Solo adesso si vedono i primi risultati

In attesa di trovare una casa editrice interessata alla pubblicazione del mio prossimo libro su capre & caprai, ancora qualcuna delle ultime interviste fatte da me. Riprenderò a girare quando avrò delle certezze sulla concretizzazione del mio progetto. Adesso ho le idee abbastanza chiare su che forma dare al libro, sui contenuti, ma non posso dimenticare il lato economico della questione… anche se in questo libro spesso ci saranno soprattuttostorie di sogni e di passione. Pure questa ne fa parte a pieno titolo! Sogni sì, ma ci vanno anche i risultati!

Alla fiera di Campertogno in Valsesia (VC) volevo approfittare della giornata per intervistare qualche allevatore di capre. Girovagando tra le bancarelle ho incontrato Alberto e, ancor prima di iniziare l’intervista, ho capito che avevo trovato un’altra buona storia. Lui e Francesca allevano capre Cashmere in Valsesia, io stavo per l’appunto cercando anche qualche allevatore di questa razza, che sta iniziando a contare un discreto numero di presenze anche sulle nostre montagne. Visitate il loro sito Valsesia Cashmere, tanto per cominciare.

(foto dal sito Vasesia Cashmere)

(foto dal sito Vasesia Cashmere)

Su questa pagina ritrovo le parole che Alberto mi ha detto nella nostra breve chiacchierata, a cui ogni tanto si univa qualche curioso che si aggirava per la fiera. “Vai a leggere, è tutto raccontato lì nel sito! Abbiamo preso le prime capre nel 2008,  5 esemplari di capre Cashmere, ossia Aristotele, Anastasia, Artemisia, Adelaide e Andromeda; a partire da quel momento i nuovi nati verranno “battezzati” ogni anno con nomi che hanno per iniziale la lettera dell’alfabeto successiva all’anno precedente.

(foto dal sito Valsesia Cashmere)

(foto dal sito Valsesia Cashmere)

Francesca studiava veterinaria, ci siamo conosciuti quando io stavo a Milano, ma io sono originario di qua, lei è Bergamasca. Abbiamo provato… Volevamo fare qualcosa secondo una filosofia ben precisa, un’attività che si fondasse sul benessere animale, sull’ecosostenibilità, sul rispetto della vita e della natura. Il principio che ci ispira è che è moralmente giusto e materialmente possibile interagire con l’ambiente senza depredarlo, allevare degli animali senza abusarne, ottenere prodotti di qualità senza produrre inquinamento.

(foto dal sito Valsesia Cashmere)

(foto dal sito Valsesia Cashmere)

Abbiamo iniziato qui a Campertogno, ma poi abbiamo incontrato delle difficoltà con la gente, a dire la verità. Guai se un animale ti scappa e tocca un filo d’erba, è più grave quello che non trovarti a letto con la moglie!! Così ci siamo spostati a Cavaglia Sterna, frazione di Varallo. Una delle prime cose che abbiamo fatto è inventarci e registrare il nostro logo, ispirato ad un becco castrato che adesso ha 12 anni ed è la nostra particolarità.

Siamo andati a lezione di telaio, la fibra la facciamo pettinare e lavorare alla filatura di Verrrone, poi noi la tessiamo, facciamo sciarpe, fasce. Poi con una maestra puncettaia di qui, abbiamo sostituito il cashmere al cotone, così creiamo gioielli in puncetto, una tecnica tipica della Valsesia. Un’altra lavorazione, la caterinetta, la facciamo noi, una lavorazione più semplice che ci permette di avere un’altra collezione di gioielli in cashmere valsesiano più economica.

Per non sprecare niente,  ci facciamo produrre sapone col latte di capra. Siamo partiti con tanta passione, ma solo adesso si vedono i primi risultati. Vogliamo fare analizzare la fibra capra per capra, per migliorarla ed ottenere una fibra sempre più pregiata. Siamo a 900 metri, la capra cashmere ha bisogno di caldo d’estate e freddo d’inverno. Diamo solo fieno in pieno inverno, mai proteine, nemmeno erba medica, perchè ispessisce la fibra.

(foto dal sito Valsesia Cashmere)

(foto dal sito Valsesia Cashmere)

Fino a 26 anni non ho mai avuto animali. Però non volevo una vita monotona e un orario fisso. Qui seguo le capre, mi faccio la legna, realizzo i manufatti. Se fai qualcosa che ti piace, non è più lavorare. Dietro ad una sciarpa ci sono 10 ore al telaio e… un anno di allevamento! La soddisfazione è fare i mercatini e vendere i tuoi prodotti. C’è un grosso valore. Si vendono sotto Natale, più in Lombardia o in Val d’Aosta, qui la gente non spende 3-400 euro alle bancarelle dei mercatini! C’è più diffidenza!

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Non vorrei parlarne, ma spero serva a qualcosa

L’altro giorno, parlando con un amico, anche lui concordava che, sulla questione lupo, avevamo già detto e scritto abbastanza. “Ormai si sa come la penso…“. Proprio così, abbiamo ripetuto all’infinito le nostre idee e adesso basta, perchè tanto con la maggior parte delle persone non si riesce ad instaurare un dialogo costruttivo, ma si finisce subito ad urla ed insulti senza voler analizzare il problema fino alle radici.

Oggi però ne parlo perchè, nonostante le mille parole, occorre farne ancora. Sapete qual è uno dei problemi? Pensare che il lupo non arrivi dappertutto. Mi fa male al cuore vedere immagini di bestie sbranate, continuano ad esserci predazioni nelle aree dove il lupo c’è da più di venti anni, nonostante la presenza dei pastori, l’utilizzo di cani da guardiania e di recinzioni notturne. Ovviamente ci sono dove il lupo sta pian piano arrivando e non si è ancora attrezzati a dovere. Non si può credere che… “da noi non penso che arrivi.Di valle in valle, arriva, arriverà, c’è già e non lo si vede fin quando poi succede qualcosa.

Io lo ripeto da anni agli amici che ancora hanno animali al pascolo incustoditi. Che “mettono su” le capre come una volta. Magari non succede niente, magari in autunno ci sono tutte, ma se invece si va a cercarle e non le si trova più? O se si trovano le carcasse? Lo so che per molti l’alternativa sarebbe non tenere più queste capre o queste pecore, perchè è impossibile per loro passare la stagione in alpeggio. Ma bisogna unire le greggi e avere un pastore che le sorveglia. Non sempre questo è fattibile. Ci sono costi aggiuntivi. Ed è questo che bisogna far sentire, è questo che devono prendere in considerazione quelli che hanno potere decisionale. I pastori, gli allevatori, non hanno bisogno di “essere adottati”, ma di qualcosa di più concreto.

E’ tutta l’estate che ricevo vedo passare sui social foto di animali predati, ascolto e leggo le storie di chi ha subito gli attacchi. Era giugno quando Barbara e Alessio mi scrivevano così: “Questa mattina mi sono recato a controllare le mie capre in alpeggio nel comune di Perloz (AO) come faccio tutti i giorni. Le capre si trovavano all’interno di un recinto elettrificato, ma al mio arrivo quello che ho trovato è stato solo il corpo di una capretta (nata quest’inverno a febbraio) dilaniato e divorato per metà (come si vede dalle foto). Le altre capre, per fortuna, son riuscite a scappare e le ho ritrovate dopo ore di ricerca a ben 4/5 km di distanza visibilmente spaventate. Tra le sopravvissute due capre risultano ferite dall’attacco: una capra ha letteralmente un “buco” in pancia mentre l’altra (una capretta nata anche lei a febbraio) ha subito delle morsicature a livello dell’arto posteriore sinistro. Dopo aver contattato il Corpo Forestale dello Stato, una guardia forestale è venuta a verificare l’accaduto e ha affermato che molto probabilmente si tratta di un attacco da parte di lupi…

Alessio mi aveva scritto, avevamo parlato di cani da guardiania, di quello che io ho imparato sul campo in questi anni o che ho sentito confrontandomi con tanti allevatori. Ho visto che, proprio alcuni giorni fa, ha pubblicato questa foto, quindi adesso le sue preziose capre, allevate con passione e anche vincitrici di premi in occasione delle Battaglie, hanno un guardiano in più. Tutti dovrebbero dotarsene, ma dovrebbe esserci una vera assistenza agli allevatori da parte di chi salvaguarda il lupo. Visto che continua l’opposizione a metodi di difesa attiva, che almeno vengano forniti a tutti gli allevatori che ne fanno richiesta, cani adeguati e reti idonee. O no? Poi ci saranno cani da guardiania ovunque in montagna e gli escursionisti si lamenteranno, ma siamo sempre lì… chi ha più ragione di lamentarsi? I pastori che lavorano e si trovano le bestie sbranate o quelli che vanno a fare le passeggiate la domenica?

In questi giorni invece è Alessia a scrivermi, disperata. Dei suoi amici che stavano facendo dei lavori in montagna, dall’elicottero hanno scattato questa foto sui pascoli dell’alta Val Sesia, dove c’è il gregge del suo fidanzato. Hanno poi avvistato una cinquantina di pecore, segno che il gregge era disperso e diviso.

Gli animali erano incustoditi. Quando Davide è salito, ha trovato il “solito” spettacolo a cui troppe volte tocca assistere. Non si tratta di un caso dubbio, direi proprio che la predazione è da attribuire al lupo per come l’animale è stato consumato: lo stomaco tirato fuori e intatto, tutta la parte centrale mangiata, le cosce quasi integre, ormai i predatori erano sazi.

Gli animali sono stati presi nel collo, uno dei segni che fa attribuire la predazione al lupo. Mi fa male vedere queste cose, e mi arrabbio. Mi arrabbio perchè anno dopo anno siamo sempre lì, a ripetere le stesse cose. Così mi scrive Alessia: “Le lasciamo da sole perché non abbiamo altre scelta, io lavoro e lui deve stare dietro le vacche e le capre con lo zio in un altra montagna. Fino adesso non avevamo avuto nessun problema, anche altri ragazzi che hanno le pecore qui le lasciano da sole, però dovremo cambiare sistema per forza.

Io lo capisco che è un problema e un costo non da poco cambiare sistema, so cosa vuol dire e sono preoccupata per i piccoli allevatori, quelli che davvero tengono viva la montagna. Questo gregge contava 143 capi (139 dopo l’attacco, tre morte – tutte e tre gravide – e una dispersa), una persona non si paga lo stipendio a badare a così pochi animali tutta l’estate. Bisognerà metterle insieme a quelle di qualcun altro, ci saranno comunque spese e non si potranno più pascolare gli alpeggi come prima, perchè dove passano 150 pecore magari non si riesce a passare con 3-400. Bisognerà portare in alta quota le reti e altre attrezzature (costo dell’elicottero), magari lassù non c’è nessun ricovero abitabile per un pastore…

L’altra cosa che mi fa arrabbiare è ascoltare Alessia che mi racconta cos’è successo quando ha interpellato le autorità preposte ai controlli. Lo potete leggere anche qui in questo articolo: “…chi avrebbe il compito di salire a vedere le pecore morte, ha trovato la scusa della strada troppo lunga per raggiungere il posto (…)“. Quindi nessuno è andato a fare il sopralluogo, nessuno ha certificato che fossero davvero lupi. I giorni passano, sulle carcasse si ciberanno corvi e altri animali… E poi, senza voci ufficiali a fare chiarezza, ci sarà chi dirà che sono cani randagi, chi affermerà che è una scusa dei pastori per prendere soldi e via discorrendo. Continuano a ripetere che i pastori devono imparare a convivere con il lupo, ma cosa fanno perchè si provi ad attuare una convivenza? E i pastori non vogliono l’elemosina, non vogliono la pietà di nessuno. Vogliono che venga riconosciuto il loro ruolo, il loro lavoro e… vorrebbero poter lavorare in pace. Faticando come fanno da sempre, ma adesso che ci sono i predatori, vorrebbero poter difendere il loro gregge. Non si chiede di sterminare i lupi, ma di potersi difendere quando si assiste all’attacco.

Ciao Tin

Oggi volevo parlarvi di giovani, ma poi mi è arrivata una notizia via internet… E allora saluto un pastore che mi è capitato di incontrare una volta sola, in un giorno d’estate. Era già anziano, ma in molti mi avevano detto di parlare con lui, poiché aveva tante storie da raccontare ed uno spirito arguto. E così ero partita alla sua ricerca.

Quel giorno però l’avevo trovato stanco, con me non aveva parlato molto, forse perchè non mi conosceva, nonostante gli avessi citato le tante amicizie comuni. Adesso non capiterà più di incontrarlo su per gli stretti e ripidi sentieri di Rimella, in Valsesia. Costantino se n’è andato…

Antichi mestieri e nuove foto

Un po’ di vostre foto, vostre storie… Iniziamo con Gloria che, dalla Valle Stura, ci ha mandato numerose immagini della rappresentazione Antichi Mestieri.

Ti invio alcune foto relative alla rappresentazione degli Antichi Mestieri svolti a Vinadio il 26 e 28 dicembre. Piu di 100 persone di Vinadio e della Valle Stura hanno voluto far vedere ai visitatori le tradizioni e usanze della nostra valle e trascorrere insieme un Natale all’insegna del passato.”

Ecco Gloria e Bruno. “Come inaugurazione della serata, abbiamo cantato tutti insieme, sotto l’albero della piazzetta, “ pastre de l’Argentiero” , canto in lingua occitana che dice: <<Pastres de l’Argentiero – Caloun d’en aout en bas – Pouòrtoun froumage gras- Dedin la fourmagiero – Per far la presentiero -Aou boun Gesù qu’es na.>> (Traduzione: Pastori dell’Argentera – scendono dall’alto in basso, –  portano formaggio grasso – dentro la formaggera, –  per farne offerta – al buon Gesù ch’è nato).

“E’ stato un vero successo di partecipazione da parte di tantissimi giovani, alcuni di tua conoscenza come Fabio di Fedio, i fratelli Bernardi di Rialpo, i ragazzi della Fiera di Vinadio.”, racconta Gloria.

Ecco ancora la cardatura della lana nella stalla, e successiva filatura. Per fortuna che c’è ancora qualcuno in grado di farlo, ma ci saranno anche delle giovani che imparano, in grado poi di tramandare questi “antichi mestieri”?

Concludiamo con questi ragazzi intenti a molare gli attrezzi, sotto gli occhi del pubblico che ha visitato la manifestazione.

Spostiamoci altrove, cambiamo valle, saliamo a Balme da dove Apollonia ed i suoi nipotini ci inviano le foto di un capretto molto particolare: “Questo capretto è nato il 2 gennaio:  il mio veterinario mi ha detto che sono una razza vecchissima, ne nasce una ogni 7 o 8 anni. Nascono completamente senza orecchie,  ma non è una malformazione, ma una razza vecchia che avevamo nelle nostre valli 100 anni fa. E’ difficilissimo allevarne, una 2 anni fa è nata sempre a me, ma non è andata bene. Speriamo in questa caprettina che si chiama Fiaba.

Per farmi gli auguri Adolfo invece mi aveva spedito questa magnifica immagine con un panorama mozzafiato. “La foto è stata scattata a metà ottobre sulle piste da sci del Passo Lusia. Il gregge è di Ruggero Divan “il re di Lusia”. Le montagne innevate sullo sfondo fanno parte della catena del Lagorai, versante che va dal Passo Rolle in direzione Predazzo-Cavalese.

Torniamo in Piemonte, Bianca ci manda degli scatti dal Castello di Vogogna (VB) dove, per il presepe vivente, degli amici sono stati chiamati a partecipare con i loro animali.

Li avete riconosciuti? Ecco Alex accanto al fuoco, quando ormai sono calate le tenebre.

Qui invece c’è Pamela. Presepi viventi senza neve anche da quelle parti, quest’anno.

L’ultima foto invece viene dalla Valsesia ed ho chiesto ad Anna se potevo copiarla dalla sua bacheca di Facebook per condividerla con tutti voi, perchè è davvero un bellissimo scatto che dice molto sul mondo dell’allevamento e dell’alpeggio.

Gioacchino il pastore

Oggi lascio la parola a Stefano, che mi ha scritto qualche tempo fa. "Sono un appassionato di montagna, pastori e animali… Innanzitutto complimenti per il sito, proprio bello, passo ore a leggere e guardare foto. Vorrei poter inserire nel sito il documento che allego, per i miei nonni, pastori da una vita che quest'anno hanno passato l'ultima stagione all'alpe." E allora eccoci pronti ad ascoltare la sua storia, ma soprattutto quella dei suoi nonni.

"Mi chiamo Stefano Minazzi, sono veterinario di grandi animali (buiatra) e lavoro in Valsesia, sono il nipote di due splendide persone che quest'anno hanno terminato la loro attività di allevatori, volevo riassumere la loro storia: Gioacchino Defabiani e la moglie Dina Cravetta sono stati pastori all'alpe Pizzo, nel comune di Piode, provincia di Vercelli, in alta Valsesia dal 1970 fino a questa ultima estate 2011."

"41 anni consecutivi tra lavoro, fatiche, serate in allegria, gioie e dolori.
Gioacchino è pastore dalla nascita, nonostante suo padre fosse falegname intraprende subito questa vita. Con la moglie Dina allevano vacche Brune Alpine (quelle di una volta come dicono, cioè non le Brown che ci sono adesso), arrivando ad averne 80.
"

"In pianura scendevano a mangiare il fieno; nella loro vita sono stati a Boffalora (MI), Ponzana (NO), San Pietro Mosezzo (NO) e forse altre che io non ricordo, per poi risalire a Giugno all'alpe Pizzo." Nella foto, lo stesso Stefano, il Lago del Pizzo ed il Monte Rosa.

"Questo fino al 1994 con le proprie vacche, poi andando in pensione han deciso di non scendere più in pianura in inverno ma di stare nella propria casa paterna a Rassa( VC), splendido comune in Valsesia, comprando una ventina di capre camosciate (“tanto per fare qualcosa”) perchè senza “bestie” non sanno stare; dice il nonno Gioacchino: “cosa faccio in inverno senza bestie, mica posso stare tutto il giorno all'osteria??". Non credo che le capre di cui parla Stefano siano però quelle ritratte nell'immagine che mi ha inviato.

"Però non lasciano il Pizzo ma prendono in affitto in estate delle manze di razza Pezzata Rossa d'Oropa per poter andare in alpeggio insieme alle proprie capre. Questo fino a quest'estate, non è stato facile prendere una decisione così però la vita continua e adesso faranno i “pensionati”…".

"In 41 anni son cambiate tante cose, sono arrivati 5 nipotini ( Stefano, che sono io, Martina, Simone, Arianna e Sara) dalle loro due figlie Franca e Rita e sono diventati bisnonni con la nascita di Giulia e Viola.
Io ho passato tutte le mie estati dopo la scuola al Pizzo, appena scendi non vedi l'ora di risalire e anche l'anno prossimo salirò in quella che è stata per quasi mezzo secolo la seconda casa dei miei nonni e la nostra meta preferita in estate.
"

"Allego delle foto, le manze Pezzate Rossa d'Oropa"

"Gioacchino e il “mitico” mulo Moro….quel bambino sulla cavagnola dovrei essere io o forse mia cugina Sara."

"Io, nonno Gioacchino e la mula Nina."

"Pausa sigaretta… la “torcia”…"

"La Martina, mia sorella".

"Io , Silvano, Gioacchino….Un po' di festa".

Un ultimo ritratto del pastore Gioacchino con il suo cane. Grazie a Stefano per averci raccontato la sua storia e per averci fatto conoscere i suoi nonni. Immagino la loro felicità quando sapranno del "regalo" fatto loro dal nipote. Spero che, per far passare più in fretta le ore di questi giorni da pensionati, Stefano mostri loro anche altre pagine di "Storie di Pascolo Vagante"…

Incontri

La maggior parte di voi che leggete quotidianamente queste pagine probabilmente in questi giorni è assente, pure io latito, tra l'alpeggio e giri qua e là per fare interviste. Sono tornata stamattina e già pianifico quel che resta della settimana, gli spostamenti, cerco di contattare persone in alpeggi dove i telefoni non prendono… Per non lasciarvi senza aggiornamenti, ecco alcune immagini di un incontro fatto da un'amica di questo blog all'inizio di giugno.

Lei è "Gabriella, quella che cammina con l'asino"… "Ti scrivo da Varallo Sesia. Oggi tornando da aver fatto visita al mio asino ho visto che c'era un gregge fermo in un prato accanto allo svincolo della superstrada (che non è una superstrada, ma qua la chiamiamo così). Stranamente avevo con me la macchina fotografica, mi sono fermata, ho chiesto al pastore se potevo fare foto e mi lui sorridendo mi ha dato il consenso, insieme ad una fettina di formaggio di capra. Buonissimo!"

Temo di aver trasmesso la malattia anche a persone che solitamente sarebbero passate da quelle parti senza fermarsi a scattar foto! Però Gabriella è già "malata" per gli asini, e quindi… ha potuto osservarne un buon numero, con questo gregge.

Un puledro si riposa… "Il gregge era di pecore, capre e asini. Poi c'erano due cani, un'auto, una roulotte, e i due ragazzi rumeni. Non sapevano indicarmi con precisione il nome dell'alpe (nè della montagna) verso la quale si stanno dirigendo, ma hanno nominato Carcoforo, pertanto sarà in Val Sermenza, e forse in Val d'Egua. Un ragazzo parlava meglio Italiano, l'altro credo non capisse molto la lingua. Ho chiesto loro varie cose, soprattutto riguardo agli asini."

"Stanotte si sposteranno verso la meta. Loro sono vaganti e anche in inverno non tengono le bestie nella stalla, stanno giù in pianura (forse alto Vercellese). Della pioggia ha detto che ne è venuta troppa, ma che non vuole lamentarsi, perchè c'è di peggio ( o qualcosa del genere). Mi ha spiegato come castrano gli asini: da svegli, con una speciale pinza che non taglia via il testicolo, ma spezza "il nervo" (così ha detto) e il testicolo rimane lì, ma non cresce. Mi ha detto che il mercato delle pecore va riducendosi, che gli agnelli non si vendono più, che la lana non vale niente e col valore di essa non si paga neppure l'acqua che si beve durante la tosatura ( e questa riflessione, legata al costo delle bottigliette d'acqua, mi ha colpita, non per il basso costo della lana, ma per il termine di paragone scelto)."

Bellissima questa immagine di dialogo immaginario tra la pecora e l'asino! Quest'anno ho avuto meno tempo libero e, per adesso, non ce l'ho ancora fatta ad andare almeno una volta da quelle parti, Biellese e Valsesia. Chissà se ce la farò, magari scattando foto con luci più autunnali?

E il gregge fa pulizia nell'incolto. "Ho fatto molte foto, e poi li ho salutati, mentre già toglievano le reti per partire, stasera." Il gregge ormai sarà chissà dove, sui pascoli più alti. Abbiamo passato la metà di agosto, in qualche alpeggio manca poco più di un mese alla transumanza di discesa, un'altra stagione che sta volando via…

Un po' di Biellese e Valsesia

Prima che tutti salgano in alpeggio, sarebbe meglio che io smaltisca un po' del materiale che mi avete mandato. Qualcosa è qui nel mio computer da lungo, lunghissimo tempo. Per esempio, tantissime immagini che mi aveva fatto avere l'amico Marco. Ne sceglierò alcune da mostrarvi, anche se non di tutte so collocazione e "storia".

Le prime riguardano una gita all'Alpe Mud, dove Marco manda in guardia i suoi animali. Vista così sembra davvero un bel posto, anche se io mi ricordo di aver sentito di ripidi, ripidissimi pendii scoscesi…

Il gregge pascolava tranquillo in una giornale dal cielo variabile. Ecco le prime pecore che osservano curiose ed attente i visitatori. Viene davvero voglia di montagna, di pascoli in quota, di aria frizzante, sole, suono di campanelle…

Qui vediamo Loris, il pastore, alle prese con alcuni agnelli. Voglio intervistare anche lui, per il mio nuovo libro. Non sono riuscita a raggiungerlo in pianura, vuol dire che vedrò di trovare il tempo per andare a cercarlo su in montagna, quest'estate. Così andrò anche alla scoperta di qualche nuovo angolo di Valsesia che ancora non conosco. Marco sa già di essere prenotato come guida!

Bella quest'immagine del cane che guida due agnelli. Ringrazio molto l'amica di Marco che ha scattato le foto, cogliendo piccoli istanti di vita pastorale in alpeggio.

Lui dovreste conoscerlo… Lo avevamo poi incontrato dopo la transumanza, alle prese con il pascolo vagante tra collina e pianura. Qui si sta dilettando alla ricerca di qualcosa di appetitoso nascosto sotto terra.

Eccolo tutto beato tra i pascoli, ma mi ricordo che mi avevano raccontato che ogni tanto ruzzolava giù per quei pendii così ripidi. E quest'anno, ci sarà un nuovo maiale al seguito del gregge? Chissà…

Di nuovo Marco, questa volta in visita ad una fiera. Si trattava forse di quella di Doccio, dove ci eravamo incontrati? Complimenti alla capra per come si è messa in posa, oserei dire "sorridente"!!

Durante le fiere, anche il pubblico dei non addetti ai lavori viene in contatto con vari aspetti di questo mondo e con gli animali. Per fortuna che ci sono ancora genitori che insegnano ai bambini a non aver paura di asini, muli, vacche… Non dimenticherò mai una volta che, accanto ad una cittadina, dei bambini non così piccoli fuggirono impauriti alla vista di innocue pecore ed agnelli!!!

Vacche brune in fila alla fiera. Che si trattasse di quella di Campertogno? Mi viene il dubbio che sia così, leggendo lo striscione sullo sfondo. Siamo d'autunno, a fine stagione.

Per concludere questo post, un'ultima foto inviatami da Marco, sempre alla stessa fiera, con vacche addobbate a festa. Grazie ancora per le immagini, scusatemi per il poco testo, ma… E' difficile improvvisare non essendo stata presente e poi in questi giorni ho poco, pochissimo tempo per occuparmi della scrittura e di internet. Saranno giornate molto impegnative!

Aggiungo ancora una comunicazione: solo ieri ho ricevuto la locandina-invito per "Ladri d'Erba", manifestazione durante la quale domani, a Bologna, verrà presentato il film realizzato sulla vita di Mirco Nardini, pastore vagante dell'Appennino modenese, che avevo conosciuto lo scorso anno a Fiumalbo. Ero stata chiamata per partecipare a questo evento, ma altri impegni mi hanno trattenuta in Piemonte. Qui il programma.

Un'altra mentalità

C'è un filo conduttore nelle interviste che serviranno alla composizione del mio prossimo libro sui giovani allevatori, ed è ovviamente la passione per gli animali. Ma ciascuno dei giovani che ho incontrato fino ad oggi me l'ha espressa in modo suo personale. Ieri ho incontrato un ragazzo che fa (anche) l'allevatore, ma l'intervista non l'abbiamo fatta in stalla, o al pascolo, o in cascina. Infatti l'appuntamento era a Grugliasco, davanti al cancello di quella che, per 5 anni, è stata la mia sede di studi, e poi in seguito luogo di lavoro. La Facoltà di Agraria e Veterinaria di Torino.

Filiberto è dell'alta Valsesia, classe 1990, fino ad ora i nostri contatti erano stati solo virtuali, attraverso internet. Tutte le foto di questo post sono tratte dalla sua pagina Facebook. La passione ha contagiato lui e suo fratello, che fin da piccoli andavano a vedere gli animali nelle stalle e sui pascoli del paese. L'attività di allevatori nasce però in epoche abbastanza recenti, le vacche le hanno solo da tre anni, ma il primo agnello l'ha ricevuto in dono quando aveva 10-12 anni. Non ha dubbi su quali siano i suoi animali preferiti: le vacche.

Questa in assoluto è LA preferita, e fa da sfondo anche al desktop del suo computer portatile, che accende per mostrarmi un po' di foto. Chiacchierare così, lontano dalle bestie, poteva snaturare la nostra intervista. Invece, con l'aiuto della tecnologia, possiamo tornare all'estate, ai pascoli, ai ripidi pendii della Valsesia, alle transumanze.

Filiberto voleva mostrarmi soprattutto una delle sue passioni, i collari per i campanacci che realizza lui stesso. In macchina ha un rotolo di pelle, caso mai avanzasse tempo tra un periodo di studio, una lezione… Adesso è qui a Grugliasco per preparare degli esami, condivide un appartamento con altri compagni di studi. Prima di iscriversi al corso di Produzione e Gestione degli Animali in Allevamento e Selvatici, ha frequentato l'Institut Agricole di Aosta, quella che secondo lui era l'unica scuola agraria che meritava di essere seguita. Oltre al bagaglio culturale che ne ha ricevuto, sono rimasti tanti legami di amicizia.

Parliamo delle pecore, che prossimamente diminuiranno nel numero, delle capre, che invece aumenteranno. Adesso agli animali bada specialmente il fratello. Da due anni scendono in una cascina di pianura, per poi tornare a fine maggio in Val Vogna in alpeggio. Animali di proprietà, animali presi in affitto, c'è anche uno zio che già precedentemente allevava vacche: "Ma vorremmo puntare sulla Bruna, la vera Bruna di una volta, così poco per volta gli incroci che ha lui li venderemo." Non ha scelto il corso di Produzioni Animali, perchè tante cose già si sanno, si imparano sulla propria pelle, con l'esperienza diretta sul campo. Con questo corso invece ci può essere la possibilità di seguire una strada che gli interesserebbe molto, quella di fare il tecnico faunistico: "Un lavoro che permette di guadagnare e che potrei fare d'autunno, quando c'è meno lavoro con le vacche."

Ma sogni, e soprattutto progetti, non si fermano qui. Attualmente i suoi genitori gestiscono un ristorante a Sant'Antonio, dove Filiberto dà una mano ogni volta che può, visto che sono i genitori a "finanziare" i suoi studi. "D'estate vado su a vedere i manzi, scendo, faccio il fieno, lavo i piatti al ristorante…". Parte degli alpeggi sono di proprietà, in uno stanno già realizzando una stalla, ma l'obiettivo finale è quello di aprire un agriturismo. "Così chiuderemmo il ristorante giù… Utilizziamo gran parte delle attrezzature, è poi un lavoro diverso, si può mettere insieme tutto, la cucina, le bestie…".

Fin da bambino ha sempre avuto un grande amore per le bestie, la passione che lo portava a leggere ogni libro che parlasse di animali. Mi parla della razza Bruna Alpina e delle Grigie, di vacche adatte ai pascoli di montagna, specialmente quelli non così agevoli della sua vallata. "E' la Bruna la nostra razza!". Con il latte producono formaggi e vogliono aumentare il numero di capre anche per avere maggiore quantità di latte da lavorare, differenziando i prodotti. C'è solo una cosa che non va in questo mestiere: l'eccesso di burocrazia, che infastidisce anche un giovane come lui, che è abituato a spostarsi, a viaggiare, che studia all'università. "Solo per un vitello, quanti giri dei fare? Chilometri, firme, telefonate… anche adesso che siamo nell'era di internet!"

Mi mostra altre foto, le pecore lassù in montagna in una giornata autunnale di nebbia. Bello fare questo mestiere, ma agli animali devi starci dietro con qualsiasi tempo. "Una volta era un mestiere duro, ma tiravi avanti. Oggi per sopravvivere devi avere tante bestie, che vuol dire più lavoro, più problemi, più difficoltà ed il reddito non è proporzionale." La voglia di lavorare non gli manca, l'ho capito ascoltanto i suoi progetti ed il racconto delle sue giornate, delle attività che svolge nell'aiutare i vari componenti della famiglia. C'è però spazio anche per far festa e, perchè no, organizzandosi e dandosi il cambio, anche per una settimana di ferie. Non è che facendo l'allevatore bisogna privarsi di tutto. "Cerco di girare, conoscere gente, scambiare idee per risolvere i problemi ed avere spunti per migliorare."

Si spera che quassù non arrivi il lupo… Perchè, per pascolare certe parti dell'alpeggio, non puoi fare altro che lasciare le pecore da sole, che trovino loro la strada. Non puoi nemmeno mandare il cane, o sarebbe una strage. Le vacche vengono sorvegliate con i fili e la batteria, ma capre e pecore godono di maggiore libertà, altrimenti non si riuscirebbe a sfamarle adeguatamente.
Concludiamo la nostra chiacchierata e Filiberto insiste per riaccompagnarmi alla Facoltà. Ci rivedremo in estate, così parlerò anche con suo fratello e, soprattutto, scatterò le foto "sul campo".

La fiera di Doccio

Val Sesia, una grigia domenica mattina. Mentre attraverso il Biellese pioviggina, tra le nuvole si scorgono le montagne imbiancate nella notte. Pioverà, a Doccio? Non sono mai stata a questa fiera, che mi è stata più volte descritta come una delle più grandi ed importanti. Immagino dove possa tenersi, nella spianata sotto al ponte sul Sesia, luogo che spesso è anche sede di tosatura per alcuni greggi vaganti, per quanto ne so.

Alla fine lì non pioveva, anche se il tempo sembrava non promettere nulla di buono. Invece, almeno fino al primo pomeriggio, momento della mia partenza, non c’è stata pioggia. La maggior parte degli animali, era già al suo posto, e così pure le bancarelle, anche se c’erano dei posti vuoti. Probabilmente la pioggia del giorno precedente aveva spaventato qualcuno.

La maggior parte delle vacche esposte erano di razza Bruna. Sono poco abituata a vedere queste vacche in montagna, nelle "mie" vallate se ne incontra qualche capo mescolato ad altre razze, ma sono comunque quasi un’eccezione. Soprattutto mi hanno sempre colpito per la loro mole, che le fa sembrare inadatte alla gran parte dei pascoli alpini. Ma… sappiamo la storia di questa razza, che un tempo si chiamava "Bruna Alpina" e che oggi quasi starebbe meglio in pianura, piuttosto che sui monti! (Leggete qui un articolo in merito).

Solo alcuni degli animali esposti sfoggiano un bel paio di corna, la maggior parte invece ha quella testa tondeggiante così goffa ed innaturale… Mi aggiro tra le fila di animali, incontrando anche qui qualche faccia conosciuta, amici, pastori che hanno temporaneamente lasciato il gregge per qualche ora, al fine di venire alla fiera.

C’è una giuria che sta valutando gli animali, e gli allevatori li fanno sfilare, categoria per categoria. Non conosco molti margari, da queste parti, così mi aggiro per la fiera alla ricerca di facce conosciute anche per farmi consigliare nell’acquisto di un buon formaggio locale.

Oltre alle "solite" bancarelle da fiera, tra abbigliamento a basso costo e pseudo-artigianato etnico, c’è poi tutto lo spazio per gli artigiani veri ed i prodotti tipici. Qui un abile intagliatore del legno sta mostrando la sua abilità, mentre davanti a sè c’è già un pascolo alpino in miniatura affollato dalle vacche! Completo i miei acquisti, li porto in auto e torno alla fiera.

Cerco qualche scatto caratteristico, come questo cane, a guardia delle "sue" vacche. Secchio e spazzola sono serviti per "lustrare" le vacche, pulirle e strigliarle prima della sfilata davanti ai giudici. Ci sono animali di tutte le taglie ed anche molto diversi tra di loro. So poco sullo standard di questa razza, ma mi sembra che certi capi differiscano parecchio gli uni dagli altri, sia per taglia, sia per colore del mantello.

Mi fermo stupita a guardare questo animale (ho cancellato io nella foto il nome dell’allevatore): non solo è scheletrico, ma presenta persino delle piaghe sulle anche. Perchè portare alla fiera una bestia così? A parte il fatto che… se sta male, dovrebbe essere curata. Se invece è arrivata alla fine della sua carriera, sarebbe meglio venderla e porre fine alla sua sofferenza.

Continuano le valutazioni, gli animali vengono fatti mettere l’uno accanto all’altro e così compongono una bella sfilata davanti all’imensa fetta di toma valsesiana che svetta sulla fiera. Spero che la numero 99, quella della foto precedente, non sia stata portata nel ring per la valutazione!!

Non solo vacche Brune, come vi dicevo, anche se la valutazione è riservata solo a quella razza. Nell’altra parte della fiera ci sono invece asini, cavalli, ma niente pecore e niente dimostrazione di tosatura, come invece avevo letto su qualche depliant. Mancano anche le capre, se si fa eccezione per gli animali di una sorta di "fattoria didattica", dove infatti vengono fatte attività con i bambini per avvicinarli al mondo dell’allevamento.

Ovviamente questo non è necessario per i figli degli allevatori, infatti sono molti i giovani e giovanissimi che conducono le vacche davanti alla giuria, tenendoli per la cavezza. Altri ragazzi e ragazzini invece aiutano genitori, nonni, zii a portare il fieno e distribuirlo davanti alle file di animali legati.

I premi ricevuti vengono esposti in bella mostra accanto agli animali. Ma ormai la fiera si sta svuotando, tutti si dirigono verso le tavolate, quelle ufficiali dell’organizzazione e quelle degli allevatori. Alcuni degli amici hanno già lasciato la fiera, ma vengo invitata dalla famiglia Bonetta, che avevo conosciuto quest’estate in alpeggio

E così eccomi di nuovo in una bella tavolata allegra, dove si canta alla fine dell’ottimo pranzo abbondante. Finalmente è stata l’occasione di conoscere qualche "amico di Facebook" e trasformarlo in un volto reale… Solo che il tempo vola ed il viaggio di ritorno è lungo, così è già arrivato il momento dei saluti.

Attraverso ancora una volta il campo della fiera, qualche ultimo scatto agli animali che attendono pazientemente il momento di tornare alla stalla o al pascolo, mentre il cielo sta diventando di nuovo più scuro. Pioverà? Speriamo che tutti riescano a finire in allegria la fiera…

Una curiosità? Queste capre cachemere in uno dei box all’ingresso della fiera. Certo che bisogna pettinare a lungo per ottenere un maglione… Forse così si può capire il prezzo di certi capi di abbigliamento! Una bella fiera, certo, ma comunque pensavo qualcosa di più. Forse la colpa è stata del tempo, dell’allevatore che ha venduto il gregge e quindi non ha portato le pecore alla fiera, delle "solite" bancarelle che ormai io sono stufa di vedere a tutte le fiere in tutte le valli (ma non vale solo per le fiere zootecniche, è una cosa in generale).

Come quando non c'erano i cellulari

Avevo incontrato Alberto in periferia di Biella, in una giornata di pioggia a dirotto. Mi aveva rinnovato l’invito ad andare anche da lui a fare le foto, una volta o l’altra. Nemmeno sapevo dove fosse, il suo alpeggio… Ma poi un amico si era offerto di accompagnarmi, ed alla fine ci sono andata, in una delle più spettacolari giornate del mese di agosto.

Alla mattina presto eravamo già ad Alagna, pronti a prendere la prima funivia per salire. Non sapevamo bene dove fossero gregge e pastori, la tecnologia ci aveva aiutati fino ad un certo punto per prendere la direzione giusta: tra gli amici su facebook, i messaggi via cellulare con altri pastori sul versante opposto e le descrizioni imprecise dei vari siti internet, avevamo solo un’idea di massima. Certo, Alagna sarà il paradiso del freeride, ma per il turismo escursionistico estivo non sembra esserci la stessa attenzione. E così via all’avventura, con qualche indicazione più precisa da parte dei nostri due compagni di salita in funivia. Loro erano diretti a Capanna Margherita, ma erano stati in zona nei giorni precedenti

Il primo incontro è stato con questa mandria che si aggirava nel vallone. Abbiamo puntato in direzione degli animali, visto che la traccia del sentiero tagliava il versante poco sopra. Nonostante la quota e l’ora, si capiva che sarebbe stata una giornata calda. Quello che non immaginavo è quanto sarebbe stata lunga, quella giornata… ma ne parleremo poi in seguito.

Qualche scatto tra i bovini, che non sembravano molto propensi a mettersi in posa e lasciarsi immortalare. A quanto pare non erano animali così abituati alla presenza dell’uomo, d’altra parte erano "sorvegliati" solo da un filo ed una batteria posizionati nella parte bassa del pascolo. In quella alta passerà poi un gregge di pecore, nell’ultima parte della stagione, sempre che queste manze non sconfinino troppo e bruchino più del dovuto!

Scolliniamo senza problemi e raggiungiamo l’Alpe Zube, dove i nostri informatori già ci avevano detto che le pecore non c’erano. Che posto… e che spettacolo! Qui non è la Valsesia delle pareti ripide, dei sassi, dei pascoli magri. Marco mi dice di pensare al film "Pastori" di Canevarolo, ma non riesco a visualizzare questa baita. "Però… l’hanno aggiustata nel 2003, nel film non era così". Devo riguardarlo, allora.

Le pecore non sono ancora passate, i pascoli sono integri, ancora in piena fioritura. E’ un panorama che offre infinite fonti di ispirazione fotografiche, con il gruppo del Rosa sullo sfondo. Quanta erba ancora da mangiare… Fortunato il gregge che arriverà qui. Più tardi il pastore mi dirà che questa è la montagna più bella della Valsesia, e non fatico a crederlo (anche se ho girato troppo poco da queste parti per dire la mia in proposito).

Cerco di immaginare qui le pecore e sogno foto al tramonto, con il ghiacciaio che si tinge dei colori caldi della sera. Penso ai pascoli di settembre, l’erba che ingiallisce, il sole radente. Ancora una volta mi soccorrono gli eriofori, ma è forte la tentazione di tornare quando il gregge sarà qui al pascolo. Adesso però le pecore non ci sono e bisogna andare a cercarle verso Granus. Il sentiero è inesistente, c’è una traccia tra le rocce nel passaggio più delicato, ci affacciamo sull’altro vallone e finalmente vediamo il gregge. "Non passeranno di qui… con questo salto… se si spingono e si ammucchiano, è un disastro!". Avanziamo a fatica, quasi tenendoci all’erba, scendendo e risalendo a seconda degli ostacoli (canaloni, rocce, tratti franosi).

Ci vuole più di un’ora per arrivare là dove c’è il gregge. "Non stiamo a salire, probabilmente ci stanno venendo incontro." Infatti è proprio così, di lì a poco vediamo gli animali che scendono veloci verso di noi, una massa bianca che si allarga e restringe a seconda delle asperità del terreno, appena inframmezzata da qualche chiazza più scura.

Il gregge arriva davanti a noi, gli animali si fermano appena un istante, poi ci circondano e continuano a scendere. Probabilmente, più indietro, il pastore starà inveendo contro questi due idioti che stanno lì in mezzo alle pecore… Tra belati e campanelle, gli animali ci passano di fianco senza paura, noi stiamo fermi, io fotografo l’avanzata del gregge.

Finalmente arriva anche il pastore, ma non è Alberto, bensì suo papà. Prima riconosce il mio amico, poi capisce chi sono io ed allora scherziamo sull’assenza del figlio, che tanto ci teneva ad essere fotografato insieme al gregge. Non c’è nemmeno Ferruccio, l’anziano pastore che da anni sale su questa montagna. Certo, non è facile arrivare qui… e noi l’abbiamo già sperimentato in prima persona. Il pastore ci conferma che seguiranno poi la nostra "strada" per andare a Zube. "Basta lasciarle andare piano…"

Loro, i pastori, salgono a piedi dal fondovalle, e ci vogliono più di tre ore, camminando di buon passo. Ecco perchè Ferruccio quest’anno non è salito. Diversa è la cosa quando saranno a Zube, dove comunque ti puoi avvicinare con la funivia e camminare solo per un’ora. Adesso le pecore stanno scendendo, il pastore le abbassa per andare poi a pranzare alla baita. Anche questa è una bella montagna, ma l’erba è sicuramente meno buona che non nei pascoli dove si sposteranno presto. "Vieni a fare le foto anche di là… qualche giorno e poi passiamo dall’altra parte!"

Le pecore sembrano dei chicchi di riso rovesciati sul pascolo. Il sole è caldo, brucia, il gregge si sposta verso il ruscello. Mentre gli uomini chiacchierano, io scatto foto su foto. Era da un po’ che non avevo una bella occasione di immortalare un bel gregge, in un bel panorama, con lo sfondo di cielo blu! Mi spiace per Alberto… ma almeno le foto degli animali già ci sono. Caso mai decidessi davvero di scrivere un nuovo libro sui pastori del Biellese…

Il gregge poi si incanala verso il basso, il pastore controlla che non restino indietro degli animali. Intanto racconta del freddo delle settimane precedenti, delle giornate di brutto tempo, del suo ruolo di "aiutante" del figlio. "Ci fosse da mettere qualcuno pagato a tempo pieno… non sei più a posto. Va bene finché sono io a dare una mano così, ma altrimenti…"

Una montagna di pecore! Il gregge non è immenso, ma in questo loro breve spostamento gli animali regalano geometrie che rendono bene in foto. Non ci sono molti agnelli piccoli, il cammino avviene senza problemi e, quando gli animali saranno abbastanza in basso, il pastore potrà lasciarli da soli per qualche ora, al fine di cucinare un boccone in baita.

Mentre Marco parla con il suo omonimo, i cani attendono letteralmente ai suoi piedi. Rumba è un cane nervoso e diffidente, pronto ad abbaiare e pure a ringhiare ad ogni gesto sospetto. Gli aneddoti da raccontare sono quelli dei pastori… Il cammino verso l’alpe, i colleghi che non rispettano le zone di pascolo, quelli che passano senza chiedere permesso, uno che aveva detto che si fermava per due giorni perchè non sapeva più dove andare, e poi invece dopo una settimana era ancora lì… Come convincerlo a sloggiare e rimettersi in cammino…

I cani aspettano ordini, il cucciolo è un vero razzo, quando si tratta di partire per andare a girare le pecore. La predisposizione sembra averla, bisogna poi vedere se diventerà davvero un buon cane da pastore. "Possiamo andare… di lì adesso non si muovono più. Andiamo a metter su la pasta, mangiate con me, no?"

Uno strano cartello sulla porta di una delle baite invita al rispetto e, poco dopo, vien voglia di aggiungere anche un altro cartello… che ricordi di leggere i cartelli!! Non è un gioco di parole. Infatti stiamo iniziando a mangiare quando arrivano dei turisti con un cane libero e si fermano davanti alla fontana. I cani partono di corsa, abbaiando, ed il pastore li richiama immediatamente. Poco dopo gli escursionisti ripassano di lì, nuovamente con il cane senza giunzaglio, e si ripete la scena, ma questa volta l’animale si azzuffa con i cani dell’alpeggio. "Chiami i suoi cani, che se si avvicinano di nuovo, li ammazzo!", urla l’uomo. Il pastore si affaccia sulla porta: "Tu inizia a passare da un’altra parte e lega il tuo cane, che c’era già il cartello giù ad Otro che ti diceva di tenerlo legato… E poi modera le parole, che qui è casa mia! Non ammazzi un bel niente e sarà meglio che te ne vai, anche in fretta! Maleducato!"

Restiamo a lungo a chiacchierare, gli asini intanto fanno capolino dalla stalla… Passa qualche nuvola, ma il tempo si mantiene bello. Scambiamo i numeri di telefono, ma tanto lassù il cellulare non prende e bisogna affidarsi alla fortuna, per trovare i pastori. D’altra parte una volta non c’era nessun telefonino… e "Fame d’erba" è stato realizzato rintracciando i pastori faticosamente!

Il sentiero della discesa a tratti è sommerso dalla vegetazione, con fastidiose ortiche che sfiorano braccia e gambe. Non sono molti i turisti che si avventurano fin quassù… Al massimo, i più coraggiosi arrivano fino a Pian Misura. Il caldo aumenta, la discesa sembra infinita, ogni tanto si fa una pausa a mangiare mirtilli e lamponi…

A Pian Misura ci sono numerose baite, alcuni gruppi di animali al pascolo tra i fili. Uno degli allevatori sta proprio tirando fili e picchetti per delimitare una nuova porzione di pascolo. Ci fermiamo solo alla fontana per riempire le borracce, poi riprendiamo a scendere velocemente, visto che il cammino è ancora lungo. "Mentre siamo già in valle, perchè non saliamo stasera dalla Pia?". Sembra un’ottima idea, in quel momento, ma me ne pentirò più tardi…

Uno scatto veloce alla mandria più vicina al sentiero, e poi via, giù nel bosco. Qui iniziano ad esserci più turisti ed il sentiero è ben tracciato e battuto. Sembra quasi un miracolo, dopo le avventure che abbiamo vissuto prima in quel traverso lassù, per raggiungere il gregge e l’alpeggio.

Nel bosco, colpisce questo immenso abete rosso, fusione di almeno tre alberi singoli. Proprio lì vicino c’è un piccolo gregge di capre recintate nel sottobosco, tra vegetazione di pessima qualità. Domandandoci chi possa averle confinate qui, proseguiamo il cammino fino a raggiungere Otro.

Le chiacchiere del pastore prima favoleggiavano sul prezzo astronomico a cui sarebbe stata venduta una di queste case walser. In effetti sono molto belle e poi quassù c’è un qualcosa di villaggio delle fiabe, così senza auto e mezzi a motore in genere. Solo che ci sono troppi turisti ovunque, specialmente per noi che veniamo da una giornata in solitaria tra i monti, dove nemmeno c’erano sentieri da seguire!

Poco prima di lasciare Otro, ecco il cartello di cui parlava il pastore. Molto evidente, impossibile non notarlo. Eppure… c’è gente nei prati e cani senza guinzaglio un po’ ovunque. Quand’è che la gente capirà che la montagna non è un parco giochi, ma un luogo dove c’è chi lavora con fatica e sacrifici? Ultimo tratto di discesa massacrante nel bosco, e poi… la giornata non è ancora finita. Ma il post di oggi sì, e tornerò domani con il seguito.