Contare le pecore per dormire

Come si diceva ieri, per non percorrere troppi chilometri avanti ed indietro, sabato sera abbiamo fatto che salire direttamente su da Maria Pia. Facile a dirsi… Scesi ad Alagna, eravamo già abbastanza provati dal caldo e dalla discesa: un rapido lavaggio in una fontana lungo la strada, poi giù… e su per la strada. Dove parcheggiare l’auto? Da dove scendere? Lascio decidere a chi ne sa più di me, quindi si parte all’avventura. Nel senso che il sentiero bisogna trovarlo, a volte persino immaginarlo. Poi inizia una serie di strani "segni", tra bollini rossi sulle piante, nastri, cordini… sempre su, sempre avanti, tra boschi, cespugli, torrenti da attraversare. Nella faggeta si sale quasi attaccandosi ai rami, tanto è ripida la traccia. Poi rododendri, lamponi, finalmente si vede la meta. Tra mirtilli e rocce scivolose, si affronta l’ultimi traverso, adesso c’è un sentiero, le baite, siamo arrivati!

Il sole sta quasi per tramontare, l’ultima parte della salita è stata affrontata quasi per inerzia, o meglio… con la forza della disperazione, dato che bisognava arrivare! Una volta quassù però ci si riprende d’animo velocemente: via lo zaino dalle spalle, via gli scarponi! Acqua fresca con cui lavarsi e dissetarsi, la prospettiva di un meritato riposo nella nuova baita in legno… ma la pastora, dov’è?? Non sa ancora del mio arrivo, dato che Marco al telefono era rimasto sul vago, chiedendo solo se c’era posto per due persone.

Pulisco il raccolto della serata: nonostante le condizioni in cui ho affrontato la salita, c’è stato anche modo per lasciar vagare lo sguardo e trovare questi bei funghi, i primi di stagione (per me). E dire che i boschi erano così secchi… Il sugo per il risotto c’è, su di qua non si spreca niente, vista la fatica che occorre fare per portare qualunque genere alimentare fino all’alpeggio. Finalmente in cresta sbucano le capre, il gregge scende, la pastora ci saluta da lontano, poi arriva alle baite e mi riconosce con sorpresa. Anch’io non pensavo di venire qui, ma invece… "Allora oggi hai visto l’alpeggio più bello della Valsesia. E poi… il più brutto, forse!". Ceniamo nella vecchia baita, vicino al fuoco, e poi a dormire. "Conterò le pecore della Pia, per addormentarmi". Sono due, e già alla seconda siamo già nel mondo dei sogni.

L’indomani l’alba saluta il nostro risveglio: a parte un po’ di male alle gambe, il sonno ha cancellato le fatiche del giorno prima. Cosa si farà? Raccolta mirtilli, riposo o… nuove fatiche lungo i sentieri dimenticati? Pare che il progetto sia di seguire quest’ultima ipotesi, già a colazione si parla di andare a far visita ad un altro pastore appena dietro la cresta spartiacque.

Ma prima si va dalle capre. Di notte Maria Pia le chiude nel recinto, ma in giornata lascia che pascolino a piacimento in quei pascoli che un tempo ospitavano addirittura dei bovini, mentre oggi sono proprio solo più una montagna da capre! Ce ne sono alcune da mungere ed allora si approfitta di chi è venuto in visita…

Marco ha alcune capre di sua proprietà in questo gregge, così lui e Maria Pia commentano la bellezza ed il carattere di questo e quell’animale. Mentre loro discutono, cerco di trovare qualche capra ben disposta a lasciarsi fotografare. Due caprette mi leccano le gambe: il risciacquo rapido alla fontana non deve aver lavato via tutto il sale buttato fuori il giorno prima.

Tra i vari scatti, questo di capra e capretta sembra essere quello riuscito meglio. Non c’è la luce giusta, il sole qui non è ancora arrivato e l’aria non è tersa come quella del giorno precedente. I pastori stanno anche curando qualche animale che richiede attenzioni e medicazioni, commentano le notizie apprese dall’alta valle, discutono sull’andamento della stagione, i soliti "discorsi di lavoro".

Maria Pia apre la rete, il gregge viene fatto scendere verso il basso, poi anche noi torniamo alle baite, per una seconda colazione prima di partire. "Allora? Andiamo di là a trovare Franco? Poi così potreste scendere passando da…". I due continuano a parlare di nomi di luoghi che non conosco, sentieri che "…mi pare di ricordare che passi di lì, ma poi c’è un pezzo che devi tagliar giù passando nei rododendri e…"

La traccia di sentiero che seguiamo per arrivare al colle è già un pessimo inizio: ortiche in partenza, un’altra ripida salita tra i cespugli, un vero e proprio percorso da capre. Ma poi si sbuca fuori dalla vegetazione, purtroppo c’è nebbia e foschia, anche verso la Valsesia il panorama non è pià quello del giorno prima. L’alpe Nasercio adesso è laggiù, in basso, si vedono le macchie di colore della tenda e del tendone per mungere le capre.

Sul versante della Valsessera invece prevale la nebbia, che sale a sbuffi, impedendo di vedere il fondovalle. Maria Pia saliva da queste parti già anni fa. "Non è chissà quale montagna, ne ho viste tante altre, ma a me qui piace e non farei cambio con nessun’altra". Lei ed il suo gregge di capre arrivano qui a piedi, salendo da un punto nascosto laggiù tra la nebbia e la foschia che avvolgono i boschi. Per fortuna c’è chi si trova bene anche qui… montagne povere, sempre più abbandonate, sempre meno curate. Continua a farmi vedere dove, anni fa, c’erano le manze al pascolo, e pare incredibile, oggi, tra alberi, cespugli e pendii ripidi.

Anche l’alpe di Fontanamora, dove siamo diretti, era utilizzato da vacche. Oggi c’è il gregge di Franco e Mauro, che sentiamo e scorgiamo a malapena giù in basso, sui ripidi versanti erbosi che si insinuano tra le rocce. E’ un paesaggio austero, selvaggio, con quella traccia di sentiero quasi in cresta che si mantiene percorribile soprattutto grazie al passaggio delle pecore.

Quando arriviamo in vista dell’alpe, gridiamo per farci sentire: i cani abbaiano, Franco si affaccia, noi scendiamo veloci e raggiungiamo le baite. La forma è particolare, con il tetto così appuntito. Sicuramente qui non si ferma la neve… Salutiamo il pastore, che ovviamente non ci aspettava. E’ giusto mezzogiorno, così possiamo provvedere al pranzo. Ci siamo portati dietro i funghi ed il riso, ma quel che manca lo troviamo qui e così in poco tempo c’è di che sfamarsi: risotto, insalata di pomodori, fiori di zucchino ripiene, toma, salame…

E’ quasi insolito che si riesca a combinare una "gita" del genere, scambiandosi visite tra pastori. Il rischio di qualche attacco dei predatori qui è minore che altrove, ma anche Franco ha preso un cane maremmano, quest’inverno. Discutiamo ancora sul percorso ottimale per il nostro rientro, poi optiamo per la via più agevole, anche se magari più lunga (e che prevede una risalita prima di raggiungere la pista sterrata che poi conduce al luogo in cui avevo parcheggiato la macchina).

Ci salutiamo, per questa volta le pecore non le ho viste… Maria Pia tornerà a cercare le sue capre, noi scendiamo lasciandoci alle spalle i pascoli ed inoltrandoci nel bosco dopo poche centinaia di metri. Passiamo accanto ad un alpeggio dove avevano sostato le vacche, poi si scende ancora, si risale e finalmente ecco l’auto! Sono sicuramente state due giornate impegnative: togliere zaino e scarponi è un sollievo, in attesa di una lunga e meritata doccia una volta giunti a casa. Anche quella sera non sarà necessario contare tante pecore, per addormentarsi: anzi… meglio tenersi svegli già in autostrada, visto che per me il viaggio di rientro era ancora lungo!

Prima di partire

Eccomi qui, lo so che vi sono mancati gli aggiornamenti… ma adesso sono tornata e, prima di parlarvi della Svizzera, devo ancora raccontare come sono andate le cose nel Biellese, quando ho passato due giorni da quelle parti.

Sono stata al Bocchetto Sessera per incontrare il pastore Luciano. Speravo di fotografare la sua transumanza verso la Valsesia, ma… con questo mestiere è sempre così, i programmi si fanno e si disfano, quindi lo spostamento è poi avvenuto mentre io ero in viaggio oltre confine. Quando sono arrivata venerdì mattina il tempo non era dei migliori, c’era decisamente aria di pioggia e già il giorno prima aveva piovuto abbondantemente, rinfrescando l’aria. Ombrelli al seguito, siamo scesi verso il gregge, che pascolava sotto la strada.

Mentre chiacchieravamo, si sono sentiti i primi tuoni e le nebbie hanno iniziato ad abbassarsi sempre più. E’ vero che il maltempo a volte regala delle belle occasioni per scattare foto pittoresche, ma… Di lì a poco si sarebbe scatenato un temporale con i fiocchi! Anche se eravamo attrezzati con gli ombrelli, abbiamo preferito salire verso la strada ed optare per una ritirata strategica nel ristorante. Qui, tra una storia e l’altra, si è fatto passare il tempo ed anche il grosso della pioggia è passato oltre. Intanto era venuta anche l’ora di pranzo e sono arrivate la moglie e la figlia di Luciano, dei loro amici, a noi si era già unito un altro pastore che passava di lì per caso e, con tutta la comitiva ci siamo diretti verso il ristorante. Dalle pecore saremmo tornati dopo!

Finito il pranzo tra racconti, aneddoti e scherzi, abbiamo ancora fatto un giro in Valsessera, fino ad un alpeggio dove Luciano era stato per lunghi anni da bambino. Qui oggi c’è una giovanissima allevatrice, Michela, che sta cercando di aprire un agriturismo, tra mille cavilli e disavventure burocratiche. Ha pochi animali, giusto il necessario per riuscire a badare a tutto e fare anche un po’ di formaggio. E’ bello vedere dei giovani così intraprendenti ed appassionati, si spera solo che la burocrazia non rovini tutto e tolga l’entusiasmo…

L’alpeggio di Montuccia è facilmente raggiungibile, si affaccia sui boschi e sui pascoli della Valsessera. Altre montagne, rispetto a quelle a cui sono abituata io. Hanno però il loro fascino e mi riprometto di tornare per esplorare altri luoghi. Si vedono ovunque grosse chiazze di felci, che un tempo venivano addirittura utilizzate per realizzare delle coperture temporanee per i tetti delle baite tradizionali.

E le pecore? Salutiamo gli amici e finalmente si torna dal gregge. Il tempo sta migliorando decisamente e la serata regalerà dei panorami e dei giochi di luci molto belli. I pascoli da queste parti non saranno un granchè, ma il panorama verso la pianura (quando non c’è la nebbia) è veramente unico. Poco per volta il cielo si pulisce ed inizia a soffiare un vento freddo, garanzia di bel tempo, che scaccerà l’afa dei giorni precedenti. Luciano inizia a raccontare la sua storia di pastore…

Pastore da sempre, pastore per scelta, fin da bambino. Le prime pecore che gli sono state comprate, le giornate al pascolo da solo, a dodici anni, quando a volte nemmeno tornava a casa alla sera per stare con le pecore! I risultati scolastici insoddisfacenti, poi la scelta del padre di indirizzarlo verso altri mestieri, fino a quel giorno in cui era arrivato a casa e c’era il commerciante lombardo pronto ad acquistare le sue pecore. Il ragazzino non poteva accettare quell’affronto da parte del padre, così prese la sua decisione e si rivolse direttamente al commerciante. "Hai bisogno di operai? So che tu le pecore le tieni al pascolo dalle tue parti… Io verrei via, perchè senza pecore non posso stare. Quando vieni a caricare queste, io vengo con te." L’uomo lo guardò e gli disse che non aveva bisogno, al momento. Però prima di portare via il gregge, doveva ancora dire due parole al padre di Luciano. Il commerciante non acquistò le pecore, disse che non poteva, perchè c’era qualcun altro che doveva occuparsene. Il padre si arrabbiò tantissimo, ma… alla fine suo figlio rimase pastore e lo è ancora oggi.

Ed infatti ecco il gregge, che lentamente si avvia verso il recinto. Il vento soffia sempre più forte e, in cielo, si rincorrono grosse nuvole. Altrove stanno scaricandosi violenti temporali e grandinate. Anche da queste parti i recinti sono indispensabili: qui inoltre si è vicini alla strada, quindi bisogna chiuderle per quello, ma sulle montagne della Valsessera, dove il gregge è stato nelle scorse settimane, i predatori hanno fatto la loro comparsa, causando danni. "Dicono che c’è la lince, ma quella attacca le pecore da dietro, le graffia sulle cosce e poi le atterra, come i leoni. Io ne ho perse cinque, là su quelle coste oltre quei canali… Ho le foto, te le faccio vedere. Bucate nella gola e poi mangiate a partire dalla pancia. Cani? Non credo, secondo me il lupo c’è. Una volta da queste parti era pieno di lupi, c’erano le luere, le buche che venivano scavate per catturarli ed ucciderli."

Le luci della sera tingono il cielo, gli animali si ammassano verso le reti, il vento soffia a raffiche, il caldo afoso ed insopportabile dei giorni scorsi è scomparso. Mi piacciono queste ultime ore della giornata, quando ormai non c’è più in giro nessuno e si vedono in lontananza le luci che si accendono. E’ vero che, per i pastori, le giornate sono più lunghe che per tanti altri, ma questi momenti conclusivi per me hanno sempre una poesia speciale. A casa, "nell’altra mia vita", probabilmente avrei già cenato… ma qui i ritmi sono così, diversi, così naturali, senza l’ansia, la fretta, lo stress…

Uno scatto e poi un altro a questo tramonto particolare, con le pecore che brucano ancora un po’ d’erba nel recinto. Questa sera il pastore non dormirà vicino al gregge, deve scendere nel fondovalle, a casa, per occuparsi degli ultimi dettagli prima dello spostamento verso le montagne della Valsesia, dove si arriva soltanto a piedi e nemmeno il telefonino riesce a far sì che uno sia facilmente raggiungibile.

Il giorno successivo, prima di arrivare dalle pecore, la mattinata passa in mille incombenze: fare la spesa, organizzare la transumanza, portare due vacche verso l’alpeggio in Valsessera, dove c’è già Marco, il figlio di Luciano, con il resto della mandria… E così il gregge lo vedremo solo nel pomeriggio, sotto un sole caldo, ma non opprimente, con una leggera brezza che rende piacevole la giornata. Lo sguardo spazia verso la pianura, con i quadretti verdi delle risaie, e poi le colline più lontane, le montagne delle mie vallate, strade, paesi, campagne, città…

Il gregge avanza veloce nell’erba, che qui non è più un granchè. "Ancora una giornata, poi si cambia pascolo…". Bisogna lasciar passare la domenica, troppo traffico, troppa confusione, e poi c’è pure una gara podistica. L’aiutante di Luciano resterà ancora per la transumanza, poi il pastore rimarrà da solo. "Va bene così… Quando partoriscono, le pecore si tirano da parte e, dopo un po’, tornano da sole con l’agnello. Non ho mai avuto problemi. Vieni poi a trovarmi quando sono lassù? L’anno scorso avevi incontrato solo gli asini, ma adesso che ci conosciamo…". Chissà, sono così tanti i posti dove dovrei ancora andare. E poi, questo libro sui pastori del Biellese, lo faccio o no???

Gli amici di Luciano ci chiamano dalla baita in ristrutturazione, che ormai è stata quasi circondata dal gregge. Un bicchiere di vino, poi io ne approfitto per scattare altre foto, mentre loro chiacchierano. Prendo in giro il pastore, perchè in questi giorni con le pecore c’è stato ben poco e non va affatto bene, se io devo documentare il lavoro con immagini ed interviste! Ridiamo, sono giorni di relativa "vacanza", poi ci sarà il difficile spostamento ed il periodo di isolamento in alpeggio. In tanti promettono di fargli visita lassù, ma il lungo cammino alla fine scoraggia quasi tutti e l’estate trascorre solitaria.

Gli animali si avvicinano alla casa e le capre ne approfittano subito per andare in esplorazione. Questa è salita addirittura sul balcone ed il pastore sta per farla scendere gridando un ordine ai cani, ma lo fermo per poter documentare il tutto con uno scatto. Solo dopo verrà fatta tornare con i piedi per terra! "Ma scrivi poi proprio tutto quello che combiniamo su di qui?". Non proprio… in un modo o nell’altro, sto imparando che bisogna fare sempre più attenzione a quel che si dice!

Le pecore cercano l’ombra e, a differenza delle capre, vanno sotto al balcone, circondando uno dei cani dei proprietari della baita, che si guarda intorno perplesso e preoccupato. Anche questa giornata sta per finire, almeno per me, che devo rientrare a casa. Il telefono qui ha dei problemi di ricezione, ma arriva qualche messaggio di amici biellesi che mi avvisano di non poter venire a fare una visita, diversamente da quanto promesso. Aspetto ancora l’unico che invece arriverà, mentre continuano i racconti di vicende del passato, in montagna ed in pianura. Pastori biellesi e pastori di altre vallate, pastori conosciuti solo di fama ed incontrati recentemente ad un matrimonio che ha riunito un folto gruppo di esponenti di questo mestiere un po’ da varie parti del Nord Italia.

Le pecore smettono di pascolare, il sole del tardo pomeriggio comunque è caldo, così gli animali si ammucchiano intorno agli alberi. Solo più tardi si rimetteranno in cammino per pascolare ancora un po’ prima di venire chiuse nel recinto. Luciano le lascia fare quello che vogliono, inutile forzarle a pascolare sotto il sole, ci sarà poi ancora tempo prima che venga notte. Questa volta non c’è da scendere nel fondovalle come il giorno precedente: "Ti fermi anche stasera?". Non posso, devo rientrare, mi aspettano gli amici in Val Chisone per Miss Mucca. Quest’estate sono più vagante che mai, di valle in valle…

Una pecora ha scelto questa vecchia vasca in pietra per sdraiarsi, è un’immagine davvero buffa! E così ho visto anche qualcosa delle montagne biellesi, sia con il maltempo, sia con il sole. Il pomeriggio va verso la sera, si continua a chiacchierare, ma ormai è davvero ora di passare ai saluti, perchè il rientro non è così immediato. Per fortuna non incontro traffico, ma c’è giusto il tempo di arrivare per poi ripartire il giorno successivo! Che estate impegnativa!!

Ancora transumanze

In un commento, l’altro giorno Ruggero chiedeva dettagli su alcune transumanze del "passato", e prontamente ci sono stati degli amici che hanno mandato le immagini per completare il racconto che io avevo già fatto qui.

Iniziamo allora con le foto di Mari, dove si vedono anche i camion che hanno scaricato il gregge di Fulvio a Pragelato, proprio come chiedeva Ruggero. In primo piano c’è Milena, la figlia del pastore.

Si fa abbastanza abbastanza in fretta a far scendere tutte queste pecore dai camion… farle salire invece è un altro paio di maniche! Comunque, ecco qui il gregge quasi al completo, finalmente arrivato in montagna.

Chi mancava? Le pecore con gli agnelli più piccoli, ai quali viene evitata la salita a Gran Puy, infatti vengono scaricate direttamente là, così che non siano d’impiccio ai pastori mentre il gregge si incammina lungo la strada che porta quassù.

Gli agnelli sono confusi ed impauriti, non sanno bene cosa fare e dove andare, nonostante il concerto dei belati delle madri che li chiamano dall’esterno. Spostarsi a piedi con tutto questo seguito… sarebbe un bel problema!

Alcune fasi successive della transumanza ce le manda invece Silvio, anche lui presente quel giorno a Pragelato. Una bella vista dall’alto della testa del gregge, pecore e capre sotto il sole, in cammino verso i pascoli di montagna!

Quest’anno quella transumanza è avvenuta con il bel tempo, a differenza delle passate stagioni… ma la pioggia ed il maltempo sono poi arrivati nei giorni successivi, ahimè! Adesso il gregge è stato avvistato dalle parti di Fenestrelle. Vagante d’inverno, vagante d’estate…

Silvio ci manda anche alcune foto scattate sopra ad Usseaux tra gli animali di suo cugino. Le campane sono… quelle che realizza lui stesso!

Ecco ancora un’altra vacca al pascolo, con la regolamentare campana al collo. Cosa sarebbe la montagna senza gli animali al pascolo e senza il suono delle campane?

Ancora un’altra transumanza, siamo in tutt’altra parte del Piemonte. La foto ce la manda Marco, che vediamo qui camminare davanti al gregge insieme a Loris. Si saluta Coggiola e si va in direzione Valsesia… 

Sempre a proposito di transumanze, con questo video vi ricordo ancora una volta "I giorni della transumanza" a Saluzzo questo sabato, 26 giugno 2010. C’è qualcuno di voi che parteciperà? Io sarò altrove, in Val Sesia. Approfitto della presentazione serale di "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora" a Cravagliana – VC (ore 21:00), presso la Locanda del Cacciatore, per andare a fare qualche giro da quelle parti.

Dopo la pioggia, il sole, ma…

Ha piovuto, tanto. Come succede in questi casi, anche senza una vera e propria alluvione, i fiumi si ingrossano ed escono dallla loro sede, invadendo i terreni circostanti. Sono zone incolte, dove è normale che ogni tanto passi l’acqua… solo che lì spesso ci sono i pastori, che trascorrono la primavera prima di salire in montagna. In molti devono ancora salire, lo faranno a giorni, magari proprio domani… Nel frattempo hanno passato momenti difficili, correndo anche qualche rischio di troppo.

Mercoledì mattina alla radio parlavano di una mandria intrappolata nella Dora Baltea. Ho subito capito di chi si trattava, anche perchè hanno detto il posto dove questo accadeva, qualche chilometro più a valle del ponte nell’immagine. La foto è stata scattata proprio in quelle ore, mentre pioveva ed il fiume doveva ancora crescere ulteriormente. Successivamente sui giornali hanno scritto anche delle cose errate, indicando un altro luogo e, addirittura, che la cosa fosse stata risolta, mentre invece erano state salvate solo una quindicina di bestie. Ieri sera l’allevatore era ancora disperato per la sorte dei suoi animali e confidava in una pausa nel maltempo. Volevo quasi passare di lì, ma… non me la sono sentita, perchè non sono bei momenti per andare a ficcare il naso. Vari articoli sull’argomento qui, qui e qui.

Io intanto ero diretta verso il Biellese e, in quella mattinata di pioggia scrosciante, per caso ho incontrato un gregge lungo la strada. Rallento, mi fermo, cerco di capire di chi si tratti, poi parcheggio, prendo l’ombrello e mi avvio a salutare il giovane pastore. E’ la prima volta che ci vediamo mentre è al pascolo, in un paio di occasioni infatti l’avevo incontrato a qualche fiera. Alberto mi invita subito ad andare a trovarlo in montagna, tra qualche giorno si metterà in cammino verso le montagne.

Piove e la campagna è allagata, il terreno non ce la fa più ad assorbire tutta quell’acqua. Le pecore osservano dubbiose ed il pastore accetta con rassegnazione, d’altra parte che si può fare, in un mestiere come il suo? "Fai le foto? Ma adesso così non fanno bella figura…".

Il gregge sta per uscire dal recinto e dovrà attraversare la strada. Il cielo è livido, la pioggia cade a raffiche, poi diventa uno spray, in attesa di ricominciare a cadere più violentemente. E’ stato proprio un caso, il mio incontro, perchè pochi minuti dopo avrei visto solo la rete di fianco alla strada e neanche più la traccia del passaggio, lavata via dalla pioggia.

Le pecore attraversano velocemente, basta comunque poco perchè in ambedue le direzioni si formi una coda di auto. Siamo a poca distanza da Biella, terra da sempre di pastorizia, dovrebbe essere quindi normale vedere un gregge da queste parti, senza che nessuno debba protestare troppo. Il pastore mi saluta e continua il suo cammino…

Il gregge si avvia tra le fabbriche, a cercare nuovi pascoli. Qui è abbastanza al sicuro, lontano da fiumi e torrenti. Più a monte avrebbe dovuto attraversare torrenti in piena, canali solitamente secchi gonfi di acqua spumeggiante… Chissà se riuscirò ad andare anche lassù in alta Val Sesia per vedere l’alpeggio di questo gregge? Servirebbe una lunghissima estate per andare da tutti e dovrei fare soltanto questo!

Finalmente arrivo a destinazione, piove… E non si parte per andare al pascolo fino al tardo pomeriggio, con la speranza che non ricominci a venire giù acqua. Le capre non amano la pioggia e, se possono, cercano un ricovero in caso di precipitazioni. Per questo la pastora le reputa più intelligenti delle pecore, che non hanno questo comportamento. "Se metti al riparo una pecora che ha appena partorito, quella non sta mica lì… Torna alla pioggia. Una capra invece no, lei va subito a cercare un riparo, quando piove."

Non è difficile trovare un pascolo per il gregge, in quei boschi e soprattutto con la vegetazione abbondante che c’è quest’anno. Il becco emerge tra l’erba alta, brucando le grosse foglie della bardana. Qua e là ci sono numerose fragole selvatiche, di un bel rosso acceso, ma prive di gusto per colpa della troppa acqua.

Il cielo sembra aprirsi, esce persino il sole e si vede qualche chiazza di sereno che potrebbe far ben sperare per la serata e per il giorno successivo, ma Maria Pia mi fa notare che le capre sono troppo ferme e questo non è un buon segno. Probabilmente pioverà ancora, e non poco! Intanto le nebbie si alzano tra gli alberi e si vede il panorama verso la pianura.

Quando si rientra alle baite, l’idea non è quella di una serata all’insegna del miglioramento. L’erba è fradicia di goccioline sospese agli steli e le nebbie stanno nuovamente scendendo, avvolgendo tutto fino ad impedire la vista. Manca poco a nuovi scrosci sempre più violenti, mentre ormai siamo al sicuro in casa.

Il risveglio avviene a causa di un nuovo intenso temporale, che risuona sul tetto in lamiera. Per fortuna però successivamente sembra che si possa partire verso il pascolo, senza però osare lasciare a casa ombrello e giacche cerate. Ci si incammina nel bosco, poi si attraversa un prato. Il gregge avanza compatto, a fianco della pastora i cani e due capretti allevati con il biberon, di nome Pasqualino e Pulce.

Il colore dominante è senza dubbio il verde. Qui i prati sono stati pascolati dalle pecore nelle settimane precedenti, adesso il gregge è già su in montagna, sono rimaste solo le capre, anche loro in attesa di salire più in alto, su queste montagne sempre più abbandonate. Pia mi racconta di come, da queste parti, ci fossero prati ed alpeggi dove ora ci sono solo più boschi e cespugli.

Mentre le capre pascolano nel bosco, salgo fino al vecchio ponte: il rumore del torrente è impressionante, anche se questo è solo un "piccolo" ruscello. L’acqua è limpida, a differenza di quello che vedrò poche ore dopo, tornando verso casa ed attraversando ponti su corsi d’acqua in piena, dal colore marroncino. Che primavera, questa, così piovosa e fresca. Chissà come sarà l’estate? Eccezionalmente calda? Continuerà a piovere e fare freddo? Intanto si pensa a quelle povere bestie bloccate nel fiume ed a quello che staranno passando gli allevatori in questi momenti.

Torniamo verso il basso, attraversando "foreste" di felci, pronte a diventare ancora più alte non appena inizierà a fare un po’ più caldo. Nelle ore successive vedremo il sole per alcuni istanti, ma quando mi rimetterò in viaggio verso la pianura starà già di nuovo piovendo. Oggi, come vi dicevo, è tornato il sole, che farà piacere a tutti. Vedremo poi domani, per le transumanze… A tutti quelli che ne seguiranno una, mandatemi le foto!

Una transumanza di qualche giorno fa

Ci ha scritto Marco, raccontandoci una transumanza avventurosa a cui ha preso parte attivamente. Colgo l’occasione per dire che mi fa un grande piacere fare da tramite e pubblicare qui le vostre foto e (ancora di più) i vostri racconti. Magari, in futuro, spetterà più a voi che a me fornire materiale per questo blog, se volete che continui ad esistere… Già una volta vi avevo detto che non sapevo se avrei potuto continuare ad aggiornarlo, come vedete non sempre i post sono costanti e puntuali come un tempo… Ma se sarete (anche) voi a mandarmi storie di pascolo vagante (e non solo), continueremo sicuramente il cammino insieme.

Veniamo a Marco, che è salito per aiutare Maria Pia a compiere la transumanza. Come spesso accade in questi casi, non tutto è filato liscio! Un "sabato pomeriggio son salito in alpeggio, e come prima bella notizia, da Pia ho saputo che una pecora e un agnellone si eran scartati e non eran rientrati in mandra la sera!!! Domenica sveglia presto, bisognava far i soliti lavori, andar a vedere dove si eran cacciati i due ovini infami e prepararsi per scender con l’asina a Scopello. Dopo aver scovato le due bestiacce, Pia decide di mandar le capre al pascolo in quel vallone così alla sera torneranno anche quelle!!!"

Questo è l’interno della baita dove i nostri sono rientrati alla sera… Tutto l’indispensabile, niente di più… Non tutti gli alpeggi hanno TV ed energia elettrica.

"Ridiscesi verso le splendide baite che avrai ammirato dalle foto, cerchiamo di sistemare un po’ le lamiere del tetto e contattiamo il camion per caricare l’asina…". Il telefonino per fortuna prende, unico accenno di modernità da queste parti, a quanto pare!

Il camion "arriverà dopo le sei di sera, ma, visto che a scendere la strada non è come al Tour, ma un vero e sentiero all’avventura, a mezzogiorno si carica Minnye e si scende. La discesa si fa senza alcun problema e prima delle due siam al punto d’incontro con il camion…"

Le fatiche non sono ancora finite per i nostri "eroi", e così il racconto di Marco prosegue. "Pia torna su per poter poi andar a recuperar capre e far i lavori, mentre io con l’asina e Musca aspetto il camion che, per fortuna, è puntuale. Caricata l’asina, devo riparire per l’alpe e, per non farmi prender dalla notte, la prendo quasi di corsa e in un’ora e 20 min salgo."

La sera arriva, le strutture sono quelle che sono, ma… con un po’ di calore si sta subito meglio. "Pia sta tirando le reti, così io accendo il fuoco e preparo cena, ma quando arriva… notizie buone non ne porta, le due bestiacce son rimaste scartate…"

Se non c’è posto all’interno per dormire… che si fa? "Dopo aver dormito sotto le stelle (vedi foto) al mattino alle sette si parte…". Per fortuna che c’erano le stelle e non nuvole e pioggia! Bella e facile, la vita del pastore…

I nostri vanno "a recuperar le due bestiacce, ma riusciamo a metterle con le capre solo alle nove!! Scendiamo alle baite, sistemiamo le ultime cose ci prepariamo. Quando partiamo sono le dodici e venti!!! Dopo una lunga giornata alquanto faticosa sotto il sole cocente e lungo sentieri impervi e assai sporchi di felci, alle otto e mezza di sera arriviam ai Gait. …non male come transumanza…i commenti io li risparmio, ma tu sei libera di farli!". Non ne ho fatti molti neanch’io, quindi tocca a voi che leggete.

Grazie a Marco per racconto e foto. Spero presto di poter anche andare a trovare Pia, prima che si rimetta in cammino anche quest’anno.