Riunire i pastori

In questi giorni sono stata in provincia di Brescia, più precisamente sulle montagne della Val Trompia. L’occasione era un incontro organizzato a malga Cigoleto, per parlare di problemi della pastorizia.

Sono panorami un po’ diversi da quelli a cui sono abituata. Anche se il mio viaggio per raggiungere l’alpeggio è avvenuto sotto la pioggia battente, pure da quelle parti la siccità e il caldo di quest’estate hanno lasciato il loro segno. Domenica mattina però splendeva il sole e si poteva godere del panorama. Purtroppo nel corso della giornata è poi arrivata la nebbia, ma non ha influito sulla partecipazione all’incontro.

Gli alpeggi lì sono regionali, gestiti dall’Ersaf, e sono stati ristrutturati negli ultimi anni. Feste, incontri e manifestazioni in alpeggio vengono organizzati anche in funzione della gestione regionale. Massimo e Antonella, dell’alpe Cigoleto, hanno infatti un calendario di manifestazioni che prevede ben quattro appuntamenti (questa domenica, 9 agosto, festa dell’alpeggio con pranzo in malga e degustazioni di formaggi).

Domenica scorsa invece si parlava soprattutto di pastorizia, anche perchè Massimo è uno dei tanti pastori vaganti della Lombardia. All’incontro ha partecipato una quarantina di persone, ma purtroppo i pastori erano meno del previsto. Il lavoro, le distanze, impegni vari… Ci si aspettava anche qualche rappresentante in più da parte delle Istituzioni, ma comunque l’incontro c’è stato e i temi da trattare sono stati discussi a lungo.

Massimo già la sera prima mi aveva parlato a lungo delle problematiche che, lui e altri pastori, incontrano nel corso di tutto l’anno, specialmente in pianura: parchi fluviali, divieti di pascolo, argini dei fiumi dove cresce di tutto o dove passano mezzi cingolati per tagliare erba e arbusti, ma dove le pecore (e i pastori!) vengono multati se vi mettono piede. Niente di nuovo, sono i soliti problemi che ho ascoltato e vissuto quando ho iniziato a frequentare questo mondo e che si ripropongono di anno in anno, ovunque, sempre allo stesso modo. “Per poter lavorare con le Istituzioni, trovare degli accordi, mettere in piedi dei progetti, dobbiamo avere un’associazione. Prima dobbiamo risolvere i problemi che non ci permettono di lavorare, poi potremo pensare alla valorizzazione dei prodotti, ecc…“, spiega Massimo, mentre mi mostra lettere, documenti, estratti di leggi e regolamenti. “Noi pastori non siamo uniti, così non contiamo niente. Ma devono esserci le persone giuste a parlare, altrimenti meglio stare zitti.” La rappresentante della Regione parla di un “piano di pascolo” lungo i fiumi, trovare delle zone alternative per i pastori che, a causa dei divieti nelle aree fluviali, incorrono in multe e denunce nel periodo primaverile.

Tino Ziliani, rappresentante dell’Associazione dei pastori già esistente, e Annibale Gusardi, pastore, intervengono esponendo le loro ragioni. E’ difficile per chi fa questo mestiere partecipare a incontri e riunioni. “…poi noi qui abbiamo la batida, un territorio, un’area in cui gira ogni pastore. Non posso andare da un’altra parte, se è la batida di un altro! E non abbiamo bisogno che sia la Regione a parlare con i contadini, quello lo facciamo noi come abbiamo sempre fatto. In primavera sui prati non si può andare, da sempre si va lungo i fiumi, e se adesso il Parco mi da una cartina con tutto rosso, tutto vietato, io non so dove andare! Bisogna far sparire quel rosso, non serve altro!“. Si parla e si parla, ma alla fine non può essere da quell’incontro che si porta a casa un risultato. Solo il futuro (e la determinazione di qualcuno ad andare avanti) potrà dire se si riuscirà a creare una nuova associazione, anche estesa ad altre regioni, come il Piemonte, oppure no.

Massimo in alpeggio ha capre, pecore e qualche vacca. Produce anche formaggi (vaccini e caprini), che vende ad un commerciante. Antonella infatti mi racconta che di lì non passa nessuno, è impossibile pensare di vendere in alpeggio. Scendere a far mercati è ugualmente problematico, la strada è lunga, uno sterrato non facile, non vale la pena affrontare il viaggio, meglio la vendita sicura in blocco di tutto il prodotto.

Il mondo degli alpeggi cambia… Se certi gesti, certe esigenze, restano quasi immutate, anche a queste quote i dibattiti riguardano gli affitti delle montagne, la burocrazia, le difficoltà, le mille complicazioni che la nostra era estende anche ai mestieri più antichi. Massimo ha tante idee e buona volontà, ma il dubbio fondamentale è principalmente uno: avranno voglia i pastori di impegnarsi in questa associazione? In passato più volte si è tentato di fare qualcosa, ma per diversi motivi gli esiti non sono mai stati positivi.

Nella stagione invernale ha cercato di ritagliarsi una zona spostandosi a Ferrara, dove c’era qualche spazio libero, cosa che invece mancava in Lombardia. Adesso il gregge è interamente in alpeggio, a monte rispetto alla baita. Dopo aver provato con pecore di razze da carne, ha acquistato pecore bergamasche. Conosce bene molti pastori, anche in Piemonte, e la sua intenzione sarebbe appunto quella di coinvolgere anche loro nel progetto associativo. “Come Associazione poi possiamo incaricare dei professionisti che presentino dei progetti. Dobbiamo ottenere risultati che servano a tutti.

Oltre alle pecore, c’è il gregge degli agnelloni, quelli che verranno venduti per la festa dei mussulmani. I pastori, da queste parti, li separano dal resto del gregge, in alcuni casi non li portano nemmeno in montagna, ma li tengono in pianura tutto l’anno. La gestione della pastorizia è un po’ diversa rispetto al Piemonte, ma ve ne parlerò nei prossimi giorni, continuando presentandovi anche gli altri pastori che ho avuto modo di incontrare in questa breve trasferta.

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