Il libro sulle capre si farà

Una buona e una cattiva notizia. Ho trovato un buon editore per il libro sulle capre. Blu Edizioni, che 10 anni fa aveva pubblicato “Vita d’alpeggio”, è interessato al mio progetto. L’interesse è tale da volerlo con una scadenza abbastanza ravvicinata, quindi devo darmi da fare, scrivere i testi e concludere nel più breve tempo possibile le interviste. Ciò significa che mi dovrò concentrare specialmente su alcuni aspetti e aree che non ho ancora visitato. Mi spiace, non posso andare da TUTTI quelli che avrebbero avuto piacere di chiacchierare con me. Soprattutto, cercherò di vedere realtà di caseificazione, che sono quelle particolarmente interessanti per una certa fetta di lettori. Qual è la cattiva notizia? Scrivere sembra facile, ma è anche questa un’attività che richiede tempo. Quindi… a venire sacrificato sarà il blog. Non so come e quando riuscirò ad aggiornarlo. Di sicuro non quotidianamente.

Se ce la faccio a scrivere qualcosa mentre sono al pascolo delle mie capre, allora troverete articoli. Ma scegliere le foto, impaginare… ogni cosa richiede il suo tempo e devo dedicarmi soprattutto alle attività che (faticosamente) mi danno da sopravvivere. Parlando di capre… certo, potrei metterle nelle reti e dimenticarmi di loro dal mattino alla sera. Ma, come scriverò anche nel libro, sia che si scelga di tenere degli animali per passione, sia per attività remunerativa, è fondamentale aver cura di loro e delle loro esigenze, altrimenti è meglio lasciar perdere! Non mi interessa “avere delle capre”, cerco di fare del mio meglio per avere delle belle capre, in salute, anche un tantino viziate!

Sono sempre i benvenuti TUTTI i vostri interventi. Se mi chiedete il questionario, ve lo invierò e il vostro contributo andrà ad arricchire il libro. Molto gradite anche le RICETTE. Sto infatti cercando ricette (tradizionali e non), da tutta Italia, ma non solo, in cui si utilizzi la carne di capra (e capretto). Eventualmente anche ricette con formaggio e ricotta di capra. Anche queste verranno inserite nel libro. Se poi avete anche una foto che le illustra, tanto meglio! Scrivetemi

Ogni storia che abbia a che fare con le capre è gradita. Per esempio mi ha scritto Elena da Avigliana: “Ho richiesto il modulo per l’intervista, ma mi sento un po’ troppo al di fuori per far parte di questo. Mi interessava in qualche modo venire in contatto con lei che stimo per quel che fa. Ho quasi sessant’anni ed ho le capre cachemire dal 2012, anno in cui ho anche acquistato due femmine di asina di Martinafranca. Tutto questo in seguito alla morte di mio padre che dal 1986, andando in pensione, ha allevato cavalle trotter. Abbiamo origini contadine e sempre io ricordo cavalli al nostro fianco. Era appassionato di attacchi ed abbiamo ancora numerosi calessi, ecc. Quando è mancato nel 2011 ha lasciato l’azienda a mio fratello, più piccolo di me di 12 anni. Andrea è avvocato ma ha sempre fatto parte dell’azienda come coadiuvante grazie al fatto che è perito agrario. Contestualmente ai cavalli in pensione ha inserito l’allevamento di vacche piemontesi, ora ha dieci femmine, cinque vitellini e tre manze. Ci sono poi dieci pecore biellesi di cui curo la lana. Io ho invece, sempre con il suo codice stalla, quattordici capre cachemere e due asine dell’allevamento Basile di Martinafranca che per il momento ho rinunciato ad ingravidare dopo diverse vicissitudini. Mio padre già aveva capre tibetane, abbinate ai cavalli, per il prato, ecc.  Perché cachemere? Perché sono appassionata del cachemere, prima che mancasse mio padre avevo acquistato un telaio e proprio il giorno in cui ho acquistato la lana in val Maira, papà ha avuto un infarto e tre giorni dopo avevo già un nuovo lavoro che mi ha tolto questa fantasia. Al mattino 4 giorni la settimana mi occupo degli animali; io veramente sono un’astrologa e questo è il mio lavoro principale.  Perché le capre? Perché sono intelligenti. Non so, c’è un feeling. Mi piace vederle pascolare, così come mi piace contemplare il fuoco e le onde del mare. Adoro le immagini dei nomadi.

Annunci

Solo adesso si vedono i primi risultati

In attesa di trovare una casa editrice interessata alla pubblicazione del mio prossimo libro su capre & caprai, ancora qualcuna delle ultime interviste fatte da me. Riprenderò a girare quando avrò delle certezze sulla concretizzazione del mio progetto. Adesso ho le idee abbastanza chiare su che forma dare al libro, sui contenuti, ma non posso dimenticare il lato economico della questione… anche se in questo libro spesso ci saranno soprattuttostorie di sogni e di passione. Pure questa ne fa parte a pieno titolo! Sogni sì, ma ci vanno anche i risultati!

Alla fiera di Campertogno in Valsesia (VC) volevo approfittare della giornata per intervistare qualche allevatore di capre. Girovagando tra le bancarelle ho incontrato Alberto e, ancor prima di iniziare l’intervista, ho capito che avevo trovato un’altra buona storia. Lui e Francesca allevano capre Cashmere in Valsesia, io stavo per l’appunto cercando anche qualche allevatore di questa razza, che sta iniziando a contare un discreto numero di presenze anche sulle nostre montagne. Visitate il loro sito Valsesia Cashmere, tanto per cominciare.

(foto dal sito Vasesia Cashmere)

(foto dal sito Vasesia Cashmere)

Su questa pagina ritrovo le parole che Alberto mi ha detto nella nostra breve chiacchierata, a cui ogni tanto si univa qualche curioso che si aggirava per la fiera. “Vai a leggere, è tutto raccontato lì nel sito! Abbiamo preso le prime capre nel 2008,  5 esemplari di capre Cashmere, ossia Aristotele, Anastasia, Artemisia, Adelaide e Andromeda; a partire da quel momento i nuovi nati verranno “battezzati” ogni anno con nomi che hanno per iniziale la lettera dell’alfabeto successiva all’anno precedente.

(foto dal sito Valsesia Cashmere)

(foto dal sito Valsesia Cashmere)

Francesca studiava veterinaria, ci siamo conosciuti quando io stavo a Milano, ma io sono originario di qua, lei è Bergamasca. Abbiamo provato… Volevamo fare qualcosa secondo una filosofia ben precisa, un’attività che si fondasse sul benessere animale, sull’ecosostenibilità, sul rispetto della vita e della natura. Il principio che ci ispira è che è moralmente giusto e materialmente possibile interagire con l’ambiente senza depredarlo, allevare degli animali senza abusarne, ottenere prodotti di qualità senza produrre inquinamento.

(foto dal sito Valsesia Cashmere)

(foto dal sito Valsesia Cashmere)

Abbiamo iniziato qui a Campertogno, ma poi abbiamo incontrato delle difficoltà con la gente, a dire la verità. Guai se un animale ti scappa e tocca un filo d’erba, è più grave quello che non trovarti a letto con la moglie!! Così ci siamo spostati a Cavaglia Sterna, frazione di Varallo. Una delle prime cose che abbiamo fatto è inventarci e registrare il nostro logo, ispirato ad un becco castrato che adesso ha 12 anni ed è la nostra particolarità.

Siamo andati a lezione di telaio, la fibra la facciamo pettinare e lavorare alla filatura di Verrrone, poi noi la tessiamo, facciamo sciarpe, fasce. Poi con una maestra puncettaia di qui, abbiamo sostituito il cashmere al cotone, così creiamo gioielli in puncetto, una tecnica tipica della Valsesia. Un’altra lavorazione, la caterinetta, la facciamo noi, una lavorazione più semplice che ci permette di avere un’altra collezione di gioielli in cashmere valsesiano più economica.

Per non sprecare niente,  ci facciamo produrre sapone col latte di capra. Siamo partiti con tanta passione, ma solo adesso si vedono i primi risultati. Vogliamo fare analizzare la fibra capra per capra, per migliorarla ed ottenere una fibra sempre più pregiata. Siamo a 900 metri, la capra cashmere ha bisogno di caldo d’estate e freddo d’inverno. Diamo solo fieno in pieno inverno, mai proteine, nemmeno erba medica, perchè ispessisce la fibra.

(foto dal sito Valsesia Cashmere)

(foto dal sito Valsesia Cashmere)

Fino a 26 anni non ho mai avuto animali. Però non volevo una vita monotona e un orario fisso. Qui seguo le capre, mi faccio la legna, realizzo i manufatti. Se fai qualcosa che ti piace, non è più lavorare. Dietro ad una sciarpa ci sono 10 ore al telaio e… un anno di allevamento! La soddisfazione è fare i mercatini e vendere i tuoi prodotti. C’è un grosso valore. Si vendono sotto Natale, più in Lombardia o in Val d’Aosta, qui la gente non spende 3-400 euro alle bancarelle dei mercatini! C’è più diffidenza!