Novità?

Forse tira un'aria nuova? Non lo so… Ma il fatto che ieri così tante persone mi abbiano segnalato articoli ed un evento particolare vuol dire che:
1) ho contagiato molta gente, che ormai fa una rapida associazione "pecore" ⇒ devo dirlo a Marzia!
2) si parla di più di pecore, pastori, pastorizia, transumanza.

Comunque, in questi giorni si susseguono feste della transumanza e transumanze pubblicizzate sui giornali (un'intera pagina su La Stampa ieri) come eventi di richiamo turistico. Vi segnalo anche gli appuntamenti di Sauze d'Oulx, dei quali non vi avevo ancora parlato. Il primo è in svolgimento oggi, gli altri li potete vedere qui sul sito del Comune. Si tratta di vere transumanze di margari della zona alle quali potete assistere accompagnando la mandria.
Sempre per oggi, vi ricordo l'appuntamento a Pont Canavese, io sto appunto per partire!
Non dimenticate infine l'8-9 ottobre la festa a Novalesa, con la proiezione di foto del sabato sera e soprattutto la giornata di domenica, con discesa degli animali, mostre e prodotti legati alla pastorizia! Aspetto tutti gli amici del blog.

Qual è stato l'evento di ieri? Ma le pecore in piazza a Milano! Protesta dei pastori? No… Giravano un film, "L'ultimo pastore". Il suo regista, Marco Bonfanti, mi aveva contattata tempo fa, rivelandomi di aver anche spesso consultato queste pagine. Qui vedete un video su Milano invasa dalle pecore… Qui altre foto. Non vi nascondo che l'attesa è grande, non vedo l'ora di potermelo gustare, questo film.

Infine, non è una novità, ma una tradizione: dalla Val Pellice Nadine ci segnala la Fiera a Villar Pellice il 16 ottobre.

Transumanze e meteo

Oggi piove, piove violentemente e qualcuno di quelli che hanno compiuto le loro transumanze nei giorni scorsi, adesso è tra la neve. Niente di nuovo, nei racconti degli anziani le storie di vicende sotto la neve si sprecano, non a caso una volta non si saliva che dopo la metà di giugno. Adesso in certi posto i marghè sono arrivati in quota prima dei bergè!
L'altro giorno mi sono appunto presa una pausa dal pascolo per accompagnare una transumanza che saliva più in alto del gregge… Ma qui non stiamo parlando delle quote a cui sta nevicando ora.

Ci siamo incontrati a metà strada, ho sentito il suono dei rudun che potevano far pensare ad una grande mandria, invece Jessica ed Andrea salivano con quei pochi animali che passeranno l'estate su ai Bagnau. Pochi, ma ben forniti di rudun! Mancavano gli asini, che però sarebbero arrivati trasportati con altri mezzi. Era una giornata di quelle che si vedono raramente da queste parti, in un vallone caratterizzato spesso da nuvole e nebbia. Il vento della sera prima aveva spazzato il cielo ed adesso il sole prometteva di durare fino a sera.

La mandria saliva a piedi dal fondovalle. Questi animali passeranno l'estate sulle montagne non troppo alte verso cui sono diretti, altri partiranno verso la Val Germanasca tra qualche settimana, mentre le vacche da latte resteranno invece in cascina per tutta l'estate.

Ogni tanto bisognava correre per far rientrare qualche animale che si era allontanato dalla strada, sconfinando nel bosco o in un prato. La gente però non mancava, soprattutto tanti giovani. Era difficile anche riuscire a parlare, con il frastuono dei campanacci a coprire le parole.

Le montagne sullo sfondo mostravano ancora nevai ad alta quota, quel giorno le temperature si erano abbassate ed all'ombra era abbastanza fresco, ma fino a pochi giorni prima il caldo era stato davvero eccezionale, facendo sciogliere anticipatamente la neve. Tutti scuotevano la testa, parlando di erba che si induriva alle quote più basse e "…bisognerebbe essere già su a mangiare quella in alto, altrimenti quando arriveremo sarà vecchia anche quella!". Per fortuna adesso piove e nevica oltre una certa quota, così tutto tornerà più o meno alla normalità.

Si sale tra i boschi, si taglia lungo mulattiere, poi si ritorna sull'asfalto, passando accanto a villette che poco hanno a che fare con l'architettura locale tradizionale. Non c'è nessuno, i villeggianti arriveranno in altri momenti della stagione. La destinazione finale intanto inizia a vedersi lassù all'orizzonte, con il cielo completamente azzurro e limpido.
 


 

Per capire meglio quale fosse il suono della transumanza, ecco un breve video. Spiace aver ripreso i rudun dalla parte "sbagliata", ma così potete apprezzare lo sfondo delle montagne ed ho evitato di essere controluce.  
 

Gli animali continuano ad avanzare veloci, si procede senza soste e, quando ce n'è la necessità, si fanno passare le auto dirette verso il Colle. I ragazzi hanno mangiato un panino mentre camminavano e così continua la transumanza. Qui siamo ancora tra i boschi, intervallati da qualche prato ben curato. Da queste parti l'allevamento è ancora molto praticato e quasi tutte le famiglie hanno alcuni animali: pecore, capre, vacche, maiali… Alcuni appezzamenti saranno destinati alla fienagione, altri invece sono già stati pascolati da qualche gregge di pecore.

In una breve pausa scatto una foto al gruppo, manca solo il nonno di Jessica ed Andrea, alla guida del camioncino che segue la transumanza. La vera protagonista è però questa vacca, che porta al collo il nuovissimo rudun di Andrea. Io adesso devo scendere, tornare dal gregge non per una transumanza, ma per uno dei tanti spostamenti giornalieri. Saluto e ripercorro velocemente il tragitto.

Adesso è silenzio, i campanacci si sono allontanati in direzione opposta alla mia. Mi fermo qualche istante per fotografare i prati in fiore ed il panorama della valle, domandandomi quante volte nel corso dell'estate ci sarà occasione di godere di giornate tanto limpide. Per adesso intanto godiamoci questi momenti!

Le foto di tutto il resto della transumanza le ho poi viste sulla pagina Facebook di Jessica, da cui ho preso quest'immagine. E adesso non resta che augurare una buona stagione d'alpeggio ed anche una buona transumanza per gli altri animali che attendono il momento giusto per salire. Intanto fuori piove a dirotto, per chi è al pascolo il ricordo di una giornata tanto limpida è stato presto dimenticato!!

Aria di montagna

Il cammino però era ancora lungo. Dopo la pausa dove ci eravamo interrotti qui, il gregge riprese la sua marcia. Ormai il sole era tramontato e l'aria iniziava finalmente a rinfrescarsi, stava per iniziare la discesa nella valle ed all'orizzonte c'erano le montagne. Non quelle dell'alpeggio che avrebbe poi ospitato il gregge, collocato in un vallone laterale per adesso ancora nascosto.

Si scende nei boschi accanto a vecchie case abbandonate, ormai soffocate dalla vegetazione. Questa transumanza riesce ad avvenire ancora un po' come ai vecchi tempi, seguendo piste, sentieri, vie quasi prive di traffico, almeno fin quando non si arriverà nel fondovalle. E' così che dovrebbe essere sempre, ma nella gran parte dei casi è ormai impossibile e tanti pastori ricorrono ai camion, oppure sono costretti a tragitti notturni, per creare il minor disagio possibile.

Amici e parenti si uniscono alla transumanza, chi per un breve tratto, chi per un saluto, chi per dare effettivamente una mano prima, dopo e durante. Può darsi che non serva, ma in molti casi una persona in più è fondamentale per recuperare un agnello infilatosi dietro una rete, per fare barriera davanti ad un punto pericoloso. Se invece il cammino è tranquillo, è anche un'occasione per chiacchierare.

Il gregge continua la sua discesa, i prati qui sono verdi grazie ai temporali pomeridiani o serali che ogni tanto investono la valle. Adesso l'aria è più fresca, dalle montagne soffia il vento che sta ripulendo il cielo dalle nuvole e dall'afa. Ci si sta avvicinando al paese, chissà se la fiera sarà finita ed avranno smontato le bancarelle?

Reti e fili tirati lungo la strada, qui un piccolo gregge, là alcune vacche che ruminano tranquille. Questi Angus invece accorrono a tutta velocità e si fermano sul muro, muggendo a gran voce. Dubito che per loro ci sarà una transumanza o un'estate in alpeggio. Il gregge passa oltre e prosegue, mentre nei giardini delle case c'è chi bagna l'orto, chi aggiusta un cancello, chi chiama la famiglia a tavola per cena…

In coda al gregge tutto procede bene: dopo aver caricato gli agnelli più deboli, per il resto c'è solo da spronare di tanto in tanto gli animali più stanchi. Il caldo non ha facilitato la transumanza, ma adesso si sta bene. Qualche pecora o capra non più giovanissima però inizia ad essere stanca per il lungo cammino. Anche le persone però iniziano ad accusare la stanchezza!!

Nel paese per fortuna la fiera era finita, restava solo più un furgone che si è allontanato a tutta velocità quando siamo entrati nella piazza. La titolare del negozio di alimentari intanto stava ritirando dalla sua bancarella le ultime cose. Da una parte sarebbe stato bello attraversare il paese in festa, dall'altra… meglio così! La gente non è preparata a godere dello spettacolo del gregge in transumanza ed avrebbero potuto esserci problemi di ogni tipo.

Le pecore sfilano abbastanza velocemente, passano davanti al Municipio e proseguono nella strettoia tra le case. Sta per iniziare il punto più delicato, quello dove maggiormente si potranno creare disagi al traffico. Appena svoltato sulla strada, ci avvisano che sono appena passati due cavalli imbizzarriti sfuggiti a chissà chi. Li incontreremo poco dopo, un uomo li ha fermati, improvvisando una briglia con la cintura dei pantaloni per bloccare almeno uno dei due. Per un attimo si rischia il peggio perchè l'altro si getta tra le pecore, ma poi arretra ed il gregge prosegue, lasciando ad altri il compito di risolvere quel problema.

Ancora avanti, passando davanti ad un grosso stabilimento dove viene imbottigliata l'acqua. In cielo le nuvole continuano a rincorrersi ed avanza la sera. Bisogna sbrigarsi per arrivare prima che venga notte. Probabilmente si raggiungerà la destinazione finale con le ultime luci del giorno, minuto più, minuto meno. Ormai si cammina da più di due ore e mezza.

Di nuovo in mezzo alle case, poi si svolta alla rotonda e si inizia a risalire. Per fortuna esistono quelle strade secondarie! E non è nemmeno la prima transumanza a transitare di qui, perchè sull'afalto si vedono le inequivocabili tracce di altre greggi. Per qualche tempo in valle sarà tutto un via vai di pecore, capre e poi, più avanti, mandrie di vacche. Anche se la valle non è delle più estese, sono ancora tanti gli animali presenti stabilmente, in aggiunta a quelli che vengono monticati da pastori e margari locali.

La strada prosegue per un lungo tratto nel bosco, gli animali sono stanchi, ma non per questo quelli in testa rallentano! Ve ne sono alcuni che, costantemente, dalla partenza occupano le prime file. Magari ansimano, ma proseguono a passo sostenuto. Si supera un altro gregge "parcheggiato" in un prato poco sotto la strada, poi si inizia a sentire il rumore del fiume e quello delle auto che transitano sul ponte provvisorio. La destinazione è davvero vicina.
 


 


 

Il ponte Bailey traballa al passaggio degli animali, che avanzano inizialmente titubanti, in un frastuono di unghie che ticchettano e campane che rimbombano, con sotto il fiume che scorre, non ricchissimo di acqua. Il luogo dove trascorrere la notte è poco oltre, tutti possono tirare un sospiro di sollievo perchè non ci sono stati disguidi o imprevisti.
 

Certo che però la giornata non è ancora finita. Il recinto è da terminare, poi ci sono ancora varie incombenze prima di salire in auto ed andare a cena con alcuni degli amici che sono venuti ad aiutare. La transumanza è durata quasi tre ore e mezza, compresa la piccola sosta lassù tra i boschi. Mentre la luce si attenua sempre più, l'aria si fa decisamente fresca e, pur stanchissimi, si andrà a mangiare un boccone a casa del pastore.
 

L'indomani, dopo non molte ore di riposo, il gregge è già sotto il sole di quella che si preannuncerà come una limpida e caldissima giornata. C'è erba da pascolare, bisognerebbe star qui forse più di due giorni, ma fa troppo caldo per sottoporre gli animali a questo sole per troppo tempo. La partenza è fissata per la sera del giorno successivo, se resterà indietro dell'erba… peccato, ma è meglio salire, portare pecore ed agnelli a pascolare l'erba che cresce in quota, con aria più fresca ed ombra.
 

Ancora una foto ad una campana speciale. Lei e la sua "compagna" per la prima volta hanno suonato al collo di due pecore durante questa transumanza. Che farà il pastore? Deciderà di lasciargliele nel corso di tutta la stagione o le toglierà, in attesa della discesa autunnale? A lui la scelta, per me la gioia è già stata grande nel vederle e sentirle: non solo più ornamenti da spolverare in casa, ma oggetti che finalmente vengono impiegati per la funzione per la quale sono stati creati dall'amico Silvio.
 

C'è tutta questa riva da pascolare, il pastore mi affida la sorveglianza del gregge per qualche tempo, mentre lui va a sbrigare altre incombenze. Quante cose da fare, in questi giorni… E quante verranno inevitabilmente rimandate a chissà quando! Comunque ormai le montagne sono lì, manca solo più una tappa della transumanza. Un po' di pazienza e vedrete anche quella!

Ottimismo, ma…

Abbiamo terminato l'anno con una giusta dose si ottimismo, l'abbiamo iniziato con delle belle notizie, immagini tradizionali, senza però dimenticare che i pastori esistono tutto l'anno, e non solo nel Presepio. Ed ecco che subito, da più parti, mi arrivano "brutte" notizie e segnalazioni di problemi vari.

Capo e Croce – promo 7' – 21/12/2010 from Marco Antonio Pani on Vimeo.

Iniziamo con un video segnalatomi da Alessia su Facebook. Guardate ed ascoltate con attenzione: ci sono problemi per tutti, in tutt'Italia e lei commenta "perchè è inutile che si dica: qua si sta peggio, là si sta meglio. Se non si fa un fronte comune, non si risolve niente." Pastori di tutta Italia, bisogna organizzarsi!!!

Torniamo sulle montagne del Piemonte con quest'amica che mi scrive a proposito del "Premio di Pascolo Gestito", il contributo (o contentino???) che era stato istituito dalla Regione per venire incontro ai pastori danneggiati dalla presenza del lupo. "Ti volevo far partecipe del nostro malcontento, per la cifra a noi assegnata come "premio di pascolo gestito", Euro 500,oo e qualche centesimo. E pensare che viene data priorità a chi alleva razze in via d'estinzione, chi fa attività didattiche,chi adotta reti di difesa….e meno male che noi rientriamo in tutti questi parametri, altrimenti? Siamo molto amareggiati perchè questa primavera sembrava ci fosse sensibilità al problema e adesso ci ritroviamo la beffa nella beffa. Scusa lo sfogo…". Non posso non pensare anche a quel pastore che l'altro giorno mi diceva di non aver ricevuto un soldo, perchè lui non era in un area a rischio. Eppure… lui ha passato l'estate costantemente con il gregge, in una montagna dove arrivi solo a piedi, ha utilizzato i cani da guardiania, le reti, le batterie e tutte le precauzioni del caso. Solo per fortuna lì il lupo non ha colpito, ma pochi valloni più in là sì… e non poco! Ma che parametri vengono usati, per attribuire questo premio??

Terminiamo con un altro problema di cui non avevo ancora avuto modo di parlare. Mi segnalano questo sito e "norfid" mi scrive: "Ti segnalo una campagna di informazione che credo molto importante, riguarda l'assurda imposizione di 'microchippare' gli animali da allevamento. Tu/voi che ne pensate? Leggi e (se ti va e sei daccordo) diffondi l'appello dei pastori contro la codificazione della vita.". So che qui in Piemonte hanno iniziato a mettere i microchips negli orecchini. Ciò comporta un costo non indifferente (l'acquisto delle marche auricolari, una per orecchio, è a carico dell'allevatore) e burocrazia aggiuntiva. Personalmente non condivido la parte "etica" della protesta, che trovo esagerata. Comunque vi invito a leggere e commentare. Non credo si voglia "codificare la vita", ma piuttosto garantire la tracciabilità e sorvegliare i soliti furbi (che, se tutti fossero onesti, non ci sarebbe bisogno di microchips!).
…un bel po' di temi su cui riflettere, per iniziare l'anno!!!!

Periferia

Non ho nuove foto e nuove storie per voi, oggi. Una mezza influenza mi ha tenuta a casa, non volevo e non potevo trascurarla, ho troppi impegni importanti, in questa settimana! Sto per partire, ma vi lascio in compagnia di due foto ricevute nei giorni scorsi da uno dei tanti amici di questo blog.

Sono state scattate da Adriano nella pianura non molto lontana da qui. Fa sempre un certo effetto vedere un gregge in periferia di una cittadina! C'è stato chi mi ha scritto: "Le pecore le ho sempre viste, ma non mi ero mai chiesto da dove venissero, dove andassero. Da quando leggo il tuo blog, invece…". E così capita sempre più spesso di ricevere foto da parte vostra. Grazie, un posto qui lo troveranno sempre!

E così queste pecore, la cui traccia nella neve avevo visto qualche tempo fa, adesso pascolano in periferia di Airasca. Oggi avrò occasione di parlare del destino proprio di questo gregge, tra i vari argomenti che si affronteranno in sede istituzionale. Ma perchè fare il pastore dev'essere sempre così complicato? Perchè ci si scontra sempre con così tanti intoppi, complicazioni, leggi, ostacoli?
 


 

Per finire, un video scovato su YouTube, con un gregge in periferia di Varese. Parlavo con il suo pastore proprio l'altro giorno, si lamentava di doversi spostare perchè aveva finito l'erba… Buon cammino a tutti, in mezzo al traffico, in mezzo ai campi, in pianura, sulle colline.

Pastorizia vagante di fine autunno

Incontro greggi quasi per caso… La neve da qualche parte è già andata via, in altre zone sta sciogliendo. Giornate fredde, umidità, sole, aria tagliente, è l'inverno che sta arrivando, il momento più difficile per tutti i pastori vaganti.

Lungo l'autostrada Torino-Aosta c'è un gregge, in quel momento è chiuso nelle reti. I cani abbaiano, anche se dovrebbero conoscermi, non mi lasciano avvicinare. Uno dei due è legato, l'altro è libero, sta vicino al compagno ed abbaia con rabbia. Le pecore attendono l'arrivo del pastore.

Provo ad andare vicino al recinto dall'altra estremità. Passano auto e camion, il cielo è grigio, più giù verso la pianura ci sarà sicuramente la nebbia, che rallenta lo scioglimento della neve. Telefono al pastore, mi dice che è a casa, è venuto prima dalle pecore, ma adesso si appresta a pranzare. Lui e la moglie invitano, guai a me se rifiuto! Poi per loro viene il momento di andare dal gregge. Elsa è vestita a più strati, il freddo ormai si fa sentire. "Alla sera, quando arrivi a casa, non hai più voglia di andare da nessun'altra parte, hai solo voglia di scaldarti!"

Riparto, inaspettatamente trovo un altro gregge, un gregge che già in un paio di occasioni avevo visto pascolare da queste parti, tra gli svincoli della tangenziale e l'Interporto SITO. Credo provengano da una cascina non troppo lontana, una di quelle cascine che la città di Torino e la sua periferia stanno soffocando ed inglobando tra asfalto e cemento.

Scambio quattro chiacchiere con il pastore che le sorveglia. Non lo conosco personalmente, ma quando mi dice che il gregge sale d'estate sulle montagne di Condove, ho la conferma che si tratta del fratello di margari che avevo incontrato anni fa da quelle parti. Le pecore vanno verso la strada asfaltata, è un luogo trafficatissimo, non so come abbia fatto ad arrivare qui e come se ne andrà. Lo saluto mentre il cane corre ed abbaia per far rientrare le pecore.

Ieri invece non c'ero per dare una mano al Pastore, ma i suoi amici mi hanno mandato foto e video dello spostamento del suo gregge. L'ho poi sentito alla sera, mi ha detto di aver faticato parecchio, per raggiungere il posto dove si trovava in quel momento. "Ma è anche pieno di fango, pensavo di avere più erba, non so se mi basterà, magari mi sposto già domani o lunedì, sicuramente lunedì, sì…"

 
 

Ecco il gregge in cammino, con una bimba che incita le pecore ad avanzare! Piccole storie quotidiane di pascolo vagante, mentre l'inverno si avvicina sempre più.

Il suono della transumanza

Nel post che ho inserito ieri sera mancava l’aspetto sonoro… eccolo qui, con un breve video.

Quest’altro invece è riferito ad una transumanza di cui vi devo ancora parlare, in Val Chisone. Buona visione e buon ascolto!

Per vedere vari video di transumanze (e non solo), vi consiglio di fare un giro qui sulla pagina Youtube di Emilio.

Solo qualche foto, perchè…

Sono stata in Val d’Aosta, sono riuscita a combinare quasi alla fine della stagione anche un giro da quelle parti, grazie all’invito di Francesco che mi ha portato nell’alpeggio di un suo amico in occasione della discesa al tramuto inferiore. In questo post c’è spazio solo per qualcuna delle moltissime foto che ho scattato in quella giornata, con un tempo meraviglioso, un panorama spettacolare e colori settembrini che ben si prestavano ad essere immortalati. Lo so che gli allevatori preferiscono il verde dell’erba e le fioriture del mese di luglio, ma…

Al mattino presto l’aria era decisamente fresca, con la brina sull’erba, ma bastava guardarsi intorno appena usciti dal bosco di abeti rossi per capire che lo sfondo per le foto non bisognava faticare per trovarlo. Il Massiccio del Monte Bianco era là in tutto il suo splendore, con ghiacciai ed una spolverata di neve fresca.

Daniele e Francesco si erano caricati sulle spalle tutto il necessario da portare all’operaio che era su a sorvegliare gli animali: cibo per lui e per il cane. Il sentiero è ben battuto, molto frequentato, sale nel bosco, poi si affaccia sui pascoli, arrivando all’Alpage du Glacier, 2.158 m di quota. E’ qui che faremo scendere le manze. Il carico può essere lasciato lì, noi ci riposiamo un istante, poi riprendiamo a salire.

Daniele mi spiega quali sono i confini del suo alpeggio mentre saliamo ed il pianoro antistante la baita appare in tutta la sua estensione. "Non la mangio nemmeno tutta, l’erba. Questa primavera cercavo un gregge che venisse su a pulire la montagna, le mie bestie sono troppo poche, ma alla fine non ho trovato nessuno. Bisognerebbe muoversi adesso, di modo che chi è interessato venga su a vedere il posto prima che ci sia la neve…". Provo a pensare a qualcuno a cui una simile opportunità possa essere utile, chissà che si riesca a trovare la persona giusta?

Arriviamo al Rifugio Deffeys, nei pressi del quale si trova la seconda baita e le manze al pascolo. Lo sfondo è quello dell’alta montagna, con il ghiacciaio del Rutor in tutto il suo splendore. Certo, con la nebbia questo luogo non avrebbe lo stesso fascino, ma in una giornata così viene davvero da pensare: "Vengo io a fare il pastore qui, la prossima estate!!!". Inoltre qui il lupo non c’è (ancora), mentre dove Daniele aveva il gregge negli scorsi anni, nel Parco del Granparadiso, a Cogne, aveva subito diversi attacchi. "Le ho portate via, non si poteva lasciarle su. Poi alla fine non ci hanno aiutati per niente… Dicono che non siamo capaci di fare il lavoro dei pastori, ma non sanno quello che dicono, non conoscono la nostra vita, il nostro mestiere!"

Le manze pascolano placidamente davanti all’alpeggio: hanno il pelo lucido che quasi brilla sotto il sole, non hanno sicuramente patito la fame, nel corso dell’estate. Per loro queste sono le ultime ore quassù, poi si scende. Non si sa mai cosa riserverà il tempo, a queste quote, inoltre Daniele sta per partire per un breve periodo di vacanza. Anche gli allevatori possono permettersi le ferie, qualche volta… Ed è anche giusto che sia così, basta organizzarsi!

Daniele si consulta con il suo aiutante, decidono insieme come organizzare la giornata. Le manze verranno fatte scendere, le pecore per adesso rimangono ancora su. "Dice che stamattina le ha mandate verso il lago, vuoi andare a vederle?". Certo che sì! "Se non la portiamo a vedere il gregge… sono guai!", scherza Francesco. E così ci mettiamo alla sua ricerca, vagando tra le morene del ghiacciaio e seguendo le tracce. Inizialmente non riusciamo a trovarle, lo spazio è così vasto, ma sicuramente a quest’ora si saranno messe da qualche parte all’ombra per ruminare.

Sali, scendi, gira, attraversa ruscelli, e finalmente eccole! Sono addossate alle rocce, come si prevedeva. Principalmente si tratta di pecore di razza Rosset, una razza locale a rischio di estinzione. Daniele spiega come questa razza sia tornata alla ribalta qualche tempo fa, quando sembrava che dovesse essere valorizzata per la lana, ma… "A me la lana la pagavano 50 centesimi, volevano che la scegliessi, togliessi la coda, la pancia… E poi loro quelle giacche le vendevano nei negozi di lusso a caro prezzo!"

Il pastore sale sul cocuzzolo ed inizia a contare gli animali. "Gli ho detto di contarle almeno una volta la settimana. Quando ne hai così poche, un 2-300, è una cosa che puoi e devi fare, altrimenti come fai a sapere se te ne manca una? L’altro giorno che c’era la nebbia mi ha detto che è stato con il gregge tutto il giorno, perchè altrimenti poi non le trovava più. In caso contrario non c’è bisogno di sorvegliarle costantemente, l’erba la trovano da sole… Guarda quanta ce n’è ancora… Bisogna davvero portarne su di più, altrimenti negli anni la qualità del pascolo peggiora."

"Certo che, se fossero vicino al lago…". E così facciamo spostare il gregge, con finalità essenzialmente fotografica! E’ vero che c’è il sole, ma a queste quote ed a questa stagione non fa sicuramente così caldo. Le pecore si mettono lentamente in cammino nell’erba ormai gialla per il freddo. "Come le trovi?", mi chiede il pastore. Altra razza ed altra taglia rispetto alle mie abitudini, ma sicuramente anche questi animali hanno avuto una bella stagione ed hanno mangiato a sufficienza, tanto che faranno sicuramente bella figura nel momento in cui scenderanno a valle.

Con il lago ed il ghiacciaio sullo sfondo, la foto è perfetta. "Lo conosci il Maffeo? E’ venuto in alpeggio qui… anzi, credo che sia l’ultimo alpeggio dov’è stato in montagna." Richiamo alla mente quel giorno di maggio in cui ero stata a trovare Celso, e mi sembra in effetti di ricordare che, tra le varie montagne citate, ci fosse anche il Rutor. Se lo incontrerò alla Fiera di Oropa, glielo chiederò direttamente.

Questi panorami e l’accenno a Celso mi richiamano alla mente quelli visti su "Fame d’erba", così penso anche al prossimo libro da realizzare, con due idee che continuano a girarmi in testa. Daniele intanto mi spiega come conduce il pascolo: "Le lascio fuori fin quando non nevica, poi le rimetto al pascolo appena la neve se ne va. Solo che ci sono mille problemi, ti fanno storie, dicono che stanno male all’aperto, i soliti animalisti, la gente che non capisce nulla! Se le pecore sono belle, se le fai mangiare…". Chiacchierando con questi amici, è sempre più chiaro come in Piemonte si invidi la Val d’Aosta forse a sproposito, perchè anche lì le cose non sono così idilliache come si pensa. "Negli ultimi anni è sempre peggio, i contributi non sono più come una volta e la burocrazia ci sta facendo morire!"

Le pecore sfilano sulla morena, con il ghiacciaio sullo sfondo. Anni fa avrei finito un rullino, a forza di scattare foto. Nell’era del digitale non ci sono questi problemi e qui voi vedete solo una selezione delle immagini. Bisogna davvero farlo, un libro nuovo, con tutto questo materiale! Ma soprattutto ci sono storie da raccontare, come contorno delle foto.

Lasciamo il gregge nei pressi del lago, il loro guardiano verrà a riprenderle alla sera, terminata la transumanza. Qui in Val d’Aosta la pastorizia è un’attività molto meno importante rispetto all’allevamento bovino, ma c’è ancora chi ha questa passione, come questi due ragazzi che mi stanno accompagnando oggi. "Non è facile anche trovare a vendere la carne, gli agnelli, ma soprattutto le pecore da macello. Non valgono nulla… Non c’è più la tradizione di mangiare la carne di pecora."

Ripassiamo nei pressi del Lago Inferiore, diretti verso il Rifugio. "Fare il pastore qui è quasi come essere in vacanza, davvero!". Fino a quando il lupo non arriverà, questo è sicuramente vero. Ma qualche imprevisto c’è sempre. "Quando erano là sopra, devono aver mangiato una qualche erba che ha fatto loro male. Un paio sono gonfiate…". Per il resto, non vedo i ripidi pendii sassosi che mettono in pericolo gli animali su altre montagne.

Torniamo dalle manze, preparandoci alla partenza. Daniele ed il suo aiutante mettono il basto all’asino, poi tolgono i picchetti e la fettuccia che delimitava l’area di riposo degli animali nei pressi della baita. Si scende anche se adesso sembra non essercene motivo, con il sole ed erba ancora da pascolare.

Gli animali intanto pascolano accanto al Rifugio, ancora frequentato da numerosi gruppi di turisti ed escursionisti. "Controllate che non scendano dietro, che altrimenti dopo bisogna farle risalire!". Non ci sono rischi, le manze non si muovono e brucano placidamente. Il problema piuttosto sarà farle incamminare per la transumanza…

Panthère si fa coccolare. "Un vero animale da compagnia!". L’ennesima dimostrazione del fatto che, a differenza di quello che pensano in tanti, gli animali di questa razza non sono aggressivi, ma, al contrario, viziati dai loro padroni… Così cercano attenzione e tenerezze!

E’ ora di partire, l’asino è stato caricato, ma le manze non sembrano proprio dell’idea di mettersi in cammino, nemmeno con le incitazioni del cane. Fate caso a quel che combina Lancia… prende le vacche per la coda! "Ha quel vizio… ma per il resto è un ottimo cane. Per me i border collies sono i migliori, anche con le vacche, solo che si offendono se li sgridi, se fai loro qualcosa, poi non ti ascoltano più, non lavorano magari anche per giorni."

Daniele continua a chiamare gli animali, ma questi davvero non ne vogliono sapere. Saranno necessari alcuni lunghi minuti prima che finalmente la mandria si organizzi per mettersi in marcia. Basta avere pazienza… Resto piacevolmente sopresa di come tutto avvenga con la massima calma, mentre altrove più volte mi è capitato di assistere a scene di nervosismo da parte degli allevatori, che hanno come prima conseguenza quella di agitare ancora di più gli animali.

Si risale appena verso la sella, dopodichè il sentiero inizierà a scendere verso l’alpeggio. Gli animali sembrano essere finalmente instradati, così, se tutto filerà liscio, ci vorrà circa un’ora per arrivare a destinazione.

Appena però ci si affaccia verso la discesa, gli animali si bloccano ed esitano. Daniele continua a chiamarli con calma e pazienza, rivolgendosi per nome alla manza che, di volta in volta, si trova a guidare il gruppo. C’è Piccina, c’è Ribes, c’è Carina…

La fila è chiusa dagli asini e dalla cavalla, ma le cose continuano a non funzionare. Proviamo a cambiare l’ordine e così mi troverò io a sorvegliare le retrovie, mentre gli equini passeranno in testa ed i ragazzi cercheranno di far scendere gli animali lungo il sentiero.

Già durante la salita Daniele diceva che il sentiero era brutto: non si riferiva al fatto che fosse poco tracciato(cosa a cui mi ero abituata su altre montagne), ma pensava ai suoi animali in discesa: basta poco, una spinta, due vacche che vogliono passare contemporaneamente o che cercano di sorpassarsi… Nelle prime curve qualche animale si volta per tornare indietro, così ci tocca correre, ma senza comunque spaventarli, perchè un movimento brusco potrebbe essere pericoloso.

"Vieni, Piccina, vieni, brava…". Adesso gli animali scendono lentamente, ma senza più indugi. Più tardi farò notare la cosa a Daniele, che mi risponderà che è assurdo maltrattare gli animali e picchiarli. "Anche le pecore, quando sono giù riesco a spostarle anche da solo, senza cane. Mi faccio seguire dando loro del pane, tenendo in mano un sacchetto. Prendono il vizio e poi ti seguono senza problemi."

Il lago e la baita si avvicinano, proseguiamo la transumanza lungo il ripido sentiero, senza ulteriori intoppi, così ho tempo per divertirmi a scattare foto, attività che avevo temporaneamente sospeso nei momenti più difficili in cui c’era da correre avanti ed indietro.

Nel pianoro non ci sono più problemi, gli animali lo attraversano placidamente, dirigendosi verso il luogo dove Daniele ed il suo aiutante stanno preparando il recinto per gli asini e quello in cui alla sera verranno ricoverate anche le vacche. "Ma com’è che ti è presa questa passione?", mi chiede Daniele, mentre pianta i picchetti per il recinto. Gli racconto in sintesi la storia della mia "maladia", fino agli ultimi sviluppi ed alle vicende che hanno infranto i miei sogni di concretizzare diversamente i progetti di vita.

Lancia si tuffa nel ruscello, a cercare refrigerio dopo il viaggio e le corse avanti ed indietro al seguito delle vacche. L’acqua è limpidissima, la piana un tempo doveva essere un grosso lago, ormai progressivamente interrato, ma ancora oggi attraversato da rigagnoli che si ingrossano in caso di pioggia.

Arriva anche Panthère, guadando il ruscello. Daniele mi racconta la sua storia, da quando saliva in alpeggio da bambino con il nonno. "Da sei a quattordici anni sono andato su con lui, poi… quando è mancato, mio padre ha venduto tutte le bestie. Io ho fatto per otto anni l’elettricista, ma… mancava qualcosa. Non so, credo che sia un qualcosa che hai dentro, che ti chiama, non puoi farne a meno. Così ho cominciato, 10 pecore, qualche vacca… Adesso ho 80 vacche da latte giù a casa e questi animali qui in alpeggio. E’ una vita dura, ci sono mille problemi, burocrazia, casini di ogni tipo, ogni tanto non ci dormo la notte, per i problemi che ci sono, ma la mia vita è questa!"

Gli animali sono ignari di cosa voglia dire fare l’allevatore, anche in un bel posto come questo. Pascolano, si abbeverano, riposano… "Ho voluto scendere perchè, se viene a nevicare, quel sentiero è troppo pericoloso! Dicono che nevicherà presto, speriamo di no!". Lui adesso parte in ferie per qualche giorno, poi ci sarà la discesa a valle, inizierà il pascolo nel fondovalle, la neve, la stalla. Qui parliamo di un allevamento di montagna, realtà più simili a quelle che si incontrano oltreconfine, in Francia, Svizzera, Austria, differenti dalla pianura piemontese dei campi di mais, della neve che è quasi un’eccezione.

Torniamo alla baita e ci prepariamo a scendere a La Thuile, mentre gli animali restano quassù in questo paradiso. E’ vero non c’è la strada, solo il sentiero che abbiamo percorso, ma… le baite sono di gran lusso, l’elicottero ogni tanto porta su i rifornimenti al Rifugio… Ci andrei davvero, a fare il pastore lassù il prossimo anno!

Voci

Ogni tanto vi parlo di "RadioPecora", facendo riferimento a come le notizie circolino rapidamente tra i pastori. E possono essere notizie relative al lavoro, oppure pettegolezzi personali. I telefonini aiutano, ma sono soprattutto gli amici in visita a contribuire alla diffusione delle varie "voci". Ammetto di fare pienamente parte del sistema e… essendo vagante a modo mio, posso spesso fornire notizie "di prima mano".

Domenica sono andata a trovare Fulvio, dopo aver saputo a fatica dove incontrarlo (certo, ci sono i telefoni cellulari, ma spesso manca il segnale!!). Prima ho incontrato, vicino al lago, le pecore con gli agnelli: una decina di animali, forse meno, con i loro piccoli, e due pecore che avevano appena partorito, chiuse in un recinto che permettesse loro di accedere all’acqua. Il gregge era già in cammino verso i pascoli, quindi mi sono messa sulle sue tracce, mentre il cielo iniziava ad offuscarsi tra nebbia e nuvole.

Il pastore è su di un cocuzzolo panoramico che gli permette di vedere sia gli animali che già si sono portati avanti, sia quelli che si sono attardati. Lo raggiungo e lo saluto, mi aggiorna sulle novità e l’argomento principale è la stagione estiva che volge al termine. "Fossi venuta l’altro giorno quando le ho spostate in qua… era ancora tutto un fiore! Il vento ed il freddo che ha fatto dopo hanno bruciato tutto, guarda che roba! Ma ormai sono un po’ di mattine che c’è sempre la brina…"

"Non la mangiano più tanto, l’erba. Ma qui è ancora tutto intero, abbiamo solo attraversato venendo in qua da Ruen, ma per il resto non l’hanno ancora toccata. Solo che cambia, quando è bruciata così… La gamba di gallina, guarda com’è alta! Ma secca così diventa un po’ tossica. Quella pecora là, quella che è ferma là in alto: ne ha mangiata troppa e poi a l’è stumiase d’acqua. Non so se si salva, l’ho già battuta, ma… L’acqua è terribile, bisogna vedere se si sblocca, ma adesso fa le bave, non è un buon segno. L’acqua dentro viene rossa, va in peritonite…". Poi parliamo di lupi, per adesso non ci sono stati problemi, ma settembre è sempre un momento pericoloso, in cui gli attacchi si moltiplicano. "Dicono che c’è una cucciolata, l’hanno vista e fotografata…".

Scendiamo alle bergerie per pranzo, il gregge resta a pascolare su, sorvegliato dai cani. Quando torniamo, salendo nella nebbia, Fulvio sceglie di fare il giro passando da un colle e scendendo da un pendio ripido, tagliato da un sentiero tracciato dalle pecore. La sua esperienza e gli anni trascorsi su questa montagna ci portano esattamente sopra al gregge, come aveva previsto lui. "Non ho nessuna foto delle pecore qui nella Valletta… Tanto, se le metti di internet, poi Milena le scarica e le vedo".

La nebbia va e viene, le temperature si abbassano, lì sul cocuzzolo il vento soffia a raffiche. Continuiamo a parlare di lupi, smentendo la notizia che circolava la sera prima, in cui si vociferava addirittura di un branco di ben 12 lupi che sarebbero entrati nel recinto! Il 12 in realtà è il numero di pecore uccise e… queste erano fuori dalle reti, pare. Ogni tanto anche nel gregge di Fulvio ci sono degli attacchi, ma si tratta di un capo singolo, non una strage. Non è detto che succeda con il brutto tempo, spesso succede anche con il sole, ma i cani da guardiania intervengono sempre ed ogni tanto vengono anche feriti.

Adesso però sono altri i cani che vengono chiamati in causa: Fulvio vorrebbe accompagnarmi verso il fondo del vallone, ma le pecore vogliono "fregarci", scendendo verso il basso, così bisogna ripetutamente mandare i cani a girarle… e la nostra "gita" viene rimandata. Ci sediamo sull’erba secca, ma è uno scomodo sedile: "Quella la chiamano pugnacül…", ed il nome non ha bisogno di spiegazioni.

Finalmente gli animali si sono messi a salire, ma ancora una volta fanno di testa loro e ce le vediamo venire incontro poco più in alto. Dopo aver aggirato il costone, alcune sbucano sulla cresta, le altre invece si avviano ad attraversare il versante opposto. L’aria sa di nebbia, di umidità ed autunno, ma per adesso non sembra ancora che debba venire a piovere.

Il pastore lascia che il gregge attraversi lentamente la pietraia, lì mandare un cane sarebbe un disastro, invece così gli animali trovano la loro strada e passano tutti indenni. Sembra che siano stati in grado di trovare una via che vedono soltanto loro, dove non ci sono buche insidiose. "Con la pioggia no, qui non attraversavi, qualche gamba rotta veniva fuori! Ma qui c’è il lavoro dei pecorai di una volta, che hanno piazzato le pietre di piatto, vedi? Non ce n’è una che muova!"

Noi passiamo nuovamente dal colle, perchè non è prudente attraversare sotto al gregge, con tutte quelle pietre. Fulvio continua a dire che mancano degli animali, infatti, girato il versante, c’è un centinaio di pecore sedute a ruminare, in mezzo a loro uno dei cani bianchi. "Ecco, mi sembrava… Anche con tante così, anche con la nebbia, anche qui in montagna, non puoi non capire che gli animali non ci sono tutti!". Poco per volta, intanto, da sotto avanza il resto del gregge. "Guarda come sono piene… Mangiare hanno mangiato, di erba buona ce n’è ancora, la Valletta lì è una buona pastura!"

Arriva anche uno dei maremmani. "Mi piace, quel cucciolo. E’ bello, e sta venendo davvero buono. Guarda come fa, sempre lì a lato del gregge, non si allontana, non sta proprio in mezzo alle pecore. All’inizio sembrava che non valesse niente, ma adesso sono proprio contento". Una delle femmine ha partorito e Fulvio l’ha portata all’alpeggio. Mi hanno detto che ci sono stati dei problemi con i cani, dei turisti si sono lamentati che non lasciavano passare la gente sulla strada ed è addirittura dovuto intervenire il gestore del rifugio. "Ah, ma non erano i miei…". Erano quelli di un altro pastore, cani presi da adulti e messi tra le pecore, ma non erano abituati ed uscivano dalla rete. "Hanno tentato di attaccare persino me!"

Le capre sfilano davanti a noi: sono grasse, hanno il pelo lucido, fanno davvero bella figura. In mattinata invece abbiamo visto da lontano quelle famose capre inselvatichite che da anni girano per queste montagne e ce n’è persino una con il capretto. Incredibile come i lupi non siano ancora riusciti ad ucciderle tutte, anche se sono ben pochi i capretti che si salvano. Il pomeriggio passa veloce, per me è ora di scendere, anche se resterei ancora fino a quando il gregge si metterà in cammino verso il recinto. Mi ci voleva, un’intera giornata al pascolo…

Più in basso il lago è un’apparizione surreale tra la nebbia, che qui è più fitta e si deposita sui capelli in tante goccioline. Salirò ancora su di qui prima della transumanza? Chissà… Ancora una sosta per acquistare degli ottimi formaggi e burro all’alpeggio del Selleries, poi si scende a valle.

Appuntamenti, incontri, segnalazioni

Domani mattina magari faccio un salto alla fiera di Pinerolo… ma per vedere delle fiere zootecniche "serie", bisogna aspettare settembre, ed allora ce ne sarà, di posti dove andare! Il calendario è fitto, con la Fiera di Crissolo (CN) il 4, quella di San Chiaffredo a Saluzzo (CN) il 6 settembre, la Fiera di Vicoforte (CN) l’8-9-10… Poi a Pontechianale (CN) il 12 ed infine a Pragelato (TO) il 14 settembre. Ci vediamo a quest’ultimo appuntamento? Io ci sarò, come già lo scorso anno…

Per quello che riguarda invece le presentazioni di "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora", vi aspetto il 4 settembre a Troncea, in Val Troncea, presso l’omonimo rifugio. L’appuntamento è per le ore 21:00, ma se arrivate prima… si cena in compagnia. Chi invece volesse fermarsi anche a dormire, possiamo organizzare una gita per alpeggi il giorno dopo. Prenotate al 320.1871591. Altre info sulle serate successive le trovate, come sempre, qui. Dovrebbero essere presenti anche alcuni allevatori che si trovano in alpeggio da quelle parti.

Segnalo poi questo video della TV di Clusone (BG), dove purtroppo si parla della crisi dell’allevamento ovino anche da quelle parti, con diminuzione dei capi, degli operatori del settore, dello scarso valore della carne, del problema dello smaltimento della lana… solite vecchie storie! Bisogna fare qualcosa!! E’ vero che la passione aiuta, ma i pastori non possono vivere solo di quello. Bisognerebbe unirsi tutti, e protestare come in Sardegna.

Ho decine di vostre foto da inserire… comprese quelle che mi avete segnalato su FaceBook. Poco per volta le userò, serviranno ad andare avanti quando, ahimè, le montagne si svuoteranno e torneranno silenziose. Qui siamo in Polonia, un panorama del "luogo di lavoro" dell’amico Marco.

…e questo è un "trasporto animali vivi" da quelle parti. Grazie Marco e… un grande in bocca al lupo (figurato, per carità) per tutto quanto.

Un po’ di colore per chiudere. Dall’album di Paola, su FaceBook, le foto della Festa dei Rudun a Salza di Pinerolo (TO). C’è un patrimonio, esposto qui!

Un campana speciale per ricordare un giorno speciale…

Un’ultimo sguardo d’insieme all’esposizione. Immaginate sentirli suonare tutti insieme??!? Certo, vederli così in bella mostra è una meraviglia, ma se fossero al collo delle vacche… Un vero concerto da far venire la pelle d’oca.