Un comportamento innato

Chi legge questo blog non ha più bisogno di sentirselo dire e raccontare, chi alleva animali ancora meno, ma… il mondo virtuale è sconfinato e fare informazione non è mai sbagliato. Soprattutto quando c’è tanta cattiva informazione e disinformazione.

Per il mio futuro libro sulle capre (ma ci andavo già anche prima), sto girando spesso per “Battaglie delle capre”. Manifestazioni dove gli allevatori portano i propri capi migliori. Sono capre di razza valdostana, con le corna, e sono le femmine a battersi (l’altro giorno una signora pensava fossero maschi, quindi specifico anche questo).

Queste immagini sono riferite alla battaglia che si è tenuta a Gressan (AO), un paio di settimane fa. Al mattino gli animali vengono iscritti e pesati, per definire la categoria in cui parteciperanno (un animale di 90 kg non viene fatto scontrare con uno di 50 kg), poi le varie fasi delle eliminatorie si tengono al pomeriggio.

 

(video di E.Marquis)

Contrariamente a quel che qualcuno può pensare, non c’è niente di imposto dall’uomo (nè tanto meno di cruento) in queste “battaglie”. Prima di mostrarvi immagini della battaglia tra questi animali, volevo invitarvi a guardare questo video, dove si vedono due capretti che “si scontrano” mentre sono al pascolo con le mamme. Hanno meno di un mese, ma guardate con che determinazione fanno le prove di quello che, in futuro, sarà un metodo per stabilire la supremazia nel gregge.

Queste invece sono capre adulte durante la battaglia in campo. Non sempre le due “contendenti” si battono, alcuni incontri terminano praticamente senza un vero e proprio scontro. Man mano che si procede nelle varie fasi, è più facile assistere ad incontri visivamente più belli.

 

Ecco un altro video, di un combattimento particolarmente interessante, durante la battaglia di Pont Saint Martin (AO) di domenica scorsa. Potete vedere come non ci sia proprio niente di violento e/o pericoloso per gli animali. Soprattutto è semplicemente quello che accade spontaneamente in ogni gregge di capre.

Le capre che partecipano a questi incontri sono particolarmente seguite dai loro allevatori. Guardate la gioia di questa ragazza dato che la sua capra è risultata reina di categoria… Questione di passione, una passione che inizia da bambini!

Mentre assistevo alla battaglia di Gressan, ho sentito una mamma promettere alla figlia un giorno di vacanza da scuola per festeggiare la vittoria della propria capra. Molti non capiranno, ma è come la passione per uno sport. C’è chi tifa per una squadra di calcio e chi per il proprio animale, allevato con tutte le attenzioni e anche con sacrifici, per 365 giorni all’anno.

Pastorizia in giro

Prima di Natale era stata da me Anna Kauber, appena all’inizio del suo viaggio tra donne e pastorizia. Continuo a seguirla su Facebook (Progetto Articoltura), mentre prosegue la sua avventura alla scoperta delle storie femminili di questo mondo. Adesso è in Sicilia, ma ha pubblicato un video dell’intervista realizzata qui in Piemonte.

MARIA PIA VERCELLA MARCHESE from anna kauber on Vimeo.

E’ una “vecchia conoscenza”, la mia amica Maria Pia. Un piccolo assaggio di quello che sarà il lavoro di Anna, un video con tutte queste storie.

Attingo invece alle immagini inviatemi da Leopoldo la scorsa estate. Queste hanno come sfondo dei panorami davvero eccezionali. “Ho allungato le ferie di un giorno (le mie ferie sono sempre di 4-5 giorni)
per fotografare Fabio che discendeva con il gregge. Certo si potevano fare foto migliori, ma, il percorso per arrivarci è molto lungo, le pecore quando partono non si fermano più. Non si può ripetere la scena. Farò meglio speriamo, l’anno prossimo.
E’ uno spettacolo unico vedere il gregge che scende lungo il sentiero del Rifugio Mulaz, sotto le Pale di San Martino. Sarebbe bello girare un film su questi giovani pastori… C’era anche Alice Masiero.

(immagini di L.Marcolongo)

Prossimamente avrò di nuovo mie immagini di pascolo vagante da mostrarvi, dal momento che sta arrivando dalle mie parti il gregge di un amico, quindi avrò occasione di andare a dargli una mano. Sembra quasi incredibile, ma è già passato un altro anno e… tutti stanno già di nuovo pensando alla salita in alpeggio, alle transumanze.

Articoli, foto, video…

Mentre cerco di organizzarmi per andare avanti con le interviste per il libro sulle capre, eccovi un po’ di materiale che ho visto passare qua e là. Rimanendo sul tema delle donne allevatrici, due articoli: uno riguarda delle conoscenze dirette (Roberta & Roberta), l’altro ci porta in provincia di Treviso.

Anche un video, il trailer di un documentario etnografico su donne e allevamento in Val d’Aosta.

Poi gustiamoci una selezione di foto dell’amico Leopoldo. Maggio 2015, risalita verso la montagna del gregge di Fabio Zwerger al Lago del Corlo (Arsiè-BL). “Luoghi magici, fuori dai grandi percorsi turistici, dove le pecore transitano, come da sempre, convivendo con gli uomini senza problemi.

(tutte le immagini sono di L.Marcolongo)

La stagione della transumanza e della montagna sembra ancora così lontana… ma sta arrivando. Tra due mesi ci sarà già chi inizia ad incamminarsi verso le valli.

Perchè le capre?

Ci hai sempre parlato di pecore e poi ti sei presa delle capre…“. Esatto, è andata proprio così. Visto che me l’avete già chiesto più volte, adesso vi spiego come mai. Così do anche dei suggerimenti a chi, ogni tanto, mi scrive chiedendo dei consigli: “Ho un pezzo di terra, ho un giardino, ho un bosco… vorrei prendere degli animali.

Prendere degli animali non è mai un qualcosa da fare alla leggera. Vale per gli animali da compagnia più classici, cani e gatti, a maggior ragione vale per altri animali come gli erbivori che, oltre alle esigenze alimentari, presentano vincoli legati alle normative che regolano gli allevamenti. Per quanto il numero di capi sia esiguo, capre e pecore vengono comunque venduti con marche auricolari che li identificano, pertanto chi li acquista deve avere un codice di stalla (e una stalla! autorizzata dall’asl). Una volta che si è in regola con le strutture e la burocrazia, allora si può procedere alla scelta.

Io… ho preso delle capre. Ho preso delle capre per vari motivi. Innanzitutto il tipo di territorio dove posso tenerle. Le capre hanno esigenze alimentari diverse dalle pecore. Le capre mangiano volentieri le foglie, quindi in una zona dove i boschi sono prevalenti rispetto ai prati, è possibile alimentarle al meglio. Una pecora qui non riuscirebbe a mangiare a sufficienza.

Nei boschi, in questa stagione, le capre mangiano anche castagne e ghiande (l’autunno quest’anno è stato abbondante di questi frutti), che rappresentano per loro una fonte energetica più che mai soddisfacente per nutrirle anche quando manca il foraggio (erba). Non bisogna esagerare, ma… a differenza delle pecore, le capre hanno minore tendenza a far indigestione, sanno regolarsi e passare quando è necessario ad altri alimenti.

Oppure si fermano a ruminare e riposare, per poi riprendere il pascolo nel prato quando lo riterranno opportuno. A parte l’annata straordinaria (quante volte c’è stato questo clima nel mese di dicembre?), normalmente da queste parti, a questa stagione, delle pecore difficilmente si sazierebbero al pascolo. Sarebbe necessario intervenire abbondantemente con foraggio secco in stalla, se non si ha la possibilità di portarle in prati dove vi sia erba.

Il cane da pastore ce l’ho, ma con quattro capre potrei definirlo superfluo (non diteglielo! è indispensabile per me come compagnia!! Ma dal punto di vista “lavorativo”, posso affermare che “giochiamo” entrambi, fare i pastori è un’altra cosa). Sono comunque molto più semplici da condurre e gestire quattro capre che non quattro pecore. Avessi acquistato degli ovini, ho seri dubbi che, a pochi giorni dall’acquisto, questi mi avrebbero seguita al pascolo senza problemi.

In questo mese e mezzo mi è già capitato di essere al pascolo con un cane e due gatti come aiutanti, trovandomi a vivere scenette di una certa comicità. Certo, si possono anche prendere degli animali con una finalità “paesaggistica”, cioè come manutentori del territorio, ma il vero spirito della pastorizia sta nella passione. Così come cani e gatti, sono animali (non dimentichiamolo! non hanno le esigenze di un umano o di un cucciolo d’uomo!!), ma è possibile instaurare con loro un rapporto affettivo.

Certo, possiamo prendere questi animali, “metterli lì”, alimentarli e non sviluppare alcun sentimento nei loro confronti. Penso però ciò sia estremamente difficile. Sono loro stessi a cercare il contatto con l’uomo. Se poi si sta al pascolo, si impara a conoscerli uno ad uno, il loro carattere, le loro particolarità. Sicuramente le capre in questo possono dare molto più che non le pecore. Le mie non sembrano amare particolarmente lo stare nelle reti. Certo, mangiano, ma… molto meglio andare al pascolo in mia compagnia! Le definirei molto viziate…

La più piccola, Bisou, è stata battezzata grazie ad un bacetto che m ha dato la prima sera dopo il suo arrivo. Ha capito che, in virtù del suo essere piccolina, le dedicavo qualche attenzione supplementare, quindi ha imparato a rientrare in stalla mentre le altre escono, quando preparo la mangiatoia e metto un po’ di pane secco e fioccato, la sera. Così mangia qualche pezzetto in più prima delle compagne (altri vizi!). Sono animali, ma sono furbi!

E così, giorno dopo giorno, in questo strano autunno che sta scivolando verso l’inverno senza pioggia, senza neve e con temperature troppo alte, si va al pascolo, facendo attenzione quando si è sotto alle piante di ulivo (il clima cambia e così da queste parti, dove un tempo predominavano i meli, adesso hanno piantato ulivi…).

Chissà se si andrà avanti a pascolare fuori o se arriverà la neve? Le scorte di fieno ci sono… Sono aspetti da non trascurare quando si decide di tenere degli animali. Molti pensano di avere una riserva di pascolo infinita solo avendo un grosso giardino. Ma gli animali mangiano… e le capre sono esigenti, non brucano tutto quello che ad un occhio non esperto può sembrare “erba verde”.

Quindi ho preso le capre per il posto dove le tengo, le ho prese per il loro carattere… Perchè è bello il gregge bianco di pecore, ma come ho sempre detto, le capre hanno più carattere, nel bene e nel male. Queste ogni tanto mi deliziano con le loro battaglie e i loro giochi. Dove sono quelli che pensano che le “battaglie” siano un’imposizione dell’uomo?

Guardate questo video. Io ero solo una spettatrice, insieme al mio cane che mugola la sua disapprovazione in sottofondo… Perchè le ho prese? Perchè mi piacciono…!!

Sempre peggio

Fiere e mostre zootecniche sono, da sempre, un’occasione per chi fa il mestiere dell’allevatore, per concedersi una giornata durante la quale stare in compagnia, confrontarsi con i colleghi, avere l’occasione per vedere animali, attrezzature, concludere affari… Sappiamo cosa vuol dire fare l’allevatore, quali orari e quali “sacrifici” comporta. Ritagliarsi una giornata o anche solo poche ore per andare alla fiera non è facile. Sono tempi difficili, questi. Spese molte, valore dei tuoi prodotti, poco. Il nervosismo serpeggia per le difficoltà nel tirare avanti. Uno vorrebbe un minimo tirare il fiato e godersi un giorno di festa, e invece…


Guardate questo video pubblicato da un qualche gruppo vegano. Riguarda la recente fiera svoltasi a Carmagnola (TO) lo scorso fine settimana, in cui degli attivisti hanno pesantemente disturbato lo svolgersi della manifestazione. Queste le loro spiegazioni sulla pagina facebook “Fronte animalista” da cui lanciano i loro proclami: “Abbiamo messo in atto varie azioni di protesta e di disturbo del “lavoro” degli allevatori, che in tutta tranquillità all’interno dei capannoni caricavano a suon di bastonate i bovini sui camion e li lasciavano ammassati per più di un’ora nel terrore e nella scomodità assoluta. Tutti quanti abbiamo visto gli occhi di quei poveri animali… evidentemente i loro aguzzini sono totalmente impenetrabili a questi sguardi di dolore. Nel frattempo alcuni volontari M.e.t.a. sono entrati nel capannone che ospitava gli animali per controllare eventuali irregolarità e ovviamente ne sono state riscontrate parecchie, tempestivo l’intervento dei veterinari che hanno provveduto a sistemare la situazione. Chiaramente grazie alla nostra protesta la tensione all’interno della fiera si è alzata: gli allevatori hanno cercato lo scontro e noi non ci siamo tirati indietro nell’esprimere a quella gente tutto la nostra indignazione. Carmagnola, ti abbiamo dimostrato che finchè ospiterai certe iniziative non c’è proprio nulla da festeggiare: noi vediamo quegli animali per quello che sono, ovvero degli schiavi condannati a morte senza aver commesso nessuna colpa. L’unico e solo colpevole è l’egoismo umano, la sete di soldi, la gola ed il muro di indifferenza e menefreghismo di ciascuno di noi.

Tutto ciò è vergognoso. Questa gente non capisce nulla di allevamento (d’altra parte non lo considerano nemmeno un lavoro, a leggere le loro parole), non sanno cosa sia la passione e come gli allevatori abbiano cura dei loro animali. Se vi sono singoli casi negativi e irregolarità, esiste chi di dovere per far rispettare la legge. Che gli allevatori abbiano “cercato lo scontro”… mi fa un po’ ridere. Cosa farebbe chiunque di noi di fronte agli insulti di questi personaggi? Se questi attivisti avessero semplicemente messo un banchetto e fatto informazione, non ci sarebbe stata tensione. Potevano… che so, offrire cibo vegano. Non sarebbe stata un’idea migliore? Ma dal tono delle loro parole e dall’atteggiamento in generale di queste persone (non dico di tutti coloro che fanno una scelta alimentare di un certo tipo, ma di chi, con fanatismo, segue una causa in modo dogmatico, senza ragionare affatto), solitamente lo scontro le cercano proprio loro.

Vai a spiegare ad un’animalista perchè questa capra, qui fotografata mentre allatta i suoi due capretti, è legata. “Se non le lego tutte subito appena entrano, si ammazzano! Con quelle corna si ammazzano proprio! Devo metterle il più lontano possibile una dall’altra. Per quello non ne tengo di più… Sono fatte così, è carattere loro.” All’aperto l’animalista protesta per le povere bestie all’aria ed alla pioggia, in stalla legate per carità… Ovviamente secondo queste persone non bisogna allevare e basta.

Ma nessun animalista può immaginare quanti sforzi e sacrifici ha compiuto il pastore per salvare ogni singolo capretto, quanto tempo ha dedicato loro, quanto soffriva nel vederli stare male. Avessero sentito la sua voce gioiosa quando mi ha telefonato, passato il periodo critico, per dirmi che erano tutti vivi, che era riuscito a guarirli dalla diarrea e dagli altri problemi da cui erano afflitti. Questo è l’allevamento e allevare vuol dire amare i tuoi animali. Poi verrà il momento che te ne separi, che li vendi o che li porti al macello. Ma è la vita, è la natura, così come il predatore insegue e uccide la preda. L’uomo, anch’esso animale, non uccide con tutte le sofferenze che il gatto infligge al topo, per nutrirsi. Ha messo a punto meccanismi e regole di tipo sanitario ed etico per la macellazione.

Non so se mi cascano più le braccia o piuttosto mi innervosisco nel veder circolare le prime immagini con i soliti proclami in occasione della Pasqua. Quanta ipocrisia… Anche chi mangia il panino al prosciutto, diventa animalista di fronte all’agnello o al capretto cucinato per Pasqua. La mia idea la sapete, mangiate questa carne tutto l’anno e non solo a Pasqua e Natale!! Evito ulteriori parole verso chi sposa queste campagne senza capire niente di allevamento, ho già detto tanto in passato anche su questo blog. Ribadisco ancora una volta il mio punto di vista: mangiate meno carne, ma mangiatela buona, allevata in modo sostenibile, allevata in Italia. Come ha scritto ieri una ragazza su facebook (e la foto è già stata condivisa centinaia e centinaia di volte): “A Pasqua salva un pastore… mangia un agnello“. O un capretto. O un agnellone, o un castrato…

Ebbene sì, ancora lupi

Non è a cuor leggero che riprendo l’argomento. Se tutte le parole dette sul tema lupo fossero state fatti concreti, oggi il problema sarebbe risolto. Invece siamo ancora qui, noi a cercare di far valere le nostre ragioni, altri a diffondere notizie non sempre basate sulla verità. Ma perchè parlare di lupo adesso?

Perchè, ormai è ufficiale, almeno uno dei luoghi comuni è stato definitivamente sfatato. Il lupo non è solo più “cosa di montagna”, relegato lassù tra le vette, i valloni, le nebbie, i cespugli. Già lo sapevano gli abitanti dei fondovalle, già lo dicevano in molti anche nei paesi al limitare con la pianura. Qui dove abito io l’hanno visto e sentito più volte, hanno trovato le sue tracce e i resti dei suoi pasti. Qualche anno fa era stata trovata una lupa morta dalle parti di Trana (TO), ma erano ancora sempre boschi, luoghi “selvaggi”. Adesso invece un lupo è stato investito tra Airasca e Volvera. Pianura. Strade. Fabbriche. La città di Torino a poca distanza.


Qui vedete il video, che dovrebbe convincere anche quelli che “…sono tutte storie, sono solo cani randagi. Il lupo ha paura dell’uomo, il lupo sta solo in montagna…“. E questo è stato solo uno di quelli sfortunati, perchè chissà quanti, di notte, si spostano sul territorio senza che nessuno se ne accorga! E poi comunque, sulla paura dell’uomo, diciamo pure ce la cosa è reciproca. Smettiamo di raccontarci favole da una parte e dall’altra! Così come c’è il lupo che scappa, c’è quello che ha paura che il lupo lo mangi mentre va per funghi.


Poi c’è chi lo filma dal balcone di casa mentre sta mangiando un cervo, com’è successo a Villaretto, in Val Chisone (TO). Entrambi qui non avevano paura, no? Quindi non è un bugiardo il pastore che afferma che il lupo attacca anche in pieno giorno, con lui presente. Su questo adesso siamo tutti concordi, no?

Proprio in questi giorni finalmente sono riuscita ad avere una civilissima discussione on-line in un gruppo facebook di appassionati di montagna. Il gruppo si chiama “Lo splendore dei monti e delle valli della provincia di Cuneo” e di seguito vi riporterò alcune delle opinioni pacatamente espresse. Per una volta nessun integralista, ma persone vere amanti della montagna e della natura che capivano o comunque erano disposte ad ascoltare i problemi e le esigenze dei pastori. Perchè il punto è questo. Il pastore ama gli animali, anche quelli selvatici. Ma vuole anche poter fare il suo lavoro in modo civile, decente. Vivere in modo consono al XXI secolo anche quando è a 2000 e più metri di quota. E si infastidisce non poco quanto sente quali cifre vengono stanziate per i progetti riguardanti il lupo, soprattutto pensando a quanto deve spendere/quanto non guadagna lui per provare a “convivere” con il predatore.

Bisogna andare oltre il discorso delle perdite nude e crude. Per la maggior parte dell’opinione pubblica, tutto si chiude lì. Tot capi uccisi, tot rimborso e il pastore non deve più aprire bocca. Non sto a ripetere tutto quello che ho scritto in passato, basta che andiate indietro sui post con l’argomento lupo e trovate tutto. Bisogna smetterla anche con il “…tanto il pastore alleva per macellare le bestie“.

Vorrei tanto che finalmente l’informazione, i famosi “media”, iniziasse a presentare la realtà in tutte le sue sfaccettature. Raccontare qual è il lavoro e la vita del pastore in montagna e non solo, cosa significa utilizzare recinti e cani da guardiania, informare su come comportarsi in presenza di questi cani e spiegare perchè non possiamo più farne a meno. Smetterla con la storiella del numero ridotto di lupi, specie a rischio di estinzione. Perchè se fossero così pochi non se ne andrebbero a spasso per le valli e la pianura a cercare nuove zone da colonizzare! Fare vera INFORMAZIONE a tutto tondo, senza essere di parte, senza escludere niente. Solo così ci si potrà confrontare e si potranno trovare soluzioni. Gli estremismi, i gesti tipo la testa di lupo mozzata ritrovata in Toscana, non portano da nessuna parte.

Far capire qual è il sentimento che lega il pastore ai suoi animali e perchè vuole difenderli a tutti i costi. In quella discussione di cui vi parlavo, i lettori (non allevatori, ma semplici amanti della montagna) hanno espresso opinioni del genere: “Una politica seria dovrebbe aiutare con incentivi seri per l’acquisto di dotazioni che vi permettano di difendervi e rimborsi adeguati non elemosine a chi  fa questo lavoro duro“.

O ancora: “Ora il gioco è un’altro, saper governare la presenza del lupo in modo da non mettere in pericolo la sopravvivenza delle attività agricole montane. So di dire delle cose che urtano la suscettibilità di molti, ma quando si stanziano fondi ingenti per progetti come quello che riguarda il lupo si dovrebbe in qualche modo prevedere una serie di misure tese a compensarne i danni che inevitabilmente qualcuno è destinato a subire. Quando sento parlare di migliaia di lupi sulle nostre valli mi chiedo chi ha battuto la testa, ma quando sento parlare di 5 esemplari in provincia di Cuneo mi chiedo a chi giova negare l’evidenza. Qui se si vuole trovare una soluzione occorre darsi una bella regolata sia da una parte sia dall’altra perchè sennò si finirà per veder morire da un lato le attività pastorali (già ben minate dalle politiche agricole deleterie degli ultimi anni) oppure dall’altro lato il lupo; inutile nascondersi dietro a un dito. A mio avviso che arrivi dall’Appennino oppure dal parco del Mercantour come affermato in un incontro organizzato dal parco Alpi Marittime non pare così influente se vogliamo salvaguardare sia il lupo sia le poche attività (r)esistenti in montagna.

Secondo me la questione andrebbe minimizzata da entrambi i lati. Il lupo non è un problema, e non dev’essere un problema. Il lupo c’è? Bene, benissimo anzi. Ogni tanto attacca? E’ normale, così come è normale e giusto che i pastori si difendano, punto. Fine del problema. Quelli (i pastori) che conosco fanno così, senza sollevare troppo rumore e troppa polvere; parlo di gente che sale in alpeggio a maggio e torna giù a settembre eh, non di finti pastori che la notte vanno a dormire a casina dalla moglie; e non organizzano nessuna “caccia al lupo”, vivono nel rispetto reciproco territoriale l’uno dell’altro. Del resto non c’è apprendimento migliore di quello empirico, e il lupo deve apprendere che avvicinarsi a malghe, greggi e mandrie può essere pericoloso, meglio cacciare altrove.

Mi domandavo… Ma non è possibile creare un qualcosa, un gruppo, un movimento di opinione popolare, così come succede in Francia, di persone che capiscano davvero cosa significa il “problema” lupo? Persone che possano parlare e diffondere la realtà ben più di quanto riesce a fare un pastore, impegnato 365 giorni all’anno dal suo mestiere, 24 ore su 24. C’erano anche degli accompagnatori naturalistici, in quella discussione, ed uno di loro in privato mi scrive: “Io nelle mie uscite con i gruppi affronto spesso il tema, mi piace che la gente abbia una percezione di pro e contro“. Non come quell’accompagnatore che, replicando con astio a dei miei commenti, scriveva di evitare accuratamente gli alpeggi e sconsigliava l’acquisto di prodotti d’alpe laddove vi fosse un pastore che si era lasciato scappare affermazioni contro il lupo! Pensiamoci tutti su e, se condividete queste mie idee, iniziate tutti a fare qualcosa, nel mondo virtuale di internet e in quello reale. Grazie!

Quante cose non ho detto!

Non so se sia normale, dopo un’intervista in TV, radio, ecc avere mille rimpianti per tutte le cose che si sarebbero potute dire e che invece in quel momento non sono venute in mente.


Ecco il video della mia intervista di ieri presso gli studi di TV2000, per chi ancora non l’avesse visto. A parte il fatto che si sarebbe parlato della pastorizia con la neve (da cui le immagini che avevo inviato affinchè fossero usate come sfondo), non avevo avuto alcuna informazione sui temi dell’intervista. Un’occasione persa? Tra le tante, quella di dire che, nella mia non-giornata tipo (il conduttore è tornato due volte sull’argomento, ma io non ce l’ho una giornata “tipo”!) si cerca  se possibile di trovare tempo per aggiornare il blog. Sarà per un’altra volta… anche se spero di cambiare TV, a questo punto!!!

Ancora disinformazione sul mondo zootecnico: Striscia la Notizia, vergogna!!!!

Non è la prima volta che mi trovo ad indignarmi per servizi di Striscia la Notizia, in particolare quelli del sedicente amico degli animali Edoardo Stoppa. Trovo già indisponente l’atteggiamento tipico di una certa categoria di “animalisti”, quelli che confondono gli animali con i bambini o comunque con gli esseri umani in generale. Queste persone si riferiscono a qualsiasi essere vivente del regno animale con vezzeggiativi e diminutivi: “cagnolini, cavallini, gattini, mucchine” eccetera. Parlando di loro allora dovremmo forse dire: “bambini”? No, sono adulti, ma vivono in una dimensione che ha ben pochi legami con la realtà del mondo reale, in particolare quello animale, dal quale anche noi proveniamo. Avrei da parlare per ore di questo argomento, ma oggi concentriamoci sul servizio andato in onda venerdì sera (27 dicembre 2013) durante il noto “TG satirico”. Qui il video, per chi se lo fosse perso.

Dietro segnalazione di alcune persone ignoranti, che nel video parlano di “battaglia indotta”, “si addestrano le mucche”, “spettacolo per il divertimento umano come il palio, il circo…”, la troupe è andata alla finale di Aosta della Battaglia per dare una sua versione della cosa. Chi conosce questa realtà, si è indignato, arrabbiato, infuriato! Chi non la conosce e ha preso per oro colato quanto veniva detto (tra “bastonate” agli animali, vacche “stressate” solo perchè si grattano per terra, un etologo che non ha mai visto come si comportano gli animali liberi al pascolo – si picchiano le vacche, le capre, a volte anche le pecore!), ora pensa che in Val d’Aosta ci sia una versione della corrida da vietare assolutamente, indignandosi per quanto siamo ancora barbari in Italia.

Ci sono già risposte ufficiali per esempio qui. Volevo dirvi come la pensavo io, ma poi stamattina ho letto vari commenti su Facebook, di amici Valdostani e Piemontesi appassionati dell’argomento, così ho pensato che forse sarebbe stato meglio lasciare a loro la parola. Non ho censurato o cambiato nulla, come potrete vedere. Intanto, per chi volesse entrare in questo mondo, ecco un blog con tante magnifiche foto.

Scrive, praticamente in diretta mentre guarda il servizio, Fabio: “siamo proprio dei mostri di crudeltà in val d’aosta dato ke facciamo battere le mucche nere…. mamma mia quante balle x far audience!! le addestriamo, le picchiamo, le costringiamo a combattere con la forza…. pensate ke le leghiamo con le catene…. xkè una volta usavano lo spago ma andava sempre rotto. e tutti con in mano un bastone in mano…. già, pensate un po’ ke cattivoni ke siamo!! “e la fila x le scommesse clandestine”…. ahahahah ‘a coglione di uno stoppa, quella è la fila x andare a bere al bar, scemoooooo!! 🙂 andaste a vedere ki maltratta davvero gli animali, non ki dedica la propria vita a loro…. facendo sacrifici su sacrifici x portare avanti un lavoro ormai “scomodo” x tanti!! caro stoppa, dedicassi tu la passione ke mettono certi allevatori x i loro animali, sicuramente non ci sarebbero servizi tanto squallidi come quello appena visto da tutta italia… servizi ke x fare “scoop” infangano il lavoro e la vita degli altri!! vergognosooooo!!


Forse più di tutti parla questo video, un’intervista a Simona Porliod, pubblicato su youtube con queste informazioni: “Video intervista sulle Bataille de Reines in Valle d’Aosta. Questo filmato è stato svolto per dimostrare l’attaccamento dei giovani valdostani alla propria regione e alle proprie tradizioni. E’ infatti la conclusione di un’analisi effettuata nel corso di Lingue e Comunicazione dell’Università della Valle d’Aosta.  La colonna sonora non poteva non essere la canzone di Lady Barbara, Ma Reina. Buona Visione Alice, Katya e Joara“.

Sulla pagina Facebook “Blog reinesvaleedaoste” si è scatenato un vero putiferio. Mathieu: “hanno totalmente omesso ogni notizia in questo servizio! quel giorno hanno intervistato Clos per un bel momento, che gli aveva spiegato tutto come si deve e non l’hanno messo! Si sono inventati che noi facciamo scommesse, hanno fatto solo vedere qualche mucca un po più ‘breva’, hanno interpellato una specie di ‘Etologo’ che vorrei proprio sapere chi cazzo è, perché all’università di Etologi che insegnano ce ne sono molti e TUTTI trattano le batailles in quello che è il normale comportamento bovino! un vero schifo!

Fabrizia: “DEVONO intervenire i veterinari, SOLO loro hanno l’autorità per stabilire se e quando si va ad influire sul benessere animale, ci fanno una testa tanta in facoltà su ciò che è benessere e ciò che non lo è….è ovvio che ognuno tira l’acqua al suo mulino…gli animalisti poi…lasuma perde..però bisogna parlare con coscienza e conoscenza..sicuramente ci sono allevatori che se ne sbattono…perchè è cosi purtroppo, ma sono come in tutte le circostanze, le mele marce.. non va fatta MAI di tutta l’erba un fascio, chi lo fa per passione nei confronti di questi animali mai si sognerebbe di farli star male… hanno sbagliato a Striscia xk hanno fatto vedere solo ciò che volevano…

Jerome: “Che baggianate che hanno detto… Vengano a vedere quando le mucche escono la prima volta, dopo un lungo inverno dalle stalle, che si battono da sole…“. In tanti poi si domandano perchè il servizio sia stato montato ad arte, infatti di interviste ne erano state raccolte molte, mai andate in onda. Cristina: “secondo me dovrebbero fare sentire le altre interviste che hanno fatto, quelle che VOLUTAMENTE non hanno fatto sentire. Come mai durante gli altri servizi fatto parlare sempre i responsabili e in questo servizio no? perché non avrebbe fatto notizia

Anche i Piemontesi partecipano al dibattito in modo molto sentito, visto che questa tradizione è molto diffusa anche in una vasta area del Piemonte. Mario: “il fatto è che c’è gente che non capisce nulla ,e facendo cattiva informazione faranno passare gli allevatori come esseri senza cuore,attaccati solo al denaro ,insensibili e purtroppo io sono senza peli sulla lingua e non sopporto chi vuole fare il maestro senza capire nulla .Se non ci fossero Le Combats e venissero vietati il 90 % delle reine finirebbero in salami e tanti giovani ,sopratutto in montagna lascerebbero l’agricoltura“. Luca: “ma quei pagliacci di striscia la notizia si sono mai fatti un giro sui nostri pascoli in primavera, dove le reines in natura si affrontano per stabilire chi è il capobranco? si saranno accorti che nel loro combattimento si affrontano ma non c’è violenza perchè quella più debole lo riconosce e si ritira voltandosi e il “combattimento” finisce all’istante? si sono fatti un giro nelle stalle dei valdostani, che in quanto a gestione delle vacche e benessere animale sono il fiore all’occhiello dell’allevamento italiano??? Basta tv spazzatura!!!!!!

Ancora Mathieu: “sono veramente schifato sai! mamma mia che nervoso… noi non facciamo scomesse (quello che hanno inquadrato è dove si ritirano i sorteggi), hanno interpellato un etologo che non sò dove abbia comprato la laurea (sai meglio di me il perché), avevano intervistato il presidente che gli aveva risposto in modo tranquillo ed esaustivo e loro non l’hanno messo, ci accusano di tenere in mano tra un pò delle armi quando è un fuscellino di legno e si ha a che fare con animali che arrivano a 800 kg, parlano di vittorie di tantissimi soldi quando questa è solo una passione e i nostri agricoltori praticamente sono al lastrico e alla regionale il primo premio è di mille euro (ma portare una mucca lì costa molto di più fidati)… un servizio falso! che vergogna…

In passato ho intervistato, ho sentito tanti appassionati di Reines che raccontano del loro rapporto con questi animali. Volevo quindi “regalarvi” un pezzo tratto dal mio libro: “Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora”, dove uno dei racconti riguardava appunto la Battaglia delle Reine. Da “Il giorno della battaglia”: <<Chi ha la “malattia” per le Reines parla di questo mondo speciale con un luccichio negli occhi e quasi si commuove, nel raccontarti cosa vuol dire portare la propria vacca alla battaglia. “Deve essere una bestia tua, che ti nasce e ti muore nella stalla, te la devi allevare fin da piccola. Quella che mi è morta in montagna l’avevo portata a casa per Natale, aveva quindici giorni, era così piccola che l’ho messa in una cassetta della frutta.

Tra il padrone e la vacca si instaura un rapporto speciale, un fortissimo legame affettivo. Molti pensano che le Castane siano vacche aggressive, forse perché associano (giustamente) il loro nome alle battaglie, ma la realtà è completamente diversa.  Attualmente, lo scopo essenziale dell’allevamento di queste vacche è proprio l’utilizzo nelle tradizionali “Battailles de Reines”. Nell’Ottocento-Novecento si parlava della razza di Hérens quale popolazione a mantello nero o castano uniforme presente in Valle d’Aosta, mentre  più recentemente compare la cosiddetta “Castana”. La Castana rappresenterebbe il residuo dell’antica popolazione originaria della zona aostana, selezionata in Svizzera per il mantello uniforme (razza di Hérens) ed in Valle d’Aosta per il mantello pezzato nero (Valdostana Pezzata Nera). Oppure la castana potrebbe essere una popolazione meticcia derivata dall’incrocio fra la Hérens e la stessa Valdostana Pezzata nera. Originariamente era allevata specialmente nella valle del Gran San Bernardo, da cui si è diffusa in tutta la Val d’Aosta ed oggi la sua consistenza numerica è in aumento, proprio in ragione della passione per i combattimenti.

“Certo, è anche una vacca da latte. D’altra parte una volta veniva allevata anche per quello. Dicono addirittura che le migliori Fontine venissero fatte con il suo latte, particolarmente ricco di grasso e proteine. Esistono allevamenti di sole Castane, ma nella mandria solo qualcuna diventa una Reina, le altre sono tenute per la mungitura,”.

Da alcuni anni ormai questa passione si è diffusa anche nelle zone limitrofe del Piemonte, specialmente nell’Alto Canavese e nelle Valli di Lanzo dove vengono organizzati combattimenti. “Noi Piemontesi non possiamo partecipare in Val d’Aosta… Abbiamo i nostri incontri regionali, fino alla finale regionale, ma sono cose separate.”

E’ una passione che inizia da bambini, quando il nonno ti accompagna a vedere una battaglia, e ti innamori di quelle bestie dal mantello lucido e scuro, la testa grossa, la taglia media, bestie vigorose, muscolose, dall’indole fiera. “Ma non sono cattive, guarda…”

Lei, la Reina, è la prima che ti viene incontro, quando ti approssimi alla mandria. Ma non lo fa per caricarti, non vuole scacciarti dal suo territorio.

“E’ curiosa, ma soprattutto… vuole le coccole!”

Allunga la testa, si fa accarezzare, grattare, ed intanto cerca di leccare con la spessa lingua ruvida il volto del suo giovane padrone. Anche avvicinandosi ad animali sconosciuti, se ci sono delle Castane sono sempre loro le prime ad alzare la testa. Non fuggono intimorite dall’estraneo, ma si accostano e cercano il contatto con l’uomo.

“Perché la Reina è quella che vizi di più. I motivi sono tanti. Non c’è solo l’amore, quello che provi per lei, perché è la tua campionessa. La coccoli per forza, perché è lei ad essere sempre la prima. Chiami gli animali per metterti in marcia e lei passa davanti a tutti, ti cammina dietro alle spalle, così tu ti giri e l’accarezzi. Poi le metti la campana più bella, il campano grosso ed il boschet perla transumanza. Per lei c’è anche qualcosa in più quando distribuisci la razione nella stalla.”

La battaglia è un qualcosa di spontaneo, non una forzatura dell’uomo. C’è chi dice che ci sono delle “bestie matte”, vacche particolarmente sanguigne. Altri raccontano di erbe che renderebbero più combattivi gli animali, si narra anche di una montagna dove le manze si battevano tutto il giorno, quando pascolavano certa erba, e “di lì venivano giù con gli occhi rossi”.

“Quella che diventerà la Reina, la individui al pascolo, tutte le vere regine dovrebbero aver trascorso la stagione in alpeggio! La sua indole viene fuori lì, in mezzo alle altre, perché la Reina deve primeggiare, avere l’erba migliore, abbeverarsi per prima. Ma non c’è bisogno che picchi, che si scontri. A lei basta sbuffare e si fa spazio.”

Non tutte le Castane hanno questa attitudine, ci sono bestie più docili prive del temperamento del comando e queste non verranno mai tenute per le battaglie. Specialmente in Val d’Aosta, ci sono animali allevati appositamente in vista degli appuntamenti annuali e questi vengono fatti scendere dall’alpeggio nel mese di agosto, per affinare la preparazione e raggiungere la giusta classe di peso, dato che si partecipa alle competizioni iscritti in tre categorie determinate dalla stazza.

“La vacca è la tua, alla battaglia la devi portare tu, perché lei sa chi c’è che la controlla, e quello che fa, lo fa anche per te.”>>

Vi invito infine a rileggere alcuni post dove si parla di allevatori di Reines qui e qui, mentre qui trovate il mio racconto dell’unica occasione in cui ho assistito dal vivo ad una Battaglia (la finale di Aosta nel 2010).

In giro con voi

Ultimamente “giro” meno di un tempo, ma per fortuna ci siete voi che mi mandate immagini e racconti da una parte all’altra dell’Italia e non solo.


Chiara, dalla Svizzera, ci consiglia la visione di questo video (in Tedesco) sul ritorno del lupo in Piemonte, dove possiamo anche vedere una “vecchia conoscenza”, il pastore Fulvio Benedetto.

(foto G.Gosso)

(foto G.Grosso)

(foto G.Grosso)

Invece l’amico Giacomo durante l’estate, è andato ad assistere ad una manifestazione che, a giudicare dalle immagini, richiama un gran pubblico: “Con alcuni  amici valchiusellesi sono stato all’altopiano del Renon (BZ)
ad assistere al rientro di mucche e cavalli dagli alti pascoli, evento che da
ottant’anni si tiene il 24 Agosto. Uno spettacolo unico, ti assicuro. Era una 
faticaccia, il viaggio, andata e ritorno, in giornata. Ma ne è valsa la pena.

(foto G.Grosso)

(foto G.Grosso)

Ancora con Giacomo, ma questa volta in Piemonte. “Dopo 27 anni sono tornato alla Fiera d’Oropa. Grande partecipazione di allevatori ed appassionati giunti anche dal Canavese e dalla Valle d’Aosta. Di grande pregio il bestiame esposto, per lo più della razza “pezzata rossa”, appunto d’Oropa. Nessuna graduatoria di merito, bensì un premio di partecipazione a tutti gli espositori (scelta, questa, che dovrebbe essere presa ad esempio e seguita, dagli organizzatori di altre rassegne bovine). Ecco perchè, a differenza di ciò che spesso accade altrove dove, dopo la premiazione, alcuni storcono  il naso ritenendosi penalizzato, altri polemizzano vivacemente, altri ancora alzano minacciosi il bastone (sì, succede anche questo). Il risultato è che coloro che pensano di aver  subito dei torti, l’anno successivo non espongono più gli animali.  Ad Oropa invece, mangiano, bevono e cantano, gomito a gomito, tutti insieme.

(foto G.Grosso)

Tra le bancarelle, affollata come al solito quella di Alberto, della “Taglio Avion”, la premiata sartoria bergamasca  che veste pastori e margari. Peccato che stavolta non avesse portato con sè i bastoni, ricurvi all’impugnatura, che suo padre modella da autentico maestro.

Per concludere, un po’ di attualità. Ahimè nel Canavese il pascolo vagante continua ad essere protagonista come “pascolo abusivo” e ciò rappresenta un danno non solo per i proprietari dei fondi che si trovano ad ospitare questi animali ed i loro pastori, senza aver concesso loro il permesso di pascolamento, ma anche per tutti i pastori onesti. Penso a cosa vuol dire costruirsi tutta una “rete” di contatti, ore ed ore a cercare i proprietari e/o i conduttori dei fondi, chiedere il permesso, eventualmente mettersi d’accordo per un compenso (ci sono zone dove l’erba si paga… e anche cara!). Tutto questo vanificato dalle “pecore nere”, perchè poi tutti i pastori vaganti sono abusivi, perchè poi i comuni mettono i divieti di pascolo e tu non puoi entrare nemmeno se hai il consenso del contadino…

Ultimi giorni e poi…

Questa volta la stagione è finita sul serio. Qualcuno leggerà le parole che seguono con un pizzico di invidia, pensando a transumanze avvenute in ottobre o addirittura a settembre. Se a maggio spesso pioveva, nevicava o grandinava, l’autunno è stato umido e nebbioso, ma ciò nonostante si è riusciti a stare in alpe fino ad ora.

A questa stagione si pascola in luoghi un po’ marginali, tra boschi e radure, lungo i percorsi di antiche vie dimenticate che portavano a piccoli insediamenti che, fino a 60-70 anni fa erano abitati tutto l’anno. Oggi lungo questi sentieri non passa quasi più nessuno.

Il verde non è più il colore dominante e gli alberi stanno già posando le loro foglie. Pecore e capre comunque trovano ancora di che pascolare, anche se ormai la stagione è davvero agli sgoccioli. E’ vero che, d’autunno, gli animali si “muovono meno”, quando sono al pascolo, ma se il cibo dev’essere cercato, allora anche i pastori corrono per recuperare questo o quel gruppetto.

Nebbia più o meno fitta, umidità che impregna i vestiti, il sole a volte lo si immagina al mattino, quando il cielo è limpido, con le ultime stelle che scompaiono nel chiarore dell’alba, ma poi arriva la nebbia, che spesso avvolge tutto e costringe i pastori a faticare ancora di più.

Ormai è tutto giallo, arancio e marrone, i pascoli lassù non offrono più niente al gregge. Il recinto è giù in basso, nelle radure tra gli alberi. Le giornate sono sempre più corte, al mattino ci si alza con il buio e la sera si finisce che è già notte. Peggio ancora quando il cielo è coperto o c’è la nebbia!

Così viene il momento di partire. Fino all’ultima ora si è incerti sulla data. Una volta fissata, nella notte ci si sveglia allo scrosciare della pioggia e non ci si riaddormenta più, preoccupati da ciò che il meteo potrà riservare per il giorno della transumanza. Caricare gli agnelli bagnati, smontare il recinto, metter tutto sulle auto… Invece al mattino smette di piovere, si leva il vento e, ad alta quota, si accumulano nuvole di tormenta.

Il gregge viene fatto scendere presso le baite. Mentre le pecore pascolavano, anche gli uomini hanno pranzato, così adesso tutti possono mettersi in cammino e affrontare il percorso della transumanza. Il vento continua a soffiare, a tratti fa freddo, ma poi arrivano delle folate calde e persino delle minuscole goccioline di pioggia.

Non è vera transumanza senza rudun! E allora ci si prende ancora un po’ di tempo per attaccare i campanacci al collo delle pecore. Oltre alle “normali” campanelle usate per il pascolo estivo, ecco le canaule in legno, riccamente decorate e colorate, a sorreggere i campanacci provenzali che faranno da colonna sonora a tutto il tragitto.

Il gregge si avvia senza farsi pregare, addirittura bisogna frenare l’impeto delle prime, per evitare che dietro le più lente restino attardate. Ricomincia il cammino del gregge, tra poco sarà pascolo vagante, con il fiume bianco che si allunga alle spalle del pastore quotidianamente. Quest’anno però si inizia dopo, in passato a queste date si era già in pianura da un po’.

Il fortissimo vento della mattina, insieme alla pioggia della notte, hanno quasi completamente spogliato gli alberi dalle loro foglie. Niente galleria dorata tra le betulle, quest’anno, ma un fruscio che si perde tra i belati ed il suono delle campane. Il cammino è lungo, bisogna arrivare a destinazione prima che sia notte, non è prudente attraversare il paese con il buio.

In basso fa davvero caldo, il sole è accecante e le temperature non sembrano affatto essere quelle del mese di novembre. Il gregge ormai cammina sull’asfalto, per altri sei mesi o più si dimenticherà la montagna, le quote più elevate, torrenti e cascate, le scarpinate lungo i sentieri, il timore degli attacchi dei lupi, le rocce che rotolano all’improvviso.

Il vento ha definitivamente spazzato le nuvole di tormenta che celavano le cime nelle alte valli. Ora splende il sole e la transumanza per qualche istante perde quella “giusta” atmosfera autunnale che dovrebbe caratterizzare questi eventi. Per fortuna comunque il pericolo pioggia è stato scongiurato, gli agnelli nati negli ultimi giorni (e ultime ore!) sono stati caricati asciutti, così come le reti per il recinto e tutto il resto.

Nel fondovalle il sole è già tramontato e fa di nuovo freddo, ma camminando ci si scalda. Ogni tanto c’è da fermarsi per “parare” qualcosa, una macchina o dei fiori davanti ad una casa, poi ci si rimette in marcia. I cani sono agitati, vanno avanti ed indietro, pronti a scattare in caso di necessità. Per alcuni di loro si torna tra il traffico e la confusione per la prima volta dopo quasi sei mesi.

Lungo la strada capita di incontrare altri animali al pascolo, piccoli gruppi di vacche o di pecore per le quali la transumanza è già avvenuta ed ora restano all’aperto fin quando il tempo e la disponibilità di foraggio lo permetteranno. In questi casi, gli uomini che accompagnano la transumanza fanno attenzione sia che le pecore non strappino i fili, sia che gli altri animali non decidano di accodarsi al gregge in marcia.

Per fortuna l’altro gregge, quello sceso nei giorni precedenti, se n’è andato, restano solo le reti tirate laddove stava pascolando fino a qualche ora prima. Un conto è fiancheggiare 5-6 pecore, un altro passare, con tutto il concerto dei rudun, accanto a qualche centinaia di pecore al pascolo!

Finalmente si arriva in paese: la gente esce in strada, è una domenica pomeriggio, escono anche gli avventori del bar sulla piazza e tutti si fermano ad ammirare la transumanza. Molti salutano i pastori, qui ci si conosce, è un po’ un ritorno a casa. Anche gli automobilisti rallentano pazienti per consentire il passaggio alla transumanza.

Svoltati sulla strada principale, un sole basso e accecante, prossimo a tramontare dietro le montagne colpisce frontalmente il gregge. Si cammina rapidi e compatti per sgomberare al più presto la via, c’è forse un chilometro da percorrere, poi il gregge scomparirà nuovamente lungo le vie laterali.

Dopo aver svoltato nella strettoia, ormai praticamente in vista della destinazione finale, si può tirare un sospiro di sollievo. Quando anche l’ultimo agnello avrà lasciato la strada, si può dire che tutto è andata bene e anche questa transumanza può essere felicemente archiviata.

Il gregge infila il corridoio tra le reti, quell’erba la pascolerà nei prossimi giorni, dividendola con la piccola mandria di vacche che osserva placidamente l’arrivo delle pecore. E’ davvero andato tutto bene, non c’è stato bisogno di caricare animali in difficoltà e si provvede subito a riconsegnare alle mamme gli agnellini che invece hanno percorso la transumanza comodamente al sicuro nella paglia.

Per chi volesse provare a vivere un po’ delle emozioni della transumanza, ecco a voi alcuni spezzoni del cammino del gregge.

I lavori si concludono a tarda sera: c’è da preparare il recinto, staccare i rudun ed iniziare a togliere un po’ di campane, che ormai non servono più. Poi controllare che tutti gli agnellini siano con le mamme, far succhiare i gemelli sotto alle capre, dare il biberon ad altri. Un ultimo controllo alle reti, mentre qualcuno riempie tutte le ciotole ai cani, e poi la giornata si conclude.