Se uno deve iniziare da zero

Vagando qua e là, ne approfitto per far sosta da amici fino ad ora soltanto virtuali. E’ più bello chiacchierare via computer con persone che hai conosciuto anche dal vivo! Inoltre, ritengo che sia molto importante visitare aziende, anche molto diverse tra loro, per poter poi parlare con cognizione di causa.

Da Lino e Rosalba incontriamo un’azienda a conduzione famigliare collocata in bassa valle. Siamo in Ossola, a Pieve Vergonte. Val Toppa è un’azienda agricola che produce formaggi di capra. Recentemente è uscito anche un articolo su di loro, visto che Val Toppa è stata giudicata dal’associazione allevatori “migliore nell’allevamento di capre nelle provincie di Novara e Vco e la quinta classificata in Italia” per la razza Saanen. Certo, parliamo di capre specificamente da latte e non di una razza rustica di montagna, però… Però bisogna considerare che è bella la poesia e la filosofia, ma bisogna anche riuscire a vivere. E ormai, in questo mestiere, con tutte le leggi che ci sono, i vincoli, la burocrazia, le normative ecc ecc… le spese sono tante.

La stalla, fienile, ricovero macchinari, ecc… sono nella parte passa della casa, facente parte di un nucleo di edifici ai margini del paese. Il caseificio invece è stato realizzato ad hoc in una struttura prefabbricata. Locale di caseificazione, punto vendita, locale di refrigerazione del latte, cella, bagno (con doccia!!), anticamere varie per rispettare le normative… Rivestimento esterno in legno per non impattare troppo sul paesaggio… Distanze minime da rispettare (cosa non facile, in un villaggio di montagna, dove gli spazi sono tutti ristretti), piastrelle antiscivolo e fughe realizzate con apposito mastice antiacido (!!!!!) anche se lì si lavora latte e non sostanze chimiche. E poi tutte le attrezzature per fare formaggio in modo moderno e a norma di legge. Il costo di tutto questo? Diverse decine di migliaia di euro! Ma quanti formaggi bisogna vendere per ripagarsi tutto???

Lino fa anche un altro lavoro, ma poi si occupa della fienagione, degli animali, di parte delle vendite (partecipando ad alcuni mercati). Insomma, tempo libero non ce n’è mai e, a volte, si da anche una mano ad altri allevatori in zona, in caso di necessità. Rosalba è invece presente a tempo pieno in azienda, tra mungitura, caseificazione, cura degli animali e tutto ciò che c’è da fare quando si pratica un mestiere del genere. La loro scelta è stata quella di passare dalle vacche alle capre da una decina d’anni. Soddisfazione, certo, poi passione, ma le difficoltà sono tante e la burocrazia a volte spegne gli entusiasmi.

Se uno dovesse iniziare totalmente da zero… Ormai è quasi impossibile, con le spese che devi affrontare per essere in regola“, spiega Rosanna. Anche se questa non è una razza locale, anche se gli animali sono in stalla a mangiar fieno e non al pascolo, basta vederli per capire quanto sono ben curati. “Certo, devo dare loro anche dei cereali, delle integrazioni, perchè devo ottenere latte per fare formaggi e per vivere! Le spese sono tante…“. E le regole sono uguali per tutti, grande caseificio industriale e piccola azienda artigianale in montagna.

A proposito di regole. Si cerca di ridere per non piangere! Lino mi racconta come la sua azienda sia periodicamente soggetta a controlli di vario tipo da parte di questo o quel funzionario preposto alla verifica di documenti, parametri, ecc. “Un giorno sono venuti quelli del benessere animale. Hanno controllato tutto, poi hanno guardato i due maiali che tengo per ingrassare con il siero. Mi hanno chiesto quante volte al giorno li guardavo… Ho risposto che lo facevo ogni volta che passavo di lì! Comunque, pena una multa, ho dovuto comprare loro una palla antistress da mettere nel porcile. Sono poi tornati a controllare se c’era!” (E’ quella gialla!)

Ogni tanto qualcuno non ci crede, quando racconto queste cose. E’ più facile lasciarsi convincere dalle belle parole sul ritorno all’agricoltura, all’allevamento, alla montagna. Anche l’attività agricola e/o zootecnica sono comunque delle imprese, quindi sono necessari investimenti non da poco. A chi mi scrive dicendo di essere disoccupato e di voler cambiar vita facendo l’allevatore in montagna rispondo raccontando queste storie. Non sono un’economista, ma per far sì che l’attività sia redditizia e non un hobby, oggigiorno servono cifre considerevoli. Poi serve una palla antistress per permettere agli umani di sopravvivere a certe stranezze della burocrazia!!!!

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  1. Bello questo articolo!! un’esperienza diretta che chiarisce molti aspetti pratici…sto cercando di capire se c’è un modo di vivere con l’allevamento proveniendo da tutt’altro settore…e vedo che i miei dubbi sono ben riposti considerando di non avere un euro da spendere o proprietà da utilizzare come base. Grazie anche a questo blog!! w gli allevatori ed i pastori!!!

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