Tutta l’erba a disposizione, ma…

In molti mi stanno chiedendo dettagli su quello che ho visto in Svizzera, anche i pastori delle mie parti sono molto curiosi, sia per quello che riguarda gli animali, sia il lavoro del loro amico/collega, sia… per i pascoli! L’erba del vicino è davvero più verde?

Quel mattino pioveva. Nella notte era caduta un po’ di neve, ma le temperature si erano rialzate. Bisognava andarsene al più presto da quel prato. Le reti erano già state raccolte e caricate sugli asini. Come funziona il pascolo vagante lì in Svizzera? Ogni pastore ha una sua zona, quindi in quel territorio non c’è concorrenza di altre greggi.

Praticamente tutti i prati possono essere pascolati, solo alcuni contadini vengono a dire al pastore di non entrare in un certo pezzo, ma si tratta quasi di eccezioni. Non c’è la necessità di andare “a chiedere l’erba”, ma ci si sposta via via durante la giornata.

Apparentemente, a parte qualche campo coltivato a cereali o a colza, entrambi da evitare, il resto sembrerebbe tutto da pascolare. Il pastore però ovviamente sa distinguere le differenze. Ci sono i prati vecchi, molti dei quali poco appetiti da queste pecore, vuoi per la qualità dell’erba, vuoi perchè molti sono già stati concimati con liquami. Poi ci sono i prati “di copertura”, ma anche lì il foraggio non è un granché. Ciò che si cerca, sono i prati nuovi.

Quindi spesso sembra di avere intorno distese quasi infinite da pascolare, ma quando sposti il gregge da un pezzo all’altro, gli animali non abbassano nemmeno la testa per mangiare, così sai che devi proseguire oltre. A volte il pastore cerca di insistere, quando nel pezzo c’è tanta erba, ma se le pecore sentono l’odore del liquame, anche se sparso mesi prima, pascolano di malavoglia.

Invece il gregge deve mangiare sempre, gli animali devono ingrassare!! Mentre si cercano buoni pascoli intorno al paese, è un continuo via vai di visitatori. Mamme con bambini, bambini da soli, signore di mezza età che portano pacchetti di pane duro, biscotti secchi da dare agli animali. Via via durante i giorni in cui sono rimasta là, ho visto un susseguirsi di episodi simili, persone che vengono a salutare il pastore, chiedono quante sono le pecore e portano chi il caffè ed i biscotti, chi addirittura il pranzo caldo.

Mentre il gregge mangiucchia un pezzo meno peggio degli altri, il pastore va a fare un giro per rendersi conto di cosa c’è sotto la neve. E’ il secondo anno che passa da queste parti, quindi inizia a conoscere il territorio, ma comunque bisogna andare a vedere che erba c’è nei prati, capire dove invece sono campi, e con la neve le cose si complicano, anche se adesso ce n’è poca e piove pure. Dopo si riparte, per vedere se ci sarà qualcosa che incontrerà maggiormente i gusti del gregge.

Si passa a fianco di una grossa stalla, con annessa villa/residenza degli allevatori. Si allevano capre e vacche. Impossibile non notare l’ordine, la pulizia, la bellezza delle strutture. Nonostante i trattori parcheggiati sul retro, non c’è nemmeno fango sull’asfalto e sul cemento davanti all’azienda. Per non parlare della totale assenza di ciò che, ahimè, molto spesso circonda le cascine in Italia: pezzi di macchinari, cose che restano lì “perchè possono sempre servire”, nylon, bidoni…

Si passano numerosi prati, tutti di qualità non eccezionale, intanto non smette di piovere. Il pastore continua ad andare a vedere più avanti, da una parte e dall’altra tra le colline, per scovare uno di quei “prati nuovi” in cui le pecore finalmente possano riempirsi la pancia a dovere. Non che siano digiune, altrimenti non starebbero così ferme. Spiluccano, qualcuna rumina, gli agnelloni giocano, ballano sulla pista pedonale e ciclabile.

Il pastore torna dal giro in avanscoperta poco soddisfatto. Non ha trovato cosa cercava, ma comunque ha deciso quale direzione prendere. Si lasciano perdere alcuni pezzi in una valletta laterale tra le colline, inutile andare in là senza certezze che gli animali mangino poi come si deve.

Si passano velocemente alcuni prati, poi ci si sposta ancora. Fa quasi impressione, pensando a quanto invece starebbero ferme delle pecore nostrane in spazi così estesi. Qui la finalità non è il mantenimento, ma ingrassare gli animali.

Finalmente, verso sera, in una valletta tra le colline, sempre sotto la pioggia, si trova IL prato, quello che consentirà di concludere in modo soddisfacente la giornata. Gli animali si fermano, abbassano la testa e brucano senza guardarsi intorno. Ciò è un sollievo per il pastore… che può andare appena più avanti a preparare il recinto per la notte.

Quando ritorna, vado a fare due passi. Il gregge è sempre là che pascola, io cammino veloce (per scaldarmi) sulle stradine asfaltate e, in parte, sterrate che attraversano le colline, uniscono le cascine isolate ai paesi e sono percorse da numerose persone. Chi corre, chi porta a spasso il cane, chi fa una passeggiata mano nella mano, chi sale e scende in bici, in un clima di generale rilassatezza, anche sotto la pioggia, senza ombrello, bambini e anziani.

Volevo infine mostrarvi i tubi, ancora presenti sui prati, che tagliano diagonalmente i pendii. Laddove non si può passare con il trattore e la botte a spandere i liquami, i mezzi si fermano sulle strade e il concime viene distribuito attraverso questi tubi. La speranza è che non sia ancora stato fatto ovunque questo lavoro… Il meteo annuncia neve per la notte e per il giorno successivo.

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