Lavori in alpeggio

Non vieni a trovarci?“. Ogni tanto qualcuno mi fa questa domanda. Sarebbe bello poter andare ovunque, non aver niente da fare e girare ora qui, ora là. E’ vero che, tra il 2003-2005 ho girato moltissimi alpeggi, anche 3-4 ogni giorno, ma era per lavoro ed ero pagata per farlo. Adesso ogni tanto mi concedo una gita, un giorno per andare a far visita a qualche amico. Era proprio dal 2003, quando facevo il censimento degli alpeggi, che non salivo in questo vallone.

Nonostante sia un vallone fresco, nei versanti esposti a sud si vedono i segni della siccità e dell’andamento di questa estate. L’erba è gialla, secca, ed è stata pascolata male dagli animali, poichè è cresciuta molto ed è diventata troppo dura. Rispetto ad un tempo, mi sembra sia stata prolungata la strada che risale il vallone, poi inizia il sentiero che risale nel bosco. Si cambia versante e si incontra il primo alpeggio, adesso chiuso, nei pressi del quale vi sono alcuni asini.

Anche l’alpeggio è stato aggiustato, sono state create nuove baite e si sta ancora lavorando per finire di sistemare le altre. Qui le strutture sono private, quindi fare dei miglioramenti significa beneficiarne per tutti gli anni a venire. Al ritorno dalla gita, incontrerò anche il pastore: al mattino era andato a portare uno dei generatori a riparare, poi la sera scenderà in moto per caricarsi a spalle un boiler. Tutto quello che arriva qui è sulle spalle delle persone o della mula. Per i lavori della baita invece si è utilizzato l’elicottero, ma a quale prezzo!!

La mula adesso è in piena attività, porta terra e pietrisco dal torrente al luogo dove i muratori stanno ultimando i lavori. Sembrano scene d’altri tempi, ma laddove gli alpeggi sono ancora isolati, raggiungibili solo a piedi, questa è una realtà attuale.

Gli animali li incontriamo più a monte. Sul percorso che abbiamo scelto per la nostra gita, ci sono i pascoli dei bovini, il gregge è nell’altro vallone. Questa immagine ci mostra come i pascoli si stiano impoverendo, chiudendo per colpa dei cespugli. Credo che un tempo qui salissero più animali.

Nonostante la siccità e le alte temperature registrate nelle scorse settimane, salendo in quota si incontrano ancora queste meravigliose fioriture. Sono valloni freschi, probabilmente c’è stato anche qualche temporale, si vedono persino qua e là dei nevai in alcuni canaloni. Non che sia anomalo, a fine luglio, ma non me lo aspettavo, con il caldo che c’è stato. Quassù gli animali avranno ancora erba per pascolare in abbondanza nel mese di agosto.

Le vacche pascolano e ruminano, più tardi salirà qualcuno a prenderle per farle scendere per la mungitura. Questi sono esemplari di razza barà. Le montagne che vedete sullo sfondo, nei versanti esposti a sud, mostrano molto più evidenti i segni della siccità e della mancanza di acqua, per fortuna però nessuno (al momento) ha già dovuto abbandonare il suo alpeggio. Una frase che sento ripetere spesso è che, anche se piovesse: “…ormai per i pascoli è tardi.” Comunque, si continua ad attendere ed invocare la pioggia.

Quasi alle baite, incontriamo dei piccoli lavoratori che si sono sostituiti agli adulti nelle operazioni di trasporto. Anche il mezzo è cambiato, proporzionato alla statura degli operai. Dalla mula, si è passati al pony. Forse qualcuno avrà da obiettare a questa foto, siamo in un’epoca in cui potremmo trovare sia chi si indigna perchè si “costringe” l’animale a fare la bestia da soma… Sia perchè dei bambini stanno lavorando. Ma è questo un lavoro? O è un dare una mano, un imparare giocando, un emulare gli adulti e intanto rendersi utili?

Secondo me sono delle scene bellissime, preferisco vedere questi bambini che, con molta responsabilità e senso pratico, conducono il pony e caricano i secchi di terra, piuttosto che loro coetanei imbambolati davanti ad un apparecchio elettronico con il quale stanno “giocando”. Ovviamente questo non è sfruttamento, ma è il normale rendersi utili di tutti i membri della famiglia, così com’è sempre stato.

Due parole con il loro papà alle baite. Impossibile non notare la frase sullo schienale di una delle due panche: “L’ho messa dopo l’incidente che mi è successo qualche anno fa. Quando ti capitano certe cose, dopo rifletti sulla vita, sull’essere ancora al mondo.” E così… per tutto il resto c’è una soluzione, un qualcosa su cui tutti siamo invitati a riflettere, indipendentemente da come sia la nostra vita.

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