rendete conto? L’anziano malgaro si lamentava, la stalla sarà anche bella, ma non è pratica. Gli animali “non ci stanno”, sono troppo grossi. Certamente quando è stata edificata, le razze allevate erano differenti. C’è solo da augurarsi che questa stalla comunque non abbia da rimanere vuota. In questa azienda si sta riprendendo a caseificare in quota, ma l’evoluzione del problema lupo potrebbe avere serie ripercussioni sul suo futuro. Il fenomeno è generalizzato. Il bosco è in espansione, la superficie pascolabile si sta già riducendo, se gli allevatori non porteranno più su le mandrie, l’economia ed il paesaggio della Lessinia muteranno radicalmente.

Prima del lupo, ricomparso molto recentemente (nel 2012 la prima coppia stabile) in Lessinia, il principale problema da questa parte era l’acqua. Essendo un territorio con suolo calcareo, di acqua ce n’è poca, giusto queste pozze che fanno la loro comparsa qua e là nei pascoli e, fortunatamente, non arrivano mai ad asciugarsi completamente. Qui gli animali vanno ad abbeverarsi. Ma adesso la carenza di acqua sta davvero diventando un problema minore. Se non si trova in tempi molto rapidi una soluzione, qui l’allevamento è a rischio di scomparsa.

I lupi trovano riparo nei fitti boschi, poi salgono sui pascoli a cacciare. Qui vedete le vacche in attesa per la mungitura serale, ma fino a quando assisteremo a queste scene? Nell’incontro avvenuto a Torino, sono state dette tante cose sul lupo. Per esempio che il comportamento cambia da esemplare ad esemplare e da branco a branco. Il lupo è un animale “culturale”, apprende e trasmette ai cuccioli, ai membri del branco. I metodi di prevenzione degli attacchi variano da situazione a situazione, non è detto che ciò che funziona in Abruzzo sia efficace in Piemonte e così via. Ultima cosa, le razze di cani da guardiania attualmente impiegate sono state selezionate per la protezione del gregge, ma sui bovini non ci sono esperienze e non si sa ancora quale razza utilizzare. Mentre si studiano delle soluzioni, cosa devono fare gli allevatori?

E’ più importante proteggere assolutamente un predatore che attualmente non sembra più essere a rischio di estinzione, ma che sta ricolonizzando via via tutte le regioni, o garantire la sopravvivenza di un territorio, di un ecosistema che si regge anche sulla presenza dell’uomo e dell’allevamento? Ricordiamo sempre che la biodiversità delle aree pascolate… è legata appunto al pascolamento! Specie vegetali ed animali esistono perchè l’uomo interviene attraverso l’utilizzo del territorio con greggi e mandrie. Il lupo non è intoccabile, ma non può essere una singola regione a chiedere un intervento in sede europea, deve essere il Ministero dell’Ambiente. Visto che la procedura è lunga e visto che gli esperti sempre più frequentemente ammettono che sarà necessario iniziare a pensare a delle azioni di contenimento, non sarebbe ora di dare il via a questo iter?

Pascolo vagante, la copertina: perchè?

Visto che mi state bersagliando di domande, ma sopratutto per ringraziarvi della grandissima partecipazione on-line (qui sul blog e su facebook) al sondaggio per la copertina, adesso vi dirò quale è stata scelta e perchè. Oggi infatti abbiamo terminato l’impaginazione delle foto e tutto è nelle mani del grafico che farà le opportuna correzioni (ahimè non sono un fotografo professionista e molti scatti sono stati presi con la cana in una mano, l’ombrello o addirittura un agnello nell’altra).

Innanzitutto è stata scartata questa immagine, che non vi avevo proposto sul blog, ma che il grafico mi aveva mandato come quarta eventuale opzione. Troppa neve, il titolo che copre il gregge, il colore e la grafica del titolo… Lasciamo stare!

La percentuale minore di voti l’ha ricevuta la proposta 2 (sarà comunque presente nel libro come immagine). Io l’ho scartata per questi motivi: il gregge si allontana dall’osservatore, è un bellissimo panorama, ma i colori sono troppo tenui e ispira un’idea di tristezza di fondo, quasi che la pastorizia sia un mestiere al tramonto, in via di estinzione.

Lo so che la prima proposta è quella che ha entusiasmato di più il pubblico (su facebook ha ottenuto la stragrande maggioranza dei “mi piace”), condivido alcune vostre idee dal punto di vista di “perfezione” dell’immagine, però alla fine non l’ho scelta. E’ vero che qui c’è il pastore, il gregge non è “tagliato”, solo che molti di voi hanno visto in questo scatto il romanticismo. Il pascolo vagante per me però va oltre, anzi… io ho sempre cercato di essere realista e non romantica. Inoltre, a molti piace vedere gli scatti invernali con la neve, che sono senza dubbio suggestivi, ma per il pastore rappresentano i giorni più difficili, più brutti, ed inoltre sempre più in queste giornate vengono giudicati negativamente dalle persone (ignoranti) che ritengono che gli animali stiano male all’aperto. Scarto quindi questa copertina soprattutto perchè non rappresenta il vero pascolo vagante per i pastori stessi, mentre risponde troppo allo stereotipo romantico di questo mestiere.

Ho quindi scelto la terza copertina, appoggiata soprattutto dagli affezionati lettori di questo blog (ha vinto, anche se di poco, sulla prima nel sondaggio). Mi ritrovo perfettamente nelle parole di alcuni di voi, che conoscono questo mestiere: “Il pascolo vagante scorre sempre, proprio come l’acqua di un fiume” (Gloria). ” La proposta 1 è bella, ma mette tristezza, sai la neve è un problema… invece il pascolo vagante è anche gioia (Francesca)”. “Io sceglierei questa! Il pascolo é a valle e dietro si vedono le montagne! Due realtà che si mettono a confronto! La vita in montagna e quella in pianura! É molto bello il contrasto verde della vegetazione e bianco delle cime! Il gregge che le attraversa e in qualche modo le divide é bellissimo! E il laghetto più in basso é un stupendo!” (Irene). “Questa mi piace, come dice Francesca il pascolo è anche gioia e questa foto mi trasmette questo. Poi c’è tutto, il verde, il piano, la montagna e l’acqua… che è la vita per il gregge, per i pastori che da sempre si spostano costeggiando i fiumi…” (Cristina). Per concludere: “I colori brillanti e il paesaggio più ampio della 3 credo possano attirare l’attenzione anche di un pubblico meno specializzato, ma semplicemente appassionato di montagna e vita all’aria aperta… pur sempre possibili compratori” (Lorena).

Lo so che graficamente non è perfetta (animali tagliati, il gregge che un po’ si confonde con le pietre), non guardate il testo, perchè quello verrà ancora corretto nel contrasto e dimensioni. Però questa immagine è IL PASCOLO VAGANTE: autunno, inizio del nomadismo, in montagna è caduta la prima neve, si scende nella valle, nella pianura, si pascola lungo i fiumi. Insomma, la sintesi del mondo del pastore. Non c’è l’uomo? Meglio… I protagonisti di questo mestiere sono tanti e li ritroverete nelle immagini del libro che saranno moltissime, scattate ovunque io sia stata ed abbia incontrato un pastore, un gregge.

Vi prometto che uscirà prima di Natale e mi sto muovendo per organizzare una “prima presentazione” molto speciale. Cercherò di farlo costare meno possibile considerando i tempi che corrono, ma spero che capirete tutto il lavoro che c’è dietro: il mio (10 anni di vita!) e quello della casa editrice. A presto!

Appuntamenti, iniziative ecc…

Questo è un periodo ricchissimo di eventi, per il mondo degli alpeggi, degli allevatori. In queste occasioni anche la gente che non ha niente a che fare con il bestiame può apprezzare i momenti più visibili di questo mondo, partecipando a fiere, manifestazioni, feste della transumanza ecc ecc. Gli eventi sono molteplici un po’ ovunque, vi riporto quelli che mi sono stati segnalati e quelli a cui parteciperò di persona.

Iniziamo con il prossimo fine settimana, che mi vedrà in trasferta ad Erbezzo (VR) in Lessinia, dove presenterò “Lungo il sentiero” venerdì 12 settembre. E’ vero che il mio romanzo è ambientato in Piemonte, ma la storia potrebbe essere accaduta ovunque nelle valli dell’arco alpino. Sono sicura che appassionerà anche gli amici del Veneto!

Il mio invito ad Erbezzo coincide con una manifestazione dalla lunga tradizione, infatti la fiera del bestiame è alla sua 107° edizione. Da segnalare però, al suo interno, la 1° rassegna concorso regionale della razza di pecora Brogna, sabato 13 settembre.

Segnalo poi questa iniziativa molto particolare. Ignoravo esistesse il campionato mondiale di mungitura a mano… invece, eccolo qui! Domenica 28 settembre a Lenna (BG), con ricchi premi in palio! Qui trovate tutte le informazioni ed il regolamento.

CERCASI VOLONTARI APPASSIONATI. Michele Corti invia questo appello. “Bergamo città e provincia (ma se sono milanesi volenterosi va bene lo stesso) per l’organizzazione di un grande evento popolare a Bergamo, la Prima edizione del Festival del pastoralismo e dell’alpeggio “Terre d’alpe”. Il programma prevede mostre, convegni, serate gastronomiche, musica, film, dimostrazioni artigianali, prodotti. Le pecore – una delegazione – passeranno lungo la Città Alta di Bergamo (e un gregge sotto le mura) munite di una nuovo modello di campana da ovini appositamente ideata per l’evento dalle ditta Camp di Premana e studiata dall’amico etnomusicologo Giovanni Mocchi di Pavia. Saranno esposti strumenti pastorali musicale di grande interesse mai esposti prima, mostra coltelli bergamaschi, ecc. ecc. ecc, presentazione di libri appena usciti. Sponsorizzazioni e patrocini degli enti ci sono (ringrazio il Comune di Bergamo per la grande disponibilità e sostengo e la Fondazione comunità bergamasca) ma i soldi sono pochi e ci si basa in gran parte sul volontariato di gruppi e singoli. Chi mi contatta con serie intenzioni di aiuto volontario via email  avrà il programma (ancora non divulgato dell’evento). Quando? 24-26 ottobre, ma con iniziative in anteprima e nelle scuole e tantissimo lavoro di preparazione. Cosa si può fare per aiutare? Tantissime cose: gestione pubblico, preparazione materiale, comunicazione. ASPETTO ALL’APPELLO GLI AMICI CHE CONOSCO E QUELLI CHE NON CONOSCO (DI PERSONA) michelecrt@gmail.com

Una fiera giovane

A Pramollo, piccolo centro costituito da innumerevoli borgate sparse nella valle laterale alla Val Chisone, ieri si è tenuta la 13° Mostra mercato con prodotti tipici e “bancarelle varie”, come recitava la locandina. Niente di speciale, ma quanto basta per attirare un po’ di gente. Di certo, quel che fa la differenza sono gli animali.

E le bestie scese alla fiera dagli alpeggi del paese si sono fatte aspettare un po’, ma alla fine sono arrivate. Quest’immagine che precede di pochi minuti l’ingresso nella piazza gremita di gente e bancarelle è emblematica. Due giovanissime mamme con i bambini nel marsupio a guidare la marcia delle vacche al suono di rudun e muggiti.

L’ha ripetuto anche più volte il Sindaco durante la premiazione degli allevatori che hanno partecipato alla fiera con i loro animali: qui l’allevamento è nelle mani dei giovani. Certo, vi sono ancora le “generazioni precedenti”, ma questi ragazzi e ragazze che camminano con greggi e mandrie fanno ben sperare per il futuro e il proseguimento dell’attività, nonostante tutte le difficoltà.

Il passaggio di Federico con il suo gregge (animali di proprietà ed altri in custodia per la stagione d’alpe) è un momento di attrazione per il pubblico. Se le vacche spaventano anche un po’ per la loro mole e per l’imprevedibilità dei movimenti, le pecore entusiasmano e tutti si dispongono ai lati della strada per vederle passare.

Il piccolo centro di Ruata è occupato dalle bancarelle, ma la strada che porta al colle di Laz Arà resta aperta ed è qui che passa il gregge, per fermarsi poi appena dopo in un prato dove sono già state tirate le reti. Sistemati gli animali, si potrà andare tutti a fare un po’ di festa.

Al seguito del gregge, il fuoristrada porta un emblematico cartello, una piccola forma di protesta e denuncia. Nelle ultime settimane anche questo gregge, come numerosi altri nelle valli limitrofe, è stato oggetto di attacchi da parte del lupo. “Ho sentito i cani che abbaiavano, sono partiti in giù, c’era la nebbia come sempre. Sono corso il giù anch’io, la pecora era ancora calda, con il sangue che usciva dal collo, guarda la foto…“. Il pastore mi mostra le immagini sul cellulare, mi racconta di aver visto più volte il lupo, mi parla degli attacchi subiti dall’altro pastore suo vicino di alpeggio. “Il problema è che noi non siamo abbastanza uniti. Arriviamo quasi uno a gioire delle disgrazie dell’altro, invece di scendere tutti insieme in piazza come in Francia o in Sardegna!“.

La piazza si svuota nell’ora di pranzo, poi torna ad esserci gente al pomeriggio. Gli animali pascolano o ruminano  placidi, i bambini si fermano a guardarli insieme a genitori e nonni. Senza il bestiame, questa manifestazione locale perderebbe buona parte della sua attrattiva.

Eppure anche da queste parti, dove fortunatamente l’attività agricola non è mai andata persa (anche se è profondamente mutata rispetto al passato), molta gente non comprende più la realtà dell’allevamento. “Ci sono quelli che pensano che tu ti arricchisca a pascolare i loro prati, anche quando sono incolti dove, a fatica, cerchi di tenere indietro i rovi. Quindi vorrebbero essere pagati, mentre con le bestie fai giusto un po’ di pulizia“.

Un pizzico di modernità anche quassù, con “animali esotici” che attirano la curiosità di tutti. Sole e nuvole si alternano sulla piazza, ma per fortuna non pioverà. Più in alto, sui pascoli degli alpeggi, la solita onnipresente nebbia, compagna di tutta l’estate.

E’ quasi ora di ripartire dalla fiera. I giovani vanno ancora a bere un bicchiere in compagnia, poi riporteranno gli animali sui pascoli. “Non è ancora stagione da attaccare campane, non volevano scendere, stamattina! Su di erba ce n’è ancora, è stata una stagione strana, chissà se adesso farà un autunno caldo o arriverà la neve in anticipo?“.

Pascolo vagante: la copertina

Dopo lunghi interminabili momenti di scelta delle foto nel mio ormai immenso archivio di foto “a tema”, siamo alle battute finali per la pubblicazione del mio primo libro fotografico dedicato ai 10 anni al seguito della pastorizia.

“Pascolo vagante. 2004-2014″ uscirà in autunno, sarà in Italiano e Francese, circa 250 pagine… e il numero di foto esatto (tutte a colori) ve lo dirò quando avremo terminato l’impaginazione.

Adesso vi chiedo di aiutarmi nella scelta della copertina. Per non farmi influenzare da questioni personali legate ai singoli scatti, ho lasciato carta bianca al grafico tra le centinaia di immagini da me selezionate. Votate anche voi e… eventualmente commentate per ulteriori suggerimenti!

Proposta copertina 1

Proposta copertina 2

Proposta copertina 3

Ancora sui cani da guardiania (riflessioni)

Dopo il post di ieri, un amico mi scrive via facebook inviandomi un’immagine ed alcune riflessioni.

(foto F. Fazion)

Ti mando la foto fatta al Pra del cartello che si trova a Partia d’Amount. Probabilmente lo conosci bene e da l’idea di un ben diverso approccio. Non “attenti al cane” come quello da te pubblicato oggi (3/9/14 ndA), ma bensì “amico escursionista, per preservare etc….” Peccato che sia francese e quindi portato in Italia a dimostrazione della differente sensibilità e del diverso valore dato ai lavoratori della montagna.

A dire il vero non sapevo che, al Prà, vi fosse questo cartello. Quando non vengono divelti ed imbrattati, da noi ci sono appunto i cartelli della Regione Piemonte, quelli che avete appunto visto nel post di ieri, oltre che qua e là sul territorio, dove c’è un gregge. I commenti degli “amanti della montagna” raccolti qua e là su Facebook e da me riportati ieri parlavano anche della Valle Gesso. Il pastore mi diceva per l’appunto che i cartelli che aveva affisso alla partenza del sentiero erano stati danneggiati.

Cani da guardiania, mamma e cucciolo

Continua l’amico Franco: “Al fine di rispettare il lavoro degli allevatori – dice il cartello in francese. Quello in italiano da te inserito nel blog è evidentemente estratto da quello francese infatti cita la “tranquillità del gregge”, ma non fa neppure cenno all’uomo, al pastore, al suo lavoro! Come pretendere rispetto sensibilità ed attenzione se fin dall’inizio si sminuisce in tal modo la figura fondamentale di tutto il sistema?? Non si tratta ovviamente di dimenticanza, ma bensì di chiaramente diversa impostazione culturale, di ribaltata scala dei valori. E allora come pensiamo ad un possibile diverso atteggiamento da parte di chi frequenta la montagna per diletto?? Il burocrate di turno piccolo o grande che sia non vuole guai e quindi anzichè informare e sensibilizzare si limita ad avvisare di un pericolo…

Non posso che condividere il pensiero di Franco. Credo che l’argomento dovrebbe essere seriamente affrontato per esempio da associazioni come il CAI, con articoli informativi, ecc. Se il pastore deve accettare la presenza del lupo, allora tutti i frequentatori della montagna devono conoscere a fondo la questione, compreso il perchè dei cani, delle reti, ecc ecc.

E purtroppo siamo arrivati a questo

Già anni fa dicevo e ripetevo che il “problema lupo” ha mille sfaccettature. Parole al vento per quasi tutti. Di stagione in stagione, situazioni vecchie e nuove si ripresentano e le problematiche si ingigantiscono, sempre meno gestite e gestibili. C’è chi quasi si diverte a gettare benzina sul fuoco, c’è chi prende fuoco anche senza incentivi. Soluzioni concrete? Chi e quando si prenderà la responsabilità di fare qualcosa? Perchè qualcosa deve essere fatto… Ho lasciato decantare qualche giorno la polemica, perchè volevo prima avere testimonianze dirette e… manco a farlo apposta, ho “toccato con mano”.

E’ di un paio di settimane fa l’ennesima polemica sui cani da guardiania. Questa volta il caso scoppia ad Ormea, e il clamore arriva fino ai quotidiani nazionali. Ci sono stati degli “incidenti”, qualcuno è addirittura finito al pronto soccoso, i turisti si lamentano e il Sindaco scrive alle aziende agricole, alle associazioni di categoria ecc.ecc. “…non si possono tollerare episodi analoghi…“. La gente ha paura e rinuncia alle escursioni. Ha ragione il Sindaco a parlare della lunga tradizione in materia di alpeggio del suo Comune, ma nel non ricordare situazioni analoghe (riferendosi ai problemi attuali con i cani), dovrebbe anche rammentare che, in passato, non c’era più il lupo. Inoltre, quando è ricomparso, non tutti si sono immediatamente dotati dei suddetti cani. “…Questa amministrazione sta valutando le soluzioni possibili da adottare per risolvere questa situazione incresciosa, non ultima quella di vietare, o comunque limitare in modo drastico, l’utilizzo sul territorio di Ormea di razze di cani che possano minacciare o ledere l’incolumità delle persone.” E con il lupo, come la mettiamo??

Gregge in alpeggio

Sul web si è scatenato il putiferio. L’assurdità e la prepotenza di certi commenti di “frequentatori della montagna” fa rabbrividire prima. E poi arrabbiare. Un riflessione a sangue freddo sulle parole pronunciate da queste persone potrebbe aiutare a capire perchè spesso i pastori sono esasperati più da questi problemi di convivenza che non dal lupo in quanto animale predatore. C’è chi ha un minimo di buonsenso e voglia di trovare un “accordo”, ma resta il fatto che il turista medio NON VUOLE i cani sui sentieri: “I sentieri e le mulattiere non possono essere compresi nei terreni di pascolo privato o comunale, o altrimenti dovreste chiuderle, perchè spesso cani e greggi le percorrono, e tutti hanno diritto di percorrerle senza dover rischiare, per voi la montagna rappresenta un duro lavoro per trasformarla in risorsa,ma anche gli altri hanno diritto di usufruirne, io non mi avvicino ai greggi, ma i sentieri vorrei percorrerli.” “Le verità, mi dispiace dirlo, sono due: troppi animali da pascolo e l’incapacità di questi nuovi pastori (molti rumeni) di saper gestire cani e bestiame…“. “Mi chiedo comunque se sia impensabile far stanziare i greggi in pascoli “lontani” dalle vie maggiormente percorse dagli escursionisti… oltre che fare informazione proprio come si fa attraverso questi cartelli…“. “Se ci si ritrova SUL SENTIERO tracciato e segnato su mappa nella nebbia fitta dopo una splendida giornata di sole…pensi a non perdere la traccia del sentiero per non incappare in altro genere di guai (un bel volo di 50m) invece di pensare all’abbaio dei cani…che sì li senti…ma non li vedi in base alla visibilità della nebbia.  Pertanto sì che la montagna è di tutti ma io non vado a fare “pressione psicologica” ai pascoli. E soprattutto non impedisco il passaggio sui sentieri. Questa non è libertà. Comunque i margari si assumeranno le loro responsabilità perchè il “gioco del lupo” non regge più.” “I problemi nascono quando alcuni (pochi, x fortuna) pastori permettono alle proprie greggi di stazionare ed occupare (bloccandola abusivamente) l’unica via possibile (strade, sentieri od altro), senza essere presenti: posso assicurare che non e’ piacevole vedersi attaccare (pur avendo rispettato tutte le regole e i comportamenti “virtuosi” necessari) da un cagnolino di 50 Kg che arriva a 50 cm di corsa ringhiando e mostrando i denti con la bava alla bocca, soprattutto se ci sono bambini con te…“. “Se dovessi venire attaccato da uno di quei bellissimi cani bianchi non esiterei a tirargli un calcio o una bastonata in testa, cosa che dopo probabilmente farei anche con il pastore“. Questo non è che un assaggio di quanto mi è capitato di leggere su Facebook nei giorni scorsi, e vi risparmio i messaggi con insulti e anche peggio. Poi c’è chi cerca di instaurare un dialogo: “In valle Gesso Ho parlato di recente con un pastore che aveva con se 2 maremmani (consegnati a loro dalla Regione Piemonte) e altri 3 cani più piccoli…mi ha spiegato che il maremmano, fuori dal gregge, non è aggressivo, solamente non ci si deve avvicinare alle pecore perchè il suo lavoro è la difesa del branco e in quel caso attacca chiunque si avvicini. Io avevo con me mia figlia di 9 anni che lontano dal gregge ha fatto le coccole al maremmano maschio che addirittura si è coricato per farsi coccolare. Ho semplicemente spiegato alla bambina di non avvicinarsi al gregge. Aggrediscono se si sentono minacciati o semplicemente se si tocca il branco.” …e relative repliche: “Mi spiace ma il pastore ti ha spiegato le sue ragioni, ma non é così semplice. L’indole del maremmano non è pacifica. Come ogni cane da difesa é un arma e dipende a chi la metti in mano. La Regione Piemonte regala questi animali, ma insegna anche a gestirli? Onestamente non lo so, ma so che se io cinofilo prendo un cane di razza definita pericolosa a scuola ci devo andare.

Gregge in alpeggio, spostamento lungo una pista per raggiungere i pascoli

Vi risparmi il resto, direi che abbiamo già sufficiente materiale per una discussione. Innanzitutto volevo trascrivere qui quanto mi ha scritto un amico, conoscitore della razza di cani più impiegata in Italia come cane da guardiania. Scrive Luciano: “Io vado in montagna in tutte le stagioni, da tre anni con il mio pastore maremmano (femmina) sempre rigorosamente libera. In estate, quando ci sono bestie in alpeggio, per me è tutto un po’ più complicato e difficile perchè è necessario fare attenzione, ma finora non ho mai avuto problemi. Ultimo incontro qualche settimana fa sopra l’alpe Sellery in val Sangone, con cinque maremmani molto arrabbiati proprio sul colle della Roussa, dove avrei dovuto passare anch’io. E’ ovvio che in questi casi DEVI uscire dal sentiero e aggirare il gregge a debita distanza. E’ anche ovvio che se hai un cane, questo non deve reagire e non deve andare verso il gregge ma stare tranquillo vicino a te. Questo devono capirlo gli escursionisti.

Cane da guardiania con vreccale (collare anti aggressione)

Ho sentito amici che alpeggiano proprio ad Ormea: “Io ho i cani, presi tramite il Progetto Lupo della Regione e anche da privati. Ovviamente molto dipende da come li gestiscono i proprietari. Però siamo all’esasperazione! Io non li volevo, perchè sia in alpe, sia giù, lavoro vicino alle strade. I turisti non hanno rispetto. Non ce l’ho con loro, perchè vendo i formaggi… Però non si comportano correttamente. Basta guardare anche la spazzatura che lasciano sui pascoli. Comunque, i cani li devo avere per difendere gli animali dal lupo. Oltretutto non ricevo l’aiuto per il pascolo gestito, se non li ho in numero adeguato in base al numero di capi che sorvegliano. Ho anche preso lo scacciacani, mi hanno detto che è consentito. Sparando con quello il lupo si è allontanato.

E’ sempre tutta una questione di rispetto reciproco. Ricordo ancora una volta il video realizzato in Svizzera per spiegare ai turisti che comportamento adottare. Il problema è che da noi, come avete potuto leggere sopra, la gente PRETENDE di passare sul sentiero anche quando c’è il gregge lì al pascolo.

Io ho avuto la “fortuna” di verificare tutto sul campo. In un caso, l’incontro con un cane da guardiania. Il gregge era già al pascolo, il pastore (più a monte) stava spostando le reti del recinto. Il cane ha subito avvertito la mia presenza, quindi ha iniziato ad abbaiare venendo verso di me. Io mi sono fermata e le ho parlato, tenendo le mani basse, poi ho iniziato ad aggirare il gregge sulla destra. Per un po’ la cagna mi ha seguita abbaiando, poi ha deciso che non ero pericolosa e si è allontanata con le pecore. Di sua spontanea volontà ha anche stabilito che i due escursionisti che sopraggiungevano dopo di me facessero parte del mio gruppo, perchè non li ha nemmeno degnati di uno sguardo. Il cane si è comportato correttamente e le persone pure, nessun incidente, tutto a posto. Se però al mio posto ci fosse stato qualcuno che aveva paura (l’atteggiamento comunque non è mite), la situazione poteva essere spiacevole. Il problema, anche senza incidenti, è reale e va affrontato.

Appena pochi giorni prima invece mi trovavo in una famosa località turistica, molto frequentata, ma anche territorio d’alpeggio. Tra l’altro, qui recentemente i lupi hanno attaccato più volte il gregge, difeso solo da due cani da guardiania, proprio perchè già con questi due esemplari la gestione è problematica. Non per colpa dei cani, ma per colpa della gente. Il gregge era appena stato fatto uscire dal recinto, una pecora aveva partorito e si stava provvedendo a spostarla nel recinto lì vicino. I cani, come fanno sempre, sono partiti in avanscoperta davanti alle pecore e… subito si sono udite delle urla provenire dalla strada sterrata adiacente.

Dei due cani, il maschio è più irruento. Non aggressivo, ma se provocato, può reagire, a differenza della femmina che tiene maggiormente le distanze. Per questo, ahimè, è stato dotato di museruola: “Altrimenti sarebbe una lamentela continua e io non potrei più lavorare. Qui ci sono turisti ovunque, a piedi, in bici, con le moto. Già nei periodi con più gente ho pascolato le zone mento frequentate, ma…“. L’altro giorno comunque una podista, senza fermarsi, ha iniziato ad urlare solo nel vedere i cani. L’abbiamo ripetutamente invitata a fermarsi e stare zitta, ma la donna ha continuato a correre urlando in modo isterico, procedendo verso il gregge. I cani le si sono avventati contro (non sono animali che si fermino a richiamo del padrone), senza assolutamente morderla, ma la ritenevano un pericolo e allora hanno fatto il loro mestiere. La donna si è allontanata insultandoci pesantemente, senza mai smettere di correre. A monte e a valle della strada su cui correva, c’erano i cartelli specifici che avvisavano della presenza dei cani e di come comportarsi, quelli che ho pubblicato all’inizio del post.

Questi cani fanno il loro lavoro. Sbagliano sicuramente gli allevatori che li inseriscono senza seguirli adeguatamente, senza correggere da cuccioli gli atteggiamenti scorretti. Sbaglia chi cerca volutamente il cane aggressivo pensando di avere maggiore successo in caso di attacco da lupo. Ma sbaglia chi pretende di fare cosa vuole in un luogo di lavoro come l’alpeggio. Ne ho già parlato tante volte. C’è il lupo. Per adesso l’unica cosa che ci dicono è “bisogna convivere”. E allora, come il pastore deve adattarsi al lupo e ai mezzi per tenerlo lontano dal gregge, così il turista deve cambiare modo di andare in montagna e convivere con questi aspetti collaterali della presenza del lupo stesso. Poi… se amate gli animali, se amate i cani, potete anche vedere delle scene come quelle della foto. La perfetta simbiosi tra questi cani e il gregge.

Paesaggio e non solo in Svizzera

Devo ancora raccontarvi alcune cose della mia breve vacanza in Svizzera, aspetti che riguardano gli argomenti di questo blog. Per esempio, parliamo ancora di paesaggio!

A volte il paesaggio non è poi così speciale, ma… Cos’è che fa la differenza? In una giornata dal meteo sicuramente non eccezionale, va anche bene camminare lungo questo percorso (segnalato con frecce ad ogni bivio) dove sicuramente non vi sono paesaggi alpini mozzafiato o attrazioni turistiche particolari. Fa la differenza quel bordo strada curato, senza un’erbaccia. Fa la differenza lo steccato, che sicuramente ha solo una valenza paesaggistica e nient’altro, perchè ai fini pratici, se bisogna contenere degli animali, si preferisce il filo ed i picchetti mobili.

Nel paesaggio non stonano nemmeno troppo le rotoballe fasciate, in attesa di essere condotte al riparo in cascina. Buona parte dei prati sfalciati erano punteggiati da questi fagotti bianchi, mentre altrove si attendeva un po’ di sole per andare avanti con il taglio del fieno.

Lungo queste passeggiate per stradine secondarie asfaltate o sterrate, oltre alle panchine per il riposo di chi le percorre, ci sono queste che… non sono buche per le lettere! Qualcuno, commentando il precedente post sulla Svizzera, parlava di civiltà. E questo è un simbolo di civiltà. Perchè da noi gli escrementi dei cani non vengono raccolti dai loro padroni nemmeno quando imbrattano i marciapiedi dove gli esseri umani preferirebbero non trovarli. Ma qui li devi raccogliere anche in aperta campagna. E nessuno si sogna di mandare il proprio cane a correre in un prato o in un pascolo, sapendo che quell’erba verrà brucata o trasformata in fieno. Se non cambia la testa delle persone e non si inizia ad avere rispetto di tutto, sarebbe inutile posizionare in Italia queste cassettine. Ben pochi le userebbero, qualcuno si prenderebbe i sacchetti e… chi passerebbe a svuotarle e rifornire di sacchetti nuovi?

Ebbene sì, anche questa è Svizzera! Potete tirare un sospiro di sollievo, anche lì si usano le vasche da bagno come abbeveratoi per gli animali. Le ho viste in più posti, ma in generale più in fondovalle che nei valloni d’alpeggio, dove l’abbondanza di corsi d’acqua non rendeva necessario creare abbeveratoi. Comunque, parlo sempre solo di una zona abbastanza limitata, quindi non posso generalizzare.

Qui siamo in Alta Engadina, un territorio dove, a pochi chilometri di distanza, convivono una realtà rurale di alta montagna come questa (siamo ad oltre 1700 metri di quota, una vallata abitata tutto l’anno) ed il turismo più che esclusivo della rinomatissima St. Moritz.

Dov’è troppo ripido per sfalciare, c’erano recinzioni fisse ad accogliere questo gregge di pecore. Non si tratta di un vero alpeggio, credo che gli alpeggi propriamente detti fossero a quote maggiori nei valloni laterali. Qui sono terreni sui 1800-1900 metri a monte dei paesi che, per essere puliti, vengono fatti pascolare. Gli appezzamenti più a valle erano già stati brucati, restavano altri pezzi qua e là dove spostare il gregge a mano a mano che l’erba fosse finita.

Il gregge era, come la maggior parte di quelli che ho visto durante il mio soggiorno, composto da animali di razze differenti e proprietari diversi. Credo proprio che, da queste parti, siano in molti ad avere qualche pecora in stalla. Non grandissimi numeri, anche poche unità, per tener pulito il territorio. Mi era stato spiegato che il contributo lo riceve il proprietario degli animali per il semplice fatto di possederli, non chi li porta in montagna.

Più avanti nella valle, risalendo un versante per raggiungere uno dei passi che permettono agli automobilisti di uscire/entrare dall’Engadina, ecco altre reti tirate e piccole greggi, alternate a fili e mandrie. Insomma, non un lembo di territorio abbandonato, non curato.

Che dire del passo… L’Albulapass è forse il meno frequentato, con la strada più stretta, dei colli che uniscono l’Engadina al resto della Svizzera. Dal punto di vista dei pascoli è un sogno. Versanti che declinano dolcemente, pascoli che risalgono verso il cielo. Di animali ce n’erano tanti, ma l’estensione del territorio era così vasta da far sì che quasi scomparissero.

In certi tratti non c’erano nemmeno i fili a delimitare il pascolo, così vacche e manze transitavano anche sulla sede stradale. Nessuno si indignava. I rari automobilisti le scansavano per sorpassarle, allo stesso modo in cui superavano i ragazzi che si allenavano con lo skiroll.

In un ameno paesino incontrato scendendo dal passo, tra decorazioni e vasi di fiori, ecco un’azienda agricola. Quello che volevo segnalarvi, è l’aspetto forse meno evidente. Accanto ai cartelli che annunciano la vendita di formaggio di capra d’alpeggio, a sinistra della panchina c’è una cassetta con coperchio, dove la gente è invitata a lasciare il pane (vecchio) per gli animali. Non vi sembra una bellissima cosa?

Per finire, dal banco frigo di un supermercato, ecco un pezzo di formaggio. Cosa c’è di particolare? L’etichetta, che porta il logo “pro montagna” e che ritroviamo su salumi, yoghurt e su altri prodotti. Certo, sarà anche una “trovata pubblicitaria” della coop svizzera, ma io vi invito a leggere sul sito la filosofia di questo progetto. Un messaggio chiaro, efficace che, penso non solo a me, faccia spendere volentieri quei centesimi in più (e sull’etichetta è indicato esattamente quanti). “Pro Montagna è sinonimo di prodotti di qualità selezionati dalle regioni di montagna svizzere. I prodotti di montagna Pro Montagna offrono un valore aggiunto in termini di sapore e autenticità. Una parte del prezzo pagato dal cliente per acquisarli è devoluto al Padrinato Coop per le regioni di montagna. Comprando un prodotto Pro Montagna potrai sostenere le popolazioni di montagna svizzere. Con Pro Montagna puoi essere certo di aver acquistato un vero prodotto di montagna. Che rimarrà tale anche domani.Qui potete leggere cos’è il Padrinato coop e quali sono i progetti sostenuti.