Mezze stagioni

Un amico appassionato di meteorologia l’altro giorno commentava: “Non mi dite che non ci sono più le mezze stagioni!“. In effetti l’inverno-inverno e l’estate-estate nel 2014 non li abbiamo visti. Anche questo autunno continua (qui) ad essere eccezionalmente mite.

Per i pastori vaganti ci sono i lati positivi e negativi, come sempre. Ieri vi ho parlato della “guerra per i pascoli”, ma c’è anche da dire che un clima del genere favorisce la crescita dell’erba per cui, in un modo o nell’altro, alla fine di pascoli ce ne saranno per tutti. I problemi maggiori sono legati alla pioggia, al fango, al terreno che non asciuga più. Il mestiere del pastore vagante è difficile e duro, con il maltempo le cose non possono che complicarsi.

E’ un sollievo mettersi in cammino con il sole. Persino le nuvole nel cielo non sono quelle classiche della stagione. Il terreno non è ancora gelato, raramente si vede la brina. Chi lavora all’aria aperta, avverte i “cambiamenti climatici” meglio di chiunque altro.

Grazie alle piogge ed al clima mite, i colori autunnali sono più brillanti anche in pianura. Il gregge attraversa un tranquillo paesino sperso tra le distese di campi e prati. Poco traffico per le strade, a dire il vero non c’è praticamente nessuno, così le pecore avanzano occupando quasi interamente la sede stradale.

Anche le strade più trafficate, da queste parti, non sono così difficili da attraversare. Per fortuna non c’è nemmeno la nebbia, che negli ultimi anni si fa vedere meno che in passato. Con la nebbia, un passaggio come questo diventa molto più complicato. Invece adesso ci si sposta con maggiore facilità, aiutati dalla presenza di stoppie che possono essere calpestate dal gregge senza causare alcun danno.

Queste frazioni  di pianura sembrano il posto giusto per far transitare un gregge. Piccole, tranquille vie secondarie, case più moderne affiancate ad antiche cascine. Si respira quella sensazione di vita rurale, di ritmo lento che altrove si è perso definitivamente. Forse è l’autunno, forse è questa stagione che dovrebbe preparare al riposo nell’inverno, anche se ormai il mondo moderno prevede di essere sempre di corsa, sempre efficienti per 365 giorni all’anno.

Le montagne innevate sembrano più vicine di quanto non siano in realtà. Neve sui monti, ma qui le temperature si alzano in fretta e già solo a tener dietro al passo del gregge c’è da sudare. Una strana mezza stagione, fin troppo caldo persino per essere autunno!

Non è normale vedere così verdi le sponde dei fossi, i bordi delle strade, a metà novembre. Il grano in certi posti è già alto e persino ingiallito per la troppa pioggia nel terreno. I contadini, nei pochi giorni di bel tempo, si affrettano o a lavorare le stoppie o a buttare il letame nei prati. Quanta erba “sprecata”… E poi, quanto farà bene concimare il prato con l’erba alta più di una spanna? Magari non vogliono le pecore “perchè fanno danno”, poi passano con il trattore e lo spandiletame…

Perchè di erba nei prati ce n’è. Un pastore mi diceva che un suo amico gli raccontava di aver smesso di tagliarla per le vacche perchè: “…è troppo fresca, c’è troppa acqua, la mangiano male!“. Anche le pecore la mangerebbero meglio se fosse più asciutta, più consistente.

Per adesso comunque meglio che di erba ce ne sia “troppa”. Anche se lo scorso inverno i pastori tribolavano per via della pioggia e del fango, che dire di quando si fatica per trovare pascoli? Quando la neve gelata copre la terra? Quando l’erba nuova stenta ad uscire nel mese di febbraio o di marzo? Si vedrà, se prima o poi l’inverno mostrerà la sua faccia. Oggi comunque piove di nuovo, non tantissimo, pioviggina…

Pascolo vagante per tutti?

Spero di non essere anch’io un po’ responsabile di questo fenomeno… Sicuramente no, non ho di questi poteri! Però ogni tanto mi capita di ricevere delle e-mail in cui qualcuno mi racconta di essere un appassionato lettore di questo blog e… di aver voglia di lanciarsi in una nuova vita, di dedicarsi al pascolo vagante.

In questi giorni, facendo visita a questo o quel pastore, un po’ scherzando, un po’ sul serio, consideravamo come ormai vi fossero pecore ovunque. E non poche! Ci sono le grosse greggi “storiche”, quelle che da anni ed anni passano in zona, transitano per poi continuare il cammino nella pianura, magari fino a raggiungere le colline del Monferrato. Anche in questo caso c’è chi storce il naso e vorrebbe che questi pastori “camminassero”, andassero oltre senza fermarsi giorni e giorni, come se l’erba da queste parti dovesse rimanere “intera” per chi non fa tanti chilometri e gira solo in un breve raggio intorno a casa.

Ci sono pastori nuovi, che hanno iniziato e stanno “crescendo”. Ma hanno anche loro il diritto di portare avanti il proprio cammino. Ovviamente bisognerebbe rispettarsi l’uno con l’altro e non pestarsi i piedi, invece non sempre è così. Purtroppo, sia toccandolo con mano, sia sentendolo raccontare, si vede che la guerra tra poveri è sempre più “cruenta”. Una guerra a colpi di erba “rubata”, strappata uno all’altro. Fanno le corse per superarsi l’un l’altro oppure tizio compra l’erba che l’anno prima pascolava caio.

Insomma, già non è un mestiere facile… Altro che preoccuparsi solo del tempo, che da mesi e mesi vede più pioggia che cielo azzurro, oppure badare alle nascite, al benessere del gregge. Da una parte c’è la burocrazia e dall’altra tutti i problemi per trovare i pascoli. Assurdo parlarne in un’annata in cui è tutto verde e non sembra poter mancare l’erba.

Eppure da queste parti si parla quasi solo di questo: vai da un pastore, vai dall’altro e ti raccontano le stesse cose. “L’erba nel tal posto me l’ha presa il tale…“, peggio ancora quando vai a vedere le zone che dovevi pascolare nelle settimane successivi e le trovi già mangiate o con fili/reti tirate e animali dentro. Se lasci da pagare l’erba, il contadino il numero di telefono per rintracciarti lo trova, ma per chiedere se il pascolo ti interessa anche quest’anno… Questa è la realtà del pascolo vagante.

Ma ha senso lavorare così? Vai a trovare un pastore e quasi fatichi a trovarlo perchè ci sono altre 2-3 greggi lì vicino e ti perdi a seguire le tracce sulle strade. Vedere più greggi a distanza ravvicinata raramente significa che lì i pastori vanno d’accordo e si spartiscono i pascoli in amicizia… Vuol dire che uno non ha accettato di spendere tot per l’erba e allora il contadino l’ha offerta ad un altro. Comunque i prezzi salgono sempre più e certi pastori faticano a far quadrare i bilanci. C’è chi pensa che il pastore vagante non spenda niente perchè non ha cascina-fieno-paglia. Le cose, almeno da queste parti, funzionano diversamente.

Mi è capitato di riflettere con molta amarezza sullo scarso rispetto che vige oggigiorno. Non conta più la parola (i contratti per l’erba tra pastore e contadino sono ancora tutti orali), si guarda l’interesse e ci si calpesta gli uni con gli altri. Altro che poesia del pascolo vagante! Ho sorriso nel ricevere un’e-mail in cui mi si chiedeva se, secondo me, era possibile iniziare con una ventina di capi e coprire le spese. Forse dell’erba che mangiano quella ventina di pecore, ma devi anche acquistare le reti, la batteria, fieno se viene a nevicare e… e tu intanto di cosa vivi?

Ci sono pastori che hanno già ridotto il numero di pecore, altri che vogliono farlo. Pastori che hanno sempre fatto questo. E poi ci sono tutti quelli che iniziano. Magari hanno un altro lavoro e tengono chi 40, chi 50, chi anche 80-100 pecore. Non è solo un hobby, perchè entrano in competizione con chi vive esclusivamente di pastorizia, sia nell’accaparrarsi i pascoli, sia nell’immettere sul mercato gli agnelli. Un mercato che, come sappiamo, fatica sempre di più. Il pascolo vagante non è per tutti, non fatevi prendere dall’entusiasmo e dalla poesia…

Continua il Festival del Pastoralismo a Bergamo

Il Festival del Pastoralismo a Bergamo continua a proporre eventi ed appuntamenti. Qui trovate tutto il programma dettagliato. Questo sabato però ci sarò anch’io! Qui! Sabato 29 novembre 2014 – Sala Viscontea dell’Orto botanico, Passaggio Torre d’Adalberto, Bergamo, ore 16.00, presentazione di “Pascolo vagante 2004-2014″. Domenica 30 novembre invece verrà proiettato il film “Fuori dal gregge”.

Giovanni Mocchi, tra gli organizzatori della manifestazione, ci invia alcune immagini. ” Gli strumenti dei pastori orobici: flauto in osso arcaico, corno pastorale sec.XIV (il più antico conosciuto in Europa), campanelle da pascolo del I sec. d.C. e campanacci da tutto il mondo in esposizione alla mostra Paesaggi sonori d’alpeggio .”

(foto G.Mocchi)

 

Queste invece sono le pecore del gregge transitato a Bergamo Alta nella giornata di apertura del Festival, il 24 ottobre.

(foto G.Mocchi)

Altre immagini: la “cucina” dei pastori.

(foto G.Mocchi)

Ecco infine la tosatura. Come vedete il pubblico è stato numeroso ed attento. L’augurio è che anche gli incontri culturali abbiano lo stesso seguito. Ricordo che, oltre a me sabato, dal Piemonte arriverà anche l’amico Silvio ‘d le cioche domenica… Con le sue campane! Spero di incontrare un po’ di amici lombardi sabato. Purtroppo l’orario non è molto “da pastori”, ma spero che ci siano poi altre occasioni successivamente.

Libro & salumi

Come vi avevo detto, in occasione della presentazione ufficiale di “Pascolo vagante 2004-2014″ c’è stata anche una degustazione dei salumi di capra e di pecora realizzati nell’ambito di un progetto finanziato dalla Regione Piemonte (PSR) a partire da carni ovicaprine locali.

Ringrazio ancora qui pubblicamente tutti coloro che sono intervenuti alla serata del 20 novembre a Bibiana, presso la Scuola Malva Arnaldi. Vedervi così numerosi è stata una grandissima soddisfazione e gratificazione personale. Un riconoscimento per quanto ho fatto in questi anni. Grazie davvero di cuore.

Alla fine della presentazione abbiamo scattato una foto di gruppo con (quasi) tutti i pastori che c’erano in sala. Qualche giovane pastorello si è defilato… Purtroppo alcuni all’ultimo minuto hanno avuto degli imprevisti e non sono potuti venire, ma non mancheranno le occasioni. Vi invito, come sempre, a tener d’occhio il calendario delle serate qui, così che possiate partecipare ad una delle prossime. Se invece siete interessati ad organizzarne una dalle vostre parti, contattatemi!

Terminata la proiezione di foto, è stato illustrato il progetto portato avanti dalla Scuola Malva, in collaborazione con Agenform – sede di Moretta, alcune aziende agricole e macellerie della zona, per la produzione di prodotti della tradizione e prodotti innovativi a base di carne ovicaprina. Dalle mocette ai violini, dalle terrine miste a verdure con cui utilizzare anche le parti meno nobili, ai prosciutti cotti ed ai salami.

Il pubblico è stato invitato ad una degustazione di tutti i prodotti. In alcuni casi, lo stesso prodotto era stato realizzato da laboratori diversi. La degustazione era finalizzata, oltre a far conoscere queste carni e questi prodotti, ad un test di gradimento.

Infatti ciascun piatto portava l’indicazione del prodotto, del tipo di carne e del produttore. Nonostante fosse un pubblico interessato ed informato, mi è comunque capitato di sentire alcuni commenti che sottolineavano la predominanza del gusto “ovino” o “caprino”.

Io sarò di parte… A me piacciono queste carni… A parte i salami cotti, un po’ troppo asciutti, ed una mocetta di capra dal gusto più forte, per il resto la cosa che mi ha disturbata in un paio di prodotti è stato l’eccesso di spezie (soprattutto pepe). Altrimenti nella scheda di gradimento, che tutti abbiamo compilato, i miei giudizi sono stati in gran parte molto positivi. Speriamo che, alla fase iniziale del progetto, si possa dare un seguito a questi prodotti. Come? Saranno le aziende agricole con punto vendita (come l’Az. Agr. Menzio, che ha partecipato al progetto) o con agriturismo a poterlo fare. Oppure le macellerie ed eventualmente le gastronomie. Dovrebbero cercare questi prodotti anche i ristoranti. Passo dopo passo, si potrebbe portare la carne ovicaprina locale ad un pubblico sempre più ampio.

Battaglia delle capre… o delle persone?

Domenica scorsa sono stata gentilmente invitata a Locana per la Battaglia delle capre, dove ho anche esposto i miei libri. Per fortuna il maltempo aveva concesso una tregua proprio solo per quella giornata!

Sono bei momenti di allegria e di incontro. Al mattino era tutto un fermento di bancarelle che venivano montate, camioncini che portavano animali dai paesi vicini, altri gruppetti di capre che arrivavano a piedi, alla spicciolata. Non solo capre con le corna, visto che nella mostra veniva poi anche premiata la categoria delle “ciuche“, cioè capre acorni.

I partecipanti sono stati numerosi, per un totale di circa 450 capi. C’era chi scaricava dall’auto anche solo due capre e chi arrivava con un bel gregge. Però sono rimasti anche dei posti liberi e non ho visto alcune delle “solite facce” che incontravo da queste parti. Io non sono addentro ai meccanismi di questi eventi, ma avevo già sentito parecchie polemiche lo scorso anno.

Quest’anno, mentre giravo per le capre in mostra, qualche amico mi ha raccontato un po’ i motivi delle defezioni. Perdonatemi, ciascuno avrà le sue sacrosante ragioni, ma… per buttarla sul ridere, direi quasi che, tra le transenne, bisognerebbe mettere le persone a prendersi a testate. Non dovrebbe questo, innanzitutto, essere un momento di festa, una giornata in cui ci si incontra in allegria?

Amici, non prendetevela con me. Volevo solo farvi capire come, dal di fuori, possono essere viste queste “beghe”. Io vengo qui, vedo gli animali, questa mi piace, questa meno. Poi sento parlare di divisioni, di battaglie organizzate separatamente, mi dicono che anche in Val d’Aosta c’è stata una scissione tra la sede storica della finale e un altro evento. Ricordo quando, qualche anno fa, intervistando i giovani proprio in questa sede mi dicevano: “Grazie alle battaglie, a queste giornate di festa, sono in tanti che continuano a tenere animali, è una passione, hai l’orgoglio di vedere i tuoi animali che ottengono risultati.

Un altro gregge locale che arriva a piedi. Parlando con un amico, ci siamo trovati d’accordo sulla sterilità delle polemiche, che danneggiano solo la visione d’insieme della categoria: “Per fare contenti tutti, la finale a rotazione anno per anno, tanto non parliamo di spostare strutture enormi. Transenne e rimorchi ce ne sono ovunque. Secondo me sarebbe uno stimolo per chi organizza, cercando di far meglio. Molto probabilmente ci sarebbe il ritorno di molti allevatori per la politica “sono venuti da noi, noi andiamo da loro“. Come la Champions League… Eliminatorie in tutta Europa, la finale ogni anno gira.

Ecco le capre al peso, prima della battaglia, per stabilire chi deve battersi contro chi, per non avere uno squilibrio tra gli animali. Lo scorso anno mi ricordo polemiche sui giudizi degli incontri, come se qualcuno fosse stato favorito rispetto ad altri. Bisognerebbe avere giudici super partes, di altre zone. Insomma, non si può trovare delle soluzioni senza le solite polemiche? Così da avere una bella giornata di festa e basta? La categoria dev’essere unita, di problemi ce ne sono già così tanti…

Oltre agli animali, c’erano anche le bancarelle. Artigianato, un po’ di generi alimentari e poi normali banchi da mercato. Sarebbe bello riuscire a caratterizzare di più queste manifestazioni, come si fa in Francia, per esempio. Anche perchè poi chi vendeva borse o articoli che niente hanno a che fare con il settore, si lamentava per non aver realizzato niente, a fine giornata.

Prima di pranzo, c’è stata la premiazione dei migliori capi della mostra, categoria per categoria. Bei momenti per chi, con passione, ha selezionato ed allevato i suoi capi.

Foto di gruppo e poi tutti a tavola. Quest’anno per fortuna sono migliorate almeno le tempistiche. In passato le battaglie si concludevano sempre a notte fonda e, visto il clima, c’era da prendere tanto freddo mentre si assisteva agli incontri.

Freddo ed umido hanno anche influito sulla mia macchina fotografica, che faceva i capricci, pertanto non ho immagini degli scontri finali. Mi auguro di assistere a queste manifestazioni in futuro, senza più polemiche e mugugni. Già ci sono gli animalisti che ogni tanto hanno delle brillanti idee a riguardo… Almeno gli allevatori, si cerchi di essere compatti! Mettiamo da parte vecchi e nuovi rancori…

In questa stagione?

Perchè parlare di lupi a questa stagione? Ormai in alpeggio non c’è più nessuno. Scesi gli animali, i lupi dovrebbero essere lì a cacciare solo animali selvatici, le loro “prede naturali”, verso le quali svolgono una funzione di controllo della popolazione, ecc ecc ecc. Peccato che, in montagna, ci sia gente che ci vive stabilmente. E non parlo dei 2.000 metri, ma di paesi e frazioni a 700-800 metri. Magari anche 1.000-1.200 e più metri, ma comunque ancora abitati 365 giorni all’anno!

(foto dal web)

Così accade di vedere, proprio in questi giorni, foto fresche fresche con relativi commenti degli allevatori colpiti dagli “incidenti”. Mi scrive un amico: “Mia moglie ha parenti da quelle parti: telefonata di oggi, sono andati a fare scendere gli ultimi animali c’erano ancora mucche e vitelli ed avevano paura per questi ultimi.” Questa capra faceva parte di un piccolo gregge. Gli allevatori non vivono solo di quello, ma hanno pecore e vacche che richiedono un lavoro continuo, da mattina a sera. Le capre pascolavano da sole non lontane dal paese. Ed ecco il risultato. Ora… che fare? Tenerle in stalla? Lavoro in più, spesa e… E loro sicuramente stavano meglio fuori a mangiare ancora erba e castagne. Ma no, o le si vende, o le si chiude fino alla primavera.

(foto D.Calia)

Un amico mi manda le foto delle sue capre in montagna, d’estate, alta Valle Orco. “Io quest’anno le avevo con un amico, lì per ora non c’è. Dove le mandava prima in Val Soana, in una montagna buonissima, non le manda più per il lupo. Sì, comunque erano sole, poi tra binocoli e passeggiate di ore le si tiene sotto controllo.” Tutto questo solo perchè per qualche fortunata coincidenza lì il lupo non c’è ancora, altrimenti non basta il binocolo… Non voglio assolutamente augurare nulla di male, ma ormai non ci si può permettere di sfidare la sorte così. Questi allevamenti sono destinati a scomparire? Questa non è biodiversità che va perduta?? Non sono, capre e pastori, a rischio di estinzione pure loro?

(foto dal web)

Sempre più numerosi gli attacchi in Langa. Non siamo in montagna, lì! “Con la notizia di oggi, l’Alta Langa è di nuovo sotto l’attacco dei lupi… 4 pecore a Murazzano, 1 pecora a Monbarcaro, 3 0 5 capre in Bovina di Paroldo“, scrive un altro amico. Anche quelle sono terre a rischio, dove si lotta (anche senza lupo) per vivere e lavorare in ambienti difficili. L’agricoltore, l’allevatore è quel presidio del territorio che può contribuire a far sì che i versanti non scendano a valle con le piogge. Ma invece ci si ostina a proteggere assolutamente il lupo. Non ditemi che è ancora una specie a rischio di estinzione!

(foto dal web)

Ormai c’è dovunque. E’ tutta l’estate che dalla Lessinia (VR) arrivano storie e foto come quella che vedete. Decine e decine di vacche ed asini predati. Adesso sugli alpeggi non c’è più nessuno, ma gli attacchi continuano anche vicino alle stalle ed alle case, a quote inferiori. Così scrivono su facebook gli abitanti di quelle parti: “Andare a mangiare dai miei… uscire di casa e trovarsi un lupo nel cortile non è proprio il massimo…“. E non mi dite che, improvvisamente, sono tutti cani randagi! La gente sul territorio bene o male ci vive ancora. Se ha gli animali, è lì presente. Prima o dopo un cane randagio, un cane vagante, lo vede!

(foto dal web)

Già, in Val di Taro, provincia di Parma, mi dicono che sono già stati sbranati anche parecchi cani (non randagi, cani con tanto di collare). Una sessantina, addirittura. In provincia di Pordenone un lupo attacca una pecora che si era allontanata dal gregge per partorire. Attacco ad un piccolo gregge di un appassionato a Peveragno (CN), una vitella sbranata in provincia di Vicenza e si potrebbe citarne molti molti altri (anche se non sempre arrivano ai media e se ne scrive).

Quand’è che si consentirà ai pastori di difendere i propri animali? Ci dicono che il lupo è intelligente, che il lupo apprende velocemente e trasmette le conoscenze al branco, alla prole. E allora dobbiamo insegnargli che greggi e mandrie sono da lasciar stare, che bisogna girare alla larga dall’uomo! Certo, utilizziamo tutti gli strumenti di protezione di cui possiamo dotarci, ma sono anni che ci dicono che sono sufficienti quelli… Evidentemente non è così, non dappertutto!

Consumare la carne di pecora (e capra)

La pastorizia è un mestiere di fatica, la pastorizia è un mestiere con un reddito scarso. Se si paragonano le ore di lavoro con gli incassi, sarebbe meglio andare a fare altro. E’ la passione a mandare avanti la pastorizia, così come molti altri mestieri agricoli. Inutile pensare a nuove forme di aiuto, contributi & C. che già hanno davvero contribuito ad arrivare a questa situazione tutt’altro che rosea. Dovrebbe essere il prodotto dell’allevamento ad avere un giusto valore, una giusta collocazione.

Parleremo anche di questo giovedì sera alla Scuola Malva Arnaldi di Bibiana (TO), quando presenterò finalmente il mio nuovo libro fotografico (20 novembre, ore 20:30). Infatti alla presentazione sarà abbinata una degustazione dei “nuovi trasformati” da carni ovicaprine.

Li abbiamo già assaggiati qualche sera fa a Cavour. Salsiccia essiccata, salami, terrine, mocetta, prosciutto cotto e molto altro ancora. Prodotti della tradizione (come il violino) e prodotti totalmente innovativi per questo territorio, tutto all’insegna della valorizzazione di questa carne ottenuta da animali nati, cresciuti ed allevati da queste parti.

Ecco un “esperimento”, salami a tometta. Diverse aziende hanno aderito al progetto, sia per la macellazione, sia per la trasformazione, sia ovviamente per fornire gli animali. Pecore e capre adulte, quegli animali “da macello” che spesso spuntano un prezzo irrisorio al momento della vendita, eppure possono fornire chili di carne che, trasformata, può essere facilmente fruibile (ed apprezzata) da tutti. Nella serata del 20, al pubblico sarà anche chiesto di compilare una scheda di gradimento dei prodotti degustati.

Un giorno, al supermercato, in mezzo a prodotti etnici comparsi da qualche tempo tra gli scaffali, ho trovato questo: carne in scatola di pecora. E’ rivolta ad un pubblico di religione mussulmana, infatti è messo ben in evidenza che si tratta di carne halal (macellata cioè secondo certe regole).

Vedete che non è nemmeno prodotta in Italia, ma in Francia, quindi anche la carne immagino che sia di animali allevati Oltralpe. L’ho assaggiata e, pur essendo molto saporita (come tutta la carne in scatola, genere che io tendo a non consumare mai), si capiva che si trattava di pecora. Confesso che sono stati i miei gatti a mangiare il contenuto della scatola, ma il motivo era soprattutto l’eccesso di sapidità del prodotto che non incontra il mio gusto.

Io preferisco sapere che carne mangio… E allora eccovi, per finire, una ricetta. Uno spezzatino di castrato con contorno di quinoa e bulghur.

Ingredienti: 1kg  spezzatino di castrato con l’osso, 1 cipolla, 1 carota, 2 coste di sedano, un cucchiaio di bacche di ginepro, 1 scalogno, 3 cucchiai di salsa di pomodoro, un cucchiaino di coriandolo in polvere, un cucchiaino di polvere di curry, due cucchiai di cognac, sale, pepe, olio evo. Quinoa e bulghur misti, a cottura rapida.

Rosolate in una pentola di coccio la carne con un filo d’olio evo, insieme con le verdure tritate, fin quando sarà ben colorita. Sfumate con il cognac e salate, aggiungete le spezie e le bacche di ginepro schiacciate, unite la polpa di pomodoro, rimestate e aggiungete 2-3 mestoli di acqua tiepida (o brodo di verdura) secondo necessità. Fate cuocere a fuoco moderato, girando la carne nel sughetto di tanto in tanto, per almeno un’ora se i pezzi sono tagliati grossolanamente. Servite con abbondante sugo accompagnando con quinoa e bulghur fatti cuocere in acqua salata e scolati.

Battaglia delle capre e… libro!

Manca poco alla presentazione ufficiale di “Pascolo vagante 2004-2014″, che si terrà giovedì 20 novembre, ore 21:00 presso la Scuola Malva Arnaldi di Bibiana (TO). In tale occasione, alla presentazione del libro sarà abbinata una degustazione (con test di gradimento) dei salumi (capra e pecora) prodotti nell’ambito di un progetto finanziato nell’ambito del PRS “Prove per la definizione del processo produttivo di nuovi trasformati da razze ovicaprine locali“. Vi aspetto numerosi! Le successive date le trovate qui.

 

Domani però sarò alla Battaglia delle Capre di Locana (TO), cercatemi tra le bancarelle. Porterò ovviamente le copie del libro! Sempre nel Canavese, in Valchiusella, venerdì 21 novembre, presenterò “Pascolo vagante 2004-2014″ a Brosso, ore 21:00, presso la Piscina Comunale.

Lo ripeto ancora una volta

Credo che non mi stancherò mai di spiegare questo concetto, di illustrarlo tramite esempi ed immagini. L’uomo può far grandi danni all’ambiente ed alla natura, a qualsiasi quota e latitudine, anche praticando agricoltura e allevamento, ma una corretta gestione del territorio fa sì che il paesaggio e la biodiversità ne traggano dei benefici.

Prendiamo un luogo qualsiasi, in una valle a poca distanza dalla pianura e dalle città. Le prime alture, una strada sterrata che congiunge diverse frazioni, in questa stagione disabitate. Il clima particolare di quest’anno fa sì che i colori siano quasi insoliti. Ci sono i gialli, gli arancione, rosso e marrone chiaro dell’autunno, ma c’è un verde nei prati che sembra quasi primavera.

Questo verde, questi prati sono belli da vedere, ma non sarebbero così se in zona non ci fosse (ancora adesso) un piccolo gregge. Gli animali sono chiusi nelle reti, non c’è nessuno a condurli al pascolo, ma il recinto viene via via spostato di modo che abbiano sempre da mangiare. Non so chi sia il proprietario, non so come vengano gestiti, ma è sicuro che la loro presenza lì faccia sì che il territorio abbia questo aspetto.

Il gregge è sorvegliato da cani da guardiania, che tengono lontani eventuali elementi di disturbo, sia predatori, sia malintenzionati a due gambe. Il suono delle campanelle, anche l’abbaiare dei cani fa sì che il territorio sia più vivo. Altrimenti qui ci sarebbe solo il silenzio. Le baite, anche quelle ristrutturate, sono tutte chiuse. Un tempo sicuramente a queste quote si abitava tutto l’anno, oggi si sale solo o per lavoro, o per momenti limitati di relax.

Qualche teorico della wilderness probabilmente non apprezza e reputa questi animali superflui. O magari addirittura dannosi. Un piccolo gregge qui però è quello che ci va. Con i tempi che corrono questo è più un hobby che un reddito (non si vive solo con una ventina di capre e pecore), ma il ruolo svolto è impagabile. Altrove (oltreconfine) questa funzione del gregge è riconosciuta, ma in Italia giorno dopo giorno sembra che ci si ingegni particolarmente per trovare nuovi ostacoli per contrastare soprattutto i piccoli allevatori di montagna.

Continuando l’escursione, attraverso paesaggi come questo. Tutta natura? No. A parte il gruppo di case ormai semi-crollate, l’uomo ha permesso questa alternanza di colori continuando a gestire, tramite il pascolamento, il territorio. Sicuramente c’è già stata una regressione dei pascoli rispetto a quando in quelle baite si abitava stabilmente.

Almeno d’estate, qui sale ancora qualcuno con gli animali. Vacche sicuramente, magari il gregge che ho incontrato prima. Oltre al paesaggio quindi, il turista può godere anche dei prodotti dell’allevamento.

In questa stagione non c’è più nessuno, o quasi. Infatti incrocio due scrofe con i loro porcellini che, indisturbate, scendono lungo la strada. Per qualche attimo, sentendo i versi in lontananza, avevo temuto si trattasse di cinghiali, guardandomi intorno per trovare una via di fuga!

Qui è il Colletto, dove termina la strada e si può proseguire seguendo diversi sentieri segnalati. La neve fresca, gli alberi in veste autunnale e i pascoli ben brucati. Quest’anno, tra pioggia e temperature miti, l’erba è addirittura ricresciuta e si potrebbe teoricamente ancora pascolarla! Ma se non fossero passati gli animali… cosa si vedrebbe?

Questa foto è stata scattata qualche settimana prima delle precedenti, in un’altra valle, ma rende bene l’idea. Davanti vedete un prato curato, sfalciato e pascolato. Dietro un prato abbandonato, con l’erba alta e secca, il bosco che avanza. Non so, a voi quale dei due piace di più? Nella frazione accanto a questo prato c’era un anziano, forse l’unico abitante, con alcune vacche. Voi ci pensate, a tutto questo, quando siete in montagna?

“Vecchie” foto dagli amici

Avendo sempre meno foto a disposizione (bei tempi, quando andavo al pascolo ed ero costantemente “sul campo”), specialmente con l’avanzare della stagione autunnale/invernale, dovrò sempre più ricorrere alle foto che mi inviate voi, per aggiornare questo sito.

(foto G. Giraudo)

Ne ho ancora parecchie in arretrato. Questa ce la manda Giovanni e ritrae un gregge che ha incontrato il 15 giugno scorso, in transumanza verso Feltre (BL).

(foto L. Marcolongo)

Moltissime immagini provengono dall’amico Leopoldo, sempre sulle tracce delle greggi in Veneto & dintorni. Questa è la famosa Domenica del Corriere, la data è il 15 agosto 1937: “Strage di pecore.  Un capriccioso cane lupo, fuggito di notte da una baita, si gettava ululando in mezzo ad un gregge di pecore che riposavano in un pascolo dell’alta Val Camonica. Le timide bestie fuggivano terrorizzate e trecento di esse precipitavano in u abisso, come una valanga. (Disegno di A.Beltrame)

(foto L.Marcolongo)

(foto L. Marcolongo)

(foto L. Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

Tornando ai giorni nostri invece, queste sono foto del gregge di Corrado Andriolo, fotografato nel mese di aprile a Curtarolo (PD). Uno spostamento per raggiungere nuovi pascoli. La caratteristica che ci sottolinea Leopoldo sono gli asini con il basto e gli agnellini.

(foto L. Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L. Marcolongo)

(foto L. Marcolongo)

(foto L. Marcolongo)

(foto L. Marcolongo)

(foto L. Marcolongo)

(foto L. Marcolongo)

Ancora primavera, giorni di tosatura. Il gregge è quello di Fabio Zwerger e siamo a Campodoro. “I tosatori erano 3 della Nuova Zelanda e uno della Calabria. E’ un vero peccato che la lana venga considerata un rifiuto speciale e venga riciclata per fare isolamenti per l’edilizia. Ma le nostre nonne non facevano calzettoni e maglioni?“. Negli scatti, vediamo le varie fasi della tosatura, con l’ingresso di un nuovo gruppo di pecore tra le transenne per ricominciare il lavoro… fino all’ultimo animale! E i cani, per un giorno, si riposano… Quando il lavoro è finito, polenta per tutti.