Ci va passione e pazienza, soprattutto nei momenti duri

Cristina e Ivo li conosco di persona, ero stata da loro quando stavo realizzando il libro sui giovani allevatori “Di questo lavoro mi piace tutto”, ma lei mi ha mandato un contributo anche per quanto riguarda l’allevamento delle capre nella loro azienda. Lascio a loro la parola.

(foto C.Boggiatto)

(foto C.Boggiatto)

Viviamo a Sparone in provincia di Torino, abbiamo un allevamento di capre da latte, in totale sono 22 più nove capretti. Sono per lo più meticce, poi ci sono alcune saanen, alcune camosciate e fiurinà.
Ho scelto gli incroci perché sono più resistenti e si adattano di più al pascolo soprattutto in media/alta montagna.
Incrociando con le saanen si riesce ad ottenere un ottimo risultato sulla produzione di latte, ma allo stesso tempo hai degli animali più rustici che si adattano meglio al territorio.
La mia prima capra si chiamava Nicoletta e l’aveva comprata mio padre quando ero un bambino, purtroppo poi una mucca l’ha schiacciata.

(foto C.Boggiatto)

(foto C.Boggiatto)

Ho un allevamento di mucche per lo più valdostane e alcuni incroci da latte. Ho scelto di integrare la mia azienda con le capre un po’ per passione, un po’ perché il formaggio caprino era ricercato.
La capra è un animale socievole, molto gestibile, con il pregio che mangia in zone dove le mucche non si fermerebbero, ripuliscono il sottobosco e tutti i rovi e le piante che crescono intorno ai pascoli.
Non mi piace la loro testardaggine e il fatto che rosicchiano ogni cosa.
Sono degli animali molto tranquilli, socievoli e si affezionano molto a chi li accudisce.
Momenti difficili purtroppo ce ne sono sempre. Circa un anno fa ho dovuto dimezzare il numero da 40 a venti capi: alcune erano vecchie e i parti sono andati male o partorivano prima del tempo previsto o i capretti morivano. È stato un anno bruttissimo perché vedi i tuoi sforzi e il tuo lavoro andare in fumo, anche i veterinari non sapevano cosa dire, probabilmente era stato portato dal brutto tempo che c’era stato in estate (forti piogge e estate fredda).

(foto C.Boggiatto)

(foto C.Boggiatto)

Una scena che tutti dicono divertente (ma per me non lo è stato) risale a parecchi anni fa, una sera d’estate mi metto a mungere nel cortile all’aperto le capre, ad un certo punto il becco si è messo ad inseguirmi, probabilmente avevo toccato una capra in calore e a lui non era piaciuto, alla fine ho dovuto mungerla il mattino seguente.
Un altro aneddoto molto carino è vedere quando le mie due bimbe vogliono mungere, partono con il secchio in una mano e lo sgabello dall’altra, tutte decise, si avvicinano alle capre finché non riescono a fermarne una, poi si mettono lì e provano a mungere.

(foto C.Boggiatto)

(foto C.Boggiatto)

Mungo per la maggior parte dell’anno di solito da marzo fino ad inizio novembre. Lavoro il latte e produco delle forme di caprino, faccio anche del misto (50% capra, 50% vacca), sto anche provando a fare la ricotta di capra.
Per ora il formaggio lo vendiamo direttamente noi sui mercati, soprattutto nel circuito di Campagna Amica. I nostri prodotti saranno cari, ma non carissimi, bisogna pensare che sono produzioni di nicchia, fatti in modo artigianale, che purtroppo stanno scomparendo, non abbiamo più un mercato che tuteli i nostri prodotti e abbiamo purtroppo dei costi da sostenere. Se non c’è richiesta il prodotto si accumula, non avendo abbastanza spazio sei obbligato a svenderlo.
Sono dell’idea che il nostro paese sarebbe in grado di coprire tutte le richieste di latte, carne e formaggio, perché l’allevamento è sempre stato presente nella nostra tradizione fin dai tempi più antichi, importando dall’estero stiamo facendo morire la nostra terra, le nostre razze e le nostre tradizioni.

(foto C.Boggiatto)

(foto C.Boggiatto)

Il mondo dell’allevamento è cambiato profondamente, una volta si allevava per avere del cibo in tavola, ora esistono i piccoli appassionati che tengono le bestie per pura passione o bellezza, e aziende discretamente grandi che vanno dai trenta a più di 100 capi. Ora come ora se si vuole campare con l’allevamento bisogna produrre in quantità per poi vendere i tuoi prodotti e riuscire a ricavare i soldi per vivere. Invece una volta tutte le famiglie avevano due o tre capre o mucche con alcuni piccoli appezzamenti di terreno e in tutti i cortili non mancavano galline e conigli. Tutto questo permetteva alle famiglie di sfamarsi, ora non è più così. Ci sono meno aziende, ma con grandi dimensioni che producono per sé e per gli altri. Di sicuro l’allevamento non è più visto come fonte di cibo primario, ora tutti puntano a lavori d’ufficio o simili, dove a fine mese si prende lo stipendio, se fai l’allevatore non hai sempre la certezza di avere la solita resa tutti i mesi, ci sono imprevisti di vario genere e di sicuro non è un lavoro semplice perché ci devi essere 24 ore su 24, no ferie, no mutua, no festività. Diciamo che è un lavoro duro che molte persone non hanno idea di cosa voglia dire fare sacrifici e spaccarsi la schiena per tirare avanti. Ovviamente ci va passione e pazienza soprattutto nei momenti duri.
In più secondo me il mondo dell’allevamento non è sufficientemente valorizzato e purtroppo in molte occasioni viene pubblicizzato in maniera negativa. Non siamo tutti allevamenti intensivi dove le bestie vengono trattate come numeri e disprezzate, per noi non è così, hanno un nome, un carattere diverso e si cerca di aiutarle e rispettarle il più possibile. Una cosa sbagliata di cui si parla molto in questi tempi e che amareggia tutti è l’arrivo di latte e derivati dall’estero e quello che fa male è capire che alla gente non importa mangiare bene, mangiano qualsiasi porcheria senza guardare la qualità e la provenienza dei prodotti, basta che costino poco.

(foto C.Boggiatto)

(foto C.Boggiatto)

In azienda non sono da solo, mi aiuta la mia compagna Cristina Boggiatto, che da due anni si occupa a tempo pieno delle capre, poi mia madre e mia sorella si occupano dei mercati, e mio padre che mi aiuta con le mucche e in estate a fare il fieno. Io mi occupo per lo più delle vacche e nel periodo estivo, se non sono in alpeggio, do una mano a mio padre con il fieno.
Pascolo all’aperto da marzo a novembre, alcune volte anche parte di dicembre se il tempo permette.
Con le capre al pascolo sta soprattutto Cristina e sovente insieme ci son anche le nostre bimbe Gabriella (6 anni) e Elisa (3 anni). Di solito le capre pascolano 3-4 ore al giorno, mentre in alpeggio sono libere di pascolare tutto il giorno, tranne la sera che le chiudiamo nei recinti.

(foto C.Boggiatto)

(foto C.Boggiatto)

Avevo già un’azienda, quindi con le capre è solo aumentato un po’ il lavoro. Con i tempi che corrono non c’è niente di facile, la capra è un animale che si adatta molto al territorio, quando hai un po’ di pascoli e di bosco dove possono mangiare, sei quasi a posto, certo non puoi abbandonarle a sé stesse. Bisogna rifornirsi di fieno di secondo taglio per l’inverno, mettere in conto spese veterinarie, ma soprattutto bisogna avere passione e pazienza. Per noi le capre sul nostro territorio sono una risorsa perché ripuliscono i pascoli e tutti gli appezzamenti semi-abbandonati sulle rive dell’Orco che scorre proprio vicino a noi. Possono essere un problema se ci sono piante da frutta, perché ovviamente bisogna cercare di non fargli causare danni agli alberi. Non bisogna mai lasciarle incustodite, possono scappare in giardini o negli appezzamenti di terreno non nostro, tutto sta al nostro controllo diretto, bisogna sempre starci dietro.

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