Si sale quando è stagione

La transumanza è già stata qualche giorno fa, più precisamente sabato 5 luglio, ma tra problemi tecnici e viaggi vari, io ve la racconto soltanto oggi. Una transumanza di salita all’alpe ai primi di luglio? Sì… quando la quota è elevata e si aspetta di avere l’erba “giusta”.

Così i camion arrivano in valle quando ancora non è giorno, ma si vede appena la prima luce dell’alba. La notte è stata lunga, per i margari non c’è stato riposo: prepara tutto, poi carica le bestie nel cuore della notte, il giorno prima già si era fatto un giro a portare materiale e qualche animale.

Tempo di scaricare tutto, fare una rapida colazione e si parte a tutta velocità. Come viene aperto il cancello del recinto, le vacche si incamminano letteralmente di corsa e bisogna faticare non poco sia per contenerle, sia per star loro dietro. Ecco come scaldarsi nell’aria fredda del mattino!

Si attraversano le prime borgate, si sale e sale anche il sole, fino ad inondare la mandria in transumanza. Le schiene emettono vapore, una vera e propria nuvola che avvolge tutto. Il cammino però è ancora lungo, ci sono ancora numerose frazioni e borgate da oltrepassare prima di raggiungere la zona dei pascoli.

Ci sono già mandrie qua e là, questo per qualcuno è territorio d’alpeggio, così in questo caso gli animali hanno potuto salire prima. L’aria è frizzante, il cielo abbastanza limpido, si riuscirà a portare a termine la transumanza senza pioggia? Per fortuna pare di sì. Ma non ci sarà da patire il caldo, nei giorni successivi. Anzi, addirittura la neve farà la sua comparsa sulle cime.

Una tappa per separare le manze dalle vacche da latte. Uomini e animali si riposano, ma per le persone c’è già subito altro da fare: piantar picchetti e tirare fili, poi dividere gli animali che inizieranno qui la loro stagione d’alpe da quelli che invece salgono fino all’alpeggio più in alto.

Terminato questo lavoro, è ora di fare una colazione un po’ più sostanziosa. I chilometri percorsi a piedi sono parecchi, la stanchezza grava su tutti e qualcuno quasi si assopisce, mentre sorveglia gli animali (che però pascolano placidamente senza tentare la fuga).

Approfittando della sosta, una vacca pensa bene di partorire. Per fortuna fa tutto da sola e il piccolo apre gli occhi sul mondo tra i larici e un ruscello fragoroso. Ovviamente mamma e piccolo non continueranno il cammino, per quel giorno. Di lì a poco dei ciclisti raggiungeranno la transumanza e richiameranno l’attenzione dei margari: “C’è un cane morto indietro dove ci sono le mucche…“. Eppure i cani ci sono tutti! Il suddetto cane risulterà essere per l’appunto il vitello che riposa nell’erba…

Ci sono ancora parecchi chilometri da percorrere, così si riparte. Questa strada la conosco bene, l’ho percorsa varie volte, sia in auto, sia in bici, così i suoi strappi, i suoi tornanti, i suoi rettilinei sono impressi nella mia mente. Per la prima volta però in quell’occasione l’ho affrontata con una mandria in transumanza.

Ecco il momento in cui si esce dal bosco e si iniziano ad attraversare quei bei pascoli in fiore. Amo questa valle, i suoi panorami di ampio respiro che difficilmente si intuirebbero quando sei giù lungo la strada di fondovalle. Gli altri alpeggi lì intorno sono ancora vuoti, ma quelle mandrie iniziano a pascolare a quote più basse. A parte i ciclisti e qualche escursionista, c’è poco traffico. Forse la gente si è fatta spaventare dalle previsioni, o dalla nebbia che al mattino gravava sulla pianura… Uno strano mese di luglio!

Verso il Monviso già si accumulano le nuvole, ma sulla transumanza continua a splendere il sole. Le vacche adesso si sono calmate, vuoi la stanchezza (il cammino è lungo anche per loro), vuoi la separazione dalle manze. Ormai però non manca più tanto e tutti ne sono felici, perchè chi ha letteralmente passato la notte in bianco inizia ad essere molto molto provato.

Ecco la mandria a destinazione. Per il momento si arriva lì, sono quelli i primi pascoli da brucare. La baita è qualche decina di metri più a monte, ma poco per volta gli animali verranno via via spostati. Erba sembra essercene in abbondanza e si spera che la stagione sia buona. Chiuso il recinto, si sale tutti all’alpeggio per il pranzo, dopo qualcuno andrà a riposare, altri torneranno a valle. La stagione d’alpeggio inizia anche quassù all’Alpe Valanghe nel Vallone di Marmora (CN).

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