Solo adesso si vedono i primi risultati

In attesa di trovare una casa editrice interessata alla pubblicazione del mio prossimo libro su capre & caprai, ancora qualcuna delle ultime interviste fatte da me. Riprenderò a girare quando avrò delle certezze sulla concretizzazione del mio progetto. Adesso ho le idee abbastanza chiare su che forma dare al libro, sui contenuti, ma non posso dimenticare il lato economico della questione… anche se in questo libro spesso ci saranno soprattuttostorie di sogni e di passione. Pure questa ne fa parte a pieno titolo! Sogni sì, ma ci vanno anche i risultati!

Alla fiera di Campertogno in Valsesia (VC) volevo approfittare della giornata per intervistare qualche allevatore di capre. Girovagando tra le bancarelle ho incontrato Alberto e, ancor prima di iniziare l’intervista, ho capito che avevo trovato un’altra buona storia. Lui e Francesca allevano capre Cashmere in Valsesia, io stavo per l’appunto cercando anche qualche allevatore di questa razza, che sta iniziando a contare un discreto numero di presenze anche sulle nostre montagne. Visitate il loro sito Valsesia Cashmere, tanto per cominciare.

(foto dal sito Vasesia Cashmere)

(foto dal sito Vasesia Cashmere)

Su questa pagina ritrovo le parole che Alberto mi ha detto nella nostra breve chiacchierata, a cui ogni tanto si univa qualche curioso che si aggirava per la fiera. “Vai a leggere, è tutto raccontato lì nel sito! Abbiamo preso le prime capre nel 2008,  5 esemplari di capre Cashmere, ossia Aristotele, Anastasia, Artemisia, Adelaide e Andromeda; a partire da quel momento i nuovi nati verranno “battezzati” ogni anno con nomi che hanno per iniziale la lettera dell’alfabeto successiva all’anno precedente.

(foto dal sito Valsesia Cashmere)

(foto dal sito Valsesia Cashmere)

Francesca studiava veterinaria, ci siamo conosciuti quando io stavo a Milano, ma io sono originario di qua, lei è Bergamasca. Abbiamo provato… Volevamo fare qualcosa secondo una filosofia ben precisa, un’attività che si fondasse sul benessere animale, sull’ecosostenibilità, sul rispetto della vita e della natura. Il principio che ci ispira è che è moralmente giusto e materialmente possibile interagire con l’ambiente senza depredarlo, allevare degli animali senza abusarne, ottenere prodotti di qualità senza produrre inquinamento.

(foto dal sito Valsesia Cashmere)

(foto dal sito Valsesia Cashmere)

Abbiamo iniziato qui a Campertogno, ma poi abbiamo incontrato delle difficoltà con la gente, a dire la verità. Guai se un animale ti scappa e tocca un filo d’erba, è più grave quello che non trovarti a letto con la moglie!! Così ci siamo spostati a Cavaglia Sterna, frazione di Varallo. Una delle prime cose che abbiamo fatto è inventarci e registrare il nostro logo, ispirato ad un becco castrato che adesso ha 12 anni ed è la nostra particolarità.

Siamo andati a lezione di telaio, la fibra la facciamo pettinare e lavorare alla filatura di Verrrone, poi noi la tessiamo, facciamo sciarpe, fasce. Poi con una maestra puncettaia di qui, abbiamo sostituito il cashmere al cotone, così creiamo gioielli in puncetto, una tecnica tipica della Valsesia. Un’altra lavorazione, la caterinetta, la facciamo noi, una lavorazione più semplice che ci permette di avere un’altra collezione di gioielli in cashmere valsesiano più economica.

Per non sprecare niente,  ci facciamo produrre sapone col latte di capra. Siamo partiti con tanta passione, ma solo adesso si vedono i primi risultati. Vogliamo fare analizzare la fibra capra per capra, per migliorarla ed ottenere una fibra sempre più pregiata. Siamo a 900 metri, la capra cashmere ha bisogno di caldo d’estate e freddo d’inverno. Diamo solo fieno in pieno inverno, mai proteine, nemmeno erba medica, perchè ispessisce la fibra.

(foto dal sito Valsesia Cashmere)

(foto dal sito Valsesia Cashmere)

Fino a 26 anni non ho mai avuto animali. Però non volevo una vita monotona e un orario fisso. Qui seguo le capre, mi faccio la legna, realizzo i manufatti. Se fai qualcosa che ti piace, non è più lavorare. Dietro ad una sciarpa ci sono 10 ore al telaio e… un anno di allevamento! La soddisfazione è fare i mercatini e vendere i tuoi prodotti. C’è un grosso valore. Si vendono sotto Natale, più in Lombardia o in Val d’Aosta, qui la gente non spende 3-400 euro alle bancarelle dei mercatini! C’è più diffidenza!

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